volume-02

Back to Volumes
 e ad Alcalá de Henares, il suo Tratado de la paz del alma, opera pregiatissima, per purezza di lingua, solidità e profondità di dottrina, chiarezza di esposizione.

I suoi insegnamenti sono di perenne attualità, e la sua lettura utile e fruttuosa anche ai giorni nostri. L'opera fu molte volte ristampata nella Spagna, e fu tradotta in italiano (1587), in francese (1662), in inglese e altre lingue. L'ultima edizione fu quella di Parigi del 1912.

Bibl.: Giovanni di S. Antonio, Biblioth. universa franc. 2² ed., Madrid 1732, p. 138. Silverio di Santa Teresa

BONILLI, Pietro. - Sacerdote, n. a San Lorenzo di Trevi il 15 marzo 1841, m: a Spoleto il 5 genn. 1935. Fu per trentacinque anni parroco a Cannaiola, poi canonico penitenziere a Spoleto. Ascrittosi alla Società dei missionari della Sacra Famiglia, promosse la vita comune fra il clero, l'associazione delle famiglie cristiane e l'apostolato della buona stampa. Fondò l'orfanotrofio Nazareno, l'istituto omonimo per sordomute, cieche ed orfane e nel 1888 l'istituto delle suore della Sacra Famiglia (v.).

Bibl.: L. Fausti, Don P. B., Spoleto 1936.
Silverio Mattei
BONINI, Alessandro da Alessandria. - Francescano, n. ad Alessandria (Piemonte) verso il 1270, m. a Roma il 5 ott. 1314. Vestito l'abito dei Minori fu inviato a Parigi dove studiò e insegnò insieme con Duns Scoto. Tornato in Italia, fu a Roma lettore del S. Palazzo. Benedetto XI, con bolla del 29 nov. 1303, gli conferì i privilegi di dottore di Parigi. Nel 1308 è di nuovo a Parigi, dove prende parte al processo contro i Templari. Contribuì alla condanna degli Spirituali (Olivi). Nel 1313 venne dal capitolo generale di Barcellona eletto ministro dell'Ordine e molto si adoperò per ricondurvi la pace e la disciplina. Ma la sua opera venne immaturamente interrotta dalla morte.

Scrisse un Commento alle Sentenze; Commentaria in libros metaphysicae Aristotelis (editi a Venezia nel 1572 sotto il nome di Alessandro di Hales); un ottimo commento al De anima; Quodlibeta; Quaestiones de usura, commenti all'Epistola ai Romani, al 4^{°} Vangelo e all'Ecclesiastico.

La sua importanza nel campo filosofico sta nell'aver egli tentato di conciliare lo spirito logico di Aristotele con l'afflato etico di Platone.

Bibl.: L. Wadding, Annales, VI, p. 167, 213, 223; Script. Ord. Min., p. 9; I. H. Sbaralca, pp. 11-13; L. Veuthey, Pour l'bistoire de la philosophie scholaistique: Alexandre d'Alexandrie maitre de l'Université de Paris et ministre général des Frères Minvurs, Parigi 1932, pp. 7-14, 156.

Arduino Kleinhans
BONIZONE di Sirtal. - N. forse a Cremona verso il 1045, m. secondo la tradizione il 14 luglio 1089. Sin da giovane partecipò al movimento della Pataria come sostenitore del movimento riformatore, e nel 1075076 fu dal Paps creato vescovo di Sutri e nel 1078 legato in Lombardia. Caduto nel 1082 nelle mani dell'imperatore e da questi consegnato all'antipapa Clemente III, riuscì tuttavia a fuggire, andando a riparare presso Matilde di Canossa, che lo protesse. Eletto nel 1086 vescovo di Piacenza dal partito rifor-

## Page 1082

matore, non poté insediarsi stabilmente nella nuova diocesi che nel 1088. Vittima di una feroce aggressione da parte di alcuni nobili piacentini nel ro89 dovette lasciare la città mutilato e cieco, e morì forse a Cremona fra il ro89 ed il 1095.

Si hanno di lui: Liber ad amicum (edito dal Dümmler in MGH, Libelli de lite, I, pp. 571-620), che è il più notevole dei suoi scritti; De sacramentis (in Muratori, Autiq. It. M. Aesi, III, Milano 1740, coll. 599-604); Liber ad Hugonem schismaticum, andato perduto. Agli ultimi tempi della sua vita appartiene il Liber de vita christiana o Decretum (pubblicato da E. Perels, Berlino 1930), una raccolta sistematica di brani di autori e di decretali in dieci libri (P. Fournier, Les sources canoniques du Liber de vita christiana de B. [Bibl. de l'Ecole des Chartes, 78] Parigi 1917, pp. 117-34). Gli viene inoltre attribuito il De ordinibus indiciarum (edito dal Blühme in MGH, Leges, IV).

Bibl.: R. Bock, Die Glaubwürdigkeit der Nachrichten Bouithas von Sutri in .-Liber ad amicum ". Berllino 1909; P. Fournier, Bonica de Sutri, Urbain II et la couresse Mesthilde (Bibloth. de l'Ecole des Chartes, 76), Parigi 1915, pp. 263-98; A. Fliche, La réforme grégorienne I, Loviano 1924, pp. 368-70; II, ivi 1925, pp. 22-23; id., in A. Fliche e V. Martin, Histoire de l'E. olive, VIII, Parigi 1946 p. 197; L. Jadin, s. v. in DHG, IX, coll. 994-98; E. Nasalli-Rocca, Osservazioni su B. come canonista, in Studi Gregoriani, II, Roma 1947, p. 151 seg.

Niccolò Del Re
BONJEAN, Christophe. - Missionario, arcivescovo di Colombo. N. a Riom (Francia) il 23 sett. 1823, entrò nel seminario delle missioni estere di Parigi e fu ordinato sacerdote il 19 dic. 1846. Mandato missionario a Coimbatour (India), rimase colà fino al 1857 , quando entrò nella Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata. Dopo la morte di mons. Semeria, vicario apostolico di Jaffna, fu nominato suo successore e consacrato vescovo a Tours il 24 ag. 1868. Nel 1883 fu nominato vicario apostolico di Colombo, e quando, nel 1886, fu eretta la gerarchia ecclesiastica nelle Indie, fu eletto primo arcivescovo di Colombo. Morì il 3 ag. 1892.

Valente scrittore e polemista, scrisse molti opuscoli per la difesa delle scuole cristiane, sulla questione del matrimonio cristiano, sullo scisma goanese. Pubblicò un Direttorio per i suoi missionari, che ebbe parecchie edizioni, e prese parte al Concilio vaticano. Nel 1885 fu chiamato a Roma, con mons. Laouenan, per le trattative che condussero all'istituzione della gerarchia nelle Indie. Le memorie voluminose presentate in questa occasione da mons. Laouenan e da mons. B. sono per la massima parte opera sua.

