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però è negato il libero arbitrio che non è già potere di autodeterminazione, ma si riduce alla semplice immunitas a coactione, ossia a mera spontaneita.

Bibs.: G. Gentile, Storia della filosofia italiana dal Genovesi al Galluppi, I, 2² ed., Milano 1930, pp. 129-233.

Umberto Degl'Innocenti
BORRHAUS (BORRhaIC), MARTIN. - Umanista e teologo protestante, conosciuto anche sotto il nome di Cellarius M., n. a Suttgard nel 1499, m. a Basilea nel 1564. Studiò prima a Tubinga dove ebbe occasione di conoscere Melantone, dopo si dedicò alle lingue ed alla filosofia a Heidelberg ed ottenne il titolo di maestro di filosofia.

Mentre insegnava a Wittenberg, ufficio procuratogli dallo stesso Melantone, arrivò a questa città Marco Stubner, celebre anabattista, che lo attrasse alla sua dottrina. Ma né questa né le novità che vollero introdurre nel culto, pùcquero a Lutero e Melantone, e cosi tanto il B. quanto lo Stubner dovettero abbandonare la città. Nel 1525 il B. propagò le dottrine anabattiste in Prussia; ma deluso e scoraggiato l'abbandonò, e nel 1536 accettò una scuola di greco e di latino a Basilea. Conosciuta poi la sua perizia gli fu offerta nella stessa città la cattedra di Vecchio Testamento ( 1540 ). Durante questo tempo scrisse, oltre qualche opera su Aristotele, i commentari sul Pentatenco, Giomè, Giudici, Libri dei Re, su alcuni profeti, sull'Ecclesiaste di Salomone, su Giobbe e sull'Apocalisse, e poco prima di morire sui Proverbi.

Bibs.: V. L. Seckendorf, Commentarim historicus et apologeticus de Luthersentimo, Lipsia 1694, p. 193; M. Adamus, Dignorma laude virorum... isenartalitas, Francoforte 1706, p. 191; B. Fictet, Borrhaic, in La théologie chrélicane, III, Ginevra 1721, p. 113 .

Camillo Crivelli
BORROMEO, CARLO, santo : v. CARLO BORROMEO, santo.

BORROMEO, Edoardo. - Cardinale, n. il 3 ag. 1822 a Milano, m. il 30 nov. 188 r a Roma. Ordinato sacerdote personalmente da Pio IX, fu al fianco di questo Papa durante i giorni del ' 48 romano, e lo accompagnò a Gaeta. Durante il colera del '54-'55 si adoperò con vivissimo zelo, recando soprattutto soccorso agli orfani delle vittime. Ebbe anche a cuore l'educazione cristiana della gioventù, ed a questo scopo istituì varie scuole. Nel concistoro del 13 marzo 1868 Pio IX creò B. cardinale del titolo di S. Prassede. Ebbe grande parte nella costituzione del seminario Lombardo a Roma.

Bibs.: A. Bertolini, Elogio del card. E. B., Roma 1882. Silvio Furlani
BORROMEO, famiolia. - La famiglia ha origine dal padovano Vitaliano Vitaliani, che prese il cognome della moglie Margherita originaria di S. Miniato. Egli era banchiere e, fattosi ricchissimo, ebbe nel 1445 il titolo di conte di Arona e di consigliere ducale.

Il ramo primogenito si venne ad estinguere con s. Carlo (1538-84) e con Federico (1535-62) creato generale di S. Chiesa dallo zio Pio IV. La casa fu continuata dal loro zio Giulio Cesare, che fu padre del famoso card. Federigo, e di Renato (m. nel 1608). Il nipote di questo, anche egli di nome Renato ( 1618 1685), per il matrimonio con la ricchissima Giulia Arese, rimpinguò il patrimonio familiare ed aggiunse per il primogenito il cognome degli Arese a quello di B.

La famiglia fu onorata da cospicui personaggi, parentele illustri ed alcuni cardinali.

Bibs.: P. Litta, Le famiglie celebri ital., II, Milano 1875; F. M. Galli, I B., una famiglia samminiatese nei suoi rapporti con la storia, S. Miniato 1922.

Renata Orazi Ausenda
BORROMEO, Federico. - Cardinale, n. a Milano il 18 ag. 1564 da Giulio Cesare, fratello di Gilberto padre di s. Carlo, e da Margherita Trivulzio; ivi m. il 22 sett. 1631.
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(per coetisio di Mons. Galliosti)
Borbomeo, federico - Ritratto di ianoto (sec. xvir). Milano, biblioteca Ambrosiana.

Orfano assai presto, ebbe un secondo padre nel grande cugino, il quale lo incoraggiò agli studi umanistici e filosofici e lo iscrisse quattordicenne all'Università di Bologna; ma pochi mesi dopo gli conferì in Rovato l'abito ecclesiastico ( 1580 ) e lo trasferì allo studio pavese, assegnandogli come dimora il nascente collegio Borromeo. Qui il giovane, che già in Bologna si era iscritto nella "Congregazione della perseveranza " promossa nel 1573 dai padri gesuiti, fondò un'"Academia accuratorum", ossia dei diligenti e una "Congregazione segreta " per i più pii. Il 5 maggio 1585 conseguì la laurea in teologia. L'anno seguente passò a Roma, dove scelse a direttore s. Filippo Neri, che più volte ricorderà nei suoi scritti, come conserverà lo spirito dell'Oratorio in alcune pratiche di associazioni da lui istituite in Milano, quali «I giovani della Madonna», l'« Oratorio dei maritati», l'« Oratorio dei mercadanti». Il 22 dic. 1587 da Sisto V fu creato cardinale.

Alla morte del successore di s. Carlo (1595) fu preconizzato arcivescovo di Milano, e, dopo molte riluttanze, consacrato vescovo per mano di Clemente VIII l'ir giugno. Il 27 ag. fece l'ingresso in Duomo con tanto concorso di popolo, che per poco non ne rimase soffocato; però vi pose stabile dimora solo nel 1601 .

Alla morte di Gregorio XV (1623) fu tra i papabili, ma pare fosse proposto il veto dal re di Spagna, a causa della ventennale controversia giurisdizionale dell'arcivescovo col governatore di Milano.

Nel reggere la diocesi continuò l'opera riformatrice del cugino, secondo le direttive del Concilio di Trento, sia epurando con fermezza il clero e riformando monasteri e conventi, sia curando la formazione religiosa del popolo per mezzo delle scuole catechistiche; ma soprattutto ne ripetè gli ernismi di carità nelle dolorose rinnovate sciagure della carestia (1625-29) e della peste, profondendo ogni suo avere e facendo

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debiti, pur di elargire viveri ai hisognosi, ed arrecare i religiosi conforti.

