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el continente, con le elargizioni della B. F. B. S. stampavano Bibbie e vi includevano anche i deuterocanonici, benché in luogo distinto dai protocanonici, dicendo che i loro clienti non volevano comprare il libro senza di essi. La B. F. B. S. decise allora che i segretariati e le società ausiliari stampassero pure i deuterocanonici, ma per loro conto; essa avrebbe mandato loro Bibbie non rilegate, alle quali si potevano aggiungere, a piacimento, i libri mancanti. Nacque da ciò tale scalpore, che la società dovette escludere assolutamente da tutte le sue edizioni i libri deuterocanonici. Anzi le società ausiliari della Scozia chiesero che si punissero coloro che avevano permesso tali pubblicazioni; e poiché non si volle accondiscendere alla loro richiesta, si separarono e fondarono una società

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biblica scozzese, che, nel 1861, prese il nome di S. b. nazionale della Scozia.
II. S. b. americana (A.B.S.). - Quando negli Stati Uniti si conobbe la fondazione della s. b. inglese, si formarono subito alcune s. b. somiglianti, le quali, unendosi nel 1816, costituirono l'American Bible Society.

Come l'inglese, conobbe essa pure la questione dei libri deuterocanonici che fu causa di una scissione. Nel 1822, quando la A. B. S. seppe che nell'America latina sarebbe accettata solamente la traduzione cattolica fatta dal p. Scio, decise di stampare questa traduzione, e cosi fece fino al 1827. In quest'anno, a motivo di osservazioni fatte da alcuni soci, la direzione generale ordinò che si continuasse a stampare la Bibbia del p. Scio, ma se ne sopprimessero i libri deuterocanonici. Ciò fu causa di qualche divisione tra i cattolici latino-americani, ammettendo alcuni tali Bibbie, benché incomplete, perché la traduzione era stata fatta con criterio cattolico, mentre altri le respingevano, perché incomplete. Nel 1841 l'A. B. S., sostituil definitivamente la traduzione del protestante Cipriano Valera a quella cattolica del p. Scio e nel 1885 incominciò anche a pubblicare la Version Moderna del protestante H. B. Pratt. Un'altra questione, la quale condusse ad una scissione con i battisti, fu la seguente: un missionario battista dell'India chiese una sovvenzione all'A. B. S. per stampare una traduzione della Bibbia che aveva fatto nella lingua del Bengala, notificando che la s. b. inglese non aveva voluto aiutarlo, perché la parola "battezzare» era stata tradotta con la equivalente bengalese di «immergere». I direttori dell'A. B. S. rifiutarono anch'essi di aiutare l'impress. I battisti allora fondarono per conto proprio la American and Foreign Bible Society.
III. Altrec s. b. - Oltre le quattro menzionate citeremo tra le principali la Scripture Gift Mission, inglese (1880), o Missione per regalare la Scrittura; e la consorella americana American Scripture Gift Mission, che mandano gratuitamente parti della S. Scrittura a collegi, scuole, e le distribuiscono tra le popolazioni rurali ecc. I testi che credono più importanti contro la Chiesa cattolica o favorevoli alle dottrine protestanti sono sottolineati. Un'altra s. b. americana, che inondò di traduzioni del Nuovo Testamento l'America latina fu «La campagna per distribuire un milione di Testamenti nell'America latina». Importante è pure la «Casa biblica» di Los Angeles (California), istituita per mandare Bibbie ai missionari e distributori protestanti, che ne fanno richiesta. Alle già menzionate, proprie dell'Inghilterra e degli Stati Uniti, si possono aggiungere sei s. b. tedesche, due francesi; una per ciascuna ne hanno: Danimarca, Olanda, Svezia, Norvegia e Svizzera. Nel 1917 si è stabilita un'Alleanza biblica universale.

Le caratteristiche delle bibbie stampate dalle s. b. protestanti sono queste: non sono precedute da nessun proemio e autorizzazione pontificia al principio; non contengono i libri deuterocanonici, e non hanno note spiegative.

BibL.: W. Benham, The Dictionary of Religion, Nuova York 1887; W. Canton, The History of the British and Foreign Bible Society, 5 voll., Londra 1904; H. Otis Dwight, The Centennial History of the American Bible Society, Nuova York 1916; The American Bible Society, 114 Annual Report, ivi 1930; The 130 Report of the British and Foreign Bible Society, Lon-
dra 1934.
Camillo Crivelli
BIBLIOTECA. - Dal greco β ι β λ ι σ vartheta η̂ κ η, deposito di libri. E un insieme di libri scelti secondo criteri organici di materie, ordinati e conservati perché siano adoperati per fini di studio e di diletto. Il nome indica non solo il materiale librario e la suppellettile, ma anche la sala o l'edificio. Insieme col termine b. si trova anche quello di libreria (dal latino libraria) con significato analogo e talvolta identico. Secondo il Tommaseo si attribuisce preferibilmente alle collezioni private. Sembra invece che abbia più
propriamente designato l'armadio o lo scaffale, e si debba perciò considerare sinonimo del ted. Bücherschrank e dell'ingl. book-self o book-case, o piuttosto piccole raccolte. Comunque nella nomenclatura italiana questo termine ha perduto di vitalità e di attualità. Nei paesi anglosassoni si adopera la voce library con significato di b.

Sommario: I. Periodo antico. - II. Medioevo. - III. Età moderna. - IV. Stato della b. in Italia. - V. Le principali b. straniere.
I. Periodo antico. - i. Oriente. - La più antica storia delle b. presso le civiltà orientali si confonde con quella dei riti religiosi.

Di origine sacra è la tradizione assira. Un deposito di tavolette di terracotta con testi in caratteri cuneiformi, che rimontano al in millennio a. C. fu rinvenuto a Nippur nel recinto di un tempio durante scavi eseguiti fra il 1890 ed il 1900. Ma già nel 1890 il Layard e il Rassam sulla collina di Qujüngik, presso Ninive, scoprirono un deposito di ben 22 mila tavolette, oggi conservate nel museo Britannico. Esse appartennero alla b. del re Assurbanipal (vir sec. a. C.) e ci serbano la maggior parte della letteratura babilonese, dei testi rituali e magici, della storia, della scienza e dei libri didattici tecnici ed amministrativi. Ciascuna tavoletta reca una segnatura per la numerazione delle pagine e una nota di appartenenza ("proprietà di Assurbanipal, re del mondo"), che può considerarsi il più antico esempio di ex libris. Si hanno altresì notizie di b. annesse a santuari in Babele, Assur, Kûthâh (II Reg. 17, 24), Agade, Nippur.

