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o III gli rinnovava i poteri sull'Illiria orientale, come vicario della sede romana. Lo stesso faceva più tardi nel 444 s. Leone Magno, il quale ebbe occasione di rivolgersi ad A. anche in altre circostanze. Rappresentato dai suo suffraganco di Eraclea, Quintillo, al Concilio di Calcedonia del 451, pare sia morto nel sett. dello stesso anno.

BibL.: Mansi, V. 1030, 1033, 1173, 1178; VI, 27, 608, 911, 940, 1081; VII, 4, 28, 97 sgg., 1090; VIII, 709; IX, 760-62; Jaffé-Wattenbach, 393-96, 403, 404, 411, 440. Mario Scaduto

ANASTASIO il Vecchio, santo. - Patriarca di Antiochia (559-99). Occupò la cattedra patriarcale (559) in seguito alla morte di Donino, fu difensore intrepido dell'ortodossia, schierandosi contro l'ultimo editto dogmatico di Giustiniano che voleva imporre l'affartodocetismo come insegnamento della Chiesa. Il basilico pensò di esiliarlo, ma la morte non gliene diede il tempo. Con l'avvento del successore Giustino, A. fu espulso dalla sua sede ( 570 ) e relegato a Gerusalemme. Il proscritto fu consolato nell'esilio da s. Gregorio Magno, il quale, dopo essersi adoperato per la riabilitazione di A., salutò con gioia il suo ritorno in sede nel 593. Morì nel 598 o al principio dell'anno seguente. Durante il suo esilio, continuò la lotta contro l'eresia e compose 5 dissertazioni pervenuteci nella traduzione latina: De Sanctissime Trinitate; De incircunscripta Dei essentia; De divina economia; De passione et impassibilitate Christi; De resurrectione Christi (PG 89, 1309-62). Sotto il nome di A. sono passate pure quattro omelie (PG 89, 1362-98), di cui una non autentica, dubbie le altre. La pastorale indirizzata al suo popolo il 25 marzo 593 nel riprendere possesso della sua sede, è stata pubblicata dal card. J. B. Pitra, Iuris ecclesiastici Graecorum historia

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(da O. Marucchi, Monumenti)
Anatema - Iscrizione sepolcrale cristiana con anatema contro i violatori di sepolcri - Roma, Museo cristiano Lateranense.
et monumenta, II, Roma 1868, pp. 251-57. Altri frammenti di opere in PG 89, 1404-1408. Festa il 21 apr.

Bibl.: Evagrio, Hist. eccles., IV, 39-41; V, 5: VI, 24; Gregorio Magno, Registrum Epistolarum, I-II, passim, ed. Ewald e Hartmann, in MGH, Epist., I e II, Berlino 1891-99; Martyr, Romanum, p. 149; Acta SS. Aprilis, II, Anversa 1675, pp. 850-54; J. B. Kumpfmüller, De Anestasio Sinaita dissertatio, Würzburg 1865, pp. 4-12, 148-50; J. B. Pitts, Invis ecclesiastici Graecorum historis et monumenta, II, Roma 1868, pp. 238-94; L. Duchesne, L'Eglise au VIe siècle, Parigi 1922, pp. 272-74; O. Bardenheimer, Geschichte der altbicchlichen Literatur, V, Friburgo in Br. 1932, p. 41-46.

ANATEMA (gr. dot{α} v dot{α} vartheta η(s) μ α [ τ dot{α} dot{α} v α τ α vartheta ε η μ ε ν v],
"ciò che è collocato in alto, sospeso "). - Presso i classici profani, in II Mach. 9, 16, in Judt. 13, 23 (19) ed in L c .21,5, indica un oggetto consacrato alla divinità, appeso alle pareti o alle colonne del tempio, una specie di "ex voto". Nei Settanta, peraltro, traduce l'ebraico hërem.

Designando dot{α} v α τ i vartheta η μ mathrm{l}, nell'uso religioso, la consacrazione alle divinità infernali, si dubita se al tempo dei Settanta (sec. III-II a. C.) dot{α} v dot{α} vartheta η(s) μ α significasse nell'uso comune "oggetto di maledizione" e dot{α} v α vartheta η μ α τ i ζ ε ι v "maledire", come nelle tavolette di Cnido e nelle iscrizioni di Megara (sec. II-I a. C.), oppure se abbiamo assunto tal senso dopo, sotto l'influsso giudeo-ellenistico.

Nel Nuovo Testamento (a parte Lc. 21, 5) indica: a) un giuramento da adempirsi sotto pena di gravi privazioni (Act. 23, 14); 6) "un oggetto di maledizione e di esecrazione" (Gal. 1, 8 sg.). Profferirlo di Gesù era formola blasfema, incompatibile con i carismi soprannaturali (I Cor. 12, 3). Paolo si rassegna ipoteticamente a diventare a., cioè privato della salvezza in Cristo, pur di vedere convertirsi gli ebrei (Rom. 9, 3). Da a. è sorto l'ellenistico anatematizzare (Mc. 14, 71; Act. 23, 12.14.21).

Avendo gli ebrei sostituito alla pena di morte richiesta dal hërem, quella della perdita dei beni e l'esclusione dalla società dei fedeli (Ebd. 10, 8), si veniva formando dal tempo di Esdra il concetto di scomunica sinagogale; per cui nel Nuovo Testamento appaiono già coniati dot{α} π ° σ v α dot{α} γ ω γ ° ς e dot{α} ς ° ρ i ζ ε ι v "essere espulso o separato dalla sinagoga " (Io. 9, 22; 12, 42; 16, 42; Lc. 6, 22). Nel Talmud si distinguono due forme di tale scomunica: il niddâj implicante l'esclusione temporanea ( 30,60,90 giorni) dalle sacre adunanze e forse anche dalla società, ed il hërem, l'esclusione cioè solenne e perpetua da ogni consorzio con i fedeli, con la comminazione delle maledizioni del Deut. 28.

Bibl.: F. Vigouroux, s. v. in DB. I, coll. 545-50; S. Bialoblocki, s. v. Charem, in Enc. Judaica, V, coll. 411-22; H. L. Strack-P. Billerbeck, Kommentar zum N. T. aus Talmud und Midrasch, Monaco 1922-29, IV, 1, pp. 293-333 (Exkurs XIII); G. Sacco, La Kainé del N. T., Roma 1928, p. 74; J. Behm, in Theologisches Wörterbuch zum N. T. di G. Kittel, I, p. 356 sg.

Bonaventura Mariani

Nel linguaggio della Chiesa cristiana. - La parola a. ebbe un senso analogo a quello che aveva nella S. Scrittura, cioè : separazione dal Cristo e conseguentemente scomunica o separazione dalla sua Chiesa. Sin dai primi secoli i concili presero l'abitudine di colpire con l'a. i cristiani colpevoli di gravi delitti e soprattutto gli eretici contro i quali era ordinariamente riservata. Quando i canoni dei concili colpiscono di a. una dottrina, anatematizzando coloro che la sostengono, significa che essa è eretica. Di qui il termine anatematismo, o decisione conciliare riguardante la fede (sone celebri i 12 anatematismi di s. Cirillo d'Alessandria, accettati dal Concilio di Efeso del 431).

