iesa di S. Andrea coll'annessa abbazia, che affidò ai canonici di S. Vittore di Parigi, divenuta in seguito il primo "Studium generale" della città, e l'ospedale, a cui donò tutti i suoi beni siti nei territori di S. Germano, Coresana e Vercelli. Nel 1225 fu legato presso Federico II. Fu uomo erudito ed eloquente, letterato e giureconsulto.
Bibl.: E. Baggiolini, Lo studio generale di Vercelli, Vercelli 1888, pp. 60-66; R. Passé, L'abbazia di S. Andrea di Vercelli, ivi 1907, p. 941 e passim; id., Il card. G. B. e l'ospedale di S. Andrea di Vercelli, ivi 1935 (con bibliografia).
Agostino Amore
BICHI, Alessandro. - Cardinale, n. a Siena nel 1596, m. a Roma nel 1657. Nel 1628 fu eletto ve-
scovo dell'Isola ed inviato nunzio a Napoli con l'incarico principale di riportare i vescovi all'obbligo della residenza. Due anni dopo ( 1630 ) fu trasferito a Parigi, ove si adoperò per evitare l'alleanza della Francia con la Svezia, e per ricondurre il Richelieu alla pace durante la guerra dei Trent'anni. Cardinale nel 1633, lasciò Parigi nel 1634. Tornato a Roma promosse, col consenso di Urbano VIII, una conferenza segreta ad Einsiedeln fra i delegati della Francia e della Baviera per il ristabilimento della pace, fallita per l'opposizione di Richelieu (genn. 1640). Fu anche uno dei principali promotori della pace di Venezia seguita alla cosiddetta guerra di Castro (fine 1643-marzo '44). Gran sostenitore della Francia nei Conclavi del 1644 e 1655 , si oppose sempre, per quanto invano, a tutta la politica di Richelieu.
Bibl.: Pastor, XIII e XIV, passim; L. Grottanelli, Il ducato di Castro, Firenze 1891, passim; A. Leman, Urbain VIII et la récalité de la France et de la maison d'Autriche de 1631-35. Lilla-Parigi 1920, passim. Renata Orazi Ausenda
BICHI, Vincenzo. - Cardinale, n. a Siena nel 1668 m. a Roma nel 1750 . Nel 1703 fu inviato nunzio in Svizzera e di là nel 1709 in Portogallo. Dapprima non fu in grazia della corte, ma in seguito seppe guadagnarsi talmente l'animo del re Giovanni V che, quando il B. fu richiamato a Roma, il re in principio si oppose, poi chiese per lui il cappello cardinalizio (1720). Era infatti costume che i nunzi uscenti dalle corti di Vienna, Parigi e Madrid, venissero nominati cardinali, e Giovanni V voleva stabilire questa usanza anche per il Portogallo. Avuto un rifiuto dal Papa, B. ricusò di venire a Roma e il re non volle ricevere il nuovo nunzio mons. Firrao. La disobbedienza del B. provocò l'ira del Sacro Collegio e le conseguenti rappresaglie del re, che, più volte minacciate, furono poste in atto nell'estate del 1728 , con l'ordine per tutti i Portoghesi di lasciare Roma e di rompere ogni rapporto con la S. Sede e a Lisbona fu chiusa la nunziatura. Poiché la cosa si protraeva con grave danno della religione, Clemente XII acconsentì finalmente a nominare il B. cardinale purché si giustificasse della disobbedienza, come questi fece a Firenze (1731). Giovanni V ritirò allora i suoi decreti di rappresaglia.
Bibl.: J. F. de Borges de Castro, Suplemento d coleccão dos tratados, convenzōes... entre a Carda de Portugal e as mais patencias, IX, Lisbona 1872, pp. 332-65; F. De Almeida, Historia da Igreja em Portugal, II, II, Coimbra 1915, pp. 92-103; J. Pou y Marti, Archivo de la embajada de España. Codices. IV, Roma 1925, p. 188; B. Katterbach, Referendarii utriusque signaturue (Studi e testi, 55), Città del Vaticano 1931, pp. 339340. Renata Orazi Ausenda
BICKELL, Gustav. - Orientalista, n. nel protestantesimo il 7 luglio 1838 a Kassel, m. il 15 genn. 1906 a Vienna. Nel 1862 libero docente di filologia semitica a Marburg, nel 1865 si fece cattolico, e dopo due anni fu ordinato sacerdote e nominato professore di lingue orientali a Münster. Nel 1874 fu chiamato a Innsbruck e nel 1892 a Vienna. Fece speciali ricerche intorno agli scrittori ecclesiastici siri e intorno alla metrica ebraica. Seguendo la metrica siriaca, anche nella poesia ebraica B. numerava le sillabe, trascurando quantità e accento. Comportando molte mutazioni fonetiche e correzioni testuali, il suo sistema non trovò consensi.
Le sue opere principali sono: Ephraem, Carmina Nisibena (Lipsia 1866); Grundriss der hebräischen Grammatik (2 voll., ivi 1869-70); Conspectus rei Syrorum litterariae (Münster 1872); Messe und Pascha (Magonza 1872); S. Iosaci Antiocheni Opera (a voll., Giessen 1873-77); Kalila und Damnag (Lipsia 1876); Carmina Veteris Testa-
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menti metrice (Innsbruck 1882); Dichtungen der Hebräer nach dem Versmass des Urtextes (3 parti, ivi 1882-83); Das Buch Job (Vienna 1894).
Arduino Kleinhans
BIDDLE, Giovanni. - Protestante inglese, detto "Padre degli Unitari inglesi ", n. a Wotton-Under-Edge (Gloucestershire), m.a Londra nel 1662 . Finiti gli studi a Oxford, ritornò al paese natale e si dice che, prima ancora di leggere libri sociniani, con il solo studio e l'interpretazione privata della S. Scrittura, si persuadesse che in Dio vi era una sola Persona. Insegnò quindi e pubblicò alcuni scritti antitrinitari. Nell'epoca sconvolta nella quale visse, quando Anglicani, Battisti e Puritani-presbiteriani erano in lotta fra loro, e tutti professavano le dottrine trinitarie, i suoi scritti e sermoni gli ragionarono persecuzioni da tutte le parti. Fu incarcerato nel suo paese nel 1645 e da quell'anno in poi fino alla sua morte ebbe a lottare con tutti. Subì ripetute prigionie e alcuni scritti suoi (Tuelve Arguments ecc. [1647]; Confession of faith and Testimonies [1648] e Twofold Catechism [1654]) furono bruciati pubblicamente dal carnefice per ordine del Parlamento; egli stesso fu condannato a morte, dalla quale lo sottrasse Cromwell, esiliandolo, ma con una buona pensione, nelle isole Scilly, dove rimase tre anni fino al 1655 . Dopo la restaurazione della monarchia nel 1660 fu di nuovo accusato e imprigionato dagli anglicani nel 1662 a Londra e vi sarebbe rimasto fino alla morte se un amico suo non avesse ottenuto di farlo uscire poco prima che morisse.
I suoi seguaci detti prima biddleiani, poi per qualche tempo sociniani, e anche ariani, esistono ancora in Inghilterra con il nome di unitari.
