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re alcun nesso di causalità, ma di semplice determinismo, in quanto essi processi permangono inesorabilmente ciechi e fatali, come è caratteristico di qualunque processo fisicochimico.

Ciò dunque che contraddistingue la vita e che la b. tanto più fa spiccare, quanto più essa progredisce, non è l'infinita possibilità di fenomeni fisico-chimici, insita nei tessuti e negli organismi, possibilità superante ogni inventiva umana ed ogni ingegnosità tecnica, attuata od attuabile, ma l'ordine preciso con cui tali fenomeni si effettuano, condizione a sua volta pregiudiziale perché sul pur meraviglioso svolgersi di essi fenomeni si delineino e finalmente erompano quegli avvenimenti ancora più meravigliosi, circonfusi di un carattere trascendentale, rappresentati dalle funzioni dei singoli organicon le loro insopprimibili finalità.

Va da sé che quanto abbiamo detto oltre che per qualunque funzione vale, in modo particolare, per le funzioni introspettive, in tutta la loro gamma, dalla semplice sensazione alla divinatrice intuizione del genio. Possiamo ammettere, e non concedere, che un giorno, ad es., si riesca a costruire una fibra muscolare e togliere il velo su tutti gli avvenimenti chimici e fisici che condizionano una contrazione; ma da questi avvenimenti che rendono possibili quelle materiali contrazioni muscolari che determinano lo slancio dell'eroe e lo proiettano nell'estremo olocausto non potremmo mai assurgere alla sublimità del suo ideale.

Nel definire la b. ed i suoi compiti ci siamo preoccupati di mettere sull'avviso come la speranza di spiegare la vita con un semplice meccanicismo chimico e fisico vada al di là delle possibilità della b. stessa, nonostante le sfolgoranti vittorie di questa, perché all'apice di tale meccanicismo, innegabile negli esseri viventi, ci imbattiamo sempre in fenomeni di carattere trascendente, che sono proprio quelli che caratterizzano la vita stessa. Ma se la b. non è la dea onnipossente che toglie o potrà togliere il velo del mistero della vita, resta pur sempre che questo novello e fervido ramo della b., offre allo studioso un campo di indagini che non accenna ad avere limiti e nel quale ci si può avventurare con l'ardimento e l'entusiasmo di un pioniere, che si accinga ad esplorare una fiorente regione ancora sconosciuta. Non è però 2^{°} Cendere che la verginità di tale terreno renda facile e agevole il progresso della b., che anzi le difficoltà che essa incontra sono certo superiori a quelle che si oppongono al progresso della chimica e della fisica, con le quali la b. ha in comune la metodica.

Tali difficoltà innanzi tutto sono inerenti alla complessità stessa dei sistemi biologici, anche se li vogliamo schematizzare alla stregua di semplici sistemi fisico-chimici. Tali sistemi infatti, siano essi rappresentati dagli organismi in toto o dalle loro parti, sono tutti sistemi colloidali e, come tali, l'andamento dei processi biochimici che in essi si svolgono è influenzato dalla immensità di superfici interfasali presenti e costituenti una variabile indipendente, che di solito non figura nei processi studiati dalla chimica e dalla fisica pura e che li complica a dismisura. I biocolloidi (v. COLLOIDI) d'altra parte sono colloidi sui ge-

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neris, costituiti da molecole complesse, enormi ed estremamente labili (proteine); esse poi appartengono alla classe degli anfoliti e sono dotate di altissimo potere di imbibizione, il quale può variare di momento in momento, a seconda di infinite circostanze interne ed esterne agli organismi stessi. Non solo, ma la sede dove i processi biochimici si svolgono è rappresentata dalle cellule, di cui ogni essere vivente è formato, le quali, come è noto, sono unità microscopiche. E in questo ambiente infinitesimale che il biochimico deve cogliere ed indagare processi chimici, che spesso sono di una complessità sconcertante per numero, varietà ed interferenza, ed è in questo ambiente, dove l'integrità delle delicatissime strutture del protoplasma esercita una influenza fondamentale sull'andamento dei processi biochimici in esso attuantisi, che il biochimico deve avventurarsi, rinunciando a tutti quei reattivi, che, per la loro energica azione, utilmente impiegati dal chimico puro sarebbero disastrosi, agli effetti dei compiti che il biochimico si prefigge, se egli li applicasse nelle proprie ricerche.

Come si vede la b. avendo davanti a sé un campo smisurato e inesplorato deve procedere tra difficoltà tecniche spesso scoraggianti, il che accentua ancor più il valore delle sue ininterrotte conquiste.

Brat.: S. W. Cole, Practical physiological chemistry, Cambridge 1933; R. Margaria, Chimica e fisica-chimica fisiologica, Milano 1938; P. Rondoni, B., Torino 1945; J. Brachet, Embriologie chimique, Parigi 1947; G. Quagliariello, Lezioni di b., Napoli 1947 .

Achille Roncato
BIOGENETICA, LEGGE. - L'originaria formulazione data da E. Haeckel (v.) al cap. 20 dell'opera Generelle Morphologie der Organismen (1866), 41^{°} tesi ontogenetica, dice che "l'ontogenesi è la breve e rapida ricapitolazione della filogenesi, determinata dalle funzioni fisiologiche dell'eredità e dell'adattamento"; ossia i successivi stadi di sviluppo dell'individuo ripeterebbero, in breve, gli stadi che, secondo la teoria trasformista, sarebbero stati lentamente attraversati nel corso dell'evoluzione (v.) dalla specie a cui l'individuo considerato appartiene.

Tale asserto poggia sulla constatazione di somiglianze strutturali fra certi stadi dello sviluppo di organismi superiori (ad es. embrioni di mammiferi) e gli stadi definitivi di organismi inferiori (ad es. rettili, anfibi e pesci) comparsi sulla terra precedentemente e considerati dal trasformismo come loro progenitori. Haeckel giunse ad affermare che «la filogenesi è la causa meccanica dell'ontogenesi» (Studien zur Gastron-Theorie, 1877).

