Un esemplare si trova nella Biblioteca Vaticana, mentre gli altri perirono nell'incendio che il 30 ag. 1768 distrusse la biblioteca privata di S. E. e G. Simone Assemani. Il ms. di S. E. però, fu poi stampato dal Mai (Script. vet., IV, p. 64, nota). P. Efrem Dirani, in al-Mukdouk, pubblicato nel 1899, resa (pp. 103-182) la traduzione araba di una dissertazione italiana scritta in difesa di s. Giovanni Marone da A., e stampata in Roma nel 1769 dall'editore Giunchi, senza il nome dell'autore. Pietro Blair
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In alto: ASILO ALFRIDA AJESSA. Ganzirri (Messina). In basso: ASILO FIRENZE. Melicuccè.
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A sinistra: INTERNO DELLA CHIESA SUPERIORE DI S. FRANCESCO, connacesto nel 1253. A destra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. PIETRO (sec. xiv).
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3. Giuseppe Luigi. - Figlio di un fratello di Giuseppe Simone, n. a Tripoli (Libano) nel 1710, m. a Roma il 9 febbr. 1782. Studiò nel Collegio maronita di Roma; fu professore di siriaco e di liturgia alla Sapienza e di siriaco nel collegio di Propaganda Fide, nonché membro dell'Accademia pontificia per le ricerche storiche e beneficiato lateranense.
L'opera sua principale è il Codet Liturgicus Ecclesiae universae in XV libros distributus in quo continentur libri Rituales, Missales, Pontificales, Officio, Dypica, ecc. Ecclesiae Occidentis et Orientis... latino versione, praefationibus communturiis et variationibus illustratus. Dei 15 libn però sono usciti soltanto i primi quattro e l'ottavo, tra il 1749 e 1766. L'opera ebbe fortuna e fu ricercata tanto che si dovette ristompare nel 1902 in fac-simile. A. pubblicò pure altre opere e tradusse in latino la collezione dei canoni fatta da Ebediesu ('Abdiż̄) e il Namocanone di Bar Ebroo, che furono pubblicati ambedue da Angelo Mai in Script. veterum, X. Roma 1838, parte 1^{text {a }}, pp. 1-360 (sir. e lat.), e parte 2^{text {a }}, pp. 1-268. Pietro Sfair
4. Simone. - Figlio di un fratello di Giuseppe Luigi, n. in Tripoli (Libano) nel 1752. Compì gli studi nel Collegio maronita di Roma, e ritornato in patria, entrò nell'Ordine antoniano aleppino. Dopo 12 anni, si trasferì a Padova, ove fu nominato professore di lingue orientali nel seminario e più tardi nell'Università. Fu anche membro dell'Acc Idemia di Padova, ove morì nel 1821. Spiegò una bella attività come provano i numerosi suoi scritti, tra cui il Saggio ull'origine, culto, letteratura e costumi degli Arabi avanti il pseudo profeta Maometto (Padova 1787). Ma la sua opera migliore è il Catalogo dei Codici mss. orientali della Biblioteca Naniana... Vi si aggiunge l'illustrazione delle monete cufiche del museo Naniano, 2 voll. (ivi 1787 -92).
BibL.: J. Parisot, in DThC. I. coll. 2119-23; A. Boon. in DHG., IV, coll. 1095-98; G. Oussani, s. v. in The Catholic Encicl., I. pp. 794-95. Pietro Sfair
ASSEMBLEE DEI VESCOVI : v. CONFERENZE ePISCOPAli.
ASSEMBLEE DEL CLERO: v. CLERO, ASSEmBLEE del.
ASSEMBLEE DI DIO : v. PENTECOSTALI.
ASSEMBLEE POLITICHE : v. PARLAMENTI.
ASSENSO. - Momento essenziale del giudizio (v.) consistente nell'atto col quale la mente aderisce a una proposizione, ossia afferma il rapporto di unità o distinzione che è tra soggetto e predicato. Il vocabolo deriva dal lat. assensus, col quale venne nell'uso posteriore e in senso tecnico reso il termine greco avyaxrá vartheta ε σ ι ς, che Cicerone traduce con adsensio o adprobatio, e, attribuendone l'introduzione a Zenone, definisce come l'atto del tutto volontario col quale la mente assente al contenuto di una rappresentazione (pavvasiia) evidente, dal medesimo Zenone detta comprensiva ( α α τ α λ η σ τ ι α ἠ ) e che, «una volta accettata e approvata» ( σ v γ α α τ α ἀ vartheta ε σ ι ς ), veniva da lui chiamata «comprensione» ( α α τ α ἀ λ η ἠ ι ς ) (Cicerone, Acad., I, 40, e in generale H. Ritter e L. Preller, Historia philosophiae graecae, 10⁴ ed., Gotha 1934, §§ 484-86).
Contrariamente alla tesi cartesiana l'a. è atto esclusivo dell'intelligenza, e si distingue dal consenso della volontà, che è piuttosto un'adesione di ordine affettivo del velere alla verità intuita e affermata dall'intelletto. La distinzione, tuttavia, è quasi trascurata dall'uso comune, che non distinguendo naturalmente i vari momenti analitici del giudizio, intende l'a. sinteticamente come l'adesione intellettuale-volitiva ad una data proposizione. In questo senso si contrappone all'a. il dissenso, sebbene, logicamente, ogni atto critico
del pensiero sia sempre affermazione, e quindi a. Secondo il contenuto vario del giudizio l'a. può essere certo-opinativo, vero-erroneo. Particolari questioni presenta l'a. non fondato sull'evidenza del rapporto fra soggetto e predicato ma sull'autorità estrinseca (v. FEDE).
Nel linguaggio giuridico spesso si chiama a. l'atto di volontà di chi, non essendo autore o parte di un atto giuridico, deve, per legge, integrare la volontà di questi affinché l'atto sia valido.
Bibl.: U. Viglino, Logica, Roma 1941, pp. 192-202.
Ugo Viglino
ASSENZA. - Nel linguaggio giuridico il termine a. viene assunto talvolta nel significato comune di non presenza, talvolta invece in un significato speciale.
Nella prima accezione si parla di a. e di assenti, in contrapposto a presenza, presenti, intervenuti ecc., soprattutto nel caso di mancata presenza o partecipazione ad un atto, da parte di chi normalmente dovrebbe intervenirvi (ad. es. deliberazioni o altri atti collegiali, udienze giudiziarie, ecc.), e, in diritto canonico, anche in caso di violazione dell'obbligo della residenza (v.) da parte del titolare di un ufficio che tale obbligo importi.
