ricostruita, con dovizia di particolari, la favolosa genealogia della stirpe reale di Francia, dal capostipite Fiovo, figlio dell'imperatore Costantino, a Carlomagno. Nel secondo si narrano le meravigliose avventure di Guerino, figlio del re d'Albania Milon, che, portato via dalla reggia a due mesi e venduto schiano, riconquista ai genitori il regno perduto, dopo esser passato attraverso ignoti paesi d'Oriente, tra giganti, bestie feroci e popoli deformi.
Un senso di sana moralità spira dai romanzi di A., ove rivivono i leggendari eroi della religione e della giustizia, che rispondono al tipo universale di perfezione vagheggiato dal popolo.
Bull.: Edizioni: I Reali di Francia, testo critico a cura di G. Vandelli, Bologna 1892-1900; Le Storie Narbonesi, Bologna 18731887; La Storia di Ugone d'Alvernia, Bologna 1882; La discesa di Guerino allo Inferno, Bologna 1883; Brani dell'Aspromonte, pubbl. da F. Zambrini, Imola 1879-81; Studi di Aiolfe del Barbicano, Bologna 1863, 1864. - Studi: P. Raina, Ricerche iuzerna ai Reali di Francia, Bologna 1872; H. Havckhorst, Uber die Geographie bei Andrea de' Mangabotti, in Romanische Forschungen, 13 (1894), p. 683 sgg.; G. Osella, Il Guerin Meschino, Torino 1932 (con un'ampia bibliografia).
Italo Borzi
ANDREA di Bartolo. - Pittore senese figlio del pittore Bartolo di Fredi (v.), risultava iscritto nel ruolo dell'Arte dei Pittori del 1389. Ci sono rimasti molti ricordi documentari sulla sua attività; ebbe varie cariche pubbliche e mori il 3 giugno 1428. Si conoscono di lui tre opere firmate, una tavola nella collezione Wildestein a Nuova York, una Assunzione nella collezione Whitney a Nuova York e un polittico con l'Annunciazione e due santi nel Museo parrocchiale di Buonconvento. Numerosi dipinti gli sono stati attribuiti. Fu aiuto e scolaro del padre, ma più tardi subì l'influsso di Taddeo di Bartolo, che contribuì a dare maggior solidità al suo disegno. E un corretto epigono della grande tradizione dei Lorenzetti.
Bull.: G. De Nicola, s. v. in Thieme-Becker, I, pp. 449450; id., A. di B., in Rasc. d'Arte Senese, 14 (1921), pp. 12-15; R. Van Marle, The Development of the Italian School of Pointing, II, L'Aia 1924, p. 572 sgg. Enzo Carli
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nel riedificare chiese e monasteri (di tutte queste spese tenne nota, di sua mano, in un memoriale che si conserva), vivendo per suo conto in grande austerità. Con tutte le forze cercò di comporre contese e discordie civili e domestiche ardenti in quella età, e a lui, come a pacificatore, si ricorreva da vari luoghi, da Firenze, da Prato, da Pistoia. Intorno al 1368 fu mandato da Urbano V a Bologna, per ricondurre all'obbedienza la città, mossa dai maneggi politici dei Visconti a ribellarsi al Pontefice; vi riuscì felicemente, sebbene dapprima disprezzato e perfino incarcerato. Diversi miracoli si attribuirono a lui in vita e dopo la morte. Il corpo, poche settimane dopo il transito, venne portato segretamente a Firenze e sepolto nella chiesa del Carmine: l'artistico sepelcro, ornato da un'iscrizione di Coluccio Salutati, andò distrutto da un incendio, nel 1771. Considerato protettore del Comune, che riconobbe dovuta alla sua intercessione la vittoria di Anghiari (1440), fu onorato allora, per concessione di Eugenio IV, del titolo di beato. Un regolare processo, iniziato nel 1602 , portò alla solenne canonizzazione il 22 apr. 1629. La festa ricorre il 4 febbraio.
BibL.: P. Casoli, S. A. C. carnalitano, ruvaco di Fiesole, Firenze 1929: intorno a quest'opera cf. Anastasio di S. Pardo, in Auderia Ord. Carm. Dist., 4 (1930), pp. 238-50. v. Auderta Boll., 48 (1930), pp. 422-54.
v. Nello Vian
ANDREA di CRETA, santo. - Oratore e innografo bizantino, n. a Damasco verso il 660 , m. a Porto di Erisso, nell'isola di Mitilene, il 4 ag. 740 . Monaco a Gerusalemme vi restò fino al 685 , quando fu mandato presso l'imperatore Costantino Pogonato per portare l'adesione del patriarcato di Gerusalemme alle decisioni del VI Concilio ecumenico (681). Fu detto perciò Gerasolimitano, ma è più conosciuto sotto il nome di A. di Creta, perché, verso la fine del sec. vir o al principio dell'viri, fu nominato vescovo di Gortina, la metropoli cretese.
Mentre era metropolita di Creta, A. ebbe la debolezza di cedere alle ingiunzioni dell'usurpatore Filippico Bardane, firmando i decreti del conciliabolo di Costantinopoli del 712, che ristabili il monotelismo e condannò il VI Concilio ecumenico. Ma espiò questo errore, l'anno seguente ( 713 ), dopo la scomparsa di Filippico, con l'aderire alla definizione dogmatica del VI Concilio (cf. A. Heisenberg, Ein iambisches Gedicht des Andreas von Creta, in Byzantinische Zeitschrift, 10 [1901], pp. 505-14), e poi si oppose energicamente al decreto di Leone Isaurico contro le immagini (PG 19, 1301-1304).
A. si è distinto anche come predicatore. I suoi sermoni sono pubblicati solo in parte: ventidue omelie o panegirici sono riuniti in PG 97, 805-1302. Bisogno aggiungervi un Panegirico di s. Giorgio, in Acta SS. Aprilis, III, Anversa 1675, pp. 123-31, un altro di s. Giacomo fratello del Signore, edito da A. Papadopoulos-Kerameus, in 'Avś̀xacta 'Ieвoлs̀̀qumixēs σ τ α χ ∪ v λ η γ i a ς, V, pp. 1-14. Sulle omelie inedite v. J. A. Fabricius, Bibliotheca graeca, XI, Amburgo 1740, p. 84. L'autenticità delle omelie pubblicate è generalmente riconosciuta. Sono spocrife le cinque omelie sulla Presentazione della Vergine al Tempio, contenute nel cod. Laud. graec. 81 della biblioteca di Oxford. Lo stile dell'oratore è ricercato e talvolta oscuro.
Come innografo, A. è stato l'iniziatore della poesia dei canoni e il principale rappresentante di questo genere. Ha lasciato anche numerosi tropari, detti idiomeli, specie di antifone ritmiche aventi ciascuna una propria melodia. Sull'opera poetica di A., v. l'articolo completissimo di L. Petit, André de Crète, in DACL, I, coll. 2034-41.
Bial.: Sulla vita di A. il lavoro principale è di P. S. Vailhé, Saint André de Crète, in Echos d'Orient, 5 (1902), pp. 378-87; l'autore si è servito del panegirico di A., scritto da Niceta il

(b) Abaent
Andrea da Firenze - Pedeli supplicanti innanzi all'area di s. Pietro Martire - Paracelore dell'altecco nel Cappellone degli Spagnoli - Firense, S. Maria Novella.
