ation ( 4 voll., Parigi 1638-50; molte ristampe; l'ultima, rivista, annotata e aggiornata, in 12 voll., Montrejeau 1903-1906) in cui, seguendo la Somma di s. Tommaso, ne espone gli articoli sotto forma di meditazioni affettive. Il che corrispondeva al sentimento delle persone pie dei secc. xv-xvi, le quali, stanche delle aridità scolastiche del tempo, desideravano una Somma teologica tale che riempisse le anime di pii affetti e facesse loro conoscere Gesù Cristo con pietà e unzione. Delle parecchie altre opere, meritano menzione: Les consolations du coeur affligé tant par les peines corporelles que par les peines spirituelles (Parigi 1661), che sono 36 consolazioni appropriate ad altrettante traversie della vita; originale la 18ª sui bambini morti senza il Battesimo, per i quali non ci si deve lamentare come se fossero dannati all' inferno; la 19ª sulle spine del matrimonio; la 20ª sulle fanciulle che non trovano marito, perché molte di quelle sposate devono "far buon viso a cattiva fortuna»; De Beneficio Crucis (ivi 1653) contro il giansenismo; Sapientia foris praedicans (ivi 1666), raccolta di tratti da vari oratori fino al sec. xvir, accompagnati da cenni su ciascuno; Summa Conciliorum (2 voll., ivi 1645 ).
Bibl.: Hurter, III, coll. 191-92; G. Corrcire, s. v. in DSp, I, coll. 1192-94; P. Férct, La Faculté de théol. et ses docteurs les plus célèbres. Epogae moderne, IV, Parigi 1906, pp. 184-92. Celestino Testore
BAILARDO (Barliario), Pietro. - Nella tradizione popolare è rimasta tuttora viva la leggenda di questo strano personaggio, astronomo e negromante salernitano, m. sul rogo nel 1149, dopo aver abiurato i suoi errori. Specialmente vivo è il ricordo di un miracolo che, nella circostanza della sua morte, sarebbe stato compiuto da un crocefisso, miracolo il cui racconto si trova già nel XXVII Sermone evangelico di Franco Sacchetti, e che ha ispirato due «storie» popolari in ottave, più volte stampate negli ultimi due secoli. Alcuni studiosi hanno creduto, ma erroneamente, di poterlo identificare con Pietro Abelardo.
Bibl.: A. D'Ancona, Un filosofo e un mago; Pietra Abelardo e P. B., in Varietà storiche e letterarie, Milano 1883; G. Pansa, La leggenda di P. B. in Salerno, in Miti, leggende e superstizioni dell'Abruzzo, II, Sulmona 1927. Paolo Toschi
## Page 417
BAILLET, ADRIEN. - Storico e agiografo francese, n. a Neuville-en-Hez presso Beauvais, il 13 giugno 1649, m. il 21 genn. 1706 a Parigi. Studio al collegio di Beauvais, di cui fu poi professore (1672-76). Ordinato sacerdote ( 1676 ) fu addetto per breve tempo alla cura d'anime finché fu nominato bibliotecario dell'avvocato generale de Lamoignon a Parigi (1680), posto che tenne fino alla morte e in cui poté soddisfare il suo gusto insaziabile di studio.
L'opera sua bibliografica più nota: Jugements des savants, sur les principaux ouvrages des auteurs (Parigi 16831686) che nel primitivo disegno dell'amore doveva comprendere sei parti, s'arrestò alla prima. Per la sua Vie de M. Descartes (Parigi 1691) ebbe modo di essere informato da amici e famigliari del filosofo. Delle altre numerose sue pubblicazioni (in parte postume), ricordiamo soltanto: De la dévation à la sainte Vierge et du culte qui lui est dî, (Parigi 1693, 1696; Tournay 1712), dove l'autore invesce non solo contro veri e pretesi abusi, ma nega anche l'Immacolata Concezione e l'Assunzione corporale al cielo; l'opera fu messa all'Indice nel 1694 e nel 1701 "donec corrigatur ", e Les vies des Saints... avec l'histoire des autres fêtes de l'annee (3 voll. in-fol., Parigi 1701, e ed. in 120 ivi 1701 e 1704). Nel 1739 usci a Parigi una ed. di 10 voll., di cui l'ultimo contiene Chronologie et topographie des Saints, opera pubblicata prima insieme ad altre a Parigi nel 1703 in-fol., e in 5 voll. in 12^{°}. Le Vite dei Santi per i mesi genn.-ag. furono messe all'Indice nel 1709 e 1714 a causa dei molti errori e della ipercritica razionalista dell'autore, il quale, sebbene non giansenista, mostrava certe simpatie per la setta.
Bibl.: L. Mareri, Grand Dict. hist., II, Basilea 1732, p. 26; Hurter, IV, coll. 917-21; J. Carreyre, s. v. in DHG, VI, coll. 223-25 (con copiosa bibliografia). Livario Oliger
BAILLET (Ballyet), Brune. - Carmelitano scalzo (in religione Emanuele di S. Alberto); n. il 21 nov. 1702 a Marnay (Besançon, Francia), m. a Bagdad il 4 apr. 1773. Ordinato sacerdote, entrò nel seminario delle missioni a Roma, donde nel 1828 passò a Bagdad. Essendo stato scomunicato il vescovo di allore, Verlet, perché fautore del giansenismo, nel 1733 il B. fu eletto vicario apostolico di Babilonia, e alla morte del titolare (1742) fu elevato a quella sede; inoltre il re di Francia lo elesse console di Bagdad (1741). Morì di peste, con tutti i suoi missionari. Diresse una interessante relazione De initio, progressu, et praesenti statu Dioecesis et Missionis Babyloniae a Benedetto XIV (stampata a Roma nel 1754).
BibL.: Ambrosius a S. Teresio, Hierarch. Carm., II, Roma 1934, pp. 66-80; Le Carmel, Agon. 1936-37, pp. 14-22; Anon., A Chronicle of Carmelites in Persia, a. die Papal Mission of the XVII and XVIII century, II, Londra 1929, pp. 867-77.
Ambrosio di Santa Teresa
BAILLIE, James. - Filosofo inglese, n. il 24 ott. 1872, m. a Weybridge il 9 giugno 1940. Dal 1902 al 1924 fu professore di filosofia morale nell'Università di Aberdeen e dal 1924 al 1938 vice-cancelliere dell'Università di Leeds. Appartiene alla scuola neohegeliana inglese (idealismo assoluto a tinte religiose), ma con una nota personale, specie nella seconda fase del suo pensiero, in cui si allontana dall'hegelismo puro (rappresentato dalle opere The origin and significance of Hegel's logic, Londra-Nuova York 1901; An outline of the idealistic construction of experience, ivi 1906), ed è portato a meditare sul problema della natura e del destino dell'uomo concreto, colto nella sua problematicità e nei suoi limiti, senza il presupposto della universale razionalità del reale (Studies in human nature, Londra 1921). Di Hegel tradusse la Fenomenologia dello spirito (ed. riveduta, ivi 1931).
