tre secoli fino al tempo di Ramses III (1198-67), quando la potenza dei Faraoni venne eliminata nella lotta contro "i popoli del mare" (ca. 1194 a. C.). Subentrano poco dopo i Cananei, nelle cui mani si trova B. al tempo della conquista della Palestina da parte degli Israeliti.
Benché nel territorio di Issachar, fu assegnata alla tribù di Manasse (Ios. 17, 11), ma non poté essere espugnata (ibid. 17, 12. 16; Judc. 1, 27). Alla morte di Saul sembra essere in mano ai Filistei, i quali appesero il cadavere di Saul e dei suoi tre figli alle mura di B. (I Sam. 31, 8-12; II Sam. 21, 12). Sotto Salomons appare annessa al regno d'Iaraele, e forma parte della quinta prefettura insieme a Megiddo e Ta'annak (I Reg. 4, 12). All'epoca ellenistica fu chiamata Seitopoli ( Σ varkappa ω θ ó π mathrm{v} λ mathrm{ι} ς, cf. Judc. 1, 27 dove è una glossa; Judz. 3, 10; II Mach. 12, 29) e soprannominata Nysa fu occupata nel 107 a. C. da Giovanni Ircano, e nel 63 da Pompeo, che l'annoverò fra le città della Decapoli.
Comincia cosi con l'epoca romana una nuova èra per B. In questo tempo la città si estende fuori del tell, ad eccezione del tempio costruito sull'antica acropoli. Il cristianesimo poi ebbe a B. un fiorentissimo centro con parecchie chiese e monasteri; vi fu eretta la sede metropolitana della Palestina II, che al tempo dei Crociati fu trasferita a Nazaret. Conquistata da Saladino nel 1183, B. vide subito tramontare la sua antica gloria, ed oggi è ridotta ad un povero borgo di ca. 3000 abitanti.
I sistematici scavi eseguiti a Tell el-Hosn in tre diverse campagne (dal 1921 al 1933) sotto il patronato delI' University Museum of Philadelphia ci consentono di ricostruire la storia culturale e religiosa di B., dall'epoca calcolitica (ca. 3500 a. C.) fino all'araba. Di particolare interesse storico-religioso sono: la stale dell'anno primo di Seti I, il tempio di Tuthmosis III in onore del dio Mekal "signore di B. v, il doppio tempio di Ramses II in onore di Mekal e della dea Anath, la fortezza (mighdšt) costruita da Amenophis III (1411-1375), una testa di Zeus Dio-
nysios dell'epoca romana, nonchè diverse vestigia di chiese e monasteri del tempo bizantino e crociato.
Bibl.: A. Legendre, s. v. in DB, I, coll. 1738-44; A. Bartois, Beisou, in DBs, I, coll. 950-56; H. Hennermin, s. v. ibid., III, coll. 421-26; P. Thomson, s. v. in Reallexikon der Vorgeschichte, II, p. 4 sE.; A. Rowe, The topography and history of B., Filadelfia 1930; G.-M. Fitzgerald, The four consantie temples of B.; parte 2*, The pottery, ivi 1930; id., B. excavations 1811 1812. The arab and bycantine levels, ivi 1931; K. Galling, Bibbleches Reallexikon, Tuhinga 1937, coll. 101-103. - Ravianti degli scavi in Revue Biblique, 31 (1922), pp. 111-15; 33 (1924), pp. 422-28; 35 (1926), pp. 124-26; 36 (1927), pp. 98-101; 37 (1928), pp. 125-38; 38 (1929), pp. 85-91, 555-66; 3 (1933), pp. 555-61; in Biblica, 3 (1922), pp. 260-71; 4 (1923), pp. 236240; 7 (1926), pp. 106-18; 8 (1928), pp. 245-56; 10 (1929), pp. 126-28; in The Museum Journal (Filadelfia), 1922, p. 22 sge.: 1923, pp. 227-48; 1927, pp. 9-45, 411-41; 1928, 145-69. Teofilo Antolín
BETHSUR. - Città palestinese (ebr. Bêth-sûr «casa della rupe», gr. Bst̂oчó́s(e), arabo Bejt Ṣûr). Apparteneva alla tribù di Giuda (Ios. 15, 58; cf. I Par. 2, 45), ed era situata al 29^{°} mathrm{km}. della strada da Gerusalemme a Hebron. Già prima dell'esilio era città importante, fatta fortificare da Roboamo (II Par. 11, 7. 11. 12); invasa dagli Idumei durante l'esilio, fu di nuovo occupata dai Giudei reduci, e costituita capoluogo di distretto ( π ε ρ ε^{′} ρ μ ω ν ς, cf. Noh. 3, 16).
Il nome di B. è legato alla storia dei Maccabei, particolarmente alla brillante vittoria ottenuta da Giuda Maccabeo nel 165 a. C. sull'esercito di Lisia (I Mach. 4, 28-35; per il v. 29 cf. i Settanta : ès Bst̂oчópsu). B. fu potentemente fortificata (I Mach. 6, 7. 26), ma due anni dopo venne occupata a tradimento da Antioco V Eupatore (I Mach. 6, 49 sg.). Dopo le alterne vicende che seguirono la morte di Giuda, suo fratello Simone la liberò e fortificò di nuovo nel 142 (I Mach. 11, 65; 14, 7. 33).
All'epoca romana B. fece parte della Palestina II, come territorio di Elia Capitolina (Gerusalemme). Nella tradizione cristiana, attestata da Eusebio, Onomasticon, 52, 3-4 (ed. Klostermann), seguito poi da altri, e segnata nella Carta di Madaba, B. è indicata come il luogo ('Ajn ed-Dirweh) dove il diacono Filippo battezzò l'Eunuco della regina Candace (Act. 8, 26-39).
Oggi, dopo gli scavi eseguiti nel 1931 dall'American School, B. è identificata con Hirbet et-Tabejqah, vicino al Burg Beji Ṣūr medievale, che ha conservato l'antico nome.
Bibl.: F.-M. Abel, Topographie des campagnes macdoblennes, in Revue biblique, 33 (1924), 208-12; O. R. SellersW. F. Albright, The first campaign of excavation at Beth Zur, in Bulletin of the American Schools of Oriental Research, 63 (1931), 2-13; O. R. Sellers, The citadel of Beth-Zur, Filadelfia 1933. (cf. Revue biblique, 43 (1934), 315-17). Teofilo Antolín
BETHULIA (gr. Baırouàoûa con varianti). - Luogo ove viveva Giuditta, posto su una montagna con una fonte alle falde, dominante la pianura di Dothain.
Il carattere parenetico attribuito dagli acatolici al libro di Giuditta ha fatto rinunciare molti ad ogni identificazione di tale località, come puramente fittizia; a tale atteggiamento sembrano inclini anche alcuni cattolici (A. Miller, in Biblica, 23 [1942], p. 100; A. Vaccari, in La Sacra Bibbia, III, Firenze 1948, p. 304). Dalle indicazioni generiche di Iudt. (4, 5-7; 7, 3) risulterebbe che B. era a sud di Esdrelon, nelle alture fra questa pianura e quella di Dothain. La tradizione più costante la identifica con Sānūr, che domina la pianura di Merğ el-Garaq. Tuttavia in questi ultimi anni si propende a cercare B. nel triangolo Tell Dōtān, el-Jāmōn e Hirbet Bel'āneh, nella Galilea meridionale.
