t, Der moderne Kapitalismus, MonacoBerlino 1922; id., Der Bourgeois (trad. francese), Parigi 1926; B. Croce, Un equivoco concetto storico: la Borghesia e, in La Critica, 26 (1928), pp. 261-74; N. Quilici, Origine, svolgimento e insufficienza della borghesia italiana, Ferrara 1932; A. Fanfani, Origini della spirito capitalistico in Italia, Milano 1933; G. De Rungero, Storia del Liberalismo Europeo, Bari 1945.
Alberto De Marco
BORGHI, Giuseppe. - Letterato e maestro di rettorica, n. a Bibbiena il 4 maggio 1790, m. a Roma il 30 maggio 1847. Sacerdote, fu, più tardi, sottobibliotecario alla Riccardiana di Firenze ed ivi appartenne al Circolo del Vieusseux.
Scrisse versi, commenti a Dante e al Petrarca, ed un'opera, non compiuta ed alquanto nuova, sulla Storia italiana dall'anno prima dell'era cristiana al 1840. Apprezzata, invece, fu la sua traduzione delle Odi di Pindaro, edita per invero nel 1824 e riveduta nel 1827 , e per la quale meritò il premio dell'Accademia della Crusca. Scrisse, inoltre, 24 Inni sacri, che celebrano la Trinità, le virtù e l'Eucarestia.
Bibl.: G. Fraccarali, Sulla traduzione di Pindaro di G. B., Palermo 1873; C. Caldarone, Il B. in Sicilia, ivi 1886; B. Croce, in Storia della storiografia italiana nel sec. XIX, I. Bari 1921, pp. 93-96; N. Vaccalluzzo, in Saggi e documenti di letter, e storia, Catania 1924, pp. 124-44; M. Cordovani, G. B., Arezzo 1925.
Dante Francazi
BORGHINI, Vincenzo Maria. - Monaco benedettino, filologo ed archeologo, n. a Firenze il 29 ott. 1513, m. il 18 ag. 1580 . Profondo studioso della pura lingua toscana, fece studi su Dante e sulla Divina Commedia. Cosimo I lo incaricò di presiedere la commissione che doveva conformare il Decameron alle leggi del Concilio di Trento. La biblioteca Nazionale di Firenze conserva, del B., un libretto in volgare, Dei conviti degli antichi, una raccolta di iscrizioni ed epigrafi latine, oltre ad un trattato latino di famiglie romane. Furono pubblicati postumi, in 2 voll., i suoi Discorsi sulle vicende e la cose di Firenze. Si dimostrò critico sagace e scrittore di pregio.
Bibl.: M. Barbi, Degli studi di V. B. sopra la storia e la lingua di Firenze, in Propugnatore, nuova serie, 2 (1889), pp. 5-71:
id., Della fortuna di Dante nel sec. XVI, Pisa 1900; A. Legrenzi, V. B., Udine 1910; G. Lesca, V. B. e il Decameron, in Minutllanza storica della Val d'Etia, 21 (1913), pp. 248-63; V. Branca, Linee d'una storia della critica del Decameron, in La Rassegna, 44 (1936), pp. 209-35.
Dante Francazi
BORGI, Giovanni, detto Tata. - Mastro muratore, custode di orfani. N. a Roma il 18 febbr. 1732, ivi m. il 28 giugno 1798. Piissimo e ardente di carità, nelle ore libere dal suo lavoro si recava a render servigi agli infermi dell'ospedale di S. Spirito. Una sera dell'ott. 1784, passando per la piazza del Pantheon scorse sul lastricato, a dormire, dei miseri fanciulli: commosso ne portò uno, privo di genitori e di tutto, nella sua stamberga a piano terreno del Vicolo dei Cartari, dove ben presto la famiglia degli orfani derelitti, da lui raccolti, crebbe di numero. Per provvedere agli aumentati bisogni si impose qualche ora in più di lavoro; e al lavoro, nelle botteghe del popolare rione della Chiesa Nuove, collocò i fanciulli, che lo chiamavano "Tata", babbo. L'istituzione cominciò a rasandarsi, quando mons. Di Pietro prese in affitto, per la comunità, un piano del palazzo Ruggia in Via Giulia, e papa Pio VI, successivamente, l'intero palazzo per il nascente ospizio, che dopo dieci anni contava 90 ricoverati. Nel febbr. 1798, occupata Roma dalle armate rivoluzionarie francesi, il palazzo Ruggia fu incamerato, e l'ospizio diffidato a sgombrare o pagare un fitto: ma Tata Giovanni non sopravvisse a questo colpo, e qualche mese dopo moriva improvvisamente di apoplessia.
Non venne però meno la sua caritatevole istituzione: essa, aiutata dai Papi, e successivamente al 1870 anche dal governo italiano, dopo varie vicende e mutamenti di sedi, trovò nel 1926 la sua definitiva sistemazione in fabbricato proprio al Viale Ardeatino fuori Porta S. Paolo, e con R. D. 21 marzo 1935 l'approvazione del suo statuto organico, con che ebbe ufficialmente il nome di Istituto della S.ma Assunta e il carattere di Istituto di istruzione professionale.
Bibl.: A. C. L. Morichini, Di G. B. mastro-muratore detto T. G. e del suo ospizio per gli orfani abbandonati, Roma 1830; S. Fazzini, L'ospizio di T. G., ivi 1932; C. G. Boyer, Piccola storia di T. G. narrata agli alumi, ivi 1941.
Rosario Guido Tentori
BORGIA (propriamente Borja). - Nobile famiglia di Xativa in Aragona, acquistò celebrità quando Alfonso divenne Pontefice col nome di Callisto III (v.) e s'affrettò a circondarsi di membri del suo casato. Primi fra essi furono Roderico il futuro Alessandro VI (v.) e Pedro Luys figli di Isabella sorella del Papa e di Jofré de B.; questo secondo fu subito costituito copitano generale della Chiesa e castellano di Castel S. Angelo verso il marzo 1456 e successivamente in quell'anno governatore di alcune città della Chiesa, poi il 19 ag. 1457 anche governatore del Patrimonio in Tuscia e prefetto di Roma. Fuggito da Roma alla morte dello zio ( 6 ag. 1458), morì a Civitavecchia il 26 sett.
Figlio di Caterina altra sorella di Callisto III e di Luys Mila o del Milan, Luys Juan fu vescovo di Segorbe e cardinale dei Santi Quattro il 20 febbr. 1456 insieme col cugino Roderico. Sorella di questo cardinale fu quella Adriana Mila che sposò Lodovico Orsini signore di Bassanello ed ebbe largo influsso nella corte di Alessandro VI.