Nella seconda accezione, invece, l'a. si ha quando una persona non è più comparsa nel luogo del suo ultimo domicilio o dell'ultima sua residenza, e non se ne hanno più notizie, di modo che non si sappia ubi sit et an sit. Le leggi civili sogliono dettare, per tale ipotesi, varie norme dirette a tutelare gli interessi (soprattutto familiari e patrimoniali) dell'assente, e anche, specie quando l'a. si prolunghi e divenga quindi sempre più probabile che l'assente non sia più in vita, gli interessi di coloro che si può presumere siano i suoi successori in caso di sua morte. I provvedimenti che la legge civile dispone per regolare la sorte dei rapporti giuridici dell'assente, sono sempre tali da tener conto dell'eventualità che l'a. cessi (cf. per l'Italia, art. 48 sgg. del Cod. civ. e art. 721 sgg. del Cod. proc. civ.; per lo Stato della Città del Vaticano, art. 20 sgg. del Cod. civ., e art. 842 sgg. del Cod. proc. civ.).
L'a. cessa se l'assente ritorna o è provata l'esistenza di lui, o viceversa la sua morte. Nelle legislazioni che ammettono la cosiddetta morte presunta l'a. cessa anche con la dichiarazione di morte presunta. Per gli effetti che l'assenza e soprattutto la morte presunta possono avere sul matrimonio, v. LiGAMEN.
Pio Ciprotti
ASSER, Giovanni. - Storiografo inglese, n. nel paese di Galles, a Menevia, m. nel 909, fu allevato nel monastero di S. David. Visse per qualche tempo alla corte di re Alfredo. Prima del 900 divenne vescovo di Sherborne. Scrisse Annales rerum gestarum Aelfredi magni.
BibL.: J. Mabillon, Acta SS. O. S. B., VII, Venezia 1738, pp. 227-38; A. Potthast, Bibl. Hist. Medii Aevi, I, Berlino 1896, pp. 122-23. Emma Santovito
ASSERETO, Gioacchino. - Pittore, n. a Genova nel 1600 , m. ivi il 26 luglio 1649 . Allievo prima del Borzone e poi dell'Ansaldo, produsse moltissime opere, sia per Genova, sia per l'estero e specialmente per la Spagna; esse sono andate però in massima parte perdute o non si possono identificare. I suoi dipinti documentati o di attendibile attribuzione sono : gli affreschi della S.ma Annunziata di Genova, due quadri di altare ai SS. Cosma e Damiano pure in Genova, il Martirio di s. Bartolomeo nell'Accademia Ligustica, la Circancisione a Brera.
Bibl.: R. Longhi, L'A., in Dedalo, 7 (1926-27), pp. 355-77; id., E ancora dell'A., in Pinacotheca, 1 (1929), pp. 221-25; G. De-
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logu, Pittori genovesi del '600, in L'Arte, 32 (1929), D. 266; id., Quattro dipinti inediti dell' A., in Pinacotheca, 1 (1929), pp. 216-20. Vincenza Colzio
ASSESSORE. - E colui che consiglia ed assiste il giudice nello studio e nella definizione di una causa. Secondo il diritto romano della repubblica, l'intervento dell'a. - detto anche comes, iuris studiosus, consiliarius non era affatto obbligatorio ed era lasciato volta per volta alla discrezione del giudice; più tardi, spezie nelle province imperiali, l'assessorato diventò un istituto di carattere permanente. Nel diritto canonico, l'a. ebbe veste di consulente, chiamato, in caso di bisogno, ad illustrare i punti di una determinata controversia (c. 11 , de rescriptis, I, 3, in VI); e tale è considerato anche dal vigente Codice, il quale (can. 1575) consente al giudice singolare - e, si noti, non al tribunale collegiale - di farsi assistere con voto consultivo da non più di due assessori, scelti tra i giudici sinodali. L'a. presta giuramento a norma del can. 1622 ed è tenuto al segreto d'ufficio secondo il can. 1623.
Viene chizmeto anche a. il primo officiale maggiore di quelle tre S. Congregazioni (S. Ufficio, Concistoriale e per la Chiesa Orientale) che hanno come prefetto il Papa (v. congreGazioni Pontificie). Esso viene equiparato per rango, attribuzioni e privilegi ai segretari delle altre Congregazioni (cf. Cost. Ad incrementum decoris di Pio XI, del 16 ag. 1934).
Nel diritto italiano, si chiamano a. i componenti la Giunta municipale; e tale nome fu dato anche, dal 1931 al 1945, ai cinque giudici popolari delle Corti d'Assise.
Servo Goyenèche
ASSICURAZIONE. - Il contratto d'a. (i cui primi esempi risalgono al basso medioevo per l'a. marittima, al sec. xVI per quella contro l'incendio e per quella sulla vita), è un contratto sinallagmatico e aleatorio (v. contratto), con il quale l'assicuratore (che, nel vigente diritto italiano, non può essere se non un istituto di diritto pubblico, o una società per azioni), si obbliga, dietro il pagamento di una somma periodica (premio) da parte di un altro (assicurato), o a rivalere questi, nei limiti convenuti, del danno ad esso derivante da un futuro eventuale sinistro (a. contro i danni), ovvero a pagare, una volta tanto o periodicamente, all'assicurato stesso o a un terzo, una somma al verificarsi di un evento attinente alla vita umana (a. sulla vita).
Il contratto risulta generalmente da un documento (polizza), rilasciato dall'assicuratore, che lo sottoscrive, all'altro contraente; tale polizza può anche essere all'ordine (cioè trasmissibile mediante girata) o al portatore.
L'a. può essere stipulata anche in nome altrui, o per conto altrui; in tal caso l'assicurato non è il contraente, ma colui in cui nome o per cui conto il contratto è legittimamente fatto.
In nessun caso però l'assicuratore è obbligato a risarcire i danni derivanti da sinistri cagionati da dolo, o (salvo patto in contrario) da colpa grave del contraente o dell'assicurato o del beneficiario. Inoltre è nullo il contratto d'a. contro i danni, se non esiste un interesse dell'assicurato al risarcimento del danno.
Dal punto di vista morale tanto l'assicuratore come l'assicurato o il beneficiario sono tenuti a procedere lealmente, e questi ultimi sono obbligati alla restituzione, se percepiscono un risarcimento per danni, di cui essi stessi siano direttamente responsabili, o che siano dovuti a cause che, secondo i termini di contratto, erano tenuti a rivelare.
L'a. sulla vita può essere stipulata sia sulla vita propria, sia su quella di un terzo; e in entrambi i casi può riguar-
dare l'obbligo dell'assicuratore di pagare una somma o nel caso di morte della persona (purché, se si tratti di un terzo, il contratto sia fatto con il suo consenso), o nel caso di sopravvivenza in un determinato momento. Può essere anche stipulato a favore di un terzo (beneficiario) da designarsi nel contratto stesso, o con successiva dichiarazione scritta comunicata all'assicuratore, e per testamento. Però in caso di suicidio dell'assicurato, avvenuto prima che siano decorsi due anni dalla data della stipulazione del contratto, l'assicuratore non è tenuto al pagamento, salvo patto in contrario.