Già T. Harvey nel suo trattato sui movimenti del cuore e del sangue negli animali inferiori (1628) aveva osservato che ogni animale attraversa, nel corso del suo sviluppo, stadi corrispondenti alle diverse organizzazioni della scala animale. Due secoli dopo Stefano Geoffroy-St-Hilaire rilevò il parallelismo fra le forme adulte degli animali inferiori e quelle embrionali degli animali superiori e lo attribui a quella "unità del piano di organizzazione" ch'egli sosteneva in contrasto con la tesi sostenuta da G. Cuvier sull'esistenza fin dall'origine di quattro gruppi animali distinti. Analoghe osservazioni fecero J. Meckel (1811), E. R. de Serres (1842, che assimilò l'organogenesi umana a una anatomia comparata transitoria), L. Agassiz (1857), i quali precisarono le rispondenze fra lo sviluppo embrionale e la successione cronologica e organizzativa dei vari gruppi animali, senza però giungere a una netta interpretazione evoluzionistica. Lo stesso Darwin, occupandosi estesamente dell'argomento nel cap. 14 della sua opera Sull'origine delle specie, affacciò tale interpretazione con molta prudenza, poiché disse: * Siccome lo stato embrionale di ogni specie e di ogni gruppo di specie ci dimostra in parte la struttura dei loro antichi
progenitori meno modificati, ci è facile desumere la ragione per cui le forme di vita antiche ed estinte debbono rassomigliare agli embrioni dei loro discendenti, cioè alle nostre specie esistenti. Agassiz crede che questa sia una legge di natura, ma io mi limito a dichiarare che spero di vedere in seguito confermata la verità di questa legge" (trad. Canestrini, p. 401). Il primo a dichiarare esplicitamente che l'ontogenesi va considerata come una ricapitolazione della filogenesi fu Fritz Müller che vi fu condotto da studi sull'embriologia e l'anatomia comparata dei cristacci ed echinodermi ed enunciò questa tesi nel suo lavoro Für Darwin (1864). Due anni più tardi E. Haeckel diede a tale concetto una formulazione precisa, lo innalzò al valore di "legge biogenetica fondamentale" (biogenetische Grundgesetz) e vi tornò ampiamente dipoi, applicandola all'uomo nella sua Anthropogenie (1874, la cui 3^{°} ed. è ricca di 30 tav. e 500 fig.) e modificandola anche in seguito alle critiche che ben presto gli vennero rivolte. A partire da questo momento infatti si accese la controversia fra sostenitori e detrattori e i lavori pro e contro si moltiplicarono così che è impossibile riferirli in breve. Favorevoli furono o sono, fra gli altri, H. Schmidt, D. Ross, G. Colosi; contrari E. von Baer, L. Vialleton, W. Garstang; meno recisi C. Emery, M. Caullery, L. Carénot. Attualmente le dispute, al pari di quelle più generali sull'evoluzionismo, sono alquanto sopite e considerate più materia di speculazione filosofica che non argomento di investigazione direttamente utile al progresso dell'indagine sperimentale.

Collegata da Haeckel con la sua «teoria della gastrea» (secondo la quale lo stadio embrionale di gastrula, comune a quasi tutti gli animali, sarebbe la ripetizione di una ancestrale forma-stipite detta g a strea) e inquadrata nella sua concezione monistica (v. AIONISMO), la legge b. venne accolta con favore dai seguaci del trasformismo. Per suo merito infatti l'embriologia entrava come ausiliaria della paleontologia e dell'anatomia comparata nella ricostruzione degli alberi genealogici delle specie, fornendo preziosi indizi per colmarne le lacune: così la dentatura embrionale delle balene attesterebbe la loro derivazione da progenitori muniti di denti, come altri cetacei. Inoltre la legge b. spiegava facilmente l'esistenza di strutture transitorie, come gli archi branchiali embrionali dei mammiferi, apparentemente non necessarie allo sviluppo, attribuendo loro un significato puramente filetico.

Ma contro la concezione haeckeliana ben presto sorsero critiche e la disputa fu particolarmente violenta sul finire del secolo scorso e agli inizi di quello attuale, degenerando talora nella polemica personale. Ora, a prescindere dalle accuse di travisamento e mistificazione rivolte a Haeckel a proposito di certe sue citazioni e prove illustrative, è ormai generalmente riconosciuto che la corrispondenza fra stadi ontogenetici e supposti stadi filogenetici è spesso soltanto superficiale e grossolana.

Le critiche principali sono: 1) Ancorché apparentemente consimili, gli abbozzi embrionali non possono mai esattamente paragonarsi ad organi definitivi : così gli archi branchiali fetali dei mammiferi non potrebbero funzionare come quelli dei pesci adulti, dai quali differiscono pure per l'anatomia. E l'evoluzione organica embrionale (p. es., quella delle cavità del cuore) non è direttamente assimilabile all'evoluzione degli stessi organi negli adulti della serie animale. 2) Esiste eterocronia, cioè diversità di successione cronologica, fra parecchie strutture embrionali e le stesse nella ipotetica serie filetica. Cosi l'aspetto gastruale delle spugne addotte da Haeckel come esempio di struttura definitiva ancestrale (archigastrale) è successivo agli stadi larvali mentre negli embrioni lo stadio di gastrula è fra i più precoci; parimenti l'amnios compare embriologicamente assai presto nei rettili, uccelli e mammiferi, ma è presente solo in queste tre classi di animali, comparse sulla terra relativamente tardi, dopo i pesci e

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gli anfibi. 3) Nello sviluppo dell'individuo si riscontrano stadi (come la ninfa degli insetti) o organi embrionali (come l'amnios e l'allantoide dei vertebrati superiori) o ancora stadi embrionali di organi definitivi (come quello di vescicola dell'occhio) che non hanno alcuna rispondenza in strutture definitive di animali inferiori né attuali né, per quanto si sa e appare logico inferire, estinti. 4) La legge b. si accorda con la concezione filogenetica lineare di serie animale, ma la consistenza e le caratteristiche di questa restano da precisare.

