volume-02

Back to Volumes
aître Guérin (1864). Ė̀ da aggiungere Madame Caverlet (1876) in cui è giustificato il divorzio.

Affermò le proprie idee politiche nelle commedie: Les effrontés (1861) e Le fils de Giboyer (1862), diffamando il giornalismo cattolico e il «royalisme religieux». Un'altra commedia, Liens et remords (1869), è una satira calunniosa dei Gesuiti.

Molière imborghesito, fu esperto ed efficace costruttore di scene, dove tuttavia si ritrovano i vecchi schemi teatrali. La sua satira è spesso grossa e spinta. La sua "morale» laica e borghese gli valse plausi, agi ed onori. I polemisti cattolici lo combatterono gagliardamente.

Bibl.: Oltre le raccolte di scritti sul teatro di F. Sarcey, J. Lemaître, L. Lacour, P. de Saint-Victor, cf. P. Morillot, E. A., Grenoble 1901; H. Gaillard de Champris, E. A., Parigi 1911; J. Marson, Théâtre d'hier et d'aujourd'hui, ivi 1926; S. D'Amico, Storia del teatro drammatico, IV, Milano 1941. Francesco Casnati

AUGOUARD, Prosper-Philippe. - Vescovo titolare di Sinta, vicario apostolico del Congo francese. N. a Poitiers il 16 sett. 1852, entrò nella Congregazione dello Spirito Santo e fu inviato al Gabon e poi a Loango. Mentre il Brazzà raggiungeva il Congo sulla riva destra e Stanley sulla sinistra, il missionario poté raggiungere il villaggio di Nfos (che fu poi Brazzaville), di cui fece un centro vivo di opere, chiamando a cooperarvi le suore di S. Giuseppe di Cluny. Esplorando le rive del Congo, dell'Ubanghi e dell'Alima, fondò nuovi centri di cristianità, tra difficoltà inaudite di elementi e di popolazioni antropofaghe. Nel 1890 il Congo francese veniva eretto in vicariato apostolico e A. ne fu il primo titolare. Ebbe onori e premi dai governi francese e belga. Morì a Parigi il 7 ott. 1921. Scrisse molte lettere, pubblicate postume: Lettres e 28 années au Congo (Poitiers 1903).

Bibl.: G. Goyau, Mans. A., Parigi 1926.
AUGURI. - Sacerdoti romani esperti della divinazione, che dalla specie, dal volo, dal numero e dal canto degli uccelli interpretavano il volere divino, sia per le vicende private, con gli a. privati, presto scomparsi e poco noti, sia per le pubbliche con gli a. publici; il loro collegio, uno dei quattro sacerdotali maggiori, si fa risalire a Romolo o Numa.

Compito degli a., la cui etimologia i moderni ripetono da avia più che da augere, era delimitare il templum per gli auspici nell'Auguraculum in arce, sul Campidoglio, inaugurare edifici sacri e persone, fissare e controllare il pomerio. Fino al 300 a. C. sembra si componesse di 5 membri patrizi. La legge Ogulnia di quell'anno, aprendo il collegio ai plebei, ne elevò il numero a 9 , che fu portato poi a 15 e 16. L'ufficio era a vita e non si perdeva per alcuna ragione. La sostituzione dei membri avveniva per cooptazione, finché la legge Domizia del 103 a. C. prescrisse l'elezione mediante comizi. Il collegio, non avendo né sede, né magister, si adunava in casa di un a. ed era presieduto dal più anziano (Cicerone, De Senect., 18, 64). Tra le attività degli a., dei quali era distintivo il lituo, per delimitare il templum, e la trabea di porpora e coccino, le più notevoli erano l'augurium salutis, l'amburbium e l'augurium canarium. Ma l'importanza politica del collegio dipese dalla sua funzione di interprete ufficiale degli auspici pubblici, esclusi i militari, spettando al magistrato civile l'iniziativa dell'auspicio (spectio). Quando per qualunque difetto nell'auspicio, si impugnava la validità di un atto giuridico veniva consultato il collegio degli a. Anzi per evitare simili inconvenienti, almeno alla fine della repubblica, si faceva assistere il magistrato da

## Page 250

uno o più a., che in tal modo assunsero funzioni originariamente estranee al loro ufficio, diventato sotto l'impero puramente onorifico.

Città d'Italia e delle province ebbero collegi di a. con ufficio a vita, ma che si perdeva per condanna. Indossavano la toga pretesta, sedevano negli spettacoli tra i decurioni, erano esonerati, con i figli, dal servizio militare ed avevano l'unica incombenza di dirimere dubbi in materia di auspicio.

BibL.: A. Bouché-Leclercq, Hist. de la divination dans l'antiquité, IV, Parigi 1881, p. 175 sgg.; V. Spinazzola, s. v. in De Ruggiero, Dixion. epigraf., I, p. 178 sgg .; G. Wissowa, in Paulo-Wissowa, Reulenczel., II, col. 2313 sgg.; id., Religion und Kultus der Römer, 2² ed., Monaco 1912, p. 523 sgg . ove trovasi la bibliografia: N. Turchi, La religione di Roma antica (Storia di Roma, 18), Bologna 1939, pp. 57-61.

Alberto Galiett
AUGURIUM CANARIUM. - Una delle ferine conceprivae (feste mobili) del paganesimo romano. Essa veniva fissata di anno in anno dai pontefici in un periodo determinato della fase di maturazione del grano. Oltre a questo fatto, anche il sacrificio di un cane presso la porta Catularia documenta il carattere agrario della festa, la quale secondo alcuni autori sarebbe da mettere in relazione con i danni prodotti dalla canicola.

BibL.: G. Wissowa, Religion u. Kultus d. Römer, Monaco 1912, p. 196 sg.; W. W. Fowler, The Roman Festivals, IV, Londra 1925, p. 90; L. Delatte, in Antiquité Classique, 6 (1937), p. 93 sgg.

Angelo Brelich
AUGUSTA (Augsburg), diocesi di. - La diocesi di A., il centro più importante della Baviera dopo Monaco, comprende la parte sud-occidentale di questa regione, con 1.200 .000 ab., dei quali 997.161 cattolici. Conta 992 parrocchie, 1401 sacerdoti diocesani e 253 regolari.
I. Storia. - Nel 15 a. C. fu fondata dai Romani la colonia militare di A. Vindelicorum. Vi crebbe attorno una città, capitale della provincia romana Raetia Secunda. Verso la fine del sec. IV vi esisteva certamente una comunità cristiana, probabilmente con un vescovo. Si conoscono alcuni nomi di vescovi augustani del sec. viI, ma la serie è completa a cominciare dal sec. IX. La sede di A. dipendeva originariamente da Aquileia, poi da Magonza. Il vescovo divenne, come quasi tutti i vescovi ed abati della Germania, principe feudatario imperiale, con territorio proprio, diritti sovrani e governo temporale. Nel 955 Ottone Magno liberò dall'assedio dei Magiari la città, di cui era allora vescovo il celebre a. Ulrico, e li batté definitivamente; da allora i Magiari cessaron di invadere l'Europa centrale e meridionale. Quindi la città crebbe rapidamente in conseguenza degli scambi commerciali, specialmente con Venezia; dopo dure lotte coi propri vescovi, nel 1276 conseguì lo statuto di città libera imperiale (Freie Reichstadt). Durante i secc. xv e xvi saliva al culmine dello splendore e della ricchezza. Notissima la famiglia dei Fugger, tra i più potenti banchieri del tempo loro in relazione con papi ed imperatori che erano i loro debitori. I vescovi intanto avevano scelto per residenza la città di Dillingen.
A. perdette molto della sua importanza durante i terrori della guerra dei Trent'anni. La città aderì dapprima alla riforma, e fu qui che nel 1530 fu presentata alla dieta imperiale la celebre confessio augustana (v. confessioni di fede); qui Carlo V nel 1548 emanò il cosiddetto Interim (v. sotto); qui pure fu conclusa, nel 1555 , la pacificazione augustana, con la quale il protestantesimo tedesco ebbe pieno riconoscimento statale. I domini temporali dei vescovi furono ceduti alla Baviera nel 1803, e la città stessa nel 1805.

