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inis, che fu invece raccomandato per la sua erudizione e la sua sana dottrina. Su consiglio dello stesso Pontefice il B. rispose agli accusatori : al primo con lo scritto Augustinianum systema de gratia ab iniqua batanismi et iansenismi erroris insimulatione vindicatum; al secondo con l'altro In opusculum inscriptum: J. Languet indicium de operibus FF. Bellelli et B. aequissima expostulatio, più volte ristampati.

Nonostante l'energica risposta del B. e il favore del Papa, gli avversari non tacquero e il B. si vide costretto a continuare la polemica.

Nominato professore di storia nell'Università di Pisa, scrisse Historia ecclesiastica seu dissertationes ecclesiasticae (4 voll., Bassano 1769); a proposito della quale venne accusato da p. Francesco Antonio Zaccaria di aver imitato la Historia di Alessandro Natale. Il B. si difese e fece un compendio della sua storia : Historiae eccl. breviarium, molto diffuso, continuato poi da Tirso Lopez fino al 1888 (Valladolid 1889), e riveduto in seguito ed aggiornato da A. Saraceno dell'Oratorio, che lo pubblicò sotto il suo nome (Torino 1892).

Oltre le opere citate, cf. De rebus gestis s. Augustini commentarius (Venezia 1769); 70 Dissertazioni sto-rico-dommatiche (Firenze 1759); Panegirici sacri e profani (ivi 1764 ).

Bibl.: J. Ossinger, s. v. in Bibliotheca Augustiniana, Ingolstadt 1768; D. A. Perini, Bibliographia Augustiniana, I, Firenze 1929, pp. 120-23; Hurter, V, col. 1; B. Heurtebize, s. v. in DThC, II, col. 793. Agostino Trapé

BERTIERI, Giuseppe. - Vescovo e teologo agostiniano, n. a Ceva, nel Piemonte, il 9 nov. 1734, m. a Pavia il 5 luglio 1804. Religioso a 20 anni, insegnò in vari collegi del suo Ordine, poi per un ventennio resse la cattedra di teologia nell'Università di Vienna. Nel 1789 fu cletto vescovo di Como, e tre anni dopo trasferito alla chiesa di Pavia, insignito del titolo di arcivescovo, distinguendosi per l'amore della giustizia e l'ardore della fede.

Opere principali: De Incarnatione, de legibus, de Sacramentis in genere et de Baptismo et Confirmatione in specie (3 voll., Vienna 1771-74); Theologiae dogmaticae in systema redactae pice altera (ivi 1778; Venezia 1780; ivi 1790). La prima parte di quest'opera fu pubblicata dal domenicano Pietro Gazzaniga, collega del B. nella cattedra teologica.

Bibl.: D. A. Perini, Bibliographia Augustiniana, I, Firenze 1929, pp. 125-26; Hurter, V, col. 637. David Falcioni

BERTINI, Giovanni Maria. - Teologo domenicano, n. a Palermo verso il 1610 , ivi m. in onore di santità il 15 febbr. 1669. Entrò giovane dai Domenicani di Palermo e vi percorse la carriera degli studi fino alla reggenza che vi tenne nello studio generale di S . Domenico dal 1654 al 1656 . Governò anche il convento come priore ( 1651-53 e 1659-61). Poi divenne qualificatore e consultore dell'Inquisizione in Sicilia. Pieno di zelo per le anime, promosse varie associazioni pie, come quella del Rosario, per i sacerdoti secolari.

I suoi scritti riguardano o la dottrina di s. Tommaso, o la pietà, particolarmente il S. Rosario. I commenti alla Summa Theologiae dell'Aquinate si trovano nella biblioteca Comunale di Palermo (ms. 369, c. 35, 362 q - A : 127). L'Echard menziona pure La Teologia mistica secondo la dottrina di s. Tommaso (Palermo 1668). Nel Sacri Banari Hortus ( 4 voll., ivi 1658 -67) il B. spiega il Rosario come aiuto della contemplazione, della predicazione e dell'azione. In Sacratissimus inquisitionsi rosa virginea in qua catholicse fidei puritas efflorescit virginalis (ivi 1662) opera di scienza, pietà e fantasia barocca, tenta una spiegazione della Summa secondo i misteri del Rosario. Soltanto il volume sui misteri gaudiosi vide la luce. Da notare la teoria delle visioni corporali e la maniera di conoscerle, e specialmente le "perorationes", cioè brevi ardenti preghiere che terminano i singoli articoli.

Bibl.: A. Mongitore, Bibl. Sicula, I, Palermo 1708, p. 349 sg.; I. Quéiú-I. Echard, Scriptores O. P., II, Parigi 1721, p. 628 sg.; I. Colesio, s. v. in DOp., I, col. 1334.

Ampelo Wida
BERTINI, Giovanni Maria. - Filosofo, educatore, n. a Carmagnola nel 1818 e m. a Torino il 14 ott. 1876. Conoscitore del greco e della filosofia platonica diede vari saggi tra i quali è da ricordare : Idee di una filosofia della vita (2 voll., Torino 1850).

Chiamato a far parte del Consiglio superiore della pubblica istruzione vi esercitò una benefica influenza; frutto di questa permanenza al Consiglio superiore sono la Relazione e proposte sulla scuola secondaria (1865), la Questione urgente sull'istruzione classica e le lettere al Fassini Sulla riforma dell'istruzione secondaria classica. La scuola secondaria per il B. ha soprattutto un fine formativo nel senso che essa non dà soltanto cognizioni, ma educa, tendendo alla piena formazione della personalità dell'uomo, del cittadino e del soldato. Il B. voleva che lo Stato non restasse indifferente di fronte all'istruzione ed educazione religiosa dei giovani, che doveva

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però essere impartita dallo Stato stesso attraverso suoi elementi e non affidata a sacerdoti, perché questi darebbero "l'insegnamento ecclesiastico" il quale, secondo lui, in quel tempo, non avrebbe potuto non essere informato o influenzato dalla questione del potere temporale della S. Sede.

Nelle opere: Questione religiosa, Dialoghi (Torino 1861) e il Vaticano e lo Stato (1876) il B. espone le sue convinzioni religiose che da un sincero cattolicesimo lo portano al razionalismo, perché, se pure accetta l'insegnamento di Gesù come altamente morale ed umano, scorona la religione della luce della
rivelazione pensando che la filosofia abbia un'influenza più benefica di quella esercitata dalla rivelazione.

Bibl.: A. Pucito, La scuola pedagogica nazionale, Torino 1883, cap. 7; C. Cantoni, s. v. in Dizionario illustrato di pedagog., I, 166 sg .; G. Gentile, Le origini della filosofia contropporante in Italia, I, Messina 1925, pp. 129-201; P. Gobetti, Rinegginente senza eroi, Torino 1925 e introd. al volume del B., Saggi platonici, Lanciano 1928; G. Bianchi, Contributo allo studio di G. M. B., in Riv. di filosofia neoceslastica, 30 (1938), pp. 163-85.

Nino Sammartano
BERTINI, Pacio e Giovanni: v. Pacio e GIOVANNI da FIRENZE.

