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d. B. Particolare del Passaggio del Mar Rosto di Piero di Cosimo - Vaticano, { }² cappella Sistina.
(raffiguranti le chiese latina e greca) sorreggono la croce: emblema della causa cui dedicò la vita e della quale egli stesso è rimasto il simbolo.

BibL.: L. Mahler, Kard. B. als Theologe, Humanist und Staatsmann, 3 voll., Paderborn 1923-42 (opera capitale, ma che va emendata, nel vol. I, in molti particolari): ampia bibliografia (ro4 articoli) in C. Frati, Diz. bio-bibliografico dei bibliotecari e bibliofili italiani, Firenze 1934, pp. 76-94, da integrare con U. Chevalier, Bio-bibliographie, I, Parigi 1902, pp. 293-96, e L. Bréhier, s. v. in DHG, VIII, coll. 11961199. Si aggiungano: E. Nazalii Rocca di Corneliano, Il card. B. legato pontificio in Bologna (1450-55), in Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le Romagne, 20 (1931), pp. 17-80; E. Candol, R. Niccenus in Concilio Florentino, in Orientalia Christiana Persiplica, 6 (1940), pp. 417-66; R. Loenertz, Pour la biographie du card. B., ibid., 10 (1944), pp. 116149; id., Les recueils de lettres de Démétetus Cyclonis (Studi e Testi, 131), Città del Vaticano 1947, p. 21; id., Statuti disciplinari del Capitolo generale della - Religione di S. Basilio celebrato a Roma nel 1446, in Bollettino della Badia greca di Grottaferrata, 1 (1947), pp. 178-84. Raimondo Loenertz

BESSE, Jean-Martial. - Benedettino, n. a SaintAngel (Corrèze) il 29 ott. 1861, m. a Ligugé il 26 luglio 1920. Nel 1885 fu ordinato sacerdote nell'abbazia di St-Martin a Ligugé dove trascorse la maggior parte della sua vita. Particolarmente si appassionò allo studio della tradizione monastica: collaboratore di importanti riviste e giornali, direttore de La vie et les arts liturgiques, fondatore della Revue Mabillon, fece sentire ovunque la sua erudita parola.

Fra le sue numerose opere notevoli sono: La France monastique. Recueil historique des archecôchés, écêchés, abbayes et prieurés de France, poderoso lavoro, rimasto incompiuto a causa della sua morte, di cui sono stati pubblicati nove volumi (Parigi-Ligugé 1906-20); Eglise et monarchie (Parigi 1910); Le catholicisme libéral (ivi 1911); L'Eglise et les libertés modernes. Le «Syllabus» (ivi 1913); La Messe (ivi 1918).

BibL.: D. P. Monasbert, Dom B., in Revue Mabillon, 39 (1920), pp. 76-80; G. Charvin, s. v. in DHG, VIII, coll. 12011205. Gabriella De Stefano

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BESSE, Léon. - Missionario gesuita, n. il 27 marzo 1853 a Perigueux, m. il 3 maggio 1919 a Madras. Entrato già sacerdote nella provincia tolosana della Compagnia (1881), partì l'anno 1889 per la missione di Madura. Fino al 1889 insegnò teologia al collegio di S. Giuseppe a Trichinopoly e dal 1893 vi diresse la tipografia. Parroco della cattedrale della stessa città (1900-1903), vi fu poi rettore del collegio di S. Giuseppe (1903-1909) e finalmente superiore regolare di tutta la missione di Madura (1909-19).

Illustrò la storia della sua missione con vari studi, di cui i più importanti sono: Les Evercices spirituals dans l'ancienne mission du Maduré (Enghien 1910); Liste alphabétique des missionnaires du Carnatic de la Compagnie de Jésus au XVIIIe siècle (in Revue d'histoire de l'Inde française, 2 [1918], pp. 173-242); Farber Beschi S.I. His times and his writings (Trichinopoly 1918), e principalmente: La Mission du Maduré. Historique de ses Pangons (ivi 1914).

Bibl.: Streit. Bibl., VIII (1934), pp. 662-63.
Edmondo Lamalle
BESSEL, Johann Georg. - Monaco benedettino, n. a Buchheim (elettorato di Magonza) il 5 sett. 1672, m. a Göttweig (Austria inferiore) il 20 (o 22) genn. 1749. Abate di Göttweig ( 7 febbr. 1714) e rettore dell'Università di Vienna, svolse varie missioni diplomatiche e lasciò diversi scritti liturgici, teologici, polemici (soprattutto contro il giansenismo e il quietismo) editi per la maggior parte a Vienna tra il 1696 e il 1732. L'opera che gli dette maggior fama, sebbene il suo disegno sia rimasto interrotto agli inizi, fu però il Chronicon Gottwicense.

Il B. aveva in mente di pubblicare tutti i documenti relativi alla storia della celebre abbazia, e vi premise, come introduzione generale, una triplice trattazione, sulla geografia della Germania medievale, sui diplomi dei principi germanici e sulla paleografia dei monasteri tedeschi (mancano Heidelberg e Wolfenbüttel), la quale occupa i due tomi del I vol., apparso col titolo Chronicon Gottwicense, seu annales liberi et exempti monasterii Gottwicensis sed. s. Benedicti... Tomus prultianus: De codicibus antiquis manuscriptis, de imperatorum ac regum Germaniae diplomatibus, de eorumdem palatiis, villis et curtibus regis atque de Germaniae medii aeni pagis proemittitur (in-fol., Tegernsee 1732). Per quanto l'impostazione non si discosti dalle teorie del Mabillon, il lavoro è notevole perché rappresenta il primo trattato di paleografia speciale e la prima indagine particolare e omogenea di diplomatica. Si discute ancora tra i dotti circa la paternità dell'opera, che alcuni vogliono attribuire a Franz Josef von Hahn (1699-1748), collaboratore del B. e poi arch vescovo di Bamberga, cui l'abate avrebbe dato l'incarico della compilazione: si ammette però generalmente che al B., sotto il cui nome apparve il lavoro, ne spetta il merito precipuo. Dell'ampio materiale raccolto per il Chronicon non è apparso che un solo volume (Tegernsee 1781), sotto la direzione di Magnus Klein, successore del B.

Bibl.: Per la vita: A. H. Horawitz, s. v. in Allgemeine deutsche Biographie, II, Lipsia 1875, pp. 567-69; P. Volk, s. v. in DHG. VIII, coll. 1207-1208. - Per il Chronicon e la questione della paternità; F. X. v. Wegeln, Geschichte der deutschen Historiographie (Geschichte der Wissenschaften in Deutschland, 20), Monaco e Lipsia 1883; H. Bresalau, Handbuch der Urkundenlehre für Deutschland und Italien, I, Lipsia 1889, pp. 31-32; L. Traube, Vorlesungen und Abhandlungen, I, Monaco 1909, pp. 49-50; P. Albert, Wer ist der Verfasser des Chronicon Gottwicense, in Historisches Jahrbuch, 31 (1910), pp. 66-74; E. Valiček, 7.G.B., Vienna 1912; A. Bigelmair, s. v. in LThK, II, coll. 248-49.

Alessandro Pratesi
BESSI. - Popolazione di stirpe tracica abitante al tempo di Strabone nella pianura tra i gruppi montani dell'Haemus (Balcani) e del Rodope (Rumelia Orientale). Ricordati già da Erodoto, ebbero ostili contatti con i re di Macedonia e poi con Roma.

