ro numero (Genova 1834); Osservazioni sull'insegnamento della grammatica del p. Assarotti (in Educatore primario, 3 [1847], pp. 32 sgg., 481 sgg., 609 sgg.); Considerazioni religiose e civil intorno all'educazione dei sordomuti (Napoli 1856); Appello alla nazione e ai poteri dello Stato a favore dei sordo-muti (Genova 1863).
Bibl.: R. Drago, Cenni storici sul r. Istituto dei sordomuti in Genova, Genova 1867, passim; S. Monaci, Storia del r. Istituto nazionale dei sordomuti in Genova, 2^{°} ed., ivi 1901, pp. 89-200; A. Gambaro, F. A. Aporti, e gli atili del Risorgimento, II, Torino 1937, p. 612 sgg. Celestino Testore
BOSIO, Antonio. - Archeologo insigne, n. a Malta nel 1575, m. a Roma nel 1629. Venuto giovanissimo a Roma vi fece gli studi presso i Gesuiti e poi successe allo zio nella carica di procuratore dell'Ordine di Malta, che tenne fino alla morte. Amico di Giacconio, Ugonio, De Winghe, Macario e discepolo di s. Filippo Neri, per proprio genio fu tratto ad uno studio entusiastico delle antichità cristiane e specialmente delle catacombe. Fece la prima visita a quella di Domitilla con l'Ugonio nel 1593; dipoi scrutò progressivamente quasi tutte le altre in quanto erano allora accessibili. Non fece scavi, ma si contentava di rintracciare le gallerie attraverso frane o lucernari accessibili, servendosi al più dell'aiuto di un cavatore. Portava spesso con sé un pittore che ritraeva le pitture (Angelo Santini detto il Toccafondo, e il nome di Antonius Bosius e Angelo Toccafondo ricorrono scritti innumerevoli volte nei cubicoli delle catacombe), e soprattutto penna e carta per notare diligentemente quanto trovava, proponendosi come scopo fin da principio una illustrazione sistematica degli antichi cimiteri cristiani dell'urbe. Per questo lesse attentamente tutti gli scritti dei Padri cavandone quanto facesse al suo scopo. Pur valendosi dell'indice di Guglielmo di Malmesbury di rado riusci ad identificare i cimiteri da lui esplorati; ciò nonostante il De Rossi poté chiamarlo il vero Colombo della Roma sotterranea. Difatti ritrovò, esplorò e ci descrisse, almeno in parte, quasi tutte le catacombe romane; distinse accuratamente quanto aveva appreso dai libri, dalle cose viste da lui stesso; procedette con saggio ordine topografico, cimitero per cimitero, tentando di ognuno l'identificazione e riferendo quanto di essi avevano tramandato gli antichi e quanto vi si vedeva ancora ai suoi giorni; tutte queste notizie storico-topografiche le accompagnò con un trattato completo sulle antiche sepolture dei cristiani in genere e specialmente su quelle romane e dei santi martiri. Questa parte è naturalmente ora invecchiata (sebbene la somma del lavoro compiuto dal B. e la bontà
del suo metodo non cessino di destare la nostra ammirazione); la descrizione di quanto vide personalmente non cessa di essere una fonte preziosissima per l'illustrazione delle catacombe. Tale è il valore della sua Roma sotterranea edita postuma in Roma nel 1634 per opera dell'oratoriano suo amico Giovanni Severano (v.), in un fussuoso in-fol. adorno di numerosissime piante di cimiteri, spaccati di cripte e riproduzioni di pitture (egli aveva creditato anche le copie già fatte dal De Winghe; tuttavia queste formano la parte meno esatta e più debole dell'opera sua) e trascrizioni d'iscrizioni che formano il valore durevole e la suggestività del libro. La grandezza del B. si comprende pensando che l'opera sua fino al De Rossi (v.) non solo non fu superata ma neanche notevolmente continuata. Il fascino e la voce potente che si elevò dal suo libro fece si che divenisse come una palestra di polemiche tra protestanti e cattolici nella controversia sugli usi della Chiesa primitiva. Il B. pubblicò nel 1600 l'opuscolo Historia passionis b. Caeciliae virginis in occasione del rinvenimento delle reliquie della Santa, di cui ha lasciato un'interessante relazione.
Bibl.: G. B. De Rossi, Roma sotterranea, I, Roma 1864, p. 22 sgg.; J. N. Erythraeus, Pinnesthera, I, ivi 1643, p. 233; A. Valeri, Cenni biografici di A. B. con documenti inediti, ivi 1900; A. Ferrus, Le tre Rome sotterranee, in La Civ. Catt., 1938, III, p. 399 sgg.; G. Ferretto, Note storico-bibliografiche di archeologia cristiana, Roma 1942, p. 132 sgg. Antonio Ferrus
BOSNIA: v. SIMMO, diOCESI di.
BOSONE. - Primo vescovo di Merseburg (968-70), uno degli apostoli dei Vendi. Era monaco benedettino a S. Emmerano in Ratisbona, quando l'imperatore Ottone I lo prese come suo cappellano e lo inviò tra i coloni tedeschi stabiliti nei paesi dei Vendi fra la Saale e l'Elbe. Poi predicò il Vangelo e fece costruire la prima chiesa di pietra nei dintorni di Zeitz. Fu elevato alla sede vescovile di Merseburg, da poco eretta dall'imperatore Ottone, nonostante diverse resistenze, e approvata dal Concilio di Ravenna nel sett. del 968. Dopo due anni B. moriva, il 1^{°} nov. 970.
Bibl.: Chronicon epistoparum Merseburgentium, in MGH, Scriptores, I, p. 192 sgg.; Anon., Chronicon, in MGH, Scriptores, III, p. 750; P. Kehr, Urkundenbuch des Huckniltes Merseburg, I, Halle 1800; H. Groseler, Die Begründung der christlichen Kirche zucichen Saale u. Elbe, Eisleben 1907; M. Manitius, Geschichte der hebräischen Literatur des Mittelalters, III, Monaco 1931, pp. 90, 445, 583. Lucchesio Späting
BOSONE. - Cardinale inglese, m. a Roma nel 1178 ca. Nella stesura delle biografie papali, in continuazione al nucleo originario del Liber Pontificalis, B. succede al cardinale anacletiano Pandolfo. Monaco benedettino di S. Albano, quando lo zio, Niccolò Breakspear, fu creato cardinale, entrò a far parte della Curia in Francia sotto Eugenio III, quale scrittore apostolico. Seguì lo zio nella legazione di Scandinavia; da lui, divenuto papa col nome di Adriano IV, fu nominato camerario, quindi nel 1155 cardinale diacono dei SS. Cosma e Damiano e legato a latere in Inghilterra. Morto Adriano, fu attivo e fervente sostenitore dell'elezione di Alessandro III, che appoggiò anche con le armi, assicurando il possesso di Castel S. Angelo. Dal nuovo Papa fu trasferito al titolo presbiteriale di S. Pudenziana. Partecipò alla lotta tra Alessandro e il Barbarossa e fu tra i negoziatori della pace di Anagni e fra i presenti al Convegno di Venezia del 1177. Ritornò poi col Papa a Roma, chiudendovi poco dopo la vita operosa. Della sua attività di storico, ch'è quella soprattutto a cui è affidato il suo ricordo, si devono distinguere due diversi momenti : l'uno in mostra compilatore piatto, scarno e uniforme di biografie, ricalcate sulle antiche, da Stefano VI a Inno-
## Page 1117

IId. Ene. Cutt.i
Bosto, Antonio - Lettera autografa all'abate Crescenzi (28 febbr. 1629) - Roma, biblioteca Vallicelliana, ms. G. 20, c. 231.
