Propilei, sorsero nuove chiese come la grande basilica sul posto del martirio di s. Leonida. Il primo monastero di Dafni presso A. fu costruito probabilmente nella prima metà dei sec. v.
Il vescovato di A. dipendeva prima da Corinto e come questo apparteneva all'Illirico orientale sottoposto direttamente al Papa. La misura di Teodosio II che annetteva questa provincia ecclesiastica al patriarcato di Costantinopoli nel 42 I fu presto revocata dietro le proteste di papa Bonifacio e le ammonizioni dello zio di Teodosio, cioè l'imperatore Onorio. Ma Leone Isaurico distaccò l'Illirico orientale dall'autorità competente del Papa (732), e le proteste dei Papi nei secoli susseguenti non poterono cambiare quella ingiusta situazione. Cosi A. dovette seguire la sorte storica di Costantinopoli, anche nella questione fondamentale dell'unità religiosa con la Chiesa cattolica; e neanche il dominio latino (1204-1458) riusel a creare stabilmente il vincolo d'unione con Roma. Durante due secoli la metropolitana greca fu vacante; persistevano però taluni monasteri, protetti dalla S. Sede. rimanevano il clero ed anche i fedeli. Il metropolita Michele Choniates (1182-1204, m. nel 1217 nell'isola di Ceci, uomo di alta cultura, seppe conservare i
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(fer. Alinari)
suoi nell'opposizione contro la Chiesa romana mediante la sua corrispondenza dall'esilio. Nel periodo turco ( 1458-1830 ), causa la mancanza delle scuole, la Chiesa greca era in decadenza intellettuale; essa ricevette aiuto intellettuale e morale dai missionari cattolici nelle isole greche che avevano scuole e che furono invitati dai vescovi greci a predicare nelle loro chiese. Ad A. i Cappuccini si stabilirono nel 1665.
Tra i vescovi greci dell'epoca turca, dei quali parecchi furono deposti dal governo turco od anche dal Sinodo di Costantinopoli, pochi emergono per meriti speciali, ad es., Sofronio (1565-70) notevole per il suo senso pratico, Neofito II ( 1596 -1602) che divenne due volte patriarca di Costantinopoli, Antimo III che sottoscrisse il decreto del Sinodo di Gerusalemme(1672) contro il calvinismo, Giacomo I che rimise al Morosini la sottomissione della città di A. e la domanda di protezione contro i Turchi; il capo della spedizione veneziana entrò in città il 29 sett. 1687 , però rimase colà poco tempo. Ai tempi del dominio turco poterono fondarsi parecchi monasteri greci; non mancarono tuttavia vessazioni ed anche uccisioni di monaci, dovute però ai pirati. La fondatrice del convento femminile di S. Andrea, Venizelos, diventata essa pure monaca, fu bastonata da musulmani perché aveva salvato quattro giovani spinte con minacce ad abbracciare l'islamismo; morta nel 1589 , essa fu canonizzata da una sentenza sinodale dieci anni più tardi.
L'indipendenza della Grecia seguita dall'indipendenza ecclesiastica ( 27 luglio 1833), la proclamazione di A. come città capitale del nuovo regno ellenico (1834), l'immigrazione di molti, soprattutto dei rifugiati dell'Asia Minore, diedero un posto eminente almeno di onore (presidente del sinodo) al metropolita greco di A. Attualmente sono più di 80 parrocchie nelle due città di A. e Pireo e ivi si trovano più di due terzi della popolazione sottomessa al metropo-
lita. Sette monasteri dipendono da lui. Il primo metropolita dissidente della nuova Grecia fu Neofito Metaxas (m. nel 1861), riconosciuto anche dal patriarca di Costantinopoli dopo un rifiuto di 17 anni. Il suo successore Misael Apostolides (1861-62) era stato incaricato di trattare l'autocefalia della Chiesa greca col patriarca, prima di diventare vescovo di Patrasso nel 1852. Teofilo Vlachopapadopoulos (1862-71) ebbe grandissime difficoltà coi monaci e coi laici nelle questioni dell'istruzione catechistica del popolo e del miglioramento materiale dei sacerdoti secolari.
Procopio Georgiades (1874-89) fu molto zelante, ma assai contrastato dal governo. Godette invece del favore reale Procopio Economides (1896-1901), il quale però trascinò nella sua disgrazia anche la regina Olga la quale l'aveva favorito nella questione della versione della Sacra Scrittura nella lingua volgare, considerata allora da alcuni come un delitto contro lo spirito dell'ellenismo puro. Teoclitos ebbe vicissitudini varie nelle lotte civili fra il 1902 e il 1922; egli aveva pronunziato l'anatema contro Venizelos nel dic. 1916, e questi diventato capo della nazione fece eleggere Melezio Metaxakis (il futuro patriarca) metropolita; però sotto il re Costantino, Teoclitos poté ritornare per poi essere rovesciato con lui nel 1922. Crisostomo Papadopoulos (1923-38), scrittore di molti articoli e libri storici, si è acquistato meriti nel promuovere le scienze (egli è fondatore della rivista Beskoyla), l'istruzione catechistica del popolo, ma si mostrò parecchie volte avversario violento della Chiesa cattolica. Per la vita intellettuale di A. nei tempi moderni ebbe la preponderanza la facoltà di teologia dell'Università locale fondata nel
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1837 i cui professori si formarono all'estero e ne subirono l'influsso anche per il lavoro in patria, non sempre in bene dell'ortodossia. L'iniziativa del primo congresso di teologia ortodossa ad A. dal 29 nov. fino al 4 dic. 1936 fu presa dal professore di diritto canonico nell'Università di A. Hamilcar Alivisatos.
