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vare, con permesso del vescovo, il pane e il vino consacrato per portarli agli ammalati, senza però essere oggetto di altre cerimonie, ecc.

Bibl.: E. Danierl, The P. B. its history, language and contents, Londra 1878; C. Nell e J. M. Willoughby, The Tutorial P. B., ivi 1913; National Assembly of the Church of England, Book referend to the P. B. measure, ivi 1927; The B. of C. P. with the additions and deviations proposed in 1918, ivi (ed. ingl.) 1928; The departed P. B. by a group of priests, ivi 1928; W. Joynson-Hicks, The P. B. crisis, ivi 1928; The B. of C. P., Nuova York 1929 (ed. americana); C. Algermissen, La Chiesa e le Chiese, Brescia 1942, pp. 619-21. Camillo Crivelli

BOOTH, William. - Riformatore sociale e fondatore della sètta protestante "Esercito della Salvezza" n. a Nottingham il 10 apr. 1829, m. cieco a Londra il 20 ag. 1912. Figlio di famiglia povera, fin dai 13 anni dovette lavorare per vivere. A 15 anni subì un primo impulso verso la conversione e si sentì attratto verso il movimento revivalista. Nel 1849 passò a Londra, dove lavorò nelle grandi of ficine, riportandone una profonda impressione. In questo periodo conobbe Caterina Mumford, sua futura consorte e collaboratrice. Nel 1852 imparti un corso ambulante di predicazione quale seguace della Methodist New Connesion. Intanto le sue convinzioni religiose si allontanavano dal credo metodista e prendevano un indirizzo nuovo e personalistico, specialmente nei riguardi d'un certo movimento di redenzione sociale, che egli andava elaborando a favore delle classi più umili e disgraziate dei sobborghi londinesi. Per impulso della moglie fondò a Whitechapel, quartiere dei miserabili, una missione cristiana, che costituirà la prima cellula della futura organizzazione mondiale denominata Salvation army (v. esercita della salvezza), da lui ideata allo scopo di attrarre con mezzi e sistemi nuovi, non escluse certe forme coreografiche di propaganda, gli operai, i derelitti e i rifiuti della società al cristianesimo, ridonando loro il senso della vita e la speranza nella riabilitazione morale e sociale. Dopo aver dotato la nuova associazione di norme e di statuti, egli la modellò nel 1878 sul tipo di una gerarchia militare composta di gregari e di ufficiali, di cui egli stesso si proclamò «generale».

Agli inizi le sue manifestazioni, ritenute stravaganti e perturbatrici della pace, non furono prese sul serio; l'opinione pubblica gli fu ostile, e alcuni suoi aderenti furono multati e imprigionati. Tuttavia egli riusci a dare sempre maggiore impulso alla sua opera. I risultati conseguiti in
mezzo alle classi proletarie, oltre ad attirargli l'ammirazione dei discredati, si imposero all'attenzione anche de1 più scettici e gli meritarono la stima di varie personalità del mondo politico, che vollero conoscerlo e affiancarne l'azione.

Nel 1890 perdette la moglie che l'aveva sempre assistito e seguito come "generalessa" per insinuarsi negli strati femminili, ed egli risentì moltissimo della sua mancanza. Nello stesso anno pubblicò, in collaborazione con il giornalista W. T. Stead, il volume: In Darkest England, and the Way Out, nel quale, dopo aver messo in luce le tragiche condizioni delle classi lavoratrici inglesi, sfruttate dai capitalisti ed estranee ad ogni forma di assistenza economica e religiosa, proponeva di rimediare alle immense pioghe del pauperismo, mediante un piano di riforme: la grande fortuna del libro (ca. 10 milioni di lire per 200.000 copie in poche settimane), il favore dello stesso re Edoardo VII che, nel 1902, fu invito personalmente alla cerimonia dell'incoronazione, le simpatie che man mano si era andato conquistando in seno alla ricca società londinese, gli procurarono un vistoso patrimonio che gli permise di attuare, in breve tempo, gran parte del suo programma e di estendere il nuovo ordine militare in ogni continente, dimostrandosi un infaticabile organizzatore e un efficace oratore.

Il figlio primogenito William Bramwell, n. ad Halifax (Yorskshire) nel 1856, successe al padre nel generalato dell'associazione. Già ufficiale dell'«Esercito" nel 1874 , fu preposto, nel 1880 , ai lavori di organizzazione e si distinse nella lotta contro la «tratta delle bianche», svelando all'opinione pubblica le subdole arti con le quali venivano reclutate le vittime, e con la sua agitazione riusci a far approvare, nel 1885 , un emendamento al codice penale. Ebbe come valente collaboratrice la moglie Florence, ufficialessa dell'esercito. Però nel 1929, giudicato inesperto e inadatto per la carica che ricopriva, fu dimesso dal consiglio dell'ordine e sostituito con Edward J. Higgins. Ritiratosi questi nel 1934, il grado di generale venne assunto da Evangelina Booth, quartogenita del fondatore, la quale rimase in carica fino al 1^{°} nov. 1939, essendo da quell'epoca subentrato l'australiano George Carpenter.

Bibl.: Handbook of Salvation Army doctrine, Nuova York 1923; I. Giordani, I protestanti alla conquista dell'Italia, Milano 1931; Anon., An outline of Salvation Army history, Londra 1932; H. Redwood, God in the Slums, ivi 1932. Mario Bevilacqua

BOOZ (ebr. Bō'az). - 1. - Antenato di David e del Messia. Possedeva a Betlemme il campo in cui la vedova Ruth (v.) per sostentare sé e la suocera Noemi si recava a spigolare; ammirato della pietà della donna verso la suocera, ebbe per lei attenzioni particolari (Ruth 2). Quando poi furono conosciuti i rapporti di parentela tra le due famiglie, B. sposò Ruth e dalla loro unione nacque Obed, avo di David (Mt. I, 5), probabilmente non in linea immediata. Il matrimonio fu disposto in base alla legge del levirato (v.), di cui rappresenta però un interessante caso particolare, perché B. era gô él non del marito, ma del defunto suocero di Ruth, dal quale forse era venuto a B. il dovere (cf. Gen. 38, 13) di sposare la nuora. Il neonato, tuttavia, fu legalmente figlio di Noemi (Ruth 4, 10-17). 2. - Nome (nella Volgata) della colonna sinistra del pronao del tempio salomonico, ebr. bē'az, forse per bē'ōz «in forza», riferito al tempio (I Reg. 7, 21; II Par. 3, 17). Giovanni Rinaldi

BOPPERT, KONRAD. - Scrittore ascetico, n. a Costanza il ro febbr. 1750, m. a St. Paul in Carintia il 31 luglio 1811. Monaco benedettino a St. Blasien nella Foresta Nera, emise i voti nel 1773 e fu ordinato sacerdote nel 1775. Ebbe vari uffici nel monastero, ove si distinse per spiccate doti musicali; resse la

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parrocchia di lbach dal 1799 al 1803 e, dopo la soppressione di St. Blasien, si ritirò a St. Paul in Carintia.