cenzo II; l'altro presenta ben maggiore interesse, in quanto si rivolge a illustrare pontificati di cui era stato testimone e in cui anch'egli aveva agito spesso da protagonista (e ciò vale specialmente per le vite di Eugenio III, Adriano IV e Alessandro III). Quest'ultima, giuntaci incompiuta per la morte dell'autore, ha particolare interesse, per la vastità e la compiutezza dell'informazione; anche lo stile vi si anima e vi si innalza. Compose pure alcune vite metriche di santi.
Birl.: Sul cardinale: L. Cardella, Memorie storiche de' cardinali di S. B. C., I, II, Roma 1792, pp. 83-86; J. M. Brisius, Die Mitglieder d. Kardinalhallegiame von 1130-21, Berlian 1912; V. Geisthard, Der Kämmerer Baus. ivi 1936. Sul biocondo: Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, II, Parigi 1892, pp. xxxix-xlii; C. Watterbach, Deutschlands Geschichtsquellen, 6² ed., Lipsia 1894, p. 331; U. Balzani, Le Cronache italiane nel Medio Evo, 3² ed., Milano 1909, pp. 198-201.
Pier Fausto Palumbo
BOSOR (ebr. Béşer). - 1.- Città levitica, computata tra le città libere (Deut. 4, 43; Ios. 20, 8; 21, 30; I Par. 6, 78), comunemente identificata con Buş el-Harîrî, alla base meridionale dell'altipiano della Traconitide, oppure con Barazên ad est di Hesbân nell'Ammonitide meridionale. E nominata nella stele di Meša, r. 27.
Non diversa dev'essere la B. presa e distrutta da Giuda Maccabeo (I Mach. 5, 26. 28. 36). Nelle versioni e fors' anche nell'ebraico di Ier. 48, 24, è talvolta scambiata con la Boara monbitica (v. bosna, 2). Cf. : A. Musil, Arabia Petraea, I (Vienna 1907), pp. 218, 232.
2. - Un discendente di Aser, I Par. 7.37.
3. - In II Pt. 2, 15, la Volgata ha a Bosor * con la maggior parte dei codici greci, invece che Besr, padre di Balaam.
Giovanni Rinaldi
BOSRA. - Nome di varie località, con grafia incerta in greco e in latino: Bosra(h), Bozra, Bostra.
I. - Antica capitale degli Edomiti (ebr. Boşrâh) nell'Arabia Petrea (Gen. 36, 33; I Par. 1, 44; Am. 1, 12), forse l'odierna el-Buşeireh, a sud-sud-est del Mar Morto. Sta talvolta per Edom (Ier. 49, 13. 22; cf. Is. 34, 6; 63, 1), di cui assume anche il significato di tipico oppositore del regno divino, come in Is. 63, i. (Cf. E. Robinson, Palaestina, III, [Boston 1843], p. 125 sg.; A. Musil, Arabia Petraea II, I [Vienna 1907], p. 320 sg.).
2. - Città moabitica (ebr. Boşrâh), nominata in Ier. 48, 24, che si identifica da alcuni con Barasa (I Mach. 5, 26), da altri con Bosor (v.).
3. - Città nominata in Ios. 21, 27 (ebr. Bé eltêrâh), forse equivalente ad Astaroth (v.), come ha il passo parallelo I Par. 6, 56.
4. - Città nel Hawrân (v. BOSTRA). Giovanni Rinaldi
BOSSI, Giuseppe. - Pittore e scrittore, n. a Busto Arsizio il 17 ag. 1777, m. a Milano il 9 dic. 1815. Neoclassico, superficiale seguace dell'Appiani nel Funerale di Temistocle (galleria d'Arte moderna di Milano), negli affreschi della villa Melzi a Bellagio, in quelli della villa Marliani a Crevenna, ecc. Più vivo e spontaneo è nei ritratti tra cui notevoli il gruppo nella collezione Treccani di Milano, gli autoritratti dell'Ambrosiana e degli Uffizi.
II B. esegui anche copie da Raffaello, che studiò a Roma dove fu dal 1795 al 1801; ancor più fu attratto da Leonardo: dipinse una copia del Cenacolo (1807-1809, castello Sforzesco), e raccolse nei 4 volumi Del Cenacolo di Leonardo da Vinci (Milano 1810) le notizie e le sue osservazioni sull'opera vinciana. A questo studio attinse largamente Stendhal per le pagine dedicate al Cenacolo nella sua Histoire de la peinture. Altri suoi scritti sono il Discorso sulla utilità politica delle arti e del disegno (Milano 1805) e un Saggio di ricerche intorno all'armonia cromatica naturale e artificiale, in Memorie dell'i. r. Istituto Lombardo del Regno Lombardo-Veneto, 2 [1821] p. 277-316).
Fu amatore di opere e oggetti d'arte e formò una notevole collezione di disegni (ora nella galleria di Venezia).
BibL.: Opere: Le Memorie, con introduz. di G. Nicodemi, Busto Arsizio 1926. - Studi: E. Verga, s. v. in Thieme-Becker, IV, pp. 406-407; P. Arbelet, L'histoire de la peinture en Italie et les playiats de Stendhal, Parigi 1914, pp. 213-48; G. Nicodemi, La pittura milanese dell'età neoclassica, Milano 1912, pp. 127-52; G. Galbiati, Il Cenacolo di Leonardo da Vinci del pittore G. B., ivi 1920. Per le copie da opere di Raffaello, cf.: G. Carotti, La galleria della biblioteca Ambrosiana, in L'Arte, 9 (1906), p. 227.
Elsa Gerlini
BOSSI, Marco Enrico. - Organista e compositore, n. a Salò il 25 apr. 1861; m. nel piroscafo il 20 febbr. 1925, mentre tornava dall'America.