BibL.: R. Janin, s. v. in DHG, V, coll. 15-42; A. Mommsen, Athenae christianae, Lipsia 1868; G. Konstantinopelos, 'Ioragia tūv 'A δ η η ω̄ v, Atene 1894; Mryolıy δ λ λ η ν ω η 'E γ ω α λ α α ω Seia, II, ivi 1927; Chr. Papadopoulos, 'II 'E α ἀ η α i α 'A δ η η ν ν̄ v, ivi 1928; Demetr. Balanos, 'II δ ε α λ η γ ω η vō α ε ν ε α ι α γ μ i α ν A δ η η ν ν̄ (1837-1936), in 'Evariano (libro in onore di Chryx, Papadopoulos), ivi 1931; F. H. Chese, The active life of the contemporary Church of the kingdom of Greece, dissertazione del Pontificio istituto degli studi orientali, Roma 1938; V. Laurent, La liste épiscopale de la métropole d'A., in Mémorial Louis Petit, Archives de l'Orient Chretien, I, Bucarest 1948, pp. 272-91. Giorgio Hofmann
IV. Chiese e Monasteri di A. - Gregorio di Nazianzo che frequentava A. con s. Basilio et dice che v'erano nel sec. Iv varie chiese. Di questo periodo si sono trovate molte epigrafi cristiane, alcune delle quali assai notevoli. Con una legge del 14 nov. 439 l'imperatore Teodosio II decretò che i templi pagani della città dovessero essere sostituiti da santuari cristiani. Forse da questo tempo si iniziò lentamente la trasformazione dei templi pagani in edifici del culto cristiano, mentre si hanno alcune costruzioni del tutto cristiane pure del sec. v come la basilica a cupola, scoperta nel 1916 presso l'Ilisso e dedicata a s. Leonida. Presso l'Areopàgo vennero scoperti gli avanzi d'una antica chiesa dedicata a s. Dionigi. Nel sec. vi il tempio di Atene sull'Acropoli (Partenone) divenne l'Haghia Sophia (dedicata poi alla Theosikos); chiesa decorata più tardi con pitture di cui restavano ancora visibili tracce nel 1848. I frammenti d'una iscrizione appartenenti al cantaro in origine ivi esistente sono stati ricomposti e studiati da D. I. Pallas ('H varphi ι α ἀ χ η τ σ ζ α γ ω σ̂ σ α ς σ ε ν ω̂ ν ς ), in Byzantinische Neugriechische Zeitschrift, 16 [1933], pp. 183-98). Cappelle furono sistemate nei Propilei dell'Acropoli e nel tempio della Vittoria senz'ali; il Thescion fu dedicato a s. Giorgio e l'Olympiaton a s. Giovanni Battista; una grotta nel teatro di Dioniso divenne la Panaghia Speliotissa; il monumento coragico di Trasillo la Panaghia Krysospeliotissa; la biblioteca d'Adriano la chiesa della Grande Panaghia; la chiesa e il convento di Dafni (v.) vennero eretti nell'area del tempio di Apollo e cosi via.
Al periodo giustinianeo appartengono alcune chiese e monasteri, come la vecchia cattedrale o Catholicain, le chiese degli Asómatoi o incorporei (gli Angeli), degli Apostoli (a cupola), edificate nel luogo dove si elevava l'ara dei Dodici dèi; la chiesa dei SS. Teodori, ricostruita nel 1049 (a cupola con tre absidi), la meglio conservata delle antiche chiese di A. Tra la fine del sec. Ix e il principio del sec. xit1 sorgono altri edifici cristiani, quali, ad es., le chiese dell'Haghia Triada, del S.mo Salvatore oggi Nicodemo, della Panaghia Kandeli sulla via Treppiedi, di S. Giovanni Precursore, di S. Nicodemo o Panaghia Lykodemon a pianta ottagona, anteriore al 1044, della Panaghia del Grande Monastero (Monastiráki), di s. Giovanni Manuti (s. 871), della Piccola Metropoli o meglio antica cappella privata dei vescovi, detta anche Panaghia Gorgoepikoos, a cupola del sec. Ix, oggi S. Eleuterio, con pannelli decorativi all'esterno, dei SS. Anárgiri (Cosma e Damiano), oggi Methokikon del S. Sepolcro, della Kapnikarea, risalente al sec. xit, poi rimaneggiata; due chiese dedicate a s. Atanasio, l'una nel quartiere di Psyrré, e l'altra detta di S. Atanasio Chalkouri al nord-ovest di A., le chiese di S. Demetrio Lombardaris presso la Pnice, dei SS. Simeone e Giorgio (Anaphiotica), di S. Ciriaco (nella via Ateneo), di S. Elia (nella via degli Eponimi), le chiese oggi distrutte di S. Parnaceve e di S. Nicola.
La chiesa del Partenone venne arricchita di donativi nel 1019 da Basilio II dopo la vittoria riportata contro i Bulgari (Codreno, Hist. compend.: PG 122, 208; Zonaro, Annal., 17,9: PG 135, 168), e più tardi da Michele III Acominatos Choniates (1182-1220) che stabili ivi presso la sua residenza e dove all'inizio del sec. xit1 si insedià l'arcivescovo Berardo, mentre il clero latino officiò la chiesa
della Vergine nel Partenone. Tale santuario era divenuto nel medio evo meta di incessanti pellegrinaggi, tanto che il papa Niccolò IV nel 1291 lo arricchì di copiose indulgenze. Alla fine del sec. xiv Neri Acciaiuoli disponeva nel suo testamento che le porte di questa chiesa venissero rivestite d'argento e venissero restituiti tutti i tesori esportati.
A tale periodo appartiene anche la cappella in gran parte rovinata detta Hypapantou o della Presentazione costruita ai piedi dell'Acropoli sul luogo del tempio della Magna Mater.
I viaggiatori che visitarono A. durante la dominazione turca segnalavano ancora in A. da 300 a 130 chiese cristiane, numero che diminul sempre più in seguito alle demolizioni o ai lavori di esplorazione archeologica, riducendo il numero a ca. 50. La moderna cattedrale cattolica latina situata presso l'Accademia è dedicata a s. Dionigi l'Areopagita; i cattolici di rito greco hanno la loro chiesa presso un monastero.
La grande Metropoli o nuova Cattedrale dei dissidenti è un edificio moderno costruito alla metà del sec. xix con gli avanzi di molte chiese e cappelle demolite.
Tra i monasteri antichi il più celebre è quello che sorgeva a Dafni (v.), a 10 km . da A. verso Salamina. Degni di menzione sono i monasteri di S. Giovanni sull'Imetro, quello della Bella Chiesa presso Patissia, e quello di Kaisariané con la Piccola Chiesa annessa del sec. x (J. Arnott Hamilton, The Church of Kaisariané, Aberdeen 1916).
Una sala del museo centrale è stata destinata alle poche sculture cristiane, tra le quali la statuetta del Buon Pastore detta di Patissia; le altre antichità sono raccolte nella chiesa di Dafni restaurata e ridotta a museo. Nel 1892 fu fondata in A. la benemerita Società archeologica cristiana.
BinL.: A. Mommsen, Athenae christianae, Lipsia 1868; C. Buyet, De ritalis Atticae christianis antiquissimis, Parigi 1878; L. Petit de Juleville, Recherches sur l'emplacement et la cocable des églises chrétiennes en Grèce, in Archives des missions scientifiques et littéraires, 8 (1898), p. 480; G. Lampakis, Mémoires sur les antiquités chrétiennes de la Grèce, Atene 1902, p. 6; H. Leclercq, s.v. in DACL, II, coll. 3039-3104; G. A. Sotiriou, Eḳ̀ varphi τ η η ω ν vō ν uxoau ν ω ἀ ν u ν η μ α i α ν v8g 'E λ λ α ἀ σ ς, I, Atene 1927, pp. 23-27; Ch. Papadopoulos, 'H ε α α λ η α i α 'A δ η ν ᾱ v, ivi 1928, pp. 23-27; Ch. Papadopoulos, 'H ε α α λ η α i α 'A δ η ν ᾱ v, ivi 1928, pp. 428-49, 423-38, 483, 486, 480, 651, 653, 655, 766, 777, 907.
