ualitativamente e solo catalogati. Ciò si è dimostrato soprattutto con ricerche sulla variabilità morfologica del cervello umano e, nell'àmbito della psicologia, con la elaborazione dei risultati ottenuti dai testi mentali.
II. Principali risultati. - Se si volesse tentare una trattazione organica e riassuntiva di tutta la b. essa apparirebbe slegata nelle sue parti, forse diramonica, con numerose soluzioni di continuità, appunto per la suddetta sua mancata incorporazione nella biologia di cui è parte integrante come scienza (se non per la sua tecnica). Ma è una disarmonia solo apparente la quale ci condurrebbe sulla strada già percorsa dai biologi nei vari campi specializzati, col metodo rigoroso di lavoro e di interpretazione che ci proviene dalle scienze matematiche e statistiche, dall'esame e dalla ricerca delle leggi di accrescimento delle cellule e dei tessuti, all'interpretazione biologica del movimento naturale delle popolazioni, all'esame degli equilibri biocenotici, alla demogenetica, allo studio della variabilità dei caratteri umani, animali e vegetali, ai problemi del sesso dal punto di vista biometrico, allo studio pratico dei rendimenti nel campo zootecnico e fitotecnico. I risultati principali finora ottenuti hanno dimostrato che nel momento attuale dovremmo soprattutto abbandonare il vecchio procedimento per cui, formulata una teoria più o meno vaga, se ne andavano cercando tutte le possibili conferme in ogni campo. Dovremo dedicarci piuttosto alla soluzione diretta dei ranti problemi biologici che ogni giorno ci si prospettano, alla sorgente purissima dell'osservazione e dell'esperienza, smettendo "le sublimi pretensioni delle origini e dei principi, dai quali doveva essere dedotta tutta la scienza della natura" (dal discorso inaugurale di Salvatore Tommasi per l'anno 1866 alla Università di Napoli).
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Schematicamente i capitoli essenziali della b. (soprattutto della b. umana) trattano i seguenti argomenti :
I. Evoluzione e selezione dei gruppi (leggi di sviluppo, natalità, mortalità, teorie storiche sulla dottrina della specie, ecc.);
2. Genetica (fenogenetica, ibridismi, fattori multipli, norma di reazione, eugenica umana, ecc.);
3. Demogenetica (che studia la natura delle somiglianze e delle dissomiglianze fra i gruppi o complessi naturali di organismi e le relative discendenze, secondo A. Sacchetti, giudicando della eredità dei caratteri conformemente alla diversa gerarchia sistematica del gruppo in esame);
4. Accrescimento, media e variabilità dei caratteri (dove si includono i caratteri morfologici, quelli fisiologici e quelli psicologici di tutte le categorie di individui, per cui son nate, ad es., una criminologia comparata, una psicometria dei defunti, e cosí via);
5. Pratica classificazione delle razze (per la quale ci si serve ampiamente del metodo biometrico e demogenetico);
6. Costituzioni (nell'ambito della cosiddetta biotipologia, secondo Pende, la quale tratta molti problemi dal punto di vista antropometrico, come l'equilibrio degli ormoni circolanti, la classificazione morfologica dei tipi, la correlazione fra i caratteri singoli, ecc.).
BibL.: A. Quetelet, Anthropom., Bruxelles 1871; F. Galton, Natural Inheritance, Londra 1889; K. Prarson, The grammar of science, ivi 1900; S. Weir Mitchell, History of Instrumental Precision in Medicine, in Univ. Med. Mag., Philadelphia, Oct., 1891; R. Livi, Antropom. militare, Roma 1905; A. Niccforo, La misura della vita, Torino 1919; L. Castaldi e D. Vannucci, Le misure antropometriche esterne e i pesi viscerali già importanti, in Scritti biol., Siena 1926; W. Jahannsen, Elements der Erblichkeitslehre, Jena 1926; R. Martin, Lehrbuch der Anthropol., ivi 1928; University of Minnesota, The measurement of Man, Minneapolis 1930; G. Viola, La costituz. individuale, Bologna 1931-32; M. Boldrini, B. e Antrapometria, Milano 1934; Laboratorio statistico della Univ. Catt. del S. Cuore di Milano, Biotipol. delle aristocrazie, ivi 1936; L. Castaldi, Accrescim. corporeo e costituz. dell'uomo, Firenze 1938; A. Sacchetti, I problemi della variabilità dei caratteri, Roma 1943; id., Alcuni problemi di sistematica biologia, in Riv. di Biol. Colon., 8 (1947), pp. 70-116; cf. la rivista Biometrila. A journal for the statistical study of biological problems, Cambridge dal 1901 a oggi. Alfredo Sacchetti
BIONDINI, Mabia Arcangela. - Scrittrice mistica, n. il 24 giugno 164 I da genitori veneziani a Corfu, dove suo padre era governatore, m. ad Arco (Trentino) il 23 nov. 1712. Entrò (1655) tra le suore Servite di Burano e vi fu maestra delle novizie e abbadessa. Fondò (1689) in Arco un monastero di Servite claustrali della primitiva osservanza, scrivendone le costituzioni, che ebbero approvazione apostolica. Durante l'invasione francese (1702-1703) le suore furono esiliate e il convento semidistrutto; ebbe poi aiuti da Leopoldo e Giuseppe I. Dopo una intensa vita spirituale con manifestazioni straordinarie, morendo ripeteva al p. Angelo Zanetti, poi suo biografo, per tre volte: "annichilazione".
Scrisse molto in prosa e in versi, quasi tutto inedito. La maggior parte dei suoi manoscritti si conserva in Arco. Ricordiamo: Autobiografia; Lumi spirituali; Compendio del divino Amore; Dottrina di Cristo; Sermoni e discorsi vari; Trattato sopra la vera orazione di quiete e la falsa; Trattato sopra la quiete; Sopra i libri mistici.
Sono stati stampati, ma difficilmente reperibili: Convitto al peccatore; Piccolo raggio di luce celeste; Cento lettere spirituali.
BibL.: B. Artuso, s. v. in DSp. I, coll. 1719-20: id., L'orazione mistica nella vita e nella dottrina della M. M. Arc. B., Roma 1938; id., La M. M. Arc. B., Vicenza 1939; id., La M. M. Arc. B. e il movimento quietista del suo tempo, in La Strada Cattolica, 67 (1939), pp. 451-80.
Francesco Tinello
BIONDO, Flavio. - Umanista ed archeologo, n. a Forli nel 1392, m. a Roma il 4 giugno 463 (il secondo nome se lo aggiunse in seguito, latinizzando il primo).
Studiò in patria ove visse fin quando, nel 1423, non fu allontanato dalle fazioni. Nel 1434 divenne segretario apostolico di Eugenio IV, ma caduto in disgrazia di Niccolò V, andò a lungo ramingo per l'Ita-

(propr. Enc. Catt.)
