; Il mondo degli uomini, ivi 1935; La libertà del colere e l'individuo, Milano 1941). Anche il Della Volpe rivendica una filosofia dell' "individualità " o della "singolarità " che egli ora fa coincidere con il materialismo critico-storico marxista, nemico di ogni forma di platonismo, d'interiorismo, di cristianesimo (Critica dei principi logici, Messina 1942; Discorso sull'ineguaglianza, Roma 1943; La filosofia dell'esperienza di D. Hume, Firenze 1933-35).
Al contrario, si è sempre più allontanato dall'immanentismo sia attualista che storicista Santino Caramella (n. a Genova il 22 giugno 1902, professore di filosofia teoretica nell'Università di Catania), che dal primitivo crocianesimo (Religione, Teosofia, Filosofia, B.ril 1931; Senso comune, teoria e pratica, ivi 1933) è ora arrivato ad un suo "spiritualismo critico", ormai decisamente avviato verso la trascendenza teologica (Ideologia, Catania 1942; Metalogica, ivi 1945).
Insieme con Guido De Ruggiero (v.), allontanatosi, nell'ultimo suo pensiero, dall'a., anche altri attualisti hanno dato contributi notevoli di storia dalla filosofia, del pensiero politico, ecc. Anche gli studi di filosofia del diritto sono stati influenzati dall'a. (M. Barillari, W. Cesarini Sforza, G. Maggiore, F. Battaglia, i due ultimi ormai cattolici), ma soprattutto la pedagogia sia con la riforma del 1923, sia con gli scritti del Gentile e con altre innumerevoli pubblicazioni. Divulgatore efficace della pedagogia attualistica è stato Giuseppe Lombardo Radice (n. a Catania il 28 giugno 1875 e m. a Roma nel 1938, nella cui Università per tanti anni insegnò), com: anche Ernesto Codignola (n. a Genova il 23 giugno 1885 e professore nell'Università di Firenze). Hanno avuto il morito di liberare la scuola italiana dai metodi positivisti ed herbartiani e di fondare la pedagogia su basi filosofiche. Indubbiamente l'a. ha contribuato efficacemente a rinnovare tutta la cultura italiana del nostro secolo, ma ormai è in netto declino. Con gli attuslisti detti di sinistra esso, perduta la sua anima metafisica, è diventato scetticismo o materialismo o moralismo inconsistente. Restano però i concetti della realtà come spirito e della interiorità della verità allo spirito, ma essi vanno recuperati sul terreno della trascendenza teologica, dove solo hanno senso e lo spirito e l'interiorità autentica.
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BibL.: Opere generali: U. Spirito. L'idealismo ital. e i suoi critiri, Firenze 1928; M. F. Sciacca, Il Secnlo XX, I, 2² ed., Milano 1947, pp. 402-61; II, ivi 1942, pp. 806-21 (bibl.); G. Bontasdini, Dall'a, al problematicismo, Brescia 1947. - Su Fazio Allmayer: S. F. Romano, L'a, e il problema morale, Caltanissetta 1932. - Su Sairn: G. Bontadini, recensione di: Lo spirito come atiride, in Riv. di filos. nrose., 15 (1923), pp. 81-89. - Su Spirito: G. Fano, La negazione della filosofia nell'idealismo attuale, in Arch. di filos., 2 (1932), pp. 37-101; E. Poci, Pensiero, esistenza e valore, Milano 1941, pp. 159-64; A. Cecconi, "La vita come arte" nell'evoluz. del pens. di U. Spirito, in Riv. di filos. neosc., 36 (1944), pp. 43-62; R. Cantoni, L'estetismo fatale di U. Spirito, in Studi filos., 3 (1942), pp. 102-13. - Su Calogero: B. Croce, Conversazioni critiche, V. Bari 1940, pp. 263-66. 279-83; V. Arangio Ruiz, Pedagogismo assoluto, in Ann. d. R. Scuola Norm. di Pisa, 2² serie, 2 (1940), pp. 65-95; R. Raggiunti, La coml. di filos. del canoiz. di G. Calogero, in Giorn. crit. di filos. it., 24 (1943), pp. 67-74; E. Oberti, La posizione di G. Calogero nell'idealismo contemp., in Riv. di filos. neosc., 37 (1945), pp. 42-40. - Su Arangio Ruiz: B. Croce, in La Critica, 20 (1922), p. 388; 24 (1926), pp. 228-29. - Su Chievaeci: A. Allotta, La natura dell'uomo, in Logos, 21 (1938), pp. 426-34. Michele Federico Sciacca
L'a. in psicologia. - In senso psicologico a. designa la teoria positivistica che identifica l'anima con il complesso degli atti e fenomeni psichici, negandone la sostanzialità. "Non vi ha nulla di reale nell'io salvo il fluire dei suoi atti... Un flusso, un fascio di sensazioni e di impulsi, ecco lo spirito " (I. Taine, De l'intelligence, I, 10² ed., Parigi 1907, pref., p. 7). In forme sostanzialmente identiche l'a. è professato, oltre che nell'empirismo e positivismo classico (Hume, Ribot, James, Paulsen, ecc.), da non pochi cultori della psicologia scientifica (Fechner, Titchener, pirticolarmente Wundt), che non vedono nella psichicità altro che un aspetto di emergenza dei processi bio-fisiologici.
L'ipotesi attualista, gravida di conseguenze negative per rapporto ai valori universali e spirituali della vita umana, presenta una debolezza interna insanabile per la incapacità in cui si trova di dare una sufficiente interpretazione teoretico-genetica degli atti psichici, particolarmente degli atti di ordine spirituale, e di fondare filosoficamente la realtà e la unità della persona umana. (v. anima; psicologia).
Bibl.: F. De Sarlo, I dati dell'esperienza psichica, Firenze 1903; W. Wundt, Grundzorge der physiologischen Psychologie, 6² ed., Lipsia 1911; F. De Sarlo, Psicologia e filosofia, Firenze 1918; P. Siwek, Psycbologia metaphysica, Roma 1932, p. 318 sgg . Ugo Viglino
ATTUARIA, SCRITTURA: v. CAPITALE, SCRITTURA.
ATÜM. - In antico egiziano: jtm. to. vocalizzato 'atûm, per ora senza etimologia, era il dio primitivo di Eliopoli: l' "Eliopolitano ". Il suo tempio era chiamato "il castello del funzionario ". Nell'enneade eliopolitana è considerato quale creatore dell'universo. Forse era un re degli dèi, che fu poi identificato con il dio sole Rle (Arûm-Rle) o anche Rle-harahte-atûm, trinomio dove Rle è il sole in genere, harahte il sole nascente e Atûm il sole che tramonta. Il suo culto durò a lungo e si trova anche nel periodo etiopico.
Bibl.: A. Erman, Die Rel.d. Aeg., Berlino 1934. Ernesta Bacchi
AUBANEL, Théodore. - Poeta provenzale, uno dei capi del felibriamo (n. ad Avignone il 26 marzo 1829, m. ivi il 24 ott. 1886). Ricordiamo le sue due raccolte: La Miongrano entreduberto (La melagrana socchiusa), liriche ispirate da un'amante mistica, fattasi suora di carità, e Li Fiho d'Avignoun (Le ragazze d'Avignone), pervase di amore sensuale. Scrisse anche due drammi: Lou Pan dou pecat e Lou Postre, permessi di intenso erotismo. Denunciato all'autorità ecclesiastica per tendenze neopagane, distrusse parte della sua produzione. In Lou Poutoun de Yudes (1869) s'era dichiarato contro l'annessione di Roma all'Italia.