In Egitto già esistevano b. nel periodo pretolematico, secondo la testimonianza di testi epigrafici. Non si sa però a quale periodo appartenessero le più antiche. Alcuni scrittori ritengono che risalgano all'epoca del primitivo uso del papiro, cioè al iv millennio a. C. La loro ipotesi non è confermata da nessuna prova o indizio certo. Si dà invece come più probabile, ma senza nessuna sicura documentazione, l'epoca di Amenophis I della XVIII dinastia. Dobbiamo a Diodoro (I, 49, 3) il leggendario racconto di una b. che un re, Odymandyas, ignorato da tutte le altre fonti, avrebbe collocato in un grande edificio fatto costruire per tale scopo, dando ad essa il nome ψ v χ η̃ s la τ ρ ε i ̂ o v (clinica o medicina dell'anima). Forse Diodoro si riferisce alla b. che il re Ramses Miamun (xiv sec. a. C.) fece sistemare in una sala del Ramesscum presso Tebe, ponendola sotto il patrocinio degli dèi Toth e Seda. Il Lepsius rinvenne fra le rovine dell'edificio i sepolcri di due bibliotecari. Avanzi di b. vennero alla luce anche a Menfi, a el-'Amârnah fra Ermopoli e Siût, tra le rovine dell'antica Ahtaton, a Oxirino. La grande quantità di frammenti che si rinvengono nelle adiacenze delle grandi città egiziane dimostra che il libro ebbe una notevole diffusione anche nelle dimore di private persone dei vari ceti sociali. Vi sono i segni di una circolazione di libri per nulla dissimile da quella del tempo nostro e di una produzione multiforme che si volgeva a ogni ramo del sapere : teologia, magia, poesia, romanzi, apologhi e perfino enciclopedie vere e proprie, indicate come libri di Toth e disseminate in migliaia di copie in tutto l'Egitto. Nei grandi centri di cultura tutta un'organizzazione di scribi doveva provvedere ai lavori di trascrizione ed al commercio dei testi. Le raccolte che si erano formate dovunque si dispersero o subirono danni durante la dominazione persiana e più tardi per il sopraggiungere della conquista macedone.

Presso gli Ebrei si ha notizia (II Mach. 2, 13)

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(Int. S. (dunanza)
Bibliofteca - Sisto IV visita la b. Vaticana. Scuola di Antoniozzo Romano (fine sec. xv) - Roma, ospedale di S. Spirito.
che Neemia (sec. v a. C.) costrui in Gerusalemme una b. per raccogliervi i libri sacri ed altri documenti: si narra negli atti pubblici e nelle memorie come egli, fondando una b., "raccolse insieme i libri circa i Re e i Profeti, e quelli di David e le lettere dei Re circa i donativi [fatti al Tempio] ".
2. Grecia. - Secondo una leggenda riferita da Ateneo ( mathrm{I}, 3 mathrm{a} ) e da altri scrittori classici, la fondazione delle più antiche b. in Grecia è attribuita a Policrate di Samo e a Pisistrato. Ma molti elementi fanno ritenere poco attendibile questa tradizione.

Il primo ricordo di nuclei bibliografici si trova nelle Rane di Aristofane (943, 1409) e rimonta quindi alla fine del sec. v. Anche Euripide sarebbe stato un raccoglitore di libri (Ateneo, loc. cit.), come si desumerebbe anche da alcuni accenni dell'Alcesti (962) e dell'Ippolito (451, 954). Accenni cosi incerti ed indiretti non si possono considerare sufficienti a documentare la esistenza di vere e proprie b. in Grecia. Socrate infatti (Senofonte, Memorab., IV, 2, 1; 8, 10) considera eccezionale il caso di Eutidemo figlio di Diocle, giovane ricco e amante degli studi, il quale aveva raccolte opere letterarie e filosofiche, fra le quali copie complete dei poemi omerici. Ateneo (loc. cit.) parla inoltre della b. dell'ateniese Euclide.

Nel sec. iv il fiorire delle scuole filosofiche aveva promosso e diffuso l'amore degli studi, creando un nuovo ed inconsueto bisogno di testi occorrenti ai
muestri e ai discepoli. Nacquero cosi officine scrittorie e numerose b., fra le quali si ricordano quella di Clearco di Eraclea sul Ponto (Mem, Fragm., I, 2, in C. Müller, Fragmenta historicorum Graecorum, III, Parigi 1883,527 ) e quella di Nicocle, figlio di Evagora, re di Cipro (Ateneo, loc. cit.). Non sapremmo immaginare l'Accademia sfornita di un sufficente corredo di testi. Strabone (XIII, 608 sg.) dice che Aristotele fu il primo collezionista di libri ( π ρ ω ̂ τ o s ǖv τ α μ ε v σ v v α γ α γ ω ̃ v β ι β λ i α). Alla sua morte la b., dopo essere successivamente passata a Teofrasto e a Nelco di Schepsi che la trasferi nella Misia, fu acquistata da Apelicone di Teo che la trovò in gran parte lacunosa. Il dittatore romano Silla l'avrebbe trovata ad Atene e se ne sarebbe impadronito portandola poi a Roma. Tutte queste vicende sono narrate da Diogene Laerzio (V, 62).

Ad Alessandria sorse la maggiore b. ellenica. Il piano primitivo di essa fu ideato da Tolomeo I (323280), ma l'esecuzione fu realizzata da Tolomeo II (280-246). Era costituita di due sezioni : la più importante portava il nome di Brucheion ed aveva sede presso il museo nel palazzo dei re, la minore fu collocata nel Serapeum, fuori del quartiere regio. Conteneva opere in lingua greca. I testi in assiro, fenicio, ebraico, aramaico ed egiziano erano tradotti in greco. E possibile ricostruire la distribuzione topografica della suppellettile libraria ed il contenuto di essa dai cataloghi ( π i ́ v α x ε ς ), di cui il più completo è quello

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di Callimaco. Dalle informazioni dello storico Tzetze e dal papiro di Oxirinoo 1241, nonché da numerosi altri cataloghi (laterculi) si può ricavare una lista di alcuni suoi bibliotecari. La b. alessandrina si arricchì di volumi non solo per acquisti fatti, ma anche e soprattutto per l'opera diuturna dei suoi amanuensi, che trascrivevano i testi emendandoli e recensendoli. Si andò così consolidando la tradizione dello scrittorio che obbediva a una rigorosa precettistica. La divisione della materia nei volumi era regolata da norme che stabilivano quando le opere dovessero essere contenute in un rotolo solo ( ἀ μ mathrm{v} ε ε̂ ε β(β λ 0 mathrm{l}) e quando più opuscoli dovessero costituire una miscellanea ( σ v μ- μ mathrm{v} ε ε̂ ε β(β λ 0 mathrm{l}) e come dovessero aggrupparsi le varie parti di una stessa opera. Determinava altresì la lunghezza di ciascun volume secondo il numero e la specie dei versi di esso (sticometria). Gli Alessandrini adoperarono altresì segni diacritici, interpunzioni ed altre indicazioni convenzionali.