BERTINO, santo. - Secondo abate di Sithiu sul fiume Aa dove si seguivano la regola e i costumi irlandesi di s. Colombano. Appare la prima volta nel 674-75 come sottoscrittore del testamento del vescovo Amando. Nel 682 ottenne dal re Teodorico III il diritto di riscuotere le imposte dai territori dipendenti, prima aggiudicate al fisco. Il nobile Amalfrido nel 685 gli donò la villa di Hunulfocurten. Dal re Clodoveo III (691) e da Childeberto III (697) ebbe la conferma delle immunità concesse al suo predecessore Mummolino. M. il 5 sett. del 698 . In un documento del 745 è ricordato col titolo di santo.

Bibl.: L. van Essen, Etude critique et littéraire sur les Vituc des saints mérovingiens de l'ancienne Belgique, Lovanio 1907, pp. 400-11; W. Levison, Vitae dudomari, B. Winnaci, in MGH. Scriptores rerum mérovingicorum, V, pp. 729-32, 765-69, 778-90. Agostino Amore

BERTINORO, diOcesi di. - Nella Romagna, in provincia di Forlì, suffraganea di Ravenna. Si identificica con l'antica Cesubium o Sussubium, menzionata tra le donazioni di Pipino alla Chiesa (Liber Pont., ed L. Duchesne, I, Parigi 1886, p. 454). Cavalcaconte, signore di Brettanorium (Sussubium), la ridonò al papa Alessandro III nel 1177 (op. cit., II, ivi 1892, p. 441). Fu eretta in diocesi nel 1360 quando, distrutta Forlimpopoli dal card. Albornoz, il vescovo Roberto Boysel vi si trasferì stabilmente assumendo il titolo della nuova residenza. La chiesa di Forum Popilii è però d'origine più remota. Il successore di Roberto (m. nel 1365) fu Roberto de Bretteville (1363-78), che eresse in cattedrale la parrocchia di S. Caterina, seguito da Tebaldo Pellisier (1378-95), al quale Urbano IV confidò la giurisdizione temporale di B. e Cesena. Più tardi, Giovanni Ruffo Theodoli (1305-12) cardinale e nunzio di Leone X presso Carlo V; Andrea Caligari (1579-1613) il quale rico-
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Ust. G. Rufioni, l'urli)

Strui la cattedrale, Giambattista Missiroli (1701-34) che costrui il seminario.

La diocesi fu soppressa nel 1803 , ristabilita nel 1817 e nel 1824 unita da Leone XII a Sarsina, fino al 1853. I vescovi di B. continuarono ad essere gli amministratori della diocesi di Sarsina sino al 1872 e poi l'ebbero spesso unita ad personam. Al presente la diocesi conta 64 parrocchie, 5 santuari mariani (Lago, Suasia, Fornò, Carminate, Madonna di Fuori), 87 sacerdoti diocesani e 4 regolari con 50.000 ab. su 307 kmq. ( 1948 ).

Tra le fondazioni monastiche nel territorio di B. si notano: S. Ruffillo, abbazia benedettina di Forlimpopoli, che l'abate Benedetto pose sotto la protezione della Sede apostolica nel 1181. Fu data in commenda al vescovo di B. e nel 1564 annessa da Pio IV alla mensa capitolare di S. Pietro in Vaticano. Nel sec. xvir sorse una lunga contesa tra il vescovo di B. e il nullius di Forlimpopoli. Nel 1847 Pio IX sopprimeva il nullius assegnando

Forlimpopoli alla diocesi di B. e Meldola alla diocesi di Forlì. Nel 1867, scompariva anche le collegiata dei Canonici di S. Ruffillo (L. Ricci, S. Ruffillo di Forlimpopoli, Forlì 1914).

Sul colle di B. sorgeva l'abbazia benedettina di S. Maria in Urano, passata nel sec. xir ai Camaldolesi, che ne fecero un centro di cultura : nel 1431 vi fu eletto priore generale dei Camaldolesi Ambrogio Traversari (v.). Distrutta da un incendio fu riedificata nel 1576 in luogo più ameno. Nella sua chiesa sono le reliquie dei ss. Maglorio, Sansone e Pascasio (A. Pasini, B. e i suoi santi protettori, Forlì 1932). Soppressa nel periodo napoleonico, il complesso fu conservato dai conti Manzoni di Forlì. I bombardamenti del 1944 distrussero il monastero (dal 1898 casa madre delle Clarisse del S.mo Sacramento, dette Suore di B.) e danneggiarono la chiesa, con tele dei Cignani.

Nel 1228 Egidio, vescovo di Forlimpopoli, affidava ai Camaldolesi di Urano una cappella, in località detta Lago, dove si venerava un'antica immagine della B. V. Nel 1262 fu trasformata in chiesa, nota come il santuario della Madonna del Lago (incoronata dal Capitolo vaticano nel 1704), patrona principale della città e diocesi di B. (L. Gatti, La Madonna del Lago, Forlì 1902).

Nel territorio di B. è anche l'abbazia di Fornò, con tempio rotondo, contenente una venerata immagine della B. Vergine, donata nel sec. xv da un corsaro convertito, Pietro di Durazzo. Passò poi ai Canonici regolari di Porto di Ravenna. Nel ' 700 decadde, Napoleone la spogliò, Pio IX nel 1857 la salvò dall'estrema rovina (cf. P. Nadiani, L'abbazia di S. Maria delle Grazie di F., Roma 1910).

Confinante con B. fu pure l'abbazia benedettina di S. Dario di Galeata (S. Ellero), dove fu ospite papa Stefano II, reduce dalla Francia nel 754. Soppressa nel 1784 fu trasferita alla diocesi di Borgo S. Sepolcro (D. Mambrini, Galeata nella storia e nell'arte, Bagno di Romagna 1936).

Monumenti. - La cattedrale, dedicata a s. Caterina d'Alessandria, patrona della città, è a tre navi della fine del sec. xvir (F. Amaducel, Ecclesia S. Catharinue de platea, Bertinoro 1934). L'esterno, dorico, tutto in mattone

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(fol. Anderson)
S. BERNARDO DI CHIARAVALLE

Dipinto di Sebastiano del Piombo (sec. xvi) - Vaticano, pinacoteca.

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![img-2.jpeg](img-2.jpeg)

A sinistra: ESTASI DI S. TERESA, particolare - Roma chiesa di S. Maria della Vittoria. A destra: ANGELO, particolare dall'Estea di S. Teresa - Roma, chiesa di S. Maria della Vittoria.

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A sintiva: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. ANDREA AL QUIRINALE - Roma.
A destra: SEPÓLCRO DEL CARD. F. DE MONTOYA, già in S. Gizzomo degli Spagnoli ora in S. Maria di Monserrato - Roma.

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VERSIONE GRECA DELLA BIBBIA (sec. vi).
Cod. in onciale. A 147 inf. - Milano, biblioteca Ambrosiana.

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scoperto, fu restaurato nel 1942. Il tempio di S. Donato presso Polenta in stile romanico a tre navi con absidi e cripta, del sec. IX, restaurato tra il 1890-96 è monumento nazionale (P. Amaducci, La chiesa di Polenta, Forlì 1921). La chiesa di S. Cassiano in Pennino è ricostruita (sec. IX). Del 1934 è la bella chiesa di S. Antonio in Predappio.

