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eziane del 1471 , le sole complete che esistessero al suo tempo, ma certamente intende insieme riferirsi ad altre edizioni parziali apparse qua e là dopo di quelle, e che messe insieme costituivano quasi altrettante B. complete: assai importante è poi il fatto che coteste versioni erano divulgatissime fra il popolino, tanto che si cantavano «da le donnezuole fra le roche e fusi».

Curiosa è poi la notizia offerta da una biografia di Si sto V (conservata in un manoscritto inedito, consultato dall'autore del presente articolo), secondo cui detto Papa poco prima della sua morte (1590) «volle che si stampasse la Bibia in lingua Italiana nella quale lingua fosse notorio a tutti e che la potessero leggere, e questa sua volontà fu osservata nella stamperia di S. Santità»: ma poiché tale traduzione in volgare sembrò inopportuna a vari cardinali e a Filippo II re di Spagna, costui inviò il proprio ambasciatore di Roma a far rimostranze al Papa, il quale però respinse l'ambasciatore in maniera violenta. Senonché di questa edizione romana non esiste traccia alcuna (cf. in proposito il J. Le Long, Bibliotheca Sacra, I, Parigi 1723, pp. 757-58).

Segue un lungo periodo in cui in Italia i cattolici cessarono di produrre nuove traduzioni e edizioni, a causa della norma stabilita nel 1559 e ribadita nel 1564 dall'Indice per arrestare la diffusione del protestantesimo, norma che esigeva uno speciale permesso scritto per leggere la B. in volgare. In questo periodo comparve la più importante versione protestante, dovuta a Giovanni Diodati (v.) pubblicata con note nel 1607 a Ginevra.

A questa epoca le B. volgari in Italia erano rappresentate praticamente solo da testi protestanti, di questo si preoccupò Benedetto XIV, che con decreto dell'Indice del 13 giugno 1757 modificò la regola precedente, permettendo
la lettura delle versioni in volgare approvate dalla Santa Sede o pubblicate sotto la sorveglianza dei vescovi; inoltre lo stesso Papa, privatamente, raccomandò la preparazione di una nuova versione italiana condotta conforme a tali norme. Questa maggiore libertà produsse subito i suoi effetti, e in pochi anni furono pubblicate tre nuove versioni italiane. La prima fu quella apparsa nel 1773 come ristampa del Malermi, mentre in realtà era opera quasi tutta nuova di Alvise Guerra di cui si è parlato sopra. La seconda dipende dalla B. francese detta di Port-Royal, dovuta a Isaac Louis Le Maistre de Sacy, e apparsa sotto il titolo Sacra Scrittura giusta la Valgata in lingua latina e volgare colla spiegazione del senso letterale e del senso spirituale tratta dai Santi Padri e dagli autori ecclesiastici dal Sign. Le Maistre de Sacy (Venezia 1775-83) : tuttavia nell'edizione italiana, mentre le note sono quelle del Le Maistre de Sacy, il testo è tradotto non dal francese ma con molta fedeltà dal latino della Valgata.

La terza fu la B. di Antonio Martini (v.), il quale fece opera del tutto nuova e per i suoi tempi degnissima. Di essa apparve dapprima il Nuovo Testamento ( 6 voll., Torino 1769-71), dedicato al re Carlo Emanuele III e presto ristampato, quindi il Vecchio Testamento ( 16 voll., ivi 1776-81). Accolta dai più con lode, da taluni con ostilità così accanita che si cercò perfino di farla proibire dalla Chiesa, la versione del Martini fu elogiata da un breve di Pio VI, indirizzate all'autore il 17 marzo 1778; cercarono però d'impadronirsene i gianerristi toscani iniziandone una edizione contraffatta, la quale tuttavia si limitò al Nuovo Testamento e a minima parte del Vecchio (ir voll., Firenze 1779-83). Le moltissime edizioni, totali o
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Bibbia - Pagina della B. di quarantadue linee, detta comunemente B. di Gutenberg, ornata dopo la stampa dalla rubricazione e da miniature. Quest'opera, completata non dopo il 1496 , viene attribuita al Gutenberg che l'avrebbe intrapresa, e ai suoi soci. Fust e Schaeffer, che avrebbero condotto a termine il lavoro. Esemplare della biblioteca Vaticana.

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(per cortena del dett. N. Viani
Bimina - Pecina della rarissima B. di trentasei linee, senza rubriche e, miniature, come usci dal torchio. L'opera viene attribuita al Guentherg, che l'avrebbe stampata intorno al 1460. Esemplare della biblioteca Vaticana.
parziali, che la versione del Martini ebbe in seguito, dipendono per solito da quella che egli, divenuto nel 1781 arcivescovo di Firenze, curò ivi per il Vecchio Testamento ( 17 voll., 1782-87) e per il Nuovo ( 6 voll., 1788-92); se ne hanno anche edizioni curate dalla Società Biblica di Londra. Fu dichiarata «testo di lingua» dall'Accademia della Crusca il 28 luglio 1885.

Un'eccellente versione scientifica della B. avrebbe potuto apprestare Gian Bernardo De Rossi grazie alla sua singolare perizia nella lingua e letteratura ebraica; ma egli si limitò a pubblicare in Parma le versioni dei Salmi (1808), dell'Ecclesiaste (1809), di Giobbe (1812), dei Proverbi (1815) e dei Treni o Lamentazioni (1823), accompagnando con poche note filologiche la traduzione fatta dal testo ebraico con rara penetrazione.

Sembrò che l'impresa non assunta dal De Rossi dovesse venir attuata dal sacerdote G. Ugdulena (v.), professore d'ebraico a Palermo; ma di essa, sotto il titolo La Sacra Scrittura in volgare riscontrata nuovamente cogli originali ed illustrata con breve comento, uscirono soltanto due volumi (Palermo 1859-62), contenenti i libri dal Genesi fino ai Re. Questa parte pubblicata è chiara e fedele nella traduzione, nutritissima di scienza filologica e storica nel commento che mira al senso letterale, ed è aggiornata per gli studi più recenti del suo tempo. Lodatissimo da A. Manzoni e incoraggiato da Pio IX, l'Ugdulena si lasciò invece distrarre dalla politica e abbandonò la sua impresa.