BNL.: R. Wallace, Antitrinitarian Biography, III, Londra 1850, pp. 173-206; Ph. Schaff-J. Herzog, s. v. in Encycl. of Religious Knowledge, I, pp. 295-96; W. Lloyd, The Story of Protestant Dissenters and English Unitarianism, Londra 1899, cap. 10 .
Camillo Crivelli
BIDERMANN, Jakob. - Gesuita e letterato tedesco, l'autore più rappresentativo del celebre " teatro gesuitico ", n. a Ehingen (Württemberg) nel 1578 , m. a Roma il 20 ag. 1639. Entrato nel 1594 nel noviziato di Landsberg, ebbe come maestri i migliori umanisti che la Compagnia contasse allora in Germania, Giacomo Pontano e specialmente Mattis Rader, del quale subì fortemente l'influsso. Insegnò umanità ad Augusta e poi, dopo gli studi di teologia a Dillingen (1603-1606), di nuovo a Monaco; sono gli anni della sua migliore produzione letteraria, che coincide con l'apogeo del teatro dei Gesuiti a Monaco. Professore di filosofia ( 1615-18 ) e di teologia (1618-26) a Dillingen, venne chiamato nel 1626 a Roma come revisore generale dei libri ed in questa qualità aiutò con molti voti e pareri il p. generale Vitelleschi.
Le sue raccolte di poesie ebbero molte ristampe, principalmente per l'uso delle scuole : Epigrammatum libri III (Dillingen 1620); Herodias (ivi 1626), sui ss. Innocenti; Heroum epistolae (Anversa 1630); Sylvulae Hendecasyllabarum (Roma 1634); Heroidum epistolae (ivi 1638), ecc. Scrisse pure in prosa: Res a B. Ignatio Loiola... gestae (Monaco 1612, tradotto dal Ribadeneira, parecchie ristampe); Utopia seu sales musici, quibus ludicra mixtim et seria... denarrantur (Dillingen 1640, è un romanzo latino per studenti, molto virace; una trad. tedesca, Bacchusia oder Fastnacht-Land fu data nel 1677 da Cr . A. Hörl, tacendo il nome dell'autore).
Ma il suo maggiore merito l'ebbe come drammaturgo ed infliul potentemente sull'evoluzione del genere in Germania: si staccò, infatti, dalla tradizione fino allora dominante.
La più celebre delle sue grandi composizioni è il Cenodocus, der Doktor von Paris ( 1602 e, alquanto ritoccato, 1609), benché conservi ancora molto degli
antichi misteri; l'apice dell'arte barocca, B. lo raggiunge con i due altri capolavori, Belisarius (1607) e Ioannes Calybita (1618). Fra le altre tragedie sue sono Cassianus (1602), Advixena (1603), Macarius (1613) Joseph Aegypti prorev (1615), Philemon (1618), Iowphat (1619). Una edizione postuma riunì dieci drammi con interessanti introduzioni: Ludi teatrales sacri seu opera comica postuma (2 voll., Monaco 1666). Il Cenodocus è tornato in auge nel 'goo. La trad. tedesca del Meichel (ivi 1633) è stata ripresa nella collezione Deutsche Literatur dell'editore Reclam (serie Barock, vol. Ordensdrama, del Flemming, Lipsia 1930, pp. 47-183). Fu portata nuovamente sulle scene, principalmente nell'adattazione tedesca di H. Rommel, Cenodocus, der Doktor von Paris (Monaco 1932).
Caratteristiche dell'arte del B. sono l'seume dell'analisi e la forte costruzione psicologica dei personaggi (è una trasposizione drammatica degli Eureici spirituali di s. Ignazio); si aggiunge un forte realismo, che avvicina curiosamente il tragico ed il comico spinto fin al burlesco, come nel contemporaneo Shakespeare, con il quale ha molto di comune; principalmente poi la sua abilità a far scaturire dai grandi temi barocchi od umani (l'opposizione fra il temporale, fugace, e l'eterno, la caducita della fortuna umana, ecc.), effetti tragici irresistibili.
BNL.: Sommervogel, I, coll. 1443-56; VIII, coll. 1835-36; M. Sadil, 7. B., etc. Dementiker des 17. Jahrhunderts aus dem Staulemorden, Vienna 1899 (Programma annuale del Collegio s su den Schotten 6; A. Dürrwächter, 7. B. und das Stauletheater, in Kultur, 4 (1903), pp. 144-150; B. Dühr, Geschichte der Jesuiten in den Ländern deutscher Zunge, II, in, Friburgo in Br. 1913, pp. 693 705; B. Bischof, 7. B.'s - Calybita -, in Literaturwissenschaftliches Jahrbuch, 4 (1920), pp. 103-104; id. 7. B.'s - Ioannes Calybita (1618). Eine testgeschichtliche Untersuchung, Lucerna 1932; I. Müller, Das Stauilendrums in den Ländern deutscher Zunge, I, Augusta 1932, pp. 43-55; II, ivi, pp. 16-21; J. Gregor, Weltgeschichte des Theaters, Vienna 1933, pp. 381-88; L. ElbrachHülseweh, 7. B.'s - Belisarius -, Beitrag zur phänomenologischen Behandlung eines literarischen Kunstwerkes, Berlino 1935; H. J. Nachtwey, Die Exerzitien des Ignatius von Loyola und die Dromen 7. B.'s S. I., Bochum-Langendreer 1937. Edmondo Lamalle
BIEBUYCR (Bibauty, Bibaut, Bibance), Guillaume. - Generale ( 36^{°} ) dell'Ordine certosino, m . il 24 luglio 1535 . N. a Thielt, nelle Fiandre. Verso il 1500 vestì l'abito religioso alla Certosa di Gand; nel sett. 1521, essendo priore della Certosa di Monte S. Geltrude (Olanda) e visitatore della Provincia certosina del Belgio, fu eletto generale dell'Ordine.
Scrisse: Sermones et Orationes ad Poatres de vime spiritualis perfectu (Anversa 1539, 1610); Fasciculus desuper dilecti Filii Dei sacratissima et acerbissima Passione (ms. del sec. XVI, in-12 { }^{°}, delle biblioteca di Grenoble); Sequentia in honorem s. Ioachim Patris B.V.M., pubblicata in calce alla Vita Christi di Ludolfo certosino (Parigi 1509, Lione 1510, Venezia 1566, Anversa 1619, ecc.); Sermones capitulares domus Carthusiae; Orationes capitulares (Anversa 1610).
Bibl.: L. Levasseur, Ephemerides Ord. Cart., II, Montreuil 1891, pp. 528-29; Anon., Scriptores S. Ord. Cart., II, pp. 207209 (ms. dell'archivio della Grande Chorreuse). Gabriele Corta
BIEDA. - Antica città vescovile del Lazio, in provincia di Viterbo, sorta su un ripiano tufaceo alla confluenza del torrente Biedano e del Rio Canale; è attraversata dalla via Clodia e non dista molto dalla Cassia. I Romani la chiamavano Blera o Bleva e sotto di loro mantenne la floridezza acquistata nel periodo della sua civiltà etrusca, come la scoperta della necropoli, delle iscrizioni e di altri resti monumentali, è venuta a testimoniare. La sua decadenza dovette avvenire nel primo medioevo, causata, senza dubbio, dalle vicine città meglio accessibili per la loro posizione topografica. Nella prima metà del sec. viri B. era proprietà della S. Sede; fu occupata nel 739 dai Langobardi, ma ben presto restituita dal re Liutprando a papa Zaccaria; nel 772 Desiderio la conquistò nuovamente, finché, due anni dopo, di-
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strutto il regno longobardo in Italia, venne definitivamente a far parte del Patrimonio di S. Pietro.