Quertore, pubblicato da l'apadopoulos-Kerameus nel t. V degli 'Avú̀ecta 'Ie 0004 iqutixōs σ τ α χ ∪ dot{η} γ i a ς, pp. 169-80. Le principali opere edite sono romite in PG 97, 802-1304. Sulle opere poetiche edite e medite vedere l'articulo citato di L. Petit Parceclue si trovano sparse in libri liturgici bizantini. Si veda inoltre: M. Jugie, Saint André de Crète et l'humanelle Cmarg. tion, in Echos d'Orient, 15 (1010), pp. 120-33; O. Bardenhewer, Geschichte der altlarchlichen l.ilientur, V. Friburgo in Br. 1932. pp. 132-37.
Martino Jugie
ANDREA da Firenze. - Pittore fiorentino, secondo il Bonaini identico con Andrea Ristori del popolo di S. Pancrazio (1333-92), ma dal Milanesi, dal Berenson, dal van Marle e dal Tinesca identificato con Andrea di Buonaiuto o Bonaiuti; il quale, immatricolato fin dal 1343 nella corporazione dei medici e speziali, stipulava nel 1365 il contratto per gli affreschi di S. Maria Novella, nel 1366 partecipava alla commissione per la costruzione della Cattedrale, riceveva nel 1377 pagamenti per le pitture nel Camposanto di Pisa; del 2 nov. 1377 è il suo testamento.
Dal Sirén è stata attribuita al maestro, come opera giovanile, la tavola con s. Maria Maddalena, già nella collezione Beckerath a Berlino, che la critica però non gli riconosce concordemente. I grandi cicli di A. nel cappellone degli Spagnoli a S. Maria Novella a Firenze e nel Camposanto di Pisa mostrano come, nella seconda metà del trecento, A. in particolare fosse sensibile all'eredità giotesca sotto l'influsso senese. Tuttavia A. riusci a crearsi uno stile proprio, decorativo e piacevole per le vivacità del colore.
Cominciando verso il 1365 i lavori a S. Maria Novella, A. era sicuramente un maestro noto e maturo. La Cappella, di forma semplice e quadrata, fu decorata completamente da A. ma probabilmente con aiuto di scolari, come dimostrano parti più scadenti. Il progetto è di stile unitario; il tema rappresenta la glorificazione dell'ordine dei Domenicani, ed è influenzato dallo Specchio di vera penitesca del priore del convento Jacopo Passavanti (m. nel 1357), secondo le idee scolastiche di s. Tommaso e con reminiscenze del Paradiso di Dante. La parete dell'altare è decorata coll'Audata al Calvario, con la Crocefissione e con la Discesa al Limbo. Alla parete d'ingresso si trovano scene della Storia di s. Pietro martire. Sulla parete di destra l'Attestà e il trionfo dell'ordine dei Domenicani; a sinistra il Trionfo di s. Tommaso d'Aquino; nella volta del cappellone, la Resurvazione, l'Assessione, la Novicella (secondo il massico di Giotto a S. Pietro in Vaticano) e la Pentecoste.
I tre affreschi nell'ordine superiore, con le storie di s. Ranieri, al Camposanto di Pisa - ora assai danneggiati - superano dal lato decorativo e coloristico quelli del cappellone degli Spagnoli. La superfice diventa ancor più affollata di persone, senza alcun ordine nei personaggi. Sembra che l'artista sia morto dopo finite le tre scene, perché il ciclo pittorico fu terminato da Antonio Veneziano. - Vedi Tav. CII.
Bial.: F. Bonaini, Memorie inedite intorno alla vita e ai dipinti di F. Troini, Pisa 1846; G. Vasari, Le Vite, ed. Milanesi, I, Firenze 1878, p. 330 ; O. Sirén, Giattina, Lipsia 1908 ; P. Taurissma, Il capitolo di S. Maria Novella in Firenze- Andrea di Bonaiuto, in Il Rosario, 33 (1916), p. 217-30; B. Berenson. The Flo-
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rentine Painters, Nuova York 1909, p. 21 ; R. van Marle, The Development of the Itulian Schouls of Pointing, III, l'Aia 1924, p. 423; P. Tocsca, Pittura fincantina del Trecento, Verona 1929, p. 60.
W. Fritz Volbach
ANDREA, Fulvio. - Archeologo, di origine sabina, visse in Roma nella prima metà del sec. xv1. Trattò prima la topografia dell'Urbe in un poenetto in esametri Antiquaria Romana (Roma 1514); poi, sulle orme del Biondo (v.), compose sullo stesso argomento un esteso trattato Antiquitates Urbis (Roma 1527 e poi spesso). Nel quarto libro c'é un capitolo De coemeteriis, dei quali ci dà un elenco di 15 , diverso dai precedenti; il I. V contiene un capitolo De basilicis et templis sub christiano citu excitatis, con un ricchissimo elenco di chiese.
Bibs.: A. Baumstark, Das Verzeichnis der romischen Carmetcrien bei Andrea Fulvio, in Romische Quartalschrift, 1901, pp. 1-11; P. Guidi, L'untico documento cmiteriale romano, in Rerudiconti Pont. Arcad. Rom. di Archeol., I (1921-23), p. 208 sgg . Antonio Ferrua
ANDREA di Gesé (da Brzesico). - Carmelitano scalzo, n. a Brzesko (Polonia), m. il 29 apr. 1640. A 13 anni venne a Roma per compiere gli studi umanistici, ma attento dal fascino oratorio del celebre mistico Giovanni di Gesù Maria, amico di s. Roberto Bellarmino, abbracciò la riforma teresiana nel 1602. Tornato in Polonia, lavorò molto per la difesa del cattolicesimo e fondò convent' carmelitani a Cracovia, Lublino e Leopoli. Scrisse varie opere spirituali.
Bibs.: Filippo della S.ma Trinità, Devor Carmali Reliquisi, Lione 1663, pp. 125-26; C. de Villiers, Bibliotheca Carmelitana, 1. Roma 1027, coll. 83-84.
Silverio di Santa Teresa
ANDREA di Gesé (da Granata). - Scrittore mistico carmelitano scalzo, n. a Granata (Spagna) nella seconda metà del sec. xv1, m. ad Antequera il 25 apr. 1653. Vestito l'abito della riforma teresiana nel 1603, amante del ritiro e del raccoglimento, fu più volte priore del Deserto Carmelitano, detto "las Nieves", nelle montagne di Ronda (Andalusia). Versatissimo in teologia morale, scrisse un'opera mistica: Intelligencia del libro de las Moradas (delle Mansioni), Siviglia 1652 .
Bibs.: Jose de S. Teresa, Reforma de los Descalzos, IV, Madrid 1684, I, xv, n. 79; C. de Villiers, Bibliotheca Carmeutana, I, Roma 1927, coll. 84-85. Silverio di Santa Teresa
ANDREA di Giovanni da Murano. - Pittore veneto (notizie dal 1462 al 1507). Gli antichi storiografi erroneamente lo chiamarono "maestro dei Vivarini". Opere sue sono: a Venezia, nella chiesa di S. Zaccaria, il catino della cappella di S. Tarasio (1462); all'Accademia, un'ancona in tre scomparti e lunetta con santi, firmata Opus Audrese de Murano; a Vienna (Galleria), una Crocefissione.
