ecero proclamare beato; e nel 1526 introdurne il processo di canonizzazione. Nel Martyrologium Framtiscanum (ed. U. Beschin-J. Palazzolo, Roma 1938) se ne celebra la festa, come di beato, il 5 luglio (op. cit., p. 249).
Opere principali: Pro pragmaticae sanctionis abrogatione (Roma 1486); Defensis concordatorum (Parigi 1520); Consideration sur la Pucelle de France, allegato al processo di riabilitazione.
Biol.: B. T. Pouan, Le S. Card. Hélie de B., Mémoire bistorique, 2 voll., Neville-sous-Montreuil 1900; Acta Ord. Fratrum Minorum, 20 (1931), p. 50, n. 113; P. Calandini, in DHG, IX, 148-49. Celestino Testore
BOURDICHON, Jean. - Pittore e miniaturista (n. ca. il 1457 m . nel 1521) fu a capo della « scuola di Tours» sullo scorcio del sec. xv e all'inizio del sec. xvi raccogliendo l'eredità di Jean Fouquet. Lavorò per Lui-
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-lat. Batlind)
INTERNO DELLA CATTEDRALE DI BOURGES (sec. xili - inizio del sec. xiv).
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Bozzetto in terracotta di G. L. Bernini per la statua equestre di Luigi XIV (ca. 1665). Roma, galleria Borghese (deposito Conte Contini-Bonacossi).
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gi XI, per Carlo VIII, per Luigi XII (del quale divenne l'artista favorito) e infine per Francesco I; decorò con eleganza di motivi, ricchezza di colori, piacevole grazia di forme le Heures di Anna di Bretagna (bibl. Nat. di Parigi, ms. lat. 9473 : ne ricevette il pagamento nel 1508) elaborando con delicata dolcezza modelli fiamminghi e italiani, e dimostrando maggiori qualità tecniche che non inventive. Fu uno dei maggiori artisti del primo Rinascimento francese; gli vengono attribuiti alcuni codici della bibl. Nat. di Parigi (Heures d'Aragon, anteriore al 1494: Heures di Carlo VIII, anteriore al 1498; messale di Tours) oltre ad alcuni ritratti e ad un trittico della Passione (1485) in S. Antonio di Loches.
Bibl.: P. Durrieu, v. v. in Thieme-Becker, IV, pp. 436-57; E. Màle. Arts et artistes du mayou dye, Parigi 1927, pp. 263-98.
Maria Vittoria Brugnoli
BOURDOISE,
AdRien. - Sacerdote francese, n. a Brou nel 1584 , m. a Parigi nel 1665 , apostolo e ri-

Bourndhieu, Jean - Due ritratti.
Nuova York, collezione Mortimer Schiff.
BOURGEOYS, Marguerite, venerabile. - Fondatrice della Congregazione di Notre-Dame (v.), n. a Troyes il 17 apr. 1620 , m. a Montréal il 12 genn. 1700. Di modesta condizione sociale, si sentì ben presto attratta allo stato religioso, e cercò di entrare fra le Carmelitane prima, fra le Clarisse poi, ma non vi fu accolta. Si recò in compagnia del de Maisonneuve nel Canadá (1653), dove a Villemarie, oggi Montréal, iniziò la sua attività di educatrice della gioventù. L'iniziativa ebbe sviluppi molto promettenti, e la B. compì 3 viaggi in Francia per reclutare socie e per ottenere l'approvazione delle regole del suo Istituto. Visse una vita eroica di privazioni e di disagi. E in corso la sua causa di beatificazione; il 19 giugno 1910 fu pubblicato il decreto dell' eroicità delle sue virtù.
Bibl.: [E.-M. Faillon], Vie de la soeur B., fondatrice de la Congregation de N.-D. de Villemarie en Canada, 2 voll., Parigi 1823; M. M. Droummand, La véndéable mère M. B., sa vie et son temps, Montréal 1910; G. Goyau, Une épopée mystique. Les origines religieuses du Canada, Parigi 1926, p. 208 sgg.; E. Levesque, s. v. in DHG, X, coll. 176-77.
BOURGES, ARCidiocesi di. - Città del centro della Francia, capoluogo del dipartimento dello Cher; l'arcidiocesi si estende anche nel dipartimento dell'Indre. Col nome di Avaricum fu il principale oppidum dei Biturigi; conquistata da Cesare nel 52 a. C. Biturigue divenne metropoli dell'Aquitania e con la riforma dioclezianea capitale dell'Aquitania prima. Fu presa dai Goti nel 475 , unita al regno dei Franchi nel 507 , poi contea del Berry.
Fino alla Rivoluzione Francese B. possedeva un dittico in avorio del sec. xI (ora nel gabinetto delle medaglie a Parigi) contenente il catalogo dei suoi arcivescovi, continuato fino allo scorcio del sec. xIII (Simone di Beaulieu, 1281-94). Una copia di esso è in un cartulario capitolare della metà del sec. xiri; un'altra copia contiene la lista degli arcivescovi fino al 1789 (ms. 9861 della bibl. Naz. di Parigi). Altre due trascrizioni della lista si trovano in una collezione canonica (cod. parisin. 4280 f. 56) che termina al rog6 (arcivescovo Aldeberto) e in una raccolta di Roberto di S. Mariano. Primo nella lista episcopale è s. Ursino di cui B. celebra la festa al 29 dic. La lista diventa più completa da s. Rodolfo in poi (840-66). Fiorirono in B. nel medievo numerose abbazie sia maschili che femminili.
L'arcidiocesi ha una superfice di kmq. 1438 con una popolazione di 358.145 ab. dei quali 535.000 cattolici con 506 parrocchie, 425 sacerdoti diocesani e 52 regolari; ha un seminario maggiore e i seminari
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di St-Louis, St-Martin e della Bonne-Dame. Patrono dell'arcidiocesi è il protomartire s. Stefano. L'arcivescovo porta gli antichi titoli puramente onorifici di primate delle Aquitanie e di patriarca.
Dalla fine del sec. xvir) B. ha come suffragance le diocesi di Clermont, Limoges, Le Puy-en-Velay, St-Flour, Tulle.
Personaggi illustri: s. Sulpicio Severo (591), s. Sulpicio il Pio (644), s. Rodolfo (866), s. Solange (sec. x), s. Guglielmo (1209), la s. Giovannadi Valois, duchessa del Berry, moglie di Luigi XII, fondatrice dell'Ordine dell'Annunziata (v.).
A B. si tennero concili provinciali nel 473, 1031, 1145, 1225, 1240, 1276, 1280, 1286, 1336, 1438, 1440, 1528; a Issoudun nel 1081.
Pellegrinaggi notevoli sono quelli a Notre-Dame du Sacré Coeur a Issoudun; a NotreDame de Miséricorde a Pellevoisin; a Notre-Dame des Miracles a Deols; a NotreDame des Enfants a Châteauneuf-surCher.
