geni, e all'elevazione a sedi arcivescovili metropolitane delle diocesi di Brisbane, per la colonia del Queensland, e di Adelaide, per quelle dell'A. meridionale e dell'A. centrale e settentrionale. L'anno dopo anche la Tasmania ebbe la sua sede di Hobart elevata ad arcidiocesi : con l'erezione della diocesi di Geraldton si chiude il sec. xix. Il 1^{°} genn. 1901 l'A. cessò di essere una colonia e divenne una federazione di sei Stati col nome di «Commonwealth of A. n. A quell'epoca contava 3.782 .182 ab., di cui 856.068 erano cattolici; v'erano 5 arcidiocesi, 14 diocesi, 2 vicariati apostolici ed una abbazia nullius. Nel sec. xx poche furono le mutazioni territoriali della gerarchia cattolica: nel 1910 fu creata nel Kim-
berley la missione di Drisdale River (v.) per l'evangelizzazione degli aborigeni, affidata ai Benedettini dell'abbazia di Nuova Norcia; nel 1913 anche Perth fu elevata ad arcidiocesi e costituita sede metropolitana per tutto lo Stato dell'A. occidentale; nel 1914 fu istituita la delegazione apostolica dell'Australasia con residenza a Sydney; nel 1917 fu eretta nella Nuova Galles del Sud la nuova diocesi di WaggaWagga, nel 1929 quella di Toowoomba e l'anno dopo quella di Townsville, ambedue nel Queensland. Nel 1948 la diocesi di Goulburn fu elevata ad arcidiocesi con il nome di Canberra-Goulburn. Naturalmente si moltiplicarono le parrocchie, le case religiose, le scuole, e le varie istituzioni di cultura e di carità e si eressero seminari e scolasticati per la formazione dei sacerdoti, che nel secolo passato venivano quasi esclusivamente dall'Irlanda; si introdussero nuove congregazioni religiose, altre se ne fondarono in A. e quasi tutte aprirono noviziati. Al I Concilio plenario australiano del 1885 ne seguirono altri tre: nel 1895 , nel 1905 e nel 1937. Memorabile rimase negli annali australiani il Congresso eucaristico mondiale tenuto in Sydney nel 1928.
Ciò che forma la preoccupazione più grave dei vescovi e parroci e il vanto dei cattolici australiani sono le loro scuole. La questione della educazione cristiana della gioventù è stata fin dall'inizio della colonia una questione ardente, che obbligò i cattolici ad una continua lotta. Prima si ottenne che i figli dei cattolici non fossero più obbligati a subire l'insegnamento religioso degli anglicani, poi venne la libertà d'insegnamento, indi le scuole cattoliche ottennero sussidi governativi, al pari di quelle protestanti; infine sorsero le scuole di Stato, agnostiche, e, verso il 1880 , fu tolto ogni sussidio a tutte le scuole confessionali. Da allora i cattolici australiani, oltre a pagare la loro quota di tasse per le scuole di Stato, di cui essi non usufruiscono, sopportano il grave peso di mantenere interamente le loro scuole. Oggi l'A. possiede un sistema nazionale di scuole parrocchiali, poste sotto il diretto controllo dei vescovi, che provvede alla educazione elementare della quasi totalità dei figli dei cattolici. Anche nelle piccole località disperse, dove il sacerdote può recarsi soltanto una volta alla settimana o al mese per celebrarvi la Messa, non manca mai la scuoletta delle suore. Nei centri di qualche importanza si hanno le scuole secondarie di vario tipo, dirette da religiosi. Nel 1939 le scuole parrocchiali erano 1065 e 62 le scuole medie con un totale di 203.344 alunni.
In un paese dove i cattolici sono in minoranza e vivono sparsi fra i protestanti, sono purtroppo inevitabili i matrimoni misti, spesso causa di perdite
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dolorose per la Chiesa: d'altra parte consolante promessa per il futuro è il fatto accertato che, benché i cattolici siano soltanto un quinto della popolazione, tra loro la natalità supera i due quinti della natalità australiana.
Il Governo centrale di Canberra non ha rapporti ufficiali con la Santa Sede, perché il Delegato apostolico, a norma delle prescrizioni canoniche, non è accreditato presso il medesimo Governo. Alla Delegazione apostolica dal 1947 è stato cambiato il nome in quello di Australia, Nuova Zelanda e Oceania.
Dell'evangelizzazione degli aborigeni, ormai ridotti a meno di 60.000 in A., si è molto parlato, discusso e progettato; se ne occuparono i concili provinciali e nazionali; la S. Sede, come già s'è accennato, ha eretto vicariati e missioni; sono stati fatti vani tentativi, in diverse riprese, da diverse congregazioni religiose; Benedettini, Trappisti, Gesuiti, Missionari del Seminario dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, Missionari del S. Cuore, Pallottini, Salesiani e clero secolare; ma i risultati furono instabili e scarsi. Attualmente vi sono in A. dieci stazioni missionarie per gli aborigeni; tre nel vicariato apostolico di Kimberley (Pallottini), due nella missione di Drisdale River (Benedettini), quattro nella diocesi di Darwin (Missionari del S. Cuore), una nella diocesi di Townville (un sacerdote secolare). Tutti insieme però gli aborigeni cattolici non superano il migliaio e circa tre volte tanti sono i catecumeni.
Secondo le ultime statistiche si hanno in A. 1,4 milioni di cattolici in 7 arcidiocesi (una per ogni Stato ad eccezione della Nuova Galles del Sud che ne ha due), e 17 diocesi, un'abbazia nullius, i vicariato apostolico ed una missione sui iuris, con 904 parrocchie e 2319 chiese. I sacerdoti sono 2455 (dei quali 801 religiosi), i fratelli 1300 , le suore 10.862. Nei seminari e scolasticati si preparano al sacerdozio 602 candidati. Tra le opere di carità si contano 50 ospedali, 46 orfanotrofi e 65 altri istituti ed asili. La stampa cattolica è rappresentata da 9 settimanali e 21 altri periodici.
Per la religione dei primitivi, v. PRIMITIVI, religione dei.
