iudicò gli atti e le idee dei principi contemporanei furono posti all'Indice con decr. del 19 sett. 1679. Nei Ragguagli del Parnaso (Venezia 1624) egli, con anima di pubblicista, immagina di salire sul Parnaso, dove assiste a una riunione di uomini "virtuosi» di ogni tempo e di ogni nazione, i quali, sotto il governo di Apollo, ragionano di politica, economia, morale, religione, letteratura, arte. Ma il B., che si finge «menante», ossia gazzettiere di questo parlamento, trasporta in Parnaso la società, i costumi e le passioni della vita contemporanea, e se ne fa giudice acuto e non sempre benevolo, sferzando gli ipocriti, i principi avidi di dominio e i riformatori religiosi. Ingegno essenzialmente critico e satirico, scettico e sereno al tempo stesso, il B. con questa operetta manifestò la più grande libertà di giudizio, servendosi solo di allegorie trasparentissime. La Pietra del paragone politico (1* ed. 1614, ma se ne conserva una copia manoscritta del 1607 con dedica al re di Francia) serve al B. per denunziare, nel momento in cui si inizia la lotta tra Spagna e Savoia e si prevede che Venezia si schiererà con Carlo Emanuele I, la cupidigia e la subdola politica degli Spagnoli. In varie edizioni (edizioni ce ne furono molte: quest'opuscolo ebbe grande fortuna per l'acume politico, per l'amor patrio e la satira gustosa) è aggiunto un Discorso scritto da un gentiluomo italiano e cattolico all'Italia, composto fin dal 1591, ma di incerta attribuzione. Molto il B. derivò dalle opere di Cesare Caporali e in certo senso precorse i «saggisti» inglesi; ma il suo umorismo, i suoi concetti e invenzioni, lo rendono uno dei più significativi scrittori politici.
Bibl.: Opere: La migliore edizione dei Ragguagli è quella di G. Rua, Bari 1910-12 (v. quella recentissima di L. Firpo, ivi 1948). - Studi: R. Brotonek, T. B.'s Einfluss auf die englische Literatur, in Archiv f. d. Studium d. neueren Sprachen u. Literaturen, 111 (1903), pp. 409-14; G. Nauchmbert, Sulla morte di T. B., in Giorn. stor. d. letter. ital., 32 (1908), pp. 72-98; F. Benedetti, Il pensiero e l'arte di T. B., in Riv. d'Italia, 12 (1909), pp. 817-36; I. Masi, I ragguagli di Parnaso, Roma 1917; G. Toffanin, Matisincelli e il tacitismo, Padova 1921, pp. 192-203; A. Belloni, T. B., Torino 1931; A. Rinaldi, T. B., Venezia 1933; H. Jedio, Religion u. Staatsräum, ein Dialog T. B.'s über die deutsche Glaubensspaltung, in Histor. Zahrbuch der Görres-Gesellschaft, 32 (1933), pp. 304-19; G. Natali, T. B., Urbino 1924; M. RonceseNavarro, Reminiscencias de Batero y B. en «El Criticon», in Bulletin hispanique, 36 (1934), pp. 149-58; H. MacDonald, A Journal from Parnassus now printed from a manuscript circa 1612, Londra 1937; P. H. Gray, Suckling's A Sessions of the Poets as a Ballad B.'s a Influence examined, in Studies in Philology, 36 (1939), pp. 60-69.
Antonio Altamura
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BOCCARDI, Giovanni e Francesco, fiorentini. Giovanni, miniatore, n. nel 1460 fu allievo di Zanobi di Lorenzo. La sua opera venne molto apprezzata e gli furono commessi numerosi lavori anche fuori Firenze. Tra i più importanti sono i numerosi codici che minid tra il 1509 e il 1523 per Montecassino. Contemporaneamente eseguiva miniature per l'Opera del Duomo di Firenze (1511-18), per la chiesa di S. Lorenzo (1514), per S. Spirito, per la Badia Fiorentina, per S. Pietro di Perugia (1518), per l'Opera del Duomo di Siena (1519). Le sue opere più raffinate sono quelle dei 3 voll. delle Pandette (1526, Bibl. Naz. di Firenze). Il B. anche nelle opere tarde rimase quattrocentesco; ma nei confronti del gusto corrente diffuso da Attavante (v.), ebbe una sua originalità per la nuova trattazione degli ornati e dei fregi, in cui i motivi ispirati alla natura vegetale e i fondi dorati alleggeriscono le composizioni. Goffe e convenzionali sono invece le figure. Collaboratore del B. fu il figlio Francesco (m. nel 1547) che minid anche, con Angelo da Terranova, quattro corali per S. Pietro di Perugia (1528). L'importanza di Francesco consiste nell'aver tentato di aderire all'arte del 500 per mezzo di un'amplificazione delle forme, di ricerca di profondità spaziali nei fondi architettonici e di contrasti di chiaroscuro.
Bibl.: P. D'Ancona, s. v. in Thieme-Becker, IV, pp. 132-33 (con bibl.); id., La miniatura fiorentina, I, Firenze 1914, pp. 104108 (con bibl.); U. Gnoli, Pittori e miniatori dell' Umbria, Spoleto 1923, p. 77 (con bibl.).
Elsa Gerlini
BOCCASINI, Niccolò: v. benedetto xi.
BOCCATI, Giovanni di Piermatteo, detto il. Pittore, n. a Camerino nel 1420 ca.; nel 1445 si trasferì a Perugia dove è ricordato per l'ultima volta nel 1480 . Più che dall'ambiente marchigiano in cui avvenne la sua prima formazione (fu forse allievo di L. Salimbeni il Giovane) derivò la sua maniera da esempi di Domenico Veneziano, Filippo Lippi e Piero della Francesca, dal quale ultimo attinse, attuandolo però in modo superficiale, il gusto per i vasti fondali prospettici e per il rigore geometrici delle composizioni. Il B. seppe infondere nei suoi dipinti un'armonica festosità di colore, il cui pregio fa in parte dimenticare l'elementarità delle composizioni e delle figure.
Sue opere principali sono la Madonna del pergolato (1447, gall. Naz. di Perugia); la Madonna dell'orchestra (ivi) il polittico nel S. Eustachio di Belforte (1468), la Madonna e i santi (1473) di Budapest. Vedi Tav. CIII.
Bibl.: W. Bombe, s. v. in Thieme-Becker, IV, p. 123; A. Venturi, Storia dell'arte, VII, Milano 1911, pp. 517-20; U. Gnoli, Pittori e miniatori dell' Umbria, Spoleto 1923, pp. 161162. Per varie attribuzioni al B. cf.: L. Venturi, La collezione Gualino, Torino 1926, tav. 21, e B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, Milano 1936, pp. 77-78. Elsa Gerlini
BOCCHERINI, Luigi. - Musicista, n. a Lucca il 19 sett. 1743, m. a Madrid il 28 maggio 1805. Studiò prima nel seminario di Lucca con l'abate Vannucci, poi a Roma. Tornato in patria, ne partì diretto in Spagna, e nel viaggio attraverso l'Italia ebbe grandi successi come concertista e compositore. A Madrid (1769) divenne compositore e virtuoso di camera dell'infante don Luigi. Lavorò anche molto per il re di Prussia Federico Guglielmo. Desiderò di tornare a Parigi, ma la povertà non glielo permise. Nel 1927 le ceneri furono portate a Lucca e tumulate nella chiesa di S. Francesco.
