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prese dall'alfabeto : π mathrm{A} (re) - Bov (mi) I'e (fa) - Δ ( (sol) - times mathrm{E} (la) - mathrm{Z} ω (si) - mathrm{vH} (do). In quasi tutto il resto si rimane fedeli alla tradizione. I modi sono ugualmente 8 e seguono le vecchie denominazioni e le vecchie scale. Cosi anche le μ α ρ τ ω mathrm{i} α mathrm{s} o chiavi e le varphi vartheta varrho ρ α i o accidenti. Si noti, infine, che i tre riformaturi, trascrivere, nel nuovo sistema, tutte le antiche melodie dell'anno liturgico.

Conclusione. - Dopo quanto si è detto, spontanea viene una domanda: le melodie oggi in uso nella Chiesa bizantina, sono le stesse uscite dalla penna degli antichi innografi? Si deve rispondere che molte di esse portano i nomi dei compositori, soprattutto dal sec. xiv in poi; non sono quindi le melodie degli innografi. Altre sono melodie originali, ma abbellite da autori posteriori, di cui i manoscriti riportano i nomi. Vi sono poi tutte le altre melodie tradizionali, trascritte, come si disse più sopra, da Pietro lambadharios; queste dovrebbero risalire agli autori originali. La sana critica però vi si oppone. Dopo tanti secoli non si può parlare di identità tra le melodie di oggi e quelle di allora. Tuttavia, considerato che la tradizione è stata sempre viva, non solo, ma tramandata da vere scuole rette da ottimi maestri, sotto la diretta sorveglianza dell'alto clero della Chiesa di Costantinopoli, è da concludere che, pur ammessa una necessaria evoluzione, queste melodie hanno molto

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di originale, e che la ricostruzione delle antiche melodie non è possibile se non sulla base di queste.

Molti musicologi europei, da vari anni, studiano l'antico sistema musicale bizantino. Ma alcuni di essi non considerano affatto la tradizione. Dato questo, sono pervenuti alle conclusioni più disparate. Alcuni negano persino le scale e il valore dei segni diastematici. In compenso ne inventano di proprie. Altri ancora negano l'esistenza di una qualsiasi stenografia, e interpretano i segni chironomici come segni di espressione, dimentichi che l'espressione è chiamata dai Greci ἐ ε varrho varrho α σ ι ς e non χ ε ι ρ ° ν η ι^{′} α.

In Italia, grande incremento allo studio della m. b. ha dato il p. Lorenzo Tardo del monastero di Grottaferrata, il quale ha offerto a tutti la possibilità di approfondire gli studi in materia.

Biblı. L. A. Bourgault Ducoudray, Etudes sur la musique ecclésiastique grecque, Parigi 1877; G. Papadopoulos, Σ α μ β α λ α i elç tïv letrquav anç ì μ ἐ^{′} 'E α α λ, μ ° ν ω ἠ, Atene 1890 ; H. Gaisser, Le systeme musical de l'Eglise grecque d'après la tradition, ivi 1903; J. B. Bulsoum, Traité de poétique. théorie et pratique du chant dans l'Eglise grecque, ivi 1903; U. Riemann, Die byzantinische Nisereckrift in X-XV. 70 brb., Lipsia 1909; J. Tillyard, Byzantine music and bysmography, Londra 1913; K. Pachoi, 'H лнфaвquavтıкí tïç β α ξ ε ν τ τ η η ς pe ν σ ω ἠ, Atene 1917; J. Thibaut, Mémoresses de la notation elphouttique et bayingolite de l'Eglise grecque, Parisi 1923; J. Tillyard, Handbook of the riddle byzantine musical notation, Londra 1933; E. Wallace, Studies sur byzantinischen Musik, in Zeitschrift für Musikwissenschaft, 16 (1934), pp. 213-28 e 414-22; L. Tardo, L'antico melurgia bizantina, Grottaferrata 1938; O. Tiby, La musica bizantina, teoria e storia, Milano 1938.

Giuseppe Ferrari
BIZANTINO, DIRITTO CANONICO. - E, originariamente, il diritto proprio della Chiesa di Bisanzio, o Costantinopoli, divenuto il diritto comune di tutte le Chiese orientali di rito bizantino, tanto cattoliche che dissidenti.
I. Estensione. - Tutti i popoli pagani alla cui evangelizzazione Costantinopoli contribuiva, come i Russi e i Serbi, o che, per una ragione o per un'altra, rivalgevansi definitivamente verso Costantinopoli, riconoscendone la supremazia, ricevettero simultaneamente la liturgia e la disciplina ecclesiastica di Bisanzio, tanto che, in seguito, il d. c. b. diventò effettivamente il fondo comune della legislazione di tutte le Chiese che hanno riconosciuto, a un certo momento, con gradi diversi, l'autorità del patriarcato di Costantinopoli : in altri termini, di tutte le Chiese ortodosse, nel senso del Concilio di Calcedonia, cioè, praticamente, di tutte le Chiese di rito bizantino.

Quindi, seguono oggi la disciplina bizantina, come fondo comune di legislazione, integrato dal diritto particolare delle singole comunità : i Greci strettamente detti o Elleni, i Mefkiti dei tre patriarcati di Alessandria, di Antiochia e di Gerusalemme, i Romani, gli Uoraini o Ruteni, i Russi, i Georgiani, i Serbi, poi vari piccoli gruppi di Albanesi, Ungheresi, Lituani, Lèttoni, Estoni, Finlandesi, Cinesi e Giapponesi. E da osservare che in quasi tutti i suddetti gruppi, esiste una comunità cattolica unita, la quale fonda la sua discipline sul d. c. b., come i dissidenti del rispettivo gruppo.
II. Durata. - La storia del d. c. prettamente b. abbraccia un periodo di circa tredici secoli, che va più precisamente dal Concilio trullano del 691 , nel quale la disciplina bizantina si affermò con le sue note più caratteristiche, fino alla caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi Ottomani nel 1453. (ovvero, prima del 691, il patriarcato bizantino era quasi unicamente retto dalla legislazione conciliare e patristica, comune a tutta la Chiesa cattolica, oppure, al più, dal diritto proprio a tutta la Chiesa d'Oriente. D'altra parte, dopo il 1453 , il patriarcato di Costantinopoli, sempre più smantellato
tanto dalla costituzione di comunità cattoliche quanto dalla emancipazione delle Chiese dissidenti, che acquistano la loro autocefalia, instaura un diritto nuovo, non riconosciuto, in linea di principio almeno, nelle altre Chiese, e al quale si riserva, con più giusta ragione, la qualifica di greco o elleno.
III. Fonti. - Il can. a del Concilio trullano ha fissato le fonti del d. c. b. nel modo seguente: 1) gli 85 canoni detti degli Apostoli, estratti dal 1. VIII delle Costituzioni Apostoliche; 2) i canoni dei Concili ecumenici di Nicea I (325), di Costantinopoli I ( 381 ), di Efeso (431) e di Calcedonia (451); 3) i canoni di sette concili locali tenuti in Oriente: Ancira in Galazia (ca. 314), Neocesarea in Ponto (tra 314 e 325), Gangra in Paflagonia (metà del sec. iv), Antiochia in Siria ( 314,0330-32 ), Laodicea in Frigia (tra 347 e 381), Sardica in Mesia (343), Costantinopoli (394), ai quali si aggiunge un solo Concilio locale di Occidente, quella di Cartagine del 419; 4) i canoni di dodici Padri della Chiesa orientale: i ss. arcivescovi di Alessandria Dionigi (m. nel 264), Pietro (m. nel 311), Atanasio (m. nel 373), Timoteo (m. nel 383), Teofilo (m. nel 412) e Cirillo (m. nel 444); s. Gregorio di Neocesarea (m. nel 270), s. Basilio di Cesarea di Cappadocia (m. nel 379), s. Gregorio Nisseno (m. ca. il 390), s. Antiflochio d'Iconio (m. ca. il 403), s. Gennadio di Costantinopoli (m. nel 471); degli scritti dei Padri della Chiesa occidentale, si accoglie solo la lettera scritta da s. Cipriano di Cartagine a nome dei vescovi di Africa, nel Concilio del 256, sul Battesimo degli eretici; 5) infine, i 102 canoni dello stesso Concilio trullano.

