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 vigilare sull'attuazione delle direttive del segretario generale, a stabilire in genere un continuo collegamento fra centro e periferia. Particolare cura viene dedicata all'attività formativa morale, religiosa, sociale e tecnica della gioventù maschile e femminile e delle masssie rurali. Nei corsi d'insegnamento professionale sono comprese lezioni di sociologia cristiana e di religione, sicché il B. perviene a formare nei suoi organizzati una vivente sintesi religioso-sociale. Il B. dispone in proprietà di mulini, aleiferi, stazioni sperimentali, fabbriche di concimi, impianti per l'allevamento del bestiame. Il periodo della guerra decorva, ha segnato evidentemente una sensibile riduzione nel volume delle attività. Ma già nel 1945 i servizi hanno ripreso il loro normale funzionamento e sono stati istituiti nuovi uffici per fronteggiare le esigenze del dopo-guerra, quali comitati d'azione locali per l'assistenza ai sinistrati, servizio fiscale, ecc.

Organi di stampa del B. sono: De Boer, Le Paysan, Onze Ploeg (Notre Chorrue), De Boerin, Onze Gids (Notre Guide).

Biss.: E. Lartgaserens, Le B. belge, Lovanio 1924: A. Lugan, Origine et organisation du B., Parigi 1923: A. Varzin, Le B. belge, ivi 1934; Rapporti sur l'exercice 1945-46-47 du B. belge, Lovanio 1948.

Attilio Parlagreco
BOERO, Giuseppe. - Agiografo e storico gesuita, n. a Ventimiglia il 15 ag. 1814, m. a Roma l'8 febbr. 1884. Dopo gli studi teologici, fu addetto alla curia generalizia del suo Ordine come archivista e postulatore generale, poi ( 1876-83 ) come assistente per le province d'Italia. Nel 1870 assistette al Concilio Vaticano quale teologo di mons. Miège, vescovo missionario degli Stati Uniti.
* Scrittore instancabile, il B. seppe sfruttare al massimo le possibilità offertegli dalle sue mansioni d'archivista e di postulatore. Nelle sue ben 84 pubblicazioni, la forma può essere un po' ammanierata ed uniforme, la critica talvolta troppo rapida, ma la documentazione è di prima mano. Scrisse anzitutto una lunga serie di biografie, fondate sugli atti dei processi di beatificazione : Vita del ven. p. Bernardino Realino (Roma 1852); Istoria della vita del v. p. Giuseppe M. Pignatelli (ivi 1856); Vita del p. Pietro Canisio (ivi 1864), ecc. Curò la ristampa, più o meno ritoccata, d'opere agiografiche classiche dci pp. Cepari, Ribadeneira, Bartoli e Spinola. Negli ultimi anni (1874-80) diede alle stampe una serie di schizzi biografici sui primi compagni di s. Ignazio, b. Pietro Fabro, pp. Lainez, Salmerón, Le Jay, Broêt, Bobadillia, Rodríguez. Dagli archivi della Compagnia, estrasse e mise in luce documenti ed opere inedite di Paolo Segneri, di s. B. Realino, di Bartoli. A lui fu pure commessa la ristampa ufficiale dell'1ustitutuan Societatis Iesu ( 3 voll., Roma 1869-70). Il B. era intervenuto in due polemiche a fondo storico, con opere apologetiche per la Compagnia : Sentimenti e fatti del p. Silvestro Pietrasanta in difesa di s. Giuseppe Calasansio e dell'Ordine delle scuole pie (ivi 1847, trad. francese del p. Grandidier) contro il can. TimonDavid, di Marsiglia, e Osservazioni sopra l'istoria del pontificato di Clemente XIV scritta dal p. A. Theiner, prete dell'Oratorio (Modena 1853 ; 2^{mathrm{a}} ed., 2 voll., ivi 1854 ).

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BibL.: Sommervogel, I, coll. 1371-84; VIII, coll. 1836-38; S. Casagrandi, De claris indolibus provinciae taurinensis Soc. Iern commentarius, Torino 1906, pp. 123-34 (con lista degli scritti); L. Koch, s. v. in Jesuiten-Lexikon, coll. 220-21; E. Lamalle, s. v. in DHg. IX, coll. 391-92. Edmondo Lamalle

BOETHOS. - Capostipite dei boethosiani, i quali formarono un gruppo distinto nel partito dei sadducei. Sacerdote d'Alessandria, B. fu padre di Simone, il quale ca. il 24 a. C. fu nominato pontefice da Erode il Grande, quando questi ne sposò la figlia Mariamne; anche altri sette o otto discendenti boethosiani furono elevati alla dignità pontificale. Una tardiva leggenda rabbinica fa di B. un discepolo di Antigono Soko (ca. 200 a. C.), che avrebbe fondato un partito reli-gioso-politico, affine a quello dei sadducei, ma da esso distinto, detto da lui dei boethosiani.

BibL.: J. Gutmann, in Enc. Ind., IV (1929), 912 sgg.
Gaetano Perrella
BOETTO, Pietro. - Gesuita, cardinale, arcivescovo di Genova, n. a Vigone in Piemonte il 19 maggio 1871, m. a Genova il 31 genn. 1946, proclamato giustamente "defensor civitatis".

Entrato a 17 anni nella Compagnia di Gesù, fu poi rettore dei collegi di Genova e di Cuneo, provinciale della provincia torinese, visitatore delle province d'Aragona e di Castiglia, procuratore generale, provinciale della provincia romana e assistente d'Italia del suo Ordine. Elevato alla porpora nel Concistoro del dic. 1935 da Pio XI, esplicò la sua attività in Curia come membro di molte Congregazioni. Nel 1938 fu eletto arcivescovo di Genova, che governò dal 1938 al 1946 in uno dei periodi più gravi della sua storia.

Nelle dure vicende della occupazione tedesca, riusci a sventare rappresaglie, a liberare vittime, a sollevare dalle strettezze la città, finché poté, con trattative dirette, sventare la distruzione del porto e degli impianti già minati, ed il connoneggiamento della città, e indurre alla resa il comandante delle forze d'accupazione germaniche generale Meinhold ( 25 apr. 1945). Tra le opere da lui compiute va ricordata la sistemazione artistica del santuario di Nostra Signora della Guardia sul monte Figona. La municipalità, in riconoscimento dei suoi meriti, gli conferì solennemente la cittadinanza onoraria; e nel Duomo gli venne eretto un monumento funerario.

BibL.: Documenti del C.L.N. per la Liguria, Genova 1947; E. Trinchieri, Contributo alla storia dell'innurrazione di Genova nel 1943, in1 1948; A. Lanz, Il card. P. B., S. I., arcivescovo di Genova (1871-1946), Isola del Liri 1949; G. Siri, Commemorazione del card. P. B. S. I., in Rív. disc. di Genova, (1949).