Bibs.: G. Fe. polari, s. v. in Thieme-Becker, I, pp. 460 461; R. van Marle, The Development of the Italian Schools of Pointing, L'Aia 1936, pp. 524-29. Giovanni Piva
ANDREA di Giusto Manzinı. - Pittore fiorentino. Allievo di Lorenzo Monaco, collaborò prima con Bicci di Lorenzo, poi con Masaccio nel polittico per la chiesa del Carmine a Pisa (1426); gli appartengono infatti le due parti di predella con storie di s. Giuliano e di s. Nicola nella Galleria di Stato a Berlino. Nel 1437 firmò una Assunzione e santi nell'Accademia fiorentina e intorno al 1445 eseguì tre affreschi con lo Sposalizio di Maria, il Martirio e i Funerali di s. Stefano nella cappella Bocchineri (o meglio di Tommasa dei Palei) nel duomo di Prato. Nelle ultime opere risentí fortemente dell'Angelico e non fu insensibile neppure alle ricerche di Domenico Veneziano. Fra i maestri maggiori si orientò tuttavia con fatica e con debole individualità; ciò rende spesso controverso ed instabile il catalogo delle sue opere che comprende anche pitture di cassoni.
Bibs.: I. B. Supino, s. v. Andrea da Firenze, in ThiemeBecker, I, pp. 453-54; R. van Marle, The Development of the
Itaban Schools of Pointing, IX, L'Aia 1927; B. Berenson, Italian Pictures of the Remoisance, Oxford 1932; M. Salmi, Paolo Urcello, Domenico Veneziano. Piero della Francesca e gli affreschi del duomo di Prato, in Bollettino d'Arte, 3^{°} serie, 28 (1934), pp. 1-27; R. van Marle, La pittura all'esposizione d'arte antica italiana di Amsterdam, ibid., 3^{°} serie, 28 (1935), pp. 293-313. Guglielmo Matthiae
ANDREA Greco da Peschiera, beato. - Domenicano, n. nel 1460 da poveri contadini a Peschiera del Garda, m. tra il 16 e il 19 genn. 1489. Prese l'abito domenicano a Brescia e compi gli studi di filosofia e di teologia nel convento di S. Marco a Firenze. Per ca. 45 anni spese la sua azione e parola apostolica in Valtellina, onde l'appellativo di "apostolo della Valtellina". Predicò in Engadina e persino nelle valli del Reno. Dal 1445 s'occupò della fondazione d'un convento a Morbegno. Pio VII ne approvò il culto il 23 sett. 1820. Festa nell'Ordine dei Predicatori il 19 genn.
Bibs.: Anon., Raccolta delle gesta e culto del beato Andrea, Venezia 1752; A. M. Chiesa, Vita di altrual Beati... della Valtellina, Milano 1752; Arta SS. Moli, V, Parigi 1866, pp. 627-30; G. A. Tam, Santi e Beati in Valtellina, Como 1923, pp. 173-203. Angelo Vida
ANDREA (D'Andrea), Jacob. - Teologo protestante tedesco, n. a Weiblingen il 15 marzo 1528, m. a Tubinga il 7 genn. 1590. I compagni di scuola gli diedero il nome di "Schmidling" o "Fabricius", dal mestiere di suo padre che era fabbro; ma quando si iscrisse all'Università di Tubinga, egli lo cambiò in quello di J. d'A. Si può dire che tutta la sua vita assai movimentata fu un lavoro ininterrotto per propagare ovunque e per difendere contro ogni avversario le dottrine luterane e mettere ordine, pace e concordia negli affari della sua setta e nelle controversie con le altre sétte, che avrebbe voluto unificare. Con alcuni teologi luterani, infatti, redasse una "Formula di concordia", accompagnata da un Epitome e da una Solida declaratio. La formola nel 1580 fu aggiunta alla collezione dei vari simboli luterani e comparve il 15 giugno sotto il nome di Libro di concordia. Ma non raggiunse lo scopo, perché le lotte e le discussioni tra le varie sétte continuarono accanite come prima.
Lasciò più di centocinquanta scritti, oltre un'abbondante corrispondenza; ma non esercitarono una notevole efficacia; si possono ricordare : De duobus naturis in Christo (1565), e Bericht von der Ubiquität (1589), nei quali difende tenacemente la teoria luterana della ubiquità del corpo di Cristo.
Bibs.: G. V. Andrea, Fuma Andreana refferescens, sive Jacobi Audrese R'eblingensis vitae... recitatio, Strasburgo 1630; M. Vörhagen, 3. Andrea, der Verfasser der Concordialonmel, sein Lebra u. seine theologische Bedeutung, Lipsia 1881; T. Kalde, s. v. in Redenexhispädie für protestant. Theologie u. Kirche, I, 3^{°} ed., Linsiz 1896, pp. 501-505. Celestino Testore
ANDREA, Johann Valentin. - Teologo protestante tedesco, n. ad Herrenberg nel 1586, m. a Stoccarda nel 1654. Nipote di Jacob, ne seguì le orme; però mentre il nonno era ardente luterano, il nipote professò il calvinismo, pur mostrandosi attaccato rispettosamente al luteranesimo. Studiò anch'egli teologia a Tubinga, indi dal 1607 al 1614 accompagnò come precettore alcuni nobili giovani tedeschi in Svizzera, Italia e Francia. Ordinato diacono nel 1614, fu detto più tardi soprintendente del distretto di Calw e nel 1639 predicatore alla corte di Stoccarda; ma vi rinunciò nel 1647 per ragioni di salute. Carattere piuttosto mistico, si mostrò sempre molto ostile ad ogni querela o controversia dogmatica; per lui ciò che prima di tutto contava era la vita onesta, l'attuazione, nei sentimenti e nella condotta della vita, della dottrina professata.
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Andrea di Niccolò di Jacopo - Nativitd e santi - Siena, Pinacoteca.
Spinto da questo ideale scrissc: Reipublicae christianopolitanae descriptio ( 1619 ), dove immagina una città ideale, retta totalmente da principi cristiani per dimostrare come si poteva governare un'associazione di uomini. E il primo romanzo evangelico, che richiama l'Utopia di T. Moro, La città del sole di T. Campanella e l'Atlantis di Bacone. Per rafforzare la sua idea pacificatrice, fece seguire altre opere: Invitatio fraternitatis Cluristi ad amoris candidatos (1617); Christianae societatis idea (1620); Christiani amovis dextera porrecta (1620). Fra gli altri scritti, oltre 100 pubblicati e parecchi altri manoscritti, sono degni di nota i dialoghi satirici e le poesie popolari.
Bibl.: C. Hülsenan, F. Andreas als Pädagoge, Lipsia 1844; Vita Andreae ab ipso conscripta, ed. F. H. Rhein-wald, Berlino 1849; I. P. Glickbier, 7. V. Andrea, Ein Lebewbild zur Erinnerung an seinem Dreiuhrh. Geburtstag, Stoccarda 1886; D. Hölscher, s. v. in Realenc. für prot. Theol. u. Kirche, I, ³² ed., Lipsia 1896, pp. 906-13.
