volume-02

Back to Volumes
po prodigioso e contava allora verosimilmente più di 20.000 religiosi. Si trovava in piena crisi di sviluppo, turbato da pericolose dottrine, come quella del gioschinismo e dalle tendenze estremiste degli Spirituali. Occorreva moderare lo zelo di alcuni, stimolare altri ad una vita più regolare, perfezionare l'organizzazione amministrativa del nuovo istituto. Il nuovo ministro generale, spirito ponderato e fermo, fu l'uomo provvidenziale. I suoi diciassette anni di governo influirono in modo cosi profondo, felice e stabile sull'avvenire dell'Ordine, che, a buon diritto, egli viene considerato come il secondo fondatore. Se la sua amministrazione trovò incomprensioni, la grande maggioranza però rese omaggio alla sua virtù ed al suo talento.

Uno degli atti più memorabili del suo generalato fu la pubblicazione delle costituzioni generali, fatte al Capitolo di Narbona (1260), il cui testo servì poi di base per il contenuto e per la forma alle costituzioni posteriori dei frati Minori. Secondo quanto aveva chiesto il medesimo capitolo, B. scrisse la vita di s. Francesco d'Assisi, per porre fine alle interminabili discussioni intorno all'ideale del fondatore. Se questa preoccupazione lo indusse a sottacere alcuni aspetti o atti del Poverello, si riconosce però in s. B. una grande cura di essere oggettivo, avendo voluto, prima di scrivere, visitare i luoghi ove il Santo aveva trascorso la vita ed interrogarne gli antichi compagni. Prese, in modo reci-
![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(fat. Gab. fat. naz.)
Bonaventura, santo - Bibbia di s. B., cod. del sec. xiri con stemma aggiunto posteriormente - Bagnoregio, Sagresta del Duomo.
so, la difesa degli studi nell'Ordine, contro alcuni spirituali che li giudicavano contrarị allo spirito di s. Francesco dimostrando, con il proprio esempio, che essi potevano servire ad amare Dio ed a farlo amare.
S. B. risiedeva abitualmente a Parigi, che allora era come il cervello della cristianità, ma spesso si recava nell'interno della Francia, in Italia, in Inghilterra, in Germania e nelle Fiandre. Vivendo cosi abitualmente vicino all'Università, non poteva disinteressarsi del movimento delle idee. Durante dieci anni si astenne d'intervenire in modo palese, ma poi la diffusione delle dottrine averroiste lo indusse a tenere contro di esse due serie di conferenze quaresimali : De decem praeceptis(1267) e De donis Spiritus Sancti (1268). Quasi tutte le tesi da lui denunciate furono poi condannate nel 1270 dal vescovo di Parigi, Stefano Tempier.

Un nuovo attacco contro gli Ordini mendicanti fu aferrato nel 1269 da Gerardo d'Abbeville (v.) e s. B. fu uno dei primi a controbatterlo con la sua Apologia pauperum (1270), "l'opera più perfetta della letteratura francescana" (E. Longpré).

Vedendo come, malgrado l'intervento di Stefano Tempier e della S. Sede, le dottrine averroiste andavano ognior più diffondendosi, B. si decise a salire di nuovo sul pergamo. Dal 9 apr. al 28 maggio 1273 diede le sue conferenze in Hexaemeron davanti ad un numeroso uditorio composto di maestri, baccellieri e

## Page 1058

studenti, affrontando i più gravi problemi della filosofia e della teologia e dandone la soluzione. In nessun'altra opera il suo pensiero trova più piena e vigorosa espressione. Questi discorsi furono disgraziatamente interrotti con la sua promozione al cardinalato. Allorché Clemente IV lo nominò arcivescovo di York, B. poté fare accettare la sua rinuncia, ma Gregorio X che aveva bisogno di lui per preparare il prossimo concilio ecumenico, lo nominò cardinal vescovo di Albano e gl'ingiunse di recarsi quanto prima alla corte pontificia. Durante un anno B. presiedette la commissione incaricata di preparare il Concilio, che fu aperto il 7 maggio 1274.

Poco dopo giunsero a Lione i quattro frati Minori inviati dal Papa precedentemente alla Chiesa greca per preparare l'unione delle Chiese, accompagnati dai delegati dei Greci. L'unione trovò la sua realizzazione il 28 giugno e fu l'ultima grande gioia provata da B. poiché, in conseguenza della sua salute sempre delicata, soccombette all'esaurimento causato da tanti viaggi e da tante fatiche. Morì nella notte tra il 14 ed il 15 luglio (1274) assistito dal Papa medesimo, il quale ordinò ai sacerdoti del mondo intero di celebrare una Messa per il riposo della sua anima.

Fu canonizzato da Sisto IV nel 1482 e proclamato "Dottore della Chiesa» da Sisto V nel 1588. La sua festa si celebra nella Chiesa universale il 14 luglio. Il titolo di "Dottore Devoto" che aveva ricevuto dopo la morte, venne poi sostituito, a partire da Gerson, con quello di "Dottore Serafico». B. lasciò il ricordo di un uomo naturalmente amabile e benigno: Ecce vir bonus et benignus, verecundus visu, modestus moribus et eloquio decorus (Brev. Romano-Seraficum, ant. I ad I Vesp. 14 luglio); i suoi nemici stessi furono obbligati a riconoscere la santità della sua vita. Possedeva i doni della prudenza e del consiglio in sì alto grado, che i cardinali, riuniti per dare un successore a Clemente IV, non riuscendo ad intendersi ricorsero ai suoi lumi ed elessero il candidato da lui raccomandato. Quello che maggiormente ci meraviglia si è che questo perfetto superiore, che doveva vivere tanto a contatto con tante contingenze umane, sia stato un egregio metafisico, un profondo pensatore ed uno scrittore fecondo.
II. Gli scritti. - Le opere di B. furono sovente trascritte e gli furono attribuiti molti opuscoli mistici. Le edizioni complete o parziali dei testi originali latini e le traduzioni in lingue moderne si contano a centinaia, ma il loro elenco non ha che un valore storico, dopo che apparve l'edizione critica, voluta dal p. Bernardino da Portogruaro nel 1871, preparata dal p. Fedele di Fanna (m. nel 1881). Fu condotta a termine dai Frati Minori del collegio S. Bonaventura di Quaracchi presso Firenze, dal 1882 al 1902, sotto la direzione del p. Ignazio Jeiler. E un'opera insigne, giudicata, fin dal suo primo apparire, come un modello del genere. Malgrado le difficoltà che presentava tale lavoro nel tempo in cui venne eseguito, non ebbe che a subire piccole critiche, ritocchi o addizioni di secondaria importanza. Consta di 10 voll. in-fol. (più i vol. di tavole per il Commentario sulle Sentenze [I-IV] non numerato). Qui non si menzionano che le opere più importanti o più caratteristiche ed eventualmente si rettificherà l'edizione critica alla quale si rinvia, accennando alle opere in essa omesse e alle varie edizioni manuali che ne pubblicarono gli editori, come pure gli studi e le traduzioni più importanti.
r. Opere teologiche. - I Commentarii in quattuor libros Sentent. Petri Lombardi (vol. I a IV) furon scritti dal 1250 al 1254 e son generalmente considerati come i migliori; vi rivela infatti e la potenza speculativa del suo spirito e le sue tendenze dottrinali. Però un principiante, anche se provvisto di genio, non è un uomo maturo e giova
![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
(da J. Chmerollir, Les Mystiques italiens, Parigi 1812, p. 31) Bonaventura, sortio - S. B. con l'albero della Redenzione, di Vittore Crivelli (sec. xv). Spurtello di trittico. Parigi, museo Jacquemart André.
controllare ed all'uopo correggere il Commentario con le opere teologiche posteriori.