Bibl.: L. Duchesne, Faster épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2^{text {a }} ed., Parigi 1910, pp. 21-31; L.-H. Coitineau, Hébertaire topo-bibliographique des abbayes et priourés, I, Mâcon 1939, coll. 461-64; A. Gandilbon, Catalogue des actes des archevêques de Bourges antérieurs à l'an 1200, Bourges e Parigi 1927; id., s. v. in DHG, X, coll. 178-211; Guide de la France chrétienne et missionnaire 1942-49, Parigi 1948, pp. 231-32; 229-31; 1012-16.
Arte. - Della città romana restano le rovine dei templi di Minerva (38-41), di Marte, di Giove (fine del sec. I o principio del II), e resti degli acquedotti e delle mura (sec. Iv) che sono divenute poi parte integrante di posteriori costruzioni. Scarse sono le tracce dell'epoca merovingia e carolingia.
Pochi sono i resti dell'antica Cattedrale, costruita da Gauclin (1014-50). La cattedrale di S. Stefano è uno dei migliori esempi di architettura gotica: iniziata verso il 1192 fu consacrata nel 1324. E senza transetto ed è originale per la disposizione delle cinque navate a cui nella facciata fanno riscontro i portali scolpiti. La facciata, alla quale la vetrata, su disegni di Drouet de Dammartin, conferisce raffinatezza, è fiancheggiata da due torri, la «Sourde» (sec. xiv) e «du Beurre» (sec. xvi). La cattedrale di B. con quella di Chartres è la più ricca di vetrate: le migliori sono quelle di uno dei deambulatori (primo quarto del sec. xirI) e dell'abside, nelle quali è palese l'influenza italiana. Nella chiesa sotterranea, che fu costruita fra il 1180 ed il 1200 per compensare un dislivello, vi sono la statua
del duca Jean de Berry, di Jean de Cambrai, vetrate del sec. xv e dieci statue di arcivescovi di età carolingia.
La chiesa di St-Pierre-le-Guillard, pur essa senza transetto, risale al sec. xiri ed è stata rifatta nel sec. xvi. La chiesa di St-Bonnet, di cui non c'era che il coro del sec. xvi di Guillaume Pelvoysin, è stata compiuta (notevoli le vetrate di Jean Lécuyer e i quadri del Boucher).
Il palazzo di Jacques Coeur è uno dei capolavori del l'architettura civile gotica del sec. xv (1443-51): sono degni di nota i battenti scolpiti della porta ed il martello

Bourges - Facciata della Cattedrale, consacrata nel 1324.
In ferro battuto, le finte finestre da cui si affacciano le figure di pietra di Jacques Coeur e della moglie, gli affreschi e le sculture della cappella.
Anche se B. restò fondamentalmente gotica durante il periodo del Rinascimento e l'elemento religioso fu sempre presente anche negli edifici civili, risentono l'influenza italiana le decorazioni del gotico palazzo Cuyas, che fu costruito nel 1515 dal Pelvoysin e che ospita il museo du Berry, e di quello Lallemant, interessante modello di ricca abitazione borghese del Rinascimento (1318), più volte restaurato.
Nel sec. xix sono sorti numerosi edifici di scarso interesse artistico, quali il Château d'Eau (1807), il teatro (1859), la scuola di Belle Arti (1883), mentre sono degne di rilievo alcune statue innalzate in luoghi pubblici quali quella di LuigiXI di J. Baffier, di Bourdaloue e di Sigaud, opere di Dumontet.
Vedi Tax. CXIX.
Bibl.: A. Boinet, Les sculptures de la cathédrale de B., Parigi 1912; M. Monmarché, France-Centre et Sud, ivi 1920, p. 73 sgg.; G. Hardy-A. Gandilbon, B., ivi 1928; J. Hubert, L'art pré-roman, ivi 1938, pp. 39, 54, 146-47; P. Pradel, La cathédrale de B., ivi 1938.
BOURGET, Paul. - Poeta, romanziere e critico francese di Amiens, n. il 2 sett. 1852, m. a Parigi il 25 dic. 1935. Membro, dal 1894, dell'Académie Française. Studioso dei più complessi problemi psicologici e sociologici del suo tempo, ai quali si applicò con integra e salda coscienza cattolica, il B. apparve il più generoso e valido campione che si opponesse così al naturalismo zoliano come al determinismo del Taine. Geniale continuatore del metodo analitico dello Stendhal nel campo della letteratura narrativa, diffuse il gusto di una indagine dell's io e e dei rapporti che regolano la vita fra gli uomini, minuziosa, acutissima, alla 'quale fu rimproverata in qualche pagina un'astratta aridezza e una tensione eccessiva del sentimento. Il B. rimane, comunque, maestro del romanzo moderno, pur se alle preclare doti di critico e di convinto efficace moralista
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non fanno riscontro in lui pregi altrettanto spiccati d'immaginazione e di potenza creatrice. La sua caratteristica e il suo merito principale consistono nello aver cercato di organizzare intorno ai caposaldi della morale cristiana le esigenze dell'anima contemporanea, mostrando con arte delicata, profonda e suadente l'inscindibilità degli interessi e dei fini di entrambe.
I suoi personaggi appartengono di preferenza alle classi della borghesia agiata e dell'aristocrazia, nelle quali il B. trovò - o gli parve - più diffuso, e poliiedricamente rappresentato, il disagio spirituale, le cui cause erano oggetto delle sue appassionate ricerche.
Esordi nel campo della lirica, con le raccolte di versi pubblicate nella prima giovinezza, A u bord de la mer (1872), La vie inquiète (1875), Edel (1878), Les osseux (1882), nelle quali emerge più per squisite doti stilistiche che per genialità d'ispirazione individuale, risentendo gli esempi della generazione letteraria dominata dal Lamarrine, dallo Stendhal, dal Baudelaire. In seguito, orientandosi decisamente verso quelli che dovevano rimanere per tutta la vita i suoi principali interessi intellettuali, pubblicò i pregevalissimi Essais de psychologie contemporaine (1883, ed. definitiva 1901), seguiti dalle Pages de critique et de doctrine (1912) e dalle Nouvelles pages de critique et de doctrine (1922). Veniva intanto divulgando le conclusioni spiritualistiche alle quali era pervenuto, in una copiosa e fortunata scrie di romanzi, fra i quali notissimi Le disciple (1889), dalle cui lucide pagine è denunziato con vigore il pericolo che il positivismo filosofico presenta quando interviene nella formazione morale e logica dei giovani; Un divorce (1904), che affronta e sostiene con calda eloquenza il tema della indissolubilità del matrimonio; Le démon de midi (1914) e Le sens de la mort (1915), dove la necessità di una profonda restaurazione della coscienza morale e religiosa acquista nuova forza di persuasione dalla misura di un'arte sempre più vigile e consapevole delle sue alte finalità.
Ne L'étape (1903) il B., sostenitore della tradizione monarchica, segnalò i pericoli della democrazia; nel dramma La barricade (1910) mostrò in atto le teorie sociali di Georges Sorel.
Amico dell'Italia, alla quale offrì numerose testimonianze della sua ammirazione e del suo attaccamento spirituale, il B. è anche autore di un libro di osservazioni e di ricordi, Sensations d'Italie (1891), che va annoverato tra i suoi scritti migliori per adnatezza d'ispirazione e felicità d'indagini. Particolarmente notevoli le riflessioni morali e filosofiche ispirategli da un soggiorno, dell'anno precedente, nel monastero benedettino di Monte Oliveto. Va anche segnalato il volume intitolato Outre-mer, notes sur l'Amérique (1895).