Per completare la lista delle fonti del d. c. b., si devono inoltre aggiungere, naturalmente, i 22 canoni del VII Concilio ecumenico, secondo di Nicea (787). I Bizantini dissidenti vi aggiungono i 17 canoni di un doppio concilio (detto primo-secondo) tenuto nella chiesa dei SS. Apostoli a Costantinopoli nell'861, sotto il patriarca Foxio, nonché 3 canoni di un altro concilio radunato nella chiesa di Santa Sofia nell'879 sotto la presidenza dello stesso patriarca. Inoltre, i commentatori bizantini del medioevo ricevettero nel Corpus del diritto canonico scritti di altri patriarchi di Costantinopoli, e cioè : una lettera sinodale di s. Tarasio ( 784-806 ), indirizzata a papa Adriano, 35 canoni di Giovanni il Digiunatore ( 582-95 ), due canoni attribuiti a s. Niceforo ( 806-15 ), come anche due responsi di Nicola Grammatico (1084-11).
IV. Collezioni. - Oltre le collezioni cronologiche composte a norma del can. a del Concilio trullano e che andarono via via insegnandosi col sorraggiungere di canoni di nuovi concili o di decisioni di patriarchi, la Chiesa conobbe, quasi immediatamente dopo la pubblicazione della seconda edizione del Codice giustizianeo, una Collectio LX titulorum, oggi perduta, composta verso il 535. La prima collezione sistematica di canoni che ci sia pervenuta è la Collectio L titulorum, fatta da Giovanni Scolastico, a Antiochia, intorno al 550 , e da lui nuovamente riedita a Costantinopoli, dopo la sua elevazione al trono patriarcale di questa città nel 565 (G. Voell-H. Justell, Bibliotheca iuris canonici veteris, II, Parigi 1661, pp. 499-602; cf. V. Benešević, Synagoga 50 titulov i drugie iuridiceskie sborniki Joanna Sholastika, Pietroburgo 1914). Si ha anche del periodo anteriore al Concilio trullano una preziosa e precisa Synapsis canonum, ritoccata intorno al 965 da Simeone Logoteta, e conosciuta principalmente per merito del commentario di Aristene (VoellJustell, op. cit., pp. 673-709; G. Rhafles, M. Potles, Σ τ̂ ν π γ α α τ ω̂ ν δ ε i ω ν π α i ( α ἀ ω̂ ν π α ν δ ν ω ν, IV, Atene 1854, pp. 393-416). Si deve infine numerare tra le collezioni sistematiche un Liber poenitentialis, di epoca incerta, conosciuto a torto sotto il nome di Nomocanon Ioannis Ieiunatoris, patriarca di Costantinopoli dal 582 al 595 (Rhalles-Potles, op. cit., pp. 432-45; cf. Zaoze-ckij-Khalkhanov, Nomokunov Ioanna Postnika, Mosca 1902; A. J. Almasov, Kanonarij monakha Ioanna, Odessa 1907).

Ma la nota più caratteristica delle collezioni di diritto canonico è l'ampia accoglienza che esse riservano alla legislazione in materia ecclesiastica dell'autorità ci-

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vile, spesso considerata come fonte vera, se non autonoma, del diritto canonico. All'inizio, tali testi si riscontrano raccolti in collezioni separate; si hanno cosi : la Collectio X X V capitulorum, estratta dal Codice giustinianco e messa già in appendice alla Collectio LX titulorum (G. Heimbach, 'Avêx8072, II, Lipsia 1840, pp. 145-207); la Collectio LXXXVIII capitulorum fatta da Giovanni Scolastico in guisa di complemento della sua opera canonica (Heimbach, op. cit., pp. 208-34); la Collectio XXII capitulorum estratta da varie Novelle di Giustiniano (VoellJustell, op. cit., pp. 660-72); la Collectio Tripartita estratta dal Corpus iuris civilis, e più precisamente dai primi 13 titoli del Codice, con indicazione dei rispettivi luoghi paralleli (onde la Collezione viene anche chiamata Poratitla), dal Digesto e dalle Novelle, con commentario di Anastasio Scolastico su quest'ultime (Voell-Justell, op. cit., pp. 1217-1361).

Non si tardò però a riunire in una sola collezione e sotto le medesime rubriche, tanto le leggi dell'autorità civile in materia ecclesiastica (vô̂aci), quanto i canoni della Chiesa (cavóvcz), onde risulteranno le famose collezioni conosciute sotto il nome di Nomocanoni. Già verso la fine del sec. vi, un outore sconosciuto distribuisotto le rubriche della Collectio L titulorum i testi imperiali della Collectio LXXXVII capitulorum, formando così, in modo prettamente artificioso, il primo dei Nomocanoni, di cui una traduzione in lingua slava fatta nel sec. ix è attribuita a s. Metodio (H. Schmid, Die Nomohanonübersetzung des Methodius, Lipsia 1922). Ma la più nota di queste collezioni è il Nomocanon XIV titulorum (PG 104, 441-976; I. B. Pitra, Iuris ecclesiastici Graecorum historia et monumenta, II, Roma 1868, pp. 433-642; Rballes-Potles, I, Atene 1852, pp. 1-335; cf. V. Beneševic, Kanonéeshij Shornik XIV titulos so vtoroj cetverti VII vèka, Pietroburgo 1905; K. E. Zachariae von Lingenthal, Über den Verfasser und die Quellen des PseudoPhotianischen Nomohanon in XIV Titeln, ivi 1885; V. Narbekov, Nomohanon Konstantinshago patriarcha Fotija, Cazan 1899). La prima redazione di questo Nomocanone, che utilizzò probabilmente una collezione precedente di 14 titoli fatta verso il 580 , risale al tempo di Eraclio, intorno al 629, e comprende tre parti : la prima contiene la sistemazione dei testi canonici in 14 titoli; la seconda è una collezione cronologica dei canoni; la terza contiene i testi civili, estratti dalla Collectio Tripartita e dalle Novelle di Eraclio. La seconda recensione di questo Nomocanone, fatta nell'883, e per tradizione attribuita al patriarca Fazio, introduce nella collezione i testi canonici posteriori e inserisce tra i canoni l'indicazione dei rispettivi documenti civili, formando un Nomocanone nel pieno senso della parula. Si ha anche una terza recensione, poco conosciuta, fatta da Teodoro Besta nel 1080, il quale si accontentò di riprodurre integralmente i documenti civili e di inserire riferimenti al testo dei Basilicalbi, la nuova e ampia collezione giuridica della dinastia macedoniana. Tradotto in slavo nel decorso del sec. xir, secondo la recensione detta foziana (cf. Beneševic, Drevne-slavjanshaja Kormozja XIV titulos bez tolhovanij, Pietroburgo 1906), arricchito e commentato nel 1198 dal noto canonista Balsamone, il Nomocanone in 14 titoli fu e rimane il monumento più rappresentativo e basilare del d. c. b.
V. Commentatori. - Col Nomocanone in 14 titoli, si può dire che, alla fine del sec. Ix, il d. c. b. è già fondamentalmente ed essenzialmente costituito. Il periodo che segue fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453 non aggiunge altro se non decreti, più spesso sinodali, dell'uno o dell'altro dei patriarchi di Costantinopoli, tra cui emergono Nicola Grammatico (1084-1111), Luca Crisoberges (1156-69) e Michele Anchiales (1169-77). Poi s'apre, col sec. xir, l'epoca dei grandi commentatori e canonisti. I più celebri sono: Alessio Aristene, autore di un breve commentario della Synopsis canonum; Zonara, storico e canonista dotato di un gran senso ecclesiastico e rispettoso della Chiesa romana; Teodoro Balsamone (v.; m. dopo il 1195), il più fecondo e il più valente dei commentatori bizantini, ma avversario dichia-
rato della Chiesa romana; Demetrio Comatiano (m. dopo il 1235); Costantino Armenopulo (ca. il 1345) e Matteo Blastares (sec. xiv), autore di un Syntagma alfabetico, scritto nel 1335, in guisa di dizionario enciclopedico.

