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1100 a Sciaffusa. Studiò sotto la guida di

Bernardo di Costanza e fu monaco benedettino di St. Blasien. Nel 1079 partecipò al Concilio romano e, tornato in Germania, fu uno dei più convinti sostenitori di Gregorio VII. Nel ro84 venne ordinato sacerdote a Costanza e, nel ro91, passò al monastero di S. Salvatore a Sciaffusa. Scrisse numerosi trattati polemici; compilò un Catalogus Romanorum Pontificum; gli si attribuisce inoltre il Micrologus (v.). La sua opera fondamentale è il Chronicon iniziato nel 1072 o 1073, che va dalla nascita di Cristo fino al 3 ag. 1100. Per la compilazione di quest'opera, B. si basò, fino al 1073, sulle cronache di Beda, di Ermanno Contratto e di Bertoldo di Reichenau; dal 1073 al 1100 ricostruí, con molta esattezza e spirito critico, fatti a cui egli stesso aveva assistito. Sebbene non esente da errori, la cronaca di B. può essere considerata la più importante fonte della storia della Chiesa nell'xi sec.

BibL.: Bernoldi Chronicon, in MGH. Script., V, Hannover 1844, pp. 383-467; PL. 148, 1299-1432; R. Ceillier, Histoire des auteurs ecclisiastiques, XX, Parigi 1757, pp. 687-91; W. Wattenbach, Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter bis zur Mitte des XIII. Jahrhunderts, 6a ed., Berlino 1895, pp. 53-58; J. Richter, Die Chroniken Bertholds und Berndids, Colonia 1862; A. Porthast, Bibliotheca historica Medii Aeci, I, 2a ed., Berlino 1896, pp. 134-56; A. Fliohe, La réforme grégorienne, II, Lovanio 1923; F. Césori, s. v. in DACI., II (1925), 817-20. Emma Santovito

BERNONE, beato. - Fondatore di Cluny, n. ca. l'850 da una nobile famiglia di Borgogna, m. il 13 genn. 927. Entrò nell'abbazia benedettina di S. Martino di Autun dove era stata introdotta la riforma di s. Benedetto di Aniane. Per mezzo di B. nell'888 ca. questa riforma era estesa all'abbazia di Baume e poco dopo ( 890 ) anche a Gigny, altra abbazia da lui fondata. Andato a Roma, ottenne da papa Formoso che Gigny con le sue dipendenze fosse posta sotto la protezione e immediata giurisdizione della S. Sede. Il nome di B. è principalmente legato alla celebre abbazia di Cluny, costruita per volere del duca Guglielmo il Pio d'Aquitania e affidata alla direzione di B., che con i monaci di Baume e di Gigny, tra i quali figura s. Oddone (v.), v'introduise anche le consuetudini di s. Benedetto di Aniane. L'atto di fondazione dell'ri sett. 909 (secondo altri 910) chiamato anche «testamento di Guglielmo il Pio» dava ai monaci libertà di scegliersi l'abate dopo la morte di B.; inoltre l'abbazia era messa alla dipendenza diretta della S. Sede e dichiarata esente dalle ingerenze di ogni potere laico. Altri monasteri furorono affidati a B., che morendo ne lasciò la cura al proprio parente Guido, che ebbe il governo di Baume e Gigny, mentre Cluny e altre dipendenze toccarono ad Oddone, il vero fondatore della centralizzazione cluniacense.

BibL.: J.-H. Pignot, Histoire de l'Ordre de Cluny, 3 voll., Autun-Parigi 1868; E. Sackur, Die Klunincenser in ihrer hircblichen und allgemeingeschichtlichen Wirksamkeit bis zur Mitte des XI Jahrhunderts, I, Halle 1892, p. 36 sgg.; G. de Valous, Le monachisme clunisien des origines au XIVc siècle, 2 voll., LiguøéParigi 1935 (Archives de la France monastique, 39, 40), passim; A. Chagny, Cluny et son empire, 2^{°} ed., Lions-Parigi 1938, pp. 26 sgg., 205-206; Ph. Schmitz, Histoire de l'Ordre de St Benoît, I, Marselnous 1942, p. 130 sg. Mario Scaduto

BERNONE di Reichenau (Berno Augiensis). Da alcuni detto Bernardo; uomo politico, liturgista, musico, agiografo, oratore, poeta: fu uno dei più insigni personaggi del suo tempo. Abate di Reichenau dal 1008 al 1048 e amico dell'imperatore s. Enrico II, lo accompagnò a Roma per l'incononazione (14 febbr. 1014), e, altra volta, quando prese parte ad una conferenza di prelati per discutere su alcune particolarità della liturgia romana.

Sollecito del bene della Chiesa, prese parte attiva

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al movimento di riforma cluniacense, e si tenne in contatto con le maggiori personalità del tempo. Della sua abbazia, di cui accrebbe notevolmente la biblioteca, fece un cenacolo di studi e di santità. Morì il 7 giugno 1048, fu sepolto nel coro di S. Marco della chiesa di Reichenau; sepolcro e ossa furono scoperte nel dic. 1929.

La sua figura di restauratore grandeggia ancor più alla luce dell'attività letteraria che svolse. Sono sue opere: 1. De celebratione Adventus Domini, diretto ad Aribone, arcivescovo di Magonza, per risolvere la questione allora viva sulla lunghezza dell'Avvento, quando il Natale cade di lunedi. 2. Dialogus de isiunili Quattuor Temporum. 3. De officio Missae, in cui tratta di varie questioni concernenti le aggiunte fatte alla Messa. 4. De varia psalmorum atque contum modulatione, interessante opuscolo di critica bi-blico-fiturgica concernente vari testi destinati al canto, sia del Breviario che della Messa, con richiami all'originale ebraico e alle antiche versioni. 5. Tonarius, preceduto da un ampio Prologus: è l'opera più famosa di B. 6. De consuna Tonorum diversitate, breve sintesi dell'opera precedente. Scrisse ancora: Vita sancti Uldarici, rimaneggiamento elegante dell'opera di Gerardo, ma di scarso valore storico. Di s. Uldarico, B. compose anche e musicò un Ufficio. Gli è stata attribuita, sembra a torto, una Vita Sancti Mainardi: del quale invece compose un Ufficio. E anche autore di alcuni Inni e Sequenze. Una raccolta di Lettere di B. ci è conservata nel codice Sangall. 898, del sec. xi. Altre opere sue, come De instrumentis musicalibus usum perduto. A. Duch però ha ritrovato l'opuscolo De nigromantia seu divinatione daemomun condemnanda e 16 Sermons.

In mancanza di una edizione critica delle opere di B., la migliore resta quella del Migne: PL 142, 1047 1214. Per la corrispondenza di B. con Aribone di Magonza, cf. Ph. Jaffé, Monum. Meguntina, in Bibl. Rerum Germ., III, Berlino 1866, pp. 365-72. Le sue opere musicali sono state pubblicate, nel 1784, da Martino Gerbert, in Scriptores ecclesiastici de Musica Sacra, II, Lipsia 1905, pp. 61-122.