Traduzioni dell'ebraico del Vecchio Testamento furono fatte anche da giudei italiani fin dal sec. xv, rimaste però soltanto manoscritte. Nel 1571 usci a Venezia una tra-
duzione dell'Ecclesiaste fatta da David de' Pomis, e ivi stesso nel 1617 una dei Proverbi fatta da Ezechia da Rieti. A Vienna nel 1821 Isacco Samuele Reggio, rabbino a Gorizia, pubblicò un Pentateuco ebraico-italiano, e nel 1831 una versione poetica di Isaia. Il celebre ebraista Samuele David Luzzatto si propose una nuova versione di tutto il Vecchio Testamento, ma ne pubblicò soltanto Giobbe (Trieste 1833), Isaia (Padova 1833), Ester (Trieste 1860) e il Pentateuco (ivi 1861); colto dalla morte nel 1865 , lasciò varie altre parti dell'opera incompiute. Alcuni suoi discepoli, integrando queste parti, portarono a termine l'opera, che comparve sotto il titolo La Sacra B. volgarizzato da S. D. Luzzatto e continuatori ( 4 voll., 1872-74). La traduzione è fedele, ma dura e servile, tanto più che mancano note esplicative; cosicché l'opera si diffuse, e scarsamente, solo in ambienti giudaici. Fra altre versioni giudaiche di minore importanza, quali quella dei Salmi di Lelio della Torre (Vienna 1843), di Giobbe, Treni e Salmi di Beniamino Consolo (Firenze 1874, 1875, 1885), ecc., emergono per bontà di lingua ed apparato filologico quelle di David Castelli riguardanti l'Ecclesiaste (Fisa 1866), il Cantico dei Cantici (Firenze 1892) e Giobbe (ivi 1897; 2^{mathrm{a}} ed., Lanciano 1916).

Nel campo cattolico C. M. Curci (v.) pubblicò Il Nuovo Testamento volgarizzato ed esposto in note esegetiche e morali ( 3 voll., Napoli 1879-80), e Il Salterio volgarizzato dall'ebreo ed esposto in note esegetiche e morali (Roma 1883), opere che a loro tempo incontrarono molta diffusione, ma presto furono dimenticate. Valore scientifico hanno invece i Cento Salmi tradotti letteralmente e commentati (Roma 1875) del p. F. S. Patrizi. Non va dimenticata la versione dei Vangeli fatta, con piccolo commento, da N. Tommaseo (Milano 1869).

Dagli ultimi anni del sec. xix in poi cominciarono a comparire in Italia versioni dai testi originali, che mirano ad illustrare il testo, tradotto criticamente, coi sussidi della filologia, archeologia e geografia storica. Ne ricordiamo qui le principali.

Salvatore Minocchi, I Salmi (Roma 1893; 2^{mathrm{a}} ed. totalmente diversa, ivi 1903); Le Lamentazioni di Geremia (ivi 1897); Il Cantico dei Cantici (ivi 1898; 2^{mathrm{a}} ed. totalmente diverso con l'Ecclesiaste, ne Le perle della B., Bari 1924); I Vangeli (Firenze 1900); Le profezie di Isaia (Bologna 1907). Giuseppe Ricciotti, Dalla B., antologia letteraria con introduzione e note (Bologna 1921); nuova ed. col titolo : La B. dei letterati (Roma 1947); Il libro di Geremia (Torino 1923); Le Lamentazioni di Geremia (ivi 1924); Il libro di Giobbe (ivi 1924); Il Cantico dei Cantici (ivi 1928); Le lettere di s. Paolo, Roma 1949. Luigi Costantini, Le lettere di s. Paolo, le lettere cattoliche e l'apocalisse, testo greco e versione italiana con note (Roma 1928). Leone Tondelli, Le profezie di Ezechiele (Reggio Emilia 1930). Giovanni Re, Il Santo Vangelo di Gesù Cristo ( 3^{mathrm{a}} ed., Torino 1946); S. Paolo. Le lettere ( 3^{mathrm{a}} ed., ivi 1946). Primo Vannutelli, Gli Evangelizi sinini ( 2^{mathrm{a}} ed., Roma 1938); Tutto S. Giovanni, testo greco latino e italiano con note (ivi 1937).

Di versioni totali della B. due di parte cattolica si stanno ultimando: una iniziata da Marco Sales, La Sacra B. commentata (Torino 1911 sgg., finora 7 voll., dal Genesi fino a Isaia, e il Nuovo Testamento), che impiega la versione del Martini ritoccata, con ampie introduzioni e note; l'altra promossa dal Pontificio Istituto Biblico, tradotta dai testi originali con brevi note, di cui sono usciti finora il Pentateuco, i libri storici (Milano 1923; nuova ed., Firenze 1943; II e III, ivi 1945 e 1948) e i Libri poetici (opera di Alberto Vaccari, Roma 1925). Di carattere popolare è La Sacra B. ( 5 voll., Firenze 19391940) tradotta dalla Volgata ad opera di vari, con introduzioni e note di G. Ricciotti. La più recente traduzione italiana con commentario della B. è quella

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avviata sotto la direzione di S. Garofalo, di cui sono apparsi finora Daniele (Torino 1947), Epistole cattoliche (ivi 1947), Ezechiele (ivi 1948), Introduzione generale (ivi 1948).

Da parte protestante esistono le varie traduzioni parziali (Nuovo Testamento, Salmi, Giobbe) di Giovanni Luzzi, confluite poi nella sua traduzione totale La Sacra B. tradotta dai testi originali e annotata (12 voll., Firenze 1927-30), che segue in gran parte le teorie di Lucien Gautier.

Francesí. - Testimonianze di traduzioni parziali della B. in "lingua d'oil " risalgono al sec. xir: verso il 1100 un monaco di Normandia tradusse i Salmi, superstiti in due recensioni diverse, e poco più tardi furono tradotti l'Apocalisse e i quattro libri dei Re; verso il 1250 il re Luigi IX fece preparare per suo uso una traduzione dell'intera B. che fu riprodotta in molte copie. Nuove versioni, ad imitazione di quella ordinata da Luigi IX, furono fatte dal de Sy (ca. 1350), da Raoul de Presles ( 1380 ) per ordine di Carlo V, o parzialmente da altri. Traduzioni in "lingua d'oc ", o provenzale, sono conservate per il Nuovo Testamento in manoscritti del sec. xili; più antiche, ed estese pure ai Salmi, erano alcune versioni sorte fra i primi val. desi del distretto di Metz (scorcio del sec. xit), che non si sono conservate.

La prima B. francese stampata è la Bible historiale, lavoro di Guyart des Moulins che, sullo scorcio del sec. xim, aveva compilato una specie di Storia Sacra, prendendo come base la Historia scholastica di Pietro Comestore, inserendovi i libri storici della B., e pubblicando tale compilazione come Livres de la Bible historianls. I libri biblici mancanti a quest'opera, ossia i libri non d'argomento storico (Salmi, Profeti, Epistole, Apocalisse), vi furono uniti in seguito desunti dalla traduzione di Luigi IX già al principio del sec. xiv; questa eterogenea versione trovò gran diffusione, e con l'invenzione della stampa ebbe 12 edizioni dal 1478 al 1542. La prima, contenente solo il Nuovo Testamento, apparve a Lione, forse nel 1478; la prima edizione completa uscì a Parigi nel 1487 (2 voll. in-fol.) per ordine di Carlo VIII e per le cure del suo confessore Jean de Rely.

