ano, sotto la protezione di quei conti aveva potuto sviluppare una considerevole attività economica e vi si era formato un comune quasi del tutto autonomo.
L'xi sec. vide restaurare Notre-Dame-des-Doms e sorgere l'abbazia di S. Rufo. Furono ad A. Urbano II nel 1095 e 1096, Gelasio II nel 1118, Innocenzo II nel 1132.
Le lotte per A. incominciarono al principio del sec. xili, col pretesto della crociata contro gli albigesi e contro i conti di Tolosa e di Provenza loro protettori. Nel 1226 un esercito crociato condotto dal re di Francia Luigi VIII assediò A. Nel 1229 il conte di Tolosa Raimondo VII cadette al Papa il contado Venassino, estendentesi sulla sinistra del Rodano attorno a Carpentras. Gregorio IX affidò il nuovo possesso papale alla custodia del siniscalco regio di Linguadoca ed i re di Francia a diverse riprese cercarono d'impadronirsene. I papi resistertero e nel 1274 Gregorio X lo occupò definitivamente. Fu organizzato in 60 castelli riuniti in 9 baliaggi e venne dato a governare ad un funzionario detto rector et comes Venassini. Il nuovo conte di Provenza, della casa di Francia, Carlo d'Angiò, nel 1251 soppresse del tutto le libertà comunali della città

(prop. E. Jost)
Avignone - Facciata della chiesa di S. Pietro su disegno di Filippo Garcin (1312).
e la sottopose al governo di funzionari comitali. Ma A. si affaccia alla grande storia europea al principio del sec. xiv, allorchè divenne sede del papato.
Quando nel 1309 Clemente V, dopo aver soggiornato in varie città della Francia meridionale, vi si recò, si trovò ospite del conte di Provenza e re di Napoli Roberto d'Angiò; e prese dimora nel convento dei Domenicani. Il suo successore Jacques d'Euse, era, dal 1310 , vescovo di A. e quando fu eletto papa col nome di Giovanni XXII (1316) decise senz'altro di conservare la sede papale nella città prediletta, abitando nel suo palazzo episcopale. Il 2 ott. 1316 egli fece la sua solenne entrata in A. ed attese ad organizzarvi la curia. Benedetto XII (1334-42) iniziò poi la costruzione del turrito palazzo del rocher des Doms, mentre i cardinali anch'essi presero a costruirsi dei palazzi fuori di A., a Villeneuve, sulla riva destra del Rodano, caduta già in possesso dei re di Francia. Nel 1348 il papa Clemente VI decise di comperare la città dalla contessa di Provenza e regina di Napoli, Giovanna I, approfittando del suo bisogno di danaro per combattere il re d'Ungheria, che le contendeva il regno. Egli sborsò 80.000 fiorini ( 9 giugno 1348) ed ottenne l'approvazione della cessione dall'imperatore Carlo IV.
I due pontificati di Benedetto XII e Clemente VI (1334-52) rappresentano per A. un'epoca di grande importanza. La corte papale, comprendendo tutti
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quelli che avevano a fare con la curia contava ben 4000 persone: da ogni parte vi affluivano pellegrini, ecclesiastici, prelati, uomini di affari, politici e negozianti. La piccola città provenzale diventò un grande centro cosmopolita. Oltre la vecchia cerchia di mura sorsero nuovi borghi; papi e cardinali vi costruirono od abbellirono chiese e monasteri, chiamandovi artisti da ogni parte. Durante l'esilio avignonese e il susseguente scisma d'Occidente, i pontefici si riservarono il vescovato di A., retto da un amministratore di loro fiducia. Un momento di grave crisi per A. fu la comparsa della peste nel 1348: la città fu funestata per ben sette mesi e perdette la metà della popolazione. Presto però la vita riprese gaiamente. I costumi della corte papale provocarono violenti attacchi del Petrarca e di s. Brigida che chiamarono A. «empia Babilonia, inferno dei vivi, sentina dei vizi». Un miglioramento dei costumi si ebbe sotto Innocenzo VI (1352-62) e uno più visibile sotto Urbano V (1362-70) che ebbe per questo l'elogio del Petrarca.
La maggiore riforma di Urbano V fu la decisione di restituire il papato a Roma. Il re di Francia fece ogni sforzo per persuadere il Papa a rimanere sulle rive del Rodano, ma Urbano V partì da A. il 30 apr. 1367, resistendo alle pressioni dei cardinali non disposti a seguirlo a Roma. Trovò però tale situazione in Italia ed a Roma, che presto si decise a ritornare ad A. Vi rientrò il 24 sett. 1370. Il suo successore Gregorio XI riprese assai presto il progetto di ritornare a Roma : annunziò la sua decisione già nel 1374, ma solo nel 1376 effettuò il suo piano, anche per le esortazioni di s. Caterina da Siena (v.). Di nuovo il governo di Francia, i cardinali, i suoi parenti cercarono di trattenerlo: il 13 sett. lasciò A., arrivando a Roma il 7 genn. 1377. Quando, morto Gregorio XI, venne tra i tumulti eletto Urbano VI (1378), i cardinali francesi con capziosi pretesti si ritirarono a Fondi ed elessero un loro papa, il card. di Ginevra, che prese il nome di Clemente VII. Questi, non essendo riuscito a sopraffare l'avversario, trasportò la sua sede ad A. (20 giugno 1379). Clemente VII vi abitò sino alla sua morte (1394) e cosi fece il suo successore Benedetto XIII che solo durante il Concilio di Costanza si rassegnò ad abbandonare A. ritirandosi in Catalogna a Peñiscola.
Chiusosi lo scisma, Eugenio IV nel 1433 riorganizzò il governo di A., affidandolo ad un legato pontificio che fu di solito un cardinale italiano da cui dipendeva il rettore del contado Venassino. Dal 1391 si inviò ad A. solo un vicelegato: l'ultimo, Filippo Casoni, fu cacciato dagli avignonesi insorti il 12 giugno 1790. Nel 1475 Sisto IV eresse la sede di A. a metropoli, con Cavaillon, Carpentras e Vaison quali
suffraganee, in favore del nipote, il card. Giuliano della Rovere, il futuro Giulio II. Dal 1634 al 1637 Mazzarino ricoprì la carica di vice-legato. La monarchia francese, da quando nella seconda metà del sec. xv, come erede degli Angiò, assorbì la contea di Provenza, mal tollerando l'esistenza del possesso papale di A., cercò a più riprese con vari pretesti di impadronirsene; a questo scopo si discutevano i diritti di acquisto, anzi i diritti del re di Napoli sulla Provenza. Una prima occupazione francese si ebbe sotto Luigi XI, dal 1476-83, poi di nuovo nel 1536 sotto Francesco I. Più importanti occupazioni si ebbero nel sec. xvir per opera di Luigi XIV, la prima volta nel 1662 come rappresaglia contro il Papa per l'affare del duca di Créqui, la seconda volta nel 1668 per il conflitto col Papa circa i diritti di es traterritorialità dell'ambasciata francese. Ambedue le volte il re provocò dei decreti di annessione da parte del parlamento di Provenza. Di nuovo nel 1768 , avendo il Papa protestato contro la legislazione antiecciesiastica di Filippo di Borbone, duca di Parma, il governo di Luigi XV decise l'occupazione e l'annessione; ma nel 1774, quando il Papa concesse la richiesta abolizione dei Gesuiti, il governo francese acconsentí alla restituzione di A. alla S. Sede. Però, appena scoppiata la Rivoluzione Francese, incominciarono in A. i torbidi e le proteste contro il governo papale; agli Stati generali e poi alla Assemblea costituente si discusse della annessione di A. che venne decretata dall'Assemblea stessa. Il papa Pio VI protestò contro la violazione dei diritti della S. Sede, ma nel trattato di Tolentino dovette riconoscere il fatto compiuto (19 febbr. 1796). Tentò la S. Sede di risollevare la questione dopo la caduta di Napoleone, al Congresso di Vienna, ma senza riuscirvi.