Il Breviloquio, scritto verso il 1257, è una brevissima somma teologica (vol. V, pp. 199-291; ed. man., commentario letterale di volgarizzazione per cura del p. Teodoro Barbaliscia 2 voll., Pompei 1934). Padrone del suo piano e del suo metodo, il Dottore Serafico vi rivela l'alta idea che aveva della teologia speculativa ed alcune sue tesi favorite sono esposte con maggior chiarezza che nel Commentario.

La grande edizione ha pubblicato diverse Questioni disputate: sette De scientia Christi, otto De mysterio Trinitatis, quattro De perfectione evangelica (vol. V, pp. 1-198). Altre sono state scoperte in seguito: due De existentia angelorum e De mendicitate (sono state identificate e pubblicate dal p. Ferd. Delorme in S. Bonaventurae collationes in Hexaemeron et bonaventuriana quaedam selecta, FirenzeQuaracchi 1934, pp. 295-327 e 328-56); dieci De caritate e De novizionis (furono ritrovate dal can. P. Glorieux e sono in corso di pubblicazione nella France Franciscaine, 1936 sgg., documento II). Inoltre il p. Vittorino Doucet (Descriptio codicis 172 bibliothecae communis Assisiensis, in Archivum Franciscanum Historicam, 25 [1932], pp. 514-15; e Quaestiones centum ad scholam franciscanam soec. XIII ut plurimum spectantes, ibid., 26 [1933], pp. 474-96) ed il p. Francesco M. Henquinet (Un brouillon autographe de s. Bonaventure sur le Commentaire des Sentences, in Etudes Franciscaines, 44 [1932], pp. 635-55 e 45 [1933], pp. 59-82) attribuiscono a B., con più o meno certezza, un insieme di questioni teologiche bastevoli a formare un nuovo volume in-fol. della grande edizione. Esse sono però inedite.

## Page 1059

Il testo delle conferenze sui Dieci comandamenti (1267), sui Doni dello Spirito Santo (1268) e sull'Hexaemeron (1273) non fu redatto da s. B., ma dai suoi uditori (vol. V, pp. 327-503). Il p. Ferd. Delorme, op. cit., ha pubblicato un testo delle conferenze in Hexaemeron che permette di controllare e talora correggere quello pubblicato dai Padri editori di Quaracchi (vol. V, pp. 327-454).

Il piccolo trattato De reductione ortium ad theologiam (vol. V, pp. 317-26: ms.) è stato ritenuto da uno specialista (G. Rabeau, Introduction à l'ótodo de la théologie, Parigi 1926, p. 365) come "il contributo più importante del medioevo all'introduzione della teologia».

2. Scritti esegetici. - Il più importante è il Commentario su s. Luca (1248), opera giovanile, probabilmente ritoccata più tardi, utile specialmente ai predicatori (vol. VII intero).
3. Scritti ascetici o mistici. - Il più celebre è l'Itinerarium mentis in Deum (vol. V, pp. 293-316) scritto alla Verna nell'ott. 1259, molto letto, tradotto e commentato.

Altrettanto si potrebbe quasi dire del De triplici via (1259; viII, pp. 3-27) ove, in termini concisi, s. B. ha esposto le grandi linee della sua dottrina mistica (J. Fr. Bonnefoy, Une somme bonaventurienne de théologie mystique, le "De triplici via", Parigi 1934).

Devotissimo alla santa Umanità di Cristo, B. ne scrisse con soavità nel Lignum vitae (VIII, pp. 68-87), nella Vitis mystica (VIII, pp. 159-229), da cui la liturgia attinse le lezioni proprie dell'ufficio del Sacro Cuore, e nel De quinque festivitatibus pucri Iesu.

Se le famose Meditazioni della vita di Cristo non sono, quali le possediamo noi, l'opera di B., sembra però averne egli fornito il nocciolo primitivo e lo spirito (p. Col. Fischer, Die "Meditationes Vitae Christi". Ihre handschriftliche Überlieferung und die Verfasssefrage, in Archivum Franciscanum Historicum, 25 [1932], pp. 3-35, 175-209, 305-48). L'influenza considerevole che ebbero sulla spiritualità e sull'arte, specialmente sul teatro religioso, si deve quindi attribuire in parte a lui. I Sermoni di s. B. (V, pp. 532-74 e IX) furono dati davanti ad uditori molto diversi e specialmente in ambienti istruiti : clero, religiosi, università, e ciò spiega la ricchezza del loro contenuto dottrinale (G. Cantini, S. B. da Bagnoregio, in Antoniamm, 15 [1940], pp. 29-74, 155-88, 245-74).
III. La dottrina del Dottore Serafico. - 1. Origine della sua dottrina. - La lista considerevole degli autori citati da B. è stata compilata dai padri editori (X, pp. 265-77) e fa prova della straord naria ricchezza della sua documentazione.

Miracolosamente guarito da s. Francesco d'Assisi, B. si fece suo umile discepolo. Più istruito del suo scrafico padre, egli saprà tradurre in formole, ed ove occorra, giustificare e difendere l'ideale del Poverello d'Assisi. Al pari di lui diffiderà delle "glone greche e latine" e ricercherà l'impronta di Dio non solo nel mondo visibile, ma si ancora nel mondo invisibile. Al par di lui condannerà ogni scienza che non insegni ad amare e andare a Dio con tutta l'anima. E il "dottore francescano" per eccellenza. La dottrina di s. Agostino si adatta meravigliosamente all'ideale francescano e B., più di ogni altro suo contemporaneo, parla di lui con la massima riverenza. Lo ritiene il dottore "maxime authenticus inter omnes expositores sacrae Scripturae" (Qu. disp. de scientia Christi, q. 4, vol. V, p. 23) e si è calcolato che nell'edizione critica di Quaracchi è citato ben 2625 volte. B. non si è contentato di compilare i soliti florilegi o "catene" di testi, ma ha attinto direttamente alle opere e ne ha cosi assimilata la dottrina, che la sua opera appare come la migliore sintesi del pensiero agostiniano nel medioevo (E. Longpré, S. Augustus et la pensée franciscaine, in La France Franciscaine, 15 [1932], pp. 5-76).