Le norme generali sull'a. sono stabilite negli artt. 1882 1927 del Codice civile. Leggi speciali stabiliscono norme sulle imprese di a. e sulle a. murue (cf. anche artt. 2546-48 del Cod. civ.). Le a. contro i rischi della navigazione marittima, interna, od aerea, sono disciplinate, oltre che dalle norme del Cod. civile, anche da norme speciali contenute negli artt. 514-47 e 996-1021 del Cod. della navigazione.
BibL.: V. Salandra, A., in Commentario del codice civile, a cura di A. Scialoja e G. Branca. IV, artt. 1861-1932, RomaBologna 1948.
Pio Ciprom
ASSICURAZIONI SOCIALI. - La complessa attività mediante la quale lo Stato esercita la sua funzione di tutela degli interessi dei lavoratori si svolge su due linee distinte : da un lato esso provvede a prevenire il pericolo di un danno del lavoratore (regime della occupazione e degli orari di lavoro, prevenzione infortuni, igiene del lavoro, tutela del lavoro femminile e minorile, disciplina del rapporto di lavoro e del diritto di associazione), dall'altro a riparare ai danni che comunque si siano verificati per eventi che incidano sulla capacità di lavoro e di guadagno. E in questo campo di attività che, con funzione preminente, si inserisce il sistema delle a. obbligatorie le quali, in ragione delle finalità cui sono indirizzate, assumono la qualificazione di "sociali".
Per quanto si distacchino profondamente dallo schema contrattuale e tecnico delle a. di diritto privato, le a. s. hanno in comune con quelle private l'essenza e cioè : a) il concetto di previdenza risparmiatrice, che induce a costituire mediante i risparmi erogati in forma di contributo assicurativo il diritto ad'indennizzarsi delle perdite di danni futuri; b) il concetto di rischio, considerato quale evento aleatorio, futuro ed incerto per quanto riguarda il suo verificarsi, ovvero il momento in cui si verificherà, considerato in rapporto alla massa degli assicurati secondo i calcoli della probabilità statistica. Mentre però nella a. privata il risparmio costituisce un atto individuale e facoltativo, nelle a. s. la previdenza è imposta dallo Stato, con vincolo di solidarietà fra i lavoratori per i quali le a. sono preordinate; il rischio non è lasciato alla libera determinazione dei contraenti, ma è determinato dalla legge; il premio, ansiché essere rapportato al rischio, è fissato col ricorso a princìpi mutualistici; il risarcimento del danno, infine, non è liberamente prestabilito dall'assicurato, ma è fissato dalla legge, talora con particolari criteri di ordine sociale rispetto alle categorie ed ai carichi di famiglia. Nelle a. s., altresi, accanto alla funzione compensativa, riveste una speciale importanza la funzione preventiva.
I rischi cui le a. provvedono sono quelli che minacciano la continuità di lavoro e di guadagno, ovvero determinano comunque condizioni di carenza del guadagno rispetto ai bisogni. Essi si distinguono ordinariamente in rischi fisici ed economici. Appartengono alla prima categoria le malattie, principalmente quelle professionali, gli infortuni sul lavoro, la maternità, l'invalidità, la vecchiaia e la morte; alla seconda categoria la disoccupazione involontaria, e, secondo alcuni, il carico familiare. Le a. s., costituite in corri-
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spondenza agli accennati rischi, si propongono di riparare, in tutto od in parte, il danno subito, non soltanto mediante il rimborso, per lo più solo parziale, del guadagno perduto, ma altresi, per gli eventi fisici, con la fornitura dei presidi terapeutici atti alla cura della malattia ed al recupero della salute od almeno della capacità di lavoro.
Il campo di applicazione delle a. s. è originariamente limitato alla categoria dei lavoratori subordinati e, fra questi, a quelli riconosciuti economicamente più deboli ed indifesi di fronte ad eventi lesivi della capacità di lavoro e di guadagno. Tale campo tende peraltro ad estendersi sempre più, fino a raggruppare non solo tutti i lavoratori subordinati, ma anche quelli autonomi : né mancano esempi e schemi di a. obbligatorie estese a tutti i cittadini, che assumono in tal caso le caratteristiche di una a. nazionale superante i postulati della a. s. propriamente detta.
Anche se limitate ai lavoratori dipendenti, le a. s. dilatano la propria funzione oltre al soggetto del rapporto di lavoro, sostituendo al criterio individuale quello familiare; per effetto di tale criterio, non soltanto determinate prestazioni (in genere quelle sanitarie) competono oltreché all'assicurato anche ai suoi familiari, ma l'evento familiare (matrimonio e nascita della prole) ed il carico di famiglia vengono assunti quale presupposto per il diritto a particolari indennità (assegni di nuzialità e natalità, assegni familiari).
Per quanto non manchino precedenti esempi di a. obbligatorie per particolari categorie di lavoratori (marittimi, minatori, ecc.) le a. s. vengono fatte risalire alle leggi di Bismarck (malattie 1883, infortuni sul lavoro 1884, invalidità e vecchiaia 1891). In Italia l'istituzione delle varie forme assicurative si è attuata nei seguenti tempi : venne per prima disposta l'a. infortuni ( 1898 e 1904); seguì l'a. per l'invalidità e la vecchiaia (1919-23), quella contro la disoccupazione (1919-23), quella contro la tubercolosi (1927), per la maternità (1923) trasformata poi in a. per la nuzialità e la natalità (1939); per le malattie l'a. venne gradualmente attuata per settori professionali mediante conti atti collettivi di lavoro (per lo più dal 1929 in poi) e venne unificata legislativamente solo nel 1943; gli assegni familiari vennero istituiti nel 1934 limitatamente all'industria, e generalizzati con provvedimenti vari dal 1937 al 1940. A date successive, dopo la prima istituzione, sono stati apportati perfezionamenti alle varie forme.
La tecnica delle accennate a. differisce sensibilmente fra l'una e l'altra forma in ragione dei presupposti particolari e delle caratteristiche di ogni rischio. Nell'a. infortuni, attuatasi secondo la teoria cosiddetta del rischio professionale che configura l'infortunio sul lavoro come una conseguenza immanente ed a volte inevitabile del lavoro e della organizzazione dell'impresa, è l'impresa stessa che, quale responsabile di tale eventualità, viene gravata degli oneri relativi; ed in quanto il rischio si diversifica in ragione della natura del lavoro, nonché delle caratteristiche strutturali dell'impresa, l'onere della a. (premio) è graduato in ragione di tale rischio. Nell'a. per l'invalidità e la vecchiaia prevale il concetto del risparmio previdenziale, in ragione del quale ciascun lavoratore, con il contributo proprio e del proprio datore di lavoro, si costituisce la propria pensione il cui importo viene graduato in ragione dei contributi versati. Nell'a. per le malattie, nonché per la tubercolosi, che rappresenta una delle più pericolose insidie sociali, la tecnica è quella della mutualità, nell'àmbito di una
gestione di ripartizione. Nell'a. contro la disoccupazione ogni presupposto di tecnica attuariale viene meno, di fronte all'incertezza dell'evento, nonché della vastità ed ampiezza del fenomeno; talché, più che di una vera forma assicurativa, trattasi per lo più di un sistema di predisposizione di fondi ritenuti atti a far fronte alle eventualità future, nei limiti di una ragionevole previsione. Nel sistema degli assegni familiari, infine, non si tratta che della attuazione di un congegno di compensazione degli oneri, il quale consegue una perequazione del relativo carico aziendale ccn riferimento alla composizione familiare dei dipendenti risultante nel complesso della categoria, indipendentemente dalla situazione specifica dei singoli lavoratori dipendenti.