Nelle fonti del CIC e presso gli antichi autori, il termine s. si trova spesso usato per indicare la scomunica maggiore (cioè la totale separazione dalla società dei fedeli), in contrapposto alla scomunica minore (consistente nella semplice esclusione dai Sacramenti). Oggi, abolita la scomunica minore, la parola a. - secondo quanto avverte il can. 2257, § 2 del CIC è sinonimo di scomunica (v.), ma viene specialmente riferita a quei casi in cui la scomunica è inflitta con le solennità descritte dal Pontificale Romano sotto il titolo Ordo excommunicaudi et absolventi.

Bibl.: F. M. Cappello, De Censoris, 2* ed., Torino 1933, p. 138 sgg.; F. Roberti, De delictis et poenis, II, Roma 1938, p. 379 sgg.

Nell'ARCHEOLOGIA CRISTIANA. - Come nelle iscrizioni sepolcrali pagane anche in quelle cristiane vennero usate formole deprecative per impedire la violazione dei sepolcri, accompagnate da minacce del castigo divino; si scongiura in nome di Dio, o delle tre Persone della S.ma Trinità, in nome del giorno del tremendo giudizio; chi si renderà colpevole Anathema sit, habeat; ne dovrà rispondere davanti a Cristo nel giorno del giudizio, subire pena eterna con Giuda, venir colpito dalla lebbra del siro Naaman, di Giezi, discepolo d'Eliseo, morir male, restare insepolto, non risorgere; si giunge a minacciare il violatore perché a lui accada quanto è detto nel Ps. 109, o che riceva l'a. dai 318 Padri (del Concilio di Nicea).

L'uso di tali formole appare alla fine del sec. Iv e si sviluppa nel v e nei successivi, perdura anche nel medioevo, dove tali imprecazioni si ripetono per accrescere fermezza ai documenti.

In Oriente s. Gregorio Nazianzeno detto 81 epigrammi contro i violatori di tombe, minacciandoli perfino delle torture di Tantalo, di Tizio, del Tartaro (PG 38, 99).

Boll.: C. M. Kaufmann, Handbuch der altchristlichen Epigraphik, Friburgo in Br. 1918, pp. 152-56; F. Grossi-Gondi, Manuale d'epigrafia cristiana, Roma 1920, pp. 252-54; E. Dubl. Inscr. chr. int. vet., III, Berlino 1927, pp. 3855-86. Enrico Joni

ANATEMATISMO : v. anATEMA.
ANATHOTH (ebr.' Ānāthōth). - Città levitica della tribù di Beniamin (Ias. 21, 18; I Par. 6, 45 [ebr. 60]). Diede i natali a due compagni di David, Abiezer (II Sam. 23, 27; I Par. 11, 28; 27, 12) e Jehu (I Par. 12, 3), e al profeta Geremia (Ier. 1, 1), il quale ebbe però molto a soffrire dai suoi compaesani (Ier. 11, 18-23). Il pontefice Abiathar vi fu confinato da Salomone (I Reg. 2, 26). A ca. 4 km . a nord-est di Gerusalemme (Flavio Giuseppe, Ant. Ind., X, 7,3; Eusebio - s. Girolamo, Onomast., 26, 27; s. Girolamo, In Ieremiam, 1, 1: PL 24, 682), era sita sul Rās el-Harrūbeh, a ca. 1 / 2 km. dall'attuale 'Anātā (ca. 400 ab., musulmani), da cui si apre un'ampia visuale sul deserto di Giuda, la valle del Giordano e il Mar Morto. 'Anātā ha rovine di un'antica fortezza e di una chiesa bizantina, esplorate in recenti scavi (1935-36).

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Bibl.: E. P. Bloir, Soundings at 'Anâtê (Roman Anathoth), in Bulletin of the Amer. School of Orientol Research, 62 (1936, II), pp. 18-21; A. Berguan e W. F. Albright, Sounding at the supposed Site of the O. T. Anathoth, ibid., pp. 22-26; id., Anathoth?, ibid., 64 (1936, iv), p. 22 sg.; A. Bereman e A. Touray, The Identification of Anathoth, in Bull. of Jenish Palestine Exalor, Soc., 4 (1936), pp. 13-19. Gaetano M. Perrella

ANATOCISMO : v. INTERESSE; USURA.
ANATOLIO, vescovo di Berea. - Prete della diocesi di Calcide, successe a Melezio come vescovo di Berea (Siria), quando questi passò alla sede di Antiochia. Nel sinodo di Antiochia (363) fu tra i vescovi che cercarono di unire eustaziani e meleziani, e sottoscrisse la lettera sinodica dell'imperatore Gioviano.

Bibl.: Socrate, Hist. eccl., III, 25; F. Cavallera, Le schisme d'Antioche, Parigi 1905, pp. 123-24. Mario Scaduto
ANATOLIO, patriarca di Costantinopoli. - N. ad Alessandria, m. il 3 luglio 458 . Il patriarca Dioscoro lo fece innalzare sul seggio costantinopolitano, che occupò dal dic. 449 al 3 luglio 458 . Nel Concilio di Costantinopoli (2I ott. 450), presenti quattro legati del Papa, sottoscrisse la pontificia Lettera a Flaviano, detta Tomo di Leone. (Per un frammento in siriaco degli atti perduti del Concilio cf. P. Mouterde, in Miscellaneo dell'Università di Beirut, 15 [1930], pp. 33-50; e per il Tomo di Leone cf. Leonis Epist., 80, 85 : PL 54, 912922). Al Concilio di Calcedonia, che si riunì subito dopo (ott. 451), approvò la deposizione di Dioscoro; fece parte della commissione che compilò la formola di fede definitiva del Concilio; approvò il famoso 28^{°} canone sui privilegi del seggio di Costantinopoli e scrisse personalmente al Papa per domandarne la conferma (Epistola ad Leonem, 4: PL 54, 984 A). Si sa però che le sue pratiche, come quelle dei Padri del concilio e dell'imperatore per lo stesso affare, furono vane (v. calcedonia).

Dopo il Concilio di Calcedonia, le relazioni di A. con papa Leone furono piuttosto tese. Avendo deposto dalla carica l'arcidiacono Ezio per sostituirlo con un certo Andrea, sospettato di eutichianismo, il Papa ne lo biasimó, e ordinò e ottenne che Ezio fosse reintegrato nel suo ufficio. La questione dei due preti eutichiani, Attico e Andrea, era oggetto di trattative tra Leone e A., quando quest'ultimo mori. Se da un lato il lodevole zelo di A. nel far trionfare l'ortodossia calcedonese contro i monofisiti di Egitto gli procurò le congratulazioni del Papa con esortazioni alla vigilanza, d'altro canto è certo che a Leone ebbe in lui solo mediocre fiducia. I Bizantini ne hanno fatto un santo e nello stesso tempo un martire, e celebrano la sua festa il 3 luglio.