Tra gli autori preferiti da B. si dovrebbero annoverare ancora Dionigi cioè lo pseudo-Areopagita, Boezio, s. Gregorio, s. Giovanni Damasceno, s. Anselmo, Alessandro
di Hales, da lui ritenuto rispettosamente come "suo maestro e suo padre». La principale fonte d'ispirazione resta la Sacra Scrittura; la si potrebbe ricomporre in gran parte con le sole citazioni disseminate nelle sue opere, tanto che la loro elencazione occupa 84 pagine (su tre colonne) della grande edizione. Quando cita un testo, generalmente ne dà la riforma indicandone il libro ed il capitolo.
2. Caratteri generali della dottrina di s. B. L'unità di dottrina. - E il carattere che spicca maggiormente. Secondo la felice espressione del p. Monnot, "filosofia, teologia, mistica, si trovano sistematicamente fuse, ma non confuse». Il Dottore Serafico sapeva opportunamente distinguere, ma questa vivisezione del mondo reale, necessaria nelle esperienze di laboratorio, non gli faceva perdere la vista dell'insieme. Il solo mondo esistente, nel quale ci moviamo e che dobbiamo conoscere, è quello di un'umanità fondata sul Cristo, da lui redenta, orientata verso di lui. Un ordine puramente naturale è soltanto ipotetico, ne sappiamo ben poco e non possiamo ricostituirlo che con delle congetture. Da vero francescano, B. non crede di dover perdere il tempo in vane ricerche, ma mirando il fine al quale siamo destinati, orienta risolutamente verso la teologia, anzi verso la mistica e la stessa estasi, tutte le scienze inferiori, compresa la filosofia. Questo medesimo senso del reale, del concreto, spiega l'importanza attribuita all'esperienza, "principio di scienza" (III Sent., d. 24, a. 2, q. 3, f. 4, p. 522) e l'espressione ut patet per experientiam, ritorna spesso. I ragionamenti più sottili, come le splendide dimostrazioni, non riescono a convincerlo, ove le conclusioni cozzino con l'esperienza. Tiene conto di ogni esperienza scientifica, storica o religiosa e questo spiega il suo rispetto per la tradizione e la sua tendenza, nel dubbio, a propendere verso l'opinione, che più si accosta alla pietà. Si fece spesso notare, ed a buon diritto, il suo rispetto per l'autorità, anche puramente umana, ma in ciò ancora noi scorgiamo la sua fedeltà per la verità. Spiega sempre, quando lo può, caritatevolmente una proposizione erronea e talora la sua carità appare fin troppo ingegnosa, ma, dopo tutto, vuole che si dica la verità, "ne amore hominis veritati fiat pracludicium" (II Sent., d. 44, dub. 3, p. 1016 b). Vuole che si segua Aristotele, ma soltanto quando dice il vero (Col. in Hex., ed. Fr. Delorme, p. 92).
3. Il filosofo cristiano. - B. è il «filosofo cristiano" per eccellenza. La filosofia, che in un mondo senza grazia, sarebbe fine a se stessa, nell'ordine attuale non può raggiungere il suo scopo che sottometteredosi alla fede ed accertando il suo controllo; essa non è che la serva della teologia, ma serva indispensabile. La filosofia di B. si inquadra nettamente nella tradizione platonica; però egli non conobbe Platone che indirettamente, mentre ha letto direttamente senza pregiudizi Aristotele, che all'uopo giudica e rettifica liberamente. All'astrazione aristotelica preferisce la teoria agostiniana dell'illuminazione, ed è in s. Agostino che ha preso la teoria delle ragioni seminali, germi formali che Dio ha posto nella materia. Non condivide con altri scolastici l'interpretazione dell'ilemorfismo aristotelico e si spiega cosi come attribuisca la composizione di materia e forma, equivalenti di potenza ed atto, anche agli esseri spirituali. Tali particolarità, al par di altre che si notano, quando si parla della filosofia di s. B., non costituiscono la sua filosofia. Nell'opera La philosophie de s. Bonaventure di E. Gilson (Parigi 1924, trad. ted. di Böhner), ritenuta come il più profondo studio dottrinale sul Dottore Serafico, è messa in luce la solidità, la ricchezza, la

## Page 1060

profondità di questo genio, teso costantemente verso l'unione con Dio e che giudica ogni cosa alla stregua del santuario. A questa cura della ricerca costante di Dio corrisponde l'esaltazione dell'analogia universale e la dottrina dell'esemplarismo che la spiega (J.-M. Bissen, L'exemplarisme divin selon s. Bonaventure, ivi 1924).
4. La teologia di s. B. - La sua teologia trae l'ispirazione, al pari della filosofia, da s. Agostino, pur essendo autenticamente scolastica. Per il primo nel medioevo seppe distinguere nettamente la S. Scrittura, che era allora quello che è per noi la teologia positiva, dalla teologia speculativa, frutto e gloria della ragione umana, ma scienza fallibile (Proem. in I Sent., q. 2, ad 4, p. ir b). Con mano sicura, scrivendo il Bressloquio, tratteggio l'ideale che si formava del teologo : spiegare con ragionamento deduttivo, partendo da un attributo divino, sia quello che Dio è in se stesso, sia quello che ha operato all'infuori di sé (J. Fr. Bonnefoy, De synthetî operum Dei ad extra ad mentem s. Bonaventurae, in Antonianum, 18 [1943], pp. 1728). Diversi autori (in particolare A. Stohr, Die Trinitätslehre des heiligen B., Münster in W. 1923) hanno cercato di rintracciare le fonti della teologia trinitaria di B. e parlarono di s. Agostino, dello pseudoAreopagita, di s. Giovanni Damasceno, di Riccardo di S. Vittore, di Alessandro di Hales, di Eudes Rigault ecc., ma quantunque in lui vi sia un po' di tutto questo e vi si noti, in particolare, l'influenza della teologia greca, B. è del tutto personale. Conforme alla sua concezione teologica, pur senza trascurare le analogie psicologiche di s. Agostino, dà la preferenza alle dimostrazioni a priori della Trinità, anziché alle spiegazioni per via mistica (J. Fr. Bonnefoy, Le StEsprit et ses dons selon s. Bonaventure, Parigi 1929, pp. 12-57).