Il dipartimento di Vaucluse costituisce la diocesi di A., ritornata semplice vescovato col concordato del 1801, restaurata nuovamente come metropoli nel 1822, e con suffragance le diocesi di Montpellier, Nîmes, Valence e Viviers. Ha uniti i titoli di Apt, Cavaillon, Carpentras e Vaison.
La città conserva i ricordi della sua Università, della meravigliosa fioritura d'istituti religiosi che, per l'iniziativa degli arcivescovi, opposero nei secc. xvi e xvir una diga all'eresia protestante; inoltre, di ben dodici concili.
Bibl.: C. Fantoni Castrucci, Istoria delle città di A. e del contado Venassino, Venezia 1678; L. Barbinet, L'Universite d'A., Limoges 1881; P. Charpanne, Histoire des réunions temporaires d'A. et du Comtat Venousin à la France, Parigi 1886; M. Marchand, L'Universite d'A. au XVII et XVIII siècles, ivi 1900; J. Girard-Pausier, La cour temporelle d'A. au XIV et X V^{e} siecles, ivi 1902; L. Duchesne, Faites épiscopaux de l'ancienne Gaule, I. 2^{\text {e }} ed., ivi 1907, pp. 266-70; E. Duprat, Les origines de l'Eglise d'A., ivi 1908-1909; C. Faure, Etude sur
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l'administration et l'histoire du Comtat Venaissin, ivi 1909; J. Fornery, Histoire du Comtat Venaissin et de la ville d'A., mi 1912; G. Mollat, Les Papes d'A., ivi 1912; E. Duprat, Essai sur l'histoire politique d'A. pendant le haut moyen âge, Avignone 1918; R. Brun, A. au temps des Papes, Parigi 1919; H. Labande, Les palais des papes et les monuments d'A. au XIX* siècle, Marsiglio 1925; E. Dupré Thessidier, I Papi d'A. e la quesitione romana, Firenze 1930.
l'rancesco Cognasso
II. Concili d'A. - Molti concili furono celebrati ad A.; qui sono indicati i principali.
Nel 1080, con la presidenza di Ugo di Die, vi furono eletti vescovi Gibelino di A. in luogo dellintruso Acardo, Lantelmo di Embrun, Ugo, vescovo di Grenoble e Desiderio, vescovo di Cavaillon; i legati condussero seco i neoeletri a Roma per farli consacrare dal Papa stesso.
Nel 1209 alla presenza degli arcivescovi di Vienne, di Arles, d'Embrun e d'Aix, e di altri ancora, insieme ad un conpicuo numero di abati, sotto la presidenza dei due legati pontifici Milone ed Ugo, furono promulgati ad A. 21 canoni sulla disciplina. Il secondo di questi fece obbligo ai vescovi di esigere dai conti, castellani, borghesi, il giuramento d'espellere e di allontanare gli ebrei da ogni ufficio. In detta occasione, per la sua debolezza verso gli eretici, fu scomunicato il conte di Tolosa.
Il terzo Sinodo del 1279 si preoccupò di tutelare i diritti, i privilegi e le immunità del clero, comminando censure contro gli usurpatori dei beni ecclesiastici. Gli altri canoni racchiudono antiche ordinanze pubblicate a Bourges, Valence e Arles.
Nel 1282 Bertrando Amaury, arcivescovo di A., presiedette un sinodo provinciale e in ro canoni rinnovò le antiche leggi contro gli usurai e l'alienazione dei beni delle chiese.
Il 18 giugno 1326 si celebrò un Sinodo generale nell'abbazia di S. Rufo per le tre province ecclesiastiche del mezzogiorno della Francia: A., Aix e Embrun. Vi fu pubblicato un regolamento di 59 articoli quasi tutti concernenti i beni temporali della Chiesa e la sua giurisdizione.
Un Sinodo generale nello stesso monastero di S. Rufo fu celebrato nel 1337, dove furono promulgati 70 canoni, quasi tutti ripresi dal sinodo precedente.
Il Sinodo del 1403 votò i sussidi pecuniari per il re di Francia. Nel 1457 si riunì un sinodo provinciale presieduto dal card. Pietro di Foix. Suo scopo precipuo era di rinnovare il decreto del Concilio di Basilea riguardante l'Immacolata Concezione.
Bint.: A. Peltier, Dictionnaire des Comiles, I. Parigi 1847. p. 244: Hebdo-Laclerco, V, pp. 282, 1283; VI, pp. 149, 242, 288, 891, 840; Mansi, XX, col. 554; XXII, col. 784; XXIV, coll. 231, 437; XXV, coll. 739, 1085. Romualdo Souarn
III. Il santuario di Notre-Dame-des-Doms. - La data di origine di questo santuario è certamente anteriore al soggiorno dei Papi in A. Esso fu detto di Nostra Signora "des Doms", o meglio "des Dons", a causa della moltitudine dei doni celesti concessi in quel luogo. Altri suggeriscono un'etimologia diversa: dei «Domini» o Signori, cioè vescovo e chierici che abitavano vicino alla chiesa, "de domo episcopali».
Giovanni XXII fu sepolto vicino ad essa. Benedetto XII fu qui innalzato alla suprema dignità, e volle rimanervi dopo la morte. I re di Francia, da Luigi VIII a Luigi XIV si recarono a venerare questa immagine della Vergine. La Rivoluzione spogliò l'antica statua e ridusse l'edificio in miserevoli condizioni. Fatto risorgere da mons. Dupont, il Santuario fu eretto di nuovo a basilica da Pio IX nel 1854.
Birl.: J. E. Drochon, in Histoire illustrée des pèlerinages français de la T. Ste Vierge, Parigi 1890, p. 916; Annuaire du clergé français, ivi 1897, p. 140; J. Girard, s. v. in DHG, V. col. 1130 . Romualdo Souarn
IV. L'Università di A. - A. ebbe una celebre università, tra le più antiche della Francia. Le sue origini possono farsi risalire all'inizio del sec. xiri, quando il legato pontificio card. Romano, con ordinanza del 4 genn. 1227, vi organizzava un insegnamento teologico ("in theologica facultate") per combattere l'eresia. Carlo II, re di Napoli e conte di Provenza, con lettera del 5 maggio 1303 accordò alla scuola di A. vari privilegi, mentre Bonifacio VIII, con la bolla Conditoris omnium del 1^{°} luglio 1303, la elevò a dignità di Studium generale, con le facoltà di diritto civile e canonico, di medicina e di arti. La facoltà di teologia vi fu aggiunta da Giovanni XXIII con la bolla Dum attente del 6 sett. 1413.
