volume-02

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 II, pp. 355-56; J. Schlosser-Magnino, La Letteratura artistica, Firenze 1931, pp. 400-401, 409; R. Longhi, s. v. in Enc. Ital., V, pp. 821-32. Mary Pittsluga

BAGLIONI. - Famiglia perugina venuta in potenza sul finire del sec. xiv, particolarmente dopo che Malatesta, alla morte di Braccio Fortebracci, vùbe ricondotto Perugia sotto il dominio della Chiesa. Fu Braccio B. che nella seconda metà del sec. xv consolidò la grandezza della famiglia. Morto lui nel 1479, suo fratello Guido nel 1488 costrinse la famiglia degli Oddi sua avversaria a lasciare Perugia; ed invano Innocenzo VIII si adoperò a calmare queste ire di parte. Nella strage del 15 luglio 1500 nella quale Guido fu ucciso con Astorre suo figlio ed altri della famiglia da Grifonetto B. e Carlo Barciglia B. congiurati con la fazione avversaria, riusci a salvarsi Gian Paolo figlio di Rodolfo fratello di Guido; questi, vinti gli Oddi e gli altri fuorusciti nel maggio 1501, si mise al servizio di Alessandro VI e del Valentino; poi destreggiandosi nelle lotte di quei due primi decenni riusci a conservare la larvata signoria della sua famiglia per alcuni anni; finché accusato presso Leone X di gravissime colpe e sospettato di partecipazione nella congiura dei cardinali, fu da lui chiamato a Roma il 16 marzo 1520 , rinchiuso a Ca stel Sant'Angelo e mandato a morte il a giugno.

Malatesta figlio di Gian Paolo, nel genn. 1522, rientrò in Perugia; il 15 genn. 1530 fu fatto capitano generale dei fiorentini nella lotta che sostennero contro Clemente VII. Ma quando vide inutile la resistenza contro le truppe imperiali, nell'ag. scese
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(ftst. Alinori)
Baglione, Giovanni - Cristo schernito.
Roma, Galleria Borghese.

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(iss. .Hinori)
Baglioni - Le case dei B. nel secondo piano dell'affresco di B. Bonfigli nel palazzo de' Priori (sec. xv), raffigurante l'Assedio di Perugia e l'Invenzione del corpo di s. Ercolano - Perugia.
a patti che, accettati da Firenze e da Clemente VII, salvarono dalla rovina la città. Malatesta, che aveva ben provveduto all'utile proprio, si ritirò a Bettona dove mori il 24 dic. 1531.

Binl.: L. Bonazzi, Storia di Perugia, Perugia 1875-79: E. Ricci, Storia della b. Columba da Risti, ivi 1901, pp. 84, 199, 272 sE.; P. Bolan, Storia d'Italia, V. Modena 1895, p. 321 ; VI, ibid. 1897, pp. 131, 352 sg.

Pio Paschini
BAGNACAVALLO. - Cittadina della prov. di Ravenna, tra i suoi monumenti religiosi più notevoli sono da annoverare la chiesa di S. Michele (abside del sec. xv decorata di terrecotte, stalli ed altare di legno del sec. xvir, e dipinti di Bartolomeo Ramenghi detto il B.) e quella di S. Francesco ricostruita nel 1796 (stucchi e pregevoli ferri battuti). Interessanti anche alcune case dei secc. xv-xvir.

La vicina pieve di S. Pietro in Silvis è uno degli edifici medievali più interessanti del territorio ravennate. Ricordata da documenti fin dal sec. viII, è a tre navate divise da pilastri privi di base e di capitello. La sua costruzione viene generalmente attribuita al sec. vi, ma alcuni storici seguendo il Galassi la ritengono, più ragionevolmente, del vir. Le piccole finestre a doppio strombo delle navate minori sono tra i più antichi esempi del genere. Vi si conservano inoltre un antico altare e i resti di un ciborio del sec. viII, una tavola del Bagnacavallo e affreschi della prima metà del sec. xiv attribuiti a Giuliano da Rimini o, dalla più recente critica, a Francesco Pelosio. - Vedi Tav. XLIII.

Binl.: L. Balduzzi, Dei dipinti morali esistenti nella pieve di B., s. n. t.; G. T. Rivaira, Le origini della architettura lombarda, Milano 1908, pp. 105-11, 214; A. Messeri, Di un'insigne e poco noto basilica cristiana, in Boll. d'Arte, i (1910), pp. 321-62; P. Toesca, Storia dell'Arte italiana, I. Il medioreo, Torino 1927, p. 123; G. Galassi, L'architettura protoromanica dell'Esercato, Ravenna 1928, pp. 36, 38, 39; G. Gerolo, Le chiese desterebizantine del ravennate, s. I. 1931 ; E. Biondi, Di alcuni notevoli affreschi del sec. XV in Luge e in B., Porti 1939. Fabia Borresi

BAGNESI, Maria BartolomeA, beata. - N. a Firenze il 15 ag. 1514, m. ivi il 28 maggio 1577. Una strana malattia la tenne immobilizzata per
quasi quarantacinque anni. Intorno al 1547 rivestì l'abito di terziaria domenicana, restando però in famiglia. Sostenne con eroica pazienza i mali fisici e le prove spirituali; e vasta opera di carità e di apostolato esercitò inoltre verso quanti la frequentavano. Diretta nella sua vita religiosa dai Domenicani e da un pio sacerdote, Antonio Campi, si comunicava quasi quotidianamente, non tollerando spesso altro sostentamento. Per le relazioni che in vita ebbe con il monastero carmelitano di S. Maria degli Angeli, vi fu sepolta. S. Maria Maddalena de' Pazzi, entrata in esso alcuni anni più tardi, ne fu particolarmente devota. Si conservano alcune lettere della beata, il cui culto fu approvato da Pio VII l'i i luglio 1804. Si commemora il 28 maggio.

Binl.: [F. Bagnesi], Vita della b. M. B. B. nobile fiorentina del Terz'Ordine di s. Domenico, scritta da un sacerdote della Compagnia di Gesù, Parma 1804.

Nello Vian
BAGNO. - Il b. giornaliero in appositi edifici termali era talmente entrato nelle abitudini generali nell'impero romano che di esso nella letteratura cristiana antica si hanno continui riferimenti; ad es., nella lettera scritta dai fedeli di Lione ai loro fratelli di Asia e della Frigia (Eusebio, Hist. eccl., V, i: PG 20, 409); Tertulliano dichiara che «ad lavacra frontem crucis signaculo terimus" (De corona, 3: PL 2, 99); sceglie l'ora più conveniente (Apol., 42 : PL 1, 555-56) o deplora le vergini cristiane che si presentano nelle terme in abiti sontuosi (De virg. cel., 12: PL 2, 955); Clemente Alessandrino (Paed., 3, 5: PG 600), s. Cipriano (De habitu virg., 19: PL 4, 471-72) e s. Girolamo (Adv. Iovin., 2, 36 : PL 23, 349-50) deplorano quei fedeli che frequentano i b. promiscui, lavacra mixta, che sono condannati esplicitamente nel 320 dal Concilio di Laodicea (Mansi, II, 569); anzi a questo riguardo s. Ambrogio esalta le prische tradizioni romane di modestia (De officiis, 1, 18: PL 16, 51).

