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lsero nel loro interno nomi e ritratti degli architetti che le edificarono (a titolo di curiosità si ricordi come nei poemi cavallereschi Rinaldo di Montalbano assurga alla fama di santità grazie alla sua opera di costruttore di una cattedrale).

Nel Concilio di Trento la Chiesa emanò un decreto riguardante le arti; contro l'iconoclastia dei calvinisti (il decreto infatti venne sollecitato dal card. di Guise per avere un'arma contro di essi), il culto delle immagini viene stabilito e spiegato nel senso della tradizione: "omnis lascivia vitetur, ita ut procaci venustate imagines non pingantur nec ornentur" (Conc. Trid., ed. Goerresiana, IX, 1078). Un elemento nuovo e assai importante è l'appello fatto ai vescovi di istruire i fedeli sul significato e sull'utilità delle immagini sacre per la vita cristiana (Conc. Trid., loc. cit.) e l'obbligo di sottoporre ogni immagine "insolita" al giudizio del vescovo competente: "statuit sancta synodus nemini licere.... ullam insolitam ponere vel ponendam curare imaginem" (Conc. Trid., loc. cit.).

La Chiesa poi è intervenuta spesso in questioni iconografiche, ogni volta cioè che l'immagine rappresentata contraddicesse a verità dogmatiche; ad es., l'11 giugno 1623 la Congregazione dei Riti proscriveva il Crocifisso col Cristo rappresentato con le braccia levate in alto; l'1 1 sett. 1670 un decreto del Santo Uffizio proibiva di fare i Crocifissi in attitudine indecente e con i tratti troppo deformati dal dolore.

La preoccupazione della Chiesa che quanto serve al culto debba essere d'indiscutibile valore artistico, è evidente nelle istruzioni sulla musica sacra, data mutu proprio da Pio X ( 22 nov. 1903). Il Pontefice esige che la musica sia innanzi tutto "a. vera" non essendo possibile che altrimenti abbia sull'animo di chi l'ascolta quell'efficacia che la Chiesa intende ottenere accogliendo nella sua liturgia "l'a. dei suoni". Siffatta norma deve essere estesa analogicamente a ogni altra forma d'a.

Qualunque forma che risponda alle esigenze di a. vera, santa, con esclusione s'intende di ciementi profani, può entrare in chiesa. Decisivo a tal riguardo è l'insegnamento della recente enciclica Mediator Dei: "Non si devono disprezzare - scrive il pontefice Pio XII - e ripudiare genericamente e per partito preso le forme e le immagini recenti....; evitando con saggio equilibrio l'eccessivo realismo da una parte e l'esagerato simbolismo dall'altra, e tenendo conto delle esigenze della comunità cristiana, piuttosto che del giudizio e del gusto personale degli artisti, è assolutamente necessario dar libero campo anche all'a. moderna" (AAS, 39 [1947], p. 590).

Per la trattazione storica dell'a. v. le voci relative ai singoli periodi artistici: ARTE CRISTIANA ANTICA; BARbARICA, BIZANTINA, CAROLINGIA, ROMANICA, GOTICA A., ECC.; QUATTROCENTO, CINQUECENTO ecc., ARTE DEL; CONTRORIFORMA, ARTE DELLA; ecc.

Bim.: R. Croce, Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale, Bari 1902, 7² ed., ivi 1941; id., Problemi di
estetica, Bari 1900: H. Tietze, Die Methode der Kunstgeschichte, Lipsia 1913; A. Dresdner, Die Kunsthrith, ihre Geschichte und Theorie, I: Die Entstehung der Kunsthrith, Monaco 1913; H. Woelflin, Kunstgeschichtliche Grundbegriffe, ivi 1915: B. Croce, Teoria e Storia della Storiografia, Bari 1916; M. Pita. luga, E. Framontio e le origini della moderna critica d'a., in L'Arte, 20 (1917), pp. 1-18, 115-39, 240-58, 257-49; 31 (1918), pp. 5-26, 66-83, 145-89; A. Cingria, La Décadence de l'Art Sacré, Loc. nanna 1919 (con la risposta di p. Chudel, Lettre d. A. Cingria sur la décadence de l'art sacré, in Revue des Jennes, 1919, pp. 221-24; B. Croce, Nuovi Saggi di Estetica, Bari 1920; J. Maritain, Art et Scolastique, Parigi 1920; W. Wietzold, Deutsche Kunsthistoriker, Lipsia 1921-24; M. Denis, Les Nouvelles Directions de l'Art chrétien, Parigi 1922; R. Frey, Vision und Design, Londra 1923; S. Ortolani, Colturo ed a., in L'Arte, 24 (1923), pp. 143-48, 253-63; 27 (1924), pp. 16-24, 98-103, 150-55, 264-68; S. Caramella, Storia del pensiero estetico e del gusto letterario in Italia, Napoli 1924; M. Dvorak, Kunstgeschichte als Geistesgeschichte, Monaco 1927; A. Dyroff, Uber die Entsichlung und den Wert der Ästhetik des Thomas von Aquino, in Archiv für systematische Philosophie und Soziologie, 33 (1929); L. Venturi, Pretesti di critica, Milano 1929; G. Gessilo, La filosofia dell'a., Milano 1931; Th. Gerold, Les Pères de l'Eglise et la musique, Parig1 1931; E. Mâle, L'art religieux apris le Concilo de Trente, Parigi 1932; R. Svoboda, L'estherique de saint Augustin et ses sources, Brno 1933; A. Baratono, Il mondo sensibile, Messina-Milano 1934; A. Carlini, La religiosità dell'a. e della filosofia, Vircnze 1934; B. Croce, La critica e la storia delle arti figurative, Bari 1934; H. Focillon, Vie des formes, Parigi 1934; M. Leonard, Art et spiritualité, in DSp, I, coll. 899-934; G. Price-Jones, Le condizioni della critica d'a. in Inghilterra, in L'Arte, 37 (1934), pp. 363-80; id., Roger Frey e la critica inglese contemporanea, in L'Arte, 38 (1935), pp. 480-90; S. Bottari, La critica figurativa e l'estetica moderna, Bari 1935; B. Croce, La Poesio, Bari 1935; J. v. Schlosser, La letteratura artistica, trad. F. Rossi, Vircnze 1935; S. Battari, I arti della critica figurativa, Milano-Messina 1936; A. Parente, La musica e le arti, Bari 1936; J. v. Schlosser, La storia dell'a. nelle esperienze e nei ricordi di un tuo culture, Bari 1936; A. Grammatico, Intrinseca eticità dell'a., in Boll. filosofia del Pont. Ateneo Lateranente, luglio-dic. 1937, pp. 106202; J. v. Schlosser, Senia, Saggi sulla storia della stile e del linguaggio nell'a. figurativa, trad. G. Federici Ajroldi, Bari 1938; L. Venturi, Histoire de la critique d'art, Bruxelles 1938; A. Banfi, L'esperienza estetica e la vita dell'a., in Studi filosofici, I (1940, iv), pp. 353 e sgg.; L. Grassi, Storia recente del problema di a. e cultura nella critica figurativa, in Arch. della cultura ital., 10 (1941, iv), pp. 291-300; R. Buscaroli, L'a. figurativa, Firenze 1942; N. Petruzzella, L'estetica dell'idontismo, Padova 1942; id., Filosofia dell'a., Roma 1944; A. Baratono, A. e poesia, Milano 1945; G. Nicco Fasola, Della critica, Firenze 1947; B. Berenson, Estetica, etica e storia nella arti della rappresentazione visiva, Firenze 1948; C. L. Raggianti, Profilo della critica d'a. in Italia, ivi 1948; L. Stefanini, A. e critica, Milano-Messina s. d.