Figli del card. Roderico furono: Pedro Luys per il quale il padre nel 1467, sempreò per 40.000 scudi il ducato di Gandla in Spagna; colà sposò Maria Enríquez; chiamato a Roma nel 1488 vi morì poco dopo (cf. P. Paschini, Il carteggio Barbo-Lorenzi, Città del Vaticano 1947, p. 133; Pastor, III, p. 268). Gino-
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LAMA, moglie di Gian Andrea Cesarini, m. nel 1483, sorella del precedente e di un altro Giovanni B. Lisabetta, moglie di Pietro Matuzzi cittadino romano, la quale mori nel 1541 (cf. U. Gnoli, Una figlia sconosciuta di Alessandro l'T, in Urbe, a [1557, n. 8], p. 8). Maggiore risalto nella storia ebbero i figli che il card. Roderico ebbe dalla romana Vennozza dei Cattanei con la quale ebbe relazione dal 1474. Primo fra essi fu Cezare (v.), secondo fu Giovanni, n. nel 1476-77, al quale il padre fece assegnare il ducato di Gandía ritornato dalla Spagna nell'ag. 1496 e creato gonfaloniere della Chiesa, partecipò ad un'infelice impresa contro gli Orsini e doveva avere il ducato di Benevento quando fu misteriosamente ucciso e gettato nel Tevere la notte del 14 giugno 1497. Terzo fu Gioffrè al quale Ferdinando re di Napoli nel 1494 assegnò il principato di Squillace e la contea di Cariati; l'anno seguente egli sposò Sancia figlia naturale di Alfonso duca di Calabria. La progenie di questi due continuò rispettivamente in e nel regno di.
Uitima fu Lucrezia (v.). Durante il pontificato Alessandro ebbe un figlio, GiovannI, l' infante ro-
mano, da una donna sconosciuta ( 1498 ), al quale egli il 1^{°} sett. cercò di creare una posizione, ma che finí oscuramente. Con le vicende storicamente accertate di questa tragica famiglia si confusero le accuse infamanti che la politica, lo spirito di parte, gli odi provocati dalle sue colpe accumularono ben presto sui suoi personaggi. Paolo III, che non le negò la sua gratitudine per i benefici che ne aveva ricevuti, volle darne nuova prova col conferire ad Enrico B., figlio del duca di Gandía, il 17 dic. 1539 il vescovato di Squillace e creandolo cardinale. Questi ebbe il cappello il 31 maggio 1540 , ma mori il 16 sett. a 22 anni. In tempi a noi più vicini il romanticismo si accanì nel creare tutta una letteratura truculenta di romanzi, drammi, liriche, con influssi persino nel melodramma, che nulla ha a che fare con la vera storia.
BibL.: Eubel, III, p. 27; P. Paschini, Roma nel Rinascimento, Bologna 1940, p. 320 sgg.
Pio Paschini
BORGIA - Stenuna della famiglia, nella vidta della sala detta * della vita della Madonna, nell'appartamento B. in Vaticano, su disegno del Pinturicchio (fine del sec. xv).

Uut. Anderson)
Borgia - Stenuna della famiglia, nella vidta della sala detta
della vita della Madonna, nell'appartamento B. in Vaticano, su disegno del Pinturicchio (fine del sec. xv).
diritto canonico all'Università di Pisa dove si trovava ancora il 12 sett. 1491 quando fu eletto, da Innocenzo VIII, vescovo di Pamplona. Il 31 ag. 1492 ricevette, dal padre, divenuto Papa con il nome di Alessandro VI, l'arcivescovato di Valenza, e il 21 sett. 1493 fu creato cardinale. Ma Cesare aspirava a ben altro: e quando il fratello Giovanni secondo duca di Gandía e capitano generale delle truppe papali fu assassinato la notte del 14 giugno 1497, e ne fu ritenuto poi colpevole egli stesso, ottenne il 17 ag. 1498 in concistoro di rinunciare al cardinalato, e fu dal padre liberato dai doveri del diaconato che aveva ricevuto, secolarizzandosi cosi completamente.
Già molto addentro a tutti gli affari politici del tempo, riusci a distogliere Alessandro VI dall'alleanza con Napoli per un avvicinamento alla Francia, da cui sperava maggiori vantaggi e si fece affidare dal Papa una legazione presso Luigi XII. Offri al re di Francia l'appoggio della S. Sede contro Milano e in cambio fu investito del ducato del Valentinoia; poté sposare Carlotta d'Albret, sorella del re di Navarra (1499), ed avere il consenso per la conquista
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delle Romagne. Tornato in Italia occupò subito Imola e Forli inutilmente difese da Caterina Sforza e fu nominato dal Papa gonfaloniere della Chiesa (1500). Dopo aver messo insieme un esercito di circa 10.000 uomini con a capo ottimi capitani di case nobili italiane, come Orsini e Savelli di Roma, Vitellozzo Vitelli di Città di Castello, Gian Paolo Baglioni di Perugia, si impossessò successivamente di Cesena, Pesaro, dove era signore il cognato Giovanni Sforza, Rimini, e, nell'apr. del 1501, Faenza che gli resistette per lungo tempo e il cui signore, Astorre Manfredi, fece poi uccidere barbaramente in Castel Sant'Angelo. Occupata anche Piombino ed eletto dal Papa duca della Romagna, offri il suo aiuto a Luigi XII e partecipò alla spedizione contro Napoli. Nel giugno del 1502 occupò Urbino, cacciandone Guidobaldo da Montefeltro, di cui prese il titolo, e Camerino, e progettò l'occupazione della Toscana, affidando a questo scopo la fortificazione di Piombino a Leonardo da Vinci. Ma le sue mire ambiziose e il malcontento di diversi suoi capitani provocarono contro di lui la Lega della Magione capeggiata da Paolo e Francesco Orsini, il Vitelli, Oliverotto da Fermo, Ermete Bentivoglio da Bologna ed il Baglioni di Perugia. Fu in questo momento che Niccolò Machiavelli inviato da Firenze presso Cesare, per scrutarne gli intendimenti, fu in grado di apprezzare l'accorta risolutezza, certamente senza scrupoli, di Cesare e di pensare a lui come ad un possibile grande principe italiano. Riuscito a sventare il complotto e vendicatosi con raffinata crudeltà di tutti i suoi nemici, preparò politicamente le sue conquiste future consolidando l'alleanza con la Francia, rendendo sicura e tranquilla la Romagna, procurandosi l'aiuto di Ferrara con il matrimonio della sorella Lucrezia con Alfonso d'Este, dopo l'uccisione, da lui stesso perpetrata, del secondo marito di lei, Alfonso duca di Bisceglie. Ma l'improvvisa morte di Alessandro VI avvenuta il 18 ag. 1503 sconvolse i suoi piani. Trovandosi egli stesso in quel momento malato e quindi nell'impossibilità di poter prontamente reagire, dovette adattarsi all'accordo che gli venne imposto il I sett. di quello stesso anno promettendo di allontanarsi da Roma per non influenzare con la sua presenza e quella del suo esercito, il Collegio dei

(da G. Portigliotti, I Borgia, Milano 1967)
Borgia, Cesare - Medaglia e firma autografa.
cardinali, mentre in cambio gli veniva garantito il libero passaggio fino agli Stati della Chiesa. Sollevatesi però nel frattempo Piombino, Rimini e Pesaro, fu costretto a tornare a Roma e a subire la volontà degli Orsini, dei Colonna e dei Savelli. Fu infine fatto rinchiudere in Castel Sant'Angelo da Giulio II, eletto il I nov. di quello stesso anno dopo la morte di Pio III Piccolomini, successore di Alessandro VI per poco più di un mese, e fu liberato soltanto il 29 genn. 1504 dopo la dichiarazione di rinunziare a tutte le città che erano ancora sotto il suo dominio. Poiché, dopo l'infelice campagna francese contro Napoli, aveva tentato di riaccostarsi alla Spagna, si recò a Napoli, ma colà fu imprigionato da Consalvo di Cordova e inviato in Spagna. Riusci a fuggire dalla prigione di Medina del Campo il 25 ott. 1506 e a rifugiarsi presso il cognato Giovanni d'Albret re di Navarra. Morì in combattimento, durante l'assedio di Viana il 12 marzo 1507 a 32 anni ca.