Arnaldo Lanz
BOEZIO, Anicio Manlio Torquato Severino. - I. Vita. - B. n. a Roma dalla nobile stirpe degli Anici, verso l'anno 480 quando il regno di Odoacre stava per soccombere sotto i colpi degli Ostrogoti. Mortogli il padre quando ancora era in tenera età, fu educato probabilmente in casa dell'amico Aurelio Memonio Simmaco, console, di cui in séguito sposò la figlia Rusticiana. Entrato ancor giovane nella vita pubblica, a 25 anni era già senatore, nel 510 console senza collega, onore piuttosto raro, anche per un prestito di Teodorico. Alla dignità del consolato furono pure elevati nel 522 i suoi due giovanissimi figli Simmaco e Boezio. Pur tra gl'impegni dei pubblici uffici, B. attese con passione agli studi, particolarmente della filosofia greca cui si era dedicato fin dalla giovinezza. Le vicende politiche vennero purtroppo a troncare assai presto quella vita già tanto feconda e ricca ancora di grandi promesse. Nel 523 , per aver difeso il senatore Albino accusato di segreta intelligenza con l'imperatore Giustino ai danni di

Teodorico, B. venne coinvolto nella stessa accusa, esiliato e chiuso in carcere, e infine processato e condannato a morte il 23 ott. del 524 . A questa tragedia non sembra estraneo il motivo nazionale e religioso, giacché Teodorico era barbaro e ariano, mentre B. era un paladino del cattolicismo e della romanità. Dalla tradizione B. fu sempre venerato come martire. Leone XIII ne approvò il culto per Pavia con decreto della S. Cong. dei Riti del 25 dic. 1883. Se ne celebra la festa il 21 luglio a Pavia dove fu ucciso e a Roma nella chiesa di S. Maria in Portico a Campitelli che, secondo la leggenda, ha speciali rapporti con la famiglia di B. per essere stata dotata dalla cognata s. Galla.
II. Orenz. - B., autentica tempra di studioso e innamorato della cultura classica pur sens'aver studiato ad Atene come da qualcuno erroneamente fu asserito, lasciò un gran numero di scritti, nonostante le distrazioni della politica e la brevità della sua vita. Abbiamo di lui dei trattati sull'aritmetica, sulla musica e una dubbia Institutio geometrica, per quanto sia certo, come ne fa fede il contemporaneo ed amico Cassiodoro, che B. scrisse anche di geometria. Vengono poi le versioni dell'Isagoge di Porfirio e di vari trattati logici di Aristotele, nonché di commenti a Porfirio stesso, ad Aristotele ed ai Tepici di Cicerone. Ma soprattutto vanno notati i lavori originali che sono cinque trattatelli su questioni di logica, gli opuscoli teologici ed il capolavoro De consolatione philosophiae. Gli opuscoli teologici che ebbero grandissima voga in tutto il medioevo, sono: 1) Liber de sancta Trinitate, ovvero: Quomodo Trinitas unus Deus ac non tres Dii; 2) Utrum Pater et Filius et Spiritus Simulus de divinitate substantia liter praedicentur, in forma di lettera al diacono Giovanni; 3) Quomodo substantiae in eo quod sint, bonae sint, cum non sint substantialia bona, risposta ad un quesito del diacono Giovanni intorno alla bontà delle sostanze. E il notissimo opuscolo detto dagli scolastici De hebdomadibus per l'allusione che B. vi fa a un suo lavoro (andato perduto) sulle Settimane; 4) De Fide catholica, che oggi però non è ritenuto autentico; 5) finalmente Liber contra Eutichen et Nestorium, detto anche nel medioevo Liber de persona et duobus naturis. La paternità boeziana di questi opuscoli non può ragionevolmente essere messa in dubbio sia per l'unanime tradizione dei codici, sia per la testimonianza di Cassiodoro che attribuisce espressamente a B. un libro "de sancta Trinitate et capita quaedam dogmatica et librum contra Nestorium" (Anecdoton Foldet, ed. H. Usener, Bonn 1877, p. 4). La cronologia di questi scritti è molto incerta: sembra tuttavia doversi riportare all'ultimo periodo della vita di B. e probabilmente all'anno 520 . Il testo si può trovare in PL 64; edizioni critiche, dopo quella generale di Venezia (1491-92), quella di Lipsia curata da R. Peiper nella collezione Teubneriana (1871) e quella di H. F. Stewart (Londra 1926), con la traduzione inglese a fronte.

Un come particolare merita il De consolatione e cui è legato nei secoli il nome e la fama di B. La Consolatio philosophiae, o meglio Philosophicae consolationis libri V, è un poema filosofico, misto di prosa e versi, che B. compose in carcere (523-24) a sollievo delle sue calamità. Già nel De hypotheticis syllogismis B. aveva dichiarato di riporre la suprema consolazione della vita negli studi di filosofia. Ecco ora come egli sviluppa questo suo pensiero.

Nel I libro B. si duole fortemente con la Filosofia, che gli appare in veste di bellissima matrona, delle sue sventure di cui rifà la storia. Nel II la Filosofia mostra a B. che a torto egli si lamenta della fortuna che è instabile per natura. Del resto, prosegue la Filosofia nel III libro, la vera felicità non consiste nei beni terreni né è dato provarla quaggiù. Il sommo Bene è soltanto Dio e Lui solo è la vera beatitudine; rivolgiamo dunque i nostri sguardi al cielo. Il IV e il V libro sono consacrati a sciogliere le principali obiezioni che B. fa alla Filosofia argomentando dall'esistenza del male e dal libero arbitrio.

La Consolatione, che ebbe una fortuna immensa, commenti e traduzioni senza numero fino ai nostri giorni, è un'opera sui generis che porta fortemente impressa tutta la ricca personalità del suo autore. Né esclusivamente filo-

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sofica, né esclusivamente letteraria, vi confluiscono i più svariati motivi : filosofici, artistici, intellettuali, morali, e vi si armonizzano in un modo tutto particolare che non può dirsi che boeziano. E sbagliato percio considerare la Consolazione come la sintesi del pensiero filosofico di B. E piuttosto la sintesi di tutto il suo ideale scientifico, che non si restringe naturalmente alla sola filosofia e nel quale rientra anche un nobile intento pratico. Insomma la Consolazione è B. stesso con la sua cultura, la sua scienza, il suo amore all'arte e alla filosofia, la sua mente, il suo cuore, la sua dirittura morale. E contro l'Usener, che ritenne il capolavoro boeziano poco più di una compilazione, bisogna dire che originalità c'è nella Consolazione; e consiste appunto nell'aver saputo fondere insieme in maniera personalissima i più disparati elementi fino a farne uscire un tutto organico, vario e coerente che ha resistito al logorio dei secoli ed ancor oggi si legge con vero diletto spirituale. La Consolazione è quindi un'opera originale che non ha precedenti, come non ebbe che scarsi ed infelici imitatori.