Adriano Prandi
XI. La legislazione ecclesiastica e civile. - La Chiesa è stata indubbiamente la prima istituzione pubblica che abbia regolato con leggi proprie la creazione, conservazione e valorizzazione del proprio patrimonio artistico. Sono numerosi gli atti pontifici e conciliari che in ogni epoca dettarono norme presiose in proposito. Memorabili le costituzioni apostoliche Etsi in cunctarum (31 maggio 1425) di Martino V, Etsi de cunctarum ( 30 giugno 1480) di Sisto IV e, in epoca più recente, l'editto del segretario di Stato card. Pacca, del 7 apr. 1820, che è servito di base e ispirazione per le leggi sulle Belle A. attualmente in vigore nelle principali nazioni del mondo.

Per quanto riguarda la legislazione ecclesiastica vigente, giova tener presente che fin dal 1907 Pio X imponeva agli Ordinari d'Italia la costituzione del Commissariato diocesano, per valutare gli oggetti d'a., vigilare sulla loro conservazione ed esaminare i progetti di restauro e di nuove costruzioni (lettera circolare del cardinale segretario di Stato, del 12 dic. 1907). Più tardi, il CIC provvide a disciplinare nei punti più vitali la materia riguardante l'a. sacra, specialmente per quanto concerne l'erezione o il restauro degli edifici di culto (con. 1164, § 1), la confezione o riparazione dei quadri e delle immagini sacre (cann. 1279, 1280), la materia e la forma della sacra suppellettile

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(can. 1296, § 3), la custodia e vigilanza del patrimonio artistico sacro (cann. 1497, 1522, 1523), munendo nello stesso tempo di particolari precauzioni e di severe sanzioni l'alienazione di quanto ad esso appartiene (cann. 1530, 1532, § i, n. I; 1947, § 2; 2347).

Di notevole importanza, ai fini della conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico sacro, sono le circolari del segretario di Stato, card. Gasparri, del 15 apr. 1923, n. 16605, e del 1^{°} sett. 1924, n. 34215, con la quale ultima, diretta agli Ordinari d'Italia, veniva istituita in Roma, presso la Segreteria di Stato di Sua Santità, una speciale Commissione Centrale per l'a. sacra per tutta l'Italia, la quale estrinseca la sua azione attraverso una Giunta Centrale, allo scopo di mantenere desto e operoso ovunque - mediante una propria azione di direzione, d'ispezione e di propaganda, in collaborazione con le Commissioni diocesane (o interdiocesane o regionali) - il senso dell'a. cristiana e promuovere lo zelo intelligente e devoto per la conservazione e l'incremento del patrimonio artistico della Chiesa.

Altre norme e istruzioni sono dettate, al medesimo fine, nelle circolari della stessa Segreteria di Stato del 3 ott. 1923, n. 22352 e del 1^{°} dic. 1925, n. 49138, che reca il testo unico delle disposizioni pontifizie in materia d'a. sacra, come pure della S. Congregazione del Concilio rispettivamente in data 10 ag. 1928, 20 giugno 1929, 24 maggio 1939, e della Congregazione dei Seminari e Università in data 10 marzo 1927.

Tra le iniziative tendenti a favorire ed approfondire la conoscenza dell'a. sacra, vanno particolarmente menzionate la Scuola superiore di a. cristiana «Beato Angelico" a Milano, e l'Istituto "Beato Angelico» di studi per l'a. sacra in Roma.

Per quel che riguarda, infine, la legislazione civile in materia d'a., ricordiamo che lo Stato italiano provvede alla conservazione del patrimonio artistico nazionale con la legge 1^{°} giugno 1939, n. 1089.

Sono soggette ad essa le cose immobili e mobili che presentino interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, come pure le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico. Sono escluse le opere di autori viventi, o la cui esecuzione non risalga a oltre cinquant'anni.

Quando si tratti di cose appartenenti ad enti ecclesiastici, il ministro della Pubblica Istruzione, nell'esercizio dei suoi poteri, procede, per quanto riguarda l'esigenze del culto, d'accordo con l'autorità ecclesiastica.

StuL.: Disposizioni pontifcie in materia d'a. sacra, Roma 1925; V. Valentini, Inventari delle opere d'a. sacra, in Atti della Seconda Settimana d'A. Sacra per il clero, 1935, pp. 108-24; S. M. Chiaperta, Prescrizioni ecclesiastiche per l'Architetura Sacra, in Atti della Terza Settimana ecc., 1936, pp. 93-107; R. Fausti, Le prescrizioni ecclesiastiche intorno alle figurazioni sacre, in Atti della Quarta Settimana ecc., 1937, pp. 32-71; G. Mariani, La legislazione ecclesiastica in materia d'arte sacra, Roma 1945.

Zaccaria da San Mauro
XII. La medicina e l'a. - La medicina nelle prime epoche entra nell'a. quasi esclusivamente attraverso il soggetto religioso (assai tarde sono le rappresentazioni puramente e prettamente mediche, quali si avranno in maggiore copia dal Cinquecento in poi): miracoli medici per raffigurare vari tipi di malati e ambienti; Cristo in croce, per mostrare conoscenze di anatomia esterna (più o meno arbitraria a volte e condizionata ad esigenze artistiche); resurrezioni di morti, specialmente le resurrezioni di Lazzaro, per le note tanatologiche, quali i pittori avevano avuto occasione di osservare in natura; in particolare rappresentazioni di putrefatti (memento mori) date da cadaveri in stato di avanzato disfacimento, come materia di osservazione
c di studio ai medici legali, anche se i guasti della morte sono spesso arricchiti da elementi di pura fantasia. Le scene della natività della Vergine e di alcuni santi, non sono spesso che rappresentazioni di un ambiente, dove s'è svolto da poco un parto e nel quale si prodigano al neonato le prime cure. Le figure di santi medici (prima di tutti i ss. Cosma e Damiano e poi s. Luca), vestiti sovente e ambientati secondo il tempo dell'artista, sono preziose testimonianze del costume medico e degli interventi operatori dell'epoca.

