, Torino, Cagliari,
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la Corsiniana di Roma, la Classense di Ravenna, la Federiciana di Fano, quelle di Bergamo, Brescia, Lucca, Mantova, Palermo.
La storia delle b. nell'Ottocento si può dividere in due periodi, il primo anteriore all'unificazione, il secondo posteriore. Nei maggiori centri di studi esse risentirono gli influssi dell'enciclopedismo e della reazione erudita. A Parma i libri raccolti e ordinati da Filippo di Borbone fin dal 1769, passarono allo Stato durante la Restaurazione (1818) e furono sistemati nell'edificio della Pilotta. La duchessa Maria Luigia mostrò la più grande munificenza verso la nuova istituzione arricchendola, fra l'altro, di preziosi manoscritti orientali. La Borbonica di Napoli, che si era già costituita ai tempi di Carlo III, fu solamente nel 1804 collocata nel palazzo di Capodimonte ed aperta al pubblico. Facevano già parte di essa l'insigne libreria di S. Giovanni a Carbonara e le raccolte dei Gesuiti, della Farnesiana, nonché l'Officina dei papiri ercolanesi.
La soppressione delle Congregazioni religiose durante il periodo della dominazione francese paralizzò la vita degli studi in molti centri monastici e portò all'incameramento di cospicue raccolte librarie che o andarono disperse e smembrate o ingombrarono b. pubbliche di materiale che scarsa o nessuna utilità arrecarono loro. Questi inconvenienti si ripeterono e si aggravarono dopo l'unificazione naziona-

(da M. Guérf, La Bibliothèque Nationale Suisse, Berra 1827)
ie, quando le leggi eversive addossarono ai Comuni ed allo Stato l'obbligo di conservare ingenti quantità di opere che per il loro contenuto e per la loro monotona uniformità non potevano giovare alle pubbliche letture. Ciascuna b. ereditò molteplici esemplari di patristica, ascetica, teologia che rappresentavano un peso morto e che tuttavia avevano privato comunità e scuole dei mezzi necessari al loro lavoro.
BibL.: E. Edwards, Memoirs of Libraries, Londra 1834; id., Libraties and Founders of Libraries, ivi 1865; J. Pflugle Hartung, Iter italicum. I, Archiven und Bibliotheken, Stoccarda 1883; T. Gottlieb, Uber mittelalterliche Biblioikehen, Lipsia 1890; W. Wattenbach, Das Schriftwesen im Mittelalter, ivi 1896; G. H. Putnam, Books and their Makers during the Middle Ages, Nuova York 1896; G. Biagi, Le b. governative italime nel 1898, Roma 1900; J. W. Clark, The Care of Books, Cambridge 1901; L. Perotti, Diz. statistice geogr. delle b. italiane, Cremona 1907; A. Laugie, Les bibliothèques publiques dans l'ancienne Rome et dans l'Eugèie romain, Friburgo 1908; E. Morel, Bibliothèques, Parigi 1909; E. A. Savage, The History of Libraries and Book-collecting, Londra 1909; G. H. Hörle, Frühmittelalterliche Mönche- und Klerikerbildung in Italien, Friburgo in Br. 1914; F. Petit-Radel, Recherches sur les bibliothèques anciennes et modernes, Parigi 1919; W. von Wyss, Die Bibliotheken im Altertum und ihre Aufgabe, Zurigo 1923; A. Hessel, Geschichte der Bibliotheken, Gottinga 1925; Y. W. Thompson, The Medieval Library, Chicago 1939; F. MilbauG. Ley, Handbuch der Bibliothekmü̈senschaft, Lipsia 1940. v. anche catalogo; classificazione, sistemi di; libro.
Alfonso Gallo
IV. Stato delle b. in Italia. - Sotto l'aspetto della loro organizzazione e del loro fine le b. italiane possono
oggi dividersi in statali, provinciali e comunali, di istituti ecclesiastiche, popolari e private.
I. B. statali. - Le b. statali si distinguono a loro volta in : nazionali centrali, nazionali, universitarie e governative senza altra determinazione.
a) Le nazionali centrali sono due: quella di Firenze, sviluppatasi intorno al nucleo del lascito di Antonio Magliabechi (v. sopra), conta oggi 22.000 manoscritti, 400.000 autografi, 2 milioni di stampati, e diverse collezioni pregevoli. Quella di Roma risulta dalla fusione di ca. 60 b . monastiche incorporate dallo Stato in seguito alla soppressione degli Ordini e delle Congregazioni religiose (1873), tra cui particolarmente ricche quelle dei Gesuiti dell'Università Gregoriana e del Gesù. Possiede ca. 3670 manoscritti (notevole soprattutto il fondo sessoriano, già nella b. Sessoriana di S. Croce in Gerusalemme a Roma), 704.000 volumi e 660.000 opuscoli, una ricca collezione di riviste e raccolte speciali. Da essa dipende il «Centro nazionale di informazioni bibliografiche». Entrambe queste b. godono del cosiddetto "diritto di stampa" o "deposito d'obbligo" totale, per cui ogni pubblicazione italiana dev'essere ad esse inviata gratuitamente.
b) Le b. nazionali invece fruiscono dello stesso diritto solo per le opere stampate nell'àmbito della provincia ed hanno speciale importanza per il materiale bibliografico della regione. Sono in numero di cinque, ed hanno sede nelle antiche capitali dei maggiori Stati italiani prima dell'unificazione: b. di Brera a Milano, Marciana a Venezia, e b. di Torino, Napoli e Palermo. La Braidense o di Brera (v. anche sopra) trae la sua origine dalla b. privata del conte Carlo Pertusati, acquistata dallo Stato lombardo nel 1763 e donata all'arciduca Ferdinando, figlio di Maria Teresa d'Abburgo, in occasione delle sue nozze con Maria Beatrice d'Este. L'imperatrice nel 1770 ne dispose l'apertura al pubblico. Conta ca. 370.000 volumi e preziose raccolte fra cui quella di autografi manzoniani e di edizioni musicali della casa Ricordi. La Marciana deriva dal fascino di 900 manoscritti (fra cui ben 482 greci) fatto dal card. Bessarione ( 1468 ) alla Repubblica di Venezia (quello precedente del Petrarca rimase senza seguito), materiale che nel 1559 fu ospitato nella «Libreria» appositamente costruita dal Sansovino; arricchitasi successivamente con i donativi delle più famose famiglie veneziane, occupa oggi il palazzo della Zecca (la «Libreria», congiunta alla Zecca, ospita i cimeli più insigni come mostra permanente) e possiede ca. 13.000 manoscritti (di cui molti finemente miniati), e ca. 520.000 stampati. La Nazionale di Torino è la continuazione di quella universitaria e conta oggi 2497 manoscritti, 1600 incunaboli e ca. 350.000 volumi; perdite insanabili ha subito con l'incendio del 1904, durante il quale andarono bruciati 27.000 volumi e alcuni codici antichissimi, e con il bombardamento della notte tra l'8 e il 9 dic. 1942, in cui furono distrutti ca. 150.000 volumi, soprattutto della sezione storica. La Nazionale di Napoli ebbe origine dalla raccolta Farnese trasportata nella città partenopea da Carlo di Borbone nel 1734 e aperta al pubblico nel 1806; si arricchì successivamente con molte raccolte private e soprattutto con l'incorporamento (1925) delle b. di S. Giacomo, Brancacciana, Provinciale, di Maria Carolina d'Austria; la sua suppellettile, che non ha
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subito perdite nonostante il crollo dell'edificio durante la seconda guerra mondiale, è di ca. 4600 manoscritti e 1 milione e 100.000 volumi. La Nazionale di Palermo è la continuazione della b. gesuitica del collegio Massimo, sequestrata e aperta al pubblico da Ferdinando I nel 1778; dopo le perdite causate dalla seconda guerra mondiale conta ca. 360.000 volumi e pregevoli raccolte di autografi.