L'origine del cristianesimo in B. è legata al nome di s. Senzio, la cui Vita (BHL 7581-82b), scritta tra il viI e viri sec., da monaci, probabilmente dell'arcipelago toscano, lo addita come monaco evangelizzatore di B., morto sul finire del sec. v, dopo aver vinto la resistenza pagana di quei cittadini. Il suo nome si legge nel Martyrologium Hieronymianum al 25 maggio, e il De Rossi sospetta che s. Senzio sia anteriore alla metà del v sec. Il Lanzoni, a sua volta, lo ritiene un martire delle persecuzioni, che solo durante il periodo aureo del monachismo in Toscana venne celebrato dall'anonimo autore della Vita come monaco del v sec.
L'origine del cristianesimo in B. dipende cosi cronologicamente dal tempo in cui sarebbe vissuto s. Senzio che si può ritenere come l'evangelizzatore del territorio biedano. Il primo vescovo di B. a noi noto è Missimino che compare tra i sottoscrittori dei sinodi romani dal 487 al 502. B. fu patria di papa Sabiniano (Lib. Pontif., ed. L. Duchesne, I, p. 315); s. Gregorio Magno ricorda (Reg., IX; Ep. 96 in MGH, Epist., II, p. 106) nel suo territorio un'abbazia di cui però non rimane alcuna traccia; mentre ben presto dovette sorgere in B. una chiesa in onore di s. Senzio che Lcone IV nel sec. 12 fece decorare (Lib. Pontif., ed. cit. II, p. 125). Nel 1093 il vescovo Riccardo porta ancora il titolo di B. ma ha già unito quello di Tuscania (v.). Nel 1192 Celestino III, erigendo il vescovato di Viterbo, vi annesse anche le antiche diocesi di Tuscania, Civitavecchia e B., ordinando che il titolare della nuova diocesi portasse l'appellativo di vescovo di Viterbo e Tuscania.
BibL.: G. B. De Rossi, Memorie e monumenti antichi cristiani di B. in Tuscia, in Bull. di archeologia cristiana, 4⁴ serie, 6 (1887), pp. 90-103; L. Duchesne, Le sedi episcopali nell'antico ducato Romano, in Archivio della R. Società Romana di Storia Patria, 15 (1894), pp. 473-500; P. F. Kehr, Italia Pontificia, II, Berlino 1907, p. 205 (con bibliografia); Lanzoni, pp. 522527; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2² ed., Bruxelles 1933, p. 319; E. Bonnard, s. v. in DHG, VIII, coll. 1425-26 (con bibliografia). Benedetto Pesci
BIEDERLACK, Joseph. - Gesuita, n. a Greven (Vestfalia) il 27 marzo 1845, m. a Innsbruck il 15 nov. 1930. Professore nella facoltà teologica di Innsbruck e nella Università Gregoriana di Roma, fece tema prediletto dei suoi studi la questione sociale.
I suoi corsi sociologici, iniziati nel 1893 e continuati poi durante tutta la vita e mantenuti aderenti alle necessità dei tempi, diedero origine all'opera: Die soziale Frage (Innsbruck 1895, aumentata fino alle 10² ed., ivi 1925 ; vers. it. di M. Vivari, 3² ed., Roma 1907), che servil d'impulso alla studio dei vari argomenti, specialmente per i cattolici e il clero. In esse, oltre al trattare con competenza i diversi lati della questione, sostenne con forza l'idea dei sindacati operai. Altre opere: De contractibus, De iustitia et iure (Innsbruck 1892); De iure reguilerium (ivi 1893 ; conformato nella 2² ediz. al nuovo CIC, ivi 1919).
Bibl.: A. Schmitt, Pater 7. B., in Zeitschr. f. hathol. Theologie, 22 (1931), pp. 174-76. Celestino Testore
BIEDERMANN, Alois Emanuel. - Teologo protestante svizzero, n. a Bendlikon presso Winterthur il 2 marzo 1819 e m. a Zurigo il 25 genn. 1885. Nel 1837 studiò teologia a Basilea, poi, nel 1839, a Berlino. Nel 1843 fu pastore a Mönchenstein presso Basilea. Dal 1845 al 1850 fu direttore della rivista Kirche der Gegenwart; nel 1850 professore straordinario e nel 1860 ordinario a Zurigo. B. tentò di armonizzare le verità della religione con la ragione. Nel principio seguì la direzione dello Strauss; poi si dedicò specialmente allo studio della filosofia di Hegel, sforzandosi
di associare il concetto di Dio e della religione del filosofo con l'idea cristiana. Natura combattiva, volle ottenere il riconoscimento giuridico delle sue dottrine ed introdurre una liturgia basata su di essa e ci riusci a Zurigo, a San Gallo, a Basilea, a Berna, ecc., pur suscitando nulla Chiesa protestante del suo paese, partiti opposti e vivaci polemiche.
Opere principali : Uber die Persönlichkeit Gottes (1842); Die freie Theologie oder Philosophie und Christentum in Streit und Privilen (1844); Unsere junghegelsche Weltanschauung (1849); Christliche Dogmatik (1869).
Biel.: W. Koch, s. v. in LThK, II, p. 343; Th. Odenwald, s. v. in Religion in Geschichte und Gegenwart, I, coll. 1096-97. Giulio Gnzédig
BIEL, Gabriel. - Teologo e filosofo tedesco, denominato "l'ultimo degli Scolastici». N. a Spira tra il 1410 ed il 1425 , m. a Schönbuch nel 1495. Studiò ad Heidelberg e ad Erfurt. Verso il 1460 si trovava a Magonza in qualità di predicatore della cattedrale. Ivi lottò molto contro l'arcivescovo Teodorico di Isenburg, deposto e scomunicato da Pio II. In questa occasione B. scrisse un Defensorium obedientiae ad Pium papam II destinatum. Nel 1468 entrò fra i Fratelli della vita comune della congregazione di Windecheim, di cui in seguito divenne priore. Il conte Eberardo di Württemberg, sostenitore dell'arcivescovo Adolfo di Nassau contro Teodorico, elesse B. a preposto capicolare di Urach. Pregato dal conte, nel 1484 B. iniziò le sue lezioni di teologia all'Università di Tubinga, fondata da Eberardo nel 1477 . Nel 1492 si ritirò in qualità di prevosto a S. Pietro di Einsiedel a Schönbuch.