Boll.: La principale fonte per la vita di A. è costituita dalla raccolta di lettere del papa 8. Leone, alle quali sono unite quelle di A. al Papa, in PL 54; cf. inoltre: Jaffe-Wattenbach, I, pp. 6274; v. gli Atti del Concilio di Calcedonia nelle collez. con-
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Anatema - Iscrizione sepolcrale cristiana con anatema contro i violatori di sepolcri - Roma, Museo cristiano Lateranense.
ciliari ; Ifelele-Leclerco, II, pp. 658 sgg.; Acta SS. Iulii, I, ed. Venezia 1746. pp. 651-66. Martino Jugie

ANATOLIO, vescovo di Laodicea. - Fiorito nella seconda metà del sec. III. Nativo di Alessandria, vi si distinse per estesa e profonda cultura letteraria e scientifica. Maestro cristiano nella scuola aristotélica di Alessandria, godeva un notevole ascendente fra i concittadini. Durante l'assedio posto dai Romani al quartiere portuale del Bruchio, riusci a salvare una gran parte degli abitanti (probabilmente a l'assedio del 263 d. C.). Passato poi in Palestina, fu dal vescovo di Cesarea consacrato vescovo e destinato a succedergli. Ma recandosi poi nel 268 al nuovo Concilio di Antiochia contro Paolo di Samosata, capitò a Laodicea, nella Siria, ove era allora morto il vescovo Eusebio suo compatriota ed amico, e gli abitanti di quella città lo costrinsero a restare fra di essi quale loro vescovo. Non seppiamo quando mori.

Eusebio, che ci dà tutte queste notizie (Hist. eccl., VI, 32, 16-21), gli attribuisce un computo pasquale e dieci libri di aritmetica. Di questi ci restano frammenti che sembrano autentici (PG 10, 232-36; I. L. Heiberg, Anatolias sur les dix premiers nombres, Mâcon 1901); un Liber Anatolii de ratione paschali edito nel 1634 dal Bouchier e poi dal Migne (PG 10, 209), gli fu ora riconosciuto, ora negato; pare che almeno il fondo possa essere di lui, in seguito aggiornato e modificato.

Bibl.: Oltre il citato Eusebio, ed Eunapio, Vitae Sophist. II (ed. Boissonade), cf. O. Bardenhewer, Geschichte der althirchlichen Literatur, II, Friburgo in Br. 1903, pp. 191-95; A. von Harnack, Geschichte der altshristlichen Literatur. Die Chronologie, II, Lipsia 1904, pp. 73-79; id., Die Überlieferung, Lipsia 1893, pp. 436-37; G. Buxthorst, De Anatolii fontibus, Diss. pt., Berlino 1905 : H. I. Marrou, S. Augustin et la fin de la culture antique (Bibl. des Etoiles fr. d'Athènes et de Rome. 143) Parigi 1938, p. 217 e n. 8; J. de Chellinck, Qui sont les G% TiNEZ AETOYZI de la lettre d'Arian?, in Miscellanea G. Mercati, I (Studi e testi, 121), Città del Vaticano 1946, pp. 127-44. Antonio Ferrus

ANATOMIA. - Dal gr. dot{α} ν α τ o μ dot{η}= dissezione, è la scienza che per via della dissezione studia la struttura intima dei viventi.

Nella nostra cultura occidentale, le prime notizie di ricerche anatomiche, eseguite allo scopo specifico di studiare l'interno struttura dell'organismo animale, ci vengono tramandate a proposito di Alcmeone da Crotone, considerato primo instauratore dell'esperimento biologico (sec. vi a. C.).

Prima di quest'epoca, taluni vogliono connettere eventuali conoscenze anatomiche con le pratiche necessarie per la imbalsamazione dei cadaveri presso gli antichi Epizioni ed anche con quelle inerenti al sacrificio di animali alle divinità. Ma, mentre per le prime occorre ricordare che la casta addetta alla imbalsamazione era ritenuta estremamente impura e quindi esclusa dal comune consorzio, e le sue cognizioni rimanevano circoscritte in una cerchia infrangibile, per le seconde, le stesse conoscenze non andavano oltre quelle che anche i beccai potevano avere in qualsiasi tempo. A conferma di ciò, le notizie che concernono l'a., rinvenibili nei documenti più antichi, sono quanto mai ingenue e insussistenti, a eccezione di quelle che sono collegate con la ispezione esterna del corpo vivente. Con Alcmeone, dei cui scritti rimangono soltanto frammenti, si comincia ad avere qualche preciso riferimento a conoscenze anatomiche, sia pure rudimentali e non sempre rettamente interpretate. L'a. acquista un notevole sviluppo nella scuola alessandrina (sec. III a. C.) e precisamente con Erofilo ed Erssistrato, cui si devono scoperte che anche oggi risultano vere e delle quali talune portano ancora il nome dello scopritore (Torculare di Erofilo).

In questo periodo le osservazioni anatomiche, che in Alcmeone è dubbio si riferissero all'uomo, sono sicuramente umane. Esiste, anzi, la tradizione, fin dall'epoca romana, che si compissero anche vivisezioni nei corpi dei

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(propr. B. Deyenhart)
Anatomia - Carta da giuoco con figura anatomica: arte lombarda (sec. a) - Nuova York, Pierpont Library.
malfattori condannati a morte. In seguito, lo studio dell'a. decadde, ed ebbe un successivo risveglio in Galeno, osservatore acutissimo, profondo e geniale, ma purtroppo costretto ad eseguire osservazioni solo su animali; onde tutto il sistema dottrinario di quel grande studio venne a risultare in gran parte erroneo, per essere stata arbitrariamente applicata all'uomo l'a. dei bruti.

Dopo Galeno, questa scienza decadde nuovamente. Abbandonata qualsiasi pratica dissettoria, quando risorsero le scuole di Salerno, di Montpellier, ecc., rimase una semplice lettura. dei testi anatomici, scritti da Galeno e da Avicenna. In Salerno, tuttavia, l'a. tornò a fiorire per merito di Federico II, che ne impose lo studio. Ma si trattava pur sempre di studio teorico.

In Bologna, università devota alla Chiesa, nel 1315 Mondino de' Liuzzi introduceva la grande novità della lezione eseguita con l'autopsia del cadavere. Fu questo un primo inizio della rinascita degli studi anatomici, che toccarono il loro massimo fiore nel Rinascimento, con gli studi di Leonardo da Vinci e più ancora con l'opera demolitrice dell'antico dottrinario galenico, da parte di Andrea Vesalio, il quale iniziò la costruzione della nuova
a. Eccelsero in queste ricostruzioni i nostri anatomici Gabriele Falloppio, Realdo Colombo, Girolamo Fabrizi d'Acquapendente, Bartolomeo Eustachi, Arcangelo Piccolomini, Giulio Casserio, ecc.

Nel sec. xvit un nuovo campo di indagine si apene allo studio, per merito di M. Malpighi : l'a. microscopica, la quale progredì contemporaneamente al progredire tecnico del microscopio. Illustri nomi onorano l'a. nei vari secoli (G. Riva, A. Pacchioni, T. Bortholin, R. Bellini, F. Warton, F. Glisson, A. M. Valsalva, G. B. Morgagni, P. Mascagni, A. Scarpa, ecc.). Si deve al saluzzese Malacarne l'inizio dello studio dell'a. topografica. Nel sec. xix l'indirizzo più seguito fu quello dell'a. microscopica, con gli studi sulla cellula, che condussero alla conoscenza di fatti importanti, i quali si ricollegano direttamente con l'embriologia, la genetica e tutte le applicazioni sperimentali di queste nuove scienze.