La sua teologia è spiccatamente cristocentrica e trova la sua maggiore espressione nelle Collationes in Hexaemeron, e si può affermare che egli ha spianato la via alla dottrina scotista del primato assoluto ed universale di Cristo.
B., come quasi tutti i suoi contemporanei, negò l'Immacolata Concezione, ma come avvenne per altri, quest'errore non velò la sua teologia mariale sugli altri punti ed è così che, con efficaci espressioni ed un'insistenza particolare, affermò la mediazione mariana universale (P. Di Fonzo, Doctrina s. Bonaventurae de universali mediatione B. Mariae Virginis, Roma 1938; E. Chiettini, Mariologia s. Bonaventurae, ivi 1941).
5. La teologia mistica di s. - B. In teologia mistica B. occupa un posto preminente ed incontrastato : «His postquam maxime arduas speculationis summitates conscendit - scrisse Leone XIII - de mystica theologia tanta perfectione disseruit ut de ea communi hominum peritissimorum suffragiis habeatur facile princeps». «La dottrina di s. B. segna, al nostro modo di vedere, il punto culminante della mistica cristiana e costituisce la sintesi più completa che mai sia stata realizzata" (E. Gilson, La phil. de s. Bonav., p. 472). Ciò non recherà meraviglia, ove si pensi che ha fatto sistematicamente convergere verso la pace dell'estasi tutte le conoscenze sensibili, intellettuali e soprannaturali : è il programma del suo Itinerario dell'anima a Dio, perfetto manuale di contemplazione mistica. E anche la realizzazione del primo comandamento, poiché non prescrive soltanto di amare Dio con tutto il cuore, ma ancora "con tutta l'anima e con tutto lo spirito" (Mt. 22, 37). Come il suo se-
![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(1st. Aadereon)
Bonaventura, santo - Dipinto del Cavazzola (sec. xvi). Verona, museo Civico.
rafico padre, B. fu l'uomo del Vangelo e da questo proviene tutta la sua forza e potenza di attrattiva.
6. L'influenza di s. B. - La sua influenza fu e rimane considerevole. Le sue opere furono molto lette mentre viveva e s. Tommaso, a varie riprese, si servì di larghi brani tolti da certe questioni del suo amico (P. Glorieux, De quelques "emprunts" de s. Thomas, in Recherches de Théologie ancienne et médiévale, 8 [1936], p. 166). Molti autori hanno commentato o riassunto il Commentario di B., o ne hanno tratto ispirazione (ed. di Quaracchi, I. pp. Lxiv-Lxxiit). I Frati Minori Cappuccini furono i più fedeli a s. B. tra le tre famiglie francescane, poiché tanto i Frati Minori come i Frati Minori Conventuali aderirono nella grande maggioranza alla scuola scotista. Il seguace più noto del B. è Bartolomeo Barberi (v.), che ha lasciato tra l'altro un corso di teologia ed un corso di filosofia ad mentem Seraphici Doctoris Bonaventurae.

La voce di s. B. non si fece udire soltanto al Concilio di Lione (1274), in cui agiva come vicario del Papa, ma è stata evocata nei Concili posteriori di Vienna (1311), Costanza (1414-17), Basilica (1431), Firenze (1439), Laterano (1512), Trento (1545-63) e Vaticano (1869-70) (cf. Ludovicus de Castroplanio, Seraphicus doctor s. B. in secumenicis catholicae ecclesiae conciliis cum Patribus dogmata definiens, Roma 1874). Restaurando la scolastica sotto l'alto patrocinio di s. Tommaso, Leone XIII non tralasciò di rievocare il nome di B. ed elogio il ministro generale dei frati Minori per avere intrapreso l'edizione critica delle sue opere.

L'influenza esercitata dalla sua dottrina mistica è ancor più vasta. Essa si operò direttamente con la diffusione incredibile dei suoi "divini opuscoli", come usava chiamarli s. Francesco di Sales; indirettamente per opera di tanti predicatori, oratori o santi, che si sono formati alla sua scuola ed hanno propagato il suo spirito. Il grande numero di scritti anonimi che circolarono sotto il suo nome sono dovuti, in gran parte, ai suoi discepoli. Né mancò la sua influenza sull'arte gotica (R. Boving, B. und die französische Hochzeitb, Werl in V. 1929); sull'arte di Giotto, con la sua vita di s. Francesco; sui pittori e maestri in vetrate, che si ispirarono ai suoi scritti sulla Passione (E. Gilson, S. Bonaventure et l'iconographie de la Passion, in Revue d'Histoire Fronciscaine, 1 [1924], p. 420).

## Page 1061

Il suo ricordo è perenne nella Chiesa greca e fra i dissidenti bramosi dell'unione delle Chiese, come Arsenjew, Kohilinski; ci sono convertiti, come Demissoff, i quali pensano che solo la filosofia platonica di s. B. e la sua teologia cristocentrica possono fornire una base d'intesa con i dissidenti, sulle questioni dottrinali. Potrebbe darsi che B. sia chiamato, in un prossimo avvenire, a far la parte di conciliatore, come già al Concilio di Lione.

Bibl.: E. Longpré, s. v. in DHG, IX, coll. 741-88; id., s. v. in D'ho, I, coll. 1768-1843; E. Snoera, s. v. in DThC, II, coll. 962-86; F. X. Kattum, Die Eucharistielehre des hl. B., Monaco-Friminga 1920; E. Gilson, La philosophie de s. B., Parigi 1924; G. Sestili, La filosofia di s. B., Torino 1928; F. ImbeI. Kunip, Die Theologie des hl. B., Münster i. W. 1931; O. Righi, Il pensiero e l'opera di s. B. da Buonoregio, Firenze 1932; D. Collamo, De corpore mystico doctrina Seraphici, Mundelein 1934; F. Tinivella, De impossibili sapientiae adeptione in philosophia pagana iuxta - Colletiones in Hexaemeron s. B., Roma 1936; L. Vesther, S. B. philosophia christiana, ivi 1943; E. Bettoni, S. B., Brescia 1944; R. Lazzarini, S. B. filorafo e mistica del cristianesimo, Milano 1946; A. Sepinski, La psychologie du Christ chez s. B., Parigi 1948.

Giovanni Francesco Bonnefoy
IV. Iconografia. - Il santo Generale dei Francescani viene rappresentato nell'abito dell'Ordine, e anche vestito da cardinale e precisamente da cardinale-vescovo. Come Dottore della Chiesa egli tiene talvolta un libro in mano; un attributo individuale, specialmente caro al tardo gotico tedesco, è un crocifisso vivente, e cioè in forma d'un albero, ciò che lo caratterizza come autore del celebre trattato Lignum vitae. Fra le più importanti raffigurazioni del Santo nel ' 400 italiano, sono da annoverare l'affresco di fra' Angelico nella Cappella di Niccolò V (Vaticano, 1447-49) accanto a s. Tommaso d'Aquino ed ai Dottori dell'epoca paleocristiana, e varie tavole d'altare di Butinone, del Crivelli e del Foppa; non mancano anche quadri che rappresentano s. B. insieme con altri Santi in adorazione d'un personaggio divino (così quelli di Giov. Santi a Cagli e dello Zaganelli a Forli). Per quel che concerne la vita, l'arte barocca, e precisamente quella spagnola, ci offre i più insigni monumenti con gli otto quadri d'altare, ora sparsi in diversi musei e collezioni private, che Francesco Herrera il Vecchio e Francesco Zurbarán eseguirono nel 1629 per la chiesa di s. Bonaventura a Siviglia.

Birl.: K. Künste, Ibonographie der Heiligen, Friburgo in Br., 1916, pp. 139-41; I. Braun, Inacht u. Attribute der Heiligen in d. deutschen Kunst, Stoccarda 1943, coll. 145-49.

