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stinato per Parigi come baccalarins tententiarius. Nell'autunno 1316 incominciò le sue lezioni sulle Sentenze di Pietro Lombardo, che durarono per due anni. Probabilmente commentò i quattro libri nell'ordine seguente: I, IV, II, III, come facevano anche altri a quel tempo. Il terzo libro restò incompiuto perché l'A. già nell'estate 1318 , in seguito a personale intervento di Giovanni XXII divenne magister theologiae. La tradizione letteraria del suo commentario sulle Sentenze presenta vari enigmi e diede luogo a molte discussioni. Esso è conservato in due e tre differenti redazioni: 1) una reportatio, cioè appunti presi da un discepolo, dell'insegnamento parigino, comprendente tutti quattro i libri (l. I solo manoscritto, Il. II-IV editi nel II vol. del Commentario sulle Sentenze, v. bibl.); 2) una reportatio del terzo libro, che risale forse a lezioni tenute dall'A. a Bologna o a Tolosa (manoscritti, una piccola parte edita nell'edizione citata); 3) una redazione molto ampia del 1. I (una cosiddetta ordinatio) elaborata e pubblicata dall'autore stesso e dedicata a Giovanni XXII (ed. cit., vol. I). Per lungo tempo si suppose che questa ordinatio fosse la redazione ultima e definitiva, compilata dopo le lezioni di Parigi, e presumibilmente negli anni 1318 1319. Ma recentemente fu dimostrato che i rapporti sono inversi: il grande commentario sul 1. I delle Sentenze era già finito quando l'A. cominciò l'insegnamento a Parigi, e fu dedicato al Papa probabilmente nell'occasione della sua escesa al trono (sg. 1316). Forse risale al medesimo corso di lezioni di cui abbiamo il terzo libro in una reportatio. Dagli anni di magistero parigino dell'A. proviene il suo Compendium omous Iuteralis totius divinae Scripturae che trovò grande diffusione e fu in seguito spesso stampato (per la prima volta in Strasburgo ca. 1475; ed. critica v. bibl.) e un Quodlibet con 16 questioni (non 16 Quodlibeta, come spesso si legge; edito insieme con il Commentario sulle Sentenze). Il suo insegnamento come magister durò solo per due anni; già verso la fine del 1320 fu nominato provinciale della provincia di Aquitania, e nel febbr. 1321 arcivescovo di Aix. Giovanni XXII stesso gli conferì l'ordinazione vescovile. Anche quest'attività ebbe solo breve durata. L'A. morì nel genn. del 1322 in fama di santità, probabilmente durante un soggiorno alla Curia papale. Cardinale, come vorrebbe una secolare tradizione, non fu mai.

La sua posizione dottrinale è difficile da precisare e finora fu studiata solo parzialmente. L'A. non s'eschierato con nessuna scuola e in tutte le questioni andò per vie proprie: polemizzò contro tutti e fu perciò anche da tutti aggredito. "Quia manus eius contra omnes... manus omnium contra eum» dice di lui s. Antonino nella sua cronaca. Nella storia del pensiero del sec. xiv la sua posizione è fra Durando di S. Porciano e Guglielmo Ockham; infatti, i contemporanei hanno ritenuto l'A. un continuatore delle idee di Durando, e la posterità un precursore di Ockham. In complesso la sua filosofia è caratterizzata da lineamenti scettici ed empiristici. Di essa fino ad oggi sono

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abbastanza noti solo singoli capitoli, specialmente la sua teoria sugli universali e le sue teorie gnoseologiche e psicologiche. L'A. ha sostenuto un concettualismo, che attribuisce al concetto universale una certa realtà psichica, ma non gli fa corrispondere nulla fuori dell'intelletto. E una dottrina che influì fortemente sulla genesi del nominalismo di Ockham, pur senza essere essa stessa nominalistica. Recenti studi hanno illustrato anche singoli punti della logica, dell'ontologia e della metafisica di A. (teoria delle "propositiones neutrae», che non sono né vere né false, e sua applicazione al problema della prescienza divina dei futuri contingenti; i problemi della «intensio et remissio formarum», dell'infinito, della pluralità delle forme, del moto, ecc.). Le soluzioni che l'A. dà sono sempre originali e nuove, le teorie tradizionali vengono da lui generalmente rigettate, talvolta nonsenza ironia. Così, dichiara, ad es., a riguardo
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(da: G. Braun, iter christliche ditar, Monaco 1001) AURIOL - Lato anteriore dell'altare di A. (secc. v-vi) - Marsiglia, Museo.
na : è ricchissima di aneddoti, di cui sono quasi sempre citate le fonti con molta diligenza. Altra opera egregia è Stunzer dell'anima nelle piaghe di Gesù, Napoli 1651-57, in due parti, trattatello pratico di vita cristiana, cui segue una lunga serie di meditazioni ingemmate di testi di ss. Padri e Dottori; fu tradotto in spagnolo e tedesco, e spesso ristampato, ancora nel ' 700 e nell'Soo. Lasciò inoltre opuscoli sulla Vergine e s. Anna.

Bibl.: Sommervogel, I, coll. 662-66; VIII, col. 1710.
Ambrogio Fioechi
AURIFABER (Goldsmid), Aegiditis. - Scrittore ascetico della certosa di Würzburg (Germania), m. il 20 febbr. 1466 come vicario della certosa di Zierikzee (isola di Schouwen, Olanda). Compose : Laus cartusiana (sulla vi-
la contemplativa) e Sermones per le domeniche e le feste. E celebre per l'opera Speculum exemplorum ex diversis libris in unum laboriose collectum, che fu il libro dei miracoli più divulgato del medioevo (cf. La Civiltà Cattolica [1905, III], p. 672): dal 1481 al 1747 ebbe 31 edizioni e 5 traduzioni, fra cui una in italiano: Specchio universale di esempi, tradotto da F. Astolfi (Venezia 1613). Il p. Giovanni Major, gesuita, diede un'edizione migliorata e accresciuta dello Speculum (Douai 1603), largamente diffussai.

Bibl.: L. Levasseur, Ephemerides Ord. Cart., I, Montreuil 1890, p. 209; S. Autore, Scriptores s. Ordinis Cart., ms., I, pp. 8-12 (Archivio della Grande Chartreuse); U. Chevalier, Répertoire des sources historiques du moyen-âge, Biobiölographie, Parigi 1877-86, col. 907.

Gabriele Costa
AURIFEX BUONFIGLI, Nicola. - Carmelitano italiano, n. verso il 1529 a Siena, dove vestì l'abito carmelitano e si laurcò in teologia; m. a Siena nel 1601. Nel 1565 venne annovecato fra i teologi dell'Università di Firenze, di cui fu decano nel 1578. Ebbe in seguito la carica di priore del convento di Siena, di reggente gli studi del collegio di Parigi, di Padova (1573) e di Venezia ( 1580 ), nonché di provinciale della Toscana (1581).

Opere: Examen ordinandorum (Venezia 1567); Novum examen ordinandorum (Firenze 1586); Speculum Missae; Trastatus de antiquitate et coerenonis Missae (Venezia 1572); Trattato della Passione del Signore (ivi 1567); Sommario delle indulgenze... (Firenze 1592); Summa aurifica (Venezia 1603).