Esaltato da politici e deprecato da moralisti è tra le figure più tipicamente truci e dissolute del Rinascimento; fu visto dai teorici più estremi della ragion di Stato come modello della politica di potenza, attuata con spierata e crudele razionalità; in realtà, al di là delle polemiche, il tentativo di C. B. si inserisce anch'esso nella dolorosa genesi degli Stati assoluti.
Bibl.: E. Alvisi, C. B., Imola 1878; Ch. Yriarte, César B., sa vie, sa copilcité, sa mort, Parigi 1889; A. de Gallier, César B. Duc de Valentinois, et documents inédits sur son séjour en France, ivi 1895; L. Gastine, César B., ivi 1911; G. Garner, Caesar B. A study of the Renaissance, Londra 1912; W. Harrison, C. B., ivi 1913; R. Sabatini, The Life of C. B., 10* ed., ivi 1926. Cf. inoltre Pastor, III, passim; P. Paschini, Roma nel Rinascimento, Bologna 1940, p. 314 sgg: G. Pepe, La politica dei Borgia, Napoli 1942, passim. Emma Santovito.*
BORGIA, Francesco, santo : v. francesco borgia, santo.
BORGIA, GASPARE. - Cardinale, n. a Villalpando il 26 giugno 1580 , m. a Madrid il 28 dic. 1635. Fu figlio di Francesco B. duca di Gandia e di Giovanna di Velasco. Laureatosi in teologia all'Università di Alcalá de Henares, divenne canonico e quindi arcidiacono della cattedrale di Toledo. Il 17 ag. 1611 fu creato, da Paolo V, cardinale del titolo di S. Susanna, cambiato in seguito con quello di S. Croce in Gerusalemme. Venne a Roma in qualità di ambasciatore straordinario della Spagna presso la S. Sede, fu poi ambasciatore ordinario di Filippo IV e prese parte ai conclavi di Gregorio XV e di Urbano VIII. Nel 1626 fu nominato, da Filippo IV, viceré di Napoli a succedere al celebre duca d'Osuna e, due anni dopo, consigliere di Stato. Già vescovo di Albano, ottenne, nel 1632, l'arcivescovato di Siviglia, ma prese possesso della sua diocesi soltanto nel 1638 in seguito alla bolla di Urbano VIII sulla residenza dei vescovi. In quello stesso anno fu eletto presidente del Consiglio di Aragona. Nel 1641 fece riunire un sinodo provinciale ad Albano per mezzo del suo vicario generale. Il 15 marzo 1645 fu nominato, da Innocenzo X , vescovo di Toledo. Fu molto generoso verso i poveri e diede e raccolse anche denaro per la guerra contro i Turchi.
Bibl.: A. Ciscconiua, Vitae et res gestae pontificum romanorum et cardinalium, IV, Roma 1677, coll. 430-31; Fr. F. de Bethencour, Historia genealogica y heráldica de la monarquía española, IV, Madrid 1902, pp. 142-50. Emma Santovito
BORGIA, GIOVANNI. - Cardinale, detto senior per distinguerlo da un omonimo. N. verso il 1447 a Valenza, m. il 1^{°} ag. del 1503 . Era figlio di Galcerán Gil, fratello di Jofré padre di Alessandro VI (cf. G. B.
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Picotti, recensione al fascicolo del Liber notarum del Burckard editi dal Celani a Città di Castello nel 1914, in Archiv. Soc. rom. Storia patria, 38, p. 387 sgg.). Fu assiduo alla corte del cugino card. Roderico; da protonotario apostolico fu creato arcivescovo di Monreale il 13 sett. 1483, governatore di Roma da Innocenzo VIII; fu il primo cardinale creato da Alessandro VI il 31 ag. 1492 del titolo di S. Susanna ed insieme vicecancelliere. Nel 1494 fu inviato a Napoli per l'esecuzione dei patti stretti col re Alfonso; il 7 maggio assistette al matrimonio di Gioffré Borgia con Sancia e l'indomani incoronò solennemente il re. Il 24 dic. di quell'anno fu inviato a Bracciano presso Carlo VIII che stava marciando su Roma per trattare con lui a proposito dell'ingresso in città. Il 6 marzo 1495 andò per volere del Papa a Nepi, quale ostaggio per la venuta a Roma del card. Ascanio Sforza, vicecancelliere, voluta dal Papa; ritornò a Roma il 9. Assistette il 21 luglio 1498 alle nozze di Lucrezia B. con Alfonso duca di Bisceglie. Il 24 apr. 1503 ebbe in commenda il patriarcato di Costantinopoli; fu l'ultimo favore concessogli dal Papa che lo teneva in gran conto.
Bibl.: Eubel, II, p. 25 sgg.; J. Burckardi, Lib. Natur. ed. E. Celani, in RIS, XXXII, i-ii, passim; Pastor, III, passim. Emma Santovito
BORGIA, Lucrezia. - Figlia del card. Roderico e di Vannozza, n. il 18 apr. 1480. A 1 i anni fu promessa sposa al valenzano Cherubino Giovanni Centelles e successivamente a Gaspare di Procida conti di Aversa; poi per opera del card. Ascanio Sforza contrasse vero matrimonio il 13 giugno 1493 con Giovanni Sforza, signore di Pesaro che stava al servizio del Papa come condottiero. Mire politiche indussero Alessandro ad annullare questo matrimonio come rato e non consumato il 20 dic. 1497 per concludere quello con Alfonso di Bisceglie, figlio naturale di Alfonso II re di Napoli, matrimonio che fu celebrato senza eccessiva pompa il 15 luglio 1498; da lui Lucrezia ebbe un figlio, chiamato Roderico. Ma il mutarsi dei rapporti politici provocò un odio feroce di Cesare Borgia contro Alfonso, tanto che lo fece assalire proditoriamente in piazza S. Pietro il 15 luglio 1500 e poi uccidere il 18 ag . Cesare non negò di avere avuto parte in questo delitto. Finalmente con l'intervento di Luigi XII re di Francia fu concluso il matrimonio di Lucrezia con Alfonso, figlio d'Ercole duca di Ferrara, il io sett. 1501; il 30 dic. furono celebrate con grande sfarzo le norze per procura alla presenza del card. Ippolito fratello di Alfonso, ed il 6 genn. Lucrezia lasciò Roma con grande accompagnamento. La sua vita alla corte papale era stata delle più brillanti; il Papa le aveva affidata la custodia del palazzo papale durante le sue assenze, l'aveva condotta anche seco nei suoi viaggi, le aveva affidato il governo di Foligno, Spoleto, Nepi; finalmente le aveva assegnato una dote principesca in possessi, gioie, corredo. Non si può dire che sia rimasta insensibile attraverso le vicende dei suoi primi venti anni, ma seppe consolarsi presto delle tragedie di cui era stata partecipe. Non sfuggì alle calunnie lanciate contro i suoi; ma non fu in quegli anni né una megera complice o macchinatrice di delitti, né una povera vittima di prepotenze altrui; non fu probabilmente che una giovane donna vana e disordinata in una corte fastosa e priva di scrupoli. A Ferrara seppe condursi con dignità e sostenere con decoro il prestigio di duchessa che incominciò per lei nel 1505, corteggiata sempre dai maggiori personaggi che frequentarono la corte estense in quegli anni. Ebbe per
figli Ercole II, Ippolito, secondo cardinale di questo nome che prese tanta parte nella politica francoestense, Alessandro, Francesco, Elconora. Dal 1512, forse in grazia degli eventi tragici di quegli anni, attese ad una vita più ritirata e dedita alle pratiche religiose, sinché mori a 39 anni, in seguito ad un aborto, il 24 giugno 1519 a Belriguardo, e fu sepolta nel monastero ferrarese del Corpus Domini.