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S. Giovanni Crisostomo vede nel b. il simbolo della Chiesa, togliendo questa le macchie che deturpano l'anima (In ep. ad Cor., hom. XV : PG 61, 510) Reprehensio eorum qui aberant ab ecclesia: PG 51, 146).

Tra il personale addetto alle terme è noto un tale Cucumio che sul suo sepolcro volle ricordare d'essere stato guardarobiere delle terme Antoniniane (di Caracalla): Capesrius de Antoninianas (G. Marchi, I monumenti primitivi dell'arte cristiana, Roma 1844, p. 27). Spesso si ha la documentazione che in prossimità degli edifici sacri furono costruiti b. ad uso dei fedeli. Il papa Damaso donò un bolneum iusta titulum da lui costituito presso il teatro di Pompeo (Lib. pontif., ed. Duchesne, I, Parigi 1886, p. 183). Il papa Ilaro costrui b. freddi e caldi presso la basilica di S. Lorenzo sulla via Tiburtina (ibid., p. 245) e Simmaco presso S. Pancrasio sull'Aurelia (ibid., p. 262). Nel sec. vi un tale Eusebio ne eresse uno a S. Paolo sulla via Ostiense.

Un frammento di iscrizione metrica proveniente dalla basilica di S. Martino ai Monti contiene una serie di precetti relativi ai b. (O. Marucchi, I monumenti del museo cristiano Pio lateranense, Milano 1910, tav. 45, 1.).

Fuori di Roma Eusebio ricorda i b. costruiti da Costantino presso la basilica degli Apostoli a Costantinopoli (De vita Costantini, IV, 59; PG 20, 1209). A Ravenna nel 540 il vescovo Vittore ne costrui uno aderente all'Episcopio. Un'iscrizione del sec. vir ricorda tra i lavori compiuti dal vescovo s. Damiano a Pavia insieme all'episcopio anche le terme. Nella diaconia (v.) istituita a Napoli dal vescovo s. Agnello alla metà ca. del sec. vir si distribuiva sapone per b. due volte l'anno (Gesta episcop. Neapol., ed. Waitz, cap. 39, p. 419). Oltre ai b. pubblici si hanno descrizioni di b. anche in edifici privati cristiani. Così Sidonio Apolinare mette in evidenza la sobrietà della decorazione del suo b. ad Avitacum (Ep., II, 2: PL 58, 474-76); Cassiodoro i b. fatti da lui costruire nel monastero di Vivarium (De instit. dieinar. litterarum, 29: PL 70, 1143-44); il poeta Fortunato, i b. delle ville di Leonzio, vescovo di Bordeaux e di Praemiacum (Miscellanea, 28 : PL 88, 84-85).

Biol.: P. M. Pacisadi, De sacris christianorum balovis, Roma 1758; H. Dumaine, s. v. in DACL. II, i, coll. 72-117. Enrico Josi

Contengo della Chiesa riguardo al b. - Si è voluto da alcuni (cf. ad es., B. Russel, Le mariage et la morale, Parigi 1930, p. 49) accusare la Chiesa di avere sotto il vano pretesto che tutto quanto concorre al culto del corpo è incentivo di peccato, condannato e combattuto l'uso dei b. fino a farli scomparire nel medioevo. Donde una seconda accusa, che la Chiesa è nemica dell'igiene.

La risposta è facile: 1) Nel Vangelo non si trova nessuna condanna dei b. Gesù Cristo stesso ha voluto assoggettarsi al b. simbolico di penitenza e di purificazione instaurato dal Precursore (Mt. 3, 17-18) e a sua volta ha innalzato nel Battesimo il b. a dignità di Sacramento. Ha rimproverato, è vero, ai farisei le frequenti abluzioni e purificazioni, ma soltanto perché eran diventate per essi una pura formalità, senza spirito interiore che le accompagnasse. 2) Lo stesso si può dire per i tempi posteriori; né i Padri, né i Concili hanno mai condannato formalmente i b. Oltre agli esempi citati nella prima parte, altri molti se ne potrebbero addurre, attingendoli agli usi e ai regolamenti dei monasteri, alle dichiarazioni stesse dei Padri e dei Concili. "Era uso dei cristiani lavarsi il sabato per onorare la domenica, e cambiare gli indumenti per entrare nella casa terrena del re del cielo, cioè nella chiesa, puri di anima e di corpo" (Vita s. Melanii, [m. ca. 530], in Acta SS. Iannarii I, ed. Parigi 1863, col. 334). E s. Gregorio Magno avverte: "Se uno vuol fare il b. per motivo di lussuria e di voluttà, noi non lo permettiamo in nessun giorno; se invece lo si prende perché il corpo ne sente il bisogno, non lo proibiamo neppure alla domenica. Perché sta scritto: "Nessuno odia la propria carne, ma la nutre e la cura "» (Eph. 5, 29) ; (Epist. Gregorii M., lib. XIII, ep. 1: PL 77, col. 1254; cf. P. Galland, L'Eglise et l'Egglène au moyen-âge, Parigi 1933, pp. 15-29). 3) Se nei Padri e nei Concili si leggono parole severe e proibi-
zioni, talora eccessive, questo si spiega o si comprende, chi consideri le circostanze. Nei primi secoli del cristianesimo i b. pubblici delle città pagane non godevano buona fama, attesa la promiscuità dei sessi e il libertinaggio dei pagani (Giovenale, Satira 6, 422; Clemente Aless., Paedagogus, III, 5). Gli stessi inconvenienti avevan luogo pure nel corso del medioevo e specialmente agli inizi del Rinascimento. La Chiesa perciò non poteva non intervenire per deprecare abusi e danno delle anime. 4) L'astinenza dal b., praticata per un tempo più o meno lungo e proclamata da asceti, derivava piuttosto dallo spirito di penitenza e di mortificazione, prova sufficiente a dimostrare di quanta importanza fossero ritenuti i b. 5) Se in questo argomento non mancarono esagerazioni o eccessi, ciò si dovrà attribuire ai singoli, non ad una inesistente legislazione ecclesiastica.

I b. e la morale cristiana. - I b. di acqua o di sole, presi con moderazione, sono utili all'igiene, alla salute e alla cura del corpo, rinvigoriscono e temprano i nervi, conferiscono agilità e benessere, abituano anche ad un atteggiamento naturale e disinvalto di fronte a se stessi. Però il cristiano deve pensare che tutto questo non dispensa dalle leggi della convenienza e dal pudore; e che la concupiscenza, posto il peccato originale, può giocare cattive sorprese. Tanto più che è facile il passo ad eccessi deplorevoli di teoria e di pratica (v. nUdismo); e il pericolo per le anime, poste la promiscuità e l'eccessiva libertà delle spiagge moderne, diventa considerevole. La Chiesa non può dunque trattenersi dall'intervenire nel mettere in guardia i fedeli e nell'esigere determinati costumi che salvino il pudore e il decoro. A questo anche l'autorità civile, premurosa, come dev'essere, dell'onestà pubblica, è obbligata a concorrere per il bene e la morigeratezza dei cittadini.

Biol.: F. Walter, Der Leib und sein Richt im Christentum. Donauwörth 1910 (opera fondamentale); F. Tillmann, Il Maestro chiama. Compendio di morale cristiana, Brescia 1940, pp. 298-99; 308; M. Riquet, Conférences de Notre-Dame, III, Parigi 1948, p. 25 sgg.

