volume-01

Back to Volumes
tica, civile e religiosa. Questa educazione però non è il risultato di un momento dello spirito umano, ma è il frutto di una progressiva evoluzione. Religione ed esperienza, mondo pagano e mondo cristiano, scienza positiva ed astrattismo sono indirizzi opposti che, coesistendo nell'àmbito dell'educazione, si urtano e si contraddicono arrestando così ogni possibilità di slancio e di sviluppo. Bisogno perciò ridare unità alla mente e indirizzare verso mete determinate la vita degli individui; il che non può fare se non la scienza che prende, nella concezione dell'A., come l'aspetto di una nuova religione. E poiché lo Stato moderno non resta indifferente o estraneo di fronte alla formazione dei cittadini, esso ha il compito di attuare questa scientifica unità degli spiriti.

Affermato il principio della scienza come unificatrice e regolarrice degli spiriti, l'A., nell'esigenza di proclamare la laicità della scuola, nega a questa, in nome di verità che chiama obbiettive, solo perché note dalla scienza, l'insegnamento religioso, il quale, non che mancare nella scuola, vi resterebbe come fondo primitivo ed originario, diavolato in una forma più pura, vi resterebbe infatti "la legge sovrana dell'ordine cosmico senza capricci e senza perdoni, e il sentimento della nostra dipendenza " s'innalzerebbe "ad una maggiore altezza mentale ". Dove non è possibile non avvertire la freddezza di una religione, non più sentimento, movenza dell'interiore coscienza, e perciò slancio e anelito, ma fredda e passiva natura. Fermo oramai nel principio che la scienza e la coltura, nel loro moto progressivo, sono, si può dire, la nuova religione, l'A. vuole che i fanciulli siano educati a contatto con i fatti concreti e sensibili, perciò la matematica, la fisica, la chimica, la biologia, la meccanica sono le discipline che essi debbono abbracciare, chiudendo lo sguardo a tutto quel mondo mitico e fantastico, in cui, in fondo, solo sa vivere e può vivere lo fanciullezza. Il nuovo mito, la scienza, non è dominio soltanto della scuola; ma deve penetrare anche nelle famiglie, perché soltanto in questo modo il popolo può sgomberare da sè i pregiudizi che lo ottenebrano e farsi libero. L'A. cadeva così in quell'astrattismo da cui voleva uscire, e irrigidiva la scuola in un dogmatismo sterile, privo di quello spirito e di quella visione religiosa, che non si possono manomettere senza compromettere il fondamento stesso di tutta l'educazione.

Bibs.: Opere. - La filosofia e la ricerca positiva, 1868; La pedagogia e la filosofia positiva, 1868; La pedagogia, lo Stato e la famiglia, 1876; Questioni di filosofia contemporanea, 1877;

## Page 778

La filosofia e la scuola. 1888. Articoli e note dell'A. si trovano sparsi in : Rizista crittica di scienza, lettere e arti, e in: Rassegna critica di opere filosofiche, scientifiche e letterarie.

Studi. - F. Alteracca, Sulla vita e sulle opere di A. A., Milano 1890; F. Orestano, Anziulli, Roma 1907; G. Afievo: Opuscoli pedagogici, T'crino 1900; G. T'aure, La cita e il pensiero di A. A., Roma 1914; G. Giuffrida, Il fallimento della pedagogia scientifica, Città di Casullo 1920; G. Gentile, Le origini della filosofia contesuporanca in Italia, II : I positivisti, Messina 1921; S. Caramella, Studi sul positivismo pedagogico, Firenze 1921; G. Colozza, s. v. in A. Martinazzoli e L. Cerdaro, Dizionario illustrato di pedagogia, Milano, s. d., pp. 51-58; G. Colò, L'invirsignano del positivtismo pedagogico: A. A., in Dottrine e Opere, Lanciano 1932, Nino Sammartano

ANGIUS, Vittorio. - Sacerdote, fu deputato di Lanusei (Nuoro) nella ¹⁰ legislatura e propose l'abolizione delle decime in Sardegna. Rieletto, nella 4^{°} legislatura, dal secondo collegio di Cagliari combatté il progetto di legge sul matrimonio civile e propose di rifiutare il matrimonio a quanti non dimostrassero di possedere i mezzi necessari per mantenere la famiglia.

Bini, T. Sarti, Il Parlamento sobalpino e italiano, 2 voll., Roma 1896-98; E. Michel, s. v. in Diz. del Ris. Nac., II, Milano 1930, p. 77 , Mario De Camillis

ANGLICANE, ORDINAZIONI. - 1. Antecedenti. - La questione circa la validità delle o. a., cioè se i ministri, ordinati secondo il rito della Chiesa d'Inghilterra, siano veri sacerdoti e veri vescovi e quindi da paragonarsi ai vescovi e sacerdoti scismatici orientali, suscitò molte polemiche, soprattutto nella seconda metà del sec. xix, alle quali pose fine la bolla di Leone XIII Apostolicae curae del 13 sett. 1896.

Come si sa, in qualunque Sacramento deve esserci necessariamente la materia e la forma; la materia per sé è indeterminata e deve essere determinata dalla forma. Così, ad es., l'imposizione delle mani è materia comune dell'ordine del presbiterato e dell'episcopato: ad essa deve aggiungersi la forma, ossia le parole che determinino, significhino il carisma donato e specifichino qual'è la potestà conferita. Quando tale determinazione non si verifica, sorge il difetto di forma. Durante la scisma di Enrico VIII (1534-47), tutte le ordinazioni si fecero secondo il Rituale romano e tutte furono considerate valide; lo stesso si dica delle ordinazioni fatte durante i tre primi anni di Edoardo VI dal 1547 al 1550 . Ma nel 1550 entrò in vigore il Book of Common Prayer (v.) di Edoardo VI, nel quale al Pontificale romano fu sostituito l'Ordinale edoardiano, che, sia nella ordinazione dei sacerdoti sia nella consacrazione dei vescovi, non specificava la potestà conferita. Vi era dunque difetto di forma. Altro requisito necessario alla validità d'un Sacramento è l'intenzione del ministro, cioè la volontà di fare ciò che fa la Chiesa. Se il ministro e, nel caso dell'Ordine, il consacrante ha una idea del tutto errata e falsa di ciò che fa la Chiesa, e intende fare nel modo che egli pensa e non la Chiesa, quest'intenzione non esiste ed il sacramento è invalido. Ora, nel Prayer Book del 1550 non solo si negava il Sacramento dell'Ordine, ma si eliminava dalla celebrazione della cena, sostituita alla Messa, ogni idea di sacrificio e di consacrazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Nostro Signore. Vi era dunque difetto di intenzione.