BibL.: P. Amaducci, Origini e progressi dell'episcopato di B. in Romagna, Ravenna 1903; F. Kehr, Italia pontificia, V, Berlino 1911; Lanzoni, p. 723; B. Censi, La cattedrale di B., in Riv. diocesana di B., 2 (1630), pp. 87-92, 111-17; L. Gatti, B.-Notizie storiche, Forli 1938; id., Appunti di storia bertiwores, ivt 1643 . Serafino Preté

BERTINORO, 'Öbhadhjåh. - Scrittore rabbinico, m. a Gerusalemme tra il 1500 e il 1510 . Nel 1485 lasciò Città di Castello per trasferirsi a Gerusalemme ove divenne rabbino honoris causa e capo di una scuola talmudica da lui fondata. Largamente diffuso per la chiarezza dell'esposizione è il suo commento alla Mišnāh (trad. latina nell'ed. di Surenhusius, Amsterdam 1698-1703) che si basa principalmente su quello di Raäl e di Maimonide. Il B. trattò inoltre argomenti di carattere ritualistico; è pure autore di composizioni liturgiche in forma poetica. Tre delle sue lettere inviate dalla Palestina contengono notizie interessanti gli Ebrei in Sicilia, Rodi, Egitto e Palestina. Esse furono più volte stampate e tradotte. Altre lettere di carattere didattico sono tuttora inedite nella biblioteca Casanatense di Roma.

BibL.: U. Cassuto, s. v. in Euc. Jud., IV, coll. 319-21. Eugenio Zolli
BERTOLA DE' GIORGI, Aurelio. - Poligrafo e poeta, n. a Rimini il 4 ag. 1753, m. ivi il 30 giugno 1798. Monaco olivetano, poi militare in Ungheria; rientrò nell'Ordine e fu mandato lettore a Monteoliveto di Siena, ove scrisse in stile younghiano le Notti elementine (Arezzo 1775) per la morte di Clemente XIV.

Insegnó storia nell'Accademia di marina a Napoli; dieci anni dopo, si recò a Vienna, svestì l'abito, e divenne semplice abate. Fu primo a divulgare in Italia la conoscenza della letteratura tedesca (Idea della poesia alemanna, Napoli 1779, e Idea della bella letteratura alemanna, Lucca 1784). Nell'84 fu chiamato a leggere storia universale nell'Università di Pavia: qui pubblicò nell'87 il trattato Della filosofia della storia, che è il primo libro italiano che porti questo titolo. Nel 1787, peregrinando per la Svizzera, visitò a Zurigo il Gessner, di cui aveva tradotto gl'Idilli e di cui scrisse l'Elogio (Pavia 1789). Percorse le rive del Reno, che descrisse nelle Lettere renane (Rimini 1795), definite dal Carducci «primo viaggio romantico e da taoiste». Nel '97 fece parte dell'amministrazione centrale dell'Emilia, e fu compilatore del Giornale patriattico. Chiamato a far parte del Comitato d'istruzione pubblica, disegnò un Piano di pubblica istruzione. La Rime e prose, edite a Genova nel 1797, furono poste all'Indice con decreto 23 giugno 1817.

Ingegnoso poligrafo, il B. fu soprattutto poeta: un poeta fecondissimo e, qua e là, grazioso. I 6 volumi dell'ed. Ancona 1815 delle sue Poesie "approvate" contengono favole, epigrammi, odi, idilli, scherzi, ottave, sestine, terzine, sonetti e poesie tradotte dal tedesco. Il meglio è in certe gentili favolette, indulgenti al secolo dei nèi e dei cicisbei, e in alcuni idilli e scherzi, o canzonette, nei quali musicalmente si effonde la «sensibilità» tra arcadice e preromantica del B., che fu il protòtipo dell'abate galante sentimentale, seguace del Rousseau, della seconda metà del Settecento, come protòtipo dell'abate galante bassamente epicureo della prima metà era stato il Frugoni.

BibL.: P. Pozzetti, in E. De Tipaldo, Biografie deol'Italiani illustridol sec., XVIII sec.. II, Venezia 1835, p. 130; C. Tonini, La cultura letteraria e scientifica in Rimini, II, Rimini 1884, p. 363 sgg.; G. Zanella, S. Gessner e A. B., in Paralleli letterari, Verona 1885; F. Flamini, A. B. e i suoi studi su la letteratura tedesca, Pisa 1895; G. Scotti, La vita e le opere di A. B., Milano 1896; Aurora Roffi, Studio su A. de' G. B., Forli 1914; Viaggio sul Reno di A.
B., a cura di A. Baldini, Firenze 1947; W. Binni, Preromanticismo italiano, Napoli 1948, cap. viI. Giulio Natali

BERTOLDI, Carlo Michele. - Missionario, n. a Valperga (Piemonte), il 20 ott. 1660 ; gesuita il 9 luglio 1681, s'imbarcò il 1697 per l'India. Addetto nel 1702 alla missione del Madura, ebbe per 35 anni la cura del pangu (quasi-parrocchia) di Aour, presso Trichinopoly, dove morì il io marzo 1740.

Sembra essere stato l'iniziatore, nel Madura, dei ritiri spirituali collettivi, ai quali diede grande sviluppo (una sua relazione del 1719 in proposito è stampata da J. Bertrand, La Mission du Maduré, IV, Parigi 1854, pp. 262-70; riprodotta dal Besse con un'altra in La pratique des Exercices). Un'opera del B. in lingua tamulica, Guana muyartchi (1727), esposizione della prima settimana degli Esercizi di s. Ignazio, fu stampata a Pondichéry nel 1843.

BibL.: Sommervogel, I. col. 1392; VIII, col. 1827; Streit, Bibl., VI, p. 64; A. Jean, Le Madurd, l'ancienne et la nouvelle mission, Lilla 1894, pp. 362-65; L. Besse, La pratique des Exercices de st lqeuce dans l'ancienne Mission du Maduré (Coll. de la Biblioth. des Exercices, 23), Enghien 1910, pp. 2-18. 58-31; id., La Mission du Maduré. Historique de ses panzons, Trichinopoly 1914, pp. 93-107 e passim. Edmondo Lamalle

BERTOLDI, Giovanni da Serravalle. - Dantista francescano, n. a Serravalle (Repubblica di S. Marino) ca. il 1350, m. a Fano nel 1445. Da giovane sentì spiegare, forse a Bologna, la Commedia dal ghibellino Benvenuto da Imola, ch'egli ricordò sempre con affetto. Nel 1390 a Roma espose, come lettore di teologia, il Libro delle Sentenze nelle scuole del palazzo Apostolico; cinque anni dopo lo troviamo a Firenze lettore in S. Croce e reggente degli studi, poi pellegrino in Terra Santa (1398). Durante lo scisma di Occidente si mantenne fedele a papa Gregorio XII, che lo nominò vescovo di Fermo. Fu altresì presente al Concilio di Costanza; in quella occasione rese nota la sua opera latina di traduzione e di commento alla Commedia da lui composta per estendere, a tutto il mondo cristiano, la lettura e la comprensione delle tre cantiche. Nel 1419 fu trasferito alla sede vescovile di Fano, ove rimase sino alla morte. Il Fascolo sospetto che B. "compilasse le chiose che gli erano somministrate»; la sua opera invece ha vari aspetti nuovi e originali, pur attingendo liberamente e largamente alla lettura di Benvenuto da Imola «non soltanto per persone e fatti vicini a Dante, ma anche per cose d'erudizione comune» (M. Barbi).