Tali critiche erano già state adombrate da von Baer (incautamente citato da Haeckel a proprio favore e da lui vivacemente smentito) nella sua quarta legge sullo sviluppo embrionale, secondo la quale l'embrione di un animale non assomiglia mai all'adulto di un altro animale, ma eventualmente soltanto al suo embrione. I confronti sarebbero perciò leciti soltanto fra embrioni, non fra questi ed adulti. E anche tale comparabilità, già rilevata nei famosi disegni di G. His (1874) di embrioni di uomo, maiale e pollo, è discutibile: infatti G. Hertwig rilevò che già i primi stadi di vari embrioni (blastule e gastrule), anche se superficialmente simili, sono in realtà ben diversi, come attesta la precoce comparsa di lievi differenze che, accentuandosi in seguito, rivelano l'esistenza fin dall'origine dell'indirizzo di ciascuno verso il tipo adulto, peculiare della rispettiva specie.

Haeckel e i suoi sostenitori cercarono di confutare e, in parte, di prevenire le critiche.

Così alla prima e alla terza obiezione lo stesso Haeckel oppose la distinzione fra caratteri embrionali palingenetici (da vó̀̀ıv= di nuovo, ripetuto), che sarebbero quelli rispondenti ai caratteri definitivi dei progenitori e quindi in accordo con la legge b., e caratteri cenogenetici (da xavós - nuovo), che sarebbero quelli peculiari dell'embrione, adattati alla sua speciale vita e quindi non rispondenti alla legge b.: la manifestazione della legge, rivelata dalla palingenesi, sarebbe perciò più o meno "falsificata" dalla cenogenesi, il cui intervento spiegherebbe (con comodità forse eccessiva!) ogni alterazione nei parallelismi fra embrioni ed adulti. Inoltre l'accelerazione o tachigenesi dei processi embrionali rispetto a quelli filogenetici spiegherebbe l'esistenza di stadi di sviluppo «condensati» e accavallati, come quello di crisalide, che non hanno corrispondenza in stadi definitivi di organismi inferiori. Alla seconda obbiezione Rosa ed altri risposero che i confronti non vanno fatti fra interi embrioni e interi adulti, nessuno stadio dei primi corrispondendo mai totalmente ad alcuno dei secondi, ma soltanto fra singoli orgasti o strutture degli uni e degli altri, indipendentemente dalla loro successione cronologica. Infine all'ultima obbiezione, che tocca l'evoluzionismo nelle gravi questioni dell'eredità dei caratteri e della derivazione unica (monofiletismo) o plurima (polifiletismo) dei viventi, si rispose (Rosa) che la b. non sancisce la necessità della derivazione di un dato gruppo animale da un unico progenitore né, tanto meno, pretende che un dato gruppo vivente derivi da un altro pure vivente (ad es. che gli anfibi attuali derivino da pesci attuali), ma dice soltanto che i primi ebbero degli antenati con caratteri comuni ai secondi. Inoltre nell'ontogenesi si erediterebbero non già i caratteri somatici appariscenti dei progenitori, sebbene la loro potenziale capacità di insorgenza, insita fin dal germe nel patrimonio ereditario (idioplasma) della specie; altrimenti non si spiegherebbe la trasmissibilità ai figli di caratteri che i genitori non hanno, ad es., le strutture dell'ape operaia da parte del fuco e della regina.

Ora, a prescindere dall'ulteriore discutibilità delle giustificazioni addotte, è certo che esse limitano siffattamente la portata della legge b. da ridurne assai il primitivo valore, tanto da far concludere al Morgan (Embriologia e Genetica, Torino 1938, p. 183) che «se la teoria della ricapitolazione è una legge, questa legge presenta tante eccezioni che diventa inutile e dannosa». Ciò non annulla interamente la rilevabilità di parallelismi fra strutture embrionali e strutture definitive; ma attribuire a tali somiglianze, spesso
più apparenti che sostanziali, il significato biogenetico presenta, aggravati, i pericoli insiti nella metodologia trasformista che da fenomeni di similitudine e di successione ricava conclusioni di parentele e di derivazioni. Resta a vedere perché questi parallelismi esistano, alcuni biologici spiegherebbero alla legge della correlazione fra le parti di Cuvier, altri fecero appello ai concetti di unità del piano di organizzazione della natura o al principio finalistico della necessità di un dato indirizzo nei processi di sviluppo. Ma tali considerazioni esulano in gran parte dal campo strettamente sperimentale per entrare in quello filosofico. E di un interesse puramente storico-speculativo è oggi da molti considerata la concezione haeckeliana, alla quale va tuttavia ascritto il merito di aver favorito, soprattutto all'epoca della sua enunciazione, il fervore della ricerca scientifica.

Bibl.: La letteratura sulla legge b. è vastissima perché non vi è opera o capitolo sulla teoria dell'evoluzione che non ne tratti più o meno ampiamente. Qui sono riportati soltanto alcuni dei lavori più significativi.
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pp. 261 e 6(1); E. Guyonot, L'origine des espèces, Parigi 1944, pp. 46-49; G. Colosi, La dottrina dell'roduzione, Firenze 1943, pp. 92-117; V. Marcuzzi, La vita e l'uomo, Milano 1946, pp. 185189; id., Evoluzione o creazione?, ivi 1948, pp. 46-47. Sergio Beer

BIOLOGIA. - Dal greco β ís « vita» e λ ó γ s «discorso, ragionamento ", è la scienza della vita nella sua fenomenologia normale e patologica. Secondo il Treviranus (1776-1837), che ne usò per la prima volta il termine, la significa: lo studio delle differenti forme che riveste la vita organica, delle differenti condizioni e delle leggi che presiedono alla sua esistenza e delle cause che determinano la sua attività. Con questo concetto originario è attribuita al termine una impronta vitalistica in quanto l'insieme dei fenomeni che ad esso si riferiscono sono soggetti a forze che non si riscontrano nel mondo inorganizzato. Moltissimi biologi sono anche oggi convinti che se il mondo organico e organizzato è soggetto a leggi della fisica e della chimica è anche dominato da forze sconosciute al mondo fisico; altri invece ritengono che le forze "vitali» sono oscure e apparentemente metafisiche ma che con i progressi della scienza anch'esse verranno valutate con le stesse leggi del mondo fisico. Tale corrente materialistica della vita trova in Lamarck uno dei primi fautori.