Durante il regno di Maria Tudor (1553-58) il card. R. Pole, mandato come legato pontificio in Inghilterra, ebbe cura di esaminare le singole ordinazioni, dichiarando invalide per difetto di forma e di intenzione tutte quelle fatte secondo l'Ordinale edoardiano. La regina Elisabetta (1558-1603) rinnovò lo scisma e, come successore al card. Pole nell'arcivescovato di Canterbury, scelse Matteo Parker, già cappellano di sua madre Anna Bolena, ordinato sacerdote secondo l'Ordinale edoardiano e quindi invalidamente. La validità, poi, della sua ordinazione a vescovo è sempre stata oggetto di seri dubbi. Dal Parker vennero poi consacrati altri vescovi anglicani, tutti secondo l'Ordinale di Edoardo VI, dai quali, per successive invalide consacra-
zioni, deriva l'attuale episcopato anglicano. Più di un secolo dopo, cioè nel 1662 , le autorità della Chiesa anglicana, conscie della indeterminatezza delle forme di consacrazione, le corressero. Per i sacerdoti vi aggiunsero " (Ricevi lo Spirito Santo) per l'ufficio ed opera di sacerdote nella Chiesa di Dio ecc. "; e per i vescovi: "(Ricevi lo Spirito Santo) per l'ufficio ed opera di vescovo nella Chiesa di Dio ecc. "; ma, come bene osserva la bolla Apostolicae curae, queste aggiunte forse potrebbero opporre alle formole un significato legittimo, ma vennero troppo tardi, giacché, dopo un secolo, si era certamente estinta la gerarchia legittima e quindi la potestà di ordinare.
2. La bolla "Apostolicae curae». - Dalla legazione del card. Pole fin verso la metà del secolo xix, alcuni ministri anglicani passarono alla Chiesa cattolica, come il vescovo anglicano Gordon nel 1704. La Chiesa cattolica li considerò come semplici laici. Verso la metà del sec. xix, sviluppatasi tra gli anglicani la teoria dei 3 rami, apparve subito l'inanità di tale teoria, se le o. a. non erano considerate valide dagli altri 2 rami, cioè dal cattolico e dallo scismatico orientale. Perciò i ministri anglicani videro essere considerati come veri sacerdoti e veri vescovi. La Chiesa cattolica e le Chiese orientali respinsero tale pretesa. Sorse pertanto una tenace polemica, nella quale, supponendo la validità certa e indiscutibile, gli anglicani si sforzavano di dimostrarla con svariati e molteplici argomenti.

La benevolenza, di cui il sommo pontefice Leone XIII (1878-1903) aveva sempre dato prova verso gli Inglesi, benevolenza dimostrata, tra gli altri documenti, dalla sua lettera Ad Auglos del 15 apr. 1895, indusse alcuni cattolici non inglesi, e specialmente l'anglo-cattolico lord Halifax, a chiedere una dichiarazione pontifcua in merito alle o. a. Il Papa allora designò una commissione di eruditi ecclesiastici, appartenenti a varie nazioni, affinché studiassero a fondo la questione, con facoltà di esaminare tutti i documenti dell'Archivio vaticano. La commissione presentò i suoi rapporti alla Congregazione del S. Ufficio, i cardinali componenti quel supremo tribunale diedero il loro giudizio e le conclusioni furono esaminate dallo stesso Sommo Pontefice. Due valenti ecclesiastici anglicani, i dottori Paller e Lacey, vennero chiamati a Roma e poterono presentare alla commissione tutti gli argomenti e documenti che credettero opportuni.

Dopo tale lavoro, accuratamente fatto, dopo esaminati diligentemente tutti i documenti pro e contro, dopo paragonate le formole di ordinazione delle varie Chiese scismatiche, il Sommo Pontefice pubblicò la bolla Apostolicae curae, che dichiarò invalide le o. a. Accennata la discussa questione della validità o invalidità della ordinazione del Parker, dal quale deriva tutta la gerarchia anglicana, il Sommo Pontefice insiste sui due punti principali già indicati, cioè che le o. a. sono invalide per difetto di forma e per difetto di intenzione.
3. Dopo la bolla "Apostolicae curae». - L'impressione prodotta dalla bolla fu diversa, secondo i gruppi interessati nella questione. I cattolici inglesi ne provarono grande sollievo, perché videro in essa la soluzione di un grave problema, che riteneva dalla conversione quei protestanti che in buona fede credevano di potere nella Chiesa anglicana usufruire della grazia dei sacramenti conferiti da veri ministri consacrati. Gli anglicani, specialmente della Low Church (Chiesa Bassa), di sentimenti spiccatamente protestanti, trionfarono perché vedevano con grande scontento la difesa, da parte di altri anglicani, della presenza reale di Nostro Signore nell'Eucaristia, e i tentativi di ristabilire il sacerdozio, nel quale essi non credevano.

## Page 779

Per i ritualisti e gli anglo-cattolici la bolla fu un colpo duro, perché distrusse le loro teorie e i loro ideali. I due arcivescovi di Canterbury e di York, pochi mesi dopo, pubblicarono la loro famosa Responsio in latino a Leone XIII, la quale, celebrata dal Birbeck in una lettera a lord Halifax, non soddisfece né i ritualisti, né gli anglicani di tendenza protestante. Gli anglo-cattolici, poi, sempre più tenaci nel loro ideale di possedere il vero sacerdozio, cercarono nell'avvicinamento alle Chiese scismatiche, con esito nullo o molto precario, un compenso all'avversa e decisiva sentenza romana.

Bib.: T. J. Baillcy. A Defence of the Holy Orders in the Church of England, Londra 1871; W. R. Firminger, The Attitude of the Church of England to Non-episcopal Ordination, Oxford 1894: F. A. Gasquet ed E. Bishop, Edward I'l and the Book of Common Prayer, in Revue anglo-romaine, 2 (1892-96), p. 263; S. M. Brands, Rome and Canterbury, Parigi 1896; id., A Lost Word on Anglican Ordination, Nuova York 1897: A. Lowndes, Viudication of Anglican Orders, 2 voll., Nuova York 1900; T. A. Laevy, A Roman Diary and Other Documents Relating to the Papal Inquiry into English Ordination, ivi 1910: C. Lovera di Castiglione, Il Movimento di Oxford, Brescia 1933: E. C. Messenger, The Reformation, the Mass and the Priesthood, 2 voll., Londra 1936-37.

Camillo Covelli
ANGLICANESIMO. - Per a. s'intende la dottrina e il regime ecclesiastico della Chiesa anglicana (Church of England).