Bibl.: E. Jonquet, Mgr B., Oblat de Marie Immaculée, premier archevêque de Colombo, 2 voll., Nîmes 1910; Streit, Bibl., I, nn. 1460, 1475, 1484; VIII, nn. 739, 894, 931, 1072, 1088, 1128, 1335 (con bibl.), 1468, 2639; M. Bernard, Bibliographie Obl. M. Jean., Liugi 1922, pp. 18-20; Gonna Prakasar, XXV Yours'Coltholic Progress, Jaffna 1925; P. Duchaussois, Sous les Joies de Ceylon, Chez les Singhalais et les Tamools, Parigi 1929; J. Rommendkirchen, Die Oblateuntationen auf der Insel Ceylon, Fulda 1930; R. Simon, Die leuchtende Insel. Lebensrurh eines Apostels, Hünfeld 1937.

Giovanni Pietsch
BONJOUR, Guillaume. - Orientalista ed esegeta, n. a Tolosa nel 1670 , m. in Cina il 23 dic. 1714. Ap partenne all'Ordine degli Eremiti di S. Agostino.

I primi anni della sua carriera scientifica furono in gran parte dedicati a ricerche di cronologia e di archeologia. Chiamato a Roma nel 1695 dal card. de Noris, dello stesso Ordine e culture dei medesimi studi, si applicò specialmente allo studio delle antichità egiziane e della lingua copta, della quale è uno dei principali restauratori. Di questo periodo sono il suo libro In monumenta coptiua seu aegyptiaca Bibliothecae Vaticanae brevis exercitatio (Roma 1699) e la sua grammatica copta (manoscritto nella Bibl. Angelica n. 473). Nel 1701 fu nominato membro della Congregazione per la riforma del calendario, quindi, nel 1705, il card. Barbarigo gli affidò la reggenza del suo nuovo
seminario di Montefiascone, dove insegnò scienze bibliche fino al 1707.

Tornato a Roma, si sentì chiamato alla vita missionaria. Ebbe da Clemente XI l'incarico di consegnare la berretta cardinalizia a Th. de Tournon, esiliato a Macao. Dopo un penoso viaggio verso la Cina, arrivò a Macao nel 1710, poi proseguì. A Pechino fu bene accolto dall'imperatore, Insieme con i missionari gesuiti compose parte della mappa dell'impero cinese, stampata a Pechine nel 1718, e cioè le carte 11-13 delle province Yun-non, Se-Ciuan e del territorio di Hani. Fu onorevolmente seppellito a Pechino.

Altre opere stampate: Dissertatio de nomine Patriarchae Joseph (Roma 1696); Tridunna de canone librorum ss. concertatio (Montefiascone 1704); Selectae in Sacram Scripturam dissertationes (ivi 1705). Altre sue opere rimasero inedite (cf. E. Narducci, Catalogus Cod. Mss. in Bibl. Angelica, I, Roma 1893).

Bibl.: E. Quatremère, Recherches critiques et historiques sur la luscon et la littérature de l'Egypte, Parigi 1808, pp. 67 70. 92; D. Perini, De Fr. G. B. siveque operibus, in Analecta August., 2 (1916), pp. 351-34.

Anafrido Hulsbosch
BONNAND, Clé́rient. - Uno dei più grandi vescovi missionari dell'India, nel secolo scorso. N. a St-Maurice-sur-Dargoire (Francia) il 20 maggio 1796, prete nel 1821, entrò alle Missioni Estere di Parigi nel 1823 e parti l'anno dopo per la missione del Malabar (Pondichéry). Fu coadiutore del suo vescovo mons. Hébert, dal 1833 al '36, succedendogli nella direzione della missione denominata da allora vicariato della Costa del Coromandel. Con tatto e fermezza trattò scottanti questioni, quali quelle delle relazioni tra i Goanesi e i missionari «propagandisti», e l'altra circa i confini della sua missione con quella del Madura. Nel Sinodo del ' 44 , oltre i mezzi per l'incremento dell'apostolato (seminario, scuole, ecc.) trattò la questione dell'opportunità dell'istituzione della gerarchia in India, che, proposta poi a Roma, sembrò per allora immatura. In un secondo Sinodo del ' 49 completò l'opera del primo. Nel ' 50 , per la erezione in vicariati apostolici delle tre missioni (Pondichéry, Maissour e Coimbatour) in cui era stato diviso il Coromandel (1845), il B. divenne vicario apostolico di Pondichéry, ch'egli sviluppò sempre più con nuove iniziative ed opere, dando sagge direttive ai suoi missionari. Nel 1854 per incarico della S. Congregazione di Propaganda, andò al Ceylon per decidere sopra differenze tra i due vicari apostolici Bravi e Bettacchini; e nel 1858, durando ancora l'agitazione per la questione del Padroado, fu incaricato della visita a tutte le missioni dell'India. Morì a Benares mentre stava compiendo questo giro, il 21 marzo 1861.

Bibl.: A. Launay, Histoire des Missions de l'Inde (Pondichéry, Maissour, Colombatour), 3 voll., Parigi 1898, passim; id., Mémorial de la Société des Missions Etrongères, II, ivi 1916, pp. 68-80; I. Waigand, Missiones Indiarum Orientalium sacrae Congregationi de Propaganda Fide conceditae iuxta Visitationes epacolicam 1839-60, Budapest 1938.

Giovanni B. Tesgella
BONNARD, Jean-Louis, beato. - Delle missioni estere di Parigi, martirizzato nel Tonchino il 1^{°} maggio 1852 . N. il 1^{°} marzo 1824 a St-Cristót-en-Jarret (Loira), entrò nel seminario delle Missioni nel 1846; sacerdote il 24 dic. 1848 , nell'anno successivo partì per il Tonchino Occidentale, dove giunse nel maggio 1850 . Breve fu il suo apostolato perché, catturato già nel marzo 1851, dopo più di un anno di prigione fu decapitato a Nam-Zinh. Le spoglie, gettate nel fiume, furono recuperate dai fedeli e sopolte a KèVinh. Fu beatificato da Leone XIII il 27 maggio 1900, con altri martiri dell'Annam.

## Page 1083

Bibl.: E. Vindry, Vie du véneable 7.-L. B., missionnaire ou Tonbin, 3^{°} ed., Lione 1891; A. Launay, Mémorial de la Société des Missions Etrangères, II, Parigi 1912, pp. 69 e 840; Streit, Bibl., XI, p. 134. Romeo Belloni

BONNECHOSE, Henni-Marie-Gaston de. Cardinale, n. a Parigi il 30 maggio 1800, m. a Rouen il 28 ott. 1883. Professò dapprima la carriera forense, ma la rivoluzione di luglio ( 1839 ) che l'obbligo a dimettersi, gli diede occasione a seguire la vocazione religiosa. Sacerdote nel 1834, fu eletto superiore di S. Luigi dei Francesi in Roma nel 1844. Vescovo di Carcassona nel 1847, di Evreux nel 1855, di Rouen nel 1858, cardinale nel 1863. Consenziente al colpo di Stato del 2 dic. fu consigliere ascoltato di Napoleone III che lo volle senatore (1863). Abile diplomatico e accorto amministratore fu pure zelante pastore e strenuo difensore dei diritti ecclesiastici.