Bibl.: Mazzuchelli, II, iv, pp. 2584-86; Hurter, III, col. 613; C. de Villiers, Bibl. Carm., II, Orléans 1752, pp. 476-78; P. Anastase de s. Paul, Nicolas A. B., in DThC, XI, coll. 560-61.

Ambrogio di Santa Teresa
AURIOL. - Cittadina francese nel dipartimento delle Bouches-du-Rhône, celebre per due altari paleocristiani di forma singolare, distrutti con la loro chiesa dalla Rivoluzione nel 1792, ma ricostruiti con precisione dai loro frammenti.

Il primo (ora a Marsiglia nel Museo Borély) è una tavola di marmo di cm . 102 times 57 times 10 con incavo nella faccia superiore di ca. 4 cm ., e scolpito nei tagli laterali a tralci di vite, in quello anteriore con dodici colombe (gli Apostoli) che si dirigono verso il Cristo rappresentato dal suo monogramma (v. monogramma costantiniano). Il secondo (ora totalmente distrutto da ignoranti muratori) era un parallelepipedo formato da quattro blocchi calcarei quadrati sovrap-

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posti; l'ultimo che serviva da mensa aveva la faccia superiore leggermente incavata e nel suo centro un pozzetto per reliquie; nel taglio anteriore della medesima il monogramma cristologico dentro a un cerchio o corona con le solite lettere A Ω e da ambe le parti fiori stilizzati.

Questi due altori devono appartenere al sec. v-vi.
Bibl.: G. Rohault de Fleury, La Messe. Etudes archéologiques, I. Parigi 1885, p. 125, tavv. 47 e 51 ; H. Leclercq, s. v. in DALL, I, coll. 3151-55; J. Braun, Der christliche Altar, I, Monaco 1924, pp. 264 e 286, tav. 41.

Antonio Ferrus
AURIOL, Pierre d' : v. AUREOII.
AURISPA, Giovanni. - Umanista, n. forse a Noto, in Sicilia, probabilmente nel 1369, m. in Ferrara nel 1459. Studiò a Napoli, dov'era al tempo di Ladislao di Angiò Durazzo, la prima decade del Quattrocento. Subito dopo compì viaggi in Oriente. Di ritorno in Italia, tenne scuola a Savona sino al 1419. Quindi fu alla corte del nuovo papa Martino V, che lasciò per compiere una missione a Costantinopoli per Giar. Francesco Gonzaga. Andò poi lettore a Bologna (1424) e passò di là a Firenze (1425). Ma l'infuriare della guerra lo trasse presto (1427) a Ferrara, in più sicuro porto: istitutore del figlio del marchese estense, ebbe da questo missioni a Roma (1433) e al Concilio di Basilea (1433). Da allora alla chiusura del Concilio a Firenze nel 1443, pur restando legato agli Estensi, fu segretario della Curia pontificia. Gli ultimi anni della vita furono spesi operosamente al servizio della Curia e dei marchesi, alla cui corte doveva morire.

Non grande come maestro, contemporaneo a Vittorino e a Guarino Veronese, mediocre come poeta, discreto traduttore dal greco, tuttavia fu un attivissimo e fortunato ricercatore di codici. In Germania scoperse i Panegirici e il Commento a Terenzio del grammatico Donato, e dai viaggi in Oriente riportò preziosi codici greci (tra cui l'Antologia Palatina) i due volumi dell' Iliade, deposti poi alla Marciana; Eschilo, Sofocle e Apollonio Rodio, poi alla Laurenziana; gl'Inni Omerici; i Moralia di Plutarco; Platone, Pindaro, Empedocle).

Bibl.: G. A. Cesaron, Un bibliofilo del Quattrocento, in Natura ed arte, I (1892), pp. 958-64; A. Voigt, Die Wiederbelebung d. klassischen Alterthums, Berlino 1893; R. Sabbadini, Carteggio di G. A., Roma 1931.

Pior Fausto Palumbo
AUROGALLUS (Goldhamn), Matthaeus. - Filologo luterano, n. verso il 1490 a Komotau (Boemia); venuto a Wittenberg (1519), vi divenne (1521) professore di ebraico, su raccomandazione di Lutero e di Melantone; rettore dell'Università nel 1542, m. il 10 nov. 1543.

Dal 1520 aiuto Lutero, che lo nomina spesso nelle sue lettere, nella traduzione del Vecchio Testamento, rivedendo ed emendando. Dal 1539 al 1541 fu assiduo al "sinedrio di uomini ottimi" (J. Mathesius) che con Lutero correggevano la sua Bibbia, accanto a Melantone, Bugenhagen, Jonas, Crentzinger, Ziegler, Forstemius. Pubblicò: Grammatica hebraeae chaldaeanque linguae, Wittenberg 1523 ;Liber de hebraeis urbium, regionum, populorum, fluminum, montium et aliorum locorum nominibus ex V. T. collectis, ivi 1526. Delle due opere curò una "editio suctior", Basilea 1539.

Bibl.: L. Guilloreau, s. v. in DB, I, coll. 376, 1284 sgs.; F. Schüblein, s. v. in LThK, I, col. 841; H. Grisar, Lutero cred. n.1. Torino 1933, p. 397.

Antonino Romeo
AURORA. - Giornale quotidiano pubblicato a Roma dal 1^{°} genn. 1880 all' 1 I luglio '81. Venne fondato sotto gli auspici di Leone XIII, a opera principalmente dell'olivetano mons. Placido M. Schiaffino; e diretto, fino al 31 genn. '8r, dallo storico mons. Pietro Balan (v.). Il giornale, che nel sottotitolo portava la qualifica di "politico, religioso, letterario", non fu
organo né ufficiale né ufficioso della S. Sede. Si riteneva ispirato ai principi " conciliatoristi", e sostenne accese polemiche con giornali intransigenti, in particolare con l'Osservatore cattolico di Milano. La sua improvvisa fine fu attribuita a una nota apparsa nelle sue colonne intorno ad alcune promozioni ecclesiastiche, la quale sarebbe spiaciuta a Leone XIII. Il giornale, che era di grandissimo formato ( 64 times 47 mathrm{~cm}.), si valse frequentemente di egregi collaboratori.

Bibl.: S. M. Vismara, Il card. Schiaffino nel XXV anniversario della morte, in Riv. stor. bened., 9 (1914), pp. 218-21 (con la riproduzione di una pagina del numero iniziale). Nello Vian

AURORA, ISOLE: v. NUOVE EBNIDI ISOLE.
"AURORA CAELUM PURPURAT". - Inno del Breviario per le Lodi del tempo pasquale, contenuto in manoscritti del sec. IX. Dalle strofe che si sciolgono agili e festose erompe tutta la gioia della novella aurora, quella cioè della Resurrezione di Cristo. La morte è stata vinta, e le parole di Paolo: "Ubi est mors victoria tua !" animano l'ispirazione del poeta. La notte del peccato è passata, il tempo della penitenza è ormai terminato, e come l'aurora annunzia il giorno, così Cristo risuscitato e vincitore della morte è principio di vita nuova. Non più lacrime, non più cenere e cilizio, ma esultanza e gioia. Pochi inni meglio del presente sono intonati al mistero che celebrano.