c) Le b. governative universitarie godono anch'esse del deposito d'obbligo provinciale. Sorte per gli studi universitari, si sono sviluppate quasi tutte in senso umanistico e, se si eccettua quella di Pavia, difettano di pubblicazioni scientifiche. Sono in numero di 12 : Pavia (fondata dall'imperatrice Maria Teresa nel 1757, con un fondo distaccato dalla b. del collegio Ghisfieri; conta 350.000 volumi); Padova (fondata dal governo veneziano nel 1621 ; conta 330.000 volumi); Genova (fondata con la suppellettile della b. dei Gesuiti, nel 1773; ha varie collezioni pregevoli); Bologna (sorta nel 1742 dalla fusione delle raccolte di Ulisse Aldrovandi e L. Ferdinando Marsili; conta ca. 480.000 volumi); Modena (fondata nel 1772, e annessa alla b. Estense; possiede 62.000 volumi); Pisa (costituita con i lasciti di due professori dell'Ateneo nel 1742; ha ca. 240.000 volumi); Roma (detta Alessandrina [v. sopra], già al palazzo della Sapienza; possiede oggi ca. 332.000 volumi e 258.000 opuscoli); Napoli (sorta dal nucleo della b. Gioacchina, fondata da G. Murat, e aperta al pubblico nel 1827; conta 630.000 volumi); Messina (derivata dalla soppressa b. dei Gesuiti, divenuta comunale nel 1778 e passata poi universitaria nel 1838 ; possiede ca. 100.000 volumi); Catania (costituita nel 1755 con il nucleo della raccolta privata venduta dallo storico G. Caruso; unita amministrativamente alla b. Ventimilliana, derivata nel 1873 dalla collezione del vescovo S. Ventimiglia; insieme contano 150.000 volumi); Cagliari (derivata dal nucleo originario donato da Carlo Emanuale III nel 1792; crollata nel corso della seconda guerra mondiale, possiede ancora 225.000 volumi); Sassari (iniziata forse già alla fine del sec. xvI; conta oggi 90.000 volumi).
d) Le altre b. governative sono in numero di 15:7 a Roma, 3 a Firenze, una rispettivamente a Parma, Modena, Cremona, Gorizia e Lucca. Tra le romane meritano speciale menzione: la Casanatense (v. sopra) ricca di preziose raccolte di diari ed edini romani e di stampe, con una suppellettile libraria di ca. 230.000 volumi; l'Angelica (v. sopra), notevole per la sua raccolta di filologia romanza, con 130.000 volumi; la Vallicelliana (v. sopra), conta oggi ca. 40.000 volumi e ha in deposito una delle più ricche collezioni di riviste storiche, di proprietà della Deputazione di storia patria. Le altre sono la b. dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'arte, la Medica, la b. di Storia moderna e contemporanea, e Musicale di S. Cecilia. Tra le fiorentine meritamente famosa è la Mediceo-Laurenziana, iniziata come raccolta privata da Cosimo il Vecchio dei Medici (1389-1464) e continuata dai suoi successori fino al card. Giulio (papa Clemente VII), che la volle collocare in un edificio fastoso allestito da Michelangelo, nel chiostro di S. Lorenzo: la nuova sede fu aperta al pubblico nel 1571: a carattere filologico-classico, possiede più di 10.000 manoscritti, alcuni dei quali preziosissimi (basti ricordare il Virgilio mediceo del sec. v e l'Orazio che fu del Petrarca), e ca. 34.000 volumi. Anche a Firenze sono le b. Marucelliana (ca. 270.000 volumi) e Riccardiana (40.000). Le altre cinque sono la Palatina di Parma (fondata nel 1769 dal duca Filippo di Borbone; distrutta durante il secondo conflitto mondiale, conta ca. 410.000 volumi), l'Eatenue di Modena (derivata dalla raccolta privata della famiglia d'Este, possiede ca. 235.000 volumi e molti manoscritti miniati di grande valore), quelle di Cremona (fondata dall'imperatrice Maria Teresa d'Arburgo nel 1774, conta ca. 200.000 volumi), di Gorizia (sorta nel 1919 dalla fusione della «Studien Bibliothek» con le b. comunale e provinciale; ha ca. 110.000 volumi), e di Lucca (aperta al pubblico nel 1794 con il nucleo della b. dei Canonici lateranensi di S. Frediano; oggi possiede ca. 330.000 volumi).
Di proprietà dello Stato sono oggi anche le b. dell'ex casa regnante, fra cui meritano particolare menzione le due di Torino, del re ( 150.000 volumi e 4.000 mano-
scritti) e del principe di Piemonte (ca. 10.000 volumi; specializzata per la storia della casa sabauda).
a. B. provinciali e comunali. Sono moltissime, per lo più risalenti a fondazioni dei secc. xvir-xviII, che rivestono particolare importanza per il materiale bibliografico di storia locale. La più famosa di tutte è quella bolognese, detta dell'Archiginnasio, aperta al pubblico nel 1801 e risultante dalla fusione di varie b. soppresse; ha subito vari danni nella guerra 1940-45, ma ha salvato il suo patrimonio: possiede raccolte assai notevoli di portolani e carte geografiche e ca. 430.000 volumi.
3. B. di istituti. "Tra le b. di enti pubblici e di istituti, tutte specializzate, basterà citare quelle delle varie Deputazioni regionali di storia patria, delle molte accademie nazionali e cittadine, dei moltissimi enti culturali italiani e stranieri, e in particolare le b. romane del Deutsches Archäologisches Institut ( 36.000 volumi), della British School (ca. 30.000 volumi), dell'Ecole française ( 40.000 volumi), dell'American Academy (ca. 48.000 volumi); quelle del Senato (ca. 140.000 volumi), della Camera dei Deputati (ca. 180.000 volumi), dei veri Ministeri, quella del Consiglio nazionale delle ricerche (ca. 150.000 volumi); e infine la b. Corsiniana di Roma, rimasta con la suppellettile che aveva nel 1754, quando fu aperta al pubblico dal card. Neri Maria Corsini ( 35.000 volumi), oggi unita alla b. dell'Accademia dei Lincei (ca. 150.000 volumi), famosa per la sua collezione di Atti di tutte le accademie.