La Baviera, nel 1820, procedette, d'accordo con la S. Sede, ad una completa riorganizzazione delle sue circoscrizioni ecclesiastiche; ed allora fu costituita la odierna diocesi di A., in parte con territori nuovi, mentre ne cedeva altri a diverse diocesi vicine.

Da notare ancora che l'antica diocesi, la quale, oltre i territori del dominio temporale del vescovo, comprendeva anche territori di tanti altri staterelli, contò nel medioevo, più di mille parrocchie; ma durante la riforma molti di questi sovrani mutarono religione, e, con loro, secondo la legge calus regio, illius et religio, anche i sudditi dovettero cambiare fede. I territori propri dei vescovi naturalmente rimasero fermi nella religione antenata; nel 1559 a Dillingen, fu fondata la celebre Accademia, diretta da gesuiti, centro di fede cattolica. Fino all'epoca tridentina sopravvissero ancora nella diocesi non pochi riti particolari; ma dal 1597 in poi prevalse il rito romano, con certi usi augustani, conservati fino ad oggi.

La gloria di A. è a. Ulrico, vescovo dal 973, il primo santo "canonizzato", come si suole asserire (993). Nel medioevo merita di essere nominato il conte Artmanno di Dillingen (1248-86), il Mehrer des Stiftes, vale a dire quello che ampliò e consolidò il territorio sovrano; e all'epoca della riforma il card. Ottone Truchsess di Waldburg (1543-73), grazie al quale il cattolicesimo riprese il sopravvento nella città.
II. Arte e cultura - 1. Abbazie e monasteri. - Dei monasteri e conventi, in gran parte assai antichi, della diocesi di A., non pochi rimontano oltre il mille; così
![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(propr. Depenhart)
Augusta - Particolare delle porte di bronzo del Duomo (sec. 21).

## Page 251

il Domstift, cioè il capitolo canonicale della Cattedrale; poi, nella stessa città, S. Ulrico e S. Stefano; celebri i monasteri benedettini di Wessobrunn, di Kaufbeuren, di Ottobeuren, di Benediktbeuren, di Flissen, per tacere di tanti altri. La riforma di Hirsau vi ebbe gran successo. Anche i Domenicani e i Francescani fondarono conventi nella città. Fiorente il Terz'ordine francescano, il quale, nella Germania medievale, ebbe un'enorme importanza, come fratellanza universale; specialmente il ramo femminile poteva presto contare nelle sue Regellahiser un numero stragrande di sorelle. Notiamo quelle di A., di Dillingen e Kaufbeuren.

All'epoca della Riforma i Gesuiti e i Cappuccini ebbero una parte preponderante nell'opera assidua e proficua della riforma cattolica in quelle regioni. Oggi tutti i grandi Ordini sono rappresentati nella diocesi : notevole specialmente la rifioritura dei Benedettini, i quali in tutta la Baviera hanno potuto riacquistare e riaprire un buon numero di antiche abbazie. Il numero delle congregazioni femminili è imponente.
2. Istituti di cultura, biblioteche, archivi. - Fino dai tempi di s. Pietro Canisio, che per 7 anni fu predicatore nella cattedrale di A., esisteva nella città un celebre collegio di gesuiti, dovuto alla liberalità dei Fugger. Ancor più rinomata era l'Accademia di Dillingen, fondata dal card. Truchsess e affidata agli stessi Gesuiti, elevata poi ( 1606 ) al grado di università. Moderna è l'Accademia filosofico - teologica.
3. Mommenti. - La cattedrale, S. Maria, a 5 navate, di origine preromanica (sec. viII), con parti romaniche, trasformazioni e ingrandimenti gotici, fu restaurata e ridotta allo stato attuale, seccndo il gusto neogotico della seconda metà del secolo scorso. Da notare la chiesa di S. Ulrico; l'antica chiesa cimiteriale di S. Afra, ora in grandiose forme del tardo gotico; S. Anna, del 1321, con le sepolture dei Fugger in stile rinascimento. Celebre il palazzo del Municipio, di Elia Holl (1615-20), e la Fuggerei. primo esempio di una colonia di case familiari (1519).

Bibl.: P. Kehr, Germania pontificia, II, 1, Berlino 1923, pp. 26-39, con bibliografia. - Pl. Braun, Geschichte der Bischöfe 120 A., 4 voll., Augusta 1813-13; A. Hoeynck, Geschichte der kirchlichen Liturgie des Bistums A., ivi 1880; L. Werner, Geschichte der Stadt A., ivi 1900; id., A., die Stadt der Fugger und Wetter, ivi 1930. - Per l'arte: M. Hartig, Augsburge Kunst, ivi e Stoccarda 1922; E. Buchner e K. Fouchtmayr, Augsburger Kunst der Spätgotik und Renaissance, Augusta 1928; A. Vetter, Alt-A., ivi stessa d.

Giuseppe Löw
III. Concili di A. - Un importante concilio ebbe luogo in A. il 7 ag. 952, alla presenza di cospicue personalità ecclesiastiche, cui presiedeva Federico, arcivescovo di Magonza. L'iniziativa era dovuta al re Ottone che con il suo seguito assistette alla chiusura delle sessioni e promise di far eseguire le decisioni promulgate dai Padri. Il primo dei canoni emanati proibiva ai chierici insigniti degli Ordini maggiori di contrarre matrimonio, sotto pena di deposizione. Rinnovando una vecchia proibizione, il quarto canone interdiceva ai medesimi di avere in casa una "mulier subintroducta». Il quinto vietava ai monaci di lasciare il proprio monastero senza il permesso dell'abate. In via generale i monasteri restavano sotto la dipendenza del vescovo diocesano il quale doveva lasciare piena libertà ai suoi chierici di abbracciare la vita monastica. Una uguale libertà era riconosciuta alle vergini consacrate a Dio.

Il 27 ott. 1062 Annone, vescovo di Colonia, convocò in A. un altro sinodo. Bisognava decidersi per il papa Alessandro II, o per l'antipapa Cadalo. S.