Bibl.: J. Vincent, Th. A., la vie et l'homme, le poète, Avignone 1924.
Giorgio Calogero
AUBÈ, Benjamin. - Storico, n. a Parigi il 1⁰ dic. 1826, m. ivi il 24 giugno 1887. Professore in parecchi licei di Francia: Pau, Argoulème, Reims, Orléans, Versailles e Parigi, esercitò il suo ingegno sincero e penetrante soprattutto nella storia delle origini e dei primi secoli del cristianesimo.
Delle sue opere, le principali: Histoire des persécutions de l'Eglise jusqu' à la fin des Antonins (Parigi 1825); Histoire des persécutions de l'Eglise: 2ᵉ série, La polémique païenne à la fin du IIe siècle (ivi 1877); L'empire romain de la fin des Antonins au milieu du IIIe siècle (ivi 1881); L'Eglise et l'Etat dans la seconde moitié du IIIe siècle, 249-84 (ivi 1883) sono state poste all'Indice (rispettivamente: decr. 15 dic. 1882; 18 maggio 1883; 25 giugno 1886). E. Renan dà questo giudizio dell'autore e delle opere: "Leggendo i suoi primi saggi, si poteva essere tentati di credere che le persecuzioni siano state una cosa da nulla, che in realtà il numero dei martiri non sia stato notevole e che tutta la storia ecclesiastica, su questo punto, fosse una costruzione artificiale" (Yournal des savants, Parigi 1874, p. 697). Riusci, però, a poco a poco a sottrarsi sempre di più dalla teoria del Dodwell sul piccolo numero dei martiri, accettata prima con troppa fretta; e contribuì a farla rigettare.
Bibl.: P. Allard, Storia critica delle persecuzioni, I. Firenze 1914, pp. xix-xxi; M. Prévost, s. v. in DHG, II, coll. 202-203. Celestino Tessera
AUBENAS, MARTIRI di, beati. - Vengono designati con questo nome due gesuiti, il p. Giacomo Sılès e il fratello coadiutore Guglielmo Saltamochio, uccisi dagli ugonotti in odio alla fede e specialmente all'Eucaristia, il 7 febbr. 1593, ad A. (diocesi di Viviers).
Il p. Salès, n. a Lezouze il 21 marzo 1556, fu professore di filosofia e teologia, alternando l'insegnamento col mini-

(prapr. Curia generalizia d. C. d. U.)
AUBENAS, MARTIRI - I beati Giacomo Sglès e Guglielmo Saltamochio, martirizzati il 7 febbr. 1557. Quadro di lluttoni (1926) - Roma, Curia generalizia dei padri Gesuiti.
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stero. Nel nov. 1592 venne inviato ad A., ripresa da qualche anno agli ugonotti dalle armi cattoliche, con l'incarico di riguadagnare alla fede, e riconfermarvele, le anime vacillanti o cadute. A compagno gli fu dato il fratel Saltamochio (Sautenonche), n. a St-Germain-l'Herm (Clermont) nel 1557. Già si cominciava a raccogliere buoni frutti, quando all'improvviso, sulla notte verso il 6 febbr., gli ugonotti, rompendo la tregua concordata, irruppero d'improvviso su A., e si impadronirono dei due missionari. Subito si accesero dispuse sulla religione e soprattutto sulla presenza reale di Gesù nell'Eucaristia, dove i calvinisti, di fronte alla logica serrata del p. Salès, ebbero la peggio. Invitarono allora il p. Salès a rinnegare quanto aveva detto per difendere la verità rivelata; ma non avendo ottenuto nulla, nel pomeriggio del 7 febbr. gli tolsero la vita. Il fratel Guglielmo, non avendoio voluto abbandonare, partecipò alla medesima sorte. I due martiri furono beatificati il 6 giugno 1926. Festa il 7 febbr.
Bibl.: G. Blanc, I martiri di A., Roma 1913; E. Fouqueray, Histoire de la Cumpagnie de Jésus en France, II, Parigi 1913. pp. 343-43; C. Tesfere, I martiri dell'Eucaristia: bb. G. Salès e G. Saltamochio, Venezia 1939.
AUBE NOUVELLE. - Periodico trimestrale di pensiero e di azione politica, pubblicato a partire dal 1910 in Parigi, dal «Sillon Catholique» (v.), con il programma di contribuire all'educazione democratica in accordo con le direttive della Chiesa.
AUBIGNÉ, Jean-Henry Merle d'. - N. a Ginevra nel 1794, m. ivi nel 1872. Figlio del commerciante L. Merle. Il nome d'A. s'aggiunse a quello della famiglia Merle dalla nonna paterna di Jean, Elisabetta, nella quale si era spenta la discendenza diretta del celebre ugonotto Agrippa d'A.
Per completare i suoi studi andò a Berlino dove ebbe, come professore di storia ecclesiastica, il famoso Giov. Aug. Guglielmo Neander. Dal 1818 fu pastore della chiesa protestante francese di Amburgo e dal 1823 al 1830 di quella di Bruxelles, dalla quale si dovette separare per la rivoluzione belga contro l'Olanda, ritirandosi nella sua città natale dove rimase fino alla morte. Trovò Ginevra in un periodo di sconvolgimento politico e religioso. La libertà di culto imposta dalla Santa Alleanza nel formare quel cantone con l'aggregare alla città alcuni villaggi cattolici, aveva incrinato il rigido governo calvinista di essa; l'influsso del missionario scozzese Roberto Haldane, aveva suscitato una specie di "Risveglio» religioso, ma non del tutto calvinista; dottrine metodiste, pietiste e perfino sociniane si erano infiltrate tra gli stessi pastori, dando origine a dispute tra ministri e fedeli e tra gli stessi ministri, né bastava a calmarle l'appello alla pace del Consiglio di Stato e le sue esortazioni al silenzio sui punti di controversia. Una pasquinata affissa alle porte di una chiesa diceva: "Per ordine della Compagnia dei Pastori è proibito in questo tempio di parlare di Gesù Cristo sia in bene sia in male». Per liberarsi da questo stato di cose il d'A. e alcuni altri pastori fondarono la "Società evangelica di Ginevra». Questa società, calvinista nella dottrina, ma contraria a qualsiasi unione tra Chiesa e Stato, stette in relazione con altre chiese, benché non calviniste, rompendo cosi l'inflessibilità religiosa dell'antica Ginevra; conservò inoltre rapporti con associazioni protestanti straniere, derivando da esse lo spirito delle missioni, e promosse riunioni religiose (meetings), estranee all'esclusività calvinista; finalmente fondò il Collegio di Ginevra per fare contrappeso all'Accademia di Calvino. Di questo collegio il d'A. fu presidente e professore di storia ecclesiastica.