Il termine b. può essere usato in senso lato, secondo la definizione data, come in senso stretto, cioè come studio dei costumi e del modo di vivere (ecologia) dei vari animali e delle varie piante. Col termine b. generale si intende una disciplina che consideri tutti i fenomeni vitali in modo sintetico così da vederne le leggi generali che li guidano. Se ci riferiamo ad uno dei trattati più moderni di b. generale, ad es. quello del Cotronei, vediamo che la materia è suddivisa nelle seguenti parti e nei seguenti capitoli: la parte 1ᵃ tratta della «organizzazione biologica" con i capitoli sui limiti delle scienze biologiche, sul meccanicismo ed il vitalismo, sulla origine della vita, sulle differenze tra animali e vegetali, sulla struttura colloidale del protoplasma, sulla cellula in generale, sulla costituzione chimica degli organismi, sulle attività vitali delle cellule, sulla riproduzione cellulare e degli organismi, sullo sviluppo embrionale, sulla struttura dei tessuti, sull'accrescimento, la vecchiaia e la morte. La parte 2ᵃ tratta della «eredità e degli ambienti biologici»; la parte 3ᵃ della «morfologia», ovvero l'anatomia dei viventi (in questo libro limitata ai vertebrati per ragioni didattiche) comparativamente, così da comprendere il valore delle strutture.

Vastissimo è il campo della b. e pertanto sono sorte varie discipline biologiche. Si può innanzi tutto distinguere una b. animale, che si occupa della fauna, ed una b. vegetale che si occupa della flora, sebbene la divisione tra i due regni non sia netta per la presenza di viventi che rappresentano condizioni intermedie. Gli organismi possono essere studiati secondo diversi aspetti: la loro struttura, la loro attività o funzione, le loro anomalie. Abbiamo così tre vasti gruppi di discipline che comprendiamo con i termini di morfologia generale, fisiologia generale e patologia generale. Alla morfologia appartengono la citologia che studia la cellula, l'embriologia che studia le fasi dello sviluppo, l'istologia che considera l'associazione delle cellule che costituiscono i tessuti degli organismi pluricellulari, l'organologia che studia gli organi e l'anatomia che studia le varie parti degli organismi. Discipline particolari sono l'anatomia comparata che indaga attraverso la comparazione della struttura nelle varie specie animali il valore morfologico delle varie strutture e l'anatomia umana che si occupa esclusivamente della struttura dell'uomo. Alla fisiologia appartengono la biofisica e la biochimica che si occupano rispettivamente degli aspetti fi-
sici e chimici delle funzioni vitali; la fisiologia umana si occupa delle funzioni dell'uomo considerato come animale. La patologia che tratta dei processi abnormi e morbosi degli organismi si distingue in patologia vegetale, animale e umana. La patologia umana si distingue in medica e chirurgica. Un lato della patologia è quello studiato dalla patologia generale che si occupa dei dati generici dei processi morbosi umani, quali l'insorgere dei processi, la fenomenologia, il modo di distinguerli e classificarli, lo studio del suo andamento, le previsioni sull'esito e l'esito stesso. Discipline ad essa collegate sono la batteriologia che studia la vita dei microrganismi patogeni e non patogeni (che causano o no malattie), la parassitologia che si occupa degli organismi che vivono su altri organismi arrecando loro danno e lesioni, la teratologia che indaga sulle mostruosità mettendone in luce il meccanismo embriologico. Altri rami della b. sono la sistematica coologica e botanica che si occupa della classificazione degli animali e delle piante in gruppi affini, la genetica che si occupa della trasmissione dei caratteri ereditari e il loro comportamento nelle discendenze, l'etologia che studia gli organismi nel loro ambiente (la biogeografia ne è un ramo e studia i fattori che governano la distribuzione geografica degli organismi), la oceanografia, l'idrobiologia e la limnologia che studiano rispettivamente la vita nei mari, nelle acque dolci in generale e nei laghi in modo particolare. Va compresa tra le scienze biologiche, per lo meno secondo alcuni suoi aspetti, la psicologia e precisamente come psicologia sperimentale e psicologia comparata che studiano il comportamento degli animali.

Una serie di discipline biologiche ha carattere eminentemente pratico: la biologia agraria, l'arboricoltura o selvicoltura, l'articoltura, la floricoltura, la patologia vegetale, la batteriologia agraria, l'entomologia agraria, l'idrobiologia applicata alla pesca, la zootecnia, l'avicoltura, la bachicoltura, ecc.

Infine possiamo riunire tutte le discipline biologiche che riguardano la specie umana, quali l'antropologia che tratta delle varie razze umane, la paleontologia umana che tratta degli uomini fossili, l'antrapometria, l'eugenica, l'ereditarietà umana, l'etnologia, l'etnografia, la sociologia, la patologia costituzionale, la psicologia umana ed infine tutto il gruppo delle scienze mediche.

Bim.: T. Petzeli, Methodik der wissenschaftlichen Biologie, Berlino 1928; G. Chiarugi, Trattato di embriologia, 2 voll., Milano 1929-40; V. Puntoni, Manuale di microbiologia, Roma 1932; G. Negri, G. Gola e C. Capelletti, Trattato di botanica, Torino 1936; G. Cotronei, B. e zoologia generale, Roma 1942; J. Needham, Byschemistry and morphogenesis, Cambridge 1942; C. Jucsi, Introduzione allo studio della genetica, Milano 1944; G. Montaloni, Problemi della b. della riproduzione, Verona 1942; P. Rondoni, Biochimica, Torino 1942; G. Levi, Istologia, ivi 1947.