Pier Damiani dichiarò che era necessario difendere la causa di Alessandro II, e dette lettura dell'opuscolo intitolato Disceptatio synodalis inter regis advocatum et romanae Ecclesiae defensorem, che è un dialogo fra un rappresentante della Chiesa romana (nel caso: s. Pier Damiani) ed un avvocato dei diritti della corona di Germania. Secondo il s. Dottore, Cadalo sarebbe stato condannato e deposto da tutti i vescovi tedeschi e italiani riuniti presso il giovane re Enrico IV.

Il 12 nov. 1548 , sotto il pontificato di Paolo III, il vescovo di A., card. Ottone di Truchsess, indisse un Sinodo durato tre giorni, nel quale furono promulgati 33 canoni, trattanti per lo più dei doveri pastorali.

E infine da ricordare il Sinodo diocesano del 1567 , i cui statuti insistono sulla professione di fede, quale la insegna la Chiesa romana, e trattano in particolare del culto divino e dei Sacramenti.

BibL.: Mansi. XVIII. 433; XIX, 1001-18; XXXII, 1295; XXXVI, 103-106; Ad. Ch. Peltier, Dict. des Conciles, I, Parigi 1847, coll. 231-36; HefeleLeclercq, IV, 11, pp. 78_{2}-1228.

Romualdo Souarn
IV. Interim di

Augusta. - Con questoromesi suole designare l'accordo di pacificazione conchiuso tra i cattolici ed i protestanti, auspice l'imperatore Carlo V, nel 1548. Fu detto "interim" perché trattavasi di un accordo provvisorio, che doveva restare in vigore soltanto fino al termine dei lavori del concilio generale, già iniziato a Trento nel 1545 .

Carlo V, dopo la vittoria di Mühlberg (1547) contro la lega protestante di Smalcalda, nell'intento di ridare la pace religiosa ai suoi popoli, divisi dalle nuove dottrine che, estesegi ogni giorno più, avevano scisso la Germania in due campi accanitamente avversi, invitò Giulio Pflug, vescovo di Naumburg, Michele Helding, vescovo coadiutore di Magonza, ed il celebre carmelitano Eberardo Billick, di parte cattolica, e Giovanni Agricola, predicatore della corte di Brandeburgo, di parte dissidente, ad incontrarsi per concertare un abbozzo di formolo, che assicurasse agli uni e agli altri la pacifica convivenza nei suoi Stati. I quattro s'incontrarono, discussero e compilarono un testo che constava di 26 articoli, divisi in due parti. Nella prima, di carattere dommatico, che doveva accontentare i cattolici, si contenevano le dottrine circa il Papa, la gerarchia, la giustificazione, i Sacramenti ed i voti monastici, esposte in senso velatamente cattolico, in termini

## Page 252

![img-0.jpeg](img-0.jpeg)

Augusto - Ritratto in bronzo di A. giovane, Biblioteca Vaticana, Musco profano.
volutamente vaghi ed imprecisi; ad es., la Messa veniva chiamata "sacrificio commemorativo" (non espiatorio); al purgatorio, poi, non si accennava affatto. Nella seconda parte, di carattere disciplinare, che doveva accontentare i protestanti, si permetteva il matrimonio agli ecclesiastici, si concedeva la Comunione ai laici «sub utraque specie» e ri sottacevano le usurpazioni dei beni perpetrati a danno della Chiesa.

Carlo V accettò la formola, nonostante la riprovazione dei rappresentanti pontifici, e la promulgò il 15 maggio 1548 , nella dieta di A., imponendone l'osservanza. Come era facile prevedere, essa non soddisfece nessuno: scontentò i cattolici, i quali si domandavano in virtù di quale principio l'imperatore si arrogasse l'autorità di dispensare dal celibato, e disgustò i protestanti, che non volevano sentir parlare né di papa né di gerarchia né di Sacramenti. Magdeburgo, fortilizio protestante, coniò monete con su la scritta: Interim, vade 'retro, Satana, prese le armi e resistette per dieci mesi al principe Maurizio, che Carlo, dopo Mühlberg, aveva nominato, benché luterano, elettore di Sassonia. Negletto dai cattolici ed avversato dai protestanti, l' "Interim» di A. non raggiunse il suo scopo; invece di portare la pacificazione, inacerbi le discordie.

BibL.: J. E. Bieck, Das dreyfache Interim, Lipsia 1721; G. Kawerau, F. Agricola, Berlino 1881; G. de Leva, La politica papale nella controversia su l'Interim di Augusta, in Riv. stor. ital., 5 (1888), p. 251 sgg .; 6 (1889), p. 40 sgg.; S. Indulb, Das Interim in Sachsen 1548-1557, in Neues Arch. für sächs. Geschichte, 1894, p. 193 sgg.; G. Bossert, Das Interim in Wirt. temberg, Halle 1895; G. Wulf, Das Augsburger Interim, in Deutsche Zeitschr. für Geschichtsvist., 2 (1897-98), p. 39 sgg.; F. Herrmann, Das Interim in Hessen, Marburgo 1903; J. Janssen, Geschichte des deutschen Volkes, III, 190 ed., Friburgo in Br. 1913, p. 763 sgg.; Pastor, V, pp. 612-38.

AUGUSTI, Friedrich Albrecht. - Esegeta, n. giudeo a Francoforte sull'Oder nel 1696 , passò al luteranesimo nel 1722, e divenne nel 1734 pastore ad Eschenbergen (Gotha), dove morì nel 1782. In dieci opere (dal 1728 al 1754) dimostrò per i Giudei la verità del cristianesimo.

Suo figlio Johannes Christian Wilhelm (17711841), pubblicò due volumi sulla storia del dogma e 16 volumi sull'archeologia cristiana.

BibL.: Allgemeine Deutsche Biographie. I (1875), p. 684 sg.; J.-B. Jeannin, s. v. in DB, I, col. 1239 sg.; J. Grisar, s. v. in DHG, V (1931), col. 418.

Gaetano M. Perrella
AUGUSTI, Johann Christian Wilhelm. - Teologo protestante tedesco, n. il 27 otr. 1771 a Eschenbergen, m. a Coblenza il 28 apr. 1841. Nel 1803 fu professore di teologia a Breslavia, nel 1819 a Bonn. Fu uno dei più dotti teologi protestanti tedeschi del sec. xix, benemerito specialmente dell'archeologia cristiana.

Pubblicò molti scritti, dei quali i più noti sono i seguenti: Die Apocryphen des Alten Testaments (Lipsia 1806); Grundriss einer historisch-kritischen Einleitung in den Alte Testament (ivi 1806); Dogmengeschichte (ivi 1808); System der christlichen Dogmatik nach dem Lehrbegriff der evangelischen Kirche (ivi 1809); Lehrbuch der christlichen Altertümer (ivi 1819); Denkwürdigkeiten aus der christlichen Archäologie (12 voll., ivi 1817-31); Handbuch der christlichen Archäologie (3 voll., ivi 1837); Beiträge zur christlichen Kunstgeschichte und Liturgie (2 voll., ivi 1841 ).