Ammiratore di Bautain, gli fu vicino anche quando questi dovette scolparsi a Roma; anzi si aggregò alla Societé de St-Louis che l'amico aveva fondato. Frutto di questa intimità fu la pubblicazione della corrispondenza religiosa del Bautain scompaia dal B. col titolo Philosophie du christianisme (Parigi 1835).

BibL.: L. Besson, Vie du card. de B., 2 voll., Parigi 1887. Felicissimo Tinivella
BONNER, Edmund. - Vescovo di Londra, la cui origine è oscura e la data di nascita incerta (fine del sec. xv) forse per effetto delle maldicenze circa la illegittimità della sua discendenza messe in giro dai suoi nemici politici, che ebbero un certo credito. Si addottorò in diritto civile e canonico e in teologia presso l'Università di Oxford, fu ordinato sacerdote nel 1519 ed entrò poi a servizio del cardinale Wolsey, che, apprezzandone l'ingegno aperto e l'abilità negli affari, gli affidò vari importanti incarichi. Morto il cardinale, fu nominato - probabilmente dietro segnalazione di Cromwell - cappellano di Enrico VIII, del quale divenne il confidente e fu uno dei più attivi negoziatori nella questione del divorzio e nelle riforme della Chiesa anglicana. Gli furono affidate varie missioni presso le corti di Roma, Vienna, Parigi e Copenaghen, e quella delicata presso il papa Clemente VII - di passaggio a Marsiglia per comunicargli che Enrico VIII non accettava la sentenza pontificia contraria al suo divorzio e ricorreva al Concilio generale (nov. 1533). B. fu consacrato vescovo di Hereford nel 1538 e trasferito alla sede di Londra nel 1540 . Fu uno dei firmatari della celebre dichiarazione contro il Papa e scrisse una prefazione al trattato del Gardiner De vera aboedientia, nel quale si difendeva la tesi della supremazia spirituale del monarca sulla Chiesa inglese. Ma quando, durante la minorità di Edoardo VI, cominciarono le radicali riforme in senso protestante, volute dal Cranmer, il B. che, insieme col Gardiner, si oppose, fu incarcerato e privato della sua sede (io ott. 1549). Non fu liberato che nel 1553 dalla regina Maria e riebbe la sua sede, accettando la riunione con Roma. Ma diventata regina Elisabetta (1558), non volle piegarsi alle sue riforme religiose e fu rinchiuso in carcere, dove morì nel 1569. Suoi scritti principali sono: Letters and papers (1536); Responsum et exortatio in laudem sacerdotii (1553); Visites (1554).

Bibl.: S. R. Maitland, Essays on the Reformation in England, Londra 1849, Essays III, XVII, XVIII; G. Burnet, The history of the Reformation of the Church of England, I-II, Oxford 1861; J. H. Pollen, The english catholicz in the reign of Elizabeth, Londra 1920; P. Janelle, L'Angleterre catholique à la veille du schisme, Parigi 1935, pp. 13, 178, 212, 228, 322.

Carmine Starace
BONNET, Alfred-Maximilien. - Filologo francese, n. a Francoforte sul Meno il 3 nov. 1841, da
famiglia ugonotta svizzera; ottenne la nazionalità francese e m. a Montpellier il 20 febbr. 1917. Studiò a Parigi e in Inghilterra; nel 1866 fu professore di latino all'Accademia di Losanna, nel 1881 aggregato alla facoltà di lettere a Montpellier, dove dal 1890 divenne professore ordinario di letteratura latina, cattedra che tenne fino al 1911. Nel 1898 fu eletto membro corrispondente della "Académie des inscriptions".

Scrisse numerosi articoli su temi filologici e agiografici nelle riviste: Revue Critique, Byzantinische Zeitschrift, e principalmente negli Analecta Bollandiana (una quindicina, tra gli anni 1889-1905). Ricordiamo alcune sue opere che interessano direttamente le scienze ecclesiastiche: Le latin de Grégoire de Tours (Parigi 1890) e in particolare gli Acta apostolorum apocrypha post E. Tischendorf denuo ediderunt R. A. Lipsius et M. B., I (del Lipsius, Lipsia 1891); II (di B., parte 10, ivi 1898; parte 20, ivi 1903).

Bibl.: A. Lambert, s. v. in DHG, IX, coll. 1056-57.
Cesario van Hulst
BONNET, Charles. - Psicologo e naturalista, n. a Ginevra il 13 marzo 1720 , m. ivi il 20 giugno 1793. Figura complessa le cui opere risentono l'influsso della sua preparazione scientifica e delle divergenti tendenze filosofiche allora dominanti. B. infatti condusse a conclusioni assai spinte sia l'associazionismo di Hartley che il sensismo di Condillac. Innegabile però anche la parentela dottrinale con Leibniz nella teoria della metamorfosi che B. dice palingenesi. In quanto naturalista B. scoprì la partenogenesi degli afidi.

Opere principali: Essai de psychologie (Londra 1754); Considérations sur les corps organisés (2 voll., Amsterdam 1762); Contemplations de la nature (ivi 1764-65); Palingénésie philosophique (Ginevra 1769); Recherches philosophiques sur les preuves du christianisme (ivi 1669-1770). Tutte sono raccolte nelle Cuvres complètes (io voll., Neuchâtel 1779-83).

Bibl.: A. Lemoine, C. B. de Genève, philosophie et naturaliste, Parigi 1830; Duc de Caramon, C. B. philosophe et naturaliste, sa vie et ses avcres, ivi 1859; E. Claparède, La psychologie animale de C. B., Ginevra 1900.

Felicissimo Tinivella
BONNETTY, Augustin. - Filosofo e storico francese, n. a Entrevaux il 9 apr. 1798, m. a Parigi il 29 marzo 1879. Fondò nel 1830 le Annales de philosophie chrétienne i quali, insieme con l'Université catholique (la cui direzione assunse nel 1840 e fuse poi con le Annales nel 1855), furono la palestra nella quale fino alla morte egli diede i contributi più cospicui della sua attività scientifica. La posizione dottrinale del B. è intimamente connessa al movimento fideista e tradizionalista francese, il solo con cui egli reputava possibile trionfare del razionalismo, specialmente di Cousin, allora dominante. Il suo sistema non è però così estremista come quelli del De Bonald e Bautain. Il B. non intende discutere quali siano teoreticamente i limiti naturali della ragione umana e le sue possibilità. Gli pare anzi ozioso per un cristiano porre la questione in questi termini poiché, egli dice, l'uomo non fu lasciato a se stesso, e fin dalla creazione, attraverso il linguaggio, venne istruito da Dio nelle verità necessarie, particolarmente in quelle di ordine morale e religioso. Tuttavia il B., sorpassando l'aspetto storico ch'egli stesso si era imposto, sembra asserire qualcosa di più e cioè che se anche l'uomo dopo la Rivelazione è capace di dimostrare la razionalità di molte delle dottrine religiose e morali rivelate, è però assolutamente incapace di scoprirle senza il soccorso della Rivelazione. A riprova della sua tesi il B. si appella all'unità del genere umano e alla comune origine dei diversi linguaggi.