Gli Statuti, redatti «doctorum consilio et assensu" dal vescovo della città Bertrando Armin nel 1303, furono alquanto modificati nel 1376. Cancelliere nato dell'Università era l'arcivescovo di A.; il rettore, detto primicerius, veniva normalmente scelto tra i professori di diritto (Decretali di Gregorio IX, lib. I, tit. 25). Successive riforme degli statuti si ebbero nel 1407 per iniziativa del vescovo Gilles de Bellemère, nel 1441 per opera del vescovo Alano de Coetivi col concorso dei dottori dell'Università, e nel 1503 per ordine del card. arcivescovo Giuliano della Rovere, il quale ne diede l'incarico al nipote Galeotto della Rovere: questi ultimi statuti sono preziosi per conoscere la situazione dell'Università di A. alla fine del medioevo.
Con bolla del 6 sett. 1413 Giovanni XXIII accordò all'Università di A. i privilegi goduti da quelle di Tolosa e di Orléans, che erano simili a quelli dell'Università di Parigi : per cui, praticamente, il Papa accordava ad A. tutti i privilegi universitari del tempo.
Caratteristica di questa Università sono i suoi numerosi collegi, che hanno tutti una propria storia: 1) il collegio di S. Marziale, eretto da Clemente VII, con la bolla Pia devotorum del 21 apr. 1379, per i monaci di Cluny: per l'accordo del 7 sett. 1427, tale collegio ospitò la biblioteca dell'Università; 2) il collegio di S. Nicola d'Annecy, fondato con documento del 23 luglio 1424 dal card. Giovanni de Brogny, vescovo di Ostia, per i Savoiardi (Magnum Collegium Sabandiae); 3) il collegio di S. Michele, fondato, con testamento dell'8 apr. 1453, dal giurista Giovanni Isnard par gli studenti di diritto civile; 4) il collegio "de fujon» (o Dijon), fondato il 9 sett. 1471; 5) il collegio "du Roure» (Collegium de Ruvere), fondato il 22 ag. 1476 dal card. arcivescovo Giuliano della Rovere per 36 studenti poveri; il cardinale, nipote di Sisto IV, ottenne dal Papa, per questo collegio, la biblioteca del palazzo dei Papi (bolla Ad Apostolicae Sedis apicem, 6 maggio 1481); 6) il collegio di "Notre-Dame de la Piété" fondato dal domenicano Bartolomeo de Riquetti, professore di teologia (14911494); 7) il collegio di Sénanque (o di S. Bernardo di Sénanque), fondato nel 1496 per i Cistercensi; 8) il collegio "de la Croix", per opera di Guglielmo Ricci (1500). Nel sec. xviri funzionava regolarmente solo il college d'Annecy, al quale fu unito nel 1709 il college du Roure.
A fomentare la pietà dei giovani, il 21 marzo 1441 fu costituita la Corporazione o Confraternita di «S. Sebastiano " per gli studenti di diritto, mentre tra il 1450 e il 1480 se ne fondò un'altra per i dottori dell'Università.
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Essendo l'Università decaduta dal primitivo splendore, Sisto IV procurò di risollevarne il prestigio con la bolla Cum rationis del 5 giugno 1475 , mentre suo nipote Giuliano della Rovere, cardinale, ne diveniva grande patrono e restauratore. Tra i suoi alunni e maestri più illustri va ricordato il beato Urbano V (Guglielmo de Grimoard). L'Università si distinse, specie nel sec. xvir, per l'insegnamento del diritto. Scomparve durante la Rivoluzione Francese (1792).
I suoi documenti sono stati abbastanza conservati: gli Archives de Vaucluse ne posseggono il fondo più ricco. M. Fournier ne ha pubblicati i principali in Les Statuts et Privileges des Universités Françaises depuis leur fondation jusqu'en 1789 (II, Parigi 1891, pp. 301-535, c III, ivi 1892, pp. 647-66).
BibL.: P. de Cadecombe, Speculum illustrorum Juris interpretum, qui publice per quattuor omralis professi vel interpretati sunt in illustri ac famum Universitate Avenionensi. Avignone 1702; L. Bardinet, L'Universite d'A., Limoges 1881; V. Laval, Mém. sur les bâtiments de l'aminone
Université d'A., in Bull. historique de Vaucluse, 3 (1881); id., Urbain V, doct. régent de l'Université d'A., ibid., 4 (1882); id., Cartulaire de l'Université d'A., Avignone 1884; id., Inscriptions inédites de l'Université d'A., in Mém. de l'Académie de Vaucluse, 5 (1886); id., Histoire de la Faculté de Médecine d'A., Avignone 1890; G. Bayle, Les Médecins d'A. au moyen-âge, ivi 1882; H. Deniffe, Die Universitäten des Mittelalters bis 1400, Berlino 1885, pp. 327-62; E. De Teule, Chronologie des Docteurs en Droit civil de l'Université d'A., Parigi 1887; M. Fournier, Une Corporation d'étudiants à A. en 1441, estratto da Nouvelle Revue hist. de Droit françois, 11 (1887), pp. 21-47; I. Marchand, La Faculté des Arts de l'Université d'A., Parigi 1897; H. Rashdall, The Universities of Europe in the Middle Age, 2^{\text {e }} ed. a cura di F. M. Powicke e A. B. Emden, II, Oxford 1936, pp. 173-81. Igino Cecchetti
V. Il palazzo dei Papi. - E uno dei monumenti principali dell'architettura francese nel medioevo.
Con una bolla del giugno 1336 Benedetto XII (13341342) espresse solennemente il proposito di costruire in A., ove allora aveva le sede provvisoria la corte pontificia, un palazzo che rispondesse in tutto alle esigenze della dignità papale. Il predecessore, Giovanni XXII (13161334), che aveva preso alloggio nel palazzo vescovile della città, accanto alla Cattedrale, già era stato costretto a fare in quell'antico edificio notevoli lavori di adattamento e ad acquistare alcuni immobili contigui per sistemarvi gli uffici e i servizi necessari.