Colchimo Testore
ANDREA di Longjumeau. - Domenicano francese, vissuto nel sec. xirr. Fu incaricato con altri da s. Luigi, re di Francia, di andar a prendere a Costantinopoli la reliquia della santa corona (1238). Mandato da papa Innocenzo IV al «re dei Tartari», arrivò fino a Tabris in Persia, ove prese contatto con un capo mongolo (1245-47). Accompagnò s. Luigi nella crociata (1248-54) e fu da lui inviato al gran Khan dei Mongoli, Güỵtük, che trovò morto (1249-51). S. Luigi, sul letto di morte, ricordò una missione di frate A. in Tu. nisia (tra il 1254 e il 1270), altrimenti sconosciuta. Conosceva l'arabo e il persiano. Non lasciò alcuna relazione dei suoi viaggi.
Bibl.: P. Pelliot, Les Mongols et la papauté, in Revue de l'Orient chrétien, 23 (1922-23), pp. 3-30; 24 (1924), pp. 225-335; 28 (1931-32), pp. 3-84; (questo ultimo articolo è interamente dedicato a frate A. di Longjumosu); G. Soranso, Il papato, l'Europa cristiana e i Tartari, Milano 1930, passim.
Raimondo Loenertz
ANDREA della Madre di Dio. - Carmelitano scalzo spagnolo, al secolo A. de San Roman, n. nel 1620 in Palencia (Castiglia), m. nel 1674 in Alba de Tormes.
Rettore del «Collegio Salmanticese » nel 1673, come tale pubblicò 3 volumi del Cursus Theol. Moralis Salmanticensis, cioè: il t. II, De Sacramento ordinis, matrimonii, et de censuris (Salamanca 1668); il t. III, De legibus, de justitia, dominio, restitutione et contractibus
(Lione 1670) e il t. IV, De statu religiuso..., de privilegiis et simonia (Lione 1670, Madrid 1709).
Bibl.: Cosma di Stefano Villiers, Bibl. Carm., I, Orléans 1752, p. 91; Hurter, IV, p. 277; J. B. Glairc, s. v. in Dict. des sciences recl., I, Parigi 1868, p. 101 ; Silverio di S. Teresa, Hist. del Carm. Desc. de España, IX, Buenos 1640, pp. 38-60.
Androgio di Santa Teresa
ANDREA di Neufchâteau (de Novo Castro). Francescano scotista del sec. xiv, n. in Francia a Neufchâteau (Vosgi), che alcuni confusero con Newcastle (Inghilterra) e con Castronuovo (Italia). Resse come ministro la sua provincia di Lorena ed insegnò teologia con tanta abilità da meritarsi il titolo onorifico di «Doctor ingeniosissimus». In un trattato ancora inedito: De conceptione B. Mariae, propugna l'immacolato concepimento della Vergine. Sua opera principale: Commentar. in I^{text {ma }} Sententiarum (Parigi 1514).
Bibl.: P. Pauwels, L'Ordre franciscain et l'Immaculée Conception, Malines 1904, p. 79; J. H. Sbaralco, Supplementum et castigatia ad scriptores trium Ordinum s. Francisć, I, Roma 1908, pp. 37-38.
Emanuele Chietrini
ANDREA di Niccolò di Jacopo. - Pittore senese n. verso il 1440 e ricordato sino al 1514. Di vari lavori da lui condotti a Siena e a Massa Marittima e citati in documenti del 1470, 1477, 1490, 1499, 1500 non è rimasta traccia: c'è però nella Pinacoteca di Siena una grande pala (n. 298) con la Madonna e quattro santi, firmata e datata 1500 , e nella stessa Galleria sicuramente gli si attribuisce una Crucifusione (n. 568) con la data 1502. Un'altra opera certamente sua, datata 1510 , è una pala a tempera su tela con la Madonna tra i ss. Crispino e Crispiniano eseguita per i lavoranti dei calzolai di Siena, che si conserva nella chiesa di S. Mustiola.
Numerosi altri dipinti gli sono stati giustamente assegnati, anche perché, pur essendo egli di modesta levatura, il suo stile è assai personale e riconoscibilissimo. Esso deriva da quello del Vecchietta (v.) di cui A. fu forse scolaro, con influssi sempre più accentuati di Neroccio di Bartolomeo (v.) e Benvenuto di Giovanni (v.). Le sue opere, assai accurate nell'esecuzione, rivelano una mite e schietta religiosità piena di popolana gentilezza, e un temperamento dolcemente fantastico e contemplativo negli sfondi paesistici ispirati, come quelli dei Senesi di quel tempo,
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alla pittura umbra. Ad A. di N. inoltre appartengono alcune tra le rarissime tempere su tela della Scuola senese.
BibL.: G. De Nicola, s. v. in Thieme-Becker, I, p. 461 ; E. Jacobsen, Das Quattrocento in Siena, Strasburgo 1908; G. H. Edgell, A History of Sicnese Painting, Nuova York 1032.
Enzo Carli
ANDREA da Norri. - Scultore, n. a Firenze nel 1388; incerta la data di morte. Noto anche come A. da Firenze, scolpi in patria alcune statue per la cappella di S. Lorenzo in S. Lucia de' Bardi (1420) ed esegui lavori (1441-42) per la cupola del Duomo. Fuori di Firenze, lavorò al monumento funebre del vescovo Simone Vigilante, a noi non pervenuto, per la chiesa di S. Francesco della Scala in Ancona; a Napoli firmò, nella Congregazione di S. Monica, la tomba del conte Fernando da S. Severino. Il suo stile, che lo rivela artista di secondo piano, si attiene all'ultima maniera gotica, con non assimilati spunti rinascimentali.
BibL.: Anon., s. v. Andrea da Firenze, in Thieme-Becker, I, p. 423; W. e E. Pootz, Die Kirchen von Florenz, Francoforte sul Meno 1040 .
Claudia Bufice
ANDREA da Perugia. - Missionario francescano. Sono incerte la data di nascita e quella di morte (1330?). Nominato suffraganco della sede arcivescovile di Khambalicq (Pechino) da Clemente V e consacrato vescovo, interprete il viaggio per la Cina nel 1307. Dimorb alcuni anni nella capitale, poi si trasferì a Zaitun, ove, nella vicinanza di questa città, eresse una chiesa e un convento per venti frati. Una lettera scritta da lui al guardiano del convento di Perugia nel 1326 è stata trasmessa fino a noi.
Bibl.: A. van den Wijngaert, Sinica Franciscana, I: Itinera et relationes Fratrum minorum saeculi XIII et XIV, Quaracchi 1929.
Pancrasio Maarschalkerweerd
ANDREA Pisano. - Orefice e scultore, figlio del notaro Ugolino di Nino, n. a Pontedera, presso Pisa, ca. il 1295. Nel genn. 1330 gli venivano allogate dall'arte di Calimala (Corporazione dei Mercanti) le imposte per una delle porte del Battistero di Firenze, imposte che vennero gettate in bronzo nel 1332 e dorate nel 1336; esse recano la firma dell'artista e la data 1330. Dopo la morte di Giotto venne nominato capomaestro dell'Opera delle cattedrale di S. Maria del Fiore, e attese alla prosecuzione dei lavori del campanile, che erano stati iniziati nel 1334: ma nel 1343 fu dincaso dalla carica, secondo il Pucci - che ne accenna nel suo Centilognia - per aver apportato delle modifiche, che non piacquero, all'originario progetto giottesco; secondo altri in conseguenza della cacciata del duca di Atene, da cui A. aveva ricevuto incarichi e favori. Nel maggio del 1347 lo troviamo capomaestro dell'Opera del duomo di Orvieto. Morì nel 1348 o ' 49 , lasciando due figli pure scultori, Nino (v.) e 'Tommaso (v.). Le imposte bronzee del Battistero di Firenze sono l'unica sua opera sicuramente documentata: esse sono suddivise in ventotto formelle e recano entro incorniciature quadrilobate venti Scene della vita di s. Giovanni Battista, e sotto rappresentazioni allegoriche di Virtù a rilievo. Le fonti iconografiche per le storie del Battista sono state individuate nei musaici duecenteschi della cupola del Battistero fiorentino, che tuttavia A. sapientemente trasformò adattandole al nuovo gusto, e negli affreschi di Giotto in S. Croce, più fedelmente seguiti dallo scultore. Altrettanto certo appare il suo intervento nella decorazione plastica del campanile di Giotto, e più precisamente nell'esecuzione della serie inferiore delle formelle esagonali a rilievo con le Storie della Creazione dell'Uomo e con le rappresentazioni delle Arti meccaniche: alcuni di questi rilievi furono con-
dotti in collaborazione con Giotto stesso, ma non si sa se questi si sia limitato a fornirne i disegni, oppure ne abbia preparato addirittura i bozzetti.