Non altrettanto può dirsi della filosofia di B. Anzitutto non crediamo si possa parlare di un sistema filosofico boeziano e nemmeno di una filosofia propriamente boeziana. B. è piuttosto un concordista che ha voluto conciliare, com'egli stesso ci dice nel commento al De interpretatione di Aristotele, i due assi della filosofia greca: Platone e Aristotele : Plato noster, Aristoteles meus fa dire spesso B. con compiacimento alla Filosofia. E Platone che di tanto in tanto assume volentieri il colorito (se non lo spirito) neoplatonico, prevale nella Consolazione, Aristotele invece nelle opere logiche e teologiche. Non poteva mancare però un lievito più strettamente latino, e questo affiora di preferenza nell'etica boeziana, a sfondo stoico-romano.

Di platonico si può notare l'insistere di B. sull'ineffabilità del primo principio, ma soprattutto la dottrina della partecipazione secondo cui tutte le cose partecipano della bontà divina e ad essa fanno ritorno. Questa partecipazione però, nonostante qualche espressione di sapore neoplatonico, si attua secondo la dottrina cristiana della creazione e non secondo l'emanatismo plotiniano. Il panteismo è espressamente rigettato da B. in più luoghi. Molto più numerosi e sostanziali sono gli elementi aristotelici che B. utilizza per la sua sintesi. In logica c'è il problema degli universali di cui B. venne a conoscenza per mezzo di Porfirio nell'Isagoge, ma la soluzione che ne dà, per quanto esitante ed oscura, resta certo orientata verso il realismo aristotelico. Un'altra teoria boeziana, celebre in tutto il medioevo, è quella metafisica dell'esse e quod est, il cui senso genuino è ancor oggi oggetto di animate discussioni. Comunque, su questo binomio dell'esse e quod est B. fonda la sua tesi metafisica della semplicità di Dio (ipsum esse, forma pura, semplice, forma essendi) e della composizione delle creature che non sono il puro essere, la forma pura, ma tutte includono parti : o materia e forma nei corpi, o qualche cosa di simile negli angeli (Liber de sancta Trin., II, 30; Stewart, p. 10).

Le creature dunque, più che l'essere, sono un'immagine, una diminuzione dell'essere. La gnoseologia boeziana è pure aristotelica, ma qua e là ricompare Platone come pure nella poesia IV del 1. V della Consolazione, dove affiorano le idee innate. E il platonismo di B. si fa palese anche nella spiccata simpatia e affinità mentale ch'egli dimostra per s. Agostino, la cui stella era già alta nel cielo della filosofia. Influssi minori sono dovuti agli stoici e ai pitagorici, ma di questi ultimi B. si serve più come di motivi ornamentali e illustrativi che come materiali di costruzione.
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(1st. Alimist)
Boezio - Dipinto di Pedro Berrumete (sec. xv). Urbino, palazzo Ducale.

Come si vede, B. non è un semplice compilatore e ripetitore, ma un intelligente tesoreggiatore di tutta la cultura precedente ch'egli ha ben assimilata e che maneggia con disinvoltura, dandole un'impronta inconfondibile, la quale gli assicura un posto ragguardevole nella storia della cultura e del pensiero.
B. fu venerato e ascoltatissimo in tutto il medioevo. Per gli scolastici, compreso s. Tommaso che ne commentò il De hebdomadibus e in parte il De Trinitate, una vera autorità; e per secoli le sue opere furono, in Occidente, quasi la sola fonte a cui si attingeva la filosofia antica platonico-aristotelica. B. fu anche il primo a insegnare agli scolastici il modo di valorizzare Aristotele, specie nella sua logica, per una sintesi razionale della Fede. Alcune delle sue definizioni (quelle della beatitudine, dell'eternità, della persona) sono addirittura classiche ed ancor oggi vive. L'Aquinate si fa un onore di citare spesso B.; secondo alcuni, Dante lo chiamerebbe suo Dottore in Inf., V, 123. Cf. l'alto elogio che fa di lui in Par., X, 121 sgg.

Al principio del sec. xvili certa critica, specialmente tedesca, volle mettere in dubbio il cristianesimo di B. perché nella Consolazione tace completamente di Cristo e non fa appello ai conforti della fede, com'era invece naturale aspettarsi da un cristiano votato alla morte. Inoltre il poema di B. tradirebbe apertamente lo spirito pagano. Ma è facile rispondere che l'intento di B. era ben determinato e preciso: quello di mostrare che cosa possa la filosofia (non la fede e la teologia) nelle sventure della vita. Il paganesimo di B. poi, se pure c'è, è soltanto di superficie, di cultura e di forma, non di sostanza. Finalmente, ed è l'argomento principale e perentorio, il non cristianesimo di B., o un cristianesimo solo apparente, non ha nessuna base storica positiva ed è frutto di una critica miope e prevenuta. Oggi del resto nessuno pensa più seriamente a sostenere una simile tesi dopo l'esauriente confutazione

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che ne fece il Semeria nel suo pregevole lavoro, purtroppo quasi introvabile, Il cristianesimo di S. B. rivendicato (Roma 1900).

BbL.: Manitius. I, 22-36; F. Überweg-B. Geyer. Grundriss der Gesch. der Philosophie. II, 11 ed., Berlino 1928, pp. 132-38; U. Mannucci. Istituzioni di patrologia, II, Roma 1942, p. 377 reg.; L. Morizza, Storia della letteratura latina cristiana, III, II, Torino 1934, pp. 1270-1307; nello stesso volume, pp. 1203-10. è raccolta l'ampia bibl. generale e particolare su B. fino all'anno 1930; dello stesso v. l'estima versione, con introduzione e note, della Consolazione, nella collezione I classici del Giglio, Firenze 1942; M. De Wulf, Histoire de la Philosophie Médiévale, I, 6² ed. Parigi 1934, exp. 2, § 4, nn. 23-57 (trad. it., I. Firenze 1944, pp. 110-17, 124-25, con bibl.); V. Schurr, Die Trinitätslehre des Boethius, Paderborn 1933; M. Cappuyne, s. v. in DHG, IX, coll. 348-80.

Umberto Degl'Innocenti
BOEZIO di Dacia. - Filosofo scolastico del sec. xili del quale ben poco si sa. Non era domenicano né religioso né prete, ma semplice chierico, professore nella facoltà delle arti dell'Università di Parigi dove, insieme con Sigeri di Brabante, insegnava l'averroismo. Coinvolto con quest'ultimo nella condanna dell'averroismo latino fatta dal vescovo di Parigi Stefano Tempier nel 1277, dovette comparire alla corte romana. Processato e condannato alla detenzione perpetua come cretico che aveva abiurato, mori in carcere prima del 1284 .

Secondo alcuni avrebbe commentato tutto Aristotele, ma è noto più che altro come autore di varie Questioni di grammatica, di logica e di filosofia naturale quali De modis significandi, Sophismata logicalia, Quaestiones super Topica Aristotelis, Super librum physicorum quaestiones. Il Grabmann scoprì due altri trattati che sono il De sumno et vigilia e il De summo bona sive de vita philosophi, dove lo studio della filosofia vien presentato come la suprema felicità dell'uomo con omissione, se non proprio esclusione, dell'aspetto soprannaturale della bestitudine.

