cietà missionaria per il reclutamento delle vocazioni svizzere. Per questo viaggiò all'estero, indirizzò appelli all'episcopato svizzero, creò un nucleo di aderenti e di amici, e organizzò la vita interna dell'istitazione. Nel 1924 poté inviare i primi tre missionari nella Cina, e nel 1929 fece egli stesso la visita alla nuova missione affidata alla società. Colpito nel 1931 da grave malore, dal quale non doveva più guarire, lavorò con fede e sacrificio allo sviluppo della sua opera fino al suo ultimo giorno, 27 giugno 1943.
BibL.: Bethlehem, 47 (1942), pp. 149-58; 48 (1943), pp. 337 357. Giovanni B. Tragella
BONELLI, Michele. - Cardinale, n. a Bosco nella diocesi di Tortona il 25 dic. 1541, m. a Roma il 29 marzo 1598. Nipote per parte di madre di Pio V, studiò prima al collegio Germanico di Roma, quindi, entrato fra i Domenicani, all'Università di Perugia. Il 6 marzo 1566 fu creato da Pio V cardinale del titolo di S. Maria sopra Minerva e gli fu affidata l'amministrazione dello Stato pontificio. Nel 1568 fu nominato camerlengo, ma rinunziò poco dopo a questo ufficio. Nel 1571 divenne abate di S. Michele della Chiusa e priore dell'Ordine di Malta a Roma. Il 19 giugno dello stesso anno fu nominato legato in Spagna, Portogallo e Francia. Ebbe numerose cariche sotto Gregorio XIII, tra cui il protettorato del regno di Ungheria e del ducato di Savoia. Il 1^{°} maggio 1585 fu eletto da Sisto V vicario generale di Roma e dello Stato pontificio con facoltà di eseguire riforme nel clero e nel 1587 vescovo di Albano. Fu seppellito in S. Maria sopra Minerva, dove il card. Pietro Aldobrandini gli fece erigere un sontuoso mausoleo. Scrisse le relazioni delle sue legazioni.
BibL.: Mazzuchelli, II, p. 1530; I. Quétif-I. Echard, Scriptures arduis Praedicatorum, II, I, Parigi 1721, pp. 3-24; L. Scarabelli, in Arch. stor. ital., App. 4 (1847), n. 17; Pastor, VIII, passim; A. Walz, I Cardinali domenicani, Roma 1940, p. 36. Emma Santovito
BONET, Honoré. - Benedettino francese vissuto nella seconda metà del sec. xiv e noto generalmente sotto il nome di "prieur de Salon", dal nome di una abbazia nelle Basses-Alpes.
Autore di un'opera di volgarizzazione in materia di tattica militare intitolata Arbre des batailles, non priva di un certo interesse umano, e del Somnium super materia scismatis (composto ca. il 1394), opera polemica in prosa latina nella quale propone metodi da adottare onde potre fine alla scisma senza tuttavia ricorrere a rigore e durezza, è più noto, però, per l'ultima sua opera, l'Apparicion maistre Jehan de Meun, costruzione originale in versi con intercalate brevi prose, che lo rivela fervido ammiratore del Roman de la Rose, e per mezzo della quale, censore prudente animato di vivo spirito umanitario, intendeva contribuire a rimediare al disordine morale dell'epoca. La critica è concorde nel riconoscergli un posto notevole fra i pensatori e gli scrittori del suo tempo.
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Bib.: N. Valois, Un ouvrage inédit de H. B., priour de Salon, in Annuaire-Bulletin de la Société de l'histoire de France, 27 (1890), p. 139 sgg.; id., H. B., priour de Salon, in Bibl. de l'Ec. des Hautes Etudes, 52 (1891), pp. 265-68; W. Koch, s. v. in LThK, II, col. 449; I. Arnold, L'Apparision maitire Yehos de Meun et Somnium super materia scismatis (testi ed ampio studio introduttivo), Parigi 1926.
Jole Scudieri Ruggieri
BONET, Nicolas. - Teologo minorita, n. probabilmente a Tours negli ultimi decenni del sec. xIII, m. prima del 27 ott. 1343. Studente nell'Università di Parigi, vi consegui i gradi accademici fino al magistero e vi insegnò per vari anni. «Sacrae Theologiae Magister» è detto in un atto papale del 1342, e «Doctor profecuus, pacificus, imaginativus» lo chiamarono i suoi ammiratori. Non è certo che sia stato diretto discepolo di Scoto, ne segui tuttavia varie dottrine e lo ebbe sempre tra i suoi maestri preferiti.
Dovette godere di grande prestigio fra i teologi parigini se, come si ritiene, Clemente V (1304-15) lo incaricò di redigere il Tractatus de conceptione B. M. V. e Filippo VI di Francia lo designó (1333), insieme ad altri maestri, ad esaminare la dottrina di Giovanni XXII sulla visione beatifica. Già cappellano regio, nel 1338 Benedetto XII lo inviò capo di una delegazione pontificia al Gran Han dei Tartari. Non sembra che abbia potuto assolvere il suo compito. Il 27 nov. 1342 fu nominato vescovo di Malta, ma il suo episcopato fu assai breve. Lasciò numerosi scritti filosofici e teologici. Ricordiamo i Commentari aristotelici in Metaphysicum, in Philosophiam naturalem, in Praedicamenta (Venezia 1305), la Theologia naturalis (ivi 1505) e altri scritti a lui attribuiti, quali le Formalitates in via Scoti (ivi 1489), la Postilla in Genesim (ivi 1515). Notevole fu l'influsso esercitato dal R. sugli scolastici posteriori. Non sembra che egli sia il padre di quell'opinione singolare, che va sotto il nome di bonerismo, per cui le parole di Cristo «Mulier, voce filius tuus * avrebbero operato una specie di transustanziazione rendendo s. Giovanni figlio naturale di Maria.
Bibl.: Chronica XXIV Generalium, in Anal. Franc., III, Quaracchi 1897, p. 530; L. Wadding. Annales Ord. Min. 1338, nn. 11-16; J. H. Sbaralea, Supplom. ad Script. Ord. Min., II, Roma 1921, pp. 269-70; Hurter, II, col. 625; Eubel, I, p. 340; A. Bertoni, Le b. Jean Duus Scat, sa vie, sa doctrine, ses disciples, Levanto 1917, p. 456; M. de Beresham, N. B. O. Min., in Estudios Franc., 37 (1923), pp. 638-57; E. d'Alençon, s. v. in DThC, II, col. 986-87; F. O' Brisin, s. v. in DHG, IX, coll. 849-52.
BONETTI, Antonio Maria. - Pubblicista cattolico, n. a Bologna nel 1849, m. a Roma il 7 ag. 1896. Volontario nell'esercito pontificio, dal '68 al '70, si dette al giornalismo e all'insegnamento, collaborando all'Osservatore romano e dirigendo la Rivista antimassonica (1894-96), organo della Unione antimassonica (1894-1902) da lui fervidamente caldeggiata. Autore di pubblicazioni letterarie e polemiche, riesce efficace negli scritti, in parte autobiografici, che rievocano i fatti d'arme in difesa del principato civile del Ponrefice (Da Bagnorea a Mentone, Roma 1878; La liberazione di Roma, Siena 1889; Venticinque anni di Roma Capitale d'Italia, 2 voll., Roma 1896).