La sua produzione sacra, pur non essendo vasta come la ricca messe di lavori strumentali, è resa celebre da alcuni capolavori che, come lo Stabat Mater a 3 voci con 2 violini, viola, violoncello e contralsesso (op. 61), bastano a dar gloria ad un nome e a significare uno stile. Quest'opera,

(da A. Bonavolurn, R., Milano 1551) Boccherini, Luigi - Ritratto.
composta nel 1800 e chiamata il "canto del cigno", è di una purezza classica ed insieme di un colore patetico che la avvicinano più allo stile del Pergolesi che del Rossini. Nella prima gioventù, a Lucca, il B. si diede anche all'oratorio con il Giuseppe riconosciuto e il Giove re di Giuda, eseguiti nel 1764; ma di essi si è perduta purtroppo ogni traccia. Si conservano invece una messa a 4 voci con tutti strumenti obbligati (op. 59, inedita), e una Cantata al S. Natale di N. S. Iesu Christo, a 4 voci obbligate, coro e strumenti, dedicata all'imperatore di Russia (op. 63 [1803], inedita) e sono stati recentemente ritrovati: un Credo a 4 voci con orchestra (Parma, Bibl. Palatino), quattro mottetti e frammenti di messe (Einsiedeln), nonché quattro canti sacri (segnalati dall'Eitner). Dello Stabat oltre l'edizione del 1801 (Napoli, G. Amiconi), vi sono tre edizioni moderne: Firenze, Guidi; Milano, Ricordi; Lipsia, Breitkopf u. Härtel.
Bibl.: D. A. Carù, Cenni intorno alla vita e alle opere di L. B., Lucca 1864; D. Bertini, Illustrazione della "Stabat Mater" di L. B., Firenze 1877; M. Schletterer, L. B., Lipsia 1882 (ed. Stabat Mater, Breitkopf u. Härtel); G. Malfatti, L. B., Lucca 1902; L. Piennot, B., Notes et documents nouveaux par Georges de Saint-Foix, Parigi 1930 (ristampa dell'opera del 1851).
Luisa Cervelli
BOCCHI, Girolamo. - Erudito, detto spesso, a torto, "Boutrius», "Bourti», ecc., n. a Firenze ca. il 1595. Fu dapprima Minore Conventuale, poi a vent'anni e per quasi tutta la vita Cappuccino (1614), tornando infine (ca. il 1655) ai Conventuali. Morì nella Settimana Santa, tra il 21-27 marzo, del 1660, a Pomarance (presso Volterra), ove predicava la Quaresima. Molto versato in storia, cronologia e cosmologia biblica, era anche buon predicatore.
E autore di una vasta enciclopedia storico-biblico-teologica: Monopanthon harmonicum et chronologicum... ex divinis et humanis litteris... compilata et ad norman psalterii decem chordarum coaptata..., divisa in 2 parti e 10 libri
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(parte 1^{text {h }}, Bologna 1654 ; non si sa se la parte 2^{text {h }} sia stata stampata), trattati di cronologia e storia biblica (II. I e 4), di dogmatica, antropologia, cosmografia e geografia universale. Sono ricordati altri suoi scritti sulla storia delle eresie, sugli ordini religiosi e militari, su Le bellezze della città di Florenza. ecc.
BibL.: G. Franchini, Bibliamfia di Sirtit, franc. cons., Modena 1693, pp. 344-45; Bern. de Bononia, Biblioth. Script. O. M. Cap., Venczia 1747, p. 116; L. Veddina, Scriptores Ord. Min., Roma 1906, p. 116; Sisto da Pisa, St. dei Capp. toscani, I. Firenze 1906, p. 280 ; I. H. Sbaralea, Suppl. ad Script. O. Min., I. Roma 1906, pp. 362-63; B. Cuneo, Biblical scholars in the franc. Order (Franc. Educut. Conf., 7), Washington 1925, p. 94; A. Tectaert, s. v. in DHG, IX, 1937, pp. 307-308.
Lorenzo Di Fonzo
BOCCONE DEL POVERO. - Con questo nome viene designata, oltreché tutta l'opera, anche, in particolare, la Congregazione religiosa femminile fondata a Palermo nel 1880 dal sacerdote Giacomo Cusmano, già medico chirurgo, per l'assistenza dei poveri e dei malati a domicilio. L'attività di queste suore, dette Serve dei poveri, si svolge nei ricoveri dei vecchi, orfanotrofi, ospedali, scuole, laboratori ed opere affini. Approvate nel 1918, attualmente hanno 60 case in Italia ed una nel Messico con oltre 600 religiose.
BibL.: S. Ciocta, Biografia delle madre Vincenzina Cusmano, Palermo 1929; F. Capillo, Il Servo des Poveri, ivi 1938.
Silverio Mattei
BOCCONI, Paolo (Silvio). - N. a Palermo il 24 apr. 1633 , m. ivi il 22 dic. 1704. Fu un segnalato naturalista ed un ottimo botanico, che formò la sua vasta cultura principalmente con lunghi viaggi in tutta Europa, secondo il gusto della sua età. Dopo questi viaggi, pubblicò numerose opere che gli fecero conseguire chiara fama in tutta Europa. Fu così nominato botanico di Ferdinando II, granduca di Toscana. Nel 1682, seguendo la sua viva vocazione, vestì a Firenze l'abito dei Cistercensi, continuando sempre con ardore i suoi studi prediletti. Avendo assunto in religione il nome di Silvio, sotto questo pubblicò nuove opere. Alcuni autori stranieri tentarono, dopo la sua morte, vaghe accuse di plagio, che si dimostrarono però tutte infondate.
Delle numerose sue opere si debbono ricordare : Icones et descriptiones varinrum plantarum, Siciliae, Melitae, Galliae et Itoliae, ecc. (Oxford 1664 e Lione 1674); Della pietra belzuer minerale siciliana (Monteleone 1669); Recherches et observations naturelles (Amsterdam 1674); Osservazioni naturali (Bologna 1684); Museo di fisica e di esperienza (Venezia 1697); Museo di fisica (ivi 1697); Epistolae botanicae (Parigi 1672), ecc.
Si ricorda anche una operetta di carattere didattico amministrativo dal titolo Noviziato alla Segreteria, che vide la luce a Genova nel 1669, nonché un gruppo d'importanti osservazioni originali Sul carallo. Rimase manoscritto, fra l'altro, la Storia naturale della Corsica.
BibL.: Nuovo diz. istor., III, ed. Remondini, Bassano 1796, p. 227; Nuovo Encicl. popol. ital, III, Torino 1864, p. 667. Giuseppeina Dragone-Testi
BOCHART, Samuel. - Pastore protestante francese, illustratore della storia naturale della Bibbia, n. a Rouen il 30 maggio 1599, m. a Caen il 16 maggio 1667.