4. B. ecclesiastiche. - Sono molte e notevoli e costituiscono spesso un unicum per le loro raccolte specializzate. A parte la Vaticana e l'Ambrosiana (per cui v. le singole voci), le rimanenti si possono distinguere in b. capitolari, b. dei seminari, b. arcivescovili e vescovili, b. di Ordini religiosi e parrocchiali, b. di università e di istituti di cultura religiosi.
a) Le b. capitolari rivestono quasi tutte un'importanza storica di prim'ordine, legate come furono a centri scrittori di particolare attività lungo il corso del medioevo: basti ricordare quelle di Vercelli (risalente all'antica Libraria s. Easeb); possiede 218 codici, di cui alcuni importantissimi, e oltre 4.000 pergamene), di Verona (fondata nel sec. Ix; crollata durante la guerra 1940-45 e ora ricostruita; cf. Ecclesia, 9 [1949], pp. 33-34; salvati però i 1084 manoscritti, fra cui dei preziosi palinsesti dei secc. Iv e v, codici miniati, i manoscritti che servirono alle indagini di Scipione Maffei, e inoltre 165 incunaboli e ca. 30.000 volumi), di Padova (sorta nel 1482; possiede 322 manoscritti, tra i quali il prezioso «Evangelario di Isidoro e del 1170, 405 incunaboli, 8000 volumi), di Modena (ricca di importanti manoscritti dal sec. vi fino al xix, e di pergamene antiche), di Treviso (fondata nel sec. xv, annoverava, prima delle gravissime perdite subite nella seconda guerra mondiale, 120 manoscritti, 6 incunaboli e oltre 35.000 volumi), di Bergamo (di fondazione abbastanza recente [fine sec. xviri], ha però, accanto ai 15.000 volumi e ai 100 manoscritti, un nucleo di 1500 pergamene di cui molte importanti per antichità), di Ferrara (sorta per volere del card. Roverella e per la munificenza di Ercole I d'Este, è famosa per i suoi 22 corali miniati), di Benevento (ricca di codici pregevolissimi, ha subito gravi danni nella seconda guerra mondiale), ecc.
b) Le b. dei seminari sono per lo più riservate ai professori e chierici dei seminari diocesani o regionali : alcune tuttavia sono anche accessibili al pubblico. Di fronte a quelle di modesta entità, ve ne sono altre ricchissime o per numero di volumi o per pregio di codici manoscritti. Degne di menzione sono le b. di Aosta (conta 250 manoscritti, 150 incunaboli, ca. 25.000 volumi), di Arezzo (sorta nel 1640; possiede 800 manoscritti, 50 incunaboli, ca. 16.000 volumi), di Casale Monferrato (fondata nel 1738; ha 220 manoscritti, 160 incunaboli, ca. 30.000 volumi), di Cremona (creata nel 1592; conta 200 manoscritti e 200 pergamene originali, 58 incunaboli, 50.000 volumi), di Gorizia (sorta nella seconda metà del sec. xviri; possiede 5 manoscritti, 10 incunaboli e ca. 30.000 volumi, tra cui alcune rarissime edizioni slave), di Mondovì (fondata nel sec. xvi, ha 150 manoscritti, 70 incunaboli, 60.000 volumi), Piacenza (due b. di seminario: del vescovile, con ca. 40.000 volumi, e quella del famoso collegio Alberoni, che funziona da seminario
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maggiore, con 20 incunaboli e ca. 80.000 volumi), Pisa (detta "Cateriniana ", fu fondata nel 1452 ; annovera ca. 200 manoscritti, greci e latini, del massimo interesse, molti incunaboli e più di 30.000 volumi), Torino (creata nel 1752; possiede 70 manoscritti, 35 incunaboli e 60.000 volumi), Treviso (intitolata a papa Pio X; benché risalga soltanto al sec. xix conta già 60.000 volumi), Venegono (è la b. del seminario di Milano, cui è stata unita quella di Monza; oltre ad alcuni manoscritti ha ca. 40.000 volumi), Vicenza (fondata intorno al 1740 ; conta 150 manoscritti, 37 incunaboli, 30.000 volumi), ecc.
c) Le b. arcivescovili e vescovili non rivestono in genere grande importanza, anche perché le più cospicue sono andate ad arricchire i fondi di altre b., soprattutto quelle dei seminari. Si citano come esempio quelle di Benevento (ca. 15.000 volumi), di Bologna ( 124 manoscritti, e 13.000 volumi), di Brindisi ( 85 manoscritti, 152 incunaboli, ca. 10.000 volumi; è famosa per la sua raccolta di atlanti geografici), di Taranto ( 2 incunaboli, ca. 12.000 volumi), di Trento ( 2 manoscritti, 19.000 volumi; è di origine antichissima), di Udine ( 628 manoscritti, 139 incunaboli, 22.000 volumi), ecc.
d) Ugualmente limitato è il valore delle b. parrocchiali e delle Congregazioni muderue religiose: tuttavia sono a volte notevoli per qualche prezioso simello, e, in quanto costituite quasi tutte ex novo, abbondano di pubblicazioni recenti. Una categoria a parte è rappresentata da quelle b. che, pur essendo state assorbite dallo Stato all'atto della soppressione degli Ordini monastici, e non potendo quindi dirsi propriamente b. ecclesiastiche, sono tuttavia affidate alle varie Congregazioni religiose per la gestione e la custodia del materiale librario. Tali le b. delle grandi abbazie, oggi erette a monumento nazionale (si rimanda per queste alle singole voci o a quelle delle diocesi rispettive).
e) Di grande importanza, sia come numero di volumi sia come scelta del materiale, sono le b. delle universita o degli istituti di cultura religiosi. Se ne citano, qui, per brevità, alcune soltanto: la b. dell'Università Gregoriana, ricostituita ex novo dopo l'incaneramento dell'antica da parte dello Stato, la quale dal 1928 si è già arricchita di 200.000 volumi; la b. dell'Università cattolica del S. Cuore di Milano, appartenente all'Istituto di Studi superiori «G. Toniolo» e in deposito presso l'Università : fondata nel 1921, conta 460.484 volumi e 1785 periodici; la b. del Pontificio istituto biblico, iniziata nel 1909, ricca di 100.000 volumi che riguardano gli studi orientali in genere e di S. Scrittura in particolare; le b. dell'Istituto Pontificio per gli Studi orientali ( 60.000 volumi), del Pontificio Ateneo Lateranense ( 90.000 volumi, oltremano scritti e incunaboli), del Pontificio Ateneo «Angelicum», dell'Ordine dei Predicatori (oltre 60.000 volumi), del Pontificio ateneo «Antonianum» dei frati Minori (ca. 30.000 volumi), dell'Istituto di Archeologia cristiana ( 15.000 volumi), della Congregazione e dell'Ateneo «De propaganda fide», divisa in due sezioni, una dogmatico-storica, con sede al Gianicolo ( 25.000 volumi), e una missionologica, presso la S. Congregazione ( 15.000 volumi), della "Civiltà Cattolica» (oltre 200.000 volumi, 45.000 opuscoli e più di 1000 periodici), ecc.