Alberto Stefanelli
Storia della b. - Lo studio della b. ha inizio nelle scuole italiote nel vi sec. a. C. Da quell'epoca data il primo abbozzo di scienza che, pur continuando a riconoscere la Divinità, causa prima di tutte le cose, investiga, sulla base dell'esperimento biologico, le cause seconde, aggredibili dallo studio umano.

In tal modo si esprime Alcmeone da Crotone, il primo dei grandi «fisiologi» (studiosi della natura). Con lui ha inizio la investigazione anatomica e il tentativo di spiegazione dei fenomeni fisiologici. Si formulano le prime leggi biologiche con il concetto della isonomia per la quale l'organismo si considera composto di varie coppie di contrari, dalla cui giusta proporzione emerge lo stato normale, mentre dalla sproporzione ha origine la malattia (monarchia). Contemporaneo, e in discussione di priorità, è il principio della enantion, ideato da Pitagora. Mentre esso, però, ha carattere prevalentemente cosmico, quello alcmeoniano è più direttamente biologico. Ad Empedocle di Agrigento (vi-v sec. a. C.) si deve la specificazione della isonomia con il riconoscimento di quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco) che egli chiama a radici di tutte le cose n. Anche l'organismo animale avrebbe tale costituzione, e le sue varie funzioni si effettuerebbero in virtù della legge magica della similarità. A Filolao di Taranto si deve il principio fonda-

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mentale della correlazione del microcosmo col macrocosmo. Dal principio empedocleo dei quattro elementi, la scuola ippocratica svolse il concetto umorale, dove gli elementi furono sostituiti dagli umori (bile nera, sangue, flegma, bile gialla). Questa teoria mise solide basi nel concetto biologico, imperando fino al secolo scorso, mentre oggi risorge nella teoria degli ormoni. Anche in essa la salute è costituita dalla perfetta proporzione, mentre la corruzione o l'accesso di uno di essi costituisce la malattia. Ad Aristotele si deve l'ampliamento dello studio della b. e la instaurazione di un sistema dottrinario; per il che venne detto padre di questa scienza. Suo è il primo tentativo di una classificazione delle forme viventi dove queste, per gradi, partendo dalle piante, attraverso i molluschi, gli arrotondi, i crostacei, i rettili e i mammiferi, giungono fino all'uomo. Fu il fondatore dell'anatomia comparata e il primo, si dice, ad eseguire disegni anatomici. Riconosce i quattro elementi empedoclei cui aggiunge una "quinta essenza». A lui si deve, pertanto, il principio di fondere scienza e filosofia nello stesso metodo di ricerca, che dovrà essere sostituito col metodo induttivo dal Galilei; e così pure la instaurazione della dottrina della generazione spontanea, principio che venne in seguito svisato e esagerato (v. cENEBAIOISE SPONTANEA).

La b. vegetale ebbe un primo studioso in Teofrasto di Efeso (IV sec. a. C.) allievo di Aristotele. A lui si deve un libro su la Storia e uno su le Cause delle piante. Lo studio della b. ebbe il suo apogeo, per quanto riguarda l'anatomia e la fisiologia, nelle scuole alessandrine (fine del IV sec. a. C.), specialmente per merito di Eredilo ed Erasistrato (v. aNATOMIA). Altri studiosi degni di nota furono, sebbene anteriori e quindi meno evoluti, Diosiopo di Coo e Prassagora di Coo. La b. ha larga parte nella Storia Naturale di Plinio ( x 3-79 d. C.). In essa si trovano esaurientemente trattate, per l'epoca, la botanica, la zoologia, la medicina, insieme con la mineralogia, la geografia, ecc. Questa opera ha il merito di avere raccolto quanto si conosceva a quel tempo. Coetaneo è Pedacio Dioscoride di Anazarbo, autore di una vastissima opera sulle piante, animali e vegetali che egli considera, però, solo dal lato terapeutico. Da questa opera presero spunto quasi tutti gli autori posteriori che trattarono dello stesso argomento (Pseudo-Apuleio, Macer Floridus, ecc.). Di b. si occuparono anche, per glorificare la creazione divina, molti Padri della Chiesa, nelle loro omelie e negli exaemeron (s. Ambrogio, s. Agostino, Nemesio, ecc.). Importante tra questi è s. Basilio che dedicò particolare interesse agli studi scientifici. Notevoli sono pure s. Ildegarda, autrice della celebre Fisica e s. Isidoro di Siviglia, autore delle Origini; né va dimenticato lo Speculum Naturale del domenicano Vincenzo Bellevacense, molto interessante poiché ci dà il quadro delle conoscenze in materia. Più importante, però, per un principio di libertà di pensiero scientifico, è l'opera di s. Alberto Magno esplicantesi anche nel campo biologico, poiché egli ebbe l'ardire di contrapporre il proprio pensiero alle asserzioni pliniane accettate, in genere, dogmaticamente. Un altro studioso della b. ancorché rivolgesse lo studio delle piante alle loro utilità farmacologiche, fu Simone Cordo detto Simone Genovese, cappellano di Bonifacio VIII, autore di una Classis sanationis. Con l'instaurarsi del pensiero della rinascita, anche la b. ebbe un notevole impulso. Il rinnovato studio della natura spinge scienziati e filosofi a tentarne i misteri onde hanno sviluppo la filosofia naturalistica e la cosiddetta magia naturale, da considerarsi un prodromo del metodo sperimentale. Leonardo da Vinci, con i suoi studi anatomici e le osservazioni di fisiologia, di botanica, merita una prima particolare attenzione. Egli studiò l'accrescimento delle piante, scoperse la legge seguita dalla nascita delle foglie nei rami, vide i cerchi concentrici del fusto, dai quali si stabilisce l'età delle piante, intuì l'esistenza di una circolazione nei vegetali, sperimentò l'azione di sostanze tossiche sullo sviluppo delle piante, e ottenne soluzioni alcoliche di clorofilla. Nel 1513 Leone X istituì la prima cattedra di semplici, cui fu chiamato Giuliano da Foligno. Contemporaneamente si formo, nel giardino del Belvedere, un primo orto dei semplici. Seguendo lo spirito della rinascita, si compie anche in b. la revisione delle antiche
opere : importante in questo scopo il De erroribus Plinii et aliorum ecc. di Niccolò Leoniceno. Sorgono i primi orti botanici, oltre a quello di Roma, di cui i più celebri furono quello di Pisa ( 1544 ) e di Padova ( 1545 ). Venezia ne avrebbe avuto uno fino dal 1533 . Studiosi eminenti furono L. Ghini, F. Bonafede, l'Anguillara (L. Squalerno) per la b. vegetale e la sistematica e la distinzione di nuove specie; P. A. Mattioli, C. Durante, F. Calzolari, P. Castelli, B. Maranta, F. Imperato, per gli stessi studi e per l'applicazione farmacologica dell'uso delle piante. Si testa una classificazione (M. Lolse-A. Cessópina); a quest'ultima si debbono osservazioni importantissime in tutto il campo della b. vegetale. Un particolare impulso alla conoscenza della flora dei paesi del nuovo continente fu dato da P. Alpino che descrisse bene quella dell'Egitto, mentre tra gli stranieri vanno ricordati J. Ruel ( 1479-1589 ) e C. de Lécluse ( 1526-1609 ).