Antonio Ferrua - Enrico Josi
V. L'ARCidiocesi di A. - Sotto il dominio latino (1204-1458) risiedevano ad A. arcivescovi latini. Il primo fu Berardo confermato dal papa Innocenzo III il 27 nov. 1206. Importante è soprattutto la lettera pontificia del 13 febbr. 1209, con la quale fu stabilita la costituzione della Chiesa latina di A.; in essa oltre a confermare le donazioni ecclesiastiche, il Papa estende la giurisdizione dell'arcivescovo su undici vescovati che avevano appartenuto alla metropoli greca. Nel monastero di Dafni furono installati verso il 1207 i Cistercensi ai cui abati i Papi diedero varie commissioni. Quando nel 1387 il metropolita greco ritornò ad A., la situazione dominante della Chiesa latina non cambiò molto, pur contando, come del resto prima, pochi fedeli cattolici. Gli arcivescovi latini erano in gran parte membri degli Ordini religiosi. L'ultimo, Niccolò Protimus, si ritirò in Eubea; il 4 ag. 1461 la chiesa di Lepanto (Naupactus) si unì a quella di A. Dopo la morte di Protimus (1484) la sede latina di A. divenne titolare e rimase così fino all'anno 1875 quando Pio IX ristabilì l'arcivescovato latino, associando ad esso anche la Delegazione apostolica della Grecia, istituita già da Gregorio XVI nel 1834 ed affidata al vescovo di Syros. Il nuovo arcivescovato si sviluppò con l'aiuto degli Ordini che fondarono scuole medie ed istituti di carità in A. e nel Piteo; la statistica della Congregazione di Propaganda indicava per l'anno 1934 il numero dei cattolici in 25-26.000 di rito latino; 3000 di rito armeno; 1000 di
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rito greco, sottomessi ai loro rispettivi presuli. L'arcivescovo latino, dal 1929, è insieme amministratore apostolico di Salonicco. Una fama internazionale tra i dotti si è acquistato l'arcivescovo Ludovico Petit (1912-26, m. nel 1927) assunzionista.
BibL.: Eubel, I, pp. 114-15; II, p. 98; G. Millet, Le monastère de Daphnl, Parigi 1899; G. Hofmann, La Chiesa Cattolica in Grecia (1600-1830), in Oricendia Christiana Periodica, 2 (1938), pp. 395-436; J. Longnon, L'organisation de l'Eglise d'A. par Innocent III, in Mémorial Louis Petit, Archives de l'Orient Chrétien, I. Bucarest 1948, pp. 336-46. Giorgio Hofmann
VI. L'ordinariato di A. - Sede residenziale in Grecia. L'origine dell'ordinariato cattolico di rito bizantino in Grecia è dovuta all'immigrazione dei cattolici di rito greco dalla Turchia in Grecia ed alla stima del governo greco per l'opera caritatevole svolta in favore dei profughi greci dal vescovo cattolico di rito greco Giorgio Calavassy, il quale poté stabilirsi in A., rimanendo però ancora ordinario della comunità greco-cattolica di Costantinopoli. La S. Sede estese la giurisdizione di lui a tutta la Grecia il 21 dic. 1925. Sotto di lui stanno, dopo la creazione di un nuovo ordinariato cattolico di rito greco a Costantinopoli ca. 1000 fedeli con varie opere, ad es. un seminario ed un convento femminile di una nuova congregazione fondata dal vescovo, cioè delle suore della Pammakaristos; l'ordinariato andò incontro a qualche tempesta suscitatagli da correnti di intolleranza e di fanatismo. Un merito speciale di esso in favore della causa cattolica in Grecia è la rivista settimanale Ks. vartheta vartheta ω λ ι η.
BibL.: P. Hieron, L'union de l'Orient avec Rome (Orientalia Christiana, 18, 1), Roma 1930, n. 60; Statistica con cenn storici della gerarchia e dei fedeli di rito orientale, Città del Vaticano 1932; Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1935, p. 52. Giorgio Hofmann
ATENEO URBANO DE PROPAGANDA FIDE" (PONTIFICIO). - L'A. U. d. P. F. deve la sua origine al Collegio Urbano de Propaganda Fide (v.), Il papa Urbano VIII (Barberini) infatti, erigendo con la bolla Immortalis Dei Filius del 1^{°} ag. 1627 il Collegio, che perpetua la sua memoria anche nel nome, volle ad esso concedere scuole proprie con tutti i privilegi e le immunità dell'« Archigymnasium Romanum e (Università della Sapienza) e con facoltà al Rettore "pro tempore e di conferire ai suoi alunni il dottorato in Filosofia ed in Sacra Teologia.
Le aule scolastiche, in cui fiorirono cattedre d'importanza - fu celebre quella di Controversie che venne poi istituita in tutti gli Atenei pontifici dell'Urbe - erano situate, insieme ai locali del Collegio, nel palazzo Ferratini (Piazza di Spagna), più tardi ampliato per opera del Bernini e del Borromini e divenuto anche sede della S. Congregazione di Propaganda. Nel 1772 Clemente XIV confermò a dette scuole il diritto di conferire «lauream magistralem seu doctoratum, iuxta consuetudinem et cum privilegia in Archigymnasio impertiri solitis», specificando che il conferimento di essa con le relative insegne venisse fatto dal Segretario della S. Congregazione di Propaganda Fide.
Dopo aver passato giorni burrascosi per le tristi vicende politiche dei tempi di Napoleone I, l'A. riprese nuova vita e vi furono ammessi a frequentarlo gli alunni dei Collegi irlandese, greco, maronita, armeno, americano del Nord, canadese, boemo e di altri Istituti. Leone XIII lo dotò di aule più ampie e convenienti, trasportandone la sede nel palazzo Mignonelli sulla piazza omonima. Nel 1928 fu trasferito sul Colle Gianicolense, dove, per merito del Card. G. van Rossum (v.), fu costruito un magnifico edificio che, il 24 apr. 1931, ebbe la visita di Pio XI, recatosi ad inaugurare il nuovo edificio del Collegio Urbano.
Alle facoltà di Filosofia e Teologia si aggiunse, per decreto della S. Congregazione dei Seminari e delle Università degli studi, in data 1^{°} sett. 1933, l'«Institutum
missionale scientificum», che rilascia lauree in missionologia e dà modo ai giovani di seguire speciali corsi di etnologia, medicina, filologia, storia e geografia missionaria. Questo istituto è il logico sviluppo della cattedra di missionologia, eretta nel corso teologico dal 1919. Finalmente nel 1943, con rescritto della medesima S. Congregazione, fu incorporato all'Istituto missionale una sezione giuridica con potestà di rilasciare, a coloro che la frequentano, una laurea dottorale in diritto "in locis missionum».
Nel tre secoli e più di vita l'A. U. fu illustrato da valenti professori e vide passare tra le sue mura alunni di ogni colore e di ogni stirpe, i quali resero segnalati servigi alla causa missionaria nel mondo.
