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oibizione fu spesso violata, e recenti scavi hanno riportato alla luce ruderi di sinagoghe, costruite in Palestina e fuori (Dura Europa) ai primi tempi dell'era volgare, nelle quali appaiono pitture di personaggi biblici; ma siffatti casi rappresentano sempre delle eccezioni, le quali sotto l'influsso della circostante cultura greco-romana saranno state più o meno tollerate, ma non furono mai approvate dal giudaismo ortodosso.

I primi cristiani, provenienti in massima parte dal paganesimo, mentre non avevano tale pregiudiziale contro le raffigurazioni artistiche, ricorsero spontaneamente alla B. anche come fonte d'ispirazione per composizioni letterarie. Ma la letteratura cristiana pervenuta a noi dai primi tre secoli, sebbene materiata di temi biblici, ha carattere esegetico od omiletico : rare le composizioni poetiche, di cui talune gnostiche. Col sec. Iv fiorisce in pieno la lirica cristiana: in Occidente trattano argomenti biblici Giovenco, Prudenzio, Paolino, Sedulio, Mario Vittore e qualche altro; in Oriente degno di menzione fra i Greci è il solo Gregorio di Nazianzo, mentre fra i Siri poeta d'altissima levatura è Efrem Biro (s.). Ampia sintesi delle vicende del genere umano dal punto di vista biblico e apologetico è il De civitate Dei di s. Agostino (v.). Di qualche importanza saranno in seguito alcuni poeti latini (Aratore, Venanzio Fortunato), mentre fra i Greci eccelleranno Romano il Melode, Giorgio il Piside ed altri.

Col sorgere e fermarsi delle varie letterature volgari in Europa, più o meno dipendenti dalle forme classiche e dalla tradizione cristiana, la B. appare subito quale loro principale animatrice : ispirati direttamente dalle B. sono il poeta anglosassone Caedmon (sec. viII) nelle sue produzioni, l'Heliand e altre composizioni della primitiva poesia tedesca (sec. iv) e francese (sec. x). Argomenti biblici trattavano spessissimo quel «misteri» e rappresentazioni sacre, da cui trae le sue prime origini il teatro moderno nelle varie nazioni. Viene poi, in Italia, Dante, la cui Commedia dipende per concetti e per espressioni dalla B. molto più di quanto i moderni commentatori siano soliti di fare apparire. Col Rinascimento la B. esercita tuttora ampia influenza, sebbene le sue derivazioni siano spesso travisate, rivestite d'estrance espressioni classiche o appaiate con concetti paganeggianti. Il protestantesimo, in forza dei suoi principi, riporta a un'adesione totale alla B. anche nei componimenti poetici, che sembrano tanto più fedeli alla nuova dottrina quanto più appaiono materiali di B. e nel pensiero e nella parola : le poesie religiose di Lutero e il Paradise Lost del Milton sono tipiche produzioni di questa tendenza, fra molti altri scritti tedeschi, inglesi e francesi. La Controriforma cattolica contrasta al protestantesimo anche su questo campo, ma in maniera spicciola ed occasionale, togliendo alla B. forme e concetti (impiegati specialmente nell'epica contemporanea), ma senza produrre opere rappresentative di particolare rilievo. I poemi latini cattolici De portu virginis (1526) del San nazzaro e la Cristiade (1535) di M. G. Vida, fanno parte a sé. Biblica è più tardi la migliore produzione del Klopstock, non solo per la Mensiade (1772) ma anche per i suoi drammi; a lui contemporaneo è in Italia Alfonso Varano, le cui bibliche Visioni furono molto apprezzate ai suoi tempi, specialmente dal Monti. Il quale, a proposito della B. come opera letteraria, esprimeva questo giudizio : «Io amo dunque David più che gli altri poeti, e nessuno vorrà, credo, condannare questa mia parzialità. Omero, Pindaro, Virgilio sono grandi e maestosi : ma David (senza parlare dei Profeti, specialmente di Isaia) David è qualche cosa di più. Chi non si accorge della differenza che passa tra questo e quelli, tanto peggio per lui. Questo è un affare di sentimento, e chi mal si convince da se medesimo, è inutile che cerchi le altrui ragioni». Il Romanticismo, per il suo stesso spirito, attinse a piene mani dalla B., in Italia e fuori; biblici d'ispirazione, e in parte anche di espressione, sono gli Inni sacri del Manzoni, che, a giudizio del Carducci, segnano il livello più alto della lirica italiana dell'Ottocento.

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Giuseppe Ricciotti
XI. La B. nell'Ufficio pIVINO. - Fin dai primissimi tempi cristiani la B. costituì insieme col sacrificio eucaristico la parte centrale della liturgia. Essa dava alla Chiesa il mezzo di istruzione dei fedeli e le parole di lode da rivolgere a Dio. Gli storici della liturgia sono concordi nell'ammettere che il posto predominante che la B. ha nella liturgia in genere e nell'Ufficio divino in specie, si deve al fatto che tanto l'una che l'altro in parte derivano dall'uso delle preghiere del Tempio e dall'uso sinagogale giudaico.

