Firenze, in Arte del Rinascimento, Roma 1922; R. Berliner, Denkvoller der Krippenkunst, Augusta 1926; E. Levi, Botteghe e canzoni della vecchia Firenze, Bologna 1928. Giovanni Carandente
BOTTENS, Fulgentius. - Scrittore mistico francescano, n. a Courtrai (Belgio) il 31 luglio (o 31 ag.) 1637 , m. a Bruges il 14 ott. 1717. Fu successivamente guardiano, lettore di teologia e di S. Scrittura, provinciale. Divenne apprezzato maestro nella teologia ascetica e mistica.
S. Dirks recensisce una ventina di suc opere, tra cui primeggiano: Scintillae seraphicae, sive exercitia ascetica quotidiana ad amoris divini perfectionem aspirantibus utilissima, (Gand 1673); Vita Una et Trina, qua uni trinoque Domino perfectissime servitur et vivitur (ivi 1684); Nieuwen druck duur den autheur oeversien gecorrigeert en op een beter order gestelt (ivi 1716): quest'opera, come alcune altre del B., insegna la perfezione cristiana alla luce del Cuore di Gesù; Indicium pacifici Salomonis Christi Domini Nostri super controversiis olim et nostris maxime temporibus agitatis inter sectatores theologiae mysticae ab una parte, eorumque adversarios ab altera... (ivi s. d. [1714]).
Bibl.: S. Dirks, Histoire littéraire et bibliographique des frires mineurs de l'Observance de s. François en Belgique et dans les Pays-Bas, Auvrra 1883, pp. 324-60; Hurter, II, coll. 776777; J. Maytdermans, Onze geestelyhe Scheijkers uit vorige eentree, in Pastor Bonus, 1928, pp. 48-51; M. Verjans, P. F.-B., G. F. M., in One Geestlike Erf, 8 (1924), pp. 217-18; J. Goyens, s. v. in DSp, I, coll. 1883-84.
Felicissimo Tinivella
BOTTERO, Giovan Battista. - Giornalista, n. a Nizza il 6 febbr. 1822, m. a Torino il 16 nov. 1897.
Fondò prima l'Opinione, poi, nel 1848, con Felice Govean, la Gazzetta del Popolo, che diresse per cinquant'anni. Riconobbe nel Gioberti un iniziatore del Risorgimento, ma vide nel Cavour la mente direttiva e lo appoggiò anche nei momenti più critici.
Nelle polemiche suscitate dalla legge Siccardi per l'abolizione del diritto di asilo e del fòro ecclesiastico, egli intervenne con spirito anticlericale, e quando l'Armonia promosse una sottoscrizione per offrire un pastorale all'arcivescovo mons. Franconi, che in quella occasione aveva sofferto prigionia, egli prese l'iniziativa di un monumento commemorativo della legge stessa, l'obelisco di Piazza Savoia in Torino.
Dal 1855 al 1870 svolse attività parlamentare. Dopo non tornò più alla Camera, e si diede di nuovo tutto al giornalismo. Sulla Gazzetta sostenne Crispi, quando questi successe al Depretis, e continuò a sostenerlo durante la campagna d'Africa.
Bibb.: G. Peroni, Articoli commemorativi di G. B. B., in Gazzetta del Popolo, al 16 nov. degli anni 1907, 1908, 1910; A. Colombo, s. v. in Diz. Risorg. Naz., II, pp. 387-90.
Maria Perito
BOTTERO, Hugues-Madelain. - Primo vescovo di Kumbakonam (India). N. a Chambéry il 20 genn. 1837 e già studente di diritto a Torino, entrò nelle Missioni estere di Parigi nel ' 56 ; prete nel ' 59 , partì l'anno dopo per la missione di Pondichéry, dove sostenne cariche di responsabilità. Conosceva parecchie lingue europee e indigene, compreso il sanscrito. Nominato vescovo di Kumbakonam, ne sviluppò le opere e i distretti missionari. Scrisse parecchie opere storico-ascetiche in tamil, ma il suo nome è legato in modo particolare alla risoluzione in tamil di tutta la Sacre Scrittura, che pubblicò a Pondichéry, nella tipografia della missione, il Vecchio Testamento nel 1909, il Nuovo Testamento nel 1910. Mori a Kumbakonam il 22 maggio 1913.
## Page 1136
Bibl.: Missions Etrangères de Paris: Compte rendu des travaux de 1913, Parigi 1914, pp. 323-34; A. Launay, Mémorial de la Société des Missions Etrangères, II, ivi 1916, pp. 73-75.
Giovanni B. Tragella
BOTTICELLI, SANDRO (AlessandRo di MaRiano Fllipepi). - Pittore n. a Firenze nel 1445, ivi m. il 17 maggio 1510. Il discepolato presso Filippo Lippi attestato dalle fonti è da accettare, nonostante la profonda diversità di temperamento, come elemento non indifferente per la formazione stilistica del B. Nelle opere del Lippi del periodo dal 1460 in poi - la famosa Madonna col Bambino e s. Giovannino agli Uffizi, alcuni degli affreschi di Prato, fra cui il Banchetto di Erode - il giovane B. trovava accennate certe cadenze ritmiche ed un nuovo rapporto non più geometricamente prospettico fra volume e spazio. Consuma infatti la sua prima attività in una serie di esercizi di traduzione in un linguaggio più linearistico e in una tipologia più esile e raffinata della citata Madonna del Lippi, mentre nella rettangolare Adorazione dei Magi a Londra si sforza di animare con più liberi svolgimenti lineari gli statici schemi compositivi del Lippi di Prato. Un'altra serie di Madonne (Guidi al Louvre, Accademia di Firenze, Londra, Strasburgo, Uffizi, Duveen, Napoli) e qualche ritratto (Hearst, Pitti) ci mostrano il B. intento ad una più seria applicazione ai problemi della forma sotto l'ascendente del Verrocchio nel suo periodo anteriore al '70. Si giunge così alla prima opera datata, la Fortezza (Uffizi) del 1470, nella quale i chiari riferimenti illustrativi al Verrocchio si uniscono, per quel che riguarda lo stile, ad un vigore lineare derivato dal Pollaiolo. Opera viva pertanto di fermenti e di possibilità, ma, nonostante gli entusiasmi del Ruskin e di molti critici più recenti, ancora fondamentalmente prosastica. Allontanandosi ormai dal Lippi - del quale continua tuttavia a riecheggiare talvolta motivi - e dal Verrocchio, il B. approfondisce la propria esperienza dell'arte del Pollaiolo: gli offriva questa l'esempio di uno stile nel quale la linea assumeva la funzione di organizzare ed articolare per intero la forma plastica attraverso una ininterrotta ed insoluta tensione, in un deciso superamento della tradizione fiorentina di equilibrio plastico-spaziale. Ma presto sotto il suo pennello la linea scattante e tesa del Pollaiolo si allentò nel quieto trascorrere di un filo melodico in una più larga apertura di canto. Sorgono così, accanto ad opere ancora immature, i primi capolavori botticelliani, quali la Madonna Chigi a Boston, il ritratto di gentiluomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio, le due storie di Giuditta e Oloferne agli Uffizi, il S. Sebastiano di Berlino (1474). Sono le prime chiare, anche se timide, note di quella melodia lineare che l'artista reintonerà in più vasta orchestrazione nei quadri mitologici della maturità. Nel S. Sebastiano l'esemplare pollaioleseo (probabilmente il S. Sebastiano di Londra) è contemplato, umanisticamente, nello specchio della ponderazione policletea, sicché l'immagine si proietta nella suggestiva lontananza d'una memoria poetica, e il drammatico tormento dell'irresoluta tensione si placa nell'armonico concludersi del moto vibrante della linea in una visione più serena. E di questo tempo l'Adorazione dei Magi agli Uffizi, piacevole e famosa, ma forse un po' descrittiva. Nel 1475 il B. dipingeva una Pallade sullo stendardo recato da Giuliano de' Medici alla giostra cantata dal Poliziano: ne resta un'eco nella traduzione in tarsia in una porta del Palazzo di Urbino.