La critica più recente è riuscita ad ampliare notevolmente il catalogo delle opere di A., sia restituendogli sculture tradizionalmente assegnate al figlio Nino, sia reinterpretando con maggiore attendibilità gli scarsi ricordi documentari e le testimonianze dei più antichi storiografi, come il Ghiberti : così, accanto alla più nota figura dell'orafo e del maestro di piccoli rilievi, si va sempre più chiaramente delineando quella dello scultore di statue a tutto tondo, in marmo ed in legno. Ad A. infatti sicuramente appartengono: la elegantissima statua lignea delI'Amune'ata nel Museo di Pisa che, per aver rivelato durante un recente restauro la data 1321, sarebbe l'unica opera rimastaci di A. anteriore alle imposte di Firenze (attrib. Carli e Valentiner); due statuette marmoree, il Redentore e S. Reparato nel Museo dell'Opera di Firenze (attrib. Schmarsow); quattro grandi statue: David, Salomone, la Sibilla Eritrea e la Sibilla Tiburtina all'esterno de' campanile di Giotto (ca. 1338-42 ricordate dal Ghiberti); alcune parti del Monumento all'arcivescovo Simone Saltarelli (m. nel 1342) in S. Caterina a Pisa (attrib. Carli e Valentiner); una splendida Madonna col bambino nel Museo della cattedrale di Orvieto (attrib. Lanvi) che sarebbe l'ultima opera, e forse il capolavoro del Maestro. Neno certa, per quanto non del tutto improbabile, appare l'attribuzione ad A. di altre statue, come ad es. quelle nell'interno dell'Oratorio della Spina in Pisa, una Madonna nel Museo di Detroit, ecc. La valutazione critica dell'arte di A. non può prescindere dall'apprezzamento dei contatti da lui avuti con Giotto, e che profondamente influirono nella formulazione dello stile dello scultore, il quale decisamente si staccò dalla ormai stanza e manierata tradizione dei seguaci di Giovanni Pisano, inaugurando una seconda e fervida stagione nella scultura pisana. Da Giotto infatti A. derivò quella chiarezza compositiva, quella serenità, quella ritmica salda, monumentale e conclusa che dànno classico sapore alle sue creazioni : mentre il gusto gotico della linea, da lui assunto in tutta la sua melodica scioltezza, intervenendo intimamente nella definizione dei valori plastici e compositivi, si mantiene immune da ogni decorativismo e da ogni compiacimento edonistico. - Vedi Tavs. CIII-CIV.
Bibl.: L. Ghiberti, I Commentarii, ed. Schlosser, I, Berlino 1920, p. 43; G. Vasari, Le Vite, ed. Milanesi, I, Firenze 1878. pp. 481-98; A. Venturi, St. dell'arte ital., VI, Milano 1906; J. Lányi, s. v. Pisano Andrea in Thieme Becker, XXVII, pp. 9495; I. Vala, Studien zu A. P., Amburgo 1940; J. Falk e J. Lányi, The Growth of A. Pisane's Bronze Doors, in The Art Bulletin, 25 (1943. 11), pp. 132-53; E. Carli, La Mostra dell' Antica Scultura Pisana, in Emporium, 63, fasc. 626 (b880. 1947), pp. 47-57; W. R. Valentiner, A. P. as marble sculptor in The Art Quarterly, (1947), pp. 163-87.
Enzo Carli
ANDREA il Presbitero. - Scrittore bizantino, autore di "catene" su Prov. e Is., forse anche su Act. e le Epistole Cattoliche. Si ignora il luogo (Costantinopoli ?) e il tempo in cui visse. E posteriore al sec. viI, poiché cita s. Massimo il Confessore (m. nel 662), ma non al sec. x, se la "catena" su Act. e sulle Epistole Cattoliche è sua. I codici che racchiudono le "catene" di A. sono: Vindob. theol. 26 (del 1236. su Prov. e Is.); Monac. 32 (su Prov.); Vatic. Ottobon. gr. 7 (su Is., in 3 libri); Monac. 38 (su Is., un libro solo). Il Cod. Coislin. 23 (sec. x), riprodotto dal Cod. Oxon. Collegii novi 38 (sec. xIII) che J. A. Cramer ha seguito nella sua edizione, ha le "catene" su Act. e le Epistole Cattoliche, che Staab però nega ad A. R. Devreesse considera A. come un semplice copista.
Bibl.: A. Ehrhard, in Geschichte der byzantinichen Literatur di K. Krumbacher, ²² ed., Monaco 1897, pp. 211, 212; S. Solaville, s. v. in DHG. II, col. 1613; K. Staab, Die griechischen Katenenkommentare zu den bath. Briefen, in Biblica, 2 (1924), pp. 346-51; R. Devreesse, in DBs. I, coll. 1094, 1147 sE., 1206, 1224.
Anonimo Romeo
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Andrea del Sarto - Madonna detta del sarco - Firenze, chiesa della S.ma Annunziata.
ANDREA da Ratisbona. - Agostiniano, storiografo tedesco della fine del sec. xv. Entrò nel convento di S. Mang a Ratisbona nel 1410. Scrisse: De statu urbis Ratisbonae antiquae et de variis haeresibus; Chronicon generale a Ch. n. usque ad 1422, protratto nel Diarium sexemale fino al 1427; Chronicon de ducibus Bavariae fino al 1439, che nella traduzione tedesca fatta dallo stesso A. venne continuato fino al 1452 ; Chronicon Episc. Ratisbonensium, dal 484 al 1428.