Una traduzione anonima del Nuovo Testamento fu stampata a Parigi nel 1523; integrata successivamente con gli altri libri, apparve tutta la B. ad Anversa nel 1530. Ne era autore l'umanista Jacques Le Fèvre d'Etaples (Faber Stapsdesais), che tradusse dalla Volgata, raramente dal greco del Nuovo Testamento, pur avando presente la Bible historiale. Messa all'Indice nel 1546 per tracce di protestantesimo, ricevette un'edizione cattolica purgata (Lovanio 1550), che divenne l'usuale dei cattolici francesi fino al sec. xvir.

In Svizzera a Sarrières, presso Neuchâtel, nel 1535 fu pubblicata la prima B. protestante in francese, opera di Pietro Olivetan, che si era servito in gran parte delle versioni di Sante Pagnini, di Erasmo, e anche di quella del Le Fèvre. La traduzione dell'Olivétan ebbe varie edizioni, rivedute dal Besa (1551), dal Bertrand (1588) e altri, e finalmente da J. F. Ostervald : quest'ultima divenne, con altri ritocchi, il testo usuale dei protestanti francesi. Altre versioni protestanti furono quelle di Sebastiano Châtillon (Castellio), rozza e scorretta (Basilea 1555), Le Ciorc (Amsterdam 1703), Le Cène (ivi 1741), e qualche altra di minore importanza. Parecchie furono lungo il sec. xvir le versioni cattoliche del Nuovo Testamento.

La più diffusa delle traduzionı francesi uscì da ambiente giansenista ed è la B. di Port-Royal, nota comunemente come "B. di Sacy" dal nome del suo principale autore (Sacy è l'anagramma di Iszac Louis Le Maistre). Nel lavoro di traduzione Isacco Luigi fu coadiuvato dal fratello Antonio e da Antonio Arnauld, mentre altri giansenisti aggiunsero la massima parte delle note. Apparve dapprima il Nuovo Testamento nel 1667 ad Amsterdam, nascosto sotto il nome di Mons (donde l'appellativo di "B. di Mons"), e in seguito il Vecchio Testamento (Parigi 1672-95). Fedele e chiara, questa versione trovò gran favore anche fra i cattolici, e fu molte volte ristampata pure senza note. Nel testo stesso di questa versione il p.

Louis de Carrière inseri una specie di parafrasi esplicativa (Commentuice littéral, Parigi 1701-16); siffatto testo fu poi corredato di un prolisso commento, tratto da autori diversi, e costitui la cosiddetta "B. di Vence" (Avignone 1767 -73).

La traduzione di A. Godeau (Parigi 1668) è fatta sulla Volgata in maniera di parafrasi; quella di N. Legros, apparsa dapprima anonima (Colonia 1739), ebbe una nuova edizione (1755) molto migliorata. Dalla Volgata tradussero E. de Gónoude (Parigi 1820-24), che pecca d'inesattezza; J. J. Bourassé e P. Janvier (Tours 1865), edizione illustrata dal Doré; J. B. Glairc (Parigi 1871-73), che ebbe larga diffusione; A. Arnaud (ivi 1881); J. Verdunny (Digione 1927-29). Ancor oggi diffuse quelle dell'editore P. Lethielleus (D. P. Drach, Trochon e altri) in 27 voll. e di L. C. Fillion ( 8 voll., Parigi 1903-1904). Su tutte prevalse, presso i cattolici, la traduzione fatta sui testi originali con brevi note da A. Crampon, La S.te Bible ( 7 voll., Tournai 1894 1904), ristampata in seguito anche in un sol volume (ed. riveduto, Parigi 1959). Ha carattere rigorosamente scientifico la collezione Etudes Bibliques (ivi 1903 scgg.), ove sono apparsi, tradotti e muniti di ampie introduzioni e commenti, alcuni libri del Vecchio Testamento e quasi tutti quelli del Nuovo; così pure le serie diretta da L. Pirot (m. nel 1939) e A. Tricot, La S.te Bible (ivi 1935 sgg.) in corso di pubblicazione.

Da parte israelita vanno menzionate le traduzioni di S. Cahen (18 voll., Parigi 1831-39), che reca il testo ebraico a fronte e note critiche, e quella curata dal rabbinato francese sotto la direzione di Zadoc Kahn (2 voll., ivi 18091906), molto esatta nella traduzione e fedele all'esegesi tradizionale avodaico.

Nel campo protestante la traduzione di E. Reuss ( 18 voll., Parigi 1874-81) volle essere un tentativo d'introdurre nella pratica i risultati della scuola critica tedesca, cosicché sconvalse la serie tradizionale dei libri biblici conforme alla presunta cronologia di quella scuola; non ebbe diffusione. Incontrò invece buona accoglienza la traduzione di L. Segond (Ginevra 1874, Losanna 1888, e ristampe). Ha carattere divulgativo la Version svomdale (Parigi 1914 sgg.), pubblicata a cura della Société Biblique de France; di carattere scientifico è la Bible du centenaire (ivi 1916 sgg.) a cura della Société Biblique de Paris.

Spagnole. - La Spagna ebbe assai di buon'ora traduzioni almeno parziali della B. in castigliano: un decreto del re Giacomo I d'Aragona, del 1233, proficicce l'uso delle S. Scritture in volgare per opporsi alla propaganda degli albigesi. Sotto Alfonso X il Savio (1252-86) apparvero altre versioni condotte in parte sulla Volgata e in parte sul testo ebraico, conservate in codici dell'Escorial; la Spagna infatti fu per i Giudei nel medioevo un insigne centro culturale, e la cognizione della lingua ebraica vi era diffusa. Fu tradotta dall'ebraico ad opera del rabbino Mosè Arragel di Guadalajara ( 1430 ) la B., conservata nel celebre manoscritto della Casa d'Alba, edita recentemente (2 voll., Madrid 1920-22). Fu pure tradotta dall'ebraico ad opera di Jom Tob Athias e altri Giudei esuli, la B. detta "Ferrariense", perché stampata a Ferrara nel 1533.