Bibl.: Pastor, III, passim; F. Gregorovius, L. B. (trad. Muscemi), Firenze 1874; A. Lusio, Isabella d'Este e i Borgia, Milano 1915; M. Catalano, L. B., Ferrara e, d.; M. Bellanci, L. B., la sua vita e i suoi tempi, Milano 1940; P. Paschini, Roma nel Rinascimento, Bologna 1940, p. 320 sgg.
Pio Paschini
BORGIA, Luigi Oreste. - Sacerdote, qualificato da Benedetto XV "gemma del clero romano", n. a Roma il 28 marzo 1840 , ivi m. il 14 genn. 1914. Compiuti gli studi nel Seminario romano a S. Apollinaire, fu ordinato prete nel 1863 , nominato archivista della S. Congregazione di Propaganda Fide nel 1867 , canonico della basilica di S. Marco nel 1869 , padre spirituale del Seminario romano nel 1875 , direttore delle monache Visitandine nel 1880.
Disimpegni questi uffici contemporancamente, con piena dedizione, sempre sereno ed operoso. Frutto del suo lavoro di archivio fu la Collectanea S. C. de Propaganda Fide seu decreta, instructiones, praescripta pro apostolicis missionibus ex tabulario eiusdem S. C. deprompta (Roma 1893; nuova ed. in 2 voll., ivi 1907). Come padre spirituale s'inscrisce nella scia luminosa di quei formatori di anime sacerdotali, che sono la gloria del seminario romano dell' '80o: il ven. V. Pallotti (m. nel 1850), don Randanini (m. nel 1875), mons. Piazza (m. nel 1893). Erede del loro spirito, ne conservò e sviluppò l'opera. Uomo di dolcezza "salesiana" con il prossimo, imponeva a sé aspre macerazioni e alla sua morte si videro tre croci incise con ferro sul suo petto. La sua venerata spoglia nel 1916 fu solennemente trasferita nella basilica di S . Marco e deposta in un monumento funerario marmoreo, eseguito su disegno di Aristide Leonori (v.). Nel 1923 s'inisiò il processo informativo sulla fama di santità.
Bibl.: T. Trocchi, Tributo di venerazione e di affetto al can. B., Roma 1914; M. Jacchini, Articoli per i processi informativi, ivi 1923; V. Caselli, Una gloria del Ciero Romano: il can. B., ivi 1933; Il can. B. e la Madonna della Fidecia, in Sursum Corda, Roma, febbr. 1938, pp. 7-10. Antonio Piolanti
BORGIA, Nilo. - Monaco basiliano, storico e liturgista, n. a Piana degli Albanesi (Palermo) il 1^{°} marzo 1870, m. a Grottafornata il 3 marzo 1942.
Dedicatosi agli studi di storia e di liturgia orientale, pubblicò numerosi lavori fra cui : I Monaci basiliani d'Italia in Albania (a voll., Roma 1932-42) e 'Qavkóyues "Diurno" dello Chiese di vita bizantino (ivi 1929). Fondò l'Istituto delle Suore basiliane di s. Macrina. Marco Petta
BORGIA, Stefano. - Cardinale, n. a Velletri il 3 dic. 1731, m. in viaggio per Lione il 23 nov. 1804. Fu allevato dallo zio Alessandro B., arcivescovo di Fermo, e nel 1758 fu inviato da Clemente XIII governatore a Benevento. Ritornato a Roma nel 1764, fu prima segretario della Congregazione dell'Indice, poi per 19 anni di quella di Propaganda e si adoperò assai al progresso del suo collegio Urbano ed in particolare a quello della sua tipografia. Il 30 marzo 1789 fu creato, da Pio VI, cardinale del titolo di S. Clemente. Occupata Roma dai Francesi ( 18 febbr. 1798) fu arrestato e poi obbligato a lasciare la città e fu esule. Partecipò al Conclave di Venezia nel 1799, e nel 1802 divenne prefetto di Propaganda, continuando cosi quell'operosità in favore delle missioni
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che non aveva mai abbandonato. Invitato nell'ott. 1804 da Pio VII ad accompagnarlo a Parigi per l'incoronazione di Napoleone, accettò volentieri; morì durante il viaggio a fu sepolto a Lione.
Fin da giovane si occupò di studi archeologici e fondò a Velletri un interessantissimo museo con biblioteca, passata poi al Vaticano. Fu molto generoso con gli studiosi, prestando loro tutti i mezzi richiesti e aiutandoli finanziariamente per la pubblicazione di opere. Scrisse egli stesso opere erudite molto stimate; fra le altre: Breve istoria dell'antica città di Tadino (Roma 1751); Istoria della città di Benevento (3 voll., ivi 1763-69); Vaticana confessio s. Petri chromologicis testimoniis illustrata (ivi 1776). Mantenne sempre attiva relazione con gli studiosi stranieri anche protestanti.
BnL.: F. Cancellieri, Elogio della sac. morte dell'E.um e R.nu. card. St. B., Roma 1805: Paolino da San Bartolomeo, Vitae synopsis Sthrphani B., ivi 1805: A. Janolin, II Muratori Beneventano, in Atti della Soc. Storica del Sannio, 1924. pp. 5-13; P. Paschini, s. v. in DHG, IX. coll. 1233-36.
Emma Santovito
BORGIANNI,
Orazio. - Pittore, n. a Roma nel 1578 .
Apprese i rudimen-

(pr. Atinari)
ti del disegno dal fratello scultore, detto Guido Scalzo. Fu per molti anni in Spagna; poi tornò a Roma intorno al 1605 e vi morì nel 1616. Caravag. gesco, seppe però mantenere una sua originalità, rompendo la staticità del luminismo del Merisi, come può bene scorgersi nel David con la testa di Golia della galleria Borghese, e dando, nelle sue opere, notevole importanza al colorito.
Oltre al David citato, ricordiamo di lui le seguenti opere in Roma: la Sacra Famiglia, della galleria Nazionale d'Arte antica; S. Carlo Borromeo, in S. Carlo alle quattro Fontane; S. Carlo fra gli appestati, già in S. Adriano; l'autoritratto, nell'Accademia di S. Luca; il ritratto del pittore Tommaso Laureti, nella medesima collezione; una Pietà, nella Galleria Spada. A Savona si conserva di lui la Nascita della Vergine nel santuario della Misericordia. Fu anche incisore, e sono note, come opera sua, 52 stampe rappresentanti soggetti delle Logge di Raffaello, segnate dal suo monogramma e con la data 1615 , e, oltre qualche altro foglio, un S. Cristoforo.
