a la sua affermazione che, se una superficiale filosofia può distrarre l'animo dall'interesse religioso, una più profonda esperienza di speculazione ne fa avvertire tutta la sostanziale vitalità), non fu tuttavia uno spirito profondamente religioso. Lo dimostra già l'etica, che possiamo enucleare dai suoi vari scritti, e che in lui, privo com'è di un vero senso dell'interiorità della vita spirituale, e avvezzo a considerar l' "uomo" nella sua totalità alla luce uniforme della sua "scienza" che lo riversa nel mondo esteriore, assume il signifi-
cato di una precettistica o di una empirica casistica, da cui esula ogni riferimento concreto al principio assoluto e divino dei valori morali. Ma più ancora lo dimostra la sua esplicita concezione di Dio come realtà suprema, posta al di là di ogni interferenza spirituale, e quindi razionale, con l'uomo e oggetto soltanto di fede. La teologia di B. è, in fondo, molto semplice, ma di una semplicità che è povertà : il libro IX del De dignitate et augmentis scientiarum lo prova chiaramente. Ragione e fede sono conciliate, ma solo mediante una radicale separazione ("concludamus igitur, theologiam sacram ex verbo et oraculis Dei, non ex lumine naturae aut rationis dictamine, hauriri debere»). Nessuna meraviglia, del resto, per questo, se pensiamo agli allora recenti successi della teoria della doppia verità!
L'importanza di B. va, dunque, cercata altrove che in una profonda religiosità, e cioè in quella fede nella scienza, cui alludevamo al principio. E, questa, una fede, che al di fuori di ogni schema e di ogni impalcatura didascalica, lo avvia decisamente verso il futuro: e non è superfluo ricordare, a tal proposito, che B. stesso, quasi a coronamento della sua opera, volle celebrare nella Nuova Atlantide la sua fervida fede nel futuro progresso. L'utopia pansofica, che in quest'opera si cela sotto il fantastico disegno della Casa di Salomone (o Università della ricerca) e che troverà larga eco in Comenio, contiene qui, diversamente dalle utopie politiche di un Platone o di un Campanella, una raccomandazione pedagogica, che si riconinette all'ispirazione fondamentale del pensiero baconiano : solo educandosi alla scienza e collaborando nel campo del sapere, gli uomini potranno pervenire alla conquista del loro vero impero: l'impero dello scibile, ch'è il solo impero concepibile sulle forze stesse della natura.
Bibl.: Edizioni critiche: Opera (a cura di R. L. Ellis, J. Spedding, D. D. Heath), 7 voll., Londra 1837-39; ivi ristampata nel 1887-92; Lettere and life (a cura di J. Spedding), 6 voll., ivi 1862-72; ivi ristampata nel 1890. - Studi critici: F. Uberweg, Grundriss d. Genis. d. Philos., III, 12* ed., Berlino 1924, p. 630 sgg.; Ch. De Rémussat, B., sa vie, son temps, sa philosophie et son influence jusqu'à nos jours, 3^{e} ed., Parigi 1877; J. Spedding, Account of the life und times of F. B., 2 voll., Londra 1879; Chr. Adam, La philosophie de F. B., Parigi 1890; G. Fousegriye, Fr. B., Parigi 1893; K. Fischer, F. B. a seine Schule, 3^{e} ed., Lipsia 1904; G. Sortsis, La philosophie moderne depuis B. jusqu'à Leibniz, I. Parigi 1920, pp. 90-243; A. Levi, Il pensiero di F. B., Torino 1922; C. D. Broad, The Philosophy of F. B., Cambridge 1926; A. E. Taylor, F. B., Londra 1927; V. Fazio Allmayer, Saggio su F. B., Palermo 1928; C. Williams, B., Londra 1933; M. Rossi, Saggio su F. B., Napoli 1933; G. Tinivella, B. e Locke, Doctrina e critica, Milano 1939; S. Casellato, F. B., Padova 1942.
Vittorio Sainati
BACONE (Bacon, Bachon), Ruggero. - Doctor mirabilis, francescano, complessa figura di filosofo, filologo e scienziato inglese, n. a Ilchester nella contea del Sommerset, nel 1214, data accettata dal comitato di Oxford per la commemorezione del settimo centenario della nascita di lui. A Oxford fu discepolo di R. Grosseteste, del quale B. tesse le lodi come d'uomo versato più d'ogni altro nelle scienze e particolarmente nella matematica e nella conoscenza del greco. L'operosità scientifica di questo grande maestro svegliò nello spirito dell'alunno l'interesse per la ricerca scientifica e per lo studio delle lingue. Conseguito il titolo di baccelliere nelle arti, B. si recò a Parigi, intorno al 1235. Dopo un probabile ritorno in patria, lo si trova di nuovo nell'Università parigina, fra il 1245 e il 1255, intento a seguire le lezioni dei magistri novi che vi avevano portato la filosofia e la scienza greco-arabica. Durante questo soggiorno in Francia conobbe
## Page 400
Pietro di Maricourt che l'iniziò alla conoscenza di molti segreti della natura, e Guglielmo Alverniate, la cui dottrina sull'illuminazione divina dovette lasciare nel suo animo una traccia profonda.
A questo periodo della sua vita appartengono, insieme con alcuni trattatelli su argomenti speciali, i commenti ad opere aristoteliche, dettati certamente dalla cattedra come magister artium. Essi sono: il commento alla Metufisica, le Quaestiones supra XI Primae Philosophiae, le Quaestiones supra libros quatuor Physicorum, le Quaestiones supra libros octo Physicorum, la doppia serie di Quaestiones supra libros Primae Philosophiae, le Quaestiones sul Liber de plantis, sul De causa, sul De sensu et sensato, la Summa de sophismatibus et distinctionibus, la Summa Grammaticae, le Summulae dialecticae, l'opuscolo De rebus medicinalibus, e forse l'Epistola de secretis operibus naturae.
Nel 1255, o pochi mesi dopo, sull'esempio d'altri maestri inglesi, entrò nell'Ordine francescano, non ostante la violenta campagna che contro gli Ordini mendicanti avevano scatenato a Parigi i maestri secolari della facoltà di teologia. A B., come ritiene con molta verisimiglianza il p. Delorme, dovette esser diretta la lettera di s. Bonaventura ad magistrum innominatum, nella quale il dottor serafico dimostra calunnione le accuse mosse ai Mendicanti. Trascorsi in Inghilterra i primi sei o sette anni dalla sua conversione, B. fece ritorno nel 1262 a Parigi, senza che per altro la sua operosità scientifica potesse manifestarsi, per difficoltà frapposte da anteriori disposizioni dell'Ordine. Ma l'elezione di Clemente IV, ch'egli aveva conosciuto legato papale in Inghilterra, rimosse queste difficoltà. Il nuovo papa, il 22 giugno 1266, lo sollecitava da Viterbo a non tralasciare le ricerche e a mandargli al più presto l'opera cui attendeva, "non obstante praecepto praclati cuiuscunque contrario, vel tui ordinis constitutione quacunque».