Secondouna tradizione che ebbe lunga ma incerta fortuna (Seneca, De tranquillitate animi, IX, 5; Dione Cassio, XIII, 38, 2; Gellio, Noctes atticae, VII, 17; Plutarco, Caesar, 49) la
b. sarebbe stata distrutta dall'incendio che la flotta di Cesare appiccò nel porto di Alessandria ( 47 a. C.). Poco dopo essa però risulta ancora esistente tanto che Antonio l'arricchì di 200 mila volumi provenienti dalla spoliazione della b. di Pergamo e donati da lui a Cleopatra. Era però sicuramente incominciata fin d'allora la decadenza. Ai tempi di Aureliano (270) sarebbe definitivamente perita la collezione del Brucheion; nel 391 le turbe fanatiche del patriarca Teofilo avrebbero devastate e incendiate quelle del Serapeo.

Il bizantino Tzetze dice che ai tempi di Callimaco il Brucheion conteneva 400 mila σ u μ μ mathrm{v} ε ε̂ ε β β λ 0 mathrm{l}, 90 mila ἀ μ mathrm{v} ε ε̂ ε, e il Serapeo 42.800 volumi. Queste cifre sarebbero posteriormente salite fino a raggiungere 700 mila volumi quando Cesare ne provocò l'incendio.

Un'altra insigne b. fu quella di Pergamo. Secondo un'antica leggenda il dotto re Attalo I (241-197) avrebbe messo insieme un certo numero di opere che costituirono il primo nucleo intorno al quale si sarebbero formate le cospicue collezioni ordinate e sistemate ai tempi di Eumene II (Strabone, XIII, 624). Gli scavi eseguiti nel 1874 dalla missione tedesca dell'Humanns misero in luce gli avanzi del sontuoso edificio della b. Essa era costituita da tre ambienti contigui, con innanzi un portico ornato da una statua di Atena, che, a dire di Giovenale, era ritenuta patrona delle b. Alcuni fori trovati nelle pareti interne, si dovrebbero considerare, secondo gli archeologi, trac-
ce dei supporti che sostenevano i palchetti della scaffalatura. Anche altre statue di cui avanzano le basi con iscrizioni ornavano il portico. Vi si leggono i nomi di Omero, Alceo, Erodoto, Timoteo e di altri scrittori. Eumene avrebbe fondata la b. per rivalità con l'Egitto, il cui re Tolomeo Fiscone ( 146 - 117 a. C.) avrebbe perfino impedita l'esportazione del papiro. La leggenda si deve ritenere poco credibile perché Eumene era già morto da dodici anni ( 158 a. C.) quando Tolomeo Fiscone salì al trono. Nell'ordinamento e nel funzionamento della b. di Pergamo si risentono gli influssi alessandrini. Anch'essa non fu solamente un deposito di libri, ma un museo ricco di opere d'arte e un cenccolo di dotti. Ebbe cataloghi che ricordano i π i v α varkappa ε ς callimachei e un fiorente scrittorio. Plutarco (Antonius, 58,59 ) racconta che Antonio donò a Cleopatra le collezioni librarie di Pergamo.

Anche altre b. sorsero e fiorirono ad Antiochia e presso la piramide di Cheope per iniziativa del re Antioco III. Mitridate, re del Ponto, ne avrebbe fondata una che cadde poi nelle mani di Lucullo. Più antica, se pure di minori proporzioni, sarebbe stata
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quella di Gerone II (270-215 a. C.), tiranno di Siracusa.
Ad Atene, accanto alla palestra, fu fondata una b. detta Π τ 0 λ ε μ α i ̃ o v, da Tolomeo Filelfo, la quale si arricchì del contributo di libri dato dai giovani che la frequentavano. Raccolte bibliografiche considerevoli si formarono a Smirne, Chio, Delfi, Alicarnasso, Corinto, Milasa e Teo, quasi sempre accanto alle palestre. Se ne trovano anche in servizio dei templi, come a Cos, o in case private, come quella di Dione Crisostomo, a Prusa, o di T. Giulio Aquila Polemano, a Efeso.
3. Roma.- I generali romani vittoriosi traevano seco le b. tolte ai vinti considerandole personale bottino di guerra. Il trionfatore di Pidna ( 168 a. C.), L. Emilio Paolo, donò ai figli i libri appartenuti a Perseo, re di Macedonia (Plutarco, Aemilius Paulus, 28). C. Scipione Africano nel 146 a. C. distribuì ai principi della Numidia alleati di Roma i libri fenici che aveva trovato a Cartagine, portando nel suo trofeo solo ventotto rotoli contenenti le opere di economia agraria di Magone (Plinio, Nat. Hist., XVIII, 22). Andronico di Rodi riordinò ed arricchì la ricca b. di Apellicose, collocata nella sua villa. Grandissimo bibliofilo fu Cicerone. Egli possedette numerose b. nelle sue varie dimore, a Cuma, Tuscolo, Anzio, Formia e sull'Aventino (Epist. ad Attic., I, 4, 3; 10, 4; 11, 3; 20, 7; II, 1, 12; 6, 1; IV, 4, 1; 5, 3; 8, 2). Il suo amico T.Pomponio Antico profuse ingenti ricchezze per arricchire di opere la grande b. che aveva nella casa del Quirinale, al cui ordinamento attendevano dei servi literati. Oltre i

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testi che egli acquistò entrarono a farne parte quelli redatti nello scrittorio annesso. Anche Q. Tullio Cicerone e M. Terenzio Varrone ebbero b. in Roma. Il maggiore bibliofilo del periodo repubblicano fu però M. Licinio Lucullo, uomo di larga e varia cultura che possedette due b., una a Roma, formatasi intorno alla grande collezione che egli aveva portato dalla Grecia, e un'altra a Tuscolo che aprì al pubblico con molta liberalità.

Ad un'epoca di poco posteriore appartiene la b. rinvenuta a Ercolano durante gli scavi degli anni 1752-54, in una ricca villa romana. Vi si rinvennero 600 volumi carbonizzati, quasi tutti greci, contenenti prevalentemente testi di filosofi epicurei (Epicuro, Demetrio, Polistrato, Colote, Crisippo, Camisco e Filodemo), alcuni dei quali in più esemplari. Solo diciotto papiri latini furono rintracciati in un blocco. Se ne salvarono pochi insignificanti avanzi, fra cui il frammento di un poema sulla battaglia d'Azio attribuito al poeta Rabirio. Secondo D. Comparetti la villa apparteneva a L. Calpurnio Pisone, suocero di Cesare e protettore di Filodemo.