L'opera capitale di B. è l'Epitome pariter et collectorium circa quatuor Sententiarum libros, edita nel 1499, ma rimasta incompleta, mancandovi la trattazione sui sacramenti dell'Ordine e del Matrimonio. In essa l'a. dichiara espressamente di prendere l'Ockam per guida, e le sue dottrine non ebbero mai più chiaro espositore. Il libro divenne uno dei più diffusi manuali di teologia in Germania. In esso, oltre alle idee proprie del nominalismo, propugnate sino dal secolo precedente da teologi di rinomanza, si notano delle asserzioni che dovevano diventare poi, in un certo senso, le ispiratrici della riforma protestante, specialmente sulla questione della giustificazione e dell'efficacia del sacramento della Penitenza. La dottrina sulla predestinazione, ridotta quasi alla pura prescienza divina, dimostra quanto poco quest'autore, sorto in un periodo di decadenza della scolastica, rispecchi il sano insegnamento dei maggiori teologi della Chiesa. Tuttavia non fu mai condannato da parte cattolica, sebbene i protestanti ne abbiano indebitamente fatto quasi un precursore di Lutero.
B. compose anche una Lectura super canone Missae nota anche sotto il titolo Sacri canonis Missae expositio resolutissima, litteralis et mystica (Reutlingen 1488), opera prolissa e farraginosa, ma non priva d'interesse. Anche i suoi Sermoni, destinati ad un ceto colto, furono più volte dati alle stampe (Tubinga 1500, Hagenau 1510, Basilea 1519)
BibL.: F. X. Linsenmann, G. B. und die Anfänge der Universität zu Tübingen, in Theologische Quartalschrift, 47 (1865), pp. 193-226; O. Meyer, Die Brüder des gemeinsamen Lebens in Württemberg, Tubinga 1913; H. Degering, Luthers Randbemerkungen zu Gabriel Biels Colloctorium in quattuor libros Sententiarum und zu dessen Sacri canonis Missae expositio, Lione 1514, Weimar 1933; C. Ruch, s. v. in DThC, II, coll. 814-25; M. Cappuyns, s. v. in DHG, VIII, coll. 1429-32. Angelo Penna
BIELLA, diocesi di. - Città del Piemonte, prov. di Vercelli, chiamata nei documenti Buiella o Bugella. Fu eretta in diocesi da Clemente XIV, ad istanza di Carlo Emanuele III, col breve Praecipua demandati nobis, del I giugno 1772, smembrandone il territorio dalla diocesi vercellese. Soppressa da Pio VII, per volere di Napoleone, il 1^{°} giugno 1803 , fu ristabilita dallo stesso Pontefice col breve Beati
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(ft. Min p. i.)
BieLla - Esterno del Battistero (secc. x-xi).
Petri Apostolorum, del 17 luglio 1817, e dichiarata suffraganea di Vercelli, creata allora Metropoli.
La diocesi di B. ha 150.000 ab., 123 parrocchie, 219 sacerdoti secolari, 46 sac. regolari, 12 case religiose maschili e 122 femminili (1948). Patrono s. Stefano protomartire. Il cristianesimo dovette diffondersi nel Bieilese per opera diretta di s. Eusebio di Vercelli ( 340 ca.370). Dalla regione delle miniere aurifere, già note a Strabone (V, 1, 12), e a Plinio (Nat. Hist., XXXIII, 21), chiamata Bessa, sarebbe oriundo quel sacerdote Marcellino ricordato in un carme vercellese della Silloge Palatina. Certamente esercitava in B. il suo apostolato (metà ca. sec. vi) il prete "nomine Albinus", di cui è venuta in luce, nel 1872, l'iscrizione sepolcrale. B. passò alla mensa vescovile di Vercelli nel corso del sec. x, per donazione di Berengario II e Adalberto, come risulta dal diploma di Ottone III, del 7 maggio 999, ammesso che il passo non sia interpolato. Dalla donazione di Carlo il Grosso, del 16 marzo 882, non si possono trarre conclusioni certe essendo il diploma manipolato (cf. MGH, Diplomata, II, Berlino 1937, p. 92, ed. da P. Kehr). Il Capitolo della collegiata di S. Stefano, di cui si ha notizia sin dal 1027, e il comune, risalente agli inizi del sec. xiri, furono non poche volte in contrasto col vescovo di Vercelli, fino a giungere al clamoroso imprigionamento del vescovo Giovanni Finschi (1377). Due anni dopo B. si sottraeva al vescovo di Vercelli per darsi ad Amedeo VI di Savoia.
Tra i principali monumenti si devono ricordare : in B. Piano, la parte più antica della città, il battistero a pianta centrale con 4 absidiole (secc. mathrm{x}-mathrm{xi} ) con resti di pitture della fine del sec. xiri; il campanile (sec. xiri) dell'antica collegiata di S. Stefano, demolita nel 1872; la chiesa di S. Sebastiano (1504); la Cattedrale, chiamata dopo il 1772 S. Maria Maggiore e S. Stefano Nuovo (sec. xv, con rifacimenti fine sec. xviri - inizio xix); in B. Piazzo (placium o plazium), creata nel 1160 dal vescovo
di Vercelli Uguccione, la Chiesa di S. Giacomo del sec. xili in parte rifatta nel sec. xvi. Ricchi sono gli archivi : capitolare (carte sec. xi in poi), comunale (in parte catalogato, carte dall'882 in poi) e notarile, oltre quelli privati. La biblioteca del Seminario Maggiore, fondata dal vescovo Canaveri (1797-1803), è aperta anche al pubblico. Ebbe la sua importanza la Badia dei SS. Salvatore e Giacomo della Bessa, dotata dal vescovo di Vercelli, Rainerio, nel 1089. Tra i Santuari sono da ricordare: Oropa (v.), Graglia (Madonna di Loreto), costruito nel sec. xvir, e s. Giovanni Bott. d'Andorno. Particolarmente interessante il "ricetto" di Candelo, fortezzaricovero (secc. xili-xiv). A Cavaglià sarebbe nato, sul finire del sec. xir, l'abate Giovanni Gersen, al quale da alcuni si attribuisce il De imitatione Christi (v. intraZIONE DI CRISTO).
Bint.: Ballarii Romani continuatio, IV, Roma 1841, pp. 433-40; XII, ivi 1846, pp. 23-27; XIV, ivi 1849, pp. 344-58; G. T. Mullatera, Le Memorie di B., Biella 1778 : ed, nuova par cura di E. Sella e M. Mosca, Torino 1902 (con ricca introduzione sulla storiografia biellese); L. Bruzza, Iserizioni antiche Vercellesi, Roma 1874, pp. 322-26, 343 (cavizioní cristiane); A. Manno, Bibliografia storica degli Stati della Monarchia di Savoia, III, Torino 1891, pp. 124-43; L. Schiaparelli, Origini del Comune di B., in Memorie B. Actual. Scienze di Torino, 27 serie, 46 (1896), pp. 203-58; F. Gabotto, B.e i Vescovi di Vercelli, in Archivio stor. ital., 5² serie, 17 (1896), pp. 279-340; 18 (1896), pp. 3-57 (da usare con cautela tenendo presente il suo articolo: Intorno ai diplomi regi e imperiali per la chiesa di Vercelli, ibid., 21 (1898), pp. 1-23, 253-16); id., Gli Statuti di B. secondo il codice originale del 1145 (Bib. della Soc. St. subalpina, 34), Pinerolo 1908; L. Borello-A. Tallone, Le carte dell'archivio comunale di B., 3 voll. (medesima collezione, 103-105), Voghera 1927-30: Il Biclleve e le sue massime sforie, Milano 1938 (23 articoli di vari autori; cf. quelli di G. Ferraris, E. Sella, e N. Gabrielli); Acta Reginae Moniti Oropae, 2 voll., Biella 1943-48 (cartolario d'Oropa, curato da G. Ferraris e altri studiosi: il primo documento del 1194 e vari altri interessano la collegiata di S. Stefano). Per l'arte e i castelli: A. Roccavilla, L'arte nel Bicllese, Biella 1905; A. Rossazo-P. Baronio, Il battistero di B., Biella 1936; P. Torrione e F. Di Vigliano, La Bocca di Somaglia, nel sistema dei castelli biellesi, ivi 1942 (ricca bibliografia); N. Gabrielli, Le Pitture romaniche (Raportario delle cose d'arte del Piemonte, 1), Torino 1944, pp. 9-10, e tav. VIII.