Biol.: PP. Maurini, Histoire Littéraire de la France. VII, Parigi 1766, pp. 575-88; F. J. Fein, Biographie universelle des Musiciens, I, Parigi 1860, pp. 377-78; W. Brambach, Das Tonsystem und die Tonarten des christlichen Abendlandes im Mittelalter, Lipsia 1881 ; id., Die Reichenauer Sängerschule, ivi 1888 ; A. Wilmart, Le prétendu "Liber Officiorum" de saint Hilaire et l'Avant Liturgique, in Revue bénéd., 27 (1910), pp. 500513 ; P. Blanchard, Notes sur les Oeuvres attribuées à B. de R., ibid., 29 (1912), pp. 98-107; M. Manitius, Geschichte der lateinischen Literatur des Mittelalters, II, Monaco 1923, pp. 61 71; H. Engel, in W. Stammler, Die Deutsche Literatur des Mittelalters: Verfasserlexikon, I, Berlino 1933, coll. 204-208; A. Duch, Eine verlorene Handschrift der Schriften Bernas von Reichenau in den Magdeburger Centurien, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 53 (1934), pp. 417-35 (cf. Bull. de Théol. anc. et méd., 3 [Lovanio 1937-40], n. 370).

Igino Cecchetti
BERNONE, vescovo di Schwerin. - Cistercense dal monastero di Amelungsborn sul Weser. Quasi nulla sappiamo di lui prima della sua elezione a vescovo di Mecklenburg (1155) da parte del principe sassone Enrico il Leone. Il quale, riassoggettati gli Obotriti (una delle tribù slave, conosciute sotto il nome di Wendi) volle restaurare i vescovati preesistenti, affidando quello di Mecklenburg a B., che ricevette la consacrazione a Roma da Adriano IV. Scarso di frutti e pericoloso fu, dapprima, il tentativo di conversione degli Obotriti, che confondevano i cristiani con i Sassoni conquistatori, torto che B. dovette trasportare la sede episcopale a Schwerin, dove già si trovavano i coloni sassoni. Di là col favore del principe Pribislao, pagano, ma sposato ad una cristiana, Woislawa, poté irradiare il suo zelo in città e per ampio spazio intorno. Battezzò il principe (1165), consacrò la Cattedrale ( 9 sett. 1171), dove tenne il primo Sinodo (1177); si spinse nella regione Circipana, in Pomerania, e fino all'isola di Rügen,
convertendone gli abitanti. Fu a Roma due volte, nel 1178 e nel 1187 , dove ottenne la conferma del suo vescovato, e nel 1179 prese parte al Concilio lateranense III. Morì a Schwerin il 27 genn. 1190 o 1191.

Biol.: F. Wigger, B., der erste Bischof von Schwerin und Mecklenburg, in Jahrb. des Vereins für mechienb. Gesch., 28 (1863), pp. 1-278; F. Winter, Die Cistercienser des nordöstl. Deutschland, I, Gotha 1868, pp. 82-88; W. Dickamn, in Kirchenlex., II (1883), pp. 447-51; A. Hauck, Kirchengesch. Deutschlands, IV, 4 e ediz., Lipsia 1914, pp. 647-50. Celestino Testore

BERNSTEIN, Eduard. - Uomo politico tedesco, n. a Berlino nel 1830, m. ivi nel 1932. Fu uno dei principali seguaci del marxismo ortodosso. Successivamente se ne staccò criticandolo nel suo libro: Socialismo teorico e socialismo pratico (1899) con il quale respinse la teoria della fine naturale della società capitalistica attraverso la concentrazione del capitale ed il successivo passaggio delle aziende nelle mani del proletariato operaio. Divenne così uno dei massimi esponenti del socialismo riformista. A causa del suo atteggiamento ebbe violente polemiche con i socialisti intransigenti, soprattutto con Kautsky. Nel 1915 per difendere i socialdemocratici dall'accusa di aver votato nel 1914 i crediti di guerra, pubblicò in collaborazione con il Kautsky, col quale si era già conciliato, un manifesto in cui venivano scisse le responsabilità dei socialdemocratici dalla politica bellica dell'impero. Fu deputato al Reichstag.

Opere principali: Il socialismo in Inghilterra dal XVI al XVII sec., 1894; Sozialismus und Demokratie in der grossen englischen Revolution, 2² ed., Stoccarda 1908; Zur Geschichte und Theorie des Sozialismus, Berlino 1901; Ferdinande Lassalle, ivi 1919; Die deutsche Revolution, ihre Entstehung, ihr Verlauf und ihr Wert, Berlino 1921.

Biol.: K. Kautsky, Le marxisme et son critique B., Parigi 1900; G. Sorel, Les polémiques pour l'interprétation du marxisme, B. et Kautsky, Parigi 1900; G. Pasquali, Socialisti tedeschi, Bari 1919; P. Lóbe, E. B. als Breslauer Abgeordneter, Breslavia 1925.

Carlo Ramacciotti
BERNWARD, santo. - Vesćovo di Hildesheim ( 960 ca. - 1022). Discendente d'una nobile famiglia sassone, fu accolto dallo zio Folkmar, poi vescovo d'Utrecht, alla scuola capitolare di Hildesheim. Ancora giovane, passato dalla cerchia familiare del conte palatino Attilbero alla corte imperiale, l'imperatrice Teofano gli affidò l'educazione del figlio, Ottone III, sul quale B. ebbe decisiva influenza.

Morto, sul finire del 992, il vescovo di Hildesheim, Gerdag, B. fu eletto a succedergli. Da allora si consacrò al bene e al progresso della sua diocesi. Promotore dello sviluppo della cultura, la diffuse fra i suoi soggetti anche a mezzo di biblioteche. Fondatore di numerosi monasteri, la leggenda lo fa cooperatore anche manuale del sorgere di essi e artista egli stesso, oltre che entusiasta guida di costruzioni artistiche. Morì dopo aver assunto l'abito benedettino, il 20 nov. 1022. Celestino III lo canonizzò il 20 dic. 1192. Benedetto XIV lo introdusse nel 1748 nel Martirologio romano al 26 ott.

Biol.: L'antico maestro di B. nel duomo di Hildesheim, Thangmar, ce ne ha tramandata la Vita: ed. in MGH. Scriptores, IV, pp. 734-82. Su di essa, v. il Dieterich, in Neues Archiv, 23 (1900), p. 422 sgg. Cf. inoltre: Acta SS. Octobris, XI, Bruxelles 1864, p. 996 sgg.; St. Beissel, Der hl. B. v. Hildesheim, Hildesheim 1895; L. Bertram, Gesch. des Bichons Hildesheim, ivi 1899-1913; F. Gebauer, Gesch. d. Stadt Hildesheim, ivi 1922; Martyr. Romanum, p. 479. Pier Fausto Palumbo

BEROIUS (Beroius), Augustinus. - Civilista e decretalista, n. a Bologna nel 1474, m. il 15 sett. 1554. Laico, professore di diritto civile a Bologna nel 1504; poi nel 1507 insegnante di diritto canonico. Scrisse Commentaria e Lecturae ai vari libri delle Decretali

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gregoriane, che furono editi anche separatamente. E altresi autore di Consilia e di Quaestiones.
"Bibl.: J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Lit. des kan. Rechts, II, Stoccarda 1875, p. 345 .

Antonio Rota
BEROSSO. - Sacerdote di Bel (Marduk) al tempio babilonese E-sog-ila, n. ca. 340 , m. a Coo, pare, ove già vecchio si recò (secondo Vitruvio, De architectura, IX, 7-8; cf. Plinio, Hist. nat., VII, 37; Plutarco, De plac. phil., II, 29) ad insegnare l'astrologia (ca. 260 a. C.). La forma greca operatorname{Bn} os ω ω ἀ ἀ ἀ (meglio che operatorname{Bn} ω ω ἀ ἀ ) sembra corrispondere al nome accadico Bèl-usur-šu = Bel, proteggilo ". Scrisse in greco un'ampia storia di Babilonia (Baßu λ ω v i π ε α ) in 3 libri, che dedicò nel 275 al re Antioeo I (v.) Soter (280-261), restauratore munifico dell' E-sog-ila.