BnL.: G. Baglione, Le vite ecc., Roma 1642, pp. 140-43; P. K., s. v. in Thieme-Becker, IV, p. 357; R. Longhi, O. B., in L'Arte, 17 (1914), pp. 7-23; E. Baroglia, Opere sconosciute di O. B., in Boll. d'Arte, nuova serie, 2 (1922-23), pp. 241-53; H. Voss, Die Malerei des Barocks in Rom. Berlino [1925], pp. 464-65; id., in Berliner Museen, 1929, pp. 23-26; S. Bottari, Un'opera primitiva di O. B., in Critica d'Arte, 1 (1935-36), pp. 141-42; E. Torino y Mouzo, Un pittore romanico in Spagna: O. B., in Quadrioio, 26 (1937-38), p. 7.
Vincenzo Golzio
BORGIOTTI, LUISA. - Confondatrice delle suore di Gesù Nazareno, n. a Torino il 16 febbr.
1802, ivi m. in concetto di santità il 23 febbr. 1873. Fu esempio di santa vita domestica e si consacrò all'educazione dei suoi fratelli minori. Dopo varie angustie di spirito, tornò al pristino fervore e si iscrisse (1834) al Pio Sodalizio delle Umiliate, ove fu sottopriora finché visse, zelando le visite agli infermi e provvedendo di dote le fanciulle povere. Entrò (1865) nell'Istituto detto prima della Passione, poi di Gesù Nazareno, fondato allora in Torino, per la cura e l'assistenza dei malati e domicilio, da Marco A. Durando, prete della Missione. Vi rimase, come superiora, fino alla morte, dando esempio di carità, ed austerità.
Il corpo, riesumato nel 1905, riposa nella chiesa della Visitazione, in Torino. La causa della sua beatificazione fu introdotta il 12 apr. 1916.
BnL.: Anon., L. B., Torino 1877; AAS, 8 (1916), pp. 154-56.
Francesco Tinello BORGO, CARLo. - Letterato e polemista, n. a. Vicenza il 26 luglio 1731, m. a Parma nel 1794 .
Fattosi gesuita nel 1746, insegnò lettere in vari collegi e teologia a Modena. Soppressa la Compagnia di Gesù da Clemente XIV, si diede allo
studio delle scienze e alla composizione letteraria.
Una sua Analisi ed esame aggiornato della difesa e della fortificazione delle piazze (Venezia 1775), gli valse da Federico II, a cui era dedicata, un brevetto di tenentecolonnello onorario del genio. L'anonima Memoria cattolica a presentarsi a Sua Bastitá, opera postuma (sic!, Cosmopoli 1780), vivace difesa della soppressa Compagnia, venne messa all'indice il 3 giugno 1781 e gli stampatori arrestati; una seconda edizione accresciuta fu inserita dal p. Francesco Rica negli Aneddoti interessanti di storia e di critica sulla memoria cattolica (1782). Una Seconda memoria cattolica ( 3 voll., 1783-84), condannata nel 1786, non è del B., ma forse del gesuita sardo Bonifazio Dolmi. L'orazione in lode di s. Ignazio recitata dal B. a Reggio Emilia nel 1781 ebbe moltissime ristampe e traduzioni. La Novena in apparecchiamento alla festa del S. Cuore di Gesù (Firenze 1786), fu tradotta in otto lingue e riprodotta in innumerevoli edizioni. Infine notevole il suo intervento nella polemica contro il sinedo di Pistoia con la Prima e la Seconda lettera ad un prelato romano (Hala [ma Assisi] 1789-90).
BnL.: P. A. Paravia, in E. de Tipaldo, Biografia degli Italiani illustri, II, Venezia 1833, pp. 141-45; Sommervogel, I, pp. 1796-1803; VIII, pp. 1873-74; H. Reusch, Der Index der verbotenen Bücher, II, Bonn 1885, pp. 925-26; A. De Bil, s. v. in DHG, IX, coll. 1237-38.
Edmondo Lamalle
BORGOFRANCO. - Detto anche Villanova o Villafranca, è un centro abitato medioevale, cinto da mura e da fossati, generalmente di piante quadrata o rettangolare, a due o quattro porte, fondato per scopi politici e in posizione strategica a fine di dominare le vie di comunicazione, difendere i territori più facilmente soggetti ad invasione e costituire punti
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avanzati per la più facile conquista di nuove terre. Solo la Repubblica vercellese ne fondò ventidue in un secolo.
Sotto l'aspetto economico il b. era anche mezzo per popolare e mettere a cultura molte zone incolte. I rustici che si stabilivano nel borgo avevano l'obbligo del servizio militare, ma godevano dei diritti dei cittadini, erano esenti da alcune imposte per un determinato numero di anni e, come rileviamo dalle franchigie vercellesi, ricevevano una casa ed un podere in enfiteusi (il cui pagamento di canone era sospeso in tempo di guerra), avevano il diritto di pascolo e di legnatico su terre comuni, potevano ricevere altre terre in enfiteusi da enti morali e godevano di un mercato settimanale. Non bisogna quindi dimenticare che i b. contribuirono ad un profondo mutamento agricolo ed all'incremento ed alla ridistribuzione geografica della popolazione.
Il carattere rurale del b. italiano è ciò che lo diversifica dal «Freiburg» tedesco e dal «liber burgus» inglese, che assurgono invece all'importanza di vere città.
Bibl.: V. Mandelli, Il Comune di Vercelli nel Medioevo, II, Vercelli 1827-28, pp. 167-308; G. Mengozzi, La città italiana nell'alto Medioevo, Roma 1914; G. De Vergottini, Origine e sviluppo storico della conduttianza, Sivrea 1929; G. Brayda e G. Ricci, Le ville nocive e le terre franche in Piemonte, Torino 1938; G. Donna, I b. nella politica rurale della Repubblica vercellese, in Atti della R. Acc. di Agricoltura di Torino, 87 (1943).
Giovanni Donna

BorcoGNA - Due profeti. Particolare del portale della certosa di Champmol presso Digione, opera di C. Sluter (fine sec. xiv).
Nella Venezia orientale il Patriarca d'Aquileia che aveva pieno dominio feudale sul Friuli, organizzò in modo analogo i castelli che teneva sotto la sua immediata signoria e non voleva cadessero nelle mani dei suoi vassalli. Li affidava ai suoi gastaldi o capitani assoggettando ad essi i ministeriali della Chiesa; oppure concedeva agli abitatori feudi di abitanza, obbligandoli a tenervi stabile residenza con dovere di difesa e dotandoli di casa, di terre e di mercato; o li prevedeva per altra via; man mano costoro ebbero parte al governo del castello e le loro rappresentanze ebbero voce nel Parlamento della Patria. Nel sec. xiri tale ordinamento era perfettamente sviluppato. In tal modo ebbero vita e liberi ordinamenti le comunità di Cividale, Udine, Gemona, Tolmezzo, San Daniele, Sacile ed altre minori.
Bibl.: P. Paschini, Storia del Friuli, II, Udine 1935, p. 138 seg.
BorcoGNA - Due profeti. Particolare del portale della certosa di Champmol presso Digione, opera di C. Sluter (fine sec. xiv).