La verità con la quale sono ritratte le sembianze dei malati, dei ciechi, degli storpi, dei paralitici, degli "indemoniati", la raffigurazione dei costumi medici e degli ambienti, costituiscono preziose testimonianze per lo storico medico, degne del più alto interesse.

Non è possibile, naturalmente, passare in rassegna tutte le opere di questo argomento, poiché esse si contano a centinaia e forse a migliaia. Dall'affresco cimiteriale di s. Luca in abito di medico (cimitero di Commodilla, sec. vi) si passa per grandi linee alla copertina in avorio dell'Evangelisio detto "delle cinque parti" di Ravenna, dove sono scolpiti i miracoli medici di Gesù, ella guarigione del cieco nato pure scolpita in avorio nel coperchio di farmacia portatile del sec. vi (Museo Vaticano). I musaici che cominciano da questo secolo a germane la chiesa di Ravenna rappresentano anch'essi miracoli medici o santi medici (s. Ursicino) mentre la basilica dei SS. Cosma e Damiano in Roma raffigura, in musaico anch'esso, i santi titolari. Seguono affreschi e musaici fra cui ricordiamo la guarigione dei ciechi (S. Angelo in Formis), del paralitico (S. Saba, Roma), la liberazione dell'indemoniato (Oberzeil).

Nella cattedrale di Manresle, numerosi sono i musaici di miracoli medici (sec. xit), nella Martorana di Palermo un musaico rappresenta la "Dormizione" della Madonna (sec. XII) con medico che le ascolta il cuore. Del sec. xIII ricordiamo Isacco cieco che respinge Esaù (Assisi, S. Francesco), la guarigione dello storpio operata per merito di s. Francesco (ibid.), la rinuncia del bagno di sangue da parte di Costantino (Roma, SS. Quattro Coronati), la guarigione degli storpi (Parma, Battistero), Ippocrate e Galeno (Anagni, Duomo), ecc.

Da allora in poi gli esempi si moltiplicano con Giotto e la sua scuola, con il Beato Angelico, pittore delle storie dei ss. Cosma e Damiano, e poi con la schiera numerosissima dei pittori e scultori che nelle rappresentazioni di soggetti sacri hanno toccato da lontano o da presso argomenti medici.

Bim., P. Richier, L'A. et la médecine, Parigi 1902; E. Holländer, Plastik und Medizin, Stoccarda 1912; id., Die Medizin in der Klassischen Malerei, ivi 1913; A. Pazzini, La medicina nella storia dell'a. (in corso di pubblicazione). V. inoltre tutta la vastissima letteratura concernente la storia dell'a.

Adalberto Pazzini
ARTEAGA, Esteban de. - N. a Turolio in Aragona nel 1747, m. a Parigi il 3 ott. 1799. Gesuita, espulso sotto il regno di Carlo III, trovò, come altri suoi confratelli, ospitalità in Italia.

Visse a lungo a Bologna presso il card. Albergati, fu in relazione con G. B. Bodoni, cui diresse alcune epistole in difesa della propria edizione dei Carmi oraziani; stampò in Italia varie sue opere; scrisse saggi sul Metastasio, sul Cesarotti, sull'Alfieri, sul gusto letterario italiano nel Sevecento. Come critico musicale, la sua produzione occupa un posto eminente in quella congenere, pur tanto significativa, di altri gesuiti spagnoli immigrati in Italia, quali l'Andrés, l'Esimeno, il Requeno. Di lui, oltre a Memoria pura servit a la historia de la música española, e a Diiertaciones sobre el ritmo sonoro y el ritmo mudo en la música de los antiguos, va ricordata in tal campo soprattutto l'opera in due libri su Le Risoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente (Bologna-Venezia 1783-85), scritta in italiano, ma tradotta poi in tedesco (Lipsia 1789) e compendiata in francese (Londra 1802), la quale può definirsi una storia del nostro dramma musicale, e che basta a far attribuire all'A. il titolo di primo critico musicale del suo tempo.

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Sistematore originale delle idee estetiche dell'epoca appare soprattutto nell'opera che gli diede fama europea, e che s'intitola Investigaciones filosóficas sobre la beleza ideal, considerada como objeto de todos las artes de imitación (Madrid 1789), frutto di profonde conoscenze e meditazioni su quanto intorno all'argomento era stato scritto dai maggiori pensatori dell'epoca (Voltaire, Diderot, Adamo Smith, Mendelssohn, Winckelmann e certo anche, benché non vi sia nominato, Lessing) e, al tempo stesso, risultato di tendenze e intuizioni decisamente novatrici. Le discussioni intorno ai canoni estetici formulati dall'antichità classica, cedono ormai il campo all'esame concreto dell'opera artistica: ciò che era applicazione meccanica di principi generali, diviene formulazione di giudizi e apprezzamenti sul come l'artista abbia superate e vinte le difficoltà intrinseche al soggetto propostosi. Tali idee fanno di quest'opera uno dei più compiuti trattati di estetica che l' Europa possegga prima del Baumgarten; nè vi mancano, come è naturale, acuti giudizi intorno alla letteratura. Nel campo dell' attività letteraria dell'A., sarà utile ricordare un suo saggio, scritto in italiano, intitolato Dell'influenza degli Arabi sull'origine della poesia moderna (Roma 1791), in cui tale influenza, contro le opinioni già espresse dal padre Andrés e dal Tiraboschi, viene negata.

BibL.: M. Menéndez y Pelayo, Historia de las ideas estéticas en España, III, i e II, Madrid 1886, passim; V. Cian, L'immigrazione dei Gesuiti spagnoli letterati in Italia, in Mem. della R. Accad. delle Scienze di Torino, 45 (1895), pp. 1-66; A. Gallerani, Dei Gesuiti proscritti dalla Spagna mostratisi letterati in Italia, Roma 1896; cennì e notizie danno anche B. Croce, Estetica, 6⁴ ed., Bari 1928, p. 266 e G. Natali, Il Settecento, 3⁴ ed., Milano 1930, pp. 431 e 486. Ruggero Ruggieri

ARTE CRISTIANA. - Rivista mensile illustrata, sorta a Milano nel 1913 per opera della società «Amici dell'arte cristiana», ispiratore e fondatore mons. Celso Costantini, con lo scopo di favorire l'amore, la cultura e il progresso dell'arte sacra in genere, e specialmente dell'arte liturgica, senza preferenza di scuole e di indirizzi, purché non discordanti dallo spirito cristiano. Oltre agli articoli di arte cristiana antica e moderna riccamente illustrati, contiene note di cronaca, recensioni, bibliografie e risposte a quesiti pratici.