5. B. popolari e private. - Le b. popolari hanno carattere di larga divulgazione e sono in continuo aumento; quelle private, invece, assurgono talvolta a grande importanza per la prezio-
sità dei cimeli in esse racchiusi: si pensi, ad es., alle collezioni della b. privata dei marchesi Malvezzi de' Medici di Bologna; ai codici miniati e ai 30.000 volumi di pregio della b. Olschki di Firenze; ai 230 incunaboli, alle edizioni rare, ai 30.000 volumi della b. Melzi, oggi dei marchesi Meli Lupi di Soragna, a Milano; ai 25.000 volumi e agli inestimabili cimeli della b. dei conti Leopardi e Recanati, ecc.
Rm., Ministero dell'agricoltura industria e commercio, Statistica delle b., 3 voll., Roma 1893-96; Consiglio nazionale delle ricerche, Enti culturali italiani, 2 voll., Bologna 1929; IG. Fumagalli], Annuario delle b. italiane, 1939-34, Firenze 1933; E. Apolloni-G. Arcamone, Le b. d'Italia fuori di Roma, I, 1-111 (Italia settentrionale), Roma 1934-38; E. Apolloni, Guida alle b. italiane, Milano 1939; Ministero dell'educazione nazionale, Le b. d'Italia dal 1932 al 1940, Roma 1942. - La pubblicazione più aggiornata sull'argomento è costituita da un corso di dispense universitarie per l'anno accademico 1947-48; O. Pinto, Corso di bibliografia e di biblioteconomia, Roma 2. a., da cui sono state desunte molte delle cifre riguardanti il patrimonio attuale delle singole b. - Per i manoscritti delle b. italiane, cf. Ministero della pubblica istruzione, Inventari dei manoscritti delle b. d'I. talia Undici e cataloghi, V), opera in corso di pubblicazione, di cui i primi 13 voll. furono curati da G. Mazzatinti (Parli 1891-1906), gli altri, in continuazione, da A. Sorbelli (Firenze 1910 sgg.); per gli incunaboli, cf. Ministero della pubblica istruzione, Indice generale degli incunaboli delle b. d'Italia, compilato da
T. M. Guarnaschelli e E. Valenziani (Indici e cataloghi, nuova serie, I), di cui sono usciti finora 2 voll. (I : A-B, Roma 1943; II : G-F, ivi 1948).
V. Le principali b. straniere. - Per le b. fuori del territorio nazionale italiano non si può offrire un quadro sistematico, in quanto l'organizzazione varia di paese in paese, e l'importanza delle grandi raccolte, strettamente legata alla storia culturale dei popoli, non è la stessa in ogni regione. Tuttavia quasi tutti gli Stati vantano oggi una propria b. nazionale, non soltanto nel continente europeo, ma anche in quello americano ed asiatico. Esse rappresentano le raccolte più importanti di materiale bibliografico relativo alla storia, geografia, economia dei singoli paesi. Le principali sono:
La bibliothèque Nationale di Parigi, la più antica che abbia avuto in Europa un tale carattere. Essa si ricollega alle b. private dei re carolingi, ma non presenta un carattere di continuità fino al sec. xiv, allorché Giovanni il Buono lasciò la sua raccolta a Carlo V (1364), da cui fu collocata al Louvre. Importanti accessioni ebbe con Luigi IX, Carlo VIII, Luigi XII (sotto il cui regno entrarono nella b. alcuni preziosi cimeli della libreria del Petrarca), Francesco I (che chiamò a dirigere la b. l'umanista G. Budé il quale ebbe ad unirla alla nuova raccolta di Fontainebleau, dove la b. ebbe sede fino alla seconda metà del sec. xvir, quando fu trasportata a Parigi), Luigi XIV. Nel 1756 Luigi XV l'aprì al pubblico, nel 1763 vi affluirono i preziosi fondi delle soppresse b. dei Gesuiti, nel 1789, per affetto della Rivoluzione Francese, acquistò il carattere di *b. nazionale»; nel 1810 Napoleone I, che vi aveva portato moltissimi cimeli depredando le principali b. europee (gran parte del bottino fu però risolto alla Francia dopo Waterloct, ne consolidò il patrimonio con opportune disposizioni legislative; nel 1930 vi fu annessa la b. Mazarina (fondata dal card. Mazarino nel 1643, contava all'atto dell'incomeramento 250.000 volumi, 1900 incunaboli, 5800 manoscritti). Il suo patrimonio, prima dell'ultima guerra mondiale, era costituito da 125.000 ma-
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noscritti, oltre 4 milioni di stampati, 500.000 volumi di periodici. Importantissimo è il catalogo a stampa, che costituisce una delle più preziose opere di consultazione per qualsiasi campo di studi.
La British Museum Library, di Londra, il cui nucleo è costituito dalla ricchissima raccolta privata di sir Hans Sloane ( 3516 manoscritti, 50.000 volumi), acquistata dalla Corona nel 1753. In questa occasione, che costituisce l'otto di nascita del British Museum, furono unite alla raccolta le collezioni di Robert Cotton e di Robert ed Edward Harley, già di proprietà dello Stato fin dal 1700 . Accresciutasi con successive accessioni, la b. ricevette grandissimo impulso per opera di un bibliotecario di origine italiana, Antonio Panizzi (1797-1879), che vi dedicò le sue cure dal 1856 al 1866 , gettando le basi per la classificazione scientifica del materiale. Nonostante i danni subiti nella seconda guerra mondiale (sono andati incendiati ca. 250.000 volumi), la b. del British Museum conta oltre 4 milioni di stampati (la scaffalatura ha uno sviluppo di 118 km .), ca. 10.000 incunaboli, oltre 54.000 manoscritti, 2400 papiri. Importantissima è la collezione orientale, ricca di 16.000 manoscritti e di oltre 120.000 stampati. Famoso in tutto il mondo l'Index degli incunaboli che R. Proctor ha pubblicato a Londra, in 4 volumi, fra il 1898 e il 1899.
La Gomderstvennaja pablitnaja biblioteka (b. pubblica di Stato), di Leningrado, già b. imperiale di St. Peterburg, iniziata da Caterina la Grande con l'acquisto della collezione dei conti Zahoki e del ministro Dubrowskij. Dal 1918, anno della Rivoluzione Russa, il suo patrimonio si è pressoché raddoppiato, e contava, prima dell'ultima guerra mondiale, ca. 3 milioni di volumi e 331.100 manoscritti.
La Preussische Staatsbibliothek, già Kaiserlichhönigliche Bibliothek, di Berlino. Ebbe origine dalla raccolta privata dell'elettore Federico Guglielmo, che l'aprì al pubblico nel 1661. Nel 1782 fu trasferita in nuova sede, appositamente eretta da Federico il Grande; arricchitasi con successive accessioni, nel 1914, sotto la direzione del grande storico Adolfo von Harnack, fu trasportata nel grandioso edificio che l'accolse fino all'inizio dell'ultima guerra mondiale. A tale data contava ca. 3 milioni di volumi e quasi 63.000 manoscritti.