Bibl.: Hurter, II, coll. 844-45; G. Leidiger, Kleine Studien zu A. v. R., in Festgabe Hermann Grunert, Friburgo in Br. 1919, pp. 111-15. Emma Santovito
ANDREA, arcivescovo di Rodi (Crisoberga). Domenicano, n. a Costantinopoli da famiglia scismatica, si converti al cattolicesimo ed entrò nell'Ordine dei Predicatori nel convento di Pera. Lavorò strenuamente per l'unione dei Greci con la Chiesa di Roma, e a questo scopo prese parte ai Concili di Costanza, Basilea e Ferrara-Firenze. Insignito di cospicue dignità, Maestro del Sacro Palazzo (1425-52), vicario generale della Società dei Fratelli pellegrini, fu incaricato di difficili legazioni nell'Ordine (prima e dopo i Concili) ed anche in Italia presso Martino V e al Concilio di Basilea. Proposto prima per la sede di Sutri (1429) che però mai raggiunse, Eugenio IV lo designò all'arcivescovato di Colossi in Rodi, donde il nome suo più noto ai Latini di Colossense o Rodiense. Appose la sua firma al decreto d'Unione fiorentino ( 6 luglio 1439), ma la sua attività si svolse piuttosto nelle sessioni di Ferrara, dove tenne il discorso di apertura e difese brillantemente la posizione cattolico-romana contro Bessarione (ancora scismatico) e Marco d'Efeso, sulla questione del "Filioque». Oltre i suoi lavori conciliari (anche come predicatore a Costanza e Basilea) restano di lui due scritti, uno recentemente edito sull'essenza e l'operazione divina, diretto a Bessarione (ed. Candal), e un altro polemico contro Marco Eugenico Efesino (bibl. Vatic., cod. Pal. lat. 604). Le date della lunga carriera di questo personaggio sono assai difficili da stabilirsi con esattezza.
Bibl.: G. Mercati, Notizie di Procaro e Demetrio Cidone, (Studi e Testi, 25), Città del Vaticano 1931, pp. 480-84; R. Loenertz, in Arch. FF. Praed., 4 (1934), pp. 39-40; M.-H. Laurent, in Echos d'Orient, 34 (1935), pp. 414-38; R. Loenertz, La Société
des Frères Pérégrinauts, Roma 1037; G. Hofmann, Die Kanzitsarbeit in Ferrara, in Or. Chr. Per., 3 (1937), pp. 423-35; E. Candal, Andreae Rhodismis... cjistula, in Or. Chr. Per., 4 (1938), pp. 329-71; P. Mandonnet, s. v. in DThC, I, coll. 1181-82. Emanuele Candal
ANDREA da Salerno (Andrea Sabatini). - Pittore, n. forse prima del 1480 , m. a Gaeta nel 1530. Di formazione varia e incerta, mutò spesso indirizzo stilistico ora rifacendosi ai maestri umbri ora ai lombardi (Cesare da Sesto), ora piegandosi ai modi assimilati dall'ambiente raffacllesco. Conservò tuttavia una certa immediatezza e ingenuità d'espressione, che ne caratterizzano positivamente la produzione. Lasciò le sue opere principali a Napoli (Palazzo Resiè; S. Giorgio dei Genovesi, S. Severino e Sosio); a Salerno (S. Giorgio e S. Agostino) e a Montecassino.
Bibl.: G. Ccel, s. v. Sabatini Andrea, in Thieme-Becker, XXIX, pp. 281-82 (con elenco delle opere); A. De Rinaldis, s. v. in Eur. Ital., III, p. 206.
Claudia Reflex
ANDREA Salos, santo. - Scita di nascita ma non slavo, vissuto dall'88o al 946. Venuto come schiavo a Costantinopoli, il suo padrone, il protospatario Teognosto, gli fece imparare il greco e se ne servì come notario. A., dopo una visione, a 36 anni, si diede alla preghiera e ai digiuni, conducendo fino alla morte una vita di intenso e rigido ascetismo, non priva di audaci stranezze, che gli procurarono l'appellativo di "pazzo di Cristo». Il rito bizantino celebra la sua festa il 2 ott.
La Vita (PG 111, 621-888), scritta dal suo direttore spirituale Niceforo, ha una cronologia incerta. Fra le fonti va ricordata: la Vita di Simeone Salos, il Prato Spirituale (PG 87, 2932-36), alcune visioni apocrife di Daniele prevedenti la venuta dell'Anticristo e la fine del mondo (cf. A. Vassiliev, Anecdota graecobyzantina, Mosca 1893, pp. xx-xxv). Un critico giunse fino a stimare questa Vita una produzione fantastica scritta ca. l'anno mille (cf. Byzant. Zeitschrift, 21 [1912], p. 317 sgg.).
Bibl.: S. Murray, A Study of the Life of Andreas, the Fool for the Sake of Christ, Lipsia 1910 (con la pubblicazione di un frammento in scrittura unciale del sec. x). Alfonso Baes
ANDREA, vescovo di Samosata. - Visse nella prima metà del sec. v, morì prima del 449; prese parte attiva alla controversia nestoriana. Su invito di
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Giovanni d'Antiochia, scrisse, a nome degli Orientali, una confutazione degli anatematismi di s. Cirillo d'Alessandria, dove cerca di mettere quest'ultimo in contraddizione con se stesso. Questa confutazione ci è giunta in gran parte nella risposta di s. Cirillo, intitolata: Apologeticus adversus orientales episcopos: PG 86, 315-86. Sebbene Anastasio il Sinaita (Hodegos, cap. 22 : PG 89, 291-94) tratti A. come "drago pieno di veleno nestoriano ", non sembra, da quanto ci resta di lui, che sia stato veramente nestoriano. Il frammento, citato da Anastasio, di un secondo trattato contro Cirillo, che non è giunto a noi, si può intendere in modo ortodosso. E sicuro che A., dopo essersi rifiutato per qualche tempo di sottoscrivere al simbolo di unione tra s. Cirillo e gli Orientali (433), fini ben presto col riaccostarsi al partito della pace, come appare dalla sua lettera agli economi del suo intransigente metropolita, Alessandro di Gerapoli (Synodicon Casinense, 106: PG 84, 719-20).
Delle dieci lettere di A. giunteci in latino, nel Synodicon Casinense (43, 59-63, 82-90, 98-101, 106 : PG 84) 8 sono indirizzate ad Alessandro di Gerapoli.
Bib.: TillemoeI, XIV, Venezia 1732, pp. 503 sgg.: M. Le Quien, Oricus christianus, II, Parigi 1740, col. 935; O. Bardembewer, Geschichte der althireblichen Literatur, IV, Friburgo in Br. 1924, pp. 249-20: A. Baummark, Ein Brief des Andreas von Samonita an Rabbala von Edessa und eine cerlorene dogmatische Knteme, in Oricus Christianus, I (1901), pp. 179-81; M. Jugie, v. v. in DMG, II, coll. 1604-1626.
Martino Jugie
ANDREA di San Vittore. - Canonico regolare, n. in Inghilterra verso l'inizio del sec. xir. Entrò a Parigi nell'abbazia di S. Vittore, dove fu discepolo di Ugo (v.). Vi ricoprì in seguito la carica di priore e fu poi eletto primo abate di Wignnore nello Herefordshire, monastero dipendente da S. Vittore; ma, per difficoltà e divergenze sorte nella comunità da poco fondata, fece ritorno a Parigi. Più tardi fu reintegrato nella sua sede abbaziale, ove morì probabilmente il 20 ott. 1175. A. appartiene a quella corrente teologica detta "biblico-morale", iniziatasi a Parigi verso la metà del secolo xir. Il suo commento inedito a una gran parte di libri sacri del Vecchio Testamento ha il pregio di essere scrupolosamente letterale, giovanilosi l'autore anche della esegesi rabbinica contemporanea. Notevole è la sua influenza su Stefano Langton, Pietro Comestore, Pietro Cantore e altri, e su molti correctoria medievali.