Avuta la prima istruzione dal padre, pastore di Rouen, andò a completare gli studi a Parigi (1613), indi a Sédan per la filosofia, per la teologia a Saumur, per la critica testuale a Oxford, per le lingue semitiche a Leida sotto il celebre arabista Erpenius. Ritornato in Francia, divenne pastore di Caen e ivi rimase fino alla morte. Fu un anno a Stoccolma (1652), chiamatovi da Cristina di Svezia, accompagnato da D. Huet (v.) e vi studiò 15 manoscritti arabi. La sua prima opera importante, in due parti, frutto di vent'anni di studio, è Geographia sacra, I. Phaleg (seu de dispersione gentium et terrarum divisione facta in aedifica-
tione turris Babel), II. Chanaan (seu de coloniis et sermone Phoenicum, Caen 1646, 1651 e 1653; Francoforte 1674 e 1681). Intende le genealogie del Genesi come tavole di popoli, non di famiglie, spiega come alterazioni della tradizione primitiva le mitologie classiche, ma indulge troppo alle somiglianze fonetiche in glottologia, vedendo fenicio per ogni dove.
Il capolavoro del B. è Hierazoicon sive de animalibus Sanctae Scripturae (2 voll., in-fol., Londra 1675), che raduna un immenso materiale dagli autori greci, latini, rabbinici, e, sfrondata d'inutili digressioni da E. J. C. Rosenmüller (1793-96), è ancor oggi utilissimo.
BibL.: La biografia del B. fu scritta da St. Morin (1692) e premessa alle sue Opera omnia, 3 voll. in-fol., Leida e Utrecht 1692-1707 (migliore è la 4ᵃ ed., Leida 1712), ove si contengono anche erudite dissertazioni su passi del Pentateuco e del Nuovo Testamento, prediche e trattati di controversia anticatodica. Il Thesaurus antiquitatum sacrarum di B. Ugolini, VII, col. 627, riproduce la Epistola de paradisi situ, Cf. anche J. Nicéron, Mémoires des hommes illustres, XXVII, Parigi 1736, pp. 201-15; e Ed. H. Smith, S. B., recherches sur la vie et les ouvrages de cet auteur illustre, Caen 1833.
Giovanni Ongaro
BOCSKAY, István. - Principe di Transilvania. n. nel 1557, m. nel 1606, probabilmente avvelenato dal cancelliere Michele Kátay. Educato a Vienna ed a Praga, divenne presto il più influente consigliere del cugino Sigismondo Báthory, principe di Transilvania. Scacciato da questo paese dal partito turcofilo, si ritirò nei suoi domini. Le violenze commesse dal governatore imperiale di Kassa, Belgioioso, lo fecero uscire dal suo isolamento e nel 1604 riuscì a cacciare le truppe dell'imperatore fuori dall'Alta Ungheria. L'anno dopo, con l'appoggio dei Turchi, fu eletto principe di Transilvania. La pace di Vienna, stipulata il 23 giugno 1606 con l'imperatore Rodolfo II, assicurò la libertà religiosa ai nobili ed alle città libere d'Ungheria; la Transilvania inoltre, ingrandita con alcuni comitati situati sulla sinistra del Tisza, venne riconosciuta come Stato indipendente.
BibL.: A. Kéroli, B. szerepe a tóriénsthen (La parte di B. nella storia), Budapest 1898; G. Lanez, Der .Infstand B. u. der Wiener Frérde, Debreczen 1917; N. Asztalos-A. Pethó, Storia dell'Ungheria, Milano 1937, pp. 230-44.
Alessandro Alessandrini
BODEL, Jean. - Poeta francese, di Arras, vissuto fra la fine del sec. xir e l'inizio del xiri, i cui scritti hanno carattere assai vario.
Di lui si ricordano un poemetto sulla guerra di Carlomagno contro i Sassoni (di fondamento storico, ma con ampie e personali rielaborazioni rispetto alle fonti anteriori), cinque pastorelle, un dramma religioso e una specie di dolente e rassegnato addio al mondo, in versi, scritto intorno al 1202 quando il B. fu colpito dalla lebbra ( L i Congid) e imitato poi molto da altri poeti, che ne fecero il prototipo di un "genere letterario». Il dramma sacro, Jeu de st Nicolas, si svolge intorno alla conversione di un re pagano per opera del Santo, ed è assai ricco di elementi profani e popolareschi. E uno dei primi esempi del genere, trattato con varietà e vivacità notevoli.
BibL.: E. Raymond, Les Congés de 7. B., in Romania, 9 (1880), p. 216 sgg.; la Chanson des Suisses è stata edita da F. Monzel e Z. Stengel, Marburgo 1908-1909; il Jeu de Saint Nicolas da A. Jeanroy, Parigi 1923. Cf. inoltre D. Robuström, Etude sur 7. B., Upsala 1900; L. I. N. Monmerqué e F. Michel, Théâtre français au moyen-dige, Parigi 1883; 2² ed., ivi 1939, p. 127 sgg.; e G. Cohen, Le théâtre en France au moyen-dige, ivi 1948 (ed. maggiore con lo stesso titolo, in 2 voll., ivi 1928-31); Ruggero M. Ruggieri
BODENSTEIN, Andreas Rudolf: v. carlostadio.
BODIN, Jean. - Uno dei più notevoli pensatori del Rinascimento francese, n. ad Angers nel 15290 1530, m. a Laon nel 1596. Esercitò dapprima l'avvocatura, indi passò al servizio della monarchia; nel 1577-78 fu fatto procuratore del re a Laon. Rappresenta un Rinascimento che già si stava tramutando
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in barocco: sintomatico a tal riguardo il suo Me thodus ad facilem historiarum cognitionem (1566), dove la storia è concepita quale estrinsecazione di umana volontà e di necessità, e la storiografia quale interpretazione del passato compiuta liberamente dall'uomo, ma al tempo stesso soggetta ad una ragione politica e ad una fatalità cosmologica e naturalistica.
Les six livres de la République (1576) rappresentano il suo sforzo più complesso e originale di pensatore politico: contro il concetto machiavelliano dello Stato politico distruttore della morale e del diritto, afferma il concetto dello Stato giuridico, nel quale la giustizia è attuata da forze morali che operano al di fuori della religione rivelata, e dove la religione è ridotta a strumento della moralità pubblica; come diretta eco delle guerre di religione che egli depreca, difende uno Stato al di fuori di ogni confessione, nel quale la tolleranza deve rappresentare un efficace metodo di pacificazione. Tra le opere minori del B. sono La démonmanie des sorciers (1580), dove è affermata la realtà dei sortilegi, e l'Universae naturae theatrum (1596), messo all'Indice (1628), per il suo concetto di religione naturale, e per quello di anima affine a quello avverroistico, che appare riaffermato nell' Heptaplomeres (pubblicato intero solo nel 1853 ); per il B. vale la sola religione naturale, innata nell'umana mente e anteriore a tutte le forme storiche positive, ma nello stesso tempo sostiene la derivazione divina di ogni fede religiosa.