Il palazzo avignonese dei Papi si compone di due gruppi di edifici chiaramente differenziati nello stesso aspetto unitario del complesso. Essi vengono indicati come Palazzo Antico e Palazzo Nuovo e sono opera rispettivamente di Benedetto XII e di Clemente VI (1342-52); Innocenzo VI e Urbano V perfezionarono quei lavori e fecero qualche aggiunta che, per quanto notevole, non modificò sostanzialmente l'insieme delle costruzioni. Il Palazzo Antico o di Benedetto XII sorge a destra della Cattedrale e occupa per buona parte lo spazio ove prima sorgeva il palazzo vescovile. Esso si svolge attorno ad un cortile trapezoidale i cui lati sono costituiti dal fianco di quattro grandi corpi di fabbrica: la Cappella papale, ai cui estremi
sorgono la torre della Campana e la torre de Trauillas, l'ala del Concistoro, l'ala del Conclave e l'ala dei familiari. All'angolo, formato dall'ala del Concistoro e da quella del Conclave, s'appoggiano gli edifici che costituiscono gli appartamenti papali dominati e protetti dalla gigantesca torre degli Angeli. Questo complesso gruppo di costruzioni realizzate dall'architetto Pierre de Poisson malgrado possa apparire ad un primo esame come slegato, quasi che ogni edificio sia stato concepito come a sé stante, ad una più attenta osservazione apparirà non soltanto dettato nei suoi sviluppi dalla logica distribuzione degli ambienti ma anche architettonicamente, specie all' e-
sterno, reso unitario per il motivo dei giganteschi contrafforti o pilastri che, molto rinvicianti, ne percorrono con mirabile slancio ascensionale le lisce pareti congiunti al sommo con eleganti arcate. D'altro parte presiede a questo parte della costruzione evidentissimo quel gusto per il pittoresco architettonico, per la movimentata distribuzione delle masse plastiche, per i sorprendenti effetti scenografici che era tenuto in sommo onore dagli architetti del medioevo e che noi troppo spesso
riteniamo frutto del caso. D'altro canto l'edificio di Benedetto XII rispecchia fedelmente il gusto ed il temperamento di quel Pontefice; più che un palazzo lo si direbbe un monastero o una fortezza. Diverso il carattere del Pa lazzo Nuovo eretto al tempo di Clemente VI (1342-52). Esso è un vero e proprio palazzo, i suoi ambienti sono grandiosi e negli elementi architettonici e decorativi elegantissimi è posta ogni raffinata cura. Il palazzo di Clemente VI si compone di due grandi corpi di fabbrica, l'ala detta dei Grandi Dignitari, cui è contigua la sala delle Piccole udienze, e l'ala della sala delle Grandi udienze che s'appoggia anche alla torre di S. Lorenzo. Questi due corpi di fabbrica limitano con l'ala detta del Conclave e il complesso edificio degli appartamenti papali del tempo di Benedetto XII l'area del cortile maggiore del palazzo. Architetto degli edifici elevati al tempo di Clemente VI fu Jean de Loubieres. Questi riprese all'esterno della costruzione il motivo dei grandi pilastri congiunti alla sommità da archi a sesto acuto mantenendo con ciò un carattere unitario al gigantesco edificio. Come si diceva, questa seconda parte della costruzione, soprattutto l'ala dove è la sala della Grandi udienze e la soprastante Cappella papale, è quella di maggiore impegno sia architettonico che decorativo. Anche nella sala delle Grandi udienze come in altri ambienti del palazzo, quali l'oratorio di S. Giovanni e la torre del Guardiomba, appaiono interessanti affreschi del sec. xiv purtroppo molto deteriorati. Essi sono dovuti nella quasi totalità ad una maestranza di pittori italiani guidata da Matteo Giovanetti da Viterbo (v.) che in qualità di direttore generale delle pitture si era installato nel palazzo al tempo di Clemente VI. Matteo Giovanetti operava nel gusto dei pittori senesi del suo tempo, il maggior dei quali, Simone Martini (v.), nel 1339 doveva già essere ad Avignone alla corte del Papa intento ad opere che hanno largamente influito sullo sviluppo della pittura francese della regione. Ad Avignone Simone conobbe il Petrarca (v.) ed ivi morì l'anno 1344.
Quando la corte pontificia si trasferì di nuovo definitivamente a Roma ebbe inizio per il palazzo avignonese
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dei Papi una fase di decadenza che non potè essere arrestata dai lavori che nel corso dei secoli vi fecero i cardinali legati e vice-legati. Disastroso fu il periodo della Rivoluzione Francese; allora il palazzo fu preda dell'abbandono e del saccheggio.
Napoleone con decreto del 23 apr. 18 ro lo comprese tra gli edifici pubblici di proprietà comunale. Nel 1818 ne prese possesso il Ministero della guerra che lo trasformò in caserma, mentre una parte rimaneva adibita a prigione.
Dal 1876 il palazzo, di cui s'era finalmente compreso l'alto valore storico ed artistico, divenne oggetto delle cure degli uffici per le Belle Arti, e se ne iniziò un restauro sistematico che ha posto, fin dove era possibile, riparo ai deprecabili danneggiamenti.
Per l'archivio e la biblioteca di A. : v. vaticano ARCHIVIO; VATICANA BIBLIOTECA.
BibL.: L. H. Labande, Le palais des Papes et les monuments d'Avignon, Marsiglia 1925; R. Brun, Avignon au temps des Papes, Parigi 1928; G. Colombe, Le palais des Papes d'Avignon, in 1939 (con ladd. precedente).
ÁVILA, diocesi di. - Nella Spagna, suffraganea di Valladolid (1851), con sede ad Á. (Abila, Abela, Abula), città della Vecchia Castiglia, in posizione elevata, su un affluente del Duero a 120 km . da Madrid. E capoluogo di una estesa provincia ( 8047 \mathrm{kmq}.). Ebbe nella persecuzione di Diocleziano tre martiri: Vincenzo, Sabina e Cristeta. L'insediamento di Priscilliano da parte dei suoi partigiani è la prima notizia certa della sede. Scomparve al principio del sec. vili e fu restaurata alla fine dell'xi. Innocenzo II fissò i limiti della diocesi il 19 marzo 1158. I vescovi presero attiva parte agli avvenimenti politici e religiosi di Castiglia. Á. raggiunse la maggiore floridezza nei secc. xv-xvi. Ebbe vescovi eminenti: Alfonso Fernández de Madrigal, "El Tostado" Fernando de Talavera, O. S. Hieronymi (1485-93), Diego de Alava (1548-59) che assistette al Concilio di Trento. La città aveva molte parrocchie, 10 conventi maschili e 7 femminili. Fra questi è celebre il monastero di S . Giuseppe dove escedi la riforma di s. Teresa di Gesù (v.) e fra quelli il convento di S. Tommaso dei Domenicani, università dal 1550 . Fra i numerosi conventi della diocesi (fuori d'Á.) esiste tuttora quello fondato da s. Pietro d'Alcántara (v.) in Arenas de S. Pedro. Della diocesi era uno dei protomartiri del Giappone : s. Pietro Battista (m. nel 1597), canonizzato da Pio IX nel 1862 .
La diocesi ha un'estensione di 9.760 \mathrm{kmq} ., 295.893 ab., tutti cattolici; 393 parrocchie; 289 sacerdoti diocesani e 67 regolari.
La Cattedrale, costruita dai maestri Alvaro Garcia de Estella, Eruchel e Matteo (secc. xI-xII), è di stile romanico, con trasformazioni ed aggiunte posteriori; ci sono nella città altre chiese romaniche. Di stile gotico (fine del sec. xv) è la chiesa (convento) di S . Tommaso. Il seminario fondato nel 1578 , ingrandito nel 1850 , possiede una ricca biblioteca. La diocesi possiede un museo artistico, ma l'archivio è stato trasportato a Madrid (1869).