BISL.: Fonti: J. Leunckvius, Iuris graeco-romani tam canonici quam civilis tomi II, Francoforte 1596; G. Voellus-H. Justellus, Bibliotheca iuris canonici veteris, Parigi 1661; G. Boverezius, Zvvoloniv sive Pandectos canonum SS. Apostolerum et conciliorum ab Ecclesia Graeco recepterum, a voll., Oxford 1672; G. Rballes, M. Potles, Zovrayus vóo 0́slov vol. 1996v navóvov, 6 voll., ivi 1852-59; I. B. Pitra, Iuris ecclesiastici Graecorum historia et monumenta, a voll., Roma 1844-68; A. Leonardos-N. Aginrita, Dybó̀av, Atene 1908. - Collezioni: F. D. Bicner, De collectionibus canonum Ecclesiae Graecae, Berlino 1827; I. B. Pitra, Des cumme et des collections canoniques de l'Eglise grecque, Parigi 1838. - Letteratura: F. D. Bicner, Das homnische Recht der griechischen Kirche, Dreads 1853; J. PappSzilagyi, Etohizidion iuris Ecclesiae Orientalis Catholicae, GranVaradino 1862; C. de Clerca, Byzantin (droit canonique), in DDC. II (1937), coll. 1170-84; A. Coursa, Epitome praelectionum de iure ecclesiastica orientali, I, Roma 1948. Acacio Causa

BIZIO, Bartolomeo. - Chimico, n. a Vicenza il 30 ott. 1791, m. a Venezia nel 1862; considerato tra i maggiori scienziati del suo tempo dal p. Secchi nella prefazione del suo libro sull'Unità della facce fisiche e ricordato all'estero come un precursore delle più moderne vedute della scienza.

Sono memorabili i suoi studi Sulla porpora degli antichi; la scoperta del rame in vari molluschi; la spiegazione del fenomeno della polenta porporina che ne fece un precursore della microbiologia; la numerosa serie di ricerche di chimica biologica e di studi di fisico-chimica raccolti nella sua opera Dinamica chimica, dove studia la tensione superficiale dei liquidi e precorre i suoi contemporanei nello studio delle affinità chimiche, della catalisi, delle pseudo-soluzioni, sul tremito repulsivo nelle molecole superficiali dei corpi.

Questo «noble vieillard» come lo definiva un suo apologeta all'Istituto di Francia nel 1860 fu anche buono scrittore, studioso delle lettere italiane, elegiato dal p. Cesari; membro delle «Società Ital. delle Scienze» detta dei Quaranta, e dell'Istituto italiano delle scienze; visse per la scienza e per la famiglia. "Fedele alla religione santissima dei suoi avi ne seguiva puntualmente e le pratiche ed i dettami e quindi con la rassegnazione vera del cristiano sopportava quello traversie di corpo e di spirito onde piacque alla Provvidenza visitarlo per tutto il suo vivere quaggiù "così testimonia il dott. Pazienti nell'elogio letto all'adunanza del 28 dic. 1862 all'Istituto Veneto delle Scienze e Lettere. Nella bibliografia dei suoi scritti sono segnate 109 memorie e comunicazioni a vari periodici scientifici italiani ed esteri e a numerose accademie.

BISL.: A. Pazienti, Elogi molto vita e notti avisti di B. B., in Atti dell'Istituto Veneto, 2ᵃ serie, 8 (1862-63), pp. 133-72; G. Provenzal, Profili bio-bibliografici di chimici italiani, Roma. 1938, pp. 123-32.
BIZOZERO: v. Gervasio di s. elia.
BIZZOCHI e BIZZOCHE. - Uomini e donne (dicevasi anche Bizzoco, Bizzochero, Bizzocaro, Pinzocaro) che nei secc. xiri e xiv menavano vita devota e portavano l'abito religioso stando al secolo; appartenevano generalmente al Terz'ordine di s. Francesco (cf. G. Boccaccio, Nov. 24*, 5). Appaiono diffusi in Italia centrale già nel sec. xiri e presentano molta analogia con i Beghini e Beghine (v.), Mescolati al popolo, vi esercitano dapprima, con la loro vita semplice e povera, influsso salutare sui costumi (Vita di Cola di Rienzo : «aveva vestimenta oneste da bizuoco, non queste pompose »), promuovono la pietà e la concordia, si dedicano alla cura degli ammalati ed esercitano l'ospitalità. Nel sec. xiv appaiono organizzati in associazioni; talora si raccolsero a vita comune, emettendo i voti di castità e povertà, oppure senza voti conservando le proprie sostanze.

Il nome sembra provenire dal basso latino bizochus,

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![img-17.jpeg](img-17.jpeg)
(Int. Ene. Cutt.)
Btado - Frontespizio del catalogo dei libri proibiti dall'Università di Parigi, Roma, 1549. - Esemplare della biblioteca Vaticana.
probabilmente dal color bigio o bizzo (lat. bisius, franc. bis) di cui si vestivano; altri deriva la voce da bisacin, altri dal tedesco Büsserchen, dimin. di Büsser penitente.

Le donne costituirono piccole comunità sotto la guida dei frati Domenicani, Francescani, Agostiniani frequentando le chiese del loro Ordine, quando non ne avevano una propria; ed ebbero ben presto propri monasteri.

Gli uomini mantennero più a lungo delle donne un genere di vita più libera; furono compresi sotto il nome generico di continentes. Vennero chiamati in molti luoghi Fraticelli (v.). Vari gruppi si lasciarono trasportare a dottrine eterodosse, specialmente riguardo alla povertà e alla castità, opponendosi clamorosamente al lusso dell'alto clero. Questi si schierarono con gli estremisti spirituali dell'Ordine francescano, e furono condannati prima da Giovanni XXII nel 1318 e più tardi soppressi dall'Inquisizione.