Eglberto Martire
BONFADIO, JACOPO. - Letterato e umanista italiano, n. a Salò sul lago di Garda verso il 1500 , m. nel 1550 . E annoverato tra i primi seguaci del movimento protestante in Italia. Fu amico di Pietro Carnesecchi e in una sua lettera scrittagli da Salò rievoca con accorata nostalgia i giorni trascorsi con lui a Napoli; fu grande ammiratore di Giovanni Valdés; scrisse gli scinali della repubblica genovese (Annalium Genuensium libri quinque, Pavia 1586) e anche Lettere e poesie volgari (Genova 1870). Morì decollato a Genova, non per eresia, ma per gravissime accuse di immoralità. La corte di Roma scrisse al governo
di Genova lagnandosi perché «ancorché (il B.) allegasse esser prete, l'avevano fatto morire senza dargli tempo di provar questo ".
Bibl.: C. Cantù, Gli eretici d'Italia, I, Torino 1865, p. 424; III, 1866, p. 140; G. Paladino, Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Bari 1913; C. Niccolini, Tre lettere inedite di F. B., in Giorn. stor. della letter. ital., 74 (1919), p. 81 sgg.; F. Lemmi, La Riforma in Italia, Milano 1939. pp. 42-44.
Camillo Crivelli
BONFANTE, Pietro. - Giurista, n. il 29 giugno 1864 a Poggio Mirteto, m. a Roma il 21 nov. 1932. Professore di diritto romano nelle Università di Camerino, Messina, Parma, Torino, Pavia, Roma; insegnò anche storia del commercio nella Università commerciale "Luigi Bocconi» di Milano.
Il diritto romano, pubblico e privato, fu il suo campo particolare; ma fu conoscitore profondo anche dei diritti moderni. Conoscere un sistema giuridico, antico o moderno, significava per lui conoscerlo nel suo essere e nel suo divenire, cioè nei suoi aspetti dogmatico e storico; e conoscere la storia di un diritto, significava conoscere tutta la storia del popolo in mezzo al quale il diritto nasce e si evolve.
Per festeggiare il XL anno del suo insegnamento, furono pubblicati 4 volumi di Studi in onore di P. B. (Milano 1930).
Opere: Istituzioni di diritto romano (ro* ed., Roma 1934); Storia del diritto romano (4* ed., ivi 1934); Diritto romano (Firenze 1900, opera di sintesi luminosa); Corso di diritto romano (Roma 1925-33, opera dalle linee monumentali, purtroppo non completa); Scritti giuridici vari ( 4 voll., Torino 1916, 1918, 1921 ; il IV a Roma 1925); Lezioni di storia del commercio (2 voll., ivi 1924).
Bibl.: S. Riccobono, P. B., in Ann. Univ. Roma, 1932-33; P. Babel, P. B., in Zeitschr. d. Savigny-Stiftung (Büm. Abthe), 53 (1933), p. 647 sgg.; E. Albertario, L'opera di P. B., in Riv. ital. Scienze giuridiche, 1934.
Emilio Albertario
BONFIGLI, Benedetto. - Pittore, n. a Perugia nel 1420 ca. e ivi m. nel 1496. Fu uno dei principali rappresentanti della scuola umbra quattrocentesca. E ricordato per la prima volta nel 1445; nel 1450 dipinse a Roma, al Vaticano; nel 1453 era di nuovo a Perugia.
Formatosi sugli esempi dei maestri toscani, fuse gli influssi di B. Gozzoli e dell'Angelico conservando sempre un prezioso linearismo gotico derivatogli dal senese Domenico di Bartolo. Ha tuttavia una sua originalità : la limpida vena narrativa, il colore festoso, la delicata trattazione delle figure, eleganti e raffinate, il gusto per determinati particolari decorativi che divengono elementi di stile (ad es.: le piccole ghirlande fiorite che adornano i capelli degli angeli). Le sue opere principali sono a Perugia : gli affreschi della cappella dei Pitori (ora nella Pinacoteca), con le Storie di s. Ludovico e s. Ercolano (1454) trattate con un piacevole gusto narrativo cui non fu estraneo l'influsso di F. Lippi; l'Annunciazione (pinacoteca), la Madonna degli Angeli (ivi).
Il B. dipinse anche numerosi gonfaloni. - Vedi Tav. CVIII.
Bibl.: W. Bombe, s. v. in Thieme-Becker, IV, pp. 282-86 (con bibl.): A.Venturi, Storia dell'arte, VII, t. Milano 1911, pp. 538544; W. Bombe, B. B., Berlino 1914; A. Venturi, Pitture inedite del B. e del Caporali, in L'arte, 50 (1927), pp. 86-87. Per il catalogo delle opere del B., cf.: U. Gnoli, Pittori e miniatori nell'Umbria, Spoleto 1923, p. 62; R. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, Milano 1936, p. 80. Per i rapporti con Benozzo, cf.: B. Berenson, Due e tre disegni di Benozza, in L'arte, 35 (1932), pp. 91-92.
Elza Gerlini
BONFIM, diocesi di. - Nello Stato di Bahia (Brasile). Eretta il 6 apr. 1933 con la bolla Adaptus Christi fidelium regimini. Confina a nord con le diocesi di Barra, Pesqueira e Petrolina; a sud con quelle di Bahia e Caetete; ad est con quelle di Bahia, Arcajà e Penedo.
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Ha una superfice di 125, 127 kmq . ed una popolazione di 330.000 ab. di cui 325.500 cattolici. Conta 23 parrocchie dirette da 14 sacerdoti diocesani e da regolari (Francescani e Cistercensi). I fratelli Maristi dirigono il ginnasio "S. Cuore di Gesù e; le suore sacramentine e le francescane hanno un educandato e un esternato. La diocesi è suffraganea di S. Salvatore della Bahia.
Bim.: J. B. Lehmann, O Bonil Católica, 1947. Joiz de Foro 1947, pp. 53-55.
Enrico Josi
BONFRÈRE, Jacques. - Gesuita belga, esegeta, n. a Dinant il 12 apr. 1573, m. a Tournai il 9 maggio 1642. Degno discepolo di Cornelio a Lapide, insegnò prima filosofia e teologia, poi S. Scrittura ed ebraico. E annoverato tra i migliori esegeti del suo tempo sia per i commentari, sia per lavori biblici collaterali.
Scritti principali : Pentateuchus Moysis commentario illustratus (Anversa 1625), preceduto da alcuni Praeloguia; Yotue, Yudices, Ruth, commentario illustrati (Parigi 1631); Onomasticon urbium et locorum Sacrae Scripturae (ivi 1631). Alcune osservazioni dei Praeloquia intorno alla possibilità di un'ispirazione susseguente per i libri della Bibbia, alla molteplicità del senso letterale, alla possibilità che si aumenti il numero dei libri ritenuti dalla Chiesa ispirati, suscitarono aspre controversie, né si possono ammettere.