Il periodo della formazione è ormai chiuso, e quello della maturità si inaugura con una serie di ritratti (al Filangeri di Napoli, al Victoria and Albert di Londra, ed altri meno certi), fra cui quello commemorativo di Giuliano (probabilmente 1478) noto in quattro redazioni (autografo probabilmente quella Kahn e quella in coll. priv. italiana pubblicata dal Bettini, tav. 46), e con la Primavera, eseguita poco dopo il 1477 ad illustrazione di due note stanze del Poliziano. Qui non più il gioco dei volumi incattellati nello spazio prospettico, ma la linea con la sua continuità melodica articola la composizione: sicché il quadro non si abbraccia con l'occhio ma si legge da destra a sinistra e l'unità compositiva sorge dalla successione temporale delle immagini come nella poesia e nella musica. Questa linea non è tuttavia puro arabesco, non nega la forma ma si pone come la risoluzione decorativa del movimento dei volumi. Cosi la visione si fissa sul limite ideale di tempo in cui l'azione trapassa in presentazione d'immagini: di qui sorge quell'impressione di indefinita durata dell'atto, per cui la realtà si trasfigura nel sogno, la storia nel mito. Altro capolavoro, nel 1480, il S. Agostino affrescato in Ognissanti. Opera insolitamente monumentale e di timbro eroico (come anche il poco più tardo S. Tommaso della coll. Allegg a Zurigo), in cui tuttavia la linea conchiude in una quieta clausola melodica l'eroica possanza dei piani rotanti. Dopo aver affrescato una appassionata Ammuciozione in S. Martino (1481), il B. fu chiamato a Roma per iniziare accanto a Cosimo Rosselli, al Ghirlandaio e al Perugino la decorazione delle pareti della Sistina. Vi dipinse, con aiuti, alcuni ritratti di Papi e tre storie di Cristo e di Mosè, affreschi concordemente giudicati dalla critica inferiori nel complesso alle pitture su tavola e da gustarsi analogicamente. Ma in uno dei tre, Mosè e le figlie di Ietro, il pittore raggiunge anche unità compositiva inserendo il movimento diagonale del paesaggio nel ritmo angoloso e contrastato delle figure, la cui tensione si allenta nel canto pastorale delle figlie di Ietro al centro del quadro in primo piano. E vi spira un nuovo soffio drammatico, cui non è forse estraneo l'ascendente del Signorelli, un'eco del quale si scorge anche in un'altra opera romana; L'adorazione dei Magi della coll. Mellon, piana nel ritmo lineare di un'ansia che si dilata e si pacifica in una nota idillica nel vasto e quasi umbro paesaggio. Nell'estate dell' '82 il B. è di nuovo a Firenze, occupato in lavori poi scomparsi per il Magnifico, e nella pittura, eseguita con largo aiuto di scolari, delle spalliere con la novella di Nastagio degli Onesti (1483). E del 1485 la Madonna fra i due s. Giovanni a Berlino ed a questa è prossimo il tondo del Magnificat agli Uffizi. Pur tra i molti ritocchi chiara si discerne l'espressione della sospensione degli animi in un momento di quieta adorazione: il lento cuvvarsi dei contorni nelle figure si accorda al cerchio della cornice, e nello sfondo la linea serpeggiante del fiume e dei colli riprende, sino a smorzarne l'eco negli indefiniti lontani, la sommessa musica della linea nel gruppo. La Madonna del libro al Poldi-Pezzoli ricrea, in più raccolta solitudine, con più sottile vibrazione dell'anima, il tema del Magnificat. Sono di questo tempo anche due quadri mitologici, la Pallade degli Uffizi e Venere e Marte a Londra, e tre ritratti della bella Simonetta (autografo profi. quello della coll. Noak). Sorge in quest'èra meridiana della fantasia di Sandro la Nascita di Venere, uno dei più alti e
## Page 1137

Botticelli, Sandro - Trittico: Trasfigurazione, s. Agostino e s. Girolamo - Roma, collezione Pallavicini.
insieme il più tipico dei capolavori del B. L'ampiezza spaziale suggerita dal quieto distendersi della massa verdolina dell'acqua e scandita dalle sottili lingue di terra a lungo penetranti nel mare non ha alcun rigore di costruzione prospettica per virtù del continuo snodarsi della linea. Lo spazio si identifica con il piano di posa delle immagini, mentre il ritmo di svolgimento della linea si identifica con il ritmo di rotazione dei volumi. Cosi l'azione trapassa insensibilmente in assorta contemplazione e le immagini restano sospese, in perplessità malinconica, sull'orizzonte del cielo senza tempo del mito.
Sono perfettamente consoni allo spirito della Nascita di Venere gli affreschi per le nozze Tornabuoni Albizi al Louvre (1486), mentre qualche segno di stanchezza, di botticellismo, è nella Madonna della Melagrana (Uffizi).
Ma d'ora in poi, con la pala di S. Barnaba (con quella predella dagli sfondi nudi e sterminati, squallidi di solitudine), con l'Annunciazione (1488) e l'Incoronazione (1488-90), tutte agli Uffizi, la Derelitta Pallavicini ed altre opere, un senso nuovo di pathos comincia a pervadere l'opera del B.: lo attestano anche i disegni per la Divina Commedia, eseguiti probabilmente dal 1488 ca. al 1495 ca. Finché il ritmo delle linee si fa tormentoso e spezzato nella Calunnia (Uffizi), opera fin troppo tipica di questo momento (ca. 1495), ove un soverchio di eloquenza par che turbi la serenità della visione, quasi che l'etica drammaticità del contenuto fosse troppo immediatamente presente allo spirito dell'artista perché egli potesse, distaccandosene, vagheggiarla come pura immagine di fantasia. Lo spirito dell'artista fu certamente assai travagliato in quegli anni, ed è pertanto accettabile l'ipotesi tradizionale che egli rimanesse
scosso dai drammatici avvenimenti che agitarono la vita del comune fiorentino dalla morte di Lorenzo (1492) al martirio del Savonarola (1498) : tanto più che suo fratello Simone, con il quale conviveva, si sa che fu ardente seguace del frate. Ma questo travaglio raggiunge spesso piena catarsi artistica in molte opere di questo ultimo periodo : dal quadretto di S. Agostino degli Uffizi alle storie di Virginio (Bergamo) e di Lucrezia (Boston) del 1499, ai due quadri del Compianto a Monaco e al Poldi-Pezzoli, fino all'apocalittica Crocefissione di Cambridge U.S.A. (1501) e soprattutto alla stupenda Natività di Londra (1501).
