volume-02

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'origine della civiltà moderna, nell'azione dei Papi la difesa della libertà: l'ideale neoguello è già in questa inscindibilità tra cristionesimo e civiltà. Deluso nelle sue aspirazioni di vita pubblica anche da Carlo Alberto, angosciato dalla morte della moglie (1833), gli studi diventano sempre più il suo conforto e la sua ragione di vita. Dal ' 33 al ' 38 è tra i promotori del risorgimento storiografico piemontese: nel ' 39 pubblica la Vita di Dante, pur nel travisamento del protagonista ("l'Italiano più italiano che sia stato mai») così calda ed efficace; abbozza tra il ' 40 e il ' 41 i Pensieri sulla storia d'Italia; nel ' 42 stende le Meditazioni storiche, tentativo di filosofia della storia ispirato al concetto della historia magistra. Esponente della scuola cattolica-liberale, il B. partecipa al grande dibattito sulle funzioni del Pontefice nell'auspicato risorgimento italiano. Le Speranze d'Italia (1844), in cui l'indipendenza è sentita come il porro unum e la missione del Piemonte guerricro è esposta con passione, fanno del B. uno dei maggiori rappresentanti del liberalismo moderato. Il mirabile Sommario della storia d'Italia (1846) vuol essere, non senza sforzo, la dimostrazione lungo i secoli della necessità dell'indipendenza e dell'unione contro lo straniero. Nell'era dell'azione si fa giornalista politico e collabora al Risorgimento del Cavour, del quale ha scritto il programma ( 15 dic. 1847 ).

Presidente del primo ministero costituzionale (16 marzo 1848), gli toccò in sorte di dichiarare la prima guerra per l'indipendenza. Ma gli eventi furono più forti di lui e, dopo Custoza, si dimise. Come è stato rilevato dal Valeri non riusciva a sanarsi in lui la contraddizione tra l'esigenza moralistica del conservatore e la libera mente del figlio del secolo. Con il dolore recente della perdita di un figlio a Novara, andò per incarico del cugino M. D'Azeglio a trattare col Papa e l'Antonelli a Gaeta (maggio-luglio 1849), ma la speranza di guadagnare di nuovo Pio IX alla causa costituzionale fallì. Relatore sul trattato di pace con l'Austria (1850) e su provvedimenti in materia ecclesiastica e culturale (era favorevole all'assoluta libertà d'insegnamento), avversò recisamente le leggi Siccardi, sostenendo l'opportunità di nuove trattative con Roma e la necessità del consenso di questa. Tentato invano di formare un ministero di destra dopo le dimissioni dell'Azeglio (nov. 1852), si chiuse fino alla morte nel campo dei suoi studi prediletti. Il figlio Prospero curò la pubblicazione delle nuove e la ristampa delle opere più antiche.

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BibL.: Fondamentali: E. Rieuiti. Della vita e degli scritti del conte C. B., rimembranar. Firenze 1836: B. Croce, Storia della storiografia italiana nel sec. XIX, 2 voll., 2^{2} ed., Bari 1930. Utdi : F. Predari, I primi vagiti della libertà italiana in Piemonte, Milano 1861, passim; A. Viamara, Bibliografia di C. B., Firenze 1882. Sulla preparazione: E. Passerin d'Entrèves, La ginnivezza di C. B., Firenze 1940; B. Ceva, Un conservatore dell'Ottocento: il conte C. B., in Nuova Riv. Storica, 26 (1942), pp. 420-38. Sull'arione politica: E. Passamonti, La formazione e il programma del ministero B., in Rassegna storica del Risorg. mento, I (1914), pp. 873-92; P. Pieri, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, I. Roma 1944, passim; N. Valeri, Amletismo di C. B., in Belfugor, I (1946), pp. 292-96. Alberto M. Ghisalberti
BALBO, Prospero di Vinadio. - Figlio di Cesare, n. a Parigi il 5 marzo 1824 , m. a Torino il 2 marzo 1894, usci dall'Accademia militare luogotenente di artiglieria e professore di matematica alla scuola degli ufficiali. Prese parte alla guerra nel 1848 e a Sallionze, il 27 luglio, arginò valorosamente l'avanzata nemica meritando la medaglia d'oro. Col grado di capitano combatté alla Sforzesca e a Novara, meritando una medaglia d'argento; nella guerra del ' 59 fu addetto al parco d'assedio. Visse ed operò in fervida comunione di idee e propositi col padre suo; e quando, nel 1860 , fu chiamato a far parte delle truppe che avrebbero invaso gli Stati pontifici, si dimise dalla milizia e dagli uffici, dedicandosi tutto alla educazione dei figli e alle opere di carità. In occasione della crisi della politica di conciliazione con l'Italia tentata da Leone XIII (1887) il B. scrisse un opuscolo:

