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e diverse nazionalità componenti l'impero austriaco e del nazionalismo tedesco (protestanteliberale). Nel 1868 furono emanate, senza alcuna intesa con la S. Sede, leggi in materia di matrimonio, di scuole miste, e di libertà dei culti; contro le quali protestò Pio IX nell'allocuzione concistoriale del 22 giugno 1868. Finalmente, la definizione dogmatica dell'infallibilità del 1870 , diede al ministero Beust il pretesto di denunziare unilateralmente il Concordato, perché (come si legge nel decreto imperiale di abrogazione) il Concordato "è decaduto da sé, in forza della recentissima dichiarazione della S. Sede sulla pienezza della potestà del Capo supremo della Chiesa Cattolica». Le veementi lotte per la scuola, per il carattere religioso del matrimonio ed altre, condussero quasi ad un vero "Kulturkampf" (varie leggi furono arbitrariamente emanate, soprattutto nel 1874, sui rapporti con la Chiesa, sui benefici ecclesiastici e diritto di patronato, sull'esercizio del ministero parrocchiale ecc.), ma l'atteggiamento personale dell'imperatore Francesco Giuseppe e alcuni suoi diretti interventi (egli impedì, ad es., l'arresto, già ordinato dal governo, del vescovo di Linz, Fr. G. Rudigier) risparmiarono all'A. lo scatenarsi violento della lotta. Le leggi in materia ecclesiastica, infatti, sebbene emanate unilateralmente in violazione del Concordato, erano in complesso tutt'altro che ostili alla Chiesa; tanto che Leone XIII, in una lettera del 15 giugno 1887 al card. Rampolla, suo segretario di Stato, poté affermare che, la "pietà insigne" dell'imperatore e "la sua devozione verso la S. Sede... fa sì che esistano tra la S. Sede e quell'impero le migliori relazioni». Intanto crebbero di forza le organizzazioni cattoliche (Vogelsang e il partito conservatore cattolico; Lueger e i

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cristiano-sociali), la stampa (Vaterland, Reichspost; il "Pressverein» nelle province); anche la vita religiosa del popolo, alquanto decaduta col liberalismo, si risvegliò (organizzazioni religiose di svariatissimo carattere, lavoro missionario, i pp. Abel S. I. (v.), Freund redentorista, istituzioni numerose di educazione, beneficenza cattoliche, di Ordini e di Congregazioni), ecc., nonché l'attività dei cattolici nel campo culturale, scientifico, letterario (Kralik e il "Gral», la "Leogesellschaft », ecc.). La "Los-von-Rom-Bewegung" (movimento antiromano) allo scorcio del sec. xx, il crescente liberalismo di tinta protestante e tedesca della borghesia, e il movimento operaio socialista, alienarono molti dalla Chiesa, che appariva sempre più legata all'operato dei partiti cattolici, non senza grave danno per la sua attività indipendente. Un'altra grandiosa manifestazione dell'A. cattolica davanti al mondo si ebbe nel 1912, col Congresso eucaristico internazionale. La rivoluzione interna del 1918, l'inevitabile crollo della monarchia asburgica, e lo sfacelo, con questa, di tante istituzioni, legami, ordini plurisecolari, produssero per molti anni, nella nuova piccola repubblica austriaca, gravi convulsioni politiche, e misero a dura prova anche tutta l'attività della Chiesa.

La vita esterna, sebbene la Costituzione austriaca del 1⁰ ott. 1920 riconoscesse molti dei diritti della Chiesa, era difficile per molti preconcetti, nutriti specialmente dagli Stati succeduti alla monarchia; la sua vita interna ancor più difficile per la situazione economica disastrosa, e per le lotte dei partiti. Tra questi i socialisti si mostrarono sempre più apertamente atei e antireligiosi, mentre i tedesco-nazionali inclinarono verso un assorbimento della piccola repubblica dalla parte della Germania e non negarono mai la loro avversione contro la Chiesa cattolica; i soli cristianosciali cercarono indefessi una ricostruzione, su base cristiana, della nuova A. Indimenticabile l'opera svolta felicemente, specialmente sul campo politico internazionale, dal cancelliere mons. Ignazio Seipel, il quale gettò così le fondamenta sulle quali poteva sorgere la costruzione politica, di carattere prettamente cattolica, del cancelliere Engelberto Dollfuss. Era troppo naturale che la Chiesa desse tutto il suo appoggio a una tale politica, ispirata alle direttive del Vangelo e dei Papi per un socialismo veramente cristiano. Man mano che questa opera politica andò perfezionandosi, crebbe anche l'attività puramente religiosa, sociale, e culturale della Chiesa stessa (si ricorda, nella Mostra della stampa cattolica a Roma, il salone austriaco; il movimento liturgico, col centro in Klosterneuburg, diretto dal p. Pio Parsch; l'unione accademica). La politica cristiana del Dollfuss ebbe innato il suo doppio coronamento nella nuova Costituzione della Confederazione austriaca (Österreich. Bundesstaat) in base alle corporazioni (Ständestaat), con equa distribuzione dei poteri e dei diritti tra tutti i ceti della popolazione, con principi cattolici per l'educazione, il matrimonio, la legislazione sociale; e col nuovo Concordato, pubblicato insieme alla Costituzione il 1^{°} maggio 1934.

Il Concordato, le trattative per il quale erano state iniziate fin dal 17 marzo 1931, e che fu firmato il 5 giugno 1933, è uno dei più completi e perfetti che si conoscano. Lo spirito di esso è riassunto nei primi tre paragrafi dell'art. 1: "La repubblica austriaca assicuro e garantisce alla Santa Chiesa cattolica romana nei vari suoi riti il libero esercizio del suo potere spirituale ed il libero e pubblico esercizio del culto. Riconosce alla Chiesa cattolica il diritto di emanare, nell'ambito della sua competenza, leggi, decreti e ordinanze; non impedirà né renderà difficile
l'esercizio di questo diritto. Nell'adempimento del loro ministero spirituale è dovuta agli ecclesiastici la protezione dello Stato». Tra le altre disposizioni fondamentali, si ricorda: il riconoscimento della Chiesa cattolica come società di diritto pubblico (art. 2; cf. art. 29 della Costituzione del 1934); e il rinvio al diritto canonico per tutte le altre materie, relative a persone e cose ecclesiastiche, delle quali non tratta il Concordato (art. 22).

Le leggi emanate dalla Repubblica austriaca per l'attuazione del Concordato, in qualche punto sembrano divergere alquanto dalle disposizioni concordatarie (la legge matrimoniale del 1934 è modellata in parte su quella italiana del 1929).