Celestino Testore
BAGNO, Giovanni Francesco Guidi di. - Cardinale, umanista e diplomatico, n. a Firenze il 4 ott. 1578, oriundo di Romagna. Studiò a Firenze, Pisa e Bologna. Venuto a Roma entrò in prelatura e seguì come segretario il card. Pietro Aldobrandini, legato in Francia. Al suo ritorno fu nominato vicelegato di Avignone, ed in seguito delle Marche e della Campania. Fu governatore in alcune città dello Stato Ecclesiastico; nunzio in Flandra nel 1621, vescovo di Cervia e nunzio a Parigi nel 1627, creato cardinale da Urbano VIII nello stesso anno e pubblicato nel Concistoro del 19 nov. 1629. Vescovo di Rieti nel 1635, rinunziò al vescovato nel 1638 e tornato a Roma vi mori il 25 luglio 1641.

Biol.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, suppl., I, "Guidi di Romagna", tav. VII; E. Rodocanachi, Les derniers temps du siège de la Rochelle (1626). Relation du N

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BAGNOREGIO - Veduta.

BAGNOLESI. - Eretici catari (v.) che costituivano in Lombardia nel sec. xili un gruppo medio tra le due opposte correnti catare degli Albanesi (v.) e dei Concorezzesi (v.). Il loro nome proviene da una località lombarda, in cui ebbero un centro gerarchico: Bagnolo Mella (Brescia), o Bagnolo Cremasco, o più probabilmente Bagnolo S. Vito (Mantova). L'inquisitore R. Sacconi (ca. 1250) computa a zoo i loro professi e dissemina i seguaci nei territori di Mantova, Brescia, Bergamo, Milano, e in Romagna; ma anche i membri delle Chiese catare della Marca Trevisana, Toscana, Valle Spoletana aderivano per lo più alle dottrine dei b.; da processi inquisitoriali risulta che nella seconda metà del sec. xili gerarchi e affiliati di questa setta operavano a Verona, Sirmione, Vicenza, Rimini, Ferrara, Bologna. I b. son detti anche francigenae, perché i membri della Chiesa catara dell'antica Francia, emigrati in Lombardia e in quel di Verona, condivisero la loro posizione dottrinale; son denominati in alcune fonti caloiani, da un loro vescovo di nome Caloianus.

I b. seguono il dualismo mitigato o monarchico dei Concorezzesi : il diavolo, personificazione del male, non creò ma solo compose con i quattro elementi primordiali, il mondo materiale e i corpi umani ; in questi sono imprigionate le anime, le quali non provengono per traducianismo, come vorrebbero i Concorezzesi, dallo spirito racchiuso dal diavolo nel corpo del primo uomo, ma furono create da Dio in una sola volta prima della formazione del mondo e peccarono nel cielo; parte di esse si salverà, parte rimarrà dannata. Come gli Albanesi, i b. furono docetisti : Gesù Cristo ebbe corpo celeste, che prese dalla Madonna, essa pure un angelo; la passione, come tutta la vita di Gesù, fu apparente; derivarono questa dottrina docetica da un certo Nazzaro, vescovo concorezzese, che sulla fine del sec. xir la importò dalla Chiesa catara di Bulgaria. La posizione di mezzo dei b. rendeva facile il loro passaggio a diverse opinioni.

Bibl.: R. Sacconi, Summa de Catharis et Pauperibus de Lugdano, ed. A. Dondaine: Un traité néo-manichéen du XIII* siècle: le "Liber de duobus principle". Roma 1939; C. Dousia, La Somme des autorités à l'usage des prédicateurs méridionaux au

XIIIe siècle. Parigi 1896, pp. 124-33; Ilarino da Milano, Fr. Gregorio, vescovo di Fano, e in "Disputatio inter catholicum et patyrinum hasreticum", in Aecum, 14 (1940), pp. 114-24; id.. Il "Liber supra Stella" di Salvo Burci, in Aecum, 16 (1942), pp. 314-16; A Dondaine, Le manuel de l'inquisiteur (1130-1330), in Archivum Fratr. Prandir., 17 (1947), pp. 174-80.

Ilarino da Milano
BAGNOREGIO, Diocesi di. - Nel Lazio, in provincia di Viterbo, con una superfice di 300 kmq . e una popolazione di 30.000 ab. ripartita in 28 parrocchie, con 34 sacerdoti diocesani e 15 regolari. Ha un seminario minore proprio e quello maggiore comune con le altre diocesi dell'alto Lazio in Viterbo. B. si erge tra Orvieto e Viterbo, su un altipiano scosceso, fra due torrenti affluenti del Tevere. Di origine etrusca, all'epoca romana era conosciuta col nome di Novem Pagi. Balneum regis, poi Bagnorea sino al 1922 e quindi B., fu denominata dalle terme un tempo famose, delle quali non resta che una misera sorgente di acqus sulfurea. Quasi completamente distrutta dai Longobardi nel 606, fu riedificata dall'ultimo dei loro re, Desiderio. Donata da Carlomagno ad Adriano I, fece parte dello Stato Pontificio fino alla sua caduta. E celebre soprattutto per i natali dati al santo e dottore francescano Bonaventura Fidanza (1221-74) cui è dedicata l'odierna Cattedrale.

La Passio dei santi Amsano e Massima (BHL, 515-16), non anteriore al sec. XI, riporterebbe le origini del cristianesimo in B. al tempo della grande persecuzione dioclezianea, durante la quale Amsano, figlio di un certo Tranquillino romano, sarebbe stato arrestato in Roma insieme alla sua madrina di battesimo, Massima. Mentre questa sarebbe stata uccisa in prigione, Amsano sarebbe fuggito a B. e quindi a Siena e ivi decollato. L. Duchesne è del parere che le diocesi di B. e di Orvieto siano succedute a quella di Bolsena. Il primo documento sicuro che ricordi un vescovo di B. è la lettera scritta da s. Gregorio Magno (Registr. epist., X, 3) per essere informato sul diacono Giovanni eletto dal clero e dal popolo di B. per loro vescovo.

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Un altro vescovo di B. compare tra i sottoscrittori del Concilio lateranense del 769 . La lista dei vescovi di B. è spesso interrotta nei secoli dell'età di mezzo. La diocesi è immediatamente soggetta alla S. Sede.

Bibl.: L. Duchesne. Le sect episcopali dell'unico ducato Romano, in Archivio della R. Società di Storia Patria, 15 (1892), p. 488; P. F. Kehr, Italia Pontificia, II, Berlino 1907, pp. 15216 (con bibliografia); Lanzoni, pp. 344-65; F. Bonnard, s. v. in DHG, VI, coll. 220-23 (con bibliografia). Benedetto Pesci
B. nella storia contemporanea. - Nell'autunno del 1867 , durante la campagna combattuta nel Lazio fra garibaldini e forze papali, B. fu anche teatro di vicende non prive di rilievo. Sgombrata dai pontifici al primo ed incerto delinearsi della lotta, venne presto dai garibaldini dell'Acerbi solidamente occupata, e per naturale fortissima positura funse da base operativa contro l'intero Viterbese. Ma d'ordine del generale pro-ministro delle Armi Kanzler e di concerto col generale di brigata Raffaele De Courten, il colonnello Achille Azzanesi, dal quale tutta la zona dipendeva, dopo fruttuosa ricognizione condotta il 3 ott., al mattino del 7 attaccava con 303 uomini divisi in due schiere circa 500 garibaldini ben trincerati ed asserragliati. Dopo alterne vicende gli Zuavi riuscirono vittoriosi.