ARTE CRISTIANA NELLE MISSIONI: v. MISSIONI.
ARTE CRISTIANA ANTICA. - Quasi nulla ancora sappiamo sulle origini dell'arte cristiana, prese nel doppio senso, cronologico e spaziale della parola. Si può presumere soltanto che le sue primissime creazioni videro la luce durante la prima metà del sec. II e, un po' dappertutto, nelle principali comunità sparse
per l'impero romano. Non pare che ci dovettero essere ostacoli seri né da parte del giudaismo, né da parte dell'autorità ecclesiastica. Le prescrizioni mosaiche vanno intese nel senso antiidolatrico e l'opposizione contro l'arte figurativa nel seno delle comunità cbraiche si limitava alla corrente rigoristica. I loro monumenti (sinagoga di Dura Europo, catacombe di Roma) dimostrano che gli ebrei della Diaspora non erano ostili all'arte. Così pure si esagera facilmente l'opposizione in seno alla stessa comunità cristiana, perché anche qui fu ispirata da limitate tendenze rigoristiche o da circostanze locali.

Esempio unico di equilibrio, la religione di Cristo, nel riflesso dei misteri dell' Incarnazione e della Risurrezione, non temeva di far suo il gusto delle decorazioni figurate tanto diffuso nel mondo ellenistico e di servirsi di queste, epurandole, come espressione e veicolo dei più alti concetti. Del resto, rappresentazioni figurate non mancano nei più antichi monumenti pervenuti a noi. Essi risalgono agli ultimi decenni del sec. II e ai primi del III (centri più antichi delle catacombe di Priscilla, Domitilla, Callisto e Pretestato; cappella cristiana di Dura Europo). A poca distanza di tempo seguono le prime sculture sui sarcofagi.

Fin dal suo sorgere, l'a. c. a. rivela la sua natura fondamentalmente simbolica, e ciò non soltanto, come si credette per molto tempo, nella decorazione dei sepolcri, ma anche in quella dei locali e degli arredi del culto. Essa considera l'arte come un linguaggio, come una espressione ideografica, il cui vocabolario e la cui sintassi sono sempre quelli comunemente diffusi, ma dei quali si serve per redigere nuove frasi, ora combinate a discorso logico e sistematico, ora giustapposte come quelle delle antiche litanie, e spesso intelligibili soltanto per gli iniziati.

Astrazione fatta da alcune rappresentazioni prese direttamente a prestito dall'arte profana (Orfeo, Amore e Psiche, ecc.) e messi a parte i segni simbolici, i motivi decorativi ed i ricordi della vita terrena, il repertorio di quest'arte si compone di figure simboliche e di scene storiche, allegoriche e rappresentative, tutte quante orientate ad evocare ed illustrare Cristo Salvatore e l'opera della salute preparata nel Vecchio Testamento, operata durante la vita terrena di Cristo, continuata dopo la sua morte dalla Chiesa e coronata nella vita beata. Ora più ora meno, secondo i tempi, si

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trovano messi in primo piano i concetti relativi alla morte e alla risurrezione tanto spirituale quanto corporale; all'intervento d'Iddio in favore dei fedeli di tutti i tempi; ai mezzi di salute, tra cui primeggiano la fede, l'iniziazione cristiana e il cibo e bevanda dell'immortalità; all'intervento dei Santi intercessori, tra cui occupano il posto d'onore per primi i Principi degli Apostoli, e presto gli altri martiri; alla glorificazione trionfale di Cristo.

Fin dal principio appaiono due figure centrali: il Buon Pastore e l'Orante, cioè il Salvatore delle anime e le anime salvate.
Dal Buon Pastore primitivo fino alla figura maestatica di Cristo che con l'andar del tempo diverrà quasi esclusiva, si scorge una linea di continuità che passa per le figurazioni del Cristo filosofo e taumaturgo. L'Orante, in origine figura astratta, intenta piuttosto a concretizzare lo stato dell'anima beata, passa a figurare il defunto stesso ideato in questo stato, e finisce per essere sostituita dalle figure di defunti accolti nel Paradiso.

Tra le scene del Vecchio Testamento, le prime sono quelle in cui meglio si palesa la liberazione per intervento divino dal
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(fol. Pont Comm. Arch. Sacra)
Ante cristiana antica - Buon Pastore (fine sec. II). Roma, cimitero di Pretestato.
pericolo della morte (Noè nell'arca, il sacrificio di Isacco, Daniele fra i leoni, i tre fanciulli nella fornace, la storia di Susanna e quella di Giona, ecc.), ma presto la scelta si allarga con scene in cui tal concetto, pur essendo sempre presente, non è più espresso con la stessa immediatezza. Temi iconografici come quelli della creazione dell'uomo, della caduta dei protoparenti e dell'intervento del Légoz a loro favore, stanno direttamente in rapporto con il problema vita e morte già accennato, mentre i vari vaticini di profeti sono da mettersi in relazione col mistero dell'Incarnazione.

Le scene del Nuovo Testamento si dividono in vari gruppi secondo i concetti fondamentali a cui si riferiscono. Oltre a quelle cristologiche (Annunciazione, Natività, Adorazione dei Magi e, più tardi, le scene della Passione, ecc.), e la serie dei miracoli (guarigioni) che hanno lo stesso compito come i paradigmi del Vecchio Testamento, si devono notare le scene del Battesimo, le risurrezioni, la moltiplicazione dei pani ed il miracolo di Cana con le loro derivazioni; la cosiddetta negazione di s. Pietro; il colloquio con la Samaritana, ecc.

Da annoverare tra le scene allegoriche sono anzitutto i banchetti, tra cui un primo gruppo contiene richiami evidenti dell'Eucaristia, mentre un secondo gruppo allude al refrigerium nell'altra vita.

Ancora prima della pace della Chiesa penetrano nell'àmbito dell'arte cimiteriale i primi riflessi dell'arte monumentale, con le prime figurazioni di Cristo maestro tra Apostoli, ma questa iconografia si diffonde veramente solo nella seconda metà del sec. Iv e specialmente sulla fronte dei sarcofagi, con composizioni come la Traditio Legis, il consiglio nella Città o nella Basilica celeste, l'acclamazione o l'omaggio delle corone, ecc., mentre il culto dei martiri conduce alla loro rappresentazione come intercessori dei defunti. E nella stessa seconda metà del sec. iv e nel v che l'arte crea figurazioni allegoriche anche nella forma, ricorrendo anzitutto agli agnelli ed alle colombe per figurare il Cristo, gli Apostoli e i fedeli.

Per studiare bene il repertorio dell' arte cimiteriale, bisogna distinguere tra le pitture e le sculture, perché, non solo nei due campi si seguivano tradizioni più o meno indipendenti, in modo che il catalogo dei soggetti risulta anche più ricco nella scultura, ma inoltre, i campi da decorare e la natura stessa dei materiali e degli strumenti che si adoperavano, imponevano le loro leggi che incidevano tanto sull' esecu-
zione formale delle opere d'arte quanto sulla loro concezione iconografica e sulla loro distribuzione relativa in complessi più estesi. Non sembra però che la religione cristiana abbia subito avuto ripercussioni visibili anche sulla stile; i primi pittori e scultori cristiani si servivano della tecnica e dello stile del momento e sarà solo con l'andar del tempo e con il lento morire dell'arte pagana che si potrà parlare di uno «stile» cristiano. Certe innovazioni che appaiono abbastanza presto, come, ad es., gli occhi alzati verso il cielo, appartengono a questioni di contenuto piuttosto che di stile.