Domati completamente al tempo di Augusto e annessi alla provincia di Tracia, conservarono abitu-
dini bellicose, e volentieri prestavano servizio nell'esercito imperiale. Oltre ad una "cohors II Flavia Bessorum ", troviamo frequenti menzioni di soldati degli "auxilia" e di marinai delle flotte di Ravenna e di Misero di origine B. La loro conversione al cristianesimo pare abbia avuto inizio con la predicazione del vescovo di Remesiana, Niceta, nel iv sec. (cf. Paolino di Nola, Carmen, XVII, 205; s. Girolamo, Epist., 60, 4).

Roberto Paribon
BESSON, François-Nicolas-Louis. - Vescovo di Nîmes, n. a Baume-les-Dames il 5 ott. 1821, m. a Nîmes il 18 nov. 1888. Studiò al seminario di Besançon e fu ordinato sacerdote il 17 sett. 1845; nel 1848 fu vicario di Gray e poi di S. Maria Maddalena a Besançon, dove fondò il seminario di S. Francesco Severio. Nel 1873 fu nominato canonico titolare di Besançon e nel 1875, il 23 sett., fu preconizzato vescovo di Nîmes. Ovunque lasciò tracce della sua prodigiosa attività. Studioso, s'interessò di storia e di archeologia, fu tra i promotori dell'Università cattolica di Lione, fondò il Comité de l'art chrétien nel 1876 e la Revue du Midi nel 1886. Celebri rimasero le conferenze da lui tenute alla metropolitana di Besançon negli anni 1863-74, pubblicate poi a parte in sette volumi(Besançon 1863-74) che formano un corso completo della dottrina cattolica. Curò con passione la sua diocesi di Nîmes; prodigo di consigli verso il clero mirò a diffondere la conoscenza del catechismo, "l'oeuvre par excellence " come diceva lui stesso, fra gli adulti oltre che fra i fanciulli.

Fra i suoi scritti, oltre a sermoni, panegirici, orazioni funebri, si ricordano: Vie de Mgr. Cart (1856); Vie de l'abbé Busson (1862); Montalembert en Franche-Comté (1870); Vie du cardinal Mathieu (1881) ; Vie de Mgr Paulinien (1885); Vie de Mgr Xavier de Mérode (1886); Vie du cardinal Bonnechose (2 voll., 1887); Le pouvoir temporel des Papes, scritto in collaborazione con il card. Mathieu. Bibl.: L. Bascoul, Vie de Mgr B., Arras 1903; J. Bricout, s. v. in Dict. pratique des connaissances religieuses, I, coll. 791-92; P. Calendini, s. v. in DHG, VIII, coll. 1212-13.

Gabriella De Stefano
BESSON, Joseph-Antoine. - Sacerdote e storico, n. a Flumet (Savoia) il ro febbr. 1717, m. a Chapeiry, nella diocesi di Ginevra, il 26 marzo 1763. Ordinato sacerdote nel 1741, fu cappellano del Monastero della Visitazione di Annecy e poi parroco di Chapeiry (3 ag. 1757). Fu un appassionato ricercatore di memorie locali al quale furono larghi di consigli il benedettino dom Stefano Gabriele Brico, continuatore della Gallia Christiana, e il pastore protestante Baulazre, dotto bibliotecario della Città di Ginevra.

Frutto principale delle sue ricerche furono i Mémoires pour l'histoire ecclésiastique des Diocèses de Genève, Tarantoin, Aoste, et Maurienne, et du decanat de Xavoye (Nancy, chez Sébastien Hénault, 1759), ma in realtà stampati alla macchia, in seguito all'atteggiamento ostile del clero locale, a Annecy, da Jean-Baptiste Burdet, donde le numerose mende tipografiche. Questi Mémoires, elaborati secondo il metodo della Gallia Christiana, contengono, per le diocesi elencate nel titolo, brevi notizie sulla loro origine, la cronologia dei vescovi e delle dignità capitolari, un elenco di personalità ecclesiastiche che si sono distinte fuori della diocesi e, infine, un ricco manipolo di documenti. Il B. visitò personalmente le diocesi da lui illustrate ed in ognuna seppe scegliersi intelligenti collaboratori, dei quali dà il nome nell'avis préliminaire (p. iv). Il lavoro è oggi un po' invecchiato, ma è quanto di meglio sia stato scritto sull'argomento nel sec. xviII; da notare che i compilatori del vol. XII della Gallia Christiana (Parigi 1770) ne hanno tratto largo profitto. Una ristampa ne è stata fatta dall'editore Marc Cane a Moûtiers nel 1871. Si troverà l'elenco completo delle opere minori del B. nello studio del Pettez.

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BibL.: J.-L. Grillet, Dict. hist. littéraire et statistique des département du Mont-Blanc et du Liman, II, Chambéry 1807, pp. 273-74; V. Rabot, Notice sur B., in Mémoires de la Soc. savoirienne d'hist. et archèal., 8 (1864), pp. 151-69; J.-M. Peirex, Notice biographique sur l'historien B., in Documents de l'Académie Soléneene, 6 (1883), pp. 242-96 (studio casuriente; in questa stessa raccolta si vedano pure: 2 [1880], pp. 232-45; 19 [1917], pp. 171-961; V. R[ichermoe], Table répertoire des manuscrits de B., in Aradímie de la Val d'Isere, Documents, 3 (1907), pp. 199262, nello stesso vol. si vedano pure le pp. 99-129; J. Garin, c. v. in DHG, VIII, coll. 1216-18.
A. Pietro Frutaz

BESSON, Marius. - Storico e scrittore, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, n. a Torino il 28 giugno 1876, ma originario di Chapelle-sur-Moudon (cantone di Vaud, Svizzera), m. a Friburgo il 24 febbr. 1945. Ordinato sacerdote il 23 luglio 1899, docente di storia al Collegio St-Michel (1907), di storia ecclesiastica, patristica e sacra eloquenza al seminario (1907-20), di storia medievale all'Università di Friburgo (1908-20), primo parroco di St-Rédempteur a Losanna (1916-19) e superiore del seminario (1919-20), fu eletto vescovo il 5 maggio 1920. Pastore zelante, d'una vasta e solida cultura teologica e storico-critica, esercitò un notevole influsso nella sua diocesi, negli ambienti politici cantonali e in quelli internazionali della Società delle Nazioni a Ginevra, nelle organizzazioni internazionali culturali, di Azione Cattolica e di assistenza caritativa, e negli ambienti protestanti, dov'era conosciuto per il suo spirito eminentemente conciliativo. Era a tutti noto il suo speciale attaccamento alla S. Sede. Mons. B. è considerato come uno dei più brillanti rappresentanti dell'episcopato cattolico contemporaneo.

Oltre le lettere pastorali e alcuni discorsi, che costituiscono una pregevole raccolta di II voll., lasciò una lunga serie di pubblicazioni e di articoli sia di carattere prettamente scientifico come di alta divulgazione. Tra le prime si devono ricordare: Recherches sur les origines des évêchés de Genève, Lausanne et Sion et leurs premiers titulnires jusqu'au déclin du VIe siècle (Friburgo
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(da F. Charrière, Son Ex. Mgr M. Besson) Besson, Marius - Ritratto.