Bim.: Sommervogel, I, coll. 1713-15; Hurter, III, coll. 10331035. Per le controversie accennate, cf. J. Kleutgen, L. Lessii de divina ispiratione doctrina, in G. Schneeman, Controversiarum de divinoe gratiae liberique arbitrii concordia. Friburgo in Br. 1891, p. 484 sgg.; C. Fesch, De inspiratione S. Scripturae, ivi 1006, nn. 323 sgg.; 406, 546, 588.
Celestino Testore
BONGARS, Jacques. - Diplomatico francese, n. ad Orléans nel 1554, m. a Parigi il 29 luglio 1612. Dopo aver studiato prima in Germania e poi in Francia, venne a perfezionarsi negli studi filologici a Roma dove pubblicò, nel 1581, una edizione di s. Giustino con ottime note critiche. Tornato in Francia dopo aver lungamente viaggiato per tutta l'Europa, fu nominato, nel 1586, segretario di Enrico re.di Navarra, e, nel 1588, fu inviato in Inghilterra, in Olanda e finalmente fu mandato in Germania, nel 1593, col titolo di residente per il re di Francia presso i principi del Sacro Romano Impero. Dopo l'assassinio di Enrico IV, ottenne di essere richiamato a Parigi e durante gli ultimi anni si dedicò agli studi preferiti.
Tra le sue opere vanno ricordate: Gesta Dei per Francos (Hanau 1611), che è la prima raccolta di documenti riguardanti la storia delle crociate; Collectio Rerum Hungaricarum Scriptorum (Francoforte 1600), importante fonte della storia d'Ungheria ricca anche di trascrizioni epigrafeche latine. Nel 1647 furono inoltre pubblicati 2 volumi di Epistolae con molte notizie riguardanti la storia del suo tempo. La ricchissima biblioteca del B. costituisce oggi uno dei fondi più preziosi della Biblioteca di Berna.
Bim.: G. E. Luthola, De Bongarcia singulique etus aequalibus, Weimar 1857; H. Hagen, Yacobus Bongartius, Berna 1874; B. de Xirvoy, Recueil des lettres missives de Henry IV, Parigi 1876; L. Anquez, Henry IV et l'Allemagne, ivi 1887; A. Baudrillard, La politique d'Henry IV en Allemagne in Ren. d. aussi. histor., 36 (1885), pp. 406-84. Emma Santorino BONGHI, RUGGERo. - Scrittore, critico, uomo politico, n. a Napoli il 21 marzo 1826, m. a Torre del Greco il 22 ott. 1895 . Vivido e versatile ingegno, rimase sino ai quindici anni in un collegio di Scolopi, poi si dette agli studi letterari e filosofici, a venti anni pubblicava una traduzione del Filebo platonico e l'inviava al Manzoni e al Rosmini, che l'apprezzarono molto. Nello stesso tempo, all'avvento di Pio IX, collaborò col Troya sul Tempo seguendo direttive liberali moderate. Come segretario della legazione che perorava la causa della lega e della dieta italiana, fu a Roma, a Firenze, a Torino. La crisi della politica di Pio IX lo indusse a recarsi a Firenze e poi a Torino, in casa Arconati; da qui, recatosi a Stresa, conobbe il Rosmini, che gli dette protezione ed ami-
cizia. Tanta fu la venerazione del B. per il Rosmini, che nel 1852 andò ad abitare a Stresa, standogli vicino ed assistendo alla morte di lui. Dalle conversazioni rosminiane, da quelle col Manzoni, Pestalozzi, Cavour, il B. trasse i dialoghi che intitolò Le stresiane (1854). Aveva già pubblicato le Lettere sul concetto dell'anima (1852) e iniziato la traduzione della Metafisica di Aristotele, ma non perseverò negli studi filosofici, distratto dalla mobilità dell'ingegno e dall'attività politica, che tutto lo prese, dal 1860 , quando tornò a Napoli e vi fondò il Nazionale, unitario e monarchico. Da allora fu deputato fino al 1892 , e tenne cattedre universitarie a Firenze, Milano, Roma, professando letteratura latina, storia antica e moderna. Dal '66 redattore politico e collaboratore della Nuova Antologia, fondò nel 1880 la rivista Cultura. La capacità di lavoro, la prontezza dell'intuito, la facilità dell'eloquenza, fanno di lui il più geniale poligrafo italiano del secolo; non tanto riesce nei lavori di lunga lena (ad es. la Storia di Roma, Torino 1883), quanto nei saggi, monografie, lezioni, cronache. La prima educazione religiosa fu rafforzata dalla devozione profonda per il Manzoni e il Rosmini; ma il suo liberalismo, eccitato dal temperamento critico, e le contingenze polemiche che lo misero contro la politica della S. Sede nei riguardi dell'Italia, lo spinsero spesso oltre i confini della prudenza e della ortodossia. Le sue intemperanze gli crearono situazioni difficili. Quale relatore della legge delle Guarentigie (1871), spiegò i ricchi talenti del suo ingegno, più politico che giuridico: la legge, che non risponde né ai principi assoluti del liberalismo, né a quelli del giurisdizionalismo, va, infatti, considerata in rapporto alle idee riformistiche del libretto rosminiano sulle Cinque piaghe, e come un mezzo temporaneo per arrivare ad una conciliazione tra la Chiesa e lo Stato. Come deputato della Destra e ministro dell'Istruzione (1874-76) fu avverso tanto agli anticlericali e ai massoni, quanto ai cattolici che riteneva legati al «temporalismo». Combatté la libertà d'insegnamento; fu prima fautore e poi avversario della abolizione delle facoltà teologiche nelle università statali; ordinò (1876) illegalmente la chiusura della Università Pontificia di Roma. Nelle sue relazioni con la Chiesa, l'episodio più deplorevole fu la pubblicazione della Vita di Gesù (1892) che aveva scritto con buone intenzioni divulgative, ma che riusci piena di assai gravi errori e fu perciò messa all'Indice (decr. 16 marzo 1892). In tale occasione scrisse una Lettera a Leone XIII (1893) nella quale, dolendosi della condanna, si professa cattolico e riafferma il pensiero che la Chiesa e lo Stato debbano convergere nella lotta contro il sovversivismo e il materialismo, che vede minacciosi. Plaudi per questo alla Rerum novarum. Si oppose all'apoteosi di G. Bruno a Roma, sfidando gli studenti anticlericali. Nelle lettere premesse alla sua tanto discussa traduzione dei Dialoghi di Platone, come in innumerevoli pubblicazioni, si trovano pagine vigorose su Dio, l'immortalità, la morale evangelica, la pace cristiana, l'indissolubilità delle nozze, lo splendore della carità. Uno studio su S. Francesco (1884) segna precorrimenti interessanti negli studi francescani. Le Sentenze (1896), dettate alle alunne dell'istituto di Amagni, compendiano vigorosamente i princlpi della pedagogia cristiana e patriottica. Tale Istituto egli fondò per le orfane dei maestri, ed un altro ad Assisi per gli orfani. A beneficio di questi collegi egli, negli ultimi anni, mise in vendita la sua biblioteca. Leone XIII, ricevendo i pellegrini di Torre del Greco, pochi giorni
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Opera di Arnolfo di Cambio (sec. xiv) nella nuova sistemazione delle grotte Vaticane - Città del Vaticano.