Da questo deprezzamento della speculazione filosofica era facile scivolare verso un atteggiamento non soltanto negativo ma anche di condanna nei con-

## Page 1084

fronti della Scolastica che nei suoi massimi esponenti esalta la potenza dimostrativa dell'umano intelletto. La S. Congregazione dell'Indice con suo decreto dell'r1 giugno 1855 chiese quindi al B. di sottoscrivere quattro proposizioni che compendiano e fissano la dottrina della Chiesa in materia (cf. Denz-U, n. 16491652).

Nella prima contro l'unicità del principio di conoscenza (Rivelazione divina a noi tramandata dalla tradizione orale) ammessa dal B. per le verità della religione naturale, viene affermato il potere della ragione che può condurci egualmente al vero, procedendo essa come la fede da un unico autore, Dio. La seconda proposizione è essenzialmente una specificazione della precedente asserendo che la ragione può dimostrare con certezza l'esistenza di Dio, la spiritualità dell'anima e la libertà umana. La terza proclama, contro la dottrina del B., l'anteriorità della conoscenza razionale alla fede: "rationis usus fidem praecedit et ad eam hominem ope revelationis et gratiae conducit ". La quarta difende, contro le accuse del B., il metodo scolastico, specialmente di s. Tommaso e di s. Bonaventura, dichiarando che non favorisce il razionalismo e non si può imputare ad esso se la moderna filosofia ha deviato nel naturalismo e nel panteismo.

Il B. si sottomise e sottoscrisse le proposizioni propostegli.

Oltre l'aspetto filosofico è importante sottolineare nell'attività scientifica del B. i suoi contributi storici. Oltre ai numerosi articoli editi nelle Annales, ricordiamo: Morceaux choisis de l'histoire de l'Eglise (2 voll., Parigi 1828; 2² ed. col titolo Beautés de l'hist. de l'Eglise, ivi 1841); Table alphabétique de tous les auteurs sacrés et profanes qui ont été découverts et édités par le Card. Mai (ivi 1850); Documents historiques sur la religion des Romains (4 voll., ivi 1867-87); La reine Blanche, st Louis et le comte de Chambord (ivi 1878), ecc.

BibL.: Abbé Dedoue, A. B., sa vie, ses travaux, ses vertus et ses derniers moments, in Annales de phil. chrét., 96 (1879). pp. 348-441; Hurter, V, col. 1471 sg. Felicissimo Tinivella

BONO, Giovanni, beato. - N. da nobile famiglia a Mantova nel 1168. Dopo una gioventù dissipata, illuminato dalla grazia divina, in seguito ad una malattia, ritornò a Dio.

Ritiratosi ai piedi dell'Appennino emiliano, presso Cesena, menò vita dedita all'orazione e alla penitenza. Fondò una congregazione di eremiti, detti Giamboniti (v. eremitani di s. agostino), che si diffuse ben presto in Lombardia, Romagna, Veneto. Bolle di Gregorio IX del 1230 e 1240 ci attestano che essa adottò la cosiddetta regola di s. Agostino.

Il B. morì il 23 ott. 1249, e due anni dopo, per commissione di Innocenzo IV, il vescovo di Modena istituiva ivi (1251-53) e a Cesena (1253-54) i processi intorno alla sua vita e alle sue virtù. Ma non si procedette oltre, ad eccezione della traslazione del corpo avvenuta nel 1251. I Giamboniti insieme con altre congregazioni eremitiche agostiniane costituirono l's Unio magna n, ordinata da Alessandro IV con bolla Licet Ecclesiae Catholicae del 4 maggio dello stesso anno, donde poi ebbe origine l'Ordine degli Eremiti di S. Agostino, di cui Lanfranco Settale fu nominato priore generale. Festa il 23 ott.

BinL.: I. Lanteri, Postrema suscula sex religionis augustinianum, I, Talentino 1828, pp. 126-30; Acta SS. Octobris, IX, ed. Bruxelles 1869, pp. 693-886 (testi dei processi); M. Heimbucher, Die Orden u. Kongregationen d. Kath. Kirche, I, Paderborn 1233, p. 240; U. Mariani, Il Petrarca e gli Agostiniani, Roma 1946, p. 4.

Ugo Mariani
I BONOMELLI, Geremia. - Vescovo, n. il 12 sett. 1831 a Nigollne di Franciacorta in diocesi di Brescia, da modestissima famiglia campagnola, m. ivi il 3 ag. 1914. Compì gli studi ginnasiali nel collegio comunale di Lovere poi quelli filosofici e teologici nel seminario
![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(per carissia di mons. Paschini)
BONOMELLI, GEREMIA - Ritratto.
di Brescia donde uscì sacerdote il 2 giugno 1855 . Il suo vescovo volle che frequentasse poi gli studi teologici all'Università Gregoriana a Roma e fu ospite del collegio Capranica. Insegnò quindi scienze sacre nel seminario bresciano, finché l'8 luglio 1866 fece il suo ingresso a Lovere come prevosto. Nella cura delle anime ed in particolare dei giovani, nella considerazione dei bisogni spirituali dell'età sua maturò quella che doveva essere la preoccupazione costante della sua vita: il bene e la gloria della Chiesa nel progresso morale-religioso del popolo italiano. Nominato vescovo di Cremona, fu consacrato a Brescia il 26 nov. 1871 ed entrò tosto nella sua sede e la governò poi sino alla morte con grande zelo e carità.

Egli vi era entrato armato di uno spirito di convinta intranaigenza; però spettatore com'era dell'intolleranza settaria che si accaniva in quegli anni, dovette convincersi ben presto della necessità di stringere buoni rapporti con tutti gli spiriti bene intenzionati e preparare un ravvicinamento intelligente fra la scienza e la fede, ed in particolare fra lo spirito nazionale che si stava unificando e gli interessi supremi della Sede Apostolica, superando ogni esclusivismo.

Come egli stesso espose nel Memoriale da lui inviato a Pio X nell'utt. 1904 questa necessità si fece pienamente chiara al suo spirito in un incontro avvenuto a Firenze nel 1879 con il cardinale Manning arcivescovo di Westminster, il quale ammoniva lui e l'arcivescovo Cecconi suo ospite: "Voi, italiani, ora dovete unirvi a Casa Savoia, non pel bene che vi ha fatto (ché ha fatto molto male), ma pel molto male che essa sola può impedire. Non parlate più di potere temporale, per cui in Europa non v'è una sola potenza che alzi un dito: su ciò lasciate fare alla Provvidenza e badate di non mettere la nazione nel bivio di scegliere tra la religione e la patria: posta in questa alternativa, abbandonera la religione e starà colla patria, come fece la nostra Inghilterra».

## Page 1085

![img-14.jpeg](img-14.jpeg)

A sinistra: PORTALE MERIDIONALE DELLA CATTEDRALE (sec. xili). A destra: INTERNO DELLA CATTEDRALE (sec. xiv-xv).

## Page 1086

![img-15.jpeg](img-15.jpeg)

CONSEGNA DELL'ANELLO AL DOGE Venezia, galleria dell'Accademia.