BibL.: Alma Mater, Rivista del collegm, 1920 e sgn.: Euntes docete, Commentaria urbaniana, 1948 e sgn.: Statuta Pontifici Atheonei Urbani de Propaganda Fide, Pont. Istituti missionalis scientifici eidem Athenaeo Urbana nducsi, Roma s. d.: Restripum S. C. de Seminariis et Studiorum Universitatihat, 25 ag. 1923.R. De Martinis, Ius Pontificium de Propaganda Fide, I (1888), pp. 87-92. Pompeo Borana
ATERRADO, DIOCESt di. - Nello Stato di Minas Geraes (Brasile), eretta l'8 luglio 1918 con 16 parrocchie della arcidiocesi di Marianna e 2 della diocesi di Uberabá, suffraganea di Marianna, quindi dal 1^{°} febbr. 1924 di Bello Horizonte. La cattedrale è dedicata a N. S. da Luz. Dal 29 sett. 1933 è patrono della diocesi s. Raffaele. Gli abitanti cattolici sono 245.000 , su 280.000 ; le parrocchie, 32 ; i sacerdoti diocesani 25 e i regolari 13. Superfice : 35.000 kmu.
BibL.: AAS, 10 (1918), pp. 353-56; 12 (1920), p. 298; 16 (1924), p. 265; 28 (1936), pp. 102-13; Giovanni Meseguer
ATHARVA VEDA: v. VEDA.
"ATHLETA CHRISTI NOBILIS". - Inno del mattutino per la festa di s. Venanzio martire, d'autore sconosciuto. Fu inserito nel breviario nel 1670 da Clemente X, già vescovo di Camerino. E tutto un racconto delle gesta leggendarie del martire camerinese, narrate senza un soffio di poesia. Spregiati gli idoli pagani, Venanzio è legato con dure funi e precipitato in un burrone; per disserare i persecutori fa sgorgare acqua viva da una rupe. L'ultima strofa, prima della dossologia finale, è una preghiera al martire per impetrare l'acqua viva della grazia divina.
BibL.: C. Albin, La poésie du Bréolaire, I, Lione s. a.: G. G. Belli, Inni del Breviario romano tradotti, Roma 1856, pp. 254-55; G. Bassi, Gli inni del Breviario romano, versione ritmica, ivi 1919, p. 147; A. Mitra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 217. Silverio Mattei
ATHOS, MONTE. - E la più orientale delle tre penisole che si protendono verso sud dalla penisola calcidica. E lunga quasi 50 km . e larga in media dai 5 ai 7 . La traversa per tutta la sua lunghezza una dorsale montuosa, che termina con un cono di 1935 metri di altezza, che è l'A. propriamente detto, il cui nome si è esteso a tutta la penisola. Nei documenti del sec. IX appare per la prima volta il nome di Monte Santo ( 768710 mathrm{v} 6 mathrm{pvq} ) da cui venne il nome di Agioriti (anche Athoniti, Athoiti) ai monaci che lo abitano. Questi cominciarono a popolare la montagna che attirava per la sua tranquilla e remota posizione i desiderosi di quiete - quando la conquista musulmana li raccol dalla Palestina, dalla Siria e dall'Egitto e quando la persecuzione iconoclasta infierì nell'impero bizantino. I più antichi monasteri si fissarono nella parte piana dell'A., ma poi si estesero anche nell'interno del santo monte. Verso l'anno 824 s. Eutimo visitò il luogo e vi esette in solitudine tre anni.
I. Storia. - La storia del monachismo athonita si può dividere in quattro periodi.
1^{°} periodo. - Questo primo periodo, che va dalle origini fino a s. Atanasio il Lauriota, è caratterizzato
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da una intensa vita anacoretica, come risulta dalle crisoboile imperiali di Basilio I il Macedone (885) e di Leone VI il Sapiente (911), confermate da Romano I Lecapeno (934), con le quali gl'imperatori proibiscono di recare molestia e comunque di attentare alla completa indipendenza degli eremiti della santa montagna, gli interessi dei quali erano tutelati per i monasteri esterni da un potere centrale detto Sede degli Anziani, per i monasteri internati nella montagna e abitati da solitari (esichasti) da un capo supremo detto Proto.
2^{°} periodo. - S'inizia con l'arrivo sull'A. di s. Atanasio il Lauriota (al secolo Abramo) il quale nel 936 fondò una laura (o monastero) tuttora sussistente, con regola (týpicon) di vita cenobitica, cioè in comune, senza possessi individuali, e sotto l'ubbidienza di un solo capo o abate (egùmeno). Questa novità di regime sollevò le proteste dei solitari che giunsero fino all'imperatore Giovanni Zimisce, ma il visitatore Eutimio da lui mandato sulla montagna confermò la riforma di Atanasio. Da allora si moltiplicarono i cenobi athoniti e fu

(do H. Brocknens, Die Kunst in den Alten-Klechtern)
Romaci di disporre dei beni acquistati col proprio lavoro o in altra maniera e che si sottrae alla maggior parte dei doveri della vita comune, sostituendo l'individualismo e il particolarismo al puro cenobitismo, con la conseguenze di un largo sviluppo del commercio tra i monaci stessi e con l'esterno. Invano i patriarchi Silvestro di Alessandria e Geremia II di Costantinopoli si opposero nel sec. xVI a questo movimento che solo nei secc. xvili e xix fu efficacemente infrenato.
Durante i primi secoli di questo secondo periodo la vita monastica è fedel. mente praticata sotto i due aspetti solitario e cenobitico. I solitari vivono indipendentemente nei loro romitaggi e nelle loro celle ora isolate ora adunate sotto un solo superiore (e allora sono dette sorte). I cenobiti vivono nei grandi monasteri, sottoposti a una regola (týpicon) e a un superiore (egùmeno) che, assistito dal suo consiglio, regge e amministra il cenobio. Ogni monastero ha il suo tribunale e il suo noviziato (prima di un anno, poi di due o tre). La professione ha tre gradi: rasofori, microschemi e megaloschemi. Alle prime due categorie sono riservati i lavori esterni e manuali, ai megaloschemi le antiche prerogative ascetiche: preghiera, contemplazione, austerità : tutti sono obbligati a vivere in povertà, castità e obbedienza.
Tutte le celle, i monasteri e il territorio stanno sotto la giurisdizione del Proto. Un tempo tre volte, e poi due volte all'anno, tutti gli egúmeni si recavano alla residenza del Proto, che è autonoma, per l'elezione dei suoi consiglieri e per deliberare sugli interessi comuni della penisola. Il proto gode di speciali privilegi : riceve la benedizione (ooparyis) dal patriarca di Costantinopoli e la dispensa agli altri egúmeni.
Con lo scemare dell'autorità del proto in seguito all'accresciuta ricchezza e potenza dei grandi monaster, che usurpano gradatamente la sua autorità, finisce nel sec. xv il secondo periodo della storia dell'A. Il nome del proto compare per l'ultima volta negli atti ufficiali del 1584.