A. Pietro Frutaz
BIELORUSSIA (RUSSIA BIANCA). - Una delle 16 Repubbliche federate costituenti l'U.R.S.S.
Proclamatasi autonoma nel 1918 e adottato il regime sovietico nel 1920, fu riconosciuta dal nuovo governo russo il 16 genn. 1921 ; entrò poi a far parte dell'U.R.S.S. come Stato federato il 30 dic. 1922. Il suo territorio, che in origine comprendeva soltanto quella parte dell'antico governo di Minsk che non era stata annessa alla Polonia ( 59,6 mila kmq. con 1,6 milioni di ab.), venne ampliato verso oriente nel 1924-26 con l'aggregazione degli antichi governi di Vitebsk (eccettuata la Latgallia passata alla Lettonia) e di Mogilev. Alla vigilia della seconda guerra mondiale la B. si estendeva su 126,6 mila kmq. e contava 5,6 milioni di ab. Avvenuto, nel sett. 1939, il crollo della Polonia, la B. ne incorporò i territori a N. del Pripet, salvo la zona di Vilna ceduta alla Lituania, e divenne così uno Stato di 226 mila kmq. con 10 milioni di ab. Nel luglio 1941, invasa dai Tedeschi, venne aggregata al Commissariato dell'Ostland; liberato dai Sovietici nell'estate del 1944, venne ricostituita nelle frontiere del 1939, salvo la cessione del settore Bialystok-Suwalki ( 11 mila kmq. con ca. 600 mila ab.) alla nuova Repubblica polacca.
Attualmente la B. si estende su 215 mila kmq. e conta 9,4 milioni di abitanti.
Nel 1926 i Bielorussi (che appartengono, come gli Ucraini ed i Grandi Russi, alla famiglia slavo-russa) formavano 1^{′} 81 \% della popolazione (di fronte ad appena 1^{′} 8 \% di Grandi Russi).
Il loro nome è dovuto alla prevalenza del bianco (bielo) nei loro costumi tradizionali; la loro individualità trova espressione in un tipo fisico più snello e delicato delle altre genti russe, e nella lingua, abbastanza ben differenziata nell'àmbito del dominio slavo-orientale. Dopo la recente guerra è diminuito il numero degli Ebrei ( 8,2 \%
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nel 1926) viventi nelle città bielorusse, e lo stesso è probabilmente avvenuto delle altre minoranze ebraiche (Polacchi). La percentuale della popolazione urbana era cresciuta assai poco nel periodo prebellico (dal 17 al 25 \% fra il 1926 ed il 1939), mentre rimaneva notevole il flusso dei Bielorussi verso le regioni settentrionali dell'U.R.S.S. e la Siberia. L'analfabetismo invece era sceso dal 47 al 2 mathrm{I} \% nello stesso periodo.
Minsk (in bielorusso Mensh), sopra un affluente della Beresina, è la capitale della B.; contava 239 mila ab. nel 1939 (di cui 2 / 5 israeliti). Vitebsk ( 167 mila ab.), Gomel (144) e Mogilev ( 99 ) sono, dopo la capitale, i soli centri abitati che superino o si avvicinino ai 100 mila ab. Il notevole spostamento verso occidente del confine europeo dell'U.R.S.S. ha alquanto mutato la posizione strategico-commerciale di questi centri, senza tuttavia alterare sostanzialmente la funzione della B., che rimane una delle zone marginali più delicate di tutto il sistema sovietico.
Per la storia ecclesiastica, v. Bussla.
BibL.: G. Kochinka, Das Poljeste im westlichen Russland, in Petern. Mitteil., 2 (1911), p. 235 sgg.: L. Wasilewski, Die Ostprovinzen des alten Polenreiches, Cracovia 1917; B. Brandt, Das Prïerlbecken, in Peterm. Mitteil., 1918, pp. 16-21; P. Camená d'Almeida, Russie, in Geographie Universelle, Parigi 1932. pp. 124-29; M. Friederischen, Russland, in Handbuch d. Geogr. Wissensib., Ostcuropa, Potsdam 1933, pp. 387-92; M. Slonim, Les onze Républiqueis soviétiques, Parigi 1937, pp. 216-22; A. Fichelle, Geographie physique et économique de l'U.R.S.S., Parigi 1946; V. Lorimer, The Population of the Soviet Union: History and Prospecti, Ginevra 1946.
Giuseppe Caroci
BIESTER, Joharcy ERICT. - Filosofia, n. a Labecca il 17 nov. 1749, m. a Berlino il 20 febbr. 1816. Appartenne al circolo di Mendelssohn e del Nicolai, e fu animato dallo spirito della filosofia wolfiana. Fondò la Societa Segreta per la diffusione della luce e della verita, con lo scopo di trasformare la reli-

Bielal - Interno del Battistero (secc. 5-21), con resti di decorazione pittorica della fine del sec. 21 II.
gione, di sottoporre il dogma alla morale e di divulgare l'illuminismo razionalista e incredulo.
Con Jedike diede vita alla Berliner Monatsschrift, periodico mensile che aveva l'intento di volgarizzare frammenti della filosofia politica e religiosa di Kant.
Biss.: Kelchner, s. v. in Allgemeine Deutsche Biographie, II, Lipsia 1873, p. 632 sgg.
Alberto Scola
BIFFI, Eugenio. - Dell'istituto delle Missioni estere di Milano, vescovo di Cartagena (Colombia). N. a Milano il 22 dic. 1829, nel 1848 seminarista, prese parte attiva alle Cinque Giornate. Nel 1853 entrò nell'istituto delle Missioni estere e fu inviato (1856), in seguito a richiesta di Pio IX, nella diocesi di Cartagena d'America, che si trovava in un grave staco di decadenza materiale e soprattutto morale. Le scuole di catechismo e di lavoro, le missioni al popolo, le visite ai carcerati, l'assistenza agli ammalati, vi fecero rifiorire la vita cristiana. In seguito ai torbidi politici scoppiati nella repubblica, il B., nel 1862, venne esiliato, per aver difeso i diritti del vescovo. Si rifugiò nella Giamaica e poi nell'Yucatán, dove evangelizzò gl'Indi Maya; nel 1866 fu intermediario di pace tra questi e il governatore inglese. In questo stesso anno venne richiamato a Milano, donde parti il 9 dic. 1867, quale prefetto apostolico della nuova missione della Birmania orientale. Visitò la vasta missione parecchie volte, fondò scuole e opere di carità, costrui chiese e residenze, introdusse l'arte fotografica, la gal-vano-plastica, la coltivazione del caffè, del gelso e della china e impiantò la prima litografia e tipografia. Nel 1882, per unanime richiesta del popolo, del clero e delle autorità colombiane, venne eletto vescovo di Cartagena. La diocesi, dove imperavano la massoneria e l'immoralità, ridotta senza clero, era un «morto da risuscitare", come si espresse l'arcivescovo di Bogotà. Il B. si mise al lavoro come nel 1856. Nonostante le continue turbolenze politiche, riaprì il seminario e molte chiese abbandonate, fondò collegi e opere di carità, moltiplicò le visite pastorali, difese la libertà della Chiesa, chiamò nella diocesi religiosi e suore, facendo rivivere la disciplina ecclesiastica. Per il suo apostolato nella Birmania e in Colombia fu detto "apostolo di due continenti». Morì a Barranquilla l'8 nov. 1896.