La filosofia, secondo il B., è «il tentativo di raggiungere un'unica e piena visione dell'uomo e del suo mondo " che stanno in rapporto di relazione attiva e reciproca. A tale relazione si riduce l'intera esperienza umana in tutte le sue forme, ognuna delle quali (esperienza sensibile, morale, scientifica, ecc.) non determina l'altra e non esaurisce l'uomo e il suo mondo nella sua totalità. La verità per l'uomo è conquista graduale, rischiosa, sempre incompleta. Nessuna forma può sfuggire ai pericoli dell'errore o rappresentare la pienezza dell'individualità anche se una forma la realizza meglio di un'altra. La religione intesa come "coscienza della relazione con il trascendente", in cui l'individuo attinge una maggior pienezza, rappresenta la forma più elevata di esperienza.
Bibl.: N. Abbaonano, Il nuovo idealismo inglese e americano, Napoli 1926; J. H. Muirhead, Filosofi inglesi contemporanei, Milano 1939; M. F. Sciacca, La filosofia, oggi, ivi 1943, pp. 403-407. Michele Federico Sciacca
BAILLY, Louis. - Teologo, n. in Francia, presso Beaune nel 1730 e m. nel 1808. Fu canonico di Digione e professore di teologia dogmatica nel seminario, fino alla Rivoluzione. Dopo si trasferì nella Svizzera, ove attese ai suoi studi. Ritornato in patria, rifiutò qualsiasi dignità per dedicarsi unicamente al servizio del grande ospizio di Beaune.
Di lui si hanno le seguenti opere: Theologia dogmatica et moralis ( 8 voll., 3ª ed., Digione 1810), opera di valore, usata per decenni quale manuale di scuola in vari seminari di Francia, ma che incontrò la condanna dell'Indice nel 1822 "donec corrigatur", a causa del rigorismo eccessivo professato dall'autore: Tractatus de vera religione ( 6ª ed., ivi 1728), Tractatus de Ecclesia (2 voll., ivi 1780), in cui vengono difesi i princìpi della dichiarazione gallicana del 1682, stesa da Bossuet, conosciuti sotto il nome di Articoli gallicani; I princìpi della fede cattolica, opera composta durante il suo soggiorno nella Svizzera.
Bibl.: Hurter, II, col. 507 sgg.: R. F. Rohrbacher, Storia universale della Chiesa cattolica, XIV, Torino 1904, p. 748; E. Dublanche, s. v. in DThC, II, col. 37.
Luigi Ciappi
BAILLY (Bally), Philibert-Albert: v. bally (bally), philbert-albert.
BAILLY, Vincent de Paul. - Agostiniano dell'Assunzione, n. il 2 dic. 1832 a Berteaucourt, m. a Parigi il 2 dic. 1912, fondatore della società editrice La Bonne Presse e del quotidiano La Croix (v.).
L'attività editoriale, rivolta alle masse, della Bonne Presse, si iniziò (1873) col settimanale Le Pèlerin, organo del pellegrinaggi che B. dirigeva in Terra Santa (ben 28 volte), a Roma, a Lourdes; vi si aggiunsero altre riviste settimanali e mensili di cui le principali sono: Le Vie des Saints (1880), L'almanach du Pèlerin che raggiunse un milione di copie, La Revue des question actuelles (1887), La Croix du Dimanche (1889), Les Contemporains, Les Echos d'Orient (1882), Noël (1885), l'Etoile Noéliste, L'écho du Noël, Le Sanctuaire, Bernadette, La Maison.
Soprattutto a La Croix, che fondò nel 1883, di cui scrisse per molti anni l'articolo di fondo sotto lo pseudonimo di Le Moine, il B. dedicò il suo fervido e versatile ingegno, facendone uno strumento potente di apostolato, conferendogli un tono vivace e battagliero. Dopo aver diretto 18 anni la Bonne Presse, il B. la lasciò, su desiderio di Leone XIII, per ragioni politiche.
Bibl.: E. R. Lacoste, Le père V. de P. B., Parigi 1913; 'Le Moine: centenaire, La Croix cinquantenaire, ivi 1933; R. Kokel, Le père V. de P. B., ivi 1943. Romualdo Sourrn
BAILLY DE SURCY, Emmanuel-Joseph. - Pubblicista e organizzatore cattolico francese, padre dei due assunzionisti Emmanuele e Vincent de Paul (v.) e di Marie B. (1837-1906) superiora generale delle Suore di S. Clotilde, m. a Parigi il 12 apr. 1861.
Nel 1819 fondò la pensione "Bailly", frequentata anche da C. Baudelaire e F. Ozanam. Come presidente della Congregazione di S. Clotilde fondò la "Société des études littéraires", assorbita nel 1825 dalla "Société des
## Page 418
bonnes études ", contribui alla fondazione della "Société catholique des bons livres ", di cui poi fu direttore, indi fondò l'«Association pour la défense de la religion catholique»dalla quale uscl nel 1829 la rivista Le Correspondant, diretta da B., alla quale subentrò nel 1831 la Revue européenne, pure da lui diretta, assorbita, nel 1836 da l'Université catholique. Nel 1831 aveva fondato la Tribune catholique, cui subentrò L'Univers dove nel 1842 fece le sue prime armi L. Veuillot.
B. fu il creatore e primo presidente delle «Conferenze di S. Vincenzo de' Paoli» iniziate nel 1833, a opera della "Société des bonnes études", che divennero poi di importanza mondiale.
Bibl.: E. R. Lacoste, Le p. Vincent de Paul Bailly, Parigi 1013. pp. 1-14; Anon., Frédéric Ozonam et la fondation des confereesce de s. Vincent de Paul, in Documentation catholique, 51 (1926), pp. 579-631; M.-Th. Disdier, s. v. in DHG, II (1932), col. 267.
Benedetto Gioia
BAIMA, Giovanni. - N. a Pinerolo il 17 genn. 1817, m. a Roma il 6 apr. 1881. Professò tra gli Oblati di Maria Vergine il 2 ag. 1833, e parti per la missione di Ava e Pegú, della quale fu eletto vicario apostolico. Fu consacrato vescovo il 25 apr. 1849 in Calcutta. Affranto dal durissimo clima e dalle fatiche, dovette ritornare in Europa nell'apr. 1856. Qui ebbe l'incarico di supplire l'arcivescovo di Torino esiliato, mons. Fransoni, e occasionalmente i vescovi mancanti per l'opposizione del governo in buona parte delle diocesi del Piemonte, sino al 1867 . Nominato primate di Sardegna, parti da Torino il 27 dic. 1871 per Cagliari, dove esplicò per un decennio una proficua attività di rinnovamento religioso.
Bibl.: L. Gallo, Storia del Cristianesimo nell'Impero Birmano, III, Milano 1862, pp. 151, 160; T. Piatti, Cento anni di apostolato degli Oblati di M. V., Roma 1926, p. 31.
Tommaso Piatti
BAIMA, GIUSEPPE: v. BAYMA, GIUSEPPE.