3^{°} periodo. - I secc. xvII e xvili segnano il rilassamento del monachismo athonita. L'idiorritmia continua dal punto di vista religioso a intaccare la disciplina monastica e dal punto di vista economico a minacciare l'esitenza stessa dei monasteri con la cattiva amministrazione e l'indebitamento. Il patriarca Paizio II nel 1744 cercò di sanare l'economia degli Agioriti e Gabriele IV oltre ad aver tentato con un nuovo
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Atiros, Monte - Chiesa del monastero di Senofonte, con mussino dell' a. 1544.
týpicon di restaurare l'osservanza monastica e restituire l'autorità al Proto, ricostituì nel 1783 su solide basi il potere centrale stabilendo che i venti monasteri avessero un rappresentante nella sede di Karyes con un consiglio permanente mentre una commissione di quattro membri scelti per turno tra i rappresentanti di quattro monasteri (divisi in cinque gruppi di quattro) costituiva il potere esecutivo.
Durante questo tempo vi furono anche tentativi di riavvicinamento con la Sede romana. La Propaganda attivò il progetto studiato da tempo, di fondare una scuola sul Monte A. mentre alcuni monaci athoniti si recavano a Costantinopoli per frequentare la scuola dei Gesuiti. Come pure si ebbe a notare un risveglio di attività scientifica con la fondazione di un'accademia ecclesiastica nel monastero di Vatopedi, detta Athoniade, di cui sussiste tuttora un avanzo a Karyes.
Grazie all'opera costante dei patriarchi di Costantinopoli la disciplina dell'A. si andava sempre più migliorando e uniformando. Dal 1785 alla metà del sec. xx undici monasteri su venti ritornarono all'osservanza della vita cenobitica uniformata dal týpicon (l'ottavo della serie) che il patriarca Gregorio V impose nel 1810 a tutti i monasteri. Dal punto di vista amministrativo fu stabilito che i beni che tutti i monasteri possedevano in Valacchia, Moldavia, Bessarabia e Caucaso rimanessero in proprietà dei governi russo e rumeno che dominavano quelle regioni purché però con i proventi venissero mantenuti i soli monasteri dei loro connazionali.
4^{°} periodo. - Dopo le guerre balcaniche del principio del sec. xx il territorio passò dai Turchi - che tenevano a Karyes un kaimahan come rappresentante del governo senza intromettersi negli affari interni dei
monasteri - alla Grecia, in virtù del trattato di Bucarest, confermato da quello di Losanna (1923). Secondo la carta costituzionale lo Stato ellenico riconosce il Monte A. come provincia autonoma e nomina a suo rappresentante un monareo con rango e privilegi diplomatici. Ecclesiasticamente l'A. costituisce una esarchia patriarcale, sulla quale pertanto il patriarca di Costantinopoli esercita tutta la sua giurisdizione.
Attualmente in tutti i monasteri dell'A. il regime oligarchico è stato sostituito a quello monarchico vigente fino ai tempi di Gabriele IV. A capo di tutta la federazione monastica si trova la Sacra Epistasia composta di quattro membri presi per turno in un gruppo di quattro monasteri. I rappresentanti dei venti monasteri formano la Sacra Comunità (lepá xovvótns). In ogni monastero l'egúmeno è indipendente in materia spirituale. Per il governo generale del medesimo è nominata l'Epitropia di tre o quattro membri che eseguiscono le decisioni della Gerontia, o consiglio degli anziani. Il Diceo ( ἀ Δ mathrm{uxa} ïos), come superiore, regge la sceta con il suo consiglio di epitropi, ma non può esorbitare dai decreti della Gerontia, composta dai superiori delle calibe ( ε α λ α δ α i ) ossia delle celle che formano la sceta. Solo nel monastero di S. Panteleimon e nelle due scete di S. Andrea e di S. Elia, ove i Russi sono in maggioranza, è rimasto in vigore il potere monarchico dell'egumeno o del superiore locale.
In quanto ai monasteri, ognuno di essi è autonomo ed è regolato da un proprio týpicon che deve essere approvato dal consiglio della Sacra Comunità. Bisogna stabilire una distinzione essenziale tra l'osservanza strettamente cenobitica e quella idiorritmica. La prima ha le sue basi nelle tradizioni più care al monachismo tradizionale: comunanza di vita in tutti i suoi particolari, comunanza dei beni amministrati dall'autorità locale. Invece il monachismo idiorritmico è composto da un certo numero di famiglie che vivono separatamente, con i loro beni propri, con i loro noviri e con le proprie occupazioni sotto la guida di un loro superiore che ha nome di geronto. Si riuniscono solamente per gli uffici sacri nella chiesa principale del cenobio nel quale sono albergati. A dirigere questo convento è eletto ogni anno uno dei geronti che ha al suo servizio un certo numero di monaci amministratori e che può ricevere novizi. I beni comuni del monastero vengono ripartiti tra le diverse famiglie che a loro turno debbono prestare certi servizi. L'ordinamento interno dei cenobi è presso a poco quello che abbiamo descritto sopra: noviziato, professione, ordinazioni, lavoro interno ed esterno, ascesi, offiziatura e digiuni. Naturalmente presso gli idiorritmi il regime di vita è più rilassato. Un monastero cenobitico oggi non può passare all'osservanza idiorritmica. Dal sec. xiv si nota sempre più la stretta dipendenza delle celle e delle scete dai monasteri dominanti. Nel sec. xvir questa dipendenza, come oggi, è completa. Le relazioni tra l'uno e le altre sono determinate da un týpicon speciale che riveste la forma di un patto con clausole riferentesi all'amministrazione finanziaria e temporale dei beni e della vita interna. Nelle scete l'osservanza è più austera, mentre nelle celle i monaci sono maggiormente addetti ai lavori campestri.
Statistica del M. A. - Elenco dei venti monasteri secondo l'ordine gerarchico :
1. Laura di S. Atanasio (963), idiorritmo.
2. Vatopedi ( 972-80 ), idiorritmo.
3. Iviron (ca. 980), idiorritmo.
4. Chilandar (seconda metà del sec. xit), idiorritmo, serbo.
5. Dionisiu (metà del sec. xiv), cenobio.
6. Kutlumusiu (metà del sec. xiri), cenobio.
7. Pantocrator (seconda metà del sec. xiv), idiorritmo.
8. Xeropotamu (forse sec. x), idiorritmo.
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9. Zografu (fine del sec. x), cenobio, bulgaro.
10. Dochiariu (ca. 976), idiorritmo.
11. Karakalu (dopo il 1071), cenobio.
12. Filoteu (prima del 992), idiorritmo.
13. Simopetra (metà del sec. xiv), cenobio.
14. Paulu (forse fine del sec. x), cenobio.
15. Stauroniccta (fine del sec. x), idiorritmo.
16. Senofonte (fine del sec. x), cenobio.
17. Grigoriu (sec. xiv), cenobio.
18. Esfigmenu (sec. xi), cenobio.
19. Rossiku o S. Panteleimon (sec. xiri), cenobio, russo.
20. Constamonitu (sec. xi), cenobio.
Inoltre vi sono 14 scete con ca. 500 calibe e 205 celle separate; alcuni stabilimenti ( x α δ i σ μ times τ α ) per monaci e parecchi romitaggi.