Biss.: P. A. Brioschi, Un apostolo di due continenti, Vita di nomi. E. B., 2² ed., Milano 1920. Raffaele Trotta
BIFFI, Gian Andrea. - Scultore, operante in Milano, ivi m. nel 1631. Scolaro del Brambilla, si attenne al corrente gusto manieristico. Dal 1599 al 1629 lavorò a servizio della fabbrica del Duomo, per il quale scolpì i rilievi del Coro e statue dell'esterno; eseguì, per la tomba di s. Carlo Borromeo, i modelli di due statue, del busto del santo e del reliquiario d'argento.
BibL.: R., s. v. in Thieme-Becker, IV, p. 18 (con bibl.). Elsa Gerlini
BIFORA. - Si chiama così ogni finestra a due vani affiancati, generalmente divisi da una colonnina, e inclusi in una incorniciatura architettonica unica arcuata o no. Si trova già come elemento decorativo nelle facciate di chiese lombarde del sec. xir (Pavia, S. Michele) ed in altre umbre e pugliesi dello stesso periodo. Ebbe più larga fortuna nell'età gotica e nel primo Rinascimento, assumendo varietà formali diversissime secondo i luoghi fino ai caratteristici esemplari della Certosa di Pavia dove la colonnina divisoria è sostituita da un candelabro.
Guglielmo Matthiae
BIGAMIA. - I. Nozioni generali. - Con questo nome (etimologicamente : «doppia nuzialità ») si indicano, in teologia e in diritto canonico, vari fatti
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o situazioni che suppongono due matrimoni oppure un matrimonio e un atto ad esso assimilato.
Si distinguono cosi le seguenti specie di b. (la cui nozione peraltro ha subito qualche lieve variazione nel corso dei secoli) :
a) b. vera (o successiva), cioè il fatto di chi, dopo aver contratto un matrimonio valido, cessato poi questo per la morte dell'altro coniuge o per un'altra causa di scioglimento, ne contrae un altro, pure valido (nel diritto vigente non è più necessario che i matrimoni siano stati consumati);
b) b. interpretativa (o simultanea), che si ha quando taluno, pur essendo legato da matrimonio, ne contrae abusivamente un altro (nel diritto canonico precedente tale specie di b. comprendeva anche il caso di chi contraesse e consumasse il matrimonio con una donna già conosciuta da altri, e di chi avesse rapporti coniugali con la propria moglie dopo che questa avesse commesso adulterio);
c) b. similitudinaria, che si ha quando una persona, che abbia ricevuto gli Ordini maggiori o abbia emesso voto solenne di costità, contrae, senza dispensa, matrimonio e lo consuma.
Nella terminologia giuridica civile il nome di b. è usato solo per designare quella che nel linguaggio ecclesiastico è ora la b. interpretativa. La b. vera o successiva ha rilievo nel diritto canonico soprattutto perché essa costituisce un'irregolarità (v.), ossia importa divieto, per il bigamo, di ricevere gli Ordini (can. 98_{4}, n. 4); e inoltre perché le seconde nozze hanno avuto talvolta un trattamento di sfavore, di cui una traccia è rimasta tuttora nei cano. 1142-43 (v. matrimonio).
La b. similitudinaria produce pure essa irregolarità (v.) (can. 985 , n. 3), e costituisce delitto (can. 2388), che però non si suole indicare con il nome di b. (v. anche impegimento).
La b. interpretativa infine produce parimenti irregolarità (v.; can. 985 , n. 3), e inoltre costituisce il delitto propriamente chiamato b. (can. 2356).
II. IL DELITTO DI B. NEL DIRITTO CANONICO. - Pene contro coloro che, vivente il proprio coniuge, contraessero un altro matrimonio, si trovano spesso nei concili particolari dei primi secoli (cf., per le donne bigame, Concilio di Elvira, del 300-24 ca., can. 8).
Da una decretale di Innocenzo III del 1199 (c. 4, X, I, 21) appare che anche in diritto canonico si riteneva colpito da infamia (v.), pena stabilita per tale delitto nel diritto romano (cf. D. 3, 2, 1. 13), almeno l'uomo bigamo; tale pena rimase poi sempre in vigore. Urbano VIII, nella cost. Magnum del 20 giugno 1637, stabili per i bigami pene materiali: condanna perpetua alle triremi, e, in caso di incapacità per tale pena, pubblica fustigazione e carcere perpetuo; nei casi più gravi, consegna al braccio secolare. Ma queste pene andarono poi in disuso.
Negli ultimi secoli i bigami furono di fatto considerati sospetti di eresia. E da notare che in ogni caso non si aveva b. nel diritto anteriore al 1918, se il secondo matrimonio non fosse stato consumato.
Nel CIC (can. 2356) il delitto di b. è previsto in due figure distinte, la seconda delle quali costituisce, rispetto alla prima, reato progressivo. La prima si ha nel caso di chi, legato da valido matrimonio, consumato o no, contrae un altro matrimonio, anche se in forma diversa da quella prescritta, o nel solo rito civile; l'altro contraente, se celibe, sarà colpevole di b. (cf. can. 2209, § 2), solo se sa di contrarre con un coniugato. La seconda figura si ha quando due che hanno commesso il reato or ora descritto, e sono stati ammoniti dall'Ordinario a porre termine alla convivenza, continuano ciò nonostante a coabitare e ad avere rapporti carnali (che, posta la coabitazione, si presumono).
Le pene stabilite per tali due specie di reato sono: per la prima, l'infamia latae sententiae (v. pena ecCLESIASTICA); per la seconda, la scomunica (v.) o
l'interdetto (v.) personale (non però latae sententiae), secondo la gravità del fatto. Nel caso di incertezza sulla validità di un matrimonio, sebbene sia vietato (tanto dalla legge naturale che positiva: can. 1069, § 2) contrarne un altro fino a che non si sia certi della nullità del primo, evidentemente chi contravviene a questo divieto non può esser considerato bigamo, se non quando si venga ad accertare che il primo matrimonio era valido; nel diritto canonico precedente invece (per la cost. Dei miseratione di Benedetto XIV, del 3 nov. 1741, §§ 9, 11 e 14), a coloro che, durante il giudizio sulla nullità del matrimonio, ne contraessero un altro, si applicavano le pene stabilite per i bigami.