Il movimento femminile si identifica fuori d'Italia con quello delle Beghine (v.).

Emidio da Ascoli
BLAGHERNITISSA : v. maria.
BLADO, Antonio. - Celebre tipografo del sec. xvi, n. in Lombardia (Asolo o Piadena?) nel 1490, m. a Roma tra il 17 e il 27 marzo 1567. Esercitò la sua arte in Roma, a partire dal 1515 ca.: la prima opera che si conosca uscita dai suoi torchi è un'edizione dei Mirabilia Urbis Romae, datata 21 nov. 1516. Per incarico di Paolo III fondò una tipografia greca, la cui attività arriva fino al 1550 ca. Nel 1549 ottenne la nomina a stampatore camerale, offrendo il primo esempio di privilegio di stampa per gli atti ufficiali di un ente. In tale qualità pubblicò nel 1557, per mandato del S. Uffizio, il primo Indice dei libri proibiti a carattere ufficiale, che fu soppresso prima della
pubblicazione; rarissimo è anche il secondo, dell'anno successivo. Ancora più raro (se ne conosce un unico esemplare, alla biblioteca Vaticana) è un Indice dei libri censurati dalla facoltà teologica di Parigi, che il B. aveva stampato già nel 1549. Altro unicum conservato nell'archivio Vaticano è una preziosa Istruzione dell'Inquisizione sull'Indice di Paolo IV (1559).

La sua fama è dovuta soprattutto alla pubblicazione di libri illustrati, fra cui ha particolare pregio il Trattato di scontio d'arme, di C. Agrippa (in-4 { }^{°}, 1553), con incisioni in rame di incerta attribuzione (Stradano? Scuola di Marcantonio Raimondi? Scuola di Leonardo?). Assai rara è anche l'«edito princeps» del Principe di Machiavelli, uscita nel 1532.

Fuori Roma stampò gli Statuta sive constitutiones civitatis Reatae (Rievi 1549), e il Theologicarum institutionum compendium del card. Dolera (Foligno 1562). Predilesse i caratteri corsivi italici, ed ebbe per impresa un'aquila coronata volta a sinistra con un pavese tra gli artigli e ai lati, sotto le ali spiegate, le sigle A. B. Annibal Caro ne adombrò la figura nel personaggio del «Barbagrìgia stampatore ", editore della Ficheide del Molza, nella commedia Gli Straccioni. La sua opera fu continuata dai figli Bartolomeo, Stefano, Orazio e Paolo, finché quest'ultimo si ritirò nel 1593, conservando la proprietà della stamperia camerale fino al 1609.

Bibl.: D. Bernoni, Dei Torresani, B. e Ragazzoni, celebri stampatori a Venezia e a Roma nel XV e XVI sec., Milano 1890; G. Fumagalli - G. Belli, Catalogo delle edizioni romane di A. B. asolano ed eredi, fasce. I e II (gli unici usciti, comprendenti le opere pubblicate dal B. e figli, fino al 1573), Roma 1891; G. Fumagalli, A. B., tipografo romano, Milano (1893); E. Calvi, Per la storia del libro in Roma, Roma 1913; S. Vaccaro, Catalogo delle edizioni romane di A. B. asolano ed eredi, ivi 1942; A. Mercati, Nell'Urbe dalla fine di settembre 1337 al 21 gennaio 1338. Documenti seguiti da altre "Varia" dall'Archivio segreto Vaticano Udiscellanea Historiae Pontificiae, XI, ivi 1945, cap. II, f. 2, pp. 89-102; A. Campana, A. B. e Bartolomeo Platina, in Miscellanea bibliografica in memoria di don Tommaso Accurti, a cura di L. Donati (Storia e letteratura, 15), ivi 1947, pp. 39-50. Alessandro Pratesi

BLAINVILLE, Henri-Marie Duchoty de. - Naturalista, n. ad Arque presso Dieppe il 12 sett. 1777 e m. a Parigi il I maggio 1850 . Fu supplente di Cuvier nel collegio di Francia e nel museo di Storia Naturale. Nominato professore di anatomia e zoologia nella facoltà di scienze nel 1812 combatté le idee del suo maestro. Compì lavori di sistematica, zoologia, anatomia comparata, fisiologia generale e paleontologia. Ammise la creazione divina, ma non ammise, come il Cuvier, i cataclismi ripetuti, per cui ammetteva una continuità della serie degli esseri suggerendo l'idea di una creazione unitaria.

Opere: De l'organisation des animaux (Parigi 1822); Manuel d'actionologie (ivi 1834); Ostéographie (ivi 1839); Histoire des sciences de l'organisation et de leurs progrès, comme base de la philosophie (ivi 1843).

Bibl.: C. L. Kneller, Il cristianesimo e i naturalisti moderni, Brescia 1906, p. 548 . Alberto Stefanelli

BLAJ. - Città della Transilvania (Romania). Nel 1733 il vescovo Innocenzo Micu vi trasferì la residenza della nuova diocesi di Făgăraş (v.). In poche generazioni B. assunse l'aspetto di cittadella culturale cattolica con un'accademia teologica, fondata dal vescovo P. F. Aron. Sono pure importanti il museo e la biblioteca, ricchi di memorie e documenti per la storia della Chiesa romena.

Bibl.: A. Lupeanu-Melin, Blajul istoric in icoone, Blaj 1924; id., Blajul, Bucarest 1930. Andrea Lazzerini

BLAKE, William. - Poeta, incisore, pittore inglese, n. a Londra il 28 nov. 1757, m. a Strand il 12 ag. 1827. Nella puerizia risenti del misticismo dello Swendenborg e andò soggetto ad allucinazioni, che dove-

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vano in seguito influire sullo strano simbolismo di parte della sua produzione poetica. Dopo due anni di tirocinio nella bottega di un incisore, nel 1778 si iscrisse alla Royal Academy, dove attese al disegno, affascinato dai capolavori dell'arte gotica.

Nel 1783 pubblicò i Poetical Shetches, sguardo limpido, anche se stupito, sul creato; nel 1784 aprì una bottega di stampc, per le quali adottò un nuovo metodo di incisione, illustrando le proprie poesie e i capolavori di Cervantes, Dante, Milton, i Night Thoughts di Young, il Sentimental fourney through France and Italy di Sterne e il Libro di Giobbe. Morì quasi povero. Manoscritto e disegni inediti furono bruciati, perché ritenuti opera del demonio. Sconosciuto finché il Rossetti e lo Swinburne non in riscoprirono nella seconda metà dell'800, il B. ebbe una potente immaginazione, che gli permise di incarnare in forme umane le idee più astratte e trasformare in simbolo e allegoria le realta più concrete, secondo la sua idea che "tutto esiste solo nell'immaginazione umana". Come poeta fu disuguale: ora semplice e rude o grandiosamente suggestivo, come nei Songs of Innocence (1789) e nei Songs of Experience (1794), ora nebuloso ed ermetico, come nei Prophetic Books. Così nei disegni la robusta maniera classica ripresa da Michelangelo è contorta in un fosco e violento furore romantico : tipiche le illustrazioni alla Divina Commedia. Dal punto di vista religioso, mentre per il suo razionalismo e immoralismo si apparenta agli illuministi e al De Sade (precorrendo il satanismo di Baudelaire in Marriage of Heaven and Hell), per la sua fede nel preternaturale, sia pure magico e visionario, egli si presenta come una specie di profeta, autoaffermantesi ispirato da Dio e in rapporto con gli angeli e con i santi.