Egli stesso ha lasciato scritto di avivere due vite, quella diurna per gli affari e quella serotina e notturna per gli studi, ed essergli ciò stato possibile per l'amore alla solitudine ". Vivace nella persona e nei moti dell'animo, anzi collerico, come scrisse il Mongilardi, suo secondo biografo e medico curante, di "senso molto delicato e facile ad offendersi", come si legge in una relazione segreta, portato alla malinconia, ch'egli si sforzava di volgere cristianamente a serenità, ed all'apprensione, trovava il riposo dello spirito, oltre che negli studi, nella contemplazione e nella continua vita di unione con Dio.

L'innata propensione alla vita interiore lo fece attento verso i fenomeni mistici e ci spiega la sua corrispondenza con suor Caterina Vannini convertita senese, come quella con suor Caterina Paluzzi domenicana di Morlupo e con Ippolita Confalonieri monaca in S. Marra di Milano; e questo esclude la tesi romanzesca messa innanzi dal Misciattelli.

Attento si dimostrò anche verso le novità scientifiche che incominciavano a farsi vedere al suo tempo e fu anche in corrispondenza col Galilei, ma senza osare seguirlo nel sistema copernicano.

Specialmente la fondazione e l'incremento della magnifica e originale biblioteca Ambrosiana (v.) ideata come «un organo vivo e un centro sempre operoso di alta scienza e di cultura» gli offrivano frequenti occasioni di contatti intellettuali.

La sua produzione letteraria s'iniziò col 45^{°} anno di età, ma fu poi così abbondante, che nell'ultima pubblicazione Meditamenta litteraria dava notizie sulla genesi e l'intento di ben novantacinque opere, diverse per mole e contenuto, da argomenti di teologia morale
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(per coetria di Mons. Galbiati)
BORROMEO, FEDERICO - Autografo della Originee letterariae (etimologie ebraiche) - Milano, biblioteca Ambrosiana, ms. x, 32 sup.
e mistica a considerazioni politiche, come il De gratia principum, da commenti alla S. Scrittura ad esperienze di conclavi, da resoconti di visite pastorali e discorsi a notizie di matematica e di cosmografia. Ricordiamo a parte il Philagio in cui raccolse brevi biografie di persone devote, tra le quali alcune pregevoli per indagine psicologica; il Batti ha messo in rilievo uno schema per una vita di suor Virginia de Leyva (la monaca di Monza), che il B. intendeva inserirvi.
F. B. eccelle anche come mecenate di artisti. Del suo "squisito intuito estetico", per dirla col Galbiati, è un garbato saggio il Musaeum e specialmente ne è viva testimonianza la pinacoteca voluta a complemento della biblioteca, nella cui costruzione ebbe gran parte come consigliere e critico. Vi annesse un'Accademia di pittura, scultura e architettura, dove i giovani erano ammessi a copiare modelli classici, così come a lato del collegio dei dottori istitui il collegio degli alunni e il collegio trilingue, per la formazione e il perfezionamento dei futuri dottori, e come volle un'Accademia ermatenzica di scienze ed eloquenza presso il seminario maggiore. Già a Roma aveva accolto sotto la sua protezione l'Accademia del disegno fondata nel 1593.

In discesi curò il restauro e l'abbellimento di chiese minori, oltre che del Duomo, e finalmente commise al Crespi il modello della colossale statua di s. Carlo in Arona, innalzata come un palladio nella regione cara alla giovinezza del venerato cugino e insidiata dal pericolo di infiltrazioni ereticali.

Bibl.: Per le più antiche biografie, tra le quali più importanti quelle di F. Rivola, G. B. Mongilardi e di B. Guenzati, e per le pubblicazioni di carattere generale o particolare anteriori al 1931, cf. le note bibliografiche di G. Galbiati, s. v. in Enc. Ital., VII, pp. 512-13; C. Castiglioni, Il Cardinale F. B., Torino 1931.

In occasione del terzo centenario della morte, sono apparsi anche l'interessante studio di A.辰taro, L'opera scientifico-litteraria di F. B. (ristampa di articoli pubblicati in Vita e Pensiero nel 1918-19), Milano 1931; la spigliata biografia, ricca di aneddoti, di P. Bellezza, F. B. nella vita, nell'opera, negli scritti, ivi 1931, in cui si fa menzione di qualche vecchia stampa non ricordata nei precedenti elenchi, e l'importante volume - di cui è stato notato il tono polemico - di A. Saba, F. B. e i mistici del suo tempo, con la vita e la corrispondenza inedita di Caterina Vannini da Siena, Firenze 1933, in risposta a P. Misciattelli, Caterina Vannini, Milano 1932; M. Petrocchi, Omaggio a F. B. L'uomo e la storia, Bologna 1940, p. 23 sgg . Fausta Candini

BORROMINI, Francesco detto il Castello. N. a Bissone il 27 sett. 1599 e m. a Roma nell'ag. del 1667. Dopo un soggiorno a Milano, che non poté avere alcuna importanza formativa, il B. venne a Roma intorno al 1615 e lavorò come scalpellino alcune teste di cherubini nelle porte di S. Pietro in Vaticano. Più tardi quattro capitelli nel cupolino di S. Andrea della Valle lo mostrano umilmente impegnato in lavori diretti dal Maderno, il quale poté così apprezzare le capacità del giovane che era anche suo lontano parente. Per il S. Pietro fece in quegli anni molti lavori di marmo, la base per la Pietà di Michelangelo, molti stemmi, parte del rivestimento per i nicchioni dell'abside; disegnò pure con vivacità decorativa le ferrate che danno luce alle cappellette dei sotterranei dei piloni ed eseguì le eleganti porte della cappella del Sacramento. Il Bernini si servì di lui per tradurre in grandezza al vero i disegni per il baldacchino di S. Pietro e gli lasciò una certa libertà d'azione nel palazzo Barberini dove era succeduto al Maderno, dopo la sua morte; quivi le finestre con cornice inflessa che fiancheggiano il loggiato mostrano una plasticità d'intaglio ed una vivacità ornamentale che nettamente le differenziano.

Dopo questa sua umile attività il B. inizia la sua carriera di architetto col convento e la chiesa di S. Car-

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(per cortesia del dott. B Degenhart)
Borromini, Francesco - Disegno originale per la lanterna di. S. Ivo salla Sapienza - Vienna, gabinetto dei disegni.
lino alle Quattro Fontane ( 1634-4 mathrm{r} ), la cui facciata fu eseguita più tardi. In questo edificio, che ha una pianta a losanga con gli angoli sostituiti da larghe curve paraboliche ed ellittiche, le sezioni rettilinee si riducono al minimo in modo che il ritmo delle curve diverse si snoda e si fonde nelle brevi pareti piane traforate da porte e nicchie; la disposizione dei cassettoni nelle calotte schiacciate ne aumenta la profondità illusoriamente; la luce piove attenuata dalla cupola ellittica che riassume e fonde le articolazioni dello spazio. Con sottigliezza mirabile attraverso lo studio minuzioso di ogni particolare il B. raggiunge la dilatazione illusoria dell'interno regolata da ritmi che generano nell'osservatore uno stato di tensione emotiva. E fondato sugli stessi principi il salone del refettorio (ora sacrestia), dove gli spigoli delle pareti sono sostituiti da curve concave; nel chiostro, poi, ogni elemento tradizionale perde il suo significato, le pause dei segmenti (rabeati prendono nuova vitalità per la loro posizione obliqua, ed il ritmo ascendente e discendente della balaustrata anima i vuoti che predominano nell'ordine superiore.