Biondo, Flavio - Brano della lettera indirizzata a Gregorio Lolli Piccolomini, il 12 sett. 1461 - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. Lat. 6284, f. 71 !
lia. Nel De verbis romanae locutionis (1435) sostenne contro Leonardo Bruni che l'italiano è continuazione naturale dell'antico latino; con le Historiae ab inclinatione romanorum ( 1438-53 ) ci diede per primo una storia organica del medioevo; L'Italia illustrata (dalle Alpi a Salerno, del 1453) è una descrizione sistematica della patria, riunendo insieme i dati classici con quelli contemporanei (topografia e biografia); nella Roma triumphans ( 1457-59 ) diede un trattato delle istituzioni pubbliche e private dei Romani antichi, spesso avvicinate alle contemporanee. La Roma instaurata (1444-46) è il primo trattato di topografia di Roma antica, particolarmente classica, ma anche medievale e cristiana: "basilicas quoque, templa et sacra, quas vocamus ecclesias, loca per quos pontifices vel alios christianos vel fundatae primo vel auctae vel fuerint instauratae ostendam ". La sua opera è di fatto ricca di notizie e di molto merito, ma di poca utilità agli studiosi moderni, essendo ancora a nostra disposizione quasi tutte le fonti cui egli attinse.
BibL.: Pastor, I, pp. 308-10; B. Nogara, Scritti inediti e rari di B. F. (Studi e testi, 48), Roma 1927; F. Bais, s. v. in DHG, coll. 1513-17; G. Ferretto, Note storico-bibliografiche di archeologia cristiana, Roma 1942, p. 66 sg. Antonio Ferrua
BIOREGOLATORI. - Le singole funzioni dell'organismo non si effettuano isolatamente, ma sono tra di loro coordinate cosí che, in condizioni fisiologiche, esse iniziano, cessano, si potenziano e si inibiscono nell'esclusivo interesse dell'intero organismo. Il risultato di questa coordinazione è la modulazione continua delle singole funzioni sui bisogni dell'organismo che sono variabili di momento in momento col mutare delle condizioni interne ed ambientali (adattamento).
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Le relazioni che necessariamente devono sussistere tra i diversi organi affinché le loro funzioni riescano coordinate al mantenimento dell'organismo nelle condizioni normali, si effettuano mediante i cosiddetti b. Ve ne sono di diverso tipo. Dei b. il primo conosciuto è stato il sistema nervoso, il quale mediante i centri ed i nervi periferici si mette in relazione con tutti gli altri organi ed in tal modo viene avvertito dello stato funzionale di essi e può a questi trasmettere impulsi eccitanti o imbenti a seconda delle necessità dell'organismo. Fino a qualche decina di anni fa il sistema nervoso era ritenuto l'unico b. esistente. Un altro tipo di b. è rappresentato dall'insieme degli ormoni, da quelle sostanze cioè, che, prodotte da certi organi (gliandole a secrezione interna), passano nel torrente sanguigno e vanno ad agire in altri organi lontani. La scoperta dei b. ormonali è relativamente recente. La scoperta del primo ormone (secretina) risale al rpaz e da allora gli ormoni scoperti si moltiplicarono e lo studio della loro azione oggi costituisce un capitolo dei più interessanti della biochimica ed è fra i più ricchi di applicazioni a vantaggio della medicina pratica.
Accanto ai due tipi fondamentali di b. testé ricordati, il nervoso e l'armonale, ne esistono altri, scoperti solo in questi ultimi anni ed ancora in studio. Tali sono i b. che agiscono negli organi o addirittura nelle cellule stesse che li hanno prodotti (ormoni tissurali, istoormoni), quelli che regolano la fecondazione (gamoni) e quelli che regolano lo sviluppo dell'embrione (organizzatori). Anche nei vegetali si è di recente dimostrato la presenza di b. dei quali i più noti sono le auxine, che regolano l'accrescimento della pianta.
Bib.: E. Starling, Principles of Human Physiology, Londra 1930; I. Spadolini, Fisiologia Umana, Torino 1943.
Achille Roncato
BIORITMI. - Si intendono per b. le attività ritmiche dei viventi. In realtà ogni fenomeno vitale è ritmico: la vita stessa di una specie con la nascita, la crescenza e la morte delle successive generazioni di individui è ritmica; un ritmo è riconoscibile in quasi tutte le funzioni organiche: la respirazione, la circolazione, fenomeni secretòri, escretòri, ecc. Così molte attività dei viventi sono ritmiche; la veglia e il sonno, l'alimentazione, la riproduzione, ecc. Anche l'attività delle singole cellule che compongono gli organismi è ritmica:
Rientrano nei b. i cicli biologici, sebbene essi vengano considerati a sé rappresentando una serie di fenomeni legati ai viventi, più o meno complessa, con cui da una condizione si ritorna alla stessa. Cosi il ciclo della vita da uovo a uovo, il ciclo di organicazione degli elementi che compongono la materia vivente quali il carbonio e l'azoto, il ciclo di vita dei parassiti, ecc. (v. cicli biologici).
La ritmicità dei fenomeni vitali va ricercata nella ritmicità dei fenomeni celesti, quali essenzialmente la rotazione della terra intorno al sole e intorno al suo asse e la rotazione della luna, e nei fenomeni del mondo fisico in cui vivono piante e animali, quali la notte e il giorno, le stagioni, le maree, i venti, ecc.
Bibl.: K. Kraepelin, Principi di biologia, Milano 1911; G. Dubois, La notion de cycle, Pénichâtel 1945; G. Cotronel, Biologia e zoologia generale, Roma 1947.
Alberto Stefanelli
BIOSFERA. - Dal greco ßíos (= vita) e σ varphi α i ρ α (= sfera). Si intese chiamare b. il corpuscolo sferico ulteriormente indivisibile, appartenente ad un'esistenza ipotetica, la quale sarebbe stata alla base di tutti gli esseri organizzati.
Nel 1835 E. Suess introdusse in geografia il con-
cetto di b. per indicare una sorta di involucro, impregnato di vita, che avvolge tutta la crosta terrestre.
Noi intendiamo per b. quella parte dell'atmosfera, della lito e dell'idrosfera nella quale hanno luogo i meravigliosi fenomeni della vita, che si verificano in modo ugualmente perfetto in quegli esseri infinitamente piccoli visibili soltanto all'ultramicroscopio, formati taluni da un'unica molecola proteica allo stato colloidale, quali sono i virus, quanto nei giganti della natura, come gli encolyptus dell'Australia e le segegia dell'America, che superano i cento metri di altezza (fino m. 150).
Come è noto la vita animale è strettamente legata a quella delle piante verdi; esse con i materiali inorganici assumi dall'ambiente (acqua, sali, anidride carbonica) fabbricano sostanze organiche che successivamente diverranno organizzate. Nel processo di fotosintesi, che è alla base di tutte le sintesi vegetali, le piante verdi purificano l'aria, sottraendole l'anidride carbonica che proviene dalla respirazione animale e vegetale e dalle combustioni e restituendole, in cambio, ossigeno. In tale processo è utilizzata come energia quella solare. Ed ecco ora le piante, con le varie sostanze fabbricate ed immagazzinate nel loro corpo, divenire base dell'alimentazione del mondo animale, che non ha tali capacità di sintesi.