1. A. e Cominione anglicana. - La Chiesa d'Inghilterra comprende soltanto le due province ecclesiastiche di Canterbury e di York. Le province e diocesi istituite fuori d'Inghilterra, come la Chiesa episcopale di Scozia, le Chiese di Galles e d'Irlanda, prima unite e adesso separate (dissestablished) dalla Chiesa d'Inghilterra, la Chiesa protestante episcopale degli Stati Uniti (v. episcopale, chiesa prontestante), le diocesi dei Domini e delle colonie inglesi, fanno bensi parte della "Comunione anglicana" o "Comunione anglicana-episcopaliana", ma o non riconoscono come capo della Chiesa il re d'Inghilterra, o i tribunali, per mezzo dei quali il re esercita la sua giurisdizione ecclesiastica, non estendono ad esse la loro autorità (v. colenso); cosicché, in senso stretto, l'a. si applica solamente ai due arcivescovati d'Inghilterra, Canterbury e York. I vincoli comuni della Comunione anglicana sono: il Book of Common Prayer (v.), i 39 articoli di religione (v.), entrambi però con alcuni cambiamenti, e le Conferenze di Lamberh (v.).
2. Caratteristiche dell'a. - L'a., che da Enrico VIII (1506-47) ed Edoardo VI (1547-53) ad Elisabetta (1558-1603), con la breve interruzione del regno di Maria Tudor (1553-58), era passato per le fasi di scismatico, luterano-calvinista, calvinista-auingliano, prese i suoi caratteri definitivi al tempo di Elisabetta.

Tra questi caratteri possiamo indicare: a) l'ambiguità di linguaggio nelle formule del Book of Common Prayer e dei 39 articoli di religione, che diedero occasione a diverse interpretazioni: da questo remoto principio derivano le tre attuali divisioni tra gli anglicani: Chiesa alta (High Church), Chiesa bassa (Low Church) e Chiesa latitudinaria o modernista (Broad Church) e, purtroppo, anche l'incomprensibile "comprensibilità" (v.) anglicana; b) la conservazione dell'episcopato, per cui l'a. si distinse dalle séste del continente europeo, e la conservazione di alcune cerimonie e usi della Chiesa cattolica; c) la supremazia del re o della regina d'Inghilterra nelle cose ecclesiastiche, che converti l'a. in religione dello Stato, in modo da considerare come traditori i seguaci di qualunque altra religione, e quindi le persecuzioni contro i cattolici, i puritani, i congregazionalisti, ecc..
3. L'a. fino al sec. XIX. - Le vicende dell'a. nei suoi primi tempi si confondono con le vicende del Book of Common Prayer e dei 39 articoli di religione. Molti
protestanti inglesi, che durante il regno di Maria Tudor si erano rifugiati nel continente e vi avevano attinte le dottrine calviniste, non si vollero conformare con la conservazione dell'episcopato né con le cerimonie della Chiesa anglicana. Volevano una Chiesa purificata da tutti questi elementi "papisti", quindi il loro nome di puritani (v.). Costoro, benché in realtà calvinisti, da principio in parte accettarono di transigere con la supremazia della regina, ma in parte non vollero riconoscere questa supremazia, pretendendo introdurvi il regime presbiteriano, senza vescovi. Altri insegnarono che ogni gruppo di fedeli o "congregazione" era indipendente da ogni autorità e gerarchia : di qui il nome di "indipendenti" o "congregazionalisti" (v. congreGazionalisti; Robinson). Costoro, con alcuni altri di minore importanza, ad es. i battisti, sono conosciuti nella storia con il nome di "non-conformisti" (v.) La loro opposizione all'a. si manifestò chiaramente nella cosiddetta "controversia di Marprelate" (v.).

Durante il regno del successore di Elisabetta, Giacomo I (1603-23), nella conferenza di Hamp-ton-Court (1604), i non-conformisti presentarono le loro dottrine e le loro querele, ma non ottennero altro che la traduzione della Bibbia (v. versione autorizzata). Al re, benché educato nel calvinismo scozzese, tornava conto più la Chiesa anglicana, della quale era capo e padrone, che le altre nelle quali sarebbe stato un semplice fedele. Ai tempi del successore di Giacomo I, cioé di Carlo I (1625-49), la Chiesa anglicana, attaccata nella sua dottrina e nel suo regime dai non-conformisti, produsse una serie di valenti teologi anglicani, come L. Andrewes (v.), W. Laud (v.), R. Hooker (v.), J.Taylor (v.), ecc., che furono chiamati i "teologi carolini" (Caroline Dixines), benché non tutti scrivessero precisamente durante questo regno. Nulla avendo potuto conseguire dal re né dai suoi ministri, i non-conformisti ricorsero alle armi e, unitisi ai presbiteriani scozzesi, scontenti perché il re aveva voluto imporre alla Scozia l'a., cominciarono la guerra civile, che condusse all'ultimo supplizio l'arcivescovo Laud e lo stesso re (1649). L'a. fu soppresso e perseguitato e la confessione calvinista di Westminster (v. confessioni di fede) pubblicata. G. Fox, in tanta confusione di dottrine, fondava la setta dei quaccheri, e le dottrine calviniste e indipendenti di Oliviero Cromwell dominarono in Inghilterra (1649-60). Con Carlo II (1660-85) fu ristabilito ufficialmente l'a.; la formula edoardiana della consacrazione dei vescovi e sacerdoti fu corretta (v. anglicane ordinazioni), si promulgò nel 1673 il Test Act, per il quale tutti gli impiegati del governo - e tali erano considerati i ministri della religione dovettero accettare il Book of Common Prayer, rimanendo senza uffici molti ministri non-conformisti, e si condannò la dottrina della transustanziazione, con giuramento che pronunciarono i re d'Inghilterra fino al principio del sec. xx. A Carlo II successe il fratello Giacomo II (1685-88), cattolico, che nel 1687 promulgò la "dichiarazione di indulgenza" (Declaration of Indulgence), per la quale tutti gli inglesi erano dichiarati uguali di fronte alla legge, senza distinzione di fede religiosa e venne sospeso il giuramento contro la transustanziazione. Il furore degli anglicani, il tradimento degli uomini più cospicui, tanto ecclesiastici come laici, alcuni passi imprudenti del re e la doppiezza calcolata di suo genero Guglielmo d'Olanda furono causa della rivoluzione del 1688, nella quale il re perdette la corona.

A Giacomo II successe sul trono d'Inghilterra il calvinista Guglielmo III (1688-1702). Il calvinismo ri-

## Page 780

tornò a galla; il parlamento impose il giuramento di adesione al nuovo re; alcuni vescovi anglicani non lo vollero prestare e si formò il partito dei non-giurati (v. NON JURORS). Si proclamò il Toleration Act, ma ne furono esclusi i cattolici, gli unitari (v. ANTITRINITARI) e gli ebrei. Morto Guglielmo, gli successe Anna (1702-14), la seconda figlia protestante di Giacomo II, la quale ristabili completamente l'a. in Inghilterra.