Bibl.: L. Cicconetti, Roma e morte. Gli avvenimenti nella Stato Pontificio nell'anno 1667, Milano 1934, pp. 63-67; P. Dalla Torre, L'anno di Mentana. Contributo ad una storia dello Stato Pontificio nel 1667, Torino 1938, pp. 96-100. Paolo Dalla Torre

BAGOT, Jean. - Gesuita francese, n. a Rennes l'11 luglio 1591, m. a Parigi il 23 ag. 1664. Ricevuto nella Compagnia di Gesù nel 1611, insegnò filosofia (1620-26) e teologia ( 1626-39 ) e fu qualche tempo a Roma, revisore generale dei libri (1639-43). Tornato in Francia, fu dal 1655 alla morte, superiore della casa professa di Parigi.

Il B. combatté direttamente il giansenismo sulla cattedra e negli scritti : Apologeticus fidei (2 voll., Parigi 16441645); un estratto: Dissertationes de veritate unius religionis christianae..., in subsidium missionum apostolicarum (ivi 1661); De poenitentia dissertationes theologicae (ivi 1646); Libertatis et gratiae christianae defensio adversus Colvinum et Palugium in Cornelio Jansenio Batavo redivivus (ivi 1653). S'impegnò anche in una lunga polemica con i parroci di Parigi con l'opera: Défense du droit épiscopal et de la liberté des fidèles touchant les Menes et les Confessions d'obligation (ivi 1655), opera volta da lui stesso in latino: Ius episcopale (ivi 1659).

La sua azione più notevole si svolse tuttavia in un altro campo, quello della direzione spirituale. Direttore a La Flèche, e poi a Parigi, di Congregazioni mariane, con i loro ristretti di fervore (le A a [v.], cioè Assemblée des associés) orientò molte anime elette verso la vita perfetta o le missioni straniere. Tale fu a La Flèche s. Isacco Jogues. L'Aa di Parigi, o "Société des bons amis», che riuniva uomini come Enrico Maria Boudon, Francesco di MontmorencyLaval, Francesco Pallu, Vincenzo de Meur, cooperò con la "Compagnie du S. Sacrement" (v.) in molte opere buone. Quando il p. Alessandro de Rhodes tornò dal Tonkino in cerca di missionari e specialmente Vescovi, il gruppo del p. B. gli fornì i tre primi vicari apostolici per l'Estremo Oriente e diede l'impulso per la fondazione del Seminario della Società delle Missioni estere, di cui Vincenzo de Meur fu il primo superiore.

Bibl.: Sommervogel, I, coll. 774-77; R. Daeschler, s. v. in DHG, VI, coll. 223-24; M. Prévost, in Dict. de bisgr. franç., IV, coll. 1202-1205; G. Goyau, Les prêtres des Missions étrangères, Parigi 1932, cap. 1; F. Cavallera, Aux origines de la Société des missions étrangères, l'Aa de Paris, in Bulletin de littér. ecclés., 34 (1933), pp. 173-86; 206-26; E. Villaret, Les Congrégations moriales, I, Parigi 1947, pp. 422-25. Edmondo Lamalle

BAGRATIDI. - Potente dinastia di principi armeni, cavalieri della corona armena, aventi la prerogativa di incoronare il re. Nel periodo della dominazione araba, i B., entrati nella grazia dei califfi, crearono un regno indipendente ( 885-1045 ), durante il quale l'Armenia visse un'èra di grande prosperità ed un gran numero di chiese e di monasteri furono edificati dalla munificenza regale. Molti re e principi ebbero gli onori degli altari; come Sahak, martirizzato nel sec. v; Sembat generalissimo (sec. Ic); Sembat I, ed altri confessori.

Bibl.: H. Thopdschian, Politische und Kirchengeschichte Armeniens unter Aiat I und Sembat I, Berlino 1905; K. Adan, Etudes historiques sur le peuple arménien, Parigi 1928, pp. 293304; G. Amaduni, Monachismo, Venezia 1940, p. 135.

Giacomo Ciantzian
BAGUTTI, Giuseppe. - Abate ed educatore, n. a Rodio (Canton Ticino) nel 1776, m. a Milano nel 1837. Collaboratore di Federico Confalonieri nella istituzione delle scuole di mutuo insegnamento, dal 1816 dedicò tutta la sua vita all'educazione dei sordo-muti, assumendo la direzione dell'Istituto per essi in Milano. Nei viaggi all'estero prima, e poi per un anno alla scuola dell'Assarotti a Genova, aveva attinto gli elementi di quella preparazione che era necessaria per assolvere degnamente tale missione.

A lui si deve il regalamento dell'Istituto, che derivò sicurezza di vita dalla stabilità dei metodi introdottivi; suo è il primo libro di metodo sull'educazione dei sordomuti, intitolato Su lo stato fisico, intellettuale e morale, su l'istruzione e i diritti legali dei sordo-muti (Milano 1828); è sua pure l'iniziativa per la istituzione in Milano della scuola di metodo G. Cardano.

Bibl.: Il R. Istituto nazionale dei sordo-muti Principe di Piemonte, Milano 1936, pp. 48-50; A. Lesandrini, G. B. nel primo centenario della sua morte, in Contributi pedagogico-didattici ecc., 27 serie, XII, Milano 1937. Rosario Guido Tentori

BAHĀ'ISMO. - Religione sviluppatasi dal babismo (v.). I suoi seguaci credono che il misterioso "colui che Iddio manifesterà ", di cui ripetutamente parlò il Bāb, sia Mīrzā Husejn 'Alī Nūrī, detto Bahā̄ Ullāh. Costui nacque a Teheran il 12 nov. 1817. Fu tra i primi ad abbracciare la causa babista e ne fu uno dei principali seguaci. Arrestato a Teheran in seguito all'attentato contro lo sciah Nāsir ad-Dīn (1852), dopo quattro mesi fu esiliato a Bagdad con la famiglia e un gruppo di credenti. Dopo due anni di ritiro nel deserto di Suleimanijjeh (1854-57), quando già stavano nascendo delle scissioni nella comunità bābī di Bagdad, Bahā' Ullāh fu trasferito, su richiesta del governo persiano, a Costantinopoli. Poco prima della partenza, in un giardino presso Bagdad (il giardino di Reysdn) Bahā' Ullāh si presentò apertamente ad alcuni suoi seguaci come l'attesa manifestazione divina. Da Costantinopoli Bahā' Ullāh fu ancora trasferito ad Adrianopoli dove annunciò pubblicamente la sua missione, accolto dalla maggioranza dei bābisti. Fra questi, che da allora si dissero bahā's, e la minoranza, che dal suo capo Subh-i Azal, più attaccato alla lettera degli insegnamenti del Bāb, fu chiamata degli azalī, nacquero disordini per i quali il governo turco esiliò gli azalī col loro capo a Cipro e Bahā' Ullāh e i bahā'i a San Giovanni d'Acri ('Akhā) nel 1868. Ivi Bahā' Ullāh morì nel 1892, lasciando come suo successore e interprete dei suoi insegnamenti, raccolti in numerose opere fra le quali spiccano l'Aqdas (il «santissimo»), il Kitāb al-Iqān («libro della certezza»), le Kalimāt-i Maknānē («parole asco\mathrm{se}^{2} ), ecc., il figlio 'Abbās Efendi, chiamato 'Abd ul-Bahā' (1844-1921). 'Abd ul-Bahā' viaggiò molto in Europa

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e in America, fondando comunità bahā'ī anche in questi paesi. Alla sua morte si designò, non senza qualche contrasto, "custode della causa" il nipote Sawqî Efendi.