Bibl.: R. Salvado, Memorie storiche dell'A. (particolarmente della missione benedettina di Nuova Norcia e degli usi e costumi degli Australiani), Roma 1851; De Montroml, Les Missions catholiques en Océanie au XIXe siècle, Rouen e Parigi 1862; F. Moran, History of the catholic Church in A., 2 voll., Sydney 1896; H. W. Cleary, s. v. in The Cath. Encycl., II, pp. 113-20; A. Landes. Le catholicisme en A., in Revue d'bistoire des Missions, 5 (1928), pp. 161-98; Guido delle Missioni Cattoliche, Roma 1935, pp. 320-26; The Australasian Catholic Directory for 1942, Sydney 1948; MC, pp. 468, 517-18. Valentino Belgeri
## III. Concili dell'A.
La erezione in A. di nuove diocesi, e soprattutto d'una seconda provincia ecclesiastica, quella di Melbourne (1874), fece nascere ben presto la necessità d'un primo Concilio plenario dell'A. e della Nuova Zelanda, che si adunò a Sydney dal 14 al 29 nov. 1885 rotto la presidenza del card. Francesco Patrizio Mosan, arcivescovo di Sydney. Vi presero parte 15 vescovi, tra i quali un vicario apostolico, 52 teologi ed altre personalità. In 13 sessioni private e 5 pubbliche, si trattò del Concilio vaticano, della disciplina ecclesiastica, dell'educazione dei giovani e di altre questioni d'opportunità, sulle quali i padri emisero 274 decreti. Durante il Concilio si benedisse il primo seminario diocesano dell'A. Questo I Concilio plenario, i cui atti furono approvati da Roma con decreto

(Inf. Britizh Council)
Australia - Collies Street, Melbourne.
della S. Congregazione di Propaganda Fide il 1^{°} marzo 1887, aprì una nuova èra allo sviluppo della Chiesa in A. e nella Nuova Zelanda.
Il II Concilio plenario ebbe luogo dal 17 nov. al 1^{°} dic. 1895 sotto la presidenza dello stesso cardinale arcivescovo, con la partecipazione di 20 vescovi, di 2 amministratori apostolici, di 49 teologi e di altre persone. Furono tenute 14 sessioni private e 3 pubbliche, nelle quali i padri pubblicarono 344 decreti, diretti a confermare od ampliare la legislazione precedente: la Congregazione di Propaganda ne approvò gli atti con decreto del 22 genn. 1898.
Il III Concilio plenario si adunò nel 1905 sotto la presidenza dello stesso card. Moran, con l'intervento di 6 arcivescovi, 22 vescovi, di un abate nullius e di altre persone (cf. H. W. Cleary, s. v. in The Catholic Encyclopedia, II, p. 117). Alla chiusura di esso Pio X indirizzò ai partecipanti una lettera in data 29 ott. 1905 (Pii X P. M. Acta, II, Roma 1907, p. 176).
Il IV ed ultimo Concilio plenario dell'A. e della Nuova Zelanda è stato tenuto dal 4 al 12 sett. 1937, sotto la presidenza del delegato apostolico mons. Giovanni Panico, con la partecipazione di 7 arcivescovi, 23 vescovi, 22 teologi, di 16 superiori religiosi e di altre personalità. Vi furono 7 sessioni private, 3 pubbliche e 2 generali, nelle quali si trattò in modo particolare dell'adeguamento della legislazione ecclesiastica nazionale al nuovo Codice di diritto canonico, dei mezzi di sviluppare l'Azione Cattolica e di combattere il pericolo comunista. A questo fine si pubblicarono 685 decreti, disposti secondo l'ordine del CIC. I deliberati del Concilio furono approvati dalla Congregazione di Propaganda con decreto del 14 marzo 1938.
Oltre a questi concili plenari se ne sono avuti
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altri. Nel 1844 il Concilio provinciale di Sydney, nel 1862 il Concilio provinciale, il I dell'A., a Melbourne e ivi pure il II nel 1869. Altri concili diocesani si ebbero a Melbourne, Maitland e Sydney.
BibL.: Acta et Decreta Concilii plenarii Australasiae I habiti apud Sydney A. D. 1883, Sydney 1887; Acta et decreta Concilii plenarii Australiensis II apud Sydney A. D. 1893, ivi 1898; Concilium Plenarium quartum Australiae et Novae Zelandiae habitum apud Sydney, 4-12 septembris 1937, Manly 1939. - Inoltre: A. Landès, Le catholicisme en A., in Revue d'histoire des missions, 5 (1928), pp. 161-98; G. Rommerskirchen-S., Parenti, Elenco bibliografico dei Sinodi e Concili Missionari, in Bibliografia missionaria, IX: 1942, Roma 1946, pp. 161-63. Corrado Morin
## IV. Ordinamento scolastico.
Nell'A. l'istruzione è regolata dai singoli Stati che fanno parte del Commonwealth australiano. Questi sono particolarmente intenti ad abbassare il numero degli analfabeti che sono scesi a soli 5 \%. Per questa ragione si dedica particolare cura all'insegnamento elementare non sempre facile da impartire a causa delle enormi distanze e scarsità delle comunicazioni. Oltre alle scuole elementari normali «Full-time-schools» esistono le «Half-time-schools» dove gli scolari trascorrono soltanto una parte della giornata studiando, mentre il resto della giornata lo passano lavorando. Esistono pure le scuole elementari provvisorie, «Provisional schools», nei piccoli centri dove i bambini raggiungono il numero di 10; se questo numero non può essere raggiunto e la distanza del più vicino centro è troppo grande, l'insegnamento elementare si svolge con il sistema «House to house schools», "School with substituted teachers» e "Correspondence schools». Nel primo caso il maestro raggiunge i propri scolari con il treno, carro o con bicicletta, impartisce la lezione, corregge i compiti; nel secondo caso l'insegnamento viene curato da un sostituto del maestro che ogni tanto viene per controllare l'attività svolta dal suo sostituto; nel terzo caso l'insegnamento viene impartito per mezzo della corrispondenza. La Nuova Galles del Sud ha istituito «Travelling schools» e il Queensland due «Railway cars schools»: si tratta delle così dette scuole mobili che si spostano da un centro all'altro, si fermano da sei a otto settimane ed i bambini e particolarmente le ragazze vi imparano non solo a scrivere, ma anche le cose necessarie per la casa.
L'istruzione secondaria si divide in biennale e triennale. La prima comprende: «Farm-rural-schools» e «Higher primary small lipper classes». La seconda comprende: «Intermediate-high-schools» e «High-schools». Si tratta di scuole medie inferiori. Da quelle biennali si può accedere a «Havekethury Agricultur College» e da quelle triennali a «High-schools» della durata di 405 anni. Alla fine del corso si ottiene il diploma «Leaving certificate» che dà il diritto di frequentare un «Teachers College» o una delle sei università. La università sono le seguenti : quella di Sydney fondata nel 1852, di Melbourne fondata nel 1853, di Adelaide fondata nel 1874, di Brisbane fondata nel 1893, di Perth fondata nel 1901 e di Hobart fondata nel 1989.
La emancipazione cattolica in Inghilterra nel 1829 migliorò assai le condizioni di vita dei cattolici australiani, ai quali venne permesso di fondare le scuole che vennero riconosciute dallo Stato nel 1912.
Esistono 532 «Boys-Colleges», 201 «Girls-Boardingschools», 222 «Superior-Day-schools» e 1064 «Primary schools». L'educazione del clero è curata in 9 seminari ecclesiastici. - Vedi Tav. XXX.