1906); Contribution à l'histoire du diocèse de Lausanne sous la domination franque, 334-888 (ivi 1908); L'art barbare dans l'ancien diocèse de Lausanne (Losanna 1909); Antiquités du Valais, Vv - XV siâc. (Friburgo 1910); Monasterium Acaunense. Etude critique sur les origines de l'abbaye de St-Maurice en Valais (ivi 1913); L'Eglise et l'imprimerie dans les anciens diocèses de Lausanne et de Genève jusqu'au 1525 (2 voll., Ginevra 1937-38). Fu anche un attivo collaboratore della Revue d'hist. ecclés. suisse e fondatore della Revue Charlemagne (Parigi 1911), che aveva per scopo di illustrare l'evo carolingio.

Delle opere di divulgazione meritano speciale menzione: Nos origines chrétiennes (Friburgo 1921, 2^{mathrm{a}} ed. Ginevra 1940); L'Eglise et la Bible (ivi 1927); Saint Pierre et les origines de la primauté romaine (ivi 1929); La Sainte Vierge (ivi 1942). I suoi sforzi per trovare una via d'intesa fra cattolici e protestanti, sono documentati da due volumi che ebbero molta risonanza: La route aplanie (1930, II edd., tradd. in ital. [Brescia 1932], tedesco e olandese) e Après Quatre Cents Ans (1933, 4 edd., trad. in tedesco). Cooperò alla fondazione del settimanale L'Echo vaudois, di cui fu direttore (1910-19), della rivista cattolica svizzera Nova et Vetera (1926), del settimanale L'Echo illustré (1929) ecc. Mons. B. considerava la stampa cattolica come una potente arma d'apostolato, ragion per cui ne promosse in tutti i modi la diffusione. In tutti i suoi scritti egli cercò di essere costantemente preciso e chiaro nell'esposizione della dottrina e nell'informazione storica, accurato nella forma letteraria e nelle veste tipografica, che volle sempre artistica.

BibL.: La Semaine catholique de la Suisse Romande, 74 (1945) pp. 129-76; P. Charrière, Son Exc. Mgr M.B. év. de Lausanne, Genève et Fribourg, Friburgo 1945; Marie José de Serrón, Commémoration de Sa Grandeur Mgr. B., in Société Académique de St-Austine. 2^{text {er }} bulletin, Aosta 1947, pp. 1-14. A. Pietro Frutaz

BESTEMMIA. - Etimologicamente, b. (da β λ α ἀ π τ α ι= ledo e varphi ἐ μ η= voce) significa "parola lesiva». Nella S. Scrittura tale termine designa il proferire ingiuria sia contro Dio, sia contro le creature (II Sam. 21, 21; II Reg. 13, 28-35; 19, 10. 13. 22; Ez. 20, 27; Tob. 13, 16; I Par. 20, 7; I Cor. 4, 13; 10, 30; Tit. 3, 2); ma secondo l'osservazione di s. Agostino: «blasphemia non accipitur nisi mala verba de Deo dicere" (PL 32, 1354) per b. s'intende un'espressione ingiuriosa contro Dio.

Si suole distinguere la b. cordis, operis, oris : la prima consiste in un pensiero oltraggioso contro Dio; l'altra si concreta in un'azione esterna egualmente oltraggiosa (ad es. un gesto ingiurioso verso il cielo); la terza, alla quale propriamente devesi riservare il termine di b., consiste in una espressione ingiuriosa contro Dio. Onde nel linguaggio teologico la b. è vitium linguae, benché anche per iscritto possa commettersi sia il peccato sia il delitto di b., avendo lo scritto lo stesso significato della parola parlata. Date tali accezioni del termine b., tanto nell'ordine morale quanto nell'ordine giuridico, ne segue, per la interpretazione delle leggi penali e della riserva dei peccati (qualora in un determinato territorio la b. fosse peccato riservato), che tanto la riserva quanto la pena possono riferirsi alla b. solo in senso proprio, cioè ore aut scripto prolata.

La b. si oppone tanto alla debita manifestazione di fede (Sum. Theol., 2^{mathrm{a}}-2^{mathrm{an}}, q. 13, a. 1) perché con la b. si asserisce qualcosa di contrario alla bontà divina, quanto alla virtù della religione perché il bestemmiatore arreca disonore a Dio. Il CIC contempla il delitto di b. (punendolo con pena indeterminata) al can. 2323, precisamente sotto il titolo XII, de delictis contra religionem, mentre con il can. 2314 punisce lo stesso delitto quando costituisca eresia. Atteso il senso della parola, la b. può essere ereticale o non ereticale, secondo che con essa si facciano affermazioni con-

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trarie alla fede (ad es., Dio è causa del peccato) o, senza contenere eresia, contenga espressioni ingiuriose contro Dio. Quest'ultima suole distinguersi in b. semplice e imperativa: la prima consiste in una semplice ingiuria (in tal senso bestemmiarono i giudei: "Vah, qui destruis templum Dei et in triduo illud reaedificas; salva temet ipsum" [Mt. 27, 40]); l'altra consiste in una espressione con la quale si desidererebbe un male a Dio. Per riguardo all'oggetto la b. può essere immediata o mediata, secondo che il bestemmiatore si rivolga nella sua locuzione direttamente contro Dio, oppure direttamente contro i santi e le cose sacre in quanto hanno particolare relazione con Dio. Ciò però non induce una differenziazione di specie perché «blasphemia quae fit in sanctos, ex consequenti in Deum redundat»: La b. indirizzata contro i santi, di conseguenza ridonda pure a offesa di Dio (Sum. Theol., 2^{mathrm{a}}-2^{mathrm{ac}}, q. 13, a. I ad 2; P. Ballerini, Opus theologicum morale, II, Prato 1890, pp. 366-80 ).

Perché possa imputarsi la b., i moralisti esigono due condizioni: 1) che si proferiscano (o scrivano) parole veramente blasfeme (il che si desume dal significato delle espressioni, dal senso comunemente attribuito in un determinato luogo e anche dal modo con cui sono proferite [Sum. Theol., 2^{mathrm{a}}-2^{mathrm{ac}}, q. 72, a. 2]); 2) che chi le proferisce, abbia la necessaria avvertenza tanto all'atto in sé, quanto alla moralità dell'atto stesso. Questa ultima condizione, specialmente se si tratta di persone incolte, può mancare, ad es. per stati emotivi del soggetto oppure perché trattasi di espressioni proferite per abitudine. In tal caso si debbono applicare i princìpi che si applicano all'atto umano compiuto in stati emotivi o passionali o per consuetudine. Quello che qui sommariamente può dirsi circa l'abitudine (v.), può compendiarsi nella seguente norma: chi ha contratto l'abitudine di bestemmiare deve, con ogni sforzo, liberarsi di tale abito; diversamente le espressioni blasfeme sono imputabili al soggetto anche se egli non abbia avvertenza circa i suoi atti appunto trattandosi di abitudine volontaria. Deve osservarsi, in aggiunta al primo elemento (che cioè le espressioni siano blasfeme), che il semplice proferire il nome di Dio, dei santi o cose sante vanamente, ma non ingiuriosamente (vana assumptio nominis Dei), salvo il pericolo di scandalo, non costituisce propriamente b., benché possa essere peccato contro la virtù della religione.