Sullo sfondo di una luminosa limpidezza cromatica, è tutta una sequenza di acutissime note nella lacerante tensione delle linee scoccanti e sfrecciate: una liricità acutissima scuote come suono di squillo la stupefatta atmosfera di miracolo di un terso mattino.
Dalle visioni mitico-idilliche della Primavera e della Nascita di Venere fino alla lacerante drammaticità di queste ultime opere (cui si aggiungono, verso il 1505 , i Miracoli di s. Zanobi a Dresda, Nuova York e Londra), può sembrare che la traiettoria dell'arte del B. si tenda oltre ogni limite logico. Pure, l'unità del linguaggio in quella linea che assorbe in sé per via di allusioni ogni valore di volume e di spazio, assicura attraverso tutte le fasi l'unità della visione artistica. Così, se alle serene fantasie della giovinezza non era estranea una punta di malinconia sottile, di poesia «d'esilio ", come s'è detto, alle tormentate visioni dell'età tarda non viene meno quello spirito fabulatore che ogni immagine proietta nelle lontananze astrali del mito. Sempre l'ispirazione del B. si accende laddove il moto trapassa nella posa, nel punto ove la vita diviene contemplata me-
## Page 1138
moria. E qui, nelle infinite varietà del tono, il nucleo lirico della sua alta poesia. - Vedi Tav. CXVIII.
BibL.: A. Venturi, B., Roma 1925; Y. Yashiro, B., 3 voll., Londra-Boston 1922; C. Gamba, B., Milano 1935; J. Morell, B., 1938; S. Bettini, B., Bergamo 1942; R. Salvini, in Empurium, sett.-ott. 1943; id., Umanesimo di B., ibid., genn.-marzo 1944.
Roberto Salvini
BÒTTICHER, PAUL: v. lagarde paul anton de.
BOTTICINI, Francesco. - Pittore, n. a Firenze nel 1446, m. ivi nel 1497. La critica, basandosi sull'unica opera documentata (la pala d'altare per la collegiata di Empoli, 1484-91) ha ricostruito la personalità dell'artista, attribuendogli opere in cui si succedono, o coesistono, influssi del Lippi, del Verrocchio, di A. del Castagno, di Cosimo Rosselli, del Pollaiolo o del Botticelli, e ha concluso con la qualifica di "eclettico". Il B. possiede tuttavia una propria delicata grazia (S. Sebastiano, agli Uffizi già proprietà Cinotti; tavole con la Madonna adorante il Bimbo), e un gusto piacevolmente narrativo (Banchette di Erode, nella pala di Empoli) che rammenta il Ghirlandoin e può spiegare l'affermazione tradizionale di una prima educazione presso Neri di Bicci.
BibL.: E. Schaeffer, s. v. in Thieme Becker, VI (1912), pp. 420-21; P. Bacci, Una tavola... con s. Sebastiano di Fr. B., in Ball. d'arte, 4² serie, 2 (1924-25), pp. 337-50; R. van Marle, It. Schools of Painting, ed. L'Aia, 13 (1931), pp. 391-427; R. Berenson, Un dessin de B. au Musée du Louvre, in Gaz. des Beaux Arts, 6² serie, 8 (1932), pp. 275-78. Maria Vittoria Brugnoli
BOTUCATO, inocesi di. - In Brasile, nello Stato di São Paulo. Eretta il 7 giugno 1908 con un territorio della vastissima diocesi di San Paolo, della quale è ora suffraganea. Sono stati staccati successivamente da B. i territori di altre diocesi, tra cui Sorocaba (v.), Cafelandia (v.), Assia (v.) e parte di quella di Santos (v.). I suoi limiti con quella di Corocaba sono stati modificati nel 1925 e nel 1932. B. ha ora 17.000 kmq. di superfice. Conta 450.000 ab., dei quali 400.000 cattolici, 34 parrocchie, 30 sacerdoti diocesani e 39 regolari.
BibL.: Acta Pontificia, VII (1909), pp. 170-81; AAS, 17 (1925), pp. 498-500; 19 (1927), pp. 243, 370-72; 22 (1930), pp. 152-57; 24 (1932), p. 118; S. Ruiz, s. v. in DHG, IX, col. 1433. Giovanni Meseguer
BOUGAT, Antoine. - Teologo dell'Ordine dei Minimi, n. nel sec. xvir a Bourges e m. verso il 1730. Fu direttore generale delle scuole di carità di Normandia del p. Barré. Con la Theologia Patrum egli si è affermato uno dei migliori teologi del sec. xviri. avendovi concentrato quanto di meglio si trovava nella tradizione, nei documenti ecclesiastici e negli scritti dei più celebrati teologi. Contemporaneo pure del movimento quietista, lo combatté validamente nelle sue pubblicazioni a sfondo ascetico.
Scrisse inoltre Le repos en Dieu (Rouen e Parigi 1696); Le vrai repos en Dieu par les travaux de l'âme et la vie intérieure (Parigi 1700); Tractatus de legibus iuxta genuinam D. Thomae mentem (s. n. t.); Theologia Patrum dogmatica scholastico-postitios ( 5 voll. in-fol., Parigi 1718-26; 20 voll. in-4*, ivi 1724; Rouen 1725; Venezia 1736, 1765).
BibL.: M. J. Scheeben, s. v. in Kirchenlex., II, coll. 11501151; C. Toussaint, s. v. in DThC, II, col. rogo; G. Roberti, Disegno storico dell'Ordine dei Minimi, III, Roma 1922, p. 805; J. Carreyre, s. v. in DHG, IX, col. 1439; P. Pourrat, s. v. in DSp, I, coll. 1884-85. Vito Zollini
BOUCHARD, James. - Gesuita americano, n. nel 1823 a Muscagola da un capo Delaware e da una francese rapita dagli Indiani. Dopo varie avventure nella sua tribù, il piccolo Watomika si lasciò guadagnare da un missionario presbiteriano e, dopo i primi studi a Marietta College, Ohio, scelse la carriera di ministro protestante. Convertitosi al cattolicesimo
a St. Louis nel 1848, entrava nella Compagnia di Gesù. Fu grande amico del p. De Smet. Nel 1861 fu trasferito alla missione di California dove col suo zelo e col successo della sua predicazione contribuì non poco al progresso della Chiesa cattolica. Morì a San Francisco il 27 dic. 1889. Le sue avventure d'infanzia e la bellezza della sua figura hanno ispirato vari autori che scrivono per la gioventù.