La raccolta delle sue Oeuvres complètes è stata pubblicata a Parigi ( 1910 e sgg.).
Bint.: M. dell'Isola, Le idee religiose di P. B. (Quaderui di Bilychnis, 20), Roma 1925; A. Antin, Le Disciple de B. P., Parigi 1930; Ch. Mautras, Tryptique de P. B., ivi 1931; H. Bordeaux, Episodes de la vie littéraire, ivi 1934; V. Giraud, P. B., ivi 1934; D. Valeri, Vitalità dell'opera di B., in Nuova Antel., 383 (1936), pp. 153-58; A. Feuillerat, P. B. Histoire d'un esprit sous la IIIr république, Parigi 1937: J. Demoulin, La famille française dans l'oeuvre de P. B., Friburgo in Sv. 1938; D. Valeri, Saggi e note di letteratura francese moderna, Firenze 1941, pp. 89-99; E. Sonderegger, B. et l'étranger, Friburgo in Sv. 1942; H. Klerks, P. B. et ses idées littéraires, NimorgaUtrecht 1946.
Maria Sabucchi
BOURGOING, François. - Oratoriano francese, discepolo del Bérulle (v.) e suo secondo successore, n. a Parigi il 18 marzo 1585 , m. ivi, il 22 ott. 1662 . Rinunziò nel 1611 in favore di s. Vincenzo de' paoli alla cura di Clichy, per divenire uno dei sei primi padri dell'Oratorio francese. Fondò una serie di case della Congregazione (Rouen, Nantes, Clermont, Lione, ecc.), che introduce pure nelle Fiandre. Eletto generale nel 1641, dopo la morte del p. de Condren, resse l'Oratorio fino alla morte. Il suo governo fu di grande im-
portanza, perché codificò e fece approvare a Roma le Costituzioni della Congregazione, alla quale diede pure una Ratio studiorum e le Directions pour les missions. Si oppose con energia alle infiltrazioni giansenistiche fra i suoi. Il Bossuet fece il suo elogio funebre.
Caratteristico è il posto di B. nella storia della spiritualità beruillana, benché egli non abbia doti di grande scrittore. Il suo corso di meditazioni, pubblicato in latino (Veritates et sublimes excellentiae Verbi Incarnati 7.C. in argomento meditationum totius anni propositoe, 2 voll., Anversa 1629), poi in francese, lodato dal Bossuet, è una volgarizzazione della dottrina del card. de Bérulle; assai notevole la Direction pour l'oraison, contenant 24 avis..., premessa all'edizione francese e anche stampata a parte. Le Méditations sur divers états de 7. C. (Parigi 1648) vogliono essere ancor più l'eco dell'insegnamento del fondatore, come dice il titolo dell'edizione del 1661 : L'esprit de l'E. card. de Bérulle, tiré de ses élévations sur les grandeurs des états différents de 7. C. Si deve infine alle cure del B., aiutato dal confratello Gibieuf, la prima edizione delle Oeuvres complètes du card. de Bérulle (Parigi 1644); vi premise una lunga prefazione, capitale per l'intelligenza della dottrina spirituale del maestro.
Bint.: C. E. Claymouth, Recueil des vies de quelques prêtres de l'Oratoire, II, Parigi 1882, pp. 1-26; L. Batterel, Mémoires domestiques pour servir à l'histoire de l'Oratoire, II, ivi 1903, pp. 283-329; F. Pourrat, La Spiritualité chrétienne, III, ivi 1927, pp. 301-15; A. Molien, s. v. in DSp, I, p. 1910.
Edmondo Lamalle
BOURIGNON de LA PORTE, Antoinette. Visionaria, n. il 13 genn. 1616 a Lilla (Francia), m. il 30 ott. 1680. Di temperamento irrequieto, eccentrico, fantastico, s'immaginò fin da giovane di avere visioni ed estasi. Rifiutati vari matrimoni, fuggì ventenne dalla casa paterna e cominciò la sua vita errante, credendosi chiamata a risuscitare lo spirito della semplicità e purezza primitiva del Vangelo, e cercando a tale scopo di riunire seguaci. Tornata a Lilla per la morte del padre ( 1648 ) e vinta la causa per l'eredità contro la matrigna, accetto, nel 1653 , su proposta di Jean de St-Saulieu, la direzione di un orfanotrofio femminile. Iniziatasi con gravi sospetti una inchiesta dalle autorità, fuggì a Gand (1662), poi a Malinee (1663) ove trovò un seguace fedele in Cristiano de Cort. Nei colloqui con lui, pubblicati più tardi col titolo La lumière du monde (Oeuvres, VI e VII), essa si dichiara la donna dell'Apocalisse che deve partorire nel dolore figli spirituali; inveisce contro la Chiesa cattolica in cui regna l'anticristo, rigetta il Battesimo dei bambini e falsifica il dogma della S.ma Trinità. Dopo un soggiorno a Amsterdam (1667) e a Haarlem (1670), riuscì nel 1672 a impiantare una propria tipografia a Husum (Schleswig) per i suoi scritti di propaganda, ma venne presto coinvolta in acerbe polemiche ed accusata di eresia e stregoneria. Il predicatore G. H. Burchhardt in un suo scritto contro di lei: Christliche gründliche Anmerkungen über die groben Irrtümer der A. B. (Schleswig marzo 1674), spinse l'autorità ad intervenire. La tipografia fu confiscata e i suoi scritti bruciati dal boia (apr. 1674).
La troviamo poi a Flensburg, ove l'aggredi M. Wolfgang Ouw con l'Apocalypsis Haereseos (Amburgo 1675), a Schleswig (1675) e ad Amburgo (1676) ove si nascose per 15 mesi. Ivi la raggiunse il mistico calvinista Pietro Poiret, che non l'abbandonò più. Scoperta di nuovo, riparò a Lütelsburg presso il barone Dodo von Knijphausen (1677); accusata da un exseguace, La Costa, quale strega e fraudatrice, cercò di raggiungere Amsterdam, ma ammalatasi in viaggio, morì a Franeker (Frisia).
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Abile scrittrice, di stile vivace, lasciò molte opere, tra cui due autobiografie: La parole de Dieu ou sa vie intérieure (Malines 1663), che afferma la sua pretesa vocazione di riformatrice mistica; La vie extérieure (Amsterdam 1668), in cui racconta la sua vita movimentata. Tutti i suoi scritti, dei quali i principali sono: La lumière née en ténèbres; L'aveuglement des hommes de maintenant; Le nouveau ciel et la nouvelle terre; L'antéchrist découvert; Le renouvellement de l'esprit évangélique, furono pubblicati in 19 voll.: Toutes les Oeuvres de Mlle A. B. (Amsterdam 1679-86), da P. Poiret, il quale vi premiae una biografia completa e una prefazione apologetica. Furono messi all'Indice con decreti del 28 nov. 1669, 15 maggio 1687 e 10 maggio 1757 .