Nel periodo imperiale la b. s'inserisce sempre più nelle necessità della vita sociale e privata. Vitruvio più volte nella sua opera sente il bisogno di assegnarle un posto idoneo nello schema costruttivo della casa e dei pubblici edifizi. Si trovano disseminate dovunque collezioni librarie nelle dimore dei ricchi signori. Le opere latine erano tenute distinte dalle greche, e, nelle b. maggiori, aggruppate in due sezioni collocate in diversi ambienti. Se ne trovano anche nelle ville suburbane e perfino presso modeste abitazioni di dotti. Un particolare carattere ebbero le numerose b. formatesi nell'ultimo periodo dell'impero sotto l'influenza delle correnti religiose cristiane. Il nobile Gallieno lasciò la sua alla Chiesa; Tonanzio Ferreolo, Consen-
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(da M. Borton, Famtus libraries of the world, Londra 1807) Biblioteca - Sala della b. dell'Escuriale (sec. xvi).
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(per curtesia di Mons. Fratac)
Biblioteca - Interno della b. dell'abbazia di Maria Lasch.
zio, Lupo e Magno ne possedettero alcune in città o nelle loro dimore campestri. Il filosofo Claudiano Mamerto aveva una b. romana, una attica e un'altra cristiana.

Tra le collezioni pubbliche romane si ricorda innanzi tutto quella che Cesare andava formando con l'aiuto di M. Terenzio Varrone e che alla sua morte restò incompiuta. La prima di esse aperta all'uso pubblico si deve al mecenatismo di C. Asinio Pollione ( 76 a. C.-5 d. C.) che la collocò sull'Aventino, là dove era l'Atrium Libertatis. Nel 28 d. C. sorse per volere di Augusto nel palazzo imperiale del Palatino una ricca b., che, dopo varie vicende, sussisté fino alla seconda metà del sec. Iv. Essa era stata danneggiata gravemente durante l'incendio neroniano del 64 e più tardi trasferita nel palazzo dei Flavi, dove, in seguito, fu due altre volte bruciata (negli anni 161 e 363 ). Ottavia, sorella di Augusto, fondò la b. che portava il suo nome e che aveva sede nel portico adiacente ai templi di Giove Statore e di Giunone. Restò vittima di un incendio nel 363 .

L'imperatore Tiberio collocò le sue raccolte librarie nel tempio di Augusto accanto alla domus Tiberiana, nella quale, a quanto ne dicono alcuni scrittori (Frontone, Epist., IV, 5; Gellio, Nectes Atticae, XII, 20, 1), avrebbe messa insieme una b. privata.

Vespasiano radunò nel tempio della Pace, insieme coi libri che aveva portato a Roma come bottino della guerra giudaica, anche gli altri da lui acquistati (Plinio, Nat. Hist., XXXVI). La più importante per consistenza e per valore di testi fu la b. Ulpia che Traiano fece costruire nel foro che porta il suo nome, presso la colonna coclide. Era preceduta da un por-

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tico di cui si vedono ancora gli avanzi. In quasi tutti gli edifici termali si trovavano b. pubbliche, ad es., nelle terme di Caracalla, in quelle traianee, diocleziance e neroniane-alessandrine.

Anche fuori di Roma, in quasi tutte le città di una certa importanza, si formarono collezioni destinate alle pubbliche letture, ad. es., a Tivoli nel tempio di Giove, a Como nella villa di Plinio il giovane, a Tortona, a Suessa. In seguito al trasferimento della capitale in Oriente ebbero notevole impulso b. a Costantinopoli per opera soprattutto di Costanzo, che ne istituì un'altra nel β ao λ ε ι o v, divenuta poi oggetto di particolari provvidenze da parte dei successori. Ai tempi di Teodosio II possedeva ben 120 mila volumi.
4. B. cristiane.- I cristiani, continuando la tradizione giudaica, conservarono l'abitudine di leggere assiduamente la S. Scrittura, della quale le primitive comunità di fedeli dovevano possedere molteplici esemplari insieme con i libri indispensabili alle pratiche del culto ed alla istruzione dei catecumeni. Alla preparazione dei testi attendevano amanuensi cristiani, la cui opera fu sempre più viva ed apprezzata. La cultura s'intensificò a Roma e nei paesi occidentali nel sec. iv ed ebbe un notevole impulso massime per opera di s. Girolamo che impersona, con s. Agostino, il grande movimento dottrinale e filologico del suo tempo.

Le primitive raccolte contenevano anche libri di più modesto contenuto: liste di vescovi, elenchi di poveri, calendari, atti di martiri, decisioni sinodali, ecc.

Il maggiore centro di studi teologici alla fine del sec. in era Alessandria, ove fiorirono una scuola, che ebbe due grandi maestri, Clemente Alessandrino ed Origene, una b. e uno scrittorio. Sulla cultura di quei dotti cui si ricollega poi quella di Ambrogio e di Atanasio influì notevolmente la tradizione ellenistica. Origene aveva probabilmente frequentato nella città natia le b. del Brucheio e del Serapeo, e quando, pro-
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(per cortesia di Mons. Frutae)
Biblioteca - Sala di lettura della b. civica di Treviri, già b. del Gesuiti (1611-14).
fugo, riparò a Cesarea, fondò ivi una grande scuola alla quale dedicò ogni sua attività. Uni ad essa una b., che ricorda quella del Peripato, e uno scrittorio di ispirazione alessandrina. Continuatore e seguace della sua opera fu il vescovo Alessandro che aveva fondato anche a Gerusalemme fin dal 212 una ricca b. Morto Origene, il prete Panfilo, suo discepolo, mantenne in vita scuola e b. che s. Girolamo (De vir. ill., 113) ricorda come bibliotheca Origenis et Pumphili. Essa conteneva, a dire di Isidoro di Siviglia (Etymologiae, VI, 6, i) ben 30 mila volumi. Se ne giovò Eusebio per l'elaborazione della sua Historia ecclesiastica, e ne ebbe poi cura, accrescendola di numerosi libri.

Notevole per quantità e qualità di testi fu la b. di s. Agostino, lasciata poi da lui alla città di Ippona. Andò dispersa più tardi durante un saccheggio dei Vandali.

In Roma le notizie circa le origini delle b. ecclesiastiche sono assai scarse. Il Liber Pontificalis ci assicura soltanto che ai tempi di papa Antero (235-36) presso le chiese si conservavano gli atti dei martiri. Si può pensare che con essi andavano uniti i libri sacri e i documenti concernenti la vita della Chiesa.