Ma mentre l'A. cattolica ancora una volta tentò di ravvivarsi secondo le sue plurisecolari gloriose tradizioni religiose, incominciò a farsi sentire vieppiù la pressione della Germania nazionalsocialista di Hitler, con violenze di ogni genere quali l'attentato e la morte di Dollfuss ( 25 luglio 1934). Infine la piccola Repubblica soccombette, col cosiddetto "Anschluss", 13 marzo 1938, che fece scomparire insieme al nome "A." anche tutte le opere e le istituzioni cattoliche del paese. Da allora in poi il cattolicesimo austriaco seguì le sorti religiose del cattolicesimo nel "grande Reich ", fino alla liberazione ed al riacquisto dell'indipendenza del Paese, accaduti nel 1945, indipendenza alquanto precaria a causa dell'occupazione quadripartita con le inevitabili conseguenze. Fu però concessa la costituzione del governo centrale e dei governi nelle singole province, le elezioni alle camere e la vita costituzionale, in base però alla costituzione del 1920.

La ripresa, materiale e spirituale, dopo l'oppressione
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(propr. P. Liof)
Austria - Madonna, statua di M. Pacher; il bambino è del sec. xix - Salisburgo, altare maggiore ( 1486-98 ) della chiesa dei Francescani.

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![img-21.jpeg](img-21.jpeg)

Austria - Stalli del coro della cattedrale di S. Stefano, opera di Guglielmo Rollinger (1476-86), completamente distrutti nel 1942 - Vienna.
nazista e tutti i danni della guerra, è molto faticosa. Conscia della sua missione la Chiesa cattolica aiuta questi sforzi di rigenerazione, allargando la sua attività specificamente religiosa verso l'organizzazione della carità in tutte le sue forme più moderne, e delle opere sociali. Da notare la "Wiener kath. Akademie», fondata nell'ott. 1945, per coltivare, sotto l'aspetto della dottrina cattolica, le scienze e le indagini scientifiche; il «Kath. Laienjahr», un istituto sorto sotto la pressione nazista (1940) e ricostruito nel 1945, con un corso biennale per la formazione di laici in aiuto al ministero sacerdotale; il «Seminar für kirchliche Frauenberufe», eretto dalla conferenza dell'episcopato austriaco nel 1947 a Vienna, per la formazione delle donne a tutte le opere di carità, il soccorso sociale e l'istruzione religiosa. A Salisburgo i Benedettini dell'archibbazia di S. Pietro, sotto la direzione dell'episcopato, hanno fondato un "Institutum liturgicum», per indirizzare il movimento liturgico su base sicura verso una più ampia azione tra il popolo. Il periodo nazista, con l'oppressione esercitata dal regime e la resistenza della chiesa, è descritto e documentato nelle opere di K. Rudolf, Aufbau im Widerstand; ein Seelsorge-Bericht aus Österreich 19381945, Salisburgo 1947, e di J. Fried, Der Nationalsozialismus u. die hath. Kirche in Österreich, Vienna 1948.

Notizie statistiche. - L'A. dopo la guerra si estendeva per 83.868 mathrm{kmq}., e, secondo il censimento del 1934, aveva 6.760 .233 mathrm{ab}. (nel 1939 un altro censimento ne dava 6.880 .800 ); Vienna, la capitale federale, ebbe 1.874 .130 abitanti.

Di questi, 6.112.658 erano cattolici, vale a dire il 90,5 \%; il resto erano: evangelici (di confessione augustana o elvetica) 295.452; israeliti 191.481; vecchi cattolici
36.776; senza religione 106.080 ; diversi 7.105 . La circoscrizione ecclesiastica comprende due sedi metropolitane: Vienna, con i suffraganei Sankt Pölten e Linz; Salisburgo, con Gurk (residenza in Klagenfurt), Seckau (con residenza in Graz), e due amministrazioni apostoliche: Burgenland (sotto Vienna), e Tirolo-Vorarlberg, con sede a Innsbruck; secondo il Concordato, Innsbruck sarebbe stato elevato a sede vescovile; ma gli eventi non permisero l'esecuzione. Si contano 6 seminari minori e 4 maggiori; di più 4 facoltà teologiche (Vienna, Graz, Innsbruck e Salisburgo); ci sono religiosi (di 37 Ordini) 3600 ; e religiose (di 54 Ordini) 16.200 . I cattolici dirigevano 1050 scuole private. Ulteriore materiale statistico si trova in: C. de Waal, General-Schematismus der hath. Pfarrämter und Ordensniederlassungen in Österreich, Innsbruck 1934; J. Gurtner, Der Sileularhlerus und die religiösen Orden Österreichs, Vienna 1934; Ecclesia-Almanach 1948, ivi 1949, utile per le ultime statistiche ecclesiastiche.

Bibl.: E impossibile dare qui una bibliografia anche relativamente completa. La bimillettaria storia dell'A. che, nel suo apogeo dominava (con Carlo V) due mondi, ed è, per la sua situazione geografica, il cuore dell'Europa, ha provocato una letteratura storica immetta. Informazioni quasi complete ne danno K. e M. Uhlirz, Handbuch der Ceschichte Österreichs, 2 voll., Graz 1027-30; L. Reiter, Österreichs Staats- u. Kulturgeschichte, Klagenfurt 1948.

Interessanti notizie sulla situazione geografica, geo-politica e geo-culturale sono in H. Gatzu, Länderkunde Österreichs, 2² ed., Innsbruck-Vienna 1948, con eccellente bibliografia razionale.

Per informazioni sulla storia politica in generale si raccomandano le opere seguenti: F. Krones-M. Uhlirz, Österreichische Geschichte, 2 voll., Berlino 1912-23. - Più breve: H. Hantsch, Geschichte Österreichs, I (unico uscito), 2^{°} ed., Innsbruck 1947 (va fino al 1648 , con ottima bibliografia). Per il seguito si può consultare l'ottimo studio dello stesso H. Hantsch, Die Entwicklung Österr.-Ungarns zur Grossmacht (Herders Geschichte der führenden Völker, 13), Friburgo 1933. La storia degli ultimi decenni, e specialmente nell'ultimo periodo dell'esistenza politica dell'A., tracciate da mano maestra, è in K. Schuschnigg, Dreimal Österreich, Vienna 1937.