BibL.: E. Flórez, España Sagrada, XIV, Madrid 1758, pp. 1-35; A. López, Fr. Domingo Suárez, obispo de A., 17631771, in Revista de Estudios Franciscanos, 5 (1908), pp. 390395; Eubel, I, p. 67; II, p. 78; III, p. 92; IV, p. 65; A. Lambert, s. v. in DHG. V, coll. 1162-83. Giovanni Meseguez.
L'Università di Á. (1550-1807). - Le origini dell'Università di Á. sono connesse con quelle del convento S. Tommaso, dove i Domenicani istituirono nel 1504, sotto il patronato della regina Isabella, cattedre di filosofia e di teologia. L'imperatore Carlo V concesse allo Studio i privilegi dell'Università di Salamanca. Il nunzio apostolico Giovanni Poggio lo elevò, nel 1550, al grado di università e Gregorio XIII,

(da Enc. Ital. F, tze. CXXXVII)
Avila - Cattedrale iniziata nel 1150 dal maestro Eruchel.
su richiesta di Filippo II, ne ratificò l'operato con la bolla In apostolatus culmine del 4 apr. 1576 (Bullarium Ord. Praed., V, 344 e sg.).
In seguito lo Studio ebbe anche le facoltà di arti, medicina e diritto. Ma la sua attività principale rimase sempre la teologia. Tra i suoi più illustri maestri sono da ricordarsi i padri Domenico Bâñez e Pietro Ibáñez, direttori spirituali di s. Teresa.
Innocenzo X, con la costituzione Esponi nobis del ro marzo 1645 (Bull. Ord. Praed., VI, 152), ne sancì gli statuti. Ma, nel 1807 , il governo liberale lo soppresse, insieme ad altre università secondarie (menores).
BibL.: A. Gil de Zárate, De la instrucción publica en España, II e III, Madrid 1833; V. De la Fuente, Historia de las Universidades... en España, II, ivi 1883, p. 149; V. Beltrán de Heredia, Domingo Báñez, in La Ciencia Tomista, 25 (1922, 1), pp. 64-73; S. D'Irsay, Histoire des Universités, II, Parigi 1933, p. 234; H. Rashdall, The Universities of Europe in the Middle Age, 2a ed. a cura di F. M. Powicke e A. B. Emden. II, Oxford 1936, p. 336 sg.
Igino Ceccheti
ÁVILA, JUAN de, beato. - N. a Almodóvar del Campo (Spagna) nel 1499 o 1500 e m. a Montilla (prov. di Córdova) il ro maggio 1659. Fu maestro spirituale, grande predicatore e promotore della restaurazione cattolica.
Fatti gli studi a Salamanca e ad Alcalà, qui sotto Domenico de Soto, volle recarsi alle missioni dell'America. Ma l'arcivescovo di Siviglia, Hernando de Contreras, lo ritetne nella sua diocesi. La predicazione del b. A. fu denunciata alla Inquisizione, la quale dette nel 1533 sentenza assolutoria. Da Siviglia passò a Cordova e quindi a Granada, dove nel 1537 collaborò con l'arcivescovo Gaspare Avalos all'organizzazione dell'università. Quivi il b.A. adunò la maggior parte dei suoi discepoli, preti secolari di vita austera dedicati alle missioni popolari, alla direzione spirituale e all'insegnamento della gioventù nei diversi collegi da lui fondati nell'Andalusia. Il principale fu l'Università di Baeza, iniziatasi nel 1538. Questa «scuola sacerdotale» del b. A. ebbe grande rassomiglianza con la Compagnia di Gesù da lui molto favorita. Molti santi godettero dell'amicizia e della direzione spirituale del b. A. fra i quali s. Giovanni di Dio, s. Francesco di Borgia e s. Teresa di Gesù. Fu beatificato da Leone XIII il 6 apr. 1894.
Il capolavoro del b. A. è il trattato sull' Audi Filia, gioiello della letteratura mistica spagnola. Altri scritti sono l'epistolario, le prediche intorno all'Eucaristia, allo Spirito Santo e alla Madonna, le esortazioni ai preti. Scrisse anche pro-memorie di riforma ecclesiastica per il Concilio di Trento.
BibL.: Prorsimamente, cominceranno a uscire a Madrid la biografia e l'edizione delle opere di b. A. a cura di Luigi
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Sala. Ed. antica delle opere, Madrid 1588, ristampata spesso fino al 1941. Biografia antica dal discepolo p. Luis de Granada, Madrid 1588. Per nuove opere di recente scoperta e alcuni studi v. Archivo Teol. Granadino, 4 (1941): Miscellanea Camillas, III, V, VII (1940-47): Manerto, 17 (1945), pp. 351-88; e la rivista specializzata Maestro Aclín, 1946 scc. . pubblicata a Montilla.
Luigi Sala Balust
AVIS, Ordine di san Benedetro di. - Associazione militare di cavalieri portoghesi reduci dalle Crociate. Sorta circa il 1146, ricevette in dono dal primo re di Portogallo, Alfonso, la città di Evora, presa ai Mori. I cavalieri ricevettero perciò dapprima il nome di «fratelli di S. Maria di Evora». Dopo la conquista di A. si insediarono nel castello di detta città e furono chiamati «cavalieri di s. Benedetto di A. », avendo adottata nel 1162 la regola benedettina.
A somiglianza dei cavalieri di Calatrava in Spagna, i cavalieri di s. Benedetto di A. adottarono la regola cistercense, ed all'abito cistercense ispirarono la foggia del loro manto militare, bianco con croce a fiordaliso color rosso. D'altra parte essi ottennero dai cavalieri di Calatrava alcune sedi che questi possedevano in Portogallo, a condizione che dette sedi venissero visitate dal Gran Maestro di Calatrava. Per queste ragioni i cavalieri di A. sono stati alcune volte considerati come un ramo dell'Ordine di Calatrava, benché non avessero mai cessato di avere un Gran Maestro portoghese.
La missione degli Ordini militari in Portogallo parve esaurita col tramonto della dominazione musulmana, ma le spedizioni portoghesi oltre mare aprirono loro un nuovo campo di attività. I cavalieri di A. compirono atti di grande valore durante i primi sbarchi in Africa, la conquista di Ceuta, gli attacchi contro Tangeri. Ma presto l'entusiasmo svanì, la Crociata in Africa divenne un'impresa commerciale, e il re fu investito in perpetuo della carica di Gran Maestro. (1551).
Lo spirito religioso dei cavalieri si andò affievolendo, nel 1492 furono dispensati dal celibato da Alessandro VI, e Giulio III permise loro di disporre liberamente dei beni personali (1551). Il maggior titolo

Avorio - Dittico proveniente dall'abbazia di Rambona (sec. 2). Museo Sacro della Biblioteca Vaticana.
richiesto agli aspiranti continuò ad essere la nascita aristocratica. La regina Maria I, con l'assenso di Pio VI, tentò un'ultima riforma che falli : i cavalieri di A. furono soppressi da don Pedro nel 1834.