Lo sono: Auxerre (Yonne, 24.000 ab.) e Mâcon (Saône-et-Loire, 21.000 ab.).
Bibl.: Y. Billand, Les Etats de Bourgogne, Parigi 1922; M. Kleinclausz, La Bourgoone, 2ed., ivi 1924; G. Roupnel, La Bourgogne, types et coutumes, ivi 1936.
Giovanni Dona
Storia del ducato di B. - La B. fu territorio non ben definito nel medioevo per il frequente mutar dei confini politici; anche l'odierna Savoia e la valle d'Aosta ne facevano parte. Il cristianesimo vi dovette penetrare da Lione e Vienne, dov'era in fiore nel sec. II. Ricevette il nome dai Burgundi che nel sec. v vi si stabilirono costituendovi un regno che i Franchi nel 534 incorporarono nel proprio. Sotto i re Merovingi ebbe amministrazione propria, talvolta con principi a successione ereditaria. Da Carlo il Calvo fu creato il ducato di Borgogna e da lui conferito al cognato Riccardo il giustiziere (877921) che lo liberò dai Normanni. In seguito il ducato sebbene col 1038 entrasse a far parte dell'Impero col quale ebbe deboli contatti, fu sempre in mano di persone imparentate alla famiglia reale franca e perciò ad essa strettamente legato, finché nel 1032 con Roberto, della famiglia dei Capetingi, inizia una vera dinastia che si trasmette per eredità il ducato fino al 1361.
Di particolare interesse per la storia della Chiesa sono i due grandi monasteri di Cluny e di Cîteaux (v.) ed alcune figure dei suoi duchi, che si distinsero particolarmente nelle spedizioni crociate. Odone detto Borel (10791102), che protesse i monaci di Cîteaux, di recente fondazione in B., osteggiando invece quelli di Cluny per cui ricevette la scomunica, morì in Cilicia nella Crociata; anche i suoi successori, Ugo II il Pacifico (1102-43) e Adone II (1143-82) furono implicati in difficoltà fra Cluniacensi e Cisternensi. Ugo III (1182-93) morì crociato a Tiro, e suo figlio Odone III (1193-1218) sostenne
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ESTERNO DELLA CATTEDRALE DI S. BENIGNO (secc. xili-xiv).
Digione.
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CHIESA DI S. AGNESE A PIAZZA NAVONA
Disegno di F. Borromini - Roma (1633-37).
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il re Filippo Augusto nella lotta contro gli Albigesi. Ugo IV (1218-72), con s. Ludovico IX (v.), cadde prigioniero degli Arabi a Mansurah e da Baldovino I di Costantinopoli ottenne il titolo puramente onorifico di re di Tessalonica. Roberto II, suo fratello e successore (1272-1305), favorl Filippo il Bello contro Bonifacio VIII. All'estinguersi, nel 1361, con Filippo di Rouvre, morto senza eredi, della famiglia ducale Capetingia, il ducato passò facilmente nelle mani di Giovanni II di Francia che nel 1363 lo dava in appannaggio al figlio Filippo l'Ardito. Da questo momento viene a far parte della monarchia francese (v. filippo l'andito).
BibL.: M. De Barante, Histoire des ducs de Bourgogne, 8 voll., 4ᵉ ed., Parigi 1842; E. Petit, Histoire des ducs de Bourgoene de la divantie Capétienne, 9 voll., Digione 1885-92; R. Paupardin, Le Bayonne de Bourgogne (XIX-1036), Parigi 1907; M. Chaume, Les origines du duché de Bourgoque, 3 voll., ivi 1922-31. Numerosi studi, non limitati al solo medioevo, sono pubblicati nella rivista Annales de Bourgoque, 1929 sga.
Alberto Ghinato
Arte. - Due volte, nel corso della storia, l'arte della B. si leva ad importanza europea: durante il periodo del più alto fiorire degli Ordini cluniacense e cistercense, e cioè, rispettivamente, nei periodi romanico e tardo-romanico, e durante il ducato di Filippo l'Ardito (1363-1404) e dei suoi successori, quando, dopo il matrimonio di Filippo con Margherita di Fiandra ( 1384 ), l'unione politica dei due paesi determinò un vivissimo scambio culturale e fece di Digione il centro artistico della Francia.
Nell'arte romanica e tardoro-manica della B. erano di importanza preponderante l'architettura e la scultura: la prima segul, a confronto con le altre regioni della Francia, strade del tutto proprie, derivando soprattutto dall'arte classica le sue basiliche a vòta e i sistemi murari che ricordano quelli degli archi romani. Precedono la definitiva costruzione della chiesa dell'abbazia di Cluny due fasi anteriori dello stesso monumento ed altre chiese di minore importanza, come S. Benigno a Digione e S. Filiberto a Tournus. Ma una vera e propria scuola borgognona si manifesta soltanto nell'ultima costruzione della chiesa di Cluny (coperta a vòtte e con cinque navate, di grandezza poco inferiore dell'antica basilica di S. Pietro, con cinque campanili; cominciata nel ro89; il coro fu consacrato da Urbano II nel ro95; terminata nel 1123, fu distrutta in gran parte durante la Rivoluzione Fran-

Bibliotele e architettura
(per cerchia dei dati, R. Dignabari)
Bongogna - Busto reliquiario di maestro borgognone (metà del sec. xv) - Berlino, museo di Stato.
cese); tale scuola si sviluppa e si afferma nelle costruzioni derivate dal modello cluniacense, come le chiese di Paray-le-Monial, Beaune, Autun (inizio del sec. xit), la Charité-sur-Loire, Langres (seconda metà del sec. xit). Un altro tipo, forse con influssi orientali, nasce a Vézelay, nella chiesa della Maddalena, a Ancy-le-Duc, a Avallon. Mentre le chiese dei centri della riforma cistercense, Clairvaux (Chiaravalle) e Clteaux, non sono conservate, il loro tipo è riflesso in quelle di Fontenay e Pontigny, nonché in alcune chiese abbaziali italiane (Casamari, Fossanova ecc.).
Nella scultura gli influssi classici sono assai deboli, in confronto della appassionata vivacità delle sue originali forme snelle. La corrente più antica rimane tuttavia ancora alquanto pesante; ad es., i capitelli del coro di Cluny e di Ancy-le-Duc, i portali di Charlieu (ro94), e Mâcon. Poi la scultura divenne eccezionalmente movimentata, e, in seguito, stilizzata, come dimostrano portali e capitelli ad Autun e a Vézelay (ri 20-30 ca., sotto l'influsso del distrutto portale della chiesa di Cluny della terza fase), a Paray-le-Monial (seconda metà del sec. xit) e ad Avalon. Clteaux fu anche centro di una floridissima pittura di miniature, specialmente sotto l'abate Stefano Harding; gran parte dei codici si trova oggi nella biblioteca di Digione ed è famosa soprattutto la cosiddetta "Bibbia Harding" del 1109 .
Importanza preponderante, nel secondo periodo dell'arte della B., e cioè alla fine del ' 300 e al principio del ' 400 , ebbero la pittura e la scultura. Furono pittori di corte di Filippo l'Ardito Jean d'Arbois (1373-75), Jean de Beaumetz (m. nel 1397), Jean Maloud (m. nel 1413), Henri Bellechose (m. ca. 1440), della maggior parte dei quali si trovano quadri al Louvre; più di tutti famoso fu Melchior Broederlam (v.), anch'egli, come quasi tutti gli altri, fiammingo.