BibL.: P. Mandonnet, Siger de Brabant et l'averroïsme latin au XIIIc siècle, Lovanio 1911; M. Grabmann, Neu aufgefundene Werke des Siger v. Brabant und B. v. D., Monaco 1924; id., Die opuscula De Summo bona sive de vita philosophi und De Somnio des B. von D., in Archives d'hist. doctrinal et littéraire du M. A., 6 (1931), pp. 287-317; 2* ed. in Mittelaltert. Geistesleben, II, Monaco 1936, pp. 200-24. Umberto Degl'Innocenti

BOFFITO, Giuseppe. - Barnabita. Letterato, bibliografo storico della scienza, dantologo, erudito, n. a Gavi (Alessandria) il 3 luglio 1869, m. a Firenze, nel collegio "Alla querce", il 16 luglio 1944. Compiuti gli studi tra i Barnabiti e laureatosi in lettere (1896) insegnò italiano e storia nei collegi del suo Ordine, prima a Moncalieri, poi per un quarantennio a Firenze, dirigendone anche i rispettivi Osservatori meteorologici. Seguendo la irrequieta "natura del suo spirito", come scrisse di sé, spaziò in veste di storico, di critico, di bibliografo nei campi della letteratura (in specie nella dantistica e nella filologia), della storia e delle varie scienze, soprattutto della meteorologia e dell'aviazione. Ha studi pregevoli sul "libro" e sull'arte tipografica. Ma le sue doti di erudito eccellono nelle sue opere monumentali di bibliografia aeronautica, galileiana, e del suo Ordine.

Appartenne a molte accademie, tra cui a quelle Pontificia dei Nuovi Lincei e della Crusca. Collaborò ad una quarantina di riviste letterarie e scientifiche.

BbL.: Opere: Scrittori Barnabiti, biografia, bibliogr., iconogr. (Biblioteca barnabitica), 4 voll. rispettivamente, Firenze 1933-37. Nel vol. I (pp. 242-57) e vol. IV (pp. 340-41), autobiolograf. di 130 opere più 6, dal 1897 al 1933; a queste vanno aggiunte le successive pubblicazioni fino al 1943, di cui le principali: Saggio di un commento scientifico alla Dir. Comm., ivi 1936, in-4*, pp. 23; Bibliografia cronologica dell'aeronautica italiana da Leonardo al 1873 (pp. 87-167), nell'opera: T. Ca-proni-Guasti-A. Bertarelli: L'aeronautica italiana nell'immagine, 1487-1873, Milano 1938, pp. 184 in-fol.; Vocabolario bi-
biografico: di G. Fumagalli, a cura di G. Boffito e di G. De Bernard. Firenze 1940, in-8*, pp. 450; Bibliografia galileiana (1896-1940), Supplemento alla Bibliogr. galileiana di A. Carli e A. Favaro, Roma 1942; Biblioteca aeronautica italiana illustrata, seguita dal Primo supplemento decennale (1927-36), Firenze 1929 e 1937. - Studi: F. M. Parenti, G. B. L'uomo, le opere, ivi 1947 .

Filippo M. Parenti
BOFONDI, Giuseppe. - Cardinale, n. di famiglia patrizia a Forli il 24 ott. 1795, m. a Roma il 2 dic. 1867, studioso e colto, entrò nella carriera ecclesiastica, applicandosi particolarmente alla giurisprudenza. Era decano della S. Romana Rota, quando Pio IX, che lo stimava per l'integrità del carattere, la calma tenacia e il moderato, graduale riformismo, lo creò cardinale diacono del titolo di S. Cesareo l'11 giugno 1847 e, nel dic., lo inviò a reggere l'inquieta legazione di Ravenna. Il 18 genn. 1848 era chiamato a succedere al Ferretti come segretario di Stato. In quest'ufficio, che il delicato momento rendeva più arduo, dette prova di capacità e temperanza, accattivandosi le simpatie liberali con provvedimenti intesi a rafforzare le milizie papali, ma contemporaneamente deplorando con franchezza nella circolare del 28 febbr. le dimostrazioni contro le Congregazioni religiose. Sostituito dall'Antonelli ( 10 marzo 1848), seguì il Papa a Gaeta e, ristabilito il governo pontificio, coprì uffici importanti nella Congregazione degli Studi e nella presidenza del Censo.

BbL.: E. Pougenis, Histoire de Pie IX, son pontificat et son siècle, I, Parigi 1877, p. 383; F. Cristofori, Storia dei cardinali, Roma 1888, p. 227; L. Jadin, s. v. in DHG, IX, col. 401.

Alberto M. Chiaulberti
BOGDANI, Pietro. - N. ca. il 1630 , m. nel 1688, vescovo prima di Scutari (Albania), poi arcivescovo di Scopia. Autore del Cuneus prophetarum de Christo salvatore mundi et eius evangelica veritate, pubblicato in testo affiancato italiano e albanese a Padova (tipografia del seminario, 1685). E una specie d'apologetica tratta dal Vecchio e Nuovo Testamento e dalle solite fonti usate alla sua età, con speciale riguardo agli errori del tempo e a quelli musulmani, ai quali il paese del B. era allora soggetto. L'importanza dell'opera però sta nell'essere stata fino a oltre la metà del sec. xix l'unico lavoro di gran mole in lingua albanese, la quale, nel testo del B., è usata con garbo letterario ed ha una notevole ricchezza.

BibL.: I. Dujčev, s. v. in DHG, IX, coll. 404-405. V. anche : G. Poletto, Il b. card. G. Barbarigo e la riunione delle Chiese orientali alla romana, in Bessorione, 2^{°} sec., 9 (1901-1902), pp. 186 sgg., 308 sgg. Giuseppe Valentini

BOGDANOV. - È lo pseudonimo di Alessandro Alexandrovic Malinovskij, rivoluzionario russo, medico e filosofo, n. nel 1873. Aderente alla frazione bolscevica del partito social-democratico russo dei lavoratori, verso il 1909, insieme con Lunačarskij e Gorkij, organizzò a Capri una scuola di propaganda bolscevica. Più tardi si staccò dal partito. Dopo la rivoluzione fondò e dirigeva l'Istituto per la trasfusione del sangue.

Il B. ha cercato sotto l'influsso del Mach di dare al marxismo una base empiriocritica, trasformando l'empiriocriticismo in un empiriomonismo. Questo diede occasione per Lenin di scrivere la sua famosa opera Materialismo ed empiriocritissimo, nella quale egli si propose di difendere il materialismo dialettico, come genuina filosofia marxista, contro il tentativo d'introdurvi altre concezioni filosofiche. Il B. cercò di superare il dualismo tra fisico e psichico, che si ritrova nel Mach, considerandoli come elementi di un'unica esperienza. La differenza sarebbe solo in questo, che i fenomeni psichici rappresentano l'esperienza individualmente organizzata, e i fenomeni fisici al contrario l'esperienza organizzata socialmente.

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Opere : Empiriomonizm (Empiriomonismo), Mosca-Pietroburgo 1906-1908; Tectologija (Tectologia), Berlino 1922.