Il suo nome è legato ad un'opera, che gli costò 18 anni di assiduo lavoro: Scutum fidei ad nms quotidianos sacerdotem ( 5 voll., St. Blasien 1806); fu ristampato in 12 voll. da Herder a Friburgo in Br. (1853-55) e da Dura a Napoli (1856), poi tradotto in francese e tedesco. E un breviarum eucharisticum, che offre quotidiane meditazioni e preghiere per prima e dopo la Messa, tratte in gran parte dai Padri, dai concili, dai teologi scolastici (ca. 2 mila citazioni). La vasta compilazione, pur nelle sue manchevolezze storicocritiche, permeata com'è di sincera pietà, costituisce un solido cibo ancora oggi utile alle anime sacerdotali.

BibL.: Anun., Scriptores O. S. B., qui 1530-80 fuerunt in Imperio Austriaco-Hungarico. Vienna 1881, pp. 26-27; P. Volk, s. v. in DSp. I, coll. 1870-71: id., s. v. in DHG. IX, col. 1169.

Antonio Pialanti
BORA, Caterina von. - N. da famiglia nobile ma decaduta a Klein-Laussig il 29 genn. 1499, a dieci anni fu messa con le Cistercensi del monastero di Nimbachen dove professò nel 1515 . Fu tra le dodici monache che alla predicazione delle nuove dottrine lasciarono il monastero dietro gli eccitamenti di Leonardo Koppe membro del Consiglio di Torgau, e con otto compagne si rifugio a Wittemberg il 7 apr. 1523. La B. fu accolta in casa del borgomastro F. Reichenbach mentre le sue compagne ebbero ricovero presso altre famiglie della città. Ella riunci con le sue arti ad entrare nelle buone grazie di Lutero che, rotto ogni indugio, la sera del 13 giugno 1525 , alla presenza di alcuni amici la sposò e il 27 celebrò la pubblica festa nuziale secondo gli usi del luogo. Il matrimonio di un frate con una religiosa professa fece chiasso e Lutero si trovò costretto a spiegare la sua improvvisa risoluzione. La B. fu una donna di casa accorta e diligente nonostante il suo orgoglio di casta; diede a Lutero fra il 1526 ed il 1534 sei figli : Giovanna, Elisabetta, m. a otto mesi, Maddalena, m. a 13 anni, Martino, Paolo e Margherita che non uscirono dalla più modesta mediocrità. Ridotta in strettezze dopo la morte di Lutero, la B. riparò a Torgau, dove morì il 20 dic. 1552.

BibL.: G. Hergenröther-P. Kirsch. Storia universale della Chiesa, VI, Firenze 1907, p. 67; H. Grisar, Lutero, la sua vita e le sue opere, Torino 1933, pp. 221 299.. 273 299. Pio Peschini

BORBA, Diego de. - N. nella città di Borba (Evora, Portogallo). Appartenne qualche tempo ai Francescani. Nell'anno 1538 si recò con il vescovo francescano Giovanni di Albuquerque a Goa, dove cominciò per mezzo di interpreti a predicare la fede ai pagani nei paesi vicini, e comprese l'utilità e la necessità di sacerdoti indiani.

Così, nel 1541 iniziò, come fondatore principale, il collegio di S. Paolo di Goa, affidato al Francescani, in cui dovevano essere ammessi ragazzi di tutto l'Oriente, dall'Africa orientale fino alle isole Molucche, ad esclusione dei Portoghesi. Nel 1542 venne a Goa s. Francesco Saverio, il quale, dopo qualche esitazione, accettò il collegio, che col tempo divenne la sede principale della Compagnia di Gesù nell'Oriente. B., grande amico del Saverio e di s. Ignazio, voleva farsi anche membro dell'Ordine, ma a ciò era di ostacolo la sua anteriore apparenenza ai Francescani. Morì il 26 genn. 1547 a Goa, spento dalla vecchiaia e compianto come "colonna dei buoni".

BibL.: G. Schurhammer e E. A. Vuerzuch, Ceylon zur Zeit des Königs Bhuvaneka Baha und Franz Xavere 1339-51..., I, Lipsia 1908, p. 146; II, p. 682; G. Schurhammer, Die zeitgenössischen Quellen zur Geschädste Portugiesisch-Asiens... zur Zeit des hl. Franz Xaver, ivi 1932, p. 506 (Mestre Diogo); Epistolae s. Fr. Xaverii, edd. G. Schurhammer e J. Wicki. II, Roma 1945, p. 615; Documenta Indica, ed. Wicki, I, ivi 1948, pp. 51 53 (lettera di B., pp. 828-29).

BORBONE, Carlo di. - N. verso il 1433 da Carlo I duca di Borbone, m. a Lione il 13 sett. 1488. Undicenne fu nominato nel 1444 arcivescovo di Lione dai canonici della Cattedrale, ma la sua nomina non fu convalidata che nel dic. 1446; non prese però il governo della diocesi che nel 1447. Fu creato cardinale nel dic. 1476 a richiesta di Luigi XI, al quale il B. rimase quasi sempre attaccato; da lui ebbe ricchi e numerosi benefici e fu costituito governatore di Parigi, dove si fece benvolere. A Lione fece costruire la facciata della Cattedrale.

BibL.: J. Garin, s. v. in DHG. X, coll. 113-15; L. H. Labande, Anigoon au XV e siècle. Légation de Charles de Bourbon et de Julien Della Rovere, Parigi 1920.

Pio Peschini
BORBONE - ANJOU - DUE SICILIE, Alfonso Maria Giuseppe Alberto. - Conte di Caserta, n. a Caserta il 28 marzo 1841 da re Ferdinando II e da Maria Teresa di Austria, m. a Cannes il 26 maggio 1934. Ufficiale d'artiglieria nell'esercito borbonico, prese parte alla ostinata e suprema difesa di Gaeta ( 6 nov. 1860 - 13 febbr. 1861), sino a quando, all'alba del 14 febbr., non si imbarcava col fratellastro re Francesco II sulla « Mouette», e lasciava la piazza ormai conquistata.

Sostenitore pertinace e caldo, spesso anzi avventato, di tutti gli inconsulti ed infelici tentativi volti, comunque, ad una impossibile restaurazione, dopo aver visto nell'estate del 1867 la regina madre Maria Teresa ed il piccolo principe di Caltagirone, ultimo figlio di Ferdinando II, morire di colera in Albano, validamente cooperava in quell'autunno fra le schiere pontifice alla lotta serrata contro i garibaldini irrompenti nel Lazio.

A Roma aveva sposato l'8 giugno 1868 Antonietta di Borbone-Due Sicilie ed a Roma faceva pronto ritorno ai primi del sett. 1870 con l'intenzione di combattere nuovamente in favore del governo pontificio. Gli avvenimenti del 20 sett. lo sorpresero col fratello conte di Bari a palazzo Farnese, che apparve ai nuovi venuti ostinatamente chiuso e protetto dai colori prussiani; ma il 23 seguente dovette partirseno per Civitavecchia e dall'Italia sotto scorta.