BAIN, Alexander. - Filosofo e pedagogista scozzese, n. ad Aberdeen nel 1818, m. ivi nel 1903. Insegnò nelle Università di Glasgow, Londra e Aberdeen.
Opere principali, oltre a diverse volgarizzazioni scientifiche e pubblicazioni di carattere letterario: The Senses and the Intellect, Oxford 1855; The Emotions and the Will, ivi 1859; The study of Character, ivi 1861; Compendium of Psychology and Ethics, Londra 1868; Logic deductive and inductive, ivi 1870; The relations of Mind and Body, ivi 1873; Education as a Science, ivi 1879, ecc. Nel 1876 fondò la rivista Mind in cui pubblicò vari saggi.
B. è l'ultimo grande rappresentante e massimo sistematizzatore della scuola classica associazionistica. Il pensiero di B. è la diretta continuazione di quello di J. Stuart Mill, suo maestro ed amico, e può riassumersi nell'aver esteso il principio dell'associazione ai processi del volere, nel riconoscimento dell'importanza dei fattori fisiologici e nella funzione costruttiva che ha la sensazione dello sforzo muscolare nella genesi delle percezioni (Fabro). Nelle associazioni distingue due forme basilari : di contiguità e di somiglianza. Ammettendo però l'attenzione tra i fattori sotto il cui influsso si formano le associazioni, debilita la meccanicità dell'associazionismo. B. si occupò pure di pedagogia, naturalmente in senso positivistico, trattando esclusivamente questioni di insegnamento e di disciplina scolastica. B. segna una fase di trapasso nella storia della psicologia. Egli volle dare alle sue ricerche un'impronta più decisamente sperimentale, cosi da essere definito l'epigono della psicologia filosofica e l'alfiere di quella sperimentalefisiologica.
Bibl.: T. Ribot, La psychologie anglaise contemporaine, Parigi 1891, pp. 249-332; G. F. Staut, Analytic psychology, 2 voll., Londra 1896, passim; W. L. Davidson, Prof. B.'s Philosophy, in Mind, nuova serie, 13 (1904), pp. 161-79; G. Villa, La psicologia contemporanea, nuova ed., Torino 1911, p. 76 sgg.; C. Fabro, La fenomenologia della percezione, Milano 1941, p. 95 sgg.
BAINBRIDGE, Christopher. - Cardinale arcivescovo di York, n. a Hilton circa il 1464, m. a Roma il 14 luglio 1514. Ambasciatore di Enrico VIII a Roma, fu creato cardinale da Giulio II nel 1511 col titolo di S. Prassede. Procurò a Giulio II l'appoggio inglese contro la Francia, quando Luigi XII s'era messo contro quel Pontefice, e si adoperò per ottenere da Leone X il titolo di «re cristianissimo» per Enrico VIII. Fu avvelenato da Rinaldo da Modena, suo tesoriere. No fu ritenuto mandante Silvestro Giglio, vescovo di Worcester e legato inglese a Roma, per cui ne segul un processo, ma l'accusa contro il Gigli non fu provata.
Bibl.: H. N. Birt, s. v. in The Catbol. Enc., II (1907), col. 207; I. Gardiner, s. v. in Dist. of nat. biography, I (1908), p. 705.
Benedetto Gioia
BAINES, Peter Augustine. - Vicario apostolico dell'Inghilterra occidentale, n. a Kirkby (Liverpool) il 25 giugno 1786, m. a Prior Park il 6 luglio 1843. Nel 1798 si trasferi nello Hannover per compiere gli studi ecclesiastici nell'abbazia benedettina di Lambspring. Ivi rimase fino al 1803 , anno in cui l'abbazia fu secularizzata ed occupata dai Prussiani. Ritornato in patria col confratelli, fu ospitato da Lady Anna Fairfax ad Ampleforth ove i Benedettini di Lambspring diedero vita al noto collegio di S. Lorenzo. Nel giugno 1804 il B. vestì l'abito di s. Benedetto. Cinque anni dopo venne ordinato sacerdote. Per le sue particolari doti di predicatore e di controversista fu prescelto nel 1817 per la missione di Bath. Nel 1823 divenne coadiutore del presule Collingridge, vicario apostolico del distretto occidentale, e fu consacrato vescovo titolare di Siga, in Mauritania. Venuto a Roma nel 1826, predicò con molto successo nella chiesa del Gesù e fu particolarmente caro al papa Leone XII che lo nominò suo prelato domestico ed assistente al soglio pontificio. Morro nel 1829 il vescovo Collingridge, il B. tornò in Inghilterra e successe a lui nel vicariato dell'Inghilterra occidentale che mantenne fino alla morte. Il card. Wiseman, sulla scorta di una assai autorevole testimonianza, afferma che il vescovo B. «era la persona destinata, nelle intenzioni di Leone XII, ad essere il primo cardinale inglese», ma la subitanea morte di papa Della Genga nel 1829 annullò questo proposito.
Bibl.: C. Kent, s.v. in Dict. of national biography, I (1908), pp. 911-13 e la bibl. ivi citata.
Silvio Furlani
BAINI, Giuseppe. - Musicista, n. a Roma il 21 ott. 1773, m. ivi il 21 maggio 1844. Prima allievo dello zio Lorenzo, poi di G. Jannaconi, divenne nel 1802 cantore della cappella papale, nel 1818 camerlengo della cappella, poi abate. Autore, fra l'altro, di un Miserere a 10 voci che dal 1821 fu accolto nei canti della Settimana Santa della cappella Sistina. Il suo nome è legato alle Memorie storico-critiche della vita e delle opere di Pier Luigi da Palestrina (1828), biografia che iniziò gli studi palestriniani del secolo scorso. Scrisse anche un Saggio sopra l'identità de' ritmi musicale e poetico (1820).
Bibl.: F. Hiller, Erinnerung an den Abbate B., in Musica Sacra, 1868, p. 38; F. X. Haberl, Zum 50. Todersabre von 7. B., in Kirchenmusik. Jahrb., 1804, p. 77.
Luigi Ronga
BAINVEL, Vincent. - Gesuita francese, teologo e scrittore ascetico, n. a Plougoumelen (Morbihan) il 4 ag. 1858, m. a Parigi il 29 genn. 1937. Entrato in religione nel 1877, insegnò ai suoi giovani confratelli, prima, retorica, poi, compiuti i suoi studi teologici, teologia fondamentale ed etica nel Collegio di Jersey. Nel 1900 fu chiamato all'Istituto cattolico di Parigi per la cattedra di teologia fondamentale,
## Page 419

(1) 1. 111111
## Page 420

(1st. Nourdain)
LE TORRI DELLA CATTEDRALE (secc. xiv-xvi)
## Page 421

In alto: ESTERNO DELLA CHIESA DEL TITOLO DI S. BALBINA (sec. Iv), restaurato nel 1928 - Roma. In basso: INTERNO DELLA MEDESIMA DOPO IL RESTAURO - Roma.