La preghiera pubblica giudaica oltre ai sacrifici comprendeva la lettura della B., di cui si ha il comando in Deut. 21, 9 sgg. e l'applicazione solenne in Esd. 8, 2 sgg. Si cominciò, sembra, con il leggere per ogni sabato i relativi versi di Lev. 23, come si rileva dalla Mišnāh 4, e poi si assegnò e ogni sabato anche un brano del Pentateuco, che, diviso in 167 sezioni, si leggeva in tre anni (H. Thackeray, The Septuagint and Jewish Worship, Oxford 1921, p. 43 sgg ). A seguito del Pentateuco si aggiungeva un brano profetico conclusivo (ebr. Haphtārāh) a forma di lettura o di cantico (ap. cit., p. 45). Altro brano biblico è il cosiddetto Séma', professione di fede monoteistica, composta da Deut. 6, 4-9; 11, 13, 21; Num. 15, 37-41, così detta dalle parole iniziali Séma! Yéma'd, e che risale come formola liturgica almeno al tempo di Cristo e probabilmente è anteriore (W. O. E. Oesterley, The Jewish Background of the christian Liturgy, Oxford 1925, p. 44 sgg.). Altro breve testo biblico diventato presto liturgico (sec. II a. C.?) è la cosiddetta Qēdīdāh, ossia il Trisagio di Is. 6, 3, con l'aggiunta di Ez. 3, 12 e Ps. 146, 10. Parte importante nella liturgia del tempo e sinagogale avevano i salmi, dei quali alcuni (145-50) si recitavano giornalmente (Talmud, Sāphērīm 17, 11) e altri erano assegnati ognuno a un giorno della settimana con questo ordine (numeri della Volgata) : 23, 47, 81, 93, 80, 92, 91, che porta il titolo: Salmo, canto, per il sabato (Mišnāh, Tāmīdh'VI1, 4). Altri salmi erano distribuiti secondo le feste: il 48 per il Capodanno; il 76 e il 117, 25 - fine per la festa dei Tabernacoli, e il 103 per il novilunio ecc. (Talmud, Sāphērīm 17, 11; 18, 2; 19, 2; ecc.; cf. S. Bäumer, Geschichte des Breviers, Friburgo in Br. 1895, p. 36 sgg.). Per quanto ristrette siano le notizie sul culto cristiano si primi tempi della Chiesa, si sa tuttavia che gli Apostoli non hanno abbandonato del tutto gli usi giudaici, che hanno solo completato con il culto specificamente cristiano: l'Eucaristia (Lc. 24, 52 sgg.; Act. 2, 46; 3, 1). Non è escluso, anzi è probabile, che la parte formale del culto apostolico, compreso quello eucaristico, che non si faceva nel Tempio, usasse fin da principio il Vecchio Testamento come forme di preghiera. Si pensi che gli Apostoli, ripetendo nell'Eucaristia stessa l'ultima cena di Cristo, avranno anche recitato, p. es., il cosiddetto grande Hallel (Ps. 115-

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117). L'uso di salmi, inni, canti, e tra questi vi possono essere anche i Salmi biblici, è raccomandato da s. Paolo (Eph. 5, 19; Col. 3, 16).

E da tenere poi presente che gran parte della predicazione apostolica si è sviluppata nelle riunioni sinagogali, nelle quali, come Cristo (Lc. 4, 16 sgg .) cosi gli Apostoli, dalle letture "della Legge e dei profeti" (Act. 13, 15; 15, 21) traevano argomento per l'insegnamento cristiano. E evidente che essi abbiano seguitato a tenere lo stesso metodo, anche quando i credenti si separarono dalla sinagoga. In tal modo la B. (per i cristiani anche il Nuovo, oltre il Vecchio Testamento) venne ad essere parte principale del culto cristiano. Giustino, uno dei primi autori che ci descrivono la liturgia, espressamente menziona la lettura dei "ricordi degli Apostoli" e delle "scritture dei profeti" (Apol. I, 67: PL 6, 429). Tertulliano, alla menzione delle letture bibliche nella liturgia, aggiunge quella del canto dei salmi : prant Scripturae leguntur aut psalmi canuntur (De An., 9). Da questo periodo i testimoni per l'uso della B. nella liturgia si moltiplicano: le omelie dei Padri stanno ad indicare le letture e i canti biblici passati nella liturgia.

Con il sorgere e lo svilupparsi del monachismo, le forme di culto non eucaristico si moltiplicano durante il giorno e cosi avviene un'ulteriore più intensa penetrazione della B. nella liturgia monastica, che è più lunga della liturgia cattedrale. Stando alla testimonianza di Eteria (P. Geyer, Itinera Hierosolym.: CSEL, 39, p. 71 sgg.), un grande sviluppo prende anzitutto il canto dei salmi, che i monazontes e le parthenae cantano in vigilie notturne non solo domenicali, ma giornaliere. Poco risalto vi hanno le lezioni degli altri libri biblici, e solo alla domenica si legge dal vescovo un solo brano evangelico, al quale però possono seguire commenti di più d'uno dei presbiteri presenti (op. cit., p. 74). Sia al monte Sinai che in Egitto s'introduce l'uso di recitare anche tutto intero il salterio (s. Benedetto, Regula Monachoruni, 18), uso imitato da Milano alla vigilia di certe feste (M. Magistretti, Beroldus sive Ecclesiae Ambrosianae Mediol. Kalendarium, Milano 1894, p. 57 sgg.).