Bibl.: Opere: Poetical Works, a cura di J. Sampson, 2² ed., Oxford 1913; The writings of W. M., a cura di G. Keynes, 3 voll., Londra 1923; The Prophetic Writings of W. B., a rura di D. J. Sloss e J. P. R. Wallis, 2 voll., Oxford 1926. Trad.: M. Frax, Poeti inglesi dell'200, Firenze 1923. pp. 49-89; E. Dodsworth, Il matrimonio del cielo e dell'inferno, Canti dell'innocenza ed altri poemi, Lanciano s. d.; G. Ungaretti, Traduzioni, Roma 1036, pp. 47-61. - Studi: A. C. Swinburne, W. B., Londra 1868 (ristamp. 1906); G. Keynes, A Bibliography of W. B., Nuova York 1921; A. Gilchrist, The Life of W. B., Londra 1922; O. Burdett, W. B., ivi 1926; D. Saurat, B. and Modern thought, ivi 1929; J. Middleton Murry, W. B., ivi 1033; J. Bronowski, A Man without a Mash: W. B., ivi 1944. Francesco Mei

BLAMPIN, Thomas. - Benedettino di S. Mauro, professore di filosofia e teologia, n. a Noyon nel 1640, m. a St-Benolt-sur-Loirell 13 febbr. 1710. Curò con altri Maurini l'edizione delle opere di s. Agostino, suscitando aspre polemiche: l'Ordine venne accusato di favorire il giansenismo. Il S. Uffizio condannò quei libelli anonimi e Clemente XI elogio l'Ordine e l'opera svolta nel ristabilire i testi. L'edizione del B. è ancor oggi la migliore delle opere complete.

Bibl.: Hurter, IV, col. 829 sg. Noemi Crostarosa Scipioni
![img-18.jpeg](img-18.jpeg)

Blake, William - Illustrazione per il Libro di Giobbe. Disegno scopartifano.

Bulld. G. Barrio, De Antiquitate et Situ Calabriae, Roma 1737, p. 61; F. Nociti, Notizie storiche sulla città di Belvedere Marittimo, Napoli 1863; M. La Cava, Del sito di B., Lou e Tebe Lucana, ivi 1891; Ughelli, X, 29; CIL, X, 50, 125; Lanzoni, p. 323; B. Cappelli, B. e Tortora, in Bruttino, 10 (1931), p. 5; A. Crispo, Antichità cristiane della Calabria prehizentina, in Arch. stor. Calabria e Lucania, 14 (1943), pp. 16-18, 215. Francesco Russo

BLANDINA, santa, martire: v. LIONE, MABTIRI di.

BLANLO, Jean. - Sulpiziano francese, discopolo immediato dell'Olier, n. a Bayeux nel 1617 e m. a Parigi nel 1657.

Era rimasto, per umiltà, suddiocono. È conosciuto per un trattato postumo, assai pio, L'Eufance chrétienne, qui est une participation de l'esprit et de la grâce du divin Enfant Jésus (Parigi 1665), spesso ristampato. E stato tradotto recentemente in italiano: L'infanzia spirituale (Milano 1940), con una notizia biografica.

Bibl.: E. M. Fallion, Vie de Mr Olier, III, Parigi 1873, pp. 163-65; H. Bremond, Hist. litt. du sentiment rel. en France, III, ivi 1925, pp. 523-31.

Edmondo Lamalle
BLASS, Friedrich. - Filologo classico e neotestamentario, n. a Osnabrück il 22 genn. 1843, m. a Halle il 5 marzo 1907. Libero docente di filologia classica a Königsberg nel 1874, ne fu professore ordinario a Kiel dal 1876 e a Halle dal 1892. Ellenista dottissimo, illustrò l'oratoria ellenistica da Alessandro ad Augusto (Berlino 1865), indi l'oratoria attica ( 3 voll., Lipsia 1868-80; 2^{mathrm{a}} ed. 1887-98). Pubblicò nella col-

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lezione Teubner (Lipsia) il testo critico di molti oratori attici e di altri classici greci. Critico acuto, ma talora avventuroso, le sue ricostruzioni testuali sono spesso arbitrarie. Espose i suoi principi in Hermeneutih und Kritik, Poldographie, Buchwesen und Handschriftenkunde (Handbuch der klassischen Altertumssissenschaft, di I. Müller, I, Monaco 1886, 2^{text {a }} ed. 1892). Rifuse la prima parte (fonetica e morfologia) della grammatica di R. Kühner ( 3^{text {a }} ed. 1890-92).

Dedicatori all'illustrazione filologica-critica del Nuovo Testamento diede una soluzione originale, ma caduca, al problema testuale degli scritti di Luca, che disse editi in doppia redazione autentica.

Vide la prima redazione degli Atti nel testo occidentale ("forma romana"), e, nel testo canonico invalso, una rielaborazione, più concisa ed elegante, fatta da Luca dopo il suo ritorno in Oriente (Acta Apostolorum sice Lucae ad Theophilum liber alter: Editio philologica apparata critica, commentario perpetuo, indice verborum illustrata, Gottinga 1895; Acta Apost.... secundum formam, quae videtur, romanam, Lipsia 1896). Nel 3^{°} Vangelo (Evangelium sec. Lucana sice Lucae ad Theophilum liber prior secundum editionem, quae videtur, romanam, ivi 1897), invece, il testo occidentale sarebbe una rielaborazione che Luca fece a Roma. L'ipotesi di B. sugli scritti lucani è stata adottata, in tutto o m parte, da J. Dräsecke, O. Zöckler, E. Nestle, J. Belzer, J. Haussleiter, E. Grafe, Th. Zahn, H. Vogels, V. Weber, F. C. Conybeare, G. Salmon, D. Phoij; ma dalla maggior parte dei critici fu ed è rigettata.

Nella questione sinottica, B. sostiene la «mutua dipendenza "Marco-Luca-Matteo (Die Entstehung und der Charakter unserer Evangelien, Lipsia 1907). Architetti anche una teoria sul ritmo della prosa letteraria (Die Rhythmen der attischen: Kunstprasa, ivi 1901; Die Rhythmen der asianischen und römischen Kunstprosa, ivi 1905), sulla cui base illustrò il testo di Hebr. (Barnabus, Brief an die Hebrder, Halle 1905) e vari passi di epistole paoline. Pubblico un'edizione critica del I e del IV Vangelo greco (Evang. sec. Ioannem cum variae lectionis delect.s, Lipsia 1901; Ev. sec. Matthaeum..., ivi 1902). La sua grammatica del greco del Nuovo Testamento (Gottinga 1896, 2^{text {a }} ed. 1902) fu ampliata da A. Debrunner (ivi 1921; 6^{text {a }} ed. 1931, 7^{text {a }} ed. 1943). Protestante "conservatore", combatté la tendenza "liberale" o razionalista (Die Heilige Schrift und die Evangelische Kirche, Berlino 1900, 2^{text {a }} ed. 1902).