Si affaccia presso molti storici l'accusa rivolta alla Chiesa di ostacolare l'esercizio anatomico. Si parla, infatti, di una bolla di Bonifacio VIII con la quale si sarebbero proibite le autopsie; ma in realta questa bolla si limita a vietare la sepoltura more Teutonm nella quale si facevano a pezzi i cadaveri, si facevano bollire e si scarnificavano, per portare le ossa in patria, quando fossero morti in terra straniera.

Al contrario, la Chiesa favori largamente questo fiorire di studi, forse più di molti Stati secolari, concedendo cadaveri di giustiziati (Sisto IV, Clemente VII, Pio V, ecc.); da essa la conoscenza anatomica venne considerata come conoscenza dell's opificium Dei ; onde anche negli scritti dei Dottori si affacciano talvolta nozioni più o meno vaste di a. E da ricordare, a questo proposito, l'opera di s. Isidoro di Siviglia, intitolata Etymologiarum libri, che contiene un piccolo trattato di a. E anche degno di menzione il fatto che negli scritti di Nemesio, vescovo di Emesa, si vollero addirittura trovare le prime tracce della scoperta della circolazione sanguigna. - Vedi Tav. XCV.

Bibl.: A. Portal, Histoire de l'anatomie et de la chirurgie, Parisi 1770-73; A. Haller, Bibliotheca anatomica, Leida 1774 1777; S. De Renzi, Storia della medicina in Italia, Napoli 1845; A. Corradi, Delle studio e dell'insecuamento dell'a. in Italia nel Medioevo ed in parte del Cinquecento, Milano 1873.

ANGAJANI, Carlo. - Generale pontificio, n. a Spoleto il 19 luglio 1763 , m. in Roma verso la metà del secolo seguente. Fu posto, nel genn. 1797, alla testa di un piccolo corpo di osservazione presso Faenza, mentre forze preponderanti francesi occupavano Imola. Sostenne così, con sfortunato valore, l'urto nemico al passaggio del Senio il 2 febbr. Dimissionario durante la parentesi repubblicana, divenne nel 1815 comandante del Forte di S. Angelo e svolse importanti mansioni militari.

Bibl.: P. Pagliucchi, I castellani del Castel S. Angelo di Roma, II, Roma 1928, pp. 171, 181-82; P. Dalla Torre, Materiali per una storia dell'Esercito Pontificio, in Rasi. Stor. del Ris. 28 (1941, 1).

Paolo Dalla Torre
ANCARANO, Pietro: v. Pietro d'ANCARANO.
ANGELE del BAMBIN GESÙ. - Congregazione religiosa fondata a Vrhbosna (Sarajevo) nel 1890 da due sacerdoti locali per l'educazione degli orfani, il sollievo dei poveri abbandonati e l'aiuto alle giovani prive di dote. Fu approvata dalla S. Sede nel 1911 e conta oggi oltre 30 case con più di 300 religiose.

Silverio Mattei
ANGELE della CARITÀ. - Istituto religioso fondato a Brescia dalla beata Maria Crocifissa Di Rosa nel 1840 per la istruzione ed educazione della gioventù nelle scuole e per l'assistenza alle operaie, alle pericolanti, agli orfani ed ai malati negli ospedali.

E diviso in 6 province religiose, e conta 300 case

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con oltre 4000 suore. Fu approvato dalla S. Sede nel 1921.

Bibl.: L. Fossati, La beata Maria Crocifissa Di Rosa, Brescia 1920.

Sllverio Mattei
ANCELLE CONCEZIONISTE del DIVIN CUORE. - Alcune pie dame della Conferenza di S. Vincenzo de' Paoli di Siviglia furon chiamate a Coria dal loro direttore spirituale, eletto vescovo di quella città, per l'esercizio delle opere di carità e di educazione delle giovani, dando così inizio, il 26 luglio 1885 , alla nuova istituzione religiosa che si trasferì poi a Malaga e da qui a Siviglia. Altre case furono aperte in varie città della Spagna, ed oggi raggiungono il numero di 13 con oltre 250 religiose. Silverio Mattei

ANCELLE del CUORE IMMACOLATO DI MARIA. - Istituto religioso che ebbe origine nel 1845 a Monroe, diocesi di Detroit, negli Stati Uniti, ad opera del p. L. Gillet, della Congregazione del S.mo Redentore, per l'educazione ed istruzione religiosa della gioventù. Le suore sono d'una sola categoria e godono tutte degli stessi privilegi. E stato approvato dalla S. Sede nel 1920, ed oggi ha 40 case con oltre 400 religiose.

Sllverio Mattei
ANCELLE di GESÙ BAMBINO. - Istituto di suore fondato a Venezia da Elena Silvestri, coadiuvata dalla sorella Annunziata, nel 1884. Le costituzioni furono approvate dal card. Giuseppe Sarto (poi Pio X) nel 1898 , e dalla S. Sede nel 1920. Le suore, che in primo tempo si chiamarono "Pie signore ritirate", si dedicano alla scuola ed all'insegnamento del cate-
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Uns. Enc. Catt.) Anatomia - Silografia dell'incipit dell'Ansthamia di Mondino de' Liuzzi, ed. Ginevra 1519.
chismo ai bambini che si preparano alla prima comunione.

Sllverio Mattei
ANCELLE dell'IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA MARIA VERGINE. - Istituto religioso che ebbe origine nel 1850 per opera di un pio e nobile signore, Edmondo Bojanowski, con l'approvazione del vescovo di Gnesna e Posnania. Malgrado le molteplici difficoltà del Governo russo, l'istituto si sviluppò notevolmente e nel 1860 aveva già 18 case. Nel 1877 ne fu decretata la soppressione e le suore furono costrette a vestire l'abito secolare. Non potendo più consacrarsi all'istruzione della gioventù, si dedicarono alla cura dei malati. Dopo la morte del fondatore (1871), la differenza di lingua, carattere e condizioni politiche delle nazioni in cui s'era diffuso l'Istituto, fecero sì che esso si ripartisse in quattro rami distinti. Quello di Gnesen-Posen, conservò il titolo primitivo e divenne sui juris nel 1897. Fu approvato dalla S. Sede nel 1930 e conta 70 case con oltre 400 religiose.

Sllverio Mattei
ANCELLE dell'IMMACOLATA PROTETTRICI DELLE OPERAIE. - Questo istituto, fondato a Valenza, nella Spagna, da Giovanna Maria Condesa per la protezione e la elevazione intellettuale e morale delle giovani operaie, offrendo loro ospitalità ed istruzione, fu eretto canonicamente il 4 luglio 1892 dal card. Morescillo, ed approvato dalla S. Sede nel 1933.

Conta 13 case con oltre 100 religiose.
Sllverio Mattei
ANCELLE dell'IMMACOLATO CUORE DI MARIA. - Istituto religioso fondato a Lerida nella Spagna nel 1862 da Speranza Gonzales y Puig, per la rieducazione delle traviate e per la istruzione cristiana delle giovani. Molto aiuto materiale alla fondazione diede il fratello della Gonzales, sicché l'opera poté svilupparsi e propagarsi. La S. Sede l'approvò nel 1887. Conta oggi 6 case con ca. 100 suore.