Al tempo del protestantesimo le severe restrizioni paste dall'Inquisizione spagnola fecero sì che nel campo cattolico si preparassero solo traduzioni parziali, per solito dei Vangeli e dei Salmi, che inoltre furono edite solo più tardi. Invece nel campo protestante apparvero fuori di Spagna il Nuovo Testamento di Francisco de Enzinas (alias Dryander o Duchesne, Anversa 1543), il Nuovo Testamento con i Salmi di Juan Pérez de Frosda (Venezia, in realtà Ginevra 1557), e finalmente l'intera B. di Casiodoro de Reina, tradotta dai testi originali ma conforme alla versione di Sante Pagnini, stampata a Basilea nel 1569 e chiamata dallo stemma iniziale La biblia del Oso. Questa traduzione, ritoccata da Cipriano de Valera che la pubblicò sotto il suo nome (Amsterdam 1602), diventò l'usuale dei protestanti spagnoli.

In tempi più recenti i cattolici pubblicarono, oltre a qualche traduzione parziale, la B. completa tradotta dalla Volgata ad opere di Felipe Scio de S. Miguel (Valencia 1790-93), più volte ristampata, e l'altra anche migliore ad opera di Felix Torres y Amat (Madrid 1823-25), ri-

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stampata anche recentemente (1928). Due traduzioni condotte sui testi originali sono apparse recentemente a Madrid: Nácar-Colunga (1945), J. M. Bover-F. Cantera (1947).

Catalone. - Traduzioni della B. nella lingua della Catalogna dovettero circolare fin dal sec. xili, ritoccate o parcialmente rinnovate nei secoli successivi, ma rimasero inedite. La prima edizione a stampa fu quella di tutta la B. tradotta da Bonifacio Ferrer, fratello di s. Vincenzo, pubblicata con ritocchi da Jacme Borrel (Valencia 1477),
di cui rimane un solo esemplare frammentario. Dopo questa, non vi furono che rare edizioni parziali.

Nel sec. xx sono state iniziate traduzioni scientifiche dai testi originali, tuttora in corso di pubblicazione.

Portugiesi. - Le prime versioni portughesi di cui si hanno notizie sono piuttosto parafrasi e riassunti storici. Le Epistole e i Vangeli di tutto l'anno liturgico furono tradotti da Gonzalo Garcia de S. Maria (Saragozza 1485) e gli Atti e le Lettere cattoliche da Bernardo de Brivega (Lisbona 1505). Di traduzioni totali apparvero una protestante iniziata da Giovanni Ferreira de Almeida e compiuta da altri (Nuovo Testamento, Amsterdam 1681; Vecchio Testamento, Tranquebar 1710-53), e una cattolica ad opera di Antonio Pereira de Figueiredo (Lisbona 1778-90), la quale ultima fu recentemente edita con nuovo commento da Santos Farinha (19021904). Altre versioni moderne sono parafrastiche e limitate al Nuovo Testamento; traduzioni nuove di tutta la B. sono iniziate sia in Portogallo che nel Brasile.

Inglesi. - Già nel sec. viII nelle isole britanniche sorgevano versioni parziali della B. in anglosassone, delle quali però quasi tutto è andato perduto. Col sec. xiv si riproducono le versioni nel nuovo idioma inglese, di cui sono primi saggi i Salmi tradotti da Guglielmo di Shorcham e quelli di Riccardo di Hampole; verso il 1380 J. Wyclif tradusse il Nuovo Testamento e subito dopo, coadiuvato da Nicola di Hereford, anche il Vecchio: questa traduzione, ritoccata da Giovanni Purvey (1388), ebbe larga diffusione.

La prima traduzione stampata fu quella del Nuovo Testamento di William Tyndale (Colonia-Worms 1525), seguita dal Pentateuco dello stesso (Marburgo 1531). Poco dopo (1535) apparve la B. intera, tradotta da Miles Coverdale sulla versione tedesca di Lutero e sul latino della Volgata e di Sante Pagnini. Fusione delle traduzioni del Tyndale e del Coverdale è la Matthew's Bible edita da John Rogers (Averesa 1537); la quale, con vari ritocchi, dette origine alla edizione curata da Riccardo Taverner,
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Biblia - l'oligiotta complutense o di Alcalà (1514). Ex. 40, 34-36; Lev. 1, 1-8a. Manca la numerazione dei versetti perché allora ignota. Esemplare dall'Istituto Biblico - Roma.
dolo con i testi originali ed emendandolo con gran cura sotto l'aspetto linguistico; per questi suoi pregi concettuali e letorari la Authorized Version acquistò e mantenne fino ai nostri giorni un credito insuperato, ed esercitò profonda influenza sulla letteratura inglese.

Emendazioni e miglioramenti, richiesti dai tempi e dal progresso degli studi, furono proposti a più riprese alla Authorized Version; finché, nominata nel 1870 una doppia commissione anglo-americana, questa pubblicò il risultato dei suoi lavori per il Nuovo Testamento nel 1881, per il Vecchio nel 1885, e per i deuterocanonici nel 1895. Questa nuova recensione fu chiamata la Revised Version.

Di fronte a tutte queste versioni anglicane, i cattolici inglesi produssero l'antica traduzione preparata dagli esuli in Francia e condotta sulla Volgata, di cui apparve il Nuovo Testamento a Reims (1582) e il Vecchio a Douai (1609-10): ha i suoi meriti letterari, e ricevette alcune edizioni ritoccate. Una nuova ottima traduzione cattolica dai testi originali (B'estoniaster Version) s'avvicina al termine.

Delle versioni in inglese da parte israelitica la più recente e importante è la The Holy Scriptures according to the Monoretic Text (Filadelfia 1917), curata da una commissione di dotti israeliti soprattutto in vista del culto sinagogale.

Multissime altre, poi, sono le traduzioni inglesi, quasi tutte protestanti, preparate a scopo o divulgativo o scientifico; queste ultime, accompagnate da commenti più o meno ampi, formano serie speciali.

Tedesche. - Frammenti di versione nell'antico idioma germanico, o theetisco, risalgono al sec. Ix e provengono da versioni parziali. Col sec. xiv i saggi si estendono e moltiplicano: cosi si formano numerose traduzioni dell'intera B., dovute ad autori diversi e condotte con metodi differenti e in dialetti vari, ma sempre dal latino della Volgata. La prima edizione a stampa, curata da G. Mentel (Strasburgo 1466), riprodusse una di siffatte traduzioni

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totali e fu ristampata molte volte nel periodo degli incunaboli; varie edizioni ebbero anche un'altra B. intera in diverso dialetto, e altre traduzioni parziali.