Il 1. I esponeva la cosmogonia, con spiegazioni allegoriche e riferimenti di scienza naturale, specialmente astronomica. I Il. II e III trattavano dei 10 re "anzetiori al grande diluvio", per un periodo di 120 anni o 432.000 anni, del diluvio, dei re (ca. 200) succedutisi fino a'Alessandro Magno durante 10 sari o 36.000 anni. B. utilizzò fonti cuneiformi, di contenuto in parte diverso da quello dei testi oggi noti, cui aggiunge altri elementi mitici. L'opera, in cattivo greco, non destò molto interesse tra i denti e letterati del tempo; ma fu assai utilizzata dai Giudei ellenisti, che vi attinsero testimonianze per dimostrare ai pagani la storicità delle narrazioni bibliche intorno alla creazione, ai patriarchi, al diluvio. Ce ne rimangono frammenti nelle opere di Fl. Giuseppe Eusebio, Giorgio Sincello, che citano di seconda o terza mano da Posidonio, Alessandro Poliistore, Apollodoro, Abideno, Giuba re di Mauritania. Imitando il concordismo dei giudeo-alessandrini, Fl. Giuseppe allega B. per confermare l'autorità della Bibbia sul diluvio in C. Apion., I, 19 e in Antiq. Ind., I, 3, 6, su Abramo (Ant. Ind., I, 3,9 e 7, 2), sugli ultimi re di Babilonia (ibid., X, 1, 4; 2, 2; 11, 1; C. Apion., I, 20). L'interessante racconto di B. del diluvio, il cui croc è Xisuthros ( ἐ ἐ α mathrm{u}- ἀ ρ α ς-Σ i-α d-i i i d-d o) figlio di mathrm{T} imatĥ τ ἀ ἀ ρ τ η ς (o meglio mathrm{T} imatĥ π ἀ ρ τ η ς - Ubaro-inta), fu conservato da Eusebio, Chronic., I (ed. A. Schöne, Berlino 1875 , coll. 11-24; cf. ed. di J. Karst, Lipsia 1911, pp. 10-12) che lo prese da Aless. Poliistore. B. fu detto padre della Sibilla babilonese (Pausania, X, 22, 5; Cohort. ad Graecos, 30; Suda, Lexicon, s. v.), forse per alcune analogie con gli oracoli di questa. Parlano anche di B. Tertulliano, Apol., 19; s. Girolamo, In Dan. 5, 1; Cassiodoro.

Bibl.: I frammenti sono editi in C. Müller, Fragmenta historicorum graecorum, II, Parigi 1849, pp. 495-510, e P. Schnabel (v. sotto), pp. 250-75; - M.-J. Lagrange, La cosmogonia de Bérose, in Revue Bibl., 7 (1898), pp. 395-402; E. Schwartz, Berossos, in Pauly-Wissowa, Zoolenrycl., III (1899), coll. 309-16; C. F. Lehmann-Haupt, Berossos' Chronologie und die hellinschrittiche Neufunde, in Klio, 8 (1908), pp. 227-51; 10 (1910), pp. 476-94; 16 (1919), pp. 176-86; 23 (1928), pp. 125-60; A. Mjöl, Le scuole ionica pythagorica ed eleata, Roma-Firenze 1916, pp. 17 sg., 39 (cronologia e astronomia); P. Schnabel, Berossos und die babylonisch-hellenistische Literatur, Lipsia 1923 (opera fondamentale); J. Plessis, Babylone et la Bible, in DBs, I (1928), coll. [713-892], 716 sg., 722-26, 748-64; H. St. J. Thackeray, Josephus with an english translation, IV, Londra 1930, pp. 44 sg., 51 ; Th. Reinsch, Fl. 3oüphe: Contre Apion, Parigi 1930, pp. xxvi sg., xxxvi sg., 25-30; P. Dhormo, Le déluge babylonien, in Revue Bibl., 39 (1930), pp. [481-502], 499-502; P. F. Couppens, De historia primavera (Gen. 1-11), Roma 1934, pp. 81-83, 314-16; G. Perin, Onomasticon, in Lex. totius latin., V, Padova 1940, p. 259; F. Cornelius, Berossos und die altorientalische Chronologie, in Klio, 25 (1942), pp. 1-16.

Antonino Romeo
BERQUIN, Louis de. - Nobile dell'Artois, n. a Passy, presso Parigi il 1499, m. il 1529. La sua defezione dal cattolicesimo al protestantesimo fu dovuta ad un suo ripicco con il professore della Sorbona Guillaume Du Chêne. Volle quindi leggere indiscriminatamente tutto, ma ne subì ben presto le conseguenze; ché una perquisizione del Parlamento contro i detentori di libri luterani, lo colse in fra-
grante ed il 1^{°} ag. 1523 fu imprigionato alla Conciergerie. Questa volta lo salvò dal relativo processo la reggente Luisa di Savoia.

Pur non datosi vinto, B. tradusse l'Enchiridion militis christiani di Erasmo, però rafforzandolo con tinta luterana, tanto che lo stesso Erasmo non seppe fare buon viso a quel cattivo gioco e lo pregò di non ingerirsi più nelle sue faccende letterarie, facendogli anche degli osturi pronostici. Sta di fatto che il 10 genn. 1526, d'ordine del Parlamento, B. ritornò in carcere e la sua biblioteca di Rambures venne perquisita. La sua colpevolezza ed ostinazione risultò di nuovo in pieno; se non che questa volta, per intervento del Re, appena reduce dalla prigionia di Spagna, B. fu rimesso in libertà, anzi posta a servizio presso la regina Mayhemta di Navarra, essa pure di sensi protestanteggianti. Per la terza volta in lotta, sempre per polemiche anticattoliche, il carcere lo riebbe nel marzo 1529. Una sua lettera ha adesso aggravato la sua posizione come pure il suo rifiuto d'ascoltare dei consigli di ravvedimento da parte di Guglielmo Budé. Gli avvenimenti presero allora una brutta piega e la stessa precipitosa procedura giudiziaria, rivela ch'egli deve avere avuto degli avversari ben formidabili se, il 16 apr. di quello stesso 1529 , venne condannato a fare ammenda dei suoi errori nella cattedrale di Notre-Dame ed al carcere perpetuo, e l'indomani - prima che il re, al quale egli aveva rivolto domanda di grazia, facesse ritorno alla capitale da Blais - egli fu strangolato e bruciato in Place-deGrève. Dopo lo scardassatore Jean Leclerc di Meaux (1524) B. figura primo tra gli eretici condannati in Francia a sentenza capitale. La sua traduzione d'Erasmo ebbe subito ristampe (Anverso 1529 e Liome 1542) e la sua apostasia diede alla cattolica Francia l'allarme contro l'infiltrazione luterana.

Bibl.: R. Rolland, Le deroive procès de B., in Mélanges d'archéol. et d'hist. de l'Ecole Franc. de Rome, 12 (1892), pp. 313-25; G. Bonnet-Maury, s. v. in Realenc. für praest. Theolog. und Kirche, II, 3⁴ ed. (1897), nn. 643-45. J. Vicour, Histoire de la Réforme fraquale des origines à l'édit de Nantes, Parigi 1926, passim.