BibL.: A. Bresciani, Il selvaggio Watomika, in La Civiltà Catt., 3² serie, iv (1857, xl), pp. 144-56; F. Wulser, Watomika, der letzte Häupthig der Delawaren, Ratisbona 1933; G. J. Garraghan, 7. B. S. I., French-Delaware Indian, in Mid-America, 19 (Chicago 1939), pp. 263-84 (con l'acrobiontella del B.). Edmondo Lamalle
BOUCHER, François. - Pittore ed acquafortista francese, n. a Parigi nel 1703, m. ivi nel 1770. Scolaro di Fr. Le Moyne, segui dapprima come acquafortista e incisore le orme del Watteau. Nel 1727 venne con C. van Loo in Italia, dove subì l'influsso dell'arte del Tiepolo; nel 1728 era a Roma. Compì anche un viaggio in Olanda, nel 1766. Nel 1734 divenne membro dell'Accademia di Parigi di cui fu direttore nel 1765. Fecondissimo disegnatore (egli stesso diceva di aver eseguito non meno di 10.000 disegni) fornì cartoni per l'arazzeria di Beauvais (dal 1734) e per quella di Parigi, di cui fu ispettore dal 1755 al 1765 , sono in cui fu nominato « peintre du roi ». Attivo specialmente come pittore di scene mitologiche ed allegoriche, raramente esegui opere di soggetto religioso (chiesa di S. Luigi a Versailles, Cappella di Bellevue, Uffizi, Leningrado, Louvre ecc.). Fu maestro del Fragonard.
BibL.: E. e J. de Goncourt, B., Parizi 1881; E. Wattier, B., ivi 1885; G. Kahn, B., ivi 1905; G. Geffroy, s. v. in ThiemeBecker, IV, p. 428; A. Michel, B., Parigi 1007; W. Hugebeeder, Ein religiöes Gewähle von B., in Panthona, 3 (1929), p. 180; P. de Nolhac, B., ivi 1925; A. Reichl, B.-Zeichnungen, Lipsia 1927. Bernardo Depenhart
BOUCHIER (Boucher), Gilles. - Erudito gesuita, n. ad Arras il 19 ott. 1576, m. a Tournai l'8 marzo 1665. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1598, fu superiore e rinomato oratore.
Nella Disputatio historica de primis Tungrorum seu Leodientium episcopis, inserita con altri lavori nel t. I del Qui gesta pontificum Tungrenstum... scripserunt di G. Chapeauville (Liegi 1612), sostiene che Maastricht non fu mai vescovato, polemica durata un secolo. Per primo tracciò con sicurezza la cronologia dei Merovingi nella Annotatio de chronologia regum Francorum Merovendarum (op. cit., II, ivi 1613). Fu pure il primo a pubblicare il Catalogo Liberiano, che perciò fu anche detto anonimo Bucheriano e la maggior parte del Cronogr.afa del 354 (De doctrina temporum, commentarius in Victorium Aquitannm... aliosque antiquas canonum paschalium scriptores [Anversa 1636], pp. 236-88 [cf. ora l'ed. critica di Th. Mommsen, in MGH, Chronica Minora, I, pp. 39-148]; altre parti dell'opera in PG 10, 209-32; 885-902). Scrisse inoltre: Belgium Romanum ecclesiasticum et civile (Liegi 1655), mentre rimase manoscritto il t. II, Belgium Gallicum (dal 51 a a Carlo il Calvo), come tale restò un commento a Gregorio di Tours di cui preparava un'edizione.
BibL.: N. Southwell, Bibl. script. S. I., Roma 1676, p. 12; Rommervogel, I, 1866-68; VIII, 1885; Hurter, IV, 204 sg.; A. Poncelet, Hist. de la C. de 7. daus les anciens Pays-Bas, II, Bruxelles 1928, p. 249.
Mario Colpo
BOUDON, Henri-Marie. - Scrittore di ascetica, n. a La Fère (Aisne) il 14 ott. 1624, m. a Evreux il 31 ag. 1702. Arcidiacono di Evreux dal 1654, cominciò tosto a riparare i molti abusi della diocesi; restaurò il culto, obbligò i parroci a fare il catechismo, negò i benefici ai preti indegni. Donde vive opposizioni e calunnie vergognose, sfruttate dai giansenisti, le quali lo fecero deporre dalla carica. Il B.
## Page 1139

Boucher, François - Studio di teste. Disegno nella collezione H. Oppenheimer di Londra.
tulto sopporto in pace fino a che, provata la sua innocenza, fu riabilitato. Passò gli ultimi anni a dettare missioni in Lorena, Belgio, e Fiandra.
Della sua opera egli stesso dà notizia in una sua lettera (Lettres de H.-M. B., I [Parigi 1785], lett. 28, p. 132 sgg.); ma non le novera tutte, e altre ne compose di poi; di talune si dubita se gli si debbano attribuire. Tutte escecitorono una forte e profonda efficacia. Principali : Dieu seul ou l'association pour l'intérest de Dieu seul (Parigi 1662) posto però all'Indice (decr. 9 sett. 1688), dopo la condanna del Malinos, per l'abuso che ne facevano i quietisti; Le saint esclavage de l'admirable Mère de Dieu (ivi 1674), disapprovato a Roma, ma non proibito, per togliere alcuni abusi (P. Pourrat, pp. 152-53); La vie cachée avec Jésus en Dieu (ivi 1676); L'homme interieur (ivi 1684 ).
L'idea dominante del B. è «l'amore puro», non inquinato da alcun motivo di interesse, "Dio solo", che in pratica si attua con l'amore alla croce, all'abnegazione, alla passività; donde un sentore di quietismo, favorito anche da formole non felici.
Bibl.: Le opere furono pubblicate da J.-P. Migne, Oeuvres complètes, 3 voll., Parigi 1856-57. - Studi: R. Collet, Vie de M. H.M.B., Besançon 1837; H. Bremond, Hist. Littér. du sentiment relig. en France, IV, Parigi 1922, pp. 240-66; P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, IV, 5^{text {a }} ed., ivi 1930, pp. 149-53; R. Heurtevent, in DSp. I (1937), 1887-93. Celestino Testore
BOUGAUD, Louis-Victor-Emile. - Vescovo, oratore e scrittore francese, n. a Digione il 26 febbr. 1823, m. a Laval il 7 nov. del 1888. Studente di filosofia nel piccolo seminario di Autun e di teologia nel seminario grande di Digione, venne ordinato sacerdote nel 1846. Dal 1846 al 1851 fu professore di teologia dogmatica e di storia ecclesiastica nel seminario di Digione.
Dal 1851 al 1861 diresse spiritualmente il locale convento della Visitazione ed attese nel contempo alla compilazione della Histoire de s.te Chantal (2 voll., 1861). Il pregevole lavoro attirò su di lui l'attenzione del Dupanloup, vescovo di Orléans, che gli offrì il posto di vicario
generale nella sua diocesi. In tale ufficio che gli lasciava del tempo libero, il B. intensificò la sua attività di scrittore e si applicò alla predicazione con notevole successo. Dei lavori da lui pubblicati in tale periodo vanno ricordati la Histoire de s.te Monique (1866) e la Histoire de la bienheureuse Marguerite-Marie (1874). Alla morte del Dupanloup il B., già un po' sofferente, si ritirò in famiglia, ove trascorse qualche tempo tutto dedito ai suoi studi, terminando e timando la sua opera maggiore Le christianisme et les temps présents ( 5 voll., 1872-74). Nel febbr. del 1888, solo otto mesi prima della morte fu nominato vescovo di Laval. Di altri scritti del B. vanno ricordati Le grand péril de l'Eglise de France (1878), l'opera postuma in 2 voll. Histoire de s. Vincent de Paul (1889) ed un volume di Sermons et discours.