Bibl.: H. van Berkum, A. B.... Sneek 1823; A. von der Linde, A. B., dar Licht der Welt, Leyda 1895; G. Kawerau, A. v. in Roelenszel, f. prut. Theol. u. Kirche, pp. 344-46; A. R. Macewen, A. B., Londra 1910; M. Wieser, Peter Poiret, Monaco 1932, pp. 47-56.86. Anselmo Musters
BOURNE, Francis. - Cardinale, n. il 23 marzo 1861 a Clapham, sobborgo di Londra, m. il 1^{°} genn. 1935 a Londra. Studiò teologia al collegio di S. Sulpizio a Parigi ed all'Università di Lovanio dove si laureò. Ordinato sacerdote nel 1884, esercitò per cinque anni il ministero pastorale in una parrocchia. Fondò poi il seminario diocesano di Wonersh, e vi tenne il rettorato fino al 1898 , insegnandovi anche teologia morale e S. Scrittura. Nel 1896 fu nominato coaduttore del vescovo di Southwark e l'anno dopo, mortone il titolare mons. Coffin, gli successe. Si distinse nella direzione della diocesi soprattutto per varie iniziative di carattere sociale e per la particolare cura delle associazioni giovanili cattoliche. La sua assidua opera richiamò ben presto l'attenzione dei superiori, e nell'ag. 1903 fu trasferito alla sede arcivescovile di Westminster. Anche in questa nuova sede diede prova delle sue elette qualità. Nel 1908 organizzò il congresso eucaristico internazionale a Londra. Nel 1910 consacrò la nuova cattedrale di Westminster. Meritamente quindi Pio X, nel Concistoro del 27 nov. 1911, lo creò cardinale del titolo di S. Pudenziana. Durante la prima guerra mondiale si recò a varie riprese tra le truppe sul fronte occidentale. Nel 1931 fu a Rouen legato pontificio in occasione del centenario di s. Giovanna d'Arco.
BibL.: P. J. Rodrigo, El cardenal B., in Religión y cultura. 29 (1935), p. 265 sgg.; E. Elmeadow, Francis card. B., 2 voll., Londra 1944.
Silvio Furlani
BOURRET, ERNEST. - Storico ed apologista francese, n. a Lubro (Ardèche) nel 1827, m. a Rodez il 10 luglio 1896. Studiò teologia a Parigi, ma a causa della rivoluzione del 1848 , dovette interrompere gli studi, e si laureò solo nel 1857 . Nel 1858 conseguì anche la laurea in Lettere, e nel 1863, dopo averne avuto l'incarico per due anni, diventò titolare della cattedra di Diritto ecclesiastico alla Sorbona. Nel 1869 partecipò al Concilio Vaticano quale teologo del vescovo di Périgueux. Nominato vescovo di Rodez, nel 1871 , visse in tale città fino alla morte, nonostante che, creato cardinale nel 1893, desiderasse altra sede più importante.
Di vasta erudizione e di feconda attività, l'opera del B. si è svolta in una triplice direzione: pastorale, politica, letteraria. Come pastore va ricordato per l'impostazione tutta nuova che diede alla vita diocesana, chiamando diversi Ordini religiosi in diocesi, favorendo il reclutamento e l'educazione delle vocazioni ecclesiastiche, e costruendo molte chiese, scuole ed opere pie. Sono anche indice dell'attività pastorale del B. i più che 380 Mandements, o ordinanze, pubblicati durante il suo episcopato. In politica il B. fu pratico assertore del riavvicinamento tra
Chiesa e Stato in Francia. Di tale suo atteggiamento diede prova sia intrattenendo cordiali rapporti di amicizia con alcuni uomini più rappresentativi della Repubblica, sia astenendosi dall'aderire nel 1891 all'azione di mons. Gouthe-Soulard contro il governo, sia con lo sconsigliere, nel 1895 , l'agitazione per la tutela di particolari diritti delle Congregazioni religiose. Fu perciò accusato di essere un vescovo venduto al governo.
Della vasta produzione letteraria del B., molte opere sono tuttora inedite; meritano particolare menzione le seguenti: L'Ecole chrétienne de Séville sous la monarchie des Visigoths (Parigi 1833); Origine du pouvoir étoil d'après st Thomas et Snaves (ivi 1857); Essai historique et critique sur les sermons frangais de Gerson (ivi 1858); Réponse aux principales attaques contre l'Eglise (1873); Du respect qui est du à la religion, à ses ministres et à ses institutions (1880).
Bibl.: H. Joudon, Le card. B., Rodez 1930; P. Lecanast, L'Eglise de France sous la troisième République, Parigi 1931, pp. 270-71, 334; id., Les premières années du pontificat de Léon XIII, ivi 1931, pp. 71-76, 483-520; C. Laplatte, s. v. in DHG, X, coll. 248-50.
Francesco Carpino
BOUSSET, Wilhelm. - Orientalista, n. il 2 sett. 1865 a Lubecca, da un pastore protestante di origine ugonotta, m. a Giessen l'8 marzo 1916. Studiò a Erlangen, Giessen e Gottinga; in questa città subì l'influsso dei professori Ritschl e Hermann Schulz. Nel 1889 fu libero docente, nel 1896 professore straordinario per il Nuovo Testamento a Gottinga, nel 1916 ordinario a Giessen. A Gottinga con il suo amico Wilhelm Wrede e con altri professori, Troeltsch, Eichhorn, Gunkel, fondava la cosiddetta scuola della storia delle religioni (Religionsgeschichtliche Schule), di cui divenne il rappresentante più radicale e il più applaudito per la sua vasta erudizione e la sua arte letteraria.
Per porre termine alle incertezze nelle indagini storiche sulla vita di Gesù nel campo protestante, pose il fondamento della religione non nella storia ma nella ragione, cioè nelle idee dell'essere assoluto, dell'eternità, della necessità dell'anima e della divinità. Su questa base cominciò a raffrontare le religioni, specialmente il giudaismo, lo gnosticismo e il cristianesimo, attribuendo profondo influsso alle idee ellenistiche sul cristianesimo primitivo. Sue opere principali: Jesu Predigt ins Gegensatz zum Judentum (Gottinga 1892); Die Religion des Judentums im neutestamentlichen Zeitalter (Berlino 1903; 3^{text {a }} ed. completata da H. Gressmann, 1926); soprattutto Kyrios Christus (Gottinga 1913, 3^{text {a }} ed. di G. Krüger e R. Bultmann, 1921).
Bibl.: L. Pirot, s. v. in DBs. I, coll. 989-92.
Arduino Kleinhans
BOUTAULT, Michel. - Gesuita francese, n. a Parigi il I nov. 1608, entrato nell'Ordine nel 1625, m. a Pontoise il 12 maggio 1689, dopo una vita trascorsa nell'insegnamento e nella predicazione.