Bibl.: G. G. Belli, Inni del Breviario romano tradotti, Roma 1856, pp. 162-63; L. Venturi, Gli inni della Chiesa, tradotti e commentati, 3² ed., Firenze 1880, p. 250; S. G. Pimont, Les hymnes du Bréviaire romain, Parigi 1884, pp. 101-105; U. Chevalier, Repertorium hymnalogicum, Lovanio 1889-97, nn. 16221644; C. Albin, La poésie du Bréviaire, I, Lione s. a., p. 182; G. Bossi, Gli inni del Breviario romano, versione ritmica, Roma 1919, p. 23; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 118 .

Silverio Mattei
"AURORA IAM SPARGIT POLUM ". - Inno per le Lodi del sabato, contenuto in manoscritti del sec. IX. Come la luce del giorno nascente fuga le tenebre della notte, così la grazia divina scaccia dall'anima il peccato. Questo pensiero domina l'ispirazione del poeta in un inno che deve contarsi precisamente al nascere del nuovo giorno.

Bibl.: G. G. Belli, Inni del Breviario romano tradotti, Roma 1856, pp. 66-67; L. Venturi, Gli inni della Chiesa, tradotti e commentati, 3² ed., Firenze 1880, pp. 80-83; S. G. Pimont, Le hymnes du Bréviaire romain, Parigi 1884, pp. 281-87; C. Albin, La poésie du Bréviaire, I, Lione s. a., pp. 69-71; G. Bossi, Gli inni del Breviario romano, versione ritmica, Roma 1919, p. 69; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 79.

Silverio Mattei
"AURORA SOLI PRAEVIA ". - Inno delle Lodi nella festa dell'apparizione della Madonna di Lourdes, composto nel 1890 , anno dell'approvazione dell'Ufficio (S. R. Cong., Decreta 1890 , fol. 23² ).

L'inizio si snoda in un dolce movimento di gioia, quella gioia che dà il sorgere dell'aurora, quando dalle labbra dei cristiani sale al cielo la prece mattutina. In tono elegante son brevemente rievocate immagini del Vecchio Testamento raffiguranti la Vergine, quali l'arca dell'alleanza, il vello di Gedeone, o a lei riferentisi come il drago cui schiaccia la testa.

Bibl.: C. Albin, La poésie du Bréviaire, I, Lione s. a., pp. 110-12; G. Bossi, Gli inni del Breviario romano, versione ritmica, Roma 1919, p. 121; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 166.

- AUSCULTA FILI». - Bolla che il papa Bonifacio VIII indirizzò il 5 dic. 1301 a Filippo il Bello, re di Francia. S'inizia con le stesse parole della regola di s. Benedetto. In essa il Papa rimprovera fermamente il re che, calpestando i diritti della Chiesa, opprimese il clero esercitando una vera tirannia; lo cita a Roma per giustificarsi dinanzi al Sinodo che si sarebbe dovuto celebrare il 10 nov. 1302. L'originale

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(prop. A. P. Prates) Ausiliatori, santi - Interno del santuario dei 14 ss. Ausiliatori (1743-71) - Disegno di B. Neumann. Vierzehnheiligen (Würzburg).
della bolla fu bruciato in Francia il ro febbr. 1302, dopo la lettura di essa. Fu sostituita dalla falsificazione "Deum time", redatta dal guardasigilli Pierre Flotte e divulgata insieme con la pretesa e grossolana risposta del re "Sciat tua maxima fatuitas in temporalibus nos alieni non inbesse etc." per istigare il popolo contro il Papa. La lite intorno a questa bolla è soltanto un episodio della tragica lotta fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello.

Bibl.: Les registres de Boniface VIII, ed. G. Digard, Parigi 1884-1921, III, coll. 328-35, n. 4424: Potthast. 25, 997; HefeleLeclercq, VI, p. 398 sgg.; R. Holtzmann, A. f., in Deutsche Zeitschrift für Geschichtswissenschaft, suova serie, 5 (1897-98), pp. 16-38; K. Bihlmeyer, A. f., in LThK, I, col. 842; J. Revière, s. v. in DHG, V, col. 767 sg. Lucchesio Spätling AUSILIARE: v. COADUTORE.
AUSILIATORI, santi. - Con questo nome vengono designati un gruppo di 14 santi alla cui intercessione il popolo cristiano suole fare ricorso in momenti difficili: Acacio ( 8 maggio), Egidio ( 1^{°} sett.), Barbara (4 dic.), Biagio (3 febbr.), Cristoforo (25 luglio), Ciriaco (8 ag.), Dionigi (9 ott.), Erasmo (2 giugno), Eustachio ( 20 sett.), Giorgio (23 apr.), Caterina ( 25 nov.), Margherita ( 13 luglio), Pantaleone (27 luglio), Vito ( 15 giugno). In alcune regioni si hanno delle modifiche per alcuni santi: ad es., al posto di Dionigi ed Erasmo ricorrono Nicola e Leonardo; invece di s. Pantaleone, s. Rocco. Nelle regioni d'Italia si trova spesso aggiunto il nome di un 15^{°} intercessore: s. Magno, vescovo di Oderzo.

Culla di questa devozione sembra sia stata la Germania, donde si diffuse poi in altre parti d'Europa. La si trova infatti in diocesi della Germania sett. (Hildesheim, Breslavia, Ermland), come anche in Alsazia e Lorena, Lussemburgo, Boemia; ma soprattutto nella Svizzera, Tirolo, Austria e Baviera, dove sorsero numerose chiese ed altari dedicati agli A. Diffusa pure in alcune regioni d'Italia (Sicilia, prov. di Brescia, Ca-
tanzaro). Il tempo in cui sorse questa devozione non si può precisare; il primo documento che ne fa menzione è una lettera del vescovo di Passavia del 1284. Ma fu solo nel sec. xiv che prese un grande sviluppo. Il motivo, secondo II. Weber, deve attribuirsi alle epidemie che in quel periodo afflissero l'Europa specialmente negli anni 1346-49. Annerimento della lingua, essiccamento delle laringi, emicranie acute accompagnate da febbre, comparsa di bubboni al basso ventre, perdita della conoscenza e morte seguita spesso nello spazio di alcune ore, erano i sintomi caratteristici di questi mali. Nella desolazione generale che ne seguiva il popolo prese a fare appello all'intercessione degli A. che da tempi più remoti erano invocati : Cristoforo ed Egidio contro la peste, Dionigi nelle emicranie, Biagio nei mali di gola, Caterina nelle malattie della lingua, Erasmo nei dolori di stomaco, Barbara nelle febbri, Ciriaco negli assalti del demonio, specialmente in punto di morte, Acacio nelle angasce dell'agonia, Eustachio nelle situazioni difficili.

Conferma la tesi il fatto che agli A. furono soprattutto dedicati ospedali e cappelle annesse. Tra i santuari più celebri bisogna ricordare quello di Vierzehnheiligen (Würzburg), costruito nel 1448, rifatto nel 1743-71 su disegno di B. Neumann e decorato con affreschi di A. Appiani. Oggetto in seguito di restauri importanti, questo monumentale santuario è ancor oggi, dopo Altötting, la mèta più popolare dei pellegrinaggi della Germania meridionale.