Boll.: Ch. Mueller, s. v. in The Cuth. Eur., II, pp. 161-62; M. de Olivaini, Historia ecclesiastica de Portugol, 2^{2} ed., Listona 1948, pp. 140, 240.
AVITABILE, Pietro. - Teatino, missionario, n. il 18 ott. 1590 a Napoli, entrato in religione nel 1608, fu dapprima in Gcorgia (1626-38), poi, dopo un suo ritorno a Roma, nelle Indie, facendo parte della prima missione indiana dei Teatini ( 1640-50 ); m. a Goa nel 1650.
Boll.: B. Ferro, Istoria delle Musiom dei Chavrici Regolari Teatim, II, Roma 1704, pp. 29-30; Streit, Bibl., V, p. 132.
AVITO, Alcimo Ecdicio, santo. - Vescovo di Vienne nel Delfinato, n. verso il 450, \mathrm{~m}. poco dopo il 517. Apparteneva ad una famiglia di vescovi, di grado senatoriale, e forse fu suo parente l'imperatore Avito. Anche suo padre lo precedette sopra la sede di Vienne.
Come vescovo fu una delle colonne dell'episcopato gallico del suo tempo: a lui si deve la conversione del regno di Ilorgogna alla fede cattolica. Con l'autorità della sua cultura e la finezza dei modi seppe cattivarsi l'animo del re Gundobaldo e poi convertire il figlio di lui Sigismondo. Ad ambedue diresse a questo scopo molte lettere (buon numero delle quali ci resta) su varie questioni bibliche e dottrinali. Del resto vari altri suoi scritti sono diretti contro l'arianesimo dei popoli invasori e le dottrine affini, uno poi è diretto espressamente contro il semipelagianismo di Fausto di Riea. Il Concilio di Epaone del 517, da lui presieduto, compì con sagge disposizioni l'opera della conversione della Borgogna.
A. aveva scritto molti Epigrammi, dispersi nei trambusti dell'assedio di Vienne del 500. Poco prima del 507 curò egli stesso l'edizione degli altri suoi scritti, che consistono in due poemi, 86 lettere, tre omelie intere e molte frammentarie. Il poema principale De spiritualis historiae gestis racconta nei primi tre libri i fatti del Genesi sino alla caduta e in altri due il diluvio e l'esodo: la materia è quindi quella del paradiso perduto e riacquistato e i II. IV e V svolgono in sostanza i simboli della redenzione. A. non si contentò come i suoi numerosi predecessori di una parafrasi del testo biblico, ma svolse molto liberamente la materia con una concezione poetica originale, nuova in questo genere di poemi, e che fa presentire il Milton. La lingua è quella corretta del suo tempo, lo stile di un buon imitatore dei classici; ma anche qui i gusti della sua età non lo rendono alieno dal manierismo. Gli stessi pregi e difetti si ritrovano pure nel De consolatoria laude castitatis ad Fuscinam sororem Deo virginem sacratam.
Le Lettere riflettono gl'interessi religiosi del tempo e trattano per lo più argomenti teologici. Molte sono dirette al re Gundobaldo ed al figlio Sigismondo. Da notare specialmente la 4ª contro le teorie sulla grazia di Lerino e la 34ª ai senatori romani Fausto e Simmaco sul Concilio del 499 e sull'elezione del papa Simmaco, nella quale è la celebre esclamazione: At si papa Urbis vocatur in dubium, episcopatus iam videbitur, non episcopus, vacillare. Delle 35 Prediche ne restano intere solo tre, due delle quali per le rogazioni (v.) di primavera, istituite poco prima dal vescovo Claudiano Mamerto. Sono esse la più antica memoria ed il primo commento di quell'istituzione. Festa il 5 febbr.
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Avorio - 'Trittico bizantino (sec. x) - Museo Sacro della biblioteca Vaticana.
Bull.: Ediz. in Pl. 59, 191 (secondo il Gallandi); del Peiper, in MGH, Anctures antiquissimi, VI, 11, Berlino 1883: C. Chevalier, Cuvres complètes, Lione i8uo. Monopiafie di A. Charace, S. A. civique de Viemme en Dauphiné, sa vie et ses wuvres. Parig1 1825: P. N. Veuclle, A. vau Vieuwe als Hierarch und Politikur, Greifswald 1908: H. Goulzer, Le latin de s. Avit civique de Vieme, Parigi 1909: J. L. Courcelle, Les lettres grecques en l'érldent, in 1943, pp. 247 sc.. 231.
AvitRani, Vincenzo. - Secondo il Mazzuchelli e il Villarosa il nome è Avinatri. Scrittore ascetico, n. a Bergamo nel 1612. Passò quasi tutta la sua vita a Napoli, dove entrò fra gli Oratoriani (1629) e morì nel 1685 .
Fu maestro dei novizi, superiore e apprezzato direttore spirituale. Opera postuma: Calix inebrians ex suavissimo Christi passionis botro eliquatus, Napoli 1694. Il Mazzuchelli, seguendo p. Pio Tommaso Milante (Auctarium, supplemento a Bibliotheca Sancta di Sisto Senese, Napoli 1742, p. 552), gli attribuisce anche un Trattato dei dolori della Vergine.
Bibl.: Anon., Epitome vitae A., Napoli 1695: C. A. di Villaresa, Memorie degli Scrittori Filippini, I, Napoli 1837, p. 20, il quale riporta le notizie da Mazzuchelli, I, II, p. 1260. Francesco Tinello
AVOGADRO DELLA MOTTA, Emiliano. Scrittore e uomo politico, n. a Vercelli l'8 ott. 1798, m. il 9 febbr. 1865. Dottore in legge, riformatore delle scuole, promotore di studi storici, filosofici, giuridici, specie tra i giovani, si dette nel 1848 all'azione politica e al giornalismo cattolico, prendendo a seguire le direttive di J. de Maistre. Collaboratore dell'Armonia e dell'Unità Cattolica, pubblicò una Rivista
retrospeitiva (Vercelli 1848) per eccitare i cattolici a combattere il liberalismo, e il Saggio intorno al socialismo (Torino 1851), assai lodato dal p. Taparelli, che ebbe molte edizioni. Collegato con questo è il saggio Sul valore scientifico e le pratiche conseguenze del sistema filosofico dell'abate Rosmini ( 4ª ed., Napoli 1877) nel quale l'A. vede una nuova forma di panteismo. Deputato al Parlamento (1853-60), fu solidale con il Solaro della Margherita. Contro il divorzio e il matrimonio civile stese una vigorosa Teorica sulla istituzione del matrimonio (Torino 1859). Furono pubblicati postumi gli studi religiosi e sociali dal titolo: Gesù Cristo al sec. XIX (Modena 1873). Eglberto Martire AVORIO (ARTE). - Manufatti in a. sono frequenti nella suppellettile funeraria cristiana antica; spesso furono apposti ai loculi nei cimiteri sotterranei per segno di riconoscimento o come elementi decorativi. Si tratta per lo più di tessere, di dischi o di cubi per giuochi, di bambole spesso articolate, di placchette, di piccole valve, di pettini ecc. Più tardi invece, appaiono a. per decorazione di cattedre (v.), cofanetti, capselle (v.), lipsanoteche (v.), dittici (v.), coperture di evangeliari, pissidi (v.), pastorali (v.) ecc. con rappresentazioni desunte dal Vecchio o dal Nuovo Testamento o altre scene iconografiche. Gli artefici appartennero in modo speciale alle scuole ellenistiche di Alessandria, di Antiochia e di Costantinopoli e la cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna ( 545-56 ) ne è, per il numero delle scene, il prodotto più insigne.