Boll.: H. Baudrillard, 7. B. et son temps, Parigi 1853; R. Chauvinb, 7. B. auteur de la République, iv 1914; B. Reynolds, Proponents of limited Monarchy in sixteenth century France: French Hainan and 7. B., Nuova York 1931; J. Moreau, Reibel, B. et le droit public comparé dans ses rapports avec la philosophie de l'histoire, Parigi 1933; A. Garosci, 7. B. Politica e diritto nel Rinascimento francese, Milano 1934; W. F. Church, Constitutional thought in sixteenth-century France, Cambridge 1941. pp. 194-242; F. Meinecke, L'idea della Razione di Stato nella storia moderna, I, trad. it. di D. Scolari, Firenze 1942, p. 81 sgg.; G. Santonastaso. Le dottrine politiche da Lutero a Suoree, Milano 1946, p. 77 sgg. Sull'occultismo: F. von Besold, 7. B. als Obhultist und seine Démonomanie, in Aus Mittelalter und Renaissance, Monaco 1918. pp. 294-328. 433-31. Sul problema religioso: G. Radetti, Il problema della religione nel pensiero di Giovanni B., in Giornale critico della filosofia italiana, 19 (1928). pp. 265-94. Massimo Petrocchi
BODONI, Giovanni Battista. - Il più famoso stampatore del sec. xviri, n. a Saluzzo il 16 febbr. 1740, m. a Parma il 30 nov. 1813. Compositore nella tipografia di Propaganda Fide a Roma, di cui riordinò tutti i punzoni per la composizione in lingue orientali, negli anni 1758-66, passo nel 1768 a Parma, dove divenne direttore della «Reale stamperia» e, dal 1791, anche proprietario di un'officina privata. Celebre sia come punzonista che come editore, portò l'estetica tipografica alla massima espressione di eleganza, fedele al principio che la bellezza del libro debba conseguirsi con i soli mezzi tipografici, senza il ricorso alle figure. Seguace non pedissequo della maniera francese del Fournier, la portò a tale perfezione da riuscire a fondere caratteri (soprattutto i famosi rotondi o romani) di una bellezza ancor oggi insuperata, e di una varietà sbalorditiva : il suo Manuale tipografico conteneva nella 1^{text {a }} ed. (1788) 150 saggi di caratteri latini e 28 di greci, nella 2^{mathrm{a}} ed. (pubblicata postuma dalla vedova nel 1818) 291 di latini, 34 di greci, 48 esotici, e tutti incisi da lui. Col suo nome si designa oggi anche uno speciale tipo di legatura, con i piatti di cartone senza rivestimenti e la costola piana, priva di modanature.
Il B. ricevette onori da tutti i paesi: Pio VI e Pio VII gli indirizzarono brevi, non parchi di elogi; Carlo III di Spagna gli concesse il titolo di «tipografo di Sua Maestà cattolica e e il successore Carlo IV gli assegnò una pensione; un'altra ne ebbe da Napoleone, che lo insignl pure dell'ordine della Réunion.
Tra le sue edizioni meritano particolare menzione: gli Epithalamia in lingue esotiche, con incisioni del Cagnoni, del Volpato e altri (1775); l'Anacreonte greco (1784); l'Aminta del Tasso (1789); la Gerusalemme liberata ( 3 voll. in-fol., 1791); l'Oratio dominica polyglotta, pubblicata per esortazione di Pio VII (1806); l'lliade greca ( 3 voll. in fol., 1808); il Pinelau (1812). Sebbene pecellino dal punto di vista filologico, perché non sempre corrette, esse furono ricercatissime dai bibliofili, già vivente il B., e hanno raggiunto oggi valori iperbolici: un esemplare su pergamena dell'lliade fu acquistato dal governo italiano per la biblioteca Palatina di Parma, dopo la prima guerra mondiale, al prezzo di 90.000 lire.
Boll.: G. De Lama, Vita del cav. G. B. B., tipografo italiano e catalogo cronologico delle sue edizioni, 2 voll., Parma 1816; R. Bertieri, L'arte di G. B. B. (con notizia biografica a cura di G. Fumagalli), Milano 1913; P. Barbera, G. B. B., Genova 1913; R. Chierici, G. B. B., Parma 1913; G. Drei, Rassegna bibliografica badoritana, in Arch. stor. ital., 72 (1914), pp. 210219; R. Hadl, Druckwerke des G. B. und der Parmenate Stoarrdeucherei, Lipsia 1926; H. C. Brooks, Compendious bibliografia di ediziani badoriane, Firenze 1927; id., Saggio di caratteri di G. B. B. sinora non pubblicati, ivi 1929; G. Avansi, G. B. B. fra due centenari, in Arch. stor. per le provincie parmenai, 3ᵃ serie, 6 (1939), pp. 157-62. Alessandro Pratesi
BOEMA, Confessione : v. boemi, fratelli.
BOEMI, FRAtelli. - Sotto questo nome vengono talvolta confusi tre gruppi di eretici, i quali, benché riconoscano tutti come loro capostipiti i boemi Giovanni Hus e Girolamo di Praga, pure hanno vicende ed anche dottrine differenti. I tre gruppi sono:
1. Hussiti. - L'eresia hussita è molto simile a quella di Wyclif (1324-84), le cui dottrine si propagarono nella Boemia in occasione delle relazioni tra questo paese e l'Inghilterra, quando Anna di Boemia (13471378) sposò Riccardo II, re d'Inghilterra (1377-99). I due propugnatori principali furono Giovanni Hus (1373-1415), donde il nome di hussiti, e Girolamo di Praga (m. nel 1415). Le loro dottrine, benché non così radicali come quelle di Wyclif, praticamente distruggevano la gerarchia ecclesiastica e gli ordini religiosi (cf. Denz-U, 657-89). Per porre fine all'eresia, i due capi, con salvacondotto dell'imperatore Sigismondo (1411-37), si presentarono nel Concilio di Costanza (1414-18), dove, secondo alcuni autori contro ogni diritto, secondo altri per non avere osservate le condizioni del salvacondotto di non fare cioè propaganda delle loro dottrine, furono condannati a morte. La loro morte, a cui fece seguito la persecuzione dei loro seguaci, irritò i Boemi e fece scoppiare la guerra degli hussiti. Sotto questo nome sono compresi anche i taboriti, dalla città di Tábor; gli orebiti, dalla città di Oreb; gli utraquisti o calistini, eretici che volevano la Comunione sotto le due specie, e gli orfaniti, eretici capitanati da Žižka i quali, dopo la morte di lui non vollero riconoscere nessun altro capo. Tutti costoro, benché divisi e nemici, si univano quando si trattava di muovere guerra o di difendersi. Sotto la direzione di Žižka, il regno di Boemia fu teatro di lotte sanguinoso. Morto lui, nel 1424, prese il comando Procopio il grande, che estese ancor più il teatro della guerra. Finalmente, stanchi tutti delle lotte e degli orrori che avevano desolata quasi tutta l'Europa centrale, gli hussiti, invitati dal Concilio di Basilea, presentarono ai Padri congregati i loro famosi quattro punti. Le trattative furono lunghe e difficili; gli hussiti si ritirarono, e l'imperatore, al quale premeva di fare la pace, indusse il Concilio a mandare alcuni delegati a Praga, e finalmente nel 1436 si venne ad una intesa, mediante la concessione di quanto volevano, però con l'aggiunta di alcune spiegazioni, e si firmarono da ambedue le parti le celebri «Compactata».