## Page 1087

Si comprende percio come nel 1882 alla richiesta di Leone XIII se considerasse opportuna o meno la partecipazione dei cattolici alle elezioni politiche, rispose affermativamente, e tre anni dopo presentà al Pontefice, tramite il padre G. Cornoldi de La Civiltà Cattolica, un primo memoriale, sostenendo l'impossibilità di restaurare gli antichi domini della S. Sede, e l'urgenza invece di accrescere nel mondo la forza morale della S. Sede, "forza vera indistruttibile del Papato " per preparare cosi "la ristorazione materiale, che potrà venire da sé in quelle forme che saranno possibili secondo i tempi. "Nel 1887 manifestava in una lettera all'amico Scalabrini, vescovo di Piacenza, l'intenzione di pubblicare un opuscolo "sulla terribile questione romana", il quale "tenderebbe a chiarire le cose e preparare una soluzione del formidabile problema". E concludeva: "Se questa lotta si prolunga ancora, quali dolorose conseguenze, che potranno durare Dio ss quanto? Urge finirle, e pretro, e io spero che il grande Leone XIII, conoscitore dei tempi, potrà essere il Callisto II del sec. xix ". Manifestava cosi la speranza che un novello Concordato di Worms ponesve fine alla lotta in atto tra il potere ecclesiastico e quello civile. Il I marzo 1889 usciva sulla Rassegna nazionale uno scritto anonimo su Roma e l'Italia e la realta delle cose, diffuso largamente anche come opuscolo separato. In questo scritto, il B., concludendo per "una impossibilità interna del ristabilimento della sovranita temporale del Papa", cui si aggiungeva anche "la impossibilità esterna", proponeva "una miniatura di Stato", soluzione da considerarsi alla stregua di un modus vivendi, che tempri l'asprezza della condizione attuale e arresti le rovine spirituali, che vanno accumulandosi a colpo d'occhio." Questi suggerimenti non incontrarono però il gradimento della S. Sede: un tal passo infatti appariva piuttosto intempestivo perché bisognava fare i conti con le autorità italiane, delle quali non si conoscevano in proposito le disposizioni, ed erano perciò dubbie le possibilità di scendere al pratico. Lo scritto, con decreto del 13 apr. 1889, fu pertanto posto all'Indice, ed il vescovo fece pubblico atto di sottomissione in Duomo il giorno della Pasqua. Intanto in Italia si veniva diffondendo l'ideologia socialista, ed il B. mostrò subito grande interesse per la questione sociale, che trattò in varie pastorali, da quella del 1886 su Proprietà e socialismo, alle altre Capitole e lavoro (1891). La questione morale è questione sociale (1892), Una parola amica a tutti gli operai (1895), ed a quella su L'emigrazione (1896). La preoccupazione di sottrarre i contadini e gli operai alla propaganda socialista ed il desiderio di convincere i proprietari ad avvicinarsi ai lavoratori della terra e delle officine per sollevarli moralmente e materialmente, e per conconcerre lo stabilimento di "una democrazia quieta, rispettosa, cristiana ", anziché di una "turbolenta, insolente anticristiana ", nell'intento "di contenere entro le sue dighe questo fiume maestoso, che volge le sue acque verso il mare, affinché non devasti, ma fecondi le rive e le pianure che attraversa", questa preoccupazione è viva e sentita nelle varie pastorali del B., ed ha larga parte nella sua ulteriore attività episcopale. Anche nel citato Memoriale del 1904, constatando che "gli ultimi anni videro nascere e grandeggiare il vasto complesso dei problemi sociali", consiglia a Pio X la revoca del non expedit; non tanto per "saldare e perpetuare un determinato assetto politico", ma per "sanare e far vivere un popolo", dinanzi al "crescere minaccioso del partito socialista anarchico ", poiché "questa baldanza audace e questa forza reale dei partiti estremi minaccia la religione direttamente in sé e indirettamente negli interessi, che le sono più vitalmente congiunti, come la famiglia e la società". Il B. fondò anche l'Opera di assistenza degli emigranti italiani, perché questi fossero assistiti spiritualmente e materialmente sui luoghi dove si portavano per il lavoro. In ciò fu coadiuvato da spiriti eletti che riconoscevano in lui l'uomo superiore ad ogni interesse personale o di partito, preoccupato unicamente del bene dei suoi simili e della sua patria.

La purezza delle sue intenzioni fu superiore ad ogni sospetto; appariva talora spregiudicato, e pure era uomo di pietà profonda e convinta; il carattere per natura impulsivo e precipitoso lo induceva tal-
volta a scatti inopportuni e violenti, ma sapeva ricredersi; ed anche di fronte alle critiche amare, alle insinuazioni, alle incomprensioni tenute vive da una stampa tutt'altro che imparziale, sapeva comportarsi con dignità veramente episcopale; fermo nell'ubbidienza ai suoi superiori e fiducioso nel sostegno degli estimatori e degli amici che ebbe numerosi e con i quali tenne attiva corrispondenza.

La produzione letteraria è abbondante e molteplice; prescindendo da un manuale latino di teologia dommatica destinato ai seminari essa è diretta in modo particolare a provvedere ai bisogni religiosi che si facevano urgenti ogni giorno più nelle diverse classi sociali. Le sue opere maggiori cominciano proprio nel 1871 con i tre volumi: Il giovane studente istruito nella dottrina cristiana (1871-74) che nel 1879 erano già alla quarta edizione riveduta e che nel 1901 ebbero dall'autore l'ultima mano e continuarono a ristamparsi in seguito. Nel 1884-9r pubblicava i 18 voll. della traduzione dell'Esposizione del dogme cattolico del Monabré, arricchiti di note da lui stessa. Sono del 1894-96 i quattro volumi sui Misteri cristiani; del 1894-1900 i tre volumi : Seguiamo la ragione. Accompagnarono queste opere, che ebbero largo successo ed anche traduzioni, altre pubblicazioni del genere e le numerose pastorali che trattavano le principali questioni del tempo ed anche la questione sociale. Se ne fecero collezioni, come quella in due volumi del 1897 con il titolo: Questioni morali e sociali del giorno. Furono pure da lui pubblicati discorsi, articoli su periodici, conferenze, omelie raccolte in volumi (1891-93).

Pubblicò anche volumi di viaggi, non per puro scopo narrativo, ma con intento religioso e morale; per interessare cioè i lettori a problemi che o non venivano agirati o, se lo erano, lo si faceva per tutt'altro motivo. E del 1895 Un autunno in Oriente e del 1897 Un autunno in Occidente. Quando poi prese ad occuparsi dell'assistenza degli emigrati italiani all'estero pubblicò: Tre mesi al di là delle Alpi (1901), Dal Piccolo S. Bernardo al Brennero (1903), Viaggiando in vari paesi e in vari tempi (1908).