La b. oggettivamente è peccato mortale che non ammette parvita di materia opponendosi direttamente alla carità verso Dio (Sum. Theol., 2^{mathrm{a}}-2^{mathrm{ac}}, q. 13, a. 2). La gravità del peccato, come sopra si è accentuato, può venir meno quando faccia difetto o l'avvertenza o il deliberato consenso, che sono le condizioni soggettive per contrarre la piena responsabilità dei propri atti. Nel Vecchio Testamento tanto grave fu giudicata la b. che era punita con la morte: "qui blasphemaverit nomen Domini morte moriatur" (Lev. 24, 16), e s. Tommaso dichiara: " omnium peccatorum ex genere suo gravissimum est" (SumTheol., 2^{mathrm{a}}-2^{mathrm{ac}}, q. 13, a. 3).

Sum.: Tutti i moralisti trattano della b. sia nello studio del 2^{°} comandamento del decalogo, sia nell'esposizione delle virtù teologali a morali. Cf., oltre ai consueti manuali e ai passi citati di s. Tommaso, s. Alfonso, Theologia moralis, lib. 3, tr. 2, cap. 1; F. Suárez, De religione, tr. 3, lib. 1, cap. 4; V. Gblet, Blaspheme, in DThC, II, coll. 907-10. Giacomo Violardo

Diritto italiano. - La b. fu prevista come reato in Italia fino al Codice penale del 1890 , che non la considerò più tale. Pene contro la b. (ammenda fino
![img-12.jpeg](img-12.jpeg)
ide Gnostis des Beaux Arts, IIIII
Bestiari - Cervo e capriolo. Bestiario arabo (sec. xiv). Nuova York, biblioteca Morgan.
a lire 2000) furono ripristinate nella legge di pubblica sicurezza (R.D. 6 nov. 1926, n. 1848, art. 232); e quindi il codice penale del 1930 (art. 724) puni con un'ammenda (attualmente da lire 8.000 a 24.000 ) "chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggisse, contro la divinità o i simboli o le persone, venerati nella religione dello Stato". Se il fatto è commesso dolosamente, sarà applicabile la più grave pena stabilita per il vilipendio alla religione dello Stato (art. 402), quando ne ricorrano gli estremi.

BESTIALITÀ : v. LUSSURIA.
BESTIARI. - Libri didattico-morali del medioevo, in latino o in volgare, in versi o in prosa, contenenti la descrizione di alcune diecine di animali (quadrupedi, uccelli, pesci e rettili) reali o favolosi, col proposito di farne conoscere la natura e di ricavarne allegorie circa i rapporti fra l'uomo e Dio, Gesù Cristo, la Chiesa e il diavolo.

Tali scritti derivano dalle versioni latine del Φ_{text {u }} usλ 6705, ma le "proprietà" degli animali sono interpretate non tanto dal punto di vista esegetico, dogmatico e mistico, quanto nel senso morale; talora servono di spunto a una tesi amorosa, come il Le Bestiaire d'amour di Richard de Fournival del sec. xiri (ed. C. Hippeau, Parigi 1860), tradotto anche in italiano (ed. G. Grion ne Il Propagmatore, 2 [1869], pp. 147-79, 273-89 e in medio basso francico (ed. Holmberg, Upsala 1925). Una delle versioni latine è probabilmente anteriore al 386 (cf. F. J. Carmody, Physiologus Latimus, Parigi 1939, p. 7). E certo che nel sec. vi circolavano una versione attribuita a s. Ambrogio e un Liber de natura bestiarum ascritto a s. Giovanni Crisostomo.

Fra i codici conservati, nessuno è anteriore al sec. viII. La grande diffusione dei b. latini è confermata dal gran numero di manoscritti conservati; circa cento erano noti fino al 1914 (P. Meyer, p. 365). La maggior parte di questi manoscritti derivano, secondo Carmody, da tre traduzioni. Dalla redazione rappresentata dai manoscritti AB (edita

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BIBBIA
Tav. XCV
![img-13.jpeg](img-13.jpeg)

BIBBIA SIRO-ESAPLARE (sec. viII).
Milano, biblioteca Ambrosiana.

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![img-14.jpeg](img-14.jpeg)

A destra: BIBBIA DI BORSO D'ESTE. Esopuito per Borso d'Este tra il 1433 e il 1467 de Taddeo Crivelli e vari callaboratori - Modena, biblioteca Estense.

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da C. Cahier, Mélanges d'archéol., II-IV, Parigi 1851-56) derivano la maggior parte dei b. medievali. Quello dal titolo De bestiis et aliis rebus è stato attribuito a Ugo di S. Virlom. Il testo pubblicato da V. Bartoccetti (Studia Pizena, I [1925], pp. 76-102) è da identificare con la redazione metrica del sec. xI attribuita a Theobaldus. Il sec. xit è l'epoca di maggior sviluppo per i b. latini. Parallelamente si sviluppano anche quelli in volgare, ma il loro fiorire appartiene al secolo seguente.

La più antica orma di b. in lingua nazionale è l'adattamento poetico di tre capitoli in anglosassone del sec. viII (A. S. Cook, The Old English Elene, Phoente and Physiologus, New Haven 1919). Gli altri b. germanici sono più recenti : due in antico tedesco del sec. xI e xiI, basati sui Dicta Chrysostomi (uno edito da F. Lauchert, Geschichte des Physiologus, Strasburgo 1889, pp. 280-99), uno fiammingo e un altro islandese, conservati frammentariamente. I più importanti sono quelli francesi: Le Bestiaire de Philippe de Thann, del 1121 (ed. Walberg, Lund 1900; studio di M. Fr. Mann in Anglia, 7 [1884], pp. 420-68, e 9 [1888], pp. 391-450); Le Bestiaire divin de Guillaume le Clerc, verso il 1210 (ed. C. Cahier, op. cit.; Hippeau, Caen 1852; Reinsch, Lipsia 1892; studio di M. Fr. Mann in Französische Studien, 6 [1888]); Le Bestiaire de Gervaise, secc. xil-xili (ed. P. Meyer, in Romanio, 1 [1872], p. 420 sgg.) e Le Bestiaire de Pierre de Beauvais, anteriore al 1217 (ed. Cahier).

Posteriori di un secolo sono i b. italiani. Si conoscono 12 manoscritti dei secc. xiv-xv (ed. GoldstaubWendriner, Halle 1892; K. McKenzic-Garver, in Studi Romanzi, 8 [1912], pp. 1-100; M. S. Garver, in The Romanic Revicw, 9 [1918], ma l'archetipo toscano non è stato rintracciato. Un B. moralizzato, in sonetti, del sec. xili fu edito da Mazzatinti e E. Monaci (Rendic. Accad. Lincei, 43 sec., 5 [1889] pp. 718-29); un b. valdese, forse del sec. xiri, da A. Meyer (in Romanische Forschungen, 5 [1890], pp. 392-418) su una copia del sec. xv.

Nelle altre lingue romanze occidentali il b. è meno rappresentato, e la prima traduzione romena del Physiologus è stata fatta appena nel 1693. Nel resto di Europa si conoscono non tanto i b., quanto le traduzioni del Physiologus greco. Per la storia comparata del Physiologus slave cf. lo studio di St. A. Gecev (Sofia 1938).