## Page 422

A sinistra: ALTARE CON BALDACCHINO PENSILE. Vescovo che parla agli ordinandi. Pontificale di Sens (seconda metà sec. xiv). Parigi, biblioteca nazionale, ms. lat. yōz, fol. 126". A destra: BALDACCHINO CON LO STEMMA DELLA FAMIGLIA MASSIMO. Salone d'ingresso del palazzo Massimo alle Colonne (B. Pienzati, 1333) - Roma.
## Page 423
che conservò fino al 1925 ; per molti anni fu anche decano della facoltà. Provato alla fine della vita con la perdita della memoria, passò gli ultimi dieci anni nell'oscurità di un pio ritiro.
Come professore e scrittore prese parte alla lotta antimodernistica e fondò la collezione Bibliothèque de Théologie historique. Collaborò al Dictionnaire d'Apologétique, al DDC e al DThC. La sua produzione letteraria comprende anzitutto una serie di manuali di teologia fondamentale: De magisterio vivo et traditione (Parigi 1805); De Scriptura Sacra (ivi 1910); De vera religione et apologetica (ivi 1914); De Ecclesia Christi (ivi 1925). Di ampia volgarizzazione teologica sono gli studi : La foi et l'acte de foi (ivi 1898; 2^{\text {a }} ed. ivi 1908); Nature et suraaturel; élévation, déchéance, état présent de l'humanité (ivi 1903); e l'opuscolo: Hors de l'Eglise, point de salut; dogme et théologie (ivi 1913). In mariologia gli era cara la tesi di Maria corredentrice e mediatrice: Marie, Mère de Dieu, intercession universelle (ivi 1919); e con il p. de la Broise : Marie, Mère de grâce (ivi 1922). Di genere diverso, è la nota arguta operetta: Les contrensens bibliques des prédicateurs ( 4ª \mathrm{ed}., ivi 1924; vers. it. di A. Alfieri, Siena 1899).
Le doti principali del B. come teologo, sicurezza di dottrina, giudizio ricco di sfumature, una certa unzione contenuta e non affettata, assicurarono pure la sua autorità come scrittore ascetico. Ebbero varie ristampe e traduzioni: La dévotion au S. Coeur de Jésus - Doctrine et histoire (Parigi 1906; trad. it., Milano 1917); Le Saint Coeur de Marie - Vie intime de la S.te Vierge (Parigi 1918; trad. it., Vicenza 1921). Scrisse una lunga introduzione teologica molto apprezzata per la 10ª ed. dell'opera Les grâces d'oraison del p. A. Poulain (Parigi 1922). L'amore della terra natia lo portò ad affezionarsi ad un altro scrittore, il p. V. Huby (m. nel 1693) di cui curò la ristampa degli Ecrits spirituels (a voll., Parigi 1931-52), dopo quella della biografia scritta dal p. P. Champion: Vie des Fondateurs des maisons de retraites, M. de Kerlivio, Le p. Vincent Huby, M.lle de Franchaville (ivi 1929). E finalmente il breve ma denso saggio: La vie intime du catholique ( 4ª ed., Parigi 1916; vers. it. di V. Bortolaso, Torino 1936).
Edmondo Lamalle
BAIOLE, ANDRÉ. - Teologo, n. a Condom nel 1590, gesuita dal 1608 , m. a Avignone nel 1660 , pubblicò a Parigi nel 1649 un trattato su La vie intérieure où il est traité de trois entretiens de l'âme avec Dieu, cioè della meditazione, dell'orazione affettiva e della consemplazione secondo l'insegnamento del p. L. Lallemant (v).
Suo fratello Jean-Jérôme, n. a Condom nel 1588, gesuita dal 1604, m. a Périgueux nel 1653, fu direttore del santo vescovo Alano di Solminihac; è l'autore di Considérations ou méditations... pour tous les jours de l'an (Poitiers 1637). Un opuscolo anonimo, ma certamente suo, Traité pour conduire les âmes à l'étroite union d'amour avec Dieu (Parigi 1646), fu messo all'Indice al tempo delle controversie quietiste.
BIBL.: A. Valensin, Une étude synthétique de la vie intérieure au début du XVIIe siècle, in Revue d'ascétique et de mystique, 2 (1921), pp. 161-77; Sommervogel, I, col. 783 sg.; A. Valen\sin \in M. Olphé-Gaillard, s. v. in DSp, I, coll. 1201-1203.
Edmondo Lamalle
BAIONA, diocesi di. - Nella Francia sud-occidentale, dipartimento dei Bassi Pirenei, suffraganea di Auch. Conosciuta sotto il nome di Lapurdum, come residenza di un tribuno della coorte della
Novempopulana o Aquitania III, venne evangelizzata in epoca antica. Nessun vescovo di questa diocesi, formatasi a spese di quella di Dax e del territorio spagnolo (forse sin dal sec. viri) è conosciuto prima del sec. xi. La lista episcopale regolare comincia nel i ro6, con Raimondo, episcopus Lapurdensis, primo poi ad intitolarsi episcopus Balonensis, dal nome di B. che sarà ormai riservato alla città vescovile. In origine sembra che, a seguito delle conquiste di Carlomagno in Spagna, una parte delle diocesi di Navarra e di Guipúzcoa fossero riunite alla diocesi di B. Nel 1566, Pio V riunì le parrocchie site in terra di Spagna alle diocesi di Pamplona e di Calahorra; alcune altre, ma solamente nel 1862, furono riunite a quella di Vitoria.
Il concordato napoleonico sconvolse i limiti di questa diocesi aggiungendo al dipartimento dei Bassi Pirenei i territori delle diocesi delle Landes e degli Alti Pirenei. L'attuale diocesi comprende l'insieme delle antiche diocesi di B., di Oloron, la quasi totalità della diocesi di Lescar, e una parte delle diocesi di Aire, Tarbes e Dax. Il vescovo di B., dal 1909, porta anche il titolo di vescovo di Lescar e d'Oloron.
La diocesi conta 415.797 ab., quasi tutti cattolici, e si suddivide in 510 parrocchie, con 837 sacerdoti secolari e 137 regolari ( 1948 ). La cattedrale dedicata alla S.ma Vergine, è in stile gotico; iniziata nel sec. xir fu compiuta nel sec. xvı. - Vedi Tav. XLIV.
Le istituzioni religiose di queste province basca e bezmose che erano cominciate nel 1068 con la fondazione dell'abbazia benedettina di S. Stefano di B., seguita poi, nel 1215, dai Domenicani e ben presto dai Francescani e da altre comunità di religiosi e religiose, dopo la Rivoluzione Francese sono aumentate con notevoli altre istituzioni, opere e fondazioni religiose.
BibL.: Gallia christiana, I. Parigi 1713, col. 1309 sgg.; L. Duchesne, Fautes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, ivi 1900, pp. 17-19, 91 sgg.: V. Dubarat e I. B. Daranatz, Recherches sur la ville et l'Eglise de Bayonne, Baiona 1910; A. Clergesc, Chronologie des archectiques, ecêques... de l'ancienne province ecclésiastique d'Auch, Auch 1912; C. Jullien, L'antiquité du siège épiscopal de Bayonne, in Gare Herria, Ostarna 1922; I. B. Daranatz, L'Eglise de Bayonne, Baiona 1923; A. Degert, s. v. in DHG. VII, coll. 24-39.