Progettata con abili accorgimenti prospettici la galleria di palazzo Spada ( 1635-38 ), esempio al Bernini
per la scala Regia del Vaticano, il B. ebbe l'incarico di costruire il convento dei Filippini alla Chiesa Nuova (1638). Risolta con mirabile duttilità la disposizione planimetrica dell'insieme in rapporto alle esigenze ambientali, inserisce nelle semplici linee di un edificio civile la facciata a due ordini lievemente concava nella quale trova posto la convessita della sezione inferiore corrispondente alla porta. L'esempio di Michelangelo che il B. proclama suo maestro è qui veramente presente non per una generica derivazione formale - si noti comunque l'uso dell'ordine unico - ma nell'acceso lirismo che plasma i suoi mezzi expressivi, modifica le finestre, moltiplica gli incassi, trasforma i capitelli, muove le masse in un'aspirazione sempre insoddisfatta verso una libertà formale che traduca il fervore della visione interiore. L'oratorio disposto trasversalmente e ritmato da paraste si dilata per la mirabile curva della vòta che spicca aerea sopra l'attico.

Nominato nel 1632 architetto della Sapienza il B. vi lavorò attivamente al lato meridionale e dal 1642 al 1656 eresse al fondo del cortile la chiesetta di S. Ivo. La pianta risulta dalla combinazione di due triangoli, uno dei quali con i lati convessi, l'altro concavi. Entrando nella chiesa non si percepisce però questa scomposizione geometrica della pianta, ma solo un alternarsi di sezioni convesse e concave, un ritmo serrato di masse che avanzano ed arretrano, superfici scandite da un altissimo ordine di paraste che, serrando lo spazio interno, accentuano il senso della centralità, dominato dall'alta cupola. I principi di illusoria dilatazione spaziale apparsi in S . Carlino si concretano in una visione definitiva; il forte verticalismo, da alcuni critici riallacciato alla tradizione gotica, se ne distacca per la forza centrifuga che prerompe dall'asse centrale e giustifica l'andamento delle pareti, come per la precisa razionalita di ogni limite spaziale. Il moto a spirale della lanterna attesta con quanta vivacità di fantasia e con quanto dinamismo il B. concepisse ogni particolare della sua fabbrica.

Alla morte di Urbano VIII il B. intervenne nelle complesse dispute per i campanili di S. Pietro in Vaticano ideati dal Bernini, mostrando grande perizia tecnica. Ebbe poi l'incarico di rinnovare le navate di S. Giovanni in Laterano in occasione del giubileo del 1650 . Nella navata centrale inquadrò fra altissimi pilastri edicole, rilievi e nicchie ovali; diede prova in quest'opera di una squisita capacità di decoratore facendo modellare in stucco fioriti motivi ornamentali; raccolse pure in edicole quanto era possibile recuperare dei monumenti che prima adornavano la vetusta basilica.

In altre fabbriche l'opera del B. viene diminuita dall'intervento di architetti diversi. Così a S. Agnese in Agone, iniziata dai Rainaldi, il B. fra il 1652 ed il 1657 collegò strettamente la cupola ed i campanili conferendo alla facciata un andamento concavo nelle sezioni estreme. Uguale vigorosa unità riuscì a dare all'interno che nella sua statica solennità è estraneo alle intime convinzioni del B. A S. Andrea delle Fratte la tribuna e l'agilissimo campanile ornato di carlatidi alate, si erge come un miracolo di statica animato da intensi effetti chiaroscurali. A Propaganda Fide oltre il completamento del palazzo, architetto la cappella dedicata ai Re Magi che si rivela all'esterno con il gigantesco ordine, mentre le colonne delle finestre ne accentuano l'effetto chiaroscurale; all'interno il misurato equilibrio dell'oratorio dei Filippini cede il posto nel vano centrale ad una visione più serrata, ma le cappelle già tendono a distaccarsi come enti spaziali a sé stanti. Il fenomeno si segue ancor meglio nell'interno della chiesa dei Sette Dolori mirabile negli effetti chiaroscurali e preludio a quel modo di sentire lo spazio che diverrà comune nel secolo successivo.

Il B. lavorò nel frattempo al palazzo Falconieri (1645), aggiungendo la loggia verso il Tevere e ornando le sale

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con stucchi di mirabile leggerezza; intervenne nella costruzione di palazzo Pamphilj con diversi progetti e aggiunse a palazzo Giustiniani il portone principale; sistemò la cappella Spada in S. Girolamo della Carità che ha per balaustrata un drappo marmoreo sorretto da angeli; intervenne infine nei lavori del battistero Lateranense e in quelli del tempietto del S. Giovanni in Oleo. Chiude la sua attività la facciata della chiesa di S. Carlino alle Quattro Fontane, dove l'andamento convesso-concavo si accentua nella brevità dello spazio, il chiaroscuro diviene serrato ed insistente per l'uso di colonne libere e le superfici sono ridotte al minimo per le ricche decorazioni. Superata la dinamica concentrazione del barocco maturo il B. intravede i futuri orientamenti dell'architettura e con le modulate vibrazioni pittoriche della facciata di S. Carlino crea un modello dal quale trarranno motivo di ispirazione gli architetti del Settecento a Roma ed oltralpe.

La sua inimicizia con il Bernini, oggetto di tanti aneddoti, si risolve criticamente in una reale opposizione o meglio in un diverso orientamento nell'unico ambito del barocco. Il Bernini parte dalla visione d'insieme e giunge al particolare se e quando vuole, colpisce la fantasia dell'osservatore con il colore e la preziosità della materia, si abbandona all'impeto creativo ma per una legge interiore frena il suo slancio e si ricompone in una serena idealità classica, che trae il suo fondamento nel vivo gusto della plasticità. Il B., invece, attento misurato e preciso, tormenta con la stessa insistenza una pianta o una sagoma, giunge all'effetto d'insieme attraverso infiniti accorgimenti; si serve spesso dei materiali più umili, sdegna la policromia o la contiene in misure molto ristrette; egli non pone limiti alla sua visione lirica, non sottostà a formulari prestabiliti, ma come Michelangelo si crea il suo linguaggio e comunica alla sua opera quella tensione interiore che si traduce in un particolar modo della dinamica spaziale. Il B. per l'impronta così spic-
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(fei. Alinari)
Borromini, Francesco - Facciata dell'oratorio dei Filippini alla Chiesa Nuova - Roma.
![img-12.jpeg](img-12.jpeg)
(fei. Alinari)
Borromini, Francesco - Interno di S. Carlino + alle Quattro Fontane - - Roma.
catamente originale della sua personalità non poteva avere una scuola vera e propria, ma in Roma nessuno sfuggì al suo influsso, almeno per quel che riguarda i particolari ornamentali. Da lui poi dipende un intero filone dell'architettura settecentesca dal Raguzzini al Posi. Suo vero continuatore fu il Guarini che con Andrea Pozzo ne diffuse prima in Italia e poi oltralpe le forme ed il gusto. - Vedi Tav. CXIV.