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(fol. Alimati)
LA BEATA OSANNA
Mantova, accademia Virgiliana.
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dopo la morte di lui, disse loro: "Pregate per la grande anima di R. B. ". Generoso e paterno giudizio che può riassumere la intimità di uno spirito nobilissimo il quale, pur attraverso oscillazioni e deviazioni, restò fedele alle più alte aspirazioni della coscienza cristiana.
Opere principali (oltre le citate) : Perché la letteratura italiana non sia popolare (Milana 1836); Frati, Papi e re (Napoli 1873); Pio IX eil Papa futuro (Milano 1877); Leone XIII e l'Italia (ivi 1878); Opere inedite e rare di Manzoni (ivi 1883-98); Arnaldo da Brescia (Città di Castello 1882); Roma pagana, Roma cristiana (Firenze 1886); Discorsi alla "Dante Alighieri" (S. Maria Capua Vetere 1920); Scritti mmuzomimi (Napoli 1927); I miei fatti e i miei pensieri, diario (Firenze 1927). L'editore Le Mannier di Firenze ha iniziato nel 1935 la pubblicazione delle Opere complete di R. B. tra le quali segnaliamo: Ritratti e studi di vita religiosa (i vol., e cura di F. Torraca) e Stato e Chiesa (2 voll., a cura di W. Maturi).
Bibl.: F. Ermini, R. B., Prato 1895; F. D'Ovidio, Rimpienti. Palermo 1903; B. Croce, R. B., in Critica, 6 (1908), pp. 81-184; G. Barzellotti, Dal Rinascimento al Risorgimento, Palermo 1909; A. Chiappelli, Figure moderne, Firenze 1924; M. Cordovani, Il rivelatore (per la Vita di Gesù), Milano 1923; F. Crispolti, Politici, guerrieri, paeti, ivi 1938; G. Borelli, Medaglioni, Modena 1942.
Egitberto Martire
BONHOMINI (BONOMI), GIOVANNI FRANCESCO. Nunzio, vescovo di Vercelli, n. il 6 dic. 1536 a Cremona. Fece i primi studi nella sua città natale e poi segui i corsi di diritto a Bologna e Pavia. Fu compagno di s. Carlo Borromeo, al quale fu legato da grande amicizia, e lo segui a Roma quando quegli vi fu chiamato dallo zio papa Pio IV. Fu suo collaboratore e vicario e quando il card. Borromeo si ritirò nel 1563 nel suo arcivescovato di Milano, il B. restò a Roma quale suo agente. Fu richiamato ben presto dal suo protettore, che dimise in suo favore l'abbazia di Nonantola nel 1566; nel 1567 lo volle seco nella visita del Canton Ticino, e nel 1570 in quella della Svizzera tedesca, dalla quale nacque l'idea della creazione della nunziatura in Svizzera, che fu in seguito affidata per la prima volta al B. Il B. nel 1572 fu nominato vescovo di Vercelli, e iniziò ben presto la riforma della sua diocesi secondo i decreti del Concilio di Trento. Nel 1579 fu nominato nunzio in Svizzera per i sette Cantoni cattolici, e vi rimase fino al 1581 operando indefessamente nella visita delle chiese e dei monasteri per l'applicazione dei decreti del Concilio di Trento, e per l'introduzione di diversi Ordini religiosi. Sospesa da Gregorio XIII la nunziatura svizzera, il B. tornò alla sua diocesi di Vercelli, ma per poco, perché il 16 sett. 1581 fu nominato nunzio a Vienna. Anche qui mirò ad applicare la riforma, visitò l'Ungheria e la Boemia, e quando nel 1582 si aprì la Dieta di Augusta assisté il legato pontificio card. Madruzzo nella difesa degli interessi cattolici per l'arcivescovato di Colonia. Conclusasi la disputa con la scamunica infinta dal Papa all'arcivescovo di Colonia Gebhard Truchsess passato al protestantesimo, e nominato al suo posto il vescovo di Liegi Ernesto di Baviera, il Papa creò la nunziatura di Colonia e il B. vi fu scelto nel 1584 come nunzio. La giurisdizione della nunziatura si estendeva sulle tre province ecclesiastiche di Colonia, Magonza e Treviri ed altre diocesi della Germania occidentale insieme conle regioni belghe, e poteri molto ampi furono accordati al nunzio. Il B. raggiunse la sua nuova sede nel 1585 , e ben presto iniziò le sue visite e prese parte a vari sinodi per la riforma delle diocesi secondo i decreti del Concilio di Trento. La morte lo colse a Liegi il 25 febbr. 1587. La sua spoglia riposa nella cattedrale di Vercelli. Oltre a numerose lettere, si hanno di lui le opere: Antiquarium
Patrum sermones et epistolae de s. Eusebio episcopo vercellensi et martyre (Milano 1581); Reformationis ecclesiasticae decreta generalia (Vercelli 1579).
Bibl.: Pastor, IX, p. 519 e sgg.; G. Colombo, Notizie e documenti inediti sulla vita di M. G. F. B., in Miscellanea di Storia ital., 18 (1879), pp. 323-609; F. Steffens, H. Reinhardt, Die Nuntiatur von G. F. B., Sulejta 1917; K. Stlunkel, Poláthy nunciatury v Praze B. V Cechách v letech 1581-84, Praga 1928; A.-M. Jacouin, s. v. in DHG, IX, coll. 872-73. Maria Morseletto
BONIFACIO, martire, santo. - Un martire di tal nome è sconosciuto alle antiche testimonianze della tradizione romana, benché sia commemorato nel Martyrologium Romanum il 14 maggio. Probabilmente si tratta del martire omonimo di Tarso, le cui reliquie alla fine del sec. vi o agli inizi del vir furono trasferite, in seguito all'invasione araba, dalla Siria sull'Aventino a Roma. In questa occasione infatti fu rimaneggiata la Passione orientale del martire, e B. fu arbitrariamente presentato come procuratore della matrona romana Aglae con la quale viveva in peccato. Convertitosi a penitenza si sarebbe recato in segno di espiazione in Oriente a cercarvi dei corpi santi, ma vi incontrò il martirio egli stesso; il suo corpo fu portato dai suoi dipendenti a Roma dove Aglae gli erigeva una basilica. Il documento attem dibile più antico che riferisce l'esistenza di una chiesa sull'Aventino dedicata a B., in cui riposava il suo corpo, è il De locis sanctis martyrum quae sunt foris civitatis Romae della prima metà del sec. viI. Questa chiesa tuttora esistente era disconia nel sec. viII, ma alla fine del x fu concessa da Benedetto VII al metropolita Sergio per restaurarvi la vita monastica. Da allora al nome del primo titolare fu aggiunto anche quello di Alessio (v.) che in seguito ebbe la prevalenza esclusiva nella denominazione della chiesa e del monastero.