Sulla Conciliazione tra il Regno d'Italia ed il Papa, (Torino 1887) a sostegno del principato civile dei pontefici. Del suo ardente apostolato religioso dette prova disponendo che sulla sua tomba venisse scritto : "Prospero Balbo di Gesù ".

BibL.: P. Schiermi, s. v. in Diz. del Risorg. Naz., II, p. 154. Egliberio Martire
BALDACCHINO. - Arnese per lo più in forma quadrata o rettangolare di legno o di stoffa con drappelloni e fregi pendenti che si pone fisso o si porta su cose sacre o su grandi personaggi in segno di onore. Originariamente b. (Baudeguinus, baldekinus) significava una stoffa preziosa orientale, detta baldracco, proveniente da Bagdâd. Nei testi medievali il b. è chiamato: baldachinus, conopaeum, supratentorium, caelatura, papilio, ecc. A Milano è chiamato capocielo.

Oggi con questo nome si suole indicare : 1^{°} Una copertura di legno o di stoffa con drappelloni e fregi che scende dall'alto sull'altare. 2^{°} La copertura che trovasi sopra il trono o la sedia d'onore di qualche dignità ecclesiastica o civile, anche in ambiente non liturgico. 3^{°} Una grande tenda di seta o di stoffa d'oro o d'argento a forma rettangolare sostenuta da quattro, sei od otto aste, che si porta nelle processioni sopra il S.mo Sacramento, sopra la reliquia della s. Croce, sopra la persona del Sommo Pontefice e di altre dignità siano prelati o principi secolari, come indica il cerimoniale dei vescovi. Sotto il b. procede il vescovo nel suo ingresso alla sede vescovile e nelle circostanze più solenni (Caer. Episc., I, cap. 2, n. 4). Il b. è fisso o portatile. Quello fisso sostituisce il ciborio (v.). Oltre i b.
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(fol. Alinori)
Baldacchino - Particolare della Processione in piazza S. Marco. Quadro di Gentile Bellini (sec. xv). Venezia, galleria dell'Accademia.

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appesi si trovano anche di quelli fissi al muro dietro l'altare, dei quali si hanno interessanti esemplari lignei dipinti dei secc. xil-xili, di scuola catalana nei musei di Barcellona e di Vich.

Il patrono di una chiesa non può alzare in essa il b. (can. 1455); altrettanto si dica per il vicario capitolare, benché vescovo, nella cattedrale (can. 435). Nella cappella Sistina, durante il conclave ogni cardinale siede sotto un b.; avvenuta l'elezione i b. si abbassano, ad eccezione di quello del neo eletto.

Del b., posto sull'altare per ripararne la mensa, parlano Durando e vari statuti diocesani, del sec. xiII, ricordati dal p. Braun. Del b. portatile, trattano l'Ordo del canonico Bernardo (ca. 1143), l'Ordo di Cencio (ca. 1200) e Innocenzo III, il quale si diffonde sul suo simbolismo. L'uso di portarlo nella processione col S.mo Sacramento risale al sec. xiv.

Il b. è raccomandato sopra l'altare dove si conserva il S.mo Sacramento, ed è obbligatorio negli oratorii quando, per indulto della S. Sede, sono situati sotto un vano adibito a dormitorio. - Vedi Tav. XLVI.

Bibl.: J. Puig y Cadafalch, A. de Falguera, J. Goday y Casals. L'Arquitectura románica a Catalunya, II. Barcellona 1911, p. 407; G. Braun. I paramenti sacri, vers. ital. G. Alliod, Torino 1914, pp. 180 sgg., 215 sgg.; id., Der christliche Altar, II, Monaco 1924, pp. 182-89, 262-71.

Guadielmo Federico Volbach - Silverio Mattei
BALDAD (cbr. Bildadh). - Uno dei tre personaggi (con Eliphaz e Sophar) recatisi dal comune amico Giobbe (v.), per confortarlo nelle sue sventure ( I o b 2, 11; 8, 1; 18, 1; 25, 1; 42, 9).