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Avorio - Trittico di Harbeville (sec. x) - Parigi, museo del Louvre.
In Oriente, durante la lotta iconoclastica, si abbandonano nella plastica eburnea i soggetti religiosi e nella produzione di oggetti di uso civile, soprattutto cofanetti (v.), apparve un repertorio iconografico tratto essenzialmente dall'antichità classica e dall'arte orientale. In Occidente, alla corte dei Carolingi, vengono frattanto prodotti a. ove si afferma un sentimento plastico molto vivo (ad es., la "Pace del duca Orso", fine del sec. viII).
Fra il x e l'xi sec. e poi nel xir, mentre in Oriente lo stile bizantino riappare negli intagli eburnei di soggetto religioso in tutta la sua nobile grandiosità compositiva (trittico di Harbeville del Louvre), tale genere di attività plastica fiorisce anche in Germania. A quella fioritura ottoniana viene collegato un gruppo di s., forse lombardi, il più famoso dei quali è il secchiello del vescovo Gotifredo (974-98) del duomo di Milano.
Durante il periodo romanico, in Germania con centro a Colonia, in Spagna, ed anche in Italia, vennero eseguiti lavori in a. che riflettono le nuove correnti stilistiche. Qui da noi specialmente nel meridione (Paliotto di Salerno) e in Sicilia, ove erano più vivi i riflessi dell'arte orientale.
Il gusto gotico riportò in Francia in grande onore la pratica di intagliare a. e vennero allora eseguite opere di altissima qualità.
Da ora in poi i caratteri della plastica eburnea non differiscono stilisticamente da quelli delle altre sculture, come, per varie ragioni, durante l'alto medioevo. Così nella Madonna del duomo di Pisa di Giovanni Pisano (1299). E non solo in Italia, ma anche in Francia spesso all'a. si sostituisce l'osso (v. embrinon).
Capolavoro della plastica eburnea del Rinascimento italiano sono i rilievi del duomo di Graz che traducono disegni del Mantegna. Ormai la lavorazione dell'a. è riservata ad artigiani specializzati che traducono modelli o
copiano le opere della grande plastica ed invano si cercherà di assegnare nomi illustri ad opere tecnicamente perfette ma di concezione non originale. Esempi mirabili di a. del Rinascimento, e dell'età barocca si hanno a Firenze nel museo Nazionale e in quello degli Argenti, a Monaco nel National-Museum, a Vienna nel Kunsthistorisches Museum. - Vedi Tavv. XXXV-XXXVI.
Bibl.: G. Stuhlfeuth, Die altchristliche Elfenbeinplastik, Friburgo in Br. 1896; E. Molinier, Musée national du Louvre, Catalogue des Jvaires, Parigi 1896; H. Graeven, Fröbchristliche und mittelalterliche Elfenbeinserhe aus Italien, Milano 1900; O. P. Dalton, Catalogue of Jeary Carvings of the Christian Era in the British Museum, Londra 1909; A. Goldschmidt, Die Elfenbeinshulpturen aus der Zeit der karolingischen und sächsischen Kaiser, 2 voll., Berlino 1914-18; F. Volbach, Elfenbeinarbeitru der Spätantike und des frühen Mittelalters. Katalog des rönischgermanischen Zentral-Museums in Mainz, Berlino 1916; M., Staatliche Museen zu Berlin, Die Bildwerke des deutschen Museums, Die Elfenbeinbildwerke, ivi 1923; A. Goldschmidt, Die Elf. aus der romanischen Zeit, 2 voll., ivi 1923-26; Ch. Diehl, Manuel d'art byzantin, Parigi 1925-26, passim; H. Loughurst, Victoria and Albert Museum. Catalogue of Carving in Jeary, Londra 1927; P. Toesca, Storia dell'arte italiana, Torino 1927, passim; A. Goldschmidt, Die byzantinischen Elf. des X-XIII. Jahrh., 2 voll., 193034; C. N. Morey, Gli oggetti di storio e di uso. Catalogo del Museo Sacro, I, Città del Vaticano 1936; F. Volbach, Avari medioevali, ivi 1942.
Enrico Josi-Emilio Lavagnino
AVRANCHES. - Situata tra la Bretagna e la Normandia, presso la foce del fiume See, dipartimento della Manche. Nell'età romana Abricantes fece parte della seconda provincia lugdunense; la Notitia Dignitatum la indica quale residenza del praefectus dalmatorum militum. Oscure sono le sue origini cristiane. Il vescovo Nepus intervenne al Concilio d'Orléans del 511. Del vescovo s. Paterno scrisse la vita il poeta
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Fortunato. Il vescovo s. Aubertus, ca. l'inizio del sec. viII, fondò il monastero e la chiesa di S. Michele sul Monte Tomba; più tardi Giovanni di Bayeux (1061-69) scrisse il Liber de officiis ecclesiasiasticis.
La Cattedrale e altre chiese furono saccheggiate nel 1382 dai calvinisti; quando la diocesi venne soppressa nel 1790 contava 180 parrocchie. Essa è ora unita a quella di Coutances (v.). La Cattedrale dedicata a s. Andrea, imponente costruzione con tre torri quadrate, era costruita sopra un promontorio dominante la baia del Monte S. Michele; iniziata nel 1023 fu consacrata nel 1121. Restaurata nel sec. xv, crollò nel 1794. Le chiese di S. Gervasio, quella di S. Saturnino e di Notre-Dame-des-Champs pur essendo antiche d'origine sono tutte ricostruite.
Molto preziosa è la sua biblioteca di oltre 25-000 volumi e circa di 270 manoscritti, quasi tutti provenienti dalle antiche abbazie di Mont-St-Michel, di Montmul e di Savigny, con mirabili miniature del periodo romanico. (v. anche COUTANCES).
BibL.; L. Duchesne, Fautes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, Parigi 1913, pp. 222-23; J. Martin, s. v. in DHG, V, coll. 1241-46; G. Bardy, s. v. in Catholicisme, I, coll. 1142-43.
AVRILION, Jean-Baptiste-Elie. - Teologo ascetico, n. il 1^{°} genn. 1652 a Parigi, ivi m. il 16 maggio 1729. Vi professò la regola dei Minimi (1671). Ordinato sacerdote, fu avviato alla predicazione; per meglio riuscirvi, studiò l'ebraico e la S. Scrittura sui testi originali. Per 53 anni, di cui 30 in Parigi, attese con frutto alla predicazione, dovunque venerato.