Angelo Penna
BETICA: v. SPAGNA.
BETILO. - Etimologia corrente dall'ebraico bêth-‘êl "casa di El (Dio) v, resa in greco con B̧atruko5, β a imath ν ω̃ ι ω ν, in latino baetulos. Si dà questo nome:
1) a pietre situate in genere presso un boschetto o una fonte, considerate dai Semiti come simbolo della
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divinità, sulle quali si versa olio e si spruzza il sangue degli animali immolati; sovente a ricordo del sacrifizio si pianta il presso una stele. Queste pietre sono aniconiche, coniformi come quelle dei santuari di Palo (Tacito, Hist., II, 50), di Emesa (Herodian., V, 3) e di Biblo; più raramente quadrate, come quella della ha'bah alla Mecca. Non sono idoli, ossia immagini della divinità, anche se in seguito vi fu tracciato qualche elemento di antropomorfizzazione (viso, braccia, occhi, genitali), ma solo rappresentazione simbolica della medesima, a scopo cultuale.
2) a pietre, anch'esse aniconiche, che si credevano cadute dal cielo (meteoriti) e perciò ricche di potere sacromagico, che le faceva considerare «viventi» ( λ lèva λ μ varphi̇ α γ ω : Filone di Biblo, in Fr. Hist. Graec., III, 568). Secondo il lessicografo bizantino Esichio (Lex., s. v.) b. si chiamava la pietra che, ravvolta in una pelle di capra (Sairn), Rea fece ingoiare a Crono in luogo del neonato Zeus. Questa etimologia è stata sostenuta da Svoronos (in Zeitschr. für Neunism., 1888) e da M. Meier, s. v. Kronos, in Roscher, Lexikon, II, col. 1524, ma con poco successo. Neppure ha avuto fortuna l'opinione di M.-J. Lagrange che ha veduto nel b. la riduzione della torre templare babilonese a più piani (ziggurrat). La venerazione dei b. rientra nel più vasto fenomeno della litolatria, sulla quale v. PIETRA, adorazione della.
BibL.: Fr. Lenormant, Les B., in Rev. d'Hist. des Religions, 3 (1881), p. 31 sgg.; M.-J. Lagrange, Etudes sur les religions sémitiques, 1² ed., Parigi 1903, p. 187 sgg. Nicola Turchi
BETLEMITI. - Ordini cavallereschi e Congregazioni religiose.
I. - Portano questo nome alcuni ordini cavallereschi dei quali si ricordano l'ordine dei B. a Cambridge nel 1257, l'ordine dei B. che fiorì in Boemia dal 1217 in poi con attività ospedaliera e quello fondato da Pio II, sul modello dei Cavalieri di Rodi, per proteggere i cristiani delle isole greche con sede nell'isola di Lenno ( 19 genn. 1459), che scomparve subito.
II. - Con lo stesso nome sono conosciute due Congregazioni: una maschile e una femminile dell'America Latina. La prima, dapprincipio semplice confraternita di fratelli Terziari Francescani addetti all'Ospedale e alla scuola di Nostra Signora di Betleem, fondati dal servo di Dio Pietro di Bèthencourt (1633) nella città di Guatemala, fu eretta in Congregazione da Innocenzo XI, il 26 maggio 1687 (cf. Bullarium, XIX, Torino 1870, pp. 733-31), con i voti di servire i poveri e quello di perseverare nella Congregazione, oltre i tre voti consueti, e posta sotto la regola di s. Agostino. Clemente XI (3 apr. 1710 e 24 luglio 1711) la dichiarò Congregazione a voti solenni con i privilegi dei Mendicanti e dei Ministri degli Infermi (cf. op. cit., XXI, ivi 1871, pp. 385-87, 431-33 e passim). Benedetto XIII (24 luglio 1729) permise che fra i B. entrasse pure qualche sacerdote (cf. op. cit., XXII, ivi 1871, pp. 855-56). I B. si diffusero largamente nell'America Latina, però la soppressione decretata dalle Cortes nel 1820 li trovò assai decaduti.
La Congregazione femminile, con gli identici scopi ospitalieri ed educativi della maschile, fu fondata nel 1668 dal fratello betlemita Antonio della Croce in collaborazione con Anna Maria del Gualdo. Fu soppressa nel 1820; ne rimase tuttavia in piedi, pur lontana dal suo primo fervore, la casa di Guatemala, dove nel 1830 entrò Vincenza Rosal che prese il nome di suor Maria Incarnazione (1815-86). Detta madre, eletta superiora nel 1849, promosse la riforma della Congregazione che, dopo varie migrazioni e soppressioni a causa delle lotte antireligioose dell'America Centrale ( 1870 e sgg.), si riprese a Pasto nella Colombia (1885). La Congregazione ebbe il decreto di fede dalla S. Sede il 28 febbr. 1891 col titolo di «Bettemite del Sacro Cuore di Gesù», cui la rifor-
matrice era devotissima. Le costituzioni furono approvate definitivamente il 25 genn. 1936. La casa madre è a Bogotá; comprende 35 case e oltre 400 suore.
BibL.: v. voce Bèthencourt Pedro; inoltre: Anon., Vita della Madre Incarnazione, fondatrice delle Suore Bettemite Fialle del Sacro Cuore di Gesù, Roma 1906; J. M. Besse, s. v. in The Cath. Zoc., II, coll. 234-36; Pastor, II, pp. 37-38; M. Heimbucher, Die Orden u. Kongregationen der heth. Kirche, 3⁴ ed., I, Paderborn 1934, pp. 608-609, 613. A. Pietro Frutaz
BETLEMME (ebr. Bèth-lehem = "casa del pane»; gr. più comunemente Bas β λ α ἀ α e mathrm{Be} β λ α ἀ α; Volg. Bethlehem; arab. Bajt-lahm = "casa della carne»). - Città della tribù di Giuda, in cui nacque Gesù Cristo. E situata 8 km . a sud di Gerusalemme, su due colline a m. 777 sopra il livello del Mediterraneo ed a 1267 sopra il Mar Morto.
Sommario: I. Storia. - II. La basilica della Natività. III. La grotta della Natività.
I. Storia. - Nelle lettere di el-Amarna (290, 16, ed. J. A. Knudtzon) è menzionata una città dei dintorni di Orosalim (Gerusalemme) di nome Bit-ilu--NIN-IB, e siccome in una lista di divinità babilonesi NIN-IB è sinonimo di Laham(u), si è prospettata la ipotesi (cf. O. Schroeder, Orientalistische Literaturzeitung, 18 [1915], col. 294 sg .), accettata da molti, che fa derivare il nome di B. da Bit-ilu-laham = casa del dio Laham.