Suo padre Pietro, buon organista, lo erudi negli elementi dell'arte musicale. Nel 1861 raggiungeva il fratello Adolfo a Bologna, dove frequentò il liceo musicale e, nel 1873, s'iscrisse a quello di Milano. Nell'autunno del 1878, prendeva parte come pianista e compositore ai concerti del Crystal Palace di Londra. Tornato in patria vinse il concorso per organista del duomo di Como, e nella Gazzetta musicale di Milano iniziò una serie di articoli nei quali propugnava la necessità d'una riforma dello studio dell'organo, del quale indicava lo stato di inferiorità nei progressi della riforma della musica sacra. Con un gran numero di apprezzatissimi concerti organistici in Italia e all'estero indicava la via da seguire. Nel 1890 assumeva la cattedra di organo e armonia nel conservatorio di Napoli; dal 1895 al 1902 tenne la direzione del liceo musicale di Venezia insegnando organo e composizione; in questo stesso anno succedeva al Martucci nella direzione del liceo musicale di Bologna, dove insegnò alta composizione, fondò e diresse la Società corale P. Martini. Nel 1911 lasciava il liceo musicale di Bologna per darsi esclusivamente alla composizione e ai concerti organistici; nel 1916 veniva nominato direttore del conservatorio di S. Cecilia in Roma, posto che occupò fino al 1920.
La sua attività come organista fu straordinaria e gli valse alta fama internazionale. Come compositore
## Page 1118
tentò dapprima il teatro, ma abbandonò presto questo genere per darsi al sinfonico, e con vari lavori di grande stile rese noto al mondo il suo valore di compositore. Il Cantico dei Cantici (Lipsia 1900) e il Paradiso perduto (Augusta 1903), figurano fra le composizioni di maggior mole ed ebbere ammiratissime ripetute esecuzioni. Giovanna d'Arco (mistero in forma di poema-sinfonico) su versi di L. Orsini in un prologo e tre parti fu eseguito a Colonia il 20 genn. 1914 e ripetuto a Torino, Berlino, Nuova York, Roma. Le sue composizioni per organo occupano una importantissima parte del repertorio moderno e molte di esse vengono spesso inserite nei programmi di concerti organistici : due Sonate in re e in fa, due Scherzi in sol min. e in fa, Tema e varietàoni, Studio sinfonico, Scene pastorali, Pezzo eroico, Leggenda, Alleluja, Momenti francescani, ecc. Per l'insegnamento dell'organo scrisse un metodo teorico-pratico in collaborazione con G. Tebaldini. Per organo e orchestra scrisse: Concerto in la min., Pezzo da concerto, Fantania sinfonica, ecc. Molte sono le sue composizioni per uso liturgico: Messe, mottetti, inni, ecc., le quali diedero un notevole contributo al progresso della riforma della musica sacra.
BibL.: L. Torchi, Il Cantico dei Cantici, in Riv. Music. Ital., 7 (1900) pp. 780-820; E. Dagnino, M. E. B., cenni biografici, Roma 1922; G. C. Paribeni, L. Orsini, M. Bontempelli, M. E. B., il compositore, l'organista, l'uomo, Milano 1906, con un elenco completo delle opere.
Alessandro Santini
BOSSIO; (Bossi), Giovanni Angelo. - Barnabita milanese, teologo e giurista, generale del suo Ordine, n. a Milano nel 1590, m. a Roma il 27 genn. 1665 . Fu confidente di Ferdinando II granduca di Toscana e di Giuliano de' Medici arcivescovo di Pisa: si segnalò per religiosa pietà e per dottrina. Pubblicò varie opere, assai utili sia per il foro ecclesiastico come per quello civile, riguardanti il matrimonio, scritte con chiarezza e success brevità. Lasciò: De matrimonii contractu (Venezia 1643); Moralia varia (3 voll., Lione 1649); La terza parte di questi Moralia varia, cioè il trattato De conscientia scrupolosa, stampata separatamente, fu messa all'Indice (decr. 4 dic. 1674), "donec corrigatur». S. Alfonso cita spesso il B.
Bibl.: L. Ungarelli, Bibliotheca Script... Cler. Regg. S. Pauli, Roma 1863, p. 344, ritiene che l'opera condannata non sia del Bossio; G. Boffito, Scrittori Baraabiti, I. Firenze 1923, pp. 315-19; M. Petrocchi, G. A. B. o degli scrupoli, in L'uomo e la storia, Bologna 1924, p. 36 sgg. Iginio Tavecchi
BOSSO, Matteo. - Teologo, oratore sacro, umanista, dei Canonici regolari lateranensi, n. da nobile famiglia veronese nel 1427 o 28, m. a Padova nel 1502. Studiò a Milano sotto Pierleoni da Rimini. Verso il 1450 entrò nella Congregazione Lateranense, allora in pieno sviluppo. Spese la sua prodigiosa attività prima nell'insegnamento e nella formazione dei giovani Canonici; indi nel governo successivo di varie canoniche (Badia di Fiesole, 1489-92), e come procuratore generale della Congregazione. Tutta la vita coltivò la scienza sacra e lo studio dei classici antichi, come risulta dai suoi scritti. Ebbe il favore di dignitari ecclesiastici e laici (specie dei Medici di Firenze), la stima e l'affetto dei letterati, specie del Poliziano e di Pico della Mirandola. Rifiutò onori e vescovati per vivere e morire nella sua diletta Congregazione.
Opere principali: De veris ac salutiferis animi gaudiis, (Firenze 1491 e 1492, Bologna 1495 versione italiana del lateranense Antonio Pallavicini, che vi premise la biografia del B.,Lugano 1755); Recuperationes Faeculanae (raccolta di 133 lettere latine ex Abbatia Faeculana, 1492;
altre due edizioni bolognesi del 1493); Familiares et secundae epistolae (222 lettere, Mantova 1498); Tertia pars epistolarum ( 100 lettere con 6 sermoni, Venezia 1502); De instituendo sapientia animo (Bologna 1495).
BibL.: G. B. C. Giulieri, Della letteratura veronese al codere del sec. XV, Bologna 1876, p. 232; N. Wulluecher, La congreg. dei Canonici reg. lateranensi (1401-83), Gubbio 1929, p. 370 sgg. Nicola Wulluecher
BOSSOLARI, JACOPO : v. Bussolaro jacopo.
BOSSU, Jacques: v. le bossu, jacques.
BOSSUET, Jacques-Bénigne. - Vescovo, oratore.
I. L'uomo. - B. n. a Digione il 27 sett. 1627 da una famiglia di magistrati, m. a Parigi il 12 apr. 1704. Studiò nel collegio dei Godrens, tenuto dai Gesuiti. All'età di 8 anni ricevette la tonsura e a 13 anni fu fatto canonico di Metz. Andò a Parigi al Collegio di Navarra per lo studio della filosofia e della teologia. Fu ordinato sacerdote il 16 marzo 1651 e conseguì il dottorato in teologia il 16 maggio dell'anno seguente. Compiuti gli studi, si recò a Metz per soddisfare ai doveri del suo canonicato. Vi rimase, studiando e predicando, fino al 1659 , quando dai suoi colleghi fu mandato a Parigi. Nella capitale si iniziò allora, e durò 10 anni, il periodo più brillante della sua predicazione. Nel sett. 1669 fu eletto vescovo di Condom e l'anno seguente fu nominato precettore del delfino; in seguito a questa nomina rinunziò ben presto al vescovado e nel sett. 1671 si diede interamente alla formazione del suo regale alunno, per cui compose opere letterarie, filosofiche e il Discours sur l'histoire universelle. Fu detto che il frutto del suo precettorato fu assai scarso, ma questo giudizio non sembrò giusto, poiché il principe, di natura un po' indolente, non si dimostrò inferiore ai compiti che gli furono affidati, e poi morì prima di regnare e di poter mostrare di che sarebbe stato capace. Durante il suo soggiorno alla corte, B. fu eletto membro dell'Accademia francese l'8 giugno 1671. Il suo contegno alla corte fu degno di un vescovo; egli seppe ammonire Luigi XIV, ottenne da lui più di una vittoria sulle sue passioni, contribuì alla conversione della La Vallière e alla partenza della Montespan.