Alcune piante con le loro radici si approfondano di qualche metro nel terreno, frantumando rocce e spostando talora massi di dimensioni notevoli. Le radici modificano anche la costituzione chimica del terreno con l'assunzione in prevalenza di alcuni dei suoi costituenti chimici su altri e persino solubilizzando alcuni materiali insolubili, sia determinando la liberazione di piccole quantita di acidi forti a spese dei sali sciolti nell'acqua, di cui assorbono più rapidamente il catione (potere di elezione degli ioni) sia mediante l'azione dell'anidride carbonica, prodotta dalla loro respirazione. Negli strati superficiali del terreno pullula tutta una popolazione di microrganismi, fra i quali si trovano i bacteri che fissano l'azoto elementare (Bacillus pasteurianus, Azotobacter chroococcum e A. agile), quelli che trasformano la sostanza organica proveniente dai rifiuti della vita animale e vegetale, in materiali inorganici, come anidride carbonica, acqua, idrogeno sulfurato, fosfati, ammoniaca. Questa, poi, per opera di altri batteri (Pseudomonas europaea, P. Gavanensis, Micrococcus nitroococcus) è ossidata in scido nitroso, che, a contatto con le basi del terreno, si trasforma in nitriti, i quali poi da altri bacteri (Bacterium nitrobacter) sono ossidati in nitrati, che possono essere bene utilizzati dalle piante superiori. Altri batteri, infine, compiono il processo inverso, ossia riducono i nitrati a nitriti, come nitrito di ammonio, e scompongono successivamente questo in acqua ed azoto elementare.
Anche i bacini, i corsi d'acqua, i mari, gli oceani, sono popolati da vegetali, tanto superiori, quanto da alghe verdi, brune o rosse. Queste ultime possono spingersi fino a 300 m . di profondità ca., ossia fin là dove può giungere una quantità di energia solare ancor utilizzabile.
Gli animali vivono sulla crosta terrestre; si nascondono nel terreno, nelle spaccature delle rocce, fra i massi, nelle caverne naturali, fra i rami e le foglie delle piante, ecc. ed alcuni costruiscono essi stessi le loro abitazioni, dove trasportano il cibo e frammenti per i loro nidi o giacigli. Alcuni animali si librano anche nell'aria e l'altezza del loro volo dipende dallo stato dell'atmosfera e dai venti. E noto che il condor ed il grifone giungono fino a 6 mila m . di altezza, il nifibio a 4000 , le aquile a 4500 , i piccioni a 2500 , le cicogne a 1500 , le rondini ad 800 .
Altri animali, gli anfibi, vivono sulla terra e nell'acqua, altri come i cetacei vivono nell'acqua, ma essendo forniti di polmoni, debbono di tratto in tratto venire a galla per respirare l'aria atmosferica. Altri animali, infine, abitano soltanto le acque dolci o solate; alcuni pesci marini, popolano gli abissi : il Grimaldiabitys profundissimus è stato pescatos a 6035 m . di profondità a sud del Capo Verde.
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LA CREAZIONE DEL MONDO. Particolare del musaicn dell'artie della basilica di S. Marco (ca. 1218) - Venens.
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Alcuni animali possono contribuire alla formazione della crosta terrestre. Ad es., nella fauna della zona torrida e, in gencrale, non al di là di 28^{°} di latitudine, troviamo cordolari, che con la sostanza calcarea segregata dalla base del corpo dei singoli polipi ed assunta dal bicarbonato di calcio sciolto nell'acqua marina, generano gli scheletri calcarei delle colonie. Queste, sviluppandosi sempre di più, finiscono per determinare la formazione di vere barriere, separate dalla costa per mezzo di un canale, o di anelli intorno ad isolette, o, infine, di isole anulari, dette anelli, formate da un banco coralligeno che circonda una laguna centrale. In questi banchi la parte viva della colonia è quella più superficiale e può giungere fino alla profondità di ca. 20 metri.
Alcuni animali e piante vivono sul fondo del mare o dei bacini di acqua dolce e formano il benthos, altri nuntano lontano dal fondo, vicino alla superfice fra due strati di acqua, uno superiore ed uno inferiore, e costituiscono le forme pelogiche, altre infine, piccolissime, in gran parte microscopiche e sprovviste di mezzi propri di locomozione, vivono in grande abbondanza alla superfice dell'acqua e formano il plancton. Questa è la sorgente principale di alimento per gli animali acquatici, come pesci pelagici e balone.
Alcune forme microscopiche vegetali, come le diatomee, o animali, come i radiolari, hanno determinato con l'accumularsi dei loro scheletri silicei la formazione riapetrivamente della farina fossile e del tripoli. Questi depositi esistenti oggi alla superfice terrestre rivelano l'esistenza in lontane epoche di fondi di bacini oggi emersi.
Il fondo limaccioso dell'oceano, alla profondità di 1000 a 5000 m . è formato invece di preferenza da numerosi scheletri calcarei di Globigerine, protozoi appartenenti al gruppo dei foraminiferi, che entrano nella costituzione della fauna pelagica.
Nelle acque, appunto in rapporto con il divenire più abbondante della flora negli strati sempre più superficiali, per la penetrazione di una quantità maggiore di raggi solari, la fauna diviene più ricca e più abbondante via via che ci avviciniamo alla superfice, mentre gli animali che abitano le più grandi profondità debbono cibarsi in prevalenza degli altri esseri morti che continuamente cadono dalla superfice.
Nei diversi ambienti biologici possiamo sempre constatare la perfetta armonia tra la forma e l'organizzazione interna dei vari esseri in rapporto con le condizioni di vita e con i fattori esterni. Cosi tanto le piante quanto gli animali appartenenti a gruppi sistematici diversissimi, possono assumere aspetto simile in rapporto con le condizioni ambientali identiche, per fenomeni detti di convergenza. E per questo che il fusto dei Cereus del Messico e quello dell'Euphorbia abyssinica dell'Africa orientale, perdono le foglie, direngono carnosi, verdi ed assumono lo stesso aspetto colonnare, perché vivono in ambienti ugualmente aridi.
Le vertebre cervicali dei cetacei, pur rimanendo in numero di sette, come in tutti i mammiferi, si riducono enormemente, quasi a far scomparire il collo, la presenza del quale è sfavorevole allo sforzo che fa l'animale per fendere l'acqua. Sempre nei cetacei il corpo diviene affusolato alle due estremità, come nei pesci, appunto per fenomeni di convergenza.