Alla sua morte già si notavano più spiccate le tre tendenze, che ancora durano attualmente, cioè: anglicani, aderenti alle dottrine e al regime della Chiesa anglicana, che più tardi formarono il nucleo dell'attuale "Chiesa alta" (High Church); evangelici, calvinisti nel fondo e protestanti intransigenti, dai quali deriva l'attuale "Chiesa basso" (Low Church); e fra questi due esereni i latitudinari, di tendenza nazionalista, che non prendevano sul serio né le dottrine né le leggi della Chiesa ufficiale, dai quali deriva l'attuale "Chiesa larga" (Broad Church) o Modernista. Dopo la morte di Anna, il trono d'Inghilterra, dal quale il parlamento aveva escluso il ramo cattolico degli Stuart, fu occupato dalla casa protestante di Hannover. Durante il sec. xvir la Chiesa anglicana cadde in un gran letargo. Anzitutto la controversia di Bangor (v.) minacciò di scardinare tutta la compagine dell'a., poi la soppressione delle "convocazioni ", che mantenevano ancora un po' di vita tra gli ecclesiastici anglicani, e infine le dottrine razionaliste del Locke (1632-1702), delle quali si disputava in sale e riunioni, quelle antitrinitarie del Clarke (16751729) e quelle deiste del Toland (1669-1722), del Tindal (1637-1737), ecc. fecero strage nelle file dell'a. Invano tentarono di infondergli un po' di vita i metodisti, i quali, respinti dalla Chiesa anglicana, alla morte del Wesley formarono una setta separata.
4. Stato dei cattolici. - L'apatia dell'a. in questo tempo non scemò punto quello spirito anticattolico, quel No-Papery, che era il midollo di tutta la tradizione anglicana. Fatta eccezione della pena di morte, i cattolici, durante il sec. xviri, rimasero soggetti a tutte le vessazioni dei secoli anteriori.

Erano esclusi dalle università, dagli uffici pubblici, dai gradi dell'esercito e della marina e dal parlamento; non potevano neppure votare, né avere armi, né un cavallo il cui prezzo fosse maggiore di 5 lire sterline. Un protestante, che vedesse un cattolico cavalcare un buon cavallo, poteva prenderglielo, pagandogli il prezzo suddetto. Erano i "paria" della società inglese e la loro condizione di gran lunga peggiore di qualunque protestante nei paesi cattolici. Solo nel 1778 si promulgò la prima legge in loro favore (Catholic Relief Act), per la quale potevano ereditare, possedere beni stabili, ecc.. Rimaneva ancora contro di essi il pericolo di accusa di alto tradimento, ma il pericolo era piuttosto teorico, poiché non erano più "impiccati, sbudellati, squartati" come imponeva la legge. Nel 1791 si pubblicò un'altra legge (Relief Bill), per la quale potevano aspirare alle magistrature, celebrare il loro culto in chiese e cappelle, purché non si erigessero campanili né si sonassero campane, e non erano più obbligati a fare né il giuramento della supremazia spirituale del re né quello contro la transustanziazione.

Nel 1829 ottennero, per mezzo dell'Emancipation Bill, di essere equiparati quasi in tutto ai protestanti. Ma l'oppressione sistematica e implacabile di tre secoli aveva ridotti i cattolici d'Irlanda ad uno stato così deplorevole e quelli d'Inghilterra ad un'inferiorità così deprimente, che tardarono quasi un secolo a prendere nella società il posto che loro spettava, anche come semplici cittadini.
5. L'a. nei secc. XIX e XX. - La storia dell'a. in questi due secoli, dopo la secessione dei darbiti o Fratelli di Plymouth (v. Darby, John Nelson), si riduce quasi tutta ai tre movimenti, il "trattariano", il " ritualista" e l'« anglo-cattolico", conosciuti con il nome di « movimento di Oxford" (v.).

Fra i diversi effetti, buoni o cattivi, che sono attribuiti al movimento di Oxford, si possono annoverare: 1) La revisione del Book of Common Prayer (v.), la quale, preparata da molti anni, approvata dai vescovi e dalla Camera dei Lord, fu respinta ben due volte (dic. 1927 e giugno 1928) dalla Camera dei Comuni, palcsando al mondo intero la triste soggezione della Chiesa anglicana all'autorità civile, anche in cose puramente spirituali. 2) Gli ebrei fatti per unirsi con altre Chiese, con gli orientali, coi vecchi cattolici, coi cattolici (v. Malines, Converbazioni di), coi non conformisti e con tutte le sette protestanti ("conference di fede e disciplina») nelle conferenze di Losanna (1927) e di Edimburgo (1937), sforzi che andarono falliti o che ottennero al più una communicatio in dicinis e il riconoscimento delle ordinazioni anglicane da parte di alcune Chiese scismatiche orientali. 3) La pretesa della validità delle loro ordinazioni che, esaminata diligentissimamente dalla S. Sede, condusse alla pubblicazione della bolla di Leone XIII Apostolicae curae ( 13 sett. 1896), la quale le dichiarava nulle ed invalide (v. anglicane ordinazioni). 4) Uno sviluppo intenso di vita spirituale per mezzo di società ed anche di comunità religione. L'Official Year-book of the Church of England, del 1939, cita, col titolo di Religious Life, non meno di otto comunità religiose di uomini, alcune con i tre voti religiosi e con le regole di s. Francesco e s. Benedetto, e 41 congregazioni di donne, dedicate alla vita contemplativa, ai ritiri spirituali, ad opere di carità, missionarie, parrocchiali, ecc., alcune con coro, come le Canonesses Regular of Our Lady of Victory, altre dedicate al culto del S.mo Sacramento, come la Community of Reparation to Jesus in the Blessed Sacrament, ecc. 5) Gli anglocattolici hanno contribuito a sradicare alcuni pregiudizi inveterati contro la Chiesa cattolica, ma il nome di anglocattolici, ed anche il nome di "cattolici", da essi usurpato, le rubriche della Messa, le immagini e statue nelle chiese, il confessionale ecc. hanno causato molta confusione. 6) Dal movimento di Oxford procedono le conversioni di alcuni uomini eminenti, come Newman, Manning, Faber, Vernon Johnson, ecc. 7) L'introduzione di tante cerimonie nel culto anglicano, contrarie alle dottrine dei 39 articoli ed alle rubriche del Book of Common Prayer occasionò per i ministri anglo-cattolici serie dispute e processi con alcuni vescovi anglicani e destò in una certa stampa inglese protestante il fanatismo dei tempi passati. Basti citare gli opuscoli della Protestant Truth Society, della Wicief Press. 8) Dagli oxfordiani pure proviene la teoria dei tre rami della Chiesa di Cristo, che consiste nel credere che le vera Chiesa di Cristo si compone delle tre Chiese che hanno conservato l'episcopato, cioè la Chiesa cattolica, la Chiesa anglicana e la Chiesa orientale. Queste Chiese, essi sostengono, sono divise fra loro solamente in cose disciplinari e in punti secondari di dogma, ma tutte tre formano la vera Chiesa di Gesù Cristo. La bolla Apostolicae curae, negando la validità delle ordinazioni anglicane e quindi dell'episcopato anglicano, condannò questa teoria e quella della "continuità", per la quale gli anglocattolici pretendono che i vescovi anglicani sono i successori degli apostoli.
6. Dottrina e regime. - La dottrina e il sistema di governo ecclesiastico dell'a. si trovano nei due soli libri simbolici, il Book of Common Prayer, chiamato più brevemente Prayer Book, e i 39 articoli di religione. In essi si trovano dottrine ortodosse comuni con i cattolici e molte eterodosse. Il Newman, nel Tract 90, volle spiegarle in senso cattolico; le sue spiegazioni furono respinte dalla Chiesa anglicana. Ciò lo determinò a studiare più a fondo la Chiesa cattolica e da questo studio venne la sua conversione (v. NEWMAN). Riguardo, poi, al regime ecclesiastico, l'articolo fondamentale è il XXXVII, che riconosce il re (o la regina) d'Inghilterra come capo supremo della Chiesa. Non si è tolto a questa tutta la potestà di legiferare, ma i suoi decreti sono senza valore, se loro manca il placet del parlamento e del re. Lasciando da parte le riunioni o consigli parrocchiali, i sinodi e le conferenze