I monaci nestoriani giunsero a recitarlo perfino due volte in 24 ore: una volta alle vigilie notturne, una volta nelle ore del giorno. A poco a poco però si giunse a forme più limitate, nel sistema pacomiano, che stabiliscono la prima volta 12 salmi diurni, 12 vespertini e 12 per la notte; s. Benedetto (Reg., 9, 18), fissa il numero di salmi a 12 per le vigilie notturne, a 6 per le lodi, a 3 per tutte le ore minori, a 4 per il vespro, e si avvicina alle forme più mitigate dell'Ufficio divino seguite dal clero secolare. Fuori di Gerusalemme le 12 lezioni della vigilia pasquale formano un precedente che diventa quotidiano ed è spesso ampiamente sviluppato nei centri monastici della Siria e dell'Egitto, per quel che riguarda le letture bibliche nell'Ufficio. Dopo ogni serie di salmi si legge spesso un libro intero della S. Scrittura (l'abate Giovanni e Sofronia al Sinai leggono dopo ogni 50 salmi una delle lettere canoniche di s. Giacomo, s. Pietro e s. Giovanni). A poco a poco però si torró a forme più brevi, specialmente in ragione della lectio continua (v. appresso), in modo però da leggere tutta la scrittura nel corso dell'anno; e infine a forme brevissime, quando si diffuse il Breviarium Romanae Curiae, per opera dei frati Minori (v. BREVIARIO).

Quando il ciclo delle letture della Messa fu fissato, le letture bibliche dell'Ufficio si adattarono al
suo ordine. Nel periodo pasquale, p. es., dai più zelanti si leggeva il Nuovo Testamento all'Ufficio notturno (Cassiano, De Coenobiorum instit., II, 6: PL 49, 90) come si leggeva alla Messa (s. Giovanni Crisostomo, In principio Actor., 4,5-6: PG 51, 105; s. Agostino, Serma 315, 1, 1: PL 38, 1426).

Ancora oggi questa concordanza si può vedere oltre che nel tempo pasquale (benché in modo più sommario), anche in altri giorni dell'anno, p. es., nella domenica prima di Quaresima, e sempre nelle domeniche e feste per quel che riguarda la lezione evangelica. In genere però si formò e dominò il principio della lectio continua, per cui tutta la B., ad esclusione dei salmi, si leggeva a brani nel giro dell'intero ciclo annuale, come il salterio si recitava intero nel ciclo settimanale. La B. così, divisa in pericopi, sostituì i cosiddetti lezionari.

Col sorgere dei breviari rimase l'ordine delle lezioni bibliche, ma spesso di queste si leggeva e si legge tuttora solo l'inizio, di modo che oggi solo nominalmente si legge tutta la Scrittura nell'ufficio canonico.

La grande importanza attribuita dalla Chiesa alla lettura della S. Scrittura nell'Ufficio ha una profonda ragione. La B. è per la Chiesa il Verbo scritto, come Cristo è il "Verbo apparso tra gli uomini", come l'Eucaristia e i Sacramenti sono la presenza del Verbo nella Chiesa (s. Leone Magno, Serm. 52, 1: PL 54, 314: "religiosis et piùs cordibus non aliud sit audisse quae lecta sunt quam vidisse quae gesta sunt ").

La Scrittura, specie nel monachismo, viene interpretata come il vero Cristo, e quindi leggere la B. è, in qualche modo, ricevere il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo (Evagrio Pontico, Speculum Monachorum, nn. 118-20: ed. H. Gressmann, Mönchspiegel [Texte u. Untersuch., 39], Lipsia 1913, p. 163; s. Girolamo, In Eccles., 2 e 3: PL 23, 1033 e 1039: "hoc solum habemus in praesenti saeculo bonum, si vescamur carne eius et cruore potemur, non solum in mysterio [Eucharistia] sed etiam in Scripturarum lectione ").

In questo senso cf. D. Gorce, La "lectio divina", I: St Férôme et la lecture sacrée, Parigi 1925, p. 336 sgg.; O. Casel, Mysteriengegenwart, in Jahrbuch f. Liturgienwissenschaft, 8 (1928), p. 208 sgg.

Salvatore Marsili
XII. La B. nell'arte. - Nella B., il libro divino per eccellenza, gli artisti hanno sempre trovato e sempre troveranno una fonte inesauribile di ispirazione.

L'evoluzione dell'iconografia biblica, dalle più antiche figurazioni nelle catacombe e nei codici dell'alto medioevo, alle grandi opere dei maggiori geni dell'arte da Michelangelo a Raffaello al Dürer al Rubens al Rembrandt al Tiepolo, segna il cammino stesso percorso dall'arte in secoli e secoli di civiltà figurativa.
I. Scene bibliche. - Che i testi sacri sia del Vecchio come del Nuovo Testamento dovessero subito presentarsi come principale fonte d'ispirazione per le creazioni artistiche cristiane, non può destar meraviglia. Tra i modi di servirsene, però, l'arte novella dovette scegliere tra quello puramente illustrativo e quello simbolico oppure tipologico. Maturata in ambienti già da tempo avvezzi a trovar rispecchiata nelle leggende di dèi e di dee la storia della vita e morte dei semplici mortali, scelse decisamente quello simbolico. I fatti nuovi, introdotti nell'insieme decora-

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tivo simbolico creditato dal mondo classico, serviranno da paradigmi della nuova fede. Anche se tuttora alcune incertezze cronologiche non consentono sempre una rigorosa classificazione del materiale figurato superstite, si può dire che per la pittura delle catacombe, presto seguita dalle sculture dei sarcofagi e perfino dalla decorazione degli edifici di culto, questo sia, fin dall'origine, malgrado la diversità di sfumature e di aspetti, lo scopo principale: documentare con i fatti del Vecchio e Nuovo Testamento la sicurezza della salute eterna per il fedele seguace di Cristo.