Pubblicò due raccolte di meditazioni, di tono affettivo e d'ispirazione salesiana, sui testi dei libri sapienzali: Les conseils de la Sagesse (Parigi 1677), Suite des conseils de la Sagesse (ivi 1683). Più famoso è l'opuscolo Méthode pour conserver avec Dieu (ivi 1684), stimato e tradotto da s. Alfonso de' Liguori. Fu messo all'Indice nel 1723, a quanto sembra per alcune interpolazioni giamonistiche, ma l'edizione del 1910 venne espressamente autorizzata.
Bibl.: M. Olphe-Gaillard, s. v. in DSp. I, col. 1917.
Edmondo Lamalle
BOUTHILLER de RANGÉ, Amand-Jean le. Cistercense, fondatore dei Trappisti. N. a Parigi di nobile famiglia il 9 genn. 1626, m. a La Trappe (contea del Perche) il 27 ott. 1700. A 11 anni, per succedere nei ricchi benefici rimasti vacanti per la morte del fratello, ebbe in commenda il monastero cistercense di La Trappe. Conduase però vita mondana, pur segnalandosi fin da giovinetto per l'amore alle lettere, special-
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mente greche (pubblicò a 13 anni, nel 1639, un'edizione di Anacreonte con commento critico), e per la sua eloquenza, della quale dette ottima prova all'Assemblea del clero del 1655 . Nel 1657 ebbe inizio la sua conversione, sulla quale si disse e si scrisse molto (D. de Larroque, Véritables motifs de la conversion de l'abbé de La Trappe, Colonia 1685; N. Barthe, Lettre de l'abbé de Rancé à un ami, Ginevra 1765; e la risposta in versi di J. F. de Laharpe, Réponse, Parigi 1802). Disfattosi di ogni suo avere, tenne per sé solo la badia di La Trappe, nella quale divenne abate regolare, dopo due anni di duro noviziato, il 13 luglio 1664. Cominciò allora la sua costante ed accanita lotta per ottenere la riforma dell'Ordine cistercense. Celebre a questo proposito la sua controversia con i monaci maurini riguardo agli studi monastici, che il B. reputava alieni dallo spirito del monachismo benedettino, insistendo invece sul lavoro manuale. Non avendo ottenuto il breve favorevole alla «stretta osservanza » dalla Congregazione cardinalizia che doveva decidere tra la "stretta" e la "comune" osservanza negli Ordini religiosi, si ritirò a La Trappe (1667) e dettò ai suoi monaci i nuovi regolamenti atti a ristabilire la Regola benedettina in tutta la sua osservanza primitiva. Il 23 maggio 1678 ottenne dal Papa l'approvazione e l'elogio e la sua riforma ebbe il riconoscimento ufficiale da Clemente XI (19 sett. 1705). Presentemente l'Ordine dei Trappisti conta oltre 80 monasteri.
Scrisse varie opere sulla vita monastica, commenti alla Regola di s. Benedetto e ai Vangeli. Poiché non tralasciò di occuparsi di tutte le questioni religiose e letterarie del tempo rimase in corrispondenza con gli uomini più rappresentativi; le sue Lettres raccolte e pubblicate da P. Gouod (Parigi 1845) sono perciò interessantissime.
Bun.: Molti ne hanno scritto la vita; pregevole è quella di Chateaubriand, Parigi 1844, tradotta anche recentemente in italiano da G. Aventi, Milano 1942; C. Gaillardin, Les Trappistes ou l'ordre de Clisaux au XIXe siècle, a voll., Parigi 1844 1853; Anon., Breve storia dell'Ordine cistercense per un monaco di Titymodouc, Roma 1898; H. Bermond, L'abbé tempête, A. de B. réformateur de La Trappe, Parigi 1929.
Renata Grazi Ausenda
BOUTROUX, Etienne-Emile-Marie. - Filosofo francese, n. a Montrouge (Seine) il 28 luglio 1845 e m. a Parigi il 23 nov. 1921. Finiti gli studi, parte dei quali compì in Germania, insegnò prima nel liceo di Caen, poi nelle Università di Montpellier e di Nancy, e nel 1874 sostenne alla Sorbona le sue tesi dottorali. Tre anni dopo assunse un insegnamento alla scuola Normale superiore e nel 1885 divenne professore alla facoltà di Lettere all'Università di Parigi. Eletto membro dell'Accademia delle Scienze morali e politiche nel 1898, entrò nell'Accademia di Francia nel 1912.
La sua opera fondamentale è la tesi di laurea del 1874 : De la contigence des lois de la nature, libro piccolo di mole ( 170 pagine in 8^{°}, di cui 40 di conclusioni), ma che segnó una svolta del pensiero filosofico in Francia. Il resto della sua attività letteraria si esplicò in numerosi articoli ed alcuni libri più importanti: De l'idée de loi naturelle dans la science et la philosophie (1895; trad. it. di E. LiguoriBarbieri, Firenze 1925); Questions de morale et d'éducation (1895); Etudes d'histoire de la philosophie (1897); Pascal (1900); Sciences et religion dans la philosophie contemporaine (1908); Nouvelles études d'histoire de la philosophie (postumo; Parigi 1925).
Come storico della filosofia, il B. ebbe doti non comuni di penetrazione e di chiarezza. Presentando le dottrine più diverse : di Socrate, di Jacob Böhme, di Pascal, di Leibniz, di Kant, di William James, di Henri Poincaré, ecc., egli le esamina dall'interno con una simpatia che gli permette di esplicirne la coerenza, la profondità, il valore.
La sua importanza però sta nell'aver opposto allo scientismo trionfante la sua filosofia della contingenza.
Lo sviluppo incessante delle scienze e l'interpretazione positivistica delle medesime avevano portato a concepire la realtà come soggetta a un determinismo rigido, per cui ogni cambiamento, ogni novità non era se non l'equivalente, sotto altra forma, di posizioni preesistenti. Si ripeteva : «Nulla si crea, nulla si distrugge». Leggi inflessibili incluse negli esseri ne regolavano l'attività e i rapporti vicendevoli. La rigidità del mondo della materia veniva estesa al mondo dello spirito, sia perché questo dipende da quello, sia perché agli atti psicologici si applicava lo stesso determinismo dei fatti fisici o biologici. H. Spencer era il corifeo di questa corrente di pensiero, che considerava un grado superiore di essere come semplice grado superiore di complessità, e ritenere che il farsi e il disfarsi delle combinazioni obbedisce a leggi universali, incompatibili con ogni vera libertà.
Ora, osservava il B., una tale concezione implicava che nei fatti dell'esperienza, il conseguente fosse sempre l'equivalente quantitativo dell'antecedente e niente altro. Tale supposizione non è in accordo con i fatti : la quantità non è mai sola, ma sta sempre con e sotto la qualità, la quale non ha equivalente quantitativo: il movimento non acompare per farsi calore, ma sussiste sotto il calore. Inoltre ci sono diversi gradi di esseri, il minerale, il vivente, il pensante. Il presentarsi di un grado superiore deve bensì coincidere con un atto determinato della materia, ma non s'identifica con esso né può da esso essere causato; al contrario, le forme superiori sono la causa delle condizioni materiali di cui abbisognano. Si può forse concepire la storia degli esseri come un'evoluzione continua, ma questa evoluzione è insieme una creazione continua: il superiore non viene mai dall'inferiore, ma ripete sempre la sua origine dall'alto. Si è così fuori della necessità legata alla concezione puramente quantitativa, ed è riconosciuta l'esistenza della qualità e della finalità. La finalità suppone almeno un principio supremo, intelligente e libero, Dio, autore e reggitore dell'universo, il quale comunica ai gradi superiori dell'essere il loro potere sugli inferiori.