L'influsso dei b. sulla vita spirituale medievale è stato estesissimo. Alcuni sono stati adoperati quali manuali scolastici, come risulta dalle glosse inserite nel testo attribuito a Theobaldo, o dalla frase che si legge in quello valdese : car yo non l'ai composta per li savi, mas per enformar alcuns meo scholars. Altri sono stati assorbiti dalle varie enciclopedie: De natura rerum di Tommaso di Cantimpré, De proprietatibus rerum di Bartolomeo Anglico, Speculum naturale di Vincent de Beauvais, De animalibus di Alberto Magno. Di tutto ha usufruito mirabilmente la Chiesa nella sua opera esegetica, mistica e morale, nella liturgia, nelle varie collezioni di «exempla», in alcune leggende agiografiche, nella poesia religiosa, nell'opera di predicatori come Aelfric, s. Pier Damiani, Maurice de Sully, s. Antonio di Padova, Orm, Giovanni di S. Gimignano, e molti altri.

I b. hanno fornito molti motivi al folklore e alla letteratura europea. Alcuni temi letterari convogliati dai b. hanno conseguito una circolazione pressoché universale : tipico esempio è il grazioso motivo della tortora. E nel campo artistico, con i loro tipi iconografici pervasi dal simbolismo cristiano, sono stati la più ricca fonte di soggetti per gli scultori, pittori e miniaturisti medievali (v. animali allegorici).

[^0]Bibs.: La bibliografia anteriore al 1000 è in M. Fr. Mann, Zur Bibliographie des Physiologus, in Anglia, Beiblatt, 10 (18991900); pp. 274-287; 12 (1901), pp. 13-23; 13 (1902), pp. 18-21. - M. Goldstaub, Der Physiologus u. seine Weiterbildung, in Pbiologus, Suppl., 8 (1901), pp. 327-404; P. Meyer, Les Bestiaires, in Hist. litt. de la France, XXXIV, Parigi 1914, pp. 384-90; K. Mc Kenzic, Per la storia dei b. ital., in Giorn. stor. della lett. ital., 64 (1914), p. 358; E. Mâle, L'art relig. au XIIc siècle en France, Parigi 1924, pp. 332-40; Id., L'art rel. du XIIIc siècle en France, ivi 1923, pp. 27-62; J.-Th. Welter, L'Exemplum dans la littér. religieuse et didactique du moyen des, Parigi-Taïona 1927; P. Toesca, Storia dell'arte ital., I, Il Medioevo, Torino 1927, pp. 777, 826, 846, 866, 886; O. E. Saunders, English Illuminations, I-II, Firenze-Parigi 1928, pp. 42-50 e le figg. 400-35; K. Mc Kenzic, s. v. in Eur. It., VI, pp. 819-20; D. Gaedaru, Originea si ritiplodirea motivului "smdritd turturied, in Literaturile romanice, Idd 1935; L. Charbonneau-Lassey, Le Bestiaire de Christ, Bruges 1940; B. E. Perry, Physiologus, in Pauly-Wissowa, Reallencyclop., XX, 1, coll. 1074-1129; A. Ferrua, Il B. di Cristo, in La Civiltà Cattolica, 1942, II, pp. 22-30. Demetrio Geedaru

## BESZTEREZEBANYA: v. neosolio.

## BETANIA: v. bethania.

BETANZOS, Domingo de. - N. a León nel 1480, studiò a Salamanca; visse qualche tempo da eremita nell'isola di Ponza, poi si fece domenicano a Salamanca ( 5510 ). Sacerdote nel 1513 , si recò nell'isola di S. Domingo, ove partecipò ( 1516-19 ) alla lotta dei suoi confratelli per i diritti degli Indiani. Nel 1522 guadagnò all'Ordine il Las Casas. Scoperto e conquistato il Messico, vi passò nel 1526 col primo manipolo di Domenicani, guidati da Tommaso Ortiz. Costui, ripartendo subito per la Spagna, lasciò al B. il compito e l'onore di organizzare la nuova fondazione. Nel 1531 il B. tornò in Europa, ove si adoperò per la creazione nel Messico di una provincia domenicana distinta da quella, eretta nel 1539, di S. Croce delle Antille. Ottenne il suo intento con bolla di Clemente VII dell'1 ag. 1532. Durante il soggiorno in Spagna, diede, nel Consiglio delle Indie, un parere sfavorevole sulle capacità degli Indiani, parere che egli stesso, sul letto di morte, disapprovò. Tornato nel Messico nel 1535 fu eletto priore provinciale, e restò in carica sino al 1538 . Gli fu negato nel 1545 il permesso di andar missionario in Cina, mentre nel 1548 gli fu concesso quello di visitare la Terra Santa. M. in viaggio, a Valladolid, il 13 ag. 1549.

Bibs.: A. M. Carreno, Pray D. de B., Messico 1934; J. R. Cabal, El p. fr., D. de B., Guatemala 1934; B. Biermann, Die Anfänge der Dominihanertätigkeit in Neu-Spanien und Peru, in Archivum Fratrum Proedicatorum, 13 (1943), pp. 3-58.

Raimondo Loenertz
BETHABARA. - Nome che Origene (PG 14, 270) sostituì a "Bethania" di Io. 1, 28, non avendo rintracciato località di questo nome sulla sponda orientale del Giordano, dal qual fiume la nota Bethania dista 180 stadi. Il nome mathrm{B}_{5} vartheta 2 β a ρ ż gli fu probabilmente suggerito da Bethbera di Iudc. 7, 24, località che Origene s'immaginava al di là del fiume a causa del v. 25. Sulla carta di Madaba, B. è indicata sulla riva destra del Giordano all'altezza di Gerico. La correzione testuale di Origene, accolta da molti Padri e introdottasi nei codici greci del textus receptus, è oggi comunemente respinta. Domenico Trisoglio

BETHANIA. - Nome di due località della Palestina. 1) Villaggio presso Gerusalemme sul fianco orientale del monte degli Ulivi, a 15 stadi (ca. m. 2800) da Gerusalemme (Io. 11, 18), noto soprattutto come il borgo di Marta, Maria e Lazzaro, nella cui casa Gesù amava soggiornare.

Di là Egli partì per il suo ingresso trionfale in Gerusalemme, e vi ritornò la sera stessa (Lc. 19, 29; Mc. 11, 11; Mt. 21, 17), poi la sera dei giorni successivi precedenti la Passione. Nelle sue vicinanze


[^0]:    48.     - Enciclopedia Cattolica. - II.

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![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(per cortesia del Superiore della Casa degli Estrelci de Suero Coors S. I. - Rome) Bethania - Veduta
ebbe luogo l'Ascensione (Lc. 24, 50). Ma è nota principalmente per la risurrezione di Lazzaro (Io. II, 1-44). I cristiani non cessarono di recarvisi per venerare il sepolcro di Lazzaro, sul quale nel sec. iv fu eretta una chiesa, e da quell'epoca il nome di B. cominciò ad essere sostituito con quello di Lazarium, dagli Arabi trasformato in el-'Āzarijieh. Tale chiesa fu di proprietà del S. Sepolcro fino al 1138 e disparve solo nel sec. xvI. La regina Melisenda (sec. xit) fece costruire, non lontano dal sepolcro di Lazzaro, una chiesa decorata di belle pitture, in onore di Marta e Maria, anch'essa scomparsa.

L'odierna el-'Āzarijieh è un ammasso di case costruite per lo più con materiale proveniente da antichi edifici religiosi; conta poco più di 700 ab., tutti musulmani, e tende a spostarsi verso oriente dal luogo dell'antica B. dove si mostra ancora una tomba che una tradizione, attestata fin dal sec. Iv, identifica con quella di Lazzaro.