Di B. sappiamo solo quello che ci dicono i testi sacri. Si può però affermare che l'antica città sorgeva sulla sommità della collina nord-ovest, e lo spostamento verso sud-est si spiega dall'attrazione esercitata dal santuario della Natività. B. è soprannominata Ephrata, nome da applicare piuttosto alla regione abitata dal clan efrateo composto dalle famiglie dei tre figli di Hur calebita, Sobal, Salma e Hariph, chiamati rispettivamente "padri" di B. Cariathiarim e Bethgader (cf. I Par. 2, 51 - 54; 4, 4; Eusebio, Onomasticon, 42, 10; 82, 10; ed. Klostermann), e cioè in quanto la stirpe efratea di Caleb si stabili in quelle città, e diede il nome di Ephrata alla regione; ed è cosi che alla Cariathiarim efratea deve probabilmente riferirsi l'Ephrata di Ps. 131, 6.
Nella Bibbia B. è nominata per la prima volta a proposito della morte di Rachele (Gen. 35, 19; 48, 7), ma anche qui si tratta di Ephrata la cui identificazione con B. è da molti considerata come glossa. In Ruth 1, 1-2; 4, 11, come in Mt. 5, 2, l'identificazione di Ephrata con B. è assolutamente certa, perché richiesta dal contesto e dal parallelismo delle frasi; ma è da notarsi che neanche in questi luoghi Ephrata perde del tutto il suo carattere di regione. Più frequente è il soprannome di B. "di Giuda" (Indc. 17, 7, 9; 19, 1-18; Ruth 1, 1. 2; I Reg. 17, 12; Mt. 2, 1. 5. 6) per distinguerla da un'altra B. nella tribù di Zabulon (Ios. 19, 15). Il nome di B. manca nell'elenco che delle città di Giuda ci dà il team masoretico in Ios. 15, 21 sgg., si trova però con altre dieci città nell'aggiunta dei Settanta(cf. Ios. 15, 59 a).
In Judc. 17, 7-13 si narra la storia di un giovane levita di B. della famiglia di Micha; non vi è però nessuna ragione di supporre che B. fosse stata città levitica: manca nella lista di Judc. 21 e di I Par. 6, 54-81. Di B. fu anche la moglie del levita di Ephraim cagliata a pezzi dal marito dopo lo scempio che di lei ne fecero gli abitanti di Qabaz (Judc. 19); ma la rinomanza di B. nell'antico Israele proviene dall'essere stata la patria della stirpe di David (Ruth 4, 17-22), il quale vi fu unto re da Samuele (I Reg. 16, 13), per cui è chiamata anche città di David (I Reg. 20, 6; Lc. 2, 4. 11). Nella continua guerriglia tra David ed i Filistei, questi arrivarono ad impossessarsi di B., che in quel tempo appare organizzata a difesa (II Reg. 23, 14 sgg. = I Par. 11, 16 sgg.), ma l'occupazione filistea dovette durare poco tempo. Più tardi è menzionata tra le città fortificate da Roboamo (II Par.
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11, 6), tra le località che dopo l'esilio videro ritornare i residui dei propri figli (Ebd. 2, 21 = Neh. 7, 26).
Da allora le glorie di B. sembrarono ormai tramontate, ridotta com'cra ad una piccola borgata; ma secondo la profezia di Isaia, "dal tronco di Isai, cioè dalla famiglia di David, un giorno spunterà un germoglio, e dalla sua radice fiorirà un virgulto, ed in quel giorno la radice di Isai sarà qual vessillo ai popoli" (Is. 11, 1. 10), ed in B., secondo l'oracolo di Mi. 5, 2 sgg., nascerà il Salvatore del mondo (cf. Mr. 2, 1. 5 sgg.; Lc. 2, 4 sgg. 15; Io. 7, 42): la gloria di aver dato i natali al Messia sarà imperitura, e il suo nome non verrà mai cancellato dalla storia.
Infatti il ricordo del luogo della nascita di Gesù a B. rimase sempre vivo nella primitiva tradizione cristiana, e cosi si vede che verso la metà del sec. it il Protoecologico di Giacoma (17, 3) con altri apocrifi, e s. Giustino martire (Dialogus cum Tryphone, 78, 5) indicano il luogo della nascita di Cristo in una grotta situata vicino alla città, particolarità questa non consegnata nel Vangelo. Lo stesso presso Origene (Contra Celsum, I, 51), il quale aggiunge che il fatto era ben conosciuto e divulgato anche presso i pagani. Più tardi s. Girolamo (Epist., 58, 3) e s. Paolino di Nola (Epist., 31, 3) ci parlano della profanazione compiuta nella S. Grotta dall'imperatore Adriano (117-38), il quale vi introdusse il culto di Adone-Tamonia, con annesso boschetto sacro. La pietà di Costantino e di s. Elena riconsacrò la culla del Redentore, e fissò per le future generazioni il mai spento ricordo della Grotta della Natività con l'erezione di una splendida basilica (cf. Eusebio, De laudibus Constantini, 9, 17; Vita Constantini, III, 41-43), portata a termine già nel 333 (cf. Itinerarium Burdigalense, ed. Geyer, p. 25, 3-5). Intorno alla basilica costantiniana fiorì ben presto la vita monastica, particolarmente al tempo di s. Girolamo e delle sue discepole romane.
Durante la rivolta dei Samaritani (521-30) B. come altre città fu saccheggiata, e la sua bella basilica ebbe a soffrire, probabilmente in quella occasione, il gravissimo incendio che la distrusse quasi completamente, e le cui tracce sono state constatate negli scavi del 1934. Domata la rivolta dall'imperatore Giustiniano, questi diede ordine di ricostruire la Basilica e di circondare di nuove mura la città. Provvidenzialmente salvata dalle successive, invesioni dei Persiani (614) e degli Arabi (638), fu gravemente danneggiata all'avvicinarsi dei Crociati, ma la Basilica rimase incolume grazie al tempestivo inter-

(per cartesia del Superiore della Casa degli Etrresci dei Sacro Cuore S. I. . Roma)
Betlemme - Il campo dei pastori nella localita Bethsur (Lc. 2, 8-15).

(da A. Flicke - V. Martin, Storia della Chiesa, v.11. ital., III, Torino DIS, 89. Q)
Betlemme - Pionta della basilica della Natività.
Le parti in nero sono di età costantiniana (333).
Il resto del tempo di Giustiniano e anche di epoca posteriore.
vento di Tancredi, il quale, trovandosi ancora ad Emmaus, fu chiamato d'urgenza dai betlemmiti e presentatosi all'improvviso davanti a B. il 7 giugno 1099 s'impadronì della città e piantò il vessillo crociato sulla chiesa. Due anni dopo, a B. nella notte di Natale Baldovino I veniva solennemente coronato re di Gerusalemme, e lo stesso rito si compì con Baldovino II nel 1022. Durante l'occupazione crociata fiorì di nuovo a B. la vita religiosa, ed il culto latino conobbe il suo massimo splendore. Nel in io Baldovino I ottenne dal papa Pasquale II che il priorato di B. fosse elevato a sede vescovile, il che fu fatto col trasferire a B. la sede di Ascalona con tutti i suoi benefici. Nel 1187 B. fu occupata da Saladino, ed il culto cristiano fu soppresso, poi ristabilito nel 1192 ma per poco tempo, finché la tregua tra Federico II ed il sultano d'Egitto Mâlik el-Kâmil (1229) permise il ritorno dei cristiani. Nuova persecuzione quando nel 1243 le orde dei Hwârizmiani dilagarono in Siria e Palestina mettendo tutto a ferro e fuoco; ma per fortuna la bufera durò poco tempo. Vicende tanto dolorose, rinnovatesi nei secoli successivi, ridussero B. ad un misero villaggio, rimasto in piedi, si potrebbe dire, grazie soltanto alla vitalità perenne del suo Santuario. Quando nel 1834 Ibrâkîm pascià puni la ribellione dei musulmani di B. con la distruzione del loro quartiere, la città rimase quasi interamente cristiana e cominciò ben presto a rifiorire, acquistando quell'aspetto gaio e simpatico che oggi la distingue.