Nella b. animale importantissima fu la scoperta della circolazione del sangue ad opera di A. Cesslpino e R. Colombo. Invariata, invece, rimase la teoria umorale (anche se vi si ebbero tentativi di mutamento) e la funzione dei vari organi ricondotta alle virtutes. Interessanti, per la zoologia, furono gli studi di U. Aldovrandi, mentre a cavalier fra il xvı e il xvir sec., è il chirurgo M. A. Severino ( 1580-1656 ), studioso dell'anatomia comparata, convinto assertore della uniformità della intima struttura di tutti gli esseri organizzati, i quali si differenzierebbero tra loro solo per una apparenza esteriore. Egli estese le sue conclusioni anche al regno vegetale. La sua Zootomia democratica deve essere considerata il primo trattato di anatomia comparata. Ha inizio in questo periodo lo studio della embriologia con le ricerche di G. Fabrizi d'Acquapendente, sugli embrioni dei mammiferi e sul pulcino. Nel sec. xvir, gli studi della b. conseguirono un successivo impulso. A parte la concezione chimiatrica e iatromeccanica dell'organismo (v. FISIOLOGIA), spunti rispettivamente delle moderne chimica e meccanica fisiologica, la b. si avvantaggiò, in questo secolo, sia di nuovi strumenti che ampliavano il campo delle indagini, sia di nuove organizzazioni che resero possibili studi, ricerche ed esperienze fornendo agli scienziati le possibilità materiali e spirituali adatte al loro compito. Lo strumento più importante fu certamente il microscopio, la cui scoperta ondeggia tra lo Jansen, il Fontana e il Galilei. Altri strumenti, utili per questo genere di ricerche, furono il termometro, la cui applicazione all'organismo animale devesi a S. Santorio, il pulsilogio (Galilei, Santorio), l'igrometro, il lacrometro, ecc. Utilissime furono pure le istituzioni delle accademie scientifiche (dei Segreti, dei Lincei, del Cimento, dei "Naturae Curiosorum", di Francia, la a Royal Society", ecc.). Il metodo sperimentale comincia a mettere salde radici, promosso dai pensatori italiani (Campanella, Bruno, Telesio, ecc.) e affermatosi con Cartesio, Bacone, Galilei. Tra i maggiori biologi di questo tempo son da ricordare F. Redi con i suoi primi studi sistematici di parassitologia, con le prime negazioni della generazione spontanea degli insetti, del veleno delle vipere, ecc.; M. Malpighi, primo studioso della istologia generale, scopritore dei capillari sanguigni, delle cellule, dei corpuscoli sanguigni, di quelli della milza, ecc. Importanti i suoi studi di anatomia comparata, dell'uovo incubato, che furono impulso a ulteriori ricerche embriologiche sull'anatomia delle piante. A. Vallisnieri si occupò della generazione degli insetti (negando quella spontanea degli insetti delle galie) e descrisse l'anatomia dei vermi; D. Cestoni, scopritore, insieme a G. C. Bonomo, della origine acarica della scabbia, fu studioso di più vasti argo-