Nella liturgia il culto di questi Santi ha lasciato le sue tracce con una Messa propria reperibile in messali antichi come la Missa de XV Adiutoribus pro quacunque necessitate dicenda (1466) nel cod. Vat. Palatino 500; altri esempi nei messali di Bamberga (1490), Magonza (1493), Costanza (1504), e Isenheim (1516). Nel 1618 la Congregazione dei Riti l'interdisse, preserviendo la Missa de communi plurinorum martyrum. Più tardi una Messa propria fu concessa da Leone XIII al santuario di Lichtenfels (1889) e alla chiesa dei Francescani di Hammelburg (1890). Anche l'arte fu chiamata ad esprimersi in questa devozione prediletta dal popolo, con sculture in legno, pitture ed affreschi, pale di altari, ecc.

Bibl.: L. Weber, Die Verehrung der Hl. vierzehn Nothelfer, ihre Entstehung und Verbreitung, Kempten 1886; id., in Kirchenlex., IX, Friburgo in Br. 1895, coll. 515-22; A. Ebner, Quellen und Forschungen zur Geschichte des Missale Rommum. Iser Italiens, ivi 1898, p. 461 ; H. Günter, Legendenstudien, Colonia 1906, pp. 111-25; V. Leroynais, Les sacramentaires et missels manuscrits des bibliothlyues publiques de France, III, Parigi 1924, pp. 134, 267; K. Künstle, Demographie der christlichen Kunst, II, Friburgo in Br. 1926, pp. 469-74. Mario Scaduto

## AUSILIATRICI DELLE ANIME PURGANTI.

- Congregazione fondata a Parigi da Madre Maria della Provvidenza (Eugenia Smet) per incoraggiamento del s. Curato di Ars nel 1856. Scopo dell'Istituto è la liberazione delle anime del purgatorio mediante le opere di misericordia spirituali e corporali: assistenza ai malati poveri a domicilio, insegnamento religioso ai fanciulli ed agli adulti, oratori, esercizi spirituali, ecc. Fiorenti sono le missioni in Cina. Approvata nel 1869 , la Congregazione conta oggi 6 province e 61 case in Europa, America, Cina e Giappone, con ca. 1500 religiose.

Bibl.: A. Hamon, Les A. des dmes du purgatoire, 2 voll., Parigi 1905-21; G. Bernoville, Les Auxiliatrices des dmes du purgatoire, ivi s. d. (Les Grands Ordres religieux). Silverio Matto

AUSONIO. - Decimo Magno Ausonio, n. a Bordeaux ca. il 310 , dopo un'accurata formazione letteraria, insegnò in patria per trent'anni, prima grammatica e poi retorica. Ebbe fra i discepoli s. Paolino

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![img-6.jpeg](img-6.jpeg)

STATUA DI AUGUSTO NELLE VESTI DI PONTEFICE MASSIMO
Particolare del volto (sec. 1) - Roma, museo nazionale delle Terme.

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![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(101. Brijisk Conacit)

In alto: VEDUTA DELLA CITTA DI BRISBANE. Queensland.
In bono: VEDUTA DEL PORTO E DEI MAGAZZINI DI SYDNEY HARBOUR.

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di Nola. Fra il 364 e il 368 l'imperatore Valentiniano gli affidò l'educazione del figlio Graziano; fu comes e quuestor sacri palatii, poi, sotto Graziano, prefetto delle Gallic e in seguito dell'Italia, Illiria e Africá, insieme col figlio Esperio, ed ebbe il consolato nel 379. Ucciso Graziano nel 383, A. ritornò a Bordeaux, dove continuò la sua attività poetica. Morì dopo il 393.

L'opera letteraria di A. consta generalmente di brevi composizioni, nella massima parte in versi, raccolte in gruppi, di cui ricordiamo: un centinaio di Epigrammata, alcuni in greco; 25 Epistulae, tutte in versi salvo una; Ephemeris, che in componimenti di metro vario accompagna un giovane nelle diverse occupazioni della giornata; Porentalia, raccolta di epigrammi sui parenti del poeta; Commemoratio professorum Bureligalexsium, medaglioni di notevole interesse storico; Cento nuptialis, epitalamio cucito insieme tutto con versi ed emistichi virgiliani; Gratiarum actio dicta domino Gratiano Augusto per il consolato, in prosa; Oratio consulis Ausonii versibus rhopalicis (versi che cominciano con un monosillabo e continuano con parole di 2, 3, 4, 5 sillabe). L'opera principale è il poemetto Mosella, in lode del fiume che bagna Treviri, allora residenza imperiale, in cui A. sfoggia abilità descrittiva.
A. è un versificatore esperto dei più sottili artifici formali, ma vuoto d'agni idealità religiosa, morale, politica. Le sue composizioni, quando non sono destinate alla scuola come aiuto mnemonico, sono esercitazioni d'un retore, che non rifugge, particolarmente nel Cento nuptialis, da compiaciute oscenità. A. fu cristiano; si congettura che sia divenuto tale in età avanzata, non risultando che abbia interrotto l'insegnamento sotto Giuliano ( 361-63 ), che allontanò dalla scuola i maestri cristiani. Ma in lui, rara
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(progr. A. P. Ftuius)
Amblatoi. Santi-Esterno dal santuario dei 14 SS. A.(1743-71). Disegno di R. Neumann - Vierzehobeligen (Vürzburg).
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(da Dorenberg e Soglia, Dorkoan, des antiquites grecques et romaines)
Auspicio - Gabbia con i polli sacri adoperati per gli a.
eccezione fra gli scrittori cristiani di quei tempi, la fede lasciò debolissime tracce: l'Oratio matutina, in 85 esametri, inserita nell'Ephemeris, imitazione di Paolino di Nola, Carm. 4; i 31 esametri dei Versus paschales, che fan parte degli epigrammi; passi della Gratiarum actio e dell'Oratio in versi ropalici, e pochi altri accenni e spunti. Le lettere scritte a Paolino per indurlo ad abbandonare la vita ascetica, che sono fra le sue cose più sincere, dimostrano l'incapacità del retore ottantenne a comprendere l'ideale che aveva conquistato il discepolo.

BibL.: Ediz. principe, Venezia 1472. Ediz. critiche: C. Schenkl, in MGH. Auctores Antiquissimi, V, parte 2², Berlino 1883; R. Feiper (Teubneriana), Lipsia 1886. In buona parte fu pubblicato, da edizioni sorpassate, in PL 19, 817 sgg. - Studi: P. de Labriolle, La correspondance d'Aucone et de Paulin de Nole, Parigi 1910; id., v. v. in DIIG, V, coll. 773-79; F. Marx, in Pauly-Wissowa, Reulencyclop., II, coll. 2562-80; M. Schanz-C. Hosius-G. Krüger, Geschichte der röm. Liter., IV, 2² ed., Monaco 1914, pp. 21-43; O. Bardenhewer, Geschichte der altbireblichen Liter., III, 2² ed., Friburgo in Br. 1923, pp. 436-40. Michele Pellegrino

AUSPICIO. - Dal lat. auspicium, da avis uccello e spe(i)cio vedo. Presso i Romani gli annunciatori del volere divino furono soprattutto gli uccelli (ex avibus): in seguito (Servio, ad Aen., III, 89) si colsero segni divinatori anche dai quadrupedi che percorrono il templum ossia lo spazio delimitato dall'augure (ex quadrupedibus); ma più dai segni del cielo, lampi, fulmini, tuoni (ex caelo, ex manubiis Iovis); da presagi funesti (ex diris); in guerra, dovendosi far presto, si osservava il modo di mangiare dei polli (auspicia pullaria, ex tripudiis).