Bibl.: G. B. De Rossi, La Roma sotterranea cristiana, I, Roma 1864, pp. 143-75; Acta SS. Maii, III, ed. Parigi 1863, pp. 279-83; L. Duchesne, Notes sur la topographie de Rome au moyen-dge, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 10 (1890), pp. 233-34; Id., Liber Pontificalis, II, Parigi 1892, p. 93, n. 42; P. Franchi de' Cavalieri, Dove fu scritta la leggenda di s. B., in Nuovo Roll. Archi. critt., 6 (1900), pp. 203-34; Mart. Hieronymianum, p. 223; Codice topografico della città di Roma, ed. R. Valentini-G. Zucchetti, II, Roma 1942, p. 130.
Agostino Amore
B. nel folklore e nel teatro. - S. B. ha ispirato un Maggio, rappresentazione popolare tipica del contado toscano, in cui tutta la trama della leggenda viene svolta con gusto romantico, ma non senza vivacità e forza drammatica. L'azione, in cinque atti, presenta grande varietà di episodi e ricchezza di situazioni patetiche, el che il Maggio di s. B. viene indicato dal D'Ancona come esempio del più alto culmine a cui poté mai giungere questa forma contadinesca di dramma s. Sullo stesso tema si conosce una etragedia sacra e scritta dal vescovo Scipione Agnelli Maffei, e un'altra di Bartolomeo Lucchini stampata nel 1648. Una ancora inedita fu composta anche dal card. Rospigliosi, poi papa Clemente IX.
Bibl.: A. D'Ancona, Origini del teatro italiano, II, Torino 1891.
Paolo Toschi
BONIFACIO, santo, martire. - Apostolo della Germania, n. intorno al 675 nel Wessex, in Britannia. Ebbe in famiglia il nome di Wynfrith, e sentì da bimbo la vocazione religiosa, per cui i suoi lasciarono che fosse istruito nell'abbazia di Adescancastre (Exeter), donde passò poi in quella di Nhutscelle (oggi Nursling). Da allievo divenuto nel chiostro maestro, cominciò ad avere missioni di fiducia ed incarichi, che ne palesarono le capacità.
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Era il tempo in cui si diffondevano per il mondo i monaci irlandesi e gaelici, e anche Wynfrith fu preso dall'ansia della "peregrinatio pro Christo». Verso il 716 con alcuni compagni, egli partiva per raggiungere, nell' ora meno adatta, per la vivace reazione pagana alla predicazione cattolica di Willibrordo, i porti della Frisia. Ma, pervenutovi, le ostilità dell'ambiente lo persuasero a ritornare al suo convento di Nhutscelle. Due anni dopo, nel 718 , tornava ad imbarcarsi; ma questa volta per Roma, per chiedere al Papa di poter volgere la sua opera, in obbedienza e con l'appoggio della Chiesa, alla conversione dei pagani. Da Roma, ricevutovi da Gregorio II, ripartiva con il nome mutato in quello dell'antico martire romano B. (mutazione avvenuta il 14 maggio) e munito di una bella in cui si autorizzava e si raccomandava l'opera che andava a svolgere. Dalla Turingia, B. riguadagnava il paese che già altra volta aveva attratto la sua fantasia e il suo cuore, la Frisia. Lo trovò in condizioni assaipiu atte ad accogliere la sua predicazione, che compiva in stretto accordo con Willibrordo vescovo di Utrecht ed evangelizzatore della Frisia. Nell'Assia, dove il

Bonifacio, santo - Uno dei tre Codices Bonifacios, santo - Uno dei tre Codices Bonifacios della biblioteca di Fulda, che il Santo avrebbe alzato sulla sua testa al momento del martirio per parare il colpo mortale. Da notare il taglio della pergamena nella parte superiore.
paganesimo era ancora incontrastato, si esercitò, tra il 722 e il 724 , il suo apostolato, seguito da larga messe di conversioni. Sul finire del 722 era a Roma a riferire sui primi risultati al Pontefice, che lo consacrava vescovo, sembra il 30 nov. dello stesso anno, munendolo delle istruzioni e delle commendatizie più ampie. La prima di queste fu per il potente maggiordomo dei re franchi, Carlo Martello. In quest'occasione B. pronunciò il celebre giuramento di fedeltà alla S. Sede di cui si conserva ancora il testo (ed. Tangl, in MGH, Epistulae, XVI, pp. 28-29). Ritornato nell'Assia riprese la lotta contro l'idolatria; l'abbattimento della quercia di Donara Ocismar (presso Fritzlar), con cui edificò poi una chiesetta a S. Pietro, contribuì assai alla diffusione del Vangelo.
Attigua all'Assia, ed ugualmente non tocca dalla civiltà romana, la Turingia richiamò immediatamente dopo, l'attenzione del Santo. Vi passo dieci anni, diffondendo tra le popolazioni la parola di quel Dio che lo zelo di s. Kiliano e di qualche altro missionario irlandese o franco non era giunto a far conoscere. Vi dovette combattere aspramente l'ignoranza di preti paganizzati, che avevano pervertito dagli inizi l'opera di evangelizzazione a loro affidata. Nel 731 Gregorio III insigniva B. della dignità arcivescovile, affidandogli il compito di costituire vescovati coi paesi della Germania più progrediti nella fede. Tra il 734 e il 735 l'apostolo rivolge le sue cure sino alla Baviera, proseguendovi l'opera di s. Ruperto, che ne era stato l'evangelizzatore. Nell'autunno del
737 B. si poneva per la terza volta in viaggio per Roma. Vi andava prima di intraprendere quella che considerava la sua suprema missione, l'evangelizzazione della Sassonia, per ricevere le istruzioni direttamente dal Pontefice. Ma a Roma altri compiti gli venivano affidati : l'organizzazione ecclesiastica della Germania, per la quale Gregorio III gli dava pieni poteri di ordinare e consacrare sacerdoti e vescovi, radunare e presiedere sinodi, rivedere la costituzione dei chiesari, nostram agentem vicem, come si esprime la bolla ai vescovi della Baviera e della Germania (Gregorio III, Epistola 44).
Allora B. riorganizzò in Baviera le diocesi di Salisburgo, Ratisbona e Frisinga e creò quella di Passavia ( 73^{8-39} ). Il clero locale dovette essere epurato; poi, forse nel 740 , il primo sinodo poté essere raccolto. L'anno dopo, 741, B. passava ad organizzare le chiese della Germania centrale: una diocesi per l'Assia: e fu Buraburg (Bürberg); due per la Turingia: Würzburg ed Erfurt. Contemporaneamente erigeva altri due vescovati per gli accresciuti bisogni della Baviera: Neuburg ed Eichstätt, presso cui sorgeva il monastero di Heidenheim. Nel 744, B. provvedeva alla sua più grande fondazione monastica: l'abbazia di Fulda, dalla quale sarebbe uscita la schiera più numerosa di missionari e che avrebbe costituito il faro della cultura tedesca nell'alto medioevo. Questa fondazione fu a B. la più cara, tanto da voler esservi sepolto.