Questi pensieri del B., così contrastanti a quelli allora dominanti negli ambienti universitari, si ritrovano poi, sebbene in veste nuova, e con diversi ritocchi, nei sistemi di Bergson, di Blondel, come hanno ispirato la filosofia delle scienze apparsa sullo scorcio del secolo nei libri di Poincaré, di Duhem, di Le Roy.
Se la libertà di Dio è l'ultima ragione della contingenza del mondo, i rapporti dell'uomo con Dio, i quali costituiscono la religione, s'impongono allo studio del filosofo. B. consacrò al problema religioso un volume dal titolo: Science et religion dans la philosophie contemporaine (Parigi 1908). Dopo aver mostrato le differenze dello spirito scientifico e dello spirito religioso, egli fa vedere come, anche appagate le esigenze dello spirito scientifico, l'uomo non è interamente soddisfatto. Il sentimento del valore e degli interessi della persona individuale, la tendenza a sacrificarsi per le persone altrui appartengono a un campo che non è quello scientifico e che ha bisogno della religione. L'azione umana non si compie senza fede, senza ideale, senza amore. Ora la fede è adesione al dovere, l'ideale è il sogno dell'infinito, l'amore è l'unione con Dio. La vita che ne risulta e che appare nei grandi mistici, realizza la vera religione, fattiva e universalista. Il B. si sforza anche, ma purtroppo con frasi troppo vaghe e con idee troppo inconsistenti, di mantenere la compatibilità della vera religione con i dogmi e con i riti del cristianesimo: tentativo
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Uo P. Sierand, Le vloops de Christ, Parigi 1625
Bouts, Dire - Ultima cena - museo di Lovanio.
simpatico, ma inconcludente perché indebolito da un certo razionalismo latente che introduce una distinzione troppo assoluta tra lo spirito scientifico e quello religioso, come tra la morale e la religione.
BibL.: C. Ranzoli, E. B., Milano 1924; L. St. Crawford, The philosophy of E. B., Nuova York 1924; M. Schyns, La philosophie d'E. B., Parigi 1924; E. Liguori-Barbieri, La filosofia d'E. B. e la reazione all'intellettualismo nella filosofia francese contemporanea, Pisa 1926; E. Bréhier, Histoire de la philosophie; II, La philosophie moderne, Parigi 1932, pp. 1009-12; J. Benrubi, Les sources et les courants de la philosophie contemporaine en France, II, Parigi 1933, pp. 695-729.
Carlo Berrer
BOUTS, DibE (ThierRY). - Pittore olandese, n. a Haarlem fra il 1400 e il 1420 , m. nel 1475 a Lovanio.
Documentate sono le seguenti opere: l'Ultima Cena (nella chiesa di S. Pietro a Lovanio: 1464-68), la Giustizia dell'imperatore Ottone (museo di Bruxelles); opere sicure sono inoltre: l'altare di S. Erasmo (in S. Pietro a Lovanio, 1448), gli sportelli del Giudizio (Parigi-Lilla, ca. 1470) e altri quadri nel museo del Prado e a Granada. Altre opere, come la Madonna del museo Correr di Venezia e quella della collezione Carrand a Firenze, sono discusse fra le numerose opere della scuola di B. L'elemento più significativo e tipicamente olandese della sua pittura è un sensibilissimo colorismo, mentre nel disegno risente gli influssi di Rogier van der Weyden (v.). B. fu famoso anche come ritrattista.
Bibl.: A. Goffin, B., Bruxelles 1907; M. I. Friedländer, Die Altmiederländische Malerei, III, Berlino 1925, passim; W. Schöne, B., ivi 1938; L. Baldass, D. B., seine Werkstatt und Schule, in Pantheon. 25 (1940), pp. 93-96.
Bernardo Degenhart
BOUVET, Joachim. - Missionario, n. presso Le Mans il 18 luglio 1656, entrato fra i Gesuiti nel 1678, fu uno dei primi sei gesuiti matematici che Luigi XIV mandò in Cina nel 1685. Arrivato a Pechino, fu ritenuto col p. Gerbillon al servizio dell'imperatore Kang-hi. Inviato da costui al re di Francia nel 1693, tornò nel 1699 con dieci nuovi missionari. Nel 1705, Kang-hi pensò di mandarlo a Roma per la questione dei riti cinesi. Nel 1708, il B. cominciò a collaborare
alla nuova grande carta geografica dell'impero diviso per province; allo stesso tempo esercitava il ministero apostolico presso i cristiani di Pechino. Quivi morì il 28 giugno del 1730.
Il B. scrisse molto, in tartaro e in cinese sulla geometria, in latino sugli antichi libri sacri cinesi, che interpretò (alla maniera del suo confratello il p. de Prémare) come contenenti resti della rivelazione primitiva. Una delle sue opere più note è il Portrait historique de l'Empereur de Chine (Parigi 1697; varie traduzioni, una in latino per cura del Leibniz nella ristampa dei Novissima sinica, 1699; in italiano, Padova 1700): è un elogio assai ottimista di Kang-hi, il «Luigi XIV della Cina». Il B. lasciò molte lettere, in gran parte inedite.
Bibl.: Streit, Bibl., V, pp. 937-38 e passim; J. Pfister, Noticrt biographiques... sur les Jézuites de l'ancienne mission de Chine, I, Shanghai 1932, pp. 433-39; J. J. Herron, Father Bouvet's picture of Emperor K'ang H'si, in Asia Major, 7 (1932), pp. 236-72.
Edmondo Lamelle
BOUVIER, Jean-Baptiste. - Vescovo di Le Mans, teologo, n. a St-Charles-la-Forêt (Mayenne) il 16 genn. 1783 da povera famiglia, m. a Roma il 28 dic. 1854. Studiò nel seminario di Angers; ordinato sacerdote nel 1808 , fu dapprima professore nel collegio Château-Gontier, poi dal 1811 al 1819 , successivamente, professore di filosofia, teologia e rettore nel seminario di Le Mans; vicario generale della diocesi dal 1820 al 1834 e finalmente vescovo dal 1834 al 1834.