I segni erano di due specie: oblativi quando si presentavano da sé, interpretativi quando venivano richiesti dal magistrato e mentalmente prefissati dall'augure. Oltre gli a. privati, caduti presto in disuso, vi erano quelli pubblici. Gli a. maggiori spettavano ai magistrati forniti d'imperium ed ai censori; i minori agli altri. Per la validità, gli a. si dovevano trarre nel luogo ove aveva inizio l'azione e nello stesso giorno, da una mezzanotte all'altra (Gellio, II, 2). Il magistrato restava in silenzio (Cicerone, De divin.,

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II, 34), seduto sotto una tenda aperta a sud e ad est (Rose, Journal of Roman Studies, 13 [1923], p. 82 sgg.) e dichiarati i segni che intendeva vedere, li attendeva immobile. Alla fine della repubblica l'osservazione dei segni divenne una formalità e finì per essere omessa del tutto. L'aruspicina etrusca finì per soppiantare del tutto gli a.

Bibl.: W. W. Fowler, The religious experience of the Roman People, Londra 1911, 192 sgg.

Alberto Galieti
AUSPICIO, vescovo di Toul. - E menzionato due volte da Apollinare Sidonio (Ep., IV, 17; VII, 10). Abbiamo di lui una lettera poetica, scritta verso il 475-80, ad Arbogaste conte di Treviri, ove elogia il destinatario e gli raccomanda di fuggir l'avarizia. Questa lettera è uno dei più antichi esempi di poesia ritmica, poiché i suoi 164 dimetri giambici sono misurati non secondo la quantità ma secondo l'accento.

Bibl.: PL 61, 1005-1008; W. Gundlach, in MGH, Epistolae, III, Berlino 1892, pp. 135-37; K. Srecker, op. cit., Poetae Lat. Medii Aevi, IV, II, p. 1; L. Bertrand, s. v. in DHG, V. col. 781 .

Michelu Pellegrino
AUSSENZIO vescovo di Durostoro. - Vissuto nella Moesia Secunda (Silistria, in Bulgaria), nel sec. iv, discepolo di Ulfila, l'apostolo dei Goti, del quale raccontò la vita e riferì la professione di fede (Epist. Anscelti Durostorensis, in Dissertatio Maximi contra Ambrosium, ed. F. Kauffmann, Aus der Schule des Wulfila, [Texte und Untersuchungen, 1], Strasburgo 1899). Pare certo si debba identificare con il Mercurino, di cui parla s. Ambrogio (Sermo contra Auxentium, c. 22 : PL 16, 1056). Professava, come il maestro, la formola ariana di Ri-mini-Costantinopoli del 360 e il più rigido subordinazionismo. Esiliato da Teodosio (383), venne a Milano alla corte dell'ariana Giustina, madre di Valentiniano II. Diresse dal 384 al 387 la piccola comunità ariana di quella città, rimasta senza capo dopo la morte del primo A. Non riusci a strappare ad Ambrogio le basiliche Porziana e Nova (386). Invece ottenne un editto di libertà per i seguaci della Sremola di Rimini (386). Propose ad Ambrogio una discussione pubblica, giudici due pagani : ma la strana proposta fu respinta. In seguito non si parla più di lui.

Bibl.: F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. La Lombardia, I: Milano, Firenze 1913, p. 134; J. Zellier, s. v. in DHG, V. coll. 936-38, J.-R. Palanque, in Storia della Chiesa, dir. da A. Fliche e V. Martin, trad. ital. A. P. Frutaz, III, Torino 1940, pp. 515-17.

Irenzo Daniele
AUSSENZIO ('AuE ἠ ν τ ι o c ), vescovo intruso di Milano. - L'imperatore Costanzo, cacciato da Milano il vescovo Dionisio, vi intronizzò l'ariano A. (335). Questi tenne la sede fino alla morte, avvenuta nel 374; ma il popolo e il clero si rifiutarono di riconoscerlo come pastore. Era stato ordinato sacerdote in Alessandria dal vescovo intruso ed ariano Gregorio, e in seguito consacrato vescovo, benché di costumi scandalosi. S. Atanasio, nella lettera a papa Damaso (ca. 370), scritta per provocare la condanna di A., espone molti delitti da lui compiuti già in Alessandria. Trasferendolo dalla Cappadocia, Costanzo l'impose come vescovo a Milano, "armii exercituque», come scrive s. Ambrogio (De Spiritu Sancto, III, 10, alias 11). Fu poi uno dei capi del partito ariano al Concilio di Rimini (359). Morto Costanzo, il nuovo imperatore Giuliano l'Apostata concesse ai vescovi esuli di ritornare alle proprie sedi. S. Ilario di Poitiers e s. Eusebio di Vercelli tentarono invano di far espellere da Milano A., già condannato dal Sinodo di Parigi del 360. L'imperatore Valentiniano I lo prese sotto la sua protezione. S. Ilario allora presentò all'imperatore formale accusa
di arianesimo contro A. e lo provocò ad un pubblico contraddittorio, che ebbe luogo a Milano nel 364 o 365 , davanti al questore e al maestro degli uffizi. L'imputato tergiversò e finì per presentare all'imperatore un'equivoca professione di fede nella divinità del Verbo. Valentiniano, subornato dalla moglie Giustina, segreta seguace dell'arianesimo, e da cortigiani, impose a s. Ilario di partire tosto da Milano e di non molestare più A. Evagrio di Antiochia, ch'era venuto in Occidente con s. Eusebio di Vercelli, riusci in seguito ad ottenere dall'imperatore il permesso per papa Damaso di adunare un concilio per giudicare l'ortodossia del vescovo milanese. Il Concilio del 372 (altri lo pongono al 368) condannò A. come eretico; tuttavia, nessuno poté allontanarlo da Milano. Alla sua morte, cattolici ed ariani si affrontarono per la nomina del successore, che fortunatamente fu s. Ambrogio.

Bibl.: F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. La Lombardia, I: Milano, Firenze 1913, pp. 122-27, 839-55 (notizia largamente documentata); Lanzoni, pp. 521, 1014-15; J. Zellier, s. v. in DHG, V, col. 935; A. Fliche e V. Martin, Storia della Chiesa, vers. ital. A. P. Frutaz. III, Torino 1940, pp. 148, 167, 255, 287, 487.

Carlo Castiglioni
AUSTIN, diocesi di. - Il papa Pio XII con la Costituzione apostolica Ad animarum bonum del 15 nov. 1947 ha creata la nuova diocesi di A. (Texas, Stati Uniti), attribuendole il territorio staccato dalle diocesi di S. Antonio, di Galveston e di Dallas. Residenza vescovile di Austin.