Bibs.: P. Feret, La Faculté de théologie de Paris, I, Parigi 1894, p. 118 sgg.: B. Smalley, Andress of St. Victor, a Medine. col Hebrewist, in Recherches de théologie ancienne et médiévale, 10 (1038), pp. 338-73; id., The school of Andress of St. Victor, ibid., 11 (1939), pp. 143-67; C. Spica, Esquisse d'une histoire de l'exégèse latine au Moyen Aor, Parigí 1944, p. 130 se. Carlo Eazer
ANDREA del Sarto (Andrea Vannucchi; Andrea d'Agnolo). - Pittore, n. a Firenze il 16 luglio 1486, m. ivi il 22 genn. 1531. Allievo prima di Giovanni o Andrea Barile, poi di Piero di Cosimo, subì fortissima l'influenza di Leonardo da Vinci, e più tardi, in minor grado, quella di Michelangelo, che gli fu dannosa, perché contraria alla dolcezza dell'indole sua. Né gli rimasero estranei Bartolomeo della Porta, per la teatralità delle pose, e Raffaello, per l'euvitmia della composizione. L'attività di A. si svolse in massima parte a Firenze; nel 1518, invitato da Francesco I, fu per breve tempo in Francia.
La prima opera di A., il Noli me tangere degli Uffizi, rivela piuttosto che un alunnato presso Piero di Cosimo, come vorrebbe il Vasari, una formazione analoga a quella del Franciabigio (v.); ben presto però, nella esecuzione degli affreschi con storie di s. Filippo Benizzi nel chiostro dell'Annunziata a Firenze,
la maniera si fa più sciolta e la composizione si equilibra secondo ritmi affini a quelli di Fra Bartolomeo. Il gusto per le ombre colorate e per lo sfumato atmosferico si manifesta nella Annunciazione Pitti e nella Pietà della Galleria di Vienna; i piani si sfaccettano per ottenere una commossa vibrazione della luce. Infatti, nel Corteo dei Magi all'Annunziata le immagini raggiungono una perfetta fusione con l'atmosfera. E di questo periodo il mirabile Ritratto muliebre del Prado. Prima del viaggio in Francia, A. inizia gli affreschi al chiostrino degli Scalzi, nei quali appaiono i primi spunti michelangioleschi. Nei monocromati la crudezza delle luci esalta la visione plastica del particolare, ma nella insistente sfaccettatura dei piani e

(Int. Andresso)
Andrea del Sarto - Madonna detta delle Arpie. Particolare. Firenze. Galleria degli Uffizi.
nell'effetto d'insieme il pittoricismo di A. trova il modo di affermarsi con originalità. La Madonna delle Arpie (1517), composta sui moduli di Fra Bartolomeo, ma tutta avvolta in una morbida atmosfera colorata, è un autentico capolavoro. Seguono diverse opere di soggetto sacro, come la Disputa della Trinità a Pitti, la Madonna dell'Ermitage a Leningrado, la Deposizione, pure a Pitti, e vari ritratti. Poi ancora la cosiddetta Madonna del sacco nel chiostro dell'Annunziata a Firenze, offre nel misurato calcolo prospettico e nelle sottili qualità cromatiche la misura della maturità del pittore. Nella Assunta della galleria Pitti la composizione si fa macchinosa; e in altri dipinti, spesso, l'opera dei collaboratori ne diminuisce la qualità. La Sacra Famiglia di Pitti, la Madonna di Berlino, il Sacrificio d'Abramo a Dresda, rientrano già in una concezione manieristica, ed il colore in queste opere diviene sgargiante, mentre la morbidezza dello sfumato si attenua.
Mentre nella scuola fiorentina, tutta data al disegno, domina la concezione formale, la pittura di A., derivando dallo sfumato leonardesco la sottigliezza
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del chiaroscuro e la sfumatura delle tinte, si presenta essenzialmente coloristica. - Vedi Tav. CV.
Birl.: 1. Fraenkel, A.d.S. Gemälde u. Zeichnungen. Strasburgo 1933: id., s. v. Sorta Andrea, in Thieme-Becker, XXIX, pp. 473475: B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, trad. ital. di E. Cecchi, Milano 1936, pp. 14-17: H. Hoffmann, Hochreuäs. sance, Manierismus, Frühbarach. Die italienische Kunst des 16. Jahrhunderts, Zurupc-Lipsia 1938. Vincenzo Golzio-"
ANDREA SCHiAVONE: v. SCHiAVONE.
ANDREA da Spoleto. - N. a Cascia verso il 1481. Nella disordinata gioventù fu a capo di una fazione. Entrò nell'Ordine dei Minori, poi ne uscl, ma ben presto vi ritornò. Per far penitenza passò in Corsica ad assistervi gli appestati. Dopo di che, col permesso del generale e dell'autorità ecclesiastica, partì per le missioni dell'Africa. Arrivato a Ceuta e poi a Fèz, predicò in pubblico davanti ad ebrei e maomettani. Ebbe la corona del martirio il 9 genn. del 1532 .
Bibl.: Marcellino da Civezzs. Storia Univ. delle Miss. Francescane, VI, Pravo 1881: I. Ruiz de Larrinaga, Un mártir franciscano en Fez en el siglo XVI, in Archivo Ibero-Americano, 16 (1921): M. Desmasieres, Un martyr Franciscain à Fèz au XVIe siecle, Parigi 1927. Francesco Mastrschalkerweerd
ANDREA d'UNGheria (Pannonius). - Pio scrittore certosino, m. verso il 1510 , del quale si hanno pochissime notizie (da non confondersi con l'omonimo domenicano del sec. xv). Vestì l'abito monastico alla certosa di Bologna e nel 1469 fu eletto priore della certosa di Ferrara.
Scrisse: Paraphrasis in Librum Sententiarum; In Psalterium; In Cantica Canticorum; Tractatus de Spiritu Sancto; Varii Sermones. Nella biblioteca Vaticana, si trova un codice manoscritto : Andreas Pannonius Ord. Carthusiensis monacus, De regis virtutibus ad Matthiam Hungariae regem (Cod. Vat. lat. 3186; cf. Migne, Dict. des nus., 2, col. 1063). Presso i conti Capialbi di Vibo Valentia, in Calabria, vi è un codice manoscritto cartaceo col titolo: I'vatrix Andrane Pannonii Ordinis carthusiensis super Cantica Canticorum Salamonis expositio devotissima, una cum brevi et morali b. Gregorii Papae expositione, quae in marginibus panitur. In fine si legge: - Explicit die 16 martii 1506. Inchosta et ad finem usque perducta una cum toto volumine in carthusia Ferrariae per me F. A. professum domus Bononiae primo anno liberationis meae ex Aegypto. Qui habet aures audiendi audiat =.
BibL.: S. Autore, Scriptores S. Ordinis carthusiensis (manoscritto della Grande Chartreuse), I, pp. 32-36: D. Campanini, Mistico-Sacra Genesis vv. pp. Priorum et Rectorum Carthoniae Ferrariae (manoscritto della Grande Chartreuse, A-V, 263).
Gabriele Costa
ANDREA di Vanni: v. VANni andrea.