Piero Chiminelli

BERRETTA.- I. B. ecclesiastica. - E un espricapo per il clero, originato dalla necessità di proteggersi contro il freddo durante l'ufficio corale e le processioni all'aria aperta. Attestato già nel sec. x, originariamente non era che un semplice berretto, chiamato pilext, e, dal sec. xiv, b. Per poterlo usare con più facilità, il pileux fu munito di pieghe ricucite, che, con l'andare del tempo diedero luogo alla forma attuale di b. con i suoi canti o spicchi (cornua, apices) in numero di 4 per i laureati, 3 nell'uso ecclesiastico comune. Il colore della b. è rosso per i cardinali, violaceo per i vescovi, nero per tutti gli altri. La consegna della b. è simbolo della investitura di un beneficio. La b. copre la testa, quando si tratta di compiere un atto ufficiale o giurisdizionale. Le rubriche prescricono di scoprirsi il capo como segno di riverenza verso Dio o verso superiori, ed inoltre durante una preghiera propriamente detta che si recita in ginocchio o in piedi.

Bibl.: C. De Vert, Explication des cérémonies, II, Parigi 1710, pp. 234-82; J. Braun, Liturgisches Handlexikon, 2⁴ ed., Friburgo 1924, p. 47; C. Callewaert, De bireto, in Collationes Brugenses, 26 (1926), pp. 265-66; L. Eisenhofer, Compendio di Liturgia, Torino 1940, p. 75.

Filippo Oppenheim
II. B. cardinalizia. - E di forma quasi uguale alle altre b. del clero, ma è di colore rosso senza fiocco.

Il pontefice Pio IV ne concesse il privilegio ai cardinali nel 1564, facendo eccezione per i cardinali religiosi che continuarono ad usarla nera fino al 1591, quando Gregorio XIV creò cardinali i domenicani Michele Bonelli e Girolamo Bernieri, il conventuale Costantino Sarmeni e l'agostiniano Gregorio Petrochino. Secondo la prassi vigente, i nuovi cardinali, che risiedono in Roma, ricevono

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dopo il concistoro segreto nel quale sono stati creati, una comunicazione con la quale si indica il giorno e l'ora in cui il Papa imporrà loro la b. rossa nel Palazzo Apostolico. Se i nuovi cardinali appartengono a Stati cattolici in relazione ufficiale con la S. Sede, il capo di questo Stato, purché sia di religione cattolica, impone ai nuovi eletti la b. rossa che è stata portata da un ablegato (v.) apostolico.

Alberto Scola
BERRETTINI, Pietro: v. pietro da cortona.
BERRIO-OCHOA, Valentín, beato. - Martire domenicano al Tonchino. Uno degli otto martiri beatificati da Pio X nel 1906 (v. annaniti, martiri). N.il 14 nov. 1827 a Elorrio in Biscaglia (Spagna) e fattosi domenicano (1854), era partito nel 1856 per le Filippine, donde passò (1858) nel vicariato apostolico del Tonchino centrale, di cui fu fatto in quello stesso anno vescovo conduttore e poi, per la cattura e condanna a morte del vicario apostolico Garcia Sampedro, eletto a succedergli nella direzione del vicaristo. Colto dalla persecuzione nel vicine vicariato del Tonchino orientale, fu condannato a morte e decapitato il i nov. 186I ad Hoi-Duong col beati Hermosilla e Almato (v.)

Bibl.: M. Sains, Vida del mártir Vizcaino beato V. de B., Vergara 1906; G. Clements, Gli otto martiri tunchinesi deil'Ordine di s. Domenica, solennemente beatificati da papa Pio X nell'unno 1500, Roma 1906; Streit, Bibl., XI, pp. 184-86.

Giovanni B. Tragella
BERRUGUETE, Pedro e Alonso. - Pedro, pittore, n. a Paredes de Nava (Palencia) intorno al 1450, m. prima del 1505 . Si formò sulla tradizione fiamminga; poi influirono su lui Piero della Francesca e Melozzo
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(per curtesia del p. Orbis de Urbina)
Bergugutte, Alonso - S. Girolamo. Opera di B. A. Burgos, Cattedrale, cappella del Connestabile.
da Forli durante una sua permanenza a Urbino dove lavorò insieme a Giusto di Gand per il duca d'Urbino. Nel 1483 era tornato in Spagna. Restano di lui numerosi quadri di soggetto sacro oggi nel Museo del Prado a Madrid tra cui l'Adorazione dei Magi, S. Domenico e gli Albigesi, S. Domenico di Guzman, l'Apparizione della Vergine ad una Comunità, ed un Auto da fé alla presenza di s. Domenico di Guzman proveniente dalla Sagrestia del S. Tommaso di Avilo.

Alonso, scultore, figlio di Pedro, n. a Paredes de Navas (Palencia) fra il 1486 e il 1490 , m. nel 1561. Dopo la morte del padre, nel 1506 ca. venne in Italia, dove a Firenze copiò il cartone della Battaglia di Cilicina; a Roma partecipò a un concorso indetto da Bramante per una copia del Lascconte da fondere in bronzo. Tornato in Spagna, vi lasciò numerose opere. A. B. cercò conciliare le tendenze dell'arte tradizionale spagnola con lo spirito e le forme del Rinascimento italiano. Si ricordano particolarmente di lui il mausoleo del card. Tavera in Toledo, la tomba Salinas a Palencia, e alcune sculture in legno policromo. E anche opera sua il S. Sepolcro del S. Girolamo di Granata, un'opera di grande forza espressiva.

Bibl.: Per P. B.: Anon., s. v. in Thieme-Becker, III, pp. 481-82; A. L. Mayer, Geschichte der spanischen Malerei, Lipsia 1922, p. 154 sg.; I. Lavalloye, Teste de Gand ou P. B., Bruxelles 1923; C. Gamba, P. B., in Dedalis, 7 (1926-27), pp. 628-63; I. Allende-Salazar, P. B. en Italia, in Archivo Español de arte y expuclagia, 3 (1927), pp. 133-38; R. Morrison, Ritratti di Ferdinando e Isabella eseguiti da P. B., in L'Arte, 38 (1935), pp. 474-79; G. Weise, La scultura spagnola del Rinascimento e l'influsso italiano, in L'Arte, 43 (1940), p. 165 sg. - Per A. B.: M. v. B., s. v. in Thieme-Becker, III, pp. 479-81; R. de Ornata, A. B. y su obra, Madrid 1917; V. v. Logan, Spanische Plastik, Monaco 1923, p. 21 sg.; G. Weise, Spanische Plastik aus sieben Jahrh., Reutlingen 1925, pp. 63-66. Vincenzo Golzio

BERRUYIER, Isaac-Joseph. - Esegeta, n. a Rouen il 7 nov. 1681, entrato giovane nella Compagnia di Gesù, m. a Parigi il 18 febbr. 1758. Volendo diffondere lo studio della storia biblica, compose una Histoire du Peuple de Dieu depuis son origine jusqu'à la venue du Messie, tirée des seuls Livres Saints (Parigi 1728).

L'esegesi paradossale, contraria in molti punti alla traduzione, gli attirò la condanna della Chiesa ( 6 maggio 1754). I due volumi seguenti, pubblicati forse all'insaputa dell'autore, acuirono le polemiche, specie per opera dei giansenisti che l'accusavano di nestorianismo e sociznianismo, e furono messi all'Indice da Benedetto XIV (1755) e Clemente XIII (1758). L'opera però si diffuse largamente, anche nella traduzione italiana (contro questa Benedetto XIV emanò un severo breve di condanna il 17 febbr. 1758 ).