Al sorgere del protestantesimo, di cui fu potente veicolo la B. di Lutero, i cattolici tedeschi s'affrettarono a pubblicare anch'essi traduzioni in volgare, condotte sulla Volgata ma ispirandosi alla traduzione di Lutero e avendo anche d'occhio le precedenti traduzioni; cosi apparvero il Nuovo Testamento di J. Beringer (Spira 1526) e quello di G. Emser (Dreoda 1527), la B. intera di J. Dietenberg (Magonza 1534), quella di J. Eck (Ingolstadt 1537), e più tardi quella di C. Ulenberg (Colonia 1630), che ebbe varie ristampe con modificazioni. Altre nuove traduzioni cattoliche furono pubblicate dallo scorcio del sec. xvir, fra cui incontrò molto favore quella del benedettino H. Braun (Augusta 1788-97) successivamente ritoccata da M. Feder (1803), da J. Fr. Allioli (1830-32) e da H. Arndt (18991901); notevole diffusione raggiunse anche quella di V. Loch e W. K. Reischl (Ratisbona 1851-66), ristampata anche recentemente (1914-15). Molte sono le traduzioni cattoliche compiute nel sec. xx dai testi originali : quella di N. Schlögl (Vienna 1920-22) fu messa all'Indice; inoltre P. Riessler e R. Storr (Magonza 1924-34), E. Henne e C. Rüych (1934-40), e le serie di commenti scientifici al Vecchio Testamento (Nikel-Schultz, a Münster) o al Nuovo (Fr. Tillmann) o ad ambedue (Feldmann-Herkene, a Bonn).

Dalle traduzioni protestanti quella di Lutero ebbe importanza capitale sotto ogni aspetto. Fin dal 152 I Lutero mise mano al Nuovo Testamento, e lo pubblicò nel 1522; da allora, per dodici anni, seguitò tenacemente a lavorare al resto della B., che pubblicò in prima edizione completa dal Lufft a Wittenberg nel 1534: Biblia, d. i. de gantze heilige Schrift, Deutsch. Luth. (Wittenberg, MDXXXIV). Ma anche dopo questa edizione Lutero continuò a lavorare attorno alla sua traduzione, migliorandola per 9 edizioni successive, fino all'ultima del 1545 che rimase tipica.

Il successo fu enorme: dalla sola stamperia del Lotther a Wittenberg negli anni 1534-84 uscirono non meno di 100.000 copie della B. di Lutero, non calcolando quelle di altre stamperie. Per i seguaci della Riforma la B. tedesca del 1534 fu «il più grande dono» fatto da Lutero al popolo tedesco. E in realtà i meriti di questa traduzione furono singolarissimi sotto l'aspetto linguistico e letterario, giacché con essa Lutero ereò d'in mezzo a una gran varietà di dialetti locali l'idioma unico che fu poi quello della nazione tedesca. Ben differente, invece, è il giudizio che bisogna dare sul valore scientifico e teologico dell'opera: Lutero tradusse dai testi originali, coadiuvato da Melantone, Aurogallus (v.) ed altri, avendo sott'occhio i Settanta, la Volgata, specialmente la traduzione di Sante Pagnini e le Pastillae di Niccolò di Lira (tanto che fu detto Nisi Lyra (praeset, Lutherus non saltasset); ma la sua cognizione dell'ebesico, della quale egli tanto si vantava, non era molto-grande, e lo costrinse più volte a ricercare il parere dei rabbini. Inoltre col suo lavoro mirava soprattutto a diffondere le sue idee teologiche, e ciò l'indusse ad essere tendenzioso in taluni punti per attribuire al testo biblico quelle sue idee: è noto il caso di Rom. 3, 28, ove traduce che l'uomo «è giustificato mediante la sola fede n, mentre il testo originale non ha "sola». Pur essendo divenuta il libro classico del protestantesimo e della nazione tedesca, la traduzione di Lutero apparve col passar del tempo sempre più bisognosa di emendamenti; i quali di fatto furono praticati nelle innumerevoli edizioni che seguirono, con l'inconveniente però che il testo luterano era modificato ad arbitrio dei singoli : un'edizione d'autorità semiufficiale apparve nel 1883, ma sebbene avesse emendato in molti punti il testo luterano, apparve inadeguata a dotti protestanti, i quali perciò redassero liste di altri passi che meritavano emendamenti.

Grande importanza ebbe, fuori di Germania, la «B. di Zurigo" (1530), preparata dai protestanti svizzeri e sottoposta col tempo a varie emendazioni e aggiornamenti : è tuttora popolare. Sono invece scomparse dall'uso nume-
rose altre traduzioni preparate dalle varie frazioni del protestantesimo antico (antitrinitari, 1527; calviniati, 1579; sociniani, 1630) e dalle successive correnti filosofeggianti (pietisti, 1706-42; «razionalisti», 1735). Nel sec. xix si iniziarono e trovarono buone accoglienze le grandi serie di commenti a carattere filologico-critico: fra le recentissime ricordiamo per il Vecchio Testamento quella di W. Novack (Handbommentar, Gottinga 1803 sgg.), quella di E. Sellin (Kommentar, Lipsia 1913 sgg.), e quella di O. Eissfeldt; per il Nuovo quelle di Th. Zahn (Kommentar, ivi 1903 sgg.) e di H. Lietzmann (Handbuch, Tubinga 1911).

Olandesi-fiamminghe. - Le regioni di lingua fiamminga ebbero varie parafrasi o dei Vangeli o della storia del Vecchio Testamento, che conservano un valore soltanto filologico. Cattolica è la traduzione fatta sulla Volgata da Nicola van Winghe (Lovanio 1548) e riveduta dal Moerentorf (Moretus; Anversa 1599). La traduzione cominciata da Th. Beelen (Lovanio 1859) e da lui lasciata incompiuta, fu portata a termine da vari continuatori e pubblicata a Bruges (1894-96) a cura dell'episcopato belga. Una nuova traduzione cattolica ad opera di vari collaboratori cominciò nel 1894; un'altra è del 1935 sgg .

Molte furono le traduzioni protestanti, di cui la prima, limitata al Nuovo Testamento, apparve ad Anversa nel 1522. La prima B. intera fu pubblicata nel 1526 dall'editore Liesveld ( « B. di Liesveld»), molte volte ristampata con miglioramenti. Nel 1538 apparve quella chiamata, dal luogo di pubblicazione, la «B. di Emden». Tutte furono superate dalla Staatenbibel, cosi chiamata perché la sua preparazione, ordinata dal Sinodo di Dert del 1619, fu approvata dagli Stati Generali nel 1637; apparve in questo anno a Leida, e fu ristampata spessissimo. Altre versioni totali apparvero al principio del sec. xix; la versione detta "sinodale", perché ordinata dal Sinodo del 1848, ebbe fra i vari collaboratori il critico radicale A. Kuenen. Esiste anche una traduzione preparata da israeliti ( 1826 sgg.).