Boll.: Manca una vera historia del B. Un elenco dei suoi scritti nel volume: Corrispondenza inedita fra mono. G. B. ed il senatore Toncredi Canonico (1903-1908) a cura di G. Autori. Brescia 1937, dove a p. 104 è riprodotto l'importante memoriale del 1904 (cf. E. Rosa, Intorna una corrispondenza inedita, in La Civ. Catt. [1938, il. 261-67). Dello stesso Autori. "Roma e l'Italia e la realtà delle cose" di mono. G. B., in Vita e Pensiero, 20 (1929), pp. 237-67; e Mons. G. B. nel XXV della morte. L'opera sua per la conciliazione. Ibid., 30 (1929), pp. 574-81; L. Cornagais-Medici. Acessignoni della Conciliazione. Fidenza 1936; Fr. Gregorj. La vita e l'opera di mono. G. Scalabrini, Torino 1934 De Scalabrini fu grande amico del B.3; L. Vigna, B. catechico, in La Scuola Cattolica, 1939, pp. 684-700; G. B. vescovo di Cremona nel XXV anniversario della morte, miscellanea a cura di P. Guerrisi, Brescia 1939, dove a p. 245 el ha la: Bibliografia di scritti intorno a mons. B. ed a p. 235 : Scritti inediti di mons. B. La copiosissima corrispondenza fu depositata all'Ambrosiana di Milano.

## Silvio Furlani

BONOMI, ERMETE. - Archivista, n. nel 1734 a Milano, m. il 22 apr. 1816 ivi. Monaco cistercense e sacerdote, coprì le cariche di bibliotecario ed archivista del monastero di Chiassvalle; divenne poi archivista del monastero di S. Ambrogio, nonché professore di diplomatica, e vi rimase fino alla soppressione del monastero stesso, nel 1798.

Instancabile lavoratore, compilò tutta una serie di registri e di indici, contenenti copie di documenti e di diplomi conservati negli archivi dei monasteri suddetti. Questi manoscriti del B., i quali costituiscono una preziosa fonte per la storia politico-religiosa del Milanese soprattutto durante il medioevo, si trovano attualmente nella biblioteca Braidense.

Boll.: A. Ratti, Del monaco cisterciense dna E. B. milanese e delle sue opere, in Arch. storico tombardo, 3^{°} serie, 3 (1893), pp. 303-82.

BONOMO, Giovanna Maria, beata. - Benedettina, n. il 15 ag. 1606 in Asiago (Vicenza), m. il 1^{°}

## Page 1088

marzo 1670 a Bassano. Fu educata, dopo la morte della madre, nel monastero di S. Chiara a Trento, in cui avrebbe voluto professare la vita religiosa; ma, per l'opposizione del padre, dovette tornare in famiglia, a Vicenza. Più tardi ottenne di entrare nel monastero benedettino di S. Girolamo, a Bassano Veneto, e ne vestì l'abito l'8 sett. 1621, emettendo dopo un anno la professione solenne. Ebbe successivamente gli uffici di maestra delle novizie, più volte di badessa e di priora claustrale. Praticò sopra penitenze e sopportò frequenti malattie e prove spirituali. Fu beatificata il 9 giugno 1783 .

Bibl.: L. Bracco, Vita della b. G. M. B., 2 voll., Roma 1889; G. Marasoro, La b. G. M. B., 2^{°} ed., Bassano 1912; M. G. Dore, La b. G. B., monaca benedettina, Brescia 1937. Nello Vian
BONONIO, santo. - Abate di Lucedio nel Vercellese, m. nel roz6. Monaco camaldolese, tra i più fervidi seguaci di s. Romualdo, visse, per qualche tempo, nel monastero di S. Stefano nella sua patria, Bologna. Si recò poi, pellegrino, in Egitto, di cui fu detto l'apostolo, e visse in eremitaggio sul Sinai. Attorno al 990 , richiamato in Italia dal vescovo di Vercelli, Pietro, fu nominato abate di Lucedio, dove rimase fino alla morte (roz6) e nello stesso anno Giovanni XIX lo canonizzò.

Bibl.: Vita in Acta SS. Ordinis Sancti Benedicti, VI, 1, pp. 237-46; in Acta SS. Augusti, VI, Anversa 1743, pp. 627 634; cf. J. B. Mittarelli, Annales Camaldolenses, I, Venezia 1755, p. 396 sgg. Circa la polemica sul valore delle vite di B.: l'anonimo (BHL, n. 1421-23) e quella del monaco Radberto (ibid., n. 1424), cf. A. Testi Raspuni, in Atti e mem. Dep. St. patr. per la practica di Romagna, 4 (1911, 1), pp. 397-464; F. Lanzoni, ibid., 6 (1913), pp. 402-407; Analecta Bolland., 48 (1930), pp. 411-12. Pier Fausto Palumbo

## BONORVA : v. SASSARI.

BONOSO, vescovo di Naisso. - E conosciuto più comunemente come vescovo di Sardica, ma si tratta di una svista di Mario Mercatore. Non consta con certezza quando fosse stato eletto alla sede vescovile; lo era certamente nel 391 poiché il sinodo tenuto in quell'anno a Capua si occupò delle sue dottrine.

Da una lettera di papa Siricio appare che B., come Elvidio e Gioviniano, negava la perpetua verginità di Maria affermando che avesse avuto altri figli da s. Giuseppe; Gennadio attesta poi che B. seguiva anche l'errore di Fotino che negava la divinità di Gesù Cristo. Il Sinodo di Capua non diede un giudizio sulle dottrine di B., ma stabili che si facesse un'inchiesta dai vescovi dell'Illirico sotto la presidenza di Anisio (Anysius) di Tessalonica. L'inchiceta dovette essere sfavorevole a B. poiché gli furono interdette le funzioni vescovili. Anziché sottomettersi B., pur rivolgendosi a s. Ambrogio che gli consigliava di ubbidire, continuò ad esercitare il suo ufficio ordinando anche dei chierici. Alla morte di B. avvenuta probabilmente prima del 414, nacque perciò una controversia sulla validità di quelle ordinazioni fatte in modo irregolare. I vescovi dell'Illirico le riconoscevano, e lo stesso Innocenzo I pur approvando le decisioni del sinodo presieduto da Anisio, ordinava a Marciano successore di B. di ammettere alla comunione due chierici ordinati da questo. In seguito però a nuove prove Innocenzo distinguendo tra le ordinazioni fatte prima o dopo la condanna di B. proibiva di ammettere queste ultime.
B. ebbe poi dei seguaci specialmente sulla dottrina cristologica inclinanti più o meno apertamente all'adozianismo; ma furono sempre pochi e limitati alle province danubiane dove vivacchiarono fino al sec. vi.

Bibl.: Jaffé-Wattenbach, 261, 299, 303; X. Le Bachelet, s. v. in DTSC, II, coll. 1027-31; J. Zollier, Les origines chrétiennes dans les provinces danubiennes de l'Empire romain, Parigi 1918, pp. 344-92; J.-R. Palanque, St Ambroise et l'Empire romain, ivi 1933, pp. 259-62.