Della vecchia costruzione della certosa di Champmol, fondata da Filippo, si conserva (oltre l'altare di Jacques de Baerze e del Broederlam nel museo di Digione) il portale con le sculture di Jean de Marville e Claus Sluter (1390-97). Lo Sluter (v.), presente nel 1383 a Digione, diviene nel 1398 successore di Jean de Marville (m. nel 1404) come "valet de chambre"; è scultore di altissima importanza per il cosiddetto "stile cortese-internazionale": esegul il celebrato Picco di Mosè (Champmol, ordinato nel 1395) e iniziò la tombe di Filippo l'Ardito e di Giovanni Senzapauza, ora nel museo di Digione, terminate la prima nel 1411 da Claus de Werve (m. nel 1439) e l'altra nel 1469 da Jean de la Huerta e Antoine le Montturier. Da Clteaux proviene un'altra di queste famose tombe della B., quella di Filippo Pot (m. nel 1494) ora al Louvre. Per i periodi successivi basti accennare alla chiesa tardo-gotica di Brou (principio del sec. xvi) e agli elementi derivati dal Rinascimento italiano che si affermano nelle chiese di S. Michele a Digione, di N.-Dame a Bourg, e nel portale di Tonnerre. Lo stesso sviluppo dal tardo gotico al Rinascimento si può constatare nell'architettura profana, e specialmente nei bei castelli di Ancy-le-Franc, Tanlay, St-Fargeau, Sully ecc. - Vedi Tav. CXIII.
Bibl.: C. Monget, La Chartreuse de Dijon, 2 voll., Perigi 18981902; V. Terret, La sculpture bourguignonne: Clusys, ivi 1914; id., Autun, 2 voll., Autun 1923; A. Kinegder-Porter, La sculpture du XIIr siècle en B., in Gazette des Beaux-Arts, 62 (1920), p. 73 sgg.; C. Outsel, Les miniatures... de Clteaux, Digione 1926; R. De Lasteyrie, L'architecture religieuse en Prance à l'époque gothique, 2 voll., Parisi 1926-27, passim; id., L'architecture religieuse en France à l'époque romane, 2ᵉ ed., ivi 1929, passim; R. Kautzsch, Werdende Gatih und Autihe in der burgundischen Bushunst des 12. Jahrhunderts, in Hamburg, Bibl. Warburg, Vorträge 1924-25, IV, Lipsia-Berlino 1927, pp. 331-44; J. Baum, Die Malerei u. Plastik des Mittelalters, Wildpark-Potsdam 1930, pp. 39 sgg., 206-19, 223 (con bibl.); P. Deschamps, La sculpture française d l'époque romane, Firenze-Parigi 1930, p. 29 sgg.; A. Boeckler, Abendländische Miniaturen, Berlino 1930, p. 99 sgg.; P. Muratoff, La sculpture gothique, Parigi 1931, passim (con bibl.); J. Baum, Mittelalterliche Plastik in Lothringen u. Burgund, in Panthéon, 6 (1933), p. 123 sgg.; Th. Müller, Zur schudhisch-bayeri-
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BORNEO - Circoscrizioni ecclesiastiche: 1. Confini di Stato: 2. Confini di provincia; 3. Confini di circoscrizioni ecclesiastiche; 4. Ferrovie.
schen Plastik, in Festschrift W. Pinder, Lipsia 1938, p. 321 sge. (per la bibl.): G. Trosscher, Die Wandbilder der Burghapelle zu Obergrombach, Francoforte 1938 (per la bibl.): P. L. Gans, Das Wesen der Franzö̈schen Kunst im späten Mittelalter, ivi 1938 (v. indice): P. Ferrenet e J. Roubier, La B., Parigi 1940; W. Weisbach, Religifse Reform und mittelalterliche Kunst, Einsiedeln-Zurigo 1945, passim: H. St. Sauveur e M. Fournier, Châteaux de France, VII: Bourgogne, Parigi s. a.; G. v. Löcken, Die Anfänge der Burgundischen Schule, Basilea s. a.; v. inoltre in Archives de la Commission des Ménuments Historique, ed. A. De Baudot e A. Perrault-Dabot, III: Champaigue-Loraine-Bourgogne, ivi s. a. Bernardo Degenhart
BORGOGNONE (Courtois JACOPO e FAMIGLIA) : v. courtois, famiglia.
BORGOGNONI, Teodorico. - Detto anche Teodorico da Lucca (impropriamente, secondo coloro che lo ritengono nato a Parma), figlio di Ugo chirurgo di buona fama; n. nel 120501208 secondo altri. Passò l'infanzia e la giovinezza a Bologna; entrò nell'Ordine dei Predicatori; plenipotenziario del papa Innocenzo IV, forse fu anche suo archiatra; fu creato vescovo di Bitonto nel 1262, nel 1266 vescovo di Cervia, con sede a Bologna. Quivi morì nel 1298, all'età di 93 anni e fu sepolto in S. Domenico.
Alla scuola paterna e lavorando da solo, esercitò l'arte medica divenendo chirurgo assai rinomato. Fu autore d'un trattato di chirurgia denominato Filia principis dalle parole con cui principia. La sua fama di chirurgo, più che alla perizia tecnica dimostrata in pratica, si riannoda al rivoluzionario ardimento con cui modificò il modo di cura corrente sia per le piaghe croniche che per le ferite recenti di qualsiasi natura, raccomandando la "sutura decente" della ferita e la "medicazione ingegnosa" da non toccarsi prima di tre, quattro giorni, salvo che un dolore vivo e note di suppurazione non rendessero necessaria una nuova medicazione; la ferita era protetta con "stupa" bagnata di vino caldo e spremuta. Altra gloria del B. è quella d'aver ten. tato la narcosi chirurgica per mezzo della "spongia somnifera" imbevuta precedentemente di sostanze stupefacenti e fatta "rinvenire" su vapori d'acqua calda e applicata cosi, umida e fumante, sul naso e la bocca del paziente. La Chirurgia del B. fu stampata ed edita ripetute volte (Vene-
zia 1498, 1499, 1513, 1519, 1540).
BibL.: A. Vedrani, Ugo Bargaganni a T. B., in Scienziati italiani, Roma 1921; L. Karl, Theodoric de l'Ordre des Prêrheurs et sa chirurgie, in Bulletin de la Société française d'hist. de la méd., 1929, iii; D. Giordano, Sulla patria e sulla chirurgia di fruto Teodorico, in Ritu, di storia delle scienze mediche e naturali, 1-2 (1930), pp. 3-22. 133-37.
Adalberto Pazzini
BORGO SAN SEPOLCRO: v. SAN SEPOLCRO.
BORIE (DUMOULINBORIE), PIERRE-ROSE-UbSULE, beato. - Delle Missioni Estere di Parigi, vescovo titolare di Acanto, vicario apostolico del Tonchino occidentale, ivi martirizzato il 24 nov. 1838.