Dal 1831 fino alla sua morte, il d'A., oltre all'insegnamento, si dedicò a scrivere libri, fra i quali
sono da notare non solo opuscoli omiletici, religiosi ed esegetici, ma anche una monografia storica su Cromwell, una sulle lotte religiose in Scozia, ed altre. Le sue opere principali sono però la Histoire de la Réformation au XVI siècle ( 5 voll., Parigi 1835-63) della quale pare che concepisse l'idea a Eisenach, nel 1817, durante le feste centenarie di Lutero, e la Histoire de la Réformation en Europe au temps de Calvin (Parigi 1862-78), in 8 tomi, dei quali i tre ultimi non ritoccati dall'autore. Sono opere celebri, la prima soprattutto, tradotte in varie lingue, molto lodate ed apprezzate dai protestanti, ma troppo unilaterali, quasi fanaticamente anticattoliche e di un feticismo settario che ne sminuisce grandemente l'importanza. Nella seconda edizione della traduzione inglese della prima opera, viene riprodotta una lettera dello stesso autore nella quale, rispondendo a talune osservazioni, non solo accetta alcune frasi della traduzione, più spiccatamente anticattoliche che nel testo francese, ma finisce con una espressione che pare prevedere il futuro movimento ecumenico protestante del tempo presente: "tutti insieme, episcopali, presbiteriani, congregazionalisti, batristi ecc. costituiscono non già una semplice pluralità ma anche e principalmente una vivente e organica unità ".
Bibl.: J. H. Merle d'A., History of the Reformation of the Sixteenth Century, Londra s. d. - Studi : R. Rey, Genève et les rives du Léman, Parigi 1868; G. Goyau, Unr l'ille-Eglise, Gine-vra-Parigi 1919; L. Foscolo Benedetto, s. v. in Fac. Ital., V, p. 322 .
Camillo Crivelli
AUBIGNÉ, 'Théodore-Agrippa d'. - N. a StMaury (Pons-Saintonge) l'8 febbr. 1552, m. a Ginevra il 9 maggio 1630 . Uomo d'arme e poeta, partigiano intransigente della setta calvinista nelle guerre di religione dal suo tempo, combatté sotto le insegne del principe di Condé; sfuggito alla Notte di s. Bartolomeo, si pose al servizio di Enrico di Navarra e lo segul in tutte le sue imprese come scudiero, cortigiano, poeta di corte, maresciallo di campo, governatore di Maillezais, vice-ammiraglio della Guienna e della Bretagna. La conversione del re lo trovò irriducibile. Morto assassinato Enrico IV, si oppose alla reggenza di Maria de' Medici, perdente i suoi incarichi e riprese la lotta, partecipando alle sollevazioni degli ugonotti sotto Luigi XIII. Non volendo più vivere nella Francia che il Richelieu veniva pacificando, minacciato da quattro condanne capitali, si rifugiò a Ginevra, dove prese moglie per la seconda volta, compose le ultime opere, e morì, sembra, di dolore, per l'abiura del primogenito.
Fu una delle figure più eminenti in quell'età fosca, il vero tipo del partigiano e del settario intrepido e intransigente nelle lotte di cui dànno un'idea oltre che le sue Memorie, anche quelle del Brantôme, del Montluc, del La Noue. Fu scolaro del riformatore Teodoro di Beza, che era successo a Calvino. Tradusse quasi fanciullo il Critone e imparò prestissimo il latino, il greco, l'ebraico. Dopo il fallito complotto calvinista del castello d'Amboise, assisté, decenne, all'esecuzione dei congiunti, e si dice che giurasse davanti al loro patibolo di vendicarli.
Figura nella storia letteraria francese principalmente per il suo poema Les Tragiques (donné au public par le larcin de Prométhée), cominciato nel 1577 , terminato nel 1598.
Dopo la conversione del re, il d'A. si appartò a scrivere una Histoire universelle depuis 1550 jusqu'au 1601, condannata alle fiamme dal parlamento per il suo settarismo. Altre sue opere violentemente anticattoliche sono: La confession catholique du sieur de Sancy; Les aventures du baron de Folneste, altro libello con violente satire contro la
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Chiesa cattolica e aneddoti salaci sugli uomini di corte e lo stesso Enrico IV; una Histoire secrète de Th.-Agr. d'A. écrite par lui-même; un altro poema, memorie e raccolte poetiche. Uno dei figlioli del d'A. fu il padre della signora di Maintenon.
Bibl.: Le opere dell'A. a cura di E. Résume, F. de Caussade e A. Legouez, 3 voll., Parigi 1873-92; posteriormente L. Lalanne ha dato un'edizione dei Mémoires (ivi 1889), A. de Ruble della Histoire universelle (ivi 1886-1909) e Ch. Read dei Tragiques (ivi 1907). - Letteratura : A. Sayous, Les écrivains de la Reformation, Ginevra 1841 ( v² ed. ivi 1834), pp. 149-63; C. A. de SainteBeuve, Tableau de la poésie française au XV'1r siècle, Parigi 1843, pp. 144-49; A. Darmesteter e A. Hatzfeld, Le XV'1r siècle en France, ivi 1883, pp. 134-35; P. Morillot, A. d'A., ivi 1885; E. Faguet, XVIr siècle, ivi 1902, pp. 425-30; S. Rochebleve, A. d'A., ivi 1910; A. Garnier, A. d'A. et le parti protestant, ivi 1928.
Francesco Casnati
AUBRY, Jean-Baptiste. - Missionario, n. il 5 ott. 1844 a Ourscamps, m. nel Kwei chow il 10 sett. 1882. Studiò nel seminario di Beauvais e quindi a Roma; sacerdote nel 1868, fu per tre anni professore di dogmatica nel seminario diocesano. Nel 1874 entrò nella Società delle missioni estere di Parigi, e nel '75 partì per il Kwei chow, dove mostrò uno solo diligente ed intraprendente. Il suo nome è legato a parecchie pubblicazioni sul cristianesimo in Cina e alla sua ricca corrispondenza: il tutto pubblicato dal fratello, egli pure sacerdote. Da notare i suoi giudizi pessimistici sul popolo citrese.
Bibl.: A. Aubry, 7.-B. A., docteur en théologie, ancien directeur du grand séminaire, missionaire au Kanytshdou, Lilla, 1888.
AUBRY, Noël-Véran. - Scrittore ascetico, n. a Orgon (Avignone) il 23 marzo 1719, m. ad Avignone l'8 genn. 1756. Entrato nella congregazione della Missione nel 1739, sacerdote nel 1742, dal 1747 fin quasi alla morte fu cappellano poi parroco a S. Marta di Tarascona.
Pubblicò un Manuale christianorm in quattuor libros dictum: opus tum christianis annibus tum maxime religiosis atque ecclesiasticis viris perutile, che i contemporanei dissero "degno dell'Imitazione di Cristo" ed è anche oggi diffuso tra il clero (Malines 1906). Uscito anonimo a Parigi nel 1754, ebbe molte edizioni e fu tradotto, con diversi titoli, in francese (1774) e spagnolo (1808).
Bibl.: E. Rosset, Notices bibliogr. sur les écrivains de la Mission, Angoulême 1848, pp. 4-5; F. Combaluzier, s. v. in DSp, I, col. 1098 . Annibale Buznini
AUBRY, Pierbe. - Musicologo, n. a Parigi il 14 febbr. 1874, m. a Dieppe il 31 ag. 1910. Dotto nelle lingue orientali, fu acuto studioso della musica medievale; tenne corsi di storia della musica all'École des hautes études sociales di Parigi.