Chi desidera piuttosto informazioni sul complesso della storia culturale dell'A., in tutte le sue ramificazioni (arte, religione, commercio, scienza, ecc.) consulterà con grande profitto F. M. Mayer-F. R. Kaindl-H. Pirchegger, Geschichte und Kulturleben Deutschösterreichs, 3 voll., 2^{°} ed., Vienna 1929-37, con ampia bibliografia; o la collezione di monografie, tutte di primi autori, raccolte da J. Nadler- H. v. Srbik, sotto il titolo: Österreich: Erbe und Sendung im deutschen Raum, Salisburgo-Lipsia 1936. Ciascun articolo è corredato da una bibliografia ragionata.

Quanto alle fonti della storia ecclesiastica austriaca, molto materiale è stato raccolto nei vari volumi dei Monumenta Germanica Historica (si consultino gli indici): ma conserva ancora in molte parti il suo piano valore l'opera di H. Pez, Scriptores rerum austriacarum, 3 voll., Lipsia 1721-43.

Per la storia ecclesiastica si deve ancora notare l'opera di A. Klein, Geschichte des Christentums in Österreich und Steier. march, 7 voll., Vienna 1840 sgg.; tra i recenti: C. Wolfsgruber, Kirchengeschichte Österreich-Ungarns, ivi 1909; e soprattutto l'opera purtronpo incompleta di E. Tomek, Kirchengeschichte Österreichs, I (il solo uscito), s. I. 1935, che va fino al 1300 ca., con ricca bibliografia, elenchi dei vescovi, e delle parrocochicmadri. Utilissimi complementi si hanno in J. Thauren, Atlas der hath. Missionsgeschichte, St. Gabriel 1932; e nella ricchissima collezione di carte e schemi, preparata da G. Lüdtke-L. Mackensen, Deutscher Kulturatlas, la parte: Katholische Religionsgeschichte, Berlino 1934. Merita una speciale menzione l'Istituto storico austriaco in Roma, fondato nel 1881 da Teodoro v. Sirkel, noto editore del Liber diurnus (Vienna 1889), sui segul, come direttore, il barone L. v. Pastor, il noto storico dei papi. Per l'elenco delle pubblicazioni dell'Istituto cf. Ph. Denzel, Das Osterr. Hist. Institut in Rom, 1901-1913, Vienna 1914, p. 61 sgg.; H. Kramer, Das Osterr. Hist. Institut in Rom, 18811931, Roma 1932, p. 43 sgg.

Quanto alla storia recentissima, si veda J. Hollnsteiner, Das Konkordat, Lipsia-Vienna-Berlino 1934; e G. di Meglio, De novisimo Austriae regimine, Città del Vaticano 1936.

Per ciò che riguarda l'archeologia, si deve notare che gli scavi archeologici vengono sostenuti e pubblicati ufficialmente dell'Istituto archeologico austriaco, il quale ha fatto anche celebri scavi all'estero, come ad Efeso, a Salona e altrove. Una buona sintesi su quanto concerne l'epoca classica e paleocristiana in Austria, si trova in R. Egger, Die österreichischen Länder im Altertum, in Nadler-Srbik, Österreich (sopra citata); id., Die frühchristliche Kunst in Österreich, in K. Ginhart, Die bil-

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![img-22.jpeg](img-22.jpeg)

A sinistra: CHIESA PARROCCHIALE di Deutsch Altenburg (secc. xIII-xiv).
A destra: CHIESA PARROCCHIALE IN UN RIFUGIO MILITARE (sec. xv). Weissenkirchen presso Krems.

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CROCIFISSIONE
di Hans von Tübingen (ca. 1450). Altare da Wiener Neustadt - Linz, museo.

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dende Kunst in Österreich (finora usciti 2 voll., Baden 1932-27); F. Mlliner, Römerzeit in witerreichischen Ländern, Brialcge-Innsbruck 1948. Per la storia delle antiche religioni nella regione, cf. il ricco materiale con ampia bibliografia raccolto da K. Prümm, Religionsgesibistliches Handbuch für den Raum der altchristlichen Unmelt, Friburgo in Br. 1943, pp. 770-92. Giuseppe Löw

## III. LETTERATURA.

Per quanto particolari condizioni d'ambiente e congiunture storiche abbiano dato una speciale impronta alla letteratura austriaca, tanto che è facile riconoscerne il tono nella possente orchestrazione della letteratura di lingua tedesca, pure non riesce agevole farne materia di trattazione a sé. Amalgama di diverse culture e di diverse razze, nel quale è difficile di volta in volta distinguere l'apporto dell'elemento germanico, latino, slavo o magiaro, il mondo austriaco è dominato anche nella letteratura dalla continuità della tradizione cattolica e imperiale. Essa esprime infatti di volta in volta una fervente ed intima religiosità senza problemi o un amore sconfinato per il fasto e la coreografia quando non si rifugia, senza ribellioni, in un'atmosfera di tranquillità borghese : al di sopra di tutto e di tutti vi sono pur sempre Dio e l'imperatore. Solo il presentimento del crollo dell'impero asburgico prima, e la disfatta poi, creano un'atmosfera di disorientamento morale e spirituale che si esprime in un morbido decadentismo tipicamente viennese.