BibL.: Allg. Deut. Bieger., I, p. 685 sg.; Hagenbach, in Realenc. für prot. Theol. u. Kirche, II, p. 193 sgg. Engelberto Kirschbaum

## AUGUSTINUS BERGIUS: v. BERO AUGUSTIN.

AUGUSTO, Gaio Giulio Cesare Ottaviano (Gaius Iulius Caesar Octavianus Augustus). - Figlio di Gaio Ottavio e di Azia (figlia di Giulia, sorella minore di Giulio Cesare), n. il 23 sett. del 63 a. C. (691 di Roma), fu adottato ed educato dal suo prozio G. Cesare. Mentre attendeva agli studi d'eloquenza ad Apollonia, in Grecia, apprese la tragica morte del prozio (44 a. C.) ed accorse a Roma per rivendicarne l'eredità e punire gli assassini.

Vinto Antonio nel 43 a. C., formò con lui e con Lepido il secondo triumvirato per sanzionare il quale i contraenti si sacrificarono a vicenda i parenti ed i migliori amici. I triumviri sconfissero i repubblicani comandati da Bruto e Cassio a Filippi (42). Nel 40 Ottaviano, con il trattato di Brindisi, divenne padrone dell'Occidente, nel 36 sconfisse Sesto Pompeo e lasciò a Lepido solo l'ufficio di pontefice massimo, ufficio che assunse dopo la morte di Lepido. Con la vittoria di Azio su Antonio ( 2 sett. 31 a. C.) restò praticamente padrone di tutto lo Stato. Per salvare le forme si fece attribuire successivamente i più importanti uffici pubblici e nel 27 a. C. ottenne il titolo di "Augusto" (in greco Σ ε β α σ τ o ́ s ) unito a quello di prefetto dei costumi, console a vita. Curò la prosperità materiale e culturale dell'impero assicurando la pace, favorendo le lettere e le arti. Sposò successivamente Clodia, Scribonia e Livia. Morl a Nola nel 14 dell'èra volgare ( 767 di Roma) ai 19 del mese sestile che in suo onore fu detto augustus (sgosto).

Lc. 2, 1-2, accingendosi a descrivere la nascita del Salvatore, narra: «In quei giorni uscì un decreto da Cesare Augusto di censire tutta la (terra) abitata. Questo censimento primo avvenne governando la Siria Quirinio». Poiché nelle fonti profane non s'è trovata traccia esplicita d'un censimento universale ordinato da A., alcuni critici (con E. Schürer) hanno posto in dubbio la veridicità di Luca (v. Quirino). Ma

## Page 253

non mancano indizi che confermano il Vangelo. Tacito (Ann., I, 2) c'informa che dopo la morte d'A. fu letto in senato un Breviarium imperii compilato di propria mano dall'imperatore «in cui erano indicate tutte le pubbliche entrate, il numero dei cittadini (romani), e degli alleati sotto le armi, le condizioni della flotta, dei regni (soggetti od alleati), delle province, delle imposte, dei tributi, dei bisogni e delle largizioni». Per avere queste notizie A. deve avere necessariamente ordinato censimenti e statistiche in tutto l'impero. Nel monumento di Ancira (Ankara) che contiene le sue Res gestae A. afferma di avere compito per tre volte il censimento dei cittadini romani (negli anni 28 e 8 a. C. e nel 14 d. C.).

Già prima di quest'epoca A. interveniva nelle vicende della Palestina e specialmente in quelle che riguardavano Erode. Dopo la vittoria di Azio (3I a. C.) A. aveva concesso il perdono ad Erode, che aveva parteggiato per Antonio ed ora s'industriava, con adulazioni idolatriche, di far dimenticare al potente romano il suo fallo politico : moltiplicò gli omaggi intitolando città ed erigendo templi al divo A. (v. ERODE mACHO). Senza lasciarsi accecare dalle adulazioni, A. trattò con benevolenza Erode, gli concesse l'autonomia nell'amministrazione della giustizia e della finanza, l'esenzione dai tributi verso l'impero e dall'obbligo di alloggiare truppe e guarnigioni romane; gli concesse un esercito proprio composto in maggioranza di mercenari (Siri, Traci, Germani, Galli), ma esigeva una dipendenza assoluta nelle questioni politiche, militari e dinastiche; praticamente lo considerava come un fiduciario ad nutum. Quando Erode nell'8 a. C., senza il permesso di Roma, si servì del suo esercito per una
spedizione punitiva contro i Nabatei che favorivano i beduini razziatori, A. sdegnato gli scrisse che d'or innanzi l'avrebbe considerato non più come amico, ma come suddito (Flavio Giuseppe, Ant. Ind., XVI, 290). Alla morte d'Erode (4 a. C.) A. ne convalido parzialmente il testamento, negando ad Archelao il titolo di re della Giudea (con l'Idumea e la Samaria) e concedendogli solo quello di etnarca. Accertò invece le designazioni del defunto per gli altri figli superstiti assegnando ad Antipa la tetrarchia della Galilea e della Perea, a Filippo quella della Batanea e della Traconitide (Le. 3, i). A. intervenne ancora negli affari di Palestina deponendo Archelao ( 6 d. C.) e affidando la Giudea ai procuratori romani.

Bibl.: Per i rapporti con la Bibbia, E. Le Camus, s. v. in DB, I, coll. 1236-39; G. Falten, Storia dei tempi del Nuovo Test., trad. ital., I, Torino 1922, pp. 70-73; G. Rizzunti, Storia d'Irasia, II, ivi 1934; id., Vita di Gesio C., Milano 1941, § II. Fonte di prima importanza sono le Res gestae (iscrizione di Ancira), redatte dallo stesso A. : edizioni: Th. Mommsen, Berlino 1883; E. Maleovati, Torino 1928; J. Gapé, Parigi 1932 (ottimo commento); C. Batini, Roma 1937. - Delle opere più recenti ricordiamo soltanto: E. Ciccotti, in E. de Ruggiero, Dizionario epigrafico, I, Roma 1894, pp. 879-924; V. Gardthausen, A. und seine Zeit, 3 voll., Lipsia 1891-1904; M. A. Levi, Ottaciane capoparte, 2 voll., Firenze 1933; Augustus (Studi raccolti a cura della R. Accad. dei Lincei), Roma 1938; Contrezza Augustse nel bimillenario della nascita (Pubblicazioni dell'Unio, Catt. del S. Cuore, 3, 2v1), Milano 1939 (cf. specialnente: G. Giannelli, A. e la religione, pp. 63-82; B. Biondi, La legislazione di A., pp. 139-262; A. Scarpellini, A. nella luce del Vangelo, pp. 283-82).

Pietro De Ambroggi
A. nella tradizione medievale. - Per il pellegrino che veniva a Roma dalle province del crollato impero o dalle terre degli antichi barbari, le rovine imponenti dei monumenti sparsi per i sette colli ricordavano il nome di A., legato più o meno legittimamente a questo o quel
![img-1.jpeg](img-1.jpeg)

Augusto - Res gestae di A. Da un calco del "Monumentum Ancyranum ", conservat> nel Museo di Roma.