Altri organismi, infine, di gruppi talora lontanissimi, e persino piante ed animali, si associano; si stabiliscono così le simbiosi, con vantaggio reciproco (simbiosi mutualistico), o con vantaggio di una parte e danno dell'altra (simbiosi antagonistica o parassitismo). Di tale natura è, ad es., l'associazione dei Virus o bacterj, o miceti, o protozoi, ecc. patogeni con gli animali e con le piante. Sono questi esseri parassiti la causa diretta delle malattie e della morte di molti altri organismi.
Bibl.: S. D'Erasmo, Pesci in Enc. Ital., XXVI (1932), p. 962; id., Utrelli, ibid., XXXIV (1937), p. 293; R. Ciferri, Fisiologia vegetale, Firenze 1943. Giuseppina Dragone Testi
BIOTIPO. - Per b. si intende, in genetica, un complesso di individui fra loro identici per il patrimonio dei caratteri ereditari. Tale concetto è sorto dalle indagini di Johannsen (1903), che, facendo riprodurre piante di fagiolo per autofecondazione, poté isolare un certo numero di cosiddette linee pure, cioè gruppi di piante nate da un solo genitore e dotate quindi di un medesimo corredo ereditario; esaminando statisticamente vari caratteri (come, ad es., il peso e le dimensioni dei semi) egli notò che questi mostravano valori medi diversi per ogni linea pura, che rimanevano costanti nelle generazioni successive fintanto che le diverse linee pure non venivano fra loro incrociate. In modo analogo Jennings (1908) in alcuni protozoi (Paramaecium) selezionò, per riproduzione asessuale (scissione), un certo numero di cloni, o gruppi di animali che, provenendo tutti da uno stesso genitore, erano perfettamente omogenei dal punto di vista ereditario; anche i caratteri di questi cloni avevano valori medi caratteristici e costanti. Le linee pure (ottenibili in piante od animali dotati di ermafroditismo sufficiente) e i cloni (ottenibili invece in organismi che si riproducono asessualmente o per partenogenesi) sono altrettanti b., secondo la definizione premessa.
Ogni popolazione naturale consta di molti b., fra loro mescolati in conseguenza della riproduzione sessuale, che si accompagna (nella fecondazione) alla fusione dei patrimoni ereditari dei due genitori, frequentemente appartenenti a b. diversi. La selezione, comunque praticata, può separare fra loro i vari b., che si mantengono disgiunti se vengono evitati ulteriori incroci eterogenei; ma in seno ad un b. la selezione non ha più nessun effetto. Dal punto di vista sistematico, il b. può essere considerato la più piccola unità di suddivisione di una specie animale o vegetale, le cui razze o varietà sono anch'esse quasi sempre mescolanze di b.
Bibl.: W. Johannsen, Elemente der exakten Erblichkeitslehre, 3a ed., Jena 1926; L. Cuénot, L'espèce, Parigi 1936; G. Montalenti, Elementi di genetica, Bologna 1939.
## Enrico Vannini
BIOTIPOLOGIA. - Scienza che studia l'individuo umano in tutte le sue manifestazioni vitali, per determinarne, nella maniera più completa possibile, il tipo biologico personale (biotipo o tipo individuale) ben definito e non confondibile con altro (v. TIPO INDIVIDUALe). La b., diretta alla più profonda conoscenza del singolo uomo in tutti i suoi aspetti, vuole portare utili contributi alla conoscenza delle debolezze costituzionali, delle predisposizioni morbose, delle differenti capacità lavorative ed educative individuali; da ciò la sua importanza pratica per il medico, l'educatore, il sacerdote.
Per giungere a una determinazione per quanto possibile perfetta del tipo individuale, la b. rivolge la sua indagine alla struttura anatomica del corpo umano (habitus o tipo morfologico o costituzione in senso stretto), alle manifestazioni fisiologiche (bio-chimiche, endocrino-umorali, cinetiche e nervose della vita vegetativa), alle attività neuro-psicologiche della sua vita di relazione (sviluppo ed equilibrio dell'emotività, grado e orientazione pratica dell'intelligenza).
Nicola Pende, che va in modo particolare ricordato tra i primi e più autorevoli cultori di b. (per primo introdusse nella scienza tale parola), volendo prendere in considerazione (dopo le caratteri-
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stiche morfo-fisiologiche del biotipo) separatamente la intelligenza dal carattere morale dell'individuo, cioè dalle caratteristiche sue affettivo-volitive, sostiene che lo studio biotipologico deve svolgersi lungo la direttiva di quattro aspetti (le quattro facce della piramide biotipologica del Pende) : morfologico (habitus), dina-mico-umorale (temperamento), morale (carattere), intellettivo (tipo d'intelligenza). Lo stesso Pende, però, addita «la grande difficoltà pratica di definire o diagnosticare il carattere della persona : il nostro giudizio diagnostico non può essere cheassai provvisorio e riservato, e non può compromettere il divenire del carattere stesso» (N. Pende, Scienza moderna ecc., p. 339). D'altra parte, l'aspetto morale o etico dell'individuo, pur essendo in differente misura legato alle note dell'habitus, del temperamento, dell'orientazione psicologica, è stimolato,

Birmamia - Circoscrizioni ecclesiastiche : 1. Confini di Stato; 2. Confini di circoscrizioni ecclesiastiche; 3. Ferrovie.
costruito, modellato dall'azione dell'ambiente e dell'educatore, dall'opera d'autoeducazione che ciascuno più o meno compie su se stesso e, soprannaturalmente, dalla misteriosa opera della Grazia.
Ciò posto, sembra più giusto e maggiormente rispondente ai fini pratici che la b. si propone, di studiare, a seguito della costituzione (v.) e del temperamento (v.) dell'individuo, in un sol blocco le caratteristiche sue neuro-psicologiche materiali-immateriali (sensibilità e motilità della vita di relazione, formula dell'equilibrio emotivo, sviluppo e tipo dell'intelligenza) che nel loro insieme costituiscono il terzo elemento o terza faccia del blocco triangolare del biotipo, faccia di natura più squisitamente mista, materiale-immateriale (v. indOle), "stato nativo" su cui dovrà svolgersi il vero carattere (v.) dell'individuo, ricco di troppi elementi estrinseci all'organismo fisico e di troppi fattori morali, naturali, e soprannaturali, per rimanere oggetto di studio dell'antropologia biotipologica. L'aspetto morale o etico dell'individuo, pur essendo in via indiretta e in differente misura collegato alle note costituzionali, umo-rali-funzionali, neuro-psicologiche, è oggetto della morale.
Bou.: N. Pende, Le debolvzze di costituzioue. Roma 1928; M. Barbara, I fondamenti della b. umana, Milano 1929; N. Pende, Creatura e ortognaevi, ivi 1938; A. Cecuni e F. Micheli, Medicina interna, VI, Torino 1937; N. Pende, Trattato di b. umana individuale e sociale, Milano 1939; M. Barbera, Ortognaesi e b., Roma 1943; V. Marcuzzi, La vita e l'uoina, Milano 1946; N. Pende, La scienza moderna della persona umana, ivi 1948.