BibL.: J. Hecker, Russian Sociology, Londra 1934, pp. 270 296; G. Piechanov, Materialismo militare, Mosca-Leningrado 1931, passim; G. Wetter, Il materialismo dialettico sovietico, Torino 1948, pp. 101-109.

Gustavo A. Wetter
BOGHADKOVY. - E il nome turco di un piccolo villaggio ad oriente di Ankara in Turchia, molto noto tra gli studiosi delle civiltà dell'Oriente antico, perché non lungi da esso si trovano le rovine della capitale dell'impero degli Hittiti, Hattuâsî, tra le quali sono stati trovati in varie epoche ed anche molto recentemente cospicui resti dell'archivio e della biblioteca di Stato di questa nazione. Gli scritti venuti alla luce sono inscritti in tavole d'argilla con caratteri cuneiformi, la stragrande maggioranza in lingua hittita, ma non pochi vergati in altre lingue dell'impero, in hattico, in luvio, in palaico, in hurrita, in sumero ed anche in lingua accada, cioè babilonese e assira. Queste sono le tavole di B., che hanno gettato tanta luce sulla civiltà dell'Asia Minore dal 1800 ca. al 1200 a. Cr. Tra le tavole si trovano rappresentati quasi tutti i generi letterari: dai trattati internazionali alle preghiere, agli Annali dei re hittiti, ai vocabolari e alle versioni hittita e hurrita del poema epico mesopotamico dell'eroe Gilgameš. La maggior parte delle tavole è stata edita in facsimile, non tutte sono state però tradotte ed interpretate (v. hittiti, RELIGIONE dei).

Giuseppe Furlani
BOGINO, Giambattista Lorenzo. - N. a Torino il 21 luglio 1701 e ivi m. il 9 febbr. 1784. Uomo di Stato insigne, fu servitore fedele della monarchia piemontese, sia in pace che in guerra. Consigliere di Carlo Emanuele III portò a compimento vari negoziati con la S. Sede, ottenendo anche da essa un ricco assegno per l'Università di Torino. Ebbe il titolo di conte nel 1737, nel 1750 la carica di ministro della Guerra, e fu dal 1759 al 1773 ministro di Sardegna. In pro' dell'isola, che si trovava in condizioni miserande, svolse opera importantissima, riordinando la giustizia, l'economia, le finanze, la pubblica istruzione, frenando i privilegi feudali, ottenendo riforme anche in favore del clero, che era in quel tempo numerosissimo, misero e di vita troppo libera. La sua dirittura morale, che lo faceva sprezzante di riguardi mondani, lo rese inviso alla nobiltà ed ai militari, perciò Vittorio Amedeo III, appena salito al trono, lo destituì da ogni ufficio. Si ritirò allora a vita privata occupandosi di opere storiche e politiche.

BibL.: D. Carutti, Storia del regno di Carlo Emanuele III, II, Torino 1859, passim; P. Balbo, Vita del conte G. B., opera rarissima citata da C. Negroni nell'articolo: Quaranta lettere di G. L. B., di Prospero Balbo e del conte di Perrone a Guido Ferrari, Torino 1882, pubbl. anche in Miscell. di Storia Ital., 21 (1883), pp. 51-120; R. Valle, I precursori del ministro B. e le riforme in Sardegna, Cagliari 1923; G. Manno, Storia della Sardegna, nuova ed., ivi 1923-25, passim.

Renata Orazi Ausenda
BOGOMILI (Amici di Dio). - Sètta ereticale cristiana, apparsa in Bulgaria fra la prima e seconda metà del sec. x. I b. traggono il nome dal loro capo, il pop Bogomil (in bulgaro bogumil, "caro a Dio "). Sebbenele origini del bogomilismo siano ancora oscure, è accertato che questa « haerecis Bulgarorum», trasse origine da varie eresie precedenti, specie dai manichei, pauliciani (in Tracia e Macedonia, sec. viII), iconoclasti bizantini e più immediatamente dai messaliani, secondo la testimonianza di Eutimio (PG 132, 1290). La sètta, si propagò presto in tutta la Bulgaria e sotto vari altri nomi (catari, bulgari, albigesi) nella Balcania e in altre regioni europee, fin nella Russia.

Alla base del sistema dottrinale sta un principio dualistico-gnostico di marca prettamente manichea, che ammette Dio creatore di tutto quello che è buono spiritualmente ed eterno tanto nell'uomo che nel mondo, e il Diavolo autore del male, del contingente, del materiale e corporale. Rigettati il Vecchio Testamento, gran parte dei Sacramenti, specie il Matrimonio, le immagini sacre, negate il Purgatorio, i b. facevano consistere il culto nell'adorazione di Dio "in spirito e verità ", e nell'austera vita ascetica.

Il movimento, non subito represso, ebbe momenti di grande sviluppo e momenti di sosta : di sviluppo, sotto Pietro ( 927-69 ), in Bulgaria e più tardi in Bosnia e in tutta la Balcania; di sosta, già nel ro19 con il dominio di Costantinopoli e, dopo, con le fiere persecuzioni suscitate loro contro da vescovi e concili (1211, 1325, 1360, ecc.), imperatori e re bulgari nei secc. xir-xiv. Predicatori e missionari, Domenicani e Minoriti, furono inviati dei Papi nel Due e Trecento, specialmente in Bosnia ove si ebbero pure importanti successi, come la conversione, nel 1402, di 50.000 dissidenti ad opera dei Francescani conventuali (L. Wadding, Annales Ord. Min., an. 1402, Quaracchi 1931, n. 11). Ma l'avversario più forte dei B. nel campo dottrinale fu il grande teologo Cosma, prete (e vescovo) bulgaro del sec. x, che smascherò il fondatore e ribatté ad una ad una le sue dottrine richiamando il popolo alla vera fede. Spietata lotta ingaggiarono pure contro i b. il patriarca Teofilo e il monaco Teodoro nel sec. xiv. Ma l'errore, dato il fanatismo degli aderenti, si propagò anche in altre parti di Europa e si ebbero b., confusisi soprattutto con i catari o albigesi con i quali finirono per identificarsi, in Dalmazia, Italia, Francia, Spagna, Germania, Inghilterra e altrove. L'eresia slava bogomilistica, con le sue aderenze, influì su tutti i movimenti ereticali di Occidente prima dell'avvento di Lutero.