## Page 254

luogo della città. Basterà scorrere la descrizione che, tra il sec. xir e xini, lasciò di Roma ai suoi connazionali l'inglese Maestro Gregorio (ed. R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, III, Roma 1946, pp. 137-67), che registra il palazzo, l'arco e la piramide di A. Più conosciuta, più autorevole e più antica è la descrizione sistematica del Mirabilia urbis Romae, anteriore alla metà del sec. xir. Oltre all'arco e al palazzo, è ivi ricordato il mausoleo d'A. La memoria dell'imperatore, nella detta descrizione, è rievocata ancora dalla chiesa di S. Maria in Aracoeli, dove l'imperatore avrebbe avuto la visione della Sibilla; dalla chiesa di S. Maria in Trastevere, dove sarebbe sgorgata la miracolosa fonte d'olio; dalla chiesa di S. Pietro in Vincoli, dove la festa del I ag. sarebbe venuta a sostituire e continuare quella che per quattro secoli Roma aveva ivi celebrata in onore di A. e della sua vittoria su Antonio (ed. R. Valentini e G. Zucchetti, op. cit., pp. 3-65).

I Mirabilia, dal sec. xir al xv ebbero grandissima diffusione per tutto l'Occidente, ma non ad essi si deve principalmente il merito di aver tenuto vivo il ricordo del primo imperatore nel medioevo.

A. era stato il fondatore dell'impero che, dopo Carlomagno e Ottone I, tornerà una realtà vivente. Benché esso differisse profondamente dall'antico, si presentava come sua legittima continuazione e gli imperatori del medioevo si intitolavano Cesari e Augusti, richiamandosi cosi ai lontani predecessori dai quali pretendevano derivare i loro diritti e poteri, e invocavano specialmente il nome di A.

Gli storici nel risalire dai loro tempi alle origini dell'impero e del mondo - basterà ricordare le cronache universali - davano ad A. un posto preminente. E, rilevando la potenza, la ricchezza, la felicità e la prosperità non più uguagliate del suo regno, avevano indotto la credenza che l'età di A. fosse stata una specie di età dell'oro, che si rievocava volentieri a confronto e a sollievo delle miserie presenti. Favorivano tale opinione letterati e poeti, interessati di creare nei sovrani contemporanei qualche sentimento di emulazione per la generosità di A. che aveva protetto Virgilio ed Orazio. Così Anselmo da Besate promette ad Enrico III di cantare le sue gesta, se avrà da lui la protezione che A. concesse a Virgilio (cf. E. Dümmler, Anselm der Peripatetikur, Halle 1872, p. 16).

La ragione più forte che nel medioevo valse a tener vivo tra i popoli cristiani il ricordo di A. fu il fatto che sotto il suo regno era nato Gesù Cristo. Nessuno poteva credere che Dio umanandosi avesse scelto senza profondo motivo quel tempo in cui, ottenuta l'unità del mondo ed instaurata la pace, un principe aveva accolto in sé tutti i poteri della città dominatrice e aveva fondato per i secoli l'impero. Al contrario tutti credevano che Dio avesse dato a quel principe una grande e decisiva missione, di offrire cioè all'opera redentrice del Salvatore un mondo unificato e pacificato. L'idea di questa missione, sia pure inconsapevolmente cristiana di A. si trova già chiaramente espressa all'inizio del sec. v, nelle Historiae adversus paganos (VI, 1), di Paolo Orosio. Verso la fine del sec. vi nella Cronaca di uno scrittore bizantino di origine siriaca, Giovanni Malala, si trova la famosa leggenda della visione capitolina che attesta la consapevolezza di A. della nascita di Cristo (ed. L. Dindorf, Bonn 1831, pp. 231-32). Malala aveva attinto la notizia dall'opera ora perduta di un cronista alquanto più antico, Timoteo. La leggenda si tramandò a lungo tra i cristiani d'Oriente; nel sec. viII ebbe anche una traduzione latina a Roma (cod. Vat. Pal. 277, fol. 63), e, nel sec. xir, una nuova edizione, apparsa nei Mirabilia urbis Romae. Tale leggenda si ricollega alle origini della chiesa di S. Maria in Aracoeli, che sono, molto probabilmente, datate al sec. vi.

Mentre la versione orientale della leggenda ribadiva un concetto comune ai cristiani del sec. vi, che essendo nato Gesù Cristo i falsi oracoli ammutolivano, cioè affermava la vittoria del cristianesimo sul paganesimo, la versione occidentale tornava al pensiero di Orosio, che Cristo era nato sotto A., quando tutto il mondo era in pace, ed aggiungeva che A. non aveva voluto che si continuasse a chiamare ancora signore degli uomini, perché era nato tra gli uomini il Signore del mondo. - Vedi Tav. XXIX.

Bibl.: Fondamentale è lo studio di A. Graf, Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medioevo, Torino 1882-83, al cap. 4: Ottaviano A. (2a rietampa, ivi 1923, pp. 243-61). Nel 1928 l'argomento fu ripreso da A. Monteverdi, A. nella tradizione medievale, in Augustus. Studi in occasione del Bimillenario Augustos, Roma 1938, pp. 413-44, che ha tenuto conto anche delle indagini compiute nel tempo intermedio. Per la leggenda della visione capitolina v. anche B. Pesci, La leggenda di A. e le origini della chiesa di S. Maria in Aracoeli, in Insuccussione della Madonna di Aracoeli, Roma 1938, pp. 18-33.

## AULA CAPITOLARE : v. CAPITOLO.

AULARD, François-Victor-Alphonsz. - Storiografo della Rivoluzione Francese, n. a Montbron il 19 luglio 1849, m. a Parigi il 23 ott. 1928. Professore di storia alla Sorbona dal 1885 al 1922, direttore della rivista La Révolution française, si rese benemerito per la preparazione di valenti specialisti, per la pubblicazione critica di documenti e per lavori particolari di storia intorno alla Rivoluzione Francese.

Da ricordare : L'éloquence parlamentaire pendant la Révolution Française (3 voll., Parigi 1882-85); Le culte de la raison et le culte de l'Être suprême (ivi 1892); Etudes et legons de la Révolution Française ( 9 voll., ivi 1893-1925). Tradusse anche e bene le poesie e le operette morali del Leopardi, Poésies et oeuvres morales de L. (3 voll., ivi 1880). Ha all'Indice un testo per le scuole, pubblicato in collaborazione di A. Debidour: Histoire de France à l'usage des écoles primaires, ecc. (decr. 9 sett. 1897).

In questa, come nelle altre opere, non scppe sottrarsi ad un forte spirito giacobino, che andò fino a sostenere che la religione è uno strumento di apprensione e ostacolo a ogni progresso; la rivoluzione, l'unico mezzo di applicare in concreto i diritti dell'uomo, l'unico fatto, che ci dia la vera storia piena e coerente.