Giuseppe de Ninno
BIRAGO, Renato. - Cardinale, n. a Milano da Galeazzo, che fu ambasciatore del duca di Milano in Francia, il 2 febbr. 1506. Visse alla corte dei re di Francia ricoprendo altissimi uffici. Rimasto vedovo entrò nella carriera ecclesiastica, e fu ambasciatore di Carlo IX al Concilio di Trento (1563) e presso gli imperatori Ferdinando e Massimiliano. Nel 1570 dallo stesso Carlo IX fu nominato guardasigilli nel consiglio segreto della corona; è incerto se abbia influito sulla deliberazione della strage di s. Bartolomeo (ag. 1572). Creato cardinale nel 1578 mantenne tuttavia il titolo di guardasigilli. Per la sua implacabilità verso i protestanti fu detto «martello degli eretici». M. a Parigi il 14 nov. 1583.
E sepolto nell'abbazia di S. Caterina degli Scolari a Parigi; del suo mausoleo restano due statue al Louvre.
Bou.: A. Masson, Elogium R. B.... rard. et cuncell. Francine, Parigi 1583; L. Courajod, Gerouito Pilau et le tombeau de B. par devant notaires, ivi 1878; J. Monicat, Biraque, in DIG, VIII, coll. 1523-24.
Renata Orsai Ausenda
BIRMANIA. - I. Geografia. - In inglese Burma; regione dell'Asia meridionale (Indocina di N.O.) comprendente quasi tutto il bacino dell'Iravadi e la parte media e inferiore di quello del Saluen, più una lunga striscia di territorio (Tenasserim) che si spinge fin nella penisola di Malacca ( 605 mila kmq.). Paese prevalentemente montuoso, ricoperto di splendide foreste, ricche di legnami pregiati e specialmente di teak, che s'apre poi a mezzodi in ampie vallate. La popolazione è costituita per 3/4 da Birmani (di ceppo sinotibetano), dediti soprattutto all'agricoltura, fra i cui prodotti (cotone, miglio, sesamo, tabacco, the), primeggia il riso, del quale la B. è uno dei massimi esportatori mondiali. Più che l'allevamento, ha importanza la pesca; fra le risorse minerarie (pionbo argentifero, rame, zinco, tungsteno, pietre preziese) ha assunto notevole importanza l'estrazione del petrolio.
La B., prima unita all'India, ne fu separata nel-
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(lat. Vides)
Birmanta - Statuo gigante di - Belzoma in pietra locale, nelle giunglo presso Jeongtha.
l'apr. 1937, per costituire una colonia britannica, suddivisa in Bassa e Alta B.; in quest'ultima erano compresi alcuni staterelli (Shan e Kerenni) protetti. Col trattato di Londra del 17 ott. 1947 venne riconosciuto alla B. il diritto all'indipendenza. La capitale, Rangoon, sul delta dell'Iravadi, è un grosso centro ( 500 mila ab.) ed il maggior porto del paese. Nell'Alta B. è Mandalay ( 150 mila ab.).
Dei 17 milioni di ab. odierni, la stragrande maggioranza professa il buddhismo, poco meno di un milione, nell'interno del paese, culti animistici e oltre mezzo milione l'islamismo. I cattolici si calcolano a ca. 150 mila.
Bibl.: L. Fca, Quattro anni fra i Birmanie le tribù limitrofe, Milano 1896; H. J. Wehrli, Zur Wirtschaftsgeographie von Ober-Burma und der nördlichen Schan-Staaten, Zurigo 1906; J. Dantremer, La B., Parigi 1912; H. T. White, Burma, Cambridge 1923: L. D. Stamp, The Vegetation of Burma, Londra 1922: R. Grant Brown, Burma as I saw it, ivi 1926; H. L. Chibber, The Physiography of Burma, ivi 1933; id., The Geology of Burma, ivi 1934.
Giuseppe Caraci
II. Evangelizzazione della B. - L'evangelizzazione della B. prima della divisione del 1866 in tre vicariati, si può dividere in cinque periodi. Il 1^{°}, che va dal 1555 ca. al 1721 , è il periodo dell'evangelizzazione occasionale, limitata ai grossi centri, e rivolto principalmente ai coloni europei e alle milizie portoghesi. Se ne occuparono sacerdoti secolari e regolari (Domenicani, Francescani, Gesuiti) per lo più portoghesi. A varie riprese ( 1648 Cappuccini, 1704 missionari di Parigi) la S. Congregazione di Propaganda cercò di provvedere a che si stabilisse una vera
missione. Vi riusci solo nel 2^{°} periodo ( 1721-1830 ), con i Barnabiti e quasi per caso, in appendice, cioè, alla fallita legazione di Carlambrogio Mezzabarba in Cina, il quale da Canton inviò, con poteri (senza il titolo) di vicario apostolico di Ava, Pegù e Martaban, il p. Sigismondo Calchi, barnabita, con un prete secolare, don Giuseppe Vittoni (1721). Osteggiati dai missionari padroadisti (v. padroado) ma ben visti dal popolo e dal re di Ava, che concesse loro libertà di propaganda, la missione dei Barnabiti cominciò con buoni auspici. Ma, nonostante lo zelo e le intelligenti fatiche, la missione subí una dopo l'altra tutta una serie di gravissime sciagure. Nel 1741 e nel 1746, durante le lotte intestine tra Birmani e Peguani, i due primi vicari apostolici, mons. Pio Gallizia e Paolo M. Nerini, morirono uccisi. Seguì una breve parentesi di relativa calma, sotto il vicario apostolico G. M. Percoto (m. nel 1776), ma di li a poco ripresero le rivoluzioni, le guerre civili e le persecuzioni, culminate nella guerra anglo-birmana del primo quarto del sec. xix. L'ultimo vicario apostolico che poté lavorare fu G. M. Mantegazza (m. nel 1794). Il Corbenonis, eletto successore, morì prima di ricevere la nomina, e L. Grondona non poté essere consacrato vescovo. Ultimi missionari barnabiti furono il p. G. d'Amato e il p. Vincenzo Sangermano. Nel 1830 la Congregazione barnabitica, vistasi nell'impossibilità di continuare a mantenere la missione birmana, fu costretta a rinunziarvi. Ad essa si deve il primo serio e continuato tentativo di evangelizzazione dei Birmani e delle tribù cariane e la prima letteratura linguistica indigena.