Bibl.: Fratris Johannis de Serravalle, Translatio et Commutum Dantis Ailcipherii, sum textu ludica fratris Bartholomei a Colle, nunc primum edita, Prato 1891. Notizie biografiche in op. cit., pp. 15-ccxvi, a cura di M. da Civezza e T. Domenichelli; P. Novati, Nuovi documenti sopra fr. G. da S., in Bull. d. Soc. dant. ital., 1² serie, 7 (1891), pp. 11-15; C. Ortolani, Dignità ecclesiastiche francescone pitone, I, Tolentino 1921, pp. 53-55; L. Niccolini, La vita e l'opera di G. da S., S. Marino 1923; M. Barbi, La lettura di Benvenuto da Imola e i suoi rapporti con altri commessi, in Problemi di critica dantesca, 2² serie, Firenze 1941, pp. 435-70. Giovanni Fallani

BERTOLDO, santo. - Primo generale dei Carmelitani, n. a Solignac (Limoges, Francia) e oriundo dalla nobile famiglia dei Malefaida; passò, già sacerdote, verso il 1142, in Siria, insieme con suo cugino Americo di Malefáida che fu nominato patriarca latino di Antiochia. Di là si ritirò sul Monte Carmelo. Con l'aiuto e il consiglio del suddetto patriarca, che dovette cercar rifugio nel 1153 a Gerusalemme, egli riunì insieme gli eremiti sparsi per il Monte Carmelo, costrui un piccolo convento e una cappella circondati all'esterno da un muro; fu il primo generale latino dell'Ordine (verso il 1154), e lo resse fino alla morte,

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Bertoldo di Giovanni - Bronzo con scena di battaglia. Firenze, musen Nazionale del Bargello.
avvenuta il 29 marzo 1198. Le prime tracce della celebrazione della festa di s. B. rimontano al 1525 ; il Capitolo generale dei Carmelitani del 1564 prescrisse la celebrazione della festa per tutto l'Ordine al 29 marzo, il che venne approvato dalla S. Congregazione dei Riti, nel 1584 .

Bibl.: Acta SS. Martii. III, Parigi 1864, pp. 787-88; Monumenta hist. carmelitana, Lérina 1907, pp. 269-76, 280-81; Etudes carmélitaines, 2 (1912), pp. 123-30, 216 sgg.; Analecta O. Carm., 3 (1928), pp. 267, 283, 368; 7 (1932), pp. 180-211; Anastase de St-Paul, Berthold, in DHG, VIII, coll. 960-63.

Ambrogio di Santa Teresa
BERTOLDO di Giovanni. - Scultore e medaglista, n. a Firenze nel 1420, m. nel 1491. Discepolo di Donatello, collaborò col maestro al basamento della Giuditta e ad altre sculture. Si espresse con un accentuato realismo in forme mosse da violenza espressiva e sbalzate in forte rilievo. Sue opere principali sono la Crocifissione, una Battaglia equestre e una Pietà, al Bargello (Firenze). Fu autore della medaglia commemorativa della congiura dei Pazzi (1478). Amico di Lorenzo il Magnifico, diresse il "Giardino di S. Marco ", quella scuola d'arte, creata dal Magnifico, in cui i giovani scultori studiavano e copiavano le statue antiche e che fu frequentata anche da Michelangelo.

Bibl.: F. Schottmüller, s. v. in Thieme-Becker, III, pp. 205-207 (con bibl.); M. Semrau, B. di G. Ein Beitrag zur Geschichte der Donatello-schule, Breslavia 1912; W. Bode, B. u. Lorenzo dei Medici, Friburgo in Br. 1925. Per B. medagliata v.: E. Jacobs, Die Mehemmed-Medaille des B., in Jahrbuch der prenss. Kunstsamm., 48 (1927), pp. 1-17. Elsa Gerlini

BERTOLDO di Henneberg. - Arcivescovo ed elettore di Magonza, n. nel 1441, m. il 21 dic. 1504. Nel 1484 fu nominato arcivescovo di Magonza e consacrato da Innocenzo VIII il 20 maggio 1485. Divenne cancelliere di Massimiliano I quando questi fu eletto imperatore nel 1493. Il 4 genn. 1496 stabilì nella sua diocesi una censura letteraria, la prima che ricordi la storia. Inviò ambasciatori a Roma per protestare contro la bolla del 20 apr. 1487, con la quale Innocenzo VIII richiedeva le decime dei beni ecclesiastici della Germania in favore della Crociata. Nel 1495, alla Dieta di Worms, allo scopo di attenuare l'assolutismo dell'imperatore, propose l'istituzione di un consiglio imperiale per gli affari di Stato. Fu seppellito nella cattedrale di Magonza.

Bibl.: J. B. Weckerle, De Bertholdi Hennebergensis archiepiscopi Mosentini... studia polsioris, Münster 1868; Hefele-Leclerco, VIII, 1, pp. 137-38; Allgemeine deutsche Biographie, II (1875), pp. 324-28.

Emma Santovito
BERTOLDO di Mosbura (Mosbura, MarbBercei). - Scolastico domenicano della prima metà del sec. xvi. Discepolo forse di Dietrich di Friburgo (de Wulf), insegnò a Colonia. Nel 1318 scrisse un commento sui M2720p62.07125 di Aristotele. L'opera sua principale è l'Expositio in elementationem theologiam Procli ( Σ² π imath χ ε i ω π ς 8712.07128). Il Grabmann cita di essa due mss., il Vat. lat. 2192 e il 104 del Balliol College. Fautore convinto del neoplatonismo e imparentato dottrinalmente con Alberto Magno e la scuola domenicana tedesca, Il. esercitò un notevole influsso, e si trovano ancora echi ammirativi per i suoi scritti nelle opere del card. Cusano.

Bibl.: J. Quétif-J. Echard, Scriptores Ord. Proed., I, Parigi 1719, p. 811 sg.; M. Grabmann, Mittelsälerliches Gottesleben, II, Monaco 1936, p. 421 sg. Felicissimo Tinivello

BERTOLDO da Ratisbona. - Il migliore predicatore tedesco del medioevo, n. a Ratisbona poco prima del 1210 , ivi m. il 14 dic. 1272. Entrato tra i Francescani nella custodia bavarese della provincia di Argentina o Germania Superiore, divenne uno dei più grandi predicatori popolari e apostoli del '200, pratico e vivacissimo. Per umiltà e per amore del popolo, si soprannominava Rusticanur; il popolo lo chiamava «il santo frate» e «il nuovo Elia». Ebbe amico e compagno di predicazione, se non maestro di noviziato, l'ascetico fra Davide d'Augusta (v.). Percorse come predicatore popolare tutta la Germania meridionale, la Svizzera, Moravia, Boemia, Austria ed Ungheria. Urbano IV lo designava, insieme ad Alberto Magno, predicatore della Crociata. La sua predicazione segnò un netto distacco (e perciò fu apprezzata anche dal grande confratello Ruggero Bacone) da quella allora in voga, astratta, scolastica e per questo meno efficace. Quella di B., congiunta alla santità della vita e a opere miracolose, fu piana, aderente sempre alle basi dottrinali del dogma, nutrita di S. Scrittura, rispondente ai bisogni del popolo. E il popolo accorreva a folle immenso (fino a 40,60 e 100 mila persone, secondo i cronisti dell'epoca: cf. Salimbene, Chronica, ed. Holder-Egger, in MGH, XXXII, pp. 559-63). Gli fu reso culto ininterrotto

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fino ai tempi napoleonici e il titolo di beato gli è dato ancora nel suo Ordine e in Baviera.