Kurt Rathe
BONAVENTURA d'Amiens. - Missionario francescano, martire in Linguadoca. N. dalla famiglia dei Lieurin, vestl l'abito dei Minori Riformati a Roma. Nel 1624, favorito da Urbano VIII e da Luigi XIII, allora in lotta con i faziosi e con i calvinisti, si recò in Linguadoca per sostenere la fede dei suoi connazionali. Nel 1626 giunse notizia in Propaganda che aveva convertito il capo di Villalvo con tutto il paese, ed altre grosse borgate. L'anno dopo il Papa gli concesse straordinari privilegi, raccomandando la sua missione ai duchi di Montmorency, Vandator e Portez, ed ai vescovi d'Aquitania. Nel 1628 e 1629 continuarono i suoi successi. Nelle ripetute sue lettere alla Propaganda insiste per tornare a Roma, per ragioni di salute : ma il giorno 6 giugno 1629 , il duca di Montmorency notificava alla stessa Propaganda che il padre era «morto come martire», il giorno dell'Ascensione, ossia il 24 maggio. Gli Acta di Propaganda specificano che venne ucciso dagli eretici a Privas, mentre stava ascoltando le confessioni dei soldati. Scrisse: Récit véritable de la conversion générale des hérétiques des villes et villages de St-Paragoire, Pleissan, Puoget, Vindemian, Cornousec, Cornonterrail, Ponz-
zan et Barleruc à la foy catholique apostolique et romaine, faict et dressé par le p. B. d'A., ecc. (Avignone 1629).

Bibl.: B. Spila, Memorie della Provincia Riformata Romana, II, Roma 1890, pp. 466-71; I. Beschin-I. Palazzolo, Martyrol. franciscanum, Roma 1938, p. 191; L. Wadding, Annales, XXVIXXIX, ediz. A. Chiappini, Quaracchi 1933-48, passim; id., Orbis Seraphicus, VII, ivi 1946, p. 341 sgg. Aniceto Chiappini

BONAVENTURA da Barcellona, beato. - Prima del suo ingresso nell'Ordine dei frati Minori (1640) si chiamava Michele Battista Gran; n. a Riuidoma nella provincia e diocesi di Tarragona il 24 nov. 1620. Venendo in Italia nel 1658, aggiunse al suo nome l'appellativo «da Barcellona». A somiglianza della sua patria ed anche di altre regioni d'Italia, stabili nel Lazio austere case francescane di ritiro; fondò così nel 1662 in Ponticelli Sabina un convento di ritiro con statuti approvati dal papa Alessandro VII, cui, poc? dopo, ne seguirono due altri a Montorio Romano e a Vicovaro e finalmente quello di S. Bonaventura sul Palatino (Roma), dove morì 1' 11 sett. 1684. La sua riforma, detta «Riformella», alla quale appartenne s. Leonardo da Porto Maurizio, durò fino alla fusione del 1897 . Fu beatificato da Pio X nel 1906.

Birl.: Leonardo da Pofi, Il beato B. da B., Roma 1906. Giuseppe M. Pou y Marti
BONAVENTURA da Coccaglio. - Predicatore cappuccino, al secolo Bianchi Paolo, dell'antica provincia di Brescia, n. il 25 luglio 1713, m. il 17 marzo 1778.

Svolse una intensa attività di scrittore e polemista; l'uso dell'anonimo e dello pseudonimo pone in discussione l'attribuzione a lui della traduzione italiana delle opere del noto p. Norberto da Bar-le-Duc o da Lorena (o abate Platel, oppure Parisot Pierre Curel). Curò un'edizione migliorata ed annotata (Instituta moralia, 2 voll., 1² ediz. Milano 1760, 2² ediz. ivi 1765, 7² ediz. ivi 1771-72) dal testo di teologia morale del p. Paolo da Lione, seguendo il sistema probabiliorista; nelle controversie sulla Grazia fu agostiniano e compendiò in italiano la storia delle De auxilia (Brescia 1771) del p. Giacinto Serrr, O. P.; ebbe varie edizioni (le ultime a Roma e Venezia 1783) e riduzioni una sua Vita del b. Lorenzo da Brindisi.

Bibl.: V. Bonazi da Bergamo, I conventi ed i Cappuccini bresciani, Milano 1891, pp. 361-68; A. Teetaert, s. v. in DHG, IX, coll. 794-96; Ilarino da Milano, Biblioteca del Frati Min. Cappuccini di Lombardia, Firenze 1937, pp. 78-83; Melchior a Pobladura, Hist.generalis Ord. Fratrum Min. Capuc., parte 2² I, Roma 1948, pp. 351, 361, 367 -70.

Ilarino da Milano
BONAVENTURA da Palazzolo. - Missionario francescano, n. a Palazzolo (Vercelli) il 23 apr. 1601, dal casato Relli, m. a Torino il 2 ott. 1657. Nel 1628, esortato dalla S. Congregazione di Propaganda Fide e da Carlo Emanuele il Grande, principe di Piemonte, fondò la missione francescana tra le popolazioni del Pinerolo e delle Valli di Luserna, guadagnate già per un terzo all'eresia dei valdesi e dei luterani. Nel 1632 dalla S. Congregazione di Propaganda venne inviato prefetto delle missioni dei Minori Riformati da fondare in Albania, Macedonia e Serbia : cosa ch'egli attuò in mezzo a grandi sacrifici e sofferenze. Lavorò pure molto per l'erezione in Italia di un grande collegio per la formazione del clero albanese, ma in ciò non riuscì.

Bibl.: L. Wadding, Annales, XXVI-XXIX, ed. A. Chiappini, Quaracchi 1933-48, passim; I. Beschin - I. Palazzolo, Martyrol. franciscanum, Roma 1938, p. 386; A. Chiappini, Orbis Seraphicus, VII, Quaracchi 1946, passim; Pagina di vita francescana, 12 (1934), p. 177.

Aniceto Chiappini
BONAVENTURA di Peraga, beato. - Della famiglia dei conti di Peraga, dal cui ceppo romano discesero i Badoer padovani (ed egli stesso fu detto

## Page 1062

di Padova), agostiniano, n. a Padova il 26 giugno 1332, m. a Roma, probabilmente il 29 luglio 1385.

Fondo, per incarico di Innocenzo VI, la facoltà teologica, di Bologna. Eletto nel 1337 priore generale, segui, nel grande scisma, le parti di Urbano VI, che lo creò, il 28 sett. 1378, cardinale diacono del titolo di S. Cecilia. Legato in Polonia, vi benedisse le nozze del re Ladislao e rafforzò grandemente il partito d'Urbano. Nunzio in Ungheria, riconciliò il re Sigismondo col suo popolo. Tornato in Italia, redasse, con una commissione cardinalizia, gli statuti delle facoltà teologiche. Morì assassinato, mentre si recava in S. Pietro, per opera di sicari del tiranno di Padova, Francesco da Carrara, suo parente, che non gli perdonava l'opposizione ai suoi tentativi di violare le immunità del clero. Fu sepolto in S. Agostino. Il titolo di beato, riconosciutogli nell'Ordine, non è stato ancora sancito dalla Chiesa.

Corrispondente ed amico del Petrarca, da cui ebbe, nell'occasione della morte di un fratello, una epistola consolatoria e di cui tessé in Arquà l'elogio funebre, ebbe la stima deferente e fervida di s. Caterina da Siena, che presso il Pontefice ne sollecitò l'elezione cardinalizia. B. di P. fu autore di numerosi scritti ascetici che passarono sotto il nome di s. s. Bonaventura da Bagnorea : tra essi le Meditationes devotae in vitam Christi, che ebbero al loro tempo vasta influenza sul sentimento religioso.

Bibl.: D. A. Perini, Il beato B. Baduario-P., Roma 1912; id., Bibliographie augustiniana, I, Firenze 1929, pp. 75-79.