Fra le numerose opere, tutte significative, ancorché in parte discutibili, sono da ricordare i pregevoli studi raccolti sotto il titolo di Mélanges de musicologie critique (Parigi 1900-1903) e di Essais de musicologie comparée (ivi 1905), e le mirabili edizioni del Roman de Fauvel (ivi 1900-1903) e del Cents matets du XIII siècle (ivi 1908); fra le opere sue più divulgate è lo studio sui Troubadours et Trouvères (ivi 1909).
AUBUSSON, Pierree d'. - Cardinale, n. nel 1423, m. a Rodi nel 1503. Iscritto presto all'Ordine dei cavalieri di Rodi, per gradi ne raggiunse il gran magistero nel 1476. Dimostrò il suo grande valore quando, dopo l'accordo di Venezia con il Turco (1478), rimase solo a difendere Rodi e tutto l'Occidente cristiano dalla minaccia dei musulmani; apprestò tutte le possibili misure a protezione dell'isola, vi radunò i cavalieri alla difesa, e quando, nel 1480 , Rodi venne attaccata da formidabili forze nemiche, riuscì, con epica lotta, a ricacciarle in mare. Morto il sultano l'anno dopo, e venuti in lotta per la successione i suoi eredi, Baiazet e Gem (Djem), l'A. accolse quest'ultimo, rimasto soc-
combente, con ampio salvacondotto e promessa di custodia, sperando di trarne partito, sia per trattenere Baiazet da nuove imprese offensive come per tentare di strappargli a tempo opportuno la Grecia e l'Arcipelago. Per maggior sicurezza Gem fu trasferito in Francia, sempre sotto la custodia dell'Ordine (1482). Per i suoi disegni politici Innocenzo VIII volle avere Gem a Roma, in cambio il d'A. ebbe il cappello cardinalizio, nel marzo 1489. Alessandro VI poi avocò a sé la custodia di Gem ed il d'A. non poté opporsi. Carlo VIII, entrando a Roma nel 1494, volle la consegna di Gem, il quale morì poco dopo non senza sospetto di veleno.
Bibl.: G. E. Streck, P. d'A. Grossmeister des Ritterordens von Sanct Johannes zu Jerusalem, Chemnitz 1872; G. Mollat, s. v. in DHG, V, coll. 270-74, con ampia bibliografia. Da tenersi presente F. de Hellwald, Bibliographie Méthodique de l'Ordre ssuw. de s. 7 ean de 7 erusalem, Roma 1883, specie al cap. 3: Siège de Rhodes 1480, pp. 48-50. - Sul particolare del principe Gem, cf. L. Thuanne, Elem-sulzes, Parigi 1892; e sui rapporti d'A. con la S. Sede, cf. quel poco che ne accenna il Pastor, II, pp. 231-32; III, pp. 216, 217, 263. Luigi Berra
A.U.C.A.M. (Associato Universitaria Cattolica, Abiuvans Missiones). - Sorse a Lovanio nel 1925 per opera di professori e studenti, su iniziativa del gesuita P. Charles, con lo scopo di interessare al problema missionario teorico e pratico il laicato coito. Presto in quasi tutte le città del Belgio, e anche fuori, si formarono centri e comitati con le più svariate attività, che fecero dell'A. «il più forte e più fiorente organismo studentesco in favore delle missioni» (Guida delle missioni, p. 519).
Le attività andarono aumentando sempre più d'importanza, dando vita a istituzioni di più ampio respiro e di grande interesse sociale. Sorsero cosi la Fondazione medica dell'Università di Lovanio al Congo con ospedali a Kisantu (1926) e a Katona (1930), ai quali è annessa una scuola per la formazione di assistenti medici indigeni diplomati; il centro agricolo di Kisantu (1932) e di Kamponde (1938) per la formazione di assistenti, conferenzieri e consiglieri agricoli indigeni; il Foyer Social indigène d'Élisabethville (1933) per la formazione di famiglie sane in ambienti sani. L'A. tenne già due congressi (1930, 1935) con particolare riferimento al problema delle razze; fondò anzi un'associazione per un'intesa fra di esse, di cui l'attività principale consiste nell'introdurre nelle famiglie cattoliche studenti di Asia e di Africa. L'A. ha pure i suoi periodici: i Carnets de l'A., iniziati nel 1926, presero dal 1931 il titolo di Revue de l'A., oggi quadrimestrale; Réponse, iniziata nel 1946, mira a mantenere uniti i comitati con i membri.
Bibl.: Guida delle Missioni, Roma [1935], p. 523: Il Pensiero missionario, 13 (1946), pp. 31-52; Revue de l'A., 23 (1948), appendice alla p. 258 con i resoconti delle opere. Celestino Testore
AUCH, ARCIDIOCESI di. - Nella Guascogna, sulla riva sinistra del Gers, A., che conta oggi 133.000 ab., è la metropoli delle diocesi di Aire, di Baiona e di Tarbes. Chiamata anticamente Elimberrum o Eliberrae (Città nuova), era, al tempo della conquista della Gallia fatta da Giulio Cesare, la capitale degli Auscii, il gruppo più importante degli Aquitani. Sembra che abbia ricevuto dai Romani il nome di Augusta, prima di ricevere dagli Auscii il nome definitivo Auscia, Auscius, Civitas Ausciensis o Auxiensis. Quando, verso la fine del sec. iv, fu divisa l'Aquitania, A. fu una delle dodici civitates dell'Aquitania III o Novempopulonia.
Le origini cristiane di questa regione restano molto oscure. Il primo vescovo di A. conosciuto nella storia è un Oricuzio che visse nei primi del sec. v e che figura al 1^{°} maggio nel Martirologio geronimiano. La diocesi di A. comprendeva allora probabilmente tutta la Civitas Auscorum, limitata dall'arcidiocesi di Eauze, dalle diocesi di Tolosa, di Tarbes, di
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Agen. Verso la metà del sec. Ix, distrutta Eauze dai Normanni, A. ereditò, insieme al territorio della diocesi, il titolo di metropoli, con le diocesi suffragance di Lectouze, Bazas, Aire, Baiona, Lescarre, Oloron, Tarbes, Comminges (s. Bertrando), Couserans (s. Licerio). Conservò questi confini fino alla Rivoluzione Francese. Soppressa nel 1801 e unita ad Agen, la diocesi fu ristabilita nel 1817 , poi definitivamente, il 6 ott. 1822, con la bolla Paternae caritatis. Gli arcivescovi, che verso la metà del sec. xvir avevano perso il titolo di primati della Novempopulonia e delle Due Navarre, hanno ripreso nel 1829 il primo di questi titoli, al quale si aggiungono quelli delle diocesi soppresse di Condom, Lectoure e Lombez.
L'arcidiocesi coincide col dipartimento del Gers. Conta 190.000 ab. cattolici, 507 parrocchie, 232 sacerdoti diocesani e 14 regolari. Il seminario maggiore fu fondato nel 1667 . Fra i santuari è celebre quello di Notre-Dame des Sept-Douleurs a Cahuzac, la cui origine risale al 1513 ed è da allora molto frequentato dai pellegrini. La Rivoluzione del 1789 depredò la cappella, che fu ristabilita nel 1821; dopo di che riebbe l'antico splendore. E ufficiato dagli Assunzionisti.