Il 2 maggio 1681 fu eletto vescovo di Meaux, sede non molto importante, ma vicina a Parigi, dove gli affari della Chiesa di Francia richiamavano spesso il grande vescovo. Nella sua diocesi, egli si prodigò per le anime a lui affidate. Predicava spesso, dirigeva molte elette religiose, aiutava i poveri, curava le pubblicazioni di catechismi per tutti. Ma la sua attività si estendeva al di là dei limiti della sua giurisdizione. Come s. Agostino, che egli tanto ammirò, dalla sua sede vescovile diffondeva la luce della sua dottrina nella Chiesa intera e lavorava per la posterità. Il suo elogio funebre fu recitato a Meaux dal p. de La Rue.
Ammiratore di s. Vincenzo di Paoli ed amico intimo dell'abate de Rancé, il restauratore del monachismo cistercense, egli visse sempre da sacerdote esemplare, tutto dedicato ai suoi doveri e agli interessi della Chiesa.
II. L'oratore. - Si è d'accordo oggi nel riconoscere in B. il più perfetto ed il più eloquente degli oratori francesi. Dotato di una memoria straordinaria, lettore entusiasta della Bibbia e di s. Agostino, familiare con altri Padri, come Tertulliano e s. Giovanni Crisostomo, lavoratore indefesso, ed insieme ornato dei doni del poeta e del pensatore, egli divulga di continuo i più sublimi pensieri nella forma più naturale e più espressiva. Le sue orazioni funebri sono altrettanti capolavori particolarmente quelle per Condé e per Enrichetta d'Inghilterra. Si
## Page 1119
suol dividere la sua attività di predicatore in tre periodi. Nel primo, detto di Metz, fino al 1658 , la materia è presa dalla più intima sostanza dei dogmi; il panegirico di s. Bernardo però annuncia una maniera più larga. Nel secondo periodo di Parigi (dal 1659 al 1681) le preoccupazioni filosofiche e morali prendono un posto più ampio: sulla Provvidenza, sulla morte, sull'ambizione. Nel terzo periodo, quello di Meaux, predomina il genere omiletico. Abbiamo 230 sermoni (allocuzioni) di B., non tutti però scritti interamente.
III. 1. CONTROVERSISTA. - 1) Il lavoro per l'unione dei protestanti con la Chiesa cattolica s'iniziò a Metz, dove B. si trovò a contatto con i protestanti e scrisse prima una Refutation du catéchisme du sieur Paul Ferry, ministre de la religion prétendue réformée (Metz 1655) e poi una Exposition de la doctrine de l'Eglise catholique (ivi 1671), che Leibniz diceva "tutto oro", che ebbe una grande diffusione e servì molto alla conversione di Turenne. Nel 1682 pubblicò la Conférence avec M. Claude: resoconto di un dibattito sull'autorità della Chiesa con un ministro protestante. Ma la grande opera di B. contro la Riforma fu la Histoire des variations des Eglises protestantes (2 voll., Parigi 1688), dove mostra un segno di errore del protestantesimo nel fatto che esso ha di continuo cambiato le sue dottrine; e siccome il ministro Jurieu aveva risposto dicendo che il cambiamento c'era sempre stato nel cristianesimo, il vescovo di Meaux pubblicò nel 1692 una lunga replica intitolata Six avertissements aux protestants, per dimostrare l'immutabilità delle dottrine attraverso i secoli. Dal 1692 al 1701 egli si occupò con il teologo luterano Molanus e con il filosofo Leibniz dell'unione dei protestanti con la Chiesa cattolica. Sembra che l'ostacolo principale all'unione sia stato il Concilio di Trenta, che Leibniz si rifiutò sempre di accettare. Le lettere di B. a Leibniz sono state pubblicate nelle opere dell'uno e dell'altro corrispondente. Per il papa Clemente XI, B. scrisse una relazione sul problema dell'unione: De professoribus confessionis Augustanæ ad repeteudam unitatem catholicam disponendis.
a) Una controversia più breve, ma più appassionata fu quella che B. ebbe con il vescovo di Cambrai, Fénelon, negli anni 1697-99 sull'affare del quietismo. Già nel 1694, B. era stato uno dei partecipanti alle conferenze d'Issy, tenute per esaminare le idee mistiche della signora Guyon, e al termine delle quali furono redatti e firmati anche da Fénelon 34 articoli sugli stati di orazione. Per esporre la dottrina B. scrisse una Instruction sur les états d'oraison e ne comunicò il manoscritto a Fénelon. Questi, vedendo che vi si impugnava la dottrina della Guyon, compose un libro per difenderla, Explication des maximes des Saints, che fu pubblicato sul principio del 1697, un po' prima dell'opera di B. Mentre il vescovo di Cambrai sottometreva il suo scritto al giudizio di Roma, si scatenò tra lui e l'aquila di Meaux una controversia tempestosa. B. pubblicò la famosa Relation sur le quithome, in cui con una eloquenza mordace narrava i fatti e bollava le persone. Fénelon rispose sullo stesso tono. Scriti e lettere si scambiarono con furia. Il 12 marzo 1699, Innocenzo XII condannò il libro delle Maximes di Fénelon. B. aveva vinto. E però difficile lo scusarlo in quest'affare da ogni eccesso, sia nella polemica contro un vescovo già suo amico, sia nella dottrina stessa, nella quale egli restringe troppo il campo dell'amore puro di Dio.
3) Sulla posizione di B. riguardo al giansenismo, un punto è certo; che condannò le cinque proposizioni e sostenne sempre che esse sono l'anima dell' Augustinus di Giansenio. Già nel 1665 , egli cercò, sebbene invano, di vincere l'estinazione delle religiose di Port-Royal; e nei suoi ultimi anni egli intervenne nell'affare del celebre "caso di coscienza" per mantenere la necessità di un'adesione interna alla verità del fatto dogmatico, cioè che le cinque proposizioni sono di Giansenio. D'altra parte, egli si sforzò di trovare ortodosse le Reflections morales di Quesnel; ma è da notare che lo fece prima della condanna del libro, nella intenzione di difendere il cardinale di Noailles, il quale aveva approvato il libro di Quesnel, e che in fine egli domandava un buon numero di correzioni. All'opposto
di suo nipote, il futuro vescovo di Troyes, egli non fu dunque giansenista, malgrado che dimostrasse una certa rigidità di dottrina nelle questioni della distribuzione della grazia e una severità alquanto eccessiva in alcuni punti di morale, come appare, per esempio, nel suo Traité de la concupiscence.