Oggi B. è una cittadina di ca. 7500 ab., di cui quasi la metà sono cattolici di rito latino, ed il resto è costituito da greci ortodossi, siriani, armeni, copti,
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(per cortesia del Superiore detto Casa degli Esercizi del Sarro Cuore S. I. . Roma)
Betlemme - Basilica della Natività.
Uno degli antichi ingressi, nogi murato.
alcuni protestanti, e qualche centinaio di musulmani. Oltre ai Padri francescani che hanno la parrocchia, scuole per bambini, la "Casa Nova" per i pellegrini, vi sono diversi istituti di religiosi di ambo i sessi, i quali si dedicano particolainente all'insegnamento e alla beneficenza.
II. La basilica della Natività. - Il vecchio problema che mise in contrasto due tesi, difese ambedue da valenti archeologi (origine costantiniana integrale dell'odierna Basilica, o rimaneggiamento fatto al tempo di Giustiniano nel sec. vi), ha ricevuto una risposta decisiva, favorevole alla seconda tesi, dopo le esplorazioni eseguite sia nell'area dell'atrio primitivo (1932), sia nell'ambito basilicale, specialmente nel sottosuolo (1934), sotto la direzione di E. T. Richmond e R. W. Hamilton le prime, di E. T. Richmond e W. Harvey le seconde.
r. La basilica costantiniana. - Il risultato di queste esplorazioni sistematiche permette di ricostruire con sufficente esattezza gli edifici costantiniani, il cui insieme era costituito da tre parti principali: un edificio ottagonale sopra la Grotta della Natività, la basilica propriamente detta, e l'atrio.
L'ottagono, di m. 7,80 per ciascun lato e 18 nei grandi assi, sorgeva come una corona intorno al luogo sacro della Natività, e presentava nel suo centro un'apertura circolare, di m. 4 di diametro, alla quale si accedeva per due gradini che seguivano tutto intorno il disegno ottagonale dell'edificio. Quest'apertura, sovrastata da un prezioso baldacchino e protetta da un piccolo parapetto, permetteva ai fedeli inginocchiati intorno di vedere e venerare dall'alto la S. Grotta e l'altare eretto sopra il luogo della Nascita di Cristo. Al lato occidentale dell'ottagono, aperto con un arco trionfale, sorgeva l'aula basilicale, formata da un quadrato di m. 27 ca. di lato, e divisa in cinque navate (la centrale larga m. 9,20 e le altre
quattro m. 3,40) da quattro ordini di colonne monolitiche, dieci per ciascun colonnato. I muri longitudinali esterni della Basilica si prolungavano verso est per m. 7 oltre il quadrato basilicale, per raggiungere poi ad angolo retto i lati rispettivamente settentrionale e meridionale dell'ottagono. Si ottennero cosi tre l'edificio ottagonale e le navate laterali della Basilica due spazi, uno per parte, di forma quasi triangolare, necessari agli usi liturgici, e nello stesso tempo si diede all'unione dell'ottagono con la Basilica una soluzione più armonica. Sotto l'arco trionfale si apriva una scala di accesso alla S. Grotta, mentre altre due ai lati nord e sud dell'altare superiore facilitavano la circolazione dei fedeli.
Davanti alla facciata della Basilica, alla quale si accedeva da tre porte corrispondenti alle tre navate mediane, si estendeva il vastissimo atrio quadriportico di m. 73 di lunghezza e 26 di larghezza. Le gallerie coperte erano di proporzioni uguali a quelle delle navate estreme della Basilica, le cui linee si prolungavano fino al portico occidentale, ma con intercabunni più larghi. Questa straordinaria ampiezza dell'atrio costantiniano, architettonicamente sproporzionata, si spiega bene se si pensa alla necessità di offrire sufficiente ricovero all'enorme folla di pellegrini che accorrevano a B. per la sciennità del Natale. All'angolo sud-est esteriore dell'atrio sorgeva molto probabilmente il Battistero, ma non se n'è avuta conferma.
I considerevoli avanzi del pavimento in musaico venuti alla luce, particolarmente nella navata centrale e al lato nord dell'ottagono, denotano nella composizione, nel disegno e nell'esecuzione una tecnica posteriore al'epoca costantiniana, che può fissarsi alla fine del sec. Iv o al principio del sec. v. Alla stessa conclusione porta anche la comparazione con altri musaici palestinesi d'indubbia data, come pure lo studio accurato della maniera in cui il musaico è stato adattato alle parti consumate delle soglie della Basilica e della Grotta.
2. Ricostruzione di Giustiniano. - In seguito ad un gravissimo incendio, subito probabilmente durante la rivolta dei Samaritani, la basilica di B. rimase quasi intieramente distrutta. L'imperatore Giustiniano ne ordinò la ricostruzione, che fu concepita con criteri architettonici nuovi, specialmente. per influsso liturgico. L'àmbito basilicale acquistò una maggiore ampiezza ed una completa unità con l'eliminazione dell'edificio ottagonale e lo spostamento di qualche metro più ad ovest della facciata interna, con l'aggiunta del nartece.
Soppresso completamente l'ottagono, fu creata ad est dell'antico quadrato basilicale una navata trasversale dell'ampiezza della navata centrale, chiusa agli estremi da due alsidh semicirculari sporgenti fuori degli antichi muri longitudinali scomparsi. Una terza abside, simmetrica a quelle del transetto, sorse in fondo alla navata centrale, 8 m . altre l'antico ottagono per ottenere le dovute proporzioni. Le braccia libere delle tre absidi furono raccordate con muri a doppio angolo retto. Al di là della crociera le navate riappaiono, quelle estreme laterali con una sola travata, quella centrale con due di diversa larghezza. Il centro ideale del Santuario non soffrí notevoli cambiamenti, conservandosi l'apertura circolare sulla S. Grotta, la scala centrale alquanto rialzata - di tre o quattro gradini soltanto - per la differenza del nuovo livello, e le due scale laterali.
All'estremo occidentale del quadrato basilicale, scomparsa del tutto l'antica facciata, fu aggiunta una nuova travata un po' più larga delle altre; seguiva poi il nartece o vestibolo, largo m. 5,50 , di modo che la nuova facciata venisse a trovarsi circa 10 m . più ad ovest dell'antica. L'atrio fu ridotto alla metà circa in senso longitudinale, per le restrizioni dovute alle costruzioni summenzionate (m. 10 ca.), e da un raccorciamento di m. 27 ca. nella parte occidentale. La necessità di dare un solido fondamento ai colonnati basilicali consigliò di costruire dei muri continui a maniera di stilobato di 1 m .