Agostino Amoro

BONSIGNORE, STEFANO. - Vescovo di Faenza, n. a Busto Arsizio il 23 febbr. 1738, m. a Faenza il 23 dic. 1826. Professore di teologia e letteratura nel seminario di Milano, fu nominato in seguito prefetto della biblioteca Ambrosiana. Eletto vescovo di Faenza da Napoleone, il 15 apr. 1807 , fu confermato nella nomina da Pio VII il 18 sett. dello stesso anno. Il 9 febbr. 1817 gli fu affidato dall'imperatore il patriarcato di Venezia che egli occupò senza aver tuttavia ricevuto alcuna istituzione canonica. Negli anni 1811 e 1812 funse da tramite di Napoleone presso il prigioniero Pio VII. Tornato in diocesi nel 1816, confessò pubblicamente la sua illegittima occupazione del patriarcato e poté in tal modo ottenere il perdono del Papa. Pubblicò omelie ed orazioni.

Bibl.: Cappelletti, II, pp. 300-301; IX, pp. 377-78; P. B. Gams, Series episcopormn, Ratisbona 1873, p. 689; F. Lanzoni, Cronotassi dei vescovi di Faenza, Faenza 1913, pp. 206-207. Emma Sansovito
BONSIGNORI, BENEDETTO. - Abate benedettino, esegeta biblico, n. ca. il 1510 e m. a Firenze nel 1567. Già al secolo si distinse per il suo ingegno acuto e per la sua conoscenza del greco e dell'ebesico. Nell'Ordine coprì vari posti importanti nella Congregazione cassinese di S. Giustina, "laudandus ob integritatem, amandus ob humanitatem, imitandus ob rectam simplicemque naturam" (R. Castrucci, Vita).

Tra le sue opere, sono da segnalarsi 39 omelie sui tre cantici del Nuovo Testamento, 31 omelie o trattazioni sui Vangeli e Salmi, su molti passi scelti da Isaia e s. Paolo. Seguì il metodo patristico, assimilandosi specialmente lo spirito di s. Giovanni Crisostomo e la dolcezza di s. Bernardo. Raffaele Castrucci, un suo monaco, ne pubblicò le omelie a Firenze nel 1568 in un grosso volume (pp. 624) : Orationes varine ad fratres in Cupitulo.

Bibl.: M. Armellini, Bibliotheca Benedictina-Castinensis, I, Assisi 1751, pp. 89-91.

BONSIGNORI (MONSIGnORI), GIROLAMO. - Pittore veronese, vissuto nella seconda metà del sec. xv. Fu allievo del Mantegna, a cui si mantenne fedele per quasi tutta la vita; soltanto nell'ultimo periodo si accostò a Leonardo da Vinci, eseguendo una copia, allora molto ammirata, del Conacola. Frate domenicano, lavorò molto nei conventi nei quali visse, a Mantova, a Verona e a Milano, dove, appunto, s'incontrò con Leonardo. - Vedi Tav. CX.

Bibl.: E. Tea, s. v. in Thieme-Becker, IV, p. 324.
Maria Donati
BONTEMPI, Gaudenzio da Brescia. - Teologo cappuccino n. nel 1612, m. il 25 marzo 1672.

Definitore e predicatore, è noto soprattutto nella storia della teologia per l'opera Palladium theologicum, seu toto theologia scholastica... ad intimam mentem divi Bonaventurae ( 7 voll. in-fol., Lione 1676), edita postuma dai suoi discepoli e dedicata al re Luigi XIV. Il B. eccelle fra quegli autori cappuccini che rappresentano la scuola bonaventuriana. Con una esposizione vasta ed approfondita egli dispone in una somma di teologia, rimasta incompiuta in alcuni trattati per la sua morte, la dottrina di s. Bonaventura, di cui vendica la ricchezza ed attualità in riferimento anche ai teologi contemporanei estranei all'Ordine. Nel dare risalto alla individualità del pensiero bonaventuriano, tende piuttosto ad accostarlo alla dottrina di s. Tommaso, mentre manifesta una marcata animosità contro la scuola scotista. Alcuni bibliografi gli attribuiscono anche un commentario del catechismo di s. Pietro Canisio.

Bibl.: V. Bonari da Bergamo, I conventi ed i Cappuccini brecciani, Milano 1821, pp. 159-63; A. de Carniero, Capuchinos precursores del p. Bartolomé Barberis en el estudio de e. Bonaventura, in Calbeizanea Francisc., 1 (1931), pp. 369-74; Ilarino da Milano, Biblioteca dei frati Min. Capp. di Loodardia, Firenze 1937, pp. 188-89; Melchior a Pobladura, Hist. generalis Ord. fratum Min. Capuc., parte 2*, I, Roma 1948, pp. 309. 348-40.

## Page 1089

BONVESIN da Riva. - Poeta e maestro di grammatica, n. a Milano tra il 1240 e il 1250 , m. ivi il 13 marzo 1315. Di famiglia aristocratica, entrò a far parte dell'Ordine degli Umiliati.

La sua produzione è in latino ed in volgare, con l'uso più frequente di quartine monorime in versi alessandrini. Delle opere in volgare ha maggior pregio il Libro delle tre scritture, terminato prima del 1274: in più di duemila versi narra le pene dell'inferno (scrittura nigra), le sofferenze per redimersi (scrittura rossa), il gaudio celeste (scrittura dorata). Non fa cenno del purgatorio : tace, non negr; e ciò non può farlo ritenere un eretico. Con questo poema, meritevole di studio, B. è uno dei primi precursori di Dante. Operetta degna di nota è Il Trattato dei mesi. Sono anche assai apprezzati alcuni componimenti didascalici Disputatio rouse cum viola, De quimpeginta curiolitatibus ad mensam, De elemosynis, ed un volgarizzamento dei Distichis de moribus di Catone. Narratore semplice e chiaro, si prefigge di raggiungere sempre uno scopo morale, non artistico.

Bibl.: Delle poesie bonvesiniane ampia raccolta è quella di I. Bekker, in Manatsberichte d. Akademie der Wissenschaften, Berlino 1850-51. - Per la vita: V. G. Tiraboschi, Vetera Humiliatorum mommento, I. Milano 1766, p. 297; C. Salvioni, Briciole bonvesiniane, in Miscellanea di studi critici edita in nome di A. Graf, Bergamo 1903, p. 391; G. Bertoni, Il Duecento, Milano 1930, pp. 277-81; C. Guerrieri-Crovati. La lirica nella cultura italiana, Firenze 1934, pp. 117-28; M. Apollonio, Uomini e forme nella cultura italiana delle origini, 2² ed., ivi 1943, pp. 129 - 63 .

Dante Francazi
BONVIGINO, Alessandro: v. MORETTO (II.).
BONVISI, Giovanni, beato. - Francescano, n. a Lucca ai primordi del sec. xv. Sin da fanciullo mostrò inclinazione alla vita ritirata e penitente. Recatosi in Spagna per ragioni di commercio, entrò tra i Minori, passando poi in Italia, tra gli Osservanti della provincia di Firenze. Fu insigne nella obbedienza, povertà e spirito di penitenza. Maestro dei novizi e guardiano, fu terribilmente provato da tentazioni demoniache. Dotato da Dio di visioni ed estasi operò miracoli «dei quali alcuni» scrive l'autore della Franceschina «ne vidi io con li miei occhi». Morì nel 1472, nel convento di S. Maria degli Angeli presso Assisi. Figura nel Martirologio francescano al 14 maggio.