Bibl.: W. Crönert, F. B., in Biographisches Jahrbuch für die Altertumssciartschaft, 32 (1909), pp. 1-32; E. Jacquier, Actes des Apôtres, Parigi 1926, pp. 121-36.

Antonino Romeo
BLASTARES, Matteo. - Canonista greco del xiv sec. e monaco basiliano. La sua opera principale è il Syntagma, che comprende 24 sezioni contrassegnate dalle 24 lettere dell'alfabeto, scritto ca. il 1335 . Ogni sezione contiene le disposizioni dei sacri canoni insieme con quelle delle leggi civili. Le sezioni sono divise in 303 titoli e capitoli egualmente alfabetici.

Noto in Occidente dal xvi sec. il Syntagma fu pubblicato interamente da Beveridge nel suo Synodicon. Il testo greco di Rhalles e Potles è edito in PG 190, con la versione corretta di Beveridge. Il Syntagma ha avuto considerevole influenza sulla legislazione dei popoli slavi. Tradotto in serbo fin dal suo apparire, entrò in Bulgaria nel xv sec. e in Russia nella prima metà del sec. xvi.

Bibl.: G. Beveridge, Proleg. in Pandecta Canonum, I, Oxford 1672, p. 21 sgg.; K. Krumbacher, Gesch. d. byzant. Liter., Monaco 1897, p. 607; L. Petit, s. v. in DThC, II, coll. 316-17.

Romualdo Sousm
BLASUCCI, Domenico, venerabile. - Studente redentorista,considerato comeil Luigi Gonzaga dei Missionari redentoristi, n. il 5 marzo 1732 a Ruvo del Monte in Lucania, m. il 2 nov. 1752. Novizio nel 1750 celisst con le sue virtù i confratelli più provetti, che pure "erano angeli» osserva il p. Landi. Nelle sue brevi dimore a Ciorani, Deliceto, Pagani e Caposele, visse
in una specie d'estasi continua; ogni giorno prendeva appena un paio d'once di cibo, condito con assenzio. Innocente come nel Battesimo, flagellavasi con asprezza per i peccatori, che si compungevano al solo vederlo in Missione. Fu amico di s. Gerardo Maiella e discepolo dell'autero p. Cafaro (v.), che notificava a s. Alfonso la morte dell'angelico giovane, affermando : "E stato eroico in tutto, tanto che si sarebbe potuto canonizzare vivente». La sua causa di beatificazione è stata introdotta il 25 maggio 1906.

Bibl.: G. Landi, Istoria della Congreg. del S.mo Red., ms. del 1782 dell'Arch. gen. dei pp. Redentoristi, Roma, parte 1*, cap. 41; F. Cudone, Vita dell'ammirabile servo di Dio D. B., Angri 1895: Nucerina Paganorum seu Comprana Beatif. et Canon. Postin super introductione Causae, Roma 1906; P. A. Di Corte, Il croce. D. B., ivi 1932.

Oreste Gregorio
BLAT, Albert. - Dell'Ordine dei Predicatori, canonista. N. a Valencia il 3 febbr. 1870. Indossato, giovanissimo, l'abito domenicano, completò alla Minerva, in Roma, gli studi iniziati ad Avila. Dopo aver insegnato diritto canonico nelle case dell'Ordine, ricoprì vari uffici, fra cui quello di priore del convento di Avila e di definitore. Richiamato alla cattedra di diritto canonico insegnò nell'Ateneo «Angelicum» in Roma fino al 1942. M. ad Avila il 2 maggio 1943. Sua opera principale è il Commentarium textus CIC, ( 6 voll., Roma 1923, poi varie edd.), frequentemente consultato.

Bibl.: Acta Capituli Provinciae S.mi Rosarii Philippinarum Ordinii Praedicatorum, Manila 1945.

Alberto Scala
BLAVATSKY, Elena Petrovna. - Fondatrice della Società teosofica, n. a Ekaterinoslav, nella Russia meridionale, il 31 luglio 1831, m. a Londra l's maggio 1891. Fu soggetta in fanciullezza ad allucinazioni. In appresso quale viaggiatrice nel Tibet s'iniziò al suo particolaristico genere di studi teosofici. Fu indi in Egitto. Il termine teosofia risale, nel sec. III, ad Ammonio Saccas ed il suo significato s'è via via ampliato attraverso elucubrazioni ereticheggianti di simoniani, ofiti, gnostici, valentiniani, neoplatonici (Plotino, Porfirio, Giamblico e Longino), e poi è stato portato in ulteriori direzioni sia dagli Ordini ermetici e rosecrociani, sia per apporti recati da Giacomo Boehme, da Enrico Vaughan e da Lav. La teosofia o filosofia esoterica, negli scritti della B. ebbe, può dirsi, un'esposizione quasi completa. Essa partì dalla concezione dell'uomo quale essere spirituale e, quanto ad essenza, uno con lo Spirito Universale.

L'anno 1873, la B. si recò negli Stati Uniti ed ivi, due anni dopo - sempre in collegamento con il gruppo teosofico tibetano che l'aveva iniziata - assieme al colonnello Henry S. Olcott, Wm. Q. Judge ed altri, fondò, a Nuova York, la Società teosofica. Nell'interesse della medesima la B. - oltre a traduzioni dal sanscrito - creò tutta una sua letteratura dell'occultismo. Da menzionare : Isis uneviled (Nuova York 1877), The secret Doctrine (ivi 1888), The Key of Theosophy (ivi 1890), The voice of silence (ivi 1889), ed il Theosophical glossary (ivi 1892).

Pure varie riviste furono da essa fondate e dirette. Nel 1895 Katharine Hilard fece un epitome di tutta questa produzione blavatzkiana, certo di dubbio carattere scientifico. Quando la B. mori, i suoi seguaci si ritenevano ammontare a centomila. Non mancò però chi la ritenne "una ciarlatana".

Bibl.: B. Cheather, B.: her Life and Work for humanity, Londra 1922.

Piero Chiminelli
BLEEK, Friedrich. - Uno dei migliori esegeti protestanti tedeschi del sec. xix. N. a Arensbök presso Lubecca il 4 luglio 1793, studiò a Lubecca, Kiel e Berlino, ove fu discepolo di De Wette, Neander e

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Schleiermacher, il quale esercitò su di lui grande influsso. Nel 1829 divenne professore a Bonn, ove insegnò fino alla morte ( 27 febbr. 1859 ).

Molti suoi studi uscirono nella rivista Theologische Studien und Kritiken. Sua opera principale è : Der Brief an die Hebräer erläutert, in tre parti (Berlino 1828, 1836, 1840). Pubblicò inoltre: Beiträge zur Evangelienkritik (ivi 1846). Dalle sue lezioni il figlio Giovanni e il discepolo A. Kamphausen trassero varie opere postume, tra cui le Einleitung in das Alte Testament (ivi 1860, 1865, 1870). Nella sua critica del Vecchio Testamento B. è più spinto che in quella del Nuovo; cosi difende l'origine apostolica-giovannea del IV Vangelo, ma per il Pentateuco propugna l'ipotesi dei supplementi.