A parte gli infortuni sul lavoro, in ragione della suaccennata teoria del rischio professionale, e gli assegni familiari, considerati un elemento della retribuzione corrisposto a mezzo di un particolare congegno perequativo, le altre forme assicurative, anziché sul solo datore di lavoro vengono originariamente fatte gravare in misura paritetica tanto sull'impresa quanto sul singolo lavoratore, in ragione del comune interesse alla tutela assicurativa; ed è altresi prevista in taluni casi una partecipazione dello Stato, per integrare determinate forme di prestazione. Di fronte a tale impostazione, con la quale si identifica nei confronti dei datori di lavoro e dei lavoratori una particolare e propria forma autonoma di partecipazione all'obbligo della a., si va di recente affermando il criterio che l'onere assicurativo gravi esclusivamente sul lavoratore, il cui salario si suddivide in due quote distinte, la prima (salario propriamente detto), immediatamente erogata e rispondente ai bisogni diretti e coerenti; la seconda (salario previdenziale) che viene a costituire la sua previdenza; per tal motivo le prestazioni assicurative vengono individuate in una particolare forma di salario dilazionato (e cioè corrisposto in occasione di particolari eventi, quali la disoccupazione, la malattia e la vecchiaia), diversamente somministrato (mediante prestazioni sanitarie), ovvero diversamente ripartito (in ragione degli oneri familiari); ed il contributo, considerato quale inscindibile complemento del salario diretto, viene fatto gravare sulla produzione, sia che venga posto ad intero carico del datore di lavoro il quale si limita a corrispondere al lavoratore il suo salario diretto, sia, come da taluno si richiede, che venga posto ad intero carico del lavoratore mediante una trattenuta sul salario globale, comprensivo cioè del salario diretto e di quello previdenziale.
Oltreché ad una ripartizione del salario nel tempo e fra le categorie dei lavoratori, le a. s. mirano peraltro a conseguire anche una più equa redistribuzione dei redditi in base ad un concetto di solidarietà sociale; per tale motivo, mentre le prestazioni vengono graduate con riferimento al bisogno dei singoli lavoratori, valutato sul piano sociale, non soltanto si richiede che l'onere venga rapportato alla capacità contributiva dei singoli, prescindendo dal rapporto con le prestazioni, ma che intervenga anche lo Stato affinché coloro che non partecipano in forma attiva alla previdenza concorrano ad essa mediante il sistema tributario, che della redistribuzione dei redditi costituisce uno strumento essenziale.
Per il fatto di essere sorte ad epoche diverse, in dipendenza talora di fattori contingenti, con diverse strutture e spesso con distinte finalità immediate, le a. s. hanno dato origine, tanto in Italia quanto in
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Assiri - Arciere che tende l'arco - Bassorilievo assiro. Roma, museo Barracco.
tutti i principali paesi, ad un complesso di norme legislative confuso ed in alcune parti disordinato, che attende e richiede un riassetto organico e coordinato che unifichi in una visione generale, unitamente al sistema assicurativo, l'opera di prevenzione centro i rischi del lavoro. In tale azione, tuttora in atto, sugli elementi essenziali dell'assicurazione, e cioè sui concetti del risparmio e del rischio, tende a prevalere il concetto della solidarietà sociale per effetto del quale il salario previdenziale viene a rappresentare, più che una quota di risparmio individuale, sia pure obbligatorio e volto a finalità sociali, una forma di partecipazione ai bisogni della collettività attraverso un sistema generale di ripartizione degli oneri con cui si realizza un piano generale di previdenza sociale, o meglio ancora di sicurezza o di protezione sociale.
In tale concezione le a. s. vengono pertanto considerate come uno strumentodiretto a contrapporre agli squilibri determinati dall'ordinamento economico una soluzione ispirata ai principi di giustizia e di carità.
BibL.: Trattato di diritto del lavoro, diretto da M. Borsi e F. Pergolesi, vol. III, Le a. s., Padova 1938; L. Borassi, Diritto del lavoro e a. s., Milano 1930; G. Mazzetti, G. Orsini, M. Pizzicannella, Manuale della previdenza sociale, Roma 1948; Le a.s., rivista bimestrale del 1913 dell'Istituto nazionale della previdenza sociale, Roma (dal 1944 il titolo della rivista è stato cambiato in Previdenza Sociale); Rivista degli infortuni e delle molestie professionali, pubblicazione trimestrale dal 1943 dell'Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro, Roma. Cesare Vannutelli
ASSIGNIES, Jean d'. - Cistercense belga, scrittore ascetico, n. da famiglia nobile verso il 1565 a Bauffe, presso Chièvres. Entrato nell'abbazia di Cambron, vi rimase molti anni; dal 1618 fu abate di quella di Nizelles, ove morì nel 1642.
Dei suoi molti scritti ricordiamo: Vies des personnes illustres en sainteté de l'ordre de Cîteaux, 2 voll., Dousi-
Mons 1598; Vie et miracles de saint Martin de Tours, ivi 1625 ; Allumettes vives pour embraver l'âme à la bayne du péché et l'amour de la vertu par la considération de la passion de Jésus-Christ, ivi 1629; Fasciculus Myrrhae, ivi 1630; Bourdon des âmes dévotes et ambitieuses de cheminer avec repos et conscience au pèlerinage de cette vie, dressé sur les oeils de Louis de Blois, ivi 1634.
BibL.: F. Hennebert, in Biographie Nationale de Belgique, I, Bruxelles 1866, coll. 303-307. Anselmo Musters
ASSIOMA ( ἀ ζ λ ω μ mathrm{e}, da ἀ ζ ι ἀ α "stino, giudico bene left.{ }^{°}right). - Nel senso oggi corrente, a. è un principio generale di evidenza immediata che non occorre dimostrare; in particolare i principi primi delle matematiche. In Aristotele il significato è alquanto più ristretto : a. è un principio universale immediato comune, necessario cioè ad ogni scienza, ad es. il principio di identità (Anal. Post., I, 2, 72 a, 16). Presso gli stoici a. diventa sinonimo di proposizione generale (l'éviòcevos; di Aristotele); senso ripreso sostanzialmente da Bacone per cui "assiami" sono tutte le proposizioni generali ("a. generalissimi" e "a. medi"), ricavate dai sensi e dai fatti particolari (Novum Organum, I, 19). In Kant a. di intuizione sono detti i giudizi sintetici a priori derivati dall'intuizione sensibile pura di spazio e tempo: ad es. "due rette non chiudono uno spazio ".