Biol.: L. Pascoli, Vite, Roma 1736, p. 298 sgg.; G. B.'Passeri, Vite, ivi 1772, p. 383 sgg.; F. Baldinucci, Notizie dei professori del disegno, XVII, Firenze 1773, p. 61; H. Hempel, Fr. B., Vienna 1924; M. Guidi, Il B., Roma s. d.; D. Frey, Architettura barocca, Roma s. d.; F. Sedlmair, Architektur Borrominis, Berlino 1931; A. E. Brinckmann, Baukunst des XVII und XVIII Jahrhunderts in den romanischen Ländern, Potsdam s. d., passim: T. H. Falker, Roman baroque art, Oxford 1932, passim: U. Donati, Artisti ticinesi a Roma, Bellinzona 1942, p. 163 sgg. (con copiosa bibliografia). Guglielmo Matthise

BORSA. - Per custodire con decenza e riverenza il corporale, quando fu ridotto alle dimensioni attuali, è stata introdotta la b. Anticamente il corporale si custodiva in apposite scatole-cassette, oppure si portava all'altare entro il Liber Sacramentorum. La b. è oggi formata da due cartoni uniti ed aperti da un lato. Deve essere ricoperta, almeno da una parte, di stoffa del colore e della materia dei paramenti sacri. L'interno può essere di seta o di lino. Non è necessario che vi sia sopra la croce, ma può essere ornata in vario modo. Il suo uso non è molto antico; il Gavanto la fa risalire al Concilio di Reims (sec. xi). Oggi è obbligatoria secondo le prescrizioni delle rubriche del Messale. L'uso di distribuire la comunione fuori della Messa ha portato anche l'obbligo per il sacerdote di portare da sé all'altare la b. con il corporale: essa è la stessa di quella della Messa e deve essere del colore della stola. Per portare la comunione agli infermi si usa pure un'altra b. di seta bianca, con un fondo rotondo e forte per sostenere la pisside o la piccola teca delle particole, chiusa all'estremità superiore da un cordone da appendersi al collo. Essa

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non deve servire per portare l'Olio Santo, per il quale se ne usa una violacea. Va ricordato infine il divieto fatto dalla S. Congregazione dei Riti di usare le b. destinate ai corporali per raccogliere le elemosine.

Bibl.: G. Braun, I paramenti sacri, Torino 1914, p. 93. Enrico Dante
BORSA. - I. Il luogo dove si commerciano o si possono commerciare valori o merci; donde due specie di b. : b. dei valori, dove si comprano e vendono i titoli di credito (titoli di Stato; azioni e obbligazioni delle società industriali, minerarie, commerciali, ecc.; monete e divise); b. merci, dove si contrattano le merci più importanti (materie prime, grano, riso, zucchero, caffè, ecc.).
II. Le operazioni di b. possono essere :
a) contratto a contanti o a termine con consegna: i due contraenti si scambiano effettivamente titoli o merci e prezzo o all'atto della contrattazione o nel termine fissato;
b) contratto a termine differenziale: i valori o le merci non vengono consegnati e a metà o a fine mese viene corrisposta soltanto la differenza che nel frattempo il prezzo del titolo o della merce trattati ha subito, cioè: se al momento della conclusione del contratto il prezzo del titolo era 100 mentre al momento della sua scadenza viene ad essere 101, a colui che ha giocato al violco (rialzista) viene consegnato il prezzo di I per ogni titolo da colui che ha speculato al ribasso (ribassista); viceversa avverrebbe se alla scadenza il prezzo fosse sceso a 99 .
c) contratto a premio: viene fissato dai contraenti un limite massimo nella differenza in più o in meno; il pagamento sarà corrisposto fino a quel limite quando l'oscillazione del prezzo del titolo o della merce l'avesse oltrepassato.
d) contratto a riporto: un contraente (riportato) cede all'altro (riportatore) una determinata quantità di titoli con l'espressa riserva, passato un certo tempo, di poterli riacquistare : gli stessi o altrettanti della stessa specie.
e) contratto a deposito: l'operazione inversa di quella descritta alla lettera precedente.

In ogni b. è esposto un listino dove vengono segnate le quotazioni dei valori o delle merci: il prezzo di apertura e di chiusura; il prezzo massimo e minimo. Nelle b. maggiori di un paese si ripercuote tutta la sua vita economica e per riflesso vi arrivano pure le pulsazioni della vita economica degli altri paesi; per cui esse costituiscono dei centri di scambio, di informazione e di orientamento di importanza capitale.
III. Moralità. - La dottrina morale cattolica è certa su questo principio generale: le operazioni di b., considerate negli elementi essenziali che le costituiscono, sono lecite. Perché risultano dalla combinazione di contratti originariamente leciti : ad es., il contratto a termine con liquidazione differenziale si riduce ad una scommessa o ad un gioco aleatorio, benché sotto forma di compra-vendita; il riporto combina insieme, in senso inverso, una compra-vendita per contanti con un'altra a termine e nella concorrenza si risolve l'insieme delle operazioni borsistiche tendenti a concentrare nelle mani di uno solo o di pochi operatori, tutti o quasi tutti i titoli di un determinato tipo. Anzi alcuni autori, contro le diffidenze di altri, con la liceità proclamano anche la utilità delle operazioni di b. per l'economia nazionale: «interessa al bene pubblico che ci siano alcuni, i quali allettati dalla speranza del guadagno, si diano alla investigazione di questi fenomeni : così con facilità e sicurezza, si stabiliscono i prezzi e meglio si provvede al progresso dell'industria e del commercio" (A. Tanquerey, Synopsis theologiae moralis, III, Roma 1929, p. 465). Dunque le operazioni di b., per se stesse lecite, possono divenire illecite ed ingiuste soltanto in forza di circostanze particolari, che vengano ad inserirsi tra
gli elementi essenziali delle stesse, corrompendone la bontà morale. Le principali di tali circostanze sono le seguenti. L'uso di mezzi già per se stessi ingiusti o illeciti, al fine di provocare i prezzi favorevoli al proprio guadagno con o senza danno altrui : ad es., lo spargere notizie segrete o false sullo stato prospero o fallimentare di una persona o di una istituzione. Anche l'operare su una eccessiva quantità di titoli può dare luogo a varie forme di illiceità o ingiustizia. Provocando prezzi artificiali, oltre i limiti massimo e minimo del prezzo giusto e reale, si possono danneggiare i privati, il che è contro la giustizia commutativa; oppure, senza danneggiare i privati, può essere turbata la economia generale della nazione, il che è contro la giustizia sociale: di qui l'obbligo morale di osservare le leggi civili esistenti in materia (A. Vermeersch, Theologiae moralis principia, responsa, consilia, II, 3^{text {a }} ed., Roma 1937, p. 474). Inoltre la eccessiva contrattazione in b., pur senza alterare il prezzo giusto, può essere ingiusta verso la controparte, se espone al pericolo della insolubilità l'operatore, che affronta rischi superiori ai capitali disponibili; ovvero può esporre al pericolo di notevole miseria una florida situazione economica individuale o familiare: allora, anche senza ledere la giustizia, si commette con atto di imprudenza anche una violazione dei doveri morali verso la famiglia o verso se stessi. Le operazioni monopolizzatrici di titoli sono lecite o meno, secondo i fini ai quali si dirigono. Sono lecite ed utili, se intese a fini leciti ed utili: quali la difesa di un titolo, minacciato dalla crisi o da operatori male intenzionati o soltanto imprudenti; diventano illecite ed ingiuste, se intese a fini illeciti ed ingiusti : quali il fallimento di una persona privata o istituzione, ovvero il boicottaggio delle loro lecite speculazioni. E bene infine notare, che, secondo il responso del S. Ufficio del 15 apr. 1885, si fa obbligo agli ecclesiastici " di astenersi da ogni contratto che somigli ai cosiddetti giochi di b ".