Antonio Soirat
BAISIO, Guido de: v. guido de baisio.
BAIUS (De Bay, Bato), Michel. - Teologo belga, n. a Mélin nell'Hainaut (Belgio) nel 1513, m. il 1^{°} sett. 1589 .
I. Vita. - B. cominciò gli studi filosofici a Lovanio nel 1533, divenne «magister artium» nel 1535; dal 1536 al 1541 studiò teologia, dal 1541 al 1544 fu rettore del collegio di Standonc; dal 1544 al 1550 insegnò filosofia : nel frattempo divenne «licentiatus» (1545) e «magister» in teologia (1550); dal 1551 fu regio professore di S. Scrittura. In teologia iniziò insieme al suo amico Hessels un nuovo metodo cioè lo studio della S. Scrittura e dei padri, specialmente di s. Agostino. Ma al nuovo metodo andarono congiunte anche nuove dottrine. Il 27 giugno 1560 la Sorbona condannò 18 tesi, tratte dagli scritti degli scolari di B. Nel 1563 B. e Hessels furono inviati come regi teologi al Concilio di Trento. Fra il 1563 e il 1566 B. pubblicò gli scritti nei quali soprattutto si trovano gli «errori baiani». Dopo attento esame Pio V, il 1^{°} ott. 1567 , condannò nella bolla Ex omnibus afflictioxibus, 76 (secondo un altro computo 79) tesi dei baianisti. Le tesi sono attribuite plerisque e non solo a B.; nella bolla del resto non si fanno nomi. La bolla è scritta senza segni di interpunzione. La condanna dice: quas quidem sententias stricto coram nobis examine ponderatas quamquam nonnullae aliquo pacto sustineri possent in rigore et proprio verborum
## Page 424
sensu ab assertoribus intento haereticas erroneas... damnamus. Ora, secondo che si metta una virgola dopo possent o dopo intento risulta un senso diverso (Comma Pianum): secondo il senso della bolla la virgola va messa dopo possent. B. si sottomise da prima; ma poi nel 1569 mandò una apologia al Papa. Dopo un nuovo esame il Papa confermò la sua prima decisione ( 13 maggio 1569). B. dovette rinnegare tutte le tesi condannate. Nel 1575 divenne cancelliere dell'Università. Nel 1577 comincia la sua controversia con il calvinista Filippo Marnix barone di st. Aldegonde sull'Eucarestia e sulla Chiesa. Il 29 genn. 1580 (e non 1579 come si dice generalmente) Gregorio XIII confermò la bolla di Pio V con la bolla Provisionis nostrae. Fu pubblicata solennemente da Toleto a Lovanio il 21 marzo 1580. B. e tutta la Facoltà rigettarono gli articoli così come li rigettava la bolla. Per mettere fine ad ogni disputa, la Facoltà compilò per incarico del nunzio Bonomini lo scritto : Doctrinae eius quam certorum articulorum damnatio postulare visa est brevis et quoad fieri potuit ordinata et cohaerens explicatio (1586), nel quale è esposta positivamente la dottrina alla quale ci si deve attenere di fronte alle tesi condannate. Essa è un ottimo mezzo ausiliario per comprendere rettamente le tesi condannate. Negli ultimi anni di B. cade l'inizio della disputa della Facoltà teologica con i Gesuiti di Lovanio (Lessius). Non si può stabilire con certezza se e fino a che punto B. ebbe parte nella compilazione della censura del 1587 ; ma certo egli contribuì alla sua diffusione. B. morì in pace con la Chiesa.
II. Dottrina. - Secondo B. la comprensione esatta delle verità principali della fede cristiana dipende dalla risposta a due quesiti: Qualis ab initio fuerit naturalis hominis integritas et quid sentiendum sit de virtutibus impiorum: perché senza di essa non si può né riconoscere la corruzione della umana natura, né il suo ristabilimento mediante Cristo (De prima hominis iustitia. Praefatio). Secondo la testimonianza della S. Scrittura l'uomo fu creato rectus, ad imaginem et similitudinem Dei, sapiens, iustus, bonus, ceterisque virtutibus praeditus: questa rectitudo va connessa con la dimora dello Spirito Santo (ibid., capp. i e 2). La integrità del primo uomo non consisteva soltanto nella piena conoscenza della legge divina e nella piena obbedienza verso il Creatore, ma anche nel fatto che le forze inferiori dell'anima erano soggette alle forze superiori, e tutte le membra del corpo soggette al comando della volontà (ibid., cap. 3).
La integrità inoltre, non era una indebita exaltatio della natura umana, qua ex bona melior facta sit, ma era naturalis eius conditio (ibid., cap. 4): poiché naturale senz'altro e nel senso proprio è ciò che appartiene alla prima nativitas. L'assenza di questi beni vien definito appunto come malum: ma malum è la privatio di ciò che appartiene alla natura. I mali derivati dal peccato originale, concupiscenza, morte ecc., si possono anche definire come naturali, ma solo in senso improprio e analogo, in quanto essi sono comunicati nella nascita dalla natura corrotta (ibid., capp. 5, 6). Se ora mediante Cristo vengono restituiti all'uomo caduto quei beni, che egli ha perduto in Adamo, essi si possono dire soprannaturali, ma solo così come si chiama soprannaturale ciò che viene dato per uno speciale beneficio di Dio (ad es., la cura miracolosa di un malato), ma non nel senso che i doni stessi siano soprannaturali. Se però i doni dello stato originale vengono chiamati naturali questo non significa che essi sono originati dai principi della natura e non
invece comunicati direttamente da Dio: ma significa che essi appartengono alla natura dell'uomo così che la loro mancanza è un male per la natura. In egual modo anche l'anima dell'uomo è naturale, anche se non procede dai principi della natura ma deve essere comunicata direttamente da Dio (ibid., cap. 11).
In queste condizioni l'uomo dovrebbe obbedire al suo Creatore e meritarsi la vita eterna. Come mediante una naturalis lex fu stabilita la morte eterna come punizione per la disobbedienza e il peccato dell'uomo, cosi fu sòeblito per legge naturale che egli debba ricevere la vita eterna come giusta ricompensa della sua obbedienza; perciò la vita eterna è per lui soltanto merito e non grazia. Egualmente gli Angeli hanno ricevuto la vita eterna come giusta retribuzione, non come grazia (De meritis operum, lib. I, capp. 1-3). Da ciò che si è detto risulta chiaro che l'integrità, nella quale Adamo fu creato, era naturale e dovuto all'uomo; di conseguenza non poteva venir creato senza di essa. Quello che i teologi designano come status naturae purae è impossibile secondo la dottrina di B.