Bibl.: L'autore stesso in Vingt-cinq années d'enseignement, in Etudes et legons, 7 serie, Parigi 1912, pp. 233-60; Romans Revue, Parigi 1910, pp. 242-47; L. Cahen, A. A., in Revue universelle. 1929, pp. 103-10. Celestino Testore

AUMATtRE, Pierre. - Uno degli ultimi martiri di Corea. N. 18 apr. 1837 a Aizecq, entrato alle Missioni estere di Parigi nel 1859, sacerdote nel 1862, partì quello stesso anno per la Corea, dove replicò il suo ministero nella provincia di Kyeng-heul : scoppiata la persecuzione del 1866, per evitare rappresaglie ai suoi cristiani, si costituì, e fu condotto in prigione : torturato, confessò la fede e fu perciò condannato a morte per decapitazione, eseguita il 30 marzo 1866, insieme a mons. Daveluy (v.) e al p. M. L. Huin. Gli atti dei processi apostolici furono inviati a Roma.

Bibl.: A. Launay, Mémorial de la Société des Missions Etrangères, parte 2*, Parigi 1916, p. 14. Giov. Battista Tragella

AUNACARIO (Aunario), santo. - Di famiglia nobile, educato alla corte del re di Borgogna Gontranno, fu ammesso agli Ordini sacri da Siagrio, vescovo di Autun. Elevato alla sede vescovile di Auxerre (561), partecipò al Sinodo di Parigi del 573 e a quelli di Mâcon del 583 e del 585 , e radunò egli stesso un concilio nella sua sede ( 578 ca .), di cui restano 45 canoni assai importanti (PL 72, 761-68), intesi alla restaurazione della disciplina del clero e all'estirpazione delle superstizioni pagane. Morì nel 605. Di lui ci rimane una lettera ad un prete africano Stefano, in cui lo prega di rifare la vita dei suoi precedessori Amatore e Germano. Esistono anche due lettere di Pelagio II a lui indirizzate nel 580 e 585 (JafféWattenbach, 1048, 1058). Sul finire del suo episcopato, un chierico di Auxerre ha dato al Martirologio geronimiano la fisionomia che oggi ancora conserva. Festa il 25 sett.

Bibl.: Martyr. Mieronymianum, p. 407; Martyr. Romanum, p. 416; Acta SS. Septembris, VII, Anversa 1760, pp. 86-111; L.

## Page 255

![img-2.jpeg](img-2.jpeg)

Aureli, ipogeo degli - Pianta dell'ipogeo degli A.

Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule. II, 2^{mathrm{a}} ed., Parigi 1910, p. 446; Hefele-Leclercq, III, 1, Parigi 1909, pp. 206212, 214-21; Mario Scaduto

AUNER, Carol. - Sacerdote e pubblicista, in a Venezia nel 1865 e m. a Bucarest nel 1932. Studiò nel Seminario cattolico di Bucarest. Fu canonico della chiesa metropolitana ( 1897 ), protonotario apostolico e vicario generale. Collaborò attivamente alla Revista catolică di Bucarest con molti saggi scritti in romeno: Gli inizi del vescovato di Bacán; Il vescovato cattolico di Severin; Il vescovato cattolico di Arges; La Moldavia al Concilio di Firenze, ecc., nei quali ha illustrato, con criterio rigorosamente scientifico, il sorgere e il diffondersi del cattolicesimo in Romania.

Biel.: Annuario dell'Archidiocesi di Bucarest, 1907; Gh. Moiazeu, Il cattolicesimo in Moldavia fino alla fine del sec. XIV, Bucarest 1942, introd.

Mariano Baffi
AURAN (ebr. Haurān). - Regione settentrionale della Transgiordania, di origine vulcanica, compresa tra Damasco a nord, il Giordano ed il lago di Genesaret a ovest, l'affluente Jarmuk a sud e il deserto di Siria ad est. Il nome si conserva oggi nel G̛̣obel Haurān («Sedmon» della Bibbia, Ps. 67 [68], 15). L'A. corrisponde quasi alla regione chiamata più spesso nella S. Scrittura Basan (v.). In Ez. 47, 16, 18, è ricordato come confine nord-orientale della nuova e simbolica Terra promessa.

Più volte devastato dagli Assiri, passò poi successivamente sotto il dominio seleucida, nabateo e romano. Sotto i Romani (sec. I a. C.) fu suddiviso in quattro parti: la Gaulamitide a ovest, la Batanea al centro, la Traconitide a nordest e l'Aurantide (racchiudente il G̛̣obel Haveršn) a sud-est. Nel 23 a. C. Erode ottenne da Roma l'Auranitide, la Traconitide e la Batanea; dopo la sua morte questi territori, insieme con la Gaulamitide, passarono a suo figlio Filippo « tetrarca», e nel 53 d. C. la tetrarchia di Filippo fu data a Erode Agrippa II. Nel 106 tutti questi vari territori formarono la provincia romana d'Arabia con Bosra capitale, fino alla conquista musulmana (sec. viI). Frattanto il cristianesimo si era intensamente sviluppato in tutto l'A. Nel periodo ellenistico romano le principali città, come Bosra (v.), Canatha (oggi Qanawāt), Soada (oggi Sueida), furono ornate di bei monumenti, i cui avanzi destano ancor oggi ammirazione: vie lastricate, archi trionfali, terme, ninfei, testri, templi pagani, e più tardi basiliche cristiane bizantine e monasteri.

Biel.: G. Felten, Storia dei tempi del N. T. (trad. L. E. Bongioanni), I, Torino 1913, pp. 98-103; Palestine-Syrie (Les Guides Ideals, Parigi 1932, p. 344 sg.

AUREA, santa, martire. - L'epoca del suo martirio in Ostia è incerta. La Passio di A., in greco Chrysé, e le altre Passiones, ove compare, sono prive di valore. Il Martirologio geronimiano la ricorda al 20 maggio e al 22 ag.; il Martirologio romano al 24 ag.; i Sinassari greci al 30 genn. A Ostia c'era una basilica dedicata ad A., che i papi Sergio I (687-701), Leone

III (795-816) e Leone IV (847-55) restaurarono. E tuttora titolare della cattedrale di Ostia.

Biel.: Martyr. Hieronymianum, pp. 264, 427; Martyr. Romanum, p. 327; Acta SS. Augusti, IV, Anversa 1737, pp. 721-63; Lanzoni, pp. 99-101. A. Pietro Frutas

AURELI (AURELI), Cesare. - Scultore, n. e m. a Roma (1844-1923). Le sue opere più significative sono la statua del card. Massaia (1893) nella chiesa dei Francescani al Tuscolo, presso Frassati; a Roma, il s. Tommaso - scolpito per il Giubileo di Leone XIII - destinato alla biblioteca Vaticana; il gruppo s. Giovanni Battista de la Salle (1903) in S. Pietro; il gruppo Galileo e Milton (1912) che l'A. donò all'Università di Roma; il modello del monumento di s. Alfonso Maria de' Liguori (innalzato nel 1923 in S. Agata dei Goti); la statua di s. Cecilia nella chiesa omonima.

Dei suoi scritti sull'arte, i più interessanti sono: Il soprannaturale, supremo ispiratore delle arti belle (da Gli studi in Italia, 7 [1884], pp. 1-54); Arte popolare o di genere (dal Giornale arcadico, 6² serie, 2 [1907], pp. 337-53); Il tipo di Gesù Cristo nell'arte sacra (Roma 1907); Dello scopo supremo delle Arti Belle (ivi 1878) e Sul realismo nelle arti belle (da Gli Studi d'Italia, I [1878], pp. 1-21), in cui l'A. espone la sua teoria artistica che tra il classicismo accademico e le correnti mistico-idealistiche propone quale fine dell'artista la «ricerca del bello nel vero».