Gli a., intesi nel senso comune come principi generali per sé evidenti, rivendicano, contro ogni empiristico tentativo di svalutazione, un valore noetico assoluto, perché espressioni insieme delle leggi del pensiero e dei rapporti oggettivi dell'essere. Germogliati nell'intelletto al primo contatto con l'esperienza, per cui non possono dirsi assolutamente a priori, siano essi universalissimi, e perciò indimostrabili, o da questi derivati, come loro espressione particolare, gli a. restano, per il loro carattere di universalità e necessità, uno dei saldi fondamenti della certezza e della scienza.
BibL.: F. Solmsen, Entwicklung der aristotelischen Logik und Rhetorik, Berlino 1929; J. de Tonquédec, La critique de la connaissance, Parigi 1929, pp. 301-20 (con bibliogr.); E. Kant, Criticu della Ragion Pura, trad. ital., Bari 1940, parte 1*, p. 174 sgg. Uzo Viglino
ASSIRI. - Popolo stanziato sul medio Eufrate, così denominato da Aššur (v). Comunemente si ritenne fossero, alle origini, dei Subarei, che, colonizzati prima dai Sumeri e poi dagli Accadi, si fusero con questi ultimi, abbracciando lingua, arte, cultura semitiche. Dalla fusione risultò il popolo assiro, guerriero, crudele, terrore dell'antico Oriente (cf. Is. 5, 26-29).
Autori recenti (Goetze, Gelb, Poebel), invece, il ritengono originariamente semiti nomadi, come è detto nella lista dei re assiri, dopo i primi 17 nomi. Si fissarono nel nord della Mesopotamia ove subirono prima un'invasione di Accadi, al tempo del 1^{°} impero semita (v. babilonesi), e poi a partire dal 1800 l'invasione dei Hurriti. L'apporto di sangue burrita, cioè indoeuropeo, di questi popoli nuovi scesi dai monti, diede inizio a una nuova cultura, che è fondamentalmente semitica, ma che deve a questi stranieri le note che la distinguono : la rudezza delle sue leggi, il suo spirito guerriero, la sua arte.
E difficile però seguire lo svolgersi di questa evoluzione, presso gli A. Dal 1800 al 1400 ca. a. C. furono sottomessi al regno di Mitanni, il più importante di quelli fondati dai Hurriti, e che stava appunto tra gli Hittiti e gli A.
Nel sec. XIV il regno di Mitanni divenne vassallo degli Hittiti; l'Assiria ne approfitta e si rende indipendente. I suoi re estendono le loro conquiste sull'antico territorio burrita, prima con Aššur-Uballit I ( 1350 ca.) e specialmente cni re Adad-nirâri I (1330-1290), Sulmânu-ašsred I (Salmanassar, 1290-1260 ca.), Tukulti-Ninurts I, che verso il 1247 conquista Babilonia, ma per breve tempo.
Verso il 1200 nuove ondate indo-europee irrompono sull'Asia Minore e rovinano l'impero hittita, i cui resti formano i piccoli principati della Siria del Nord. I «popoli
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del mare " scendono in Egitto. Da queste perturbazioni l'Assiria trae ogni beneficio, e non esistendo più l'impero hittita, comincia la sua vittoriosa espansione verso l'Ovest.
Fondatore della potenza assira è Teglatphalasar (Ti-glat-pilesar) I (1115-1093), che estese il suo impero dal Golfo Persico al Mediterraneo. La storia di questo impero militarista, che dovrà sempre difendersi da ogni lato contro i vari regni sconfitti, spesso superiori per civiltà, è un continuo succedersi di campagne contro Babel, Urartu, Elam, Siria, Palestina ed Egitto. L'Assiria deve al valore dei suoi generali e all'indole guerriera dei suoi soldati, se poté imporsi e risplendere per cinque secoli ca. (fino al 612 ).
Teglatphalasar iniziò quella spinta verso il mare, ad occidente, che i successori, sia pure ad intermittenza, continuarono fin quasi alla fine del regno. Si scontrarono quindi con Israele e Giuda. Assurnasirpal II (885-859) arrivò fino ad Arwad (Arada), nella Fenicia, destando l'allarme. Perciò Achab (v.) si allea con Benhadad II re di Damasco (I Reg. 20, 31-34). Salmanassar III (859-824), proseguendo la politica del padre, conduce 4 campagne contro Damasco e i suoi alleati (anni 854,848,841,838 ). Nella prima, tra i confederati sconfitti, registra 2000 carri e 10.000 soldati di "Achab del paese d'Israele». Nell'841 riduce a mal partito Hazael, l'usurpatore di Damasco, e sul lido fenicio riceve l'omaggio dei re siriani, tra i quali Ja-u-a mar Hu-um-ri-i, "Jehu successore di Omri" (v. AMBi).
L'energico Teglatphalasar III (743-727) passò la sua vita sui campi di battaglia; sconfisse gli Urartei, distruggendo Arpad loro capitale (743-740); cf. II Reg. 18, 34. Nel 738 riceve il tributo dei re di Siria, tra i quali : Ra-du-nu mōl Dimadje e Me-ni-hi-im-me ali Sa-me-ri-im-a-a, "Rasin di Damasco e Menahem di Samaria" (ibid. 15, 37; 16, 5-9; II Par. 28, 5 sg.; Is. 7, I sg.). Nel 734 marcia contro i re siro-palestinesi, di nuovo ribelli; espugna Gexer, Ascalon e Gaza.
Quivi riceve la ricca ambasceria di Achaz, re di Giuda, che invoca siuto contro Rasin e il re d'Israele Phacee (Pegah; II Reg. 16, 7 sgg.). Teglatphalasar devasta Israele, deportando in Assiria gli abitanti di molte località; ucciso intanto Phacee dai fautori del partito assiro, gli dà come successore A-u-zi (Osee), che gli paga un tributo di 10 talenti d'oro (II Reg. 15, 29 sg.). Quindi espugna e devasta Damasco (cf. ibid. 16, 9; Is. 17, I sgg.), uccide il re e deporta la popolazione in Kir.
Sottomesso l'Occidente, riesce ad entrare vittorioso nell'antica Babel, di cui si fa re col nome di Pu-lu (Pāl in II Reg. 15, 19 sg.).
Sargon II (722-705) espugnò Samaria (722-721), assediata già da tre anni da Salmanassar V; deportò 27.290 dei suoi abitanti, vi trasportò gente d'altri paesi conquistati (v. ssaARITANI) e fece del regno di Israele una provincia assira (II Reg. 17, 3-6. 24; 18, 9 sgg.).