La Nationalbibliothek di Vienna (già Kaiserlichhönigliche Hofbibliothek), fondata da Massimiliano I nel 1493. Nel sec. xviri incorporò le b. religiose, oltre le antiche b. universitaria e civica di Vienna, arricchendosi inoltre lungo il corso dei secoli con varie collezioni private degli Asburgo. Nel 1919, passata sotto il controllo del Ministero della pubblica istruzione, perdette il titolo di b. reale e assume quello di nazionale. Il suo patrimonio ammontava nel 1940 a ca. 1.500 .000 volumi, 9000 incunaboli, oltre 30.000 manoscritti e ca. 60.000 autografi.
La Vérigied a universitrd Knihouna (b. pubblica e universitaria) di Praga, la cui fondazione si connette con quella dell'Università, avvenuta nel 1348. Prima della seconda guerra mondiale contava ca. 900.000 volumi.
La Bibliothèque nationale suisse (Schweizerische Landesbibliothek), di Berna, aperta nel 1895; possiede ca. 700.000 volumi e 1200 periodici.
La Biblioteca nacional, di Madrid, aperta da Filippo V nel 1712 con il titolo di "b. reale", che conservò fino al 1836. Arricchitasi con diverse accessioni, soprattutto in seguito alla soppressione dei monasteri, contava prima della guerra civile 30.172 manoscritti, 101.200 stampe, 2412 incunaboli, 1.400 .000 volumi e 30.000 periodici.
La Bibliothèque royale de Belgique, di Bruxelles, costituita con regio decreto del 19 giugno 1837 e sorta con la riunione di tre cospicue raccolte : la collezione di Charles van Hulthem di Gand, la b. cosiddetta di Borgogna (1843), dove già erano affluiti i famosi manoscritti della b. dei Bollandisti, e la b. civica di Bruxelles. Il suo patrimonio nel 1940 si aggirava sugli 850.000 volumi, ca. 500.000 periodici, 31.421 manoscritti.
La Koninklijke bibliotheek (b. reale), dell'Aja, fondata nel 1798. Prima della seconda guerra mondiale il suo patrimonio era di ca. I milione di volumi, fra manoscritti e stampati.
La Kongelige bibliotek (b. reale), di Copenaghen, fon-
data da Federico III di Danimarca e arricchitasi con successive accessioni, soprattutto nel sec. xviri, sotto il regno di Cristiano VII. Contava nel 1940 ca. 900.000 volumi, 4000 incunaboli, 70.000 manoscritti.
La Kungliga biblioteket (b. reale), di Stoccolma, il cui nucleo originario risale a re Gustavo Vasa (1523-60). Vanta diversi preziosi cimeli manoscritti (un Evangelistrio argenteo che riporta una versione latina pregeronimiana, una traduzione in francese del Milione di Marco Polo, una collezione di manoscritti cinesi, ecc.) e stampati (la collezione quasi completa delle edizioni elzeviriane). Prima della seconda guerra mondiale possedeva 12.000 manoscritti e oltre 600.000 volumi.
La Kongelige Universitetsbiblioteket (regia b. universitaria), di Oslo, fondata contemporaneamente all'Università nel 1811 da Federico VI di Norvegia e Danimarca. Possedeva prima del secondo conflitto mondiale oltre 5000 manoscritti, 271 incunaboli, ca. 600.000 volumi.
La b. dell'Universitd di Helsinki, fondata nel 1640. Contava nel 1940 oltre 600.000 volumi e collezioni di manoscritti, certe geografiche, opere musicali.
Fuori d'Europa, la b. più importante è senza dubbio la Library of Congress di Washington, fondata nel 1800 come b. delle due Camere degli Stati Uniti. Nel 1897, trasferitasi dal Campidoglio nella sede attuale, iniziò la sistemazione e la pubblicazione del grandioso catalogo, che costituisce una delle più alte conquiste della scienza bibliografica (v. classificazione, sistemi di). Il suo patrimonio si aggira sui 5 milioni di volumi.
Degne di memoria anche la Biblioteca nacional de México (ca. 300.000 volumi e alcuni preziosi manoscritti), la Biblioteca nacional di Buenos Aires (ca. 90.000 manoscritti e 200.000 volumi), la Bibliotheca nacional do Rio de Janeiro ( 120.000 manoscritti e ca. 500.000 volumi), e, in Asia, le b. nazionali di Pechino ( 8000 rotoli di manoscritti, 30.000 incunaboli cinesi, 85.000 volumi in lingue europee e 500.000 in cinese) e di Tokio (ca. 700.000 volumi in cinese e giapponese, 130.000 in lingue europee e diversi manoscritti, prima della seconda guerra mondiale).
Oltre queste, che hanno il carattere di b. nazionali, meritano particolare menzione per la vastità dei loro fondi o per la tradizione a cui si ricollegano altre b., quali in Inghilterra le b. dell'Universitd di Oxford (Bodleian Library, creata nel 1410 con il fondo della raccolta di Thomas de Cobham, vescovo di Worcester, m. nel 1307; pressoché scomparsa nel 1550 , fu ricostituita da Thomas Bodley nel 1602. Prima dell'ultimo conflitto contava ca. 40.000 manoscritti e 1.500 .000 volumi), dell'Universitd di Cambridge (fondata nel 1424; le sue cospicue raccolte vantano alcuni pezzi di grande valore, come il Codex Besne dei Vengeli e degli Atti, un manoscritto dell' Historia ecclesiastica di Beda, della prima metà del sec. viII, ecc.); in Irlanda la b. del Trinity College (fondata dalla regina Elisabetta nel 1591; conta ca. 500.000 volumi, 548 incunaboli, 2190 manoscritti); in Francia la b. dell'Arsenale a Parigi (già b. privata di A.J. de Voyez d'Argenson, marchese di Paulmy; contava nel 1934, 840.000 voll., 2800 incunaboli, 11.639 manoscritti, 6745 periodici) e la b. universitaria di Strasbourg (fondata nel 1531, completamente distrutta nella notte del 24 ag. 1870 da un incendio e quindi ricostituita ex novo, possedeva, prima della guerra 1939-45, 4759 manoscritti, 5000 fra papiri e datraka, 1900 incunaboli, oltre 1.700 .000 volumi); in Germania la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco (fondata da Alberto V di Baviera nella seconda metà del sec. xVI; possedeva nel 1939 un patrimonio di ca. 50.000 manoscritti e oltre 1.800 .000 volumi), la b. dell'Universitd di Gottinga (aperta nel 1737; il suo patrimonio ammontava, prima della seconda guerra mondiale, a ca. 9000 manoscritti, 5000 incunaboli, 900.000 volumi), quella dell'Universitá di Lipsia (fondata nel 1543 col fondo confiscato alla b. domenicana di Pauliner Kloster; contava nel 1939 ca. 950.000 volumi, 7000 incunaboli, 6000 manoscritti); in Grecia la b. detta del Genuadion (dal fondatore Giovanni Gennadius), in Atene (aperta al pubblico nel 1926, aveva, prima dell'ultimo conflitto, un patrimonio di 200 manoscritti e ca. 30.000 volumi); in Polonia, la b. Iagellonica a Cracovia (fondata nel 1400; gli ultimi
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dati anteriori alla seconda guerra mondiale, sono 570.000 volumi, 3020 incunaboli, 8600 manoscritti); in Russia la Odesha tsentralna nauhova biblioteha (b. governativa di Odessa, fondata nel 1829; contava prima del 1940 ca. 2.500.000 volumi), e la PubliCnaja biblizscha Sajuza S.S.R. imeni V. I. Lenina (b. pubblica Lenin, di Mosca, con ca. 5 milioni di volumi e oltre 41.000 manoscritti); in Spagna la b. dell'Escorial (v.) e in Portogallo quella dell'Universitá di Coimbra (la prima menzione risale al 1541 ; il suo patrimonio è di ca. 2500 manoscritti e 500.000 volumi); in Svezia la b. del l'Universitá di Uppsala (fondata da re Gustavo Adolfo nel 1620; conta 17.000 manoscritti e ca. 700.000 volumi); negli Stati Uniti la Boston public Library (fondata nel 1852 dal prof. G. Ticknor, trasportata nella sede attuale nel 1895, ampliata nel 1918; da essa dipendono una trentina di b. associate, che portano il patrimonio complessivo alla cifra di ca. 1.700 .000 volumi), la Harvard University Library (creata nel 1638; conta ca. 2 milioni di volumi; con le b. associate il patrimonio sale a 3.700 .000 volumi), la New York public Library (formalmente fondata nel 1895, possiede oltre 3.500 .000 volumi), la Columbia university Library (creata nel 1754, conta 1.300 .000 volumi), la Yale university Library (fondata nel 1701; con le b. dipendenti possiede ca. 2.300 .000 volumi), ecc.