BibL.: A. J. Wilbeforce-H. J. Carter, The Australian Encyclopedia, II, Sydney 1926, pp. 423-28; A. Landes, Le Catholicisme en A., in Revue Hist. des Miss., 5 (1928), pp. 161-98; MC, p. 469; Australasian Catholic Directory, Sydney 1948. Miroslav Stumpf
AUSTRIA. - Stato dell'Europa centrale, che comprende quasi tutto il versante nord delle Alpi orientali, dal confine svizzero (Vorarlberg) al Burgenland col bacino del Salzach (Salzburg), quello del Mur (Stiria), l'alta Drava (Carintia) e la vallata danubiana da Passavia a Bratislava (A. superiore e inferiore).
Sommario: I. Geografia. - II. Storia del Cristianesimo. - III. Letteratura. - IV. Ordinamenti scolastici. - V. Arte.
## I. Geografia.
Il territorio dell'A. misura, entro le frontiere del 1922, 84 mila kmq., sui quali vivono 7 milioni di ab. (densità: 84 al kmq., superiore alla francese, inferiore a quella svizzera). La popolazione, tutta tedesca ( 97 \% ), è in grande maggioranza ( 90,4 \% ) cattolica, con pochi protestanti ( 4,3 \% ) ed un nucleo ebraico ( 2,8 \% ).
Stato alpino, quasi tutto montuoso e relativamente povero, si giova della sua posizione di transito (vi si incrociano le vie tra l'Europa slava e balcanica, e fra quella germanica e latina), che pur contrasta con le difficoltà delle comunicazioni (tuttavia conta oltre 25 mila km . di strade e 6, 8 mila di ferrovie; il Danubio è tutto navigabile in territorio austriaco).
Accanto all'agricoltura ( 1 / 5 della popolazione) ed all'industria ( 1 / 3 ), il commercio ( 1 / 7 ) è perciò una delle prime fonti di attività. La produzione cerealicola (soprattutto segale) è insufficiente al consumo; l'allevamento è fiorente ( 2,2 milioni di bovini), per quanto assai meno che in Svizzera; cospicui i prodotti forestali e non trascurabili le risorse del sottosuolo (lignite, ferro, piombo, zinco, rame, magnesite, ecc.), che alimentano, gli uni e le altre, una industria varia e vivace (mobilificio, cartiere, siderurgia, ecc.).
Repubblica federativa dal 1918, è tornata tale nel 1945, dopo la fine dell'Anschluss con la Germania ( 13 marzo 1938). L'A. per quattro secoli (fino alla prima guerra mondiale) una delle principali potenze europee, non formava un'unità dal punto di vista nazionale, ma solo da quello dinastico. Alla vigilia della prima guerra mondiale, la monarchia austriaca, insieme alla Corona d'Ungheria (unione personale), dominava su oltre 676 mila kmq. e 55 milioni di ab. ( 300 mila kmq. e 30 milioni di ab. nell'A. propria), dai Sudeti al basso Adriatico e dal Danubio superiore alla Galizia.
Alla fine della seconda guerra mondiale l'A. venne tutta occupata dalle truppe alleate (maggio 1945). Ricostituita (4 luglio 1945) nelle frontiere del 1937, fu divisa in quattro zone di occupazione: la sovietica o nord-orientale (comprende la Bassa A., il Burgenland e l'Alta A. sulla sinistra del Danubio), l'americana o nord-occidentale (comprende il Salisburgo e l'Alta A. sulla destra del Danubio), la francese od occidentale (comprende il Tirolo ed il Vorarlberg) e l'inghese o meridionale (comprende la Carintia, la Stiria ed il Tirolo orientale). Queste due ultime zone sono a contatto con la frontiera italiana. Vienna è anch'essa (come Berlino) suddivisa in quattro zone, e sede del comando alleato in A.
Con 1,5 milioni di ab. ( 2 milioni nel 1939) Vienna, una volta capitale di una grande monarchia, rimane ancora una delle più importanti città dell'Europa centrale. Graz (Stiria), Linz (Alta A.) e Salisburgo superano anch'esse i 100 mila ab.
| Circoscrizioni | Suneff. <br> in kmq. | Popolas. <br> Val. 1946 | Densità | Capoluogo <br> (Popolaz. in <br> 1000 abit.) |
| --- | --- | --- | --- | --- |
| Vienna | 278 | 1.431 .837 | - | Vienna (1548) |
| Bassa Austria | 19.296 | 1.492 .846 | 79 | Vienna |
| Alta Austria | 11.994 | 1.197 .252 | 100 | Linz (173) |
| Salisburgo | 7.153 | 362.353 | 51 | Salisburgo (106) |
| Tirolo | 12.647 | 401.899 | 32 | Innsbruck (95) |
| Voralberg | 2.805 | 187.414 | 72 | Bregenz (18) |
| Carintia | 9.535 | 542.368 | 57 | Klagenfurt (63) |
| Stiria | 16.385 | 1.112 .672 | 68 | Graz (220) |
| Burgenland | 3.977 | 271.362 | 70 | Eisenstadt (5) |
| Totale | 83.867 | 7.000 .003 | 84 | |
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Bib.: N. Krebs, Länderkunde der Österreichischen Alpen, Stoccarda 1913; M. Hainisch, Die wirtschaftlichen Verhälttmiae Deutsch-Österreichs, Monaco 1919; R. Almagià, La nuova A., Firenze 1922; L. Stefan, Neu-Österreich, Vienna 1923; A. Pailer, Das neue Österreich, Francoforte sul M. 1924; M. v. Haberlandt, Österreich, sein Land und Volk und seine Kultur, Vienna-Weimar 1927; R. Rungaldicr, Österreich, Berlino 1928; N. Krebs, Die Ostalpen und das heutige Österreich, 2² ed., Stoccarda 1928 (con ricca bibliogr.): I. Nadler-H.R. v. Srbik, Österreich, Erbe und Sendung im deutschen Raum, 3² ed., Vienna 1936; R. Diwald-Baumann, Österreich, Länderhandliche Darstellung, ivi 1936; N. Lichtenack, Österreich, in F. Klutz, Handbuch d. Geogr. Wissensch. - Wildpark-Poradam 1936; H. Osteu, Länderkunde Österreichs, Innsbruck 1937; H. Hassinger, Österreich im mitteleuropäischen Raum, Vienna 1937; W. Schneefuss, Österreich, Zerfall und Werden eines Staates, Lipsia 1937; B. Granigg, Die Bodenschätze Österreichs, Vienna 1947; S. Verosta, Die internationale Stellung Österreichs, ivi 1947.