Bibl.: AAS, 40 (1948), pp. 97-100.
Enrico Josi
AUSTRALASIA. - Con questo termine da alcuni geografi si designa l'Indonesia o Insulindia (Indie Olandesi); da altri invece l'insieme dell'Australia, dell'Arcipelago malese (Filippine e Indonesia) e delle isole dell'Oceania. Ecclesiasticamente il termine A. è dato alla Delegazione apostolica, eretta il 15 apr. 1914 per l'Australia, la Tasmania e la Nuova Zelanda, ed estesa in seguito (zo maggio 1919) alle missioni dell'Oceania insulare e della Malesia, eccetto (1921) il Vicariato apostolico delle Marianne, Caroline e Marshall, annesso alla Delegazione apostolica del Giappone, quello di Sandwich o Hawai annesso allora alla Delegazione degli Stati Uniti, dal 1941 non più vicariato, ma diocesi di Honolulu, suffraganea di S. Francisco, e quello di Guam, passato sotto la Delegazione delle Filippine. Con decreto della S. Congregazione di Propaganda Fide in data 8 giugno 1947 fu eretta la Delegazione apostolica dell'Arcipelago indonesiano con sede a Batavia per le Indie olandesi, che furono quindi sottratte alla giurisdizione della Delegazione apostolica dell'A., la quale con altro decreto della stessa data prese il nome di Australia, Nuova Zelanda e Oceania. V. alle singole voci : aUSTrALIA, INDONESIA, OCEANIA.

Bibl.: Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1935, p. 51; AAS, 39 (1947), p. 501.

AUSTRALIA. - Il più piccolo dei continenti (ca. 3/4 dell'Europa), il più lontano dall'Europa e l'unico che sia situato per intero nell'emisfero australe (prescindendo dall'Antartide).

Sommario: I. Geografia. - II. Il cattolicesimo in A. III. Concili di A. - IV. Ordinamento scolastico.

## I. Geografia.

L'A. è costituita da una zolla antichissima (come in Africa), appianata dall'erosione e sormontata sul suo fianco orientale da un arco corrugato, le cosiddette Alpi australiane, disteso dal Capo York alla Tasmania. Ad occidente il tavolato, alto in media sui 500 m ., si accidenta qua e là di

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più elevate groppe granitiche (fino a 1500 m .), eccetto che in vicinanza della costa (desertico, o sabbioso), o rivestito da bassa impenetrabile macchia (scrub); e qua e là incavato in bacini chiusi (laghi salati). Ad oriente, le Alpi australiane, che culminano nel M. Kosciurko ( 2241 m .), scendono ripide sul mare, incise da valli profonde, ma con forme dolci, di media montagna. Fra l'uno e le altre s'apre una lunga depressione interrotta da colline e da montagne (M. Flinders), solcata da corsi d'acqua temporanoi (creeks) ; a S. abbraccia il bacino del Murray-Darling (l'unico fiume importante dell'A.: 3700 km . di corso, e 90 mila kmq . di bacino) e il lago Eyre, che scende al di sotto del livello del mare ( -12 m .).

Compresa per ca. 2 / 5 nella zona torrida e per il resto in quella temperata, con una estensione di 32^{°} in latitudine (come fra Cagliari ed il lago Tana in Etiopia), l'A. ha condizioni climatiche varie: caratteri generali sono tuttavia i forti squilibri termici e la irregolarità ancor più che la scarsezza delle piogge. A N. e N.-E. il clima è tropicale con abbondanti precipitazioni estive (monsoni), ad E. e a S. subtropicale con inverni miti ed estati calde (piogge nella stagione intermedia), nella Victoria ed in Tasmania temperato, con estati ben ancor marcate e piogge sufficienti (invernali). Nell'interno l'aridità e la continentalità dominano più o meno dappertutto. All'oceano scola solo poco più di un terzo del territorio; bacini chiusi ne occupano oltre due quinti e circa un terzo le aree senza circolazione superficiale. Il danno della siccità è tuttavia temperato dall'utilizzazione delle acque del sottosuolo, captata per mezzo di numerosi pozzi artesiani, e perfino dalla distilla-
zione dell'acqua marina (tubatura da Perth a Kalgoorlie).

Vegetazione e fauna presentano caratteri di spiccato arcaismo, con forme endemiche tipiche. Nei boschi, rigogliosi soprattutto a N. e ad E., dominano gli eucaliptus e le felci arborescenti; nella macchia le acacie a cespuglio e gli arbusti spinosi. Mancavano all'A. scimmie, carnivori (ad eccezione del dingo) e ruminanti; per contro sono tipicamente australiani i monotremi (echidna, ornitorinco) e i marsupiali (canguro). Gli animali domestici vi furono introdotti dagli europei, e si diffusero rapidamente.

Gli Europei giunsero in A. nel 1778 (gruppi di forzati inglesi); i primi coloni liberi (scozzesi) nel 1820. Nel 1851 la scoperta dell'oro vi determinò una notevole ondata immigratoria; in seguito il flusso venne contenuto.

Bibl.: K. Sapper, Australien und Oceanien, Lipsia 1910; W. Siewers, Australien, Ozeanien und Polariänder, Lipsia-Vienna 1910; G. Brown, Melanesians and Polynesians, Londra 1913; T. G. Taylor, Geography of Australasia, Oxford 1920; G. Bosworth, A geography of Australasia, Cambridge 1922; J. Brown, Peoples and problems of the Pacific, Londra 1927; P. PrivatDeschanel, Océania, in Géogr. universelle, X. Parigi 1930, pp. 70-193: L. G. Melville, A.'s Post-war Economy, Sydney 1945; J. Gentilli, Australian Climates and Resources, Melbourne 1946; T. G. Taylor, A., a Study of Warm Environments ece., Londra 1946; E. R. Walker, The A. Economy in War and Reconstruction, Nuova York 1947; G. L. Wood, A., its Resources and Development, ivi stessa d.

Confederazione australiana. - La Confederazione australiana (Commonwealth of A.) è una federazione di 6 Stati, un territorio e un distretto federale e costituisce uno dei membri dell'impero britannico (British C. of Nations): cui è legata da un governa-
![img-10.jpeg](img-10.jpeg)

Australia - Circoscrizioni ecclesiastiche.