Bib.: Principali opere d'indole generale: P. Uspenskii, Per. vose potelestvte d'athonshie monastyri, Kiev 1877; id., Vtoroe potel, Mosca 1880 ; id., Athon monaïeshi, Istoriia Athona, 3 parti. Kiev 1877; Pietroburgo 1892; M. I. Gedson, "I "Aboq, Costantipoli 1885 ; C. Vinchos, 'Il χ ε varrho ω ν η σ ι ς voli "Opovq" λ ε δ ω, Volo 1903; G. Smyrnakes, Té byrov "Opog, Atene 1903; Dem. A. Petrakakos, Té μ σ σ varrho μ π σ σ oú λ ε ε varrho μ α voli ' λ. 'G. "Abo, ivi 1923; P. de Mecster, De monachico statu iuxta byzantinam disciplinam (con abbondanti note storiche, bibliografiche e fonti), in Ponti della Codif. Canonica Orient., 2^{°} serie, fasc. x, Città del Vaticano 1942. - Per i monoscritti: Sp. Lompros, Catalogue of the Greek Monoccripts of Monot-Athos, 2 voll., Cambridge 1893, 1900; Arcadios S. Eustratiades, Catalogue..., in The Library of Vatopedi, (Harvard Theol. Stud., 11-12), ivi 1924-25; S. Eustratiades ha pubblicato altresi un catalogo del monoscritti di Kavasàalybion e un suppl. ai manoscritti di Laura e Vatopedi nell' 'Ayıogestosh BıBizañqon, nn. 4 e 5, Parigi 1930; Evdokimos, Evtúkayog... vós vobisav... vob Zygororóuov, Salonicco 1932. - Relazioni di viaggio: una bibliografia dall'anno 1422 all'anno 1867 si trova in L. Langlois, Le Mont A. et ses monastires, Parigi 1867. Fra le opere più recenti citiamo solamente P. de Mecster, Voyage de deux bénédictius aux monastires du Mont-A., Parigi-Roma 1908; R. M. Dawkins, The Monks of A., Londra 1936.
Placido de Meester
II. ARTE. - La produzione artistica del M. A., che va dal x al xviI sec., si svolge con una certa costanza e continuità di caratteri, in modo da costituire quasi una varietà regionale nel più vasto quadro dell'arte bizantina.
1. Architettura. - I numerosi conventi dell'A. sono generalmente di forma simile, pur appartenendo ad età assai diverse. Cinti da una cerchia di mura con torri quadrate poligonali o circolari, talora cupolate, constano di un vasto cortile intorno al quale si dispongono le abitazioni dei monaci, piccoli quartierini con balconi chiusi e porticati, spesso su due piani. Al centro del cortile è la chiesa comune ( x α δ v λ ι κ ν̂ v ) preceduta da una fontana per le purificazioni ( varphi ι α̂ λ η ), protetta da una edicola circolare. Le chiese, a cominciare da quelle più antiche di Laura (sec. x), di Vatopedi (sec. xi), di Chilandar (fine sec. xiri) e di Iviron, appartengono al tipo cruciforme iscritto in un quadrato o in un rettangolo con i bracci trasversali terminanti in absidi semicircolari; oltre alla cupola centrale vi sono, negli organismi più complessi, cupole minori sul bracci. Altra caratteristica delle costruzioni sacre dell'A. è quella di essere precedute da un nartece cupolato molto sviluppato, detto λ ι τ ἠ dalle processioni che in esso si svolgono. La decorazione esterna delle chiese dell'A. è spesso ad arcature cieche. Analoga disposizione si ritrova anche negli edifici più recenti, come il monastero di S. Paolo (sec. xv) e quelli numerosi del secolo successivo fra i quali sono da ricordare quelli di Senofonte, di Dionisiu, di Dochiariu, ecc. Assai frequenti sono pure le cappelle e gli oratori, talora assai interessanti per le decorazioni pittoriche.
2. Pittura. - Lo studio delle pitture athonite è reso assai complesso non solo dalla tradizione che prolunga indefinitamente la persistenza di caratteristiche più antiche, ma anche dai continui restauri ai quali gli affreschi furono assoggettati. Il carattere uniforme di esse si rivela anche nella disposizione delle scene e nel sistema decorativo delle diverse chiese, che si ripete con scarse varianti. Nel Dochiariu si trova forse l'esempio più comune di tale disposizione : nella cupola è l'Onnipotente (Pantocrátor) tra gli angeli e i profeti; nei pennacchi sono gli evangelisti; nell'abside la Madonna con la Divina Liturgia e le gerarchie; nelle vòlte sono rappresentate le dodici feste maggiori; nelle pareti si vedono effigiati i martiri e i santi; sull'ingresso della navata è la Preghiera ( δ ἐ η σ ι ς ), con Cristo in trono tra la Vergine e il Battista; ai due lati delle porte è il Giudizio universale. Gli affreschi più antichi, dei primi anni del sec. xiv, sono quelli del convento di Chilandar e di Vatopedi; pur risentendo delle caratteristiche generali proprie della rinascenza pulesloga essi si collegano alla maniera regionale serba. Di più schietto stile macedone sono invece gli affreschi quattrocenteschi della cappella di S. Giorgio nel convento di S. Paolo dovuti ad Andronico di Bisanzio. La massima fioritura della pittura athonita si ha nel Cinquecento; Emanuele Panselino, autore degli affreschi del Protaton di Karyes, magnificato dalle fonti storiche, conferisce alle forme macedoni una singolare modernità dovuta ai contatti che egli ebbe con l'arte italiana. Panselino ebbe numerosi seguaci, ma forse la maniera troppo vigorosa ed originale non riusci a prevalere sulla tradizionale maniera cretese, rappresentata da altri maestri come Teofane di Creta, che operò nel monastero di Laura (1535) e Zorsi, che dipinse nel monastero di Dionisiu (1547). A Vatopedi si trovano alcuni musaici del sec. xi. Notevoli sono le immagini portatili, anch'esse della scuola cretese. Ricordiamo pure i musaici portatili dei monasteri di

(da II. Brocchoux, Die Kunst in den Alkus Kinetera)
Aтноz. Moore - Salterio del monastero di Pantocrátor : salmo 77. Manoscritto miniato n. 61 (sec. Ix-x).
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Vatopedi e di Laura e le molte icone miracolose. I monasteri dell'A. conservano inoltre numerosissimi codici miniati.