Per soddisfare al desiderio del pontefice, redasse con febbrile alacrità l'Opus maius e, subito dopo, l'Opus minus, cui tenne dietro a breve distanza l'Opus tertium e un trattato De radix (oggi perduto), destinati tutti e quattro al Papa, sebbene la morte di questo, avvenuta il 29 nov. 1268, non consentisse all'autore di inviarli tutti. Ciò è attestato dallo stesso B. (Op. tert., ed. Brewer, cap. 17), il quale nell'allestire in gran fretta queste quattro opere, pensava a quel lavoro di gran lena o Scriptum principale, di cui gli scritti indirizzati al pontefice dovevano essere soltanto un saggio.
Anche dopo la perdita di tanto protettore, B. continuò la sua attività scientifica e compose, durante il pontificato di Gregorio X (1271-76), il Compendium studii philosophiae, e insieme con questo negli anni successivi, i Communia naturalia (in cui s'accenna esplicitamente al piano della Scriptura principalis, la quale doveva comprendere, in quattro volumi, la grammatica e la logica, la matematica, la prospettiva insieme con la filosofia della natura e le scienze sperimentali, infine la metafisica e la morale), il De multiplicatione specierum, il De coelestibus, le grammatiche greca ed ebraica (di cui sono stati pubblicati solo dei frammenti) e il Tractatus brevis in Secretum secretorum ed altri minori. Ultima sua fatica fu il Compendium studii theologiae, composto, a quanto pare, nel 1292, poco prima della sua morte, avvenuta verosimilmente un paio d'anni dopo.
Sulla tardiva attestazione della Chronica XXIV generalium (in Anal. francisc., III, Quaracchi 1897, p. 360), è stato diffuso il racconto della condanna della dottrina di frate R. B., per "sospette novità", da parte del generale dell'Ordine, fra Girolamo d'Ascoli, il quale l'avrebbe pure fatto imprigionare, ordinando che nessuno ne seguisse gl'insegnamenti riprovati. Di tutto questo nessuna traccia negli archivi dell'Ordine, né in quelli papali e nemmeno in scrittori contempo-
ranei. Per trovare una giustificazione al racconto della Chronica, il Mandonnet ha supposto che a B. sia da attribuire lo Speculum astronomiae, stampato fra le opere di Alberto Magno, e che appunto per questo scritto, che lo storico domenicano ritiene composto nel 1277, nel momento della condanna dell'avverroismo, l'autore venisse censurato e imprigionato. Se non che l'ingegnosa ipotesi si rivela infondata, sia perché lo Speculum non contiene alcuna dottrina degna di censura, sia perché essa si confà più all'indole di Alberto che a quella di B., se pure non è da attribuire a maestro Filippo, cancelliere dell'Università di Parigi, al quale era attribuito da alcuni, secondo il codice Ambrosiano I, 65 inf., f. 82 .
Nel pensiero di B. contrastano due tendenze che, a prima vista, purebbero opposte: un accentuato interesse per la scienza sperimentale, e il bisogno non meno pronunciato di una verità più alta che ha le sue radici nella Rivelazione divina. Per la prima tendenza, egli è l'alunno del Grosseteste e di Pietro di Maricourt; per la seconda, invece, è il confratello dei maestri francescani, da Adamo Marsh a Ruggero Marston.
Dalla prima tendenza egli è portato a rivolgere la sua attenzione a tutte le branche del sapere umano, a frugare in tutti gli angoli della natura, a scrutare il moto degli astri, la vita degli organismi terrestri, le combinazioni degli elementi, a tentare l'osculto per obbligarlo con l'arte a svelare i suoi segreti. Per questo carattere enciclopedico nessuno gli assomiglia più d'Alberto Magno; ma mentre il sapere del domenicano di Colonia è in gran parte raccogliticcio e spesso farraginoso, la scienza del francescano inglese è avvivata invece da frequenti osservazioni originali e da felici intuizioni che destarono sempre il più vivo interesse. Ben maggiore, inoltre, è in Alberto la credulità a tutte le storie meravigliose, pur riconoscendo che anche B. non è riuscito a liberarsi dei più comuni pregiudizi del suo tempo. La cospicua somma che questo dice d'avere speso (Opus tertium, ed. Brewer, p. 58) "propter libros secretos, et experientias varias, et linguas, et instrumenta, et tabulas, et alia ", dimostra lo sforzo da lui sostenuto per acquistare una certezza più solida che non fossero le opinioni divulgate. Al raggiungimento di questa certezza son necessarie l'esperienza e le matematiche. Perciò egli ricorda con onore Roberto Grosseteste e frate Adamo Marsh, insieme con molti altri, "qui per potestatem mathematicae sciverunt causa omnium explicare" (Opus maius, ed. Bridges. I, p. 108). Quanto all'esperienza, egli non si contenta dell'osservazione volgare, che s'arresta alla superfice e all'apparenza sensibile, ma insiste sull'esperienza metodica, aiutata da opportuni strumenti, e sull'esperimento che verifica e accerta i fatti presi ad osservare (v. in proposito R. Carton, op. cit. in bibliografia). Accertati i fatti per mezzo dell'esperienza, è consentito di completarli col ragionamento matematico, risalendo alle cause, e da queste induttivamente stabilite, ridiscendendo, per via di deduzione, agli effetti. Così esperienza e ragionamento matematico s'aiutano a vicenda e costituiscono i due momenti del metodo scientifico. L'opinione volgare e spesso anche quella dei dotti, quando non sia verificata con l'esperienza e il ragionamento matematico, più che un aiuto costituisce un intoppo a raggiungere la verità. In tal modo, senza che s'attribuisca a B. un sapere molto più esteso di quello posseduto dai suoi contemporanei, può dirsi che nessuno più di lui dominò la scienza del suo tempo, nessuno ne stabili con più chiara consapevolezza il buon metodo, anche se, come del resto avverrà più tardi al suo connazionale Francesco Bicone, non sempre riusci ad applicarlo e più d'una volta fu vittima egli stesso di non pochi idola fori e theatri, quali l'astrologia giudiziaria e l'efficacia degl'incantesimi.
Le incertezze e le osturità del testo aristotelico in quelle traduzioni latine che egli giudicava meritevoli d'esser date alle fiamme, e fors'anche un acuto bisogno di conoscere meglio la scienza dei greci e di penetrare nel mondo arabico e gindalco, per carpirne i tesori ancora celati all'occidente, lo stimolarono ad apprendere il greco e a cimen-
## Page 401

TRIONFO DEL NOME DI GESU
Affresco nella volta della chiesa del Gesù (1672-83) - Roma.
## Page 402

CRIPTA DETTA «SALA DEI POVERI» (sec. xi)
## Page 403
tarsi con le lingue orientali. Lo studio del greco e dell'ebraico dovette apparirgli di capitale importanza quando s'accorse delle gravi difficoltà che presentava l'interpretazione della Bibbia nella Volgata latina.