## Page 781

diocesane, le due istituzioni più importanti sono le "Convocazioni" (Convocations), equivalenti ai sinodi provinciali, e l'" Assemblea della Chiesa" (Assembly of the Church), equivalente al sinodo nazionale.

Le "Convocazioni" si riducono a due, poiché non esistono che due province ecclesiastiche, Canterbury e York. In esse hanno parte i vescovi della provincia (Upper House) ed i sacerdoti (Lower House). Enrico VIII le conservo, ma le assoggettò completamente allo Stato con il decreto del 1554, cosicché non possono riunirsi senza il permesso del re, né promulgare decreti o canoni senza il suo beneplacito. Nel 1717, in occasione della controversia di Bangor, furono sospese dal re, e vennero riprese solo nel 1852, molto anche per il risveglio religioso dovuto al movimento di Oxford. Possono deliberare su tutto ciò che concerne il bene religioso della provincia, ma i decreti devono essere approvati dallo Stato. L' Assemblea della Chiesa" (Church Assembly) è una istituzione nuova, fondata con autorizzazione dello Stato nel 1919. Consta di tre camere: nella prima (House of Bishops) o camere dei vescovi, siedono i due arcivescovi di Canterbury e York, e tutti i vescovi delle due province, in totale 435 nella seconda (House of Clergy) o camera del clero, siedono quei dignitari e ministri, che hanno diritto di intervenire nelle Convocazioni, in tutto 341 , oltre 5 delegati delle università; nella terza (House of Lady) o camera dei laici, siedono le persone laiche clette a questo scopo, in numero di 342 . I decreti dell'Assemblea, per avere valore legale, devono essere approvati dal parlamento e dal re.

Se a tutto questo si aggiunge che lo Stato è quello che elegge gli arcivescovi, i vescovi e le dignità ecclesiastiche principali, si deve constatare che la dipendenza della Chiesa anglicana dallo Stato è quasi totale, e solo sfugge allo Stato l'amministrazione dei sacramenti.

BibL.: J. Lincard. The History of England, 10 voll., ⁶² ed., Londra 1854; M. I. F. Mc Carthy. Church and State in England and Wales 1629-1906. Dublino 1906; S. L. Ollard, A Dictionary of English Church History, Londra 1912; A. E. Me Killiam. A Chronicle of the Archbishops of Canterbury, ivi 1913; H. Lower Clarke, Constitutional Church, ivi 1924; H. A. Wilson. The Anglican Communion, ivi 1929; Report of the Oxford Movement. Centenary Congress, Milwaukee Wisc. 1933; T. Dilworth-Harrison. Everyman's History of the Oxford Movement, Londra 1933; W. A. Visser"T Hooft, Anglocatholicism and Orthodoxy, ivi 1933; H. Belloc, Breve Storia d'Inghilterra, trad. it., a voll., Roma 1934; The Churchnom's Handbook, Londra 1935. 1936; The Official Year-Book of the Church of England, Londra 1940.
Camillo Crivelli

## ANGLICANI, ARTICOLI DI RELIGIONE: V. ARTICOLI DI RELIGIONE ANGLICANI.

ANGLO-CALVINISTI. - Con questo nome sono talvolta chiamati gli anglicani, per indicare la tendenza calvinista della loro Chiesa. Protestano soprattutto contro tale denominazione gli anglo-cattolici, i quali affermano che la Chiesa d'Inghilterra non ammette il decreto di Calvino sulla predestinazione, né è governata secondo il regime presbiteriano, pur concedendo che i membri della Chiesa bassa con le loro dottrine calvinizzanti abbiano dato ad alcuni autori l'occasione di applicare tale nome alla Chiesa d'Inghilterra. I difensori del nome sostengono invece che dalla storia e dalle dottrine anglicane si ricavano buone ragioni per applicarlo od usarlo.

Anzitutto non c'è dubbio che i calvinisti ebbero grande influsso al tempo di Edoardo VI (1547-53); inoltre fino al 1662 fu conservata la formola edoardiana di consacrazione dei vescovi, nella quale nulla si trova che li faccia distinguere dai semplici sacerdoti, dottrina questa che è fondamentale presso i calvinisti. Poi, la stessa ultima redazione dei 39 articoli fu fatta in maniera che alcuni di essi si possano interpretare in senso calvinista (cf. Calvinism, in Dictionary of English Church History), e i 9 articoli di Lambeth, approvati nel 1595 e per molti anni aggiunti come appendice ai 39 articoli, anche nella loro forma modificata, conservano un senso abbastanza favorevole al decreto calvinista. Infine prelati di tendenze e dottrine calviniste furono senza difficoltà
eletti alla sede primaziale anglicana di Canterbury, ad es. Abbot (v.) e Tait.

Tutto ciò ha contribuito a che la stessa Chiesa "ortodossa" russa ritenga che, eccettuati gli aderenti alla Chiesa alta, tutti gli altri anglicani siano calvinisti, come si ricava dalla risposta data dal S. Sinodo russo (23 febbr. 1903) al patriarca ecumenico, che lo aveva richiesto della sua opinione sull'unione con gli anglicani.

BibL.: R. Hooker, IForbs, ed. Keble, I. Oxford 1863. p. cit: J. H. Blunt. Dict. of Sects, Heresies, Eccle. Parties and Schools of Religious Thought, Londra 1874; Ph. Schaff, Creeds of Christendom, Nuova York 1877; H. A. Dryndale, History of the Presbyterian in England, Londra 1889; S. L. Ollard, A Dict. of English Church History, Londra 1912; Ch. Neil e J. M. Willoughby, The tutorial Prayer Book, Londra 1913.
Camillo Crivelli
ANGLO-CATTOLICI. - Sotto questa denominazione si intendono compresi quei membri della chiesa anglicana che, pur senza formare parte della Chiesa cattolica romana, e senza distaccarsi ufficialmente dalla loro Chiesa, intendono ritornare agli usi ed alle pratiche dell'antica Chiesa inglese di prima della Riforma. Eredi ed epigoni del "Movimento di Oxford" della prima metà dell'Ottocento che creò il ritualismo, oggi essi mirano alla rinascita, nel senso dell'anglicanesimo, della fede nella presenza reale e nel sacrificio eucaristico, della confessione, del celibato e dell'ideale ascetico e monastico.