Dopo la pace della Chiesa, l'arte cristiana si svolse liberamente anche in composizioni monumentali a servizio diretto della liturgia e dell'educazione dei fedeli. La tecnica del musaico le assicurava uno splendore più volte secolare. Pure essendo pienamente conscia del suo nuovo compito, essa non rinnega però il suo carattere fondamentale primitivo, e rimane essenzialmente simbolica. Tanto nei battisteri e nei martyria quanto nelle basiliche, i suoi cicli di scene bibliche, apparentemente solo narrativi, rivelano sempre meglio che la scelta e la distribuzione delle loro scene ubbidiscono a leggi simboliche o tipologiche. Essi formano così una transizione naturale tra il simbolismo primitivo delle catacombe e le vere concor-

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Arte cristiana antica - Sacrificio di Abramo (inizio sec. iv).

I battisteri, riservati all'iniziazione cristiana, seguono anche una iconografia parzialmente indipendente da quella delle basiliche ed insistono anzitutto sui cieli stellati in cui appare il monogramma di Cristo, sulla figura del Buon Pastore e sulla Traditio Legis. Le altre scene alludono all'acqua della vita, alla risurrezione, alla vittoria sulla morte e all'Eucaristia. Le figure degli apostoli ed i simboli degli evangelisti, alternati con motivi e composizioni di carattere allegorico, permettono complessi ben variati. Esempi: Dura Europo; S. Costanza; S. Giovanni in Fonte a Napoli; il battistero lateranense; quello di Ravenna, ecc.

Nelle basiliche invece, bisogna distinguere le varie parti dell'edificio. Mentre l'abside e l'arco trionfale ricevono composizioni orientate verso la glorificazione del Signore e di tutto il corpo mistico, sulle pareti laterali della navata si svolge l'una o l'altra parte della storia del popolo eletto, e sulla parete interna d'ingresso si nota, almeno per quanto sappiamo da un paio d'esempi, il ricordo storico della fondazione del tempio. Troppo scarsi sono gli esempi antichi ancora conservati per poter generalizzare le regole seguite. Nelle absidi, la figuta maestatica del Signore è circondata dal Collegio apostolico e dai Principi degli Apostoli, i santi titolari ed i fondatori del tempio, tutti quanti compresi nel quadro ideale della Gerusalemme celeste o del Paradiso. Alla base della composizione un fregio allegorico evoca la glorificazione dell'Agnello divino. L'arco trionfale, con i simboli degli Evangelisti circondanti il trono o il busto di Cristo, con i sette candelabri, i ventiquattro seniori e le due allegoriche città s'ispira comunemente alla visione dell'Apocalisse. Un posto del tutto particolare occupa l'arco di S. Maria Maggiore, in ricordo delle proclamazioni del Concilio di Efeso. I cicli storici delle pareti di solito opponevano una serie di fatti del Vecchio Testamento ad una del Nuovo. Nelle due
basiliche di S. Pietro e di S. Paolo, erano accompagnati dai medaglioni contenenti i ritratti dei Sommi Pontefici. E con l'evolversi dell'arte diventeranno sempre più numerose, in diverse parti dell'edificio sacro, le rappresentazioni prima dei martiri e poi degli altri santi di ambedue i sessi.

I musaici e gli affreschi ritraenti figure sacre o scene figurate, trovavano il loro logico complemento in decorazioni di stucco nelle parti alte dell'edificio ed in incrostazioni marmoree in quelle basse. Purtroppo scarsi sono i testimoni a noi pervenuti. Tanto nei battisteri quanto nelle basiliche, i musaici del pavimento concorrevano con il resto della decorazione, e ciò non solo con composizioni geometriche o di carattere puramente ornamentale, ma anche con figurazioni simboliche. Le sculture architettoniche anche policromate nei fregi, capitelli ed arredamenti completavano l'insieme.

Nel dominio delle arti minori l'a. c. a. svolse la sua attività come altrove, ricorrendo alle materie più diverse. Gli oggetti fittili, i vetri incisi o dorati, gli avori, gli utensili in metalli preziosi, le gemme, i tessuti costituiscono altrettanti campi in cui la religione di Cristo lasciò le sue orme. Preziosi anzitutto i manoscritti miniati, tra cui come principali si possono citare la bibbia di Vienna, il rotolo di Giosuè, il codice purpureo di Rossano. Degne di menzione, infine, le porte di legno scolpite, i cui principali rappresentanti sono quelle di S. Sabina in Roma e di S. Ambrogio di Milano. - Vedi Tavv. V-VII.

Per l'origine dei tipi iconografici e questioni relative : v. iconogRAFIA CRISTIANA.

Bibl.: G. Wilpert, Pitture: id., Monaihen: id., Sarcofagi: O. Wulff, Altschristliche und byzantinische Kunst, I, Berlino 1914 (Zappl. nel 1936); L. Brehier, L'Art chrétien son développement iconographique, Parigi 1918; W. Neuss, Die Kunst der alten Christen, Augusta 1926; J. B. Frey, La question des images chez les Juifs à la lumière des récentes découvertes, in Biblica. 15 (1934), p. 262 sg.: W. Sexton, L'église et le baptistère de DueroEuropos, in Annales de l'Ecole des Hautes Etudes de Gand. 1 (1937), p. 173 sgg.: Fr. Gerke, Ideengeschichte der ältesten christlichen Kunst, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 39 (1940), pp. 1102: id., Die Christlichen Sarcophage der vorhunstantinischen Zeit, Berlino 1940.

Luciano De Bruyne
ARTEGIANI, Angelo Guglielmo. - Agostiniano, n. a Rocca Contrada (Arcevia) il 27 nov. 1683, m. a
![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(fr. Pani. Comm. Artis, Sacra)
Arte cristiana antica - Multiplicazione dei pani.
Vetro dorato (sec. iv) - Roma, cimitero di Panfilo.

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Foligno il 30 maggio 1730. Segretario generale dell'Ordine, professore, membro di accademie letterarie di Pavia, Venezia, Padova, Foligno, si distinse per vasta erudizione. Scrisse di letteratura, di storia, un volume di versi; ma principalmente si dedicò alle scienze sacre.

Pubblicò: Dissertazione istorica e polemica sopra le settanta settimane di Daniello del p. Tommaso Banger agastiniano, tradotto dal francese (Venezia 1721). Lasciò una Breve dissertazione in cui si cerca se s. M. Maddalena, Maria sorella di Lazzaro e la femmina peccatrice sieno tre femmine diverse o pur un sol personaggio (Cod. 27, biblioteca Angelica di Roma, A. r. 14), e, nella stessa biblioteca, cinque volumi manoscritti di Lacubrationes, Observationes, Propositiones theologicae.