Bibl.: F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 266-67.
2) Località in Transgiordania, in cui Giovanni Battista battezzava quando rese la sua testimonianza in favore di Gesù davanti agli inviati del Sinedrio. Secondo Io. 1, 28 (unico testo che ne parla), questa B. era situata al di là del Giordano. Nel 1908 il p. Federlin l'avrebbe identificata con Hirbet o Tell el-Medes che è di fronte a Gerico, a ca. 40 minuti a nord-ovest del ponte moderno sul Giordano. Tale identificazione, sebbene non ancora confermata dalla toponomastica, è molto verosimile. Da Io. 1, 28 non risulta che B. sia stato il luogo del battesimo di Gesù. La critica testuale poi scarta la lezione Bethabara (v.). Bibl.: A. Barrois, s. v. in DBs, I, col. 968 sgg.

Domenico Trisoglio
BETHEL (ebr. Bêth- { }^{′} ell l= « casa di Dio»). - Nome imposto da Giacobbe al luogo in cui ebbe la visione della scala e degli angeli mentre si recava in Meso-
potamia per sfuggire all'ira di Essù (Gen. 28, 11-22). Alla storia di B. sono legati molti ricordi biblici. Abramo, entrando in terra di Canaan, aveva piantato le sue tende tra B. e Hsi (v.) e vi aveva eretto un altare al Signore; ivi si fermò e invocò il nome del Signore al suo ritorno dall'Egitto (Gen. 12, 8; 13, 3, dove il nome di B. è messo per anticipazione). Giacobbe si fermò ancora a B. al suo ritorno dalla Mesopotamia e là prescrisse ai suoi una purificazione religiosa (Gen. 35, 1-8). Più tardi il nome di B. si estese anche all'antica città cananea di Lüz o Luza ( = «i mandorli»), situata nelle immediate vicinanze. Con la conquista della terra promessa, B. fu assegnata alla tribù di Beniamin (Ios. 18, 22), ma di fatto passò a quella di Ephraim, essendo stata espugnata (Iudc. 1, 22-26) dai discendenti di Giuseppe (Ephraim e Manasse). Al tempo dei Giudici, nelle circostanze difficili, gl'Israeliti vi si recavano per consultare il Signore e offrirgli sacrifici (Iudc. 20, 18. 26; 21, 2). Sotto Ieroboam I vi si venerava il vitello d'oro (I Reg. 12, 29-33).

Sull'area dell'antica B., a 19 km . da Gerusalemme, a destra della strada per Sichem-Nablusa, sorge il villaggio (ca. 600 ab.) di Bètin, dove gli scavi di W. F. Albright ( 1928 e 1934) hanno rivelato le imponenti opere fortificate (secc. xv-xix a. C.) dell'antica città cananea, la cui floridezza decade verso il 1300 a. C. Domenico Trisoglio

BÉTHENCOURT, Pedro de San José de, venerabile. - Terziario francescano, fondatore dei Betlemiti soppressi dalle Cortes nel 1820, n. a Vilellor (Teneriffa, isole Canarie) il 21 marzo 1626, m. a Guatemala il 25 apr. 1667. Della stirpe di Giovanni di Béthencourt, famoso conquistatore francese, fece il pastore fino a ventiquattro anni; passato nel Nuovo Mondo, si diede alla carità, all'istruzione dei fanciulli, fondando un grandioso complesso ospedaliero-scolastico che chiamò Betlemme, culla dell'Ordine. Austern, ma semplice e gioviale, fu ricco di carismi. Clemente XIV ne dichiarò le virtù eroiche nel 1771.

Bibl.: [Giuseppe della Madre di Dio], Storia della vita, virtù, doni e grazie del venerabile senso di Dio p. fr. Pietro di S. Giuseppe B., Roma 1739 (condotta sui processi). Mario Colpo

BETHESDA: v. Bethsaida.
BETHLEHEM: v. betlemme.
BETHLEN, GÁbor. - Principe di Transilvania, n. nel 1580 da antichissima famiglia ungherese, m. nel 1629. Trascorse la giovinezza alla corte di Sigismondo Báthory e divenne poi uno dei più fidi consiglieri di Gabriele Báthory. Dopo la fuga di questo, con l'appoggio della Turchia fu eletto principe di Transilvania. Portò l'indipendenza di questo paese a un punto tale che all'inizio della guerra dei Trent'anni poté allearsi con i Boemi per combattere l'Ungheria, col pretesto che i cattolici si preparavano a marciare contro i protestanti. Fervente calvinista ed avversario dichiarato degli Asburgo, marciò risolutamente contro l'Ungheria settentrionale, dove il protestantesimo perdeva sempre più terreno ad opera del card. Pietro Pázmány. Il capitano di B., Rákóczy, riuscì ad occupare la fortezza di Kassa, trucidandovi, fra gli altri, il canonico Marco Crisino ed i gesuiti Stefano Pongrácz e Melchiorre Grodecz ( < i Martiri di Cassevia ). Nella dieta tenuta subito dopo a Beszterczebánya, B. venne eletto re d'Ungheria, ma non accettò la corona. In questa stessa dieta fu decisa la secolarizzazione dei beni ecclesiastici e l'espulsione del Pázmány e dei Gesuiti dall'Ungheria. Essendo stati però sconfitti gli alleati boemi, B. fu costretto a chiedere la pace. A

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compenso della rinuncia alla corona d'Ungheria, ottenne un accrescimento del territorio della Transilvania ed il titolo di principe del Sacro Romano Impero. Nel corso della guerra dei Trent'anni scese altre due volte in campo contro l'Ungheria, ma senza notevoli risultati. Sotto di lui la Transilvania ebbe un notevole sviluppo economico, artistico e culturale. Fondò numerose scuole protestanti, che però non si elevarono mai all'altezza di quelle dei Gesuiti. Finl poi per ammettere nel paese un vicario vescovile cattolico.

Bibs.: Anon., in Révai Nagy Lesihona, Budapest 1912; N. Asztalos-A. Pethö, Storia d'Ungheria, Milano 1937.

BETHORON (ebr. hab-Bithrōn). - Nome di contrada, probabilmente una vallata, da ricercarsi ad oriente del Giordano (II Sam. 2, 29), e di una doppia città (superiore e inferiore), ebr. Bēth-bārōn, sita nei monti di Ephraim presso i confini di Beniamin (Ios. 16, 3. 5; 18, 13-14), a ca. 20 km . a nord-ovest di Gerusalemme. Essendo su una delle antiche strade che univano Gerusalemme alla costa, le due città avevano grande importanza strategica, per cui si spiegano le cure che in tutti i tempi furono poste nel fortificarle (I Reg. 9, 17; I Mach. 9, 50). Nei pressi di B. Giosuè ottenne la celebre vittoria sui re cananei confederati (Ios. 10, 10). Le due B. furono identificate da Clarke nel 1801 : la prima, B. superiore (Bejt 'Ur el-Fōq), oggi è un villaggio di ca. 170 ab.; la seconda, B. inferiore (Bejt 'Ur etTaḥt), a 4 km . dalla precedente, conta poco più di 600 ab .