Per le b. annesse alle grandi abbazie o dipendenti da Ordini religiosi, v. le voci dei singoli monasteri. - Vedi Tav. XCVIII.
BibL.: A. Esdaile, National Libraries of the world, Londra 1934; M. Boron, Famous libraries of the world, ivi 1937; G. Leyh, Geschichte der Bibliothekea, in F. Milkau, Handbuch der Bibliothekenwissenschaft, III, Lipsia 1940. - Manca ancora un'opera sistematica che renda conto dello stato delle b. dopo il secondo conflitto mondiale, durante il quale molte raccolte sono andate disporre, con pochi edifici distrutti, parecchi fondi bruciati. Per la Germania cf. G. Leyh, Die deutsch. wissenschaft. Bibl. nach dem Krieg, Tubinga 1947. Per le altre bisogna ricorrere alle notizie sparse offerte nelle riviste di bibliologia (Bull. du bibliophile; Library Quarterly; La Bibliofilia, ecc.) dal 1944 in poi.
Alessandro Ponesi
BIBLIOTECARIO DI SANTA ROMANA
CHIESA. - Attualmente è il titolo del Cardinale al quale è affidata l'alta direzione della biblioteca Vaticana; ad esso è unito quello di Archivista di S. R. C.
La prima menzione di un bibliothecarius nella curia pontificia è dell'anno 781 , in un documento in cui tal Theophilactus bibliothecarius compare come teste; documenti di autenticità dubbia lo ricordano già prima, ma sembra che fino ad allora la conservazione degli atti dei concili, dei registri delle lettere e in genere dei libri formanti la biblioteca del Papa fosse compito del capo dei notai, il primicerius notariorum. Il b. prendeva parte al lavoro della cancelleria insieme ai notai e agli indices de clero; tra le varie forme del suo titolo la più comune è quella di bibliothecarius Sedia Apostolicae. Nel sec. xi la sua posizione nella cancelleria diviene preminente e di regola egli è scelto tra i vescovi suburbicari; dal 1037 al 1144 spesso lo stesso personaggio porta il doppio titolo di cancellarius et bibliothecarius, che allude alla doppia funzione di redigere i documenti e di conservare le memorie della Chiesa. In seguito il titolo di b. scompare come attributo del capo della cancelleria; tuttavia fino ai primi anni del sec. xili si hanno i nomi di alcuni b. tra gli indices, che ormai sono estranei ad essa. In questo stesso tempo l'antico archivio pontificio, e con esso la biblioteca, andò disperso.
La biblioteca ricostituita da Bonifacio VIII segul i Papi ad Avignone e qui fu affidata al domenicano Francesco Tolomei, che la tenne fino al 1318; l'ufficio di b. fu dato poi agli Agostiniani.
Con la fondazione dell'attuale biblioteca Vaticana dovuta a Niccolò V (1447-55), venne a mutare il carattere dell'ufficio, che d'allora fu affidato a letterati ed eruditi. Leone X nominò il primo Cardinale b., che esercitava l'ufficio per mezzo di uno o due custodi. Nel secolo scorso la carica fu data talvolta al Cardinale Segretario di Stato, che ne assumeva le funzioni in caso di vacanza; negli ultimi tempi il b. è scelto tra i porporati particolarmente insigni per dottrina.
BibL.: Per il periodo anteriore al sec. xil, L. Santifaller, Saggio di un elenco dei funzionari, impiegati e scrittori della Cancelleria Pontificia dall'inizio all'anno 1039, in Bollettino delI'Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 56 (1940). Per i periodi successivi v. vaticano (biblioteca apostolica).
Gudio Battelli
BIBLIOTECONOMIA. - La b. (o, come si disse pure con un vocabolo che non ebbe fortuna, bibliotecologia) è la scienza (altri dicono: l'arte o il servizio) delle biblioteche, di cui studia tutte le operazioni, dalla costruzione all'amministrazione. Più brevemente la b. insegna a impiantare e a far funzionare biblioteche.
Una organizzazione di biblioteche, più o meno scientifica o rudimentale, c'è sempre stata da quando esistono raccolte di libri : ché raccolte di libri non organizzate, alla rinfusa, senza cataloghi, si chiamano magazzini, ripostigli, non biblioteche. Il concetto di biblioteca trae con sé quello di ordinamento e di servizio.
Per altro, in antico si procedette piuttosto empiricamente, nel senso che a tenere in ordine una biblioteca si ricercò di solito una persona dotta, amica dei libri, provvista di doti di ordine e precisione, ma non professionalmente formata: donde varietà di criteri di organizzazione. Nei tempi moderni quella del bibliotecario è divenuta una professione a sé, che richiede una formazione teorico-pratica impartita in scuole speciali. Queste scuole, le quali si dicono o scuole per bibliotecari o scuole di b., impartiscono l'istruzione di tutti i servizi di biblioteca : costruzione e scelta dei locali, disposizione della suppellettile, ricerca e ordinazione dei libri, accessione, registrazione, classificazione, catalogazione, distribuzione al pubblico, consultazione, lettura, prestito, verifica, ecc. Inoltre impartiscono le discipline integrative per dotare i bibliotecari della cultura sufficente alle loro mansioni : storia del libro, bibliografia e bibliotecnia, conoscenza di libri e cultura ad hoc (in una biblioteca musicale, si richiederà dal bibliotecario conoscenza della musica).