Alla morte di Sargon, Merodach-baladan II si impadroni, ancora una volta, del regno di Babel, cercando alleati in Occidente (cf. Is. 39). Ma Sennacherib (v.) o Sin-abḥ̄-eriba (705-681) sottomise l'Elam e Babel (702) e nel 701 si rivolse contro la Palestina. Espugnò Sidone, sottomise gli altri Stati, punì Accaron. Sconfitti gli Egiziani ad Alta-qu-u (ebr. 'Eltēgēh, Im. 19, 44; 21, 23), devastò il territorio di Giuda, chiudendo il re Ezechia (IIa-za-qi-a-vi) in Gerusalemme "come un uccello in gabbia". Sennacherib narra che Ezechia fece atto di sottomissione, mandandogli 30 talenti d'oro e 800 d'argento, oltre molti oggetti preziosi e schiavi; ed egli rientrò in Ninive. I particolari riferiti in II Reg. 18, 13-19, 37 (cf. Is. 36-37) sono da molti attribuiti ad una campagna posteriore, tra il 690 e il 681 ; ma i più li ritengono qui al loro posto.
Nel 689 Sennacherib distrusse Babel, che Asarhaddon ricostruirà. Ucciso Sennacherib dai suoi due figli maggiori, che fuggirono dalla Mesopotamia settentrio-
nale, Asarhaddon ebbe il regno (680-669). Questi, tra i suoi tributari, ricorda "Manasse re di Giuda", che adottò culti e pratiche dei dominatori (II Reg. 21, 3).
Conquistato l'Egitto da Asarhaddon (671), Assurbanipal suo figlio e successore (668-625) vi ritornò vittoriosamente nel 667 e nel 663 , anno in cui saccheggiò ferocemente Tebe ( N ddot{e} 'Amēn); cf. Nah. 3, 8 sgg.
La caduta di Ninive (612), per opera dei Medi e dei Caldei, segna la fine dello Stato assiro (v. babilonesi).
BibL.: Raccolte di testi cuneiformi: E. Ebeling-B. Meissner-E. F. Wridner, Die Inschriften der altassyrischen Könige (Altoriental. Bibliothek, 1). Lipsia 1926; H. Gressmann, Altorientalische Texte zum Alten Test., Berlino-Lipsia 1928; id., Altorientalische Bilder, ivi 1927; D. D. Luckenbill Ancient Records of Assyria and Babylonia, 2 voll., Chicago 1927.
Testrazioni: P. Dhorme, Les pays bibliques et l'Assyrie, Parigi 1911; B. Meissner, Babylonien und Assyrien, 2 voll., Heidelberg 1920-25; S. Smith, Early History of Assyria to 1000 B. C., Londra 1928; J. Plessis, Babylone et la Bible, in DBs, I, coll. 783-93; G. Furlani, La civiltà babilonese e assiro, Roma 1929; id., Riti babilonesi ed assiri (L'Oriente, 2), Udine 1940; A. Pohl, Historia orientis antiqui, Roma 1932; id., Historia populi Israel, a divisione regni saque ad cullum, ivi 1933; J. Lewy, Les textes poléo-assyriens et l'A. T., in Revue d'hist. des Religions, 110 (1934), pp. 29-85; A. Goetze, Hethiter, Hurriter und Assyrer, Oslo 1938; G. Costenau, La civilisation d'Amer et de Babylone, Parigi 1937; J. J. Gelb, Hurrians and Subareans, Chicago 1942; A. Poebel, The Assyrian King List from Khoriobad, ivi 1942-43. Francesco Spadafora
ASSIRIA, RELIGIONE dell' : v. BABILONIA.
ASSIS, DIOCESI di. - Nello Stato di S. Paolo (Brasile), suffraganea di S. Paolo, eretta il 30 nov. 1928 con tredici parrocchie della diocesi di Botucatú. La Cattedrale è dedicata al S. Cuore e a s. Francesco d'Assisi. Il suo territorio è quasi completamente circondato da fiumi. Conta 27 parrocchie, 13 sacerdoti diocesani e 14 regolari.
BibL.: AAS. 21 (1929) p. 769; 22 (1930) pp. 155-57; Giovanni Meseguer
ASSISI, DIOCESI di. - Nell'Umbria, in provincia di Perugia, ha una superfice di 352,17 mathrm{kmq}. con una popolazione di 34.653 ab., tutti cattolici, ripartita in 36 parrocchie con 54 sacerdoti secolari e 102 regolari, 11 case religiose maschili e 24 femminili, seminario diocesano e seminario regionale umbro (1948).
A., a mezza strada tra Perugia e Foligno, fu costruita sullo sprone calcareo del M. Subasio, che domina la pianura solcata dal Topino e dal Chiascio. Patria del poeta latino Properzio, A. fu durante il periodo imperiale, un fiorente municipio romano (Asisium) di cui restano ancora avanzi monumentali. Al tempo delle invasioni barbariche a mala pena sfuggì la completa distruzione, ma la sua vita si fece sempre più grama. Con l'occupazione longobarda fece parte del ducato di Spoleto fino al sec. xir : ciò che le procurò non lievi danni, avendo dovuto sostenere molte guerre con la vicina Perugia che, per secoli, ferocemente la contese ai Papi e ad altri signori. Nel sec. xiII l'adesione al partito guelfo le procurò un periodo di tregua con Perugia e la benevolenza dei Papi che nel 1287 ne riconobbero le franchigie comunali. Nuove lotte fra guelfi e ghibellini tornarono a travagliarla, finché nel 1367, per liberarsi dal giogo dei Perugini, si diede spontaneamente al card. Egidio Albornoz. Ebbe ancora a subire diverse signorie, finché Paolo III (1534-49) ridusse definitivamente le città sotto il dominio pontificio, che durò fino all'occupazione del governo italiano avvenuta nella seconda metà del secolo passato (1860).
A. Harnack, fondandosi sull'argomento dei martiri, ha creduto poter fissare l'esistenza della diocesi di A. prima del 325. Ciò nondimeno dobbiamo notare che l'esistenza e la qualità di vescovi e di martiri
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del tempo delle persecuzioni attribuite a Vittorino, a Savino e allo stesso Rufino, patrono e protettore di A., riposano su documenti poco o nulla attendibili che non oltrepassano il sec. xi. Il primo vescovo di A. a noi noto, sulla cui storicità non può esservi dubbio, è Avenzio (a. 547) che fu legato degli Ostrogoti all'imperatore Giustiniano. Dopo di lui fino a tutto l'80o abbiamo molte lacune, e solo verso il rooo A. riprese a rifiorire e a vivere novella vita. Una piccola chiesa dedicita alla Vergine servì da cattedrale finché il vescovo Ugo (1036-52) non ricostruì la primitiva chiesetta di S. Rufino che, rifatta da Giovanni da Gubbio, è la Cattedrale odierna. Oltre ad Ugo, tra i vescovi, meritano particolare ricordo Guido II (1204-28) amico e protettore di s. Francesco, e Marcello Crescenzi (1591-1630) al quale si deve l'attuale sede del seminario.