Ricordurre a Cristo la società francese contemporanea attraverso la persuasione, il compatimento e l'amore fu la finalità perseguita dal B. nella sua attività di oratore e di scrittore sacro. Come apologeta preferì insistere sulle intime bellezze, le profonde armonie e la trascendenza del cristianesimo e nel mettere in risalto la perfetta rispondenza di esso ai bisogni ed alle aspirazioni individuali, familiari e sociali dell'animo umano.
Bibl.: X. M. Le Bachelet, Apologétique, in DFC. I, coll. 220224; S. Lupo, Mons. B., Torino 1936, introduzione; L. Calendini, s. v. in DHG, IX, coll. 1494-95. Giuseppe De Rosa BOUGEANT, Guillaume-Hyacinthe. - Gesuita francese, storico e teologo, n. a Quimper il 4 nov. 1690, m. a Parigi il 3 genn. 1743. Entrato nel noviziato nel 1706, insegnò umanità e rettorica a Caen e a Nevers e fu poi addetto, a soli 31 anni, al gruppo di «scriptores» del collegio Louis-le-Grand a Parigi.
Vi rimase tutta la vita, salvo brevi interruzioni, e collaborò assiduamente ai cosiddetti Mémoires de Trévoux sui temi più svariati. Entrò in polemica con il p. Lebrun, dell'Oratorio francese, su questioni teologiche: Réfutation de la dissertation du p. Lebrun sur la forme de la consécration de l'Eucharistie (Parigi 1727), cui segul poi
## Page 1140
Traité théologique sur la forme de la consécration de l'Eucharistie (2 voll., Lione 1729). Intervenne nelle controversie intorno alla bolla Unigenitus, mettendo in ridicolo i giansenisti in alcune commedie satiriche. La più nota, La femme docteur, ou la théologie tombée en quemouille (Liegi [ma Lione] 1730), fu accomodata e quasi tradotta (con un vero plagio) dalla scrittrice tedesca Lud. Gottsched contro i pietisti: Die Pietisterey im FischbeinRocke oder die doktormässige Frau (Rostock [ma Lipaie] 1736). Il B. suscitò qualche scalpore con l'Ammement philosophique sur l'âme des bêtes (Parigi 1739), che ebbe tuttavia ristampe e due traduzioni italiane ( 1742 e 1776). Il suo catechismo, Exposé de la doctrine chrétienne par demandes et réponses, dicisée en trois catéchismes (cioè catechismo storico, dommatico e pratico, ivi 1741), venne ristampato in francese fino al 1875 , in italiano dal 1742 al 1867.
Ma la reputazione più duratura, il B. se la guadagnò come storico, con la sua Histoire des guerres et négociations qui précédèrent les traités de Westphie : sont le règne de Louis XIII et le ministère du cardinal Anzuirín (3 voll., ivi 1727) ristampata poi come Hicare des traités de Westphalie ou des negociations qui se firent a Milnster et a Osnabrüch pour rétablir la paix entre tous les priuces de l'Europe ( 2 voll. in -4^{°} mathrm{o} 4 voll. in -12^{°}, ivi 1744,3 voll., ivi 1767). L'autore risale sino al tempo di Lutero, ma non sviluppa la materie in pieno che dal 1632 in poi. Da questo momento, i. suo testo prende valore di fonte: usa, infatti, e cita documenti diplomatici, principalmente le carte del conte d'Avaux, uno dei due plenipotenziai, francesi, e ne riproduce una parte.
BibL.: Sommervogel I, 1873-75; XI (Bliard), 1612-13; H. Donsouet, s. v. in DTaC, II, coll. 1090-91; A. De Bâ, s. v. in DHG, IX, col. 1493; C. de Rochemonteix, Le collège Henri IV de La Flèche, III, Le Mans 1899, pp. 196-200; A. Vulluel, La Femme docteur. M.ne Gottsched et son modèle Francais B., ou Jonsénisme et pietisme, Lione 1912; L. André, Les sources de l'hist. de France, XVIII siécle, V, Parigi 1926, pp. 228-29. Edmondo Lamalle
BOUHOURS, Dominique. - Gesuita e letterato francese, n. a Parigi il 15 maggio 1628, entrato in religione nel 1644, m. ivi il 27 maggio 1702.
Prima docente di rettorica e poi precettore presso famiglie deli aristocrazia, fu infine addetto al corpo di «scriptores» del collegio di Louis-le-Grand a Parigi. La sua reputazione di stilista non meno che la sua urbanità l'introdussero nei circoli letterari dalla capitale e nell'amicizia di grandi autori dell'epoca, come Racine e Boileau.
La polemica antigiansenistica ispira la prima parte della produzione del B., anche nelle opere di devozione, che oggi appaiono manierate, ad eccezione delle Paroles tirées de l'Ecriture Sainte pour servir de consolation à ceux qui souffrent, uscite postume nel 1704. Manierate pure, anche se ebbero molte edizioni, le opere biografiche, tra cui la Vie de s. Ignace (Parigi 1679) e Vie de s. François Xavier (ivi 1683).
Campo specifico, invece, del B. fu quello della critica letteraria e linguistica.
Sulla falsariga del Vaugelas, scrisse: Doutes sur la langue françoise, proposez à MM. de l'Académie françoise par un gentilhomme de province (Parigi 1674), con le Remarques nouvelles sur la langue françoise (ivi 1675), e Suite des remarques nouvelles (1687, contro Port-Royal). Il suo rigoroso purismo contribuì a purificare la lingua, ma se fosse prevalso, avrebbe ridotto il francese a lingua di corte.
Due opere del B. ebbero risonanza europea. In un capitolo degli Entretiens d'Ariste et d'Eugène (Parigi 1671; trad. it. del p. D. Janno, Palermo 1714), il B. si chiedeva se il «bel esprit» dei salotti parigini s'incontrasse presso le altre nazioni. Risposero tedeschi come il Cramer (Vindiziae nomini), germanici contra quondam obtrectatores gallos, Berlino 1694) e italiani nella controversia contro il libro seguente, La manière de bien penser dans les ouvrages d'esprit (Parigi 1687; 15^{text {e }} ed., trad. in latino, italiano,
inglese, tedesco). In quei dialoghi, Eudoxe, cioè il B., rappresenta il temperamento "classico" della Francia di Luigi XIV, contrapposto al "barocco" rappresentato da Philanthe. I giudizi severi e talvolta sprezzanti su autori italiani, come il Tasso, e l'incomprensione verso elevate forme poetiche suscitarono in Italia fiere proteste, massime dopo l'eco data al libro francese dal gesuita italiano C. Ettore (Il buon gusto nei componimenti rettorici, Bologna 1696). Prima difensore del classicismo italiano fu il marchese G. Orsi (Considerazioni sopra un famoso libro francese intitolato: La manière de bien penser, ivi 1703). Nella controversia, le parti del B. defunto furono assunte dai Mémoires de Trésors (1705) ed anche da qualche italiano, come il conte Francesco Montani; da parte italiana, intervennero, fra altri, il Manfredi e il Baruffaldi; se ne trovano ancora echi nel Vico e, fuori d'Italia, nel Leibniz. Queste prime grande polemica letteraria internazionale, che metteva in giuoco le ragioni profonde di ogni letteratura, ha suscitato ai nostri giorni studi numerosi.