Giuseppe Caraci
## II. Storia del Cristianesimo.
Oggi con la parola A., s'indica quella regione prevalentemente montuosa, che, stretta fra i territori germanico e cecoslovacco a nord, italiano e iugoslavo a sud, si estende fra l'alto e il basso Danubio e l'Inn, fra l'Enns e la Léitha suoi affluenti di destra, e il Mur e la Drava ad occidente. La Marca orientale con la città di Vienna, fu il cuore dell'A. odierna. Nell'antichità questa regione si identificava pressappoco con il Noricum e con la Pannonia superiore.
1. Età classica. - Alla origine del cristianesimo tutta la regione era sotto il dominio romano.
Le popolazioni, prevalentemente celtiche, che formavano in gran parte il regno del Norico, furono assoggettate all'impero tra il 16 e il 9 a. C. e costituirono il Noricum, la Rarita orientale o Rezia seconda e la Pannonia superiore. La lenta romanizzazione non riusci a far perdere del tutto il carattere celtico alle popolazioni. Le divinità locali si fusero con quelle dell'impero. Le città più ragguardevoli erano allora Carmutum (distrutta poi completamente dai barbari), ove, nel 193, Settimio Severo fu proclamato im-
peratore, e, nel 308, ebbe luogo una conferenza tra Diocleziano e i suoi correggenti; nel 373 Valentiniano III vi si fermò, poco prima che fosse distrutta; Vindobona (oggi Vienna) : nella città antica si rintraccia ancora il nucleo romano; vi morì, nel 180, Marco Aurelio; Laureacum (oggi Lorch, presso Enns) stazione della flotta danubiana; Lentia (Lins); Ovilava (Wels); Iuvavum (Salisburgo); Veldidena (oggi Wilten, presso Innsbruck); Brigantium (Bregene) sul lago di Costanza; dove fu anche una stazione della flotta; Virumm, non lungi da Klagenfurt, città grande, completamente distrutta; Tsurnia (Tiburnia), oggi St. Peter im Holz, presso Spital am Drau; Flavia Solva (presso Leibnitz), distrutta nel 403; Aguntum (presso Lienz), distrutta da una violenta inondazione nel sec. v.
I centri di irradiazione per il cristianesimo, come per le altre religioni orientali, furono Mediolanum, Sirmium, e, per le regioni meridionali importantissimo, Aquileia. Sappiamo che in queste province stanziarono per lunghissimo tempo legioni sirische e italiane; e si trovano anche oggi dappertutto indizi del culto di Mitra, Cibele, ecc. E probabile che il cristianesimo sia penetrato sporadicamente per mezzo di soldati, coloni, commercianti. Non sappiamo perciò quando vi si stabili l'organizzazione gerarchica; certo Aquileia deve essere stato il primo centro di diffusione del cristianesimo e ciò è confermato anche da leggende locali che assegnano l'introduzione della religione cristiana in queste parti a Ermagora e Fortunato di Aquileia, o a Marco o ad altri discepoli di Pietro.
Risalgono all'epoca di Diocleziano i pochi martiri di cui si ha notizia: fra questi Massimiliano di Laureacum, Floriano e 40 soci nello stesso luogo, e Vittorino, vescovo di Petovio (Pettau).
La Vita di Severino, apostolo del Noricum, ci mette in grado di avere abbondanti notizie dei secc. v e vi. Egli divenne il centro di speranza, per le po-

Austria - Carta ecclesiastica storica.
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Austria - Pienta del castro romano ( 190 d. C.) di Laureacum, oggi Lorch. presso Enns (Alta Austria) : 1. pretorin: 2. porta decumana; 3. porta principale; 4. foro e capitolium della città civile, ove sorse la basilica vescovile dedicata a s. Lorenzo (sec. iv), oggi chiesa del cimitero.
polazioni ormai quasi totalmente cristiane e civili di fronte ai nuovi invasori. Fu nei secc. iv e v che ebbero vita le sedi vescovili di Celeia (Cilli) e Petovio (Pettau) il cui vescovo Apriano sottoscrisse al Concilio di Sardica (344); di Laureacum, capitale del Noricum Ripense (la basilica sta sotto l'odierna chiesa di S. Lorenzo); di Carnuntum (ove una chiesa sorse tra i portici dell'anfiteatro); Tiburnia (col vescovo Paolino al tempo di Severino e la cui basilica sta sotto la chiesa parrocchiale di S. Pietro, mentre quella cimiteriale costituisce oggi uno dei più interessanti monumenti dell'A. romano-cristiana). Per le altre città non sappiamo se erano o meno sedi vescovili : solo scavi futuri potranno dare conferma in questo senso.
Gli scavi degli ultimi decenni hanno fatto conoscere una serie di "rifugi» fortificati, situati sulle alture, con chiesa, casa presbiterale e battistero nel centro, con altri edifici, bagni, casematte ecc. intorno, circondate da mura, con una porta, protetta generalmente da due enormi torri. Tutti questi rifugi, della prima metà del sec. v, sono disposti in gran parte lungo la linea della Drava e della Val Pusteria. Da ricordare: Hoischhügel, presso Maglern, l'antica Mectaria; Menunaberg, presso Globasnitz, nel Iauntal, vicino all'antica Iuenna, con chiesa, consignatorium (?) e battistero; Gratzerhogel, presso St. Michael am Zollfeld, vicino all'antica Virunum, con due chiese, e soprattutto Kirchbicld, presso Lavant, nel Tirolo orientale, vicino all'antica Aguntum; gli scavi dell'a. 1948 hanno mostrato che qui esisteva il più grande rifugio delle regioni alpine orientali finora noto, con una superfice cinta di mura per 2 kmq .; sopra le fondazioni di un tempio celtico-romano del sec. I stava la chiesa del rifugio. Oltre i rifugi esistevano anche dei veri castelli militari, come quello a Duel, presso Paternion-Feistritz, con chiesa a tre navate, casa sacerdotale, col fonte in una stanza, bagni, ecc. Venne fortificata anche Teurnia, divenuta capitale del Noricum mediterraneum nell'ultima fase dell'impero. Tutte queste fortificazioni sembrano aver costituito una specie di limes alpino, a protezione del confine contro le invasioni barbariche. In altre località, soprattutto
sulle cime dei colli e dei monti, si sono trovati resti di alcuni oratòri e chiese palcocristiane, sovrapposte a precedenti templi celtici, e continuate poi, con costruzioni romaniche e gotiche, spesso fino ai nostri giorni. Da notare infine, che gli scavi del 1948 hanno condotto alla conoscenza della prima capitale del Noricum, situata sul Magdalensberg, a nord del Zollfeld, costruita dopo l'istituzione della provincia ( 15 d. Cr.), col suo fòro, tempio (del Mars Latobius), municipio (?), stazione della prima cabors Montanorum ecc. Virunum, situata in pianura, era dunque la seconda capitale, creata nel sec. III.