La dottrina del b. è molto semplice: una pubblicazione bahā'ī afferma, p. es., i seguenti punti principali : unità del genere umano (tutti siamo foglie di uno stesso albero e frutti di uno stesso ramo); indipendenza nella ricerca della verità (non accettare nulla ciecamente dagli antichi); unità fondamentale di tutte le religioni (i riti particolaristici sono nocivi alla religione e causa di inimicizie e di fanatismo); realizzazione della concordia fra gli uomini come compito essenziale della religione (se le religioni debbono essere causa di odii, meglio l'ateismo); accordo della religione con la scienza e la ragione; uguaglianza sociale (tutti sono eguali davanti a Dio, ma si ammette l'esistenza di ricchi e di poveri); uso di una lingua ausiliaria internazionale; una specie di tribunale internazionale sotto la protezione di Dio e le cui decisioni siano valide per tutti gli individui e tutte le nazioni; uguaglianza fra i due sessi; abolizione di ogni fanatismo esclusivistico, razziale, patriottico e religioso; generalizzazione e diffusione della cultura; pace universale. I bahā'ī hanno conservato il calendario bābista di diciannove mesi di diciannove giorni ciascuno, più alcuni giorni intercalari. L'anno ha inizio il 21 marzo e l'ultimo mese (2-30 marzo) è mese di digiuno dall'alba al tramonto. Ogni comunità bahā'ī elegge attualmente una assemblea spirituale di 9 persone (la futura cosiddetta bajt al-'adl "casa della giustizia"). Esistono una decina di feste religiose. Si raccomandano riunioni di fedeli per la preghiera: due sono i templi attualmente esistenti, uno nell'U.R.S.S. (a Išqabad) l'altro negli Stati Uniti (Wilmette, Ill.).

Il b. ha avuto una notevole diffusione anche in Occidente e specialmente in America, dove molto viaggiò 'Abd ul-Bahā', tenendo conferenze e scrivendo ai seguaci che lo interrogavano le caratteristiche sue "tavole» (alwāb). Fra i più noti bahā'ī occidentali si cita l'americana Laura Clifford Barney, che ha curato la publicazione di alcuni scritti bahā'ī, e il francese H. Dreyfus.

Bibl.: H. Dreyfus, Essai sur le Béhaïsme, son histoire, sa portée sociale, Parigi 1909; J. E. Esslemont, Bahd'ulláh e la nuova èra (trad. Giachery), Roma 1947. Alessandro Bausani

BAHAMA (Bahamas, Lucate). - Arcipelago corallino disteso a N. di Cuba, dalla Florida a Haiti, costituito da una trentina di isole maggiori (Andres, Great Abaco, Gran B., ecc.), 660 isolotti e 2400 scogli (cayos), che tutti insieme coprono un'area di 11.405 kmq . (meno di metà della Sardegna). Ha clima temperato, uniforme e sano, che ne ha fatto una stazione climatica, ricercata soprattutto dai turisti degli S.U. e del Canadà. Principali risorse sono la pesca delle spugne e il giardinaggio (pomodoro). Le B. formano una colonia della corona inglese.

Bibl.: R. M. Fiedl, Geology of the B., in Bull. of Geol. Society of America, 42 (Washington 1931), pp. 739-84; H. Maclachlan Bell, B.: isles of June, Londra 1934. Giuseppe Caraci

IL VICARIATO APOSTOLICO DI B. - Le isole Lucale o B., dapprima ( 1808 ) affidate all'arcivescovo di Baltimora quale delegato apostolico, poi incluse nel vicariato apostolico di Santissima Trinità, creato nel 1818 (v. PORTO di SPAGNA, arcidiocesi di), indi incorporate ( 1837 ) in quello di Giamaica (v.), più tardi aggregate alla diocesi di Charleston, South Carolina (1858), vennero infine in virtù della «Sapienti consilio" (1908), affidate ufficialmente all'arcivescovo di

Nuova York, sotto la giurisdizione della S. Congregazione concistoriale; questa con decr. 21 marzo 1929 eresse le B. in prefettura apostolica sottoposta alla Propaganda Fide, la quale ne decretò poi l'elevazione a vicariato ( 15 genn. 1940). Vi lavorano dal febbr. 1891 i Benedettini dell'abbazia di St. John, Collegeville, Minn., inviati dall'arcivescovo di Nuova York a reggere la stazione di Nassau (fondata nel 1885). Dal 1933 la circoscrizione dipende dalla delegazione apostolica degli Stati Uniti d'America.

Superlice del territorio (prov. di B. Islands) kmq. 11.405; popolazione totale 74.44^{8} \mathrm{ab}., in maggioranza Negri e Negroidi di lingua inglese. Cattolici 10.226 e 360 catecumeni; 230 dissidenti di rito bizantino; 62.437 protestanti di varie denominazioni; 173 ebrei e 1000 pagani. Altri dati : 23 sacerdoti e due fratelli benedettini, 29 suore, e 49 catechisti; 20 scuole elementari con 2091 alunni e 3 medie con 166 allievi; clinica, orfanotrofio.

La missione si sviluppa stentatamente sia per deficenza di personale, tenuto conto delle grandi distanze fra le sette stazioni residenziali, sia per la notevole attività degli acattolici.

Bibl.: Archivio di Prop. Fide, Prospectus Status Missionis, 30 giugno 1942 e 3 luglio 1948, posis. n. prot. 3627/48; Jan Poutif, de Prop. Fide, V, 172; AAS, 33 (1941), pp. 67-68; Guida delle Missioni Cattoliche, pp. 291-92; MC, pp. 139-60.

Giuseppe Monticone
BAHIA : v. SAN SALVATORE DELLA BAHIA.
BAHIA BLANCA, diOCEsI di. - Nell'Argentina, provincia di Buenos Aires. Eretta il 20 apr. 1934 con 34 parrocchie: 32 nella provincia civile di Buenos Aires e 2 per gli i i distretti della parte sud del governatorato della Pampa; suffraganea di La Plata. Ha una superlice di 167.066 \mathrm{kmq}., con 530.000 ab., dei quali 500.000 cattolici. Presentemente numera 46 parrocchie, 42 sacerdoti diocesani e 45 religiosi (1948).