Bibl.: J. F. Ossinger, Biblioth. Augustiniana, Vienna 1768, p. 78; D. A. Perini, Bibliogr. agastin., I, Firenze 1929, pp. 61-64; E. Narducci, Catalogo Mus. della biblist. Angelica, Roma 1892. Alfonso C. De Romanis

ARTEMA. - Discepolo e collaboratore di s. Paolo che nel 64 o 65 lo destinava ipoteticamente a Creto per supplirvi Tito, invitato a raggiungere l'Apostolo a Nicopoli (Tit. 3, 12).

Il nome 'A ρ твjвSs, forma contratta di 'A ρ твjвi δ ε ρ ° ς, *dono d'Artemides, era diffuso in Asia Minore; s. Girolamo (De nomin. hebraicis), considerandolo a torto come nome ebraico, lo interpreta "anathematizans seu conturbans". Forse A. era di Efeso, centro del culto d'Artemide.

Tradizioni posteriori, raccolte dallo pseudo-Doroteo (Biblioth. Maxima, III, Lione 1677, p. 429), includono A. tra i 70 (o 72) discepoli. Il Synax. Constantimp. lo dice vescovo di Listra in Licaonia e ne pone la festa al 30 giugno. Il Martirologio romano lo commemora il 21 giugno. Nei menci bizantini è venerato il 28 apr. un A., che sembra però sia persona diversa.

Bibl.: Acta SS. Inuii, V, Parigi 1867, p. 28; F. X. Pélzl, Die Mitarbeiter des Weltapostels Paulus, Ratisbona 1911, pp. 345-47; C. Spica, S. Paul: Les épîtres pastorales, Parigi 1947, p. 301.

Antonino Romeo
ARTEMIDE ("A ρ твjıs). - Dea della Grecia, che ebbe culto molto diffuso, come mostra anche l'uso assai frequente del nome di mese Artemisio, che le era sacro nei vari calendari greci. Il nome non è stato spiegato in modo soddisfacente: sono state proposte derivazioni dall'ebraico, persiano, egiziano, greco, ecc., e recentemente si è parlato di origine minoica, o hittita, ma tutte queste ipotesi sono incerte. Anche la natura originaria di A. è discussa: o divinità lunare, o risultato della graduale fusione di varie divinità della natura femminile e materna, modificatasi sotto l'influsso della triade Apollo, Latona e A. e divenuta la vergine A.; o, infine, divinità della natura selvaggia e della fertilità umana.

I caratteri sotto cui A. si presenta in età classica sono numerosi e diversi. E dea della natura a cui sono sacri i monti, i boschi, gli alberi e soprattutto le acque della umidità fecondatrice - sorgenti, paludi, fonti - vicino alle quali ha molto spesso i suoi templi: per la connessione con le fonti è talvolta venerata accanto ad Asclepio. Protegge l'agricoltura, le messi e ne allontana gli influssi nocivi, perciò le vengono offerte le primizie. E la dea degli animali selvatici e domestici, π ἀ τ ν α ἀ π ρ ω̂ ν, signora del mondo animale, che protegge, ma anche insegue ed uccide con l'arco infallibile. Per alcuni essa stessa anticamente sarebbe stata venerata sotto forma di animale, specialmente di orsa, e se ne è voluto vedere una prova nel soprannome di "orse" dato alle sacerdotesse di A. Brauronia. Quale cacciatrice e asertatrice è conosciuta soprattutto dai poeti ed artisti, meno nel culto. E anche dea guerriera, talvolta rappresentata con elmo, spada e lancia, specialmente su monete. A lei, sotto l'epiteto di A. Ilizia, le donne ricorrono nei parti. Questo suo carattere contrasta con quell'aspetto del culto che ne fa la dea della castità, la "pura" per eccellenza, colei che rifugge da qualsiasi rapporto d'amore.

E dea del mare, e come tale ha santuari sulle sue rive; della pesca e della navigazione, concede buon viaggio
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Artemide - La dea in veste di cacciatrice.
Copia romana da un originale ellenistico - Parigi, Louvre.
e felice traversata: sotto quest'aspetto era festeggiata ad Atene nelle feste Delfinie. E dea lunare ed ha per attributi la fiaccola ed il crescente; secondo alcuni, anzi, questo sarebbe il suo aspetto originario, che apparirebbe anche in alcune espressioni dell'Elisde; secondo altri invece, è tardo ed avrebbe ricevuto impulso dalla identificazione con Ecate. Come dea lunare non ha avuto influenza sul culto, ma, a partire dall'età ellenistica, sulla poesia e sull'arte.

I luoghi di culto erano numerosi. Fra i più interessanti sono quello di A. Orthia a Sparta, costruito in luogo paludoso sulle rive dell'Eurone; Oreste ne avrebbe portato il simulacro dalla Tauride. Fra i riti che lo caratterizzavano era la flagellazione dei fanciulli, forse in sostituzione di antichi sacrifici umani di carattere espiatorio. La leggenda collegava questo santuario a quelli di A. Facelite a Reggio e di Diana Aricina a Nemi. Errato è un recente avvicinamento di A. Orthia alla dea Rehtia di Este (Veneto), per cui l'A. di Sparta avrebbe il carattere di dea salutare. Caratteristica a Sparta era anche la "festa delle balie" in cui venivano offerti ad A. i lattanti. Nella Grecia centrale era diffuso il culto di A. Lophria; durante le sue feste, animali viventi - uccelli, cinghiali, cervi, lupi, ursi, ecc. eran gettati nel fuoco e la sacerdotessa era trasportata da un carro tirato da cervi. In Arcadia A. era con Zeus Liceo capostipite degli Arcadi. Ad Atene era festeggiata A. Brauronia, introdotta dalla vicina Brauron, dove era la tomba di Ifigenia a cui venivano offerte le vesti delle donne morte di parto. Solo le donne partecipavano alle feste Brauronie, sacerdotesse erano delle fanciulle dai cinque agli otto anni soprannominate "orse". In Asia fu celebre il santuario di Efeso, fondato dalle Amazzoni, secondo la leggenda, e con diritto di asile: ebbe grande importanza politica e religiosa; ne dipendeva un personale numerosissimo, sacerdoti e sacerdotesse. Queste dovevano essere nubili e nel tempio non potevano entrare le donne sposate. Secondo Act. 19, 24 sgg., riproduzioni del tempio e della dea erano usate come amuleto. In marzo o aprile erano celebrate le feste Artemioie e, ogni quattro anni, le "grandi Efesine". Importante più per l'influsso artistico che per il culto è l'A. Persica.

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L'arte antica ha raffigurato A. sotto molteplici aspetti. I tipi iconografici sono la cacciatrice in corto chitone, armata di arco e di frecce, accompagnata dal cane e dalla cerva; la dea lunare con la face e la patera, l'A. Persica o taurica, spesso alata, in atto di afferrare per le zampe o per il collo gli animali di cui è signora; l'A. Efesia, dal corpo cilindrico a cui furono aggiunte in età posteriore le numerose mammelle, riproduzione di ornamenti orientali.