ANDREASI, Osanna, beata. - Terziaria domenicana, n. a Mantova da Nicola Andreasi (non Andreassi) e Agnese Gonzaga il 17 genn. 1449, m. ivi il 18 giugno 1505. A 15 anni vestì l'abito del terz'Ordine domenicano, che mantenne fino alla morte vivendo sempre nel secolo. Uni alla contemplazione l'apostolato, si distinse per umiltà, carità e zelo ardente per le anime. Fu madre dei poveri e consigliera di principi. Il domenicano Francesco Silvestri da Ferrara e il benedettino Girolamo da Mantova, montolivetano, che ben la conobbero, ne scrissero la vita. Fu sepolta nella chiesa di S. Domenico di Mantova. Il suo culto fu concesso all'Ordine domenicano e alla diocesi mantovana, ove è molto venerata, da Leone X e Innocenzo XII (1694). La festa si celebra il 20 giugno.
Birl.: Acta SS. Iunii, IV, Parigi 1867, 552-664: Monumenta O. P. Historica, XIII, Roma 1904, pp. 117 e 335: XIV, ivi 1904, p. 44: G. Barolini e L. Ferretti, Vita, con l'epistolario della beata. Firenze 1905: I. Taurisano, Catal. hagiographicut O. P., Roma 1918, p. 50 sg.; M. C. de Gante, Les Bienheureuses Dominicaines, Parigi 1924, pp. 369-412: A. Walz, De veneratione divini Cordis Jesu in O. P., Roma 1937, p. 79 sg. Lorenzo di Fonzo
ANDREA UBERTO Fournet, santo. - N. il 6 dic. 1752 a Saint-Pierre-de-Maillé, nel Poitou, m. a La Puye il 13 maggio 1834. Iscritto nel 1772 all'Università di Poitiers, per giovanile leggerezza abbandono gli studi e divenne per breve tempo soldato. Abbraccò poco dopo lo stato ecclesiastico e nel 1776 fu ordinato sacerdote. Vicario di Haims (1777-79) e di Saint-Pierre-de-Maillé (1779-81), venne nominato nel 1781 curato nella parrocchia natale; e qui si diede a praticare un ideale di vita interamente apostolica. Rifiutò nel 1791 il giuramento imposto dalla costituzione civile del clero. Privato perciò della parrocchia, esercitò segretamente il ministero, con frequente rischio della vita, fino a che, nel sett. 1792, dovette esulare in Spagna, dove visse fino al termine del 1797 nella piccola città di Arcos, in Navarra. Ritornato di nascosto in patria, riprese, mentre ancora infieriva la persecuzione, l'esercizio proscritto del culto. Dal 1798 diresse spiritualmente s. Giovanna Elisabetta Bichier des Ages (v.), che indusse a fondare una società religiosa per l'assistenza ai malati e l'istruzione religiosa ai bambini, denominata delle Figlie delli Croce (1807). Dimessa la parrocchia nel 1820 , prese a dimorare presso la sede dell'istituto, a La Puye; e qui passò i suoi ultimi anni, dedicati alla formazione spirituale delle religiose e ad altre opere di ministero apostolico, tra il popolo e il clero. Beatificato il 16 maggio 1926, fu canonizzato il 4 giugno 1933. La sua festa si celebra il 13 maggio.
BibL.: J. Soubat, André-Hubert Fournet., Son époque, sa vie, son muvre, 2 voll., Poitiers 1925: Anon., S. A. U. F. parrace di Maillé... Vita e opere, Milano 1933.
Nello Vian
ANDREINI, COVANBATTISTA. - Comico, poeta ed autore drammatico, n. a Firenze nel 1578 dal celebre attore Francesco Andreini (in arte Capitan Spavento) e da Isabella, attrice di fama internazionale. Appena sedicenne entrò, col nome di Lelio, nella compagnia dei Gelosi. Dal 1804 con la moglie Virginia Ramponi fece parte della compagnia dei Fedeli, che era alle dipendenze del duca di Mantova Vincenzo. A causa della sua professione peregrini per le varie città d'Italia, si recò tre volte in Francia ed una volta in Germania. Morì a Reggio Emilia nel 1654. Le sue commedie sono per lo più licenziose e oscene.
La sua fama è legata all'Adamo (Milano 1613), opera drammatica veramente notevole per grandiosità di concezione, anche se mista di stranezze spettacolari conformi al gusto dell'epoca. Il Milton vi trasse degli spunti felici per Il Paradiso Perduto. L'A. fu anche autore di liriche sacre e profane, fra cui vanno ricordate : il poema in lode di s. Carlo Borromeo, intitolato Divina Visione, i sonetti in onore dei santi che in vita furono attori, raccolti sotto il titolo di Teatro Celeste (Parigi 1625).
BibL.: E. Bevilacqua, G. A. e la Compagnia dei Fedeli, in Giorn. stor. della Letter. ital., 33 (1894), pp. 76-133; 34 (1893), pp. 82-165: V. Mazzetti, Un famoso comico ed autore drammatico morte in Reggio dell'Emilia, Reggio Emilia (cfr. Giornale stor. della lett. ital., 63 [1915] p. 475).
ANDREOLI, Giuseppe. - Sacerdote e patriota, n. a S. Possidonio di Modena nel 1791, m. a Rubiera il 17 ott. 1822. Sacerdote degli Oblati di Correggio, l'A. si fece carbonare nel 1820 . Arrestato nel febbr. 1822 fu rinchiuso nel giugno dello stesso anno nella rocca di Rubiera. Giudicato da un tribunale statario straordinario istituito da Francesco IV, senza tener conto del diritto del foro ecclesiastico A. fu condannato a morte, e dopo la sconsacrazione, decapitato.
BibL.: T. Fontana, La cattura di d. G. A. (16-17 febbr. 1622), in Rass. stor. del Risorg., 4 (1917), p. 707 sgg.; id., Prigionia e morte di don A. (17 febbr. - 17 ott. 1622), ibid., 5 (1918), p. 686 sgg. Silvio Furlani
ANDREOLO de' Ferreri. - Francescano, vissuto nella seconda metà del sec. xiv. Alcuni storici, come il
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Ticozzi e il Cicognara, affermano ch'egli prese parte, in qualità di architetto, ai lavori per la fabbrica del duomo di Milano. Fu allievo di Giovanni da Giussano.
Biol.: P. L. Beacaloni, L'Arte Francescana nella vita e nella storia del setternato, Todi 1924.
Tomaso M. Gallina
ANDRÉS, Juan. - Letterato e filosofo spagnolo, n. a Planes (Valenza) nel 1740, m. a Roma il 12 genn. 1817. Entrato quindicenne nella Compagnia di Gesù a Tarragona, era professore nel collegio di Gandò, quando, per ordine di Carlo III, i Gesuiti spagnoli furono arrestati ( 1767 ) e deportati in Corsica e di là in Italia. L'A. insegnò filosofia a Ferrara, dove fu membro attivo dell'Accademia locale; fu in seguito precettore a Mantova e bibliotecaria a Parma. Affiliato di nuovo alla Compagnia di Gesù ristabilita nel Napoletano e passato a Napoli, vi divenne sotto il regime francese prefetto della Biblioteca regia (1806) e segretario perpetuo dell'Accademia delle Antichità, cariche che gli furono confermate dai Borboni.
Con uno studio metodico e ricerche personali in archivi e biblioteche, l'A. si assicurò una conoscenza proficnda della letteratura e della filosofia italiana. Uno dei suoi primi scritti, Staggio sulla filosofia del Galileo, Mantova 1775, rivendicava al grande pisano il primato nella riforma del metodo sperimentale. L'A. ebbe una polemica cortese cun il Tiraboschi, che derivava dalla dominazione spagnola in Italia l'origine del Seicentismo: Lettere dell'abate D. G. A. al Sig...