È detto «il Subita», ebr. hat-Sibhl; 6 Zavylvyc nei Settanta. Secondo documenti cuneiformi, la tribù dei Subi abitava sulla riva dell'Eufrate, a sud di Carchemiś e a nord dell'Arabia.

Nella prima delle tre discussioni svoltesi tra Giobbe e gli amici, B. appoggia la tesi di Eliphaz, secondo cui ogni sofferenza è un castigo di colpe personali. Chi tuttavia si pente, può ricuperare la primitiva prosperità; il giusto poi gode di una speciale protezione divina ( I o b 8). Nella 2ª discussione, B. dipinge brillantemente la felicità dell'uomo iniquo che cade infine sotto dure calamità, resta isolato e privo di posterità ( I o b 18). Nella 3ª, con poche frasi contrappone la potenza di Dio al nulla dell'uomo ( I o b 25, 2-6).

Nei discorsi di B., la descrizione vivace e fantasiosa prevale sulla riflessione. Egli puntella i pensamenti di Eliphaz con l'autorità degli antichi sapienti. Solo nell'ultima discussione, vinto dalla sodezza delle argomentazioni di Giobbe, addolcisce il tono acerbo con cui aveva precedentemente discusso. Alla fine, dietro ordine divino, si associa agli altri amici nel rendere pubblicamente giustizia al grande paziente.

Ermenegildo Florit
BALDASSARE, Fiammingo: v. PERMOSER, BALTHASAR.

BALDASSARE di Santa Caterina da Siena. Teologo mistico carmelitano scalzo, al secolo Machiavelli, n. a Bologna nel 1597, m. ivi il 23 ag. 1673. Prese l'abito a Bologna e professò in S. Maria della Scala in Roma il 6 dic. 1615. Sostenne vari uffici, fino a quello di procuratore generale dell'Ordine (1662).

Teologo eruditissimo, è uno degli autori più rappresentativi della scuola mistica carmelitana per la sua insuperata sintesi sugli stati contemplativi (le sette "Dimore») : Splendori riflessi di Sapienza celeste vibrati da' gloriosi gerarchi Tomaso d'Agnino e Teresa di Gesù, sopra il Castello Interiore e Mistico Giardino, metafore della Santa (Bologna 1671). A Roma (1664) pubblicò la traduzione italiana del vol. I della recente opera del Quiroga, Salita dell'anima a Dio.

Bibl.: Eusebio di tutti i Santi, Enchiridion chronologicum Carmel. Disc., Roma 1737, p. 328; Gabriele di S. Maria Maddalena, Balthazar de ste Catherine de Sienne, in DSp. I, coll. 1210-

1217; Alessandro di S. Giovanni della Croce, Uu mistico italiano del Seirento, in Vita Carmelitana, 1941, pp. 13-54.

Silerio di Santa Teresa
BALDASSARI, Pietrio. - Fu segretario dal 1794 di mons. Diego Innico Caracciolo, governatore di Fermo, poi maestro di camera di Pio VI che accompagnò quando, nel 1788 , fu trasferito a Firenze e poi a Grenoble ed a Valenza.

Fissatosi a Napoli insieme col Caracciolo, nominato cardinale, stese una relazione che pubblicò a Modena in 4 voll. col titolo: Relazione delle necessità e patimenti del glorioso papa Pio VI negli ultimi tre anni del suo pontificato (1840-43), opera di primaria importanza storica. Nel 1839 uscì a Parigi una Histoire de l'enlèvement et de la captivité de Pie VI par l'abbé B., anticipazione dell'edizione italiana.

Bibl.: G. Moroni, Diz. di erud. storico-ecclesiastica. LIII, Venezia 1851, p. 115 sgg.; F. Bonnard, s. v. in DHG, VI, col. 324.

Benedetto Gioia
BALDASSARRE : v. baltassar.
BALDASSARRE di Santa Maria. - Carmelitano scalzo (al secolo B. de Azevedo), missionario, oriundo di Lisbona (1590). Preso l'abito a Roma (1608), fu mandato in Persia (1615) dove attese per molti anni alla versione dei Vangeli in quella lingua. Esistono di lui, nella bibl. Vaticana (manoscritti persiani), due codici, dei quali l'uno (n. 57) contiene discorsi sacri in persiano, e l'altro (n. 6) un vocabolario persianotoscano. Morì in missione nel 1662.