Bibl.: J. Brucker, s. v. in DB, I, coll. 1627-29. Angelo Penna
BERSABEA. - Una della più antiche località della Palestina, cui sono legati i nomi dei primi Patriarchi che ripetutamente vi fissarono le loro tende.

Il nome ebr. Bē̄er-Sébha' ("pozzo del giuramento", oppure "di sette pozzi") ricorda l'alleanza stretta da Abronio con Abimelech, re di Gerara, nella quale occasione il patriarca offrì al re sette agnelli a testimonianza del suo diritto di proprietà sul pozzo che vi aveva scavato (Gen. 21, 22-34; cf. il racconto simile intorno a Isacco, ibid. 26, 26-33).
B., specialmente all'epoca dei Re, segnava l'estremo limite meridionale della Palestina, come Dan ne costituiva quello settentrionale, per cui sorse la nota formula geografica "da Dan fino a B. ", con cui spesso la Bibbia designa nel senso della longitudine il territorio occupato da Israele. Dopo l'epoca dei Patriarchi, B. riappare al tempo della conquista (Ios. 15, 28). Fu ripopolata dopo l'esilio (Neh. 11, 27-30); poi

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andò poco a poco decadendo. Per la sua ubicazione strategica al margine del deserto, riacquistò importanza con l'occupazione romana. Ridotta in rovine dall'invasione araba, B. risorse verso il 1900 col oggi conta ca. 3000 ab. (beduini). Domenico Timoglio

BERSE (Barzeo), Gaspar. - Discepolo e compagno di s. Francesco Saverio, n. a Goes (Olanda) nel 1515. Dopo una gioventù agitata, entrò nella Compagnia di Gesù a Coimbra (1546) e, ordinato sacerdote, nel maggio 1547 fu inviato alle Indie. Co. minciò con l'insegnare a Goa, poi il Saverio l'incarico d'evangelizzare Ormuz, dandogli apposite istruzioni (pubblicate nei Mommenta Xaveriana, I, pp. 858-70, e, nella nuova ed., Epistolue S. Franc. Xaverii, II, pp. 80-101). Il B. lavorò ivi due anni e mezzo (15491551) con notevole successo, disputando anche con i musulmani e gli ebrei (cf. G. Schurhammer, Die Trinitätspredigt Mag. Gaspars in der Synagoge von Ormuz 1549, in Archiv. hist. S. I., a [1933], pp. 279309). Il Saverio, che l'aveva richiamato destinandolo al Giappone, lo ritenne poi nell'India come rettore a Goa e viceprovinciale dell'India, quando egli stesso partì per la Cina (istruzioni nei Mon. Xaveriana, I, pp. 900-23, Epist. s. Franc. Xaverii, II, pp. 391434), ma il B., che non sapeva risparmiarsi, m. il 18 ott. 1553, allorché si aspettavano a Goa i resti mortali del Saverio, spirato a Sandiano un anno prima. Non era vissuto che sette anni in religione e cinque nell'India, ma, come il Saverio che si sforzò di imitare, scosse profondamente le anime con l'esempio d'uno zelo spinto all'ultimo limite. Le sue lettere sono state raccolte nei Documenta Indica, 1540-49. (Mon. Historica S. I., 70), Roma 1948.

BibL.: N. Trigsult, Vita G. Barauei, Anversa 1610; D. Bartoli, Vita del p. G. B. (estratto da Dell'Istoria della Comp. di Giesù. L'Asia, Roma 1623); id., Degli uomini e dei fatti della Compagnia di Gesù, II, Torino 1847, pp. 43-64 e 172-201; W. van Nieuwenhoff, G. B., of de nederlandsche Franciscus Xaverius, Rotterdam 1870; Mon. Hist. S. I., Mommenta Xaveriana, 2 voll., Madrid 1899-1912, passim; Sam. mervogel. I, coll. 906-37; VII, col. 1772; Streit, Bibl., II (1924), pp. 135-96. - Nuova ed. delle istruzioni del Saverio in G. Schurhammer e J. Wicki, Epistolae s. Francisci Xaverii, 2 voll., Roma 1942-46, passim. Edmondo Lamalle

BERSUIRE (Bressuine), Pietro. - Benedettino, n. a St.-Pierre du Chemin verso la fine del sec. xiri, m. a Parigi nel 1362. Entrò giovane nell'Ordine francescano, ma lo lasciò per passare tra i Benedettini di S. Salvatore. Nel 1332 fu nominato abbate di Fosse de Tigné e nel 1336 trasferito all'abbazia di Bruyeres-le-Châtel. Recatosi alla corte dei Papi in Avignone, fu tra i familiari del card. Pietro Deprès al quale dedicò le sue due opere principali e conobbe anche il Petrarca, che lo stimava per la sua dottrina e pietà. Per opera dello stesso cardinale nel 1343 ebbe l'abbazia di Nostra Signora di Clisson e nel 1349 quella di Coulombs. Dimorò tuttavia a Parigi dove frequentava i corsi universitari e nel 1350 fu rinchiuso nel carcere vescovile a causa del suo carattere indipendente e delle critiche da lui mosse alle autorità ecclesiastiche. Liberato per intervento dell'università, divenne segretario di re Giovanni di Francia. Nel 1354 ebbe il priorato di St-Eloi di Parigi dove finì i suoi giorni. Scrisse alcune opere molto apprezzate tra cui il Reductorium morale (1340) e il Repertorium morale (1359) dedicati ambedue al card. Deprès; tradusse e commentò per primo le Metamorfosi di Ovidio.

BibL.: L. Pannier. Notice biographique sur P. B. premier traducteur français de Tite-Lève, in Bibliothèque de l'Ecole des chartes, 33 (1874), pp. 322-64; A. Thomas, Extraits des Archives du Vatican pour servir à l'histoire littéraire du Moyen-Age:
P. B., in Ménages d'archéologie et d'histoire de l'Ecole française de Rome, 4 (1884), pp. 19-27; G. Mollet, P. B. chaudrier de Notre-Dame de Coulombe au diocèse de Chartres, in Revue Bénédictine, 32 (1903), pp. 271-73; Gesamtbatolog der Wiegendreche, III, Berlino 1928, n. 3862-67; B. Heurtebise, s. v. in DHG, VIII, coll. 914-16. Agostino Amore

BERTALDO, Iacopo. - Vescovo di Veglia, m. a Venezia, il 3 apr. 1315. Il suo nome comparisce la prima volta in un documento del 1295. Vi figura come notaio e prete della parrocchia di S. Pantaleo in Venezia. Dopo il 1298 fu anche cancelliere del doge e nel 1314 vescovo di Veglia, in Dalmazia, ma non vi risiedette mai.

E autore dello Splendor Venctorum civitatis consuetodinm, edito da F. Schupfer nella Bibliotheca iuridica Medii Aevi di A. Gaudenzi, III, Bologna 1902. E sepolto a S. Pantaleo.

BibL.: E. Besta, 7. B. e le . Splendor Venctoram civitatis consuetodinum', in Nuovo Archivio vmeto, 13 (1897), pp. 109433.