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Le «Compactata»: a) I peccati, soprattutto quelli pubblici, devono essere puniti, secondo la legge di Dio, per ess quorum interest. Fu approvato, ma con la spiegazione che il castigo non poteva essere imposto da particolari, ma riservato all'autorità pubblica. - b) La parola di Dio deve essere predicata liberamente. La spiegazione aggiunta fu che non si doveva intendere che chiunque lo potesse fare, ma solo chi fosse approvato dai superiori legittimi. - c) Non è permesso ai chierici avere beni temporali. La spiegazione, fondata su una dichiarazione fatta dagli stessi hussiti, distinguendo il clero secolare dal regolare, fu che gli ecclesiastici che non hanno fatto voto di povertà, erano obbligati ad amministrare fedelmente i beni della Chiesa loro commessi, i quali però non potevano essere posseduti ingiustamente. - d) La comunione sotto le due specie fu concessa ai laici, purché si conformassero in tutto alla Fede ed alle cerimonie della Chiesa universale, ed il sacerdote, nel dare la comunione, rammentasse loro che la Carne di Nostro Signore non è solo sotto la specie del pane, né il Sangue solo sotto la specie del vino.
Alcuni gruppi di hussiti, come i taboriti, protestarono contro le "Compactata" ma poco dopo si venne anche con essi ad un accordo. Tra gli scontenti però sorse una nuova forma di eretici, quella dei cosiddetti f. B.
II. F. B. - I Boemi che non vollero accettare le "Compactata" si riunirono, capeggiati da Pietro Chelčický, membro della bassa nobiltà boema, e furono favoritida Giovanni Rocycxana (Rokycána), capo degli utraquisti. Quando furono perseguitati, questi offrì loro un rifugio a Kunwald. I F. B. ammettevano la dottrina di Hus, condannavano il giuramento, la professione militare, gli onori concessi a qualsiasi ufficio, il diritto di punire alle autorità anche civili e ogni sorta di gerarchia. Non erano comunisti, ma insegnavano che i ricchi dovevano amministrare i loro beni per i poveri, ecc. Nella riunione di Lhotka (1467) adottarono solennemente questa dottrina e si chiamarono "Unitas Fratrum» o anche "F. B. ". Durante il periodo che scorse fino alla pseudoriforma di Lutero, ebbero alcuni dirigenti notevoli, come Procopio di Neuhaus, e soprattutto Luca di Praga, che è considerato come il secondo fondatore dell's Unitas Fratrum».
Le relazioni che in questo tempo ebbero con i valdesi sono oscure, né si sa come possono dire che il loro primo vescovo, Mattia di Kunwald, sia stato consacrato da un vescovo valdese, non riconoscendo i valdesi tale dignità. Nel 1535 , imitando i luterani che avevano presentato la confessione di Augusta, formularono anch'essi la loro Confessio fidei ac religionis e nel proemio della Summa ratiogae fidei ac dogmata dicono di seguire la dottrina di Giovanni Hus sirum nulla unguam soeculorum serie obliterandum, di Giovanni Rokyczana e di Pietro Chelczicky; mantengono le quattro proposizioni hussite senza le spiegazioni e si lagnano di essere chiamati eretici. Gli articoli o "Themata Confessionis" sono 20, e in essi sono mischiate le dottrine di Hus e di Lutero. Nel 1575 presentarono di nuovo prima all'imperatore Massimiliano II (1564-76), poi al suo successore Rodolfo II (1576-1612), una nuova confessione di fede, distribuita in 25 articoli, anche questi di sapore hussita e luterano. Durante questo ultimo periodo si fece la traduzione della Bibbia detta di Kralickz. Il Nuovo Testamento fu tradotto nel 1564 ed il Vecchio Testamento dal 1579 al 1593. Al principio del sec. xvir insorsero contro l'imperatore Ferdinando II (1619-37), riconoscendo come imperatore l'elettore Federico. Sconfitti nella battaglia della Montagna Bianca (1620), si dispersero e per la persecuzione che ne seguì, molti si ritirarono nella Polonia con il celebre Comenius (J. A. Komenský, 1592-1670). Alcuni F. B. rimasti in patria, sapendo che gli emigrati nella Bassa Lusazia si trovavano bene, emigrarono anch'essi in questa regione, e furono accolti generosamente dal conte Zinzendorf.
III. Fratelli Moravi. - Il conte Zinzendorf non solo li ricevette bene, ma anche li riunì nella sua proprietà di Herrnhut (donde anche il nome di Herrnhutiani). Al principio li volle convertire al luteranesimo ed al pietismo che gli aveva inculcato lo Spener, ma di fronte alla loro resistenza, gli parve meglio di conservarli come erano. Diede loro il nome di Fratelli Moravi e li spinse alle missioni. Fu perciò la prima setta protestante che si assunse il compito di evangelizzare il mondo. La mancanza di una confessione propria, perché appena meritano questo nome le Litanie pubblicate nel 1749, suscitò loro molti nemici, che li accusarono soprattutto di antinomismo. Ciò si poteva dedurre da alcuni dei loro scritti che pubblicarono. Pare che lo stesso Wesley abbia per questo rotto ogni relazione con essi. In ogni caso sono ostili alle dottrine della Chiesa cattolica. In generale gli autori protestanti che parlano di essi, li elogiano per la loro vita tranquilla e morale e per il loro zelo delle missioni. Le missioni dei Fratelli Moravi hanno tre centri principali; quello di Inghilterra con l'India (Kashemir), la Palestina, il Tanganyika e le isole delle Antille; quello degli Stati Uniti con missioni nell'Africa (Sierra Leone), nella Cina (Kwangtung), nelle Isole Filippine, in Portorico e in Nicaragua; e quello della Germania con missione nell'Africa del sud. Questi tre rami formano la Chiesa internazionale dei Fratelli Moravi o "Unitas Fratrum».
IV. Chiesa nazionale ceca. - Una reviviscenza dell'hussitismo pare sia stata, in questi ultimi tempi, la Chiesa nazionale cecoslovacca. In essa si ristabiliva la comunione sotto le due specie, si sopprimeva il celibato obbligatorio dei preti, si introduceva la lingua ceca nella liturgia, ecc. Ad alcuni anglicani, come al Fynes-Clinton, questo movimento hussita parve essere "più sincero e più profondo che una unione diplomatica o finanziaria e lo stimò la vera eredità di s. Cirillo e di s. Metodio». Al principio si disse che la nuova Chiesa aveva un milione di aderenti; dopo breve tempo scesero a 150.000 e finalmente ad un esiguo numero. Cadde presto in dispregio a cagione delle scissioni e della condotta dei suoi fondatori e dirigenti.