Ma sin dal 742 , in seguito alla morte di Carlo Martello e di Gregorio III, un nuovo compito gli era stato affidato: la riforma della Chiesa franca che era in declino per il corrompersi dei costumi e la frequenza degli interventi di re e di grandi, per la dilapidazione dei beni ecclesiastici e il rarefarsi dei concili. Dove la stretta sommissione alla dinastia impediva un'attiva azione del potere centrale della Chiesa, il nuovo Papa, il greco Zaccaria, rivolse l'ormai noto fervido zelo dell'arcivescovo di Germania. La sua designazione era stata richiesta alla Curia dal maggiordomo d'Austrasia, Carlomanno, che diede tutto se stesso alla riforma del clero e alla convocazione dei concili, traendovi il riluttante fratello, Pipino il Breve di Neustria. Presente B., solenni concili confermarono la subordinazione delle chiese d'Austrasia all'arcivescovo di Germania, la necessità di provvedere alle nomine per i vescovati vacanti, la stretta sottomissione dei preti ai vescovi, la frequenza dei sinodi, l'epurazione del clero, per quanto concerneva il ristabilimento e il rispetto della gerarchia; mentre con una scrie di misure si provvedeva al ristabilimento della disciplina rilassata e si mirava ad assicurare il ritorno alla Chiesa dei beni indebita-
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mente estorti. Deposti alcunı vescovi colpevoli, quelli di Magonza, Gewiliob, di Neustria, Aldeberto, e di Austrasia, Clemente; superate difficoltà ed ostilità anche tra il clero, B. compiva la sua opera, consacrando, per volere di Pipino il Breve, gli arcivescovi di Reims, Rouen e Sens.
Di ritorno in Germania, B. dovette decidere circa la sua sede metropolita: arcivescovo di Austrasia dal 742 , la sua sede doveva essere Colonia, secondo l'esplicita assegnazione del Concilio del 745. Ma l'opposizione di taluni vescovi franchi, mentre mostrava come l'apostolo non fosse giunto a formare (forse per il già affermato spirito di nazionalità ed il contrasto che nei secoli doveva dividere le due rive del Reno) una compatta unità ecclesiastica franco-germanica, lo trasse a preferire Magonza, ancor non eretta a sede arcivescovile. Ma arcivescovo ad personam, egli rappresentò più che mai l'autorità della S. Sede nei paesi germanici, come legato a latere del Pontefice, munito dei poteri più ampi.
L'apostolo era ormai giunto al termine della sua vita. Dopo aver consacrato re, nel 750 , Pipino il Breve, cui il ritiro dal mondo del fratello Carlomanno consentiva la riunione dell'Austrasia e della Neustria in un solo regno, e aver ottenuta dal medesimo la nomina del fedele discepolo Lullo a suo successore a Magonza, nel 752, B. tornava a conchiudere con la predicazione la vita in Frisia, là dove aveva avuto inizio la sua attività esemplare. Vi andava, ottantenne, nel presagio della sua fine, e sistemata con l'immediata soggezione di Utrecht alla S. Sede la questione insorta tra quel vescovato e quello di Colonia, si rivolgeva con pochi seguaci a condurre alla fede gl'idolatri della Frisia orientale, e là, mentre battezzava e cresimava i neofiti, fu massacrato con i suoi da una turba di pagani inferociti dalle sue pratiche, il 5 giugno 755 . Trasportato prima ad Utrecht, poi a Magonza, infine a Fulda, le sue spoglie vi trovarono sepoltura, conformemente al desiderio dell'apostolo.
Figura tra le più grandi del periodo dell'espansione vittoriosa della fede, B. converti in massa la Frisia, l'Assia e la Turingia; compì la evangelizzazione della Baviera e della Germania centrale; dette un'organiz-

(per cortesia delle curie di Fulda)
Bonifacio, santo - Altare del sepolcro del santo, nel duomo di Fulda (sec. xvin).
zazione ecclesiastica alla Germania; riformò la Chiesa franca. Energico e capace realizzatore, suscitò intorno a sé l'amore e il fervore, che insieme con quello spirito di soggezione di cui dette continua prova nei rapporti con Roma, furono basi essenziali del metodo missionario da lui instaurato. Vero apostolo della romanità della Chiesa e maestro di attività missionaria, cui dedicò tutta la sua vita, seppe condurre l'evange-

(per cortesia di mons. Paschini)
Bonifacio, santo - Il Santo nell'atto di battezzare e il suo martirio. Miniatura del «Sacramentario di Udine» (sec. xi), conservato nella biblioteca Capitolare, ma proveniente da Fulda. Identiche scene si trovano in altri cinque sacramentari d'origine fuldense (secc. x-xi).
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lizzazione in accordo con i dettami del clero britannico, da Beda al suo antico vescovo Daniele di Winchester, e dando per il primo larga parte alle religiose ed ai monasteri femminili. Gettò le basi dell'unità culturale della Gallia e della Germania, compiuta in seguito da Carlomagno. Una visione larga ed umana, ma non perciò meno austera, della vita e della disciplina religiosa accompagnò e guidò la sua opera: alla quale le schiere dei missionari che gli successero s'ispirarono come a massimo esempio e alla testimonianza più vicina e più cara. Festa il 5 giugno.
Bib.: Fonti: Bonifatii Epistulae (I-CL, a numerosi corrispondenti), ed. E. Dümmler, in MGH, Epistulae, III, p. 125 sgg.; ed. M. Tangi, ibid., Ep. selectae, Berlino 1916; id., Stud. o. Neuausgabe d. Bonifatiusbriefe, in Neues Archiv, II (1914) e 12 (1915); Bonifatii Carosina, ed. E. Dümmler, in MGH, Poeta e Istini, I, pp. 1-23; altri scritti editi da A. Mai, Anctures classici, VII, Roma 1835, pp. 475-549; Vitae s. B. archiepiscopi Moguntini, ed. W. Levison, in MGH, Script. rer. germ. in usum Scholarum, 57 (1905). - Studi: H. v. Schubert, Gesch. d. christlichen Kirchen im Frühmittelalter, Tubinga 1917, pp. 299-312; A. Hauck, Kirchengesch. Deutschlands, I, Lipsia 1922, pp. 402-552; E. Caspar, Gesch. d. Papsttums, I, Tubinga 1933, pp. 695-723; G. Schnürer, Kirche u. Kultur im Mittelalter, 3ᵉ ed., I, Paderborn 1936, pp. 288-315. - Su punti particolari della biografia di B.: H. Hahn, B. v. Lul., Lipsia 1883; W. Köhler, B. in Hessen, in Zeitschr. f. Kirchengeschichte, 25 (1904), p. 197 sgg.; H. Las, Die angelsächsische Missionsszete im Zeitalter d. B., Kiel 1909; id., Bonifaz u. die Sachsenmission, in Zeitschr. f. Missionste, 6 (1916), pp. 273-86; H. Böhmer, Zur. Gesch. d. B., in Zeitschr. f. hessische Gesch., 18 (1917), pp. 71-215; F. Flaskamp, Die Anfänge frieitadern u. sächsischen Christentums, Hildesheim 1929; id., Das hessische Missionssarch. d. hl. B., in Missionsgesch. d. deutschen Stämme u. Landschaften, Duderstadt 1926. Tra le biografie recenti di B. citiamo quelle di F. J. v. Busz e Scherer, Graz 1880; G. Schnürer, Magonza 1909; G. F. Brown, Londra 1910; G. Kurth, 4ᵉ ed., Parigi 1913 (vers. ital. sulla 3ᵃ ed. franc., Roma 1905); J. J. Lauz, Friburgo in Br. 1922.