Marco da Lisbona nelle sue Croniche riporta un discorso del B. sull'umiltà (cap. 39), nel quale è detto che «il conoscere la propria miseria è la più giovevole scienza che possiamo in questa vita acquistare». Inoltre un suo discorso sull'amor di Dio e del prossimo (cap. 40), uno sull'astinenza (cap. 42) e uno sull'obbedienza (cap. 43), che certamente riflettono il pensiero e la dottrina del beato.

Bibl.: F. Tresatti da Lugnano: Vita et costumi del b. G. B. da Lucca, Lione 16 ro (il manoscritto si conserva nell'archivio di Stato, Lucca, archivio Bonvisi. N. 68); Marco da Lisbona, Croniche dei Prati Minori, Venezia 1591, parte 3^{°}, V. cap. 2, \ \ 38-43, pp. 172 mathrm{8}-176 mathrm{8}.

Umile Bonzi da Genova
BOOK OF COMMON PRAYER ( Libro della preghiera comune»). - Dopo la Bibbia è questo l'utico libro ufficiale della Chiesa anglicana o d'Inghilterra. In esso si trovano: il divozionario ufficiale (orazioni della mattina e della sera); il calendario (la distribuzione ecclesiastica dell'anno con i brani della S. Scrittura che si devono leggere nelle principali feste e nelle singole domeniche dell'anno); il rituale (cerimonie e riti nell'amministrazione dei due Sacramenti ammessi dagli anglicani, e alcune altre); il breviario (i Salmi che si devono leggere ogni giorno del mese); il messale (le orazioni da recitarsi nella celebrazione della cena del Signore, in tutte le domeniche e feste principali dell'anno); il pontificale (la consacrazione dei diaconi, dei presbiteri e dei vescovi). Gli «arti-
coli di religione "che si trovano alla fine del B. of C. P. sono un'aggiunta posteriore.

Il primo B. of C. P., sotto il titolo di La Cena del Signore e la S. Cominione comunemente detta Messa fu compilato al principio del regno di Edoardo VI (1547). Si raccolsero in esso molte formule degli antichi libri liturgici cattolici in uso nell'Inghilterra, e vi si aggiunsero elementi tratti dalla consultatio dell'arcivescovo Ermanno di Colonia, fatto sotto l'influsso di Bueero e di Melantone. Si troverano anche le injunctions o alcuni decreti del re Edoardo VI, tra cui uno che faceva obbligo ai ministri della Chiesa di predicare quattro volte all'anno contro la giurisdizione del Sommo Pontefice. Il libro fu stampato nel 1549 ma restò in uso tre soli anni. Nel 1552, sotto lo stesso re, si credette necessario di correggere alcuni punti, aggiungervene altri, spiegarne alcuni troppo oscuri, e si tolse dal titolo primitivo l'ultima parte, cioè le parole «comunemente detta Messa». Nelle sue linee fondamentali, questo libro è, sostanzialmente, quello giunto fino ai giorni nostri.

Soppresso durante il regno di Maria Tudor (15531558), fu ristabilito al principio del regno di Elisabetta nel 1559, ma con l'emissione della famosa «rubrica nera», cioè la rubrica stampata in nero alla fine della liturgia della Comunione, nella quale si stabiliva che si doveva ricevere in ginocchio il pane e il vino consacrato, con la spiegazione che questo non significava assolutamente alcun atto di adorazione.

La revisione del 1604, benché abbia introdotto alcune mutazioni, non cambiò sostanzialmente quella del 1552, e fu piuttosto una reazione dell'anglicanesimo, e soprattutto del re Giacomo I (1603-25), contro la tendenza puritano-calvinista. Fu respinta la richiesta di incorporare gli «articoli di Lambeth» nel B. of C. P., perché erano apertamente calvinisti.

Più importante fu la revisione del 1662, fatta dopo il ristabilimento della monarchia e della Chiesa anglicana nell'Inghilterra. Di nuovo gli anglicani reagirono contro i puritano-calvinisti. Alcune modificazioni furono importanti; ne vanno accennate due: l'inserzione di nuovo della «rubrica nera», ed il cambiamento sostanziale della formola della consacrazione dei vescovi. Nella formola eduardina (1552) si diceva: «Ricevi lo Spirito Santo e ricordati di eccitare la grazia di Dio che è in te per l'imposizione delle mani, perché Dio non ci ha dato lo spirito di timore ma di potere, di amore e di moderazione" nella quale niente assolutamente si trova che indichi l'ufficio episcopale. Nella nuova, approvata nell'anno 1662, si dice: «Ricevi lo Spirito Santo per l'ufficio e lavoro di vescovo nella Chiesa di Dio, adesso a te conferito per l'imposizione delle nostre mani, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Molto appropriatamente faceva notare Leone XIII nella bolla Apostolicae Curae ( 15 sett. 1896) : «Sadem adiectio, si forte quidem legitimam significationem apponere posset, serius est introducta; elapso iam saeculo post receptum Ordinale eduardianum, quum propterea, hierarchia extincta, potestas ordinandi iam nulla esset».

Le diverse correnti e le divisioni manifestatesi nella Chiesa anglicana durante il sec. xix introdussero tali differenze nella esecuzione pratica della liturgia, che la competente autorità ecclesiastica dopo il 1906 decise una revisione del B. of C. P. Soltanto nel 1927 fu pronto il cosiddetto Deposited Book, che apportava alcune modificazioni o aggiunte all'edizione del 1662; fu approvato dalla maggioranza di una commissione ecclesiastica anglicana, ed anche dalla Ca-

## Page 1090

mera dei Lords ( 14 dic. 1927), ma fu respinto in modo clamoroso alla Camera dei Comuni ( 15 dic. 1927, con 238 voti contro 205). Proposto di nuovo alla stessa Camera con alcune varianti e spiegazioni fu di nuovo respinto ( 14 -15 giugno 1928, con 266 contro 222). L'osservimento della Chiesa anglicana anche in materia puramente ecclesiastica, non già al re ma ad una assemblea laica, alla quale partecipano molti individui non anglicani, non poteva dimostrarsi con maggiore chiarezza. In alcune edizioni moderne, i cambiamenti proposti, benché siano stati respinti, pure sono stati pubblicati e vengono notati o con qualche segno, se sono brevi, o addirittura proposti dopo l'antica forma con il titolo di «Alternative order of the Communion... of Public Baptism» ecc. In queste formule alternative i ministri anglicani sono liberi di usare l'antico B. of C. P. del 1662 o il nuovo. Tra le aggiunte e cambiamenti notiamo l'introduzione nel calendario di alcune feste nuove, ad es., s. Francesco di Assisi e s. Bernardo; la celebrazione commemorativa dei morti il 2 nov.; l'epiclesi preposta alla consacrazione, nuove rubriche sui vestimenti sacri, la facoltà di conservare, con permesso del vescovo, il pane e il vino consacrato per portarli agli ammalati, senza però essere oggetto di altre cerimonie, ecc.

Bibl.: E. Danierl, The P. B. its history, language and contents, Londra 1878; C. Nell e J. M. Willoughby, The Tutorial P. B., ivi 1913; National Assembly of the Church of England, Book referen