Molta notorietà gli acquistarono le sue Institutiones Theologicae ( 15 edizioni tra il 1834 e il 1880), adottate quasi universalmente in Francia, Stati Uniti e Canadà, ma più tardi giudicate piuttosto severamente per tracce di gallicanesimo e cartesianesimo che vi si trovano diffuse. Si può però osservare che egli, come tanti altri prelati francesi, era gallicano, non per sua personale convinzione, ma per tradizione, quasi inconscia, di un certo innato spirito nazionalista francese, concretatosi, in campo religioso, nella forma particolare del gallicanesimo. Del resto egli lo ripudiò, accettando la revisione che, a questo proposito, dell'opera sua fu operata da parte di una commissione romana. Quanto, poi, al sistema filosofico cartesiano, cui aderisce, si può dire che, sotto l'influsso del tempo, più che abbracciarlo dietro discussione per esserne convinto, lo subisse, tanto più che egli era preparato meglio per la prassi che per la speculazione. Difatti la parte morale della sua opera ottiene maggiori consensi: anzi gli si riconosce il merito di aver contribuito con essa alla definitiva sconfitta del rigorismo giansenista, preparando così la nuova èra di rinascita scolastica. Sua opere, oltre quelle citate: Institutiones philosophicae (Le Mans 1824; 12^{°} ed., Parigi 1858) Traité dogmatique et pratique des indulgences, des confréries et du jubilé, à l'usage des ecclésiastiques (Le Mans 1826; 10^{°} ed., ivi 1855); un'edizione ridotta per uso dei fedeli (ivi 1826); Dissertatio in sextum decalogi praeceptum (17e ed., ivi 1854); Catéchisme à l'usage du diocèse du Mans (ivi 1838); Histoire abrégée de la philosophie à l'usage des séminaires et des collèges (2 voll., ivi 1841); Précis historique et canonique sur les jugements ecclésiastiques (ivi 1852); Statuta diocesesis cenomanensis (ivi 1852); Lettres pastorales.
Bibl.: C. Cheverau, Les derniers instants de mgr 7.-B. B., Le Mans 1855; A. L. Sébaux, Vie de mgr 7.-B.B., Parigi 1889; F. Deshayes, s. v. in DThC, II, coll. 1117-19; M. Buchberger, s. v. in LThK, II, col. 504; L. Calendini, s. v. in DHG, X, coll. 276-77.
Vito Zollini
BOUVIER, Pierre. - Gesuita france.e, n. a Chantenay (Bretagne) nel 1848, m. a Parigi nel 1925. Predicatore stimato per la sua profonda dottrina, fu il primo a denunziare a Roma nel 1903, con il Letourneau (v), le aberrazioni modernistiche del Loisy.
Posto vari contributi alla storia dell'assotica ignaziana (Directoire composé par st Ignace, Parigi 1917). L'interprétation authentique de la méditation fondamentale, Bourges
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1922, ecc.); Règles de la perfection sacerdotale (Parigi 1914; vers. ital. Torino 1923).
Bibl.: P. Dudon. Les origines franenises du décret Lamentabili n, in Bull. de littér. ecclés., 32 (1931), 73-96.
Edmondo Lamalle
BOVA. - B. è una piccola città dell'Aspromonte di fronte al Capo Spartivento. Insieme con S. Lorenzo, Africo, Roccaforte, Condofuri e Roghudi, forma una piccola isola etnica, con linguaggio di derivazione prettamente greca.
Non ricorre nell'antichità classica, ma solo nella bi-zantino-normanna.
Come diocesi, non figura nelle Notitiae della Diatiposi, per cui si dubita se sia d'istituzione bizantina o normanna. Alcuni pensano che B. ed Oppido (v.) siano diocesi greche, istituite dai Normanni, per compensare Reggio della perdita di Tuariana e di Vibona, fuse nella diocesi di Mileto latina e soggetta alla S. Sede. Ma la politica dei Normanni mal si concilia con questa supposizione: essi non hanno mai dato origine ad una diocesi greca, ma al contrario, hanno istinizzato diverse diocesi greche, a cominciare da Reggio. L'esistenza di un vescovo di nome Luminoso, che nel 649 sottoscrive il Sinodo di papa Martino, costituisce una supposizione indebita. Era infatti "Episcopus Bononiensis " e non "Bovensis ", come alcuni hanno letto.
B. è stata sempre suffraganea di Reggio ed è la diocesi che ha mantenuto più a lungo il rito greco, soppressovi solo nel 1574 dal vescovo Giulio Stauriano.
Nel suo territorio vi erano molti monasteri greci, tra cui quelli di S. Leone, di S. Maria de Torreto, di S. Pantaleone, di S. Maria de Traiecto, di S. Niccolò de Alefide, ecc. Lo stesso patrono della diocesi, s. Leone o Leonzio, era un monaco greco, nativo di B. o molto più probabilmente di Africo. Alcuni ricordano anche un s. Elia di B.; ma si tratta di s. Elia di Reggio, detto lo Speleota, vissuto nel sec. IX-x. Le ossa di s. Leone si venerano nella Cattedrale, la quale è dedicata a s. Maria dell'Isodia (Presentazione). La cittadina di B. non supera 2500 ab . ed ha una vita piuttosto grama; promette maggiore sviluppo B. Marina, che ne dista 12 km . Il suo territorio è molto ristretto e, complessivamente, non supera i 30.000 ab., sparsi in 9 comuni e 17 parrocchie. L'arcivescovo di Reggio dal 1941 ha unita ad personam l'amministrazione di B.
Bibl.: Ughelli, IX, 238 sgg.; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 295-97; G. Autelitano, B. (Chiesa seccovile), in: Enc. dell'Eccles., IV (1845), pp. 434-39; G. Guarco-Logoteta, Memorie della S. Chiesa di B. e dei suoi prelati, Reggio C. 1878; P. Nandi, Contributi storici, in Riv. stor. Calabr., 7 (1809), p. 201 sgg.; P. Cataneo, B., Reggio C. 1920; Lansoni, p. 344; F. Russo, La Metropoli di S. Severina, in Arch. Stor. Calabria e Lusania, 16 (1948), p. 3.
Francesco Russo
BOVARA, Giovanni. - Sacerdote e pedagogista, n. a Malgrate (Como) il 30 sett. del 1734 e m. a Milano il 13 ott. del 1812. Di larga cultura giuridica ottenne da Maria Teresa, nel 1776, la cattedra di diritto canonico nell'Università di Pavia; donde passò alle scuole palatine di Milano, indi al collegio di Brera per il diritto ecclesiastico. Passato il collegio allo Stato, per soppressione dei Gesuiti, il B. fece parte per oltre 20 anni, prima quale "delegato", poi quale "aggiunto" del magistrato degli studi e della giunta economale. Fu opera del B. la vasta riforma scolastica operata dal governo austriaco in Lombardia. Nel 1802, fu nominato da Napoleone ministro del culto e insignito di varie onorificenze.
La riforma scolastica abbracciava tutte le scuole di ogni ordine, dalle elementari al liceo e si ispirava ad alcuni principi correnti nella cultura del tempo. La scuola era sotto il diretto o indiretto controllo dello Stato; gli insegnanti venivano assunti in seguito a pubblico concorso; agli insegnamenti veniva dato un indirizzo più realistico e più aderenie si bisogni dei tempi; nei ginnasi venivano introdotte l'aritmetica e la geometria, la storia e la geografia; nei licei la fisica sperimentale e la storia
naturale; nei corsi filosofici l'uso della "lingua nazionale ", invece della latina; rinnovati i metodi d'insegnamento e stabilita la compilazione dei nuovi testi scolastici; obbligo di seguire gli studi ordinatamente, secondo un principio di normale graduazione; aboliti gli esercizi accademici.