Già nell'alto medioevo numerosi canti spirituali (per esempio Frau Ava) testimoniano un fervore di
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(prop. p. Giuseppe Löw)
Austria - Facciata della chiesa di S. Maria delle Scale (Maria Stiegen), seconda metà del sec. xili, e campanile (1222)- Vienna.
vita religiosa intorno ai chiostri : il contemporaneo sorgere ed affermarsi presso le corti del Minnesang, sottile e sofisticata lirica d'amore, fa fede dell'estrema raffinatezza di gusto ivi raggiunta. Austriaci sono i più grandi Minnesänger, o almeno hanno vissuto alla corte di Babenberg, dal misterioso Kürenberger a Reimar der Alte, dal suo discepolo Walter von der Vogelweide al raffinato idealista Ulrich von Lichtenstein. In Austria poctò, in un clima già rinascimentale, l'ultimo dei Minnesänger, Oswald von Wolkenstcin. Grande diffusione ebbero anche l'epopea nazionale (i Nibelunghi) e l'epica cavalleresca, particolarmente fiorente presso la corte di Turingia: ne fa fede una "Vita di Gesù" di Konrad von Fussesbrunnen, chiaramente influenzata dall'opera di Hartmann von Aue. Ma lirica cavalleresca e lirica d'amore sono soppiantate da una più semplice poesia religiosa di intonazione borghese quando nel 1221 si insediano a Vienna i Francescani, seguiti a 15 anni di distanza dai Domenicani. Il centro della cultura laica si sposta allora da Vienna a Praga, dove nel 1348 verrà istituita la prima università di lingua tedesca (Vienna avrà la sua università nel 1365). Boema è anche la prima opera dell'umanesimo tedesco, il dialogo religioso "Il contadino e la morte" (Der Acherumamn und der Tod) di Johannes von Saaz. Se l'umanesimo boemo si fa datare dalla permanenza a Praga di Cola di Rienzo e del Petrarca, l'umanesimo viennese è direttamente ispirato a Enea Silvio Piccolomini e a Corrado da Celti, fondatore nel 1502 del "Collegium poetarum et mathematicorum". In occasione delle nozze di Massimiliano I, l'ultimo dei cavalieri, autore del Teuerdank, poema cavalleresco di gusto ancora medievale, con Bianca Maria Sforza, avvenute nel 1494, i Viennesi ebbero occasione di ammirare fastose mascherate all'italiana : forte sarà d'ora in poi l'influenza italiana specialmente nel campo teatrale, e sempre più importante sarà la posizione del teatro nella vita austriaca. Proprio nel teatro la Riforma troverà il suo più forte oppositore : i drammi gesuitici allestiti con uno sfarzo scenografico mai visto, sono infatti, insieme con le potenti prediche di Abramo di S. Chiara, la più alta e pura espressione del barocco austriaco ed il più importante contributo al trionfo della Controriforma. Capolavoro del genere è considerata la Pietas Victrix del gesuita Niccolò Avancino rappresentata nel 1659. Ma l'arte barocca continua a dare i suoi frutti ancora per un secolo circa, e cessa poi, senza che per questo cessi l'influenza italiana: tra i molti italiani che vivevano a Vienna, basti rammentare il Metastasio, poeta cesareo in grande favore anche sotto Maria Teresa. Nel periodo illuministico, mentre si intensificano i rapporti col mondo tedesco, il teatro viennese si va affermando sempre più, valendosi sia dell'esperienza del teatro gesuitico che di quella dell'opera italiana, sempre trionfante a Corte. Gli echi della Rivoluzione Francese prima e le guerre napoleoniche poi rimettono in onore, per reazione, il " binomio patria e religione", oscurato per breve tempo dall'internazionalismo illuminista e dall'anticlericalismo massonico: un vivo quadro della Vienna alla vigilia della Restaurazione abbiamo nell'opera Ahnung und Gegenwart di Eichendorff, venuto a Vienna dalla Germania come A. W. Schlegel, C. Brentano, L. Tieck e Z. Werner. Ma solo quest'ultimo vi si ferma definitivamente, approdato infine alla fede cattolica ed al sacerdozio dopo una vita di disordine e di peccato. Il suo amico, s. Clemente Maria Hofbauer, fu la guida spirituale di tutto

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il cosiddetto romanticismo viennese. La non mai spenta tradizione teatrale trova intanto nuovo incremento nell'atmosfera di fasto e di godimento creatasi intorno al Congresso del 1815: mentre Raimund dà forma definitiva alla tradizionale "Zauberposse" viennese elevandola al grado di opera d'arte, Grillparzer, oppresso da tragedie familiari e soffocato dal conformismo reazionario, sublima le sue sofferenze in tragedie di una purezza quasi classica. Al suicidio dell'une e al corrucciato appartarsi dell'altro rimangono arbitri delle scene Bauernfeld, a rivoluzionario in pantofole, e Nestroy, che sa dare al Volksstïch la leggerezza dell'operetta francese: siamo oramai in pieno stile Biedermeyer. Al di fuori e al di sopra di esso Lenau canta intanto il dolore del mondo in liriche di una melodicità incomparabile, mentre Stifter, trasportando nel mondo della natura il culto per le piccole cose, le descrive con una tale lucidità e limpidità da conferir loro un valore universale. Alla nuova corrente realistica si ispirano le Bauernhomödiens di
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Austria - Refettorio grande dell'abbazia cistercense di Heiligankreuz (Bassa A.), costruita e decorata tra il 1641 e il 1691.

Anzengruber ed i racconti paesani di Marie von Ebner Eschenbach, ma il genere non trova continuatori, come anche documento isolato restano i romanzi storici di Enrica von Handel Mazzetti. Si preferisce oramai rinchiudersi in un aristocratico mondo di raffinatezza formale lontano dalla realtà che non può più soddisfare se guardata troppo da vicino. In questo clima il giovanissimo H. von Hofmannsthal crea la sua lirica, mentre a Praga i giovani si riuniscono intorno a R. M. Rilke nello sforzo di creare una nuova letteratura ispirata ad un misticismo che è stato definito neocattolico. Per gli anni immediatamente precedenti alla prima guerra mondiale basterà fare i nomi di A. Schnitzler, P. Altenberg, H. Bahr, R. Schaukal e dell'espressionista G. Trakl, inghiottito dal turbine della guerra come lo stesso movimento di cui fu il rappresentante. Molti anni dopo il cessare della bufera, l'agonia dell'Impero verrà descritta con gli occhi di chi ne ha visto le conseguenze da F. Werfel prima (Barbara oder die Frömmigkeit, 1929) e da S. Zweig poi (Die Welt von Gestern, 1945) entrambi morti in esilio, in America, durante la seconda guerra mondiale. Dei poeti rimasti in quella che fu per alcuni anni la "Marca orientale", ed esaltati dalla critica ufficiale basterà ricordare Weinheber, erede della tradizionale raffinatezza formale austriaca, grande quando, al di fuori di sforzature eroiche contingenti, canta la dolcezza della vita di tutti i giorni nella sua amata Vienna, non arretrando davanti all' uso del dialetto.

Bibl.: J. W. Nagl, I. Zeidler, E. Castle, Deutsch-österr. Literaturgeschichte, Vienna 1899; A. Maderno, Die deutschösterr. Lit. der Gegenvairi, Lipsia 1920; E. Castle, Österreichische Literatur, in Real-Lexikon d. deutschen Literatur-ychichte, II, Berlino 1926 sgg., pp. 670-727.