Bibl.: Per l'arcidiocesi di A.: Martyr. Hieronymianum, p. 222; L. C. de Brugères, Chroniques ecclésiastiques du diocèse d'A., Tolosa 1756; F. Canem, Souvenirs historiques relatifs au siège d'A., a ses prélats, à leur chapitre, Auch 1874; Laceve La Playne Barria, Cartulaires de l'Eglise métropolitaine Ste-Marie d'A., iv, 1899; L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2^{°} ed., Parigi 1910, pp. 91 sgg. e 96; A. Clergeac, Chronologie des Archendques... de l'ancienne province ecclésiastique d'A., Auch 1912. Per il santuario di Notre-Dame des Sept-Douleurs: J. E. Dronbon, in Histoire illustrée des Pelorimages Français de la T. Ste Vierge, Parigi 1890, p. 567; Annuaire du Clergé Français, Ivi 1897, p. 119. Antonio Soirat-Romualdo Souarn
AUCHER, Giovanni Battista. - Mechitarista di Venezia, n. in Ancira nel 1762, m. a Venezia nel 1854. Ordinato sacerdote il 4 genn. 1786, fu assistente generale della Congregazione per 30 anni, e, per venti, vicario generale, senza mai tralasciare, per ben 65 anni, la sua attività intellettuale.
Scrisse: Opere ascetiche e spirituali edite tutte a Venezia in armeno: Sui nostri 4 fini, 1810. - Opere agiografiche: Vita e martirologio completo di tutti i santi del calendario della Chiesa armena, 12 voll., secondo i monologi armeni, greci, latini e siri, con ampie note critiche su ogni santo, 1810-15; Florilegio dei Santi, 1800. - Opere patrologiche e pubblicazioni testuali : Cronologia d'Eusebio, conservata nella traduzione armena antica, pubblicata dall'A. insieme alla traduzione latina fatta da lui : Eusebii... Chronicon bipartitum nunc primum ex armeniaco textu in latinum conversum etc., 1818; S. Ephrem Evangelii concordati expositio, 1827. - Opere linguistiche: opere monumentale fu il vocabolario armeno-latino-greco, detto Haigazian, di tutta la cultura armena, 2 voll., 1836.
Bibl.: Per una sommaria bibliografia delle opere edite di A. cf. A. Lazikeer, Aucherean, Nouvelle Bibliographie (in armeno), Venezia 1909-12, coll. 257-63; ed anche Mekbiton, num. unico della rivista Pacemecè (in armeno), 1901, pp. 101-108; H. Alan, Mekhitaristi (in armeno), Venezia 1902, pp. 56-60.
AUCKLAND, diocesi di. - Nella Nuova Zelanda, diocesi suffraganea di Wellington, eretta ed affidata al clero secolare nel 1848 con la divisione del vicariato apostolico dell'Oceania occidentale.
La diocesi di A. comprende la provincia civile omonima e il gruppo delle isole Kermadec, con una superfice di 76.800 kmq . e 500.000 ab. bianchi (censimento 1936), dei quali 217.300 sono raggruppati nel capoluogo, e ca. 40.000 aborigeni maori. L' 86 \% della popolazione è protestante (presbiteriani, anglicani e metodisti): i cattolici, secondo le statistiche dell'Australasian Catholic Directory (1948) sono

Aucher, Giovanni Battista - Ritratto - Venezia, convento dei pp. Mechitaristi.
68.700, compresi 6700 maori. La diocesi ha 73 parrocchie con 167 chiese, 255 sacerdoti di cui 39 religiosi, 65 fratelli e 531 suore appartenenti a varie congregazioni religiose. Gli alunni educati nelle scuole cattoliche diocesane sono 10.324 .
Bibl.: J. B. Pompallier, Early History of the Catholic Church in Oceania, Auckland 1888; P. F. Moran, History of the Catholic Church in Australasia, Sydney s. d.; P. W. M. Marshall, Christian Missions, Nueva York 1896; Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1935, pp. 340-49; Australasian Catholic Directory, Sydney 1948, pp. 362-72.
Valentino Belgeri
"AUCTOR BEATE SAECULI". - E l'inno del Mattutino nella festa del Sacro Cuore di Gesù, composto nel 1763 in occasione della prima concessione della Messa ed Ufficio del S. Cuore (S. R. Cong., Registrum an. 1763-65, fol. 244). L'amore che spinse il Verbo alla creazione del mondo, ad assumere umana carne e a redimere l'umanità dal misero stato in cui l'aveva ridotta il peccato di Adamo, è esaltato in una forma un po' involuta e pesante ma con la massima esattezza di espressione.
Bibl.: G. G. Belli, Inni del Breviario romano tradotti, Roma 1856, pp. 482-83; U. Chevalier, Repertorium hymnologicum, Lovanio 1889-97, n. 1430; G. Bassi, Gli inni del Breviario romano, versione ritmica, Roma 1919, p. 108; A. Miera, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 138.
Silverio Mattei
AUDACE. - Noto solo dall'epistolario agostiniano (PL 33, 1075-77; ed. Goldbacher in CSEL, 57, pp. 616618). Aveva chiesto a s. Agostino un lungo scritto, riassumendo in 5 esametri la sua lettera; il Santo risponde scusandosi, declinando gli elogi e rilevando amabilmente i difetti dei pochi versi, dei quali l'ultimo contava 7 piedi.
Michele Pellegrino
AUDENZIO. - Scrittore antipriscillianista della fine del sec. iv, di cui dice Gennadio in De viro inlustribus, 14: «A. vescovo spagnolo, scrisse contro i manichei, i sabelliani, gli ariani, e specialmente contro i fotiniani e i bonosiani, un libro che intitolò De fide adversus haereticos».
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Bibl.: K. Künstle, Antipriscilliana, Friburgo in Br. 1905, p. 162 sgg .
Antonio Ferrus
AUDI. - Eretico, n. in Mesopotamia, secondo Teodoreto «siro d'origine e lingua», A. nel sec. Iv era arcidiacono della Chiesa d'Edessa. Ai tempi di Costantino si mise in contrasto con la Chiesa non volendo accettare il computo pasquale, prescritto dal Concilio di Nicea. A. conservava l'antico uso del suo paese di festeggiare la Pasqua insieme con i giudei basandosi su di un ordine ("diátaxis") apostolico, cioè una vecchia - ormai perduta - recensione della didascalia siriaca (v. Ed. Schwartz, Christliche und fädische Ostertafeln, in Abhandlungen der hgl. Gesellschaft der Wissenschaften zu Göttingen. Philologisch-Historische Klasse, nuova serie, 8 [1905], p. 110). Il suo esagerato zelo ascetico l'allontano sempre più dalla vera Chiesa, alla quale rimproverò l'usura e la lussuria dei sacerdoti (Epifanio, Panarion, 70, 1; Teodoro bar König, Libra di Szolii, XI, p. 195). Secondo Teodoreto (Hist. eccl., IV, 10, 4) queste accuse erano però solo un pretesto. Confinato in Seizia fece, fino ai tempi di Atanarico, il missionario fra i Goti, fondando «monasteria» per anacoreti.