La professione di bibliotecario è così divenuta autonoma anche rispetto a quella dell'archivista paleografo, con cui in un recente passato era fusa. Uno attende ai libri stampati, l'altro ai documenti manoscritti.
Nei singoli chiostri e presso le scuole episcopali o capitolari i libri manoscritti erano catalogati e venivano dati in lettura con regole e precauzioni, specie contro i lettori dalle mani rapaci o sporche. Bibliofilo e bibliotecario, che ha parlato con amore dei libri (philobiblon), verso la metà del sec. xiv, è il vescovo inglese Richard de Bury (n. presso Bury nel 1287, m. nel 1345), antico d'un altro grande bibliofilo, Francesco Petrarca, conosciuto ad Avignone; mentre Pedro de Luna, antipapa col nome di Benedetto XII (m. 1424), riorganizzò la biblioteca papale di Avignone, dando regole per la collocazione e la classificazione dei manoscritti.
Queste biblioteche monastiche sono le biblioteche pubbliche del medioevo. In un Sinodo tenuto a Parigi nel 1212 fu fatto divieto ad ogni Ordine religioso "di formular voti contro il prestito dei propri libri a chi ne avesse avuto bisogno; giacché il prestito è noverato fra le principali opere di misericordia ", e si dichiarano nulli gli "anatèmi" vincolanti i manoscritti.
La cura dei libri divenne passione dell'Umanesimo, quando Niccolò V costituì o ricostitui la biblioteca Vaticana «pro communi doctorum virorum commodo».
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Per impedire furti dei manoscritti, li, come altrove, i volumi vennero «incatenati» al banco.
Nel fervore bibliofilo non poche norme furono dettate per la retta tenuta dei libri. Il duca di Urbino ne redasse per la sua collezione famosa, e in ogni cospicua biblioteca qualche regola fu fissata e fatta osservare. Si stamparono le norme redatte dal benedettino Floriano Trefler ( 1483 -1565), dai gesuiti Francesco Sacchini (1570-1625) e Giovanni Garnier (16281681), dall'arcivescovo moto, Giusto Fontanini (16661736) dal destino Paolo M. Paciaudi (1710-85), di cui, ancora nel 1863 , si ristampava a Roma la 4^{text {a }} edizione dell'opera: Il bibliotecario diretto nel formare, classare e continuare una pubblica biblioteca.
Nel sec. xix prevalse nel campo delle biblioteche la preoccupazione di redigere norme fisse e uniformi per la catalogazione. Dalla più razionale catalogazione trasse impulso la costituzione di scuole per formare catalogatori e, in genere, bibliotecari atti a tutti i servizi : e tale costituzione contrassegna questa prima metà del sec. xx.
Di scuole ne esistevano anche prima : basti ricordare la famosa Ecole des Chartes, fondata nel 1821, a Parigi, e la Library School, aperta nel Columbia College (ora Università) di Nuova York, da Melvil Dewey nel 1887. In Italia dal 1880 visse a Firenze una scuola di Archivistica e paleografia. Nel 1923 furono, dal ministero dell'Istruzione, aperte varie scuole per bibliotecari presso università.
Sotto Pio XI è sorta, in Vaticano, una scuola di B., per integrare la vasta opera di rimodernamento tecnico della Biblioteca papale da quel Pontefice intrapresa. La Scuola ha inteso mettere la esperienza professionale e tecnica della biblioteca Vaticana a disposizione innanzitutto del clero e delle comunità religiose, per la formazione dei bibliotecari dei seminari, scuole e case religiose, e quindi a disposizione di tutti. Essa è venuta ad integrare l'insegnamento della scuola di Paleografia e diplomatica, esistente da mezzo secolo presso l'Archivio Segreto Vaticano, e a dare una facile realizzazione e grande sviluppo alle istruzioni già emanate, nel 1902, 1907 e 1923, dalla Segreteria di Stato ai vescovi italiani per l'ordinata tenuta degli archivi e delle biblioteche : istruzioni redatte, con la nota competenza, da p. Francesco Ehrle, allora prefetto della Vaticana.
I corsi della nuova Scuola, iniziatisi nel 1934, sono stati frequentati da studenti ecclesiastici e laici d'ogni nazione. Le materie d'insegnamento sono state così fissate : bibliografia, catalografia e classificazione, ordinamento generale e servizi di biblioteca, con lezioni aggiunte sulla storia del libro, l'uso della fotografia, la preservazione e il restauro degli stampati, ecc.
Lo scopo che questa riorganizzazione si propone è di rendere utili il più possibile, libri, periodici, stampe, fotografie, ecc. di una raccolta, a un fine di utilità sociale, in servizio più pronto e più vasto degli studiosi, intendendosi la biblioteca come fatta non solo per raccogliere libri, ma anche per servir lettori. Questo scopo dà la nuova fisionomia al bibliotecario, non più inteso solo come guardiano di tesori, ma anche come ospite di resaurizzatori. La lettura informa, forma e ricrea; e il bibliotecario collabora col lettore nella cernita del libro adatto e collabora con le scuole nell'istruzione degli scolari.
Alunni della Scuola vaticana di B. hanno già riorganizzato e diretto biblioteche ecclesiastiche in parecchi Stati; e le Norme per la catalogazione degli stampati, redatte dalla biblioteca Vaticana, son dive-
nute libro di testo principale della Scuola, e sono state tradotte in spagnolo, inglese e francese, e applicate anche in biblioteche non ecclesiastiche di qua e di là dell'Oceano (v. anche catalogo; Classificazione, sistemi di).
Bibl.: Segreteria di Stato. Lettera circolare... per la conservazione, custodia ed uso degli archivi e delle biblioteche ecclesiastiche, Roma 1923; M. Chaumonot. Comment organiser une bibliothèque paroissiale, 2^{mathrm{e}} ed., Parigi 1933; W. T. O'Rourke. Library handbook for Catholic students, Milwaukee (1933); J. M. Lynn. An alternative classification for Catholic books, ivi 1937; Bibl. apost. Vat., Norme per il catalogo degli stampati. Città del Vaticano 1939; id., Brevi norme per l'ordinamento e la catalogazione di biblioteche ecclesiastiche, ivi 1939.