Bibs.: Vernicke, s. v. in Pauly-Wissowa, Realencycl., II, 1, coll. 1336-1440; D. Le Lasscur, Les déesses armées, Parigi 1919. pp. 139-83; Ch. Picard, Ephèse et Claros, ivi 1922; P. ZancaniMontuoro, s. v. in Enc. Ital., IV, pp. 666-70; U. v. WilamowitzMoellendorf, Der Glaube der Hellenen, I, Berlino 1931, pp. 177185, 281-87; II, ivi 1932, pp. 147-50; M. P. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 451-71. - Per la Magna Grecia: G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia, Firenze 1922, passim. a cui si aggiunge il culto di A. Facilite a Reggio. - Per la Sicilia: G. Ciaccio, Culti e miti nella storia dell'antica Sicilia, Catania 1911, pp. 165-72; B. Pace, Artemis Phacilitis, in Arch. storico della Sicilia Orientale, 16-17 (1919-20), pp. 8-17.

Luisa Banti
ARTEMIEV, PIOTR. - Diacono russo, n. nel 1665 ca. a Surdal, m. martire della fede cattolica nella prigione del monastero di Solovetz, presso Arcangelo, il 30 marzo (vecchio stile) 1700. Fece i suoi studi all'Accademia di Mosca. Durante un viaggio a Venezia, il giovane A. si convertì segretamente al cattolicesimo, per opera di P. Tikhovskij, gesuita. Questo non gli impedì di ricevere, al suo ritorno a Mosca, il diaconato dalle mani del patriarca Adriano. Addetto al servizio di una chiesa di Petropavlovsk, egli non tardò a manifestare pubblicamente la sua credenza nelle dottrine cattoliche. Denunciato e condannato alla degradazione, fu prima imprigionato nel monastero di Viageskij, a Klolmogor (1698), poi in quello di Solovetz (1699). Non resistette a lungo al rigore della prigione e al freddo. Sentendosi vicino alla morte, si valse del diritto che aveva di chiedere l'assoluzione da un prete eterodosso, ma non si sa se l'ottenne. Spirò, dopo aver predetto la conversione della sua patria al cattolicesimo e aver composto una apologia delle verità cattoliche comunemente respinte nella Chiesa russa dissidente.

Bibs.: M. Jugie, Un martyr catholique russe du XVII' siècle: Pierre A., in Echos d'Orient, 17 (1914-15), pp. 2-13; id., Nouveaux renseignements sur Pierre A., ibid., 26 (1926), pp. 4952. In queste notizie si troveranno utilizzate le fonti russe, di cui le principali sono: M. Nikoloskii, in Præcadesse Abnormis (Rivista ortodossa), 3 (1865), pp. 246-70; S. M. Soloviev, Histoire de Russie, Parigi 1879, I, xiv; v, anche: Litterae secretae Iesuitarum qui in Russia Petro Magna regnante fuerunt, ed. M. O. Koiulovic, Pietroburgo 1904, pp. 215, 230, 250, 356, 369.

Martino Jugie
ARTEMIO. - Antico comandante dell'Egitto sotto l'imperatore Costanzo, fatto decapitare da Giuliano l'Apostata nel giugno del 362. Ariano violento, d'accordo col vescovo intruso di Alessandria Giorgio di Cappadocia, perseguitò i cattolici, specialmente religiosi, e s. Atanasio. Con lo stesso zelo si era accanito contro gli idolatri distruggendo numerosi templi tra i quali il Serapeum. Con l'avvento di Giuliano i pagani si vendicarono accusandolo di crimini atroci presso l'imperatore, che, dopo aver fatto confiscare i suoi beni, lo condannò alla decapitazione. Nel sec. IX il monaco Giovanni di Rodi fece di A. un santo e un martire, e gli atti da lui scritti (in Acta SS. Octobris, VIII, Parigi 1866, pp. 856-85) servirono di fonte al Metafraste (PG 115, 1160-1212). Di qui l'origine del culto resogli dai Greci il 20 ott. e la sua inserzione, nel sec. xv, alla stessa data nel Martirologio romano (cf. ed. P. Galesini, Venezia 1578).

Bibs.: P. Batiffol, Fragmente der Kirchengeschichte des Philostorgius, in Römische Quartalschrift, 3 (1889), pp. 252-57; J.

Bidez, Philostorgius Kirchengeschichte, in CB, 21, pp. sLVLSVIH, 151-75 (la Passio); Martyr. Romanum, p. 463; P. Allard, Julien l'Apostat, III, 2* ed., Parigi 1903, pp. 31-32.

Mario Scaduto
ARTE SACRA, COMMISSIONI diOCEsANE per l'. Sono gli organi dell'attività episcopale nel campo dell'arte sacra e fanno capo alla Pontificia Commissione centrale.

Solo alcune diocesi più solerti ne erano provviste quando la circolare della Segreteria di Stato di Sua Santità del 1^{°} sett. 1924 (la stessa che istituì la Pontificia Commissione centrale) fece obbligo agli ordinari di fondarle in tutte le diocesi.

Particolari difficoltà o esigenze locali possono consigliare di provvedere ai bisogni di due o più diocesi con una sola commissione interdiocesana o regionale.

Queste commissioni debbono : compilare gli elenchi degli edifici sacri e gli inventari delle opere d'arte, secondo i modelli di schede preparati dalla commissione centrale, da redigere in triplice copia; curare la formazione e l'ordinamento di musei diocesani per oggetti artistici in disuso o d'uso poco frequente, o che comunque corrano pericolo; esaminare i progetti dei nuovi edifici, ampliamenti, decorazioni, restauri ecc.; sorvegliare lo stato di conservazione degli edifici ed opere d'arte; promuovere il gusto e la cultura artistica nella diocesi e raccogliere in società quegli amici dell'arte che possono favorire il decoro del tempio; sottoporre alla Pontificia Commissione centrale tutti i casi più gravi e riferire ad essa ogni anno sull'attività svolta.

Negli anni che vanno dalla fondazione allo scoppio della seconda guerra mondiale, molte diocesi italiane hanno visto sorgere le commissioni diocesane e parecchie di queste hanno già compilato o ampliato gli inventari e gli elenchi loro richiesti. Per il loro funzionamento, la Commissione centrale ha redatto un regolamento tipo che è stato favorevolmente accolto e applicato. Le settimane d'arte sacra per il clero hanno offerto una utilissima occasione d'incontro a tutti quelli che lavorano in questo campo e parecchie sedute sono state riservate proprio ai rappresentanti delle Commissioni diocesane.

Tra i musei diocesani già esistenti o di nuova formazione ricordiamo quelli di Trento, Pienza, Bressanone, Gandino, S. Gimignano, Palermo, Aquila, Bergamo, Verona.