4) Invece nella questione del gallicanismo, egli non seppe dominare il suo ambiente ed il suo tempo. Vero è che il suo gallicanismo è assai moderato; nell'assemblea del 1682 , egli stese i quattro famosi articoli per impedire atteggiamenti più radicali, e per di più, sia nella prima recázione, che l'assemblea modificò, sia nelle spiegazioni che ne dava, egli riduceva a ben poco i poteri dei concili sopra le decisioni papali. Parlò magnificamente all'apertura dell'assemblea sull'unità della Chiesa; però non ammise mai l'infallibilità pura e semplice, cioè personale, del Pontefice Romano.
5) Quando Riccardo Simon pubblicò, nel 1693, la sua Storia critica dei principali commentatori del Nuovo Testamento, B. vi trovò poca deferenza per i SS. Padri e specie per s. Agostino, e prese la penna per confutare quest'opera. Lasciò però incompleto il lavoro, che fu poi pubblicato solo nel 1763, dal Leroy; anzi l'ultimo capitolo, il tredicesime, non è stato dato alle stampe che nel 1862, per opera del Lachat. Il libro, intitolato Défense da la tradition et des saints Pères, è pieno di ottima teologia e sempre utile a consultarsi, specialmente per l'intelligenza di s. Agostino. Forse l'autore è stato qua e là troppo severo per la critica, di cui limita troppo i diritti; ma i modernisti hanno molto esagerato questo difetto, e contro B. hanno esaltato il Simon quasi il padre della critica biblica, come se Maldonado, Atlas Montano, Stato di Siena avessero mancato di senso critico.
IV. L'apologista. - B. senti vivamente la necessità di difendere la fede, non soltanto contro gli eretici, ma già contro gli increduli. Nei suoi sermoni questa preoccupazione è spesso vivissima; egli si sforza specialmente di far risaltare l'opera della Divina Provvidenza, come se prevedesse il deismo del secolo seguente. La stessa idea appare nelle opere filosofiche scritte durante il suo precettorato: De la connaissance de Dieu et de soi-même, Traité du libre arbitre, nelle quali egli segue principalmente s. Agostino. Nel suo Discours sur l'histoire universelle, l'opera che egli scrisse anche per il delfino e che preferiva a tutte le sue, la seconda parte è una apologetica contro Spinoza e contro i negatori della Rivolazione; la terza è una filosofia della storia, alla luce dell'idea della Provvidenza. Ancora per il suo regale alunno, egli compose un'opera politica, Politique tirée d'après les propres paroles de l'Scriture. Saints dove espone i doveri del principio, ed insieme le grandezze della loro missione come strumenti della Provvidenza; insiste sulla distinzione del potere temporale e del potere spirituale e si pronuncia in favore della monarchia assoluta.
V. L'AUTORE SPIRITUALE. - Dalle sue riflessioni sui testi sacri risultarono (sebbene pubblicate solo dopo la sua morte) le belle opere intitolate: Méditation sur l'Evangile, Élévations sur les mystères. B. scrisse molte lettere di direzione, delle quali un buon numero ci furono conservate. Quattro splendide lettere su Gesù Cristo e la Chiesa furono indirizzate nel 1639 ad Alix Clerginet e sono intitolate nelle edizioni: Lettres à une demoiselle de Metz; tra i suoi opuscoli citiamo il Discours sur l'acte d'abandon, L'oraison de simplicité, La vie cachée en Dieu, De la meilleure manière de faire oraison. Egli propone una dottrina solida, moderata, tradizionale, veramente ispirata dalla lettura della Sacre Scritture.
BISL.: Opere : edizioni delle opere complete: ed. Deforis, 18 voll., in 4ᵃ, Parigi 1772-88; ed. Lebel, 43 voll., Versailles 1813-19; ed. Lachat, 31 voll., Parigi 1862-66. Predicazione: Deverso oratoires publiées selon l'ordre chronologique, dell'abate J. Lebarg, 6 voll., Lilla-Parigi 1890-96; la stessa edizione rivista e completata, da Ch. Urbain e E. Levesque, 7 voll., Parigi 19141926. Correspondance de B., ed. Grands écrivains, 12 voll., 10 1909-23. - Studi: C. De Rausset, Histoire de 7.-B. B., 4 voll., Parigi 1814; G. Lanson, B., ivi 1891; A. Rebelliou, B., ivi 1899; L. Dimier, B., ivi 1916; G. Bauman, B., ivi 1929; V. Giraud, B., ivi 1930; A. Largenr, s. v. in DThC. II, coll. 1049-89; E. Levesque, s. v. in DHG, IX, coll. 1339-91; R. de la Broise, B. et la Bible, Parigi 1891: F. Brunetière, La philosophie de B.,
## Page 1120
in Etudes critiques de l'histoire de la litt. franc., 5² serie, Parigi 1903, pp. 41-109; V. Verlaque, Bibliographie raisonnée des auures de B., ivi 1908; A. Rebelloo, B. historion du protestantisme, 5² ed., ivi 1909; Ph. Bertault, B. intime, ivi 1927; P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, IV, ivi 1930, pp. 305-18.
Carlo Boyer
BOSSUET, Jacques-Bénigne. - Teologo francese, nipote del grande vescovo di Meaux, n. a Digione il 15 dic. 1664, m. a Parigi il 12 luglio 1743. Il 7 marzo 1716 fu nominato vescovo di Troyes. Nella sua diocesi apportò non poche innovazioni in senso giansenistico, poiché era un ardente seguace delle dottrine di Port-Royal : così pubblicò un Messale (1726), che suscitò forti polemiche, e un decreto (1729) contro l'ufficiatura di s. Gregorio VII inserita nel Breviario Romano da Benedetto XIII (25 sett. 1728).
Pubblicò inoltre alcune opere inedite dello zio, che dettero luogo ad aspri dibattiti. Fra queste ricordiamo: Dignosio declarationis cleri gallicani, le cui edizione completa (2 voll. in-40) venne fuori solo nel 1745 , e cioè dopo la morte del B.; Elevations à Dieu sur les mystères de la vie chretienne (2 voll., Parigi 1727); Méditations sur l'Evangile (4 voll., ivi 1730-31). Rinunciò al vescovato di Troyes nel 1742 e si ritirò a Parigi. - Vedi Tav. CXVI.
BibL.: J. Carreyre, s. v. in DHG, IX, coll. 1391-95: A. Gazier, Histoire générale du mouvement janséniste depuis ses origines jusqu'à nos jours. I, Parigi 1922, p. 335 ; II, ivi pp. 1, 13-14, 140 .