Successero nel 3^{°} periodo (1830-39) gli Scolopi, col vicario apostolico Federico Cao ed alcuni preti o religiosi racimolati alla meglio, fra cui emerge don Tarolli di Trento. La Propaganda affidò allora la missione agli Oblati di Maria Vergine di Torino ( 4^{°} periodo: 1839 1856), i quali lavorarono con zelo sotto i loro due vicari apostolici Cerretti (1842-47) e Balma (1848-56). Ma la loro opera fu ben presto distrutta e i padri imprigionati in seguito alla seconda guerra anglo-birmana del 1851-52. L'ultimo loro missionario fu il p. Abbona. La missione ( 5^{°} periodo: dal 1856 in poi) passò quindi alla Società di Parigi, col primo vicario apostolico Bigandeh, il quale, avvantaggiato dal regime di libertà istaurato dall'Inghilterra e dalla pace seguita all'occupazione, poté, dopo un viaggio di studio attraverso la regione, cominciare ad attuare il suo programma di apostolato (specialmente nel settore scolastico) con tal successo che, 10 anni dopo, poteva proporre alla S. Congregazione di Propaganda la divisione di tutto il territorio dell'unica missione in 3 vicariati (1866), che furono appunto quelli della B. settentrionale, orientale, centrale e meridiano-occidentale, tutti affidati alla medesima Società di Parigi e rimaneggiati poi definitivamente nel 1870 con la cessione del vicariato orientale al seminario delle Missioní estere di Milano. Da allora cominciò la vita separata delle singole circoscrizioni (v. le voci relative). Attualmente nella B. vi sono le seguenti missioni : 3 prefetture apostoliche: Akyab (v.), Bhamo (v.) e Kengtung (v.) e 3 vicariati apostolici : B. meridionale (v.), Mandalay (v.) e Tsungoo (v.) con un totale complessivo di quasi 150.000 cattolici. Le missioni della B. dipendono, quanto all'organizzazione, dalla Internunziatura apostolica dell'India, con sede a Nuova Delhi.
Le missioni protestanti sono numerose ed attive in B. I primi ad entrare furono, nel 1808, i Battisti inglesi, passativi dal Bengala, ai quali seguirono (1815)
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quelli americani, che iniziarono la missione di Rangoon ed ebbero presto il sopravvento sugli inglesi. Essi penetrarono dapprima tra le tribù cariane della bassa B., poi si spinsero sempre più a nord. Queste missioni ebbero grande sviluppo dopo la seconda guerra anglo-birmana e l'annessione della bassa B. all'impero inglese. Nel 1859 vi si stabilirono gli S. P. G. (Society for the Propagation of the Gospel in foreign parts) dipendenti dalla Chiesa anglicana, i quali hanno creato un vescovato in Rangoon. I Battisti hanno poco meno di 100.000 cristiani, gli S. P. G. poco più di 10.000. Vennero poi i Metodisti episcopaliani americani (1879), i Wesleiani inglesi (1885), l'Esercito della salvezza (1915), gli Avventisti (1919) e i Fratelli di Plymouth (1920). Il totale dei cristiani protestanti in B. si fa ascendere a 120.000 .
Bibl.: L. Gallo, Storia del cristianesimo nell'impero birmano, 3 voll., Milano 1861: P. A. Bigender, An Outline of the history of the Burmese catholic Mission 1720-1867, Rangoon 1887 (trad. franc. di A. Launay, Parigi 1890, e ital. con aggiunta la storia della B. orientale fino al 1884 . Milano 1890): B. AufIndies und Siam, 1928, pp.
0⁵-61 ; 3. Schmidlin, Das gegenwärtige Heidenapostolat im Fernen Osten, II: Die indischen Missionen, Münster 1930: Streit, Bibl., VI, passim: VIII, passim; Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1935, pp. 131-33: per le missioni protestanti cf. J. Richter, in Die Religion in Geschichte und Gegenwart, III, coll. 222-23, Giovanni B. Tragella
BIRMANIA ORIENTALE: v. TounGOO, vicariato apostolico di.
BIRMANIA SETTENTRIONALE: v. MANDALAY, VICARIATO APOSTOLICO di.
BIRMINGHAM, ARCIDIOCESI di. - La città è una delle più popolose dell' Inghilterra, nella contea di Warwick, nota specialmente per le sue industrie metallurgiche. Dapprima centro amministrativo del vicariato apostolico centrale, B. fu eretta a diocesi il 29 sett. 1850 col breve Universalis Ecclesiae, che ristabiliva la gerarchia in Inghilterra, con Westminster metropoli e 12 vescovati suffraganei. Alla diocesi di B. il breve assegnava le contce di Staffordshire, Worcestershire, Warwickshire e Oxfordshire che ne costituiscono ancor oggi il territorio. Il 27 ott. 1911 la bolla Si qua est di Pio X divideva la provincia di Westminster in tre province, cioè Westminster, Liverpool e Birmingham. Quest'ultima metropoli ebbe come suffraganei i vescovati di Clifton, Menevia, Newport, Plymouth e Shrewsbury. Il 7 febbr. 1916 un'altra bolla distaccava dalla provincia di B. le due diocesi gallesi di Menevia e di Newport per formare la provincia di Cardiff nel paese di Galles.
La Cattedrale, dedicata a s. Chad, fu consacrata il 21 giugno 1841 e la diocesi ha per patrona l'Immacolata Concezione.
L'arcidiocesi ha una supertice di 8735 kmq . e una popolazione di 3.593 .301 ab., dei quali 164.000 cattolici. Conta 171 parrocchie, 289 sacerdoti diocesani e 212 regolari.
Bibl.: B. Stapleton, A History of the Post-reformation Catholic Missions in Oxfordshire, Londra 1906: J. Caswell, s. v. in The Cath. Enc., II (1907), p. 378 sg.: XVII (Stapl., 1922), p. 108; AAS, 3 (1911), pp. 523-25; 8 (1916), pp. 257-59; C. Butler, The life and times of bishop Ollathorne, 1806-1889, 2 voll., Londra 1926; D. Mathew, s. v. in DIIG, VIII (1935), coll. 1536-37, e G. Constant, s. v. in Angleterre, III (1924), coll. 218-29; The Official Catholic Directory, Nuova York 1939, parte 4*, pp. 55-57. Corrado Morin
BIRRO. - Il birrus era una sopravveste in forma di mantello o gabbano che poteva scendere fino al ginocchio ed essere munito di cappuccio. Il nome (gr. π α ρ̇ ρ ρ̇ ς ) sembra insinuare il suo colore rossiccio, il che fa pensare che originariamente fosse di lana in tinta naturale. Gli antichi stessi non sono sempre d'accordo sulla sua ricchezza e destinazione. Contraddistinto dalla paemula, viene talvolta avvicinato alla lacerna ed al cucullus, se non confuso con essi. Probabilmente devonsi distinguere i tempi ed
BIRMANIA MERIDIONALE, vicariato apostolico della. - Missione creata nel 1866 (col nome di B. meridio-occidentale) e definitivamente nel 1870 (v. birmania), e che ha subito da allora diverse mutazioni. E diretta, dall'origine, dai Padri delle Missioni estere di Parigi. La residenza centrale è Rangoon, capitale politica della B. e sede del governo della recente Repubblica birmana. E l'unico vicariato che non prende il nome dalla città, ma ritiene l'antico dalla regione. Ha una popolazione di 7.000 .000 di ab., e l'attività missionaria è divisa tra la capitale e i distretti rurali dei monti o dell'immenso delta dell'Iravadi. Nei centri urbani la maggiore attività missionaria si esplica a favore dei cattolici eurasiani, degli immigrati Indiani (quasi tutti Tamel) che costituiscono parrocchie a sé, e degli immigrati cinesi : Indiani e Cinesi si trovano però dispersi anche fuori della città. Nei distretti la cura principale è dedicata alle tribù cariane, che si vanno sempre più isolande dai dominatori birmani. A nord del vicariato la tribù dei Cehin ha formato una cristianità a sé. I missionari francesi (1948) sono 25 , coadiuvati da 43 preti e 43 catechisti indigeni: le suore sono 238 , di parecchie Congregazioni (dell'Apparizione di Marsiglia, Francoscane missionarie di Maria, Piccole suore dei poveri, del B. Pastore e di tre Congreg. indigene) e 25 fratelli delle Scuole cristiane. Sviluppate le scuole e le opere di carità (lebbrosari, rifugi, ecc.). La comunità cat-
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i luoghi secondo i quali poteva essere spesso e pesante, volgare e povero, o anche più ricco e leggero, e perfino di seta. Cosi pure per il suo uso presso i monaci antichi si dovrebbe distinguere tra Oriente ed Occidente.