Si noti infine che i colpevoli di b., se prima o dopo il delitto (purché durante il primo matrimonio) hanno avuto rapporti carnali fra di loro, non possono poi (dopo che il primo matrimonio è cessato) regolarizzare la loro posizione mediante un valido matrimonio, se non previa dispensa: sussiste infatti per essi l'impedimentum criminis (v. crimen).
III. La b. nel diritto penale italiano. - In tutti i paesi in cui vige il matrimonio monogamico, anche lo Stato considera delitto la b.
In Italia l'art. 556 del vigente Codice penale punisce con la reclusione da uno a cinque anni «chiunque, essendo legato da matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, pur avente effetti civili», e inoltre «chi, non essendo coniugato, contrae matrimonio con persona legata da matrimonio avente effetti civili». La condanna per tale delitto importa la perdita dell'autorità maritale (art. 162), e, se la pena inflitta è di almeno tre anni, anche l'interdizione temporanea o perpetua, secondo i casi, dai pubblici uffici (art. 29). Presupposto del reato è che almeno uno dei due correi sia legato da matrimonio avente effetti civili, anche se si tratti di matrimonio nullo o annullabile (a differenza di quanto abbiamo visto essere nel diritto canonico vigente). Però la dichiarazione di nullità o l'annullamento di tale matrimonio è causa di estinzione del reato (art. 556, comma terzo).
Elementi del reato sono: la contrazione di un altro matrimonio che abbia effetti civili; e il dolo, ossia la cosciente volontà di contrazzo un secondo matrimonio mentre si è ancora vincolati dal primo. La legge prevede una circostanza aggravante specifica, che si ha quando il colpevole ha indotto in errore l'altro contraente sulla libertà dello stato proprio o di questi: in tal caso la pena può giungere fino a sei anni ed otto mesi di reclusione (art. 556, comma secondo, e art. 64).
E da notare che il secondo matrimonio sarà invalido, se il primo è valido; mentre, se il primo è invalido, il secondo è valido, nonostante la perpetrata b., purché non sussista altra causa di invalidità. Se sussiste una causa di nullità (o annullabilità) del secondo, diversa dalla b., la dichiarazione di nullità o l'annullamento, fondati su tale causa, hanno per effetto l'estinzione del reato (art. 556, comma terzo).
Il reato di b., oltre che nei due casi già accennati, si estingue per tutte le cause generali di estinzione del reato. Ma l'estinzione per prescrizione (che di regola ha luogo in dieci anni : art. 157) ha una disciplina particolare per la b., poiché l'art. 557 ne fa decorrere il termine non dal giorno in cui il reato è commesso, ma dal giorno in cui è sciolto uno dei matrimoni o è dichiarato nullo il secondo per b. Ossia il legislatore, sebbene (come appare dai lavori preparatori e come ritiene la maggior parte della dottrina e della giurisprudenza) consideri la b. non come
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TRITTICO IN AVORIO CON CRISTO IN TRONO E SANTI (sec. x). Biblioteca Vaticana.
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(per cortesia dei dott. Bettiwi e foi. Anderson)
Sopra: CRISTO IN TRONO. Mussico della lunetta sulla porta reale del nartece di S. Sofia a Costantinopoli (886-912).
Sotto: LUNETTA AD AFFRESCO CON FIGURA D'ARCANGELO (sec. xi). Sant'Angelo in Formis, atrio del Duomo.
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reato permanente, bensì come reato istantaneo, sia pure con effetti permanenti, ha seguito, quanto alla decorrenza del termine di prescrizione, quella che è la norma generale per i reati permanenti (cf. art. 158).
Bim.: Diritto canonico: I. Chelodi-P. Cipratti, Ior commicum de dítetis et poenis, 2^{°} ed., Vicenze-Trenio 1943, pp. 127 128; P. Ciprotti, De consummatione delictoram attento eorum elemento abietitco in iure canonico, parte 1^{°}, Roma 1936, pp. 91-92 (con bibl.). - Diritto italiano: V. Mansini, Trattato di diritto penale italiano, VII, Torino 1936, pp. 387-611; R. Giuffredi, s. v. in Nuove Dig. Ital., II, pp. 321-28. Pio Cipratti
BIGANDET, Paul-Ambroise. - Vicario apostolico della Birmania meridionale, n. a Malans (Francia) il 13 ag. 1813, entrò nelle Missioni Estere di Parigi nel 1836, e parti nel 1837 per il Siam. Nel 1841 passò alla missione di Malacca, il cui vicario apostolico Bouch nel 1846 lo fece suo coadiutore; ma fu consacrato solo nel 1856 , col titolo di coadiutore di Malacca e amministratore della missione di Ava e Pegu, lasciata allora dagli Oblati italiani di Maria V. D'allora egli divenne il vero ristauratore della missione di Birmania, che in pieno accordo con le autorità inglesi sviluppò sotto ogni aspetto religioso e culturale. Nel 1870 partecipò al Concilio Vaticano e trattò allora della divisione della sua missione in tre parti : Birmania settentrionale, meridionale e centrale, con residenza, rispettivamente, a Mandalay, Rangoon e Toungoo. Il B. tornò in missione col titolo di vicario apostolico della Birmania meridionale (1871). Sviluppò soprattutto le opere scolastiche (fu vicepresidente del consiglio superiore dell' Istruzione) e quella del clero indigeno col seminario. Alla fine della sua vita, 19 marzo 1894, lasciava nella missione oltre 30.000 cristiani, invece dei 3-4000 che vi aveva trovato nel 1856 .
Suoi scritti : uno schizzo storico della missione birmana (Au outline of the history of the Catholic Burmese Mission, Rangoon 1887; trad. franc., La Mission de Birmanie, Parigi 1890); uno studio, ancor oggi apprezzatissimo, sul buddhismo birmano: The life or legend of Gaudama, the Buddha of the Burmese. With annotations. The ways of the Neibhan, and Notice of the Phanggies or Buddhist Monks, Rangoon 1848 (trad. franc., Parigi 1878); e altri scritti religiosi in birmano.
Bim.: A. Launay, Mémorial, II, Parigi 1916, pp. 50-53; Streit, Bibl., VIII, pp. 427-31. Giovanni B. Tragella
BIGARD, Jeannie e Stephanie. - Madre e figlia, fondatrici dell' "Opera di S. Pietro apostolo per il clero indigeno». La madre, Stefania, n. a Mortagne (discesi di Sèca) il 5 marzo 1834 e m. a Parigi il 5 genn. 1903; la figlia n. pure a Mortagne il 2 dic. 1859 e m. a Parigi il 2 apr. 1934. Colpite da tragici lutti familiari, ed educate a sensi religiosissimi, offrirono il loro lavoro e i loro risparmi al finanziamento dei seminari indigeni, prima del Giappone, poi delle altre missioni e a quest'opera dedicarono tutta la vita. Avevano conosciute le missioni attraverso l' "Opera apostolica" (v. missioni) e poi dalla diretta corrispondenza con missionari e vescovi di missioni. L'opera, sorta nel 1889, si sviluppò rapidamente; ebbe, naturalmente, le sue lotte; fu riconosciuta (1902) in ente morale dal cantone di Friburgo (Svizzera) e nel 1904, data la sempre malferma salute della fondatrice, fu affidata alle Missionarie francescane di Maria, nel cui convento a Friburgo la B. si ritirò e poi morì. Nel 1920 l'Opera fu assunta direttamente dalla S. Congregazione di Propaganda.