Bibl.: AAS, 26 (1934), p. 338; 27 (1935), pp. 237-63; Anuario Cattolico Argentino 1933, Buenos Aires 1935, pp. 440441; ibid. 1939, ivi 1939, pp. 390-97. Giovanni Meseguer

BAHJĀ IBN PAQUEDA (PĀQĊDĀ). - Filosofo religioso ebreo spagnolo, chiamato anche Bechaie e Bechai. La sua vita (sec. xi) ci è ignota. Lasciò un trattato di morale scritto verso il rogo, in arabo (testo pubblicato da Yahuda, Leida 1912), che ha nella traduzione ebraica il titolo Hōbhōth hal-lēbhābhāth ("I doveri dei cuori»). Ebbe meritata diffusione e fu tradotto o compendiato in varie lingue (trad. italiana parziale di B. Consolo, 1867). Più che teoretica, l'opera è esortativa; piena di motivi biblici-talmudici, risente l'influsso neoplatonico. Nell'introduzione si definiscono i "doveri del cuore" come contrapposti ai doveri delle membra, che si compiono mediante gli organi corporei. La retta coscienza morale è l'essenza della pietà religiosa, che consiste nell'interiore dedizione a Dio. La preghiera è intesa come tendenza contemplativa: "Il nostro scopo nel pregare è che l'anima si strugga rivolgendosi a Dio, che innanzi a Lui si sprofondi nella bassezza e insieme s'innalzi al Creatore per recargli gloria e gratitudine e gettare in Lui ciò che la aggrava ".

Bibl.: G. Vajda, Le dialogue de l'âme et de la raison dans les "Devoirs des coeurs" de B. i. P., in Revue des études juives, 102 (1937, II), pp. 93-104.

Alfredo Ravenna
BAHR, HERMANN. - Scrittore e critico austriaco, n. a Linz il 19 luglio 1863 e m. il 15 genn. 1934. Sottile romanziere e vivace drammaturgo, egli ha legato il suo nome a tutti i movimenti letterari del tempo, facendosene di volta in volta annunciatore in patria e critico severo ; fervente fautore del naturalismo, sarà poi il primo a voltar ad esso le spalle (cf.

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Bahr el-Ğebel. - Campane della Missione d'Isoke (Sudan Anglo-Ediziano).

Die Überwindung des Naturalismus, 1891) per annunciare le nuove teorie impressioniste ed il simbolismo maeterlinckiano in un primo tempo, e l'espressionismo dipoi (cf. Expressionismus, 1916). Proclamatosi al di fuori di ogni confessione religiosa nel 1895 , al momento del suo primo matrimonio, giunge poi attraverso una lunga crisi spirituale, di cui ci parla nel Tagebuch (1917-25) e in Selbstbildnis (1923), alla piena sicurezza della fede cattolica: della conversione, avvenuta probabilmente nel 1912, egli dà notizia esplicita solo nel 1917. Mentre la sua opera di critico ha valore europeo ed è un continuo superamento di posizioni acquisite, la sua opera letteraria, tipicamente austriaca, offre un carattere abbastanza unitario. Il modo di affrontare i problemi della civiltà austriaca nelle sue ultime opere (Himmelfahrt, 1916; Die Rotte Noah, 1920; Der innvendige Garten, 1917) è influenzato dal suo nuovo atteggiamento di cattolico.

Bibl.: W. Handl, H. B., Berlino 1913. Alda Manghi
BAHRAM V di Persia. - Persecutore, figlio di Jezdegerd, cui successe come imperatore di Persia dall'anno 420 al 438 . Continuò con accanimento sempre maggiore la persecuzione iniziata contro i cristiani sotto il padre, durante la quale perirono numerosi vescovi e preti e furono specialmente colpiti i funzionari ed i nobili convertiti, come Giacomo l'Interciso, Ormisda, Suene e Giacomo notaio (Teodoreto, Hist. eczl., V, 38). Molti sfuggirono alla morte con l'apostasia; altri varcando la frontiera occidentale si rifugiarono in territorio romano. I Persiani richie-
sero i fuorusciti ai Romani. Non tardò a scoppiare la guerra tra i due imperi, con esito sfavorevole per i Persiani e B., costretto alla pace, dovette promettere di lasciare ai suoi sudditi la libertà religiosa (422). Durante la guerra, il vescovo Acacio di Amida riuscì a riscattare con il prodotto della vendita dei vasi e dei paramenti della sua chiesa, 700 persiani caduti prigionieri (Socrate, Hist. eccles., VII, 21).

Bibl.: F. Justi, in Graudries d. iron. Philol., II, Strasburgo 1904, p. 512 sgg.: J. Labourt, Le Christianisme dans l'empire perse sous la dynastie Sassanide, Parigi 1904; A. Cristensen, L'empire des Sassanides, le peuple, l'Etat, la cour, Coponaghen 1907.

Alberto Gislori
BAHRDT, Karl Friedrich. - Teologo protestante, l'« enfant terrible» della "Aufklärung» teologica, n. il 20 ag. 1741 a Bischofswerda, m. a Halle il 23 apr. 1792. Cresciuto nel vizio, il giovane B. aveva trascurato gli studi, ma pur divenne «magister» e predicatore a Lipsia, dove si acquistò un nome per la sua eloquenza, alla quale deve i successi che ottenne anche in seguito. Dal 1766 al 1768 fu professore di filologia ecclesiastica, ma a cagione della sua vita immorale, dovette lasciare questa cattedra e insegnò successivamente scienze profane a Erfurt, Giessen e Halle.

Dovunque professava audacemente il pretto deismo, negando ogni rivelazione. Nell'opera: System der moralischen Religion presento Cristo come grande "naturalista». Espulso finalmente dall'insegnamento universitario, divenne oste in una vigna presso Halle, ove fondo anche una società massonica. Nel 1789 fu imprigionato e scrisse romanzi immorali e la sua autobiografia. Pubblicò molte opere dal 1768 al 1791 sul Vecchio e Nuovo Testamento, con pretese storico-filologiche, ma prive di valore scientifico.

Bibl.: P. Tschackert, s. v. in Realenzyklopädie für protestantische Theologie und Kirche, II (1897), coll. 327-39.

Arduino Kleinhans
BAHREIN, ISOLE: V. ARABIA.
BAHR el-GAZAL, vicariato apostolico di. Vicariato dal 1917, prefettura dal 1913 per divisione di Khartum (v.), questa missione, diretta dai Padri delle missioni africane di Verona, comprende oggi la parte meridionale del Sudan, tra il Bahr el-'Arab e il Bahr el-Ğebel, esclusa però la provincia del Nilo superiore. La superfice è di 300.000 kmq., la popolazione di 592.000 ab., di diverse tribù, tra cui principali i Denca, pastori, e gli Azande (o NiamNiam) agricoltori; oltre queste due razze predominanti, vi sono poi altre tribù minori, tra cui i Giur, i Belanda, i Bongo, i Kresh, i Ndogo. Religione l'istimismo al sud e ad oriente, animismo fortemente arabizzato fra le tribù nord-occidentali. Alla sua creazione la missione era assai più vasta di adesso, comprendendo anche la provincia del Mongalla, del Nilo superiore e dell'Uganda settentrionale.