Pier Fausto Palumbo
BONIFACIO I, PAPA, santo. - Non erano ancor terminati i funerali di papa Zosimo, che l'arcidiacono Eulalio, desideroso di succedergli, ritornava nella basilica del Laterano con alcuni preti e diaconi suoi partigiani. Occupata la chiesa, egli fu detto papa. Ma gli altri preti, ca. settanta, con la parte della popolazione contraria a Eulalio, si radunarono il giorno dopo nella chiesa di Teodora ed elessero B., dotto e prudente prete romano. La domenica seguente ( 29 dic. 418) Eulalio fu consacrato nella basilica Lateranense e B. nella chiesa di S. Marcello. Però il prefetto di Roma, Simmaco, che aveva mandato alla corte di Ravenna una relazione degli avvenimenti piuttosto favorevole a Eulalio, ricevette l'ordine dell'imperatore Onorio di allontanare B. dalla città. La questione però non era finita: B. aveva a Ravenna potenti protezioni e la stessa Galla Placidia era a lui favorevole. Il governo, meglio informato, dovette chiamare i due partiti e sottoporre la controversia all'esame di alcuni vescovi. Poiché nulla si concluse, l'imperatore decise di convocare a Spoleto, per il 13 giugno, un concilio al quale erano pure invitati i vescovi della Gallia e dell'Africa; nel frattempo i due competitori dovevano essere allontanati da Roma : se avessero tentato di rientrarvi, la loro elezione sarebbe stata annullata. Ma Eulalio, avendo saputo che la corte aveva scelto il vescovo di Spoleto, Achilleo, per celebrare a Roma le imminenti feste pasquali, ricomparve in città il 18 marzo, sicché quando arrivò Achilleo trovò il posto già occupato. I giorni precedenti la Pasqua trascorsero assai agitati per le discussioni accanite e le sommosse, sino a quando da Ravenna non giunse l'ordine di cacciare Eulalio. Il prefetto Simmaco dovette però adoperare la forza, ed occupata la basilica del Laterano, dove il ribelle si era rinchiuso, ne fece la consegna al ve-
scovo di Spoleto che poté così celebrarvi le funzioni. L'atteggiamento di Eulalio, ormai condotto fuori di Roma sotto buona custodia, aveva risolto la questione. B. venne riconosciuto come legittimo Papa ed i vescovi furono avvisati che l'indetto concilio era ormai inutile.
Il nuovo Pontefice ottenne dall'imperatore Onorio un editto che obbligava i vescovi a sottoscrivere la condanna di Pelagio e di Celestio, e per suo invito s. Agostino scrisse l'opera Contra duas epistolas Pelagianorum. Egli attese con sollecitudine all'organizzazione gerarchica della Chiesa intervenendo in Gallia a favore del metropolita Ilario di Narbona contro Patroclo di Arles, che era stato favorito da papa Zosimo, e nell'Illirico dove l'imperatore Teodosio II, nel luglio del 42 I , con un rescritto aveva trasferito la giurisdizione dal vescovo di Tessalonica, vicario del Papa, al patriarca di Costantinopoli. Con l'aiuto dell'imperatore Onorio, B. ottenne la revoca dell'ingiusto decreto. Dall'Africa, dove intanto si era discussa la questione di Apiario, egli ricevette una lettera un po' risentita inviatagli dal Concilio, radunatosi a Cartagine nel maggio del 419 , per informarlo delle decisioni prese. Secondo il Liber Pontificalis, B. proibì alle donne di lavare e toccare i sacri lini, ai chierici di mettersi al servizio di aziende, e ordinò che in chiesa solo i sacerdoti dovessero mettere l'incenso nel turibolo.
Egli morì il 4 sett. 422 e fu sepolto sulla via Salaria presso S. Felicita: la Chiesa lo onora come santo e ne celebra la festa il 25 ott.
Bib.: Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, Parigi 1866, pp. 227-59; L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, ivi 1894, p. 84; id., L'Ullyricum ecclésiastique, in Zgline séparées, ivi 1896, p. 229; Storia della Chiesa, pubbl. da A. Fliche e V. Martin, trad. it., IV, Torino 1941, p. 249 sgg.
Pietro Gaggi
BONIFACIO II, PAPA. - Di stirpe germanica ma n. a Roma, consacrato il 22 sett. 530 , m. il 17 ott. 532. Prima di morire Felice IV per evitare lotte e scissioni designava, con l'approvazione di Amalasunto, di una parte del clero e dei senatori romani, l'arcidiacono B. per la successione al pontificato. La maggior parte del clero però, dopo la morte di Felice, acclamò il diacono Dioscoro; l'uno e l'altro furono consacrati. Ma lo scisma durò appena un mese poiché Dioscoro moriva ed i suoi adorenti riconobbero ed accettarono B. sottoscrivendo anche una pubblica ritrattazione. Anche B. voleva eleggersi il successore nella persona di Vigilio, ma di fronte alla pubblica contrarietà, bruciò il decreto di nomina. Approvò i decreti del II Concilio di Orange tenuto nel 529; intervenne anche nelle questioni dell'Illirico sostenendo l'elezione di Stefano di Larissa, contestata da Epifanio di Costantinopoli.
Bib.: Hefele-Lackercq, II, pp. 1113-19. 1358-65; JafféWattenbach, 881; Mansi, VIII, 729-84; Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, Parigi 1886, pp. 281-84; L. Duchesne, L'Eglise ou VIe siècle, ivi 1925, pp. 142-45; H. Griser, Rome alla fine del mondo antico, trad. it. A. Mercati, ed. A. Bartoli, Roma 1930, pp. 55-58.
Agostino Azzoni
BONIFACIO III, PAPA. - Morto papa Sabiniano, dopo un anno gli fu dato come successore il romano B., che fu consacrato il 19 febbr. del 607. Egli aveva avuto numerosi e importanti incarichi sotto s. Gregorio Magno : era stato designato per trattare a Roma con i vescovi stranieri sulle questioni delle loro diocesi, fu poi mandato ad Antiochia e a Corinto per amministrarvi i patrimoni della Chiesa, e infine era stato inviato come apocrisario a Costantinopoli. L'anonimo del Liber Pontificalis e Paolo Diacono (Iliit. Langobard., IV, 36) ci fanno sapere che egli ottenne dall'imperatore Foca un editto che, contro le pretese
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del patriarca di Costantinopoli al titolo di "patriarca ecumenico", riconosceva alla sede di Roma il titolo di "caput omnium ecclesiarum". Questo riconoscimento si spiega dalle buone relazioni di B. con l'imperatore, il quale allora era invece in contrasto con il suo patriarca. Lo stesso anonimo, ricordando un sinodo al quale parteciparono 72 vescovi e numeroso clero, attribuisce a B. un decreto emanato a conclusione di queste per stabilire che, vivente ancora il Papa o il vescovo, non si deve avanzare alcuna candidatura, né formare alcun partito; l'elezione deve poi farsi tre giorni dopo i funerali. Il pontificato di B. fu brevissimo: egli morì nel nov. del 607. L'iscrizione posta sulla sua tomba in S. Pietro lo chiama "custode della giustizia, retto, paziente, benigno, eloquente e pio".