I suoi scritti, oltre un commento perduto all'Apocalisse, ricordato da Salimbene, e forse un De institutione sitne religinase menzionato da Mariano da Firenze (che però pare doversi identificare con il De exterioris et interioris hominis compositione di Davide d'Augusta), abbracciano vari libri di Prediche, in latino e tedesco, di grande interesse per l'oratoria e la dottrina ascetica contenutavi. Oltre i discorsi in tedesco, frammentari, certamente raccolti e ritoccati da altre mani, si contano circa 400 Sermones latini, di cui 58 de Dominicis, 123 de Sanctis, 75 de communi Sanctorum, 87 Sermones ad religionas e 48 Sermones speciales vel extravagantes. Furono editi più volte, tutti o in parte (G. Jakob, Die inteinischen Reden des sel. Berthold v. R., Ratisbona 1880). Per i sermoni tedeschi : edizione di F. Pfeiffer e J. Strobl (2 voll., Vienna 1862-80); antologia di O. H. Brandt (Lápria 1924); cf. F. Göbel, Die Missionspredigten des Franciishaners Berthold v.R. in jetziger Schriftsprache (Ratisbona 1873, 5^{text {a }} ed. 1929). L'edizione critica vien preparata dai Cappuccini di Friburgo (Svièzera).

BibL.: Opere generali: L. Wadding, Script. Ord. Min., 3² ed., Roma 1906, p. 44; Annales Ord. Min., ad ann. 1226, n. 61, e 1272, nn. 18-22; J. H. Sbarales, Supplementum ad Script. Ord. Min., 2² ed., I, Roma 1908, p. 144; Arturus a Monasterio, Martyr. Franciscanum, 14 dic. (ed. J. Beschin-J. Palazzolo, Ronis 1939), pp. 481-82, n. 2; J. Heerlenkz, s. v. in Dllp. I, 1532-34; F. M. Henquinet, s. v. in DHG, VIII, coll. 980-87.

Opere speciali: K. Unkel, B. v. R., Colonia 1882; K. Foate, Zur Theologie des B. v. R., Zwickau 1800; K. Rieder, Das Leben B. v. R., Friburgo in Br. 1901; H. Matrod, in Etudes francisc., 12 (1904), pp. 620-93; 13 (1905), pp. 9-21, 129-46, 394-415; J. Klapper, s. v. in W. Stammler, Die deutsche Literatur des Mittelalters. Verfasserlexikon, I, Berlino-Lipsia 1933, coll. 213-23. Lorenzo Di Fonso

BERTOLDO di Reichenau. - Cronista, m., secondo la testimonianza di Bernoldo di Costanza, il 12 marzo 1088, in età avanzata. Discepolo di Ermanno Contratto, fu monaco dell'abbazia di Reichenau, sul lago di Costanza. Continuò la cronaca di Ermanno dal 1054, anno in cui era rimasta interrotta, fino al ro8o, premettendo alla sua opera una particolareggiata biografia del maestro. I Bertholdi Annales, non esenti da errori, non esistono più nel manoscritto originale, ma soltanto in copie di esso e sono stati pubblicati in MGH, Scriptores, V, v, pp. 264-326 e in PL 147, 339-442.

Bibl.: J. Richter, Die Chroniken Bertholds und Bernolds, Colonia 1862; A. Pothast, Bibliotheca historica Medii Aevi, I, 2² ed., Berlino 1896, p. 128; A. Fliche, La réforme grégorienne, II, Lovanio 1926, pp. 39-43. Emma Santavito

BERTOLDO di Rohrbach. - Eretico vissuto nella prima metà del sec. xiv, arso a Spira nel 1356, per ordine dell'Inquisizione. Fanatico seguace della falsa mistica, professata nella setta dei Fratelli e Sorelle del libero spirito, aveva cercato di diffonderne le strane idee a Würzburg ed altrove. Denunziato all'Inquisizione, ritratto prima le sue false dottrine, ma, ricadutovi poco dopo, venne condannato. Le fonti non sempre sono d'accordo nel tracciare le linee della sua dottrina. Sembra che insegnasse l'esistenza di «esseri illuminati da Dio», i quali, pur non essendo sacerdoti, possono predicare la parola del Signore e transustanziare il pane ed il vino nel corpo e sangue di Gesù Cristo.

Bibl.: I. Trithemius, Annales Hierangienes, II, San Gallo 1690, pp. 231-32; J. L. Mosheim, De beghardis et bequinabus commemoratio, Lipsia 1790, p. 325 sge.

BERTOLFO di Bobbio, santo. - N. da una nobile famiglia franca pagana, entrò nel monastero di Luseuil. Con l'abate Attala andò a Bobbio, dove nel 627 diventò abate; si prodigò contro l'arianesimo, propagato in Italia dai Longobardi, e ottenne da papa Onorio, contro le macchinazioni di Proco, ve-
scovo di Tortona, e Ariovaldo re dei Longobardi l'esenzione di Bobbio (cf. il privilegio: PL 80, 483-84; Jaffé-Wattenbach, 2017). Morì il 19 ag. 640. La sua festa si celebra il 19 ag. La vita di B. fu scritta dal suo discepolo e compagno di viaggi, abate Giona di Bobbio (PL 87, 1061 sgg.).

Bibl.: Acta SS. Augusti, III, Anversa 1735, pp. 730-34; F. Cesalis, Vie de si Bertolle, 2² ed., Avignone 1881; Anal. bolland., 6 (1887), p. 206, appond.; ed. critica della Vita curata da B. Krusch, in MGH, Script. rerum meroving., IV, pp. 143-47. Sul culto e su le reliquie cf. BHL, 195 sc., 1326.

Filippo Oppenheim
BERTOLFO di Renty, santo. - N. sotto Sigeberto ( 639-56 ) da famiglia pagana tedesca ; recatosi a Thérouanne (Belgio) e ricevutovi il Battesimo, divenne economo del conte Wamberto che con la moglie Omburga fondò a Renty (diocesi di Thérouanne) tre chiese e un monastero, di cui B. divenne probabilmente abate. Morì il 5 febbr. 705; ogni anno nel giorno della sua festa ( 5 febbr.), si distribuiscono mille pani, a perpetuo ricordo della grande carità che ebbe verso i poveri.

Bibl.: Acta Sanctorum Belgii, V, Bruxelles 1789, pp. 459-90 con introduz. di J. Ghesquière, ibid., pp. 433-39; (J. M.), La vie de si R., Boulogne 1832; F. S. De Ram, Hagiogr. Belge, II, Bruxelles 1867, pp. 137-43; F. Ferrant, Enquisse historique sur la culte et les reliques de si B. de Renty en l'église de Harlebeke, Bruges 1897; L. van der Essen, Etude critique et littéraire sur les Vitae des saints de l'ancienne Belgique, Lovanio 1907, pp. 422-23. Filippo Oppenheim

BERTOLI, Giandomenico. - Archeologo, n. a Meretto presso Udine il 13 marzo 1676, m. ad Aquileia, il 22 marzo 1763. Fu canonico di Aquileia e studiò con zelo ed intelligenza le antichità di quella città, di cui radunò un museo poi passato ai conti Cassis, primo nucleo dell'attuale.

Pubblicò sull'argomento un volume che fece epoca, ricco specialmente di iscrizioni : Le antichità di Aquileia profane e sacre, per la maggior parte finora inedite, raccolte ed illustrate (Venezia 1739). Ne scrisse anche una continuazione, in due altri volumi, rimasta manoscritta, sino agli anni della sua morte. Egli diede l'esempio di utilizzare razionalmente i codici epigrafici. Pubblicò anche molte dissertazioni nella raccolta del Calogerà.