3. Sculture e cineli. - Nelle chiese si hanno numerose opere decorative di scultura dell'età bizantina e postbizantina, specialmente recinti presbiteriali. Citiamo anche le porte di bronzo della chiesa di Vatopedi. Grandissima è la quantità di oggetti preziosi conservata nei tesori, come reliquiari, stauroteche, legature di Vangeli, vasi liturgici, placchette di steatite (le dodici feste di Cristo a Vatopedi), encolpi, ecc. Si nominano particolarmente: la stauroteca di Laura (sec. X); la coppa di diaspro di Vatopedi (sec. XIV); un dittico con le figure di Cristo e della Vergine (sec. XIV). La comunità religiosa dell'A. custodi una sua propria tradizione pittorica, certificata da una raccolta di precetti di pratica artistica (il cosiddetto «Libro dei pittori del M. A. ", più propriamente "Equiv. veia "Oo Gerpäquv). Questo trattato, anche se, nella sua redazione oggi conosciuta, non risale oltre il sec. xvili, rispecchia la continuità d'una scuola di pittori, la quale, pur ristretta nell'àmbito regionale, ha le sue origini nell'antichità e si riflette in tutto il mondo orientale-bizantino; pertanto il «Libro» e di alto interesse per la storia della teoria artistica. Vedi Tavv. XXV-XXVI.
BibL.: N. Kondakov, Monumenti d'arte cristiana dell' A.. Pietroburgo (891 (in russo): G. Millet, L'école grecque dans l'architecture byzantine, Parigi 1916; H. Brockhaus, Die Kunst in den Athos-Rüstern, 2² ed., Lipsia 1924; G. Millet, Monuments de l'A.: Peintures, Parigi 1927; C. Diehl, Manuel d'art byzantin, ivi 1925, passim; S. Bettini, L'architettura bizantina, Firenze 1937; id., La pittura bizantina, ivi 1939; id., La pittura bizantina. I mosaici, 2 voll., ivi 1939. - Per il «Libro dei pittori del monte A. v. cf. J. von Schlosser Magnina, La letteratura artistica (trad. F. Rossi), Firenze 1935, pp. 14-16 (con bibl.).
Vincenzo Golzio
ATIENZA, JuAN de. - Missionario gesuita. n. a Tordehumos (Valladolid) nel 1542, m. a Lima il 1^{°} nov. 1592. Gesuita nel 1564, fu professore di filosofia, rettore del noviziato di Villagarcía e del collegio di Valladolid, prima di ottenere la missione del Perù. Rettore a Lima nel 1581, poi provinciale nel 1585 , sviluppò le missioni nell'Ecuador e nel Paraguay (non ancora separate dalla sua provincia) e, con la fondazione d'una tipografia a Juli, assicurò la diffusione degli scritti in lingua eguuará e quichua dei missionari linguisti come l'Acosta e il Barzana. Scrisse le Lettere annue del Perù per gli anni 1590 e 1591.
BibL.: Streit, Bibl., II, p. 259; J. E. Uriarte-M. Lecina, Bibl. de escritores de la C. de 3.... de España, I, Madrid 1925, pp. 360-61; E. Torres Saldamando, Los antiguos Jervilios del Perú, Lima 1882, pp. 24-31; A. Astrain, Historia de la Concordia de 3, en la Asistencia de España, IV, Madrid 1913, pp. 509 530.
## ATMOSFERA : v. METEREOLOGIA.
ATOMISMO. - Teoria filosofica e scientifica che risolve la realtà in un aggregato di elementi primi indivisibili, detti atomi (dal greco ἀ τ ω ω ς, «indivisibile»).
I. Filosofia. - L'a., come dottrina filosofico-fisica, sorse la prima volta in Grecia verso la metà del sec. v per opera di Leucippo (probabilmente di Mileto) e del suo discepolo Democrito di Abdera (v.), che ne sviluppò le teorie in un sistema, ripreso e continuato nel sec. III da Epicuro. Fra Democrito ed Epicuro la tradizione dà in successione continua i seguenti nomi: Neasa, Metrodoro di Chio, Diogene di Smirne, Anassarco e Pirrone di Elide, capo della scuola scettica, quindi Nausifane suo scolaro e maestro di Epicuro, ed Ecateo di Abdera: oltre questi son nominati come appartenenti alla scuola democritea: Apollodoro, Diotimo e Bione Abderita.
L'a. di Leucippo e Democrito nacque come conseguenza della dottrina parmenidea dell'essere, e fu, dopo quello di Empedocle (v.) e di Anassagora (v.), il più grandioso tentativo di risolvere il problema che il concetto dell'essere uno e immutabile aveva aperto nei rispettì della molteplice e mutevole realtà del mondo sensibile. La soluzione data da Empedocle e da Anassagora, la cui opera occupa la prima metà del sec. v, era stata di moltiplicare l'essere e spiegare il mutamento per unione e separazione di parti, il primo ponendo a fondamento di questo i quattro elementi, il secondo elevando al grado di sostanze originarie tutto ciò che quantitativamente diviso permane qualitativamente uno: le cosiddette "omeomerie». Questa soluzione, negando la divisione sotto la categoria della qualità, può essere considerata anch'essa atomistica, e cioè come a. qualitativo. Sia Empedocle che Anassagora ammettevano la divisibilità all'infinito nella categoria della quantitá.
La soluzione messo innanzi la prima volta da Leucippo fu più semplice. L'essere è e il non-essere non è, aveva detto Parmenide. L'essere è l'essere, e il non-essere è il non-essere, distinse Leucippo, ma il non-essere esiste non meno dell'essere : è il vuoto, mentre l'essere è il pieno. La medesima proposizione venne cosi formulata da Democrito : "l'ente ( τ δ̇ mathrm{~K} v ) non esiste a maggior ragione ( τ ἀ μ mathrm{~K} λ λ ω v ) del niente ( ἠ σ ἠ μ η δ ἀ v ) " (Jr., 156). La formula "non a maggior ragione " ricorre anche altre volte nei frammenti di Democrito e va considerata come uno dei più importanti principi logici della deduzione atomistica. Probabilmente in base ad essa veniva dimostrata la molteplicità degli enti : se esiste un "ente" ed è limitato dal "niente", non c'è nessuna ragione che non ne esista un altro, e cosi all'infinito. Comunque ciò sia, Leucippo e Democrito insegnarono che gli enti sono infiniti, come infinito è lo spazio, e si muovono ab aeterno in tutte le direzioni di esso. Abrettanto infinite son le forme e le varietà di grandezza e quindi di peso di essi, "non essendovi nessuna ragione che un ente abbia una forma piuttosto che un'altro ". Questi enti, escludendo da sé il niente, sono indivisibili, e cioè atomi.