Ma se da un lato B. fa presentire il rinnovamento della scienza sperimentale, si da essere stato considerato il precursore medievale di Galileo, di Francesco Bacone e di Cartesio, v'è un altro aspetto della sua complessa personalità che meglio ce lo fa avvicinare a Biagio Pascal. Come l'incontro con i giansenisti svegliò nell'animo di Pascal tutto preso dall'interesse per la ricerca fisica e matematica, un acuto bisogno di fede che supplisse alle deficienze della ragione ragionante e lo ricondusse ad abbeverarsi alla grande sorgente del pensiero agostiniano, cosi l'incontro con il francescanesimo scoprì a B. una più alta verità che non fosse quella dell'esperienza fisica, e ad essa egli rivolse l'animo inquieto. Come Pascal, anche B. ha visto che l'uomo ben poche cose può conoscere con le sole sue forze, senza l'aiuto del magistero divino. Il mistero avvolge da ogni parte il breve orizzonte della vosta mortale. Senza la continua illuminazione della luce divina, l'occhio delle mente umana resterebbe sepolto nelle tenebre. Divina è la luce che accende in noi il lume di ragione, come gli aveva insegnato frate Adamo Marsh, quando affermava che l'intelletto agente d'Aristotele è il corvo d'Elia «volens per hoc dicere quod fuit Deus vel Angelus" (Op. tert., pp. 74-75), e come penserà anche un altro suo confratello, inglese come lui, Ruggero Marston, e, prima di tutti costoro, aveva sostenuto Guglielmo Alverniate. Divine altresi sono quelle ispirazioni che rischiarano di continuo la nostra esperienza interiore, e delle quali egli distingue sette gradi, dalle illuminationes pure scientiales, su su fino al rapimento estatico. E divina anzitutto è la Rivelazione che Dio concesse ai primi uomini, di quanto occorreva a soddisfare il desiderio umano di sapere. Questa primordiale Rivelazione divina, senza della quale è impossibile la soluzione dei più ardui problemi filosofici, è stata trasmessa in succinto all'umanità dai patriarchi e dai profeti del popolo ebreo, per mezzo della S. Scrittura; invece presso gli altri popoli essa è stata offuscata da innumerevoli errori. Scopo della filosofia è appunto quello di rintracciare, con lo studio dei filosofi antichi, le verità disperse e frammentarie di quella prima sapienza rivelata. La filosofia perciò, come muove dalla Rivelazione, cosi è ordinata alla riconquista della prima integrale Rivelazione per mezzo della teologia. Il progresso storico dell'umanità è un ritorno e una riscoperta.
Ma la teologia, qual'era studiata ai suoi tempi, sembrava a B. macchiata da sette vizi, dai quali avrebbe voluto vederla purgata (Op. minus, ed. Brewer, p. 322 sgg.). Questi vizi si possono ridurre all'incompetenza dei maestri di teologia nel trattare di cose scientifiche e filosofiche di cui si mostrano ignoranti, quando accade loro di fare incursioni in un campo sconosciuto; all'immeritata autorità di cui godono taluni di questi maestri ; alla preferenza accordata al Liber sententiorum di Pietro Lombardo sulla S. Scrittura, agli errori della Volgata e alle false interpretazioni del testo sacro. Lo studio del greco e dell'ebraico, come quello delle scienze e della matematica avrebbe dovuto servire, nell'intento perseguire da B., a preparare i teologi alla lettura della Bibbia nel testo originale, e ad una retta interpretazione della parola divina.
Come l'«esprit de finesse" scopre a Pascal quello che l'«esprit géométrique" non riesce a discernere,
cosi l'esperienza interiore, nel mistico contatto con la luce divina che brilla nei penetrali della coscienza, compie nel pensiero di B., l'esperienza fisica e ne corregge le illusioni. Contro gli averroisti che parevano contrapporre le verità di ragione alle verità di fede, egli non si contentava di subordinare temisticamente la filosofia alla Rivelazione, ma ne affermava quella inscindibile unità, che è caratteristica del pensiero agostiniano. E come non c'è verità fuori della Rivelazione divina, così la Chiesa cristiana, custode e interprete della divina parola, ha la missione di condurre l'umanità alla salvezza per mezzo del Cristo che è la stessa Sapienza di Dio. Il Cristo e la Chiesa sono pertanto il centro della storia umana. Da questo concetto B. deduce una specie d'imperialismo religioso d'ispirazione anch'esso tipicamente agostiniana, ma che si colora ad un tempo della dottrina teocratica d'Innocenzo IV e di riflessi delle teorie apocalittiche che avevano preso a diffondersi tra i francescani. Le idee sulla prossima venuta dell'Anticristo e sulla necessità di una riforma della Chiesa gl'ispirano espressioni veementi, invettive quali risuoneranno fra poco nel canto dantesco e atteggiamenti di profeta che contrastano in modo strano con l'abito del matematico.
E appunto per questi forti contrasti, che la figura di B. è eminentemente rappresentativa del periodo storico cui è legata e nel quale fecondi germi di vita nuova covavano sotto la crosta, che già si screpolava, d'inveterati pregiudizi.
Edizioni: Fr. R. B. Opera quaedam hactenus inedita, ed. J. S. Brewer, Londra 1859 (contiene l'Op. tert., l'Op. minna, il Compendium philosophiae, tutti e tre frammentari, e, in appendice, l'epistola De secretis operibus artis et naturae et de nullitate magiae); J. H. Bridges, The Opus maius of R. B., 3 voll., Oxford 1897-1900 (la dedicatoria fu trovata e pubblicata da F. A. Gasquet, An unpublished fragment of a work of R. B., in The engl. hist. Resciess, 12 [1897], pp. 494-517); P. Duhem, Un fragment inédit de l'Opus tertium de R. B., Quaracchi 1909; A. G. Little, Part of the Op. tert. of R. B. (British Society of Franciscan Studies, 4), Aberdeen 1912. R. Steele ha iniziato a Oxford, nel 1903, la pubblicazione delle Opera hactenus inedita R. B. ancora in corso; sono usciti finora i seguenti fascicoli: 1. Metaphysica e De vitiis contractis in studio theologiae; 2-4. il primo e il secondo libro dei Communia naturalia e il De coelestibus; 5. Tractatus brevis in Secretum secretorum; 6. il Computus (che per altro non sembra appartenere a B.); 7. Qq. supra undecimum Primae philos.; S. Qq. Supra libros quatuor physicorum; 9. De retardat. accidentium senectutis (di cui è impugnata l'attribuzione) ed altri opuscoli De rebus medicinalibus; 10. Qq. supra libros Primae philos.; 11. Qq. alterae supra libros Primae philos.; Qq. supra librum de Plautis; Metaphysica vetus Aristotelis; 12. Qq. supra librum de causis; 13. Qq. supra libros octo Physicorum; 14. Qq. supra librum de sensu et sensato, Summa de suphiomatibus et distinctionibus, Summa grammaticae; 15. Summulae dialectices. Compendium studii theologiae, ed. H. Rashdall (Brit. Soc. of Franciscan Studies, 3), Aberdeen 1911. - The greek grammar of R. B. and a fragment of his hebrew grammar, ed. E. Nolan e S. Hirsch, Cambridge 1902; Specula mathematica, De speculis, ed. J. Combach, Francoforte 1614; Perspectiva (edita dallo stesso), ivi 1614.