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ca. di altezza, donde la necessità anche di elevare il pavimento fino al livello della base delle colonne, di modo che quel che restava degli antichi e preziosi musaici rimase coperto da uno strato di cm .80 ca. di materiale eterogeneo di riporto.
Tali sono, alla luce degli scavi recenti, le principali modifiche subite dall'antica Basilica costantiniana nella ricostruzione di Giustiniano.
3. Stato attnole. - Tale è anche oggi l'aspetto generale architettonico dell'interno della Basilica, benché disadorna e trascurata. Infatti nell'epoca crociata non si fecero nell'interno cambiamenti di sorta. Merita però speciale menzione la splendida decorazione in musaico e a pittura delle pareti interne e delle colonne, fatta al tempo di Amalrico I re di Gerusalemme (1163-73) e di Emanuele Porfirogenito Comneno imperatore bizantino (1143-80), e condotta a termine nel 1169. Di quest'insigne opera non resta che qualche misero avanzo. In epoca imprecisata scomparve la scala che dalla navata centrale e sotto la crociera conduceva nella Grotta della Natività. Quanto all'esterno, già al tempo dei Crociati la facciata soffrì nuovi rimaneggiamenti, fatti probabilmente per ragioni di maggior sicurezza, che ruppero l'armonia dell'insieme: furono chiuse le porte laterali, quella centrale venne considerevolmente ridotta, ed il nartece fu diviso in tre scompartimenti coperti con volte ad arista. Più tardi gli stessi criteri di difesa, oltre l'invadenza dei vicini edifici conventuali, deturparono ancor di più ed occultarono quasi completamente quel che restava della facciata. Finalmente l'atrio scomparve del tutto per dar luogo ad una semplice spianata.
III. La grotta della Natività. - Oggi vi si accede per due scale irregolari situate ai lati nord e sud dell'attuale coro dei greci ortodossi. La Santa Grotta presenta la forma di un rettangolo irregolare di m. 12 di lunghezza per 4 di larghezza media, scavato in pietra calcare molto dolce, con le pareti rinforzate da muratura così come l'intera vòlta. Nel

(da H. V'iscani e F.-M. Abri, Inchiicen. La soveresire de la Nativitd)
Bellemme - Basilica della Natività.
Lato sud-ovest della costruzione costantiniana.

"per cortesia del Superiore della Casa degli Esercizi del Sacro Cuore S. I. - Homel
Bellemme - Particolare dell'interno della basilica della Natività (sec. vi).
fondo orientale vi è una nicchia semicircolare con un altare, sotto il quale vi è sul pavimento una stella d'argento recante intorno l'iscrizione latina: Hic de Virgine Maria Iesus Christus natus est. - 1717. Un po' indietro e a sud vi è un'altra scavatura irregolare, dove si mostra il luogo del santo presepio davanti al quale è collocato l'altare dei Magi. Le pareti della grotta, che anticamente erano decorate con musaici, sono oggi coperte da una tela di amianto dove sono rappresentate alcune scene dell'infanzia del Salvatore. All'estremo occidentale della grotta si apre una piccola porta che comunica con altri reparti sotterranei dove si venerano diversi ricordi sacri. Questi reparti comunicano a nord per mezzo di una scala con la chiesa di S. Caterina, ufficiata dai padri Francescani, e dove ha sede la parrocchia.
Dalla partenza dei Canonici regolari di s. Agostino nel sec. xim, i figli di s. Francesco sono stati i gelosi custodi dei diritti della Chiesa cattolica sul luogo della nascita di Cristo; ma nella guerra implacabile che i greci ortodossi mossero a più riprese contro i cattolici, specialmente dalla metà del sec. xvr in poi, ogni loro diritto, spesso suggellato da sangue generoso sparso sulla culla stessa del Principe della pace, fu sopraffatto con intrighi, soprusi, falsi firmani, feroci persecuzioni e perfino con attacchi a mano armata. Lasciati spesse volte soli ed indifesi quando più necessario si fece sentire l'intervento delle potenze cattoliche europee, i Francescani si videro, col dolore impotente, strappati uno dopo l'altro i diritti dei cattolici da loro rappresentati e strenuamente difesi sino all'ultimo. Oggi non resta di loro esclusivo diritto se non il santo presepio e l'altare dei Magi con le grotte adiacenti a quella della Natività, dove tutti i giorni si celebra una devota processione commemorativa. A fianco della chiesa di S. Caterina e del prezioso claustro medievale, la basilica della Natività, pur maestosa ancora nel suo insieme, rispecchia nel suo squallore, nella sua spoglia freddezza e nel suo abbandono una miseria spiri-
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tuale indegna del luogo ove apparve in carne mortale la Luce del mondo.
BibL.: M. de Vogüé, Les églises de la Terre Sainte, Parigi 1860, pp. 46-117; F. Quaresmi, Historica, theologica et moralis Terrae Sanctae elucidatio, ed. del p. Cipriano da Treviso, II, Venezia 1881, pp. 465-510; W. Harvey, The church of the Nativity at Bethlehem, Londra 1910; E. Le Camus, Bethléem, in DB, I, coll. 1688-95; A. Barrois, Bethléem, in DBs, I, coll. 970-72; H. Vincent-F.-M. Abel, Bethléem. Le sanctuatre de la Nativité, Parigi 1914; R. W. Hamilton, Excavations in the atrium of the church of the Nativity. Bethlehem, in Quarterly of the Dejustment of Antiquities in Palestine, 3 (1934), pp. I-8; E. T. Richmond, Basilica of the Nativity. Discovery of an earlier church, ibid., 5 (1935-36), pp. 75-81; D. Baldi, Enchiridion Lucarum Sanctorum, Gerusalemme 1935, pp. 102-207; W. Harvey, Structural survey of the church of the Nativity. Bethlehem, Londra 1935, con introduzione di E. T. Richmond; id., The early basilica at Bethlehem, in Palestine Exploration Quarterly Statement, 68 (1938), pp. 28-33; L.-H. Vincent, Bethlehem. Le soactualre de la Nativité d'après les fouilles récentes, in Revue Biblique, 45 (1936), pp. 524-74; 46 (1937), pp. 93-121; id., La basilique de la Nativite à B., in Atti del IV Congresso Internaz. di Arch. Crist., II, Città del Vaticano 1948, pp. 65-88.
Teofilo Antolin
BETLEMME di Galilea. - Città della tribù di Zabulon. In Ios. 19, 15 tra le città assegnate a questa tribù viene nominata una località di nome B. (LXX : A Bas( δ α ε μ, B Bas( δ α ἀ ν ). In Indc. 12, 8 B. è indicata come patria di Abesan (v.): questa B. è da riferirsi molto probabilmente alla B. di Zabulon perché il tenore generale del libro dei Giudici riguarda quasi esclusivamente la Palestina settentrionale. Oggi B. è un villaggio di ca. 200 anime a 12 km . ad ovest di Nazaret e un po' a sud del Wâdi el-Melek. Vi si vedono resti di una sinagoga e di una chiesa e tre navate.