Altre versioni. - Delle versioni in altre lingue bastera un rapido cenno.

In russo le più antiche versioni sono in paleoslave: si hanno edizioni di libri isolati al principio del sec. xv e l'edizione totale di Ostrog dell'anno 1581; in seguito altre versioni si avvicinano sempre più al russo parlato; col sec. xix appaiono nuove traduzioni complete favorite dalla Società Biblica russa e dalla Società Biblica di Londra.

In polacco i primi saggi di versioni sono contenuti in codici dei secc. xiv-xv; la prima versione totale è quella di Giovanni da Leopoli (Cracovia 1561), a cui tenne dietro quella migliore di Jakob Wujek (ivi 1593-99), molte volte ristampata anche con modificazioni; i protestanti ebbero la «B. di Danzica» (ivi 1632), di autori vari e spesso ristampata.

In ungherese i primi saggi risalgono al sec. xiv; con l'introduzione delle stampa cominciarono le edizioni di parti del Nuovo Testamento; la versione totale di Gaspare Karolyi (Visoly 1590, ritoccata nel 1608) è usata dai protestanti, quella di Giorgio Káldi (Vienna 1625 ritoccata nel 1862 e spesso ristampata) dai cattolici.

In boemo (cèco) esistevano numerose versioni parziali nei secc. xiv-xv, da cui sorse la prima edizione completa (Praga 1488); di singolare importanza linguistica è la «B. di Kralice» (ivi 1579-93), opera dei «Proselli boemi» usata dai protestanti, da cui in parte dipendono le cattoliche «B. di s. Venceslao» (Praga 1677-1715), e di Prochaska (1778-80).

In svedese circolavano versioni già ai tempi di s. Brigida di Svezia; la prima traduzione intera è la «B. di Gustavo Vasa», preparata da Laurentius e Olaus Petri sulla tedesca di Lutero; la «B. di Carlo XII», preparata conforme allo stesso modello, fu il testo ufficiale fino al 1917, allorché fu sostituito da una nuova traduzione preparata da varie commissioni di dotti.

In danese la prima traduzione completa è la «B. di Cristiano III» del 1550, che in seguito ricevette varie revisioni.

In norvegese si ebbero versioni parziali già nel sec. xint; in seguito, in Norvegia furono usate le traduzioni danesi

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![img-3.jpeg](img-3.jpeg)

NASCITA DI S. GIOVANNI BATTISTA E. INTRO DEL VANGELO DI S. LUCA. Evangelizrio greco ( 1² metà sec. xII). Biblioteca Vaticana, cod. Urb. gr. 2 B, E. 167²-168².

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(per la dipendenza politica dalla Danimarca), cosicché solo nel sec. xix si pubblicarono traduzioni norvegesi.

In irlandese dovettero circolare nel medioevo vari tipi di versioni parafraztiche giunte a noi frammentarie; anglicano è la versione del Nuovo Testamento di W. O' Donnell (Dublino 1630); il Vecchio Testamento fu tradotto dal Bedell (Londra 1686), e parzialmente dal cattolico Mac Hale (Tuam 186r).
VII. B. POLIOLOTTE. - La quantità dei testi biblici, sia nelle lingue originali sia nelle versioni antiche, fece sentire di buon'ora l'opportunità di avere questi vari testi disposti per ciascun tratto in una sola pagina, in modo tale che ad un semplice sguardo se ne percepissero i punti concordi e quelli discordi. Andò incontro a questo desiderio già nell'antichità Origene (v.) col suo gigantesco lavoro delle Esaple (v.). Altri tentativi ben più modesti furono fatti nel tardo medioevo, da cui ci è pervenuto qualche manoscritto dei Salmi ove il testo è disposto in varie colonne affiancate corrispondenti ciascuna ad una lingua diversa. A stampa usci per la prima volta il Psalterium octopium (Genova 1516) del domenicano Agostino Giustiniani, contenente in otto colonne il testo ebraico e sua versione, la Volgata, i Settanta, l'arabo, il Targum e sua versione, le annotazioni. Dopo questo tentativo parziale, cominciano le grandi edizioni poliglotte di tutta la B.

La prima è quella finanziata dal card. Ximenes de Cisneros e stampata nel 1514-17 in Spagna ad Alcalá de Henares (lat. Complutum), detta «Complutense»: la curò Andrea di Creta, assistito da altri dotti. E in 6 volumi, contiene il Vecchio Testamento in ebraico (a sinistra), nella Volgata (al centro) e nei Settanta con traduzione latina (a destra); al Pentateuco aggiunge il Targum di Onkelos con traduzione latina. Per il Nuovo Testamento offre il greco e la Volgata. Il vol. VI contiene un vocabolario ebraico(e aramaico)-latino, una grammatica ebraica e indici. Ne furono stampati solo 600 esemplari, al prezzo di 50.000 scudi.

La seconda è la Poliglotta stampata da Cristoforo Plumino ad Anversa nel 1569-72, detta anche Regia perché patrocinata da Filippo II; fu curata da Arias Montano, in 8 volumi. Per il Vecchio Testamento offre i testi della Complutense, aggiungendovi il Targum anche per i libri successivi al Pentateuco. Per il Nuovo Testamento offre i testi greco, latino e siriaco. Il vol. VI contiene anche la traduzione della B. intera di Sante Pagnini; i voll. VIIVIII contengono vocabolari, grammatiche e trattati vari.

La terza poliglotta, più sontuosa di tutte, usci a Parigi negli anni 1629-45, finanziata dal Le Jay (Jaius) e curata dai maroniti Gabriele Sionita e Abramo Ecchellense, da Jean Morin e qualche altro. E in 10 volumi; ai testi della poliglotta di Anversa aggiunge il Pentateuco e la parafrasi samaritani, e le versioni siriaca ad araba (con traduzioni latine) dei protocanonici del Vecchio Testamento. Nonostante la sua magnificenza tipografica, la poliglotta parigina, pur avendo i suoi meriti, è la meno utile a scopi scientifici.

La quarta poliglotta, di valore scientifico superiore a tutte le precedenti, è quella di Londra, apparsa nel 1654-57, curata dal vescovo anglicano B. Walton assistito da altri dotti. E in 6 volumi. Ai testi della parigina aggiunge il Pentateuco e i Vangeli in persiano, e i Salmi, il Cantico e il Nuovo Testamento in etiopico. Il vol. I contiene utili prolegomeni del Walton, e il vol. VI l'apparato critico. A questa edizione va congiunto il Lexicon heptaglotton di E. Castellus, insigne monumento di scienza e perizia che conserva ancora oggi valore.