Sia per le conseguenze che ne derivano, sia per le condizioni che si presuppongono, va notata la differenza tra le violazioni soltanto morali e le violazioni anche di giustizia. L'ingiustizia, oltre all'illecito morale, ingenera anche l'obbligo di riparare i danni cagionati ad altri; non così per la violazione soltanto morale. Ma perché ci sia obbligo di restituzione, la circostanza che rende ingiusta l'operazione, deve rivestire queste tre condizioni: deve essere veramente ingiusta, cioè lesiva del diritto altrui; deve essere efficacemente ingiusta, cioè causa e non soltanto occasione di quella lesione di diritto; deve essere soggettivamente ingiusta, supponendo nell'operatore la coscienza di tale lesione, come prodotta dalla sua azione. Se di tali condizioni una vien meno, l'obbligo della restituzione cade, pur potendo sussistere la gravità della violazione morale.

In b. anche gli agenti di cambio, oltre gli operatori, possono incorrere in colpe morali o in ingiustizie. Essendo essi dei mediatori specializzati, le loro colpe, a parte la maggiore gravità e facilità, si riducono alle colpe comuni a tutti i mediatori.

Bibl.: G. Biechierai, Il mondo degli affari e la morale, Brescia 1933, p. 197 sgg.; E. Bonardi, B. e valori pubblici, Milano 1945; F. Massineo, Manuale di diritto civ. e comm., 7 ed., Milano 1946.

Leonardo Azzullini
BORSA NERA. - Compravendita delle merci in deroga alle leggi sul razionamento e a un prezzo considerevolmente superiore a quello ufficiale o a quello ritenuto normale.

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La b. n. è fenomeno immorale, tipico dei periodi bellici e di emergenza economica. Sue cause sono le ristrettezze del presente, l'incertezza dell'avvenire, l'instabilità del potere d'acquisto di una moneta, l'eccessivo razionamento, la sproporzione troppo accentuata fra il volume complessivo dei beni razionati e calmicrati e i bisogni elementari dei membri di una comunità; e più ancora l'egoismo che si concreta nella sol.razione di beni indispensabili a scopo di esosa speculazione o per soddisfare a bisogni secondari. La socialità effettiva di un popolo trova infatti il suo indice infallibile nell'esistenza o meno della b. n. e nelle proporzioni che assume in tempı di angustie.

Le misure repressive sancite dai vari Stati contro la b. n. sono in rapporto diretto con il senso sociale dei rispettivi popoli. Quando le manifestazioni di b. n. sono limitate nel numero, non è difficile perseguirle penalmente e colpirle efficacemente, anche per la ragione che in siffatta situazione esse trovano già una severa condanna nella coscienza dei cittadini. Se invece sono numerose e riccamente graduate, la loro efficace repressione diviene ardua e quasi impossibile. In questa seconda ipotesi, risultando sconvolti tutti i rapporti della convivenza e in modo speciale quelli economici, riesce difficilissimo precisare il grado di immoralità della b. n., la quale, divenuta pratica comune della grande maggioranza dei cittadini, finisce spesso con assumere l'aspetto di una misura ordinaria di legittima difesa.

Pietro Peran
BORSANO (Brossano), Simone di. - Cardinale, n. di famiglia milanese, divenne dottore in ambe le leggi di cui fu poi maestro insigne. Era arcidiacono di Bologna, quando fu nominato arcivescovo di Milano il 18 luglio 1371 ma rimase al servizio della Curia avignonese. Lasciò questa sede quando Gregorio XI, il 20 dic. 1375, lo creò cardinale dei SS. Giovanni e Paolo. Partecipò al Conclave in cui fu eletto Urbano VI nell'apr. 1378. Quando i cardinali oltramontani iniziarono le loro mene contro Urbano, il B. insieme coi card. Orsini e Corsini, unici italiani, fu da questo incaricato di trattative per evitare un'aperta ribellione; ma si prestò al gioco dei ribelli e concorse all'elezione dell'antipapa Clemente VII. Perduta ogni speranza di accordo si portò a Nizza, dove mori il 27 ag. 1381 e li fu sepolto. Si ricordano di lui commenti sul Digesto e sulle Clementine.

Brbl.: L. Salemhier, Le grand schisme d'Occident, Parigi 1902, p. 36 sgg.: St. Baluzo-G. Mollat, Vitae Paparum Avenionemstum, II, Parigi 1928, p. 655 sgg. Renata Orazi Ausenda

BORSI, Giosuè. - N. a Livorno il io giugno 1888. Dal padre Averardo, scrittore e giornalista, derivò l'inclinazione alle lettere.

La rinomanza del padre gli ottenne una facile accoglienza nei circoli letterari dell'età sua. La sua vita si compone di due periodi sia nel campo spirituale, sia in quello letterario. Il primo è caratterizzato dalla ricerca, inquieta e quasi affannosa, di una via nella vita e dei mezzi espressivi, in arte : egli sente tutta l'urgenza di definire la propria personalità. Il secondo periodo è caratterizzato dal possesso della nuova via, che ai suoi occhi appare trovata per miracolo, ma che è ben faticosa a percorrere, accompagnato dall'applicazione più o meno spontanea del nuovo stile. Il trapasso dall'uno all'altro periodo è causa, almeno apparentemente, dell'aggravarsi sulla casa dei B. di una serie di disgrazie familiari e di rovesci economici. Tomato alla verità e alla disciplina della fede, spiega nei suoi scritti le trepidazioni, le gioie, e anche gli abbattimenti, della nuova condizione; il suo capolavoro morale ed artistico rimane l'Ultima lettera alla madre scritta dal fronte pochi giorni avanti la morte.