BibL.: Per le fonti v.: Sermo contra recentem haeresim B. di Cosma presbitero (ed. M. G. Propuzenko, Pietroburgo 1907 e Sofia 1936); G. Hermenopulos, De opinionibus haereti. oram qui singulis temporibus extiterunt: PG 150; Papa Niccolò I. Rechanca et Consulta Bulgarorum: PL 122; Petrus Siculus, Historia haeresis Manicheorum qui et Pauliciani: PG 104; Eut. Zigabenca, Panaglia dogmatica, Tit. 27: PG 130. Oltre le storie generali e speciali delle varie eresie, come quelle di I. v. Döllinger, C. Schmidt (catari, albigesi), ecc., cf.: J. C. Wolf, Historia Bogomilerum, Wittenberg 1712; F. Ilia, Die Bogomilen in ihrer geschichtlichen Entsichlung, Karlovei 1923; A. Cronia, Il Bogomilismo, Roma 1922; J. M. Gagoe, Theologia autibogomilistica Comune presb. bulgari, Roma 1942, cap. 3, pp. 39-46; F. Vernet, Bogumiles, in DThC, II, coll. 926-30; G. Bardy, Bogomiler, in DHG, IX, coll. 408-10. Lorenzo Di Fosso
BOGOTÀ, ARCIDIOCESI di. - Nella repubblica di Colombia, dipartimento di Cundinamarca. Sede primariale e capitale della Stato, B. è situata a 2640 m . al margine di un vasto altopisno cinto da montagne elevate. Conta ca. 325.000 ab. Sede vescovile nel 1562 , poi eretta in metropoli da Pio IV il 24 marzo 1564, sotto il nome di Santa Fé de B., fino all'inizio del presente secolo la provincia ecclesiastica di B. comprendeva tutto il territorio dell'attuale repubblica più il Panama. Ora, dopo l'erezione di altre metropolitane, comprende la parte centro-nord-orientale della repubblica, con 4 suffraganee: Ibagué, Nueva Pamplona, Soccorro, Tunja. L'arcidiocesi ha un'estensione di 22.350 mathrm{kmq}. con 1.340 .000 ab., quasi tutti cattolici, divisi in 147 parrocchie. Il numero dei sacerdoti secolari è di 192, dei regolari 358 . Ha un seminario maggiore e due minori.

Di pari passo col progresso dell'organizzazione ecclesiastica camminò quello degli studi. Primi i Domenicani nel loro convento del Rosario eretto nel 1550 costituirono l'Università di S. Tommaso con tutte le facoltà canoniche, che ebbe solenne conferma da Gregorio XIII

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FRONTESPIZIO DEGLI ACTA SANCTORUM, JANUARII I Anversa 1843.

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CROCIFISSO DI GIUNTA PISANO Chiesa di S. Domenico.

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nel 1580. I Gesuiti alla loro volta stabilitisi nel paese fondarono il collegio di S. Bartolomé nel 1604 che col 1605 ebbe annesso anche il seminario Canciliare, allora fondato; nel 1621 Gregorio XV vi eresse la Universidad Javeriana che vi durò sino al 1767. Causa i turbamenti politici e le conseguenti soppressioni, i due istituti andarono soggetti a diverse vicende; finché i Gesuiti, ripreso nel 1928 il collegio di S. Bartolomé, vi ripristinarono nel 1931 la Universidad Javeriana, riconosciuta dal governo nel 1953; nel 1937 fu eretta in universita cattolica e pontificia. Dal 1933 essa pubblica la Revista Javeriana.

Tra i monumenti religiosi meritano speciale menzione la Cattedrale, una delle più belle chiese dell'America latina; le chiese di S. Francesco, di S. Ignazio, S. Agostino, La Tercera, El Sagrario, La Candelaria e S. Domenico.

BibL.: I. M. Groot, Historia eclesiástica y civil de la Nueva Granada, Bogotá 1868-71; Enc. Universal Ilustrada EuropeoAmericana, VIII, pp. 1314-24; J. P. Restrepo, La Iglesia y el Estado en Colombia, Londra 1885; M. De Marcies, s. v. in The Cath. Enc., II, p. 612; B. De Oviedo, Cualidades y Riquesas del Nuevo Reino de Granada, Bogotá 1930. Pietro Gómez

BOHIC (BOHIK, BOICH, BOHHIC), HENRI. - Decretalista, n. in Bretagna nel 1310, m. ca. il 1350. Insegnò diritto canonico nell'Università di Parigi.

E autore di Distinctiones alle Decretali di Gregorio IX, che vengono meritatamente considerate come opera di grande perizia giuridica (Lione 1337; Venezia 1579); e di un trattato De praesumptionibus (Francoforte 1498).

BibL.: J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Lit. des ban. Rechts, II, Stoccarda 1875, p. 287. Antonio Bota

BOHIER (Boharius), PIEbBE. - Abate benedettino, poi vescovo di Orvieto, n. a La Retorte (diocesi di Carcassonne). Nel 1335 è nell'abbazia benedettina di St-Chinian, di cui nel 1350 divenne abate.

Profondo conoscitore del diritto, ebbe un compito preminente nel Capitolo generale delle province di Narbona e di Auch per attuare la costituzione di Benedetto XII Simoni Magistri. Di questa compose un commento edito poi a Parigi (1319): Benedictina, em Benedicti XII pontificis maximi constilutio cum comment. P. B., in 8^{°}.

L'amicizia e la stima di Urbano V lo strapparono dal chiusiro. Nominato da quel Papa vescovo di Orvieto fu anche suo vicario a Roma nel 1364 e amministratore dei titoli cardinalizi vacanti. Mentre era con il Papa ad Avignone, pur conservando la sede di Orvieto, fu nominato anche vescovo di Vaison. Nel 1370 è a Subiaco, dove è ancora nel 1377 come visitatore per incarico di Gregorio XI.

Dal 1378, dopo l'elezione di Urbano VI, ebbe una vita movimentata. Aderì a Clemente VII, e fu quindi deposto e scomunicato da Urbano. In seguito B. appare anzioso di trovare una soluzione alla grande controversia giuridica e dogmatica riguardo all'elezione papale e alla cessazione dello scisma. E probabile che per questo Carlo V di Francia chiamasse il B., suo cappellano e ambasciatore presso la corte di Avignone, al monastero celestino di Parigi, dove compose delle glosse al Liber Pontificalis relativamente a detta questione.

Nel 1379 a Rouen inizia una più grande opera affrontando il problema più agitato in quegli anni e nei posteriori : la necessità o meno della convocazione di un concilio universale per le fine dello scisma. Spinto forse dai risultati dei suoi coscienziosi studi intrapresi con il trattato Quidam tractatus compositus per dominum episcopum urbanetanum, manachum tempore inius schismatis in Rothomage existentem, nidelicet a. D. 1379, B. abbandonò la causa dell'antipapa e si sottomise al legittimo Urbano VI, che subito lo reintegrò nelle sue dignità mentre Clemente VII da parte sua lo dichiarava deposto.

Della sua vita dopo la riconciliazione con Roma sappiamo solo che il 2 luglio 1387 otteneva dal Papa l'indulgentea primaria per i contribuenti alla scopirata costruzione del monastero dedicato a s. Girolamo presso Subiaco. Ignoto è l'anno della morte; certo morì prima di Urbano VI.

Oltre a quelli già ricordati rimangono di lui altri scritti. Ancora abate di St-Chinian compose: un Commento alla

Regola di s. Benedetto; Speculum manachorum o De professione manachorum; De signo locutionum; un Commento alla bolla di Benedetto XII Bonus Pastor. Nel 1373 terminava un nuovo Commento alla Regola di s. Benedetto, scritto per desiderio dei monaci di Subiaco.