Il papa Damaso ( 366-84 ), che aveva a lungo lavorato col padre nello scrimium della Chiesa romana, fondò la basilica di S. Lorenzo presso il teatro di Pompeo, destinandone alcuni locali prospicenti sul portico per gli archiva, nei quali collocò anche i libri. Altri riferimenti certi a un archivio (archivum o scriuium) rimontano a Innocenzo I (407-17). E questo ricordo ritorna spesso in seguito, qualche volta insieme con quello di bibliotheca Romanae ecclesiae, oppure Apostolicae Sedis. Il pontefice Ilaro (461-68) fece costruire accanto al chiostro di S. Lorenzo fuori le mura una b. di tipo romano avente cioè una sezione greca e una latina. S. Paolino esorta i fedeli (Epist., 32, 16) a leggere e a meditare i sacri testi conservati in un locale a siniatra dell'abside della chiesa di Nola.

Numerose raccolte si formarono un po' dovunque durante i secc. iv e v. Giorgio di Cappadocia possedeva libri filosofici e letterari; s. Girolamo ne ebbe una a Roma e un'altra nel suo chiostro a Betlemme. In Palestina trovavansi disseminate b., a volte di modesta entità, presso le varie comunità religiose.

La regola di s. Pacomio prescriveva ai cenobiti del chiostro fondato a Tabennisi nel 322 di custodire e utilizzare la b. contenente fra l'altro la S. Scrittura e i Padri. S. Ammone avrebbe letto ben sei milioni di righe di opere patristiche. Egli esortava i discepoli a esercitarsi nella meditazione sui testi sacri. Scenati (m. nel 451), l'eloquente ed austero fondatore del monastero di Atripa, obbligava i cenobiti a leggere e a trascrivere libri.

Dello stesso tipo sono le b. dei cenobi palestinesi che sorsero nel iv sec. in centri di studi come Cesarea, differendo però da quelle di tipo alessandrino, fondate nello stesso periodo con ampiezza di mezzi e di fini che si potrà riscontrare, ad. es., nella raccolta panfiliana. Del tipo cenobitico sono la b. di Giorgio di Cappadocia e quella di s. Girolamo a Betlemme.

Non manca in qualche monastero prebenedettino dell'Occidente analoga organizzazione scolastica e bibliografica. A Marmoutiers la comunità religiosa fondata da s. Martino di Tours nel 372 aveva sicuramente uno scrittorio e forse una b. "Ars ibi, exceptis scriptoribus" dice Sulpicio Severo, "nulla habetur" (Vita 1. Martini, cap. 10). Anche a Lerino, sulla costa della Provenza, i religiosi avevano una b. dei cui libri

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A sinistra: FRONTESPIZIO DELLA BIBBIA POLIGLOTTA DI ANVERSA, detta anche di Aries Montano. Anversa 1368. A destra: FRONTESPIZIO DELLA BIBBIA RABBINICA, edita da Joh. Buxtorf, Basilea 1620.

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Tav. XCVIII
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dovevano unicamente servirsi, e non possederne mai altri in proprio. Analoga organizzazione si trova anche nei due cenobi fondati a Marsiglia da Cassiano (414). S. Patrisio (372-46I), l'apostolo dell'Irlanda, avendo studiato nella scuola continentale di S. Germano in Auxerre, conobbe gli ordinamenti monastici di Tours e di Lerino, cui egli s'ispirò nella fondazione delle prime scuole insulari. Quando si recò a Roma, papa Sisto III gli affidò un gran numero di libri che egli portò seco in Irlanda.
5. Caratteristiche tecniche delle b. del periodo antico. - La b. dapprima ebbe, come si è visto, carattere sacro o integrative delle pratiche degli antichi culti, e fece parte del tempio e sorse accanto ad esso. Solo più tardi si dette ad essa autonomia strutturale e funzionale. Per la costruzione di esse nei pubblici edifici e nelle case private si andò formando tutta una canonistica che rispecchia la tradizione di un tipo che potremmo chiamare ellenistico in quanto trae la sua origine dal Peripato ateniese e si affermò con caratteristiche proprie ad Alessandria e a Pergamo. Due testi romani, il De bibliothecis di Varrane (Gramm. rom. fragmenta, ed. Funaioli, Lipsia 1907) e il De Architectura di Vitruvio (I, 2; VI, 4, 7), ne dànno notizia.
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Biblioteca - Sala della b. dell'abbazia austriaca di Admont (sec. xvili). Sculture di J. T. Stammel, affreschi di B. Altomonte.
La b. doveva essere rivolta a oriente ed era quasi sempre preceduta da un portico. Plinio (Nat. Hist., XXX, 10), dice che si soleva orner con statue, e la sua notizia è confermata dalla suppellettile epigrafica che contiene iscrizioni dedicatorie relative a busti di grandi scrittori. Talvolta si dipingevano ritratti in medaglioni disposti sugli scaffali. La pianta della sala abitualmente rettangolare presentava il fondo, nel lato opposto a quello d'ingresso, una nicchia nella quale la statua di Atena, dea della sapienza, aveva una particolare evidenza per il patrocinio che simboleggiava.

I libri erano collocati su assi di legno a vari piani entro nicchie perimetrali, spesso, come a Efeso e nella b. Ulpia, a più ordini, sicché per accedere a quelli disposti in alto era costruito un pianerottolo o ballatoio che correva lungo le pareti della sala. Talvolta i rotoli non giacevano direttamente sui palchetti ma erano conservati in capsae con coperchio.

Gli armadi erano chiusi con sportelli di legno o di metallo e si intonavano alle architetture della sala. Nelle b. dei ricchi si ricorreva a legni aromatici pregiati, che avevano anche l'ufficio di tenere lontani gl'insetti, o all'avorio.

Nel periodo più antico la direzione della b. fu affidata ai miniatti del culto, come, ad es., presso gli Egizi e gli Assiri, o a maestri, come in Grecia. Solo in virtù degli ordinamenti alessandrini si andò formando, per opera di specialisti, cioè di amanuensi e di bibliotecari, tutta una precettistica sul modo di trascrivere i testi, di conservarli, ordinarli e renderne possibile la ricerca e la consultazione. Nelle b. romane muta la funzione di coloro che vi erano assegnati, alcuni dei quali dovevano, fra l'altro, provvedere anche all'amministrazione di esse. Si adoperarono anche schiavi organizzati in collegia, ma con mansioni prevalentemente esecutive. Non si abbandonò
mai la consuetudine di affidarne la direzione tecnica ed amministrativa a dotti. Nella casa imperiale l'organizzazione del personale è regolata in rapporto al numero ed alle capacità di ciascuno, ma non si fa distinzione fra le mansioni del bibliothecarius e quelle del procurator rationum summarum privatarum bibliothecarum. Le raccolte librarie paleocristiane pare che fossero affidate a ecclesiastici ed eccezionalmente a fedeli. Queste notizie però si riferiscono in particolare a piccoli nuclei di testi liturgici, e non a vere e proprie b.