Bim.: GM, pp. 506-11; P. Lesourd, L'holocauste de Jeanne B. (1839-1934), Parigi 1938. Giovanni B. Tragella
BIGARELLI, Guido: v. GUIDO da COMO.
BIGLIA (De Bllis), Andrea. - Teologo e umanista, n. a Milano verso il 1395, m., pare, negli ultimi mesi del 1435. Fanciullo ancora entrò fra gli Agostiniani. Riuscì filosofo, storico, teologo, oratore, poligiotta e umanista celebre.
Alle stampe si ha: Mediolunensium rerum historia ab an. 1402 ad an. 1435 (L. A. Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, XIX, Milano 1731, p. 110 sgg.). Rimasero invece manoscritti : Adversus schisma Benedicti XIII antipapus (bibl. Ambrosiana, cod. H. 117), trattato composto nel 1425; Commentariorum historicorum de defectu fidei in Oriente ll. XII (cod. Vat. lat. 3298); Adnotationes in Evangelia Quadragesimae (bibl. Ambr., cod. E.S. VII, 2); Adnotationes in Evangelia totius anni (bibl. Ambr., cod. E. S. VII, 3). Inoltre si hanno di lui non poche orazioni funebri e panegirici, commenti biblici e filosofici (specialmente su Porfirio e Aristotile) e un copioso epistolario.
BibL.: J. B. Wuest, A. de B. tractatus de littera H in nomine Jesu in Antonionum. 3 (1928), pp. 63-86; D. A. Perini, Bibliographia Auenstiniana, I, Firenze 1929. pp. 127-31. Dante Falcioni
BIGLIA, Melchiorre. - Nunzio apostolico, n. a Milano, m. a Praga nell'apr. del 1571. Di antica e nobile famiglia, fu amico del card. Gian Angelo de' Medici, più tardi papa con il nome di Pio IV, e intimo di s. Carlo Borromeo. Dopo essere stato per qualche tempo presso Cristoforo Madruzzo, cardinale di Trento, venne a Roma nel 1562 e fu nominato pretenotario apostolico. Il 31 ag. 1565 fu inviato, al posto di Eaccaria Delfino, che era stato creato cardinale, legato in Germania con la missione particolare di consegnare all'imperatore i sussidi necessari per la guerra contro i Turchi in Ungheria.
Partito da Roma il 21 sett., dimostrò in questa legazione grandissimo zelo, compromettendosi però presso l'imperatore con promesse superiori alle intenzioni della S. Sede. Tuttavia, sebbene desiderasse tornare in patria e ne avesse fatta richiesta a Roma alla morte di Pio IV, fu confermato nella sua legazione da Pio V, il 20 apr. 1566, specialmente per le vive raccomandazioni del Commendone, cardinale e legato straordinario in Germania che teneva molto alla sua collaborazione. In questo stesso anno partecipò, con lo stesso Commendone, alla dieta di Augusta dove riuscì ad ottenere diverse concessioni in favore dei cattolici da parte dell'imperatore. La sua copiosa corrispondenza con la S. Sede è conservata alla biblioteca Ambrosiana.
BibL.: Ph. Dangel, Nuntieturberichte aus Deutschland 1572-83, 2^{°} sez., V, fasc. 1, Vienna 1926, p. XXIII sgg.; Pastor, VIII, pp. 443-70. Emma Santorito
BIGLIETTO DI NOMINA. - Secondo il linguaggio di Curia, con questo termine s'intende quella breve missiva, scritta in nome del Papa, mediante la quale si suole partecipare ad una determinata persona una nomina od una promozione a qualche dignità, carica, impiego, grado, beneficio, ecc. Costituisce nella maggioranza dei casi un mezzo celere di comunicazione, in attesa frattanto che si provveda alla spedizione ed al recapito della bolla o del breve relativo a quella nomina od a quella promozione. I neo-cardinali, ad es., ricevono un biglietto con il quale il cardinale segretario di Stato annunzia loro l'avvenuta elevazione alla dignità cardinalizia nel concistoro segreto.
Niccolò Del Re
BIGONI, Angelo. - Teologo, predicatore e fecondo scrittore ascetico, dei Minori conventuali, n. a Corfù il 17 febbr. 1779, m. a Padova, in fama di santità, il 3 marzo 1860 . Religioso (1796) distintissimo per virtù e dottrina, fu ministro provinciale della provincia p stavina di S. Antonio nel 1835, e quattro anni dopo ministro generale (990) di tutto il suo Ordine (1839-45), che risollevò con grande abilità e dedizione dalle gravi prove subite nelle soppressioni napoleoniche.
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Stampò apprezzate opere di teologia, di spiritualità, di filosofia, di politica e di storia. Meritano speciale menzione, oltre il corso di meditazioni scritturali sul Regno mistico di Gesù Cristo (11 voll., Padova 1822) e la profonda opera teologica De Christo Reparatore (Würzburg 1846), le Elevazioni dell'anima a Dio nelle varie ore del giorno (21 ed., Bologna 1863) e il pregevole Corso di meditazioni per tutti i giorni dell'anno ad uso dei religiosi e dei sacerdoti secolari (4 voll., 4² ed., Milano 1927).
BibL.: L. Marongoni, Cenni storici sulla vita del recano p. M. A. B., Padova 1860; D. Sparacio, Frammenti biobibli, di scrittori Min. conv., Assisi 1931, pp. 23-30. Antonio Blasucci
BIGORDI, Domenico: v. Ghirlandaio.
BIHLMEYER, Karl. - Decano della facoltà di Teologia cattolica all'Università di Tubinga, n. nel 1874, m. ivi il 27 marzo 1942. Studiò in quella Università sotto la guida di Fr. X. Funck, cui successe nel 1907 per l'insegnamento della storia ecclesiastica, continuando fino al 1940. Collaborò con vari articoli, per lo più sul periodo delle persecuzioni, alla Tübinger Theol. Quartalschrift. Pubblicò nel 1907 un'edizione critica in lingua tedesca delle opere di Enrico Susone e nel 1916 Die syrischen Kaiser zu Rom und das Christentum. Curò la terza edizione dei Padri Apostolici del Funck (1924) e ne aggiunno pure la Storia della Chiesa, che da ultimo pubblicò, rifatta ottimamente, sotto il proprio nome.
Ireneo Daniele
BIKORO, prefeftura apostolica di. - Il ro sett. 1926 arrivarono a B. (Congo Belga) i primi Lazzaristi per evangelizzare il distretto omonimo, situato lungo il medio Congo, poco prima ( 28 genn. detto) ceduto dal vicariato di Nuova Anversa alla prefettura apostolica di Coquilhatville (già Thsuapa).
Il medesimo distretto, integrato da una parte di territorio sulla sinistra del fiume Congo, da Irebu alla confluenza col Kasai, presso Kwamouth, appartenente al vicariato di Léopoldville, costituì dapprima ( 3 genn. 1931) la missione sui inris di B.,