BibL.: Opere: In Regulum s. Benedicti commentarium mons primum aditum cura et studio L. Alladi, Subiaco 1907. Studi: M. Ziegelbauer, Historia rei litt. O. S. B., IV, Augusta 1724, p. 702; L. Duchesne, Le Liber Pontificalis, II, Parigi 1892. pp. 8870, 8870,8870; P. Lugano, Un commento quattrocentesce della Regola benedettina (P. B.), in Rivista storica benedettina, 4 (1909). pp. 56-64; F. Blumentzrieder, Un'altra edizione rifatta del trattato di Alfonso Pecha, vescovo designato di João, sulla scisma (13871388), con notizie sulla vita di P. B., benedettino, vescovo di Orvieto, ibid., pp. 74-82; id., Le traité de P. B., évêque d'Orvieto, sur projet de concile général (1379), Lilla 1909; B. Heurtebize, P. B., bénédictin, évêque d'Orvieto, in Revue Mahillon, 5 (1910). pp. 450-73; id., s. v. in DHG, IX, coll. 514-16.

Ambrogio Mancone
BÖHME, JACOB. - Teosofo protestante, n. ad Altseidenberg nel 1575, m. a Görlitz nel 1624. Calzolain, peregrinò dapprima, poi nel 1594 si stabili a Görlitz. Temperamento mistico, si formò sulla Bibbia e su scritti dei riformati e di mistici tedeschi, subendo particolarmente l'influsso di Paracelso, di V. Weigel e degli alchimisti. Una visione estatica (1600) lo convinse di divina conferma alle sue idee. Nel 1612 terminò il suo capolavoro: Aurora, oder die Morgenröthe im Aufgang, opera non pubblicata. Ma la sua dottrina, diffuse e conosciuta, suscitò l'opposizione dei correligionari con la proibizione di scrivere. Per invito di ammiratori, scrisse le altre sue opere dal 1619 al 1624.

Idee religiose della Riforma e pseudo-scienza naturale del Rinascimento nel B. s'incontrano e si aggrovigliano in un oscuro sistema reosofico cosmico, con processo tra l'otemporale e il temporale. Predomina una sbrigliata fantasia, senza ordine né rigore logico. Ossessionato dal problema del peccato, B. fa dell'antitesi Bene-Male la chiave di volta del suo sistema. La Divinità, abisso originario, Tutto-nullo, contiene i germi del Bene e del Male; entrambi essenziali perché posse rivelarsi. Guardando in se stessa, la Divinità si scinde in Volontà linfa del mondo (Padre) e in Forza-coscienza-Verbo (Figlio); il Padre, amando il Figlio, origina la Spirito (Santo). Nasce il mondo (Mysterium magnum) dall'opposizione della Trinità alla Natura divina, «matrix et centrum naturae». Il primo stadio origina gli angeli, rappresentati da Michele, Lucifero e Uricle, divisi in tre categorie (opposizione alle tre Persone).

Nel secondo, le qualità originarie si separano dalla divinità, svolgendosi in sette forme; ultima la corporeità ideale. Lucifero s'innamora del «centrum naturae», aspira ad eguagliarlo; pecca, uscendo dall'amore ed entrando nell'ira di Dio. All'odio-tenebre di Lucifero, Dio oppone l'amore-luce del Figlio. Si ha, allora, la concreta realtà terrena; di qui inizia la Bibbia. Nell'uomo, microcosmo sintesi di tutto, il processo antitetico Bene-Male diviene coscientemente e drammaticamente vissuto. L'intuizione mistica sovrasensibile è la vera conoscenza, e la redenzione morale sta nel distacco dal mondo, per poterla raggiungere. Il pessimistico caos del B. interpretò e influenzò potentemente lo spirito germanico. Schelling ed Hegel lo subirono e lo diffusero.

BibL.: Opere: opera principale èl'Aurora, edita incompleta nel 1634, e per intero nel 1656; Alle theosophischen Schriften (ed. incompleta) a cura di G. Gichtel, 10 voll., Amsterdam 1675, 2 1687; Sämmtliche Werke, a cura di K. W. Schibler, 7 voll., Lipsia 1831-47; 2² ed., ivi 1861 sgg.; Scritti di religione, a cura di A. Banfi, Torino 1924. - Studi: P. v. Deussen, 7. B., über sein Leben und seine Philosophie, Kiel 1897; 2² ed., Lipsia 1911; H. Bastian, Der Gottesbegriff bei 7. B., Kiel 1904; E. Edelheimer, 7. B. und die Romantiker, Heidelberg 1904; A. J. Penny, Studies in 7. B., Londra 1912; E. Nobile, 7. B. e il dualismo essenziale, Roma 1928; E. Ludovico, 7. B., der Görlitzer Mystiker, 2² ed., Schmiedeberg 1934; E. Nobile, I limiti del misticismo di 7. B., Napoli 1936.

Giacomo Soleri
BÖHMER, Johann Friedrich. - Storico, n. il 22 apr. 1795 a Francoforte sul Meno, m. ivi il 22 ott.

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1863. Archivista e bibliotecario nella città natale, fu segretario e tesoriere del Pertz nella società dei Mommenta Germaniae Historica. Si devono a lui i Regesta Imperii, pubblicazione fondamentale per i medievalisti, apparsa dal 1833 in poi, abbracciante un periodo che va dall'anno 911 al 1347. Protestante, ebbe una viva ammirazione per il papato medievale, e considerò la cosiddetta Riforma un grave danno per il popolo tedesco. Ranke giudicava B. «un figlio del medioevo nato in un'epoca non sua, orfano in un mondo a lui estraneo».

Bibl.: W. Wattenbach, s. v. in Allgemeine Deutsche Biographie, III, pp. 76-78; G. P. Gooch, History and Historians in the Nineteenth century, Londra 1913, passim. Silvio Furlani

BÖHMER, Just Henning (Bohemerus Inatus Henningius). - Giurista protestante, n. a Hannover da una famiglia di rifugiati boemi il 27 ag. 1674, m. a Halle il 29 ag. 1749. Si addottorò in diritto a Jena. Fu insegnante di diritto a Halle e consigliere di Stato sotto Federico Guglielmo di Prussia.

La sua produzione si divide tra il diritto civile e quello canonico. Quanto al primo egli è annoverato tra i seguaci del metodo pandettista tedesco, ed esercitò larga influenza anche sull'evoluzione della legislazione prussiana. Oltre a parecchie dissertazioni di diritto romano, raccolte poi dal figlio sotto il titolo Exorcitationes ad Pandectus (Hannover 1745-64), scrisse un'importante Introductio in ius digestorum.

Non minore fu la fama di lui come canonista, sebbene sia da tener presente il suo vivo attaccamento alla corrente protestante. Nella sistematica del diritto canonico gli si attribuisce l'introduzione per la prima volta della distinzione tra diritto pubblico e privato, nelle sue Institutiones iuris canonici (Jena 1738). Oltre a numerose dissertazioni particolari, anche in questo campo scrisse un'opera poderosa, in cui tentò di esporre il diritto ecclesiastico dei protestanti, mantenendo nell'esposizione di esso l'ordine della materia seguito dalla raccolta delle decretali : Ius ecclesiasticum protestantium usum modernum iuris canonici iuxta seriem iuris canonici ostendens (Halle 1714-17).