La diffusione della setta, nella seconda metà del sec. Iv, è indicata da Epifanio, secondo il quale il numero degli aderenti, al suo tempo, era esiguo. E però falso dire che gli audiani fossero quasi scomparsi verso il 375 (così G. Krüger, in A. Hauck, Realenc. für prat. Theol. u. Kirche, 3^{text {a }} ed., II, p. 217, 30); la Vita di Rabbild dimostra invece la continuità della setta nel sec. v.
Secondo Epifanio, A. sarebbe stato ortodosso, benché scismatico. Il fanatismo audiano non permetteva la preghiera comune con i membri della Chiesa. A parte ciò, l'unica dottrina da rimproverare ad A. sarebbe il suo antropomorfismo, cioè la tesi che l'immagine di Dio nell'uomo sarebbe il corpo umano (Gen. 1, 26) e perciò anche Dio avrebbe un corpo (Epifanio, 70, 2, 3; 70, 6, 1; cf. Teodoro bar König, op. cit., p. 195). Questo giudizio indulgente di Epifanio si spiega con la sua lotta contro Origene. Secondo s. Girolamo (Contra Iohann. Hieros., 11; FL 23, 364), Epifanio, accusato di eresia antropomorfitica, avrebbe condannato la loro dottrina. La valutazione di Epifanio ha influenzato autori posteriori. Anche presso Filosseno di Mabbiog (Epistola ai monaci) gli audiani sono riguardati come scismatici e non come eretici, ma il giudizio di s. Efrem è più severo; Teodoreto, poi, considera A. come un vero eretico. A suo dire, gli audiani professarono dottrine segrete (Hist. eccl., loc. cit., pp. 228, 14) ed insegnarono, come i manichei, che Dio non avrebbe creato né il fuoco, né le tenebre. La tradizione posteriore nella Chiesa siriaca attribuisce ad A. ed ai suoi aderenti dottrine gnostiche (cf. i testi raccolti da H. C. Puech, Fragments de l'Apocalypse d'Allogène, in Mélanges Cumont, Bruxelles 1976; Annuaire de l'Institut de Philologie et d'Histoire orientales et slaves, IV, II, p. 935). Sorge la questione, se lo gnosticismo sia stato introdotto più tardi nella setta o se abbia fatto sin dal principio parte della dottrina di A. Il Puech è del parere che l'introduzione di libri apocalittici non canonici presso gli audiani, scritti usati anche dai gnostici sethiani, quali l'Apocalisse d'Abramo, l'Apocalisse di Giovanni, il Libro (o Apocalisse) degli Stranieri, il Libro delle domande (forse di Maria? cf. Puech, op. cit., p. 951, n. 5) e gli Atti di Giovanni, avrebbe trasformato lo scisma d'A. in vera eresia (id., op. cit., p. 962). La nostra opinione è invece che la dottrina d'A. non abbia subito alcuna trasformazione. La sua idea centrale antropomorfica ha rapporti non solo con l'esegesi giudizica di Gen. 1, 26 (v., per questa, Aptovitzer, in Revue des études juives, 75 [1922], p. I sgg.), ma - e quest'è più importante anche con la dottrina antropomorfica degli pseudo clementini (v. Aen. Struksz, Die Gottesebenbildlichkeit des Menschen in der christl. Literatur der ersten zwei Jahrhunderte, Mün-
ster 1913, p. 60 sgg.), cioè con una speculazione giudeocristiana che aveva contatti con la gnosi dei citati libri apocalittici.
Bibl.: Per le varie forme del nome cf. L. Iselin, in Zahrbücher I. protestantische Theologie, 16 (1890), pp. 248-305. - Oltre le opere citate nel testo. cf. W. Walch, Entsourf einer vollständigen Historie der Kataereien, Lipsia 1766, p. 300 sgg.; A. Baumstark, Gesch. der syrischen Literatur, Bonn 1922, p. 12 sgg.; F. Haase, Altshristl. Kirchengesch. nach orient. Quellen, Lipsia 1923, p. 364 sgg.
Erik Petersen
"AUDI BENIGNE CONDITOR». - Inno dei Vespri del tempo di Quaresima, nel quale il verso si snoda in un tono di umile preghiera, perché il Signore, tenendo conto dei digiuni e delle penitenze, voglia accordarci il perdono delle colpe. La fiducia nella misericordia divina si unisce bellamente alla umiltà del supplicante. Il Signore ben conosce le nostre debolezze e sa tutta la frajilità della umana miseria, saprà quindi comprenderci e compatirci. Del resto tutte le preci della Quaresima e lo spirito che le anima sono meravigliosamente sintetizzate in quest'inno, conservato in manoscritti del sec. x.
Bibl.: G. G. Belli, Ioni del Breviario romano tradotti, Roma 1856, pp. 142-43; L. Venturi, Gli ioni della Chiesa, 3ᵃ ed. Firenze 1880, pp. 196-99; U. Chevalier, Repertorium kymnologicum, Lovanio 1889-97, p. 1449; G. Rossi, Gli ioni del Breviario romano, sereinus ritmica, Roma 1919, p. 34; A. Miers, Gli inui del breviario romano, Napoli 1947, p. 108; C. Albin, La poésie du Brévinère, I, Lione v. d., pp. 142-44. Silverio Mattel
AUDIENTI: v. CATECUALENATO.
AUDIENTIA EPISCOPALIS: v. EPISCOPALIS AUDIENTIA.
AUDIENTIA SANCTISSIMI. - Quando ad una Congregazione o altro dicastero della Curia romana viene richiesta una grazia, facoltà, dispensa ecc., che neanche il capo della Congregazione o dicastero stesso ha potere di concedere, egli ne riferisce al Papa in un'udienza (solitamente in un'udienza di tabella: v. udienze pontificie): e se il Papa ordina o permette di concedere quanto è stato domandato, la grazia, facoltà o dispensa si dice concessa ex a. S.
AUDIFACE, santo, martire: v. MARIO, MARTA, AUDIFACE e ABACO, santi, martiri.
AUDIFFREDI, Giovanni Battista. - Astronomo e bibliografo domenicano, n. a Saorgio (Nizza) il 2 bibbr. 1714, m. a Roma il 4 luglio 1794. Dopo vari anni d'insegnamento, nel 1759 fu eletto prefetto della Biblioteca Casanatense in Roma, posto che occupò sino alla morte. Ivi con scarsissimi mezzi fondò un gabinetto astronomico, osservando il passaggio di Mercurio (1753 e 1756) e di Venere (1761), studiando le celisei e i moti della luna (1754 e 1755), la parallassi solare (1765) e la teoria delle comete (1769).
Della sua attività di bibliografo sono monumenti insigni il Catalogus Bibliothecae Casanatensis, Roma 1761-88 (fino alla voce Leodegarius, 4 voll. in-fol. e un fasc.), fatto con criteri nuovi che rivelano la sua profonda dottrina; il Catalogus historico-criticus Romanarum editionum saec. XV, ivi 1783; e lo Specimen historico-criticum editionum italicarum saec. XV, ivi 1794; opere queste ultime di grande pregio ed utilità.
Bibl.: A. Guglielmotti, Catalogo dei bibliotecari del Coll. Casanatense, Roma 1860.