Bibl.: A. Kamphausen, s. v. in Realenc. für prat. Theol. u. Kirche, III (1827), pp. 234-57. Arduino Kleinhans
BLEMMYDES, Nicefobo. - Filosofo e teologo bizantino, n. a Costantinopoli nel 1197, m. nel 1272. Dapprima avversario della dottrina cattolica sulla processione dello Spirito Santo, egli fece fallire i tentativi di unione coi Latini a Ninfea, presso Nicea nel 1234 e nel 1250. Invece verso il 1256 , entrando nell'ordine di idee conciliative dell'imperatore Teodoro II e subendo l'influenza dei Dialoghi sulla processione dello Spirito Santo di Niceta da Maronea, insegnò chiaramente la processione eterna dello Spirito Santo dal Padre per mezzo del Figlio. Più tardi, compilando la sua Autobiografia (1264), egli dà della formola per Filium una spiegazione antifoziana, ma non più cattolica. Questa spiegazione si riferisce alla risposta data ai Latini a Ninfea, nel 1250, ed è lecito credere che non ritmego, verso la fine della sua vita, ciò che aveva scritto nel 1256. Si sa, d'altronde, che era favorevole alla politica unionista di Michele Paleologo.

Il B. scrisse numerose opere riferentisi alla teologia, alla filosofia, all'esegesi, alla liturgia, all'ascetica. Inoltre un trattato sui doveri e sulle virtù di un buon principe, opuscoli di geografia, un certo numero di lettere. Parecchi di questi scritti sono editi, altri sono inediti, altri perduti.

Bibl.: I principali scritti teologici, ascetici, esegetici, sono riuniti in PG 142. L'Autobiografia con gli scritti poetici in A. Heisenberg, Nichephori Blennidae curriculum vitae et coronim, Lipsia 1894, pp. cx-136. Le lettere in numero di 33, sono date come appendice alla raccolta di N. Festa, Theodori Ducae Lascaris epistulae CCXVII, Firenze 1898, pp. 290-329. Si troveranno i principali scritti filosofici nel volume rarissimo pubblicato a Lipsia nel 1784 sotto il titolo Necephopo povhetou vui aquafuregou vob Blenutben émonot, ecc. Parecchi sono riprodotti in PG loc. cit.; K. Krumbacher, pp. 93 sg., 443-49. Sulla dottrina triularia, V. Grumel, Nictphore B. et la procession du Saint Esprit, in Revue des sciences philosophiques et théologiques, 18 (1929), pp. 636-56; M. Jugie, Theologia dogmatica christianorum orientalium ab Ecclesia catholica dissidentium, I, Parigi 1926, p. 417 sg.; II, ivi 1933, pp. 327-45. Martino Jugie

## BLERA: v. BIEDA.

BLOIS, diocesi di. - Città capoluogo del diparti-mento di Loir-et-Cher sulla Loire a 178 km . a sud-ovest di Parigi. La diocesi fu eretta dal papa Innocenzo XII il 25 giugno 1697, staccando dalla diocesi di Chartres gli arcidiaconati di B. e di Vendôme e la parte meridionale dell'arcidiaconato di Châteaudun; in seguito ebbe anche la parte meridionale dell'arcidiaconato di Romorantin tolta a Bourges e trentacinque parrocchie della diocesi di Mans. La diocesi, soppressa dalla Rivoluzione Francese, fu riunita a Orléans dal concordato e poi ristabilita nel 1823. E suffraganea di Parigi. Conta 295 parrocchie con 229 sacerdoti diocesani e 311 regolari; su una superficie di 6581 kmq., ha una popolazione di 242.419 ab. dei quali 169.693 cattolici (1948). Patrono della diocesi s. Luigi re di Francia.

Per cattedrale fu scelta l'antica collegiata di S. Solenne vescovo di Chartres; costruita nel sec. xir ma rimoineggiata, specie dopo i danni subiti dagli ugonotti nel 1568 e terminata nel 1609 . Rovinata in gran parte nel 1678 fu ricostruita per munificenza di Luigi XIV dall'architetto Poictevin il quale utilizzò per il nuovo edificio gli antichi materiali, aggiungendo all'abside superstite aperture per il deambulatorio.

La chiesa di St-Saturnin fu rifatta nel sec. xv; il collegio dei Gesuiti e l'annessa chiesa sono opera di S. Mortelionge (1624) della stessa Compagnia. Numerose furono le abbazie nel territorio della diocesi; la più notevole fu quella benedettina della Trinità di Vendôme fondata nel 1052 da Goffredo Martel come d'Anjou; pure benedettine erano le abbazie di Notre-Dame di Pontlevoy e di St-Loumer; di quest'ultima, situata nella stessa città di B., resta la chiesa consacrata nell'a. 1186 con rifacimenti del sec. xiri. Fra i santuari assai frequentati nella diocesi si ricordano Notre-Dame de Villethiou a St-Armand, Notre-Dame-des-Blanches a Pontlevoy e St-Genouf a Selles-sur-Cher. Sono di B. il b. Carlo di B. (1364) e il vescovo Luigi di B. (1566).

BibL.: G. Goysu, s.v. in The Cnib. Eoc., II, p. 602 ; P. Calendini, s. v. in DIG, IX, coll. 214-23; L.-H. Cottineau, Répertoire tapo-bibliographique des abbayes et priemés, I, Màcon 1939, coll. 398 -99. Enrico Jini

BLOIS, Charles de, beato. - Duca di Bretagna (dal 1341), n. a Blois nel 1320, m. il 29 sett. 1364 nella battaglia di Auray. Piamente educato, sposò Giovanna di Penthièvre, figlia ed crede del duca di Bretagna. La successione fu contestata da Giovanni conte di Montfort, contro il quale il de B. dovette difendere i suoi diritti. Dal 1347 al 1356 fu prigioniero degli Inglesi a Londra. Rientrato in patria la lotta divampò di nuovo. La mattina della battaglia di Auray assistette alla Messa e si fortificò con i Sacramenti. Alla sua tomba nella chiesa francescana di Guingamp si operarono dei miracoli. Urbano V (1369) e Gregorio XI (1371) ordinarono il processo di canonizzazione, istituito a Angers nel 1371. Pio X ne confermò il culto nel 1904. Nella diocesi di Blois la festa si celebra il 20 giugno, in quelle della Bretagna il 29 sett.

Bibl.: F. Plaine, Histoire du b. Ch. de B. duc de Bretagne, Nantes 1873; F. de la Villerabel, Le b. Ch. de B., Rennes 1910; A. de Sérent, Mésements du procès de canonisation de b. Ch. de B. duc de Bretagne, 1320-64, Saint-Brieuc 1921, in-fol. (Processo: pp. 459-753). Livario Oliger

BLOIS, François-Louis de : v. blosio.
BLOMEVENNA (Blommeveen), Petrus. - Scrittore ascetico-mùstico, chiamato anche Petrus Leydensis, dalla città di Leyda (Olanda) ove n. il 29 marzo 1466; m. a Colonia il 30 sett. 1530 . Studiò a Colonia, ove prese l'abito certosino nel 1489 e professò il 7 marzo 1490 . Nel 1507 fu eletto priore, poco dopo anche visitatore della provincia romana. Tenne queste cariche fino alla morte. Durante il suo lungo priorato, la certosa di Colonia divenne un centro della controriforma cattolica.