Bibl.: Anon., A Chronicle of Carmelites in Persia, II. Londra 1939, pp. 807-808; Ambrosius a s. Teresia, Bibliogr. Miss. Carm. Disc., nn. 171-72; id., Nomenclatur Mission. C. D. pp. 60-61.

Ambrosio di Santa Teresa
BALDASSARRI, Domenico Antonio. - Teologo dei Minori conventuali, n. ad Osimo nel 1713, m. a Montegiorgio l'8 genn. 1791. La sua opera teologica riguarda principalmente le questioni sulla grazia, in cui polemizzò col Tamburini e altri teologi del tempo difendendo, sulla scorta di s. Agostino, l'assoluta gratuità della grazia insieme alla libertà umana. Acuto e fecondo teologo scrisse : De restituenda divinae Gratiae idea, epistolae 26, 2 voll., Venezia 1777 sgg.; Dissertatio de Gratia...; una grande opera manoscritta in 4 ll.: S. Aurelii Augustini... de Auxiliis divinae gratiae... Ritornò ancora sull'argomento con scritti ascetici.

Da ricordare inoltre, Epistola apologetica pro Patribus Sextae Synodi (a. 680-81) contro il vescovo di Feltre G.B. Baroli (Foligno 1756), le quattro dissertazioni bibliche: De omnium hominum primo, De virtute arboris vitae, De antidilisoianorum hominum cibo, De universalitate dilucii (tradotte in ital. da D. P. Rotti, Venezia 1758).

Bibl.: D. Sparacio, Frammenti di scrittori Min. conv., Assisi 1931, pp. 12-13, e in Miscell. Franc., 27 (1927), pp. 20-21; J. H. Sbaralea, Suppl. ad script. Ord. Min., III, 2ª ed., Roma 1936, pp. 216-17.

Lorenzo Di Fonzo
BALDE, JAKOB. - Gesuita e poeta, denominato l'Orazio della Germania, n. nell'Alsazia ad Ensisheim (si sa che fu battezzato il 4 genn. 1604), m. a Neuburg il 9 ag. 1668. Entrato nella Compagnia di Gesù (1624), passò tutta la sua vita nell'insegnamento dell'umanità e retorica a Innsbruck e a Monaco, tranne due brevi parentesi: come predicatore di corte a Monaco ( 1638-40 ); come storiografo ufficiale della Baviera ( 1640-48 ); da questo ufficio lo si dovette dispensare perché troppo alieno dal suo carattere.

Poeta squisito e immaginoso, sensibile ai due grandi amori di religione e di patria, esercitò la sua vena in tutti i generi di poesia: drammatico, epico, satirico, didattico, con prevalenza del lirico, dove più si accosta ad Orazio. Suo capolavoro sono Lyricorum libri IV et Epodon liber

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nous (Monaco 1643); altre opere: Silvae lyricae (ivi 1643 e 46); Paraphrasis lyrica in Philomelam Divi Bonaventurae (ivi 1645); De laudibus B. M. V., seu odne partheniae (ivi 1649); Urania victrix sive animae christianae certamina (ivi 1663). Le poesie tedesche, minori di numero, sono anche inferiori di valore letterario, tranne il suo Ehrenpreis, der allerheiligsten Jungfranen und Mutter Gottes Maria (ivi 1639).

Il favore del pubblico, che gli fece moltiplicare le edizioni delle opere, andò scemando nel sec. xvir, ma poi riprese agli inizi del sec. xix; in cui si ripeterono edizioni e versioni. Il busto del B. è stato collocato nel Pantheon bavarese di Ratisbona; nel 1868 venne fondata a Monaco una "Baldeverein "; c nel quadro di Kaulbach Il secolo della riforma, nel museo di Berlino, figura come rappresentante della poesia, accanto al Petrarca, a Shakespeare e Hans Sachs.