Igino Giardani
BIBLISCHE ZEITSCHRIFT. - Rivista di studi biblici, pubblicata dal 1903 presso l'editore Herder di Friburgo in Brisgovia, in connessione con le Biblische Studien, serie di monografic cominciata nel 1896 sotto la direzione di G. Bardenhewer. Fu diretta dai professori Göttsberger e Siekenberger, e uscì normalmente in quattro fascicoli ogni anno sino al 1915. Dipoi per le difficoltà create dalla prima guerra mondiale e conseguenze, fu ridotta ad un volume ogni due o tre anni, e col volume 19 (anni 1930-31) passò ad altro editore (Schöningh, Paderborn) ed altra direzione (professori Walde e Freundorfer), sostenendosi ancora col medesimo programma, finché con la seconda guerra mondiale ne fu sospesa la pubblicazione. Il suo valore, più che negli articoli di fondo, per quanto pregiati, consisteva nelle "Bibliographische Notizen" (che presto anche per spazio occuparono la maggior parte del volume), ordinato ed accuratissimo elenco delle pubblicazioni correnti di soggetto biblico, per lo più con una relazione sommaria del contenuto di ognuna, talora anche un giudizio critico: utilissima fonte d'informazione, che nel suo genere non ebbe sinora l'uguale. Si pensa ora a farla rivivere.
Alberto Vaccari
BIBLOS. - Una delle più antiche città della Fenicia, detta in greco Bóß̄os, assir. Gubal (nelle lettere di el-'Amärnah: Gubla), egiz. Kbn (dalla XII dinastia in poi Kpn), ebr. Gëbhāl (Ez. 27,9), oggi Ğebejl, sita sulla costa del Mediterraneo, a ca. 40 km . a nord di Beirut. Secondo Filone di B. la città è stata regalata dallo stesso Ba‘al-Kronos alla dea Ba‘altis (Ba'ala). B. deve la sua importanza principalmente al commercio con l'Egitto, attestato dai testi egiziani fin dalla IV dinastia (ca. 2600 a. C.), particolarmente vivo nei tempi della VI dinastia (ca. 2300 a. C.) : negli scavi archeologici fatti a B. si sono trovati regali mandati dai re Pepi I e II di questa dinastia ai templi di B.
Da B. si espartavano diverse specie di legno, mentre l'Egitto vi importava il papiro. B. cosi divenne il centro del commercio di questa materia, e perciò i Greci chiamavano il libro scritto su papiro Bóß̄os o Bóß̄os. Queste relazioni commerciali, interrotte per quasi quattro secoli, vennero poi riprese sotto la XII dinastia (ca. 2065-1788 a.C.); anzi durante qualche tempo la città sembra essere stata sottoposta a un governatore egiziano, la cui tomba si è scoperta nella necropoli regia non lungi dal mare. Sospeso di nuovo durante il periodo degli Hyksos (ca. 17501580 a. C.), il commercio rifiorisce per breve tempo sotto la potente XVIII dinastia ( 1580 -1350 a. C.). Ma nella prima metà del sec. xiv la città viene presa dai Habiru e sembra che, d'allora in poi, la dipendenza dall'Egitto sia quasi cesata, eccetto il tempo di Ramses II (1292-96 a. C.). Le statue di Šešonk I ( 945-24 a. C.) e di Osorkon I ( 924^{-} 895 a. C.), scoperte negli scavi, provano tuttavia che le relazioni commerciali si mantenevano ancora.
Fatta poi sotto Theglathphalasar IV (745-727 a. C.) tributaria degli Assiri, B. passò nel sec. vi ai Persiani,
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nel sec. iv ai Seleucidi e, "liberata» sotto Pompeo, da allora fece parte dell'impero romano. Dopo Costantino divenne sede di un vescovo. Passata nel sec. vir sotto la dominazione musulmana, nel periodo dei Crociati ebbe una breve rifioritura cristiana (sede vescovile, cattedrale di S. Giovanni), per passare poi definitivamente nelle mani dei maomettani. Oggi Gebejl è un villaggio di ca. 1500 ab., sede di un vescovo, vicario patriarcale del patriarca dei Maroniti.
Il Vecchio Testamento soltanto tre volte fa menzione di B. : Iso. 13, 5 (testo dubbio) la menziona come termine settentrionale della Terra Promessa; in I Reg. 5, 18, i gebaliti si presentano come operai (legnaioli e muratori) nella costruzione del tempio di Salomone; in Ez. 27, 9, gli anziani e i periti di B. si dicono i fabbri riparatori delle falle della nave di Tiro.
B. era anzitutto celebre per i suoi culti pagani. La divinità propria di B. era la Ba‘dlatlh Gēbhāl («signora di Gëbhāl», egiz. nôt hònj, accadico bêlit fu gabla), della quale si è scoperto un ampio tempio (o due templi?).
La Ba'alat fu venerata anche in Egitto, ove si identificava colla dea Hathor. In un'iscrizione del sec. xili a. C. il re Jchimilk di B. implora la protezione di "Ba‘alšamēm e di Ba'al di B. e della totalità dei santi dèi di B. ". Il Ba'alsamēm probabilmente è lo 'Eljòn menzionato da Filone di B.; del Ba'al di B. non si hanno altre notizie; sembra che sia stato di secondo ordine, inferiore alla dea Ba'alat. B. era inoltre, come racconta Luciano (De dea Syria, 6-8), un centro del culto di Adone (v.), il quale si diceva ucciso da un cinghiale nello stesso territorio di B.
Gli scavi archeologici eseguiti da P. Montet (19211924) e da Dunand (dal 1925 in poi) hanno messo in luce, oltre il tempio summenzionato, 9 tombe dei re di B., appartenenti parte al tempo della XII dinastia (secc. xix e xviri a. C.), parte ai secoli susseguenti; la più recente è quella di Abiram, del sec. xili (secondo altri, della fine del sec. xit), importante per l'iscrizione del sarcofago.
Bibl.: P. Montet, Byblos et l'Egypte, Parigi 1929 (I. Texte; II. Atlas); M. Dunand, in Syria, 11 (1930), pp. 1-10; B. Couroyer, Byblos après quatre ans de fouiller, in Rev. Bibl., ao (1931), pp. 276-91; L. Hennequin, Byblos, in DBs, III, pp. 251-68. Sull'iscrizione di Abiram: L.-H. Vincent, in Rev. Bibl., 34 (1925), pp. 183-93. Sul periodo cristiano di B.: R. Janin, Byblos, in DHG, X, coll. 1452-54. Agostino Bea
BICCHIERI, GUala. - Cardinale, n. a Vercelli verso la metà del sec. xit, m. a Roma il 31 maggio 1227. Entrò giovanissimo tra i canonici di S. Eusebio dove ebbe un beneficio nel 1187 . Nel 1205 da Innocenzo III fu creato cardinale del titolo diaconale di S. Maria in Campitelli. Fu legato pontificio in Toscana, in Francia (1208) presso Filippo Augusto, in Inghilterra (1216) presso Enrico III. Già nel 1211 fu trasferito al titolo presbiteriale dei SS. Silvestro e Martino. Nel 1218 al ritorno dall'Inghilterra fondò a Vercelli la chiesa di S. Andrea coll'annessa abbazia, che affidò ai canonici di S. Vittore di Parigi, divenuta in seguito il primo "Studium generale" della città, e l'ospedale, a cui donò tutti i suoi beni siti nei territori di S. Germano, Coresana e Vercelli. Nel 1225 fu legato presso Fede