Da quando, nel 1850 , il vicario anglicano W. J. E. Bennet cominciò ad attirare su di sé l'attenzione per certe sue innovazioni ritualistiche, quali l'uso di candele sull'altare e della croce, fino ad oggi, si sono fatti passi da gigante in siffatta direzione, dagli avversari - costituitisi in "Associazione Ecclesiastica" (Church Association), appunto allo scopo di opporsi a tali innovazioni - qualificata "papista", "ultra rubricista", "romanista", "abusiva" o "romanamente aggressiva». Nonostante ogni opposizione larvata ed aperta, e persino legale, gli a.-c. a poco a poco accolsero l'incenso, le vesti e i libri liturgici, i pannilini d'altare, i calici, le patene, i paliotti, i candelieri, l'uso del « collare romano" e dell'ostia invece del pane comune, l'uso per cui il consacrante, nell'atto della consacrazione, volge le spalle al popolo, le abluzioni, il canto dell'Agusa Dei, l'uso della conservazione dell'Eucaristia, la Messa dei presantificati, la processione del Corpus Domini col Sacramento, la celebrazione eucaristica anche se non ci sono fedeli da comunicare, l'adozione d'inni invocanti Maria e i santi, l'osservanza della festa dell'Assunta e del Sacro Cuore, la pratica del rosario, quella della benedizione, l'uso del latino, almeno per il canone della Messa, e, in numero ancora di minoranza, persino la credenza nell'infallibilità papale. Occorre qui ricordare che gli a.-c. si suddividono in moderati ed in estremisti.

Nel 1901, in 1525 chiese delle sole due diocesi anglicane di York e di Canterbury, si adoperavano vesti liturgiche, e tale uso può dirsi costante e normale nelle chiese private e nelle cappelle delle sempre più crescenti comunità monastiche, anglicane di nome, ma adottanti le regole dei più invigui Ordini della cattolicità. Finora nulla ha potuto trattenere questi a.-c. dal porre in atto il loro proposito di adozione di quasi tutte le pratiche esterne e, per quanto è possibile, anche dello spirito del cattolicismo: né le minacce del regolamento disciplinare ecclesiastico (Church Discipline Bill) del 1899, né le persecuzioni giudiziarie dell'atto regolante il culto pubblico (Public Worship Regulation Act). Nemmeno i vescovi anglicani sono riusciti ad arrestare la tendenza di tanti ecclesiastici e laici miranti verso Roma. Lord Halifax, quanto a tale autorità dell'episcopato

## Page 782

anglicano, disse d'essere disposto a sottomettersi se essa si esercita in virtù del potere apostolico e non come interprete di un atto parlamentare o d'una decisione di Corte di giustizia. Il dr. Wace, decano di Canterbury, propose il criterio dell'appello ai primi sri secoli della Chiesa. Non ancora paghi di ciò, gli a.-c. reclamano per sé la continuità della Chiesa del sec. xx con quella che ha immediatamente preceduto la riforma del sec. xvi. E se qualcuno minaccia di rimuoverli, con rinascuta persecuzione o con coercizione, essi accennano al loro ritiro da quella che è la Chiesa stabilita anglicana, cioè da quell'istituto che fu paragonato a un "vecchio bastimento, il quale dura al solo patto di non essere toccato ".

Il dotto gesuita H. Thurston ritiene che la "forza reale ed il segreto del costante aumento di tali ritualisti consiste nella loro dottrina sacramentale, nella vera devozione e nel sacrificio personale ".

BibL.: P. Thureau-Dangin, La Reunissance Catholique en Angleterre au XIXc siècle, ³ᵉ parte, Parigi 1906; Warre Cermak, Hist. of the English Church in the roth Century, x^{e} parte, Londra 1910: R. H. Benson, Non-Catholic Denominations, ivi 1910.

Piero Chimioelli
ANGLONA e TURSI, diOCESI di. - Nella regione conciliare della Lucania e Salernitano, suffraganea di Acerenza. Il suo territorio si estende su 53 comuni delle province di Matera, Potenza e Cosenza, per una superfice di 1821 kmq . Ha 38 parrocchie, 57 sacerdoti diocesani e 100.000 ab., tutti cattolici; 5 comuni della diocesi sono stati fondati tra i secc. xv e xvi da rifugiati albanesi; vi si osserva tuttora il rito greco. Residenza: T. e Chiaromonte, in provincia di Matera.
A. sorge sulle rovine di Pandosia, presso Eraclea; fu capitale degli Enotrii e centro di ellenismo. Dovette soccombere a T., nido saraceno, che sorge a 7 km . da A., vicino alle rovine di Metaponto. Di A., distrutta prima dai Goti e poi nel sec. xiv, non restano che le rovine del castello e la cattedrale di S. Maria (sec. xi) in stile bizantino misto di elementi romanici. Incerta l'origine del vescovato. E provata l'esistenza nel 968 di una diocesi a T., che, staccata dalla dipendenza del Papa, veniva dal patriarca di Costantinopoli, nel tentativo di sostituire il rito greco a quello latino, incorporata alla sede arcivescovile di Otranto. Nel sec. xir la sede vescovile di T. è compresa nella lista dei vescovati bizantini. Sembra che in realtà esistessero i due vescovati distinti : T., fondato nel 968 o anche prima, dove il rito greco persisté fino a tardi, e A., di cui si parla nel sec. xir, ma che forse esisteva anche prima. Nel 1520 si parla per la prima volta di T. come incorporata ad A. Nel 1546 Paolo III fissò la residenza a T. ed unificò il titolo.

Abbazie e monasteri : S. Maria del Sagittario, S. Claudio e S. Giusto, S. Maria a Crinofria, S. Nilo a Roccanova, Chiaromonte; molto importanti quelli fondati dai Basiliani che, nel sec. viri, espulsi dal furore degli iconoclasti, si erano rifugiati nella regione. Tra questi: S. Elia e S. Anastasio a Carbone, SS. Angelo e Quirico, divenuti famose commende, S. Zosimo.

BibL.: Uphelli, VII, col. 68 sgg.; P. P. Rodotà, Dell'origine e progresso del rito greco in Italia, 3 voll., Roma 1758-60; Cappelletti, XX, p. 423 sgg.; Eubel, I, p. 90; J. Fraikin, s. v. in DHG, III, coll. 229-38.

Noemi Crostarosa Scipioni
ANGLOSASSONE, SCRITTURA e MINIATURA: v. insulare, SCRITTURA.