Toccava al biblioteccario il compito di provvedere alla catalogazione ed al collocamento dei volumi secondo criteri e regole che furono fissati definitivamente dagli alessandrini. Tra i suoi collaboratori si trovano gli amanuensi, cioè coloro che attendevano alla trascrizione dei testi fra le mura dello scrittorio, sotto la guida ed il controllo didotti che condividevano la responsabilità di una cosi importante opera. Essi costituivano una specie di artigianato, i cui compensi erano commisurati alla quantità più che alla qualità della loro fatica.
II. Medioevo.

- Odoacre trasse a sé dal Norico il monaco Eugippio che fondò a Napoli, nel castello lucullano, uno scrittorio e una b. che ebbero rapporti con molti dotti, fra i quali Cassiodoro e l'esule vescovo africano Fulgenzio, che in Sardegna, e precisamente a Cagliari, aveva fondato il chiostro dal cui scrittorio proviene il famoso testo del De Trinitate di Ilario di Poitiers. Qualche anno dopo, durante il regno di Teodorico, si andarono formando numerose b., soprattutto per opera di eruditi come Simmaco, Boezio, Mavorzio, Ennodio. Fra esse merita un particolare ricordo quella della cattedrale di Verona, accanto alla scuola in cui fiorì il famoso Ursicino.

A Roma si andò organizzando l'archicum o scrinium Apostolicae Sedis, ai tempi di Gelasio I (492-96), nel quale sembra che si collocassero anche i libri. Si ebbero anche operosi scrittori nei quali si elaboravano numerosi codici. Si attribuisce allo stesso papa o, come altri diversamente vorrebbe, a Ormisda (514523) il decreto De libris recipiendis et non recipiendis. Notevole impulso ebbero gli studi durante il breve pontificato di Agapito I (535-36), al quale si deve la fondazione della b. ad Clicum Scauvi, al Celio, e di una scuola teologica. Gregorio Magno avrebbe trasferite al palazzo Lateranense, in quella ala del Pa triarchio che ora fa parte dell'edificio del Sancta sanctorum, le collezioni librarie pontificali che si distinguono dalle sue private rimaste sempre nel chiostro costruito accanto alla chiesa di S. Andrea ad Clicum Scauvi. Questa b. dunque s'identifica con la agapetiana.

Il monachismo occidentale, che continuava e rinverdiva consuetudini ascetiche più remote, creò una nuova tradizione culturale nella quale il libro esercitò un'azione preponderante. Nella Regola di s. Benedetto

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è prescritto l'obbligo della lettura nelle varie contingenze della vita claustrale. Il cenobita aveva fra le mani il libro nel coro, sull'altare, al refettorio, nella cella, compagno fedele della sua giornata. Molte di quelle letture erano fatte in comune (fratres sedentes omnes in unum). Alcune di esse affidate ad uno solo dovevano essere ascoltate e meditate in silenzio dagli altri. Alla scelta dei passi provvedeva chi ne aveva il mandato. E il lettore doveva eseguire il suo compito "cum humiliate et gravitate et tremore" (cap. 47). La lettura individuale si considerava come un antidoto della otiositas. Per un certo numero di ore i religiosi dovevano dedicarsi al labor manumm e per un altro periodo di tempo alla lectio divina. Due fra i più anziani (seniores) dovevano vigilare perché nessun frater acaediosus, abbandonandosi all'otio aut fabulis, non sit intentus lectioni e distragga anche gli altri (cap. 48). Per la Quaresima sono anche indicate le ore da destinare alla lettura. La b. possedeva non solo i codici occorrenti alle pratiche liturgiche ed alle quotidiane necessità dei monaci, ma le opere indispensabili ai loro studi. Essa aveva sede nel chiostro ed era unita alla scuola ed allo scrittório, con cui aveva continuo ed intimo legame.

Un grande amico di s. Benedetto fu Cassiodoro, il fondatore del monastero di Vivarium, presso Squillace, in Calabria. Cristiano e teologo, avrebbe voluto creare a Roma una scuola come quelle di Cesarea e di Gerusalemme, ma il sopraggiungere di nuove vicende politiche e soprattutto la morte di Teodorico, di cui era stato collaboratore, non gli consentirono di realizzare il suo disegno. Subordinò ai principi ed ai fini della dottrina religiosa il suo attaccamento al classicismo. Nel chiostro vivariense realizzò un'organizzazione scolastica nella quale parvero conciliarsi cristianesimo e paganesimo (inteso come romanità), disciplina monastica e lavoro intellettuale. La fatica dello scrivere permette all'umanuense di resistere alle diaboli subreptiones illicitas e lo studio apre alla mente le vie della salute eterna. Dalle sue Institutiones divinarum litterarum si può ricostruire la vita della b. e dello scrittório. Sappiamo quindi di che genere fossero i testi da lui raccolti, e delle fonti cui attinse, delle opere da lui scelte e delle norme che si seguivano nella riproduzione dei testi. Nel trattato De orthographia dà particolari precetti per ottenere la correttezza del dettato. Dopo la sua morte la b. si disperse, a quanto pare, in vari nuclei che alimentarono nuove raccolte librarie a Verona, Bobbio e in monasteri insulari.

Molte b. si formarono simultaneamente fuori d'Italia, specialmente in Francia. Ma un più diretto legame con la cultura romana conservarono le correnti culturali insulari, specialmente irlandesi. Nei trecento cenobi fondati soprattutto in Scozia da Colomba, monasteriorum pater et fundator, si formarono b. e scuole nelle quali erano evidenti le influenze continentali. Dopo di allora è tutto un moltiplicarsi di b. e di scuole nei chiostri che vanno sorgendo dovunque giunge la evangelizzazione.

Nel sec. vir incerte sono le notizie relative alle vicende delle collezioni librarie della Sede Apostolica. Si sa invece con sicurezza che Roma era divenuta meta di giovani che ne frequentavano le scuole, di dotti e di bibliofili di ogni luogo che vi accorrevano per acquistare o per donare libri. Una colonia greca che aveva preso dimora fra il Palatino e l'Aventino istituì scuole, b. e monasteri di lingua greca. La colonizzazione monastica insulare si diffuse anche sul continente, ove sorsero numerose b., scuole e scrittori
che mantenevano vivi i rapporti fra loro. Nel 612 giunse a Milano il monaco irlandese Colombano, profugo con alcuni suoi compagni dalla Borgogna, e trovò alla corte longobarda benevola accoglienza. Ebbe altresì in dono la località di Bobbio, presso Piacenza, ove fondò poco dopo (614) un'abbazia che divenne ben presto un luminoso centro di studi e sede di una b. e di una scuola scrittoria. Il primitivo nucleo librario che doveva contenere manoscritti irlandesi andò rapidamente crescendo per le accessioni provenienti dallo scrittório locale o da acquisti e doni.