Sllverio Mattei
ANCELLE di MARIA o dell'IMMACOLATA CONCEZIONE. - Istituto derivato da quello delle a. dell'Immacolata Concezione (v. sopra) e diventato sui juris nel 1890 , col titolo di A. di Miria, denominato anche "da Poremba", paese della Slesia, dove, nel 1866, il Bojanowski inviò alcune suore ad aprire una casa. Si dedicano alla cura degli infermi negli ospedali, all'assistenza dei bambini in orfanotrofi ed asili d'infanzia. Contava prima della seconda guerra mondiale, 200 case con 1500 religiose. Silverio Mattei

ANCELLE RIPARATRICI del SACRO CUORE DI GESÙ. - Istituto religioso fondato a Messina nel 1918 da Maria Anna Palermo coadiuvata dal canonico Antonino Celona, per esser di aiuto ai parroci nell'insegnamento catechistico, nel confezionare e restaurare arredi sacri; le suore promuovono inoltre il culto eucaristico con opere di apostolato e con la pratica di speciale devozione al S.mo Sacramento.

E stato approvato dalla S. Sede nel 1935 e conta 154 religiose in 11 case.

Sllverio Mattei
ANCELLE del SACRO CUORE DI GESÙ. Istituto religioso femminile fondato a Napoli nel 1874 dalla ven. Caterina Volpicelli. Le suore si dedicano all'apostolato della preghiera, all'istruzione religiosa in asili e scuole di ogni grado, ai laboratori ed alle biblioteche circolanti. Le costituzioni furono approvate nel 1911. L'istituto conta 1706 suore e ca. 200 case.

Bibl.: Anon., Ristretto della vita della ven. serca di Dio Caterina Volpicelli, Napoli 1923.

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ANCELLE del SACRO CUORE DI GESÙ. Istituto religioso femminile fondato a Madrid nel 1877 da Raffaella Porras y Ayllon (v.), per riparare le offese che il Cuore di Gesù riceve nella S.ma Eucaristia. A questo scopo l'istituto coltiva in modo speciale la devozione al S. Cuore e dà al culto eucaristico la maggior solennità con l'adorazione perpetua. Ha scuole gratuite per fanciulli, case di esercizi, congregazioni eucaristiche e mariane, circoli, corsi di religione. Fu approvato dalla S. Sede nel 1887 e conta oggi oltre 2000 suore in 50 case.

BibL.: E. Roig y Pascual, La Madre María de Sagrado Corazon de Ieros, Barcellona 1940; M. J. Cabitza, La serva di Dio R. M. del S. Cuore di Gesù, Roma 1943. Silverio Mattei

ANCELLE del SACRO CUORE DI GESÙ. Istituto religioso fondato a Kaunas, in Lituania, nel 1921, per ovviare all'educazione mista dei giovani d'ambo i sessi. Le suore si dedicano all'istruzione ed alla formazione delle giovani che si avviano all'insegnamento, per farne delle maestre nel vero spirito cattolico. Prima che la Lituania fosse incorporata alla Russia, l'istituto dava ottimi frutti con piena soddisfazione dell'autorità ecclesiastica locale. Aveva 5 case con 100 suore.

Silverio Mattei
ANCELLE del SACRO CUORE DI GESÙ AGONIZZANTE sotto la protezione di San Giuseppe. - Istituto sorto ad Imola nel 1876 ad opera di Lucia Noiret, e nel 1897 stabilitosi a Bologna. Ricevette il decreto di lode nel 1914 e fu approvato nel 1935. Le suore si dedicano all'insegnamento e all'educazione della gioventù. Hanno 16 case in Emilia e in Romagna con ca. 150 suore.

Silverio Mattei
ANGELLE del S.mo SACRAMENTO. - Istituto religioso fondato a Parigi nel 1859 dal beato Pietro Giuliano Eymard e da Margherita Guillot; fu approvato dalla S. Sede il 21 luglio 1871.

Scopo essenziale dell'istituzione è il culto eucaristico, con l'adorazione continua del S.mo Sacramento compiuta a turno dalle suore. L'istituto conta 300 suore in 15 case.

BibL.: A. Tesnière, Compendio della vita del bento Pietro Giuliano Eymard, Milano 1925.

Enrico Evers
ANCELLE del SANTUARIO. - Istituto religioso fondato a Piacenza nel 1882 per opera di mons. Santo Giuseppe Masnini de Cornati, con l'approvazione del vescovo mons. Scalabrini. Le suore si dedicano all'insegnamento e all'istruzione cristiana della gioventù, nonché alla cura degli infermi e dei vecchi e all'assistenza negli orfanotrof e nei seminar. Fu approvato dalla S. Sede nel 1930 e conta oggi 25 case con 200 religiose.

Silverio Mattei
ANCESSI, Victor-Antoine. - Orientalista francese, n. a Saint-Affrique il 16 ag. 1844 , ivi m. il 12 dic. 1878 .

Compiti gli studi nel collegio dei Gesuiti della città natale, seguil le orme di tre zii sacerdoti. Nel seminario di S. Sulpizio, sotto la direzione di Le Hir (v.) studiò le lingue orientali. Sacerdote nel 1869 , si recò in Egitto per studiarne sui monumenti i rapporti con la Bibbia; poi, cappellano e viceparroco a Parigi, diede saggi ottimi della sua preparazione scientifica; ma, di debole fibra, e soli 34 anni fu rapito agli studi. Lasciò, oltre lavori di grammatica semitica comparata, L'Egypte et Moite, Parigi 1875; Atlas biblique, ivi 1876; Job et l'Egypte, le Redempteur et la vie future dans les civilisations primitives, ivi 1877.

BibL.: F. Vigouroux, s. v. in DB, I, col. 552 sg.
Giovanni Ongaro
ANCHIALE. - Città della Tracia sul Mar Nero, oggi in Bulgaria, già ricordata da Strabone (Geographia, VII, 6,1), Plinio (Hist. Nat., IV, 44), Ovidio (Tristia I, 9, 36) e da Ammiano Marcellino (XXVII, 4, 12).

Chiamata Ulpia sotto Traiano. Il cristianesimo vi si stabili assai presto, perché nel sec. II vi troviamo un vescovo di nome Sota, presentato da Eusebio (Hist. etal., V, 19) come avversario del montanismo. Verso il 630, A. era arcivescovato autocollolo, alla diretta dipendenza di Costantinopoli, e tale rimase sino al sec. xiv.

Divenuta più tardi metropoli, sino al primo decennio del sec. xx dipendeva ancora, benché situata in Bulgaria, dal patriarcato di Costantinopoli.

BibL.: J. Kleinsorge, De civitutum Graecarum in Ponti Euxini ora cecidtutali uitorum rebus, Halle 1888: S. Vallhé, s. v. in DHG, II, coll. 1511-13. Mario Scaduto
ANCHIER (Anscher), Pantaléon. - Cardinale, originario di Troyes. Fu arcidiacono di Laon. Nel dic. del 1262 fu creato, da papa Urbano IV, suo zio, cardinale del titolo di S. Prassede. Conduase a termine e consacrò la collegiata di S. Urbano fondata da suo zio a Troyes e, in questa stessa città, fece erigere una piccola chiesa succursale della parrocchia di S. Giovanni. Nel 1266 fu inviato da Clemente IV, insieme ad altri cardinali, ad incoronare Carlo d'Angiò re delle due Sicilie. Morì a Roma il 1^{°} nov. 1286 e fu seppellito in S. Prassede.