2. Età medievale. - a) Primo periodo. - Le regioni austriache dopo Odoacre furono attraversate da Teodorico, per venire in Italia, mentre da ovest si diffusero per le vallate alpestri gli Alamanni e i Baiuvari. Verso il 510 nella parte orientale si fermarono i Longobardi per circa mezzo secolo. Seguirono le orde degli Âvari (verso il 585) assieme alle popolazioni slave, da loro assoggettate, dei Serbi, Croati, Sloveni e i cosiddetti «Alpenslawen», cioè slavi alpini : questi ultimi penetrarono, in gruppi isolati, fino nel Tirolo. Nuclei romani, o piuttosto celtici romanizzati, rimasero certamente dispersi un po' dappertutto. In questo tempo con una prima temporanea dominazione merovingia (dal 550) abbiamo conoscenza della sopravvivenza delle tre sedi di Tiburnia, Celeia e Petovio (lettera dei vescovi della Venezia all'imperatore Maurizio, 591; cf. MGH, Epistulae, 1, 17). Per il resto le poche fonti tacciono completamente sullo stato religioso di queste regioni nel sec. vi e vir.
Solo con la sistemazione statale della Bavaria abbiamo notizie sulla situazione ecclesiastica. Mentre l'oriente si trasformò lentamente nel cosiddetto "deserto avarico", una certa penetrazione bavarese si diffuse verso le odierne plaghe del Tirolo, della Carintia, della Stiria. Con la chiamata di s. Ruperto e la creazione, a Juvavum, poi Salisburgo, di un monastero con sede vescovile (S. Pietro) sotto il duca bavarese Teodo, abbiamo, verso il 700 , finalmente un punto fisso per la susseguente sistematica irradiazione del cristianesimo nelle Alpi orientali, dove le popolazioni slave immigrate erano ancora pagane; i nuclei romani rimasti, invece, sono stati assorbiti.
Ma la missione cristiana riprese forme sicure e metodi efficaci solo dopo la sistemazione definitiva gerarchica della

(da R. Egger, Tturnia, 26 ed. Klugenturt 1918, p. 77)
Austria - Pienta della basilica cristiana di Duel, presso Feistritz, Carintia, costruita all'inizio del sec. v nel centro di un rifugio romano.
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Baviera, per mezzo di s. Bonifacio, il quale, nel 739, uni sotto Salisburgo i vescovati già esistenti di Frisinga e di Ratisbona, aggiungendone un nuovo, Passavia. Da questo momento in poi Salisburgo e Passavia sono i grandi centri propulsori della predicazione cattolica e insieme della penetrazione culturale germanica fino alle pianure danubiane dell'Ungheria. Spetta a s. Virgilio di Salisburgo il merito di aver procurato, collaborando coi duchi bavaresi, la costituzione di nuovi centri culturali religiosi e civili, cioè i primi monasteri, i quali, dotati in seguito di sempre nuovi territori e fondando essi altre "celle", restarono per due o tre secoli i pionieri del cristianesimo. Il primo monastero fu quello di Mondsee (748), cui segui, nella remota Pusteria, Innichen, oggi s. Candido, e, il più celebre, nel 777, Kremomünster, fondato da Tassilone III. Nel 788 la Baviera fu incorporata al regno di Carlomagno. D'ora in poi la costante politica d'espansione dei re germanici verso le Alpi Orientali, e cioè verso il sud, in direzione dell'Italia creò la marca del Friuli poi di Verona, e verso l'est la marca orientale (Ostmark). Carlomagno eliminò definitivamente il pericolo, sempre grave, degli Avari. Difatti nel 796 fu convocata una commissione ecclesiastica, sul Danubio, composta dal patriarca Paolino di Aquileia, dai vescovi di Salisburgo e di Passavia, per conferire sul miglior modo di organizzare una missione in quelle parti. Sin dal 785 sedeva nella sede salisburghese il celebre Arno, amico di Carlomagno; il quale, creato arcivescovo nel 798 , riunì sotto di sé le sedi di Sabiona, Frisinga, Ratisbona, Passavia e Neuburg. Nell'8ir fu convenuto che il confine tra le zone di influenza missionaria di Aquileia e di Salisburgo doveva essere il percorso della Drava. Tra Salisburgo e Passavia le delimitazioni avvennero solo dopo un secolo, in modo, come pare, pacifico: si può dire grosso modo che, la Carintia, fino alla Drava, la Stiria e l'Ungheria fino al Danubio era sotto l'influenza di Salisburgo, il territorio verso nord sotto quella di Passavia. Però, in un primo tempo Salisburgo svolgeva le sue missioni anche in queste parti, come attestano, ad es., i patrocini delle due più antiche chiese di Vienna, S. Ruperto e S. Pietro.
La missione fu prestabilita nel celebre Sinodo di Reisbach (799). Per facilitare il governo delle regioni tanto lontano dalle sedi stesse, fu istituito il corepiscopato, salisburghese nella Carintia, passaviense nella Marca orientale, istituzione che si mantenne oltre il 900 . Nell' 823 fu fondato l'importante monastero di S. Floriano; sorsero poi villaggi e piccoli centri, colonie di città, monasteri e vescovati tedeschi, su territori donati dai re germanici. Tutto però fu sconvolto e devastato, durante l'invasione protrattasi per più di 50 anni, dei Magiari (900-55). Queste orde pagane, al pari degli Unni e degli Avari, devastarono sistematicamente tutti i paesi vicini (l'Italia in tutia la valle del Po, la Francia fino alla Senna, e quasi tutta la Germania), ma soprattutto le regioni alpine orientali. Solo la grandiosa vittoria di Ottone I (955), sul Lechfeld, pose termine alle barbarie magiare e aprì un nuovo periodo, il periodo della terza e definitiva cristianizzazione e della completa germanizzazione delle Alpi orientali, ad eccezione della plaga più lontana, verso l'Adriatico, dove rimasero gli Sloveni.
L'unico edificio ecclesiastico rimasto intatto ed ancora in uso, di quel secondo periodo, è la chiesa parrocchiale di Karnburg, in Carintia, che è la cappella di un palazzo imperiale (Pfalz) nominato nell' 888.
b) Secondo periodo: assetto politico, colonizzazione e sistemazione ecclesiastica definitiva: sec. IX-XIII. - In conseguenza dell'invasione magiara, lungo le regioni danubiane, bisognava incominciare quasi tutto di nuovo; nell'interno del sistema alpino, e nelle parti meridionali lo spopolamento e le devastazioni erano meno gravi. Siccome la vita religiosa è intimamente congiunta agli sviluppi politici e culturali, si accenna qui alla storia politica dell'A.

Ido R. Ginhart, Die Kunstdenkmäler
Kirntens VI, 1, Klagenfurt 1519, p. 687
Austria - Pienta della chiesa parrocchiale di Piatmitz, 1390 m ., Carintia, consacrata nel 1172 , con cupola romanica, coro gotico e campanile del sec. xiv.