Stul.: E. Charles, R. B., sa vie, un ouvrage, ses doctrines, Parigi 1861; H. Siebert, R. B., sein Leben u. seine Philosophie, Marburgo stessa d.; J. E. Sandys, R. B., Londra 1914; R. B. Essays contributed by various writers on occasion of the seventh centemery of his birth, a cura di A. G. Little, Oxford 1914 (a pp. 376-419. il Little passa in rassegna i manoscritti e le edizioni delle opere di R.); Scritti vari pubblicati in occasione del VII centenario della nascita di R. B., in Riv. di filor. nemcol., 6 (1914), pp. 471-584; R. Carton, L'expérience physique chez R. B., Parigi 1914; P. Duhem, Le système du monde, III, ivi 1913, pp. 260-76, 411-41; V. ivi 1917, pp. 373-411; L. Thornedike, A history of magic and experim. Science, Nuova York 1923, pp. 616-20; id., L'expér. mystique chez R. B., ivi 1924; id., La synthèse doctrinale
## Page 404
de R. B., ivi 1924; F. Überweg-P. Geyer, Grundriss der Gesch. der Philos., II, 11* ed., Berlino 1928, pp. 466-73, 760-61 (con ampia bibl.); M. De Wulf, Histoire de la philos. médiéc., II, LovanioParigi 1936, pp. 270-82 (con bibl.); A. Zancanella, R. B. La sua personalità e la sua opera scientifica, in Giornale Sanitativo, 41 (1940), pp. 91-134. Bruno Nardi
BACONTHORP, John (Bacco, Bacho, Bahonius, Johannes de Bacone, ecc.). - Filosofo e teologo, n. negli ultimi decenni del sec. xim in Baconthorp (Norfolk). Da giovane entrò nel Carmelo di Blakeny. Dopo aver ottenuto a Parigi, forse nel 1321, la laurea in teologia, insegnò certamente all'Università di Cambridge e probabilmente in quella di Oxford. Negli anni 1327-33 ricoprì la carica di priore del suo Ordine per la provincia d'Inghilterra.
II B. fu ingegno critico più che costruttivo. In teologia, dove il suo pensiero eccelle in argomenti particolari come sulle dottrina della Immacolata Concezione, fu seguace, si direbbe ora, del metodo positivo opponendosi, cosi, non solo agli averroisti latini, ma anche alla scuola tomista. Ciononostante B. fu chiamato da L. Vanini (Amphitheatrum aeternae pravidentiae), "Princeps averroistarum", ma più per la sua conoscenza di Averroè e per averne data una nuova interpretazione che per aver seguito le di lui teorie. Scrisse un commento alle Sentenze, Quadlibeta I-III; diversi commenti alla Scrittura e ad Aristotele, quasi tutti perduti (ms. autografo Parigi, Naz. lat. 9540); al Vangelo, a s. Paolo, a s. Agostino, a s. Anselmo, nonché vari opuscoli fra cui tre sulla storia del suo Ordine.
Bibl.: La monografia più completa e più apprezzata su B. è quella del p. B. Xiberta pubblicata in De scriptoribus scholasticis saeculi XIV ex ord. Carm. (Bibliothéque de la Revue d'hist. ecclésiastique, 6). Lovanio 1931. Dopo lo Xiberta ha portato un certo contributo alla conoscenza delle dottrine di B. l'articolo del p. Chrysogone du S. Sacrement, Maître 7. B. Les sources, la doctrine, les disciples, in Rev. néoscolastique de philos., 34 (1932), pp. 314-65. Gerardo Brun
BACUEZ, Nicolas-Louis. - Esegeta e scrittore ascetico sulpiziano, n. a Loisan in Piccardia (Francia) il 3 febbr. 1820, m. a Parigi, nel seminario di S. Sulpizio, il 31 ag. 1892. Studiò nel seminario di Arras; nel 1842 entrò nel seminario e nella compagnia di S. Sulpizio. Sacerdote il 21 giugno 1844, insegnò dapprima filosofia e teologia morale nel seminario di Rodez e di Lione; poi fu superiore dei seminari filosofici di Angers e di Nantes. Dal 1864 al 1892 insegnò esegesi biblica a Parigi, nel seminario di S. Sulpizio, ove fungeva anche da direttore spirituale. Fu tra gli ostaggi della "Comune" dal 7 al 28 maggio 1871, sfuggendo alla morte in modo sorprendente.
Nel campo biblico pubblicò : Questions d'Ecriture Salute, ou Programme détaillé pour servir de guide dans l'étude des Saints Livres, avec indication des difficultés à résoudre, des recherches à faire et des ouvrages à consulter, 2 voll., Parigi 1874. Collaborò con F. Vigouroux, al cui noto Manuel biblique diede i voll. III e IV: Nouveau Testament, 2 voll., Parigi 1878, che migliorò in sette successive edizioni. Quest'opera, erudita e pia, personale eppur fedele alla tradizione, divenne classica nei seminari francesi, e tradotta in italiano (Sampierdarena 1902), anche in quelli italiani; ma, fin dalla 12 ed. (1907 e 1909), l'opera di B. fu interamente rifusa da A. Brassac, che s'allontanò dal metodo originario; l'intero Manuel biblique fu messo all'Indice il 12 dic. 1923 (per le ed. posteriori al 1907).
Non meno sostanziose, ed ancor più note, sono le opere ascetiche del B., tradotte quasi tutte in tedesco e inglese, diffuse in molte edizioni, tuttora in uso: Manuel du séminariste en vacances, Parigi 1855 (13* ed. 1930); Du Sacerdote et du saint ministère par les Pères de l'Eglise (testo latino e trad.), Parigi 1861; St François de Sales modèle et guide du prêtre et du pasteur, ivi 1861 (nuova ed. di G. Letourneau, 1911); Du saint office au point de vue de la pitié, ivi 1867 ( 5^{\text {a }} ed. di A. Vigourel, 1925, col titolo: L'office divin et la vie de l'Eglise); Instructions et méditations à l'usage des ordinands, 3 voll., ivi 1884-90;
Du divin sacrifice et du prêtre qui le célèbre, ivi 1888; Du directeur de séminaire, ivi 1892.