Insieme con i temi primitivi di Noè nell' arca, Daniele tra i leoni, Giona salvato, nei quali predomino il concetto di liberazione per intervento divino, si creano rappresentazioni come Mosè che batte la rupe, il Battesimo di Cristo o quello in genere, la resurrezione di Lazzaro, ecc. Accanto al sacrificio di Abramo, i tre fanciulli nella fornace, la storia di Susanna, presto s'incontrano i primi vaticini dei profeti e la scena classicamente cristologica dell'Epitania, nonché il colloquio con la Samaritana. Nell'attico di un ipogeo sotto S. Sebastiano, la parabola del Buon Pastore è fiancheggiata dalla miracolosa refezione delle turbe nel deserto e dalla guarigione del demoniaco presso il mare di Tiberiade. E ancora prima della metà del terzo secolo la cosiddetta cappella cristiana di Dura Europo riunisce intorno al Buon Pastore le scene di Adamo ed Eva, delle pie donne al sepolcro, del paralitico, di Pietro salvato dai flutti, della Samaritana e di Davide e Golia, trasparente serie di temi allusivi alla morte del peccato nelle acque del Battesimo il giorno di Pasqua. Anche quando con la fine del III e nella prima metà del IV sec. il repertorio biblico raggiunge il suo pieno sviluppo, rimane saldo l'indirizzo principale, di illustrare cioè, con eclettici gruppi di fatti biblici, l'opera della salute pre-
parata nel popolo eletto, elaborata dal Cristo operante in terra e continuata coi mezzi da Lui istituiti in seno alla sua Chiesa. Le scene relative alla creazione e al sostentamento dell'uomo, l'offerta di Caino ed Abele, le benedizioni dei patriarchi, Mosè che si scioglie i sandali e riceve la Legge, la pioggia della manna e la caduta delle quaglie, Giobbe, Tobia col pesce, i tre fanciulli innanzi a Nabuchodonosor, Abacuc col cibo per Daniele, Daniele col serpente dei Babilonesi, Elia rapito al cielo, la visione di Ezechiele, Ila laam con l'asino, amplificano il ciclo dell'Antico Testamento. Con l'annuncio dell'Angelo, i Magi in vista della stella, il presepio, il sermone sulla montagna, il ciclo cristologico si sviluppa, e si completa con le prime scene relative alla Passione, quali l'entrata in Gerusalemme e Gesù innanzi a Pilato. I miracoli di Cristo si estendono alla risurrezione della figlia di Giairo, alle guarigioni del cieco, dei paralitici, dell'ossesso, del lebbroso, dell' emorroissa, della figlia della Cananea, della storpia, ed un posio rilevato vi occupano, non senza intenzioni speciali, la benedizione dei pani e dei pesci ed il miracolo di Ca na. A Pietro, capo della Chiesa, ormai intimamente associato alla figura del manifesta tendenza a formare un ciclo, la predizione della negazione, la cosiddetta "cathedra Petri", il suo arresto e il miracolo della sorgente, ambedue fatti, questi, probabilmente desunti da fonti apocrife.

Malgrado la distribuzione alquanto casuale delle scene in molti gruppi iconografici e nonostante che la frequenza di talune sia dovuta a mere cause contingenti, non mancano numerosi casi in cui si manifesta una distribuzione programmatica dei temi, ricercata per concentrare l'attenzione intorno alle principali realtà spirituali : la fede, l'Eucaristia, la Chiesa. La stessa tendenza, escatologica e mistica nello stesso

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tempo, continua ed opera anche quando l'arte, dall'anno 340 ca. in poi, comincia a rivolgersi ad indirizzi di carattere più tipologico e allegorico. In questo periodo, il penultimo dell'arte cimiteriale, in cui le scene bibliche si fanno rare cedendo il posto a combinazioni di carattere monumentale e rappresentativo, si creano i cicli della Passione di Cristo e dei principi degli Apostoli destinati a dare risalto per contrasto all'idea del trionfo del Salvatore e dei salvati; Giobbe, Isacco, Abele diventano prototipi di Gesù sofferente; Giuseppe ebreo viene contrapposto al Cristo cosi nella passione come nel trionfo; l'ingresso di Gerusalemme conduce al di là del Calvario alla gloria nel cielo. Contemporaneamente si creano gruppi di indole più narrativa come il passaggio del Mar Rosso ed i sarcofagi col ciclo della piscina di Betsaida.