Biel.: Notizie biografiche in A. De Gubernatis, Diz. degli artisti italiani viventi, Firenze 1906, pp. 21-22; Anon., s. v. in Thieme-Becker, II, p. 224. Su alcune opere particolari, v. notizie in Archivio Stor. dell'Arte, 4 (1891), p. 218, e Natura e arte, 13 (1903-1904, n), p. 351.

AURELI, IPOGEO degli. - Scoperto a Roma nel 1919 presso il Viale Manzoni, questo complesso sepolcrale si compone di quattro vani costruiti a quote diverse e costituiti da un atrio e tre camere con posteriore sviluppo di gallerie sepolcrali. E prezioso anzitutto per le sue pitture, la cui età risale probabilmente ai primi decenni del sec. III ed il cui contenuto presenta una commistione di soggetti prettamente cristiani con elementi affatto estranei al consueto repertorio cristiano.

La prima camera, a fior di terra, ha conservato sulla parete di fondo una doppia composizione che si riferisce alla creazione ed alla caduta dei Protoparenti, mentre sulle pareti laterali appaiono quattro figure di dottori ricollegate tra di loro da sfondi architettonici. Nell'atrio, tra altre, è notevole una figura maschile che addita una croce apparsa in alto. Nella seconda camera, sottostante alla prima, la composizione centrale della volta (donna velata tra due vecchi, uno dei quali tiene una virga taumaturga sopra la testa della donna) il tutto compreso in una luce rossiccia, le numerose

## Page 256

![img-3.jpeg](img-3.jpeg)

Aureli, ipogeo degli - Affresco con la presunta figura di s. Pietro (sec. III) - Roma.
figure isolate di uomini che tengono nelle mani il rotolo e la verga, nonché una figura di donna ignuda che tiene un velo aperto con le due mani, fanno intravedere credenze non ortodosse, con le quali avrà qualche rapporto il numero di dodici che si nota nei gruppi misti di uomini e donne figurati nel fondo degli arcosoli. Il cubicolo, invece, è caratteristico per la frequente ripetizione della figura del Buon Pa store e per la presenza, sulle pareti, di alte figure di uomini nei quali sembra doversi riconoscere il gruppo degli Apostoli. Vi si vedono, inoltre, il discorso sulla montagna, una scena di banchetto con dodici convitati, una probabile evocazione della Città celeste e, infine, due composizioni tuttora molto discusse. La prima figura l'arrivo di un cavaliere accolto alle porte della città da un fitto gruppo di cittadini; l'altra, su di uno sfondo che raffigura una campagna, presenta tre uomini nudi dinanzi a una capanna e la conversazione di una donna con un uomo seduto per terra; tra i due gruppi, un telaio. Nel pavimento di questa camera si trova l'epigrafe musiva posta da un Aurelio Felicissimo ai suoi fratelli e conliberti Aurelio, Onesimo, Aurelio Papirio e Aurelia Prima Vergine.

Tra le numerose sette sincretistiche o eretiche, riesce tuttora difficile stabilire quale fosse la proprietaria di questo ipogeo.

Bibl.: G. Bendinelli, Il monumento sepolcrale degli A. al viale Mansoni in Roma, (Monumenti pubblicati per cura della Accademia Nazionale dei Lincei, 28), Roma 1922; G. Wilpert, Le pitture dell'ipogeo di Aurelio Felicissimo previo il viale Mansoni in Roma, in Memorie della Pont. Accad. Romana di Archeologia, 2² sorie, I (1924), pp. 1-43, tavv. I-XXIV; C. Cecchelli, Monumenti cristiario-eretici di Roma, Roma 1944.

Luciano da Bracco
AURELIANO di Arles. - Resse la sede episcopale di questa città negli anni 546-55. Per i due monasteri fondati dal re franco Childeberto ad Arles, uno per uomini e un altro per donne, A. dettò due regole :

Ad monachos e Ad virgines, che sono un rifacimento ampliato delle regole di s. Cesario.

Notevoli sono alcune prescrizioni : cra proibito mandare o ricevere lettere senza il permesso dell'abate (art. 6); nessuno poteva custodire presso il letto cibo o bevanda, ma tutto doveva essere depositato nel cellalo comune (art. 7); erano ammessi come religiosi soltanto uomini liberi (art. 18); era raccomandato il lavoro manuale, che doveva andare unito con la preghiera (art. 24); tutti dovevano imparare a leggere (art. 32); salvo rare eccezioni, solo l'abate poteva essere ordinato sacerdote (art. 6); i monaci crano vegetariani: la carne veniva tollerata solo in casa di malattia (art. 51) ed era proibito prendere cibo o bevanda fuor di mensa (art. 52).

Ci rimane pure una lettera al re Teudeberto, scritta in conformità dell'uso della Cancelleria romana, in prosa ritmica.
A. è venerato come santo, e la sua festa ricorre il 16 giugno.

Bibl.: Le due regole sono riprodotte in PL 68, 283-296: l'episodio fu edita criticamente dal Gundlach, MGH, Epistolac. III, pp. 124-26. Francesco di Capua

AURELIANO (Lucius Domitius Aurelianus), IMperatore romano. - N. in Pannonia, fu soldato e comandante valoroso; salì al trono nel 270 , in un periodo assai triste per l'impero. Per difendere Roma fece costruire la grandiosa cinta di mura che in gran parte ancora esiste. Delle sue imprese di guerra va ricordata soprattutto la vittoria contro Zenobia (272), usurpatrice della Siria, Palestina, Egitto e parte dell'Asia Minore, che aveva la capitale a Palmira. Favori l'evoluzione dello Stato verso l'assolutismo, restaurò le finanze e fu generoso col popolo. Volle introdurre il culto del Sole come divinità protettrice dell'impero e come religione comune anche a seguaci di culti diversi; sperò di attirare in questa credenza anche i cristiani e, vedendo l'inutilità dei suoi sforzi, si indusse a perseguitarli; ma le notizie sui martiri di questo tempo sono scarse e poco sicure. Molto nota è la sentenza da lui emanata nella causa contro Paolo di Samosata, vescovo di Antiochia, che, deposto da un concilio di vescovi, tenuto nella stessa città nel 269 , non voleva abbandonare la casa episcopale; l'imperatore decise che questa appartenesse a colui che era in relazione "epistolare con i vescovi d'Italia e della città dei Romani" (Eusebio, Hist. eccl., VII, 30, 19), mostrando di conoscere l'organizzazione ecclesiastica cristiana. Morì alla fine dell'ag. del 275 , ucciso per vendetta privata mentre marciava contro i Persiani.