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tore generale di nomina imperiale, assistito da un gabinetto di 13 membri e da un parlamento bicamerale : il senato ( 36 membri) e la camera dei deputati (74 membri), rinnovabili (il primo a metà) ogni triennio. Ecco la ripartizione della Confederazione (fra parentesi l'anno di costituzione delle singole unità; in migliaia i kmq. e gli abitanti).

| Nuova Galles del Sud (1788) <br> (Capitale: Sydney ab. 1484) | . . . kmq. | 801 | ab. | 2925 |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Tasmania (1825) <br> (Hobart ab. 72) |  | 68 |  | 251 |  |
| A. Occidentale (1829) <br> (Perth ab. 273) |  | 2528 |  | 494 |  |
| A. Meridionale (1834) <br> (Adelaide ab. 375) |  | 984 |  | 636 |  |
| Victoria (1851) <br> (Melbourne ab. 1227) |  | 228 |  | 2031 |  |
| Queensland (1859) <br> (Brisbane ab. 402) |  | 1737 |  | 1091 |  |
| Territ. N. (1863) <br> (Darwin ab. 2) |  | 1356 |  | 5 |  |
| Distretto Federale (1911) <br> (Canberra ab. II) |  | 2 |  | 15 |  |

La Confederazione australiana misura 7,7 milioni di kmq.; vi erano insediati 6,9 milioni di ab. nel 1938; 7,6 nel 1947 (meno di i ab. al kmq. in complesso!). Vi sono inoltre ca. 60 mila indigeni (Australidi), dei quali più dei 2 / 3 viventi allo stato nomade nelle regioni meno favorite. La popolazione bianca è quasi esclusivamente ( 97 \% ) di origine inglese; la Confederazione australiana è quindi, di tutti i domini britannici, il più puro etnicamente. Gli stranieri si aggirano sui 60 mila, e di questi 18 mila sono italiani.

La grande maggioranza della popolazione è protestante; i cattolici ammontano a i, 4 milioni.

La popolazione è concentrata per 3 / 5 in centri urbani, due dei quali superano il milione di ab. Sidney ( 1,5 ) e Melbourne ( 1,2 ); vi sono altre 4 città con oltre 100 mila ab. (Brisbane, Adelaide, Perth e Newcastle). La capitale è dal 1927 Canberra, piccolo centro, modernissimo, abitato quasi solo da funzionari statali ( 12 mila ab.).

Solo una minuscola ( 1,7 \% ) parte dell'immenso territorio è coltivata (soprattutto a S.-E.), e produce cereali, canna da zucchero, uva e frutta, in quantità eccedenti il consumo interno. Le foreste coprono appena l'1\% della superfice totale, e dànno legnami pregiati, massime per ebanisteria. Le risorse minerarie sono cospicue (oro nel S.-O., argento, rame, stagno, piombo, carbone, specie a S.-E., ecc.; manca invece il petrolio), ma i loro prodotti vengono esportati per lo più allo stato grezzo. Fonte massima della ricchezza nazionale è l'allevamento; per gli ovini ( 96 milioni di capi) la Confederazione Australiana è al primo posto nel mondo, e di gran lunga al primo posto per la produzione della lana ( 1 / 4 del totale mondiale). Numerosi sono anche i bovini ( 13 milioni di capi); i cavalli ( 1,2 ) e i suini ( 1,3 ); grande l'esportazione di burro, formaggi, grassi, carne insaccata e pelli. Solo l'allevamento ha dato vita ad un'attività industriale di proporzioni adeguate; le altre industrie (metallurgia, siderurgia, cementi), tuttavia hanno compiuto nell'ultimo decennio decisivi progressi. Nel 1945-46 il valore dei manufatti superava di più che tre volte quello dei prodotti agricoli.

Le ferrovie ( 44 mila km .) interessano i settori marginali E. (e specie S.-E.) e S.-O., dai quali penetrano nell'interno numerosi tronchi, non però collegati tra di loro; notevoli anche, da rete a rete, le differenze di scartamento, che intralciano gli scambi. In esercizio la Transcontinentale E.-O. (da Sydney a Perth); in costruzione quella N.-S. (da Darwin ad Adelaide; giunta attualmente a 450 km . da Darwin).

Gli scambi con l'estero consentono cifre pro capite elevatissime ( 54 lire sterline nel 1946-47) : oltre 1 / 3 dell'esportazione ed 1 / 3 dell'importazione sono assorbiti dalla Gran Bretagna. Nel 1946-47 le importazioni raggiunsero i 183,7 milioni di sterline, contro 246,7 delle esportazioni. Nelle prime prevalgono i tessuti (seta e cotone), il petrolio, i prodotti chimici, i macchinari, la carta, gli articoli elettrici, ecc.; nelle seconde la lana (poco meno di metà del totale in valore), le farine, le carni, le pelli, i cuoi, il piombo, ecc. In questo commercio il primo posto è tenuto dallo Stato della Nuova Galles del Sud, che assorbe da solo poco meno della metà del totale; seguono il Victoria ed il Queensland. L'intercambio italo-australiano è modesto : le esportazioni in Italia superavano nel 1946-47 di ben 6 volte le importazioni ( 2,4 mi lioni di sterline).

Sotto l'amministrazione della Confederazione australiana si trovano: i) il territorio di Papua (dal i sett. 1906; 234.490 kmq . con 302.000 ab .) nell'isola di Guinea; 2) il territorio di mandato della Nuova Guinea (dal 17 dic. 1920; 241.000 kmq . con 675.000 ab .), comprendente, oltre una parte dell'isola, l'arcipelago di Bismarck; 3)le isole Salomone ( 29.676 mathrm{kmq}. con 93.000 ab.); 4) l'atollo di Nauru ( 22 kmq . con 2321 ab.); 5) le minuscole isole di Ashmore e Cartier nel mar di Timor al S. dell'Arcipelago malese (kmq. 1,89 , disabitato); 6) il Territorio antartico comprendente tutte le isole ed il continente a S. del 60^{°} S. e fra 160^{°} e 45^{°} E. Greenwich (ad eccezione della Terra Adélie), disabitato.

Bibl.: J. F. Fraser, A.: the making of a nation, LondraNuova York 1910: B. R. Wise, The Commonwealth of A., Londra 1913: G. Taylor, A. in its physiographical and economical aspects, Oxford 1921: T. Dunbabin, The making of A. A brief history of the origin and development of the British Dominions in the South Pacific, Londra 1922; K. Hassett, A. und Neuserland, geographisch und toirtschaftlich, Gotha 1924: B. C. Wallis, A. und Neus Zealand, Londra 1924; J. D. Rogers, A historical Geography of the British Dominions, A., Oxford 1925; Australian Encycl., Sydney 1925-26; G. S. Browne, A., Londra 1929; F. Milone, U.A., in Geografia Universale, VIII, Torino 1934. pp. 261-612; M. Timur, Geographie der landsoirtschaftlichen Industrien in A., Vienna-Lipsia 1934; L. Bertagnolli, A., in "Terra e Nazioni", Oceania e Terre Polari, Milano 1934, pp. 87214; W. R. Mac Laurin, Economic planning in A. 1929-36, Londra 1937; W. Geisler, A. und Oceanien, Vienna 1938; W. Nowack, A. Kontinent der Gegensätze, Lipsia 1938: E. Shann, An economic history of A., 2^{°} ed., Londra 1938; Official Yearbook of the Commonwealth of A., Melbourne (annuale).

Giuseppe Caraci

## II. Il cattolicesimo in A.

Nel sec. XVI si conosceva già l'esistenza di una "Terra australe incognita", della quale navigatori portoghesi avevano intravisto le coste settentrionali ed occidentali. Un secolo dopo gli Olandesi ne esplorarono anche le coste meridionali, e le dettero il nome di Nuova Olanda, ma il continente nuovissimo continuò a rimanere un mistero per un altro secolo e mezzo, finché Cook, nel 1770, scoprì le coste orientali e si poté così tracciarne il perimetro. Tuttavia la S. Congregazione de Propaganda Fide fin dal 1666 aveva eretto una missione della Terra Australe, affidandola al sacerdote francese de Pomiera, che si riprometrava di evangelizzarla con l'aiuto dei Sulpiziati; ma il progetto non fu mai attuato. Quindici anni dopo, la stessa missione veniva affidata al prefetto apostolico di Formosa, che risiedeva allora nelle Filippine, il quale non poté recarvisi, né inviarvi missionari. Falliti questi due primi tentativi, non si parlò più della missione della Terra Australe fin verso la fine del sec. xvin, quando l'A. divenne colonia inglese.