In Spagna la cultura fu dominata dall'opera di Isidoro, vescovo di Siviglia, uomo di vasta e profonda dottrina, che, come Cassiodoro, cercò di conciliare l'antico ed il nuovo, mettendo paganesimo e germanesimo a servigio del cristianesimo. Della sua erudizione dà prova in numerosi scritti e soprattutto nelle Etymologine, la più grande enciclopedia dell'alto medioevo, nella quale utilizzo non meno di centosessanta scrittori che cita testualmente. Essa presuppone l'esistenza della b. e conoscenze storiche e tecniche di discipline attinenti al libro. Un capitolo infatti ha per titolo De libris et officiis ecclesiasticis, un altro De medicina et bibliothecis, un altro De librariis et eorum instrumentis. La sua b., di cui conosciamo tuttora il catalogo, era nel palazzo vescovile, accanto alla farmacia. Ebbe come collaboratore il bibliofilo Braulio, vescovo di Saragozza.

La storia delle b. sorte nel territorio franco è la storia stessa dei chiostri insulari fondati ivi, a Luxeuil, Corbie, Péronne, St-Riquier (Centula). Nella Scozia la più importante raccolta libraria fu istituita nel chiostro di Jona, nel Northumberland a Lindisfarne, nelle regioni anglosassoni a Canterbury, Wearmouth, Jarrow. Fra i centri insulari che si trasferirono nel territorio germanico ricorderemo Magonza, Fulda, Echternach, S. Gallo.

Verso la metà del sec. viII a Roma papa Zaccaria (751-52), l'ultimo greco assunto al pontificato, appartiene a quei dotti bilingui che elaboravano testi negli scrittori della città. Egli stesso aveva tradotto opere dal greco in latino e viceversa. Fino a quel tempo rimangono oscure le vicende delle raccolte bibliografiche. Si deve al suo mecenatismo le sistemazione dello scrimium al Laterano, nel quale pare che distinguesse la sezione contenente i libri da quella dei documenti. Dette un nuovo assetto all'edificio, facendo costruire innanzi ad esso un portico, alla maniera ellenistica, una torre e un triclinio. Solo più tardi però (781) si trova per la prima volta ricordato un bibliothecarius, a nome Teofilatto. Anche la b. di S. Pietro ebbe un lento ma incessante sviluppo. Continuava nella città la produzione di libri destinata all'esportazione fino ai paesi più lontani. Numerose b., alcuna delle quali insigne per numero e per importanza di codici, sorgono o fioriscono nelle cattedrali di Verona, Milano, Vercelli, Pavia, Modena, Lucca, Arezzo, nei monasteri di Nonantola, della Nevalesa e specialmente di Montecassino che ebbe un periodo di grande splendore per opera di Paolo diacono e della sua scuola.

Un nuovo indirizzo impresse agli studi la rinascenza carolingia, che esercitò la sua influenza anche sulle b., la maggiore delle quali sorse accanto alla famosa scuola palatina su di un nucleo primitivo costituito quasi esclusivamente dai codici giunti da Roma a Pipino. Essa ebbe carattere di magnificenza imperiale in quanto rispecchiava la multiformità delle correnti culturali che confluivano alla corte imperiale. Il

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![img-18.jpeg](img-18.jpeg)

Iftol. lilddarchio d. G. Nationalbibliothek)
Biblioyecs - Interno della B. dell'abbasia austriaca di Göttweig, di J. L. v. Hildebrand, stucchi di F. Amon (1778).

Christ dice che Carlomagno fu «il primo bibliofilo coronato del medioevo ", cui si deve la prima b. aulica e statale. Siamo fuori dei chiostri e delle chiese, dinanzi al più antico esempio di laicizzazione operata in massima parte da maestri ecclesiastici, come Alcuino di York, Paolo Diacono e Teodolfo. Incerte e confuse furono le vicende della b. che finì per decadere e per estinguersi; ma il nuovo orientamento spirituale dato ad essa ebbe ripercussioni profonde e durature sugli sviluppi posteriori degli studi e della cultura.

Nel sec. ix continuò la fioritura di b., di scuole e di scrittori ecclesiastici, specialmente a Verona, per opera dell'arcidiacono Pacifico e del vescovo Raterio, a Vercelli, a Torino, a Pavia, a Cremona, a Modena, a Lucca e ad Arezzo. Una ricca collezione di codici possedette Eberardo, marchese del Friuli, che ebbe alla sua corte, nella Marca orientale, Rabano, Incmaro e Godescalco. Montecassino dominava ancora gli studi in tutto il mezzogiorno, facendo sentire più viva influenza sui monasteri benedettini. Anche Bobbio mantenne l'antico primato della sua b. maggiore, alla quale aggiunse la nuova «ad Speluncam». Si andò in quel periodo sistemando il patrimonio bibliografico, di cui fu redatto, intorno al sec. x, il catalogo edito dal Muratori (Ant. Ital. M. E., III, Milano 1740, p. 818). Operosi, anche se di minore importanza, furono i monasteri di Nonantola e della Novalesa. Un così glorioso cammino fu arrestato dall'irrompere delle violenze saracene ed ungare che funestarono la vita dei chiostri. Anche fuori d'Italia si fece sentire la violenza barbarica che contribuì a determinare o ad accelerare la decadenza degli studi in Spagna e nelle isole britanniche.

Le riforme cluniacense e cistercense, mentre orientarono la cultura più decisamente verso le discipline sacre, resistendo alle influenze classiche e paganeggianti, richiamarono scuole e scrittori alla rigorosa osservanza delle primitive regole monastiche. La Chiesa attraversava in quel periodo una delle più difficili crisi dovuta ad avversità che, se non valsero a indebolire la sua autorità, esercitarono una sensibile influenza sulla cultura degli ecclesiastici. Uomini di profonda dottrina reagirono al dilagare di correnti ereticali, attingendo alle pure fonti scritturali e patristiche e alla tradizione. Le b. monastiche ed ecclesiastiche andarono accentuando il loro carattere sacro in antitesi con quello delle scuole laiche. Montecassino riprese il suo antico splendore, dacché l'abate Teobaldo (1023-35) ricostituì la b.; e raggiunse il suo apogeo sotto il governo dell'abate Desiderio (ro561086), divenuto poi papa col nome di Vittore III (1086-87). Attivissimo fu lo scrittório e assai celebrata la scuola nella quale esercitarono il loro magistero i più grandi dotti del tempo, Amaro, Alfano, Alberico, Costantino Africano, Leone Ostiense.

Abbastanza intenso, anche se meno vivo, fu il contributo dato agli studi dalle b. degli altri monasteri, Farfa, Nonantola, Pomposa, Fonteavellana, e soprattutto da quelle delle cattedrali di Vercelli, di Novara, Ivrea, Verona.