Teofilo Antolin
BETLEMME, SOCIETÀ PER LE MESIONI ESTERE di. - E l'istituto svizzero delle missioni estere con sede a Immensee. Fu fondato, sui residui di una "scuola apostolica" in decadenza, da Pietro Bondolfi (v.), che vi lavorò dal 1907 al 1943. Soppresse le case che la scuola apostolica aveva aperto all'estero, il Bondolfi dapprima creò una società civile dal titolo "Lega missionaria di Bethlehem" di cui erano soci una ventina delle persone più in vista della Svizzera cattolica, ponendo così la nuova opera su base nazionale; a questo concorse anche la guerra del 1914-18, che allontanò dalla società gli studenti francesi, tedeschi e poi anche italiani. In seguito (1920) si ottenne il pareggio della scuola media di Immensee, mentre il Bondolfi, mirando a creare una vera società missionaria, faceva pratiche per ottenere anche l'assegnazione di un proprio campo di missione. La «Società missionaria di B." ebbe vita ufficiale col decreto 31 maggio 1921 della S. Congregazione di Propaganda Fide; nel 1924 partivano i primi tre missionari di Immensee per la Cina, dove, nel 1929, fu loro assegnato un campo d'azione nella provincia di Heilungkiang. Nel 1922 la Società aprì una nuova casa a Wolhusen, con seminario teologico, nel 1922 un'altra a Rebstein (S. Gallo) con scuola preparatoria, e dieci anni dopo una terza a Torry presso Friburgo per le vocazioni della Svizzera francese; finalmente nel 1931 gli allievi di filosofia e teologia passarono nella nuova grande casa di Schöneck. Nel 1929 la regione di Heilungkiang fu eretta in missione indipendente, e nel 1932 in prefettura apostolica. Nel 1938 la Società mandava i suoi primi missionari nella Rhodesia del Sud.
All'inizio del 1942 la Società di B. contava 197 membri, cioè 116 sacerdoti, 64 studenti di filosofia e teologia e 17 pre-fratelli coadiutori : di questo personale lavorano nelle missioni 42 preti nella Manciuria (Tsitsihan) e 12 nella Rhodesia (con quattro
fratelli); altri 11 sacerdoti erano in attesa di partire per le missioni.
La Società non è una vera congregazione religiosa, ma una società «sine votis», i cui membri si legano con giuramento all'istituto e all'opera delle missioni; ha una grande tipografia ed una rivista propria (Bethlehem), che esce in edizioni tedesca, francese e italiana.
Bibl.: Bethlehem, 47 (1942), pp. 149-58.
Giovanni B. Tragella
BETLEMME, vicariato apostolico di. - Esso è stato eretto nel 1948 con la zona occidentale del vicariato apostolico di Kroonstad (Sud Africa) dove fin dal 1932 lavoravano i padri Domenicani olandesi.
L'antico vicariato apostolico di Kroonstad venne così diviso in due vicariati: la parte occidentale conservò il nome di Kroonstad e fu affidata ai padri Domenicani e la parte orientale con il nome di B. fu lasciata ai padri della Congregazione dello Spirito Santo.
Il territorio del vicariato apostolico di B. è di ca. kmo. 34.000 con una popolazione di ca. 233.000 anime, di cui 8801 cattolici indigeni, 262 esteri e 85 misti, catecumeni 2299 . I protestanti sono ca. 150.000 , ebrei ca. 200 , pagani ca. 80.000 . Vi sono 2 quasi potrocehie, 9 stazioni primarie, 35 secondarie, 6 dispensari, 10 scuole elementari con 2183 alunni. I missionari esteri sono 22 e 3 sacerdoti indigeni, fratelli 7 , suore 17. L'Azione cattolica e le altre associazioni pie sono abbastanza sviluppate.
Bibl.: AAS, 40 (1948), pp. 360-62; Guida delle Missioni Cattoliche, Roma (1935), pp. 272-73; MC, p. 208; Archivo di Prop. Fide, Prospectus statis! missionis, posce, prot. n. 2039/48. Saverio Paventi
BETTAZZI, Rodolfo. - Insegnante, educatore, apostolo dell'azione per la difesa della moralità, n. a Firenze il 14 nov. 1861, m. a Torino, il 26 genn. 1941. Residente a Torino, dove fu professore di matematica al Liceo Cavour e all'Accademia militare, fondò quivi la prima Lega per la pubblica moralità (1894) seguita da sodalizi consimili in Napoli, Treviso, Milano, ecc. e poi, dal 1903, da Unioni giovanili (Roma, Firenze, Padova, ecc.) costituite da studenti secondari e universitari.
La lotta contro la pornografia e l'industria del vizio fu coordinata da alcuni congressi nazionali (Torino 1902; Milano 1926; Padova 1910; Napoli 1914) che provocarono anche provvidenze legislative. Il B., animatore del movimento, lo fiancheggiò con la lotta contro la tratta delle bianche, con la costituzione dell'Opera della protezione della giovane e del Comitato abolizionista (per l'abolizione della legalizzazione del meretricio), con la fondazione della Nuova Crocista, associazione cattolica contro l'alcoolismo (v.). Oratore e scrittore suggestivo, trovò nella consorte Marianna Bondi la madre eletta della numerosa famiglia e la collaboratrice nell'azione benefica, direttrice della rivista Matelda e scrittrice di racconti educativi. Le pubblicazioni del B. (soprattutto conferenze) si riferiscono tutte al movimento per la moralità pubblica (v.) e per la educazione giovanile da lui suscitato, con particolare riguardo alla educazione della purezza. Ha dato pure notevole contributo allo sviluppo dell'Azione Cattolica.
Bibl.: E. Crescini, In memoria di R. B., in Atti della Soc. Ital. di scienze fisiche e matematiche "Matheis", 4 (1941), p. 2; E. Lucatello, R. B., L'Osservatore Romano dello Deum size, 2 febbr. 1941; Elena de Persico, L'opera di R. B. e la Protezione della Giovane, in L'Osservatore Romano, 7 febbr. 1941; N. Reviglio, Papà B. - uomo cattolico, in La voce del Papale, 9 febbr. 1941; C. F. Dellacà, Papà B. è morto, in Voci degli Uomini Cattolici, marzo 1941.
Ecilberto Martire
BETTI, BERNARDINO: v. PINTURICCHIO.
BETTIAH, ex prefeEtura apostolica di. - Prefettura apostolica eretta nel 1892 , al cui territorio, l'anno seguente, fu annesso l'intero regno del Nepal. La missione venne affidata ai Cappuccini tirolesi.
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L'origine della stazione missionaria a B. è dovuta al cappuccino p. Giuseppe (Benimi) da Gargnano (v.), che ottenne libertà di predicazione dalla regina di B., da lui curata in una seria malattia : egli diresse quella stazione per quindici anni. La prefettura, che fuori del distretto civile di B., si sviluppò poco, fu soppressa nel 1919 e incorporata nella nuova diocesi di Patna (v.).
Bibl.: Missiones Catholicae cura S. Congreg. de Propaganda Fide decurgiae anno 1907, Roma 1907, pp. 194-95; A. Battandier, s. v. in The Cult. Encycl., II, pp. 538-39; India and its Missions, Nuova York 1923, pp. 114, 123, 152, 181; Streit, Bibl., VI, p. 137.