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menti di b. e di fenomeni naturali (alghe, funghi, molluschi, anfibi, chirotteri ecc.). Tra gli stranieri vanno ricordati G. Bauhin, riconosciuto il primo dei sistematici per aver fatto uso più corrente della nomenclatura binomiale; J. Jung, J. Ray, cui si devono tentativi di classificazione zoologica; J. Pitton de Tournefort, botanico illustre. A G. Harvey si deve il completamento della scoperta della circolazione del sangue e studi sulla generazione degli animali; a J. Swammerdam si debbono importanti studi anatomici sugli insetti e sulla loro generazione; inoltre Hooke compi osservazioni microscopiche importanti sulla cellula, mentre A. Leeuwenhock, scoperse gli infusori e ideò speciali tipi di microscopio. Egli descrisse anche gli spermatozoi (che erano già stati visti da G. de Hamme) con i quali dette un appoggio alla teoria del preformismo, contro quella della epigenesi. Gli studi di anatomia comparata hanno, nel Seicento, uno sviluppo importante; essi ricordano i nomi di G. Peresult, di E. Tyzzon di Grew (al quale si deve l'adozione del termine "anatomia comparata") e di G. Blaes, autore delle Anatomiae animalium. Il sec. xviri è caratterizzato in b. da profondi dissensi preannuncianti più gravi rivolgimenti. La b., quale "scienza della vita", ha profonde ripercussioni nel pensiero religioso, ed il Settecento è l'epoca in cui i liberi pensatori, i deisti e i cristiani combattevano per le loro idee; l'epoca nella quale si sviluppa la cosiddetta filosofia della natura, che offre un indirizzo del tutto caratteristico al pensiero scientifico, mentre si cominciano a delineare i primi sintomi della questione dell'origine della specie. Interessante, in b., è anche il dissidio tra vitalisti e meccanicisti (G. E. Stahl e F. Hoffmann). In questa epoca, C. Linneo scrive il suo Systema Naturae nel quale vengono classificate piante ed animali. Il sistema comprende classi, divise in ordini i quali comprendono a loro volta i generi, divisi in specie. Il piano generale del sistema fu stabilito nel 1735 , l'edizione definitiva è del 1758. Di ciascun genere e ciascuna specie egli dette una definizione nella stessa denominazione. Contrario al concetto di sistematizzare, implicante l'idea della fissità della specie, si dimostrò G. L. Leclercq, conte di Buffon, autore di una poderosa Storia Naturale nella quale si trovano i primi segni della teoria della evoluzione darwiniana. Le sue idee vennero esaminate da Erasmo Darwin, nonno di Carlo, che doveva dare loro un ben altro sviluppo. L'anatomia comparata vanta i nomi di Vicq d'Azyr, che si occupò particolarmente della correlazione degli organi, e di J. Hunter, anatomico, fisiologo, chirurgo, paleontologo. A L. Spallanzani si deve l'instaurazione della fisiologia sperimentale, la negazione della generazione spontanea degli infusori nonché importanti studi sulla digestione, respirazione, ecc. In embriologia emerse G. F. Wolff il quale dette a questo studio un indirizzo particolare sebbene fosse molto combattuto da A. Haller, sommo fisiologo svizzero cui si deve la teoria della irritabilità.

Il sec. xix è l'epoca nella quale la b. acquista il massimo sviluppo e prende appunto questo nome datogli da G. Treviranus. L'anatomia comparata prende il suo definitivo orientamento con G. Cuvier e con la formulazione dei principi fondamentali dati da S. Geoffroy-St-Hilaire cui si deve la costituzione del suo piano organico. Il massimo impulso di questa scienza, nel sec. xix, si dovette a G. Müller, Owen e Gegenbaur sebbene con indirizzi differenti. Nasce, come studio a sé, la paleontologia, di cui R. Owen fu uno dei primi esponenti. Nello stesso periodo si
delinea lo studio dell'origine della specie. In opposizione alla idea della morfologia discontinua, quella della evoluzione, affacciatasi con G. Lamarck ebbe l'appoggio di Geoffroy-St-Hilaire ma l'opposizione di Cuvier, onde sembrò tramontare. Ripresa in seguito da H. Spencer, lo stesso concetto (sui venne dato il nome di evoluzione) ebbe il massimo impulso con C. Darwin il quale basò la selezione naturale sulla lotta per l'esistenza. L'idea di Darwin fu completata da Th. H. Huxley il quale ammise la provenienza dell'uomo dagli animali. Tra coloro che videro in questa teoria un'arma per combattere la religione, fu E. Haeckel il quale però non rifuggì dal ricorrere a stratagemmi quando i fatti non gli davano ragione. Al principio della selezione venne aggiunto, in seguito, quello di C. von Naegeli (Progression-gesetz) cui si deve il concetto di idioplasma, quello delle mutazioni (U. De Vries) e quello della ologenesi di D. Rosa. Malgrado numerose opposizioni (Flourence, Claude Bernard, Pasteur, Quatrefages, ecc.) l'evoluzionismo proseguì, fino ad oggi, con varia vicenda.

Ad essa modernamente si collega la genetica e l'ereditarietà, ricollegantisi a loro volta con i primi tentativi degli ibridisti del sec. xviri; le cui ricerche ebbero il punto culminante con la scoperta di G. Mendel (1865) preceduta da quella di Ch. Naumin (1861). Lo studio della materia vivente ebbe fondamentali sviluppi con la migliore conoscenza della cellula considerata come base della costituzione dell'organismo animale e vegetale (T. Schwann, Schleiden, Bizzozzero, Remak, ecc.). La generazione ebbe studiosi appassionati specialmente nel campo della fecondazione artificiale già iniziata dallo Spallanzani e ripetuta da O. Hertwig e T. Boveri. La teoria della generazione spontanea ebbe l'ultimo colpo con le esperienze di L. Pasteur, le quali anche negarono la generazione spontanea dei microbi. Un nuovo campo di azione si aperse allo studio della embriologia per merito di C. von Baer il quale, preceduto dal Rusconi, elevò l'ontogenesi a disciplina autoctona. L'embriologia sperimentale ebbe inizio con la esperienza del Baer e del Remak e proseguì con quelle di Huxley e Agassiz, le quali condussero alla legge di Haeckel (lo sviluppo ontogenetico riassume quello filogenetico) ma la vera embriologia sperimentale fu instaurata da G. Roux.

La grande scoperta dell'esistenza dei microbi, già intuita nei secoli scorsi e dimostrata da A. Bassi nel 1835, cui fecero seguito L. Pasteur e R. Koch, creatori della scienza microbiologica, allargò grandemente il campo degli studi biologici, estendendoli alle forme invisibili animali e vegetali. Così pure la fisiologia e la paleontologia si giovano molto dei progressi delle scienze ausiliari e dello sviluppo dei nuovi concetti, specialmente nel campo della fisica e della chimica, nonché della microbiologia, mentre l'anatomia evolveva le sue indagini e le sue applicazioni verso nuovi indirizzi (antropologia, costituzionalismo, anatomia del vivente, ecc.).