Sim... J. Lonfant, Hist. de la Guerre des Huszites et du Concile de Basle, Amsterdam 1731; A. G. Spangerberg, The life of Nicolaus Lewis Count Zinzendorf, trad. di S. Jackson, Londra 1838; H. A. Niemeyer, Collectio Confessionum in Ecclesia, Reformatis pubblicatarum, Lipsia 1840; E. Bonnechose, The Reformers before the Reformation (trad. di C. Mackenzie), Edimburgo 1844; V. Krasinski, Sketch of Religious History of the Slavonic Nations, 2² ed., ivi 1831, pp. 24-76; J. Roche, Moravion Heresy, Dublino 1831; A. Reus, La destruction du protestantisme en Bohéne, nuova ed., Parigi 1868; H. Hutton, A Hist. of Moravian Missions, Londra 1922; J. Müller, Geschichte der Bähmischen Brüder, 2 voll., Herrnhut 1922-30; J. Pekař, Zišha i jeho doba, 3 voll., Praga 1928-30.
Camillo Crivelli
BOEMIA. - I. Geografia. - Regione dell'Europa centrale, corrispondente al bacino superiore dell'Elba (Labe, in ceco), vale a dire ad un quadrilatero chiuso d'ogni parte da rilievi (l'Erzgebirge, o Krušné Hory a NO.; i Monti dei Giganti o Krkonoše ed i Sudeti a NE.; le colline moravo-boeme a S.; e la selva boema o Sumava ad O.), che così la isolano dalle confinanti zone della Baviera, Sassonia, Prussia, Moravia ed Austria. Nonostante la sua modesta estensione ( 52.062 kmq ., ca. tre volte quella del Lazio) la B. è paese d'aspetto, di risorse e di attitudini assai varie. Dei settori montani periferici, solo quello occidentale ha ben conservato l'originario manto boschivo, sul cui sfruttamento è imperniata, in sostanza, l'economia locale; tanto i Krušné Hory, quanto i Sudeti, invece, sono da tempo
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Boemia - Cartina storica ecclesiastica.
convertiti in distretti industriali, grazie all'abbondanza delle risorse minerarie (lignite, rame, stagno, bismuto, manganese, uranio ecc.) nel primo caso, dell'energia idro-elettrica nel secondo; mentre sul confine moravo la bassa, monotona collina corrisponde ad un tipico settore rurale.
Il clima, prettamente continentale, con inverni freddi left(-3^{°}right) ed estati calde ( 20^{°} ) nelle zone pianeggianti, ha piogge abbondanti, ma ben distribuite per l'agricoltura. Le regioni marginali, più umide e più fredde, rimangono nel dominio della furesta (da 40 a 60 \% del territorio). La popolazione, che non raggiungeva il milione di ab. alla metà del sec. xvir, ne aveva 6.300 .000 al principio del nostro, e 6.800 .000 nel 1910, per scendere a 6.700 .000 nel 1921 (conseguenza della prima guerra mondiale e del forte movimento emigratorio). Il censimento del 1930 rilevava 7.109.376 ab. ( 137 a kmq.; presso a poco l'indice della Liguria), dei quali 1/3 Tedeschi. Dopo la sconfitta della Germania e la ricostruzione dello stato cecoslovacco, questi ultimi sono stati trasferiti nella immensa maggioranza nelle zone di occupazione americana e sovietica in Germania, e la popolazione della B. si è ridotta nel 1947 a 3.626 .366 ab. ( 108 a kmq.).
Nelle aree marginali cosi spopolate verranno insediati nuclei boemi provenienti dall'interno della Cecoslovacchia e dall'estero. Quali saranno le ripercussioni che questi eventi avranno sulla struttura economica della B., non è dato ancora prevedere. Prima dell'ultimo conflitto mondiale oltre 2 / 5 della sua popolazione era dedito alle industrie e meno di 1 / 3 all'agricoltura ed alla silvicoltura; l'una e l'altra attività possibili e sviluppate in grania di un attivo commercio interno (Moravia, Slovacchia, Rutenia subcarpatica, quest'ultima passata all'U.R.S.S.) ed internazionale.
Dei centri abitati, Praga, capitale tradizionale del paese, si avvicina cggi al milione di ab. (921.000 nel 1947); un altro, Plzeň, supera i 100.000 ( 118.000 alla stessa data) e una diecina di altri oltrepassano i 20.000 (Usti nad Labem, Liberec, Hradec Králové, Kladno, Ceské Budĕjovice, Karlovy Vary, ecc.).
valere dei Franchi in Germania ed in Italia i Boemi o Cechi, come furono anche chiamati, ne subirono l'influenza non solo politica ma anche religiosa; ma la decadenza dell'Impero dopo Carlomagno, favorì il sorgere, durante il sec. Ix, del regno della grande Moravia, nel quale anche la B. era inclusa, sotto il principe Mojmir. Il suo successore Rostislao venne a trovarsi cosi fra il nascente regno di Germania e l'impero di Costantinopoli in una zona soggetta ad una duplice influenza; senza rompere i rapporti con Roma egli accolse in Moravia i due apostoli Cirillo e Metodio che venivano dall'Oriente e favori Metodio che papa Adriano II nominò arcivescovo di Pannonia.
Svatopluk (871-94) successore di Rostislao, continuò la politica del suo predecessore. La grande invasione ungara dei primi del sec. x, insinuandosi nella valle del Danubio, separò l'Oriente bizantino dall'Occidente, stroncando quel regno che rimase isolato e costringendo la B. a più diretto contatto con la Germania e con l'Occidente.
Bibl.: La principale raccolta di cronache, relative ai Boemi, è quella delle Fontes verum babeninarum, 6 voll., Praga 1871-1907, integrata dalle Deutsche Chroniken aus Böbmen, ed. L. Schlesinger, 3 voll., ivi 1879-84. Tra le opere generali, relative alla formazione e alle vicende dei Boemi sino all'invasione ungara e alla fine della Grande Moravia, cf.: F. Pastrnek, Dějiny slovanských apostolĕ Cyrilla a Methoda, Praga 1902; F. Srozek, Constantinus-Cyrillus v. Methodius, die Slavenapostel, Kroměříz 1911; F. Dvornik, Les Slanes, Byzance et Rome au IXe siècle, Parigi 1924; J. Scheünil, Vorgeschichte Böhmen, Berlino 1920.
Pier Fausto Palumbo
Durante il sec. x si andò consolidando il ducato di B. sotto la dinastia dei Přemyslidi che ebbe come sua capitale Praga città allora nel suo primo sorgere. Il principe Venceslao (v.; 920-29) regolò con un trattato le relazioni con Enrico I re di Germania, orientando decisivamente in tal modo verso l'Occidente i destini della B.; in pari tempo favorì lo sviluppo del cristianesimo
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latino nel paese. Cadde vittima della reazione guidata dal fratello Boleslao e fu venerato come santo tutelare della nazione; e l'impulso da lui dato non si arrestò più.