I territori più colpiti, spopolati o in parte addirittura deserti (la futura A. propriamente detta) furono sistemati nuovamente come Marca, e, sin dal 976, dati in feudo alla famiglia dei Babenberg, estintasi poi nel 1246. Il loro governo durato 270 anni segna per la parte centrale della futura A., un periodo di rapido sviluppo culturale, religioso e politico. Leopoldo III il Santo (1096-1136) diede largo aiuto allo sviluppo religioso del paese. Enrico II (1141-77) ebbe il titolo di duca; la posizione delicata ed il contatto col mondo orientale, specialmente dopo le prime crociate, posero il marchesato in una posizione politica di privilegio quasi indipendente. Vienna vide allora passare sotto le sue mura molti eserciti di crociati provenienti da ogni dove, e quasi tutti i signori austriaci, con a capo i duchi, andarono in Oriente a combattere i Saraceni. L'A. visse fra il sec. xir e il sec. xiri il suo primo evo d'oro, e Vienna fu nella regione il centro della cultura germanico-cristiana, specialmente sotto Leopoldo VI il Glorioso (1198-1230). Dopo la morte di Federico II (1250) il terribile «interregno» (1250-73) non solo sciolse ogni vincolo di diritto pubblico, ma diede occasione al re boemo Ottokar II di occupare i territori austriaci (1251). Quando Rodolfo I d'Asburgo (1273-91) cinse la corona germanica, la situazione cambiò. Egli, per ristabilire l'ordine pubblico, tanto compromesso in tutto l'impero, dovette non solo combattere tutti i piccoli signorotti, ma soprattutto chiedere la restituzione dell'importantissimo feudo austriaco alla corona. Caduto Ottokar (1278), Rodolfo prese possesso dei territori dell'impero, ma nel 1282 concesse il ducato austriaco ai suoi figli; d'ora in poi, fino al 1918 (per 636 anni) gli Asburgo regnarono in A., sviluppando, con felice politica, i modesti territori iniziali ed acquistando per sé e per il loro paese l'attestato universale di «A. cattolica».
Segue ora un cenno intorno agli altri territori, che si unirono poi all'A. propriamente detta. La Stiria, sviluppatasi sotto i Traungauer (Stiraburg) fu in principio Marca, elevata anch'essa a ducato, e passata, nel 1192, per eredità, ai Babenberg. La Carintia, sin dal 1000 ducato a sé stante, mentre prima era sottoposta alla Baviera, ebbe duchi di varie case e passò, per eredità, nel 1335 all'A. Più complessi sono gli sviluppi del Tirolo. L'unione progressiva di varie contee, infeudate in principio a Trento e a Bressanone, condusse alla costituzione di un territorio abbastanza grande ed omogeneo che prese il nome generale di Tirolo e divenne «reichsunmittelbar», feudo immediato dell'Impero. In seguito a varie vicende e vie ereditarie anche il Tirolo venne ad unirsi, nel 1363 , all'A. Anche il Vorarlberg ebbe origine da molte piccole contee e signorie; specialmente sotto i conti di Montfort (1188-1400), divenne un territorio uniforme,
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acquisito poi agli Asburgo nel 1390 . Si noti infine che il nome di "Osterreich, A." risale al 996, mentre Vienna appare per la prima volta col suo nuovo nome "Wenia, Wien" nell'88r.
Quanto alla colonizzazione dei territori in parola, le parti a sud, cioè la Carintia e gran parte della Stiria, non ebbero da soffrire tante perdite in uomini e in devastazioni, come le parti settentrionali. La regione piana e aperta verso l'Ungheria era rimasta un vero deserto. E da notare inoltre che molte regioni, specialmente le immense foreste a nord del Donubio verso la Boemia, e anche molte regioni interne alpine, meno accessibili, erano state fino allora pressappoco disabitate. Una delle cure più urgenti quindi fu quella di ripopolare tutta la regione. Ciò fu raggiunto ordinariamente con l'infeudare più o meno vasti territori a signori germanici, a città, ma più spesso a vescovati e a monasteri. Questi, a loro volta, ebbero cura di far fruttare i terreni loro concessi per mezzo di una colonizzazione sempre più intensa. Questo processo può dirsi terminato, in linea di massima, durante il sec. III;

(dal LffA e. VIII. col. 28) Aistria - Pianta del santuario della SS.mo Trinità a Stadi-Paura (Alta A.), di Giovanni Michele Prunner, costruita nel 1714-17.
in certe parti però, assai impervie, continuò fino al tardo medioevo. Le popolazioni immigranti vennero in massima parte dalla Baviera, ma anche da altre parti della Germania. Così l'A. ebbe una popolazione in prevalenza tedesca; ma data la sua situazione di confine, e le vaste relazioni di commercio e di scambi culturali, nonché la sua sempre crescente indipendenza e potenza, specialmente sotto gli Asburgo, si formò lentamente uno spirito nuovo e tutto specifico, tanto che ormai l'uomo "austriaco" per tutta la sua forma mentale, la sua cultura e i precedenti della propria storia, la quale del resto non rinnegò mai le sue origini germaniche, risulta come un tipo tutto proprio e ben distinto dalle altre variazioni del popolo tedesco propriamente detto.
Siccome la popolazione indigena, ed immigrata, era ormai cattolica, con gli sviluppi organici del popolamento erano di per sé dati gli sviluppi dell'organizzazione e della vita religiosa. I due centri dell'organizzazione ecclesiastica rimasero per secoli le sedi di Passavia e di Salisburgo. Ma mentre Passavia, dopo il vano tentativo di salire alla dignità metropolitana (ricordare le famose falsificazioni di Lorch), si contentò di governare le remote parti austriache per mezzo di un "ufficialato" con sede a Vienna, Salisburgo segul una tattica più elastica; riannodandosi al sistema decaduto dei corepiscopi, furono istituite sedi vescovili concepite in principio come puri vicariati del me. tropolita, i quali riuscirono ben presto però a costituirsi in vere e proprie diocesi, benché piuttosto minuscole, mentre i vescovi rimasero sempre vicari (arcidiaconi) del metropolita per le parti lontane da Salisburgo. Di qui il fatto curioso: l'arcivescovo di Salisburgo aveva il diritto di nominare egli stesso i suoi suffraganei. Questi vescovati supplementari furono: Gurk in Carintia (1072); Seckau in Stiria (1218), Lavant in Carintia (1226). Alla metà del sec. xv per iniziativa dell'imperatore Federico III sorse nella Carniola il vescovato di Lubiana.
Ma la sera gloria imperitura di quell'epoca sono le imprese culturali dei grandi monasteri bavaresi, e massimamente austriaci, feudatari di enormi territori, aperti con paziente lavoro a tutti gli sviluppi della cultura civile e religiosa. Si dovrebbe fare a questo punto tutto un elenco di monasteri benedettini, di Canonici Regolari, di Cistercensi e Premonstratensi.