Bon.: W. M. Bayliss, Principles of general Physiology, Londra 1924; J. W. Mavot, General Biology, Nuova York, 1936; G. Cotronci, B. generala, Roma 1942. Adalberto Pazzini

BIOMETRIA (Antrorometria). - I. Origini e DEFINIZIONE. - La b. è nata nel momento storico in cui si cominciava a sostituire nelle scienze della vita, in generale, il metodo qualitativo con quello quantitativo, quando cioè si tendeva a rendere misurabili i concetti di grande o di piccolo, di lungo o di alto, di leggero o di pesante, di denso o di fluido. Era questo infatti l'indirizzo che sorgeva alla fine del sec. xVI e poi,

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ancora più, nel xvir, con le grandi opere di Cartesio e Bacone da Verulamio, se non si vuol citare lo stesso Galileo come vero fondatore del nuovo metodo di indagine scientifica. In questa atmosfera, anche nello studio sintomatico degli esseri viventi, si veniva introducendo il metodo quantitativo. Santorio Santorio da Capodistria (1561-1636) è forse l'iniziatore di tali ricerche e fondatore di una vera e propria scuola che ebbe una vasta ripercussione in tutta la medicina dell'epoca, specialmente in Inghilterra (con la cosiddetta iatromatematica). Così si cominciarono a misurare le più diverse funzioni e i più diversi caratteri dell'organismo umano sano e malato, mentre si introducevano i concetti di intensità normale (media) di ciascun fatto biologico studiato, quelli di variabilità e di connessione reciproca dei medesimi. Col tempo anche i metodi di rilievo metrico si semplificarono, mentre, ad es., Santorio aveva contato le frequenze del polso con uno speciale pendolo ispirato dall'opera del collega Galileo. E va citato in proposito il medico inglese Giovanni Floyer (1649-1734) con i suoi due volumi di Terapia sintomatica: ai fini del metodo il suo contributo è ancora interessante avendo costruito un apparecchio per misurare la frequenza del polso.

Sotto altri aspetti andrebbero ricordati molti nomi di autori che con le loro opere hanno permesso di dare individualità alla b. come scienza. Il capitano Giovanni Graunt ( 1620 -74) formulava le prime interpretazioni biologiche dei principali fenomeni demografici, dando vita così ad un nuovo capitolo della scienza che misura le nascite e le morti e rileva le leggi di sviluppo naturale delle popolazioni. Al belga Adolfo Quetelet (1796-1874) risale invece il merito di aver fondato la moderna antropometria. Se non che lo sviluppo delle ricerche fu lento e i contributi veramente nuovi si devono al monaco moravo Gregorio Mendel (1822-84) e all'inglese Francesco Galton (1822-1911) fondatore della scuola biometrica inglese e della famosa rivista Biometriha, poi diretta da K. Pearson e che ancor oggi si pubblica.

Da questi precedenti il metodo di rilievo quantitativo si è esteso sempre maggiormente alla soluzione dei più disparati problemi biologici per cui oggi si parla di una b., come scienza, distinguibile in b. umana (antropometria), b. animale e b. vegetale. Senonché alcuni autori prospettano altre suddivisioni le quali, però, o sono soltanto formali o si basano sulla tecnica seguita nel rilievo e nella elaborazione dei dati. In sede scientifica, una definizione generale di b. potrebbe essere formulata in quella «disciplina che indaga statisticamente sullo stato, la consistenza, il movimento naturale e sociale delle popolazioni, sulle forme, le funzioni e la psicologia degli organismi viventi». Così gli organismi sono considerati non solo in quanto formano delle popolazioni ma anche dal punto di vista delle loro caratteristiche individuali. La concezione è in realtà vastissima e pertanto si è più volte tentata una limitazione della materia, ma ciò è errato se deve condurre ad una frammentazione arbitraria della ricerca, similmente a quanto accade per la biologia. Anzi, nel senso esposto, la b. risulta essere la stessa biologia trattata secondo i principi della moderna statistica; la distinzione è pertanto fondata sul solo indirizzo tecnico di rilievo e di elaborazione dei dati, non sulla natura dei problemi da studiare che sono sempre biologici. Per questo sarebbe forse augurabile che, almeno in sede teorica, se non didattica, si sopprimesse la distinzione della b. rispetto
alla biologia. La questione è formale solo apparentemente, ma in pratica gli errori dispersi nella letteratura si spiegano perché si sono svolte spesso ricerche biometriche senza una adeguata preparazione sul problema biologico, o viceversa senza una sufficente conoscenza della tecnica statistica, delle sue possibilità e dei suoi pericoli.

Ciò posto la b. va considerata come una vera scienza e quindi deve tendere non soltanto alla ricerca della verità, ma della verità nelle leggi naturali. Troppo spesso si è proceduto a rilievi metrici senza nessun preciso obbiettivo biologico da raggiungere: si vuol dire quando essi non si sono giustificati se non con l'empirica osservazione del rilevare una misura o un angolo, ecc., per studiarne, ad es., le differenze razziali o di gruppo. Ma trovate le differenze (le troveremo sempre nell'àmbito della vita!) il resto si è trascurato o affidato ad una qualsiasi interpretazione intuitiva. E questo non è il risultato di una simile indagine. Se mai l'interpretazione intuitiva il più delle volte si poteva formulare a priori, prima delle misure, prima di ogni osservazione di massa. Dell'indagine, dunque, non rimangono che semplici differenze, non rapporti costanti o normali e tanto meno leggi biologiche alle quali viceversa può e deve tendere la b. che, così concepita, assume un carattere proprio di scienza sperimentale. Il suo metodo quantitativo va considerato in tal modo come un prezioso strumento di lavoro, non come un obbiettivo di indagine da parte del biologo. Inoltre va notato che lo sviluppo delle ricerche non richiede né una matematica superiore, né un'astrazione eccessiva dal pratico problema biologico, e piuttosto una forma mentis adatta ad un giudizio quantitativo, sia pure di fatti rilevati qualitativamente e solo catalogati. Ciò si è dimostrato soprattutto con ricerche sulla variabilità morfologica del cervello umano e, nell'àmbito della psicologia, con la elaborazione dei risultati ottenuti dai testi mentali.
II. Principali risultati. - Se si volesse tentare una trattazione organica e riassuntiva di