Bibl.: C. Le Gentil, M. B., directeur ou séminaire de StSulpice, Arras 1892; E. Levesque, s. v. in DB. 1, coll. 13791380; id., s. v. in DSp., I, col. 1189. Antonino Romeo
BADAJOZ, diocesi di. - Nella Spagna, suffraganea di Siviglia. La città episcopale è la più importante dell'Estremadura e capoluogo di una vasta provincia. Come diocesi B. appare per la prima volta nel 903904 ed esisteva ancora nell'anno Mille; fu probabilmente eretta nel sec. IX, forse succedendo ad Emerita, Mérida (v.). Riconquistata la città dopo la cacciata dei Mori verso il 1227-30, fu restaurata anche la diocesi. Per difficoltà sorte con gli Ordini militari di S. Giacomo, di Calatrava, del Tempio e dell'Ospedale, i limiti della nuova diocesi non furono fissati fino al 1256 e 1257. I suddetti Ordini ebbero fino al sec. xix giurisdizione sulle parrocchie dei castelli e ville da loro tolte agli Arabi. Le relazioni del vescovo con gli Ordini dettero luogo a frequenti conflitti fino al 1874, quando i suddetti Ordini furono posti sotto un vescovo titolare con residenza in Ciudad Real. Ebbe molto a soffrire per le guerre, specialmente nel sec. xiv e xvir ( 1640-68 ) e perdette alcune parrocchie che passarono sotto il Portogallo. Fra i suoi vescovi si distinsero il domenicano Giovanni Morales ( 1473-43) ambasciatore di Castiglia nel Concilio di Costanza, che celebrò un Sinodo nel 1419 e costrui parecchie chiese; Alonso Manrique de Lara (1499-1516) più tardi cardinale Francesco de Navarra (1545-56) intervenuto al Concilio di Trento, Cristoforo de Rojas (1556-62), b. Giovanni de Ribera (1562-68) (v.), Agostino Antolínez (1675-77) morto in fama di santo.
Giovanni M. del Rodezno (1681-1706), Amador Merino Malaguilla (1730-55) ed Emanuele Pérez Minayo (1755-79) compirono opere artistiche e sociali. Ha una superfice di 16.350 kmq . e 650.000 ab., tutti cattolici; 151 parrocchie, 231 sacerdoti diocesani e 78 regolari (1948). E suffraganea di Siviglia. Durante l'ultima guerra civile, furono uccisi 28 sacerdoti, 6 religiosi e 2 seminaristi. E celebre il monastero di N. Signora di Guadalupe. Da ricordare anche la Cattedrale (sec. xili-xiv) e il chiostro gotico (1509-20). Nella sala capitolare convertita in museo, si conservano pitture di Ribera, Zurbarán ed altri. Ha un seminario maggiore e due minori. Il primo fu fondato nel 1664 da G. Rodriguez de Valderas, ma l'attuale edificio è opera del vescovo Minayo (1770-79), ingrandito nel sec. xix. Possiede una biblioteca aperta al pubblico con 17.000 voll.
Bibl.: J. Solano de Figueroa, Historia eclesiástica de la ciudad y obispado de B., Badajoz 1935, 2 parti (4 voll. ognuna). Il vol. IV della parte 2^{2}, comprendente gli anni 1627-68, è opera di T. Lozano Rubio. - A. Lambert, s. v. in DHG, VI, coll. 96-117. Giovanni Meseguer
BADER, Karl. - Pubblicista, n. a Friburgo in Br. il 9 dic. 1796, m. ivi il 19 giugno 1874. Egli difese con costanza e spirito d'indipendenza i diritti e la libertà della Chiesa nei Baden e partecipò alla polemica della cosiddetta "Questione tedesca" contro la soluzione sostenuta dalla Prussia. Fu collaboratore degli Historisch-politischen Blätter.
Bibl.: F. Dor, Edle Männer unserer Heimat, Karlsruhe 1920, p. 6 1930. Gustavo Gundlach
BADIA, Tommaso. - Dcmenicano, cardinale, n. a Modena nel 1483, m. nel 1547. Professore di teologia a Ferrara, Venezia e Bologna, fu maestro del S. Palazzo, consigliere del cardinale Contarini alla Dieta di Ratisbona (1541). Creato cardinale il 7 luglio 1542, ebbe
## Page 405

Badia a Settimo - Facciata e campanile, ora distrutto (sec. xili).
gran parte nella stesura del Consilium delectorum cardinalium et aliorum praelatorum de emendanda Ecclesia, ordinato da Paolo III (Roma 1538). Fu inquisitore generale sotto Paolo III. Nei Prolegomeni alla terza parte delle Epistolae del card. Reginaldo Pole, edita dal Querini (Brescia 1744-57), è inscrita una sua lettera al card. Contarini sulla Dicta di Worms.
BibL.: Ch. L. Richard, Biblioth. sacrée, III, Parigi 1822, p. 421; P. Mandonnet, s. v. in DThC, II, col. 33: M. Th. Diedier, s. v. in DHG, VI, col. 145; A. Wals, I Cardinali domenicani, Roma 1940, p. 34. Benedetto Gioia
BADIA A SETTIMO. - La Badia di S. Salvatore a S., presso Firenze, fondata dal conte Lotario dei Cadolingi nel trapasso tra il sec. x e l'xi, fu abitata, prima dai Benedettini cluniacensi e, dopo il 1236, dai Cistercensi di S. Galgano.
Chiusa tra fortificazioni del tardo Trecento, la B. conserva quasi intatto lo schema planimetrico che le dettero i Cistercensi, nonché molte parti da loro costruite tra il sec. xili-xiv, quali la sala Capitolare e un grande ambiente a tre navi con volte a crociera (in origine forse per accogliere pellegrini) che costituisce il più antico esemplare di architetura gotica nel territorio fiorentino. La porta turrita, decorata da un grandioso rilievo in stucco con influssi francesi, è stata distrutta, assieme al campanile, da mine tedesche nel luglio 1944.
La Chiesa, attraverso trasformazioni di vari tipi, ha conservato la cripta ed altri resti della primitiva costruzione che può datarsi al principio del sec. xi. Dello stesso tempo era la parte inferiore, a pianta circolare, del campanile, che sopra saliva con due tronchi poligonali, dei quali l'inferiore del sec. xili e il superiore del sec. xiv. A questo secolo appartiene la decorazione del tetto della Chiesa, mentre il presbiterio e due chiostri hanno forme brunelleschiane.
Affreschi trecenteschi, della scuola del Ghirlandaio e di Giovanni di S. Giovanni, si trovano nella chiesa, che conserva quadri, reliquiari e busti reliquari del sec. xv. - Vedi Tav. XLII.
BibL.: M. L. Salvadori, s. v. in Enc. Ital., V, p. 863 (con bibl.); R. Offner, A Critical and historical corpus of Florentine Painting, 3^{2} sez., I, Nuova York 1931, pp. 107-19; R. Niccoli, Opere d'arte inedite alla mostra del tesoro di Firenze sacra, in Riv. d'Arte, 2^{2} serie, 3 (1933), pp. 221-23; A. Thünmler, Die Baukunst des 11. Jahrh. in Italien, in Röm. Jahrb. f. Kunstgeschichte, 3 (1939), pp. 155-56 e 195; R. Niccoli, Osservazioni e recenti scoperte sulla B. a S., in Mitteilungen des Kunsthistorischen Instituts in Florenz, 3 (1940), pp. 434-35. Raffaello Niccoli
BADII, Cesare. - Sacerdote, canonista. N. a Murio (prov. di Siena) il 5 maggio 1884, m. a Roma il 30 marzo 1938. Alla facoltà giuridica di S. Apollinare in Roma insegnò diritto canonico.