Un uso cosi largo e frequente di scene bibliche nelle branche più importanti dell'arte non potè non avere riflessi su tutti i generi delle "arti minori". Un indirizzo speciale ricevono queste scene ove vengono adoperate come mera illustrazione figurata dei manoscritti dei libri sacri (l'Itala di Quedlinburg, la Genesi di Vienna, la B. Cottoniana, il rotolo di Giosuè, il codice di Rabbūlā, il codice di Rossano, quello di Sinope, ecc.) in cui, naturalmente, l'arte cerca una figurazione realistica, e quindi anche più estesa e priva di ogni simbolismo dei fatti narrati. E molto probabile che le miniature non siano state senza influsso, per lo meno formale, sui cicli biblici che adornano gli antichi edifici del culto, sebbene questi non rinuncino ad intenti tipologici e non manchino esempi di creazioni monumentali composte sul luogo stesso. Così, ad es., le scene sull'arco trionfale di S. Ma-
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(pt. Pont. comm. d'arch. sacre)
Bibbia - Mosè che batte la rupe, Paralitica, Cananea. Noè nell' arca (sec. Iv) - Roma, cimitero dei SS. Marcellino e Pietro.
ria Maggiore a Roma e quelle di Abele, Abramo e Melchisedech a S. Vitale di Ravenna, vanno chiaramente oltre gli intenti narrativi. Perfino le composizioni delle porte di legno sembrano ubbidire a certe leggi programmatiche. Frequente era sulle pareti della navata centrale la contrapposizione di un ciclo del Vecchio ad uno del Nuovo Testamento, ambedue provvisti di leggende o tituli; usanza questa che condurrà alle "concordanze" tra i due Testamenti.

BibL.: G. Millet. Recherches sur l'iconographie de l'Evangile, Parigi 1916; K. Künstle, Iconographie der christlichen Kunst. I, Friburgo in Br. 1928; J. D. Stefanescu. Iconographie de la Bible, Parigi 1938, e le grandi pubblicazioni del Wilpert.

Luciano De Bruyne
2) Codici e edizioni. - I più antichi codici del Vecchio e Nuovo Testamento hanno quale ornamento essenziale la bellezza della scrittura e la preziosità della materia. Tuttavia i grandi cieli decorativi che appaiono nelle chiese di Roma e Milano fino dal sec. iv lasciano supporre la esistenza anche in Italia di codici figurati (v. miniatura) del Vecchio e Nuovo Testamento, primo di quella età, alla quale, ad ogni modo, va assegnata la B. di Quedlinburg, opera di un maestro italiano dell'Italia settentrionale che non sembra dipendere, per le illustrazioni, da precedenti esemplari. Appartengono, invece, al sec. vi e ad una corrente pittorica indubbiamente bizantina i fogli residui della B. di Cotton che sono al British Museum di Londra. E alle varie gradazioni dell'arte orientale, fra il sec. v e il vi appartengono anche altre figurazioni bibliche quali quelle della Genesi (v.) di Sinope, dell'Evangeliario (v.) del monaco di Rabbūlà e del codice purpureo di Rossano.

Col vir sec. si direbbe che in Italia si spenga qualsiasi attività in questo campo mentre oltralpe, specie nelle isole britanniche, vengono prodotti codici con figurazioni bibliche di grande interesse quale quelle della B. detta Amiatina (Firenze, bibl. Laurentiana, Cod. Am. 1) che Ccolfrido abate di Yarrow in Inghilterra offri alla basilica Vaticana. Di particolarissimo interesse il complesso gruppo delle B. miniate in numerosi centri in più o meno diretto rapporto con la corte imperiale dei Carolingi (v. carolingia, arte) riflettenti tutte, in vario grado, gli elementi del rinnovato gusto classichegiante. Allora, fra il sec. viri e il Ix, in Italia i codici ebbero come esclusiva decorazione le iniziali ornate, alcune riecheggianti forme orientali, altre quelle in uso negli ambienti ultramontani.

Durante l'età romanica anche la produzione dei codici miniati fu sempre più attiva per tutta Europa assumendo nei diversi centri aspetti diversi a seconda della evoluzione delle scuole pittoriche locali. Ciò non impedì che in molti codici si continuassero a ripetere forme antiquate: cosi in una B. della certora di Calci ed in un'altra molto bella che è a Perugia (bibl. Com. cod. L. 59) opera del sec. xir. A Montecassino al tempo dell'abate Desiderio (1058-87) anche nelle miniature di testi biblici s'affermano gli stessi caratteri della contemporanea pittura (v. benedettina, arte).

Durante l'età romanica dovettero essere molto attive alcune officine ove si producevano codici miniati presso i monasteri di Roma, di Farfa e di Sabiaco, perché v'è un gruppo notevole di B. le cui miniature riflettono i modi della contemporanea pittura romana. Cosi la B. del monastero di S. Valentino presso Amelia (Parma, bibl. Pal. cod. 386), quella del duomo di Todi (bibl. Vat. cod. Vat. lat. 10405), un'altra proveniente da S. Cecilia in Traste-