Bibl.: E. Rota, Per la riforma degli studi ecclesiastici nell'Università paesese al tempo di Giuseppe II, in Bull. della Soc. paic. di storia patria, 1907, p. 408 sgg.; E. Chinea, Dalle antiche botteghe di arti e mestieri alle prime società industriali e commerciali in Lombardia, ibid., 1933; id., La riforma scolastica TeresioGiuseppina negli Stasi della Lombardia austriaca, in Rivista pedagogica, 27 (1934), pp. 563-83; 28 (1935), pp. 63-91; id., La scuola Rossari nella storia della scuola milanese, Busto Areizio s. a.; E. Codignola, Pedagogisti ed educatori (Enc. biograf. e bibliogr. ital., 38), Milano 1939, pp. 93-95. Nell'archivio di Stato di Milano, si trovano tutte le pratiche, relazioni e piani del B. relative alla Riforma Teresio-Giuseppina.
Nino Sammartano
BOVERIO, ZACCARIA da Saluzzo. - Scrittore cappuccino della provincia piemontese, n. nel 1568, m. a Genova il 31 marzo 1638.
Missionario contro i protestanti delle valli piemontesi e della Savoia (1600-12), ne confutò le dettrine nelle Demonstrationes symbolorum verae et falsae religionis (2 voll., Lione 1617); lettore di teologia a Dijon (1618), scrisse la Paraenesis catholica (Lione 1618), e la Censura parmenetica (Milano 1621) contro gli errori sulla costituzione della Chiesa del De republica ecclesiastica dell'arcivescovo Marcantonio de Dominis, passato all'anglicanesimo; alla conversione del principe Carlo di Galles, futuro re d'Inghilterra, destinò la Orthodoxa consultatio de ratione verae fidei et religionis amplectendae (Madrid 1623, Colonia 1626, Roma 1635); la Congregazione de Propaganda Fide nel 1624 lo incaricò di dirigere una scuola di controversie nel convento di S. Bonaventura a Roma. Dottore in diritto, compose ad uso dei confratelli il Directorium furi iudicialis (Torino 1624) e il De sacris ritibus (Napoli 1626). Fu definitore generale, consultore del ministro generale, del card. F. Barberini e della Congregazione del S. Ufficio. E noto soprattutto come storiografo dell'Ordine: i due volumi latini dei suoi Annales, il I fino al 1580 (Lione 1632), il II fino al 1612 (postumo, ivi 1639), sono tuttora valorizzati. La versione italiana uscì in quattro volumi : il I e il II sul testo emendato dallo stesso autore (Torino 1641; Venezia 1643); il III e il IV (ivi 1645). Il fondo documentario è costituito dalle antiche cronache manoscritte e dalle relazioni inviate dalle province; più che il vaglio della critica, il B. ama edificare con la lezione agiografica e i racconti pii. La reazione dei Minori Osservanti agli spunti polemici provocò dal S. Ufficio, nel 1651, un decreto di emendamento dell'edizione latina ed italiana, che fu tolto l'anno seguente, mentre non cessarono le polemiche. La versione spagnola è in 3 volumi (Madrid 1644, 1646, 1647); quella francese in 2 (Parigi 1673, 1677); la tedesca in 3 (Salisburgo 1664, 1665, 1667); la polacca divide il I vol. in due parti (Varso-ria 1780, 1790). Marcellino de Pise da Mâcon continuò la narrazione latina fino al 1634 con il vol. III (Lione 1676); versione italiana in 3 voll. (Trento 1708; Milano 1711, 1714); versione spagnola in 2 voll. (Madrid 1690, 1691); versione tedesca (Salisburgo 1690). Silvestro Draghetto da Milano compose un IV vol. latino di appendice in due parti (Milano 1737); versione italiana in 2 voll. (ivi 1744); versione spagnola della prima parte (Madrid 1758).
Bibl.: Francesco da Sestri, Vita del p. Z. B., Genova 1664; Martia Ferrerio da Cavallermaggiore, Rationarium chronographicum missionis ecougeticae... praesertim in Gallia Cisalpina exercitae, II, Torino 1639, pp. 285-90, 357-59; Bernardo da Bologna, Bibliotheca scriptorum Ord. Min. Capuccinorum, Venezia 1747, pp. 248-50; Hurter, III, coll. 700-702; Analecta Ordinis Min. Capuccinorum, 6 (1890), pp. 68, 101, 136, 166; 9 (1893), p. 362; 10 (1894), pp. 283-88; 21 (1905), pp. 53-57; F. X. Mulino da S. Lorenzo, I Cappuccini genovesi. Note biografiche, I, Genova 1912, pp. 50-93, 409-14, 478-79; Melchiorre da Pohladum, Historia generalis Ord. Min. Capuccinorum, II, 1, Roma 1948, pp. 84, 95, 167, 218, 305, 433-48, 451, 458.
Barino da Milano
BOVETTINO de' Bovettini (Boatinus Mantuanus). - Decretalista, n. a Mantova nella prima metà del 21 sec ., m. nell'ag. del 1300. Insegnò per 43 anni a Padova. E autore di un grande commentario
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alle Decretali di Gregorio IX compiuto poco dopo il 1274, e inoltre, con il professore bolognese Ioannes Garsia, di un altro commentario alle Decretali di Gregorio X, la quale opera risulta posteriore al 1279 (entrambi inediti).
BibL.: J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Lit. des han. Rechts, II, pp. 157-60; 160-62; id., Beiträge zur Literatur über die Decretalen (Bitzungsber. der K. Akad. der Wiss., Philos-hist. kl., 68), 1871, pp. 93-125. Antonio Rota
BOVILLUS (Bonelles o Bonillè), Carolus. Teologo, filosofo, e letterato, n. a Saucourt (Piccardia) verso il 1470-75, mathrm{~m}. canonico e professore di teologia a Noyon nel 1553 . Fu alla scuola dei più celebrati maestri del suo tempo, quali il Tritemio e Lefèvre, e in grandissima riputazione presso le più distinte personalità, come il card. Ximénes e Alanus Varenius. Seguace della filosofia del card. Cusano e di tendenza neo-platonica, secondo lo spirito del Rinascimento, non è immune da un certo razionalismo, particolarmente nefasto nella spiegazione

(fel. Ist. arti grafiche - Bergame)
Bovino - Cattedrale (secc. xI-xII).
del mistero della S.ma Trinità, che pretende dimostrare partendo da premesse naturali. In genere, senza traccia di panteismo, quanto alla conoscenza di Dio, che fonda su se stesso, egli s'appiglia più a una teologia negativa che positiva.
Delle sue opere filosofiche e teologiche ricordiamo: Theologicarum quaestionum II. Io (Parigi 1510); De nihilo (Parigi-Amiens 1510 e Groninga 1661); De sapiente (Pa-rigi-Amiens 1510-11; a cura di Klibansky, Lipsia 1927) Dominice oratio (Parigi 1511); Vita Lulli e Epistulae 43, (1511-14); Quaestiones in utrumque Testamentum (ivi 1513); Theologicarum quaestionum II. 7 (ivi 1513); Supputatio septe