Bibl.: Flav. Vopinco, Vita Aureliani, in Hist. Aug.: F. Fuchs. s. v. in E. de Ruggiero, Dizionario epigrafico, I, pp. 930-46; L. Homo, Essai sur le règne de l'empereur Aurelien, Parigi 1004: F. Cumont, La théologie solaire du paganisme romain, in Memoires de l'Acad. des Inscripl., ivi 1913. - Su Paolo di Samosata, cf. G. Bardy, Pont de Samosate. Etude historique, Lovanio 1929; P. Ciprotti, Ingerenza di Imperatori pagani nella vita interna della Chiesa? estratto dall'Arch. di dir. eccl., 2 (1943), pp. 4-13. - Per la descrizione delle mura di Roma, cf. G. Lugli, I monumenti antichi di Roma e suburbio, II, Roma 1934, pp. 139-261. Paolo Brezzi

AURELIANO di Reomé. - Monaco francese vissuto nel sec. IX. Il suo trattato De musicae disciplina scritto verso l'830, del quale si conservano due manoscritti, uno nell'abbazia di S. Amando e l'altro nella Biblioteca Laurenziana di Firenze, riassume, a suo modo, la dottrina di s. Agostino, di Marciano Capella fino a s. Beda, e vuole essere come un riassunto di ciò che deve sapere il musicista per distinguersi dal semplice cantore. Tra le spiegazioni, un po' confuse, dei neumi, stabilisce la famosa regola per la «tristrofa»: "trinum ad instar manus verberantis facias celerem ictum" (cap. XIX). Quando parla della trasposizione dei modi, e di alcune formole per i salmi,

## Page 257

non si è potuto chiaramente precisare se le attribuisse a modalità fissa o no. E interessante, però, come studio per la classifica dei modi attribuita a diverse antifone, ed è un testimonio di come si dovrebbe studiare questa parte della modalità antica, prima della metodizzazione del medioevo.

Bisc.: C. E. H. de Coussemaker, Histoire de l'harmonie au mayen-deo, Parigi 1822; P. Aubry, La musicolocie médiévale, histoire et méthodes, Parigi 1900; H. Riemann, Handbuch des Musikgeschickes, I, Lipna 1902, p. 26 sg. Greqoria M. Suhol

AURELIO, santo. - Vescovo di Cartagine e primate della Chiesa africana dal 392 al 429 ca. Ancora disceno mostrò grande carità verso i poveri e zelo per la purezza del culto, come ci riferisce s. Agostino, che gli fu intimo amico (De Civitate Dei, XXII, 8; Epist. 22, 4: PL 33, 92). Più che uomo di pensiero, fu pastore zelante, uomo di azione ferma e prudente. S. Agostino ci fa ancora sapere che A. fu il primo a far cessare a Cartagine le scandalose manifestazioni di gioia popolare che erano in uso nelle feste dei martiri (Sermo 111, 5 : PL 38, 1415). Fu durante il suo episcopato che venne distrutto il tempio della dea Celeste (421), il cui antico culto era tanto caro al popolo cartaginese. Volle che anche i preti predicassero nella chiesa episcopale, pure in sua presenza; della qual cosa, allora quasi nuova, s. Agostino lo lodò (Epist. 41, 1: PL 33, 158) e lo difese pure contro un certo Ilaro, che rimprimerava A. per aver introdotto l'umanza di cantare salmi durante la Messa (Retractationes, II, II : PL 32, 634). Fu dietro richiesta di A. che s. Agostino compose l'opera De opere monachorum, contro l'ozio di certi monaci (Retract., II, 21 : PL 32, 638 sgg.).

Lungo i quasi quarant'anni del suo episcopato tenne più di venti sinodi. Il primo a Ippona, nel 393, nel quale furono prese importanti misure disciplinari (Mansi, III, 894; Hefele-Leclereq, II, pp. 84-90); gli altri quasi sempre a Cartagine. Tra questi sono da ricordare quello del giugno 411 , in cui fu organizzato un pubblico contradditorio tra i vescovi cattolici ed i donatiati, sostenuto nella prima seduta da A. (le sue battute sono riportate in PL 11, 1231-37, 1257-1353) e nelle seguenti da s. Agostino e Passidio; e quello di Cartagine del 418 contro Pelagio e Celestio.

Dagli atti di questi sinodi e da altre testimonianze si deduce che A. godeva grandissima venerazione e stima da parte dei vescovi africani, che lo chiamavano "sanctus senex", "sanctus papa Aurelius"; eguale stima gli dimostrarono papa Innocenzo I (PL 20, 517) e s. Giovanni Crisostomo (PG 52, 700). Ci rimangono di lui : una lettera ad omnes episcopos per Bycacenam et Araugitanam preminciam constitutos, per trasmettere loro una costituzione imperiale contro l'errore pelagiano (PL 20, 1009 sgg.), e le brevi allocuzioni tenute nei vari sinodi (Mansi, III, coll. 699-845). Il calendario di Cartagine del principio del sec. vi ne ricorda la deposizione al 20 luglio, donde passò nel Martir. geronimiano.

Bisc.: Martyr. Hieronymianum, pp. 387, 389; Acta SS. Octobris, XI. Stratofles 1864, pp. 852-60; A. Audollent, s. v. in DHG, V, coll. 726-38, con bibliografia recente; G. de Plinval, in Storia della Chiesa, dir. da A. Pliche e V. Martin, trad. it. A. P. Prataz, IV, Torino 1941, p. 94 sgg. Gaetano Corti

AUREOLA: v. nimbo.
AUREOLI (Auriole, Oriole, ecc.), Pietro. - Filosofo e teologo francescano, n. nella diocesi di Cahors ca. il 1280 (?), m. ad Avignone o Aix il 10 (?) genn. 1322.

Nulla è noto circa i primi anni della vita dell'A.; sconosciuta la data e il luogo della sua nascita, come pure l'epoca del suo ingresso nell'Ordine francescano. Nell'anno

1304, come egli afferma in uno dei suoi scritti posteriori, studiava a Parigi, probabilmente come discepolo di Duns Scoto. Nel 1311 emerge per la prima volta come autore, con un Tractatus de paupertate et de usu paupere rerum Iedito in Firmamenta trium ordinum beatissimi Patris nostri Francisci, Parigi 1311). Nel 1312 è lector nello Studium generale dei Francescani a Bologna; qui elabora la sua prima opera filosofica, il Tractatus de tribus principila (inedito). Nel 1314 insegna a Tolosa e vi compone un Tractatus de conceptione B. Mariae Virginis (10 ed. Magonza 1490, ed. critica v. bibl.), che doveva occupare un posto importante nella storia della teologia: in essa si difende per la prima volta ex professo la tesi che Maria dal primo momento fu immune dal peccato originale. A Tolosa A. è attivo anche come predicatore: una predica sull'Immacolata, tenuta l'8 dic. 1314, dà origine a una vivace discussione ed è occasione di un secondo scritto su questo tema: Repercussorium editum contra adversarium innocentiae Mo tris Dei (edito insieme con il Tractatus), nel quale gli argomenti del trattato vengono ripresi e ulteriormente sviluppati. Nel capitolo generale dell'anno 1316 l'A. viene destinato per Parigi come baccalarins tententiarius. Nell'autunno 1316 incominciò le sue lezioni sulle Sentenze di Pietro Lombardo, che durarono per due anni. Probabilmente commentò i quattro libri nell'ordine seguente: I, IV, II, III, come facevano anche altri a quel tempo. Il terzo libro restò incompiut