Successive poliglotte di ampiezza minore sono: quella di S. Bagster, comprendente anche versioni in lingue mo-
derne (2 voll., Londra 1831; 2^{mathrm{a}} ed., ivi 1874 ); quella di R. Stier e W. Theile (4 voll., Bielefeld 1847-55; 5^{text {a }} ed., 1900); quella di Ed. de Levante (Londra 1890); tutte protestanti. E cattolica quella di F. Vigouroux, La Sainte Bible polyglotte (8 voll., Parigi 1898-1909), che offre i testi ebraico, dei Settanta, della Volgata e francese, con introduzioni e note.
VIII. Interpretazione della B. - La B. è un complesso di libri ispirati, cioè che hanno Dio per autore principale, e che sono destinati all'uomo: perciò taluni Padri chiamarono la B. una "lettera di Dio all'uomo". L'uomo dunque è il destinatario di questa lettera, che egli deve leggere e comprendere. Ma intendere questa lettera non è facile per molte ragioni, le quali provengono sia dal suo elemento divino (sublimità delle verità rivelate) sia dall'elemento umano (i vari autori con particolari mentalità, usi ecc.; vicende della trasmissione del testo, ecc.). La B., come scritto ispirato, fa parte della Rivelazione divina, e in essa Dio ha rivelato misteri, ha incluso profezie, ha impartito norme di fede e di morale; inoltre, essa fu scritta in lingue e in epoche diverse, presso popoli di costumi ben differenti dagli odierni, in circostanze varie da libro a libro, allude a fatti e situazioni storiche di cui spesso oggi non si hanno chiare notizie, e sovente i singoli libri o dipendono da scritti più antichi oggi scomparsi o hanno ricevuto nel corso dei secoli modificazioni di vario genere. Tutti questi fatti sono da tener presenti nella lettura della B. per evitare il pericolo di attribuire ad essa significati che in realtà non ha, ossia di far dire a Dio ciò che non ha mai detto.

Il complesso delle regole d'interpretazione, sia teologiche sia filologico-storiche, costituiscono una disciplina a parte, chiamata ermeneutica (v.) ossia " (arte) interpretativa». L'interpretazione o esegesi (v.) della B. ha avuto molti insigni cultori, alcuni dei quali diedero origine a indirizzi e a "scuole" di notevole importanza.
IX. Lettura della B. - L'uso di leggere i singoli libri della B., anche prima che fossero riuniti insieme, è antichissimo sia nel giudaismo sia nel cristianesimo. Presso i Giudei le versioni greche ed aramaiche sorsero appunto per rendere intelligibile il testo della B. ebraica (vedi sopra: Versioni antiche). La lettura sinagogale portò ad una divisione del testo biblico in tante parti, ognuna delle quali doveva esser letta in un sabato o giorno festivo: da principio il Pentateuco, oggetto principale della lettura, fu diviso in 167 ordini (sédhärím), corrispondente alle letture di un triennio; più tardi fu diviso in 54 sezioni (párátäth), corrispondenti alla lettura d'un solo anno. Successivamente al passo del Pentateuco si cominciò poi a leggere un passo (haphtärāh) dei «Profeti»; più tardi ancora si riservarono a determinate feste la lettura dei Cinque Volumi o Méghilōth, ossia il Cantico dei Cantici a Pasqua, Rat a Pentecoste, le Lamentazioni all'anniversario della distruzione di Gerusalemme (ag.), l'Ecclesiaste ai Tabernacoli, e Ester alla festa dei Pürim. Dall'uso delle sinagoghe si trasmise alle prime adunanze cristiane la lettura di passi del Vecchio Testamento, i quali erano scelti specialmente dai libri profetici, come quelli che più chiaramente avevano preannunciato il futuro Messia; ben presto, a tali passi profetici, si aggiunse la lettura di passi dei Vangeli e delle Lettere. Ma una norma stabile e uniforme per la qualità e quantita dei passi biblici da leggersi nelle adunanze cristiane non ci fu, dipendendo ciò dalle costumanze regionali oltreché dal criterio dei singoli

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vescovi che presiedevano a quelle adunanze; tuttavia, in seguito, specialmente dal sec. vi, si delinearono consuetudini e leggi il cui ulteriore sviluppo e fissazione si confondono con la storia delle varie liturgie cristiane orientali e occidentali.

Anche la lettura privata della B. fu assai diffusa, sia nel giudaismo sia nel cristianesimo. I rabbini, le cui sentenze sono conservate nella Mibnäh, nel Talmud e negli altri scritti giudaici, concentravano l'operosità loro e delle loro scuole nello studio della Tôrâh (Legge), intendendo con questo termine specialmente la tradizione orale, riconnessa però con la legge scritta, in primo luogo il Pentateuco; fra altre, una norma rabbinica insegna che "l'uomo non deve ritrarsi dalla casa di studio (della Legge) e allontanarsi dalla parola della Tôrâh neppure all'ora della morte" (Sabbäth, 83 b), perché "maggiore è lo studio della Tôrâh che la costruzione del Tempio " (Méghilläh, 16 b). Vi furono tuttavia, nel giudaismo dell'èra volgare, talune restrizioni prudenziali, le quali furono provocate o da abusi che si andavano diffondendo o da particolari difficoltà esegetiche che s'incontravano nella lettura di certi libri;cosi sappiamo che il Cantico dei Cantici, e di Ezechiele non si potevano leggere da un giudeo che non avesse raggiunto l'età sacerdotale, ossia i 30 anni (Girolamo, Praef. libr. I in Ezech.: PL 25, 17), anzi che neppure la lettura pubblica del Cantico dei Cantici era permessa ancora ai principi del sec. v (Teodoro di Mopsuestia, in Mansi, IX, 227; cf. Origene: PG 13, b3).

Anche presso i cristiani la lettura privata della B., molto raccomandata e assai diffusa, divenne campo di abusi. Egualmente ai principi del sec. v Giovanni Crisostomo raccomandava ai suoi fedeli di non limitarsi ad ascoltare la lettura dei libri santi fatta in chiesa, ma di rileggerli a casa propria per tornare a meditare su ciò che fugacemente si era ascoltato, e approfondirne il senso (PG 51, 90); d'altra parte Gi-
rolamo si lamenta del carattere irriverente e plebeo che hanno preso al suo tempo le discussioni sulla S. Scrittura, la quale «è ciò che la nonnetta chiacchierona, il vecchio rimbambito, il cavillatore parolaio, e in genere tutti quanti, si arrogano, lacerano, insegnano, prima d'averlo imparata» (Ep. 53, Ad Paulin.). Ma, nonostante siffatti abusi, non vi sono tracce di
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Bibbia - Poliglotta di Anversa (1268). Gen. 1, 1-20. Testo ebraico a Volgata, in basso testo del Targum. - Roma, esemplare del Pont. Ist. Biblico.
vimento di Wyclef (in Mansi, XXVI, 1038). Per l'Italia non si ebbero proibizioni di sorta; e quanto ivi fosse comune, prima del movimento luterano, l'uso di leggere la B. volgare è dimostrato, per la regione veneta, dalla prefazione di Isaia da Este riportata sopra, la quale informa che tutta la B. si cantava nei crocchi di donnicciuole che filavano. Anche in altre regioni d'Italia consta che, prima di Lutero, era usuale la lettura della B. in volgare (cf. Archivio Storico Italiano, Firenze 1842, App. I, p. 334).