Settimio Cipriani
BOST, AMT-ISBAC-DAVID. - Scrittore protestante, n. a Ginevra nel 1780, m. a Laforce nel 1874. Ventiquatrenne, fu consacrato al ministero calvinista. Influenzato dalla cosidetta «teologia del risveglio» determinata dal Neander e dal Tholuck, B. fu evangelista e ministro di varie comunità indipendenti, e ciò perché inviso al concistoro ginevrino per il fatto che, in una sua pubblicazione, aveva rimproverato la Chiesa nazionale di violazione delle «Ordinanze ecclesiastiche" in essa in vigore.
Spirito artistico, egli dettò cantici sacri oggi ancora in uso nel culto riformato; tradusse opere di storia ecclesiastica e, di suo, scrisse una Histoire des Frères de Bohème et de Moravie (Ginevra 1834) e Mémoires pouvant servir à l'histoire religieuse des Eglises prot. de la Suisse et de la France (2 voll., ivi 1854-56).
Morì a Laforce - villaggetto della Dordogna - presso suo figlio John (1817-89), che vi aveva fondato, con il cuore d'un Cottabango, i celebri «Asili di Laforce» per orfanidioti ed epilettici, oggi ancora in fiore.
BibL. : L. Ruffet, s. v. in Enc. des Sciences religieuses, II, p. 375 sgg.; A. Bouvier, Le pasteur John B. fondateur des Asiles de Laforce, Parigi 1881; E. Barde, s. v. in Realenc. für prot. Theol. u. Kirche, III, 3* ed. (1897), pp. 342-44. Piero Chiminelli
BOSTIUS, Arnold. - Carmelitano fiammingo (discendente dalla nobile famiglia Van Vaernewijck, signori di Borst, latinizzato in Bostius). N. a Gand nel 1445, m. ivi il 4 apr. 1499. Uno degli uomini più eminenti del suo Ordine per virtù e scienza; fu l'anima del movimento umanistico dei Carmelitani nella seconda metà del Quattrocento. Sempre in contatto con i grandi umanisti di quell'epoca, contribuì non poco con i suoi lavori ad un risveglio dello studio della storia del suo Ordine.
Fra le sue opere sono degne di menzione: De illustribus viris Ordinis BVM. de M. Carmelo (edito da Daniel a V.M.in Speculum Carm., II [Anversa 1680], pp. 886-96); Speculum historiale (ms. bibl. Naz. Brera, Milano); De patronatio B. Virg. Mariae (edito da Daniel a V. M. in Speculum Carm., I [Anversa 1680], pp. 375-431).
BibL.: B. Zimmerman, Monumenta Carm., Lérina 1907, pp. 490-92, 511-12. Ambrogio di Santa Teresa BOSTON, ARCIDIOCESI di. - Città degli Stati Uniti, sull'Oceano Atlantico, a ca. 375 km . a nordest di Nuova York, con un ampio riparatissimo porto
in fondo a una baia. E il principale centro marittimo commerciale e culturale degli Stati Uniti, e capitale dello Stato di Massachussetts ( 20.826 mathrm{kmq}.), sede di importanti istituti di cultura, tra i quali primeggia l'Ateneo, e di una delle maggiori biblioteche degli Stati Uniti.
Eretta in diocesi l'8 apr. 1808, come suffraganea di Baltimora e poi di Nuova York nel 1850, B. divenne arcidiocesi e sede metropolitana il 12 febbr. 1873. Con una superficie di ca. 6584 kmq . comprende le contee dello stato di Massachussetts, cioè : Essex, Middlesexs, Suffolk, Norfolk e Plymouth, eccetto Marion e Wareham. La provincia ecclesiastica di B. ha per suffraganee sette diocesi della Nuova Inghilterra, e cioè Burlington (Vermont), Fall River (Massachussetts), Hartford (Conneticut), Manchester (New-Hampshire), Portland (Maine), Providence (Rhode Island) e Springfield (Massachussetts), i cui rispettivi territori unitamente a quello attuale formavano il territorio primitivo della arcidiocesi dal 1808 1843.
Il cattolicesimo fu introdotto nella Nuova Inghilterra al principio del sec. XVI dai missionari del Canadà tra gli italiani del Maine e con l'immigrazione irlandese nel Massachusetts; ma fino alla Rivoluzione Americana tanto il puritanismo, come la mancanza di sacerdoti ne imperirono la diffusione. Infatti la prima chiesa cattolica di B. appare solo nel 1788 nella locale colonia francese. D'allora in poi, grazie specialmente alla numerosa immigrazione di Irlandesi, Canadesi-Francesi, Italiani, Polacchi e Portoghesi, la religione cattolica è andata difetandosi in modo che l'arcivescovado, sede cardinalizia dal 191 in poi, conte 1.232 .089 cattolici su 2.934 .548 ab. (censimento 1945), un vescovo ausiliare, 1712 sacerdoti diocesani e 703 regolari, 351 parrocchie delle quali 11 italiane, perché B. e la diocesi subito dopo Nuova York che contiene più Italiani.
La chiesa di B. deve molto al suo primo vescovo mons. Giov. Lefebvre de Cheverus, consacrato il 1^{°} nov. 1810 e trasferito a Montsuban (Francia) nel 1823 e quindi all'arcivescovado di Bordeaux nel 1826 ove morì cardinale il 19 luglio 1836 . Il secondo vescovo, mons. Benedetto Giuseppe Ferwick (1825-46) è pure degno di menzione speciale. Grande organizzatore fu pure il card. G. O' Connell (1859-1944) il quale dette un grande impulso alle scuole cattoliche. L'arcidiocesi di B. conta oggi una università cattolica (Boston College) diretta dai Gesuiti e alcuni collegi universitari e scuole superiori. Organo ufficiale dell'arcidiocesi è il periodico settimanale The Pilot fondato nel 1836 dal p. P. Donahue.
BibL.: J. G. Shea, History of the Catholic Church in the United States, III, Nuova York 1890, pp. 107-59; IV, ivi 1892, pp. 208-17; T. F. Meehan, s. v. in The Caitl. Enc., II, pp. 703-707; XVII (Supplement), p. 125; R. H. Lord, The Catholic Church in Massachusetts, V. Nuova York 1930; D. C. Scheerer, Pontificia Americana, a Documentary History of the Catholic Church in the United States, 1784-1884, Washington 1933, pp. 98-100 e 300 sgg.; R. H. Lord, The Organizer of the Church in New England: Bishop Benedict Pomsick (1781-1846), in The Catholic Historical Review, 22 (1936-37), pp. 172-84; H. Hynes, s. v. in DHG, IX, coll. 1396-98; The Official Catholic Directory, 1947, parte 2², pp. 29-45.