Bibs.: Wilbert, Pilture, pp. 78-8r. Luciano De Bruine BISACCIA: v. conza.
BISANZIO, patrilarcato di: v. costantinopoli, patriarcato di.
BISARCIO : v. ozierl.
BISCEGLIE. - Città della provincia di Bari, con piccolo porto sull'Adriatico. Nell'età bizantina, non prima del vil sec., venne eretta a diocesi. Secondo l'Ughelli (VII, 584) un vescovo di B. sarebbe stato presente al Concilio di Nícea del 787. Da documenti sono noti anche i vescovi Mercurio (ro59), Giovanni (1071) e Amando (i 182); al tempo del vescovo Bisanzio (1220) venne a B. s. Francesco di Assisi il quale vi istituì il convento detto della Nunziata, poi distrutto. La diocesi venne soppressa da Pio VII con bolla del 27 giugno 1818 ed unita in perpetuo all'arcidiocesi di Trani.
Una leggenda (BHL, 5792) dà come rinvenute nel 1167 in B. le reliquie dei martiri Mauro, Pantaleemone e Sergio. Il Mauro annoverato dall'Ughelli (VII, 935), tra i martiri d'età traianca è pura leggenda; forse si tratta di reliquie del Mauro di Fondi o del vescovo di Parenzo; l'antalecmone può essere il venerato martire di Nicomedia, ricordato al 27 luglio nel calendario marmoreo di Napoli (Martyr. Hieronyminnum, p. 399); Sergio è forse il martire di Sirca del 7 ott. B. fu devastata dai Goti, dai Longobardi e dai Saraceni; alla fine del sec. xi occupata da Roberto il Guiscardo che ne formò una contea. Il conte Pietro II la circondò di mura e di torri, di cui restano vestigia. Gli Srevi vi eressero un castello ingrandito dagli Angioini. Roberto d'Angiò la concesse in signoria ad Amelio del Balzo; nel 1486 insieme con Corato divenne ducato e ceduto ad Alfonso d'Aragona, tornando nel 1513, alla morte di questi, alla diretta dipendenza del reame.
Bibs.: P. Sarnelli, Memorie dei vescovi di B., della stessa cotto, Napoli 1803: Lanzoni, p. 305.
Enrico Jasi
Arte - E tradizione che la chiesa di S. Adoeno, costruita verso la metà del sec. xi, sia opera dei militi normanni che la dedicarono al santo di Rouen. La facciata, a cuspide, è adorna di una statuina del santo e di un rosonc fiancheggiato da quattro leoni romanici. Nell'interno, svisato da ornati barocchi, è un fonte battesimale del xir sec. con altorilievi raffiguranti Cristo benedicente e i simboli degli Evangelisti.
Nel 1073 il normanno conte Pietro fondava la Cattedrale che, trasformata in stile barocco, conserva il portale maggiore scolpito e triplice fascia di tralci di fogliame con protiro sorretto da grifi su colonne di marmo con capitelli a foglie di acanto mosse dal vento.
Immane da rifacimenti rimase la chiesa di S. Margherita, fondata nel 1197 da Folco, giudice imperiale. Ha pianta di croce greca con cupola centrale su pennacchi ed abside semicircolare. La cupola, quadrata all'esterno, è coperta da un tetto a piramide. La facciata a cuspide, a paramento liscio è decorata in alto da archetti pensili e da un rosoncino. Sugli altri tre lati si ripete lo stesso motivo. Alla fiancata di sinistra sono addossate le tombe dei Falcone della fine del sec. xili, opera di Anserano da Trani, e di Pietro Facitolo da Bari. Nella chiesa di S. Margherita si conserva un dittico del 'zoo con la santa e s. Niccolò, diviso in scompartimenti alla maniera bizantina con scene della vita dei due santi, ed una icona, ugualmente del 'zoo e di ispirazione bizantina con la Madonna ed il Bambino.
Una Madonna quattrocentesca incoronata dagli Angeli, dipinta su tavola a fondo d'oro, è nella chiesa di S. Matteo. Nel 1528 Palvisino da Putignano, un artista ritardatario, dipingeva per la chiesa di S. Luigi la tavola
lunettata con la Madonna in trono con il Putto fra i ss. Francesco e Antonio e l'Eterno benedicente. In S. Maria di Giano, in agro di B., è un affresco del sec. xiv, raffigurante s. Giacomo fra storie della vita, di influsso toscano.
Alla Cattedrale pervenne dal santuario di S. Maria dei Miracoli di Andria, al tempo della soppressione degli ordini religiosi, un coro seicentesco ricco d'intagli. Vi si conserva un evangeliario miniato del sec. xi; tre antifonari miniati, dono degli Angioini, sono in S. Adoeno.
Bibl.: G. Frixsoni, Opere di pittura venete, ecc.. in Boll. d'arte, 8 (1914), pp. 23-40; A. Vinaccia, I monumenti medievali in terra di Bari, I, Bari 1913, pp. 81-83; 104-107; II, ivi, pp. 3435, 70-71; M. Salmi, Appunti per la storia della pittura in Puglia, in L'Arte, 22 (1919), pp. 149-92; A. Perotti, Il caso della Cattedrale di B., in Storie e storielle di Puglia, Bari 1923, pp. 111 123; id., Francesco Palmisina, in op. cit., pp. 99-103; E. Grszia, B., in Enc. Ital., VII, p. 92.
Maria Luceri
BISCOPH, Simon : v. episcopius simon.