Numerosi importanti articoli furono dal B. pubblicati sulla rivista Il Diritto Ecclesiastico di cui ebbe per molti anni la direzione. Scrisse anche: Institutiones Iuris Canonici. Introductio (Firenze 1913); Institutiones Iuris Canonici (post Codicem) (2 voll., Firenze 1921-22); Ius Canonicum comparatum cum legibus civilibus (Torino 1925), la sua opera più importante.
BADOER (Baduario) da Peràga, Bonaventura, beato. - N. a Padova da nobile famiglia il 22 giugno 1332, m. a Roma il 10 giugno 1389. Entrò tra gli Eremitani di S. Agostino nel convento di Padova; contempl a Parigi i gradi accademici e colà fu pure maestro probabilmente sulla fine del 1362. Nel 1364 fu chiamato a Bologna a costituire quel collegio teologico e compilare gli statuti della facoltà; era a Padova nell'apr. 1368 quale «sacrae paginae professor». Ebbe relazioni di amicizia con Francesco Petrarca che lo proclamava "ornamento di Padova"; e quando que-
## Page 406
sti mori (1374) fu fra' B. che ne fece l'elogio funebre. Il 17 maggio 1377 nel Capitolo di Verona fu eletto priore generale dell'Ordine, ed il 18 sett. seguente Urbano VI lo creò cardinale. Egli fu convinto sostenitore di Urbano, il quale intorno al 1380 affidò a lui e a due altri cardinali l'incarico di compilare le leggi per dare un unico indirizzo agli studi teologici nelle università italiane. B., che nel 1375 era stato inviato legato papale in Ungheria, fu inviato da Urbano VI in Polonia. Perì di morte violenta, ma non ne conosciamo le circostanze.
Oltre l'orazione funebre per il Petrarca che fu stampata solo nel 1836 , sono ricordate di lui opere teologiche: Commentaria in quatmor libros sententiarum (stampati a Norimbergo nel 1479 e nel 1491), Tractatus de Immaculata Conceptione B. M. V., commenti sulle lettere di s. Giacomo e di s. Giovanni; - opere ascetiche: Meditationes devotae in vitam Christi (Norimberga 1472); Speculum b. Mariae Virginis (Augusta e Strasburgo 1476); Sermones de Tempore (Zwoll, Hagenau 1479) ed altri Sermones rimasti manostrinti. Alcune delle sue opere furono stampate fra quelle di s. Bonaventura.
BibL.: Acta SS. Iunii, II, Anversa 1698, p. 392 sg.; D. A. Perini, Il b. Bodinario-Peraga, Roma 1912; M. Mariani, Il Petrarca e gli Agostiniani, ivi 1946, p. 97 sg.; G. Brotte e G. Zonta, La facoltà teologica dell'Università di Padova, Padova 1922, p. 154. Si credette che la sua immagine fosse fra quelle dipinte nella cappella di Niccolò V al Vaticano; ma si tratta invece di un s. Girolamo.
Pio Paschini
BAEDAN, santo, abate di Jona. - Fu il più illustre dei numerosi santi irlandesi di questo nome (una quindicina almeno). Figlio di Brennan, della famiglia reale di Connal Guban, n. nel 536. Fu cugino di s. Colomba e il principale dei suoi 12 discepoli. Con lui nel 563 venne in Scozia, nel regno di Dalriada, fondato dagli «Scoti» dell'Irlanda settentrionale. Fu dapprima abate nel monastero dell'isola di Tir-itha (Tyree), e quando s. Colomba nel 597 mori, B. gli successe nel governo del monastero di Jona o Hy, nota isola a nord-ovest della Scozia, centro dell'attività apostolica di s. Colomba. La data della morte fluttua fra il 598 e il 600 . Lo si ricorda il 9 giugno.
BibL.: La Vita in Acta SS. Iunii, II, Parigi 1867, pp. 233 235; numerose notizie biografiche si trovano pure nella vita di s. Colomba, scritta da Ademmanno (m. nel 704), ibid., pp. 197 236. - C. de Smedt, Acta SS. Hiberniae, Londra 1888, pp. 871 878; A. Potthast, Bibliotheca histor. M. Aoui, II, Berlino 1896, p. 1191; F. Kenney, The sources of the early history of Ireland. I: Ecclesiastical, Nuova York 1929, p. 434; F. O' Briain, a. v. in DHG, VI, col. 160.
Alberto Ghinato
BAEGERT, Jakob. - Gesuita, missionario e geografo, n. a Schlettstadt (o Sélestat, Alsazia) il 22 dic. 1717, entrato nel 1736 nel noviziato di Aschaffenburg e partito nel 1751 per la Bassa California, dove fondò la missione di s. Ignazio. Espulso nel 1767 per ordine di Carlo III, tornò in Germania e m. a Neustadt il 29 sett. 1772.
La sua grande opera geografica, Nachrichten von der americanischen Halbinsel Californien (Mannheim 1771, senza nome di autore), è molto pregevole per l'osservazione precisa della geografia e dei costumi degli indigeni; la parte etnografica è stata tradotta in inglese da C. Rau nel Reports of the Smithsonian Institution, voll. XVII e XVIII (Washington 1863-64). Una dissertazione linguistica del B. è stata pubblicata in spagnolo da O. Hassez : De la lengua maicura de la Baja California, nel Boletin de la Sociedad de Geografía (Messico 1872).
BibL.: Sommervogel, I, voll. 760-61; VIII, col. 1724; Streit, Bibl., III, p. 275; J. Gény, Jahrbücher der Tesuten zu Schlettstadt und Rufach, II, Strasburgo 1896, pp. 699-700; A. Huonder, Deutsche Tesuitenmissionäre des 17. und 18. Jahrhunderts, Friburgo 1899, p. 196; V. Schaefer, Father B. and his Nachrichten, in Mid-America, 20 (1938), pp. 131-63; P. M. Dunne, B. pictures a Lower California mission, ibid., 30 (1948), pp. 44-65.
Edmondo Lamalle
BAER, Karl Ernst. - Naturalista estone, n. a Piep nel 1792, m. a Dorpat (Tartu) nel 1876. Laureatosi in medicina a Dorpat, si recò nel 1815 a Würzburg per studiare anatomia alla scuola di Döllinger. Nel 1827 fu nominato professore di zoologia a Königeberg e dal 1829 insegnò per oltre trent'anni zoologia, anatomia e fisiologia a Pietroburgo.