Bibl.: Opere: R. P. 7. B. opera poetica omnia, 8 voll., Monaco 1729 (ed. quasi completa, ma difettosa). Studi: Sommervogel, I. 816-27; E. Lamale, s. v. in DHG, VI, pp. 323-27; A. Baumgartner, Der Weltliteratur, IV, Friburgo in Br. 1900, pp. 644-56; G. Gietmann, 7. B., in Stimmen aus Marie Laach, 66 (1904), pp. 1-20; J. Bach, 7. B., ein religiös-patriatischer Dichter aus dem Efrum, Friburgo 1904; B. Duhn, Geschichte der Jesuiten in den Ländern deutscher Zunge, II, 1, Friburgo in Br. 1913, pp. 691-93; II, ivi, pp. 430-38, 478-80. Celestino Terme

BALDER: v. germani, religione dei.
BALDESCHI, Giuseppe. - Liturgista, della Congregazione della missione, n. a Ischia di Castro (Viterbo) il 1^{°} luglio 1791, m. a Roma il 19 apr. 1849. Maestro delle cerimonie pontifice di Leone XII, scrisse una Esposizione delle sacre cerimonie (4 voll., Roma 1823), più volte ristampata e tradotta in francese e in tedesco, pregevole per la sua chiarezza.

Filippo Oppenheim
BALDI, Bernardino. - Primo abate di Guastalla, poeta, scienziato, storico e filologo, n. in Urbino il 3 giugno 1553, m. ivi il 10 ott. 1617. Ebbe in patria ottima formazione nelle lettere, e studiò le matematiche sotto la guida del celebre Federico Commandino. Giovanissimo, tradusse e commentò i Fenomeni di Arato. Nel 1573 fu dai suoi inviato all'Università di Padova per la medicina, ma si diede con più ardore alla filosofia, alle lingue classiche, e, con l'aiuto di studenti stranieri, a quelle moderne. La peste del 1575 lo costrinse a ritornare in patria, ove scrisse la vita del compianto maestro F. Commandino, e riprese gli studi matematici sotto Guidobaldo del Monte.

Venuto in fama di scienziato, Don Ferrante II Gonzaga duca di Guastalla lo volle, anche per consiglio di s. Carlo Borronco, con sè come insegnante di matematica ( 1580 ), e poi quale compagno di viaggio per la Spagna. Ma B., ammalatosi, rimase a Milano, accolto da s. Carlo. Nel 1584 era in Urbino e per la sorella Eleonora, benedettina, scrisse il dialogo spirituale, Comparazione de lo stato monentico e secolare, con un sonetto (ms. nella bibl. Albani).

Tornato di Spagna, Don Ferrante II Gonzaga pensò d'innalzare al grado di abbazia la vacante arcipretura di Guastalla e d'investime B. Durante le lunghe pratiche, B. fu ordinato sacerdote, e celebrò la prima messa nella Pasqua del 1585 . Si diede quindi allo studio delle scienze sacre e delle lingue orientali per comprendere meglio le S. Scritture. Soggiornò per questo a Roma, ove fu nominato protonotario apostolico. Nel 1609, per contrasti avuti, rinunciò all'abbazia, e tornò in Urbino a servizio del Duca Francesco Maria II della Rovere. Lutti familiari amareggiarono gli ultimi anni della sua vita. Fu sepolto nella chiesa di S. Francesco, vestito dell'abito francescano.

Conosceva, dice il Crescimbeni, sedici lingue, che il Mazzuchelli elenca: «latina, greca, italiana, spagnola, francese, antica provenzale, antica siciliana, tedesca, ungherese, schiavona (croata), ebraica, caldea (aramaica), araba, persiana, turca ed etrusca».

Numerose le sue opere poetiche tra cui La Nautica, poema didascalico celebrato come il suo capolavoro, e Il Diluvio Universale (Pavia 1604), celebre nella storia della metrica italiana. Tradusse Gli automati, ovvero macchine
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(parapr. Arcia, di Urbina)
Baldi, Bernardino - Silografia moderna da un ritratto del sec. xvir.
semoventi, di Herone Alessandrino (Venezia 1589 e 1601); compose anche opere di erudizione; degne di particolare menzione sono: la Cronica de' matematici, ovvero epitome dell'istoria delle vite loro (Urbino 1707); Memorie concernenti la città di Urbino (Roma 1724); Della vita e dei fatti di Guidobaldo I da Montefeltro, in 2 voll. (Milano 1821, 2ª ed. 1852); Vita e fatti di Federico di Montefeltro in 3 voll. (Roma 1824; 2ª ed. Bologna 1826).

Moltissime le opere rimaste manoscritte; l'amico Marco Velfero, che ne avrebbe dovuto curare la pubblicazione, ne fu impedito dalla morte. Non poche, poi, andarono perdute in un incendio dell'archivio di Guastalla. Fra esse alcune trattavano argomenti biblidi, argomenti giuridici, di cultura ecclesiastica, sermoni, ecc. Non mancavano nemmeno grammatiche di lingue orientali.