BETTINELLI, Saverio. - Gesuita, letterato, n. a Mantova il 18 luglio 1718 , m. ivi il 13 sett. 1808. Entrato nella Compagnia nel 1736, insegnò letteratura nei collegi di Venezia, Parma, Verona; fece parecchi viaggi, in uno dei quali visitò Voltaire per incarico della corte polacca di Nancy; soppressa la Compagnia nel 1773, passò a Mantova, riparando però a Verona durante l'occupazione francese del 1796.
Scrisse poesie, drammi, dissertazioni, anche di valore: ma il suo nome resta tristemente legato alle dieci Lettere di Virgilio ai legislatori della nuova Arcadia (Venezia 1757), dove pur mirando a distogliere gli scrittori dalla podisseque imitazione degli autori classici, cade nella esagerazione opposta, confondendo gli imitatori con gli autori presi ad imitare, demolendo e stroncando questi senza pietà, Dante specialmente, che accusa di essere "arido nell'invenzione, maligno di proposito e incolto nello scrivere». Gli si passano come buoni mille versi soltanto, gli altri non valgono nulla (cf. Lettere 1-3). Naturalmente questi giudizi avventati, caustici, suscitarono una forte e talora anche esagerata reazione, a comunicare da C. Gozzi fin quasi ai nostri giorni, e ne subirono gli effetti non solo l'autore, ma anche i Gesuiti, accusati, fra l'altro, di antidantismo. E vero che criticando Dante, il B. non fa che dare forma più access e insolente a idec comuni a molti suoi contemporanei (cf. Federico, op. cit., pp. 122-50), e che il B. stesso dice le Lettere virgiliane «un capriccio, una pazzia, uno scherzo fatto per impegno" (cf. Marchesan, op. cit., p. 182); resta però che l'opera è un errore deprecabile; mantenuto, in sostanza, anche nelle posteriori Lettere inglesi (Venezia 1766) e nella Dissertazione accademica sopra Dante (Alfieri, op. cit., pp. 257-96). Il che ha fatto dimenticare il durevole valore letterario e patriottico di altre opere del B. come: Il Risorgimento d'Italia negli studii, nelle arti e nei costumi dopo il Mille (2 voll., Venezia 1775) e Discorsi delle lettere e delle arti mantovane (Mantova 1774).
Bibl.: A. Marchesan, Vita e prose scelte di Fr. Benaglio, Teorino 1894; G. Cortesi, Un Gesuita del sec. XVIII. Il p. S. B., in Rassegna nazionale, 1898, v. pp. 710-40; G. Federico, L'opera letteraria di S. B., Milano 1913; I. Rinieri, Il p. S. B. e l'abbate F. Ginkert, in La Civ. Cattolica, 1929, I, pp. 408-21; 304-11; E. Rosa, A proposito del B. e delle sue Lettere Virgiliane, ibid., 1929, n. pp. 142-50; G. Natali, Il Settecento, Milano 1950, pp. 1156 sgg.; V. E. Alfieri, S. B. Lettere virgiliane e inglesi e altri scritti, Bari 1930.
Celestino Testore
BETTINGER, Franziskus. - Cardinale, n. a Landstuhl (Palatinato), il 17 sett. 1850 , m. il 13 apr. 1917 a Monaco. Ordinato sacerdote nel 1873 , si dedicò all'esercizio del ministero pastorale in varie parrocchie della diocesi di Spira. Nel 1895 fu nominato canonico di Spira e decano dello stesso capitolo. Nel Concistoro del 26 giugno 1909 fu preconizzato arcivescovo di Monaco e di Frisinga. Benemerito organizzatore dell'amministrazione ecclesiastica in Baviera, Pio X lo creò cardinale, il 25 maggio 1914. La concessione della porpora al loro metropolita produsse tra i Cattolici bavaresi grande esultanza, non essendo più stata conferita tale dignità ad alcun prelato bavarese dopo la morte del card. Reisach nel 1869. Durante
la prima guerra mondiale il card. B. si interessò in particolare modo dell'assistenza religiosa ai combattenti bavaresi.
Bibl.: M. Buchberger, in Schematismus v. München, 1918, pp. 279-86; W. Kosch, Das katholische Deutschland, I, Augusta 1933, col. 171.
Silvio Furlani
BETTINI (Bertieri), Antonio. - Vescovo gesuato, n. a Siena nel giugno 1396, m. ivi il 22 ott. 1487. A Siena si addottorò in diritto canonico e insegnò. Nel 1439 entrò tra i Gesuati nel convento di San Gerolamo. Inviato a Roma ottenne da Niccolò V favori per il suo Ordine, importanti missioni al Concilio di Mantova, l'ufficio di nunzio presso Francesco Sforza a Milano e di collettore generale della Lombardia. Da Pio II fu nominato grande penitenziere dell'Italia nel 1459 e nel 1461 vescovo di Foligno.
A Foligno fondò il secondo «Monte di Pietà» d'Italia, riunì tutti gli ospedali cittadini in quello di S. Giovanni, fece esonerare il clero dal pagamento delle tasse, accolse i Gesuati, riformò l'amministrazione dei beni ecclesiastici ed eresse una confraternita tra i preti della sua Catedrale. In lunghe assenze, per le quali rese malcontenta la diocesi affidata ai vicari, fu successivamente nel 1465 , per riformarle, nelle abbazie di Chiaravalle presso Milano e di Settimo presso Firenze. Siena due volte lo inviò ambasciatore nel 1466 per una alleanza col duca di Milano e nel 1482 presso l'imperatore Federico III. Nel 1485 rinunciò alla sua sede (ma la rinuncia fu accettata nel 1486) e si ritirò a Siena; vi mori in fama di santità a 91 anni nel convento di S. Girolamo.
Notevole è la sua attività letteraria ascetica e mistica. Sue opere: De divina preordinatione vitae et mortis humanae ([Firenze] 1480 secondo J. G. Th. Graesse); Il Monte santo di Dio, Firenze 1477, con disegni di Sandro Botticelli e incisioni forse di Baccio Baldini. Opere postume più volte ripubblicate: Della presenza di Dio; Esposizione della domenicale avazione.
Bibl.: P. Morigi, Paradiso dei Gesunti, Venezia 1582, pp. 293301; id., Hommini illustri gesuati, ivi 1504, pp. 278-286; J. G. Th. Graesse, Trésor des livres rares, I, Berlino 1922, p. 133; L. Jadin, s. v. in DHG, VIII, coll. 1268-67. Benvenuto Matteucci
BETTINI, Elena. - Fondatrice dell'istituto delle Figlie della Divina Provvidenza (v.), n. a Roma il 6 genn. 1814, m. ivi il 21 dic. 1894. Si dedicò per tutta la vita all'incremento del suo istituto, alla educazione della gioventù e al soccorso dei poveri. In corso è la sua causa di beatificazione. Silverio Mattei
BETTONA. - Antica città vescovile dell'Umbria, in provincia di Perugia. E l'umbro-etrusca Vettona. Una famosa leggenda dell'agiografia umbra, scritta dopo la metà del vir e prima del 10 sec., probabilmente da un monaco, la Passio s. Proculi (BHL 6955), nomina un certo Scipiodoto, vescovo di B., che sarebbe stato ordinato dal Principe degli Apostoli durante una visione, e avrebbe subito il martirio sotto Giuliano o Diocleziano. Un'altra leggenda che si riferisce esclusivamente a B., la Passio s. Crispoliti (BHG 1800) identifica Scipiodoto con Crispolito che s. Pietro avrebbe ordinato quando era ancora in vita. Per conseguenza Crispolito sarebbe uno dei 72 discopoli del Signore venuti dalla Galilea, senonché l'agiografo medievale, completamente ignaro di cronologia, commette l'anacronismo di far morire il presunto vescovo del I sec. sotto Massimiano Erculeo, cioè al principio del sec. IV.