Successo il 15 genn. 1895, a Monaco di Baviera, al defunto Francesco II, mentre il partito legittimista napoletano, che continuò lungamente a vegetare, lo riconosceva Sua Silaestà Alfonso I delle Due Sicilie, ritiravasi a villa Maria Teresa in Cannes, dedicando i molti anni della restante sua vita all'educazione della numerosa figliolanza nonché ad opere inesigni di caritatevole e schiva pietà, per lasciar poi fama incondizionata di virtù non comuni e di cavalleresca nobiltà di carattere.

BibL.: E. Kanzler, Rapporto alla Santità di Nostro Signore papa Pio IX... sulla invasione dello Stato Pontificio nell'autunno 1867, Roma 1868, p. 6; L. R. De Cesare, Roma e lo Stato del papa, ecc.. ivi 1907: id., La fine di un regno, Città di Castello 1908; B. Croce, Storia del Regno di Napoli, Bari 1925; id., Gli ultimi borbonici, Napoli 1926, estratto da Atti delle R. Ate. di Scienze morali di Napoli, 50 (1927), pp. 1-23; P. Cala Ulloa, Un re in esilio. La corte di Francesco II a Roma dal 1861 al 1870, Bari 1918; Almanach de Gotha, 1934, pp. 36-38; Necrologio, in Osservatore Romano, 28-29 maggio 1934; C. Montù, Storia della artiglieria italiana. III, parte 2*, Roma 1937, pp. 917, 918, 930; C. M. De Vecchi, Le corte di Giovanni Lanza, VI, Torino 1938, pp. 44, 54; T. Battaglini, Il crollo militare del regno delle Due Sicilie, I, Modena 1939, pp. 33, 125, 129, 141, 171, 175, 183; II pp. 7, 25, 39, 52, 121, 177.

Paolo Dalla Torre
BORBONE - ANJOU - SPAGNA, Alfonso Carlo Ferdinando Giuseppe Giovanni Pio. Infante di Spagna, duca di S. Giacomo, cavaliere dell' Ordine di S. Uberto, n. a Londra il 12 sett. 1849 dal principe Giovanni (1822-87) e dal-

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l'arciduchessa Maria Beatrice d'Austria-Este (18241906), e m. a Vienna per-investimento automobilistico alla fine di sett. del 1936. Fu l'ultimo rappresentante del carlismo come nipote di don Carlos (1788-1855). Proposto nel 1861 a succedere allo zio Francesco V di Modena, che avrebbe dovuto cingere la corona imperiale del Messico, quasi ventenne, all'indomani di Mentana, il 6 giugno 1868 si offriva a Pio IX come semplice zuavo.

Il 20 sett. 1870, mentre Roma stava per essere investita, entrò con i suoi in linea guarnendo le mura Aureliane da Porta Pia al rientrante del Castro Pretorio, e riusciva quindi a ripiegare in piazza S. Pietro: l'indomani, dopo l'indimenticabile ultima benedizione di Pio IX all'esercito, sfilava a Poria S. Pancrazio, mentre i regi rendevano gli onori militari, per tornarsene in Austria, e sposare il 26 apr. 1871 l'infanta Maria de las Nieves, del ramo legittimo dei re del Portogallo, nel maniero bavarese di Heubach.

Accessoi, nel 1872, il triennale conflitto carlisto, si portò subito a servizio del pretendente fratello Carlos (1848-1909), Datosi dopo il 1876 a lunghi e rischiosi viaggi di esplorazione in terre selvagge e lontane, iniziava nel 1900, in seguito a clamorosa vertenza cavalleresca fra due ufficiali austriaci, quel vasto moto antiduellistico, che, attraverso una vera e propria Lega internazionale, tanta influenza ebbe sul declino del barbaro ed assurdo costume specialmente fra i militari e gli aristocratici.

La guerra mondiale lo colse nel 1914 in Austria, ove, anche per essere zio e a suo tempo tutore della futura imperatrice Zita, ebbe modo di parteciparvi con grandi opere caritative, che culminarono nell'adattamento ad ospedale per feriti della signorile dimora di Ebenzweier presso Altmünster. Profondamente amante dell'Italia, la cui lingua parlava correntemente ed a cui tanti ricordi d'infanzia e di gioventù lo legarono, A. di B., rientrava per l'ultima volta nella Penisola, ospite della villa borbonica delle Pianore presso Viareggio, per assistere ai funerali del nipote don Jaime (m. il 2 ott. 1931) pretendente carlista, ed assumerne i diritti di famiglia anche nei confronti degli Orléans e la successione legittimistica alla corona di Spagna, nonché ricevervi, come re, atto di sudditanza da parte dei rappresentanti del carlismo, prima che, morendo egli senza eredi, si concludesse la secolare vertenza con il ramo di Isabella, allora rappresentato da Alfonso XIII.

Bist.: A. Vigevano, La fine dell'esercito pontificio, Roma 1920, pp. 304-307, 490, 568-69, 574, 577, 609, 613; Almanach de Gotha, 1934, pp. 35, 36; F. Crispolti, L'ultimo principe carlista. Ricordi personali, in Nuova Antologia, 1937, V, pp. 365-76.

Paolo Dalla Torre
BORBORIANI (Borborti). - Gnostici antinomisti; Epifanio fu il primo a chiamarli con tale nome, ma probabilmente esistevano anche prima (cf. Clemente Aless., Strom., II, 20, e III, 4: PG 8, 1061, 1132-33). Secondo s. Epifanio (Haereses, XXVI, 3: PG 41, 336), che li conobbe in Egitto, prendono il nome da β δ ρ β α ρ ° ς (fango). Filastrio (Haereses, LXXIII: PL 12, 1186) crede che realmente si imbrattassero di fango. Più giustamente s. Agostino (Haereses, VI : PL 52, 26), interpreta il nome in senso metaforico. Infatti professavano dottrine e praticavano riti d'un'immoralità rivoltante. Se non si identificavano, certo poco differivano da altri gnostici del tempo, quali i coddiani, i naasseni, gli stratioti, i fibioniti, ecc. Interpretavano la S. Scrittura arbitrariamente e per di più accettavano il Vangelo di Eva, L'Apocalisse di Adamo, il Vangelo di Filippo ed altri apocrifi.

Esistevano ancora nel sec. v, tanto che furono condannati insieme ad altri eretici con legge imperiale del 428 (cf. Cod. Theod., XVI, v, 65).