BISCOSSI, Sibillina, beata. - Mistica domenicana, n. a Pavia verso il 1287, ivi m. il 19 marzo 1367. A dodici anni perse la vista e, raccolta e istruita da Terziarie domenicane, abbracciò la vita religiosa. Chiesto ma non ottenuto il miracolo della guarigione, per conformarsi a Cristo paziente, all'età di quindici anni si recluse in una cella costruita presso la chiesa dei Frati Predicatori, dove rimase tra penitenze e visioni per tutta la vita. Il suo culto fu confermato il 17 ag . 1854 da Pio IX; la festa ricorre il 23 marzo. Il corpo si venera nella cattedrale di Pavia.
Bibs.: Acta SS., Martii, III, Parigi 1865, p. 67 seg.; Anon. in Annie Dominicalue, 2 (1886), p. 472 sgg.; I. Taurisano, Catol. hagiogr. Ord. Proed., 2^{°} ed., Roma 1918, p. 31, con bibliografia.
BISENZIO. - Antica sede vescovile del Lazio sulla riva occidentale del lago di Bolsena. Un'iscrizione del 254 ricorda il "Senatus populusque Visen" tinus" (CIL, XI, 2914). Nel passo dei Dialoghi di s. Gregorio (III, 17), che ricorda un "Quadragesi-

del Alinari. Bisceglie - Chiesa di S. Margherita, fondata nel 1197. Tomba dei Falcone, opera di Anserano da Trani e Pietro Facitolo da Bari (fine del sec. xiri).
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mus baxentinae" o "buxentinae ecclesiae subdiaconus ", L. Duchesne ha visto la prima menzione della diocesi di B., contro l'opinione di coloro che lo riferivano a Busento nella Lucania. Dicendosi nel passo suddetto che Quadragesimo soleva pascere il suo gregge "in Aureliae partibus" era giusto ricercare la "ecclesia baxentina" o "buxentina" nella Tuscia, come fece F. Ughelli che però lesse "Bulcentinae" o "Bolciensis ecclesiae", per la vicinanza di Vulci con la via Aurelia. L'espressione "in Aureliae par* tibus " va interpretata con larghezza; così anche B., non lontano da Valentano e dalle rovine di Castro, può esser ritenuta "in Aureliae partibus". Durante l'invasione longobarda il vescovo di B. si sarebbe trasferito a Castro (v.) conservando il nome ufficiale che ricompare nel 743 di "Baxentianus episcopus".
Bibl.: Ughelli, X, p. 189; L. Duchesne, Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma, in Archivio della R. Soc. Rom. di Storia Patria, 15 (1892), pp. 487, 489; Lanzoni, pp. 327-28. Benedetto Pesci
BISHOP, Edsiund. - Liturgista inglese, n. a Totnes da famiglia anglicana il 17 maggio 1846 , m. a Downside il 17 febbr. 1917. Segretario prima di T. Carlyle, poi membro dell'Educational Department nel Privy Council Office, si converti al cattolicesimo nel 1867. Primo lavoro di grande interesse storico fu una comparazione del libro ufficiale liturgico della Chiesa anglicana con le sue fonti cattoliche: Edward the VI and the Book of Common Prayer ( 2^{°} ed., Londra 1891). Animatore del rinnovamento degli studi liturgici, indagatore profondo, in possesso di una rara conoscenza bibliografica, è considerato un maestro nel campo della liturgia storica, in cui compì studi e ricerche di fondamentale importanza sul genio del rite romano, sulla storia dell'altare, sul Sacramentario Gelasiano, sul testo del Canone primitivo della Messa romana, sul Kyrie eleison, ecc., in gran parte riuniti nel Liturgica Historica (Oxford 1918).
Bibl.: A. Amelli, E. B. in Rit. liturg., 4 (1917), p. 46 sgg.; A. Gasquet, E. B. in Downside Review, 36 (1917), p. 3 sgg.; C. Mohlberg, E. B. in Ephemerides Liturgicae, 6 (1932), pp. 447-56. Filippo Oppenheim
BISIGNANO. - Città della provincia di Cosenza, l'antica Basidiae, che acquistò particolare importanza nel periodo bizantino-normanno, per la sua posizione nel centro della Valle del Crati. Nell'evo moderno fu feudo dei Sanseverino, che se ne intitolarono principi.
Come diocesi deve considerarsi di fondazione bizantina, essendo subentrata in parte a Turio, distrutta alla fine del sec. viI. Il primo vescovo, di cui si ha notizia, è un "Anderamus Bisuntianus", che sottoscrive il Sinodo di papa Zaccaria nel 744 .
Nel sec. ix, essendo la Valle del Crati alla dipendenza dei Longobardi, B. adottò il rito latino, insieme con Cosenza: tutte e due nell'847 furono dichiarate suffraganee di Salerno e come tali confermate da Giovanni XV nel 994.
Ma il patriarca di Bisanzio, al quale erano state assoggettate fin dal sec. viII tutte le diocesi della Calabria, ignorò il provvedimento e continuò a considerare - B. come diocesi greca e suffraganea di Reggio, come si nota nella Notitia III della Diatiposi di Leone VI il Filosofa, della seconda metà del sec. Ix. Il fatto poi che B. risulta solo nella Notitia III e non nella I, dove pur è ricordata Cosenza, dimostra che B. non è anteriore al sec. viII; quindi non è improbabile che l'«Anderamus" del 744 debba considerarsi il primo vescovo di B. Dopo di lui subentra un lungo periodo di silenzio e solo con i Normanni si hanno notizie di altri presuli di B.
La creazione della diocesi di S. Marco, voluta dai Normanni come quella di Mileto, dovette sottrarre
territorio a B. In compenso fu sottratta a Reggio o a Salerno e sottomessa direttamente alla S. Sede, come risulta dalla bolla di Celestino III del 1182 e dal Provinciale V'etus di Albino. Nel 1818 fu unita aeque principaliter a S. Marco.
Nel piccolo territorio è compresa Acri, che è più grande ed è patria di santi e di letterati.
Nella città sono notevoli : la Cattedrale, l'episcopio, la chiesa dei Minori. Nel suo territorio era l'abbazia cistercense della Sambucina, presso Luzzi, la prima fondata in tutta l'Italia meridionale, nel 1136 . Vi fu formato l'abat2 Gioacchino da Fiore, fondatore della Congregazione Florense, e notevole scrittore. Vi hanno avuto origine a. Proclo di B., erudito monaco greco, detto "biblioteca ambulante", morto verso il 990 ; il b. Umile Pirozzi da B., riformato (1582-1637), beatificato nel 1881 e il b. Angelo Falcone da Acri (1669-1731), cappuccino, beatificato da Leone XII nel 1823 .
Bibl.: G. Fiore, Calabria illustrato, III, 2, Napoli 1743. pp. 347-49; L. Pagano, B. in Euc. dell'Eccles., IV (1845), pp. 423 432; id., B., Napoli 1833; F. Gallo, Cronistoria dello citto di