Sotto Boleslao II fu eretto il vescovato di Praga (973) staccatone il territorio dal vescovato di Ratisbono ed assoggettandolo alla metropoli di Magonza: il primo vescovo fu un sassone, seguito ben presto dal ceco s. Adalberto che fundó a Brevnov presso Prago il primo monastero con monaci benedettini condotti da Roma. La B. uni i propri destini con quelli politico-religiosi della contemnine Germania, tentando di allargare i propri confini. Il Premyslide Ottocaro I (m. nel 1230) ottenne da Filippo di Svevia re di Germania la corona regia ereditaria (i 190) come feudo dell'impero; dipendenza solo formale che comportava però il diritto di partecipare con gli altri principi all'elezione dell'imperatore. Ottocaro II (m. nel 1278) aspirò a succedere agli estinti Babemberg nei ducati d'Austria e Carintia, nella Stiria e nella Carintia, ma ebbe contro di sé il re d'Ungheria e il re Rodolfo d'Asburgo, dal quale fu vinto. Suo figlio Venceslao IV ebbe nel 1300 anche il regno di B. (cf. Dante, Purg., VII, 97 sgg.), ma con lui nel 1305 ebbe fine la dinastia, alla quale successe quella di Lussemburgo, sotto la quale insieme con l'allargarsi della colonizzazione tedesca, e senza ledere l'indipendenza nazionale, si sviluppò nella B. una nuova corrente di civiltà in corrispondenza con quella che abbracciava tutta l'Europa occidentale. Fu particolarmente sotto Carlo I (poi imperatore Carlo IV) che questa corrente raggiunse il maggiore splendore nelle arti, nelle lettere, nelle scienze; fu fondata l'Università di Praga; furono costruiti edifici monumentali; lo diocesi di Praga fu elevata ad arcivescovato.
Però cominciò anche ad accentuarsi una corrente riformatrice ed una tendenza antigermanica che scoppiarono violente sotto Venceslao IV re ed imperatore per opera di Giovanni Hus e dei suoi discepoli e poi presero un carattere spiccatamente nazionale e politico per opera di Giovanni Žižka. Le guerre si fecero più aspre sotto il regno di Sigismondo fratello di Venceslao, re d'Ungheria insieme ed imperatore, e tennero in agitazione non solo la B., che ne risultò rovinata, ma anche i paesi vicini.
Nel 1526 la B. passò sotto il dominio di Ferdinando d'Asburgo poi imperatore e segui le sorti di questa dinastia, subendo un processo costante di germanizzazione che nel sec. xvili minacciava di assorbire completamente quanto ancora rimanevo di nazionalità ceca. Fu solo con il 1848 che un più forte spirito patriottico cominciò a farsi sentire assieme al bisogno d'indipendenza e al sorgere della letteratura e della lingua nazionale, mentre facendo capo alla tradizione di Hus ed a Žižka, in opposizione agli Asburgo, si radicavano anche pregiudizi religiosi anti-romani. Aspre furono le lotte al Parlamento di Vienna a tale proposito, le quali cessarono solamente quando, alla fine della guerra mondiale, nel 1918, la B. cominciò a far parte della repubblica indipendente secoslovacca.
Bibl.: Fonti principali: G. Friedrich, Codex diplomaticus et epistolaris regni Bohemiae (805-1230), 2 voll., Praga 1907-12; Regesta diplomatica necnon epistolaris Bohemiae et Monaviae, 4 voll., ivi 1823-92, ed. da C. J. Erben e J. Emlcr. contin. da B. Mendl, ivi 1928-29; Monem. Vaticana res gentes Bohemicas illustrantia, 3 voll., ivi 1903-1905 sgg. - F. Palacke, Geschichte von Böhmen, 5 voll., ivi 1866-67; B. Brebbolz, Geschichte Böhmews und Mährenz, 4 voll., ivi 1922-24; K. Stloskal, s. v. in Ent. Ital., VII, pp. 255-67.
Renata Orazi Ausenda
Per le ulteriori notizie ecclesiastiche, la letteratura, l'arte e l'ordinamento scolastico, v. CECOSLOVACCHIA.
BOEMONDO, principe di Antiochia. - N. verso il 1170, m. nel 1233, era figlio di Boemondo III e di Orgogliosa. Alla morte del padre (1201) s'impadroni, contro il diritto feudale, del principato di Antiochia. Il suo governo però fu turbato dalla lotta di successione mossagli dal nipote Raimondo Roupen e dal nonno di costui Leone II di Armenia, lotta che as-
sunse ben presto anche carattere religioso. Il patriarca della città, Pietro d'Angoulême, sostenuto dagli Ospedalieri, era per Raimondo, mentre i Templari parteggiavano per B. Questi allora intronizzò nella città un patriarca di rito greco, Simeone III, ma Pietro lo scomunicò. Una sommossa popolare sapeggiata da Pietro riuscì per pochi giorni ( 1208 ) ad introdurre in Antiochia Raimondo; ma B., rioccupata la città, gettò in prigione il patriarca che vi mori nel luglio dello stesso anno. Il Papa elesse allora un nuovo patriarca latino nella persona di Pietro di Locedio, ma B. non lo volle riconoscere. Nel 1216, approfittando dell'assenza di B., Raimondo s'impadroni della città e la tenne per quattro anni; ma egli era incapace di governare e B. poté facilmente ricacciarlo con l'aiuto dei suoi fautori rimasti in Antiochia. Fece allora aspra vendetta dei nemici, specialmente degli Ospedalieri cui confiscò tutti i beni. Questi ricorsero al papa Gregorio IX che nel 1230 scomunicò B. In seguito il patriarca Geraldo di Gerusalemme riuscì a stabilire la pace nel principato, ratificata dal Papa che perciò tolse la scomunica (1231). B. fu ancora implicato nelle lotte che laceravano i vari principati latini della Siria, ma fu incostante parteggiando ora per l'uno ora per l'altro.
Bibl.: A. Luchaire, Innocent III (IV). La question d'Orient, 2^{text {a }} ed., Parigi 1911, pp. 34-42; R. Grousset, Histoire des Croisades et du royaume frant de Jérusalem, III, ivi 1938, pp. 246-66; L. Bréhier, Bohémond IV, in DHG. IX, coll. 304-306.