A dimostrare la necessità di ammettere l'esistenza dei corpi indivisibili, troviamo in Democrito due argomenti : il primo è che dall'uno non può nascere il due e viceversa, argomento tipicamente eleatico fondato sull'identità dell'uno e dell'essere; il secondo è che, se un corpo fosse interamente divisibile, poiché, per esser tale, dovrebbe essere già in atto diviso, l'ultimo termine della divisione essendo il nulla, il corpo sarebbe esso stesso nulla. Quest'argomento riflette il problema che travagliò la matematica del v e del iv sec., quello cioè dell'infinitesimo, la cui soluzione si ebbe soltanto nella teoria aristotelica del continuo (cf. Met., IX, 6, 1408 b 15 sgg.). Da esso si ricava che l'a. di Leucippo e Democrito era soltanto fisico e non matematico. Circa il movimento, Aristotele rimproverava ai due filosofi di non averne indicata la causa. In alcune testimonianze vien data come causa l'urto; ma l'urto è conseguenza del movimento, e poiché il moto degli atomi è ab aeterno, si deve concludere che essi considerarono il movimento come immediata conseguenza dell'opposizione tra pieno e vuoto, e nell'urto posero la causa della determinazione di esso, non della sua origine. Ma gli atomi movendosi ab aeterno, ab aeterno si urtano e in questo senso ogni aggregazione ha come causa immediata appunto l'urto. Il peso, che sarà più tardi assunto da Epicuro come causa del moto naturale in opposizione a quello d'urto e di declinazione, venne considerato da Leucippo e Democrito solo come coefficiente, insieme con la forma e la grandezza, della sceverazione che determina gli aggregati. Infiniti gli atomi e infinito lo spazio, sono infiniti anche i mondi, i quali si succedono dissolvendosi gli uni negli altri.
Per concorde dichiarazione di tutte le testimonianze la formazione e la disgregazione dei mondi sarebbe stata da Democrito attribuita al caso, ("Democrito che il mondo a caso pone», secondo il verso di Dante, Inf., IV, 126). Che, dati i principi, ciò nel fatto sia vero, è cosa che può esser
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negata solo da quegli interpreti moderni che escludono come contraria al concetto della scienza ogni forma di teleologismo. Storicamente è da dire che il concetto del caso, al tempo in cui Democrito scriveva, era già noto e interamente definito. Quanto a Leucippo, egli aveva affermato che "tutto accade secondo ragione e necessità " ( f r. 2). Anteriore a Democrito e più vicino agli Eleati, egli ignorava ancora l'opposizione tra la necessità logica e quella meccanica. La sua teoria era rigorosamente dedotta e razionalmente intelligibile. Che l'identità eleatica dell'essere essendo mantenuta solo per la materia, il cosmo, come ordine da questa assunna, venisse dal non-essere, e quindi contraddicesse al principio stesso a cui tutto il sistema obbediva, era cosa di cui egli non poteva avere coscienza. Per Democrito questo non si può dire, e la sua teoria del progresso umano, ch'egli aveva ripresa e sviluppata da Anassagora, considerava il caso come il naturale complemento dell'intelligenza e dell'arte.
In realta ogni sistema atomistico, riducendo il complesso al semplice e il tutto alle parti, non può in nessun caso andare oltre la materia, e deve di necessità sacrificare la forma, e cioè, in ultima analisi, lo spirito. Nel sistema di Democrito (di Leucippo sappiamo meno) non c'è posto né per Dio né per l'anima. Tutto è risultato di un'aggregazione temporanea e contingente, e tutto è mortale. Platone e Aristotele combatterono l'a. in base al medesimo principio eleatico da cui esso era stato dedotto: se nulla vien dal non-essere, questa impossibilità deve essere affermata innanzi tutto per la forma: la ragione della parte è nel tutto e non viceversa.
Epicuro, venuto dopo Aristotele, e avendo di mira non tanto il problema scientifico quanto quello pratico, nel riprendere il sistema di Leucippo e di Democrito, cercò di rammodernarlo secondo i nuovi concetti portati dalla speculazione platonica e aristotelica. La principale modificazione fu quella di distinguere negli atomi un moto naturale, un moto forzato, e un moto libero. Il primo fece condutere nella caduta secondo la linea retta dovuta alla gravità, ciò che naturalmente lo mise in conflitto con il concetto dell'infinito in cui non c'è né alto né basso. Considerando quindi che i corpi nel vuoto cadono con uguale velocità, per potere spiegare gli incontri e gli urti, assunse che gli atomi potessero indeterminatamente deviare "alquanto" dalla linea retta: è la seconda forma di moto che ebbe da lui il nome di declinazione ( τ α ρ ε γ α λ α mathrm{n} ς ), il «clinamen» di Lucrezio. Questa seconda forma di moto, che Dingene di Enoanda (II o III sec. d. C.) chiama moto libero ("libera potestas" in Lucrezio) gli permise di spiegare la libertà del volere. La terza forma di moto è quello d'urto, moto necessario e casuale nel medesimo tempo ( S axtà τ ἀ α ἀ τ ἀ α τ o v ἀ α ἀ γ κ η ). Altra modificazione fondamentale fu quella di considerare finito il numero delle forme atomiche, che i suoi predecessori avevano fatto infinito, e ciò per potere spiegare la fissità delle specie e cioè la limitazione delle qualità. Circa il problema della divisibilità, Epicuro, mantenendo l'indivisibilità fisica degli atomi in base alle medesime ragioni di Leucippo e di Democrito, professò, in contrasto con le matematiche ormai progredite del suo tempo, anche un a. matematico nella teoria dei minimi, ai quali ogni divisione si arresta, e che costituiscono l'unità di misura delle grandezze. La negazione di ogni teleologia dell'universo per Epicuro è un dogma, ma, a surrogato del finalismo aristotelico, egli elaborò nella sua teoria dell'universale equilibrio delle forze (isonomia), il concetto di una costante identità ciclica del divenire, che gli servì come base per il concetto della necessità naturale.
Dopo la fine del mondo antico fino al medioevo non si trova più traccia di una qualsivoglia elabora-
zione filosofica dell'a. I filosofi arabi, attraverso la loro conoscenza delle opere di Aristotele, ripresero la teoria atomistica affermando che i corpi risultano composti di atomi puntuali, privi di estensione, tutti omogenei. Attraverso gli Arabi la dottrina atomistica riappare nella filosofia europea dell'Occidente in alcuni pensatori realisti: Guglielmo de Conches, m. nel i1 50 , platonico, Abelardo di Bath che anche nell'a. cerca la conutilazione tra Aristotele e Platone (1115). Ugo da S. Vittore, m. nel 1141, autore della prima Summa, Nicola d'Autrecourt ed altri; per essi l'atomo materiale è l'ultimo residuo della divisione in una materia caotica a cui un principio immanente, la forma, fa subire una serie di trasformazioni. I quattro elementi si riducono a combinazioni di particelle omogenee ed invisibili e tutte le opere della natura, compreso il corpo umano, traggono origine da questa plasticità degli atomi.
Nel pensiero del Rinascimento l'a. trova un sostenitore in Fracastoro e poi in Bruno (dottrina dei minimi); è sostenuto da P. Gassendi ed avversato da Cartesio. Bacone critica la dottrina di Democrito, ma finisce poi col sostenere una teoria corpuscolare, molto analoga a quella dell'Abderita.
L'a. viene ripreso con criteri scientifici da Boyle e da Newton per spiegare la costituzione e la struttura dell