I nuovi Ordini mendicanti alimentarono del loro spirito e delle loro aspirazioni le raccolte. Si formarono così quelle dei Francescani ad Assisi, Siena, Padova (Antoniana), Firenze (S. Croce), Todi, dei Predicatori a Bologna, Pisa, Firenze (S. Marco e S. Maria Novella), Venezia (SS. Giovanni e Paolo), Torino e Napoli.

Il sorgere delle università ed il fiorire degli studi giuridici, specialmente a Bologna, Padova e Napoli, coincidevano con le nuove fortune del volgare italiano e con l'indirizzo laicizzante e ghibellino delle corti. Un profondo mutamento si ebbe nella concezione stessa del libro, eseguito non più per dovere di disciplina interiore, ma per spirito di guadagno (scriptores qui pro pretio scribunt), e in quella di b. intesa come mezzo di informazione e di studi laici, talvolta addirittura avversi alla tradizione sacra medievale. La tendenza nettamente ostile delle scuole create da Federico II e da Manfredi, si attenuò in seguito, temperandosi nella più larga e serena opera degli Angioini. Le collezioni di testi formatesi a Napoli, sotto Carlo I d'Angiò e soprattutto sotto Roberto suo nipote, rispecchiavano la posizione spirituale dei principi e della cultura del loro tempo, nonché i rapporti ideali che legano Napoli con Perugia, con Firenze e con Avignone.

Fra le più gloriose b. raccolte dai primi umanisti si ricorderanno qui quelle di Francesco Petrarca (10341374), di Giovanni Boccaccio (1313-75), Coluccio Salutati (1331-1406) e Poggio Bracciolini (1380-1429). Numerose furono quelle fondate da principi mecenati, alcune delle quali insigni per entità e per importanza di testi. Vanno ricordate le pregevoli collezioni dei principi di Acaia, la Sforzesca di Pavia, la Malatestiana di Cesena, l'Estense di Ferrara, la Urbinate di Federico di Montefeltro, la Gonzaghesca di Mantova. A Firenze i primi nuclei messi insieme da Cosimo e da Piero de' Medici furono accresciuti e completati da Lorenzo il Magnifico con numerosi codici acquistati da privati e con altri trascritti da amanuensi da lui stipendiati e inviati anche in paesi lontani. Egli è considerato perciò il fondatore della Medicea Lauren-

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ziana che fu arricchita anche dal figlio, Piero, e dai tardi eredi della sua casa. Pregevolissima anche la b. Aragonese di Napoli, fondata da Alfonso I e accresciuta da Ferdinando I e da Alfonso II. Fu saccheggiata dal re di Francia Carlo VIII che ne trasportò la parte più notevole a Parigi, ove tuttora si conservano alcuni manoscritti. Sorse in quel periodo anche la b. Marciana intorno al primitivo cospicuo nucleo petrarchesco e ai codici lasciati alla repubblica dal card. Bessarione.

Sopravvivevano ancora le antiche formazioni monastiche, le quali continuavano una vetusta tradizione, conservando nel loro indirizzo e nelle loro entità limiti modesti, mentre le nuove raccolte principesche rispecchiavano i nuovi orientamenti degli studi e avevano assunto sviluppi inconsueti. La b. Vaticana (v.) rappresenta il più nobile e significativo collegamento fra le antiche e le nuove istituzioni, fra il medioevo e l'età moderna, fra l'erudizione ecclesiastica e l'umanesimo.
III. Età modenna. - L'invenzione della stampa accelerò il mutamento d' indirizzo degli studi, agevolando la diffusione del libro ed intensificando il ritmo di accrescimento delle b. Infidi quindi anche sulle loro strutture e sugli ordinamenti catalografici.
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(da M. Burton, l'amore Libretes of the world, Londra 1827)
Biblioteca - Sala di lettura della b. dell'Università di Cambridge.
b. sorsero dovunque in Italia. A Roma, l'Angelica, formatasi intorno al nucleo primitivo dell'agostiniano Angelo Rocca, fu aperta al pubblico nel 1614, e si arricchì più tardi dei libri del card. Passionei, dell'Olstenio e del card. Noris. L'Alessandrina, istituita nel 1666 dal papa Alessandro VII Chigi, aprì le sue porte ai lettori nel 1670 . Negli ultimi anni del secolo, e precisamente nel 1698 , il card. Girolamo Casanate lasciò per testamento un fondo di 160 mila scudi per la creazione di una pubblica b. nel convento della Minerva. Costruita in breve tempo la sede ( 1700 ), vi furono collocati i primi 20 mila volumi già raccolti dal munifico cardinale e poi le successive accessioni.

Non meno viva fu l'opera svolta per l'accrescimento del patrimonio lib. brario delle università e dei comuni a Bologna (1605), Perugia (1623), Padova (1629), Fermo (1688).

Il Settecento si considera il secolo particolarmente propizio alla fortuna degli studi eruditi e alla formazione di b. di tipo moderno. Ampie e luminose sale, sontuose scaffalature barocche, arredamento fastoso, dovizia di libri ben rilegati, un più vivo ed intenso movimento di lettori, una più grandiosa visione delle ricerche erudite. A Firenze Antonio Magliabechi, morendo nel 1714, lasciò i suoi 30 mila volumi ai poveri, ma con l'intesa che dovessero essere messi a disposizione di tutti i cittadini. Nacque così la Magliabechiana che crebbe rapidamente per la munificenza di principi e di privati e che costituisce il fondo primitivo della b. Nazionale Centrale. Fra le accessioni più notevoli meritano di essere segnalate quella della libreria Marini (1736), della Gaddi (1755), della Biscioni (1756), della Mediceo-palatina e della Lotaringia (1771), della Lami (1775), della Strozziana (1786), della Palatina (1861), e di molte altre. Nella Lombardia notevole impulso dette agli studi Maria Teresa, fondando numerose b., alcune delle quali di notevole importanza. Ne ideò una per l'Archiginnasio di Pavia, quando provvide alla riforma di esso, nel 1757. Ma l'inizio vero e proprio rimonta a pochi anni dopo (1763) ed all'opera di Gregorio Fontana che raccolse il primo nucleo di atti accademici. A Milano la libreria Pertusati acquistata dalla Congregazione di Stato e donata all'arciduca Ferdinando conteneva 24 mila volumi. Con rescritto di Maria Teresa del 1770 fu subito aperta al pubblico, e di li a poco, in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù, sistemata nel palazzo di Brera e arricchita di numerosi fondi di varia provenienza.

Fra le altre assunsero sviluppi considerevoli le b. delle Università di Pisa, Genova, Torino, Cagliari,

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la Corsiniana di Roma, la Classense di Ravenna, la Federiciana di Fano, quelle di Bergamo, Brescia, Lucca, Mantova, Palermo.

La storia delle b. nell'Ottocento si può dividere in due periodi, il primo anteriore all'unificazione, il secondo posteriore. Nei maggiori centri di studi esse risentirono gli influssi dell'en