Agostino Amore
BOEMONDO di Taranto. - Principe normanno, figlio di Roberto il Guiscardo e di Alberada, vissuto nei secc. XI-xII. Prese parte, con il padre, alla conquista normanna dell'Italia meridionale, e lo segui nella spedizione balcanica contro l'Impero bizantino. Richiamato il Guiscardo da Gregorio VII, B. assunse il comando delle truppe normanne, indfiggendo sconfitte ad Alessio Comneno (1083). Morto il padre, contrastò la successione al fratello Ruggero nel ducato di Puglia (1085) e s'impadroni della provincia di Taranto che gli fu concessa "pro bono pacis». Di nuovo in guerra con il fratello, tirò dalla sua parte il figlio di Ugo Falluca, signore di Catanzaro, e la ribelle Cosenza (1087). Più tardi (1093), dietro falsa notizia della morte del fratello, s'impadroni di parecchie terre della Calabria, che restituì, ottenendo la pace. Nel ro96 prese parte all'assedio di Amalfi, che abbandonò per associarsi alla prima Crociata. Al ritorno, organizzò per la seconda volta una spedizione contro l'Impero bizantino. Morì nel 1111, pochi giorni dopo il fratello.
Bibl.: F. Chalandon. Histoire de la domination normande en Italie et en Sicilc, II, Parigi 1907, pp. 278-89 e passim; G. Malaterra, De rebus gestis Rogeni, in Rerum Italicarum Scriptores, V. 2^{mathrm{a}} ed., Bologna 1928, passim (v. indice); Amato da Monsecassino, Storia dei Normanni, a cura di V. de Bartholomaeis, in Fonti per la Storia d'Italia dell'Istit. Stov. Ital., Roma 1932, pp. 124. 198, 298.
Mario Scaduto
BOERENBOND. - I. ORIGINI. - E una organizzazione agricola belga fondata a Lovanio nel 1890 , per iniziativa dell'abate Mellaerts, che ne fu ideatore e animatore convinto e tenace. La prima origine si riscontra in un modesto comitato di sette contadini promosso a Goor durante una riunione della Conferenza di s. Vincenzo de' Paoli, con lo scopo di organizzare un'associazione per l'acquisto dei concimi. Tale associazione fu chiamata Boerengild, cooperazione di contadini, ed ebbe come protettore s. Isidoro.
L'abate Mellaerts, attraverso i suoi articoli sull'organizzazione agricola pubblicati su Het Land, ebbe
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modo di fare la conoscenza del prof. Helleputte, docente dell'Università cattolica di Lovanio, il quale promosse una grande riunione in quella città, nella sede dei sindacati e mestieri. In questa riunione, nell'intento di riparare alla acuta crisi agricola degli agricoltori, fu riconosciuta la opportunità che essi organizzassero associazioni per gli acquisti e le vendite, in aiuto alle loro piccole e medie aziende. A tale fine l'assemblea si pronunciò in favore della fondazione in tutti i comuni rurali del Belgio di associazioni di contadini chiamate Boerengilden, sul modello di quella già istituita e funzionante a Goor. Fu allora proclamata la necessità di una lega nazionale raggruppante tutte le associazioni locali. Fu così fondato il B. con presidente il prof. Helleputte e segretario l'abate Mellaerts.
II. Sviluppi organizzativi. - Il B. si proponeva di opporre all'isolamento dei singoli, la solidarietà organizzativa, al fine di dare stabilità alla classe contadina e il rango che le compete. Nell'art. 2, rimasto immutato fino ad oggi, si diceva: «Il B. ha lo scopo generale di operare per il processo religioso, intellettuale e sociale dei suoi membri e di prendere a cuore i loro interessi materiali; esso si propone, in una parola, di fare delle nostre popolazioni agricole, una classe forte, istruita e cristiana».
L'iniziativa organizzatrice, animata dallo zelo dei fondatori, si mosse dal centro alla periferia, e ben presto le Gilde locali furono organizzate nelle generalità dei comuni rurali. Il criterio d'imprimere a tutte le organizzazioni locali la stessa unità di azione e di vita fu il metodo seguito dai promotori, e i risultati furono positivi. Localmente il successo fu assicurato dall'appoggio del clero, il quale, vivendo i problemi quotidiani dei contadini, trovò modo di aiutarli concretamente con un movimento sociale che si fondava sulla unione corporativa dei lavoratori e dei proprietari, intessuta da spirito di amore cristiano.
III. Soci e struttura. - Possono far parte del B. quanti accettano i principi della religione, della proprietà e della famiglia come cellula base della società. Colui che si iscrive è propriamente il capo famiglia, mentre la famiglia è considerata come affilista; e ciò contro l'individualismo portato dalla Rivoluzione Francese. I soci di un comune sono raggruppati dalla Gilde che, al fine di curare gli interessi specializzati, ha istituito delle sezioni distinte : sezione acquisti e vendite; cassa di risparmio e credito; mutua assicuratrice; sezione studi; sezione della gioventù maschile; circoli delle masssie rurali e della gioventù femminile; latteria cooperativa; sindacato delle barbabietole; sindacato dell'allevamento del bestiame; federazione orticola ecc. Tutte queste opere trovano un centro di coordinamento nella Gilde locale che è diretta da un comitato. La Gilde è assistita da un cappellano il quale assolve al compito di direzione spirituale e d'insegnamento della dottrina sociale cristiana. Egli vigila a far rispettare dai membri organizzati lo spirito di giustizia e di carità cristiana. Gli interessi delle Gilde comunali sono rappresentati presso le circoscrizioni amministrative delle diverse regioni da federazioni regionali. Al centro esiste il segretariato generale, presso il quale funzionano il servizio tecnico, il servizio d'ispezione, l'ufficio centrale di acquisti e di vendite, la lega delle masssie rurali e delle giovani, la federazione dei giovani contadini, il servizio d'ispezione, le cassa centrale di credito, la società d'assicurazione. Tutti questi servizi o sezioni centrali, promuovono, coordinano e assistono l'attività delle corrispondenti sezioni delle Gilde locali. All'intera organizzazione presiedono un consiglio superiore e un comitato direttivo.
IV. Funzionamento. - Il segretario generale è come il cuore di tutta l'organizzazione. Promuove e segue : l'organizzazione e la pratica di vita sociale; la vita religiosa e
morale; la formazione generale e l'istruzione professionale; la tecnica agricola e orticola; la difesa degli interessi agricoli d'ordine generale. Provvede alla redazione degli organi di stampa, organizza conferenze, giornate di studio, visite d'ispezione. Segue l'azione di ciascuna sezione o servizio centrale al fine di controllare l'osservanza dei principi della scuola sociale cristiana.
Il servizio di ispezione è poi quello che maggiormente appoggia l'azione del segretariato generale. L'ispezione si estende alla cassa centrale di credito, all'ufficio centrale di acquisti e vendita, alle varie sezioni della Gilde locali : federazione orticola, sindacato d'allevamento bestiame, latteria cooperativa, cassa di risparmio e credito, sezione studi. Le sezioni della gioventù e delle masssie rurali, sono anch'esse collegate al servizio d'ispezione.
Questo servizio è disimpegnato da sacerdoti, da agronomi, da chimici agrari, da commercialisti e serve a dare assistenza tecnico-economica, ad imprimere unità e disciplina di movimento, a vigilare sull'attuazione delle direttive del segretario generale, a stabilire in genere un continuo collegamento fra centro e periferia. Particolare cura viene dedicata all'attività formativa morale, religiosa, sociale e tecnica della gioventù maschile e femminile e delle masssie rurali. Nei corsi d'insegnamento profe