## IV. Ordinamenti scolastici.

La scuola austriaca ridusse il programma e cambiò l'indirizzo dell'educazione al momento del crollo dell'impero austro-ungarico e da cosmopolita-liberalegermanica divenne interconfessionale, simultanea e nazionale. Il ministero della Pubblica istruzione ha sempre cercato di formare per mezzo della scuola negli scolari una mentalità austriaca tenendo conto della Costituzione pubblicata il 1^{°} maggio 1934. Secondo questa bisognava sempre sottolineare il particolariamo austriaco coltivando negli scolari il ricordo dell'antica grandezza, la gioia di vivere e l'innato senso artistico, ed
climinare cosi il pericolo dell'Anschluss, desiderato da molti professori delle scuole medie e delle università. Nonostante la sua interconfessionalità l'insegnamento religioso sia cattolico sia protestante è obbligatorio nelle scuole di tutti i gradi e viene affidato direttamente alla Chiesa e alle altre comunità confessionali.

Particolare cura si dà al sesso femminile, che viene istruito anche nel campo economico, in quello dell'assistenza sociale ed in quello della vita familiare. Per questa ragione nelle ultime classi delle scuole superiori femminili è obbligatoria la pedagogia, l'assistenza infantile, il cucito, la cucina e l'economia domestica. La frequenza scolastica è obbligatoria dai 6 ai 14 anni ed è gratuita: l'insegnamento si divide in prescolastico, scolastico e doposcolastico. Quello prescolastico si svolge negli 838 giardini d'infanzia dei quali 233 sono privati e quello doposcolastico nel doposcuola triennale obbligatorio. L'insegnamento scolastico si divide in elementare, medio e universitario.

In tutta l'A. vi erano 4694 scuole elementari, di cui 1167 di un'aula, nella quale si impartisce contemporaneamente l'insegnamento di tutte le otto classi, 1337 di due aule, 679 di tre aule, 360 di quattro aule, 240 di cinque aule, 151 di sei aule, 21 di sette aule, 4 di otto aule. Si hanno inoltre 631 scuole cittadine triennali di cui 107 sono private e 155 scuole medie delle quali solo 4 femminili. Si hanno inoltre 3 università (Vienna, fondata nel 1365 ; Graz, fondata nel 1585 ; Innsbruck, fondata nel 1677), e 2 politecnici (Vienna, fondato nel 1815 e Graz, fondato nel 1865), I scuola superiore di veterinaria (Vienna, fondata nel 1871), I scuola superiore mineraria (Leoben, fondata nel 1849) I scuola superiore per il commercio mondiale (Vienna, fondata nel 1919), I scuola superiore di agricoltura (Vienna 1898) ed I scuola superiore di musica (Vienna). Accanto a queste scuole regolari esistono delle scuole speciali: Scuole delle minoranze nazionali, garantite dall'accordo di Brno ( 7 giugno 1920) e precisamente 73 slovene, 25 croate, 22 ceche e 9 ungheresi. Nel 1927 sono sorti due tipi di scuola: scuola di reintegrazione (Aufbauschule) e scuola media per gli operai (Arbeitermittelschule)

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dove si preparano in soli cinque anni coloro che sono stati costretti ad abbandonare gli studi e insieme quegli operai che vogliono accedere alle diverse università.

L'educazione del clero è affidata, come nel passato, alle facoltà teologiche che fanno parte delle Università di Vienna, Graz e Innsbruck. A queste sedi bisogna aggiungere la facoltà teologica di Salisburgo fondata nel 1850 . A Salisburgo esiste un Comitato universitario cattolico che ha per scopo la riapertura della Università cattolica, la quale è stata chiusa nel 1810.

Bra.: H. Fischl, Wesen und Werden der Schabefarm in Osterecht, Vienna 1929; V. Fadrus, Die Lehrpläne für Volls-Haupt-hist- und Hilfsschulen, ivi 1929-32; P. Mosser, Th. Reitre, Mittelschulen in Osterecht, ivi 1929; Herder, Lexikon der Pädagogik der Gegenwart, Friburgo in Br. 1932. Miroslav Stumpf
V. ARTE.

È quasi impossibile delineare una trattazione storica dell'arte limitatamente all'odierna A., che comprende le regioni di lingua tedesca dell'antica monarchia asburgica, dal momento che essa rappresenta solo un aspetto parziale di tutta
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Austria - Chiesa (1555-66) e casa parrocchiale (1736) di Seewiesen (Stiria), con lo sfondo dello Hochschwab ( 2278 m .).
l'arte tedesca presa nel suo complesso, e d'altra parte, s'irradia anche in tutti gli altri paesi che, fino al 1919, dipendevano dal medesimo Stato.

Poiché in tali regioni il germanesimo si è sviluppato essenzialmente come fenomeno di colonizzazione, la vita artistica vi si è iniziata più tardi che non nell'odierna Germania occidentale. Fra i monumenti architettonici, di maggiore importanza, conservati nessuno è anteriore al sec. xir, quando quel territorio danubiano, importante come regione di transito, fiorì economicamente sotto il dominio degli energici margravi di Babenberg. Fu allora che Vienna divenne città; ma in quel tempo il più importante centro culturale delle Alpi orientali era Salisburgo (sede di quei potenti arcivescovi le cui diocesi dapprima comprendevano tutta l'odierna A.) che nei secc. xir e xiri, per mezzo delle diocesi suffraganee di Gurk, Seckau e Lavant, si creò altrettanti centri secondari di vita artistica e intellettuale. Scomparso nel 1598 il duomo romanico di Salisburgo (costruito nel 1181) con i suoi sette campanili, il più antico grande edificio romanico è ora il duomo di Gurk in Carintia, basilica su pilastri, originariamente non coperta a vòlta, e provvista di due torri; la sua cripta, detta delle cento colonne, venne terminata nel 1174. In quello stesso tempo però anche i Cistercensi, così attivi nel colonizzare l'Europa orientale, stavano già lavorando alle slanciate vòlte della loro chiesa in Heiligenkreuz presso Vienna, la cui nave maggiore fu inaugurata nel 1187. Vi sono stati riscontrati influssi provenienti da Maulbronn nella Svevia; invece il tardo romanico viennese, già venato di elementi gotici, è da ritenere che vi sia giunto attraverso Bamberg. Qui, in Vienna, sorsero nella prima metà
del sec. xiri la chiesa di S. Michele e soprattutto la parte occidentale della cattedrale di S. Stefano, la cosiddetta porta dei Giganti e le torri dei Pagani, dove si hanno anche sculture decorative.