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vere della fine del sec. xi (ivi, cod. Barb. lat. 587) e un'altra proveniente dal Pantheon (ivi, Cod. Vat. lat. 12.958). Queste b. di formato massimo, e perciò dette Atlantiche, hanno somiglianze fra loro anche nella scrittura e nelle illustrazioni frequenti. Appartiene ugualmente al gruppo romano e fu lavorata fra il sec. xi e il xir la B. che Enrico IV (1111-34) donò alla Badia di Hirsau in Germania (Monaco, Staatsbibl., Cod. 13001). Nella bibl. Vat., c'è anche una B. Atlantica proveniente da Farfa decorata da un miniatore catalano (Cod. Vat. lat. 5629); altre prodotte nel monastero di Grottaferrata ripetono i caratteri dei codici bizantini. Tra le b. toscane che riflettono le varie correnti del gusto pittorico di quella regione, è particolarmente interessante una conservata nel comune di Montalcino forse proveniente da S . Antimo, le cui iniziali hanno relazioni anche con il gusto romanico francese, ed una nella Bibl. Cap. di Lucca (Cod. I) che ha caratterisimili a quelli della scuola pittorica pisana del sec. xiri. Durante il ' 200 non vi sono b. di provenienza sicuramente romana, ma quella detta di Corradino, già nella raccolta Spitzer, e specie l'altra della Bibl. Com. di Catania, hanno caratteri cavalliniani. Tra le b. lavorate fra il sec. xiri e il xiv
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Sida J. D. Stelantava, Iconographic de le Bible, Parigi 1889 Bibbia - Cristo davanti a Pilato, Pentimento e suicidio di Giuda (Mt. 27, 2-5). Codice purpureo di Rossano ( mathbf{2} ), fol. 8 (sec. vi).
sono anche da ricordare quella Vaticana (Cod. Vat. lat. 36) quasi sicuramente miniata a Roma e l'altra nella bibl. dei rr. pp. Francescani di Friburgo.

Durante il periodo dell'arte gotica si intensificò la produzione delle b. miniate ma con pochi mutamenti nel metodo delle illustrazioni.

Bellissima ad ogni modo la B. moralizzata che si dice di S. Luigi, oggi divisa tra il British Museum (Harley 1526-27), la Bibl. Naz. di Parigi (Cod. lat. 11560), Oxford (Bodl. 270 B.) e il Tesoro della Cattedrale di Toledo. E opera di un miniatore francese della fine del sec. xiri e conta ben 5000 miniature distribuite entro otto medaglioni per pagina che illustrano a fronte l'un dell'altra la narrazione e il senso allegorico dei versetti della B.

Tra le b. trecentesche è da rammentare quella della bibl. Cantonale di Losanna e quella di Venceslao, in tedesco, che è nella biblioteca di Vienna (Cod. 2759-60). Molto numerose sono le b. mi-
veniva pubblicata una seconda B. Cominciano allora a sorgere ovunque le stamperie, moltissime nei conventi, che pubblicano a migliaia di esemplari i Libri Sacri, alcuni in edizioni decorate non più con miniature ma con incisioni talvolta colorate, e la B. si diffonde ovunque. E dal sec. xvi al xviri se ne moltiplicano le edizioni talvolta mirabili. Durante il sec. xix sono stati fatti tentativi per rinnovare la iconografia o almeno interpretare con spirito moderno gli antichi testi. Bida e Tissot per illustrare il Vecchio e Nuovo Testamento andarono a dipingere acquerelli in Palestina, e ad Amsterdam è stata pubblicata una grande B. alla cui illustrazione hanno collaborato 26 tra i maggiori artisti del secolo scorso da Alma Tadema, a Gérôme, a Puvis de Chavannes e, fra gli italiani, dal Michetti al Morelli al Segantini. Nel 1864 Gustavo Doré (Strasburgo 6 genn. 1832, Parigi 23 genn. 1883) pubblicava una notevole serie di incisioni per illustrare la B. L'opera condotta con uno spirito improntato al naturalismo veristico del

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Bibiana, santa - Statua della Santa di G. L. Bernini. Roma, chiesa di S. Bibiana.
tempo ebbe notevolissimo successo e numerose edizioni. - Vedi Tavv. XCIV-XCVII.

BibL.: M. Besson, L'Eglise et la Bible, Ginevra 1927; P. Toesca, Storia dell'arte del Med., Torino 1927, p. 297 sgg., 303 sgg.; L. Bréhier, in Enc. Ital., VI, pp. 919-22; A. Venturi, La B. di Borso d'Este, Milano 1937; M. Vloberg, La Bible dans l'art, in Initiation Biblique di A. Robert e A. Tricot, Parigi 1939, p. 788 sgg.

Emilio Lavagnino
BIBBIENA, Bernardo da: v. Dovizi BERNARDO.
BIBIANA (Vibiana), santa, martire. - La Passio racconta che la vergine romana B., insieme con la madre Dafrosa e la sorella Demetria, fu flagellata a morte sotto Giuliano l'Apostata. Questa Passio è però una leggenda del sec. vi, con cui si volle probabilmente spiegare la presenza dei tre corpi, ritrovati sotto la di lei basilica. Sicura sembra soltanto la notizia del Liber Pontificalis, secondo cui papa Simplicio (468-73) fece costruire questa basilica, sopra la tomba della Santa martire; più volte in seguito restaurata, venne rifatta dal Bernini nel 1626 . Vi si conserva la bella statua della Martire, scolpita dallo stesso autore. La festa ricorre il 2 dic.