Pier Fausto Palumbo
BONAVENTURA da Potenza, beato. - Conventuale, n. a Potenza il 4 genn. 1651 , m. a Ravello il 26 ott. 1711. Si fece religioso nel 1666. Per la sua attrazione alla vita mistica, lasciò per qualche tempo gli studi, ai quali non poteva applicarsi che faticosamente. Nel 1675, in Amalfi, fu ordinato sacerdote. Dimori in vari conventi, a Maranola, Giuliano, Capri, Isola d'Ischia; e in questo ultimo specialmente, mediante la predicazione e l'esercizio della carità verso gli infermi, rivelò a pieno il suo ardore apostolico. A Nocera dei Pagani, fu maestro dei novizi, dal 1703 al 1707. Beatificato il 29 giugno 1775.

Bibl.: G. D. Benvenuti, Il b. B. da P. della prov. dei Fr. Min. Conv. di Napoli, Ravello 1930.

Nello Vian
BONAVINO, Cristoforo: v. franchi ausonio.
BONAZZI, Benedetto. - Benedettino cassinese della badia di Cava dei Tirreni, filologo e scrittore, n. a Napoli l'11 ott. 1840 dalla nobile famiglia dei baroni di S. Nicandro, m., arcivescovo di Benevento, il 23 apr. 1915. Fu tra i primi a diffondere nell'insegnamento classico, con i molti scritti, il nuovo metodo storico-filologico degli ellenisti tedeschi. Opera sua principale, nel campo filologico, il Dizionario grecoitaliano, che gli conquistò una reputazione europea. Rinunziò alla cattedra universitaria di letteratura latina per non allontanarsi dal monastero di Cava. Ivi fu eletto abate il 2 marzo 1894; il 9 giugno del 1902 venne nominato arcivescovo di Benevento. Benedetto XV aveva intenzione di crearlo cardinale, sì che lo stesso Papa volle si notasse nell'iscrizione sepolcrale, che il B. era morto prima che «a Benedicto XV, cui acceptissimus fuerat, purpura honestaretur».

Bibl.: Annales Ordinis s. Benedicti, I, Roma 1913, p. 259; G. Colavolpe, La mente ed il cuore dell'abate d. B. B. arcivescovo di Benevento, Valle di Pompei 1920.

Tommaso Leccisotti
BONAZZI, Giuseppe Maria. - Frate minori, missionario in Cile, n. in Roma il 15 giugno 1814, m. in Perù nel 1869. Partì per le missioni nel 1837 e fu
ordinato sacerdote nel dic. dell'anno seguente in Santiago del Cile. Incorporato nel collegio missionario di Castro fu successivamente parroco di Lemny e Tenau, presidente dell'ospizio di Ancud, procuratore del collegio e delle missioni, rettore del seminario vescovile, consigliere diocesano, professore di latino e parroco della cattedrale. Nel 1850 fu mandato missionario tra gli Araucani in Tucapel. Gli indigeni lo sospettarono messo politico del governo e quando, nello zelo di estirpare la poligamia ed altri abusi, commise alcune imprudenze, fu costretto a ritirarsi. Nel 1852 fu nominato missionario in Nacimiento. Dopo breve sosta in Valparaiso fu dal 1855-60 missionario in Osorno dove costrui chiesa e convento. Nel 1864 lasciò le missioni del Cile e parti per il Perú. Il B. è autore di una pregevole storia delle missioni araucane nel Cile rimasta inedita, ma sfruttata da p. Marcellino da Civezza ed altri.

Bibl.: Marcellino da Civezza, Saggio di Bibliografia geografica, storica, etnograffica [cancroiana, Prato 1879, pp. 48-49; B. Spila, Memorie storiche della provincia riformata romana, I, Milano 1890, p. 580 ; II, ivi 1896, pp. 638-60.

Ponerazio Maerschalkerweerd
BONCOMPAGNI, famiglia. - Secondo una tradizione sarebbe originaria dell'Umbria, ma la troviamo a Bologna dove apparteneva al «mezzo ceto». Cristoforo (n. nel 1470, m. nel 1546) era commerciante e creò ai suoi un certo stato di benessere; sposò Angela Marescalchi dalla quale ebbe quattro figli, uno dei quali, Ugo, fu poi papa Gregorio XIII. Questi, che dapprima si mostrava restio a favorire i suoi, contribuì poi a formare la grandezza della famiglia. Un secondo accrescimento questa ebbe quando Giecorio figlio di Ugo sposò in seconde nozze Ippolita Ludovisi (1681) ultima erede di questa famiglia e così i B. divennero principi di Piombino e di Venosa ed aggiunsero nello stemma al drago dalla coda tagliata dei B., le tre bande d'oro dei Ludovisi. Il principato di Piombino rimase ai B. sino all'invasione napoleonica e ne rivendicarono i diritti patrimoniali al congresso di Vienna (1815) con la conclusione di una composizione in denaro da parte del granducato di Toscana nel quale Piombino fu incorporato. Nel sec. xvili Pietro Gregorio B. grazie al matrimonio con Maria Francesca ultima degli Ottoboni, aggiunse il suo cognome a quello degli Ottoboni, però adottando lo stemma di questi.

Pur rimanendo fedeli alla Spagna i B. non ebbero parte importante nella politica del loro tempo.

Bibl.: G. P. Maffei, Annali di Gregorio XIII, Roma 1742; Pastor, IX, passim; L. Jadin, a. v. in DIG, IX, col. 818 seg.

Giacomo B. fu il figliolo che Ugo ebbe nel 1548, fuori di legittimo matrimonio, dieci anni prima di entrare negli Ordini sacri. Il padre diventato Pontefice lo nominò nel maggio 1572 castellano di Castel S. Angelo e nell'apr. 1573 comandante delle truppe pontifice. Nel 1576 in occasione del suo matrimonio, il 25 febbr., il papa lo legittimó; sposò la ricca contessa Costanza Sforza di S. Fiora e con ciò entrò nell'alta nobiltà romana. I maggiori possedimenti il B. li acquistò più tardi, e furono il marchesato di Vignola (nel 1578), il ducato di Sora (nel 1580) e la contea di Arpino, tutti fuori dello Stato pontificio, nel governo del quale egli non ebbe parte. Acquistò il palazzo che da lui fu detto di Sora presso la Vallicella. Alla morte del Papa fu costretto a lasciare Roma ed a riparare in Lombardia; non ritornò a Roma che sotto Clemente VIII; ma ben presto passò a Sora dove mori il 26 ag. 1612 , lasciando al figlio i titoli ed i beni.

## Page 1063

FilippoB., figlio di Boncompagno fratello del Papa, fu creato cardinale di S. Sisto a 35 anni il 15 maggio 1572 perché stesse al suo fianco come cardinal nipote; ma insignificante ed inesperto qual era, lasciò al card. Gallio la cura della Segreteria. Fu legato a Venezia per salutare Enrico III re di Francia venuto dalla Polonia nel 1574, arciprete di S. Maria Maggiore (1581), penitenziere maggiore. Alla morte dello zio favorì la candidatura Farnese, ma poi si accordò su quella del cardinal di Monsalio. M. a Roma il 9 giugno 1586 e fu sepolto a S. Maria Maggiore.