Irenea Daniele
BERTANO, Pietro. - Vescovo e cardinale, n. a Nonantola (Modena) il 4 nov. 1501, m. a Roma l'8 marzo 1558. Apprezzato diplomatico e valente teologo. Domenicano a Modena nel 1516; studiò a Bologna ove si laureò. Molto stimato da Paolo III, nel 1534 fu chiamato a Roma. Trattò, nel 1536, per incarico del Papa, un delicato affare col duca di Urbino; fu teologo del card. Ercole Gonzaga, il quale cedette in suo favore il 28 nov. 1537 il vescovato di Fano che teneva in commenda. Partecipò dal fabbr. 1546 al marzo 1547 al Concilio di Trento, facendosi notare per profonda scienza teologica e zelo pastorale. Inviato quale nunzio presso Carlo V nel giugno 1548, nel 1551 svolse con grande successo i delicati incarichi. Giulio III lo fece cardinale prete del titolo dei SS. Marcellino e Pietro il 20 nov. 1551. Fu sepolto a S. Sabina. Manoscritte le sue opere: Commentaria in universam s. Thomae Summam, e Tractatus de potestate papae contra Lutherum.

BibL.: I. Quattil-I. Echard, Scriptores O. P., II, Parigi 1721, p. 166; A. Touron, Histoire des hommes illustres de l'Ondre de S. Dominique, IV, [vi 1747, pp. 1883-93; F. T. Masetti, Di alcuni vescovi dello stitù di Fano dell'Ordin. di S. Domenico, in Il Rosario. Memorie Domenicane, 25 (1908), pp. 514-19; A. Walz, I cardinali domenicani, ibid., 57 (1940), pp. 37-38. Per la sua attività politica cf. Pastor. V e VI (v. indice). Per il Concilio di Trento: G. Tiraboschi, Biblioteca Modenese, I, Modena 1781, p. 257; W. Friedensburg, Nuntiaturberichte aus Deutschland, I, VIII, IX, X, XII, Gotha 1892-1908 (v. indice); A. Walz, Gli inizi domenicani al Concilio, in Il Concilio di Trento, 2 (1943), p. 212 sP.; id., Elenco dei Padri e teologi domenicani al Concilio di Trento, in Angelicum, 22 (1945), p. 33.

BERTARIO. - Cronista, prete di Verdun e canonico di S. Vanne (917 ca.).

Scrisse per incarico del suo vescovo Dadone i Gesta episcoporum Viridunensium (332-887) per raccogliere notizie di quei vescovi, essendo andati distrutti tutti i documenti dell'archivio vescovile nell'incendio della cattedrale (916). Cronaca importantissima per i documenti che cita, scritta con stile semplice e senza ornati. La si può leggere nel MGH, Script., IV, pp. 36-45, riprodotta in PL, 132, 501-16.

BibL.: R. Collier, Histoire générale des auteurs sacrés et ecclésiastiques. 2^{text {e }} ed., Parigi 1838-70; XII, 722; XIII, 606; A. Potthast, Bibliotheca historica Medii Aevi, I, { }² ed., Berlino 1896, pp. 156, 713.

Irenea Daniele
BERTARIO di Montecassino, santo. - E una delle più notevoli figure d'Italia all'epoca carolingia. Di stirpe probabilmente longobarda - Berthari è la forma originaria del nome - venne educato a Montecassino alla scuola di Bassacio, cui successe nella sede abbaziale nell'856 (secondo il Traube già nell'848). Nel suo governo ebbe in mira di opporsi alla avanzata minacciosa dei Saraceni, e di dare un saldo ordinamento all'importante patrimonio di s. Bene-

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detto, secondo il carattere dei tempi e le necessità politiche. Nel primo intento prestò valido aiuto agli sforzi di Ludovico II, che accolse più volte splendidamente a Montecassino con l'imperatrice Angelberga, come pure vi accolse in convegno il papa Adriano II e il re Lotario. Propose una federazione fra i vari nuclei politici del mezzogiorno d'Italia. Per divergenza di apprezzamenti politici, probabilmente nei riguardi del ducato napoletano e di qualche atto di Adriano II, B. venne a trovarsi talora in contrasto con Giovanni VIII. Da lui però ottenne un ampio diploma di esenzione che costitui quasi il coronamento dell'altra sua mira: la vasta opera di riordinamento, di cui furono esponenti le imponenti fortificazioni e le larghe bonifiche che culminarono nella fondazione, ai piedi del monte, della nuova città, Eulogimenopoli, la odierna Cassino. Ma le forze avverse finirono per prevalere e travolgere B. con l'opera sua. Dopo aver distrutto il 4 sett. 883 il monastero superiore, i Saraceni si abbatterono su quello di S. Salvatore ai piedi del monte, ove trucidarono B. con molti monaci ( 22 ott. 883).
B. "fu un uomo completo". All'opera sua politica e organizzatrice andò infatti congiunta una notevole attività artistica e culturale. Edifici, pitture, trascrizioni di codici dalle eleggature ornate di oro e pietre preziose, sono e lui attribuite dalle fonti storiche. E, mentre non esitava a scendere personalmente in campo contro i nemici del nome criotiano, si occupava di medicina, di grammatica, di versi, lasciando opere in parte giunte sino a noi.

Bim.: Per la vita bisogna tener presente gli storici dell'Ordine benedettino e, in particolar modo, di Montecassino; tra questi ultimi ricordiamo uno dei più recenti: G. Falco, Lirenmenti di Storia Cassinese, in Casinensis, II, Montecassino 1929, pp. 97-114; gli Acta SS. Octobris, IX, Bruxelles 1838, p. 863 sge. dànno una Vita che è compilazione tardiva e non scientifica di D . Ignezio da Praga (sec. xv): E. Carusi, Il Memoratoriam delI'abate Bertaria, in Casinersia, I, Montecassino 1929, pp. 427-548; L. Bovio, Dissertatio apologetica, Napoli 1805. - Per le edizioni delle opere di B.: PL 126, 973-90; Bibliotheca Casinensis, II, Montecassino 1875, p. 464: III, ivi 1877, p. 233; IV, ivi 1880, p. 28; L. Traube, in MGH, Poetue latini Aexi carolingi, III, pp. 380-402; M. Monitius, Geschichte der lat. Literatur des Mittelalters, I, Monaco 1911, pp. 608-609; M. Inguanez, Cadi-cum Casinensium manuscriptorum Catalogus, Montecassino 1912 sge. (v. indice).

Tommaso Leccisotti
BERTAUT, Jean. - Vescovo e poeta francese, n. a Donnay, dioc. di Bayeux, nel 1552, m. a Séez (Savoia) l'8 giugno 1611. Per la sua cultura fu in grande onore presso Enrico III ed Enrico IV, cosi da divenire il poeta ufficiale di corte.

Petrarchista, discepolo di Ronsard e di Desportes, trattò in un primo tempo in maniera piuttosto sentimentale argomenti frivoli e galanti e più tardi, divenuto vescovo di Séez nel 1606, si occupò precipuamente di motivi religiosi, che sviluppò con fluida profissità e quasi sempre senza alcun carattere personale. Nella parafrasi dei Salmi invece la poesia è più spontanea e non manca di accenti lirici profondamente sentiti. Ricordiamo il Cantique en forme de confession e il Cantique sur la naissance de N. S. Jésus-Christ.