Bist.: G. Barcille, s. v. in DThC, II, 1, coll. 1032-33; G. Boriti, s. v. in DIIC, IX coll. 1178-79. Irenco Daniele

BORDEAUX, arcidocesi di. - Città della Francia sud-occidentale, sorge sulle due rive della Garonna, presso l'inizio del grande cstuario della Gironda, a 95 km . dall'Atlantico. E grande emporio commerciale, specie per i suoi famosi vini, ma è anche un porto di principale importanza per il traffico con le colonie. Ha 260.000 ab. I confini dell'arcidiocesi, delimitati dalla bolla di Pio VII del 3 dic. 1801, corrispondono a quelli del dipartimento della Gironda (il più vasto dei dipartimenti francesi). Ha una superficie di kmq. 97.403 , una popolazione di 858.58 mathrm{r} mathrm{ab}., di cui 830.000 cattolici. Comprende 514 parrocchie, dispone di 546 sacerdoti secolari e 150 regolari (1949).

L'arcivescovo porta anche, per decreto della S. Congregazione conelctoriale del 20 nov. 1937, dal 1937, il titolo di vescovo di Bazas, diocesi soppressa con il concordato. Le diocesi suffraganee sono : Agen, Poitiers, La Rochelle, Angoulême, Périgueux e Luçon. Patrono della diocesi : s. Andrea apostolo.

Prima della conquista romana, l'antica Bardiogola, nome che è tuttora un enigma, cra solo la capitale di un gruppo celtico, quello dei Bituriges Vivisci ricordati da Strabene e da Plinio. I Romani, apprezzandone la posizione geografica all'incrocio di tre grandi vie naturali, ne fecero un emporio che prosperò rapidamente. Distrutta dai barbari nel 276, B. fu più tardi cinta di possenti mura, e al riparo delle sue fortificazioni acquistò, in breve, una grande rinomanza per le sue scuole e per i suoi retori. Ivi nacquero, nel iv sec., il poeta Ausonio e il celebre vescovo di Nola, s. Prolino.

Non si sa da chi ed in quale epoca il cristianesimo vi sia stato diffuso. Il vescovo più antico che si conosca è Orientalis, che prese parte, nel 314, al Concilio di Arles, e fu probabilmente il primo vescovo di B. Tra i suoi successori la storia ricorda i nomi di Delfino (380-404), Amando (404-10), Severino (410) ed altri fino a Leonzio I (520), il cui epitaffio fu composto da Fortunato, e Leonzio II (542-64), di vecchia stirpe gallo-romana, molto noto quale costruttore di chiese. A lui sarebbe dovuta l'organizzazione della vita parrocchiale nella città di B. e nel sobborgo di St-Seurin. La lista episcopale ha numerose lacune e diventa regolare solo dopo il 1000 . Numerosi concili attestano l'importanza di questa arcidiocesi. Nel 384 il vescovo di Avila e parecchi suoi seguaci furono citati a comparire a B. dinanzi a un concilio presieduto da Delfino, e furono in esso dichiarati eretici e manichei. Nel 1075 un nuovo concilio condannò l'errore di Berengario sulla presenza di Cristo nell'Eucaristia. Nel 1624, un concilio presieduto dal card. arcivescovo Francesco de Sourdis, trattò la questione della disciplina e dei costumi del clero ed emanò regolamenti nettamente ispirati dalla dottrina di s. Carlo Borromen.

La regione di B., che nel v sec. aveva subito la persecuzione di Eurico, re dei Visigoti, sopportò, nel sec. viII e nel Ix, le devastazioni dei Saraceni e dei Normanni. Nell'xi sec., finalmente, con la pace giunse anche la prosperità, che neppure le dominazioni straniere poterono interrompere. I sovrani inglesi fecero di B. la loro capitale sul suolo francese fino alla conquista dei Valois nel 1451. Nel 1099, di ritorno dal Concilio di Clermont, il papa Urbano II consacrò la bella cattedrale di S. Andrea. L'elevazione al pontificato di uno dei suoi arcivescovi, Bertrando di Got,

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eletto in Perugia il 5 giugno 1305 con il nome di Clemente V, permise di risolvere la controversia tra gli arcivescovi di B. e di Bourges sul diritto primaziale di Aquitania : esso venne diviso tra i due seggi come al tempo di Diocleziano, quando in Aquitania furono stabilite due province. Nel 1441, per intervento dell'arcivescovo Pcy Berland, il papa Eugenio IV fondò l'Università di B., il cui primo cancelliere fu l'arcivescovo stesso.

Si deve senza dubbio all'opera svolta dagli arcivescovi se la diocesi rimase fedelmente sotto l'obbedienza di Roma durante il grande sistema d'Occidente. Uno di essi, il card. Francesco Hugocioni ( 1389 -1412), svolse notevole attività nel Concilio di Pisa (1409-10) e contribuì efficacemente all'elezione di Alessandro V. Il card. Francesco d'Escoubleau de Sourdis (15991628) si adoperò molto per la riforma ed introdusse a questo scopo nella diocesi numerosi Ordini religiosi : i Cappuccini nel 1601, i Minimi nel 1608, i Certosini nel 1609, i Carmelitani scalzi nel 1616. Approvò inoltre la formazione delle Carmelitane di S. Giuseppe e dell'Assunzione (160r e 1608), delle Figlie di Nostra Signora e delle Orsoline (1606). Nel 1615 benedisse le nozze tra Luigi XIII e Anna d'Austria nella cattedrale di S. Andrea, dove erano già state celebrate, nel 1137, quelle di re Luigi VII con Eleonora d'Aquitania. L'arcivescovo Champion da Cicé (1791-1802) si ritirò durante la Rivoluzione Francese a Londra, e fu poi trasferito all'arciveseovato di Aix. Come altrove, anche a B. in questo periodo furono seminate rovine, chiusi conventi e chiese, incarcerati sacerdoti, monaci e religiose: 54 sacerdoti furono condannati a morte, 12 alla detenzione. Il concordato napoleonico svolse opera di pacificazione. Tra gli arcivescovi più recenti, ricordiamo il card. Luigi Lefebvre de Cheverus (1826-36) ed il card. Augusto Donnet (18371882) che hanno lasciato tracce indelebili della loro saggia amministrazione.

L'abbazia benedettina di Ste-Croix, ove morì s. Mommolino, abate di Fleury-sur-Loire (viI sec.), è forse la più antica delle diocesi; ne fiorirono molte altre, tra le quali quelle di St-Vincent-de-Bourg (verso il sec.ix), di St-Pierre-de-Verteuil, di cui rimane la bella chiesa romanica, di St-Pierre-de-l'Isle (un poco più tardi), di La-Sauve-Majeure, di cui ci sono stati conservati due importanti Cartulari, l'abbazia cattercense di Notre-Dame de Boulieu (1141) e l'abbazia premonstratense di Plainsseive (sec. 2it).