La prima attività missionaria si svolse nei due centri di Wau al nord e di Gulu al sud; assai restio, anzi ostile il primo, data la preponderanza musulmana (quella stazione fu incendiata due volte), più rispondente il secondo. Ma a Wau la costanza e la intraprendenza della missione, specialmente nel settore scolastico, ebbe ragione dell'ambiente, e al sud l'apostolato si sviluppò in modo consolante. Intorno alla residenza centrale (Wau), con la stazione di Kayango si evangelizzano i Golo e i Ndago; con quella di Kajok i Denca, con quella di Demziber e di Ring i Kresh; quella di Mbili tenta di guadagnare i Giur, difficili; e quella di Yubu-Camp gli Azande; per i Madi, più ad oriente si apre Palaro, e fra i Belanda si fonda il villaggio di libertà (Raffili) per gli schiavi liberati. A Yubu nel 1930 si aprì una scuola normale per la formazione dei catechisti di tutte le razze.

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Al sud e al sud-est, nella regione più propriamente nilotica del nord-Uganda, l'apostolato ebbe più facili e più spediti risultati; centro di irradiazione la stazione di Gulu, tra gli Acioli, dove si aprì una scuola di arti e mestieri e poi una normale per catechisti (1919). Altre stazioni di questo settore, aperte spesso tra la viva reazione dei protestanti, furono quelle di Ngal tra gli Aluro, Kitgum tra gli Acioli e i Baganda, Movo tra i Madi, Arna tra i Loguara, Torit fra i Letuko, Rejaf fra i Bari. Nel 1922 tutta questa zona, assai più promettente di quella del nord venne stuzzata dal vicariato per costituire la nuova prefettura (ora vicariato) dal Nilo equatoriale (v.). Nel 1932 la missione incominciò la pubblicazione di un giornaletto (The Messenger) per gli impiegati civili cattolici delle tre province del Dudan meridionale e i maestri elementari delle stazioni missionarie: nel 1934 si aprì il seminario.

Attualmente ( 1948 ultimo resoconto) il vicariato ha 40 Padri, più 3 sacerdoti indigeni, 20 fratelli, 41 suore (Pie Madri della Nigrizia, dal 1919); la missione impiega 402 tra catechisti e catechiste, e 275 maestri e maestre. Le scuole elen, sono 103 con 5934 allievi, I media con 118,5 professionali con 98 apprendisti. Le opere di carita sono rappresentate da 13 ambulatori, 6 orfanotrofi, 2 gerontocomi, 3 piccoli lebbrosari. I cattolici sono 38.387 .

BibL.: Guido delle Missioni, Roma (1935), p. 224; Le Nigrizia (Verona 1882), dal 1917 in poi; S. Santandrea, L'Atricano fotografato a cessa sua, ivi 1938; G. B. Tragella, Italia Missionaria, Milano 1939, pp. 321 227; Archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionis, posiz. Giovanni B. Tragella

BAHR el-ĞEBEL, prefettura apostolica di. - Nel Sudan Anglo-Egiziano; la prefettura vi occupa attualmente la zona sud-orientale tra il 4^{°} e il 6^{°} parallelo, ed è attraversata da nord a sud dal fiume omonimo, donde prese nome la missione stessa; la superfice è di 156.251 kmq., e la popolazione conta 400.000 ab., divisi in parecchie tribù: Bari, Madi, Acioli, Katuko, Loyota ed altre ancora, tutte di religione animista, ma non senza una certa credenza in un Essere supremo, disinteressantesi però dell'umanità. La prefettura fu creata il 14 luglio 1927 staccando dal vicariato (allora prefettura) del Nilo equatoriale tutta la parte di esso compresa entro il Sudan. Questa misura fu suggerita anche dal fatto che, avendo le autorità del Sudan isolato il territorio dell'Uganda, dove infieriva la malattia del sonno, i missionari dell'unica missione del Nilo equatoriale non potevano liberamente comunicare tra le due zone, quella sudanese e quella ugandese. La prefettura ereditava dalla missione madre le stazioni di Rejaf, Torit, Loa, Lerua e Isoke, tutte di fondazione recente, dal 1919 al 1926.

Rejaf è la stazione centrale, dove i missionari, in dipendenza della politica inglese che subordina l'apertura delle stazioni missionarie all'istituzione di scuole, svolgono un preciso programma scolastico, con scuole primarie, una media e poi una intermedia, per
i futuri impiegati governativi; tutte sono sussidiate dal governo, che, in seguito, reclamò pure una scuola professionale. Della scuola intermedia si giova la missione per l'istruzione dei suoi seminaristi (1928).

Al tempo stesso si iniziava il movimento di conquista al largo, movimento che andò intensificandosi in questi ultimi tempi, specialmente in due centri : a Okaru, tra i Lokoya (1928) dove, data la felice ubicazione, si trasferì la scuola intermedia, e nel ' 38 il seminario; e Kapoeta, all'estremità orientale della missione, tra le popolazioni Tapossa e Dodinga, forti tribù razziatrici che solo nel 1923 furono sottomesse dal governo. Nel 1933, dato il buon avviamento dell'apostolato, la prefettura fu alleggerita della sua parte settentrionale, ossia della provincia civile dell'Alto Nilo, con cui si formò una nuova circoscrizione autonoma.

Attualmente la prefettura ha 31 Padri e 4 sacerdoti indigeni, 16 Fratelli, 30 Pie Madri della Nigrizia, 248 catechisti, 120 maestri. Le 72 scuole primarie raccolgono 2.946 alunni, la media 119 , la professionale 57. La carità si esercita in 9 dispensari e 2 piccoli orfanotrofi; i cattolici in 15 stazioni principali e secondarie, sono 24.418 e 55 II i catecumeni.

BibL.: v. il periodico La Nigrizia (Verona 1882), dal 1927 in poi; Guida delle Missioni Cattoliche, Roma (1935), p. 244; G. B. Tragella, Italia Missionaria, Milano 1939, pp. 328-33; MC, pp. 2326; Arch. de Prop. Fide, pos. n. prot. 3476/47. Giovanni B. Tragella

BAHURIM. - Località (ebr. Bahurim «giovani»: contrada dei giovani; secondo J. Fürst e J. P. van Kasteren: «luogo profondo") della tribù di Benjamin, in prossimità di Gerusalemme, sulla via tra questa e Gerico. Li Michol, recandosi da Gallim a Hebron, si separò da Phaltiel (II Sam. 3, 16; Settanta Bapaxu), li Semei maledì il re David fuggitive gettandogli sassi dalle alture (ibid. 16, 5; Settanta Bxoupur), li si nascosero in una cisterna Gionata e Achimaas (ibid. 17, 18; Settanta Bxoupur). Di B. era il capomilizia di David, Azmaveth o Azmoth (hab-barbumi, Volgata de Beromi, ibid. 23,31, meglio habbahdrûmî in I Par. 11, 33, Volg. hauramites). Era a sud di Gallim (patria di Phaltiel : II Sam. 25, 44), a est dal Monte degli Ulivi.

Il Targum di Jonathan l'identifica a torto con 'Almit, che risponde invece alla città levitica Almon o Almath. (Ies. 21, 18; I Par. 6, 60, ebr. 6, 45) presso Anathoth B. è l'attuale Rās et-Tmīm, sito prossimo all'antica via di Gerico, ove è stata rinvenuta ceramica protuizraelita, seleucida e romana. Salendo da Gerico, l'Anonimo Piacentino scrive (a. 570): «Non longe ab Hierusolima venimus in Baorin, deinde ad sinistram ad oppida Oliveti monta in Bethania" (ed. P. Geyer, Itinera Hierosolymitana ssec. IVVIII [CSEL, 39], Vienna 1898, p. 170).