Domenico Trisoglio
BETHPHAGE (ebr. bēth = "casa»; paggîm = "fichi non maturi»). - Villaggio a cui Gesù mandò due dei suoi discepoli a prendere l'asino sul quale fece il suo ingresso trionfale in Gerusalemme (Mt. 21, 1; Mc. 11, 1; Lc. 19, 29). Nei due Talmud è considerato come un sobborgo di Gerusalemme.

L'identificazione topografica è controversa. Sembra a molti che B. fosse posta a metà strada tra Gerusalemme e Betania, nel sito oggi detto el-Bi' ā r= "i pozzi ". Ma dagli
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(per cartesia del Superiore della Casa degli Esercizi del Sacro Cuore S. I. .. Roma)
Betiphage - Veduta del monte degli Ulivi.
Paesaggio della Giudea settentrionale sino al Mar Morto.
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(per cartesia del Superiore della Casa degli Esercizi del Sacro Cuore S. I. .. Roma)
BetihHADA - Oggi et-Tell sulla sponda settentrionale del lago di Genesareth, a est dell'imbocco del Giordano.
"Itinerari" risulta che, fin dal sec. xI, B. era ravvisata sul versante orientale del monte degli Ulivi, tra la cima del monte e Bethania : ivi nel 1876 è venuto alla luce un blocco di pietra con pitture dell'epoca delle Crociate (l'asina condotta a Gesù, persone con palme, resurrezione di Lazzaro) e con l'iscrizione latina Bethphage. A pochi metri di li furono scoperte nel 1880 le fondamenta di una abside e quelle di una piccola cappella.

Domenico Trisoglio
BETHSABEA (ebr. Bath-Seba'; Settanta: BrgaxBáz e B5, 905 Báz). - Moglie di Uria heteo (II Sam. 11, 3). Fu amata peccaminosamente da David, che la sedusse, poi fece morire suo marito Uria (v.). Dio puni il doppio delitto del re con la morte del neonato (Bild. 12, I sg.).

Rimasta vedova, B. fu assunta nell'harem del re, al quale partorì Salomone. Aiutata dal profeta Nathan, ottenne dal vecchio David la designazione a re per il figlio Salomone contro il tentativo di Adonia (I Reg. 1, 11). Al tempo di Salomone esercitò l'influenza propria della regina madre nelle corti orientali. E accennata anche nel Nuovo Testamento, nella genealogia di Gesù Cristo (Mt. 1, 6).

Angelo Penna
BETHSAIDA (aramaico : "casa della pesca»). Località di Galilea, patria di Filippo, Andrea e Pietro (Io. 1, 44; 12, 21). In Mc. 8, 23. 26, B. è presentata come villaggio; altrove nei Vangeli è denominata "città». Nelle sue vicinanze avvenne la prima moltiplicazione dei pani (Lc. 9, 10). Fu spesso visitata da Gesù che vi predicò e compì parecchi miracoli; ma restò ostinatamente incredula e fu anatemizzata (Mt. II, 21).

Molto discussa è stata ed è tuttora la questione della sua identificazione. Per molto tempo si è ritenuto che B. nei Vangeli designasse un'unica località da identificare con la B. di Flavio Giuseppe (Antiq. Iud., XVIII, 9, 1; 4, 6; Bell. Jud., III, 10, 7; II, 9, 1), situata sul lago di Genezareth, a est della foce del Giordano superiore, cui il tetrarca Filippo, ingranditala e fortificatala, conferì il nome di Iulias in onore della figlia di Augusto. La Galilea giungeva fin là. Alla fine del sec. xit si cominciò a ritenere che nei Vangeli si parli di due B. : una orientale (Lc. 9, 10, e Mc. 8, 22) da identificarsi con la Iulias di Fl. Giuseppe, l'altra occidentale (Mc. 6, 45 e in tutti gli altri passi) che doveva trovarsi nella pianura di Genezareth, forse nell'insenatura che il lago fa a Hān Minjah e a Tābgah. La ragione principale della supposizione di questa seconda B. era la difficoltà di spiegare Mc. 6, 45 (Gesù, ad oriente del Giordano, ordina agli Apostoli di "precederlo» navi-

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gando alla volta di B.), qualora si supponga che nei Vangeli si parli della sola Iulias; ma l'ordine di Gesù si può spiegare come indicazione della direzione generica che dovevano prendere quelli che stavano con lui, poiché si trattava di far "retromarcia» e nel venire i discepoli erano passati vicini a Iulias. Una B. sulla riva occidentale del lago non è mai nominata nell'antichità. Forse vi fu idealmente trasferita ai tempi bizantini, quando cominciò ad essere difficile per i cristiani visitare le località evangeliche al di là dal lago.
B. va identificata con et-Tell, colle disabitato con rovine, o più precisamente con Hirbet el-'Arsğ, a sud di et-Tell.

BibL.: L. Heidet, s. v. in DB, I, col. 1713 sgg.; G. M. Perrella, Il problema di Betsaida, in La Scuola Cattolica, 62 (1934), pp. 626-68; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 279 sg.; G. Ricciotti, Vite di Gesù Cristo, 4² ed., Milano 1941, n. 372.

Domenico Trisoglio
BETHSAIDA (Bethesda, Bezatha, Bethzatha). Piscina di Gerusalemme, presso la quale Gesù guarì il paralitico da 38 anni (Io. 5, 1-9). Il testo greco (la Volgata è inesatta) la dice vicina alla [porta] probatica ( = "delle pecore": cf. Neh. 3, 1.31; 12, 38). Il suo nome è stato conservato in tre forme: la 1^{text {a }} (della Volgata): B η vartheta ε α ι δ ἀ= "casa della pesca" (codd. B Ψ W, manoscritti copti, molti latini, Taziano, Tertulliano, Girolamo); la 2^{text {a }} : B η vartheta ε σ δ ἀ= "casa della misericordia" (la maggioranza dei codici siro-antiocheni), è preferita da Knabenbauer, Vogels, Merk; la 3^{text {a }} : B η ζ α vartheta α, B η vartheta ζ α vartheta α o B ι ζ ε vartheta α (codd. vartheta s/s 33 , manoscritti dell'antica latina, Ireneo, Eusebio), adottata da Tischendorf, Nestle, Dalman, Lagrange, sembra la più probabile. Vincent e Ricciotti preferiscono Be ζ ε vartheta α. Onde il nome verrebbe dal colle Bezetha (v.) sul quale la piscina era scavata. Le sue acque acquistavano valore curativo quando ribollivano (cf. Prat, I, p. 401 sgg.).

Probabilmente è da identificarsi con la piscina di epoca romana, scoperta da C. Schick e rimessa in luce da M. Mauss (1871) e dai padri Bianchi (1914). E scavata nella zona mediana del vallone che attraversa obliquamente il Bezetha, a 30 m . a nord della chiesa di S. Anna, su un rettangolo di m . 120 times 60, della profondità di m . 7.8. Un muro trasversale la divideva in modo da formare due piscine quadrate di 48 m . ciascuna in direzione nord-sud, comunicanti per mezzo di un canale. I portici quindi (larghi m. 6,20-6,50 e ornati di colonne alte m. 8,47 e con ingressi monumentali) che la sormontavano, risultavano cinque. "Ex voto" trovati negli scavi testimoniano che la virtù salutare delle acque non venne meno in tempi posteriori. Anche la tradizione (cf. D. Baldi, Enchiridion locorum sanctorum, Gerusalemme 1935, pp. 573-91) convalida i dati archeologici. Sotto il vescovo Giovenale (422-68), sul muro trasversale dalla parte ovest della piscina fu esteta la chiesa del paralitico, ad una navata con abside, e verso la fine del sec. v la chiesa di S. Maria della Probatica (m. 45 ca.), detta poi di S. Anna, sul lato est dell'altra piscina, sulla cripta che la tradizione venera come casa della Madonna. Ambedue furono distrutte dai Persiani nel 614.