Bibl.: F. Scarloncini, De vita et scriptis B. B. Urbinatis (premessa a In Mechanica Aristotelis probl. exercitationes). Magonza 1621: I. Grassi, B. B. urbinatis vita, Parma 1717; Mazzuchelli, II, 1, pp. 116-23; G. Tinsboschi, Storia della Letteratura Italiana: dall'anno MD all'anno MDC, lib. III, cap. 3, n. 29, in Bibl. Enc. Ital. di N. Bertoni, XXV, Milano 1833, pp. 163-68; F. Vecchietti e T. Moro, Biblioteca Picena, II, Osimo 1791, pp. 33-65. - Particolarmente importanti : P. Ireneo Affò, Vita di mons. B. B., Parma 1783 (opera accurata, fondamentale); G. Zaccagnini, La vita e le opere di B. B., Modena 1903 ( 2ª ed. Pistoia 1908; 3ª ed. Reggio Emilia 1918); Numero unico per il 3^{°} centenario della morte, nella rivista Urbinum, 4 (1917), con ritratto ed elenco delle sue opere.

Igino Cecchetti
BALDI, Lazzaro. - Pittore, n. a Pistoia nel 1623, m. nel 1703; fu uno degli scolari più giovani di Pietro da Cortona. Attivo con lavori personali dalla metà del 1650 , lasciò le sue opere più notevoli nelle chiese di Roma, delle quali egli fu uno dei più esuberanti decoratori del tardo periodo barocco. Ebbe moltissime commissioni ma nessuna molto importante; tra i suoi dipinti migliori si ricordano quelli della chiesa di S. Anastasia e quelli, di più elevato valore, di S. Maria in Campo Marzio. Sue opere (tele e affreschi) sono a S. Maria sopra Minerva, a S. Giovanni in Oleo, a S. Silvestro al Quirinale e in molte altre chiese.

Bibl.: H. Voss, Die Malerei des Barock in Rom, Berlien 1924, pp. 358-57.

Giuliano Briganti

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BALDINOTTI, Cesare. - Filosofo, dell'Ordine benedettino olivetano, n. a Firenze il 12 luglio 1747, m. a Padova il 23 dic. 1821. Fu abate di S. Miniato al Monte di Firenze. Insegnò prima nel ginnasio di Mantova, quindi nell'Università di Pavia ed infine logica e metafisica nell'Ateneo di Padova. E falso (F. Überweg, Grundriss der Geschichte der Philosophie, V, 12ª ed., Berlino 1928, p. 200) che il B. abbia avuto Rosmini tra i suoi discepoli nel 1820 perché dal Diario del roveretano consta che questi lasciò l'Università di Padova nel 1819. Sotto l'influsso del Locke e Condillac, il B. inclinò al sensismo che cercò tuttavia di armonizzare con le esigenze delle verità cristiane.

Scrisse : De recta humanae rationis institutione (Padova 1787) e Tentamium metaphysiorum libri tres. Tentamen primum. De metaphysica generali, lib. unicus (ivi 1817). Quest'opera contiene un'appendice critica su Kant condannandone l'opriorismo categoriale e lo scetticismo al quale crede necessariamente debba condurre.

Bibl.: F. Cicchitti-Suriani, I primordi del kantismo in Italia, I, Roma 1892, p. 74 sgg.; G. Capone Braga, La filosofia francese e italiana del Settecento, II, Padova 1942, pp. 83-84; III, pp. 198-207.

Felicissimo Tinivella
BALDINOTTI, Giuliano. - Missionario, n. a Pistoia nel 1591, entrato nella Compagnia di Gesù a Roma nel 1609 e partito nel 1621 per l'Estremo Oriente. Fu il primo gesuita che visitò il Tonchino (marzo-ug. 1616), dove era stato inviato per preparare la missione, cominciata lo stesso anno dal padre Alessandro de Rhodes. La sua Relatione del Viaggio del Tonchino (Macao, 12 nov. 1626) è stampata nelle Lettere dell'Etiopia dell'anno 1626... e della Cina dell'anno 1623 (Roma 1629), pp. 121-33, ed in altre raccolte analoghe. Stava per partire alla volta del Giappone quando m. a Macao nel 1631.