Con il peccato Adamo perdette l'integrita, e il peccato fu trasmesso con le sue conseguenze ai suoi discendenti. Il peccato originale consiste in un atto vizioso e disordinato con il quale nascono tutti gli uomini (De pecc. orig., cap. 2). I suoi elementi sono: ignoranza, malizia della volontà, che non ama Dio e la sua giustizia, disubbidienza della parte inferiore dell'uomo contro la superiore (ibid., cap. 3). Prima dell'uso della ragione il peccato originale non appare, ma si rivela quando l'uomo cresce e vana cupit, vana sapit et contra semetipsum puguare incipit (ibid., cap. 2). A causa del peccato originale l'uomo, anche il bambino, è destinato realmente all'ira di Dio e alla morte eterna. Come Adamo era in principio gradito a Dio, benché non fosse rectus per opera propria, cosi il bimbo appena nato, non è oggetto della compiacenza divina perché è in opposizione a Dio e alla legge di lui, a motivo del peccato originale, anche se non si è messo da sé in questa posizione (ibid., cap. 4). Peccato è infatti essenzialmente disobbedienza al comando di Dio.
La questione se il peccato dev'essere voluntarium non riguarda in nessun modo l'essenza del peccato, ma solo la sua origine. Ciò che è contro la legge di Dio è peccato in colui nel quale si trova, e gli viene giustamente imputato, tantum quia inest... si vel actu vel habitu et dominetur (ibid., cap. 7). Nello stato di integrità l'uomo poteva adempiere con la sua volontà e senza difficoltà i comandi divini (De lib. arb., cap. 9). In seguito al peccato esso ha perduto questo facoltà. Abbandonato a se stesso egli non può più volere niente di moralmente buono né vincere alcuna tentazione (ibid., cap. 11). Però egli, anche dopo la caduta, non è completamente privo di libertà.
B. distingue libertà da necessità, e libertà da servitù. La prima consiste in ciò che colui il quale vuole qualche cosa può anche non volerla: questa libertà è rimasta all'uomo, ma solo relativamente ai beni di questa vita (mangiare, bere, coltivare il suolo, e simili); non però in relazione al bene morale. Altra cosa è la libertà dalla servitù. Per servitù B. intende una necessità non voluta, oppure una cattiva inclinazione della volontà dalla quale l'uomo non può liberarsi. Mentre prima del peccato egli era libero da servitù, adesso l'uomo soggiace alla servitù del peccato (ibid., capp. 4 e 5). Cosl abbandonato a se stesso, egli non può che compiere azioni moralmente cattive. Le azioni degli empi, che esternamente appaiono come virtù, sono difatto peccato, e meritano pene (De sort. imp., capp. 4 e 5). Qualsiasi amore della creatura razionale è o vitiosa cupiditas con la quale si ama il mondo, e che è proibita dall'apostolo Giovanni, oppure laudabilis charitas con la quale si ama Dio (De charitate, cap. 6). Grazie all'opera redentrice di Cristo l'uomo può esser di nuovo giustificato, fare buone azioni e meritarsi la vita eterna. I doni che a motivo
## Page 425
dei meriti di Cristo gli sono comunicati non sono dovuti all'uomo caduto, ma sono grazia.
Per avere un concetto esatto della giustificazione è necessario secondo B. stabilire ciò che è la giustizia, e questo a sua volta non è possibile senza una concezione esatta dell'amore. Infatti la giustizia o è tutt'una cosa con l'amore oppure è cosí intimamente connessa con l'amore che questo non può esistere senza quella (De charit., cap. i). Questo amore è da intendersi come motus animae cioè amore attuale. Se oltre a ciò si debba ammettere anche un amore abituale, è questione di poco conto (ibid., cap. 2). Questo amore viene in fuso nel nostro cuore dallo Spirito Santo (ibid., capp. 3, 4). Esso può precedere la remissione dei peccati; comincia in noi quando Dio trasforma la nostra volontà cattiva in buona (ibid., cap. 8), e crescerà a poco a poco sempre a maggiore perfezione (ibid., cap. 9).
La giustizia consiste nell'osservanza dei comandamenti, e poiché l'amore è l'adempimento della legge, la giustizia è chiamata amore " nella S. Scrittura (De iustitio, cap. 1). Per l'uomo caduto, per il peccatore, la giustizia abbraccia però anche la remissione dei peccati, cosí che per lui la giustizia consta di due parti : remissione dei peccati, e rinascvamento della vita, cioè esercizio delle virtú (ibid., capp. 3 e 4). In senso proprio però la giustizia è solo ubbidienza alla legge; la remissione dei peccati si chiama giustizia solo in senso improprio, in quanto toglie l'ostacolo, per ottenere la vita eterna (ibid., cap. 5). Poiché il peccatore possiede l'amore già prima della remissione dei peccati, egli ha in certo qual modo anche la giustizia, ma fino a che è in questo stato, non viene chiamato inatus sens'altro (ibid., cap. 7). Da quel che si è detto segue che la giustificazione è il progresso costante nell'esercizio della virtù e nella remissione dei peccati (De iustificatione, capp. 1, 8).
Mediante la grazia di Cristo l'uomo può meritar di nuovo la vita eterna (De mer. op., I, cap. 5). Ma mentre la vita eterna per l'uomo è solo merito prima del peccato, adesso è merito e grazia, perché mediante la grazia gli vien data la possibilità di guadagnarla (ibid., cap. 6). Solo la vita eterna è oggetto del merito dell'uomo, e precisamente soltanto dell'uomo. Gesù Cristo non ha meritato per noi la vita eterna, ma per lui l'uomo è rimesso soltanto in condizione di osservare i comandamenti : se fa questo, rientra in vigore la legge naturale per la quale secondo il giusto giudizio di Dio la vita eterna viene data come ricompensa dell'osservanza dei comandamenti. Tutto il resto che si riferisce alla reintegrazione della natura decaduta (fede, preghiera, penitenza, remissione dei peccati, condono delle pene, vita santa, perseveranza, resurrezione del corpo) non è oggetto del merito dell'uomo, ma solo merito di Cristo, perché se qualche cosa che appartiene alla reparatio dell'uomo fosse frutto del merito di un altro diverso da Cristo, questi sarebbe almeno in parte il nostro redentore (ibid., cap. 9). Anche con le opere della penitenza noi non diamo propriamente soddisfazione, ma Dio, avendo riguardo a queste opere ci concede di partecipare alla soddisfazione di Cristo. In egual modo B. spiega l'efficacia delle indulgenze (De indulgentiis, cap. 8). Che un'opera sia meritevole sta nella natura dell'opera, e non già in una particolare dignità dell'agente, come, ad es., che sia un figlio adottivo di Dio (De merit. op., II, cap. 2). Perciò anche l'opera buona di un uomo al quale il peccato non fu ancora rimesso merita la vita eterna : naturalmente egli la può raggiungere solo quando sia liberato dal peccato (ibid., cap. 6).