Assai ricca fu nell'odierna A., durante i secc. xir e xiri, la fioritura della miniatura libraria romanica. Anche in questo campo Salisburgo è il centro più importante: nella seconda metà del sec. xir i suoi conventi possedevano probabilmente i migliori miniaturisti tedeschi. Tuttavia anche il convento dei Canonici regolari di Klosterneuburg presso Vienna e quelli dei Cistercensi di Heiligenkreuz e di Zwettl furono assai fecondi in tale settore. Klosterneuburg, che nel sec. xir fu arricchita da una basilica a pilastri, conserva ancora, nella sua antica sala capitolare, quel famoso capolavoro dell'arte degli smalti dell'alto medioevo, che è il cosiddetto «altare di Verdun», fatto dal maestro Niccolò, oriundo della regione mosana, per il proposto Wernher, nel 1181.

Furono gli Ordini mendicanti a introdurre nell'architettura il gotico primitivo. Le chiese
domenicane di Friesach in Carintia e di Krems in A. sono del 1250 ca.: si tratta di semplici basiliche con nave mediana rialzata. Quanto alla «Halle», caratteristica per il gotico austriaco, che ha il vano interno spartito in navi di uguale altezza, essa compare per la prima volta nel coro di Heiligenkreuz, consacrato nel 1295, e nella chiesa di Imbach, a quanto pare già ultimata nel 1282; nel sec. xiv seguono poi la chiesa dei Cistercensi di Neuberg (1327-24), quella degli Agostiniani di Vienna (1330), ecc. Massima espressione di codesta forma d'arte è però il braccio lungo del S. Stefano di Vienna, innestato nel 1359 ad un coro del 1304-40. Sebbene da principio fosse solo la chiesa parrocchiale della città danubiana, in pieno sviluppo sotto gli Asburgo che vi risiedettero dal 1276, e diventasse sede episcopale soltanto nel 1469, la chiesa di S. Stefano divenne uno dei più importanti cantieri dell'arte gotica, straordinariamente ricco anche di buoni scultori. Non vi è forse un'altra cattedrale europea per la quale abbia lavorato un uguale numero di notevoli scultori dei secc. xiv-xv: due portali del Duomo, quello del Vescovo e quello del Cantore, ostentano cicli plastici (del 1368-80) di alta originalità. Di particolare pregio è, all'interno della chiesa, la cosiddetta Madonna dei Facchini (Dienstbotenmadonna) figura prettamente austriaca nella sua delicata grazia; a Klosterneuburg si ha una delle migliori figurazioni della Madonna seduta, del principio del sec. xiv.

Nello stesso convento presso Vienna si conserva, sulla facciata posteriore dell'altare di Verdun, restaurato nel 1325, il più antico dipinto su tavola della regione: quattro scene della vita di Maria, a tempera; e dello stesso tempo è una serie di vetri dipinti nel bel chiostro del convento.

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Il più gran vanto del gotico austriaco è però la torre meridionale del S. Stefano, vero segnacolo di Vienna, anzi di tutto il paese; sorge e si sviluppa, compatta e organica come un albero gigante, dalla radice sino alla vetta traforata, che si dissolve tutta in trasparenza. Sembra che sia stata iniziata nel 1334 e compiuta nel 1433; la torre settentrionale, cominciata nel 1450 , restò incompiuta.

Nel sec. xv Vienna, dove risiedeva l'imperatore, era la più grande città della Germania : ne ha esaltata la bellezza Enea Silvio Piccolomini.

Il "realismo" del gotico tardo venne importato nella pittura austriaca da uno svevo emigrato, Giovanni da Tubinga : il nome di un altro pittore, locale, Corrado Laib, è connesso con due crocefissioni ricche di figure. Il tirolese Michele Pacher è il creatore del grande altare ad ante di S. Volf gango presso Salisburgo, terminato nel 1481, e parimenti degno di nota per la parte pittorica come per gli intagli del cassone. Nonostante taluni rapporti con l'arte mantegnesca, l'altare è un capolavoro del «barocco tardogotico» germanico; la plastica in pietra dello stesso tempo ha la sua più famosa creazione nel grande monumento tombale dell'imperatore Federico III (iniziato sul 1467), nel duomo di S. Stefano: tarda creazione di Nicolas Gerhaert da Leida, oriundo olandese ma operante a Treviri e a Strasburgo. Tali due opere rappresentano i presupposti della plastica tardogotica più specificamente austriaca, che ha lasciato le sue opere più significative nell'altare di Kefermarkt (1480-90 ca.), le statue di spostoli nella chiesa parrocchiale di Wiener Neustadt, audaci creazioni di Lorenzo Luchaperger del 1490-1500 ca., l'altare di Zwettl (ora in Adamsthal, Moravia), probabilmente di Andrea Morgenstern.

Venendo alla cosiddetta pittura "antico-tedesca", oltre alle opere del Pacher e dei salisburghesi da lui influenzati, il Maestro di Mondsee e Max Reichlich, le cui opere principali si trovano nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, si trova la maggiore fioritura nella cosiddetta "scuola danubiana", iniziata nei primi anni del sec. xvi, dalle opere che il francone Lucas Cranach e Jörg Breu d'Augusta crearono in A., nonché da quelle dell'artista locale Rueland Frühauf (altare di S. Leopoldo per Klosterneuburg, del 1501); ebbe poi i suoi più noti rappresentanti in Alberto Altdorfer da Ratisbona ed in Wolf Huber da Passavia. Ambedue lavorarono anche per l'A.: l'Altdorfer è autore di un altare della Passione nel convento di S. Floriano presso Linz, e lo Huber ha dipinto ritratti in Vienna ed in Kremsmünster. Tutte opere caratterizzate da particolari doti pittoriche e poetiche, e da un sincero senso del paesaggio e del pittoresco.

L'imperatore Massimiliano I, che prediligeva Innsbruck come residenza, vi ebbe poi, nella Hofkirche, una gigantesca tomba, che egli stesso aveva progettata come una sorta di bronzea rassegna di antenati. Ai suoi ordini lavorarono dal 1508 molti artisti di Augusta e di Norimberga, ed anche il celebre Pietro Vischer che vi contribuì con due statue. L'insieme viene ad essere il più grande complesso di statue bronzee che sia stato mai creato in Europa a ricordo di un solo personaggio. Tutti tedeschi ne furono gli scultori : solo nel 1562 vi partecipò anche l'olandese Alessandro Colin, con alcune idee per la vera e propria tomba imperiale, sulla quale solo nel 1581, come ultima opera, sorse poi la figura orante del committente.