Bim.: G. Grente, 7. B., Parigi 1909; J. Vianey, Le Pitrarguisme en France au XVIr siècle, ivi 1909, pp. 271-79; H. Vuganay, Les répectirs littéraires de B., in Bulletin du bibliophile, 9 (1930), pp. 161-65, 203-11. Giovanna Fusco

BERTAZZOLI, Francesco. - Cardinale, n. a Lugo il 1^{°} maggio 1754, m. a Roma il 7 apr. 1830 , studiò teologia in Bologna e nel 1777 prese gli Ordini. Fu una delle persone che godettero maggiore credito presso Pio VII: legato a lui da profonda amicizia fin da quando questi era vescovo di Imola, lo soccorse con aiuti in denaro, allorché dovette recarsi al Conclave di Venezia, poiché il futuro Pontefice dava ai poveri la metà delle rendite della sua mensa. Chiamato dal Papa a Roma, fu nominato vescovo di Montalto,
canonico di S. Maria Maggiore, elemosiniere segreto e, nel 1808, arcivescovo di Edessa in partibus. Nel 1811 fece parte della missione inviata da Parigi presso il Pontefice prigioniero a Savona: uomo di grandissima fede, ma di debole carattere, il B. non seppe vincere le insidie della politica napoleonica ed insieme al card. Roverella, principalmente, e ad altri, indusse Pio VII alle concessioni di Fontainebleu, che se non fossero state coraggiosamente revocate, avrebbero colpito l'autorità e il prestigio del Papato. Ma se gli errori di Fontainebleu furono riparati, bisogna riconoscere anche al B. la sua parte di merito. Moltissimo egli si adoperò per la ritrattazione delle infauste concessioni, e questa fu la prova migliore della sua buona fede nei precedenti avvenimenti. Rientrò a Roma con il Pontefice e fu creato cardinale del titolo di S. Maria sopra Minerva il 10 marzo 1823. Sotto Leone XII passò al vescovado suburbicario di Palestrina, Pio VIII lo nominò suo elemosiniere segreto. Fu amico del card. Cappellari (poi papa Gregorio XVI), che lasciò esecutore delle sue ultime volontà. Venne sepolto in S. Maria sopra Minerva dove gli fu eretto dal nipote Pietro un monumento, opera del Rinaldi.

Bim.: Memorie storiche del ministero de' due viaggi in Francia... del card. Bartolomeo Pacca, Pesaro 1830, passim; F. Artaud de Montor, Storia del papa Pio VII, Lucca 1837; G. Moroni, in Dizionario di erudizione storico-ecclimistica, V. p. 178; M.-Th. Disdier, s. v. in DHG, VIII, coll. 924-25; Necrologio in Diario di Roma, n. 32 del 21 apr. 1830. Gabriella de Stefano

BERTELLI, Leopoldo. - Barnabita, in religione p. Timoteo, n. a Bologna il 26 ott. 1826 e m. al collegio «Alle Querce» di Firenze il 6 febbr. 1903. Fisico e sismologo, primo indagatore dei microsismi, storico della scienza. Compiuti gli studi presso le scuole pubbliche dei Barnabiti a Bologna e ordinato sacerdote a Napoli (1830), insegnò matematica e fisica per oltre un cinquantennio nei collegi del suo Ordine a Napoli, a Macerata, a Bologna, a Parma, e dal 1868 a Firenze, dove rimase fino alla morte. La sua versatilità di scienziato lo portò ad occuparsi dei fenomeni più svariati : di elettromagnetismo, di metereologia, d'astronomia; a ricerche geologiche e paleontologiche; ad osservazioni talassiche e di fisica terrestre; a studi storico-scientifici sullo scandaglio marino, sulla bussola nautica, sul barometro, sulla pila. Ma soprattutto egli sta all'avanguardia nella storia della sismologia, essendone stato uno dei primi cultori ed avendo contribuito notevolmente allo sviluppo di essa con accurate indagini. Nel rilievo dei fenomeni non ancora approfonditi, chiese sempre la conferma delle induzioni personali o delle ipotesi a severi ed assidui esperimenti; e per questi si costruì vari strumenti, tra cui uno per registrare i microsismi, da lui chiamato "cronometro». Ha diverse pubblicazioni sull'uso e sulla storia della bussola che mettono in chiaro la genesi della leggenda di Flavio Gioia. Fu socio di molte accademie e dal 1904 presidente dell'Accademia pontificia dei Nuovi Lincei. Tenne pure la direzione della Specola Vaticana (1893-98).

Bim.: G. Boffito, Biblioteca Barnabitica, I, Firenze 1933, pp. 180-98 (con ampia bibl). Filippo M. Parenti

BERTHIER, Guillaume-Joseph. - Gesuita francese, storico, pubblicista e autore ascetico, n. a Issondun il 7 apr. 1704, entrato in religione nel 1722, m. a Bourges il 15 dic. 1784. Insegnò dapprima umanità, filosofia e teologia. Incaricato di continuare l'Histoire de l'Eglise gallicane dei pp. Longueval e Brumoy, pubblicò i tomi XI-XII lasciati da essi, poi i tomi XIII-XVIII di sua propria composizione (Parigi, 1744-49). Interruppe il lavoro per prendere la

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direzione del periodico Mémoires de Trévoux (174562), in cui lottò contro Voltaire e gli enciclopedisti. Quando la Compagnia fu dispersa in Francia, fu precettore dei figli del Delfino, i futuri Luigi XVI e Luigi XVIII; uscito dal regno con parecchi suoi confratelli nel 1764 , vi rientrò nel 1774.

Aveva consacrato i suoi ultimi anni alla composizione di opere spirituali, pubblicate dopo la sua morte: Le Puautier traduit... avec des notes et des réflexions, 8 voll., Parigi 1785, ristampato nel Cursus Scripturas Sacros del Migne, XIV-XVI); Réflexions spirituelles, ivi 1790, ristampate nel 1811 e dopo, col titolo Euvres spirituelles. In queste ultime, di elevatezza non comune, è da notare l'apologia discreta ma ferma, degli autori mistici (Lettre sur les cuvres de s. Jean de la Croix, Considérations sur le mort mystique, ecc.). Il salpiziano Lasausse ne estrasse una Doctrine spirituelle du P. B., Parigi 1797.

Bibl.: Sommervogel, I, coll. 1377-86; E. Lamalle, s. v., in DHG, VIII, coll. 954-55; M. Viller, s. v. in DSp, I, coll. 15281530 . Ednondo Lamalle

BERTHIER, JeAn-Baptiste. - Missionario diN.S. de "La Salette", fondatore dei Missionari della S. Famiglia (v.), n. a Châtonnay (Isère) il 24 febbr. 1840, m. a Grave (Nord Brabante) il 16 ott. 1908. Promosso scuole apostoliche per aspiranti poveri e curò vocazioni tardive; fu predicatore e a lungo superiore dell'Istituto. Scrisse moltissimo, e per ogni genere di persone; vari suoi libri conobbero un grande e meritato successo. Nel 1904 fondò il Messager de la Ste Famille, edito in più lingue.

Bibl.: J. M. De Lombaerde, La Vie et l'Esprit du très rev. p. B., Grave 1910; P.-J. Ramers, Le p. 7-B.B., miss. de la Salette, Friburgo 1925; id., s. v. in DSp. I, coll. 1530-32. Mario Colpo

BERTHIER, JoACHIM. - N. il 31 dic. 1848 a Talloires presso Annecy (Savoia), m. il 21 dic. 1924 a Friburgo (Svizzera). Educato nel collegio di La Roche, avuta la vocazione sacerdotale passò prima nel seminario di Annecy poi in quello di Friburgo per entrare il 13 febbr. 1872 nell'Ordine dei Frati Predicatori; ordinato sacerdote nel 1874 nella cattedrale di Avignone, fu lettore in teologia e storia ecclesiastica nel collegio di Carpentras. Chiamato a Roma nel 1880 collaborò all'edizione completa e critica dell'opera scientifica di s. Tommaso d'Aquino e stabilitosi a S. Sabina ne fece il centro della sua opera spirituale e intellettuale. Autore di numerosi scritti di carattere teologico, storico e letterario andò poi a Fiesole e a Firenze, donde tornò a Friburgo dal 1890 al 1905, dove fu uno dei fondatori di quella Università Cattolica.