Se i grandi monasteri austriaci ancor oggi si presentano con un numero, spesso assai rilevante, di parrocchie, completamente a loro incorporate, lo si deve al fatto che quello è stato una volta il territorio dal monastero stesso elevato alla più alta civiltà cristiana.
Le relazioni, sempre vivissime, delle regioni austriache sia con l'Italia che col vicino Oriente, ebbero per conseguenza uno scambio continuo di influssi reciproci culturali, letterari, artistici, commerciali che comportavano un rapido sviluppo generale di tutta quella parte eccentrica della Germania; l'A. divenne, allora, come già accennammo, il vero centro della cultura tedesca, e la corte dei Babenberg a Vienna era la più splendida (Walter von der Vogelweide; prima letteratura tedesca, origini delle grandi epopee tedesche, come il Nibelungenlied, ecc.). Qui le radici di quello spiccato senso per ogni specie di alta cultura che rimase sempre il vanto più glorioso dell'A.
Lo storia del cristianesimo in A., in un certo senso, finisce a quest'epoca, la quale ha scritto le più splendide pagine, come testimonia la grandiosa arte ecclesiastica del tempo (v. bibliografia); per i secoli che seguirono fino ai giorni nostri il cattolicesimo austriaco segue press'a poco tutti i movimenti spirituali e culturali europei, con aspetti talvolta specifici e con caratteri propri. Basteranno quindi rapidi cenni per tratteggiare la storia del cristianesimo austriaco fino ad oggi.
3. Età moderna. - L'inizio di questo periodo è contraddistinto anzitutio dalle centenarie guerre contro i Turchi; il pericolo cominciò prima, ma dal 1470 fin verso il 1500 non ci fu quasi mai anno senza violente irruzioni turche fino nel cuore delle province austriache : nel 1529 cade il primo assedio di Vienna, che costernò tutta l'Europa. Il sec. xvi segna il massimo del predominio turco; l'A. assume in pieno la difesa dell'Europa contro i Turchi, sebbene spesso contrastata dal prorompente protestantesimo, il quale abusò della sua forza politica per estorcere dai reggenti austriaci sempre nuove prerogative, religiose e politiche, in cambio di qualche insufficiente sussidio; e dalla Francia, che non rinunziò mai ad allearsi, occultamente o apertamente, con gli Osmanli. Solo nel sec. xvir, dopo il secondo assedio di Vienna (1683) l'A. riuscì a cacciare finalmente i Turchi dall'Ungheria (e ne ebbe singolare merito Marco d'Aviano, cappuccino d'Italia) e a respingerli fin verso i Balcani. Le più belle vittorie che salvarono l'Europa dall'incubo della Mezzaluna, si legano al nome di Eugenio di Savoia, generale austriaco. La lunga e dura guerra contro il Turco, di carattere anche religioso, portò, specialmente dopo la vittoriosa restaurazione cattolica, ad un grandioso risveglio di tutte le forze religiose e culturali, in modo che gli anni dal sec. xvir alla metà del xviri segnano, per l'A., con la cultura barocca, una seconda èra d'oro.
Il secondo elemento caratteristico dell'inizio di questo periodo è l'irruenza violenta del protestantesimo nell'A. e l'opera della Riforma cattolica. Il rapido sviluppo del luteranesimo nell'A. è stato determinato, come del resto i veemonti sviluppi dell'eresia in tutta l'Europa, da un complesso di cause religiose, politiche, economiche, culturali, le quali, verso la fine del sec. xvi, avevano creato, col valido concorso dell'umanesimo, uno stato di tensione generale. Tale tensione diede origine a continue guerre (specialmente tra la Germania e la Francia), con le rivoluzioni interne, vale a dire con le varie sollevazioni di contadini, provocate dalle condizioni economiche radicalmente cambiate dopo le
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grandi scoperte e soprattutto con la rivoluzione generale religiosa di Lutero, Calvino, Zwingli, Enrico VIII, ecc. Anche l'A. ebbe molto a soffrire dalle sollevazioni contadine della prima metà del sec. xvi, ma soprattutto per la rapidissima espansione dell'eresia protestante. Specialmente i nobili (spesso per ragioni politiche e per pressioni sul governo, ecc.), più ancora che i contadini oppressi e i ceti medi delle città si orientarono verso la nuova fede. Il clero in quel periodo purtroppo lasciò molto a desiderare. La Chiesa cattolica ritrovò finalmente se stessa e, col Concilio di Trento, rinnovò lo spirito di fede e di santità interna, le forze di resistenza e di rinnovamento di tutta la vita cristiana, del clero prima, e, poi, del popolo. Quest'opera difficilissima, fu un lievito fecondo che dopo qualche decennio di incubazione, verso la fine del sec. xvir produsse nell'A. un rapido risveglio cattolico d'importanza universale. Il merito della riforma cattolica spetta anzitutto ai discendenti stiriani degli Asburgo (Carlo di Stiria e Ferdinando) i quali, nella seconda metà del sec. xvi, servendosi soprattutto dei Gesuiti, incominciarono, movendo da Graz, una sistematica opera di riconquista (Università di Graz, collegi, seminari, ecc.) facendo così dell'A. l'avanguardia della riforma cattolica stessa. Qualche volta, per raggiungere lo scopo, si ricorse alla violenza, ma generalmente fu sufficiente la sola forza della persuasione (Martino Brenner, vescovo di Seckau, il "martello" degli eretici!). Nel Tirolo, non mai così invaso come

(da W. Frodi, His romanische Wandmalerei in Kärnten, Kloppefurt (ed. ius. 33)
Austria - Dio crea l'uomo. Particolare dell'affresco del maestro Enrico di Gurk (ca. 1220) - Gurk, Cattedrale, oratorio vescovile.
le altre province, Sigismondo e Ferdinando del Tirolo incominciarono fermamente ad applicare la Riforma cattolica (Gesuiti, Cappuccini, Università di Innsbruck). A Vienna, e nell'A. propriamente detta, a causa della politica imperiale, fortemente contrastata dai nobili, gli inizi della riforma furono più lenti (s. Pietro Canisio); ma con l'avvento al trono imperiale di Ferdinando di Graz (16rg) la sorte della Riforma fu decisa, nel senso di una rapida e quasi completa instaurazione del cattolicesimo nelle posizioni perdute. Gesuiti, Cappuccini, e poi anche Ordini antichi, anch'essi ormai riformati a nuova vita, contribuirono validamente all'ascesa di una religiosità cattolica nuova, rigogliosa, e presto esuberante, la quale pervase soprattutto la vita culturale e artistica del paese. Siamo al secondo periodo d'oro delle grandi abbazie, le quali, quasi tutte, durante i secc. xvir e xviri, stavano rinnovellando le loro chiese e ricostruendo, spesso con grandiosa splendidezza, le loro case, secondo i dettami dell'arte barocca, divenuta ben presto familiare allo spirito austriaco. Fiorirono allora due grandi Congregazioni benedettine austriache, quella di Salisburgo, e quella di Melk, orgogliose delle loro accademie, Università (Salisburgo), biblioteche, pubblicazioni scientifiche (i fratelli Pez, ecc.).