BibL.: Gallia Christiana, II, coll. 781-858; Instrumenta, coll. 261-326; C. Jullian, Inscriptions romaines et chrétiennes de B., 2 voll., Bordeaux 1887-90, e Histoire de B. des origines jusqu'en 1895 , vi 1895 (l'autore, la cui opera è notevole per l'abbondanza della documentazione e la precisione, ha rinnovato la storia della Gallia Aquitana); L. Duchesne, Pastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, Parigi 1910, pp. 59-62; H. Leclercq, s. v. in DACL. II, coll. 1027-84; P. Courteault, B. à travers les siècles, Bordeaux 1909; A. Brutsils, Les vieilles églises de la Gironde, ivi 1912 (levoro perfettamente informato, ricco di senso critico); E. C. Lodge, The Estates of the Archbishop and Chapter of St-André of B., under English rule, Oxford 1912; J. R. Biron, Précis d'histoire relig. des anciens diocèes de B. et de Bassa, Bordeaux 1925; G. Lairette, s. v. in DHG, IX, coll. 1182-99; J. R. Biron, Bassa, ibid., VII, coll. 63-71. Antonio Soirat

Arte. - Testimoni dell'epoca romana sono i resti di un antifiteatro, e numerosi marmi oggi nel museo Lapidario della città. All'epoca romanica risalgono, con importanti parti delle loro costruzioni, le chiese di StSeurin, e di Ste-Croix. In St-Seurin (Severine) sono tuttora romaniche la cripta e la facciata, del sec. xi; la costruzione venne continuata nei secc. xir-xiir (in parte con influssi anche inglesi, non rari, per ragioni storiche, nella città), Ste-Croix risale, come si presenta oggi, si sec. xi con sculture romaniche sulla facciata; fu continuata in stile gotico nel sec. xili. Anche la Cattedrale, dedicata a sant'Andrea, conserva qualche parte del sec. xit
mentre il suo nucleo essenziale, la navata, è di stile goticomeridionale del sec. xili. Vi si lavorò anche in epoca più tarda, specialmente al tempo di papa Clemente V (Bertrando di Got), oriundo da B., nei primi del ' 300 . Famoso come monumento caratteristico dello stile tardogotico (style flamboyant) è il campanile «Pey-Berland», vicino a St-André, e l'altro (del '400) presso la chiesa di St-Michel; St-Michel stessa ( 300 -' 300 ) contiene ricche sculture ed è opera, con quella di St-Eloi, di puro stile tardogotico. Influssi avignonesi e borgognoni dimostra infine la cappella gotica di Notre-Dame-de-la Rose in St-Seurin. Chiese barocche, costruite più o meno sotto l'influsso italiano, sono quelle di St-Michel de Flessy, di Notre Dame (opera di Pierre Michel), di St-Paul e di St-Brun; in quest'ultima si conserva una Annunciazione opera di Pietro e Gian Lorenzo Bernini e un ritratto del card. De Sourdis dello stesso Gian Lorenzo. Decisivi per l'aspetto generale della città e delle sue piazze nel campo dell'architettura civile del '700, eccellono l'Hôtel de la Ville (architetti Etienne e Lodotte), la Prefettura (Victor Louis), il Grand Théâtre (dello stesso) e la Borsa (di J.-J. Gabriel). - Vedi Tav. CXI.

BibL.: G. Dehio e G. v. Bezold, Die Kirchliche Baukunst des Abendlandes, Stoccarda 1892-1901, passim; C. Enlart, Manuel d'archéologie française, architetture religieuse, I, Parigi 1902, p 56, passim; A. Michel, Histoire de l'Art, II, ivi 1906, pp. 31, 76, 892 sgg.; III, ivi 1907, pp. 13, 377; VI, ivi [1921], pp. 127 sgg., 238; Ch. Sounier, B., ivi 1909 (2r ed., ivi 1923); M. Reymond, Les sculptures de Bernini à B., in Revue de l'Art suc. et moderne, 33 (1914), pp. 45-60; P. Courteault, L'église de Notre-Dame de B., Bordeaux 1917; R. De Lasteyrie, L'architecture religieuse en France à l'époque gothique, 2 voll., Parigi 1916-27, passim; M. de Lapouyade, Essai d'histoire de falenceries de B., Mâcon 1926; R. De Lasteyrie, L'architecture vil. en France à l'époque romane, Parigi 1929, passim; P. Courteault, s. v. in Enc. Ital., VII, p. 458; L. Schürenberg, Die kirchliche Baukunst in Frankreich 22cischen 1270 und 1380, Berlino 1934, pp. 52 sgg.; 125 sgg.; E. de Perceval, Sculpture et mascarans de B., in Bull. archéologique du Comité des travaux historiques, 1938-40, pp. 613-30. Bernardo Degeohart

BORDES, Charles. - Musicista, n. a Vouvray-sur-Loire il 12 maggio 1863, m. a Tolone l'8 nov. 1909. Allievo di César Franck, fu maestro di cappella a StGervais a Parigi. Per incarico ministeriale studiò le canzoni popolari basche; in seguito al successo di alcune sue esecuzioni di musiche antiche, fondò l'Association des Chanteurs de St-Gervais (1892) e poi, insieme a Vincent d'Indy, la Schola cantorum (1894), che tanta importanza doveva assumere nell'educazione e nella cultura musicale francese. Redasse l'Anthologie des maitres religieux primitifs e la rivista Tribune de St-Gervais; scrisse Du sort de la musique religieuse en France (1906) e molta musica per orchestra.

BORDONE, Paris. - Piatore, n. a Treviso nel 1500, m. a Venezia nel 1571. Educato nella bottega di Tiziano, del grande maestro subì a lungo l'influsso, discostandosene poi per forme che derivano dal Moretto, dal Savoldo, dal Pordenone. Delle numerose sue opere restano, soprattutto mirabili, i ritratti (ad es., il Cavaliere attaccabrighe nella galleria Liechtenstein di Vienna), le sue tavole conservate in chiese venete e lombarde (p. es., la Sacra famiglia con s. Girolamo in S. Celso a Milano) e quadri di carattere profano; ma l'espressione sua più alta si ha nella Consegna dell'anello al Dage del 1535, nell'accademia di Belle Arti in Venezia, ove il naturale vigore coloristico del B. pare investa ed animi l'architettura e i personaggi. Certo il suo colore è superficiale, tanto che la forma spesso risulta poco sentita: ma, tra i minori, nell'epoca dei grandi coloristi veneti, il B. porta all'arte della sua terra uno schietto contributo, con un fascino morbido e armonioso tuttora vivo. Vedi Tav. CXII.

BibL.: A. Venturi, Storia dell'arte ital., IX, II, Milano 1928 (con bibl.); W. Arslan, Osservazioni su Nicolò dell' Abate, P. B., Fondasco, in Le Arti, 1 (1938, II, pp. 76-81. Marcello Dussio

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BOREEL, Adam. - Fondatore dei boreliti, n. a Duinbeke (Olanda), nel 1603, m. nel 1667. Nel suo ufficio di ministro protestante nella provincia di mathrm{Ze}- landa, a un certo momento si dimise dalla carica adducendo a spiegazione che s'era accorto che, con la morte degli Apostoli, la Chiesa cristiana era decaduta.