Non godette lo stesso favore presso il Papa, CRISTOFORO B., fratello del card. Filippo che solo il 15 ott. 1578 fu nominato arcivescovo di Ravenna e al principio del 1579 si recò alla residenza. L'anno seguente cominciò la visita pastorale che condusse con molta diligenza; la ripeté nel 1582 . Radunò anche quattro sinodi diocesani ed uno provinciale ( 1582 ), mostrando vero solo nel governo della diocesi. M. nel sett. 1604. BibL.: Pastor, IX, p. 916.

Il cardinalato ritornò nella famiglia B. con un pronipote di Gregorio XIII, Francesco; n. a Sora nel 1596, creato cardinale da Gregorio XV il 19 apr. 1621, nominato arcivescovo di Napoli il 2 marzo 1626. Visse poi in fama di santo per la sua pietà e carità. M. il 9 dic. 1641. Altri tre cardinali diede alla Chiesa la famiglia B. Girolamo, nipote del precedente, n. ad Isola di Sora il 22 marzo 1622, arcivescovo di Bologna l' 11 dic. 1651. Era maggiordomo del Palazzo Apostolico nel giugno del 1660 e fu creato cardinale il 14 genn. 1664. M. a Bologna il 24 genn. 1684.

BibL.: P. Gauchat, Hierarch. cath., IV, Münster 1935. p. 34 e 118 .

Giacomo B. nipote del card. Girolamo, n. a Sora il 19 maggio 1653 , cavaliere di Malta, governatore di Orvieto poi di Fermo, fu nominato arcivescovo di Bologna il 15 apr. 1690 e poi cardinale da Innocenzo XII il 12 dic. 1695. Benedisse a Modena, come legato del Papa, le nozze del futuro imperatore Giuseppe I con Guglielmina Amalia di Brunswick-Luneburg ed accolse con grande magnificenza a Bologna Maria Casimira regina di Polonia. Fece elevare un più nobile monumento nella basilica Vaticana a Gregorio XIII. Il 19 giugno 1724 ebbe anche la sede suburbioaria di Albano e m. a Roma il 24 marzo 1731.

Ignazio B. Ludovisi, n. il 18 giugno 1793 a Roma fu vice-legato a Bologna e si occupò assai d'idraulica per la sistemazione delle acque di quella regione. Creato cardinal diacono di S. Maria in Portico (donde passò poi al Pantheon e poi a S. Maria in Via Lata) il 17 luglio 1775 e pubblicato il 13 nov., passò a Bologna come cardinal legato. Alla morte del card. Pallavicino ( 23 febbr. 1785) dopo lungo esitd̀re Pio VI lo nominò segretario di Stato nel giugno; ma il B. non lasciò Bologna che di mala voglia, e diversamente giudicato, il 17 ag. Era amico del card. de Bernis e dell'Azara incaricato d'affari di Spagna ed accetto a Giuseppe II. Non gli mancavano ingegno e dottrina e si compiaceva dell'amicizia dei dotti; ma era incolpato di fare di notte giorno e di essere di costumi poco corretti. Perdette ben presto la fiducia del Papa, sicché diede le sue dimissioni e lasciò Roma il 12 giugno 1789 per ritornarvi nel dic. «divenuto più buono e cortese», come scriveva Gaetano Marini. Portatosi ai Bagni di Lucca per curarsi, vi mori il 9 ag. 1790.

BibL.: cf. Pastor, XVI, in, pp. 28, 267; G. Marini, Lettere inedite, a cura di E. Carusi, II e III, Città del Vaticano 1938 e 1941, passim; L. Jadin, s. v. in DHG. IX, col. 821.

In tempi a noi più vicini onorò la famiglia B. il
principe Baldassare illustre studioso e ricercatore nel campo della storia delle matematiche e scrittore di memorie molto stimate.

Ugo B. Ludovisi, n. nel 1856 da Rodolfo principe di Piombino; rimasto vedovo due volte, si fece sacerdote e divenne canonico vaticano e vice-camerlengo di S. Romana Chiesa. Morì a Roma il 9 nov. 1935.

Pubblicò : Ricordi di mia madre Agnese Borghese B. Ludovisi (Roma 1921); Lettere di una signora romana del sec. XVIII: Eleonora B. Ludovisi (ivi 1935); Roma nel Rinascimento (Albano-Laziale 1928-29) in quattro volumi che non incontrarono favore; Vita della ven. Camilla Orsini Borghese (Roma 1931) e qualche altro lavoro agiografico. Dopo la demolizione del palazzo di Piombino a Piazza Colonna, costrui il palazzo B. in Via Vittorio Veneto.

Pio Peschini
BONCOMPAGNI di Mombello, Carlo. - Uomo politico, n. a Torino il 25 luglio 1804, m. ivi il 14 dic. 1880. Laureatosi nel luglio 1824 in giurisprudenza, entrò nella carriera amministrativa statale.

Essendo particolarmente versato nelle questioni riguardanti l'educazione e l'istruzione della gioventù, e promotore in Piemonte degli asili infantili per la cui attuazione ricorse ai consigli dell'Aporti, del Lambruschini, del Rayneri, il B. divenne ministro dell'istruzione nel primo gabinetto costituzionale di C. Balbo (1848), ed ebbe lo stesso incarico nel ministero Alfieri, costituitosi nella seconda metà dello stesso anno. In tale qualità sottopose il 4 ott. alla firma del re la legge per l'amministrazione della istruzione pubblica, con la quale si soppresse ogni vera libertà per gli Ordini religiosi in fatto di insegnamento, venne rimossa ogni giusta possibilità di sorveglianza dell'autorità ecclesiastica nelle scuole dello Stato, e la validità degli studi compiuti nei seminari fu ristretta a coloro che intendessero dedicarsi al ministero sacerdotale. Nel secondo gabinetto d'Azeglio (maggio-nov. 1852) ebbe, oltre al portafoglio dell'istruzione, anche quello di grazia e giustizia. Come guardasigilli propose la legge per il matrimonio civile, che prevedeva anche l'istituzione dello stato civile di poi introdotto con il Codice del 1865 , progetto di legge che fu approvato dalla Camera ma bocciato dal Senato. Presidente della Camera dei Deputati dal 1853 al 1856, e ministro plenipotenziario sardo presso il granduca di Toscana dal 1857, preparò ed attuò, anche attraverso congiure e moti, l'unione degli Stati dell'Italia centrale col Piemonte. Dopo il 1860 si occupò varie volte in Parlamento delle relazioni fra Stato e Chiesa, e sostenne la necessità di risolvere la questione romana mediante la soppressione del potere temporale del Papato.

BibL.: L. A. di Lamport, Della vita e delle opere di C. B., Milano 1882; T. Sarti, Il Parlamento nebilipino e nazionale, Torni 1890, pp. 144-46; M. Rosi, s. v. in Diz. Risorg., II, pp. 350-52. Tra gli scritti del B. sulle relazioni tra Stato e Chiesa si consultino soprattutto: Sulla potenza temporale del Papa, Torino 1861; L'Italie et la question romaine, Parigi 1862; La Chiesa e le Stato in Italia, Firenze 1866.