Fu poeta, giornalista, scrittore, nonché dicitore squisito,
ed attore valente. Appartengono al primo periodo le poesie, tra cui notevole per l'ispirazione e la forma l'Inno alla madre; le novelle (caratteristica Fiorvancino in cui è palese la ricerca linguistica e per l'eleganza incisiva della narrazione la Vita di s. Cristoforo); alcune composizioni drammatiche (il Dindestè). All'alba del secondo periodo Le confessioni a Giulio, e quindi i Colloqui che hanno ottenuto il maggior consenso.

Morì nell'assalto alle case basse di Zagora il io nov. 1915; il sangue bagnò il suo Dantino: un'edizione tascabile della Dicina Commodia che il B. portava sempre con sé, conservato ora nella casa fiorentina, in via Faenza.

La salma deposta a Plava, in un cimitero lungo l'Isodzo, andò dispersa dopo la ritirata di Caporetto.

Bibl.: Opere: Versi (1905-12), Firenze 1922; La Vita di s. Cristoforo e altri racconti. Milano 1921; Confessioni a Giulia ivi 1941: Lettere scelte, ivi 1933: Colloqui, ivi 1933. - Studi: Roberto da Nove, La conversione di G. B., Bologna 1916; E. Romagnoli, Commemorazione di G. B., Firenze 1921; V. Errante, G. B., ivi 1923; A. Cajessi, G. B., Torino 1931: L. Bracaloni, Il capolavoro di G. B.: La sua vita, Vicenza 1941. Lorenzo Bracaloni

BORTOLONI, Mattia. - Pittore, n. nel 1696 a S. Bellino (Polesine), m. a Bergamo nel 1750. Derivò da A. Balestra un fluido gusto decorativo, al quale si unì, negli ultimi anni, l'influsso della maniera di G. B. Pittoni. Le sue opere più significative sono gli affreschi della cupola dei Tolentini (Venezia), quelli della vòlta del coro e del presbiterio nel S. Bartolomeo di Bergamo, e quelli della Consolata di Torino.

Brbl.: Anon., s. v. in Thieme-Becker, IV, p. 379 (con bibl.); G. Fisoco, Aggiunte di F. M. Tassi alla Guida di Venezia di A. M. Zavetti, in Riv. mensile di Venezia, 6 (1927), pp. 173-74. Elsa Gerlini

BORTOLUCCI, Giovanni. - Uomo politico, n. il 6 ag. 1819 a Pavullo nel Frignano, m. il 6 marzo 1900 a Bologna. Fatte le prime scuole nel seminario di Fiumalbo, si laureò in giurisprudenza civile e canonica a Reggio Emilia. Nel 1848 fu direttore della polizia del governo provvisorio delle province modenesi. Nel 1859 fu deputato all'Assemblea Costituente modenese, e nel 1865 fu mandato al Parlamento italiano, ove rappresentò il collegio di Frignano per sei legislature, fino al 1882 . Convinto che non vi potesse essere libertà senza moralità, e che di quest'ultima il più saldo fondamento è la religione, fu alla Camera uno dei cosiddetti cattolici liberali, insieme col D'Ondes Reggio, col Cantù ed altri. Nel 1870 prese la parola per opporsi all'impresa che condusse alla breccia di Porta Pia. Nel 1879 combatté il progetto di legge presentato dal guardasigilli Toiani sull'obbligo di far precedere il matrimonio civile a quello religioso. Fu processato perché da magistrato si era permesso di attaccare, sul Diritto Cattolico di Modena, il progetto di legge presentato dal Mancini contro gli abusi del clero. Nella magistratura raggiunse il grado di consigliere di corte d'appello, ufficio che esercitò a Bologna fino al suo collocamento a riposo.

Brbl.: T. Sarti, Il Parlamento subalpino e nazionale, Terni 1890, pp. 158-59; A. Galassini, G. B. in Rassegna nazionale, 119 (1901), pp. 186-92.

Sdvio Furlani
BOSA, Diocesi di. - Città della Sardegna occidentale, in provincia di Nuoro, nella bassa valle del fiume Temo, a 5 km . dal mare.

E suffraganea della metropoli di Sassari. Abbraccia un territorio di kmq. 741,45 limitato a nord e ad est dalla diocesi di Alghero, a sud dall'arcidiocesi di Oristano, ad ovest dal mare, con una popolazione complessiva di 35.524 ab., tutti cattolici. Conta 21 parrocchie, con 46 sacerdoti diocesani e 22 regolari. B., ricordata in modo non preciso da Tolomeo,

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ebbe origini cartaginesi. Più tardi fu municipio romano con magistrati propri. Il cristianesimo e la gerarchia ecclesiastica, introdotti sino dai primi secoli dell'èra cristiana in Sardegna, non hanno lasciato tracce per quanto riguarda B. La quale probabilmente aveva già il suo vescovo fin dai tempi di s. Gregorio Magno; ma il primo storicamente conosciuto è Pietro I (iriz).

La diocesi ebbe insigni prelati, come Giovanni di Casanova (1424) annoverato tra i cardinali da Martino V; Niccolò Canelles (m. nel 1585) che introdusse in Sardegna l'arte della stampa; Giov. Franc. Fara (m. nel 1592), il padre della storia sarda; Giov. Ant. Cossu (m. nel r796), che eresse il seminario diocesano. B. ospitò parecchi Ordini religiosi : i Benedettini a Tharricellu o Ferrucesi (sec. xir); i Camaldolesi a S. Pietro di Scano Montiferro (iriz); i Cistercensi a S. Maria di Capo d'Acque presso Sindia (1145); gli Ospitalieri a S. Leonardo presso Santo Lussurgiu (la cui memoria storica r'sale al 1355); i Minori Osservanti a S. Maria di Santo Lussurgiu (1470); i Serviti a Cuglieri (1540); i Carmelitani a B. (1608) ed a Cuglieri (1610); i Gesuiti a B. (1681); gli Scolopi fondarono a Santo Lussurgiu il convitto Carta-Meloni nel 1843 ; vi successero i Salesiani nel 1922.

Tra i monumenti, sono da ricordare la bella cattedrale, il vetusto S. Leonardo, monumento nazionale, la basilica di Cuglieri ricca di marmi; notevoli le chiese di S. Pietro e di S. Antonio extra muros, entrambe romaniche, con facciate del sec. xiv. A Cuglieri Pio XI iniziò nel 1927 il grandioso Pontificio seminario sardo con facoltà teologica, dotato di copiosa biblioteca; è affidato ai padri Gesuiti.