Bibl.: Fr. Duchesne, Hist. de taus les cardinaux frauzois, Parigi 1660-66, I, pp. 556-58; II, pp. 204-205, P.-C.-F. Daunou, Hist. littéraire de la France, XXI, Parigi 1895, pp. 295-96. Emma Santorio
ANCHIETA, José de. - Missionario, apostolo del Brasile. N. a La Laguna (Canarie) il 19 marzo 1534, studiò all'Università di Coimbra e, nel 1551, entrò nella Compagnia di Gesù; la sua salute già rovinata lo faceva inviare, due anni più tardi, alla missione del Brasile. Nel 1554 il giovane religioso faceva parte del gruppo destinato dal provinciale Manuel de Nobrega per la fondazione della Missione di S. Paolo nella aldeia di Piratininga (perciò, e per l'attività insigne che vi svolse poi, va annaverato tra i fondatori dell'attusle città di S. Paolo). L'A. vi rimase come insegnante di grammatica, prima di andare col Nobrega a negoziare la pace fra i Portoghesi ed i feroci Tamoios, le cui incursioni paralizzavano lo sviluppo della colonia; il soggiorno dell'A. fra i barbari ad Iperoig, quale ostaggio, è nella storia del Brasile coloniale un episodio d'epica grandezza. Ordinato sacerdote nel 1566 , l'A. fu compagno del Nobrega nella fondazione di Rio de Janeiro (1567), ma venne rimandato come superiore alla missione di São Vicente, che resse fino al 1577 , dirigendo insieme la conversione dei Tapuyas. Provinciale con sede a Bahia ( 1578 -86), governò tutta la missione nel periodo delicato del passaggio dalla vita di pionieri a forme di attività più stabili. Ma le sue forze erano ormai stremate; poté ancora lavorare come missionario o superiore a Rio de Janeiro ed a Espiritu Santo e mori in concetto di santità il 9 giugno 1591 a Reritiba (ora A.). Ricerche storiche recenti hanno potuto mettere in luce migliore la parte che spetta al Nobrega come iniziatore ed organizzatore dell'opera dei Gesuiti nel Brasile; l'A. continua a personificarne lo sforzo missionario e culturale, grazie alla sua instancabile e versatile attività, alla sua fama di santo e taumaturgo, ai don: di mente e di stile che gli hanno permesso di dare una espressione all'anima del Brasile.

I suoi scritti sono infatti i primi saggi della letteratura brasiliana. A lui si deve la prima grammatica della lingua tupi: Arte de grammática de lingoa mais usada na costa do Brasil (Coimbra 1595, ristampe a Lipsia 1859 e 1874; un facs. curato da J. Platzmann, ivi 1876), un dizionario, un catechismo con dialoghi sui misteri in guarani, prediche, poesie, e drammi d'argomento religioso in porto-

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VERGINE E SANTI, deauale d'altare di Jacopo dello Quercio (vec. xv) Lucca, chiesa di S. Frediano.

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CHIESA DI S. FRANCESCO DELLE SCALE
Fiorale di Giorgio da Sabbatico (1451)

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LA VERGINE IN GLORIA, di Tiziano Chiesa di S. Domenico.

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(Jut. Alinari)
S. ANDREA, scultura in marmo di C. Rusconi (sec. xviII) Roma, basilica di S. Giovanni in Laterano.

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ghese, latino, tupi e guaranì. Nelle sue numerose lettere e frammenti si rispecchia con grande vivacita a vita travagliata della colonia e della missione. Il quarto centenario della nascita, nel 1934, prese in tutto il Brasile le proporzioni d'una celebrazione nazionale.

BibL.: Lista delle opere in Sommervogel, I, coll. 310-12; VIII, col. 1631, e Corrections et additions, col. 64, 9 meglio in Streit, Bibl., II, pp. 339-42. - Edizione: Cartas, informaciles, fragmentas historicas e sermiles do p. Joseph de Auchiato S. 7. Rio de Janeiro 1933 (Cartas Jesuiticos, III). Una biografia scientifica dell'A. é aneura da scrivere: si vedano frattanto: S. Lette, A primeira biografia inidita do apistolo do Brasil, in Brateria, 1% (Lisbona 1934), pp. 169-74 253-63; id., Páginas de historia do Brasil, S. Paolo 1937; id., Historia da Campanha de Yesús no Brasil, I-II, Lisbona 1938. Studi sull'A continuano a pubblicarsi in gran numero nel Portogallo e nel Brasile: dal 1932 in poi sono elencati nell'Archivum historicum Soc. Ieso.

Edmondo Lamalle
ANCINA, Giovanni Giovenale, beato. - N. il 19 ott. 1545 a Fossano, m. a Saluzzo il 31 ag. 1604. Laureatosi in filosofia e medicina, esercitò questa scienza con grande trasporto, tenendo cattedra nell'Università di 'Torino. Giunto a Roma nel 1575 vi conobbe s. Filippo Neri, di cui divenne fervente discepolo e dal quale, all'età di 33 anni, fu accolto nella Congregazione dell'Oratorio il 1^{°} ott. 1578. Ordinato sacerdote nel 1582 , nel 1586 si trasferì a Napoli, dove stette circa dieci anni, prodigandosi per lo sviluppo di quella nascente casa della Congregazione. Tornato nel 1596 a Roma, fu da Clemente VIII eletto vescovo di Saluzzo nel marzo 1603. Efficace propugnatore dei canti in volgare a scopo morale, ne diffuse largamente l'uso travestendone le parole, modificando spesso il testo e sostituendo nomi cristiani a quelli pagani. E autore di scritti teologici, di poesie, di musiche, ma soprattutto deve la sua fama alla raccolta intitolata Tempio Armonica della Beatissima Vergine N. S. (Roma 1599) che contiene canti spirituali a 3 voci, di stampo laudistico, composti da una trentina di autori (G. G. A., G. Animuceia, D. Isorelli, ecc.). Lecure maggiori e migliori, però, le volle prodigate nella riforma del clero, dei conventi e nella diffusione delle pratiche cristiane in mezzo al popolo. Ne colse l'amore dei buoni e l'astio dei cattivi; questo fu causa della sua morte precoce per avvelenamento. Fu beatificato il 9 febbr. 1890 . Festa il 31 agosto.

BibL.: Nella biblioteca Vallicelliana a Roma, si conservano vari manoscritti del Beato. - P. G. Bacci, Vita del beato G. G. A., 2^{°} edic., Roma 1890; A. Pezzini, I santi nella storia della medicina, Roma 1937, p. 434.

Luisa Cervelli
ANCION, Pascal. - Francescano belga, predicatore e scrittore ascetico, n. a Fraipont, m. a Verviers il 3 genn. 1785. Diffuse ovunque, per il Belgio, la pia pratica della "Via Crucis".

Pubblicò, a Liegi, fra l'altro: Instruction historique sur les principaux points qui concernent les quatorze stations du saint chemin de la croix, 1764; Exercices sur les quatorze stations, 1766; Prićres et méditations sur les saintes stations, 1766; La chemin de la croix divisé en XIV stations, 1769; Instructions et prières pour l'adoration perpétuelle du T. S. Sacrement, 1776.

BibL.: Biographie nationale de Belgique, I, Bruxelles 1866; S. Dirks, Histoire littéraire et bibliographique des Frères mineurs de l'observance de s. François en Belgique et dans les Pays-Bas, Anversa 1882, pp. 392-97.