Leodegario Picanyol
AUDIN, Jean-Marie-Vincent. - Letterato ed editore francese, n. a Lione nel 1793 e m. nel 1851. Fra i suoi scritti, quasi tutti di carattere storico letterario quali: Michel Morin et la Ligue (1817), Essai sur le romantique (1823), Le Concordat entre Léon X et François I (1821), ecc., va particolarmente segnalata l'Histoire de la saint Barthélemy (1812), che suscitò vivaci polemiche nel campo ecclesiastico, perché giudicata
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troppo benevola per la tesi protestante, tanto che l'A. credette necessario di dover riaffermare pubblicamente il suo attaccamento alle dottrine della Chiesa cattolica. Ma la sua opera principale, che gli procurò notorietà, è quella relativa alla Riforma protestante, pubblicata in quattro parti distinte: 1) Histoire de la vie, des ouvrages et des doctrines de Luther (1839); 2) Histoire de la vie, des ouvrages et des doctrines de Calvin (1841); 3) Histoire de Léon X et de son siècle (1844); 4) Histoire de Henri VIII et du schisme d'Angleterre (1847). Quest'opera è ormai superata dalla più recente storiografia cattolica.
Biol.: G. P. Kirsch, s. v. in The Cath. Enc., II, p. 70; E. v. Cauwenbergh, s. v. in DHG, V, cal. 312. Carmine Starace
AUDIOIO, Guglielmo Andrea. - Sacerdote, educatore, studioso e docente di discipline ecclesiastiche, n. a Bra nel 1802, m. a Roma il 28 sett. 1882. Fatti i primi studi nel seminario locale e compiutili a Torino con le lauree in filosofia e teologia, insegnò per qualche tempo sacra eloquenza presso il medesimo seminario di Bra, sinché Carlo Alberto non lo nominò professore e presidente della R. Accademia ecclesiastica di Superga (1839). Fornito di cultura vasta e multiforme benché non sempre digerita e vagliata, subì il fascino delle nuove correnti dal secolo, e si fece propagandista ed assertore dell'ideale neoguelfo, reagendo contro le tendenze illuministiche e giurisdizionaliste di troppi fautori del Risorgimento; cercando, cioè, di conciliare il moto d'indipendenza e di rinascita politica e culturale della penisola con le tradizioni cattoliche e nazionali, ed i diritti religiosi e temporali del papato. Donde appunto, fra le accese passioni, fra l'incomprensione o le critiche di parte novatrice e conservatrice, le lotte acerbe ed i contrasti dolorosi in cui, di volta in volta, l'A. venne a trovarsi. Così, l'aver avuto parte preponderante nella fondazione e nella redazione del battagliero foglio cattolico L'Armonia, doveva renderlo tanto inviso prima alla censura regia, poi, alle inframmettenze del governo piemontese da provocare nel 1853 lo scioglimento dell'Accademia di Superga e da costringerlo a trovar rifugio in Roma. Accoltovi da Pio IX, professò ben presto diritto naturale e delle genti alla Sapienza a divenne canonico di S. Pietro e consultore della S. Congregazione dell'Indice. Ma anche qui, frequentando conventicole di sacerdoti liberaleggianti, non ultimo il Liverani, e continuando a sostenere idee di riformismo politico, spesso audaci, talvolta errate, fuil per mettersi in cattiva luce e ritrovarsi in difficoltà, specialmente allorché la linea di condotta da lui seguita durante il Concilio Vaticano diede lo spunto ad accuse di gallicanismo, e quando un suo scritto fu posto all'Indice con decreto, al quale l'A. lodevolmente si sottomise. Cosi rimasero oscurate anche le sue indiscutibili benemerenze.
Fra le sue opere ricordiamo: Lezioni di sacra eloquenza (3 voll., Torino 1839-58, ultima ed. in 1 vol. ivi 1882); Del governo rappresentativo nel Piemonte e primi fasti di Pio IX (ivi 1848); Introduzione agli studi ecclesiastici conforme ai bisogni religiosi e civili... (1 vol., Prato 1851), più volte tradotta ed edita anche abusivamente; Iuris naturae et gentium privati et publici fundamento (Roma 1852); Educazione morale e fisica del clero (i vol., Napoli 1853), vi appaiono concetti pedagogici appropriati e rispondenti; Quistioni politiche (ivi 1854); Gli ultimi giorni dell'Accademia di Superga e l'ultimo preside... (Torino 1854); Diritto pubblico della Chiesa e delle Nazioni cristiane (3 voll., Roma 1863), controbattuto dal Parocchi, dal Nardi e da altri; Idea storica e razionale della diplomazia ecclesiastica (ivi 1863); Sistema politico e religioso di Federico II e di Pietro della Vigna (ivi 1866); Storia
religiosa e civile dei Papi ( 3 voll., ivi 1865-68) che giunge sino a tutto il pontificato di Gregorio XVI; Della società politica e religiosa rispetto al sec. XIX (Firenze 1876), condannato il 18 apr. 1877. Oltre ad una Vita di Pio IX, ed un saggio su La Repubblica Romana del 1849 e suo processo (1 ed. Torino, 7^{°} ed. Napoli), oltre al racconto didascalico d'indole morale e sociale Il buon curato (Roma 1858), gli si debbono anche parecchi articoli storici e di cultura, come p. es. : Il pontificato di Clemente XIII (Rivista contemporanea, I [1853-54]); Il pontificato di Pio IX (Rio. Universale, 24-26 [1877]); L'enctitico del 4 agosto [1879, di Leone XIII] (La Rass. Nazionale, 1 [1879]); I primi nani del pontificato di Pio IX (ibid., 2-3 [1880]; 89 [1882]).
Biol.: Bibliogr. cathol. Revue critique des ouvrages de religion, 7 (genn. 1845); B. Spaventa, La politica dei Genuiti, Roma 1911; A. Della Torre, Il cristianesimo in Italia dai filosofisti ai modernisti, Palermo 1911, p. 221 sgg.; Hurter, V. coll. 1777-78; U. Benigni, s. v. in The Cath. Enc., II, p. 70; M. Rosi, s. v. in Dis. del Ris. Naz., II, p. 127; F. Bonnard, s. v. in DHG, V, coll. 313-14.
Paolo Dalla Torre
## AUDITOR CONTRADICTARUM: v. UDITORE.
"AUDIT TYRANNUS ANXIUS». - Inno del Mattutino per la festa dei ss. Innocenti. Fa parte del-'Hymms Epiphaniae di Prudenzio ed è formato precisamente dalle strofe 24, 25, 34, nelle quali è descritta in tono vivacissimo l'inumana strage ordinato dal re Erode, il quale, atterrito dall'annunzio della nascita del Re d'Israele, ordina ai suoi satelliti di andare a sgozzar subito nella culla i nati di Bethlehem. Ma a che giova, si chiede il poeta, una tanta strage! Fra tutti i bambini un solo si salva, quello precisamente contro cui erano stati inviati i soldati di Erode! Delusione questa che il poeta si diletta a mettere in bella evidenza.