Bibl.: Lanzoni, p. 679; P. Martini, Stor. eccl. di Sardegna, 3 voll., Cagliari 1839-41; S. Pintus, Vecsosi di B., in Arch. stor. sarda, 3 (1907), pp. 53-71; D. Filia, La Sardegna cristiana, 3 voll., Sassari 1909-39; D. Scano, Relazioni diplom. fra la S. Sede e la Sardegna, 2 voll., Cagliari 1941. Per più ampie rifornize bibliografiche cf. A. Manno, Bibliografia storica degli Stati della monarchia di casa Savoia, II, Torino 1891; e R. Ciasca, Bibliografia sarda, 5 voll., Roma 1931-34 (cf. indice pp. 170-72).

Camillo Degrandi
BOSANQUET, Bernard. - Filosofo, n. nel Northumberland il 14 giugno 1848 , m. l'8 febbr. 1923 a Londra, dove visse sempre dal 1881 in poi, tranne la breve parentesi (1903-1908) in cui insegnò filosofia a St. Andrews. Entrò nel 1867 nel Collegio Balliol (Oxford) al tempo in cui era fortissima l'influenza del Green. Subì, oltre quello di Platone e di Hegel, anche l'influsso dei Lotze (da lui tradotto in inglese) e del suo contemporaneo Bradley, con cui il B. rappresenta il meglio dell'idealismo assoluto inglese.

Mente aperta, B. simpatizza facilmente con tutti i movimenti spirituali, ed è attratto da quasi tutti i problemi speculativi: logici (Logic, Oxford 1888; The essential of Logic, Londra 1895); estetici (History of Aesthetic, ivi 1892; Three Lectures on Aesthetic, ivi 1905); morali (Psychology of the Moral Self, ivi 1897; Principle of Individuality and Value, ivi 1912; Value and Destiny of the Individual, ivi 1913; Some suggestion in Ethics, ivi 1918); politico-sociali (Aspects of the Social Problems, ivi 1895; Philosophical Theory of the State, ivi 1899; Social and Internationals Ideals, ivi 1917); religiosi (What Religion is, ivi 1920).

Il B. (come, del resto, il Bradley e il Baillie) insiste sui motivi dualistici dell'esperienza e sulla trascendenza dell'Assoluto. Il suo è un idealismo di origine hegeliana, ma non propriamente hegeliano. Il dualismo platonico dei due mondi non va inteso come separazione netta, ma come unità che non esclude la loro distinzione e la trascendenza dell'intelligibile rispetto al sensibile, in cui è presente. Presenza dell'intelligibile nel sensibile è l'arte, la cui essenza è vicinissima a quella dell'esperienza religiosa: l'una e l'altra, infatti, colgono la realtà nella sua unità concreta, senza mai esprimerla perfetta e totale. Nessuna forma di esperienza (neppure il pensiero che è l'autorivela-
zione della realtà), per quanto elevata, può mai adeguare l'Assoluto, che perciò è sempre trascendente.

Bibl.: W. S. Gomersfelder, Thought, Existence and Reality as viewed by F. H. Bradley and B. B., Nuova York 1920; H. Bosanquet, B. B., Londra 1924; N. Abbagnano, Il m.eno idealismo inglese ed americano, Napoli 1926; J. H. Muirhead, Filosof. inglesi contemporanei, Milano 1939; M. F. Sciacca, La filosofia, oggi, Milano 1945, pp. 395-99.

Michels F. Sciacca
BOSCARDIN, Maria Bertilla. - Delle Suore Maestre di S. Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, n. a Brendola (Vicenza) il 6 ott. 1888, m. a Treviso il 20 ott. 1922. Attima tutto candore, si prodigò in opera caritatevole nell'ospedale di Treviso, e dopo morte operò innumerevoli grazie. L'introduzione della causa a Roma avvenne nel 1935.

Bibl.: AAS, 27 (1935), pp. 442-44; G. De Mori, Suor B. delle Dorotee ospitaliera eroina di carità, Vicenza 1923; E. Federici, Suor B. B., ivi 1942.

Mario Colpe
BOSCH de Centellas y Cordona, Bal.thasar. Camillino, n. a Centellas (Spagna) nel 1650, m. a Madrid il 4 dic. 1714. Visse a Saragozza, Madrid ed Anversa. Si prodigò nella cura dei malati; una lunga e feconda esperienza gli dettò la sua opera principale: Prácticas de visitar a los enfermos y ayudar a bien morir (Anversa 1701), che ebbe molte edizioni ed è ancora assai diffuso.

Scrisse inoltre: Ejercicio angelico en obsequio de Maria Santísima, (2 voll., ivi 1701); Guirnalda mistica. Triunfo de los santos (ivi 1701), brevi meditazioni per ciascun giorno dell'anno sulla virtù caratteristica del santo commemorato.

Bibl.: M. Endrizzi, Bibliografia camilliana, Verona 1920, p. 22; P. Peeters-Fontaines, Bibliographie des impressions espagiales des Pays-Bas, Anversa 1923, p. 20. Francesco Tinello

BOSCH, Hieronymus (van Aeken). - Pittore olandese, n. a Bosco Ducale (s'Hertogenbosch) nel 1450 ca.,
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(fot. Saprini, Cuglieri)
Bosa - Facciata della chiesa di S. Onofrio (sec. xiv).

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m. ivi nel 1516. La sua attività, documentata dal 1480 in poi, si avolse prevalentemente a Bosco Ducale. La sua formazione, tuttora incerta, sembra dovuta più alla locale tradizione gotica che non all'arte degli Eyck (o altri pittori, come, ad es., l'Ouwater) oppure a quella del «Maestro della Virgo inter Virgines»; a questi artisti, infatti, possono ricondursi, per quanto vagamente, quelle peculiarità coloristiche che concorsero, insieme con la singolarità della scelta e dell'interpretazione dei soggetti, a render ben presto famose le opere del B. Benché estranei all'arte rinascimentale italiana, i suoi quadri entrarono presto in Italia (come pure in Spagna) dove il Guicciardini ne lodò la nobiltà d'invenzione e la fantasia bizzarra. Anche nelle sue rappresentazioni religiose rimase sempre qualcosa di magico, anzi di macabro. Il suo gusto per il misterioso ebbe, dopo la sua morte, vasto influsso, non soltanto su P. Brueghel il Vecchio (v.), ma anche su Herrimet de Illes, J. Mandyn, G. Mostaert ed altri. Fra i suoi capolavori vanno citati i trittici di Madrid, di Lisbona, e dell'Escuriale. In Italia si
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Bosch, Hieronymus - I mendicanti. Foglio di disegni
trovano quadri di sua mano nel palazzo Ducale di Venezia. - Vedi Tav. CXV.