BibL.: Sommervogel, I, coll. 1886-1920; VIII, coll. 18861888; A. de Bil, in DHG, IX, 1501-503; M. Olphe-Gaillard, in DSp. I, 1896; Th. Ronet, Le p. B. critique de la langue des evricains jansénistes, in Annales de l'Univ. de Grenoble, 20 (1908), pp. 33-123; id. Le p. B. coutsmoisture de Vaugelas, ibid., pp. 193-280; id. Le p. B. chénetisme du style classique, ibid., pp. 401-497; id. Entretiens, doutes critiques et remarques du p. B. sur la langue françoise, Gretsable 1008; V. M. Hamm, Father D. B. and Neo-classical criticism, in Tensitt thinkers of the Renouissance. Essays presented to John F. McCormick S. J., Milwaukee 1939, pp. 63-74. Sulla controversia B. Orsi ecc.; F. Faffann, Una polemica letteraria nel Settecento, in Ricerche letterarie, Livorno 1897, pp. 313-35; A. Borti, Una contesa letteraria franco-italiana nel sec. XVIII, Palermo 1900; G. Maugain, L'Italie dans quelques publications de fémites françois, Parigi 1910, pp. 26-43; G. Tuffarin, L'eredità del Renouissance in Arcadia, Bologna 1923, pp. 50-52 (e passim); G. R. Broll, Le p. B. et le Tasse, in Modern languages notes, 30 (1933), pp. 434-38; M. Fubini, Vico e Bouhours, in Nuncio civico storico, 24 (1040), pp. 495-504 ed in Revue de littérature comparée, 21 (1947), pp. 77-86. Edmondo Lamalle
BOUIX, Marie-Dominique. - Canonista, n. a Bagnères-de-Bigorre il 15 maggio 1808, m. il 26 dic. 1870 a Montech (Tarn-et-Garonne). Gesuita, fu professore in parecchi collegi dell'Ordine, che lasciò nel 1842 per motivi di salute. Dal 1842 fino al 1849 fu a Parigi come vicario nella chiesa di S. Vincenzo de' Pirdi, riservando il tempo libero allo studio e dal 184^{°} al giornalismo nella rivista Voix de la verité del Migne. Fu nominato poi membro della commissione per l'insegnamento in compagnia di mons. Parisié e del Montalembert. Verso la fine del 1848 fu nominato membro della commissione per le comunità religiose e direttore della infermeria Maria Teresa. Essendo in quell'epoca ripresa la celebrazione dei concili provinciali, egli intervenne sostenendo l'obbligo dell'approvazione pontificia dei concili sollevando contrarietà da parte del clero di tendenza gallicana. Il B., dietro richiesta del nunzio Fornari, pubblicò il suo parere in proposito nell'Univers (sett. 1849) e, approfondendo il tema, scrisse la sua opera Du concile provincial. Il 20 ott. 1850 scrisse di nuovo un articolo su questo argomento nell'Univers. Postosi per questo in disaccordo con l'arcivescovo Sibour si allontanò da Parigi per recarsi a Roma dove rimase quattro anni, e dove il 1^{°} apr. 1851 Pio IX gli fece conferire la laurea in utroque iure havaris causa alla Sapienza. Ritornò a Parigi nel 1855, e nel 1860 fondò a Arras con l'appoggio di mons. Parisis e del card. Gousset la Revue des sciences ecclésiastiques. Da quel tempo comincia la sua parte attività di canonista con la pubblicazione di diversi trattati scritti in un latino sobrio e corretto secondo un metodo scolastico, e riassumendo la dottrina dei canonisti classici. Le materie trattate dal B. abbracciano tutto il diritto canonico eccetto il matrimonio e le censure.
## Page 1141
Birl.: Hurter, V, col. 1769; J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Lit. des hon. Rechts, III, Stoecarda 1877, p. 669; E. Hautcoser, in DDC, II, 1927, coll. 69-72. Felice Wilches
BOULAINVILLIERS, Henat, conte di. - N. a St-Saire (Normandia) l'i i ott. 1658, m. a Parigi il 23 genn. 1722. Curiosa figura di storico, di politico, di astrologo. Sostenitore dell'idea feudale contro quella monarchica e del mito della superiorità dei Germani; sostanzialmente spinoziano, dietro una reverenza solo apparente verso il cristianesimo, è uno dei più abili seristianizzatori del suo tempo.
Ne La vie de Mohamed, postuma (2a ed., Amsterdam 1731), riprendendo il concetto della "nobiltà" dell' islamismo già affermato da un gruppo di arabisti, arriva a delineare la figura di Maometto quale attuatore di una religione naturale e umanitaristica: secondo B. la religione di Maometto sa contemperare la natura con la legge, mentre il cristianesimo non solo è contro natura ma è anche innaturale; con la sua idea dell'impossibilità dell'esistenza di ogni religione che non sia esclusivamente naturale, cerca di scalzare il concetto di religione positiva e quello di religione rivelata cristiana. Questo mito di Maometto ha un'importanza fondamentale nella Francia razionalistica e deistica e si ricollega a tutta un'altra serie di miti (ad es., altezza della morale naturale dei Cinesi con relativa affermazione dell'inutilità della Rivelazione).
Bibl.: R. Simon, Un révalté du Grand Siècle, Garches 1948; M. Petroccfis, Il mito di Maometto in B., in Riv. Stor. Ital., 60 (1948), pp. 367-77 e bibl. ivi citata. Massimo Petrocchi
BOULANGER, Nicolas-Antoine. - N. nel 1722, m. nel 1759. Svizzero, ma vissuto in Francia per la sua carriera di ingegnere militare e civile. Fissatosi a Parigi, si stringe al gruppo di illuministi che fa capo al d'Holbach; collabora all'Encyclopédie (redige le voci corvées, langue hébraïque, ecc.) ammirato dai philosophes per la sua capacità di sintesi e per la singolare erudizione.
Conosceva infatti e studiava come fenomeni connessi, su cui intendeva costruire una "mitologia generale del genere umano", antiche forme e tradizioni religiose, e forme linguistiche. Cercava di individuare, in questa varictà indefinita, elementi costanti, e, secondo la sua costruzione razionalistica, un fatto naturale generatore del dogma: il diluvio. Alle cicliche "rivoluzioni della natura " contrapponeva l'idea del progresso: questo il motivo centrale del suo pensiero, raccolto dagli amici, in un momento critico per l'offensiva illuministica.
BibL.: F. Venturi, L'antichità srelata e l'idea di progresso in N. A. B. (1722-35). Bari 1947 con esauriente bibl.; (il Venturi prova come sia infondata l'ipotesi di un plagio vichiano del B., raccolta ancora dal Meinecke: accenna all'influenza del B. sull'opera del Pagano).