Bibl.: Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, Parigi 1886, p. 316; Hefele-Leclercq, III, p. 247; A. Saba, Storia dei Papi, I, Torino 1939, pp. 235-37.
Pietro Goggi
BONIFACIO IV, PAPA, santo. - Oriundo abruzzese, dopo una vacanza di dieci mesi, successe a Bonifacio III e governò la Chiesa per ca. sette anni ( 698-15 ), che furono assai tristi per la fame, la peste e le vittoriose imprese dei Persiani contro l'impero bizantino. Pontefice pio ed operoso, B. mantenne buoni rapporti con la corte di Costantinopoli e dall'imperatore Foca ottenne l'antico Pantheon di Agrippa, tempio di Cibele fino al 399, per farne una chiesa dedicata alla Vergine e a tutti i martiri. E il più antico esempio conosciuto, in Occidente, di un tempio pagano trasformato in chiesa, e con ciò sottratto alla rovina. Giustamente il fatto è ricordato nell'iscrizione tombale di B.
La giovane Chiesa d'Inghilterra fu oggetto delle sollecitudini di B. che accolse Mellito, vescovo di Londra, venuto a Roma nel 610 per conferire con lui e lo incaricò di portare lettere a Lorenzo, arcivescovo di Canterbury, al clero, al re Etelberto e al popolo inglese. A B. scrisse s. Colombano, l'ardente monaco irlandese, segnalandogli con santa audacia, e non senza qualche intemperanza di linguaggio, i mali che minacciavano l'unità della Chiesa a causa della sua condotta conciliante nelle controversie dogmatiche. Durante il suo pontificato i Persiani invasero l'impero bizantino, arrivarono fino al Bosforo, devastarono la Siria, occuparono Antiochia, Damasco e Gerusalemme (614) donde asportarono la S. Croce. B. mori l'8 maggio 615 e fu sepolto in S. Pietro; la Chiesa lo venera come santo il 25 maggio.
Bibl.: Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, Parigi 1886, p. 317; Hefele-Leclercq, III, 1, pp. 247-49; F. Gregorovius, Storia della citid di Roma nel medioeso, nuova ed. a cura di L. Trompeo, III, Roma 1939, pp. 123-32. Pietro Goggi
BONIFACIO V, PAPA. - N. a Napoli, successe nel pontificato a Deusdedit o Adeodato, l'8 nov. 618, e fu consacrato il 23 dic. 619. In questo tempo, prima ancora che B. fosse consacrato, Eleuterio, l'ambizione esarca di Ravenna, approfittando della guerra tra l'impero bizantino ed i Persiani, si ribellò all'imperatore e marciò verso Roma per impadronirsene. Ma gli stessi suoi soldati lo uccisero nel castello di Luceoli, tra Gubbio e Cagli, e mandarono la sua testa a Costantinopoli. B. è specialmente ricordato per le sue sollecitudini verso la Chiesa inglese. Scrisse infatti a Mellito, che dalla sede di Londra era passato a quella di Canterbury, e mandò il pallio al di lui successore, Giusto, esortandolo a proseguire nell'opera di conversione degli Anglosassoni. Secondo la testimonianza di Beda, B. sarebbe l'autore delle lettere inviate al re del Northumberland, Edvino, per invitarlo a convertirsi e a distruggere gli idoli, e alla mo-
glie di questi Edelberga, per incoraggiarla a comunicare la fede, già da lei abbracciata, al marito. Secondo alcuni storici, invece, le lettere sarebbero di Onorio I, successore di B. Il Liber Pontificalis ci fa sapere che B. diede norme riguardanti la validità dei testamenti, il diritto di asilo e le attribuzioni degli accoliti. Morì il 25 ott. del 625 e fu sepolto in S. Pietro. Il Liber Pontificalis ricorda pure la sua mitezza, la sua misericordia e il suo amore per il clero in favore del quale stabili elargizioni nel suo testamento.
Bibl.: Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, Parigi 1886, p. 321; W. Hunt, History of the English Church from its foundation to the Norman Conquest (397-1066), Londra 1901, pp. 49, 56, 58; L. Duchesne, L'Eglise au VIe siècle, Parigi 1925, pp. 607-11. Pietro Goggi
BONIFACIO VI, PAPA. - La morte di papa Formoso, avvenuta il 4 apr. 896 , segnò l'inizio di lunghi gravi tumulti in Roma, causati dai due partiti opposti di Arnolfo, re di Germania, e di Lamberto di Spoleto. B., romano di nascita, fu eletto dal partito spaletano e consacrato nell'apr. dell'896. Nel Concilio romano dell'898 sotto Giovanni IX, si ricorda questa elezione faziosa, deplorando il fatto che B. era stato deposto come suddiacono e come prete. Il suo pontificato fu brevissimo. Colpito da podagra, morì quindici giorni dopo l'elezione e fu sepolto nel portico dei Pontefici al Vaticano.
Bibl.: Liber pontificalis, ed. L. Duchesne, II, Parigi 1892, p. 228; L. Duchesne, Les premiers temps de l'état pontifical, ivi 1911, pp. 299-300. Pietro Goggi
BONIFACIO VII, ANTIPAPA. - M. nel 985, antipapa nel giugno-luglio 974, e di nuovo nell'ag. 984luglio 985.
Approfittando dell'assenza dell'imperatore Ottone II, impegnato nella lotta contro il duca di Baviera ed altri vassalli, Crescenzio di Teodora suscitò a Roma una rivolta. Il papa imperiale, Benedetto VI, fu preso, imprigionato in Castel S. Angelo e sostituito con un papa "nazionale», il diacono Francone, figlio di Ferruccio, che prese il nome di B. VII (giugno 974). L'intervento del conte Sicco, missus imperiale, fu da principio vano, anzi precipitò le cose perché Benedetto VI fu strozzato in prigione. Ma poi Sicco ebbe il sopravvento e fu eletto come papa Benedetto VII, mentre B. riusci a fuggire a Costantinopoli col tesoro della Chiesa.
Quando morì Ottone II, lasciando l'impero a un figlio di tre anni, B. credette giunto il momento di ritornare. Nell'apr. 984 si impadronì di Giovanni XIV, successo nel 983 a Benedetto VII, e lo chiuso in Castel S. Angelo dove moriva quattro mesi dopo di fame o di veleno. Il dominio di B. fu però breve e arvolto nell'oscurità; d'altronde chi veramente governò fu Crescenzio il Nomentano; tuttavia le fonti attribuiscono a B. feroci vendette. Morì improvvisamente nel luglio 985 , forse di morte violenta. Il suo cadavere venne trascinato per le vie di Roma e gettato dinanzi alla statua equestre di Marco Aurelio. Al mattino seguente alcuni suoi familiari gli diedero sepoltura cristiana.
Bibl.: Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, II, Parigi 1892, p. 237; P. Fedele, Ricerche per la storia di Roma e del papato nel sec. X, in Arch. Soc. Rom. S