A riparare il danno, nel 1645 ca. egli fondò, ad Amsterdam, una sua setta senza chiese, Sacramenti e culto esteriore, la quale propugnava la sola Bibbia, l'austerità dei costumi e una filantropica generosità. Un'imitazione quacchera invero ma non - come taluno insinuò - intinta di socinianesimo. Tra l'altro, B. - esperto in ebraismo - ha lasciato l'opera normativa del suo gruppo Ad Legem et Testinominum. I suoi seguaci - i boreliti - oggi ancora costituiscono nel protestantesimo una sétta minore.

BibL.: H. G. Kleyn. in Realencyklop, für protest. Theol. und Kirche, III (1987), pp 325326; F. Lichterberger, s. v. in Euc. d. Sciences religieuses, II, p. 363 ; C. Crivelli, Piccolo dizionario delle sette protestanti, Roma 1945. p. 222.

Piero Chiminelli
BORGHESE.Troviamo questa famiglia a Siena dove i suoi membri compaiono nel sec. xili come giuristi, funzionari cittadini, oratori. Nel sec. xv Agostino ebbe missioni a Venezia e fu creato conte dal-
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l' imperatore Sigismondo col diritto diTportare un'aquila nello stemma di famiglia. I B. ebbero in seguito uffici a Roma, finché Mabcantonio per sottrarsi ai tumulti cittadini vi si trasferì stabilmente verso la metà del Cinquecento e vi fece venire nel 1554 la madre e la sorella. Acquistò grande credito sino a diventare decano degli avvocati concistoriali e ad essere il difensore del card. Morone, quando questi fu accusato dinanzi al tribunale dell'Inquisizione (m. nel 1574). Dal suo matrimonio con Flaminia Astalli nacquero cinque figli dei quali il terzo, Camillo, fu poi papa Paolo V, e due figlie, delle quali una entrò sposa in casa Caffarelli. Dei fratelli, Orazio morì giovane ancora; con Paolo V Francesco fu creato generale di S. Chiesa e sposò Ortensia Santacroce, Giovanni Battista divenne castellano di Castel S. Angelo e sposò Virginia Lante. Da questo matrimonio nacque Marco Antonio che sposò Camilla Orsini e divenne principe di Sulmona e grande di Spagna; fu questo il primo passo per entrare nella nobiltà principesca. Il loro figlio Paolo a sua volta sposò Olimpia Aldobrandini erede di Gian Giorgio e per questo entrò in casa B. il principato di Rossano in Calabria. Intanto Marco Antonio nel 1837 aveva comperato il feudo di Palombara; ed altri acquisti accrebbero in seguito lo splendore della famiglia che continuò senza larghi riflessi particolari nella vita pubblica del tempo. Sulla fine del sec. xvili un altro Marco Antonio sposò Marianna Salviati e per essa entrò in casa B. la sostanza Salviati. Loro figli furono: Camillo (m.
nel 1825) che sposò Paolina sorella di Napoleone Bonaparte dalla quale non ebbe figli, e Francesco che sposò Adele Maria de la Rochefoucault e che alla morte del fratello assunse il titolo di principe B. Quando questo morì nel 1839 volle che il primogenito Marco Antonio continuasse a portare il nome dei B., Camillo assumesse quello degli Aldobrandini e Scipione quello dei Salviati. Furono questi tre gentiluomini che contribuirono a tener vivo il decono dell'alta nobiltà romana attraverso le vicende del sec. xix con sincera dedizione alla causa papale.

Mabcantonio che era nato a Parigi il 23 febbr. 1814, vi aveva sposata Guendalina Talbot di Shrewsbury, donna di altissimo spirito e di grande carità, si trasferi a Roma per invito di Gregorio XVI e prese viva parte alla vita cittadina con la fondazione di scuole popolari, di asili d'infanzia, con il concorrere alla fondazione della Cassa di risparmio e favorire tentativi di bonifica. Attaccatissimo a Pio IX ed alle sue riforme, fu conservatore di Roma e deputato per Roma e Ronciglione; segui poi Pio IX a Gaeta; mentre a Roma i rivoluzionari si vendicavano col devastargli la celebre villa suburbana e danneggiargli edifici. Si dimostrò signore molto benefico e partecipò attivamente alla vita pubblica degli ultimi decenni dello Stato papale. Morì a Frascati il 6 ott. 1886.

Suo figlio Paolo n. a Roma nel 1845, promotore dopo il 1871 della partecipazione dei cattolici alla vita del Comune, fondò nel 1877 insieme col march. Baviera, C. L. Visconti e Paolo di Campello quella Unione romana che ebbe tanta parte nella vita pubblica di Roma sino al 1919.

Camillo Aldobrandini, n. a Firenze il 16 nov. 1816, fu colonnello nella Guardia civica e ministro delle armi nel gabinetto Antonelli nel 1848 e poi presidente della Commissione per l'esposizione universale di Londra del 1862 alla quale il governo pontificio partecipò; nel 1867 organizzò nel palazzo Aldobrandini a S. Agata dei Goti l'opera del Comitato di soccorso per i feriti; e dopo il 1870 dietro invito dell'Unione romana dei cattolici partecipò ai Consigli della provincia e del comune. Morì a Roma il 5 giugno 1902.

Scipione Salviati, n. a Parigi il 23 giugno 1823, sposò nel 1849 Arabella Fitz-James; ebbe gran parte dopo il 1870 nella «Società per gli interessi cattolici» e con la moglie fondò l'ospedale del Bambino Gesù per l'assistenza all'infanzia e vi diede continuo incremento. Oggi esso fa parte delle istituzioni caritatevoli pontifice. Morì a Roma nel luglio 1892.

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Bibl.: Pastor, XII, p. 32 sgg.; G. Moroni, Diz. di erudiz. storica eccles., VI, Venezia 1840, p. 37; P. E. Visconti, Città e famiglia dello Stato pontificio, III, Roma s. d., pp. 913-85; L. Vicchi, Villa B., ivi 1882; E. Bo, s. v. in Esc. Ital., VII, p. 468 sgg.; E. Soderini, Il principe M. A. B., in La Rassegna ital., 4 (1898), pp. 165-98; E. Michel, B. Marcantonio, in Diz. del Rivorg. Naz., II, p. 368; U. Boncompagni, Ricordi di mia madre Agnese B.Boncompagni Ludovisi, Roma 1921; E. Ovidi, Aldobrandini Camillo, in Diz. del Risorg. Naz., II, p. 40; P. Dalla Torre, L'anno di Mentana, Torino 1938, pp. 216-77. Paolo Dalla Torre