BibL.: Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, Parigi 1886, pp. 249-50; B. Montbritius, Sanctuarium, I, 2^{mathrm{a}} ed., ivi 1910, p. 489; P. Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche, fasc. Iv (Studi e testi, 24), Roma 1912, p. 18, n. 1, e fasc. v (Studi e testi, 27) ivi 1913, p. 36 ; E. Donckel, in Römische Quartalschrift, 43 (1935), pp. 23-33; id., in Rivista d'Archeologia Cristiana, 14 (1937), pp. 122-32; H. Delehaye, Etude sur le légendier romain, Bruxelles 1936, pp. 134-43; R. Krautheimer, Corpus Basilicarum christianarum Romae, fasc. II, Città del Vaticano 1939, p. 94.

Cesario van Hulst

Iconografia. - Questa santa vergine romana è raramente rappresentata, tanto che la sua iconografia può dirsi costituita dalla famosa statua del Bernini, sita nell'altare maggiore della chiesa omonima, eretta nel v sec., ma interamente rifatta dal Bernini stesso nel 1625 ; presso l'ingresso si conserva il tronco di colonna contro cui la Martire sarebbe stata flagellata a morte.

La Santa è figurata appoggiata a una colonna, ricordo del suo martirio, e con la palma nella mano sinistra. Sulle pareti della chiesa stessa Pietro da Cortona (a sinistra) ed Agostino Ciampelli (a destra) raffigurarono le principali scene della leggenda.

Bibl.: K. Künstle, Ibonographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, p. 135.

Kurt Rahn
BIBIENA, famiglia. - Architetti e decoratori teatrali, di cognome Galli, originari di Bibbiena. Capostipite dalla famiglia fu Giovanni Maria; a bottega dell'Albani verso il 1642 , lavorò fino al 1665 . I suoi figli Francesco e Ferdinando furono gli artisti più significativi della famiglia. Il primo (1659-1739) costruì il teatro Alibert a Roma (1720) e il Filarmonico di Verona e lavorò presso le corti straniere dove erano molto ricercati i suoi scenari. Il secondo (1657-1743) operò per 28 anni nel ducato di Parma dove costruì e decorò edifici civili e sacri (chiesa di S. Antonio abate) e disegnò numerosi scenari. Nel 1708 fu chiamato a Barcellona dal re Carlo III, che seguì poi a Vienna quando fu eletto imperatore di Germania. La codificazione delle prospettive di F. B. è nei suoi trattati di teoria prospettica; fondamentale per l'architettura scenografica del ' 700 è l'Architettura civile preparata sulla geometria e ridotta alla prospettive (17II) in cui è ampiamente dimostrata la maniera, trovata da F., della «veduta d'angolo».

I figli di Ferdinando proseguirono la tradizione della famiglia: Antonio (1700-74) fu a Vienna, a Pietroburgo, a Belgrado (celebri furono i suoi apparati funebri a Vienna e a Presburgo, per le esequie di Carlo VI [1742]). Anche in Italia svolse una intensa attività : a Siena lavorò nella chiesa di S. Agostino (dopo il 1753); eseguil le decorazioni pittoriche della chiesa dei Greci a Livorno ( 1763 ca.), quelle della cupola di S. Maria della Vita a Bologna, e nella stessa città lavorò nella cappella Fontana Muratori in S. Maria dei Foscheroni. Dipinse scenari e edificò teatri a Siena, Pistoia, Pavia, ecc. L'altro figlio di Ferdinando, Giuseppe ( 1696-1757 ) lavorò a lungo a Vienna dove allestì feste nuziali, trionfi, scene, sacre rappresentazioni (celebri quelle della Passione), macchine sepolcrali. Il figlio Carlo (1728-80), ultimo della famiglia, lavorò a lungo a Monaco e fu ricercato in Olanda, Francia, Inghilterra.

I B., dotati di vivace talento decorativo, ricchi di fantasia, furono i più abili creatori di illusioni prospettiche; con la loro opera, di cui rimangono solo numerosi disegni sparsi nelle città d'Europa, espressero la manifestazione più spontanea della scenografia e del gusto barocco.

BibL: O. Pollak, s. v. in Thieme-Becker, III, pp. 596-604 (con bibl.); C. Ricci, I B., Milano 1915 (con bibl.); G. Rouchès, Les Dextros des B. au Musée du Louvre, estratto da Etodes italiennes 1928-29; V. Mariani, Storia della scenografia italiana, Firenze 1930, pp. 57-61; N. Felicelli, Artisti parmigiani all'estero. I Galli B. di Parma, in Crisopoli, 3 (1935), pp. 29-40; I B. scenografi, Mostra dei loro disegni, schizzi e bozzetti, Firenze 1940 (con bibl.), Per B. Ferdinando, cf. anche: D. Cavaliere, Due disegni inediti di F. B., in Aurea Parma, 20 (1936), pp. 131-33. Alcuni disegni originali del B. sono posseduti dalla biblioteca dell'Istituto di archeologia di storia dell'arte di Roma. Elsa Gerlini
BIBLIA PAUPERUM. - Libro di devozione che contiene rappresentazioni delle principali scene