ANGLOSASSONI. - Dal nome "Saxones», dato agli invasori germanici della Britannia, e da "Angli», poi prevalentemente usato, trasse Paolo Diacono il termine Angli Saxones a distinguere gli A. dai Sassoni rimasti sulla terraferma. La forma composta fu usata, tra il Ix e il x sec., a indicare l'unione delle varie stirpi. Ma andò in disuso, finché, nel tardo Rinascimento, la riesumò il Camden, in una sua opera, nel 1586.

Ricordati per la prima volta da Tacito nella Germania, gli A. costituirono, secondo la fonte più rilevante, Beda, una delle tre tribù della Germania che invasero la Britannia. Le altre due erano i Sassoni e gli Juti. Le tre tribù si diffusero per le contrade dell'isola celtica, e la colonizzarono : gli A. (provenienti dall'odierno Schleswig) l'East Anglia, la Mercia e la Northumbria; i Sassoni (provenienti dalla zona tra l'Hannover e il mare) l'Esscx, il Sussex e il Wessex; gli Juti (provenienti dallo Jutland) il Kent, lo Hampshire e la prospiciente isola di Wight.

Quanto ad Angli e a Sassoni la critica moderna, lungamente esercitatasi sulle origini storiche dell'Inghilterra, non ha fatto che confermare le opinioni espresse dal venerabile Beda; non cosi per gli Juti, di cui sono state poste in rilievo le differenze sostanziali dagli altri due popoli, ma che, forse, giunsero primi alle coste britanniche.

Attorno alla metà del v sec. d. C. si profilarono gli stanziamenti: e il primo regno anglo-sassone sorse nel Kent. Di là, risalendo il corso dei fiumi o con nuovi sbarchi, gl'invasori si diffusero per tutta l'isola, ancor permeata di civiltà romana, e ne sottomisero le popolazioni. Tuttavia, elementi della civiltà romana rimarero, specie là ove, per il sistema seguito dai nuovi arrivati (di creare caposaldi isolati, a breve distanza dalle strade romane), l'ordinamento precedente poté non subire innovazioni.

Tra la metà del v e la metà del vi sec. furono poste le basi dei regni inglesi : sul versante occidentale dell'isola e in particolare nella regione del Galles le popolazioni celtiche si mantennero in assetto di difesa e opposero una strenua resistenza; ma la battaglia di Deorham, nel 577, e le lotte del secolo seguente stremarono le forze degl'indigeni e resero possibile l'estendersi degli A. A queste lotte si collega il ciclo leggendario del re Artù, celta e cristiano oppositore dei barbari pagani. Difesa più dalla natura che dagli uomini, la Scozia rimase fuori dell'influenza sassone, che vi si sarebbe potuta estendere dal più vicino regno di Northumbria.

Primo, ma di ben scarsa estensione, il regno di Kent; la cui fama fu dovuta ai rapporti stabiliti con Gregorio Magno, attraverso la missione del monaco Agostino (v. Agostino di canterbury, santo), passo iniziale alla conversione degli A. Sul finire del vi sec. era peraltro sorto un regno ben maggiore - quello di Northumbria - che per un secolo rappresentò la potenza dei nuovi coloni dell'estremo Occidente. Al re di Northumbria, Etelfrido, si dovettero i successi che ampliando la zona di stanziamento dei Sassoni ne permise l'ulteriore affermazione. Al suo successore e già nemico, Edvino, dei principi di Deira, si dovette l'influenza determinante della Chiesa romana e la conversione in massa degli A.

Nessun popolo cristiano durante il medioevo sentì tanta attrazione verso Roma quanto gli A., che con Benedetto Biscop (v.) e Wilfrido di York (v.) inaugurarono quel movimento che, dal sec. vir al sec. Ix, condusse a Roma migliaia di pellegrini delle isole Britanniche.

Quando, nel 633, Penda, re di Mercia, sconfigge e uccide Edvino a Hetfield, le fortune della Northumbria passano al regno, che si afferma, di Mercia. Poi attraverso varie vicende, risorta dapprima la Northumbria e impressa sotto il re Egfrido una forte spinta ai contatti con la civiltà dei paesi latini, che doveva nel secolo successivo - l'viri - esser rappresentata dalla scuola gloriosa di York e dal suo capo, Alcuino, vinto

## Page 783

![img-14.jpeg](img-14.jpeg)

AFFRESCO DI SCUOLA CASSINESE (sec. xi)
S. Angelo in Formis, abside del Duomo.

## Page 784

![img-15.jpeg](img-15.jpeg)

SCULTURA DI G. L. BERNINI
Roma, chiesa di S. Andrea delle Fratte.

## Page 785

Egfrido dagli Scozzesi nel 685 , il regno fu conquistato dai nuovi invasori, i Danesi. Ma già la supremazia era passata al regno di Mercia, al tempo dei re Etelbaldo e Offa. Per breve ora : alla morte di Offa, il regno rivale del Wessex assorbe i regni divisi da aspre contese ed assume la rappresentanza politica dell'isola. Il re Egberto (802-29) conquista il Kent, si annette il regno di Mercia e quindi quello di Northumbria.

Ma maturano ormai, alla metà del ix sec., gli effetti delle incursioni e dei primi stanziamenti danesi nelle i vile britanniche. E la storia dei regni primitivi si fa storia dell'Inghilterra.

Bibl.: Fonti: Codes diplomatius acvi Saxonici, ed. J. M. Kemble, Londra 18391848; Diplomaticum Anglicum acvi Saxonici, ed. B. Thorpe, Londra 1865; Costulacium Sasanicum, ed. Birch, Londra 1883-93. Leggi: F. Luttermann, Gesetze der Angelsachsen, 3 vall., Halle 1898 1916. - Per i concili: A. W. Haddon e W. Shibba, Councils a Ecclesiastical Documents relating to Great Britain and Ireland, Oxford 1869-78. - Cronache: Anglo-Saxon Chronicle, ed. C. Plummer, Oxford 1892-99. - Per la critica delle fonti: Ch. Gross, Sources a Literature of English History from the earliest Times to about 1645. 2^{°} ed., Londra 1913: R. W. Chambers, England before the Norman Conquest, Londra 1926; ed anche F. Vielione, Studio critico Biologico sull' AngloSaxon Chronicle, Pavia 1922. Per i pellegrinaggi a Roma: B. Pesci, L'itinerario di Storica
![img-16.jpeg](img-16.jpeg)

Angola - r. Confini di stato o colonia: 2. Confini di circoscrizione ecclesiastica: 3. Ferrovie.
accivescovo di Canterbury e la lista dei papi da lui portata in Inghilterra (anno 990), in Rivista di Archeologia Cristiana, 16 (1936), pp. 43-60.