BORGHESE, Scipione. - Figlio di Ortensia B. sposa di Francesco Caffarelli, n. a Roma nel 1576 e m. il 2 ott. 1633. Appena eletto Papa, Paolo V lo fece membro della propria famiglia concedendogli il proprio cognome ed il proprio stemma, lo creò cardinale il 18 luglio 1605 del titolo di S. Grisogono e lo tenne al suo fianco con l'ufficio di cardinal nipote secondo l'uso del tempo. Il suo favore presso il Papa non fece che aumentare con gli anni : nel 1607 fu nominato legato di Avignone, nel 1608 arciprete del Laterano, prefetto della S. Congregazione del Concilio e abate commendatario di S. Gregorio al Celio, nel 1609 bibliotecario, nel 1610 penitenziere maggiore ed arcivescovo di Bologna; tenne però l'arcivescovato solo sino al 1612 quando fu nominato camerlengo di S. Chiesa e prefetto dei Brevi apostolici. Di pari passo andò l'accrescimento delle rendite, le quali raggiunsero cifre enormi, che gli permisero di proteggere arti, artisti e letterati e di acquistare i migliori possessi del Lazio. Presiedette la commissione per l'acquedotto dell'acqua Paola e a lui si deve la costruzione del palazzo sul Quirinale che ora porta il nome dei Rospigliosi e che fece ornare munificamente di opere d'arte, prima fra tutte la celebre Aurora di Guido Reni, e del palazzo che serve da casino alla celebre villa Borghese, dove raccolse quanto di meglio veniva radunato in pitture e sculture. Non costrui nuovi edifici religiosi ma si adoperò a restaurare ed abbellire quelli esistenti, come fece a S. Andrea al Celio, dove oltre alle pitture costrui per opera di G. B. Soria la bella scalinata e la facciata { }f principale. A lui si devono le facciate di S. Maria della Vittoria, di S. Grisogono, di S. Sebastiano fuori le mura.
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(da T. Amayden, Storia delle famiglie romane, Roma e d.) Borghese - Stemma della famiglia.
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(fol. Alinari)
Borghele. Scipione - Ritratto del card. Scipione; B., di G. L. Bernini - Roma, galleria Borghese.

Con la morte di Paolo V (1621) cessò per il cardinale quell'importanza che aveva nella vita pubblica di Roma. Nel 1629 divenne vescovo di Sabina. Fu sepolto nella cappella Borghese a S. Maria Maggiore e ne ricordano le sembianze due busti che il Bernini scolpì e che stanno nella galleria Borghese. Non fu uomo di governo, ma un amabile mecenate, prodigo di benevolenza e di promesse.

Bibl.: Pastor, XII, pp. 44 sgg., 629, 633 sgg. Elsa Gerlini
BORGHESA. - Secondo un significato largagamente generico, il termine b. designa la classe intermedia tra la classe detentrice della ricchezza, della cultura e del potere politico per motivi ereditari e la classe dei diseredati, viventi esclusivamente del lavoro manuale; classe che acquista una sua particolare configurazione e proprie tradizioni, durante un periodo piuttosto prolungato di sviluppo sociale. Il suo sorgere è un fenomeno solito a verificarsi presso tutti i popoli, la cui vita si svolge progressivamente verso la civiltà. Per limitarsi alla società romana, i piccoli proprietari della campagna, gli artigiani e i trafficanti, che durante l'età repubblicana riuscirono a migliorare le loro posizioni di partenza, si trasformarono col tempo in ciò che oggi si chiamerebbe b., formando un gruppo a parte (equites), dotato di ricchezza e di cultura e quindi di particolare influenza politica, conquistate di loro iniziativa, non derivate cioè semplicemente dal fatto di appartenere a un gruppo precostituito, come poteva accadere per la classe patrizia (gentes).

Nel suo significato specifico e storico, la b. è però un fenomeno squisitamente moderno, le cui origini risalgono agli ultimi secoli del medioevo, quando nelle società feudali dei diversi paesi d'Europa una terza classe s'inserì tra la classe dei feudatari terrieri e la classe dei servi, anch'essi, ma in modo diverso, legati alla terra con vincoli ereditari. Tale classe risultò composta prevalen-

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temente da coloro che, emancipandosi da una condizione più o meno servile ed elevandosi ad un certo grado di indipendenza giuridica ed economica, si diedero alle attività del commercio e dell'industria, che a quei tempi era ai suoi inizi, e si trasferirono nelle città, dove più intensi erano i rapporti della vita associata. La parola b. si riconnette quindi etimologicamente all'origine delle città medievali, sorre nei luoghi di traffico o costituite di piccoli nuclei abitati, successivamente ingranditi, e intorno ai castelli eretti a difesa (bargus), che, circondati di mura, divennero poi i centri urbani di nuova formazione, in aggiunta a quelli preesistenti. Di qui il nome di cives burgenses, in opposizione agli abitanti della campagna, rimasti sotto la tutela e l'autorità patronale, senza quella relativa autonomia concessa dal signore agli abitanti della città nei limiti dei privilegi accordati. I primi borghesi comprendevano, oltre i nuovi venuti, anche gli antichi, addetti al servizio locale del signore, laico od ecclesiastico, al quale restò talvolta e resterà ancora per secoli il potere politico. Insieme al fattore economico, contribuirono così ad alimentare e a rafforzare la nascente b. medievale gli uomini della cultura (filosofia) e del diritto, nonché gli uomini d'arme (milizie professionali) viventi intorno alla dimora del principe.

L'estensione e l'importanza del ceto borghese dell'ultimo medioevo sono facilmente visibili dalla letteratura del tempo (cf., p. es., il mondo storico della Commedia dantesca). Il sec. siv segna, infatti, quasi dovunque in Europa, il pieno rigoglio della b., con la differenza che nei paesi in cui è rimasta in piedi l'autorità sovrana, grazie al costituirsi degli Stati nazionali, essa ebbe un carattere e un'attività prevalentemente curiale; altrove invece, come in Italia all'epoca dei comuni e delle repubbliche marinare, dove ha potuto conquistare il potere politico e autogovernarsi, si dedicò piuttosto alla mercatura e all'attività bancaria, e si organizzò nelle corporazioni d'arti e mestieri, per giungere poi con l'andar del tempo ad assumere in ambedue i casi il compito di classe dirigente, assolto definitivamente dalla b. fino al periodo contemporaneo. In seno al ceto borghese, specialmente nel secondo caso, si determina inoltre la suddivisione tra alta e bassa b., la prima rappresentata dagli uomini di cultura più influenti e capaci nel governo della cosa pubblica (professionisti, maestri, medici, uomini di toga, ecc.), dai ricchi mercanti e banchieri, dagli artigiani professionalmente più abili e agiati, che assunsero spesso la figura di piccoli imprenditori; l'altra al contrario costituita dai dipendenti inferiori e dalla categoria degli operai.

Durante il periodo del Rinascimento e poi in seguito fino alla Rivoluzione del 1789 , la b. tiene ormai dappertutto nelle sue mani lo sviluppo della cultura e della ricchezza, sia mobiliare che immobiliare, e si affianca come terzo stato alle classi privilegiate della nobiltà e del clero, rimaste tali e ancora potenti grazie ai privilegi che si erano assicurati ed alle tradizioni che le rendevano rispettate, nonostante la tendenza autonomista e individualistica propria della nuova classe. Ciò fin quando, acquistata ormai maggiore coscienza della propria forza nei vari campi della vita sociale, il ceto borghese non soppresse ogni sua subordinazione ad altrui privilegio, rovesciando antiche costituzioni politiche e temperando con organi rappresentativi il potere sovrano, senza preoccuparsi nemmeno delle leggi ed ordinamenti ecclesiastici sanzionati da secoli. La maggiore diffusione di una cultura prettamente laica e le nuove concezioni intorno all'origine della società (illuminismo), e specialmente la rivoluzione industriale dei secc. xvili-xix portarono il ceto borghese al dominio assoluto della cultura e della ricchezza (capitalismo).