Bibl.: CIL. V, pp. 80-81; G. Vale, G. B. fondatore del museo di Aquileia e l'opera sua, Aquileia 1946, Antonio Ferrus

BERTOLOTTI, Giulio. - Abate generale dei Cistercensi, n. a Chiusa nel 1608 e m. il 16 maggio 1682. Entrato in età giovanissima in un monastero della Congregazione dei Foglianti d'Italia, dove prese il nome di Luca di s. Carlo, vi si distinse per il suo amore allo studio. Promosse il lavoro intellettuale nell'Ordine e indirizzò i giovani allo studio delle scienze sacre e profane. Ebbe varie cariche nella sua provincia, quindi, per due volte, fu abate generale di tutto l'Ordine.

La sua attività culturale e letteraria ci è attestata dalle sue molte opere, alcune delle quali furono stampate durante la sua vita: Hotrerica Lucae Bertolati, Jus ducum Sabaudiae in regnum Cypri (Roma 1641); Columba Pismphilia (ivi 1643); Nardus Gallica et Specus Bethlehemitica (ivi 1645-50); Alcydes mysticus, divus Bernardus (ivi 1652); Vita cardinalis Joannis Bona (Asti 1677); Divi Bernardi, mellifful Exclesiae doctoris, gesta illustriora elegiaco relata stylo (Roma 1682). Opere ancora manoscritte Cardinalis Montalti currus; Antistes regularis; Centum morales conscientiae casuum resolutiones; Cur Jesu amanti sacrum, pils et affectisic meditationibus eidem Jesu anagogicis matibus purgatum, illuminatum, unitum.

Bibl.: C. J. Morotius, Cistercii reformcestis historia, Torino 1690, pp. 49, 58, 96; L. Janauscheck, Bibliographia Bernardina, Vienna 1891, nn. 1027, 1027, 1073, 1225; J.-M. Canivez, s. v. in DHG, VIII, col. 1024.

Ambrogio Mancone

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BERTONI, Gaspare, venerabile. - Fondatore degli Stimmatini, n. in Verona il 9 ott. 1777, m. ivi il 12 giugno 1853 . Giovane sacerdote, introdusse nella sua città gli oratori mariani (1802); e intorno al primo istituto nella parrocchia natale di S. Paolo di Campo Marzio, fece sorgere classi di dottrina cristiana e di istruzione elementare, piccole mostre di arti e mestieri, ricreatorio e patronato con musiche vocali e strumentali. Il governo francese nel 1807 soppresse gli oratori, ma sette anni più tardi, mutando governo, essi risorsero, in forma più semplice ma non meno efficace, per la gioventù maschile e femminile; e si propagarono quindi nella città e diocesi. Il B. sostenne anche, per quasi trent'anni, un ginnasio gratuito. Egli fu, inoltre, apostolo del clero, con la direzione spirituale del seminario e l'ufficio di esaminatore delle vocazioni ecclesiastiche; missionario zelante, dal pergamo e dal confessionale; animatore segreto, per mezzo secolo, di quasi tutte le opere religiose e caritatevoli veronesi. Consigli e conforto ebbe da lui anche il Rosmini. Il B. diede, in tempi avversi, esempio di profondo attaccamento alla S. Sede. Sopportò con fortezza lunghissime malattie e numerosi interventi chirurgici. L'introduzione della sua causa fu segnata nel 1906.

BibL.: G. Giacobbe, Vita del servo di Dio d. G. B., Verona 1858: G. Fiorin, Lo spirito del ven. servo di Dio d. G. B., ivi 1914; id., Vita del servo di Dio d. G. B., ivi 1922; G. Mattei, Il ven. G. B., ivi 1924; G. Stofella, Il diario spirituale di Leopoldina Naudet e il ven. d. G. B., ivi 1930 (fuori commercio): id., Note per servire alla storia del ven. servo di Dio d. G. B. (serie da 1 a 7), Roma 1941-43 (fuori commercio).

Giuseppe Stofella
BERTONIO, Luigi. - Gesuita missionario e linguista insigne. N. a Rocca Contrada nella Marca di Ancona verso il 1555 , entrò il 1574 a Roma nella Compagnia di Gesù e si trasferì nel 1581 alla provincia del Perù. Per quaranta anni missionario fra gli Indiani, principalmente nella residenza di Juli, sul lago Titicaca, passò gli ultimi anni nei collegi di Arequipa e poi di Lima, dove m. il 3 ag. 1625 . Mentre una della grandi lingue del Perù, il quechua, veniva studiata dal p. Diego González Holguin l'altra, l'aymard, lo fu dal B., che risiedeva appunto a Juli fra tribù rinomate per la purezza del loro idioma.

Scrisse: Arte breve de la lengua aymard (Roma 1603); Arte y grammatica muy copiosa de la lengua aymard (ivi 1603, ma forse in realtà 1608 ; ristampato a Juli nel Perù, 1612); Vocabulario de la lengua aymard (2 voll., Juli 1612); queste due opere fondamentali, Arte e Vocabulario, furono riprodotte in fac-simile da J. Platzmann (Lipsia 1879). Il B. scrisse pure un Confercionario muy copioso en dos lenguas, aymard y española (Juli 1612) e adattò ai bisogni degli indigeni, con l'aiuto d'un indiano di Juli, il Libro de la vida y milagros de N. S. Iesu Christo di Alonso de Villegas (Juli 1613).

BibL.: Sommervogel, I, coll. 1392-94; VIII, coll. 402-404; Streit, Bibl., II, pp. 402-404; E. Torres Saldamando, Los antiguos Temitas del Perú, Lima 1882, pp. 71-78; T. Medina, Bibliotheca hispano-americana, II, Santiago del Cile 1900, pp. 30-31; J. E. Uriarte e M. Lecina, Bibl. de escritores de la Compi. de Fetús... de España, I, Madrid 1925, pp. 477-78; M. Mendiburu, Diccionario histórico-biográfico del Perú, 2² ed. di E. San Cristóbal, III, Lima 1932, pp. 50-56. Edmondo Lamalle

BERTOT, Abbé. - Sacerdote francese, n. in Normandia verso il 1620 , amico di Jean de Bernières e m. nel 168r, fu uno dei primi direttori di madame Guyon (v.).

La sua opera postuma, Le directeur mystique (4 voll., Colonia, ma in realtà in Olanda, 1729) esalta l'« orazione di pura e nuda fede»; senonché, l'opera essendo stata pubblicata, a quanto sembra, per cura della Guyon, è
difficile sapere in quale misura questa abbia rispettato il pensiero dell'autore.