Ettore Pesserin
BOULE, Pierre-Marcelin. - N. a Montsalvy (Coutal) nel 1861 e m. il 19 luglio 1945 a Montsalvena. Paleontologo francese, allievo di Gaudry, direttore dell'Istituto di Paleontologia umana di Parigi. Si ricorda per la descrizione dello scheletro fossile pressoché completo di un rappresentante dell'uomo di Neanderthal, nell'opera classica L'homme fossile de la Chapelle-aux-Saints (1912), nella quale traspare efficace la pregiudiziale evoluzionistica. Lascia numerose monografie soprattutto riguardanti la paleontologia del quaternario (cf. Les hommes fossiles, 3^{text {a }} ed., Parigi 1946).
Bibl.: H. V. Vallais in L'anthropologie, 50 (1941-46), p. 203. Luigi Scremin
BOULOGNE, Etienne - Antoine. - Prelato francese, n. ad Avignone il 26 dic. 1747, m. a Parigi il 13 maggio 1825. Fu eletto deputato all'assemblea del Badiage de Paris. Vicario di S. Margherita a Parigi, rifiutò di prestare il giuramento imposto dalla costituzione civile del clero. Imprigionato nel 1792 non fu liberato che nel 1794, e durante il consolato
c l'impero ebbe vita molto avventurosa; grazie alla protezione del card. Fesch, fu nominato elemosiniere di Napoleone; rifiutò il vescovato di Acqui, ebbe invece nel 1808 quello di Troyes. Non ebbe seguito nel 1817 il suo trasferimento all'arcidiocesi di Vienne. Sino dal 1812 era pari di Francia. Il B. per la sua attività fu ritenuto il creatore della stampa cattolica francese nel sec. xix.
Le sue opere (semoni, panegirici, discorsi che furono molto celebrati e articoli vari di religione, di morale e di critica) furono pubblicate, nel 1828 , precedute da una sua biografia.
Bibl.: C. Laplatte, s. v. in DHG, X. col. 98 sgg.
Maria Teresa Sposato
BOULOGNE-SUR-MER : v. ARRAS, DIOcesi di.
BOUQUET, Martin. - Monaco benedettino, n. ad Amiens il 6 ag. 1685, m. a Parigi il 6 apr. 1754. Entrò nella Congregazione di S. Mauro nel 1707. Divenuto bibliotecario di St-Germain-des-Prés, fu prescelto per eseguire la raccolta delle fonti della storia di Francia. Questa incombenza per la quale lo stesso Mabillon si era ritenuto incapace, fu eseguita, benché non completamente, dal B. in modo pregevolissimo, sebbene la sua opposizione alla bella Unigentin gli facesse subire un allontanamento da Parigi, dove però ritornò nel monastero dei «Blancs Manteaux" (1735) rimanendovi sino alla morte.
Dal 1738 al 52 fece uscire i primi 8 volumi del Recueil des historiens des Gaules et de la France. Il vol. IX è postumo (Parigi 1757, ed. Delisle, ivi 1859-80). Tuttavia utilissime le prefazioni, le note critiche, le tavole e gli indici accuratissimi. Il Recueil, che giunge solo alla fine dei re della seconda stirpe, fu continuato da vari altri Maurini, e, dopo lo scioglimento della congregazione, dall'Académie des Inscriptions et Belles Lettres. Consta di 24 volumi di cui l'ultimo fu pubblicato nel 1904.
BibL.: La vita del B. può leggersi nella prefazione al IX vol. del Recueil: la storia del travagliato progetto della raccolta delle fonti è nella prefazione al I vol. della Hist. Litt. de la Congregation de St-Maur, Bruxelles 1770, pp. 694-99; J. Le Lieu, Bibliothèque Hist. de la France, III, Pariel 1771, pp. xxxiv. xxxv; Hurter, IV, col. 1321.
Renata Orazi Ausenda
BOUQUILLON, Thomas-Joseph. - Moralista belga, n. a Warneton il 16 maggio 1840, m. a Bruxelles il 5 nov. 1902. Laureato all'Università Gregoriana, passò tutta la sua vita nell'insegnamento della teologia morale, a Bruges (1867-77), Lilla (18771885), a Washington (1889-1902).
Scrisse: Institutiones Theologiae moralis fundamentalis (Bruges 1873, 3^{text {a }} ed. 1903); De virtutibus theologicis (ivi 1875, 2^{text {a }} ed. 1890); De virtute religionis ( 2 voll., ivi 1880 ). Trattò anche il problema dell'istruzione obbligatoria imposta o da imporre dallo Stato: Education, to whom does it belong? (Baltimore 1891) che suscitò controversie e contraddizioni, contro le quali si difese con altre pubblicazioni (cf. S. Brandi, in La Civ. Catt., 15^{text {a }} serie, I [1892, 1], pp. 82-92). Ma il suo nome è legato alla teologia morale, che seppe sollevare a un tono modernamente scientifico con la chiarezza della esposizione, la sana dottrina, la profonda discussione, l'erudizione non comune e il senso sociale.
BibL.: M. N. Rommel, T. B., Bruges 1903; The Catholic University Bulletin, Washington, 9 (1903), pp. 122-63.
Celestino Testore
BOUQUIN, Charles. - Teologo e apologista domenicano, n. a Tarascona sul Rodano nel 1622, m. a Buix nel Delfinato il 14 febbr. 1698. Religioso, fu professore di teologia e per molti anni reggente dello studio di Aix fu anche priore.
## Page 1142
Scrisse un ampio e profondo commento al Lauda Sion di s. Tommaso: Solis Aquinatis splendores circa Sacrosanctum Eucharistiae mysterium oliaque christianae religionis arcana (Lione 1677); e varie opere apologetiche: Sermones apologetici, quibus sanctae catholicae ac Romanae Ecclesiae fides contra novatores defenditur ac propugnatur (ivi 1689); De l'origine, antiquité, excellence et utilité de l'état religieux en l'Eglise (ivi 1689); Instructions chrétiennes et orthodoxes en forme de cathéchisme (ivi 1686, Carpentras 1693 ).
Biol.: J. Quétif-J. Echard, Scriptores O. P., II, Parigi 1721, pp. 743-46; Hurter, II, col. 436. Alfonso D'Amato
BOURASSÉ, Jean-Jacques. - Archcologo e storico della Turenna, n. a S.te-Maure (Indre-et-Loire) il 22 dic. 1813 e m. a Tours il 4 ott. 1872. Ordinato sacerdote, insegnò scienze naturali e teologia nel seminario di Tours. Ma la sua passione fu l'archeologia, e di questa scienza fu uno dei pionieri in Francia.
Pubblicò: Recherches historiques et archéologiques sur les églises romanes en Touraine (Tours 1869), Les cathédrales de France (ivi 1843) e specialmente un'Archéologie chrétienne (ivi 1840 ) che ebbe molte edizioni, sebbene non sia altro che un trattato di architettura sacra, prevalentemente medievale e francese. Più ampio, ma steso con egual metodo, è il Dictionnaire d'archéologie sacrée (2 voll., Parigi 1831) nella raccolta enciclopedica del Migne.