Studi: Per la storia degli A. v., oltre la vecchia, sempre utile, opera del Winkelmann, trad. anche in ital., Milano 1888: E. A. Freeman, History of the Norman Conquest, Oxford 1878; M. Lappenberg, History of England under the Anglo-Saxonbings, 2^{°} ed., Londra 1881; C. Oman, England before the Norman Conquest, 3^{°} ed., Oxford 1891; W. Ramsay, The foundations of England, Londra 1898; H. M. Chadwick, Studies on AngloSaxon Institutions, Cambridge 1907; F. Cabral, L'Angleterre Chretienne avant les Normands, Parigi 1909; T. Hodgkin, Political History of England from the earliest Times to the Norman Conquest, 2^{°} ed., Londra 1914; E. Wingfield-Stratford, History of English Civilization, ivi 1928; E. Stenton, Anglo-Saxon England, 2^{°} ed., Oxford 1947.

ANGOLA. - r. Geografia. - E la più ampia (con Cabinda e Landana a N. della foce del Congo, 1,2 milioni di kmq.), ma non la più popolata ( 3,7 milioni di ab., meno di 3 a kmq .) delle colonie portoghesi. Alle spalle della ristretta cimosa costiera sull'Atlantico, per lo più bassa ed inospite e sormontata da un orlo montuoso, dilata un vasto altopiano, che meglio si presta all'insediamento dei coloni europei, e perciò alle pratiche agricole e all'allevamento. L'altitudine (un migliaio di m . in media) vi tempera gli
eccessi del clima tropicale e soprattutto l'aridità di questo, che va aumentando verso S. La popolazione comprende, accanto ai Bantú che ne formano la massa, ca. 45 mila bianchi e 30 mila mulatti. I cattolici sono oltre 500 mila, il resto pagani.

La produzione agricola è varia; di essa si esportano soprattutto caffè, granturco, zucchero, cotone e tabacco. L'allevamento è vòlto per lo più ai bovini. Valori anche più alti raggiungono nelle esportazioni i diamanti, il cui centro di raccolta è Malange, nel bacino del Cuanza.

Le comunicazioni hanno avuto impulso anche perché l'A. rappresenta lo sbocco del Catanga, che una ferrovia ( 1344 km .) raggiunge da Lobito, attraversando da O. ad E. tutta la colonia.

I centri più importanti sono Loanda ( 61 mila ab.), dove ha sede il Governo (un alto commissario assistito da un consiglio consultivo), e Lobito ( 14 mila ab.), sulla costa.

Bibl.: Borchard, Bibliographie de l'A. 1300-1910, Bruxelles 1912: J. C. B. Statham, Through A., a coming Colony, Edimburgo e Londra 1922; A. Schachtzabel, Im Hochland von A. Dresda 1923; F. Ribeiro Salgado, L'Empire Colonial Portugais, Lisbona 1931: O. Jeswen, Reisen und Forschungen in A., Berlino 1936.

Giuseppe Caraci
2. Storia del

Cristianesimo. Col nome di «A. e Congo" si de-
signò, fino al 7 maggio 1949, la diocesi che comprendeva parte dell'attuale e donia portoghese dell'A., con residenza in S. Paolo di Loanda, la cui erezione risale al 1396. Entro il territorio della colonia esistevano pure: la prefettura apostolica di Cubango in A. (dal 1921), già Cimbebasia (dal 1879), e le missioni "sui iuris» di Cunene (dal 1881), del Basso Congo (1888) e di Lunda (dal 1901), L'A. fin verso il principio del sec. xv faceva parte del regno indigeno del Congo, dal quale poi si rese indipendente; capoluogo era Dongo. L'evangelizzazione cominciò subito in quel secolo, verso la cui fine si contavano 20.000 cristiani, e vi continuò, sporadica però e intermittente, nel successivo sec. xvı, subendo anche i contraccolpi delle non infrequenti ribellioni contro il Portogallo. Nel sec. xvir l'A. faceva una missione sola con quella del Congo, diretta dai Cappuccini italiani. Alla fine di quel secolo oltre i Cappuccini lavoravano nell'A. i Gesuiti, che dirigevano un seminario a Loanda, i Carmelitani, alla dipendenza del vescovo (con sede a Loanda) e dei parroci, entro il raggio di cinque miglia e fuori, in virtù della facoltà di Propaganda Fide. Un secolo dopo le missioni andarono decadendo per la

## Page 786

soppressione degli Ordini religiosi in Portogallo, e poi per causa della Rivoluzione Francese, sì che, a mezzo il sec. xix, il vescovo di Loanda non disponeva che di cinque preti, e l'interno era del tutto abbandonato: i Cappuccini italiani s'erano ritirati tra il 1830 e il 1840 . L'essere la colonia, perché portoghese, sottoposta al patronato di quella nazione, rese difficili le pratiche per avviarvi missionari dello Spirito Santo (francesi), che, assistiti dalla Propaganda, aspiravano a rilevare quelle missioni, sì che nel 1873 si risolsero a stabilirsi a Landana, fuori del dominio portoghese. In seguito le difficoltà si appianarono, per questo rispetto, avendo la Congregazione dello Spirito Santo aperto in Santarem (1867) una casa per il reclutamento delle vocazioni portoghesi; ne subentrarono però altre, per la concorrenza dei protestanti che vi affiurono dopo il viaggio di Stanley (1878); ma, allargandosi l'apostolato, si svilupparono le quattro missioni di Cunene, del Basso Congo, di Cubango in A. e di Lunda, autonome, sì, ma comprese - salvo qualche piccola zona - entro il raggio della diocesi di A., dalla quale i prefetti apostolici delle singole missioni erano riconosciuti come vicari generali per il rispettivo territorio. Nel periodo 1910-24 esse ebbero a soffrire il contraccolpo della lotta religiosa in seguito all'instaurazione della repubblica in Portogallo. Ultimamente le missioni erano assai fiorenti. In tutta la colonia, nel 1940, s'erano 167 sacerdoti ( 32 preti secolari portoghesi, 124 della Congregazione dello Spirito Santo, 11 Benedettini portoghesi), 125 fratelli e 150 suore (6I della Congregazione di S. Giuseppe di Cluny, 8 Francescane missionarie di Maria, 20 Dorotee, 17 del S.mo Salvatore, 3 Benedettine di Tutzing, tutte europee, più 41 indigene). Il totale della popolazione cattolica, d'origine europea e indigena, era di 530.000 anime.

Con l'Accordo missionario del 7 maggio 1940 tra la S. Sede e il Portogallo, tutto l'ordinamento ecclesiastico venne mutato: decadute le antiche circoscrizioni missionarie, la colonia di A. fu ripartita in tre diocesi, Loanda, Nuova Lisbona e Silva Porto, tutte già erette il 4 sett. dello stesso anno dell'Accordo (1940); una quarta, S. Tommaso, fu eretta in seguito; l'Accordo prevedeva pure, in colonia, un rimaneggiamento della missione, con la creazione