La maggior fama del B. deriva dai suoi studi di embriologia (v.). In questa scienza egli introdusse il metodo dell'osservazione diretta e della comprensione, aggiungendo il criterio embriologico a quello anatomo-comparato negli studi di sistematica e di classificazione degli animali (v.). Enunciò le leggi fondamentali dello sviluppo, svolgendo il concetto della progressiva differenziazione e sostenendo la teoria epigenetica. Nal 1827 scoperse l'uovo dei mammiferi e lo descrisse nell'Epistola de oeis mammalium et hominis genus. Studiò pure l'embriologia di numerosi invertebrati e denominò pedogenesí i fenomeni di partenogenesi larvale. La sua opera principale di embriologia è Untersuchungen über die Entwicklungsgeschichte der Thiere, Beobachtung und Reflexion (1, Königsberg 1827; II, ivi 1837); ad essa vanno aggiunti numerosi altri lavori pubblicati nel Müller's Archiv e altrove. Importanti sono i contributi apportati dal B. in antropologia (v.) e in etnologia (v.), pubblicati in Crania selecto, in Vorlesungen über Anthropologie, ccc. Scoperse i crani artificialmente deformati in antiche sepolture della Crimea; eseguì varie osservazioni craniologiche comparative e fondò la Società tedesca di antropologia. Il B. contribuì pure notevolmente allo sviluppo delle cognizioni geografiche, specialmente della Russia: fra l'altro esplorò il bacino del Caspio, studiò i fenomeni bradisismici delle coste baltiche e nel 1837 compì un lungo viaggio di esplorazione nelle regioni subartiche, spingendosi fino alla Nuova Semlja. Dall'osservazione che nei fiumi siberiani diretti all'Oceano Artico la sponda orientale è più erosa di quella occidentale trasse la legge della deviazione dei fiumi in seguito alla rotazione terrestre. Fondò la Società geografica ed etnologica di Pietroburgo e nel 1835 iniziò con Helmersen la pubblicazione dei Beiträge zur Kenntniss des russischen Reichs: quivi e nel bollettino dell'Accademia delle Scienze di Pietroburgo pubblicò la maggior parte dei lavori geografici. Nell'ultima sua opera Studien aus dem Gebiete der Naturwissenschaften (Pietroburgo 1876) il B. chiarì il suo atteggiamento filosofico di fronte ai problemi generali della scienza, combattendo vivacemente le dottrine materialiste e gli eccessi haccheliani del darwinismo, confutando la «legge biogenetica» (v.) a sostegno della quale Haeckel aveva addotto le osservazioni del B., e sostenendo con considerazioni trarre dall'embriologia le concezione finalistica della vita. La lettura delle opere di E. E. Fichte indusse il B., come egli stesso dichiarò (Stölzle, pp. 419, 438), a modificare in senso teistico le vedute panteistiche alle quali era stato precedentemente incline.
BibL.: K. E. Baer, Nachrichten über Leben und Schriften von B., Pietroburgo 1866; L. Stieda, K. E. von B., Brunswick 1878; R. Stölzle, K. E. von B. und seine Weltanschauung, Regensburg 1897.
Sergio Beer
BAEUMKER, Clemens. - Filosofo e storico della filosofia antica, patristica e medievale, n. a Paderborn il 16 sett. 1853, m. a Monaco di Baviera il 7 ott. 1924. Nel 1883 fu professore a Breslavia, nel 1900 a Bonn, nel 1903 a Strasburgo, dal 1912 a Monaco. Si applicò in particolare alla conoscenza della filosofia aristotelica e tomista. Come filosofo resta degno di menzione il suo tentativo in gnoseologia di accordare alcune esigenze idealistiche con l'oggettivismo di Aristotele e di s. Tommaso.
Come storico della filosofia il suo nome resta legato alla vasta collezione di studi e testi medievali Beiträge zur Geschichte der Philosophie des Mittelalters, che incominciò a pubblicare dal 1891, e alle seguenti monografie : Das Problem der Materie in der griechischen Philosophie des Mittelalters, Monaco 1891, Die impossibilia des Siger von Brabant (Beiträge, 2), Münster 1898 (Beiträge, 3, II),
## Page 407
ivi 1908; Die christliche Pbilosopbie des Mittelalters (Die Kultur der Gegenwart, 1, v.) Berlino 1909, 2^{\text {a }} ed. 1913; Der Platonismus im Mittelalter, Monaco 1916.
BibL.: L' contribugratia del B. si legge in R. Schmidt, Die Pbilosophie der Gegenwart in Selbstdantellungen, II, Lipsia 1921, Gerardo Bruni
BAEZA, Diego de. - Gesuita spagnolo, n. a Ponferrada (León) nel 1582, entrato nel noviziato di Salamanca il 1600, insegnò filosofia a Valencia e Valladolid ed ebbe poi gran successo come predicatore. M. a Valladolid nel 1647 .
Lasciò due volumi di prediche: Sermones en todas las fiestas de Nuestra Señora, tres en cada una (Valladolid 1642); Sermones funerales.... (ivi 1645). Ma è celebre per due opere poderore: Commentaria moralia in Evangelicum historiam, 4 voll., in-fol. (ivi 1623-30), più di dieci ristampe a Lione, Venezia, Parigi, Colonia; Commentaria allegorica de Christo figurato in Veteri Testamento, 4 voll. (Valladolid 1632-40), ed. completa a Lione 1636-53, 7 voll., in-fol., ristampato a Parigi e Venezia.
Queste opere, specialmente la prima, sono una miniera, disordinata ma ricchissima, di materie predicabili, con ampii indici ad usum concionatorum s; furono perciò molto saccheggiati.
BibL.: Sommervogel, I, coll. 764-69; J. E. Uriarte e M. Lecina, Bibl. de escritores de la Comp. de Jesús... de España, I, Madrid 1925, pp. 405-12; A. Astrain, Historia de la Comp. de Jesús en la Asistencia de España, V, Madrid 1916, pp. 76-77. Edmondo Lamulle
BAGADIO. - Vescovo di Bostra nell'Arabia, mentre si trovava lontano dalla sede, fu condannato e deposto dai vescovi Cirillo, sembra di Gerusalemme, e Palladio, che gli sostituirono Agapio. Protestò energicamente contro l'ingiustizia nel Concilio di Costantinopoli del 38 I , in cui sedeva anche il rivale. Il Concilio incaricò Gregorio di Nissa di appianare la vertenza, ma non vi riusci. Allora i contendenti si rivolsero al papa Siricio, che affidò la cosa a Teofilo d'Alessandria. La controversia, protrattasi per oltre 10 anni, fu risolta soltanto dal Concilio di Costantinopoli del 394, molto probabilmente in favore di B., come si arguisce dai frammenti pervenutici dagli Atti del Concilio.
BibL.: L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, II, 4^{2} ed., Parigi 1910, pp. 623-26; P. Batiffol, Le Siège apostolique, 3^{2} ed., ivi 1924, pp. 284-85; I. R. Palanque, in A. Fliche e V. Martin, Storia della Chiesa, III, trad. ital. di A. P. Frutaz, Torino [1940], p. 463.
Ireneo Daniele
BAGAMOTO, vicariato apostolico di. - In Africa Orientale; creato nel 1906 dal vicariato del Sudan, è retto dai padri della Congregazione dello Spirito Santo della provincia di Olanda. E la mis-sione-madre di tutte le altre del Tanganyika. La sua supertice è di 65 mila kmq . e la popolazione di 323.317 anime di cui 98.000 Arabi, sulla costa, il resto di diverse razze Bantu. La città di B. era un importante mercato di schiavi, e l'attività dei missionari cominciò appunto nel 1867 , con un gruppo di giovani schiavi riscattati ed educati al lavoro in una colonia agricola, fondata col favore del sultano di Zanzibar e ammirata da tutti. Durante la guerra del 1914-18 il vicariato fu occupato dalle truppe alleate, che portarono la guerra nell'Africa orientale tedesca; la Cattedrale fu bombardata, parecchie stazioni distrutte, i missionari tedeschi deportati in India e messi sotto controllo, il che provocò un arresto nell'opera evangelizzatrice e favorl la penetrazione dell'islamismo anche in zone fino allora refrattarie, come tra i Sandavi di Kuria.