Corrado Morin
BOSTRA. - Città del Hawrān, antica capitale della provincia romana d'Arabia costituita da Traiano nell'anno ro6. Il cristianesimo vi fu introdotto assai presto: ebbe già un vescovo nel sec. III ed Origene la visitò due volte. Il suo vescovo Tito scrisse contro Mani, un'opera ora perduta. Conserva ancora molte importanti rovine di età romana e quelle di una grande chiesa cristiana; un'iscrizione ci dice che era dedicata ai ss. Sergio e Bacco e che era stata costruita sotto l'arcivescovo Giuliano nell'anno 407 (era di B.), VI indizione : quindi fra il sett. 512 ed il marzo 513. Le antiche pubblicazioni di Rey, de Vogüé ed H.C. Butler dànno di essa un'idea errata; i recenti scavi ne hanno messo in luce la forma reale, cioè quella di una rotonda inscritta in un quadrato ed
## Page 1121

ADORAZIONE DEI MAGI Madrid, galleria del Prado.
## Page 1122

(Inf. Alinari)
RITRATTO DIPINTO DA G. RIGAUD (1659-1743).
Parigi, Louvre.
## Page 1123

(da E. Zertichow, Un crbalorio del '20 in Bilslieftia (Firense), ent. 507, p. 251 499.)
A sinistra: UN ERBOLARIO DEL '300: Anice, Assenzio, Anscardo, Mondorlo. A destra: L'AQUILEGIA. Acquerello su pergamena di A. Dürer (1526).
## Page 1124
Tav. CXVIII

## Page 1125
avente nel centro una struttura a quadrifoglio formata da pilastri e colonne (cf. J. W. Crowfoot, Churches at B. and Samaria-Sebaste, British School of Archael, in Jerusalem, Supplementary Paper, 4, 1937).
E una planimetria che si riattacca con quella della chiesa armena di Zivarthnotz, con il S. Lorenzo di Milano e le chiese d'Apamea e di Antiochia recentemente scoperte; imporentate tutte con il tipo di edificio elevato nel centro dello stoa di Adriano ad Atene, che forse era una chiesa. Il tipo di copertura della chiesa rimane un problema insoluto: probabilmente la parte centrale era coperta con una cupola in legname, come l'Anastasis di Gerusalemme, la "nuova" chiesa di Gerusalemme costruita da Giustiniano e descritta da Procopio. La chiesa era decorata da affreschi e musaici.
Ugo Monneret de Villard
A B. l'episcopato cattolico fu ristabilito nel 1687. La serie dei vescovi è ininterrotta dal 1836. Il metropolita risiede a Damasco o ad Habab, dove è la parrocchia più importante. Si contano 3.700 fedeli, 22 centri di culto, 10 chiese, 14 sacerdoti, 27 scuole.
Guglielmo de Vries
BOSTRÒM, CHRISTOPHER JACOB. - Filosofo svedese, n. a Pitea nel 1797, m. a Upsala, dove fu professore, nel 1866. Pur seguendo il Bibert ed il Grubbe, sviluppò un proprio sistema che escreitò un grande influsso sul pensiero della Svezia e si esprime in una forma di idealismo nazionale.
L'universo è concepito come una gerarchia di enti coscienti e personali al cui vertice è la perfezione assoluta, Dio, da cui è esclusa ogni idea di spazio e di tempo, e le cui forme o idee eterne costituiscono il fondo delle nature o persone finite. Si resta perciò nel panteismo ed è negata la creazione.
Le opere di B. (fra le principali : De pantheismi relate ad religionem habitu diss.; De nexu rerum cum Deo) sono edite in Samlade Shrifter, a cura di G. J. Keijser e H. Edfeldt (parte 1^{text {a }} e 2^{text {a }}, Upsala 1883 ; parte 3a, Stoccolma 1901).
Bon., G. Landstroms, B. Och bona Fil., Stoccolma 1903; J. Ljunghoffs, C. I. B. Sveriges Platon, Upsala 1916. Alberto Scola
BOTANICA. - La b. o fitologia è la scienza delle piante. Tre sono gli aspetti principali sotto i quali le piante vengono considerate : morfologico, fisiologico, sistematico.
Diversi sono i capitoli della morfologia o studio della forma: la citologia, che si occupa della struttura delle singole cellule; l'itrologia, o studio dei tessuti; l'austonita che, riconoscendo la distribuzione dei diversi tipi di tessuti nella pianta, stabilisce la struttura interna dei singoli organi; l'organografia, che descrive la forma esterna delle piante e dei loro organi; infine i capitoli che riguardano la citologia della riproduzione, l'embriologia, ecc.
Anche più numerosi sono i capitoli della fisiologia o studio delle funzioni.
La vita delle piante si svolge con una continua introduzione di materiali aventi, in gran parte, significato di alimenti. A differenza degli animali, che non possono nutrirsi se non di sostanze organiche, le piante hanno, tipicamente, la capacità di nutrirsi di sostanze minerali. Una volta introdotte nel corpo delle piante, tali sostanze vengono anzitutto trasformate, a mezzo di un'intera serie di reazioni chimiche, in composti organici, od organicate; successivamente, ed attraverso nuove successive modificazioni, esse vengono, in parte più o meno grande, organizzate, vale a dire trasformate nella stessa sostanza vivente o protoplasma.
La serie di trasformazioni che vengono fatte subire ai materiali introdotti nella pianta non si arresta a tal punto, giacché i diversi fenomeni che accompagnano la vita determinano un continuo logorio della sostanza vivente e, di conseguenza, una demolizione continua dei suoi costituenti i quali vanno ulteriormente trasformandosi con tendenza ad assumere nuovamente lo stato inorganico. Compaiono comunque, nelle cellule viventi, numerosi composti, taluni ancora organici altri minerali, che, avendo valore di sostanze di rifiuto, vengono eliminati. Destino
analogo subiscono altri materiali che, raggiunta la forma organica e prima ancora di venire organizzati, previa demolizione più o meno avanzata od anche tal quali, vengono pure eliminati per sempre o anche solo temporaneamente.
Le stesse sostanze minerali introdotte dalle piante possono non essere poi utilizzate e venir eliminate senza aver nemmeno subito i processi di organizzazione. E dunque un incessante e quanto mai complesso scambio di sostanze con l'ambiente esterno che avviene durante la vita delle piante e che costituisce oggetto di studio di una grande branca della fisiologia dedicata appunto al ricambio materiale o metabolismo (v.). In esso distinguiamo una fase ascendente o sintetica (anabolismo) che, attraverso i processi di organizzazione e di organizzazione, conduce alla formazione di composti a molecola più o meno complessa, quali son quelli che partecipano alla costituzione della materia viva; ed una fase discendente o analitica (catasbolismo) che, con processi inversi, conduce alla comparsa di sostanze di rifiuto, talora a molecola estremamente semplice.
Tra i processi che formano oggetto di studio di distinti capitoli della fisiologia del ricambio materiale possono essere ricordati quelli che riguardano la fisiologia dell'assunzione dell'acqua, della sua dispersione, del suo trasporto; la fisiologia della nutrizione minerale; l'organizzazione del carbonio per via fotosintetica e chemiosintetica; l'organizzazione dell'azoto; i processi di organizzazione; lo studio dei prodotti dell'assimilazione; le modalità dell'eliminazione e la natura delle sostanze eliminate, ecc.