Pubblicò molte opere ascetiche, ottime guide alla vita di amor di Dio nell'unione ai misteri di Gesù Cristo; la maggior parte di esse ebbe molte edizioni e traduzioni. Tra le più recenti italiane: L'Avvento santificato (Roma 1894); Condotta cristiana per la festa dell'Assunzione di Maria (ivi 1894); Meditazioni sulla S. Comunione (Venezia 1898); La Quaresima saulificata (Brescia 1932). Opere maggiori sono i suoi tre Traités sur l'amour de Dieu (Parigi 1740); Réflexions théologiques, morales et affections sur les attributs de Dieu..., pour chaque jour du mois (ivi 1705). Una eccellente preparazione alla morte è il Commentaire affectif sur le Pomme Miserere (Parigi 1728, poi pubblicato in italiano); ottimo un corso di esercizi spirituali: Retraite de dix jours (ivi 1713).
La dottrina ascetica di A., ispirata alla scuola berulliana, è di carattere spiccatamente affettivo. Attraverso riflessioni e sentimenti, conduce alla pratica dell'imitazione di Cristo, lungo i vari giorni del mese e dell'anno, con riprese in ogni festa e periodo liturgico. A. diffuse molto la devozione alla «divina infanzia di Gesù Cristo» (Réflexions, sentiments et pratiques sur la divine Enfance de J.-C., Parigi 1719), seguendo Bérulle, Amelote e suor Margherita del S.mo Sacramento (v.).
BibL.; G. Ruberti, Disegno dell'Ord. dei Minimi, III, Roma 1922, pp. 776-83; P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, IV, Parigi 1930, pp. 333-36; J. De Guibert, s. v. in DSp., I, coll. 1183-86.
Gennaro Moreni
AVVAKUM, Petrovic. - Protopope russo; uno dei primi e più importanti capi dello scisma interno della Chiesa russa (rashol); n. nel 1620-21 a Grigorovv, nel governatorato di Nijni-Novgorod, fu bruciato vivo a Pustosersk il 14 apr. 1681.
Figlio di un pope, A. entrò, fin dalla sua gioventù, nel chiericato. Diacono nel 1641, prete nel 1643, fu nominato arciprete (protopope) a Jurevets-Povolg nel 1652. Il suo eccessivo zelo gli attirò l'inimicizia dei suoi parrocchiani, e in capo a due mesi egli dovette rifugiarsi a Mosca, dove fu addetto al servizio di - Nostra Signora di Kazan». Fin dalla quaresima del 1653, d'accordo con qualche altro prete della capitale,
egli entrava in lotta col patriarca Nikon, che cominciava le sue riforme liturgiche ordinando di fare il segno della croce con tre dita invece che con due, e sopprimendo le metanie (o genuflessioni orientali) alla recitazione della preghiera di s. Efrem. Ad A. e ai suoi compagni queste innovazioni, già in uso nella Russia ed ora tolte dai Greci, sembrarono alterazioni del patrimonio della fede contenuto nelle attuali forme liturgiche. Questo bastò per dare inizio allo scisma o rashol, del quale A. fu il primo capo e il primo dottore.
A. fu atrocemente perseguitato. Fin dal 1653 egli indirizzò un'istanza allo zar Alessio Mikhailovic (16451676) contro le innovazioni del patriarca Nikon; e subito cominciò la serie dei suoi esili. Mandato prima a Teinolsk, poi a Dauria, fu richiamato a Mosca nel 1664. Relegato ben presto a Mezen, lo si fece comparire al Sinodo di Mosca del 1666, dove fu degradato e scomunicato come "diffamatore della Chiesa e dello zar». Nel sett. 1667 fu definitivamente internato a Pustosersk, dove restò fino al supplizio. Condannato ad essere bruciato in una gabbia sopportò la sua orribile sorte senza fiatare, dopo essersi fatto il segno della croce con due dita. Furono bruciati con lui tre suoi discepoli.
Verso il 1672-73 A. scrisse la sua autobiografia, dove racconta, con una sincerità superiore ad ogni sospetto, la sua vita e le persecuzioni sopportate; documento di prim'ordine per la conoscenza delle origini del rashol e della vita interna della Chiesa russa nel sec. xvir. Oltre a questa autobiografia, ha lasciato una sessantina di scritti, che si possono dividere in tre gruppi : 1) i discorsi esegetici; 2) le suppliche, indirizzate principalmente allo zar; 3) le lettere polemiche o didattiche indirizzate ai suoi seguaci.
BibL.: La maggior parte degli scritti di A. sono stati pubblicati da N. Subbotin, Materiale per la storia del rashol nel primo periodo della sua esistenza ( 9 voll. in russo), specialmente nei tomi I, V, VI e VIII, Mosca 1873-90; V. Mlakotin, Il protopope A., Pietroburgo 1893; A. Borandin, Il protopope A., 2^{°} ed., ivi 1900, con una abbondante bibliografia; F. Smirnov, Questioni interne nel rashol nel XVII secolo, ivi 1899. Notizie nelle seguenti enciclopedie russe: Dix, biogr. russo, I, ivi 1896, pp. 17-21; Enc. teal. ortodossa, di A. P. Lopukhin, I, ivi 1900, coll. 90-94; Nuove dix. enciclopedice (restato incompiuto), ivi [dopo il 1912], I, coll. 117-20. Per supplire alle fonti russe, poco accessibili, si troverà tutto il necessario, con ricca corredo d'informazioni, nelle pubblicazioni di P. Pascal: L'Autobiografia d'A., tradotta in francese: A. et les débuts du rashol. La crise religieuse en Russie au XVII- siècle, Parigi 1938, una delle opere più interessanti sulla vita scistiana nella Russia antica.
Martino Jugie
AVVENIRE (L') D'ITALIA. - Quotidiano cattolico bolognese, fondato il 1^{°} nov. 1896, per iniziativa dei caridi. Mauri e Svampa, da Giovanni Grosoli, presidente dell'Opera dei congressi e comitati cattolici, e da Giovanni Acquaderni, fondatore della Gioventù cattolica italiana, col titolo L'Avvenire e la direzione di Filippo Crispolti. Dal 1902 assunse il titolo attuale ed ebbe la direzione di Cesare Algranati (noto con lo pseudonimo di Rocca d'Adria) che ne fece il più vivace e battagliero tra i fogli cattolici italiani. Nel 1915 ne fu nominato direttore Paolo Cappa (poi deputato e senatore) che dette al giornale larga notorietà sia durante la guerra 1915-18, che al tempo del Partito popolare italiano. Nel 1923 il giornale passò al Centro nazionale con la direzione di Enrico Bolognesi, ma decadde e non riebbe l'antica floridezza se non nel 1927 quando fu acquistato dalla Compagnia di S. Paolo. Da allora ne è direttore Raimondo Manzini, poi deputato alla Costituente e al Parlamento. La zona di diffusione del giornale, per accordi
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intervenuti sotto l'egida dell'Azione Cattolica, comprende l'Emilia, il Veneto e la Toscana; con gli altri confratelli è collegato nel S.I.R. (Servizio Informazioni Romano) dal quale ha il notiziario romano e vaticano. Una particolare importanza, specialmente per merito di Raimondo Manzini e di Mario Luzzi, e