Storici locali, fondandosi sui dati romanzeschi della Passio, assegnano la cristianizzazione di B. al sec. I. A. Harnack, partendo dalle date dei martiri, la pone prima del 325. Tale conclusione è però contestata da F. Lanzoni, perché fondata sulla Passio s. Crispoliti che tra le Passioni umbre è delle meno attendibili.
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Nel Sinodo romano del 465 sottoscrive gli atti anche un Gaudentius episcopus Vecconeusis, che, con maggiore probabilità, deve leggersi Vettonensis (di B.).
Bibl.: A. Hartock, Die Mission und Ausbreitung des Christentums in den ersten drei Tafelhunderten, II, Lipsia 1924, p. 813; F. Bonnard, s. v. in DHG, VIII, coll. 1271-72.
BENDEtto Pesc
## BETULIA: v. BETHULIA.
BEUDIN, Corneille. - Missionario gesuita, n. a Gravelines (ora nella Fiandra francese, allora nei Paesi Bassi cattolici) nel 1615 , m. per la fede a Papigochic (Messico) il 4 giugno 1650 . Entrato nella Compagnia di Gesù a Malines nel 1635 , giunse nella missione della Nuova Spagna nel 1647, assumendo il nome di Godinez. Il suo apostolato fu di breve durata. Inviato nella Tarahumara, non poté cattivarsi gli animi degli Indiani esasperati dagli abusi dei conquistatori e coloni spagnoli. In una sommossa, il missionario, ritenutopurecolpevole di far morire le persone con l'amministrazione degli ultimi Sacramenti, fu ucciso a saettate nello Stato attuale

(per cartena dei pp. Bencdettina di S. Paolo)
deurion - Veduta dell'Arciahbazia.
di Chihuahua. Il B. avrebbe composta una grammatica ed un lessico messicano-tarahumara, che non sono stati ritrovati.
Bibl.: Andrés de Rada, R. P. C. Beudinii, dicti Godinec martyrium, in [J. van de Welle] Relatio triplex de rebus indicis. Anversa 1654, pp. 4-31; A. Pérez de Ribas, Cbrónica e bistoria religiosa de la Provincia de la Comp. de Jesús de Mexico, II, Messico 1896, pp. 544-54; J. Masson, Missionnaires Belges sous l'ancien régime, I: { }_{4} Ceux qui versèrent leur sang, Bruxelles 1947, pp. 120-33.
BEURON. - Arciabbazia di S. Martino (Hohenzollern, Germania). Dal 1077 fu un priorato di Canonici lateranensi, divenuta poi abbazia nel 1687 e soppressa nel 1803. La principessa Caterina di Hohenzollern concesse gli edifici ai fratelli Mauro e Placido Wolter (v.), monaci benedettini dell'abbazia di S. Paolo fuori le mura a Roma (1863); essa fu ristabilita abbazia nel 1868 ed eretta ad arciabbazia nel 1884.
Da essa vennero poi fondate le abbazie: di Emmaus (in Praga-Cecoslovacchia), di Seckau nella Stiria (Austria), di Maredsous (nel Belgio), di Erdington (Inghilterra), di Maria Laach, di Gerleve, di Neuburg (Germania), di Sion (Gerusalemme). Mediante i suoi aiuti vennero anche erette le abbazie benedettine femminili di Maredret (Belgio), di S. Gabriele (Praga, traslata poi nel 1920 a Bertholdstein, Stiria), di Eibingen, Kellenried (Germania). B., costituita in Congregazione nel 1868 e confermata definitivamente l'8 luglio 1929, cooperò anche alla fondazione di altri monasteri come le abbazie di Weingarten, Neresheim, Grüssan (Germania), nonché al rifiorire di altre Congregazioni e contribuì all'istituzione del Pontif. istituto di S. Anselmo in Roma. B. promosse in modo speciale il culto liturgico e il canto gregoriano in Germania; nel campo scientifico B. fondò il suo istituto per palinsesti e divenne sede della scuola
teologica della Congregazione beuronense con una speciale fornitissima biblioteca.
Bibl.: O. Wolf, B., 6^{°} ed., Beuron 1923; H. S. Mayer, Bencdiktisisches Ordensverht in der Beuroner Kungsregation, I, ivi 1929; P. Volk, s. v. in DHG. VIII, coll. 1279-82; Benedikttinische Menatsschrift (dall'anno 1919). Matteo Rothenbäades
Scuola di Beuron. - In relazione con lo spirito che esortò alla restaurazione dell'antica liturgia e del canto gregoriano, sorse a B. nella seconda metà del sec. xix una scuola pittorica. Fu fondata da Pietro Lenz, n. nel 1832 ad Haigerloch. Questi, dopo avere studiato scultura a Monaco e a Roma, si fece benedettino col nome di Desiderio nel jmonastero di B. dove poi morì nel 1928; qui si associò il calvinista convertito pittore Wüger (D. Gabriele), il pittore Steiner (D. Luca) ed in seguito altri. La prima opera, eseguita nel 1870 , fu la cappella di S. Mauro a B. dove il nuovo stile è già completamente formato. Seguirono altre decorazioni nel duomo di Costanza (cappella di S. Corrado), nella chiesa abbaziale e nei chiostri di B. Con l'imperversare del Kulturkampf i monaci dovettero allontanarsi, c. chiamati in Italia da d. Bonifacio Krug, abate di Montecassino, decorarono nel 1880 la Torretta dell'archicenobio con un imponente complesso di affreschi e di rilievi. Dopo la decorazione delle chiese di Emmaus e di S. Gabriele a Praga ed altri lavori eseguiti a Stoccarda, a Maria Laach e altrove, i beuronensi, che avevano perduto don Gabriele Wüger, ma acquistato don Adalberto Gresnicht, ebbero l'incarico di compiere la loro opera più importante: la ricchissima decorazione dell'ipogeo di s. Benedetto e di s. Scolastica nella badia di Montecassino, inaugurata nel maggio 1913.
La scuola ha compiuto in seguito molti altri lavori, curando anche le oreficerie, gli arredi, i ricami.
I beuronensi ebbero la tendenza a sintetizzare le forme entro schemi geometrici; il loro misticismo li condusse anche sulle orme dei trecentisti e dei quattrocentisti italiani particolarmente dell'Angelico.
Il rigore del metodo, fissato dallo stesso d. Desiderio Lenz in un formulario, ha tut