Ma sin dalla metà di quel sec. xviri, anche in Austria si fecero sempre più sentire le correnti filosofiche e politiche che pervasero allora tutti gli Stati europei; il crescente razionalismo (in Germania sotto forma di illuminismo), le associazioni segrete (massoneria), l'onnipotenza dello Stato (portato al fastigio da Luigi XIV), i regimi polizieschi, l'assolutismo monarchico con tutta la sua sequela di cesaropapismo. Così in Francia si ebbe il gallicanismo e il giansenismo, come in Germania si ebbe il febronianismo, in A. il giuseppinismo. Le origini e le tendenze erano identiche; c'erano però delle variazioni, secondo i singoli paesi e le loro specifiche condizioni storiche, politiche, sociali. Nel governo austriaco, dopo le tante guerre (contro i Turchi, contro la Francia, la Prussia) incominciò ad introdursi, in connessione con gli inizi del liberalismo e del mercantilismo in Inghilterra, un nudo utilitarismo economico; si sentì il bisogno di rafforzare la potenza dello Stato, sull'esempio della Francia, della Prussia, ecc.; si giunse così al perfetto assolutismo monarchico, e conseguentemente all'unificazione della struttura statale, sminuzzata da tante province di diversa nazionalità, cultura e confessione: un centralismo, dunque, rigoroso. Tutto questo insieme di nuove forze e direttive non poteva non influire sempre maggiormente sulle relazioni tra Stato e Chiesa. Tutto il sistema cesaropapista di tinta austriaca entrò nella storia sotto la denominazione di "giuseppinismo" (v.), da Giuseppe II (1780-90). La Chiesa austriaca fu staccata quasi completamente da Roma, le fu imposta una formazione (seminari generali) secondo le ideologie correnti; tutto ciò che si stimava inutile agli scopi pubblici dello Stato, fu senz'altro soppresso; tante forme della pietà popolare, pellegrinaggi, feste, confraternite, e soprattutto i conventi «inutili», vale a dire quelli che non facevano scuola o opere di assistenza pubblica, furono aboliti. Fu introdotta la tolleranza religiosa, il matrimonio incorporato nella legislazione civile, creato (del resto grande vanto del giuseppinismo) un sistema di educazione, dalla scuola elementare fino all'Università, tutto razionale ed obbligatorio, ecc. Per quanto fosse stato funesto il giuseppinismo per la Chiesa, per il clero e per la pietà popolare, nondimeno non si possono negare certe sue benemerenze, come, ad es., le nuove e più omogenee circoscrizioni diocesane e parrocchiali, una più ragionevole distribuzione della beneficenza ed altre ancora, benché tradotte in atto spesso ad enta delle procedure canoniche.
4. Etá contemporanea - Anche l'A. fu gravemente coinvolta dalle guerre napoleoniche nelle vicissitudini di una Europa scossa dalla Rivoluzione Francese; e come conseguenza naturale di tanti sconvolgimenti, dopo il Con-
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Austria - Tavola votiva proveniente dal convento di S. Lambrecht (1450 ea.), di Hans von Tübingen - Graz, Galleria.
gresso di Vienna (1815), l'instaurazione del sistema reazionario della "Santa Alleanza». In seguito alle esperienze fatte però si sentì il bisogno di ricorrere alla Chiesa e alla religione come garanzia e fondamento dello Stato. Di qui il celebre motto "Trono e Altare ", il quale potrebbe servire, in certo modo, come denominatore del periodo seguente, fino alla caduta dell'impero.
Il periodo fino alla rivoluzione del 1848 , il cosiddetto "Vormärz ", è caratterizzato, da una parte, da una continua dominazione statale sulla Chiesa, però in misura via via decrescente, benché tra l'alta burocrazia persistesse per parecchio tempo ancora il vero giuseppinismo; dall'altra parte incomincia una crescente reazione cattolica, la quale aveva trovato, sin dal 1808 , e proprio a Vienna, un propugnatore esimio nella persona del redentorista s. Clemente Maria Hofbauer. Egli seppe riunire intorno a sé le migliori forze della nobiltà, i più insigni personaggi della politica, della scienza, della letteratura, la gioventù universitaria, e l'" Hofbauerkreis" (circolo hofbaueriano) divenne una delle più efficaci cause della restaurazione cattolica (Fed. Schlegel, filosofo; Ad. Müller, politico; Gius. Klinkowstrom, pedagogo; Zacc. Werner, Em. Veith, poeti e oratori sacri; per non dire degli Eichendorff, Brentano, Gunther, Baader, ed altri). Il riformatore della Stiria, il vescovo Rom. Seb. Zangerle, fu discepolo del Santo, come Gregorio Ziegler, vescovo di Linz, e soprattutto il celebre Otmaro Gius. Rauscher, vescovo di Graz, poi di Vienna e cardinale. Ma anche nelle province incominciarono a sorgere nuove forze; vi contribuirono validamente i Redentoristi, fondati dal Santo (1820), e i Gesuiti, riammessi nel 1826, con le missioni e gli esercizi al popolo e al clero. Anche tra il clero secolare si fece strada un certo risveglio (Schlor a Graz, l'arcivescovo Gruber a Salisburgo, il venerabile Tschidorer, vescovo di Trento, ed altri).
L'anno 1848 fece crollare tutto il sistema dell'assolutismo; si precipitò nel pieno liberalismo, tanto che in certe sfere ecclesiastiche si rimpiangeva persino il giuseppinismo, il quale, almeno, nella sua forma moderata, aveva garantito alla Chiesa una certa libertà di azione e di diritti. Nel 1835 fu concluso finalmente il Concordato, stipulato, vincendo poche opposizioni (i vescovi ungheresi) soprattutto grazie all'arcivescovo di Vienna Rauscher, ed al ministro conte Thun. Il Concordato ebbe la cattiva sorte di essere legato ad
un nuovo periodo di assolutismo statale, cessato il quale (1876), l'instaurazione del sistema parlamentare, con tutta la sua sequela di partiti, liberali, nazionali, sociali, democratici, in continua lotta tra di loro, in continuo cambio di leghe e di opposizioni, coinvolse ben presto la Chiesa nella lotta politica. Dopo la guerra fratricida tedesca del 1866 , si ebbe la crescente pressione delle diverse nazionalità componenti l'impero austriaco e del nazionalismo tedesco (protestanteliberale). Nel 1868 furono emanate, senza alcuna intesa con la S. Sede, leggi in materia di matrimonio, di scuole miste, e di libertà dei culti; contro le quali protestò Pio IX nell'allocuzione concisto