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della vita di Gesù, rappresentate, secondo il concetto medievale e cioè secondo la tipologia della Concordantia Veteris et Novi Testamenti, con storie del Vecchio Testamento ed accompagnate da figure di profeti. Il convenzionale termine B. p. venne adottato posteriormente alla redazione del libro, di cui, pertanto, non indica il titolo autentico; esso si riferisce non tanto ai "poveri di spirito", quanto ai poveri chierici i quali non avevano i mezzi per procurarsi una B. intera e dovevano d'altra parte provvedersi del minimo indispensabile per conoscere, insegnare e predicare le S. Scritture: tale destinazione è forse confermata dal fatto che del testo esistono alcune versioni in tedesco e in altre lingue. Non si può più, ormai, rintracciare l'archetipo dell'opera, ma lo si può datare verso la fine del Duecento, e attribuire a un convento benedettino della Baviera; la redazione originale comprese probabilmente 38 gruppi d'imnagini, ognuna delle quali riunì una scena del Nuovo Testamento con due, parallele, del Vecchio Testamento e quattro figure di profeti.

Lo schema generale del compendio suddetto ci è tramandato: 1) da non meno di 68 manoscritti dei secc. xiv e xv, tutti provenienti dalla Germania superiore o dall'Austria, e divisibili, secondo la scelta, l'ordine e la disposizione grafica delle singole scene, in varie classi; 2) da parecchie edizioni di libri silografici : una di esse, oriunda dalla Renania superiore e conservata nell'esemplare unico di Heidelberg, reca il testo manoscritto; fra le altre predominano quelle dovute ai Paesi Bassi; due recano incise
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(per carteaia del dott. B. Degeahart) Biblia pauperum - Silografia dell'edizione di Venezia (1510).
firme tedesche (vi è anche una tarda imitazione italiana: Opera nuova contemplativa, Venezia 1510); 3) da libri stampati con caratteri mobili: ad es. le tre edizioni del tipografo Pfister (Bamberga) che forse precedono cronologicamente gli altri esemplari.

L'immensa diffusione della B.p. spiega la sua straordinaria influenza iconografica sulla pittura monumentale del tardo medioevo specialmente in Germania.

Bra...: H. Cornell, B. p., Stoccolma 1923 (fondamentale); H. Zimmermann, Armenbibel, in Reallexikon zur deutschen Kunstgeschichte, Stoccarda 1937, coll. 1072-84 (con bibl.). Kurt Rathe

BIBLICA. - Rivista trimestrale del Pontificio Istituto biblico di Roma (v.) Annunziata fra i propositi della nuova istituzione sin dai primi inizi, col sopravvenire della prima guerra mondiale ne fu differita la pubblicazione sino al principio del 1920; d'allora in poi continuò regolarmente ad uscire senza interruzioni o notevoli ritardi. E consacrata alla trattazione scientifica delle materie bibliche, ed ogni fascicolo si compone di quattro parti : articoli e note originali su questioni importanti o punti particolari; recensioni di pubblicazioni recenti; notizie dell'istituto e di altri fatti e persone, che si occupano di S. Scrittura; finalmente, col titolo di "Elenchus bibliographicus", una lista completa e sistematicamente ordinata delle pubblicazioni riguardanti la Bibbia, che man mano vedono la luce. Le ultime due parti sono stese in latino, per le prime due sono ammesse le lingue moderne (italiano, francese, spagnolo, inglese e tedesco). La rivista gode grande stima in tutto il mondo, anche presso gli studiosi protestanti e israeliti.

Nel 1947 si pubblicò un Indice generale delle prime 25 annate, 1920-44.

Alberto Vaccari
BIBLICHE, SOCIETÀ - Le più importanti sono le seguenti :

1. S. b. bfitannica e forestiera (B.F.B.S.). Prima del 1804 in Inghilterra ed in Scozia erano state fondate alcune società protestanti per diffondere la Bibbia, opuscoli e foglietti religiosi. Tali furono la S.P.C.K. o società per propagare la dottrina cristiana (1698), la S.P.G. o società per propagare il Vangelo (1791), la R.T.S. o società per propagare foglietti religiosi (1799), e alcune altre. Ma l'idea di pubblicare bibbie a prezzo basso ed in tutte le lingue, e di fondare una società speciale, unicamente dedicata a questo scopo, sorse solo nel 1804 fra alcuni membri della R.T.S. (Religion Tract Society) e fu appoggiata dalle società summenzionate.

Il criterio seguito fu : per le nozioni che già avevano traduzioni protestanti, queste vennero ristampate (Diodati per l'Italia, Valera per la Spagna, ecc.); per quelle che ne erano prive fu tradotta la Bibbia autorizzata di Giacomo I, totalmente od in parte. Si ebbero cosi traduzioni in molti dialetti e lingue (ca. 700). Non molto tempo dopo la fondazione della società sorse la spinosa questione dei libri deuterocanonici dai protestanti chiamati falsamente "spocrifi", che la società aveva semplicemente soppresso nelle sue edizioni. I segretariati e le società ausiliari che si erano stabilite nel continente, con le elargizioni della B. F. B. S. stampavano Bibbie e vi includevano anche i deuterocanonici, benché in luogo distinto dai protocanonici, dicendo che i loro clienti non volevano comprare il libro senza di essi. La B. F. B. S. decise allora che i segretariati e le so