Bibl.: P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, IV, Parigi 1930, pp. 183-93; id., in DSc. I (1937), 1337-38. Edmondo Lamalle

BERTRAM, AdOLF. - Cardinale, n. il 14 marzo 1859 a Hildesheim, m. il 6 luglio 1945 a Breslavia. Attese agli studi filosofici e teologici nelle Università di Würzburg e di Monaco di Baviera. Ordinato sacerdote nel 1881, venne a Roma e fu cappellato del collegio Teutonico di S. Maria dell'Anima, e si laureò alla Gregoriana in diritto canonico. Nel 1884 si laureò anche in teologia, a Würzburg. Entrato nello stesso anno a far parte della curia vescovile di Hildesheim dopo essere stato successivamente canonico di quel Capitolo cattedrale, vicario generale e vicario capitolare, ne fu eletto nel 1906 vescovo. Si occupò durante questi anni intensamente della storia di questo vescovato, pubblicando l'opera Die Bischöfe von Hildesheim (1896) nonché una Geschichte des Bistums Hildesheim (Hildesheim 1899-1925), in 3 voll. Il 27 maggio 1914 fu trasferito alla sede vescovile di Breslavia, assai importante allora, non essendo ancora stata costituita la diocesi di Berlino, che ne faceva parte come delegazione del Brandeburgo e della Pomerania. Nel 1916 Benedetto XV creò B. cardinale in pectore, pubblicandolo tre anni dopo col titolo di S. Agnese fuori le Mura. Il card. B. divenne così il capo e la guida dell'episcopato tedesco, ed esercitò tali funzioni particolarmente nelle annuali conferenze di Fulda. Essendo stata elevata, conformemente al concordato del 1929 con la Prussia, la diocesi di Breslavia alla dignità di chiesa metropolitana, il card. B. assunse il titolo arcivescovile. Dopo l'avvento del nazionalsocialismo al potere (genn. 1933), il card. B. difese dinanzi a Hitler i diritti dei cattolici tedeschi. Protestò fermamente contro le misure tendenti allo scioglimento delle associazioni cattoliche e contro l'allontanamento dai pubblici uffici di molti funzionari perché cattolici e, come presidente delle conferenze di Fulda, fu l'autorevole portavoce di tutti i cattolici della Germania. Scoppiata la guerra nel 1939, il card. B. ebbe particolarmente a cuore, data la posizione geografica della sua diocesi, la sorte dei sacerdoti polacchi internati e degli operai polacchi in Germania. Non lasciò mai la sua sede, neppure sotto l'imperversare dei bombardamenti aerei e dei combattimenti stradali, e morto, fu sepolto in quella metropolitana. Sebbene armerasse intransigentemente il nazismo, il card. B., di indole mite e conciliante, rifuggiva da un'impostazione violenta della lotta contro il terzo Reich, e pertanto le frasi del von Hassel che lo riguardano (s la maggioranza - incluso il vecchio cardinale irenico, vescovo B. di Breslavia - è contraria alla lotta aperta, contraria ai metodi politici e vorrebbe metodi religiosi n ) hanno significato, solo se interpretate nel suddetto modo.

BibL.: Il Nazionalnocialismo e la S. Sede, a cura di M. Maccarrone, Roma 1947, pp. 227-70; U. von Hassel, Vom andern Deutschland, Zurigo 1946 (trad. ital. : Diario segreto 1938-44, Milano 1948, p. 161).

BERTtAN, Luis, santo: v. Luigi bertrán, santo.
BERTRAND, Joseph. - Gesuita e missionario francese, n. a Fréland (Haut-Rhin, Alsazia) il 9 nov. 1801, m. a Notre-Dame de Liesse (Ain) il 13 genn. 1884. Gesuita dal 1823 , studiò la teologia nel Collegio romano ( 1828-32 ), dove insegnò pure fisica e matematica. Nel 1837 partì per l'India, come primo superiore della nuova missione della Compagnia di Gesù nel Madura; governò in un momento

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assai difficile, di riorganizzazione ecclesiastica e di lotte vivaci con il cosiddetto "scisma goanese". Costretto nel 1854 da una malattia a tornare in Europa, negoziò a Roma la nomina del primo vicario apostolico del Madura e fu poi superiore e direttore spirituale in parecchic case di Francia; nel 1870 fondò a Issenheim (Alsazia) una scuola apostolica; essa però nel 1872 in seguito al Kulturhampf fu trasferita ad Amiens ed il B. esercitò allora e fino alla morte le funzioni di vicario nel santuario di Nostra Signora di Lieese.

Le pubblicazioni del B. debbono apprezzarsi in funzione delle polemiche allora molto vivaci in Europa, sui metodi missionari dei Gesuiti e la loro pretesa opposizione al clero indigeno. Risponde in questo senso agli attacchi del Lucquet, del Marion-Brésillac, del Blanchet e di altri la sua Apologie des missionnaires réguliers des derniers siècles (Parigi 1848) ristampata poi in tono più sereno come Mémoires historiques sur les missions des ordres religieux et spécialement sur les questions du clergé indigène et des rites malabares (ivi 1862). L'opera era estratta dal primo volume della sua raccolta: La Mission du Maduré d'après des documents inédits (ivi 1847-54), ancora utile perché i volumi II-IV sono una collezione di documenti inediti sull'antica missione. Dello stesso carattere documentario, ma per la missione ripristinata, le Lettres édifiantes et curieuses de la nouvelle mission du Maduré.

Birl.: Sommervogel, I, coll. 1394-96; A. Deny, Eltässer Helden, II, Rü̈heim 1904, pp. 39-40; J. Besse, La mission du Maduré, historique de ses pangous, Lilla 1914, pp. 37-58, 208211, ecc.; J. A. Otto, Gründung der neuen Jesuitenmission durch General P. 7. P. L. Roothaan, Friburgo in Br. 1939, pp. 283-339. Edmondo Lamale

BERTRAND, Louis. - Scrittore, n. a Spincourt il 20 marzo 1866, m. ad Antibes il 6 dic. 1941; tornato alle pratiche religiose nel 1906, durante un viaggio in Oriente.

Scrisse molti romanzi, di indiscusso valore letterario, risalendo da avventure troppo crude all'impostazione dei problemi superiori dello spirito e del cristianesimo. S'hanno cosi : Mademoiselle de Jessincourt (Parigi 1911), romanzo dell'abnegazione lieta e severa; Sanguis Martyrum (ivi 1918) sulle cristianità di Africa al tempo di s. Cipriano. All'agiografia diede due lavori importanti: S. Augustin (ivi 1913), dove è resa tutta la meravigliosa personalità del Santo e da cui derivarono: Autour de st Augustin (ivi 1913) e Les plus belles pages de st Augustin (ivi 1916) e Ste Thérèse (ivi 1927). Alla storiografia offrì Flaubert à Paris, ou le mort vivant (ivi 1921), Louis XIV (ivi 1924) e Philippe II d l'Esserial (ivi 1929).

Birl.: J. Bertaut, Les romanciers du nouveau siècle, Parigi 1912, pp. 110-35; L. Jules, s. v. in J. Bricout, Dictionn. des connaiss. relig., I (1925), coll. 782-83. Celestino Testore

BERTRAND, Pierre (Bertrandus, Petrus). - Decretalista francese, m. il 23 giugno 1348 o il 24 giugno 1349. Studiò nell'Università di Orléans. Insegnò diritto canonico ad Avignone, Montpellier, Orléans e da ultimo a Parigi. Vescovo in varie sedi di Francia dal 1320 , fu poi eletto cardinale nel 1331 da Giovanni XXII per l'energia dimostrata nell'assemblea di Vincennes (1329) nel sostenere il valore della giurisdizione ecclesiastica, contro la protesta di Pietro di Cugnières; anzi contro costui scrisse: Libellus P. B. super iurisdictione ecclesiastica et temporali. Degna di nota è più ancora l'altra opera: De origine iurisdictionum (Parigi 1551) che getta come le basi del diritto pubblico ecclesiastico.