In quest'ultimo campo particolarmente la b. si rese grandemente benemerita per aver accelerato prodigiosamente il ritmo del progresso economico nei due secoli scorsi, mediante l'applicazione delle scienze sperimen-
tali e della tecnica ai metodi di lavorazione, l'introduzione sempre più estesa delle macchine e l'organizzazione scientifica del lavoro, grazie allo spirito d'iniziativa, al coraggio e alla tenacia con cui furono affrontate le alea dei nuovi processi produttivi. La concezione utilitaristica dell'economia, propria della b. ottocentesca, fu però di ostacolo a una giusta distribuzione della nuova ricchezza in favore delle classi lavoratrici, a cui non fu reso possibile il godimento di essa nella misura con la quale veniva prodotta, in conformità delle naturali esigenze e della dignità dell'uomo, dando origine al proletariato come fenomeno di massa. In quella concezione infatti il lavoro fu considerato come una "merce" al pari degli altri fattori produttivi, come tale rimunerato con bassi salari e sfruttato con l'eccessiva durata della giornata lavorativa e l'impiego della mano d'opera delle donne e dei bambini, finché le organizzazioni sindacali e le legislazioni sociali non acquistarono la loro efficacia attuale in difesa dei lavoratori, limitando la libertà delle classi produttrici nei rapporti di lavoro. Agli stessi motivi si deve attribuire, nello stesso periodo di ascesa della b., il sorgere e l'affermarsi delle concentrazioni industriali (monopoli privati, trusts, cartelli), che spesso esercitarono un'esosa tirannia sul mercato, sopprimendo la concorrenza tra i produttori ed imponendo il prezzo unilateralmente, senza riguardo delle necessità dei consumatori.

Il sec. xix segnò cosi l'apogeo della b., che si affermò sotto il nome di liberalismo, dominando in ogni settore della vita nazionale, anche in quello politico, nonostante l'instaurazione dei sistemi democratici fondati sul suffragio universale. Ma lo stesso trionfo conteneva allo stato latente i germi della decadenza della b., il cui declino si andò sempre più accentuando nel periodo contemporaneo. I medesimi motivi che aveano determinato il suo sorgere (coscienza di sé e della sua importanza sociale, e quindi aspirazione all'autonomia e alla conquista del potere) ne iniziarono la disgregazione, aprendo la via alle rivendicazioni delle masse lavoratrici, indigenti ed oppresse dal capitalismo, non più disposte a rimanere soggette alla classe borghese.

Il Manifesto dei comunisti di Marx e di Engels (1848) è il grido di raccolto dei proletari nella lotta contro la b., verso la quale si scaglieranno accanite e spietate la critica e le rivoluzioni del socialismo. Le accuse rivolte dagli scrittori socialisti alla b., ancora ricorrenti a distanza di un secolo, pur essendo le condizioni economiche delle due classi notevolmente mutate, si riducono a quella dello sfruttamento sistematico della classe lavoratrice, insito nella mentalità borghese, e quella dell'illimitata libertà individuale a danno degli interessi collettivi, alla quale si attribuiscono in particolare il ripetersi delle crisi periodiche e l'origine dei monopoli di carattere privata. Da allora la b., come classe dirigente, e con essa il liberalismo, di cui fu assertrice fino all'inverosimile, sono gravemente in crisi. In questa crisi, che dilagò con una vastità senza precedenti alla fine della prima guerra mondiale ed al presente è ben lontana dall'essere superata, è tutto il problema sociale dei nostri giorni. Poiché la b. ha saputo rivalutare e asserire indiscutibilmente, sebbene oltre i limiti ragionevoli, i diritti dell'individuo e la sovranità della legge, che quei diritti tutela nell'ordine costituito, ed in ciò è suo innegabile merito. Ma d'altra parte essa non ha saputo estendere il riconoscimento della dignità della persona umana fino agli strati inferiori della società, esponendoli alla libertà incontrollata dell'iniziativa e della tirannia dal più forte. Invano i regimi totalitari hanno creduto di risolvere il problema lasciato insoluto dalla b., assumendosi la difesa delle masse e instaurando lo Stato burocratico e accentratore di tutti i poteri: all'effettiva libertà di pochi, che sostituivano l'antica casta dirigente, è subentrata la soggezione di tutti all'autorità dello Stato, detenuta da una nuova casta di dirigenti (tecnici e burocrati), dominati a loro volta da uomini politici, a cui sia riuscito di impadronirsi più o meno legalmente del pubblico potere.

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La distinzione fatta più avanti tra alta e bassa borghesia deve essere tenuta presente anche nel periodo contemporaneo, in cui la prima, composta dai rappresentanti della grande proprietà industriale ed agricola e dell'alta finanza, tende a essere destituita dal suo compito direttivo nella vita politica ed economica. La seconda, che ha preso negli ultimi tempi il nome di ceto medio, contrariamente alle previsioni marxiste di una progressiva estensione del proletariato, è andata invece sempre più ampliandosi in seguito all'aumento generale della ricchezza e alla sua distribuzione secondo i principi di una migliore giustizia sociale. Questa borghesia è costituita da coloro che, elevandosi non di rado dai ceti inferiori nella società, hanno raggiunto un certo grado di cultura e di agiatezza nella libertà individuale (liberi professionisti e proprietari medi) oppure condizioni di relativa indipendenza (funzionari e impiegati della pubblica e privata amministrazione), e rappresenta il nucleo centrale e più stabile delle società moderne. Allena tanto da un esagerato conservatorismo, quanto dai violenti e precipitosi rivolgimenti dell'ordine stabilito, tale borghesia è perciò fattore di equilibrio e di costanza nell'evoluzione della vita sociale, nella quale pare sia destinata ad avere in futuro una funzione decisiva, essendo essa stessa una massa, ma di cittadini evoluti e coscienti, in cui si neutralizzano opportunamente le altre due tendenze estreme ed avverse e si preparano i dirigenti più idonei e disinteressati per il perseguimento del pubblico bene.

Bibl.: A. Thicrry, Essai sur la formation du Tiers Etat, Parigi 1864; W. Soenhart, Der moderne Kapitalismus, MonacoBerlino 1922; id., Der Bourgeois (trad. francese), Parigi 1926; B. Croce, Un equivoco concetto storico: la Borghesia e, in La Critica, 26 (1928), pp. 261-74; N. Quilici, Origine, svolgimento e insufficienza della borghesia italiana, Ferrara 1932; A. Fanfani, Origi