Corrado Mezzana
ARTE SACRA, Pontificia Commissione CenTRALE per l'. - Sovrintende, in Italia, alla conservazione e all'incremento del patrimonio artistico della Chiesa con un'azione generale di direzione, di ispezione e di propaganda e con una particolare assistenza e controllo alle commissioni diocesane per l'arte sacra. Fu istituita il 1⁰ sett. 1924 con circolare della Segreteria di Stato di Sua Santità ed è rimasta alle dirette dipendenze di detta Segreteria pur avendo rapporti con altre Congregazioni e Dicasteri ecclesiastici. L'atto istitutivo nominò i primi componenti in numero di ventiquattro, e precisamente dodici liturgisti, storici d'arte ecc., quattro ingegneri ed architetti, quattro pittori, quattro scultori. Il numero dei membri è stato notèvolmente aumentato dopo che il papa Pio XII, allo scopo di promuovere e disciplinare l'opera di ricostruzione e di restauro delle chiese e degli edifici ecclesiastici distrutti o danneggiati dalla guerra in Italia, ha disposto che tale opera si svolga sotto la direzione della Pontificia Commissione per l'a. s. (lettera della Segreteria di Stato del 31 ott. 1944).

Il primo atto della Commissione fu la pubblica-

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zione di un fascicolo intitolato Disposizioni pontificie in materia d'arte sacra, che riporta la circolare della Segreteria di Stato, detta alcune norme pratiche per la tutela e l'incremento del patrimonio sacro-artistico, riassume gli articoli del codice di diritto canonico che vi si riferiscono e dà modelli per le schede dei cataloghi e degli inventari richiesti alle commissioni diocesane. Nel 1933 un altro fascicolo, Il monito del Sommo Pontefice in materia di arte sacra, commentò importanti dichiarazioni di Pio XI. Altre pubblicazioni di carattere organizzativo offrirono alle commissioni diocesane uno schema per il loro statuto, diedero norme pratiche circa i rapporti fra i committenti e gli artisti, ecc.

Molto lodevolmente la Commissione ha promosso, organizzato e diretto le settimane d'arte sacra per il clero, che dal 1933 fino al 1939 si sono tenute nell'autunno di ogni anno a Roma o in altre città particolarmente indicate per centenari o altre solenni manifestazioni artistiche. Eccone l'elenco: Roma 1933, Roma 1934, Ferrara 1935, Roma 1936, Firenze 1937, Napoli 1938, Venezia 1939. Dei risultati raggiunti, tanto dal punto di vista culturale e programmatico, quanto da quello organizzativo, fanno fede i volumi degli Atti, pubblicati fino ad ora per le prime cinque settimane: la varietà dei temi trattati li rende una enciclopedia indispensabile a chi si occupa dei problemi dell'arte nella casa di Dio.

Molto efficace è stata l'azione della Commissione per ottenere la costituzione e stimolare il funzionamento delle commissioni diocesane : gli inventari e gli elenchi, che alcune di esse hanno già inviato, costituiscono un preziosissimo materiale. Moltissimi sono i progetti esaminati e le vertenze risolte dalla Commissione, non solo su proposta delle commissioni diocesane, ma anche su invito di autorità civili e di enti stranieri.

Corrado Mezzana

## ARTICOLI DI LAMBETH: v. LAMBETH.

ARTICOLI DI RELIGIONE ANGLICANI. I 39 a. di r. della Chiesa anglicana si trovano alla fine di quasi tutte le edizioni moderne del Book of Common Prayer. Essi sono il risultato di una lenta evoluzione dalle dottrine puramente scismatiche di Enrico VIII a quelle chiaramente eretiche del protestantesimo continentale, con alcune caratteristiche speciali dell'anglicanesimo. Dopo i primi 10 a. pubblicati da Enrico VIII (1509-47) nel 1536, il Cranmer compose nel 1538, ma non pubblicò, 13 a. pervasi di luteranesimo. Un anno dopo, nel 1539 , il re approvò i 6 a. chiamati la "sferza di sei corde" spiccatamente contrari alle dottrine protestanti, i quali manifestano la reazione del re contro la corrente lute-rano-calvinista. Nel 1552 Cranmer, per ordine del re Edoardo VI (1547-53), compilò 42 a., introducendovi parte dei 13 suoi a. del 1538. Appare chiaro in essi l'influsso luterano, e vi si scorge, qua e là, la dottrina zuingliana-calvinista sui Sacramenti.

Dopo la reazione cattolica di Maria Tudor (15531558), nel 1563, sotto la regina Elisabetta (1558-1603), fu fatta la revisione dei 42 a. del 1552. Alcuni furono soppressi ed altri formulati di nuovo: ne rimasero in tutto 38. Per intervento diretto della regina fu fatta all'a. 20 l'aggiunta che tuttora vi si trova: "La Chiesa ha il potere di decretare riti e cerimonie ed ha autorità nelle controversie di fede \%. Finalmente nel 1571, con alcune mutazioni, si ristabili l'a. 29 del 1552, che negava la presenza reale, soppresso nel 1563; e la regina approvò ufficialmente i 39 a. di religione,
che sono tuttora in vigore. Il tentativo dell'arcivescovo Whitgift, nel 1595, di introdurvi i cosiddetti 9 a. di Lambeth, con la dottrina calvinista della predestinazione, non fu mai approvato dalla regina, benché detti a. rimanessero durante alcuni anni come appendice ai 39. La "Dottrina della Chiesa d'Inghilterra", lungamente elaborata da una commissione, composta nella sua maggioranza da vescovi e da ecclesiastici anglicani, fu pubblicata nel 1938. Volle essere una spiegazione ufficiale dei 39 a., intesa a calmare le discussioni; tuttavia non solo non ottenne lo scopo, ma, al contrario, aumentò la confusione dottrinale.

I 39 a. sono da alcuni classificati in questo modo: Dio trino ed uno, I-V; regola di fede, VI-VIII; peccato e salvezza, IX-XVIII; Chiesa, ministri e Sacramenti, XIXXXXVI; Chiesa nazionale, XXXVII; miscellanea (proprietà e giuramento), XXXVIII-XXXIX. Alcuni errori sono comuni con quelli dei protestanti continentali, benché esposti in termini più vaghi; tali sono la condanna della Messa (XXXI), del purgatorio, delle indulgenze e del culto dei santi (XXII), della transustanziazione (XXVIII), delle opere supererogatorie (XIV), del numero dei Sacramentiistituti da Nostro Signore (XXV), ecc. Altri sono propri dell'anglicanesimo, come la supremazia del re e della regina d'Inghilterra sulla Chiesa (XXXVII), l'ammissione dell'episcopato (XXXVI), il matrimonio dei vescovi (XXXII), ecc.

Ma ciò che si potrebbe chiamare la caratteristica di questi a. è la loro ambiguità o difetto di chiarezza. Nell'epistola