I codici della recensione lucianea dei Settanta hanno Xoppxu (II Sam. 16,5), come Pl. Giuseppe (Xopxvov: Ant. Jud., VII, 9, 4), e Baıвzoppuv (Fl. Giuseppe, ibid., 7: Boxzopns)

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BibL.: J. Sepp. Jerusalem, Sciaffusa 1873, pp. 836, 833 sg.; J. P. van Kasteren, s. v. in DB, I, coll. 1384-86; P. Thomsen, Luca Sanita, I, Halle 1907, p. 32; O. Procksch, Der Schauplatz der Geschichte Davids, in Palästina Jahrbuch, 3 (1906), p. 76; A. Alt, s. v. ibid., 22 (1926), pp. 30-32 (Gallim; p. 22 sgl; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 260 .

Antonino Romeo
BAIA DI HUDSON, vicariato apostolico di. - Questo vicariato è affidato agli Oblati di Maria Immacolata. La missione degli Eschimesi fu cominciata nel 1912; eretta in prefertura apostolica il 13 luglio 1925 per lo smembramento dei vicariati apostolici del Keewatin, Golfo di S. Lorenzo e Mackenzie, fu elevata a vicariato apostolico il 21 dic. 1931.

Popolazione eschimese 8050 , cattolici 1075, stazioni 14, sacerdoti 24 , fratelli conversi 5 , suore 6 . Vi è un ospedale con 30 letti tenuto dal 1931 dalle "Soeurs Grises", di Montréal.

Bibl.: Guida delle Missioni Cattoliche, Roma [1935], p. 283; A. G. Morice, Mgr. Turquetil, apôtre des Esquimaux et le miracle de ses missions, Winnipeg 1935: MC, pp. 27-28; J. Patoine, in L'Apostolat des Oblats de Marie, numero speciale 1940, pp. 23-7; Archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionis, 15 sett. 1948, posiz. n. prot. 4136/48. Giovanni Pietsch

BAIA DI JAMES, vicariato apostolico di. Affidato agli Oblati di Maria Immacolata, questo vicariato fu eretto il 3 dic. 1938, per smembramento della diocesi di Timmins e Hearst.

Popolazione: 20.700 cattolici; 250 dissidenti; 10.780 protestanti; 500 pagani. Svolgono il loro ministero 44 sacerdoti, 26 fratelli e 48 suore. Ci sono 68 scuole elementari con 2019 alunni, 2 medie con 62 allievi. Le opere di carità sono un dispensario e tre ospedali.

Bibl.: AAS, 31 (1939), pp. 96-98; MC, pp. 27-28; Anon., Mission de la Congregation des Missionnaires Oblats de Marie Immaculée, Roma 1947, pp. 79-94, n. 268. Giovanni Pietsch

BAIANISMO : v. baio michele.
BAIER, Johann Wilhelm. - Professore di teologia nella facoltà luterana di Jena e di Halle, il B., n. nel 1647, m. nel 1695 , sta a cavaliere di quell'età di transizione tra il tradizionalismo teologico luterano e la più calda innovazione pietista inaugurata dallo Spener.

Culturalmente corazzato e quasi enciclopedico, B., tra il 1673-94, dié a luce un'opera riassuntrice d'ogni aspetto della teologia: Compendium theologiae pastituae, homileticae, littericae, moralis et exegeticae. Nelle sue conclusioni egli non andò esente da sofisticazioni e sottilizzazioni personalistiche, ad esempio ritenendo "indifferente", nel Battesimo, l'esorcismo rituale, oppure discriminando, nel Canone neotestamentario, tra i libri di "primo e di secondo piano». Più simpatico, percio, ci appare nel suo aspetto ironico ed ecumenico, sia nei rapporti tra protestanti e protestanti, sia tra quelli tra i protestanti ed i cattolici. In tale direzione B. compose due opere riconciliatrici: Collatio doctrinae Quakerorum et Protestantium (1694), e Collatio doctrinae pontificiorum et Protestantium (1692).

Bibl: J. Kunze, in Realencyel. für Prot. u. Kirche, II (1897), pp. 359-62.

Pietro Chiminelli
BAIJ, Maria Cecilia. - Autrice di scritti mistici, n. a Montefiascone il 4 genn. 1694, ebbe i nomi di Cecilia Felicita. Iniziata alla vita cristiana dalla Venerabile Rosa Venerini, conobbe un breve periodo di rilassamento. Ripresasi, entrò dapprima a Viterbo (1711) nel monastero cistercense detto della Duchessa, da cui usci disillusa per la poca osservanza, poi a Montefiascone (1713) nel monastero benedettino di S. Pietro, ove professò nel 1714 sotto il nome di suor Maria Cecilia. Ivi morì il 6 febbr. 1766, essendo per la sesta volta badessa del monastero. Fu venerata in vita e dopo morte per la sua vita austera e ricca di doni mistici. La fama della sua santità perdura tuttora.

Lasciò gran numero di lettere spirituali e molti altri scritti, prevalentemente mistici. Ma soltanto recentemente per opera di mons. Pietro Bergamaschi, professore del seminario di Montefiascone, furono in parte resi di pubblica ragione. Gli scritti pubblicati sono: 1) Vita interna di Gesù Cristo, manifestata da Gesù alla sua serva Donna M.C.B., 2ª ed., Viterbo 1926-33; 2) Vita del glorioso patriarca s. Giuseppe, ivi 1921; 3) Vita di s. Giovanni Battista, ivi 1922. Gran parte poi delle sue due Autobiografie e dei suoi Colloqui con Gesù sono stati riprodotti nella biografia della B., scritta parimenti dal Bergamaschi in 2 voll.: Vita della Serva di Dio Donna C. M. B., Viterbo 1923-25. Rimangono inedite moltissime altre lettere e vari scritti intorno alla divozione al S. Cuore di Gesù, allo Spirito Santo, al Cantico dei Cantici, ecc.

Bibl.: Oltre le opere edite dal Bergamaschi (con ampie introduzioni) e la biografia sopra citata, cf. J. De Guibert, s. v. in DSp, I, coll. 1190-92, dove sono segnalati vari articoli intorno al carattere mistico delle rivelazioni della B.

Giuseppe Lów
BAIL, Louis. - Teologo e scrittore ascetico, n. ad Abbeville nel 1610, m. a Parigi nel 1669. Dottore della Sorbona nel 1628, curato a Montmartre, fu nel 1661 eletto superiore dei due monasteri di PortRoyal di Parigi e di Port-Royal des Champs, accolto però dalle suore con diffidenza ostile. Subito ne intraprese la visita ufficiale, assoggettando le religiose a severissimi interrogatòri circa le loro dottrine, e conchiudendo con una testimonianza favorevole intorno alla loro ortodossia e regolarità.

L'opera che gli procurò molta fama è La Théologie affecive on s. Thomas en méditation ( 4 voll., Parigi 1638-50; molte ristampe; l'ultima, rivista, annotata e aggiornata, in 12 voll., Montrejeau 1903-1906) in cui, seguendo la Somma di s. Tommaso, ne espone gli articoli sotto forma di meditazioni affettive. Il che corrispondeva al sentimento delle persone pie dei secc. xv-xvi, le quali, stanche delle aridità scolastiche del tempo, desideravano una Somm