Felicissimo Tinivella
ANCERA. - Città della Galazia in Asia Minore, ora Angora (turco Anhara), capitale dell'attuale Turchia.

Dovette ricever molto presto la fede cristiana; ma compare nella storia solo verso la fine del sec. II, ai tempi della lotta contro il montanismo. Tra i suoi monumenti è da ricordare il famoso tempio di Augusto (sulle cui pareti si rinvenne inciso il testamento dell'imperatore), ridotto a chiesa intorno al sec. vi. E
della stessa età la basilica di S. Clemente, costruita a mattoni e cupola, molto simile a S. Sofia, e della quale restano rovine. Vi erano venerati alcuni martiri, e specialmente i due fratelli Platone e Antioco.

BibL.: J. Straygowski, Kleinasien, ein Neuland der Kunstgeschichte, Lipsia 1903, p. 45; V. Schultze, Kleinasien, Gütersloh 1926, p. 392 sge.

Antonio Ferrua
A., diocesi degli armeni. - Nonostante A. sia una delle più antiche diocesi armene dell'Asia Minore, una vera e propria comunità cattolica armena vi appare soltanto intorno al 1600 , per raggiungere un notevole grado di sviluppo nel secolo seguente ad opera dei missionari armeni, alunni del Collegio Urbano di Propaganda Fide e soprattutto dei discepoli dell'abate Mechitar (v.). Molte persecuzioni essa ebbe a soffrire da parte del governo turco, su istigazione degli armeni scismatici. In seguito a quella, gravissima, scatenatasi nel 1827-28, e mercè il breve di Pio IX del 6 luglio 1830 che istituiva la nuova sede arcivescovile di Costantinopoli, la comunita cattolica di A. venne sottratta alla giurisdizione dell'arcivescovo non unito. Finalmente il 30 apr. 1830, Pio IX erigeva A. a sede episcopale, insieme con le altre quattro sedi armene di Artuin, Erzerum, Brussa e Trebisonda.

BibL.: G. Kalemkiarian, Biografia dell'arcivescovo Sarbis Sarabias e dei cattolici armeni del suo tempo (1770-70), (in armeno) Vienna 1908; A. Alceandrian, Storia breve delle sedi arcivescesili e vescovili del patriarcato armeno di Cilicia, (in armeno e in trad. francesi) Beirta 1908, pp. 63-67.

Serafino Akelian
I concili di A. - Tre concili - anzi, un concilio e due "conciliaboli" - furono celebrati in A. nel sec. IV.

Il Concilio adunatosi tra la Pasqua e la Pentecoste del 314 fu molto importante ed assunse quasi il carattere di concilio plenarin delle Chiese dell'Asia Minore e della Siria; emanò 25 canoni disciplinari, riguardanti principalmente il trattamento verso i «lapsi» dell'ultima persecuzione (cf. Mansi, II, pp. 313-40). Tutti furono inseriti nel diritto canonico della Chiesa bizantina dal Concilio Trullano (691), ed ebbero così la fortuna d'essere commentati dai grandi canonisti del sec. xir (PG 137, 1123-96).

Nel 358, per iniziativa di Giorgio di Laodicea uno dei principali partigiani del semiarianesimo - si riunì in A. un nuovo sinodo, sotto la presidenza di Basilio di A. per reagire al secondo Concilio di Sirmio tenuto nel 357, dove avevano trionfato gli oriani intransigenti, detti anomei. A conclusione dei lavori, venne redatta una lunga lettera, nella quale è fissata la dottrina dei semiariani, detti anche "omoiusiani».

Nell'inverno del 375 fu riunito in A. un altro conciliabolo, in cui fu deliberata la deposizione di Hypais, vescovo cattolico di Parnassas, e fu accolta un'accusa calunniosa contro s. Gregorio di Nissa, del quale si ordinò l'arresto (ma il santo riusci a fuggire dalle mani dei soldati).

BibL.: I canoni del Concilio si trovano in tutte le collezioni conciliari ed anche in quelle canoniche. Il testo greco ci è dato da I. B. Pitra, Iuris ecclesiastici Groecorum historia et monumento, I, Roma 1864, pp. 441-50. Dopo di lui l'ha definitivamente stabilito R. B. Rackhan, The text of the canons of Ancyra, in Studia biblica et ecclesiaetica, III, Oxford 1891, pp. 139-216. L'ed. del Rackhan è riprodotta da F. Lanchert, Die Kanones der wichitigsten altkirchlichen Concilien nebst den apostolischen Kanonen, Friburgo e Lipsia 1896, pp. 20-34 (in appendice, pp. 103-94, varianti da molte edizioni anteriori). Cf. J. G. Herbst, Die Syunden von Ancyra und Nessisesarea, in Theologische Quartalschrift, 3 (1821), pp. 399-447; Hefele-Leclereq, I, pp. 298-326 (testo, traduzione e commento); F. X. Funk, Der 17. Kanon der Syunde von Ancyra, in Theologische Quartalschrift, 61 (1879), pp. 275-81.

La lettera del Sinodo del 358 si è conservata per intero da s. Epifanio, Hoeres., 73, 2-11, e in parte da s. Rutin, De Sy. nudis, 12-25, 88-91, il quale ne dà un'interpretazione ortodossa. Cf. pure: Hefele-Leclereq, I, pp. 903-908; G. Rasneur, L'ho-

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![img-13.jpeg](img-13.jpeg)

Ancona - Madonna e figlio, di C. Tura (sec. xv). Venezia, Pinacoteca dell'Accademia.
moiousianisme dans ses rapports avec'l'orthodoxie, in Revue d'histoire ecclésiastique, 4 (1903), p. 201.

Il conciliabolo del 372 ci è noto soltanto per mezzo delle lettere 225, 237-40, 244 di s. Basilio. Hefcle non ne parla affatto. Vedasi ciò che ne dice Tillemont, IX, Parigi 1703, pp. 247-49. Martino Jugic

ANCÒNA. - Il vocabolo deriva forse dal greco ε i κ hat{v} v= immagine, ed indica il dipinto o il rilievo posto sull'altare; è un sinonimo di pala (v.) e nell'uso comune le differenze con quest'ultima sono piuttosto incerte; tuttavia il termine a. è adoperato prevalentemente per distinguere le opere che presentano una certa inquadratura architettonica. L'uso delle a. è piuttosto tardo poiché fino a tutto il sec. xir le immagini non avevano stabile sede sull'altare. Dapprima le a. ebbero forma assai semplice, talvolta cuspidata, poi con l'arte gotica furono divise in tre o più scomparti (v. polittico). Nel Rinascimento le a. dipinte furono spesso inquadrate da pilastrini e sormontate da una lunetta. Nell'Italia settentrionale si trovano molti esempi di a. marmoree o lignee, scolpite con figure, entro complessi partiti architettonici. Di notevole interesse per la loro forma sono le a. spagnole del ' 400 (retablos) dipinte o scolpite con storie intorno ad una immagine centrale e con ricca decorazione. Con il diminutivo anconetta vengono designati piccoli dipinti o rilievi ugualmente incorniciati e destinati più che alle chiese all'uso privato. Le a. di età più tarda vanno
di solito sotto il nome di pale. - Vedi Tavv. XCVIXCVII.

Claudia Refice
ANCONA, Congregazionie di: v. congregazioni pontificie.