A riguardo del Papa B. insegna che egli è il successore di Pietro, il fondamento della Chiesa, e possiede il primato; ma non è episcopus universalis, bensí patriarcha universalis, non ha giurisdizione immediata su tutti i credenti, ma solo sui credenti della sua diocesi. Gli altri credenti sono soggetti immediatamente solo ai loro propri vescovi e questi hanno la loro giurisdizione direttamente da Dio e non dal Papa. Perciò il Papa non deve senza grave motivo avocare al
suo tribunale le dispute dei fedeli. Non pare che B. abbia riconosciuto la infallibilità del Papa: ma egli non si esprime con sufficiente chiarezza su questo punto.
BibL.: Michaelis Bait opera... studio A. P. theologi (Gerberon), Colonia 1606. La prima parte dà l'edizione completa delle opere di B.: la seconda, col titolo Baiana, contiene scritti che si riferiscono alla condanna delle dottrine di B.: J.-B. Duchesne, Histoire du Balanisme, Douay 1731 : in questo due opere si ritrova con sufficiente compiutezza il materiale per la vita e la dottrina di B.; F. X. Linsermann, M. B. und die Grundlegung des Tansenismus, Tubinga 1887 : non preciso, cf. M. J. Scheeben, Zur Geschichte des Tansenismus, in Der Katholik, 1868, pp. 281-303; N.-M. Le Bachelet, s. v. in DThC. II. coll. 38-111: esposizione completa, ricerca esauriente intorno al senso delle tesi condannate da Pio V; F. X. Jansen, B. et le Balanisme, Lovanio 1927; H. de Lubac, Deux Augustiniens fourcayés, B. et Tansénius, in Rech. de science rel., 21 (1931), pp. 422443; 513-40; A. Lanz, L'excivislogia di M. B., in La Cte. Catt., 1939, II, pp. 29-44. 507-21; id., La dottrina "De locis theologicis" di M. B. in una celebre controversia del sec. XVI, in Gregorianum, 22 (1941), pp. 44-70, 467-97. H. Lannera
BAJRÄM (BAYRAH). - In turco, "festa". Il calendario religioso musulmano conosce due grandi feste, la 'id al-adh̆a, che cade il to del mese musulmano di Dū 'l-biğgah e la 'id al-fitr, il primo giorno del mese di Sawvāl. La 'id al-adh̆a (festa dei sacrifici), detta in turco büyük b. (grande festa) si celebra nello stesso giorno nel quale i pellegrini alla Mecca, ogni anno, sacrificano nella valle di Mina. Il sacrificio (di pecore, cammelli, manzi) è compiuto non solo dai pellegrini ma anche da tutti i musulmani liberi in grado di comperare un animale da sacrificare. Gli animali destinati al sacrificio devono essere di una determinata età e privi di difetti. La carne degli animali sacrificati è consumata per un terzo da chi offre il sacrificio, mentre il resto viene regalato.
La 'id al-fitr (festa della rottura del digiuno) è detta in turco küçük b. (piccola festa) o feher b. (festa dello zucchero) e si celebra appunto alla fine del mese di ramadān. Malgrado il nome di "piccola festa" è in realtà quella celebrata con più solennità in quanto mette fine al digiuno, particolarmente penoso d'estate.
In ambedue le feste, che di regola durano tre o quattro giorni, i musulmani si mettono vestiti nuovi, si scambiano visite, auguri e regali. Specialmente nella 'id al-fitr, si visitano i cimiteri dove alcuni rimangono per una intera notte. Ulteriori usanze popolari variano secondo i paesi. Comune ad ambedue le feste è la preghiera della festa (şalāt al-'id), un po' diversa dalla preghiera rituale normale e che conserva caratteristiche più antiche e viene generalmente compiuta all'aria aperta anziché in una moschea, come avviene anche per alcune preghiere straordinarie.
Alessandro Bausani
BAKER, David Augustine. - Benedettino e scrittore ascetico inglese, n. ad Abergavenny il 9 dic. 1575, m. a Londra il 9 ag. 1641. Cresciuto nel protestantesimo, poi convertitosi durante gli studi a Oxford (1605), entrò fra i Benedettini di Padova (1605), donde per salute fu costretto a ritornare in patria. Ordinato sacerdote a Reims (ca. 1612), fu prima cappellano nel Devonshire, indi dal 1633 al 1638 direttore spirituale delle Benedettine di Douai; rientrato a Londra, vi morí di pestilenza.
Fu uno degli scrittori ascetici più efficaci del suo tempo; ma delle sue opere numerose scritte a Douai e a Londra, la più parte è rimasta inedita. Solo dopo la sua morte, A. S. Cresay ne pubblicò una specie di «summa», chiara e precisa, in 2 voll. (Douai 1657; vers. ingl. : Holy Wisdom, Londra 1876, 1908, 1932) con il titolo di Sancta Sophia. Pur seguendo, quanto alla vita contemplativa, la via tradizionale, il B., tuttavia, ha alcuni punti, che non sfug-
## Page 426
girono a parziali controversie: poca stima egli dimostra della meditazione metodica, che non gli sembra convenire alle monache, le quali devono piuttosto abbandonarsi alla orazione affettiva; la direzione spirituale esterna e minuta non vale tanto, quanto l'abbandonarsi alle interne ispirazioni dello Spirito Santo, ottenute con la preghiera; abbandono però circondato da restrizioni scrupolose e giustificato e difeso nella sua opera.
Bibl.: D. Knowles, The English Mystics, Londra 1927, pp. 180-77; J. Mc Cann, The Life of father A. B., ivi 1933, con ampia bibl.: J. Mc. Cann-11, Connolly, Memorals of father A. B. and others documents, ivi 1933; id., D.B., in Downside Review, 31 (1933), pp. 277-95.
Celestino Testore
BAKER, Mary Eddy. - Fondatrice dell'associazione medico-religiosa nota sotto il nome di Christian Science, n. nel 1821, m. il 3 dic. 1910.
I. Vita. - Nacque in una cascina presso la cittadina di Concord, nello Stato di New Hampshire (Stati Uniti), ultima di sei figli della famiglia B. Fin dai suoi primi anni andò soggetta a malattie nervose, che le durarono per tutta la vita: per questa ragione la sua istruzione scolastica fu deficente. Nel dic. 1843 sposò Giorgio W. Glover, che morì pochi mesi dopo lasciandola incinta di un figlio, che essa per molti anni quasi abbandonò. Nel 1853 passò a seconde nozze con il dr. Patterson, dal quale divorziò nel 1866, maritandosi finalmente la terza volta nel 1873 con G. Eddy, di cui rimase vedova nel 1882. Di qui i vari nomi con i quali è conosciuta; ma il più comune è quello di M. E. B. o Mary Baker Eddy. Mentre era ancora sposata al dr. Patterson, per alleviare i suoi mali si sottopose alla cura del dr. Phileas P. Quimby, il quale diceva che tutte le malattie erano mentali e non fisiche. Questa dottrina la entusiasmò, e avendo sperimentato qualche sollievo, se la appropriò; aprì una scuola con pochi allievi, e cominciò la sua carriera di fondatrice. Con l'aiuto del terzo marito la fondazione della nuova sètta si affermò, e negli anni che seguirono la morte di G. Eddy, tra il 1882 e il 1896 , giunse ad una regolare stabilità ed organizzazione, superando gravi opposizioni interne da parte dei suoi studenti, ed esterne dai nemici ed oppositori delle sue teorie. Nel 1896 si ritirò da Boston a Pleasant View, vicino alla sua città natale di Concord, dove rimase guardata a vista dai suoi più fidi seguaci fino al 1908, quando in seguito ad alcuni incresciosi fatti e liti si trasferì definitivamente alla magnifica residenza, preparatale dai suoi ammiratori, chiamata Chestnut Hill, vicino a Boston, ove rimase fino alla morte.