A. va soprattutto ricordata per i suoi illustri cittadini Francesco di Bernardino (v. francesco, santo), Chiara (v. chiara, santa), rispettivamente fondatore dei frati Minori (v.) e capostipite delle Clarisse (v.), e s. Gabriele dell'Addolorata (v.).
Tra i diversi monasteri o abbazie che esistettero nella diocesi di A. vanno ricordati particolarmente la badia di S. Benedetto al Subasio, generalmente datata all'anno 536 (ma la prima notizia sicura è del 1041), e la badia di S. Pietro, il cui primo ricordo sicuro risale parimenti al sec. xi, cioè al ro29. A S. Pietro sono anche oggi i figli di s. Benedetto, ma di ambedue gli antichi monasteri non restano che avanzi della chiesa e della cripta sottostante (sec. xir?).
Maggiore rilievo meritano i santuari francescani che hanno impresso ad A. una caratteristica di misticismo e insieme di grandezza. S. Maria degli Angeli, che ebbe inizio con la Porziuncola donata a

Assisi - Facciata e campanile del Duomo dedicato a s. Rufino. Architettura di Giovanni di Gubbio (1140).
s. Francesco dai monaci del Subasio, divenne la culla dell'Ordine minoritico. Il suo nome è legato alla famosa Indulgenza del perdono, impetrato dal Santo il 2 ag. 1216, al Capitolo delle stuoie e a non pochi episodi caratteristici della primitiva storia francescana. In una cella vicino alla Porziuncola (cappelle del Transito) s. Francesco il 3 ott. 1226 passò, cantando, dalla terra al cielo. La vasta basilica che racchiude i due preziosi cimeli fu da Pio X (i i aprile 1909) dichiarata Basilica patriarcale e papale e il Cardinale Protettore dei frati Minori ne è Legato pontificio.
S. Francesco è il grandioso complesso monumentale sorto sul Colle dell'Inferno, che da allora si chiamò del Paradiso, per custodire le spoglie venerate di s. Francesco. Il trasporto della salma venerata avvenne il 25 maggio 1230, ma la consacrazione della chiesa fu fatta da Innocenzo IV il 20 maggio 1253.
Nel 1818 fu ritrovato il corpo di s. Francesco, che per quasi sei secoli era rimasto occulto sotto l'altare della chiesa inferiore. Fu allora scavata la cripta a croce greca che comunica con la chiesa inferiore mediante due scale, e ivi venne riposta la sacra reliquia. La sistemazione architettonica attuale si deve all'architetto U. Tarchi. L'insigne monumento è custodito gelosamente dai Minori conventuali.
San Damiano è il santuario legato alla memoria di s. Chiara e delle sue prime compagne che vi posero la loro dimora nel 1212 e l'abbandonarono nel 1257 per non allontanarsi dalle spoglie verginali della loro Madre. Da allora vi sono i frati Minori che conservano con cura un vero cimelio di vita serafica.
S. Chiara è la basilica che conserva le spoglie venerate della Santa. Il corpo di s. Chiara vi fu trasportato il 3 ott. 1260 , ma la chiesa fu consacrata da Clemente IV nel 1265. Nel 1850 fu ritrovata la salma venerata e scavata la cripta dove oggi riposa. Nella Basilica si conserva il celebre crocifisso di S. Damiano (tavola del sec. xit) che avrebbe parlato a s. Francesco. Il Cardinale protettore dei frati Minori, come per S. Maria degli Angeli, ne è il Legato pontificio.
Un luogo suggestivo nei dintorni di A. è l'eremo de Le Carceri, sulle pendici del Subasio, dove s. Francesco si ritirava a pregare. L'attuale conventino francescano vi fu eretto da s. Bernardino da Siena nel ' 400.
Preziosi documenti di storia locale sono conservati presso la Biblioteca Comunale di A., costituita nel 1866 con le librerie dei conventi soppressi, particolarmente con la Biblioteca e l'Archivio storico e musicale del S. Convento. Di minore importanza, ma non trascurabile, sono quelli conservati nell'Archivio Capitolare di S. Rufino, all'Accademia Properziana, alla Società internazionale di studi francescani, fondata da Paul Sabatier, e alla Chiesa Nuova.
Bibl.: In generale sulla città e diocesi: Ughelli, I, pp. 476485; Cappelletti, V, pp. 71-180; A. v. Harnack, Die Mision und Ausbreitung des Christentums in den ersten drei fahrh., II. 2^{°} ed., Lipsia 1924, p. 815 ; Lanzoni, pp. 461-80; A. Cristofani, Delle storie di A., Assisi 1902; A. Tarchi, Nova vita di s. Francesco di A., Milano 1926 ; id., A. nel medioevo, Roma 1940 (due opere rinnovatrici nel campo della storia di A.; sumpure: Z. Lazzari, La vita di s. Chiara, Quaracchi 1928). - Per le abbazie e i santuari: T. Locatelli-Paolucci, Illustrac. dell'antica badia di s. Benedetto al Monte Subasio, Assisi 1880 ; id., Dalla badia di s. Pietro in A., ivi 1885 ; C. Guasti, La basilica di s. Maria degli Angeli presso la citta di A., Firenze 1882; A. Venturi, La basilica di A., Roma 1908; B. Kleinschmidt, Die Basiliha San Francesco in A., 3 voll., Berlino 1915-28; I. B. Sapino, La basilica di s. Francesco di A., Bologna 1924; F. Bracaloni, La chiesa di s. Giorgio e basilica di s. Chiara, in Frate Francesco, 2 (1925), pp. 332-42; id., Il monte Subasio e le Carceri di s. Francesco, ibid., 4 (1927), pp. 171-81; id., Il santuario
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Assisi - Veduta d'insieme della basilica di S. Francesco e ingresso alla chiesa inferiore (1228-33).
di S. Damiano in A.. Assisi 1027; id., La chiesa muova di S. Francesco coniuroso, casa paterna del Santo in A., Todi 1043; G. Abate, La casa paterna di s. Chiura e foliflizazioni storiche dei sece. XVI e XVII intorno alla medesima Santa e a s. Francesco di A.. Assisi 1046.
Arte. - Al profondo significato che A. ha nella vita dello spirito, aggiunge qualche nota non superflua la ricca produzione artistica che vi si conserva, e che almeno per i due secoli di maggior fiore, il Duecento e il Trecento, può dirsi quasi esclusivamente legata alla glorificazione dell'epopea francescana.