ANCONA e NUMANA, ARCidiocesi di. - La più importante città delle Marche, su un gomito della costa adriatica formato dal monte Conero, A. conta ca. 95.000 ab. E capoluogo della più popolosa provincia delle Marche (kmq. 1938 e 380.000 ab.) e sede dell'arcidiocesi, limitata a nord e ad est dal mare, a sud-est dalle diocesi di Osimo e Cingoli, ad ovest da quelle di Iesi e Senigallia. Ha 44 parrocchic, 80 sacerdoti diocesani e 40 regolari, 118.000 ab. cattolici. La discreta mésse di memorie cristiane e segnatamente la loro antichità fanno ritenere che la Chiesa di A. fosse la prima a sorgere nell'intera regione picena. Il primo vescovo storicamente certo è s. Marcellino (sec. v-vi), non essendovi una simile testimonianza storica a favore di due martiri ivi venerati e ritenuti protovescovi : s. Ciriaco patrono primario della città e s. Primiano. Un illustre vescovo anconetano fu Leopardo, legato di papa Adriano II presso i Bulgari (Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, II, p. 185). Martino V unì l'antica Chiesa di N. (Humana), decadente e in rovina, a quella di A. (19 ott. 1422) e Benedetto XIV concesse la fusione nel titolo di ambedue le Chiese. Nel 1907 Pio X elevava A. ad arcidiocesi senza suffragance. Il territorio fece parte del patrimonio della Chiesa romana (Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, p. 428); più tardi, nelle Constitutiones Marchiae Anconitanae del 1357, A. figura prima delle Civitates maiores et magis nobiles. Conobbe il governo di varie signorie e, a intervalli, quello autonomo, finché nel sec. xvi fu riassoggetata e annessa definitivamente allo Stato pontificio.

Abbazie. - Due abbazie, i cui edifici in parte rimangono, hanno un valore storico: S. Maria di Portonovo ai piedi del M. Conero, fondata da Pietro Anconetano (1038) e l'abbazia camaldalese di S. Pietro sulla sommità del monte, nella diocesi di N.

Mamamenti. - Il più antico e cospicuo monumento di A. cristiana, la basilica del protomartire S. Stefano, menzionata da s. Agostino (Serma 323: PL 38, 1145-46), è completamente scomparso. Un interessantissimo ipogeo cristiano è venuto alla luce nel 1879 : il cubicolo di Fl.
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Ancona e Numana - Particolare della loggia dei Mercanti di Giorgio Orsini (1451-59), in A.

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Ancora e Numana - Cattedrale di A., dedicata a s. Ciriaco.

Evenzio (Bull. di Arch. Crist., 3ᵃ serie, 4 [1879], pp. 128-32). Resti notevoli di due chiese paleocristiane, l'una del iv-v e l'altra del v-vi sec. con pavimenti musivi e riquadri con iscrizioni funerarie, si conservano ancora sotto la chiesa romanica di S. Maria della Piazza. Il più importante monumento sacro della città è la cattedrale di S. Ciriaco (sec. xit) a croce greca, con cupola, artistico protito e vari elementi bizantino-romanico-gotici. Nella cripta, con altre memorie cristiane, si trova il sarcofago di Fl. Gorgonio e quello del martire s. Dasio.

Archivi. - L'archivio vescovile è stato disperso. L'archivio capitolare serba, tra l'altro, un prezioso evangeliario (secc. viI-viII) detto di s. Marcellino.

BibL.: A. Perucci, La chiesa Ausnoltona, Ancona 1842; Fr. Cumont, Le tombeau de s. Dasius de Darosturum, in Analecta Ballandiana, 27 (1908), pp. 369-72. P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, IV, Berlino 1909, pp. 194-202; Lamiani, pp. 381-86; G. Merzati, Per la storia di s. Dasio martire, in Rendiconti della Pont. Arcad. rom. di Archcal., 4 (1926), pp. 20-74; ripubblicato in Opere misuri, IV (Studi e Testi, 79), Cilta del Vaticano 1927, pp. 318-36; L. Serra, L'arte nelle Marche, 2, voll., Pesaro 1929-34.

Serafino Prete
A. nella storia contemporanea. - La città di A., per tanti titoli importante, era, oltre tutto, anche il primo e più attivo porto dello Stato pontificio, e come tale da questo e da altri, che successivamente vennero occupandola, munita di ben intese fortificazioni. Ceduta dalla S. Sede a Napoleone, in forza dell'armistizio di Bologna ( 26 giugno 1796) e del trattato di Tolentino ( 16 febbr. 1797), che segul il non del tutto inglorioso scontro del Senio, entrò a far parte della Repubblica romana sino a che, dopo lungo assedio per parte dei Russi, Turchi, Austriaci ed insorti, non fu il 5 luglio 1800 rimessa a Pio VII, che vi aveva preso terra il 21 giugno precedente. Tornarono dopo Marengo i Francesi ( 27 genn. 1801), ed indi in luglio, per il concordato, il Pontefice.

Rioccupata da Napoleone nel 1805 , venne di lì a
tre anni annessa al regno d'Italia, a causa del rifiuto del Papa di aderire al blocco continentale. Tra il 1813 ed il 1815 Napoletani, Francesi ed Austriaci si disputarono A. con varia e alterna vicenda, sinché non la riebbe una volta per sempre Pio VII il 25 luglio di quell'anno. I moti del 1831 si spensero nello Stato Pontificio con l'ingresso in A. degli Austriaci, i quali, d'accordo col governo, ritennero nulla la capitolazione dagli insorti estorta al card. Giovanni Antonio Benvenuti. Nel 1832, per controbilanciare l'intervento austriaco in Romagna ed a Bologna, sbarcava di sorpresa ad A. un corpo francese, che si trovò assai presto in serie difficoltà per rinnovati tumulti di attivi novatori e per vibrate rimostranze della S. Sede. Gregorio XVI frattanto, scomunicati i rivoluzionari, giunse ad inviarvi il 1^{°} ag., come delegato apostolico, mons. Gaspare Grassellini che con avvedute misure ristabiliva l'ordine e poteva rimettere in efficienza le opere militari della piazza.

A causa degli avvenimenti, che seguirono le riforme di Pio IX e la sua partenza per Gaeta, A. fu teatro di tali e si inaudite violenze da indurre il governo della Repubblica romana ad inviarvi Felice Orsini per porvi con qualche efficacia riparo. Livio Zambeccari disputò, poi, la città agli Austriaci, che da mare e da terra l'assediarono fra il 28 maggio ed il 18 giugno 1849 , col fine di restituirla al Pontefice, e che in seguito vi tennero guarnigione per un decennio, migliorandone notevolmente le fortificazioni e sforzandosi, in unione alle autorità governative, di sventare le trame promossevi, fra l'altro, dalla Società Nazionale. Acclamatissimo vi si fermò, nel corso del viaggio trionfale per le province, Pio IX (22-25 maggio 1857) decretando ragguardevoli lavori pubblici, come una nuova cinta di mura urbane ed ulteriore impulso alla condotta a termine di un cospicuo arsenale, oltre

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(Int. Pont. Comm. Arch. sacra)
Ancora - Lastra tombale con a. scomstata da due pesci (sec. iv). Roma, Cimitero di Priscilla.
che non trascurabili provvidenze relative all'incremento del porto franco.

Partiti poi