Parallelamente al ricambio materiale si svolge, nelle piante, un ricambio di energia.
L'organizazione del carbonio, nelle piante verdi, è resa possibile dalla capacità di esse di utilizzare l'energia raggiante della luce solare, e parte cospicua dei prodotti di tale processo costituisce, nelle piante, una riserva di energia. Con la demolizione di questi composti, infatti, la stessa quantità di energia che era stata sottratta alla luce per la loro sintesi viene liberata e utilizzata nello svolgimento di una quantità di altre reazioni. Questi processi di demolizione, o di dissimilazione, decorrono con modalità diverse e con l'intervento o meno dell'ossigeno molecolare dall'esterno; si hanno cosi quei gruppi di fenomeni che sono noti con i nomi di respirazione aerobia, respirazione intramolecolare e di fermentazioni.
Altre branche ancora della fisiologia sono quelle che riguardano l'accrescimento (la germinazione del seme, le modalità con cui i fattori interni ed esterni influiscono sull'accrescimento, i movimenti d'accrescimento e l'orientamento delle piante, la conformazione delle piante, ed i fattori che la determinano; la teratologia o studio delle forme anormali, ecc.); lo sviluppo, vale a dire le modalità con le quali, nel corso della sua vita, la pianta va acquistando nuove proprietà che la conducono alla riproduzione e alla morte; la fisiologia della sessualità e della riproduzione; il meccanismo della trasmissione dei caratteri ereditari, sia dal punto di vista citologico che funzionale; i movimenti delle piante; e l'evologia, vale a dire lo studio dei rapporti delle piante con l'ambiente esterno e le modificazioni sia strutturali che fisiologiche che le caratteristiche ambientali inducono loro e cosi via.
Della b. speciale la branca forse più nota ai profani è la sistematica o tassonomia che, da sola o quasi, ha rappresentato l'intera b. nell'antichità e nel medioevo. Scopo della sistematica è la conoscenza di tutte le piante e la loro distribuzione in uno schema che, mentre ne permetta il pratico riconoscimento (classificazione) corrisponda a determinate esigenze scientifiche.
Primo compito della sistematica è quello di stabilire le categorie nelle quali distribuire o raggruppare le diverse piante; la più fondamentale di queste categorie è la specie, entità che, sebbene sia stata fra le prime che gli scienziati hanno riconosciuto, il progredire della scienza ha reso sempre più difficile da definire e da circoscrivere entro limiti naturali, tanto che innumerevoli sono e sono state le di-
## Page 1126
scussioni sul valore di questa categoria sistematica e sulla sua reale esistenza. Senza entrare qui in particolari, non è possibile tacere che l'importanza di queste discussioni è tanto maggiore in quanto dal loro esito dipende se accettare o meno il principio di fissità o di mutabilità delle forme viventi, se accogliere la connessione creazionistica delle singole specie oppure la teoria evoluzionistica, e l'orientamento stesso della scienza nei confronti di una quantità di problemi inerenti all'origine della vita sulla terra e che sconfinano nel campo filosofico e trascendentale.
Altre categorie sistematiche, di tipo sempre più generale, sono il genere, la famiglia, l' ordine, la classe, la divisione.
Il risultato di un tal lavoro di ravvicinamenti e di raggruppamenti in categorie aventi somiglianze sempre più generiche è la creazione di uno schema generale in cui per ogni forma è riservata una posizione determinata. Naturalmente, a seconda dei caratteri prescelti per la loro costruzione, il valore di tali schemi sarà ben diverso, e il progresso della sistematica, dall'antichità ad oggi, è consistito appunto nella progressiva ricerca di caratteri-guida talida permettere la costruzione di uno schema, o sistema, naturale, nel quale cioè le piante siano distribuite sulla base delle loro naturali affinità.
Problemi scientifici e problemi filosofici interferiscono qui nuovamente, trattandosi di stabilire se l'affinità delle diverse forme vegetali sia tale da far ammettere una loro origine monofiletica, da un unico archetipo senestrale, oppure un'origine polifiletica.
I principali caratteri sui quali la moderna sistematica si fonda, sono dati dallo studio comparativo del meccanismo della riproduzione, della struttura e della funzione degli organi sessuali, dell'embriologia delle varie forme e del loro ciclo ontogenetico.
Discipline ausiliarie della sistematica, e facenti parte anch'esse della b. speciale, sono la fitopaleontologia e la fitogeografia.
Compito della prima è la conoscenza delle forme vegetali vissute in altre ere geologiche ed oggi estinte; la seconda, su basi ecologiche e cartologiche ed utilizzando dati geologici e climatologici, si propone di dar ragione della composizione floristica delle diverse zone della terra e dei loro singoli territori.
Un'altra grande branca della b. speciale è infine, la b.applicata i cui capitoli principali sono la b. agricola, la b. forestale, la b. articola, la fitopatologia, la farmacognosia, ecc.
L'interesse di una così vasta e cosi complessa disciplina, com'è la b., è evidente; al pari dello studio degli animali, lo studio delle piante supera l'aspirazione umana della conoscenza come fine a se stessa giacché si tratta qui dello studio della vita, della sua origine, delle sue manifestazioni e della sua essenza. Sotto un certo punto di vista, poi, l'interesse dello studio degli organismi vegetali prevale su quello degli animali stessi, e la ragione è che le piante soltanto sono organismi autotrofi mentre gli animali sono eterotrofi. Le piante soltanto, in altre parole, sono capaci di nutrirsi di sostanze allo stato minerale mentre gli animali, che non hanno questa capacità, sono obbligati a valersi dei materiali resi già organici dalle piante.
Tutta la vita animale ci appare, cosi, dipendente da quella vegetale, e la vita sulla terra degli organismi animali, cosi com'essi sono, resa possibile, e per dir cosi preparata, dall'esistenza, necessariamente più antica, delle piante.
La conoscenza dei processi di organicazione del carbonio, dell'azoto, dello zolfo e del fosforo da parte delle piante acquista, di conseguenza, un interesse che trascende il puro aspetto botanico e sia pure,
e più generalmente, biologico, per acquistare valore anche da un punto di vista speculativo sull' organizzazione e sull'economia generale dei viventi sulla terra.
L'esempio classico di questa dipendenza degli animali dalle piante è quella delle sostanze organiche di ogni tipo, corboidrati, grassi, proteine, ecc., che, elaborate dalle piante, assicurano l'alimentazione animale. Non è però da credere che soltanto alimenti gli animali trovino nelle piante, ma molto spesso anche sostanze stimolanti e regolatrici; valga l'esempio delle vitamine d'ogni tipo che, tanto necessarie al normale svolgimento della vita animale, vengono tuttavia sintetizzate dalle sole piante. Ed è anche da chiedersi se una quantita di sostanze che appaiono in gran nu