Solo indirettamente si può dire che il Rina- scimento italiano abbia influenzato tale grande complesso, mentre l'arte del Mezzogiorno doveva affermarsi completamente sotto i due nipoti dell'imperatore, Carlo V e re Ferdinando. Così, nel corso del sec. xvi, non solo numerosi castelli ma anche tutte le città austriache furono arricchite da vaghi cortili porticati, nei quali la luminosa chiarezza italiana si unisce, in modo spesso assai suggestivo, a disuguaglianze di un pittoresco schiettamente nordico. Tipici esempi di tale stile composito, ma con predominante carattere italiano, sono il palazzo Porcia in Spital (Carintia), ed il Landhaus di Graz con il suo cortile a pilastri su tre ordini, del 1556. Del resto la loggia aperta rappresentava già un motivo familiare all'architettura tardo-gotica paesana; l'esempio più familiare ne è il "Goldnes Dachl" in Innsbruck, un delizioso balcone applicato a quello che era allora il castello principesco ( 1550 ca.). Sotto l'imperatore Ferdinando I anche la Hofburg viennese cominciò a tramutarsi gradatamente in un castello principesco secondo il gusto meridionale. Il cosiddetto Schweizertor del 1552 ci conserva il più notevole avanzo di codesta attività artistica.

Assai più significativa divenne però la parte dell'A. nel processo di immissione del barocco italiano nella Germania meridionale. Tanto gli Asburgo, come propugnatori del cattolicesimo nell'impero, quanto i vari Ordini religiosi (dei Gesuiti, dei Domenicani, ecc.) tutti vi hanno contribuito nello stesso senso. Ma anche qui i più importanti pionieri del nuovo stile furono gli arcivescovi di Salisburgo. Il Duomo, iniziato nel 1606 da Vincenzo Scamozzi e continuato nel 1614 da Santino Solari, ma secondo un progetto modificato, divenne una delle più importanti chiese borocche d'Europa. non senza tuttavia tener anche conto del gusto tedesco, specie nelle due alte torri della facciata. Fra il 1614 e il 1620 il lodigiano Pietro Pomia elevava in Graz un mausoleo per Ferdinando II, del tutto italiano nello stile, ma anch'esso con cupole soverchiamente slanciate. In Vienna stessa il barocco italiano, abbinato al tipo nordico della facciata fiancheggiata da torri, venne introdotto soprattutto con la chiesa dell'Università dei Gesuiti, che sopra l'ingresso reca la data del 1627. La formola architettonica dell'agile coppia di torri ebbe fortuna e diffusione anche presso la operosa famiglia dei Carlone. Essi lavorarono, specialmente nell'Alta A., nella seconda metà del sec. xvir, lasciandovi, nei conventi di Kremsmünster, Schlierbach, Garsten e soprattutto in S. Floriano, nonché nel duomo della città di Passavia, così immediatamente confinante con l'A., imponenti esempi, non soltanto della loro arte di fabbricatori, ma anche della loro abilità di decoratori.

L'età di Carlo VI, o meglio del principe Eugenio, si può definire, dopo quella del tardo gotico, il vero meriggio dell'arte austriaca. I più grandi nomi di essa sono quelli di Giovanni Bernardo Fischer von Erlach (1650-1723) e di Giovanni Luca von Hildebrandt (1668-1745).

Appartengono al primo soprattutto i progetti per le nuove fabbriche della Hofburg imperiale e del castello estivo di Schönbrunn, progetti di straordinaria grandiosità ma che vennero poi attuati solo in minima parte. In tali opere come in tutte le altre fu erede del Fischer von Erlach il figlio Giuseppe Emanuele, come anche nella costruzione della chiesa di S. Carlo Borromeo in Vienna, progettata nel 1722 ma iniziata solo nel 1724, e ultimata nella imponente cupola nel 1725. Quanto a Giovanni Luca von Hildebrandt,

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Austria - Circoscrizioni ecclesiastiche: r. Confini di Stato: 2. Confini di circoscrizioni ecclesiastiche: 3. Ferrovie.
nel suo capolavoro, il castello estivo del principe Eugenio, il Belvedere (quasi compiuto nel 1723), lo vediamo sollevarsi a tale livello di personalissima genialità, che si comprende come abbia esercitata una enorme influenza su tutta l'arte barocca della Germania meridionale. Accanto a questi grandi troviamo attivi non pochi artisti italiani, cosi Domenico Martinelli, che, fra gli altri, lavorò per il principe di Liechtenstein; ma specialmente Donato Felice d'Allio, che diresse la nuova costruzione del convento di Klosterneuburg, del quale Carlo VI voleva fare un "Escuriale austriaco». Ciò che là doveva restare grandiosamente incompiuto, venne invece attuato in maniera insuperabile nel convento di Melk sul Danubio (quasi ultimato nel 1738), da Jacopo Prandhauer : la fusione di chiesa e di monastero in un solo gigantesco organismo unitario.

Il gusto di Maria Teresa propendeva verso la Francia: lo dimostrano gli interni di Schönbrunn e più ancora il suo magnifico parco, che presuppone quello di Versailles.

Nel sec. xviri la pittura barocca si espande con straordinaria ricchezza nei soffitti e sulle vòlte di chiese e di palazzi : fra gli artisti, ricorderemo, per la prima metà del secolo, Rottmayr e Altomonte, per la seconda, specialmente Antonio Maulpertsch.

Ricca di grandi talenti è anche la plastica del barocco austriaco. Sul principio del xviri sec. troviamo al lavoro, nel Salisburghese, Meinrard Gugenbichler, mentre Giorgio Raffaele Donner rappresenta lo stile di corte. Molte reminiscenze della scuola del Giambologna si notano specialmente nel suo bel fonte erotico sul Neucr Markt, in Vienna, inaugurato nel 1739. Verso la metà del secolo si afferma come tipico ingegno provinciale, pieno di forza ed originalità, Giuseppe Taddeo Stammel, che decora l'abbazia di Ad-
mont nella Stiria con le sue statue lignee: la biblioteca di questo edificio sacro è una delle più belle tra le molte consimili pure belle dell'A., alla testa delle quali sta la sala principale della Hofbibliothek di Vienna, che è forse la più perfetta opera dei due Fischer von Erlach.

Nel '700 Vienna ottenne la sua "Accademia", vale a dire la prima scuola d'arte tedesca di Stato, mediante la quale la città imperiale aumentò grandemente la diffusione dell'arte che in essa si coltivava; ne fu direttore per molti anni, intorno al finire del secolo, il pittore Füger, che rappresenta con buon gusto il "classicismo" di Luigi XVI. Però nel sec. xix molti dei migliori artisti avversarono codesta istituzione, particolarmente Ferdinando Giorgio Waldmüller, ottimo ritrattista e scopritore del valore artistico del Wienervald. In accordo con l'Accademia è invece il nazareno Giuseppe Führich, che ha lasciato ottime cose come incisore in legno.