N. il 20 febbr. 1808 a Beynat (Corrèze), entrò nel 1829 nel seminario delle Missioni Estere. Sacerdote a Bayeux il 21 nov. 1830 , nel dic. dello stesso anno partiva per il Tonchino, dove giungeva
nel 1832. Fu successivamente vicario in diversi distretti ed infine parroco della comunità cristiana di Con-Dua. Costretto alla vita nomade nelle foreste per sfuggire alla persecuzione, fu catturato il 2 giugno 1838 , più volte torturato con verghe, e infine con sette colpi di daga decapitato a Dang-hoi, pochi giorni dopo aver ricevuto la nomina a vicario apostolico. Fu beatificato da Leone XIII il 27 maggio 1900 con altri martiri dell'Annam.
BibL.: Anon., Vie du vésérable serviteur de Dieu, P. R. U. Dumoulin-B., Parigi 1846; A. Launay, Mémorial de la Société des Missions Etrangères, II, ivi 1860, pp. 71-73. Romeo Bellotti
BORIS e GLIEB. - Due dei dodici figli di s. Vladimiro, principe di Russia, i quali al Battesimo ricevettero i nomi di Romano e di David. Dopo la morte di Vladimiro (1015), furono massacrati dal loro fratello Sviatopolis, B. il 24 luglio 1015 e G. il 15 sett. Vennero onorati come martiri e dopo i secc. xi e xir si trovano in testa alla lista dei santi nazionali della Chiesa russa.
La Chiesa rutena cattolica li ha introdotti nel suo calendario, essendo essi vissuti prima dello scisma.
BibL.: A. Ponomarev, s. v. in Enc. teologica ortodossa di Lapushin, II, coll. 924-68.
Martino Jogle
BORNEO OLANDESE : v. pontianak, vicariato apostolico di.
BORNEO SETTENTRIONALE, PREFETTURA apostolica di. - Con decreto di Propaganda del 4 sett. 1855 fu eretta una prefettura apostolica situata nel B. britannico "in insula Labuan eiusque dependentiis additis aliis insulae Borneo regionibus indipendentibus" e affidata a d. Carlo Cuarteron, che giunse a Labuan con due padri delle Missioni Estere di Milano nel 1857. Passati poi questi, nel 1858, al vicariato apostolico di Hong-Kong, il Cuarteron rimase a Labuan fino al 1879 , attendendo soprattutto alla redenzione di numerosi cristiani delle Filippine, schiavi dei pirati. Nel 1880 la prefettura
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fu trasferita alla Società di s. Giuseppe di Mill Hill (Londra), i cui missionari vi arrivarono nel 1881. Il 5 sett. 1927 la prefettura di Labuan e di B. S. venne smembrata per la erezione di quella di Sarawak, assumendo il nome di B. S.
Superfice del territorio (B. britannico, sultanato di Brunei e Isola Labuan) limq. 86.838 .45; popolazione totale 300.000 ab., cattolici 12.955 ; protestanti in B. britannico 5000 ; musulmani ivi 70.713 ; pagani in B. britannico 200.000. Ci sono 13 stazioni primarie e 19 secondarie, dirette da 26 sacerdoti con tre fratelli di Mill Hill; 44 suore (S. Giuseppe di Patricroft, Manchester e Carmelltane Scalze di Madrid), 13 catechisti, 60 insegnanti addetti a 32 scuole elementari ( 2100 alunni); seminario minore per cinesi.
L'evangelizzazione progredisce nonostante la penuria di personale e di risorse materiali. L'impraticabilità delle zone più remote ostacola la penetrazione totale fra i Dusun del B. britannico: quivi è accentuata l'opposizione del Murut, musulmani, pari a quella dell'elemento islamico del Brunei.
Biol.: AAS, 19 (1927), pp. 248 sgg.; MC, pp. 54-55.
Giuseppe Monticone
BCROVIKOVSKIY, Vladimir Lukič. - Pittore, n. nel 1727 a Mirgorod (Ucraina), m. nel 1825 a Pietroburgo. Già allievo del Levitzkg, si formò poi, particolarmente, sull'arte del Roslin e del Voilles, e più ancora del Lampi, di cui ereditò le tendenze patetiche proprie del romanticismo.
I suoi ritratti furono assai celebrati dalla moda del tempo; in uno di essi ritrasse l'imperatrice Caterina II, in atto di passeggiare nel parco di Tzarskoe Selo. Il suo stile fa pensare a molti pittori francesi e italiani di quell'età. Alla fine della sua vita, grazie ad una forte crisi spirituale, dedicò tutta la sua attività

(da O. Baccari, Nelle foreste del Borneo)
*": Borneo - Orang Kaya Tumsuggong, capo Kayan del Barram.

Borneo - Il più vecchio cattolico del vicariato apostolico di B. in visita dal missionario (1937).
a soggetti strettamente religiosi (chiesa di S. Giuseppe a Moghilev : convento di Torsök, nel governatorato di Twer, 1795). Nel 1794 fu nominato membro ordinario dell'Accademia di Pietroburgo.
Biol.: K. Waliszewski, Autour d'un trône: Catherine II de Russie, ses collaborateurs, ses amis, ses favoris, Parigi 1894: A. Bensa, Scuola di pittura russa, Pietroburgo 1904: J. Ostrouchov, Galleria Tretiakov a Moscha, Mosca 1908: I. Grabar, Storia dell'arte russa (in russo), ivi 1909: L. Réau, L'art russe, de Pierre le Grand à nos jours, Parigi 1922, pp. 117, 128; M. Gi-bellino-Krascenninnizowa, Storia dell'arte russa, II, Roma 1937, pp. 95. 142.
Maria Gibellino-Krascenninnizowa
BORRELLI, Pasquale. - Filosofo, n. a Tornareccio (Chieti) l'8 giugno 1782, m. a Napoli nel 1849. Ebbe una vita assai movimentata ed avventurosa. Verso i quarant'anni fu ministro di polizia nel governo liberale del 1820. Esiliato a Trieste, passò in seguito a Graz, quindi a Baden e finalmente a Vienna. Nel 1825 ritornò a Napoli dove esplicò la sua attività, prevalentemente scientifica, fino alla morte.
Le sue opere, sotto lo pseudonimo anagrammatico di Pirro Lallebasque, sono: Introduzione alla filosofia naturale del pensiero (Lugano 1824); Principi della genealogia del pensiero (ivi 1825); ambedue ristampate in nuova edizione col titolo Opere filosofiche ( 4 voll., ivi 1839); Principi della scienza etimologica (ivi 1830).
Il B., venuto alla filosofia dagli studi di matematica, medicina e legge, è un empirico-positivista che a stento si salva dal materialismo puro. A ventun anni nei Principio sangu憔悴 ( 1803 ) sostiene che la vita sarebbe un effetto dell'eccitabilità, ossia forza organica azionata dallo stimolo. secondo una legge zooritmica. Nell'Introduzione, il pensiero è presentato come un'azione dell'anima prodotta da una occasione o stimolo che agisce sui nervi, e allo stesso modo. nascerebbero le idee universali. Le funzioni dello spirito si riducono a tre : sensazione, giudizio e volontà; a questa
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però è negato il libero arbitrio che non è già potere di autodeterminazione, ma si riduce alla semplice immunitas a coactione, ossia a mera spontaneita.
Bibs.: G. Gentile, Storia della filosofia italiana dal Genovesi al Galluppi, I, 2² ed., Milano 1930,