Birl.: G. Mollat, s. v. in DHG, VIII, 1095-96; F. Schulte, Die Gesch. der Quellen und Lit. des hauen. Rechtes, II, Stoccarda 1887, p. 236 .

Antonio Rota
BERTRANDO del Poggetto (Bertrand du Poget?, - N. a Castelnau-Montraticr (Lot) ca. il 1280, m. il 1^{°} febbr. 1352, cardinale vescovo di Ostia. Dovette la sua rapida carriera a Giovanni XXII di
cui un tempo falsamente fu ritenuto figlio naturale, il quale, poco dopo l'elezione (1316) lo promosse cardinale del titolo di S. Marcello. Il Pontefice, mirando a rialzare il partito guelfo d'Italia durante la vacanza dell'Impero (egli non riconosceva legittimo Ludovico il Bavaro), mandò in Italia come legato B., specialmente contro i Visconti di Milano. Riuscito vano il tentativo di piegarli con le armi, poiché B. non aveva forze sufficienti, ricorse alle pene spirituali, scomunicando i Visconti e gettando l'interdetto su Milano che, costretta, venne a trattative, mentre Matteo Visconti abdicò alla signoria in favore del figlio Galeazzo, morendo poco dopo (giugno 1322).

Nel 1323 B. riuscì ad organizzare una vera crociata e già erano cadute Monza, Alessandria, Tortona, quando Ludovico il Bavaro intervenne facendo pressione sui ghibellini d'Italia, specie Can Grande della Scala di Verona; portati aiuti a Milano, la fortuna di B. cominciò a declinare. Allora B. tentò una nuova impresa su Bologna che cadde in suo pieno potere nel 1324 . Miró a consolidare la sovranità pontificia nell'Emilia e Romagna, ma la situazione rimase sempre precaria per l'astuzia e l'indocilità dei signori locali, fino al 1330 . Quando nel 1331 il card. B. ebbe abboccamenti con Giovanni di Boemia, guelfi e ghibellini si unirono in lega, concertata a Castellabile (Padova), contro lo straniero ed entrarono presto in lotta. Il legato e Giovanni di Boemia pensarono alla resistenza, ma furono sconfitti a Ferrara (apr. 1333), e un'insurrezione scoppiata a Bologna fece fuggire il legato (marzo 1334), che riparò ad Avignone, e terminare sfortunatamente l'impresa d'Italia. Il resto della sua vita, scomparso Giovanni XXII, passò oscuro e inosservato.

Birl.: L. Frati, La contesa fra Matteo Visconti ed il papa Giovanni XXII secondo i documenti dell'archivio vaticano, in Arch. stor. lombardo, 15 (1888), pp. 241-58; L. Ciaccio, La spedizione del card. B. del P., Bologna 1906; G. Biscaro, Le relazioni dei Visconti di Milano con la Chiesa, in Arch. stor. lombardo, 46 (1919), pp. 84-229; G. Mollat, s. v. in DHG, VIII, col. 1068 sgg.; L. Salvatorelli, L'Italia Comunale, Milano 1940, pp. 787 sg., 813-16 e passim (v. indice). Alberto Ghinato.

BERTRANDO di Saint-Geniés (diocesi di Cahors), beato. - Dottore di diritto a Tolosa, uditore di Rota, fu da Giovanni XXII nominato patriarca di Aquileia l'8 luglio 1334 e raggiunse la sua sede il 28 ottobre. Cura costante fu per B. rivendicare al patriarcato le terre ed i castelli che appartenevano al suo principato e non ebbe timore a scendere in lotta con Rizzardo da Camino. Impedì che i duchi d'Austria, diventati signori anche della Carintia, si facessero padroni di Venzone ed àrbitri delle comunicazioni tra il Friuli e la Germania; si oppose alle pretese dei conti di Gorizia. Tenne due concili provinciali nel 1335 e nel 1339, sinodi diocesani per restaurare la disciplina ecclesiastica, fondò monasteri, ordinò il Capitolo di Udine. Essendo risorte le gelosie fra Udine e Cividale, quest'ultima comunità ritenne il patriarca come suo nemico, si alleò con i conti di Gorizia e con alcuni signori friulani, sfidando le scomuniche del patriarca che era aiutato dagli udinesi e da altre comunità. Ne nacque una guerra; B. assalito dai suoi nemici nei piani della Richinvelda sulla destra del Tagliamento fu ucciso il 6 giugno 1350. Gli udinesi ne trasportarono la salma nel Duomo della loro città dove B. fu venerato come beato.

La storia del suo culto è assai interessante: Clemente VIII permise di celebrare il suo anniversario ( 6 giugno) con una messa pro gratiarum autione (cf. decreto del 27 apr. 1399 del patriarca Francesco Bárbaro in Acta SS. Iunii, I, p. 779); Benedetto XIV, con breve del 18 giugno 1736, concesse a Udine la celebrazione annuale d'una messa solenne al 6 giugno (cf. Florio, op cit., p. 257); Clemente XIII, infine,

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il 24 ag. 1758 e il 7 apr. 1759 ne concesse la messa c l'ufficio di confessore pontefice alle diocesi di Udine e Gorizia (archivio della S. Congr. dei Riti, Registrum Servarum Dei, 1757-60, II. 119, 182).

Bisc.: Arta SS. Iunii, I. ed. Venezia 1741, pp. 776-802; Fr. Florio. Vita del b. B. patriarca d'Aquitio, 2^{°} ed., Bassano 1791; C. Tournier, Le b. B. de St-G., Tolosa-Parigi 1929; in Un voyage en Frioul sur les pas d'un geant, Parigi 1934; P. Paschini, Storia del Friuli, II, Udine 1935, p. 245 sgg.; G. Mullat, s. v. in DHG, VIII, 1075-76.

Pio Paschini

BERTRANDO de Turre. - Francescano, cardinale, scrittore omiletico, n. ca. il 1265-70 dalla nobile famiglia de la Tour a Camboulit presso Figeac (Lot), m. alla fine del 1332 o all'inizio del 1333. Entrato giovane nell'Ordine francescano, studiò a Tolosa e a Parigi, dove divenne maestro in teologia. Nel 1314 era maestro reggente nello studio dell'Ordine a Tolosa; dal 1312 al 1319 fu provinciale dell'Aquitania e come tale nel 1315 fece il processo a cinque «spirituali» (v.) della sua provincia. Giovanni XXII il 29 genn. 1317 lo mandò, insieme a Bernardo Guidonis, paciere nell'alta Italia. La relazione che i due fecero della legazione fu pubblicata da S. Riezler, Vatikanische Akten zur deutschen Geschichte (Innsbruck 1891, pp. 22-39, analizzata da A. Ratti [Pio XI] nei Rendiconti del R. Istituto lombardo di scienze e lettere, 2^{°} serie, 25 [1902], pp. 985-96). Nel 1318 i medesimi ebbero l'incarico di pacificare i Fiamminghi con i Francesi. Le loro missioni non ebbero gran successo. B. fu nominato arcivescovo di Salerno (3 sett. 1320) e nel dic. successivo cardinale di S. Vitale, titolo che nel 1323 lasciò per quello di Tusculum (Frascati). Prese parte nella controversia sulla povertà di Cristo e degli Apostoli, senza perdere la grazia di Giovanni XXII, che lo nominò amministratore dell'Ordine francescano (1328-29).

Tra gli scolastici ebbe nome di Doctor famosus, probabilmente per le sue opere omiletiche molto diffuse e in parte edite: Sermones de tempor