Lasciò vari scritti in cui si mostra discepolo di Ruysbroeck (v.) e di Hendrik Herp (v.). Di quest'ultimo tradusse in latino lo Spieghel der Volcomenheit, col titolo Directorium contemplativorum (Colonia 1509), a cui premise di suo una Formula brevis introductoria in vitam contemplativam e aggiunse, anche di suo, il Trastatus de effusione cordis e il Remedium contra distractiones. La Formula brevis fu poi da lui rielaborata: Libellus introductorius in vitam contemplativam, cui titulus Directorium parvum contemplari inchoantium (ivi 1527). - Scrisse poi Enchiridion Sacerdotum... (ivi 1532); De Bonitate divina libri IV (ivi 1532), opera sua principale in cui esporse il suo metodo di contemplazione. Pubblicò inoltre trattati apologetici: Candela evangelica (1526); Assertio purgatorii

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(1534); De auctoritate Ecclesiae (1534), tutti a Colonia. Collaborò anche all'edizione delle opere di Dionisio Certosino (ivi 1530-35).

BibL.: Th. Petruius, Bibliotheca Carthusiana, Colonia 1609, pp. 236-66; L. Le Vasscur, Ephemerides Ord. Carth., III, Montreuil 1891, pp. 444-47; L. Verschueren, Hendrik Herp O.F.M. Spirahal der Valsamenheit, I, Anversa 1931, pp. 131-32; nella parte 2² dà anche la versione latina e l'introduzione di B.

Anselmo Musters
BLONDEEL, LANCLOt. - Pittore, scultore, architetto e ingegnere, n. a Poperinghe nel 1496, m. a Bruges il 4 marzo 1561. E quasi sicuro che fu in Italia, dove studiò e subì l'influsso delle opere di Raffaello.

Alla Madonna di Foligno del Sanzio è infatti ispirata la Vergine del quadro con s. Luca pittore, firmato e datato (1545, museo civico di Bruges). Altre sue pitture importanti sono il trittico con storie dei ss. Cosma e Damiano (1523, in S. Iacopo di Bruges), un quadro con episodi della vita della Vergine (dopo il 1530 , cattedrale di Tournai). E andato perduto un suo importante Giudizio Universale. Della sua attività di scultore si ricordano il modello di una statua della Vergine ( 1526 ) e modelli per le statue del nuovo portico del Franc in Bruges. In qualità di ingegnere e architetto prese parte alla progettazione del canale che doveva congiungere Bruges con il mare (1546).

Bibl.: H. Hymans, in Thione-Becker, IV, pp. 134135; P. Bautier, L. B., Bruxelles 1910; F. Witting, L. B., Strassburgo 1917; F. Winkler, Die Altniederl. Malerei, Berlino 1924, p. 376 .

Eba Gerlim
BLONDEL, David. - Teologo e storico calvinista, n. a Châlons-sur-Marne nel 1591, m. ad Amsterdam il 6 apr. 1655. Iniziò il ministero a Houdan presso Parigi.

Nel 1619 pubblicò il suo primo lavoro: Modeste Déclaration de la sincérité et vérité des Eglises Réformés de France (Sedan 1619), che lo mise subito in luce presso i correligionari e che esercitò grande influsso sull'opinione pubblica relativamente al loro diritto in Francia. Partecipò quattro volte ai sinodi nazionali e li rappresento presso il re nel 1626. La sua notorietà crebbe con la pubblicazione di numerosi scritti storici, indubbiamente ricchi di erudizione, ma di spirito settario: De coena Domini disputatio, (ivi 1610); De la primauté de l'Eglise (Ginevra 1641); Apologia pro sententia Hieronymi de episcopis et presbyteris (Amsterdam 1646). Fu storiografo del re di Francia e alla morte del Vossio, nel 1650 , salì la cattedra di storia ad Amsterdam, dove rimase sino alla fine della vita, lavorando con una tenacia instancabile. Tutte le sue opere sono all'Indice.

Bibl.: A. Lambert, s. v. in DDC, II, coll. 926-28 (con bibl.).

Cosimo Patino
BLONDEL, Maurice. - Filosofo, n. a Digione il 2 nov. 1861, m. a Aix in Provenza il 5 giugno 1949. Dal 1897 professore di Filosofia all'Università di Aix, donde prese congedo nel 1927. v. azione, filosofia dell'.

BLOSIO (de Blois), François-Louis, venerabile. - Abate benedettino e scrittore ascetico, n. a Donstiennes (Hainaut) nell'ott. del 1506 da antica e nobile famiglia, m. a Liessies il 7 genn. 1566. Paggio dell'arciduca Carlo, poi Carlo V, in seguito a ferita riportata in torneo, a 14 anni, lasciata la corte e la famiglia, entreva nell'abbazia di S. Lamberto di Liessies ( 1520 ), donde fu inviato a Gand e poi a Lovanio per gli studi. Aveva 22 anni quando lo raggiunse a Lovanio nel 1527 la notizia della sua elezione a coadiutore del vecchio abate; ma solo nel 1530, alla morte dell'abate, lasciò definitivamente l'università e torno a Liessies, e in quello stesso anno fu ordinato sacerdote e benedetto abate.

Con tenacia lavoro per sette anni alla riforma della sua comunità, nella quale si erano infiltrati usi ch'egli non approvava; ma quasi invano. Manueto e amabile
con tutti, non si lasciò intimorire dalle resistenze e aspettò che le sue idee riformatrici fossero apprezzate e accolte dai suoi monaci che finalmente s'impegnarono più tardi a rinunziare alle loro vecchie consuetudini riprovevoli, e chiedendogli insieme un addolcimento delle sue esigenze. B., dopo lunghe preghiere e riflessioni e spinto anche dal consiglio di persone a lui fedeli, oltre che dal l'intervento di Carlo V, si decise finalmente a codere, ma prima volle assicurazioni che non si sarebbe intralciata la sua opera. B. istaurò subito a Liessies il nuovo regime di osservanza; e per fornire una direttiva stabile compose gli Statuta che furono approvati da Paolo III (1543). Nella loro compilazione si servì non solo di antiche consuetudini locali, ma anche delle Costituzioni delle Congregazioni di Burckld e di S. Giustina di Padova. Richiamò alla pratica della vita comune: tutta la vita del monaco doveva svolgersi nel monastero, che il santo abate volle perciò esteticamente tanto attraente che fosse un richiamo continuo del Paradiso.

Con la sua discrezione e con la sua giusta indulgenza il B. ottenne ben presto un rifiorimento dell'osservanza monastica e la riforma iniziata a Liessies fu qualche anno dopo introdotta anche nelle dipendenze e imitata poi anche da altri monasteri. Accorto e prevoggente amministratore, curò molto il riassetto finanziario del monastero principale e delle altre case, ne riparò i danni causati dalle continue guerre. Morendo a 60 anni lasciava l'abbazia e le dipendenze ben organizzate e radicate nello spirito della osservanza da lui voluta e tanto benemerita in seguito per lo sviluppo della controriforma cattolica nei Paesi Bassi.

Solo con la distruzione del monastero e con la dispersione dei monaci, ad opera della rivoluzione, terminò a Liessies il fervore di vita religiosa che vi si era conservato inalterato fin dalla morte del santo abate.

Il B. è ormai conosciuto più per i suoi scritti ascetici che come riformatore monastico. Lasciò, infatti, Speculum monachoru