Bibl.: Notizie d'opera di disegno, pubblicate da J. Morelli, 2^{°} ed. a cura di G. Frizzoni, Bologna 1884, p. 196 sgg.; W. Cohen, s. v. in Thieme-Becker, IV, p. 386; M. I. Friedlaender, Altviederländische Malerei, V, Berlino 1927, p. 79 seg.; Catalogo dell'Esposizione B., ed. D. Hannoma e J. G. v. Gelder, Rotterdam 1936; C. de Tolnay, R., Basilea 1937; L. Baldara, B., Vienna 1941; G. Viscai, Denomi di B., in Primate, 4 (1943), p. 245 sgg.; J. Combe, B., Parigi 1946 (con bibl. recente). Bernardo Degenhart

BOSCO DUGALE: v. S'HERTOGENBOSCH.
BOSCOVICH, Ruggero Giuseppe. - N. il 18 maggio 1711 a Ragusa: compiuti gli studi nel collegio dei Gesuiti di questa città, entrò nel noviziato della Compagnia in Roma, il 31 ott. 1725.

Studiò filosofia e matematica nel Collegio Romano, e appena finito il corso di teologia successe al suo maestro p. Borgondi nella cattedra di matematica. Ormai rinomatissimo per la sue numerose pubblicazioni di indole fisica ed astronomica, si voleva il suo parere su ogni problema importante, sia per monumenti da innalzare ed edifici da riparare (come quando nella cupola di S. Pietro si scoprirono pericolose fenditure), sia per problemi di idraulica in diversi porti dello Stato pontificio, del regime dei fiumi, del restauro dell'acquedotto in Perugia, dello scolo delle acque del Lago di Bientina, ecc. Nel 1750, su proposta del card. segretario Gonzaga, insieme con il p. Chr. Maire, cominciò i lavori geodetici per misurare due gradi di meridiano fra Roma e Rimini, e per correggere la carta geografica dello Stato della Chiesa. In due anni e mezzo il lavoro fu recato a termine, e la carta fu pubblicata a Roma nel 1755 nell'opera De Litteraria Expeditione per pontificiam

Ditionem..., opera che già da sola basterebbe per dare fama imperitura all'autore.

Nel 1763, su invito del Senato di Milano, accettò una cattedra in Pavia. A richiesta del p. rettore Pallavicino disegnò il piano di un nuovo osservatorio da erigere nel collegio di Brera a Milano. Cominciata nel 1764 e condotta sotto la continua vigilanza del B., la costruzione fu finita entro l'estate del 1765 , riscotendo gli elogi di tutti i competenti. Inoltre l'osservatorio fu arredato per merito suo di una serie di ottimi strumenti, i quali dal B. furono rettificati e disaminati con originalissimi metodi. Famose sono le indagini, che egli si era proposto di compiere intorno all'aberrazione delle fisse, usando un settore con due canocchiali, uno comune e l'altro da riempirsi di acqua, progetto che non gli fu dato di eseguire per mancanza di mezzi pecuniari, e che fu attuato un secolo dopo dall'Airy a Greenwich. Purtroppo a causa di un dissidio fra lui e il direttore p. Lagrange, il B. nell'anno 1772 fu dimesso dalla specola; avendo rinunziato contemporaneamente alla cattedra di ottica ed astronomia, fondata appositamente per lui, lasciò Milano. Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 si portò a Parigi, dove fu nominato direttore d'ottica al servizio della marina francese. Nel 1782 ritornò in Italia, e nel 1785 tornò alla sua diletta specola. Morì in Milano il 13 febbr. 1787.

L'elenco delle opere del B. riempie ben venti colonne in-fol. della nota bibliografia della Compagnia di Gesù del Sommervogel (I, coll. 1828-30). Delle opere di maggior mole notiamo ancora: Elementarum universae mathesens tomi 3, (Roma 1752-58); De solis ac lunae defectibus libri 3 (Londra 1760), poema di 5430 esametri sulle eclissi solari e lunari, dedicato alla Società Reale di Londra; Opera pertinentia ad opticam et astronomiam (Bussano 1783) in 5 voll. Menzione speciale merita la sua opera: De orbitis cometarum determinandis ope trium observationum (Parigi 1774), che per tali ricerche gli valse il posto ben onorevole di terzo, dopo Newton ed Euler.

Ma l'opera della quale si gloriava principalmente era la sua Theoria Philosophiae Naturalis (Venezia 1763) secondo la quale la materia si comporrebbe di elementi semplici ed indivisibili, soggetti alla forza di attrazione e repulsione. Se non s'incontrano molti che abbiano abbracciato per intero quel dinamismo, resterà vero che il B., con le sue idee originali e con i problemi impostati, ha impresso un notevole impulso al progresso della scienza.

Genio universale, il B. era insigne astronomo, fisico, matematico, architetto, storico, poeta, filosofo, diplomatico. E mentre per assolvere incarichi importantissimi intraprese numerosi viaggi in quasi tutte le capitali europee, si mantenne sempre fedelissimo ai vincoli del suo abito sacerdotale e con l'esemplarità della vita onorò l'Ordine che l'aveva educato.

Bibl.: E. Bianchi, Commemorazione dell'astronomo dalmata R. G. B., in Rendiconti Accademia dei Lincei, 6* serie, 25 (1937);

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G. V. Schiaparelli, Sull'attivitit del B. coale astronomo in Milano, Pubbl. Oss. Milano-Mcrate, 2 (1938); [A. Pignatelli], Ricardando R. B., in La Civ. Catt., 1938, 1, pp. 245-60. Giovanni Stein

BOSELLI, Lulgi Antonio. - Sacerdote, educatore, n. a Genova nel 1798, m. ivi nel 1886. Elibe contatto e subj l'influenza dei maggiori esponenti liguri del giansenismo, gli abati Degola e Desclazi, donde le sue idee, apertamente professate sulla necessità di una profonda riforma della Chiesa e l'esser contrario al potere temporale dei Papi e alla definizione della infallibilità del Pontefice. Fu anche ardente patriota. Ma il tempo migliore della sua vita lo spese nella cura dei sordomuti; da prima come discepolo del p. O. Assarotti (v.), poi come suo collaboratore e infine dal 1829 come suo successore nella direzione dell'istituto dei sordomuti di Genova, cui impresse forte sviluppo, incoraggiato dai card. Lambruschini e Tadini ed encomiato dallo stesso Gregorio XVI (lettera del 9 maggio 1835 ).

Da ricordarsi tra i suoi scritti: Sui sordomuti, sulla loro istruzione ed il loro numero (Genova 1834); Osservazioni sull'insegnamento della grammatica del p. Assarotti (in Educatore primario, 3 [1847], pp. 32 sgg., 481 sgg., 609 sgg.); Considerazioni religiose e civil intorno all'educazione dei sordomuti (Napoli 1856); Appello alla nazione e ai poteri dell