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Dopo la guerra d'indipendenza americana, l'Inghilterra, non potendo più inviare nelle colonie penali d'America, come aveva fatto dal 1716 al 1776, i suoi numerosi condannati alla deportazione, istituì, nella parte sud-orientale della Nuova Olanda, la colonia della Nuova Galles del Sud, riservata ai deportati. Questi non erano tutti criminali; anzi, dati i sistemi allora vigenti in Inghilterra, la maggior parte era gente punita per lievi colpe o per motivi politici; e tra questi ultimi numerosi gli Irlandesi, condannati per ribellioni alle leggi dei loro dominatori. Cosi avvenne che i primi abitanti bianchi, che si stabilirono in A. furono i 696 deportati che il 20 genn. 1778 sbarcarono con la loro scorta nel luogo ove poi sorse Sydney.

A questa prima spedizione altre ne seguirono per tre quartidi secolo, con una media che in certi tempi fu di ca. 6000 deportati all'anno. La storia delle colonie penali d'A. come già di quelle dell'America, è una storia di orrorie di deprava zioni, di oppressione e di abbrutimento, che ha sollevato grande indignazione e frequenti proteste. La deportazione fu abolita nella Nuova Gallea del Sud solo nel 1840 e non scomparve del tutto dal-
![img-11.jpeg](img-11.jpeg)

Australia - Veduta di Hyde Park e della cattedrale di S. Maria - Sydney.
mino il cistercense p. O'Flynn prefetto apostolico della Nuova Olanda; ma questi non poté esercitare il suo ministero che segretamente tra i 6000 cattolici, ch'egli trovò in A.; dopo pochi mesi egli fu arrestato e rimandato in patria, senza che potesse consumare le Sacre Specie, che rimasero per due anni occultamente venerate nella casa di un colono irlandese di nome Davis. Sul posto è stato poi costruito un Santuario, mèta di pellegrinaggi. Il brutale ed illegale trattamento inflitto al p. O'Flynn fece chiasso in Inghilterra e portò luce sulla persecuzione religiosa, a cui eran soggetti i deportati e i coloni cattolici in A.

Nel 1819 la Congregazione di Propaganda affidò la missione al vicario apostolico delle Isole Maurizio, il quale ottenne che due dei suoi missionari venissero nominati dal governo cappellani per i deportati cattolici. Ciò avvenne nel maggio 1821, e quella data segna il principio di una tolleranza religiosa in A. I primi preti cattolici dell'A. specialmente il p. Therry e dopo di lui il benedettino D. Ullathorne - il quale dal vicario apostolico delle Isole Maurizio era stato nominato vicario generale per tutta l'A. - dovettero sostenere delle vere lotte per avere una maggiore libertà religiosa. Solo nel 1832 si poté ottenere un terreno per fabbricarvi una chiesa; le scuole fino al 1836 rimasero monopolio assoluto della Chiesa anglicana. Ai cappellani cattolici era proibito di ricevere conversioni di protestanti e ai deportati cattolici negato il matrimonio religioso. I cattolici, che nel 1821 erano circa 10.000 , erano saliti nel 1833 a 17.179, una buona metà dei quali erano coloni liberi. Ciò indusse la S. Sede a separare l'A. dal vicariato delle Isole Maurizio e ad erigerla in vicariato apostolico autonomo ( 1842 ) denominato della Nuova Olanda e Isola di Djemen (come si chiamava allora la Tasmania). Nel 1841 questo vasto vicariato contava già 40.000 cattolici e 28 sacerdoti con una popolazione totale di 211.095 anime.

Ad istanza del vicario apostolico mons. Polding, primo vescovo dell'A., nel 1842 la S. Sede procedette a stabilirvi la gerarchia ecclesiastica dividendo il vicariato in tre parti ed erigendo Sydney in sede arcivescovile metropolitana con le due diocesi suffraganee di Hobart ed Adelaide. A queste prime diocesi ne seguirono ben presto altre: Perth, capitale della colonia dell'A. occidentale, fu eretta in diocesi suffraganea di Sydney nel 1845, Melbourne, Maitland

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e Port Victoria, ora Darwin, nel 1847. L'afflusso straordinario degli immigrati cercatori d'oro portò i cattolici da 60.000 , che erano nel 1851 , a 250.000 nel 1861 e rese necessaria la creazione di altre diocesi e cioè: nel 1859 Brisbane, che in quell'anno stesso era stata fatta capitale della nuova colonia del Queensland, nel 1864 Goulburn, nel 1865 Bathurst e nel 1869 Armidale; mentre la missione dei Benedettini spagnoli, fondata fin dal 1846 per le missioni tra gli aborigeni e dipendente dal vescovo di Perth, fu nel 1867 eretta in abbazia nullius con il nome di Nuova Norcia (v.) e con territorio suo proprio. Fino al 1874 tutte le diocesi dell'A. erano suffraganee di Sydney; in quell'anno la diocesi di Melbourne fu elevata a metropolitana per tutto il territorio della colonia di Victoria con due diocesi suffraganee: Sandhurst e Ballarat. Allo scopo di tentare l'evangelizzazione degli aborigeni del Queensland fu distaccato ( 1877 ) da Brisbane il territorio più settentrionale, che, eretto in vicariato apostolico del Queensland (chiamato nel 1887 di Cooktown e divenuto nel 1941 diocesi di Cairns), fu affidato prima al seminario dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Roma e poi ai Recolletti agostiniani irlandesi. Ora, come diocesi, è affidato al clero diocesano secolare. Nel 1882 fu pure distaccata da Brisbane la nuova diocesi di Rockhampton.

I cattolici continuarono a crescere rapidamente (erano 539.556 su una popolazione totale di 2 milioni e 245.448 anime secondo il censimento governativo del 1881). In seguito al voto del I Concilio nazionale australiano tenutosi nel 1885 (l'anno stesso in cui l'A. veniva onorata dalla nomina di mons. Moran, arcivescovo di Sydney, a cardinale) si procedette nel 1887 all'erezione delle nuove diocesi di Grafton, chiamata poi (1900) Lismore, e di Wilcannia, poi Wilcannia-Forbes, nella Nuova Galles del Sud; di Sale nella Victoria; di Port Augusta nell'A. meridionale e del vicariato apostolico di Kimberley nell'A. occidentale, creato per l'evangelizzazione degli aborigeni, e all'elevazione a sedi arcivescovili metropolitane delle diocesi di Brisbane, per la colonia del Queensland, e di Adelaide, per quelle dell'A. meridionale e dell'A. centrale e settentrionale. L'anno dopo anche la Tasmania ebbe la sua sede di Hobart