Sono sue anche una Histoire de Jésus-Christ ed una Histoire de la Vierge Marie, pubblicate a Tours nel 1861 e nel 1863 scritte con intendimento storico-archeologico.
Biol.: U. Chevalier, L'abbé B., in Bull. de la Sac. archéol. de la Touraine, 2 (1873), pp. 377-423. Antonio Ferrua
BOURDALOUE, Louis. - Gesuita, oratore, n. a Bourges il 20 ag. 1632, m. a Parigi il 13 maggio 1704. Dopo alcuni anni di insegnamento della filosofia e della teologia morale si applicò alla predicazione, da prima ad Amiens, Orléans, Rouen, finché, giunto a Parigi nel 1669 , vi rimase fino alla morte impegnato assiduamente oltre che nella direzione delle anime, nel ministero della parola, che gli procacciò il titolo di "predicatore dei re e re dei predicatori». Tenne infatti, dinanzi alla corte, cinque quaresimali e sette avventi; pronuncio inoltre molti sermoni per vestizioni e professioni religiose; panegirici, elogi funebri, omelie sui Vangeli delle domeniche (Domenicali); sermoni sulle feste (Misteri), istruzioni, esortazioni, e diede esercizi spirituali.
La sua dottrina è quella tradizionale della Chiesa. Nel campo dogmatico non c'è alcuna verità che non abbia trattato con chiara padronanza, quando soprattutto, per combattere gli errori o le tendenze imperversanti, si trasformava in eccellente e profondo controversista. Celebri i suoi sermoni sulla fede, l'Eucaristis, i defunti, la devozione alla Vergine, contro le teorie protestanti; sulla grazia, la predestinazione, la severità cristiana e la severità della penitenza, la comunione frequente contro i giansenisti; sulla preghiera ordinaria e attiva contro il quietismo. Contro il gallicanismo proclama l'infallibilità della Chiesa e il suo potere universale; ma, tacendo della infallibilità del Papa e parlando cautamente del potere indiretto di lui sui re, presta il fianco all'accusa fattagli di un'ombra di gallicanesimo nella sua dottrina (A. de Bil, p. 143). Il campo, però, dove il B. trionfa è la morale, restando insuperato nell'analisi del cuore umano, nella conoscenza piena delle piaghe della coscienza, nel dipingere i vari caratteri del vizio; dialettico al sommo non lasciava via di scampo agli uditori; sono da citare i sermoni sull'impurità, sull'ambizione, sul pensiero della morte, sulle vocazioni forzate, sul perdono delle ingiurie. Al successo e alla straordinaria efficacia della sua predicazione, contribuì anche molto la sua perfetta tecnica oratoria : due esordi uno più generale e l'altro che scende più al particolare; tre punti (esposizione della dottrina secondo la Scrittura e i Padri, regole che ne derivano, confronto con la pratica corrente), suddivisi ciascuno in
tre parti. Questo può dare l'impressione di pesantezza e di meccanicismo; ma il B. seppe mancggiare la sua arte con perfetto equilibrio; mostrando nello stesso tempo, che non cercavo né il entusiasmo né l'applauso, ma era guidato da un amore puro e trasparente alle anime e alla loro salvezza. Nulla scrisse il B. di ascetica; tuttavia molti tratti dei suoi sermoni morali, o per vestizioni e professioni, e soprattutto le sue Pensées e la Retraite offrono un quadro pressoché completo della perfezione cristiana e delle diverse vie per conquistarla fino ai gradi più elevati. Però da esperto direttore mette in guardia contro la facile confusione di idee, che può sorgere dalle pretese ambizioni delle anime inesperte.
Che predicasse con gli occhi chiusi è una delle tante leggende, che sorsero intorno alla sua vita, come l'altra di avere interpellato direttamente Luigi XIV, per il suo adulterio, applicandogli la parola di Nathan: "Tu es ille vir" (C. M. Lauss, I, 208-10, 408-11).
Biol.: Opere: Le opere complete del B. comparvero postume per cura del p. F. Brutonneau ( 16 voll., Bar-le-Duc 17071734 ; ed. Firmin-Dolon, 3 voll., Parigi 1877, con analisi particolareggiate), il quale dice di averle ritoccate (differiscono, infatti, dalle edizioni clandestine e dalle copie monoscritte di parecchi ascoltatori); fino a che punto non è dato aspetto (cf. E. Griselle, op. cit., I, 136). L'edizione del 1707-34 continua a riprodursi, in tutto e in parte, nel testo originale e in versioni fino ai nostri giorni. E. Griselle, che intese fare un'edizione critica delle Gestures complètes de B., diede soltanto: Sermons pour les grandes fêtes de l'année, Parigi 1909; Sermons pour tous les jours de Carême, ivi 1922. - Studi : A. Feugère, B., sa prédication et son temps, 2^{°} ed., Parigi 1874; C. M. Lauss, B., sa vie et ses oeuvres, 2 voll., ivi 1881 ; H. Cherré, B., sa correspondance et ses correspondants, ivi 1899 ; F. Costats, B., la vie et la prédication d'un religieux au XVII-1666s, 2 voll., ivi 1902-1904; R. Griselle, B., histoire critique de sa prédication, 3 voll., Lilla 19011903; R. Daeschler, La spiritualité de B., grâce et vie unirice, Lovanio 1927; E. Byrn, B. moraliste, Parigi 1929; R. Daeschler, B., doctrine spirituelle, ivi 1932; A. de Bil., in DHG, IX coll. 143-47; F. Cayré, Patrologie et Histoire de la Théol. cath., III, Parigi 1944, pp. 241-46. Celestino Testore
BOURDEILLES, HÉlle. - Francescano, cardinale, n. nel castello di Bourdeilles (Périgueux) tra il 1410-15, m. nel castello di Arennes (Tours) il 2 luglio 1484. Elotto vescovo di Périgueux (1437) dal capitolo della cattedrale, promosso (1468) ad arcivescovo di Tours, fu creato cardinale da Sisto IV nel 1483 .
Austero e zelante, attese non solo alla riforma delle due diocesi, ma difese strenuamente i diritti e la libertà della Chiesa, prima, nel 1452, protestando contro la riapplicazione della "prammatica sanzione" da parte di Carlo VII; poi perorando presso Luigi XI, di cui era confessore, la causa del cardinale La Bâtue e del vescovo di Verdun, colpevoli, ma condannati e incarcerati in offesa delle immunità ecclesiastiche; come membro della commissione per la revisione del processo di s. Giovanna d'Arco, ne scrisse una delle migliori difese.
La pietà profonda, la grande carità verso i poveri, e qualche fatto straordinario avvenuto alla sua tomba, lo fecero proclamare beato; e nel 1526 introdurne il processo di canonizzazione. Nel Martyrologium Framtiscanum (ed. U. Beschin-J. Palazzolo, Roma 1938) se ne celebra la festa, come di beato, il 5 luglio (op. cit., p. 249).
Opere principali: Pro pragmaticae sanctionis abrogatione (Roma 1486); Defensis concordatorum (Parigi 1520); Consideration sur la Pucelle de Fra