II. La fondatrice della Christian Science. - Il dr. Quimby aveva chiamato la sua dottrina "Verità ", "Scienza" o "Scienza Cristiana". Secondo lui l'uomo spirituale conosce che non esistono malattie dei sensi, perché l'unica realtà è Dio, la Sostanza divina o Mente (con M maiuscola) spirituale, tutto il restante non è che mente (con m minuscola) mortale, che sparisce se è sostituita dalla Mente spirituale, unica realtà esistente; ma come questa Mente spirituale non soffre dolori né pene, tutte queste cose non esistono che per la mente mortale, che non è reale. A questa dottrina ed al nome di Scienza Cristiana si attenne la B. Sul principio riconobbe che tutto doveva al dr. Quimby, ma dopo audacemente lo negò: "Nessuno scritto, nessun professore mi insegnò la scienza contenuta in questo libro (Science and Health), e nessuna penna né lingua la potrà distruggere».
La B. nel 1875 pubblicò la prima delle numerosissime edizioni del suo libro Scienza e Solute (Science and Health), al quale pochi anni dopo (1882) aggiunse la Chiave per la
Scrittura (Key to the Scripture). E questo il libro simbolico e quasi sacro dei Scientisti: ed in esso si può distinguere quello che plagio dagli scritti del dr. Quimby, e quello che l'autrice aggiunse di proprio, che è costituito: dalla Chiave per la Scrittura, interpretato in funzione della dottrina della Christian Science; dalla teoria del M.A.M., "Malicious Animal Magnetism», con cui spiega le contrarietà incontrate e l'insuccesso delle sue cure; e finalmente dell'inquadramento della sua dottrina in una Chiesa nuova.
Già prima della pubblicazione del libro, ma più ancora dopo, la B. si dedicò con attività incredibile alla propaganda delle sue dottrine. Tra gli studenti che frequentavano le sue classi private, sorse nel 1879 l'idea di costituire una Chiesa, tutta basata sulle nuove teorie. La B. ne compilò gli Statuti, ne fu eletta «pastore», e nel 1887 fu fondata a Boston e legalmente approvata la «Prima Chiesa di Cristo Scientista", che dopo prese il nome di "Chiesa Madre». Durante questi lavori la B. apriva nel 1882 a Boston il "Massachusetts Metaphisical College" ove preparava i medici o "praticanti", come fra gli scientisti sono chiamati coloro che dovevano curare secondo le sue teorie. Nel 1883 pubblicava il Christian Science Journal, mensile, al quale seguiva nel 1898 il Christian Science Sentinel, settimanale, e due anni prima di morire iniziava la pubblicazione di un giornale quotidiano, il Christian Science Monitor. Se a questo si aggiungono le discussioni pubbliche su giornali e riviste intorno alle nuove teorie e alla nascente Chiesa, le liti sostenute per le cure non riuscite e con discepoli che si ribellavano, e altre molte vicende, si comprenderà facilmente la notorietà che ottenne la B. Da essa era diretto tutto il movimento, anche quando stava occulto nella villa di Pleasant View o in quella di Chestnut Hill: niente si faceva senza il suo permesso e direzione. Si mostrò implacabile contro coloro che la contratiavano, fossero amici o nemici. Nessuno era ammesso nella nuova Chiesa senza una rinunzia formale a tutte le dottrine e vincoli con la setta da cui provenisse. Con il titolo di "pastor emeritus", ebbe, finché visse, autorità assoluta e totale. Tutto l'art. 22 degli Statuti, nelle sue 18 sezioni o punti, sancisce questa autorità assoluta. La Christian Science è una Chiesa senza ministeri, senza feste speciali, senza Sacrementi. Nelle riunioni domenicali si legge ancora un capitolo o un brano della Bibbia, ma è seguito dalla lettura dell'interpretazione esotica che si trova nella Chiave o in altri libri della B. Invece di ministri vi sono due lettori, che devono ogni domenica leggere precisamente ciò che tempestivamente è stato designato dalla Chiesa madre di Boston. Oltre i due lettori vi sono uno o due "praticanti", cioè medici approvati dalla Chiesa madre di Boston, il cui compito è di far penetrare nello spirito dell'ammalato che Dio o la Mente spirituale è tutto in tutto, e che la malattia non esiste. Per mancanza di questi requisiti, in Italia le due piccole comunità o società scientiste di Roma e di Torino non sono Chiese : mentre lo è quella di Firenze. Le singole Chiese non si possono unire fra loro, ma ognuna dipende direttamente da Boston. Dopo la morte della B., il governo della Chiesa è nelle mani di un comitato di otto direttori (Falmouth Str. 103, Boston), che conservano gelosamente l'organizzazione data dalla fondatrice.
III. La dottrina. - Si è già indicato qualche cosa della dottrina. La scrittrice Fleta Campbell Springer la riassume molto bene in queste parole: «Nella materia non c'è vita, né verità, né intelligenza, né sostanza: tutto è Mente infinita e manifestazione infinita, perché Dio è tutto in tutto. Lo Spirito è Verità immortale, la materia è irreale e temporale; lo Spirito è Dio, l'uomo è la sua immagine e somiglianza; dunque l'uomo non è materiale, egli è spirituale». Da questo principio fondamentale la B. deriva conseguenze come queste: «Il peccato. la malattia, la morte non sono che l'apparenza reale di cose non reali nella mente umana" (cap. 14 del suo libro simbolico). "L'uomo non è materia, né è composto di cervello, di sangue, di ossa e di altri elementi materiali.... l'uomo è in-
## Page 427
capace di peccare, di ammalarsi, di morire, perché la sua essenza viene da Dio e non ha un solo elemento originale che non venga da Dio; quindi l'uomo reale non può separarsi dalla Santità (ibid.). "Tu dici che un foruncolo fa male, ma ciò non è possibile, giacché la natura senza mente non fa male. Il foruncolo manifesta semplicemente la tua credenza nel dolore con l'infiammazione e la gonfiatura, e tu chiami foruncolo questa credenza; metti mentalmente nel tuo paziente una forte dose di Verità, e questa curerà il foruncolo" (cap. 1). I mali della carne, cioè, sono dovuti alla credenza della carne, a un falso senso di vita della materia separata dallo spirito, e la "guarigione cristian