Biol.: G. G. Belli, Inni del Breviario romano tradotti, Roma 1836, pp. 122-31; L. Venturi, Gli imni della Chiesa, tradotti e commentati, 3⁴ ed., Firenze 1880, pp. 172-73; S. Colombo, La poesia cristiana antica, Roma 1910, pp. 193-94; G. Bossi, Gli imni del Breviario romano, versione ritmica, Roma 1910, p. 70; U. Morinca, Storia della letteratura latina cristiana, II, Torino 1928, p. 893; A. Miera, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 90 .
Silverio Mattei
AUDOENO (OUEN), santo. - N. nel 610 nei dintorni di Soissons, fu benedetto da fanciullo da s. Colombano; ancora giovane - portava allora il nome di Dadone - fu inviato alla corte di Clotario II dove strinse amicizia con s. Eligio. Aiutò il fratello Adome nella fondazione del monastero di Jouarre presso Meaux, e fondò egli stesso quello di Revaia (634). Vescovo di Rouen dal 641, prese parte al II Concilio di Chalon-sur-Saône ( 650 ), promosse il monachismo, fondando monasteri tra i quali noto quello di Fontenelle, e, a motivo del grande credito di cui godeva alla corte dei re franchi, prese parte ad affari politici. Morì il 24 ag. 684 a Clichy presso Parigi, di ritorno da una missione diplomatica a Colonia.
Biol.: La vita da lui scritta di s. Eligio, andata perduta, è stata utilizzata più tardi nella Vita Eligii, in MGH, Scriptores Rerum Merovingicarum, V, p. 663 sgg. La più antica Vita di s. A. (sec. viII) è edita ibid., pp. 536-67; Acta SS. Augusti, IV, Anversa 1739, pp. 794-840; E. Vacandard, Vie de s. Ouen, Parigi 1902; Martyr. Romanum, pp. 356-57. Mario Scaduto
AUDOMARO, santo. - Chismato anche Omer, n. nei dintorni di Coutances, m. il 1^{°} nov. 670 . Dopo aver abbracciato col padre Riulfo la vita monastica a Luxeuil, fu elevato dal re Dagoberto alla sede vescovile di Thérouanne (637). Nella sua attività missionaria fu assistito da tre monaci di Luxeuil, che fondarono con lui l'abbazia di Sithin, chiamata più tardi St-Omer in suo onore. Dopo 30 anni di fatiche apostoliche che valsero la conversione delle tribù pagane della Morinia, si spense nel 670 . Festa il 9 sett.
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Bibl.: La Vita di A., in deto SS. Septembrit, III, Anversa 1730, pp. 384-400, e in MGH, Script. Iter. Mereo., V, p. 729 sgg.: Martyr. Romanum, pp. 387-88. Mario Scaduto
AUGER, EMOND. - Uno dei più insigni fra i primi gesuiti francesi. N. in Aleman (Champagne) nel 1330, fu ammesso nella Compagnia a Roma (1330) e formato dallo stesso s. Ignazio. Professore nel Collegio romano, a Perugia e a Padova, tornò in Francia nel 1559. Cominciò ad insegnare a Pamiers ed a Tournon, ma presto si dedicò, con zelo incredibile e pari successo, alla predicazione e alla lotta contro l'eresia nella Francia meridionale, allora travagliata dal calvinismo. Nel 1562 , catturato a Valenza dagli ugonotti, scampò per poco al martirio. Primo provinciale di Aquitania (1564), predicatore del re Carlo IX, cappellano dell'esercito del duca d'Angiò, fu poi confessore e predicatore del medesimo, divenuto Enrico III, e si servì per il bene della Chiesa cattolica della grande fiducia che il re gli mostrava. Autorizzato solo nel 1587 e ritirarsi dalla corte, dovette poco dopo lasciarsi la Francia a causa della sua ostilità contro la Lega; morì a Como il 19 genn. 1591.
Oltre alla sua azione per lo sviluppo della Compagnia in Francia (con la fondazione di importanti collegi) e al suo influsso sulla politica religiosa, A. si distinse per la sua attività straordinaria di predicatore e di controversista, in confronto alla quale la sua produzione letteraria, benché considerevole, può dirsi secondaria. Questa contiene opere umanistiche (ed. scolastica di Marziale, Roma 1558), trattatati di controversia contro i calvinisti, specialmente sulla dottrina dei Sacranenti, scritti asectici d'occasione (Le Pédagogue d'armes pour un prince chrétien, Parigi 1568; lettere consolatorie per i cattolici), traduzioni varie (i tre primi libri dell'Initazione di Cristo, la Storia delle missioni dell'India del Maffei).
Di grande importanza è la sua opera catechetica, che gli valse il titolo di "Canisio della Francia". I due catechismi, il grande (Summatre de la doctrine chrétienne, 1563) e il piccolo (prima del 1568), pubblicati da A. in francese e poi in latino (e il piccolo anche in greco per i collegi), ebbero in breve larghissima diffusione, molte ristampe e traduzioni. Il gesuita portoghese Francesco Antonio ne diede a Madrid (1592) un'edizione latina, arricchita dei testi delle fonti (come il Busco aveva fatto per il Canisio). Seguendo la stessa divisione del catechismo tridentino (simbolo, precetti e preghiera, Sacramenti), il catechismo di A. è meno crudito di quello del Canisio, ma, in forma dialogata, più si avvicina ai catechismi moderni; senza entrare in polemiche, confuta appieno l'eresia calvinista. Malgrado le sue qualità, il catechismo di A. fu sostituito, dopo alcuni decenni, anche nei collegi dei Gesuiti francesi, dal Canisio e da altri catechismi posteriori.
Bibl.: N. Bailly, Historia vitae r. p. Ezeundi Augerii, Parigi 1652; J. Dorigny, La vie du p. E. A. S. I. confesseur et prédicateur de Henri III, Lione 1716; Fr. J. Brand, P. Ensundus Augerius S. I. «Frankr.ecths Canisius * in seinem religiösen und sozialen Wirken zur Zeit der Hugenotten, Cleve 1903; H. Fouqueray, Histoire de la Compagnia de Yéno en France, I-II, Parigi 1910-13; Fr. J. Brand, Die Katechismen des E. A. S. I., Friburgo 1917; P. Deslandres, Le p. E. A. confesseur de Henri III, in Rème des études historiques, 104 (1937), pp. 28-38; J. Dutilloul, s. v. in DHG, V, coll. 378-83; Sommervogel, I, coll. 632-42. Edmondo Lamolle
AUGIER, Emile. - Autore drammatico n. a Valenza nel 1820 , m. nel 1889. Continuatore del Ponsard, reagì a sua volta al romanticismo, facendo trionfare sul teatro francese quella che venne detta la "scuola del buon senso". Fu il commediografo del ceto borghese. Difese a suo modo il principio della famiglia legittima.
Intorno al suo capolavoro, Le gendre de M. Poirier (1853), si raggruppano le sue "commedie della famiglia", che sono: Un beau mariage (1859), Les lisones pauvres (1858), Le mariage d'Olympe (1855), L'aventurière (1848), Gabrielle
(1849), Maître Guérin (1864). Ė̀ da aggiungere Madame Caverlet (1876) in cui è giustificato il divorzio.
Affermò le proprie idee politiche nelle commedie: Les effrontés (1861) e Le fils de Giboyer (1862), diffamando il giornalismo cattolico e il «royalisme religieux». Un'altra commedia, Liens et remords (1869), è una satira calunniosa dei Gesuiti.
Molière imb