Silvio Furlani
BONCUORI (Buoncuori, Buoncuore, talvolta erroneamente Bocardo), Sante. - Minore Conventuale, n. a Monte San Pietrangeli (prov. di Ascoli Piceno), più probabilmente che a Penna S. Giovanni come altri vorrebbe, nei primi del ' 400 ; conseguì il magistero in teologia all'Università di Padova. Nel 1458 veniva eletto ministro provinciale ( 41^{°} ) della sua provincia marchigiana, che resse fino al 1462. La sua morte va assegnata dopo questa data.

Fu discepolo fedele e ammiratore di s. Bernardino da Siena e suo imitatore nei metodi di predicazione. Va distinto dal b. Sante Brancorsini (m. nel 1394) e probabilmente anche dal padre maestro Sante di Aquila (sul quale

## Page 1064

cf. Arch. Francisc. Hist., 27 [1937], p. 42). Scrisse circa il 1460 un'opera, De firma fide, dedicata a Federico conte d'Urbino e Montefeltro, e alcuni opuscoli ascetici (mss. nella bibli. Estense): Fise noscelo, vita di s. Bernardino da Siena, una delle prime (1451), preziosa per informazioni dirette, poiché il B. assisté alla morte del Santo in Aquila (edita in La Verna, 9 [1911-12], p. 396 sgg .); El Crucifisse, in 17 capitoli (1449); L'anxieta de Jesu composta per le decote figliole de Santa Croce.... (Firenze 1451); Regula del ben martre (1453).

BibL.: L. Wadding, Annales Ord. Min., ad an. 1439, n. 41; 1467, n. 24; F. Vecchietti e T. Moro, Biblioteca Piema, III, Osimo 1793, p. 11; G. Colucci, Antichità Picene, XXV, Fermo 1793, pp. 132-36; S. Goldoni, in Arch. Francisc. Hist., 3 (1912), 98-101 (elenco delle opere mss.); F. Dal Monte-F. Balsimelli, La Provincia Loretina dei FF. MM. Com., Loreto 1929, p. 36; J. H. Sbarales, Suppl. ad Script. Ord. Min., III, 2² ed., Roma 1936, p. 84.

Lorenzo Di Fonzo
BONDI, Clemente. - Gesuita e poeta, n. a Mezzano Superiore (Parma) il 27 giugno 1742, m. a Vienna il 20 giugno 1821. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1760 , studiava teologia a Bologna nel 1773 quando la Compagnia venne soppressa. Ritiratosi a Mantova, vi fu bibliotecario della casa Zanardi, dove si radunava un circolo di letterati. Tenne in seguito lo stesso ufficio presso gli arciduchi Ferdinando di Austria e Beatrice d'Este, che seguì in Austria al tempo dell'invasione francese. Si fissò finalmente a Vienna, dove insegnò storia e letteratura all'imperatrice.

Pastore arcade sotto il nome di Metabo Briance, diede alle stampe moli piccoli componimenti poetici, riuniti in varie raccolte: Opere edite e inedite di verso e in posse ( 3 voll., Venezia 1808; 2 voll., Bassano 1811). Ma è specialmente rinomato per le sue traduzioni di Virgilio e di Ovidio in versi italiani: L'Eneide (2 voll., Parma 1790-93; in varie ristampe, separatamente o con i seguenti); Le Georgiche (Vienna 1800); La Buccalica (ivi 1811); Le Metamorfosi di Ovidio (Parma 1806).

BibL.: A. Pessana, Scrittori Parmessi, VII, Parma 1833, pp. 491-516; Sommervogel, I, coll. 1703-10; C. Wurzbach, Biografie, Lezione des Kastertums Österreich, II, Vienna 1827, pp. 4445; C. Pariset, Cf. B. e il suo cartoggio inedito con G. B. Bodoni, Iesi 1905; C. Frati, Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari e bibliothi italiani, Firenze 1934, pp. 110-11. Edmondo Lamalle

BONDO, vicariato apostolico di. - I missionari Crocigeri, giunti a B. (Congo Belga), il 13 dic. 1920, sotto la direzione del prefetto apostolico dell'Uélé occidentale fondarono la prima stazione (Moyongo, 16 genn. 1921) che, trasferita a B. nel 1922, divenne il centro di evangelizzazione di un vasto territorio a settentrione della riva destra del fiume Uélé, eretto in prefettura apostolica il 10 marzo 1926 e poi in vicariato nel 1937. I suoi confini con il vicariato di Niangera furono rettificati ricevendone la "chefferie" di Solo (1941).

Superfice (parte settentrionale del distretto di Uélé) ca. 75.600 mathrm{kmq}. ; popolazione totale 182.000 ab., in maggioranza Azandi. Nel 1948 cattolici 27.117, 5.500 catecumeni, 10 dissidenti di rito orient.; ca. 300 protestanti, 12 musulmani, 15.000 pagani. Si contano 410 stazioni ( 10 residenziali) affidate a 37 sacerdoti Crocigeri, con due sacerdoti indigeni; 17 fratelli e 31 suore; 405 catechisti, 176 insegnanti; bene avviate due congregazioni indigene, maschile e femminile. Da notarsi, oltre un seminario minore, le numerose scuole elementari (con 4891 alunni), 1 professionale ( 20 alunni), 1 magistrale ( 53 alunni) e 5 per catechisti ( 24 alunni); 8 ospedali e 6 dispensari, 12 orfanotrofi, 6 ospizi per vecchi, 4 lebbrosari.

BibL.: AAS. 18 (1926), pp. 371-72; 30 (1938), pp. 248-49; Annuaire des Missions Catholiques au Congo Belge, 1935, pp. 353365; MC, pp. 23-24; archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionis, 23 agosto 1948, posiz. n. prot. 3577/48.

Giuseppe Monticone
BONDOLFI, Pietro. - Fondatore dell'Istituto svizzero delle Missioni estere, detto comunemente di Bethlehem (v.). N. a Roma il 10 apr. 1872 da ge-
nitori svizzeri di Poschiavo; fece gli studi classici a Venezia e poi a Einsiedeln, quelli teologici al seminario di Coira; sacerdote nel 1896, continuò gli studi all'Università di Innsbruck e a Roma, laureandosi in diritto canonico, indi a Lovanio, licenziandosi in scienze economiche. Tornato in diocesi, fu archivista della Curia e nel 1900 passò in cura d'anime a St-Moritz Bad. Nel 1907 fu dal suo vescovo mons. Battaglia inviato come visitatore della Scuola Apostolica che era stata aperta ad Immenace dal sacerdote sassolardo Pietro Barral per la formazione ecclesiastica e missionaria della gioventù, e che attraversava allora un periodo di crisi. Il B. riuscì a salvare la scuola e a metterla sopra solide basi finanziarie e morali, sviluppando l'opera, prima piuttosto vaga, in una vera società missionaria per il reclutamento delle vocazioni svizzere. Per questo viaggiò all'estero, indirizzò appelli all'episcopato svizzero, creò un nucleo di aderenti e di amici, e organizzò la vita interna dell'istitazione. Nel 1924 poté inviare i primi tre missionari nella Cina, e nel 1929 fece egl