Se dell'età romana A. presenta ricordi assai notevoli (il Tempio di Minerva, oggi chiesa di S. Maria sopra Minerva, che risale ai primi tempi dell'impero ed è uno dei monumenti meglio conservati dei tempi classici, gli avanzi del Foro, i resti di un teatro, di un anfiteatro e delle mura urbiche), nulla vi rimane - distrutta la città da 'Totila nel 545 - del periodo paleocristiano e dell'alto medioevo : possono soltanto assegnarsi al sec. viri alcuni resti nella cripta di S . Rufino. Questa cripta come organismo architettonico, e per le sculture ornamentali e per scarsi resti di affreschi, ci documenta oggi la ricostruzione della Chiesa fatta nel roz8 dal vescovo Ugone, che la innalzò a dignità di cattedrale. Al sec. xi va assegnata anche l'abbazia di S. Benedetto sul Monte Subasio, della quale rimangono interessanti resti, e alla fine del medesimo secolo appartiene la chiesetta suburbana di S. Masseo. Risale al sec. xir la seconda cerchia di mura cheallarga notevolmente quella romana, mentre una terza amplificazione avviene con la terza cerchia nel Trecento.
La cattedrale di S. Rufino a partire dal 1144, ad opera di Giovanni da Gubbio, è stata radicalmente trasformata, divenendo uno dei monumenti più significativi dell'arte romanica: conservata all'esterno, purtroppo nell'interno ha sofferto una radicale trasformazione iniziata nel 1571 da Galeazzo Alessi. Opera del medesimo Giovanni da Gubbio sembra la chiesa di S. Maria Maggiore, che porta un'indicazione dell'anno ir62, e probabilmente questo architetto ha lavorato anche all'abside della chiesa di S. Pietro, la quale, iniziata nel sec. xi, oggi si presenta con caratteri derivanti soprattutto dalle opere eseguite nella seconda metà del Duecento.
Al restauro che s. Francesco vi ha fatto nel 1207 deve in gran parte l'aspetto che tuttora conserva la chiesetta suburbana di S. Damiano; ai tempi del Santo risalgono anche le parti più antiche dell'Eremo delle Carceri sulle pendici del Subasio.
Nel 1228, non ancora compiuti due anni dalla morte del Santo, Gregorio IX poneva la prima pietra della doppia basilica di S. Francesco. Costruita rapidamente la Chiesa inferiore, qualche decennio dopo era ultimata la Chiesa superiore; mentre in quella ancora è visibile un dominio di proporzioni romaniche, in questa trionfano le forme gotiche, semplificate come esigeva il gusto italiano. Sorge contemporaneamente alla Basilica, ma in seguito subisce radicali trasformazioni, l'annesso sacro convento. Con ogni probabilità frate Elia, il compagno ed amico di s. Francesco, è stato il primo ideatore e il primo architetto del mera-
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viglioso complesso monumentale, ben presto divenuto modello alle chiese francescane in Italia: ad A. ne troviamo un'imitazione nella chiesa di S. Chiara, iniziata nel 1257. Ma non è da credere che l'affermazione dell'architettura gotica avvenisse in A. senza contrasti durante il corso del Duecento.
Per il 'Trecento bisogna ricordare i lavori nella basilica di S. Francesco e nel sacro convento, dovuti al grande architetto eugubino Matteo Gattaponí. Nel sacro convento opere notevoli di consolidamento, d'ampliamento e di trasformazione si sono eseguite anche più tardi, soprattutto nel Quattrocento. Modeste costruzioni medievali sono superstiti in alcune vie della città, alle quali conferiscono un aspetto originale e suggestivo.
Di scultura poco rimane in A. : nella Basilica è qualche monumento funerario del Duecento e del Trecento; i due altari maggiori della Chiesa inferiore e di quella Superiore sono stati eseguiti da marmorari romani sulla metà del Duecento.
La croce dipinta, dalla quale s. Francesco ha avuto in S. Damiano il primo impulso alla sua vocazione, si conserva ora nel monastero di S. Chiara, ed è opera della fine del sec. xir. Dal 1236 sino dentro il secolo successivo, numerosi pittori, quasi tutti tra i più grandi che operavano in diverse parti d'Italia, convengono in A. per decorare la basilica di S. Francesco. Il primo è Giunta Pisano (nulla rimane di lui nella basilica di S. Francesco, ma una sua Croce dipinta si conserva nel museo di S. Maria degli Angeli) : di un suo grande seguace forse umbro, il "Maestro di S. Francesco", presenta particolare interesse una serie di affreschi mutili nella navata della Chiesa inferiore. Altro notevole seguace di Giunta (del quale ad A., nella chiesa di S. Chiara, può riconoscersi l'opera) è il "Maestro di S. Chiara». Più tardi, forse tra il 1277 e il 1281, viene Cimabue che lavora nella Chiesa inferiore e nella Chiesa superiore, accompagnato o seguito a breve distanza di anni da numerosi maestri romani (tra i quali sembra di dover riconoscere Jacopo Torriti e Filippo Rusuti) che dipingono nella Chiesa superiore.
Da Roma, dove aveva conosciuto le opere di Pietro Cavallini, viene anche Giotto negli ultimi anni del Duecento, ed esegue il ciclo delle Storie di s. Francesco sulla zona bassa delle pareti della navata della Chiesa superiore, riuscendo veramente a dire una parola nuova. In qualche affresco nella zona alta delle medesime pareti sembra che sia da riconoscere una attività di Giotto anteriore al ciclo francescano. Nella Basilica, e in altre chiese di A., hanno lavorato numerosi seguaci di Giotto, dei quali Maso si rivela il migliore; a uno di questi pittori, e non al maestro, vanno attribuiti gli affreschi nelle vele della vòlta sopra l'altare della Chiesa inferiore. Da Siena vengono, accompagnati da aiuti, Simone Martini poco dopo il 1320 e Pietro Lorenzetti intorno al 1330, e lasciano affreschi di notevole bellezza nella Chiesa inferiore, dove nel 1368 è al lavoro Andrea da Bologna, che completa l'impresa della decorazione pittorica del sacro edificio.
Meritevoli di particolare attenzione nella Basilica sono anche le vetrate del Duecento e del Trecento. Insieme con molte altre pregevoli opere d'arte, si conservano nel Tesoro dell'annesso sacro convento oreficerie del Duecento e Trecento, arazzi, tessuti rari.
Nei secoli successivi si mantiene notevole la produzione artistica, in corrispondenza dell'alto livello conservato dalla vita religiosa e dalla vita civile. Per restare ancora nella basilica di S. Francesco, possiamo ricordare il coro della chiesa inferiore, terminato nel
1471 e recante la firma di Apollonio da Ripatransone, mentre quello bellissimo della Chiesa superiore è firmato da Domenico Antonio Indivini da San Severino, e porta l'indicazione dell'anno 1501. Pitture di Matteo da Gualdo, di Pier Antonio Mezzastris e di Nicolò Alunno offrono buona testimonianza dell'attività pittorica nel Quattrocento, mentre alla fine di questo secolo e all'inizio del successivo troviamo all'opera due pittori nati