Senonché, la rivoluzione religiosa del protestantesimo provocò per reazione misure restrittive alla lettura della B. presso i cattolici. Dopo prescrizioni locali emanate in Inghilterra, Paesi Bassi, Francia e altrove, la Sede romana intervenne per la prima volta nel 1559, allorché l'Indice di Paolo IV proibì di stampare e detenere le B. in vol-

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gare senza il permesso del S. Uffizio; la commissione di questo permesso fu poi demandata ai vescovi locali dall'Indice di Pio IV del 1564 (regole 3 e 4), ma in seguito fu ancora revocata alla S. Sede. Sembra tuttavia che il permesso fosse concesso con notevole larghezza. Divenuto poi remoto il pericolo del protestantesimo, la Congregazione dell'Indice nel 1757 permetteva le versioni in volgare della B. approvate dalla Sede romana o pubblicate sotto la sorveglianza dei vescovi con annotazioni estrette da autori cattolici; e la sostanza di questa disposizione è quella ancora vigente, passata nel Codex Juris Cim., can. 1391. Il decreto del 30 apr. 1934 della Pontificia Commissione Biblica prescrive che le versioni in volgare delle Epistole e dei Vangeli da leggersi nelle chiese per il popolo siano fatte, non sui testi originali «braie» e greci, ma sui testi approvati per la liturgia della Chiesa; quindi, per il rito romano, sulla Volgata latina.

Il frequente uso della B. fece sorgere costumanze varie, spesso encomiabili, talvolta strane, non di rado riprovevoli. Per lo stesso volume materiale della S. Scrittura Giudei e cristiani ebbero sempre particolare venerazione: come nelle sinagoghe il volume della Legge era ed è conservato in un'arca apposita, così nella liturgia cristiana è adibito con onori speciali: nel rito bizantino gli onori tributati al libro dei Vangeli sono pari a quelli per l'Eucaristia.

Egualmente per rispetto i volumi biblici consunti dall'uso non erano distrutti dai Giudei, bensi deposti in un luogo sotterraneo vicino alla sinagoga, la cosiddetta gönlada, ove restavano inoperosi per secoli. Nei concili cristiani già dal sec. v si usò porre al centro, come su seggio d'onore, il volume della B.; altrettanto si faceva nei tribunali, specialmente col volume dei Vangeli. Uso devozionale presso i Giudei fu quello delle «filatterie» (v.) con alcuni passi della B. (Ex. 13, 1-16; Deut. 6, 4-9), applicate durante la preghiera sulla fronte e sul braccio sinistro (cf. Deut. 6, 8); altre pergamene analoghe erano sotterrate sotto le soglie delle case giudacche (sotzüedih).

Presso i cristiani si usò portare al collo un rotoletto in cui erano scritti passi dei Vangeli: tale costumanza è già attestata nel sec. Iv, e trova la sua corrispondenza presso i musulmani nei passi del Corano portati in dos-
so egualmente per devozione. Si usò anche porre il volume dei Vangeli presso il capezzale dei malati, oppure recitare presso di loro Io. 1, 1-14; questo prologo era anche recitato in circostanze importanti della vita, o in gravi pericoli : ad esempio, si narra che Cristoforo Colombo lo recitasse quando in navigazione era còlto da gravi tempeste. Altri passi della B., e specialmente dei Salmi, erano ritenuti appropriati a varie circostanze liete o dolorose della vita. Si consultava la B. anche per prendere qualche importante decisione, per conoscere l'avvenire, scoprire cose segrete, e scopi simili: per praticare queste sortes divinatoriae si formò a poco a poco tutto un formulario riguardante il modo di aprire il volume biblico, di leggerlo, di trarne le conclusioni, ecc. Oltre a questi abusi per superstizionc non mancarono quelli per irriverenza: presso gli antichi Giudei è attestato l'abuso di cantwellare il Cantico dei Cantici nei simposi, come una canzonetta profana (Tüseplad*, Sanhedhrin, XII, 10); presso i cristiani, specialmente all'età del Bi nascimento, si diffuse molto la costumanza di servirsi di passi della B. per comporre barzellette, parodie, pasquinate e simili cose, sempre irriverenti e spesso invereconde; contro cui si oppose il Concilio di Trento (Sess. IV, De edit. et usu cs. librorum). Ma, anche più tardi, stramberie non meno incongruenti potevano ancora udirsi da taluni predicatori, che contorcevano parole e sentenze della B. per applicarle a loro fantastico arbitrio: come si racconta di
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quel predicatore contemporaneo del Galilei che, volendo impugnare le ricerche astronomiche di costui, gli applicò il passo Vivi Gallaei, quid statis aspicientes in caelum? (Act. 1, 11).
X. La B. nella letteratura. - L'influenza esercitata dalla B. sulle varie letterature e sulle arti figurative è superiore all'influenza di qualunque altro libro. Presso i Giudei, in realtà, questa influenza fu assai limitata per ragioni particolari: nel campo letterario, infatti, la produzione giudaica posteriore al cristianesimo e fino al medioevo fu in massima parte giuridico-tradizionale, e sotto tale aspetto essa potrà forse apparire come tutto un ampio lavorio di esegesi biblica secondo le norme del fariseismo, ma non offre alcuno di quegli elementi inventivi che costituiscono la letteratura d'arte; nel campo poi delle arti figurative, gravissimo ostacolo per i Giudei fu sempre

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l'antica proibizione di produrre immagini di essere vivente, sia di uomo che di animale (Ex. 20, 4; Deut. 4, 15-19), per cui l'ebraismo ortodosso non poté coltivare scultura e pittura, salvo che a scopo ornamentale secondario. Tale proibizione fu spesso violata, e recenti scavi hanno riportato alla luce ruderi di sinagoghe, costruite in Palestina e fuori (Dura Europa) ai primi tempi dell'era volgare, nelle quali appaiono pitture di personaggi biblici; ma siffatti casi rappresentano sempre delle eccezioni, le quali sotto l'influsso della circostante cultura greco-romana saranno