Dopo la demolizione dell'antica cinta fortificata, Vienna, nella secondo metà dell'Ottocento, assistette ad una vigorosa attività costruttiva. Nel 1859 si diede inizio all'anello della Ringstrasse, che nel suo insieme supera ogni altra creazione analoga di altre capitali, anche se le sue costruzioni monumentali prese isolatamente, provocarono molte critiche. Veri modelli di edifici teatrali sono il Teatro dell'Opera (1861-69) del Siccardsburg e del von der Nüll, e il Burgtheater del Semper e dell'Hasenauer (1873-88), mentre i due palazzi-museo degli stessi architetti offrirono degna sede alle grandiose raccolte della città imperiale. Con le nuove tendenze, affermatesi intorno e dopo il 1900, si acquistarono buon nome di architetti Otto Wagner e Kolomann Moser, mentre le "Wiener Werkstätten" (Artigianato viennese) favorirono lo sviluppo di un'arte dell'arredamento degli interni piena di buon gusto. - Vedi Tavv. XXXI-XXXII.

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AUTARCHIA. - Secondo che deriva da aórapyia o da aúrápxeıa il termine assume il senso di autogoverno o di autosufficenza. Il primo trova applicazione in diritto amministrativo, dove giova ad indicare un ente, cui viene attribuita la facoltà di reggersi da sé : il secondo nella teoria dello Stato, nella politica economica e nell'ordine internazionale, indica la proprietà di un soggetto, che è sufficiente a se stesso nel fine e nei mezzi per attuarlo.

La concezione dello Stato come ente essenzialmente autarchico risale ad Aristotele ed è sostenuta nella corrente cattolica da s. Tommaso in poi, che ha continuato a definirlo come società perfetta. Avendo lo Stato un fine naturale comprensivo di tutti i beni della vita umana, non subordinato ad altro superiore dello stesso ordine, e non essendo destinato in virtù di tale autonomia ad essere parte di altra società, come l'individuo e la famiglia, deve avere in se stesso quanto è necessario alla sua vita, essere cioè autosufficente, possedendo il minimo dei mezzi indispensabili al raggiungimento dello scopo in favore della persona umana.

All'a. si connette anche un principio economico, secondo il quale i mezzi di produzione dovrebbero adeguare il consumo, e la politica relativa, che si prefigge di stimolare lo sfruttamento delle risorse interne, per raggiungere l'autosufficienza. Non è da confondersi col protezionismo, che mira a tutelare il mercato nazionale dalla concorrenza estera, poiché l'a. tende ad eliminare, nel più largo limite, le dipendenze dall'estero, specialmente in vista della difesa in caso di conflitto. La cura di una relativa a. rientra nei compiti naturali dello Stato, cui spetta stimolare e dirigere la produzione e provvedere alla difesa: una a. assoluta è però inattuabile, a causa della diversa distribuzione delle materie necessarie alla vita e al progresso civile, né è richiesta dai fini dello Stato, i quali si possono conseguire con la collaborazione e con lo scambio.

Sui concetti riferiti, nell'ultimo ventennio, si sono erette delle nuove concezioni politiche sul diritto internazionale. Movendo dal principio dell'esigenza dell'a. dello Stato, intesa in senso assoluto, si è concluso al diritto di espansione vitale in favore degli Stati, che non possedessero tale autosufficenza e non potessero
raggiungerla con lo sfruttamento delle risorse interne. Questa conclusione è servita di appoggio alla teoria dello spazio vitale e del relativo assetto internazionale. E da rilevare però che l'autosufficenza non può servire di fondamento alla teoria menzionata, appoggiata su affermazioni gratuite. Se tutti gli Stati sono relativamente autarchici, tutti hanno eguale diritto a vivere e a possedere i mezzi indispensabili alla loro esistenza. Inoltre, non essendo richiesta dal fine dello Stato l'autosufficenza totale, viene a mancare la base all'asserito diritto di espansione vitale, perché dedotto da un falso presupposto.

Rispetto al concetto di a. come illimitata autonomia morale dello Stato, v. assolutismo.

BibL.: I. Raggi, Esame critico delle varie teorie moderne sopra la nazione autarchica, Torino 1902; F. Marchi, L'istituto giuridico dell'a., Modena 1904; R. Resta, Lineamenti di una teoria generale dell'a., in Studi Urbinati, 1932; C. Costamagna, Dottrina del Fascismo, Torino 1938, pp. 392-402; id., A. ed rinascita nel diritto dell'ordine nuovo, in Lo Stato, pann. 1941; A. Messinao, Il diritto internazionale nella dottrina cattolica, Roma 1942; id., Spazio vitale e grande spazio, ivi 1942.

Antonio Messiano

AUTENTICAZIONE. - E l'attribuzione ad un documento, ad uno scritto o ad altro oggetto della forza di fare fede pubblica e costituire una prova piena. L'a. riconosce e prova l'autenticità o genuinità di un documento o di una dichiarazione per cui il documento o la dichiarazione debbono dirsi provenienti dalla autorità o dalla persona cui si attribuiscono, e rispondenti per il contenuto a quanto si pretende di riprodurre.

Secondo il Cod. civ. ital., art. 2073, l'a. «consiste nell'attestazione da parte del pubblico ufficiale che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza». L'a. di cui è questione nel citato articolo si riferisce alle scritture private ed è un atto amministrativo della categoria di quelli certificativi, consistente in dichiarazione di scienza del pubblico ufficiale la quale conferisce alla scrittura privata fede pubblica.

Nel CIC la fede pubblica di un documento o altra attestazione è il risultato della dichiarazione fatta dalla competente autorità mediante la redazione e firma dell'atto, o almeno con l'apposizione della firma e l'uso delle altre formalità richieste secondo la natura dell'atto.

L'autenticare atti autoritativi spetta all'autorità stessa da cui gli atti emanano; le copie di estratti e le dichiarazioni riferentisi a detti atti possono essere autenticati dall'autorità che li ha emessi o dal notaio (can. 1813, § 1, n. 1). Salvo questi casi, l'a. degli atti o documenti è compito proprio del notaio ecclesiastico, la cui scrittura e firma, o almeno la firma aggiunta all'atto, fa pubblica fede per quanto nell'atto viene dichiarato, o per la conformità delle copie con l'originale, nei limiti dell'ufficio o mandato del notaio (cann. 372, §