L'asserzione di A. Loisy che la piscina Bezetha sia un parto del simbolismo giovanneo con riferimento ai 5 libri del Pentateuco, all'ombra dei quali viveva il popolo ebraico, è smentita quindi dai dati archeologici.

BibL.: M. Mauss, La piscine de B. d Yérusalem, Parigi 1888; H. Vincent - F.-M. Abel, Jérusalem nouvelle, II, Parigi 1926; L. Heidet, s. v., in DB, I, coll. 1723-32; C. Pronobis, B. sur Zati Yezu, in Teoologische Quartalschrift, 1932, pp. 181-207; G. M. Perrella, I luoghi santi, Piacenza 1936; F. Prat, YézusChrist, 162 ed., I, Parigi 1947, p. 401 sgg. Bonaventura Mariani

BETHSAMES (ebr. Bëth-kmse ε̄ "casa del sole»). - Nome di tre località palestinesi.
I. - Città sacerdotale al confine nord della tribù di Giuda tra Cheslon e Thamna (Ios. 15, 10; 21, 16), situata sul Tell Rumejleh (o 'Ajn Sems) nella biforcazione del Wâdi Bulos col Wâdi Surar (valle di Sôrêq).

Fu esplorata nel 1911-12 da D. Mackenzie e nel 1928-33
![img-18.jpeg](img-18.jpeg)
(per cortese del Superiore della Casa
driti Eiccrita del Sacro Cuore S. I. . Rome)
Bethsaida - Piscina alla porta delle pecore, probatica" (Ib. 3, 2).
da E. Grant, che rimisero alla luce gli strati trogloditicocananeo ( 3000-1500 a. C.), filisteo (secc. xiv-xir) e israelitico (secc. xI-viI). La città aveva una superfice di ettari 3 frac{1}{2} (m. 200 150) come Gerico e Zakarijjâ', con salde fortificazioni; sembra distrutta due volte dall'incendio. Furono scoperte due bámáth (v. nÂmûn): una nel centro della città con 5 massébhâth abbattute ed una spezzata; l'altra con pozzo, buche, canali, massébhâth, figurine di Astarte, che fu sostituita con un tempio, e ceramica egocmicenca. E stata rinvenuta anche una galleria che serviva al rifornimento di acqua fuori le mura. Gli Hyksos utilizzarono B. come centro di vettovagliamento. Il suo periodo aureo fu al tempo della XIII dinastia. A B. fece sosta l'Arca restituita dai Filistei agli Israeliti (I Sam. 6) e fu sconfitto Amasta, re di Giuda, da Ioss re d'Israele (II Reg. 14, 11-13; II Par. 25, 21-23). Occupata di nuovo dai Filistei sotto Achaz, rimase abbandonata dal tempo dell'esilio.
2. - Città di frontiera della tribù di Issachar tra il Tabor e il Giordano (Ios. 19, 22); corrisponde al villaggio di el-'Abejdijjeh sulle rive del Giordano, o al Hirbet Semsin a sud del lago di Tiberiade.
3. - Città fortificata della tribù di Nephtali (Ios. 19, 38; Iudc. 1, 33) identificata con il Hirbet Sem'ah, a 4 / 5 mathrm{~km}. ad ovest di Safed.

In Ier. 43, 13 "B. che è nella terra d'Egitto" è evidentemente Eliopoli dell'Egitto inferiore, il cui nome è letteralmente tradotto in ebraico.

BibL.: D. Mackenzie, in Palestine Explor. Fund. 1911, pp. 69-79, 132-34, 143-51; H. Vincent, The archaeological incucation of a biblical tile-mites of a visit to the explanations at BethShemesh (Ain Shems), ibid., 1911, pp. 139-42, 169-72; 1912, pp. 125-27, 171-78; Annual of the Palestine Explor. Fund. I (1911), pp. 41-94; 2 (1912-13); E. Saaritalio, The Boundary between Issachar and Nephtali, Helsinki 1927; E. Grant, Beth Shemesh (Palestine). Progress of the Haverford archaeological expedition, Haverford (Pennsylvania) 1929; id., Beth Shemesh, ivi 1930; id., Ain Shems Excavations (Palestine) 1928-29, 1930-31, 1933; in Biblical and Kindred Studies Haverford College, ivi 1931-34; id., Découverte épigraphique à Beth Shemesh, in Revue Biblique,

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39 (1930), p. 401 sif.; J. W. Crowfoot, Trait excavations rétentes en Palestine: Teleilut Ghassul, Beth Shemesh, Megiddo, Londra 1930; H. Vincent, in Revue Biblique, 41 (1932), pp. 281-84; F.-M. Abel, Le monastère de Beth Shemesh, ibid., 43 (1936), pp. 538-42; id., Géographie de la Palestine, 2^{text {e }} ed., II, Parigi 1938, p. 582 ; L. Legendre, s. v. in DB, coll. 1731-36; E. Power, s. v. in DBs, I, coll. 975-81.

Bonaventura Mariani
BETHSAN (ebr. Bêth-š̌̌̌an o Bêth-šān; Settanta Baıbáv, Brg̀báv; arabo Bejzān). - Città palestinese, il cui nome ebraico significa "casa del riposo"; ma oggidì si preferisce vedere un nome divino nel secondo elemento, comunemente šan o šalyan "serpente" (rappresentante la des babilonese della salute).

Antichissima, prima di entrare nella storia biblica, B. è nominata nelle lettere di el-Amarna (289, 20, ed. J. A. Knudtzon) Bit-sa-a-ni, in egiziano btt'ir = btt'l. Sorgeva sulle rive meridionali del Nahr G̛ā̄̄d, a 5 km . dal Giordano, sull'altura chiamata oggi Tell el-Hosn, situata immediatamente al nord dell'odierna Bejzān. B. appare nella lista delle città palestinesi conquistate da Tuthmosis III (1501-1447), vincitore a Megiddo nel 1479. Per difendere questa posizione strategica di prim'ordine, che controllava il passaggio dalla pianura di Esdrelon alla vallata del Giordano e la strada verso l'Egitto, Tuthmosis lasciò in quella piazzaforte una guarnigione permanente. I tentativi da parte di piccoli re vicini di strappare B. agli egiziani, prima al tempo di Amenophis IV (1371-56), poi al tempo di Seti I (1313-1292), furono subito stroncati. B. rimase cosi in potere dell'Egitto durante tre secoli fino al tempo di Ramses III (1198-67), quando la potenza dei Faraoni venne eliminata nella lotta contro "i popoli del mare" (ca. 1194 a. C.). Subentrano poco dopo i Cananei, nelle cui mani si trova B. al tempo della conquista della Palestina da parte degli Israeliti.

Benché nel territorio di Issachar, fu assegnata alla tribù di Manasse (Ios. 17, 11), ma non poté essere espugnata (ibid. 17, 12. 16; Judc. 1, 27). Alla morte di Saul sembra essere in mano ai Filistei, i quali a