Rientrò in S. Sabina nel 1906 di cui divenne come "il genio tutelare", secondo l'espressione del papa Pio XI all'annunzio della sua morte, e non fu contento finché non ottenne nel 1914 l'inizio dei lavori di restauro e di ripristino dell'antico titolo e dell'annesso convento domenicano; riaperta al pubblico la basilica nel giugno 1919, ripartì per Friburgo, dove morì.

Le sue opere principali sono: Summa de donis s. Joseph, auctore fr. Isidoro denuo edita (Roma 1887); B. Humbert de Romanis Quinti Praedicatorum Magistri Generalis opera de Vita Regulari (ivi 1888, 2 voll.); Vita di Papa Innocenzo XI (ivi 1889); Mystica Theologia Divi Thomae (Torino 1890); B. Iordanis de Saxonia, alterius Praedicatorum Magistri opera, ad res ordinis Praedicatorum spectantia, quae exstant collecta ac denuo edita (Friburgo 1891); Projets anciens des hautes études catholiques en Suisse. Préliminaires de l'Université de Fribourg (ivi 1891); La porte de Ste-Sabine à Rome (ivi 1892); Tabulae Synopticae totius Summae theologicae s. Thomae Aquinatis, 2^{mathrm{a}} ed. ivi 1892); Une page d'art chrétien : Les sept oeuvres de charité corporelle illustrées par les Della Robbia (ivi
![img-22.jpeg](img-22.jpeg)
(per cortesia del Prof. E. Jani)

BERTHIER, JOACHIM - Ritratto.
1893); Lettres de Jean-François Bonomio, Nonce Apostolique en Suisse (ivi 1894); Le tombent de s. Domingue (Parigi 1895); Le bienheureux Humbert de Romans cinquième Général de l'ordre des Frères-Prêcheurs (Lione 1893); Praefatio ad Vitas Fratrum Ord. Praed. fr. Gerardi de Fracheto (Lovanio 1896); La vie de s. Dominique peinte parle p. Besson (Tolosa 1896); "Maitre Thomas" et s. Igmure (Lovanio 1896); La Divina Commedia di Dante con Commenti secondo la Scolastica (Friburgo 1897); Le triomphe de s. Thomas peint dans la chapelle des Espagnols a Florence (ivi 1897); Le r.p. A. Danzas O.P. Ses oeuvres artistiques (St-Etienne 1897); Tractatus de locis theologicis (Torino 1900); L'Eglise de la Minerve à Rome (Roma 1910); L'Eglise de Ste-Sabine à Rome (ivi 1910); Le Couvent de Ste Sabine à Rome (ivi 1912); Le Chapitre de s. Nicolò de Tetsioc. Peintures de Tommaso da Modena (ivi 1912); Il Catechismo del B. Angelico (ivi 1915); Chroniques du monastère de S. Sisto et de S. Domenico e Sisto à Rome, 2 voll. (Levanto 1912); La Divine Comédie, Traduction littèrnle avec notes (Friburgo 1922).

Bibl.: P. Tsurisano, L'opera letteraria ed artistica del p. B_{text {, }} in Memorie domenicane, 42 (1925), po. 126-41; M. H. Laurent, s. v. in DHG, VIII, coll. 956-57. Enrico Josi

BERTHIEU, Jacques. - Missionario m. per la fede al Madagascar. N. a Polminhac (Alvernia) il 26 nov. 1838 e sacerdote nel 1864, fu vicario a Roannes; fattosi gesuita nel 1873 , nel 1875 veniva inviato al Madagascar. Fu prima superiore della missione nell'isola di S. Maria, poi, costretto dal settarismo ad abbandonarla nel 1881, spiegò il suo zelo ad Ambohimandroso, presso i Betsileos, indi, dopo la guerra della Francia nel Madagascar nel 1885, ad Ambositra, e finalmente nel 1891 ad Andrainarivo, nel nord dell'Imerina. Cadde vittima della rivolta indigena e

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della guerra del 1895-96. Abbandonato, per basso anticlericalismo, dal capo della colonna militare francese, mentre accompagnava i suoi cristiani profughi, fu preso degli insorti e messo a morte ad Ambititibé, l'8 giugno 1896. La sua causa di beatificazione è stata introdotta a Roma nel 1940.

BibL.: A. Boudou, Le p. 7. B., Parigi 1935.
Edmondo Lamalle
BERTHOLD von Regensburg. - Fu il più famoso predicatore tedesco del sec. xili, n. a Ratisbona ca. il 1210 e ivi m. nel 1272. Entrato nell'Ordine francescano ca. il 1240 , fu subito noto in tutta l'Europa centrale come potente ed efficace predicatore.

Le sue prediche, sia in latino che in tedesco, furono spesso tenute all'aria aperta per il troppo grande numero degli ascoltatori (si parla di 40.000 !). Il loro stile popolaresco e la vivacità ora drammatica ed ora umoristica delle immagini presentate son ben lontani dalla astrazione intellettualistica dei modelli allora vigenti.

BibL.: G. Jacob, Die lateinischen Reden des selizen B. von R., Ratisbona 1880. Per le prediche in tedesco v. l'edizione in 2 voll. e cura di F. Pfeiffer e S. Strohl, Vienna 1862 ; K. Rieder. Das Lebeu B. von R., Friburgo in Br. 1901. Alda Manghi

BERTI, Giovanni Lorenzo. - Teologo dell'Ordine cremitico di s. Agostino, rappresentante insigne della scuola agostiniana nel sec. xviri. N. a Seravezza il 27 giugno 1696, m. a Firenze il 26 maggio 1766. Entrato giovanetto tra gli Eremiti agostiniani (1711), insegnò filosofia e teologia a Pavia, Firenze, Roma, Siena, fu preferto della biblioteca Angelica e assistente generale del suo Ordine. Benedetto XIV lo ebbe carissimo. Per comando del suo superiore generale Antonio Schiaffinati scrisse un'ampia sintesi di teologia: De theologicis disciplinis libri 37, esponendo il pensiero di s. Agostino e la tradizione agostiniana, opera di erudizione e di sicura dottrina che s'impone tuttora alla stima dei dotti. Ebbe numerose edizioni. Nel 1765 Girolamo Buzi vi aggiunse i Luoghi teologici e ne fece un compendio molto diffuso come manuale scolastico.

Sorsero polemiche; parve a qualcuno, massime in Francia, che il B. avesse ripreso le dottrine baiane e gianseniste. Giovannid'Yse de Saléon scrisse addirittura un'opera dal titolo: Le baianisme et le jansénisme reusscités dans les lèores de Bellelli et B.; nello stesso senso scrisse pure Giov. Giuseppe Languet, arcivescovo di Sens, e due lettere furono dirette a Benedetto XIV per chiedere il suo intervento. Il Pontefice fece esaminare il De theologicis disciplinis, che fu invece raccomandato per la sua erudizione e la sua sana dottrina. Su consiglio dello stesso Pontefice il B. rispose agli accusatori : al primo con lo scritto Augustinianum systema de gratia ab iniqua batanismi et iansenismi erroris insimulatione vindicatum; al secondo con l'altro In opusculum inscriptum: J. Languet indicium de operibus FF.