Fu editore e divulgatore di opere di altri, come quella di Petrus de Marca (v.), De concordia sacerdotii et imperii seu de libertatibus ecclesiae gallicanae libri VIII, Lipsia 1708; degli scritti di Claudio Fleury, e di altri. Anche queste sue fatiche di edizione sono determinate dalla sua tendenza riformistica e dal suo indirizzo negatore del primato della Chiesa romana.

Fu autore altresi di una delle prime edizioni critiche del Corpus iuris canonici (Halle 1747).

Bibl.: F. Masssen, Geschichte der Quellen und Litteratur des kanonischen Rechts im Abendlande, Graz 1870; J. F. Schulte, Geschichte der Quellen, III, n. Stoccarda 1880; A. Van Hove, Pralegomena, 2^{mathrm{a}} ed., Malines-Roma 1945, pp. 551, 552, 565. Antonio Rota

BOIANO-CAMPOBASSO, diOCESI di. - B., cittadina alle falde di uno sperone settentrionale del Matese, nel centro dell'antico Sannio e dell'odierno Molise, in provincia di C. E ricordata da Livio come una fiorente città sannita; occupata dai Romani nel 314 ne divenne colonia e municipio (Bovianum Undecimanorum). Il cristianesimo in B. è attestato da una iscrizione cristiana non datata (CIL, IX, 2584). Con l'invasione longobarda entrò a formar parte del ducato di Benevento come gastaldato. Nel sec. xi passò sotto il dominio dei Normanni. Frequenti terremoti ed un violento incendio, per opera di Federico II nel 1221, ne produssero la rovina; a causa di ciò, fin dal sec. xiri, la popolazione cominciò a diminuire a vantaggio della vicina C. L'origine del vescovato è incerta. E probabile che il Laurentius intervenuto ai Sinodi romani del 501 e 503 sia stato vescovo di B. La lista regolare dei presuli ha inizio solo con il sec. xir. La diocesi attuale, suffraganea di Benevento,
comprende comuni della provincia di C. e di Benevento. Ha 100.000 ab., tutti cattolici, 46 parrocchie servite da 68 sacerdoti diocesani e 24 regolari (1948). La Cattedrale, innalzata da un Rodolfo, conte di Boviano, consacrata nel 1215 dal vescovo Poliziano, è dedicata a s. Bartolomeo. Fu restaurata ed ornata nel 1572 dal vescovo card. Carlo Carafa, ma è stata danneggiata dall'ultima guerra.

La sede vescovile fu trasferita, il 29 giugno 1927, a C., data la maggiore importanza di questa città, dove le chiese più antiche sono quelle della S.ma Trinità, ora cattedrale e di S. Leonardo, tutte e due del sec. xiri.

Bibl.: F. Sacco, Diz. geograf., istor., fisico del Regno di Napoli, I, Napoli 1795, p. 113; Cappelletti, XIX, pp. 191207; P. B. Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Reisbona 1873, p. 860; Eubel, I, p. 243; II, p. 121; III, p. 131; IV, p. 127; Lansoni, I, pp. 378, 384; G. Goy, L'Italia meridionale e l'Impero bizantino, Firenze 1917, pp. 59, 62, 124.

Nocmi Crocorona Scipioni
BOIARDO, Matteo Maria. - Poeta, n. a Scandiano (Reggio Emilia) nel 1441 e m. a Reggio Emilia nel 1494. Visse a Ferrara alla corte degli Estensi, che gli affidarono onorifici incarichi, meritandosi l'amicizia di Ercole I. Fu capitano ducale di Modena e Reggio; e quando Carlo VIII nel 1494 discese in Italia, con l'animo esacerbato esegui gli ordini di far passare le milizie francesi col minor danno possibile. Di dignità signorile non comune, fu il perfetto uomo di corte come le vorrà più tardi il Castiglione. Lealtà, amore, religione e arte, gli ideali della cavalleria, furono anche i suoi sentimenti dominanti.

Iniziò traducendo dal latino e dal greco; ma, tornato a Scandiano nel 1459, si provò a esprimere in opere originali quanto avevo appreso alla corte e ne vennero i quindici Carmina de laudibus Estensium, che celebrano i fatti d'arme dei suoi signori e mecenati. Contemporaneamente andava sperimentandosi nella bucolica latina scrivendo le Pastoralis: cinque eroiche e cinque amorose. Veri esercizi scolastici sembrano alcune traduzioni, come quella delle Storie di Erodoto, della Ciropedia di Senofonte, servendosi della traduzione latina di Poggio Bracciolini. Maggiore padronanza della lingua latina mostra di possedere nel volgarizzamento dell'Asino d'oro di Apuleio e delle Vite di Cornelio Nepote allora attribuite a Emilio Probo. Come traduzione da Riccobaldo ferrarese dà l'Istoria imperiale, raccolta di errori grossolani di nessun valore storico. In lode di Ercole scrisse gli Epigrammata.

Poeta si rivela negli Amorum libri pubblicati sotto il titolo Sonetti e canzoni (Reggio 1499). La donna cantata è una dama reggiana di nome Antonia Caprara, come è rivelato dalla iniziale dei primi 14 sonetti scrostici. Il Canzoniere, anche se è esemplato particolarmente su quello del Petrarca, in quasi tutte le rime traluce la polla dell'ispirazione originale. Quella poesia non è espressione di profondo dolore, ma è un'iniziale tristezza corretta e consolata dalla contemplazione serena della natura. Il poeta ha trovato se stesso e non si esagera dicendo che quello del B., come opera d'arte, è il migliore Canzoniere del Quattrocento.

Il B. scrisse assai più che rime encomiastiche e amorose; ma un poema cavalleresco che lo rese celebre. Valore e cortesia era il motto della città estense; perciò in quella corte più che altrove la poesia cavalleresca di Francia e di Bretagna trovò il terreno adatto, disposandosi con le gentili costumanze del bello, con l'ardore veramente sentito per gli studi classici. Alla corte regalò una grande novità che il poeta fin da principio

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fece nota al suo signore; che il grande paladino di Carlo, Orlando, difensore della cristianità e della Francia, è vinto dalla potenza di amore.

L'Orlando innamorato fu pubblicato a Venezia nel 1486; di questa edizione si conosce un solo esemplare. Fu ristampato nel Cinquecento; ma sino al 1830 non vide altra edizione, perché fu preferito dai puristi toscaneggianti il Rifacimento dell' Orlando innamorato del cinquecentista Francesco Berni.

L'Orlando innamorato è un poema di guerra e più un poema di amore. Lo sfondo principale è dato dalla materia cavalleresca del ciclo carolingio, ma la simpatia del poeta è per il ciclo bretone. Alle vecchie storie dei paladini di Francia il B. induceva una nuova vita che sconvolgeva le forme tradizionali, tanto da non potersi dire che egli abbia fuso i due cicli, secondo l'espression