Dopo la guerra il vicario apostolico mons. Vogt fu sostituito da mons. Wilson, il quale organizzo la
scuola secondo il nuovo programma governativo britannico, ottenendone il riconoscimento ed un sussidio, e aprì a Morogoro una scuola normale centrale per la formazione dei catechisti dei diversi vicariati del Tanganyika. L'islamismo resta sempre il grande ostacolo: tuttavia la missione progredisce. Oggi essa conta 76.56 I cattolici e 6.79 I catecumeni. I sacerdoti sono 62 , i Fratelli 22, le suore 66, i catechisti impiegati nella missione sono 510 e i maestri 148. Le scuole primarie (64) istruiscono 8.152 ragazzi e ragazze, le professionali (3) 65 giovinetti e le tre normali preparano 100 maestre e 210 maestri.
BibL.: MC, pp. 24-25; Arch. Prop. Fide, Pos. n. prot. 4313 / 48.
Giovanni B. Tragella
BAGDAD, missioni di. - L'arcidiocesi di B. comprende le tre prefetture apostoliche di B., Mossul e di Mardin, trasformate in missioni nel 1896. La prima è affidata ai Carmelitani scalzi, dei quali il p. Giuseppe M. di Gesù, della provincia di Borgogna, nel 1721, cominciò la missione con il titolo di provicario.
La missione di B. comprende anche Bassora e Amara e vi lavorano 15 Carmelitani che tengono 4 chiese, 4 oratori, un convitto, un orfanotrofio, una scuola e una rivista araba. Sono coadiuvati da 44 suore della Presentazione di Tours che reggono 4 scuole, 2 internati, un orfanotrofio e 2 ospizi.
La missione di Mossul appartiene ai Domenicani, che dirigono un seminario siro-caldeo. In essa, inoltre, le suore domenicane della Presentazione di Tours si occupano della educazione delle giovinette e dell'assistenza ai malati.
La terza missione, quella di Mardin, è affidata ai Cappuccini. Quasi del tutto distrutta dalla prima guerra e dalle persecuzioni dei Turchi, nel 1916 venne riunita all'altra missione di Siria.
BibL.: J. B.' Piolet, Les Missions catholiques françaises au XIX' siècle, I, Parigi s. a., pp. 222-71; MC. Roma 1922, p. 43. Ignazio Ortiz de Urbina
BAGLIN, Michel. - Generale dei Certosini, n. a Château-Gontier il 15 nov. 1839, m. a Pisa il 20 genn. 1922. Sacerdote nel 1862, certosino professo nel 1883, vicario alla certosa di Valbonne nel 1888, priore della Grande-Chartreuse e generale dell'Ordine il 14 ott. 1892. Cultore sapiente ed elegante della lingua latina, religioso pieno di zelo e fermezza, fu con i suoi monaci vittima della settaria legge di soppressione del 1901, in base alla quale la Camera francese decretava la dispersione dell'antico e benemerito Ordine. Dopo aver scritto nella Pasqua del 1903 una nobile e fiera lettera al Combes, lettera che ebbe vasta risonanza sulla stampa francese, B. ed i monaci furono cacciati a mano armata dalla Grande Certosa il 29 apr. di quell'anno, emigrando poi in Italia e facendo fiorire con la loro virtù e con la loro sapienza la certosa di Lucca.
BibL.: J. Garin, s. v. in DHG. VI, col. 210.
Gabriella de Stefano
BAGLIONE, GIOVANNI. - Pittore e scrittore, n. a Roma ca. il 1573 e m. ivi nel 1644. Ha dipinto in S. Pietro uno dei grandi altari (ce. 1606); in S. Maria Maggiore la cappella Paolina (1611-12); ancora in S. Pietro la cappella Gregoriana (1628). Ha lavorato inoltre per Mantova e per altre città italiane (Savona, Spoleto, Perugia, Napoli), e ha inviato opere all'estero (Francia, Olanda, Spagna). Fu in vivace contrasto con il Caravaggio, con il quale ebbe un processo. Di lui subì tuttavia influssi che rafforzarono e ravvivarono il suo stile. Gli si attribuiscono tra l'altro l'Amore
## Page 408

Baglione. GIOVANni - Ritratto,
Frontespizio delle Vite dei pittori ecc., Roma 1642.
Sacro del museo Federico (Berlino), il S. Sebastiano di S. Maria dell'Orto, il S. Francesco morente con l'angelo già nella Borghese, il Cristo schernito (Gall. Borghese).
Come scrittore d'arte ha soprattutto affidato il suo nome alle Vite dei pittori, scultori ed architetti, dal pontificato di Gregorio XIII nel 1572 fino a' tempi di papa Urbano VIII nel 1642 (Roma 1642). Un manoscritto di esse, con postille del Bellori, trovasi nella biblioteca Vaticana ed è stato recentemente (1936) pubblicato in fac-simile. La trattazione vera e propria si suddivide in cinque giornate nelle quali le biografie degli artisti sono distribuite secondo i pontificati di Gregorio XIII, Sisto V, Clemente VIII, Paolo V, Urbano VIII. L'impostazione occasionale della materia è in antitesi con il proposito dell'autore di continuare le Vite del Vasari delle quali sembra sfuggirgli l'interiore impalcatura storica. L'esposizione è rapida, quasi arida, priva di retorica: poche notizie biografiche e qualche apprezzamento stilistico, a volte penetrante. A proposito del Caravaggio (v.) accenna alla polemica tra naturalisti e manieristi, e alla sua biografia, già di per sé vasta, aggiunge quelle dei seguaci Saraceni e Valentin. Ampia è anche la biografia del suo maggiore avversario, il Cavaliere d'Arpino. Quest'opera è di primaria importanza come fonte per la storia artistica, tanto più che le notizie in essa fornite sono spesso rare, a volte inedite, quasi sempre precise, talvolta estese a qualche straniero (ad es., al Rubens, di cui traccia la più antica biografia). Al B. si deve, inoltre, un libretto intitolato Le Nove chiese di Roma (1639) nelle quali sono considerate le chiese più care alla devozione
dei pellegrini : tra le altre, S. Pietro, S. Paolo fuori le mura, S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore.
Bibl.: H. Posse, s. v. in Thieme-Becker, II, pp. 355-56; J. Schlosser-Magnino, La Letteratura artistica, Firenze 1931, pp. 400-401, 409; R. Longhi, s. v. in Enc. Ital., V, pp. 821-32. Mary Pittsluga
BAGLIONI. - Famiglia perugina venuta in potenza sul finire del sec. xiv, particolarmente dopo che Malatesta, alla morte di Braccio Fortebracci, vùbe ricondotto P