Bibl.: D. Bartoli, L'Asia. La Cina, IV (in Opere, XVIII, Torino 1825), pp. 84-88 e 210; Sommervogel, I, col. 928; Streit, Bibl., V, p. 588; L. Nocentini, La relation sur le Tonkin du P. B., in Premier congrès intern. des études d'Extrême Orient, Hanô 1902, pp. 29-30, ed in Bull. de l'école française d'Extrêve Orient. III, Hanol 1903, pp. 71-78; id., Il viaggio di P. G. B. al Tonchino nel 1826, in Rivista d'Italia, 6 (1903), pp. 423-30.

Edmondo Lamalle
BALDINUCCI, Antonio, beato. - Gesuita, n. a Firenze il 19 luglio 1665 , figlio di Filippo (v.), letterato e storico d'arte; m. a Pofi il 7 nov. 1717. Alunno dei Gesuiti, vivace d'ingegno e di vita spirituale intensa, entrò fra di essi nel 1680 per una vocazione assai singolare. La salute cagionevole, come lo disturbò durante il periodo degli studi, così gli impedì di partire per le missioni fra i pagani, tanto ardentemente domandate. Fu invece applicato alla predicazione, soprattutto nelle missioni popolari, per cui si sentiva più adatto.

Nel periodo dal 1695 fino alla morte potè evangelizzare, centro a Frascati e Viterbo, trenta diocesi con 448 missioni, ottenendo successi strepitosi. Seguì il metodo del p. Paolo Segneri iuniore (m. 1713), appoggiandosi su tre mezzi cardinali: le processioni di penitenza, le Congregazioni moriane, gli esercizi spirituali ai sacerdoti. Agglunse la devozione alla Madonna "Rifugio dei peccatori", di cui si fece dipingere un quadro, che portava sempre con sè, e a cui attribuiva tutto il buon esito del suo lavoro. Il quadro, incoronato ufficialmente per decisione del Capitolo di S. Pietro nel 1717, è ancora onorato in una cappella del Gesù di Frascati. I resti del B. riposano nella chiesa della C.d.G. a Firenze (C. Beccari, I resti mortali del b. B., in Anal. Bollandiana, 41 [1923], pp. 149-54). Fu beatificato da Leone XIII nel 1893. Festa il 7 nov.

Un gruppo di 126 lettere del B. fu pubblicato dal p. L. Rosa, Lettere inedite del b. A.B., Prato 1899; altre sono rimaste inedite, come pure i diari delle sue missioni e parecchi volumi di prediche.

Bibl.: F. M. Galluzzi, Vita del p. A. B., Roma 1720 (2a ed., ivi 1936); relazioni cocre con un Commentarius praeviva di F.v. Ortroy in Acta SS. Novembris, III, Bruxelles 1910, pp. 723-42; P. Vannucci, Vita del b. A. B., Ruma 1893; E. Lamalle, a. v. in DHG, VI, coll. 337-39; C. Testore, B. A. B., Venezia 1937.

Celestino Testore
BALDINUCCI, Filippo. - N. a Firenze nel 1624, m. nel 1696.

Letterato e amatore di arte, scrisse le Notizie de' Professori del disegno da Cimabue in qua ( 6 voll., Firenze 1681-1728; gli ultimi tre, postumi, furono curati dal figlio Francesco). L'opera, scritta in uno stile sobrio e arguto, che gli valse l'ingresso all'Accademia della Crusca, è la prima storia dell'arte condotta con metodo di critica filologica moderna, per aver l'autore attinto a documenti accertati e per la confutazione di notizie date dai suoi predecessori e dai contemporanei, dal Vasari al Bellori e al Malvasia. Per l'arte del sec. xvir l'opera del B. mostra un'informazione diretta e scientificamente vagliata.

Il B. scrisse anche la più accurata biografia del Bernini (1682), per incarico della regina Cristina di Svezia, una vita del Brunelleschi (stampata postuma), il trattato sul Cominciamento e progresso dell'arte d'intugliare in rame (1686). E di notevole importanza anche il suo Vocabolario romano dell'arte del disegno (1681), primo tentativo del genere. Consigliere artistico del card. Leopoldo de' Medici, il B. fu incaricato da lui di ordinare la raccolta medicea dei disegni (che costituisce tuttora il nucleo del Gabinetto degli Uffizi) e ne stampò un raro catalogo (Listre [sic] de' nomi de' pittori di mano de' quali si hanno disegni, Firenze 1673). Fu appassionato collezionista di disegni (circa un migliaio conduti nel 1806 al Louvre); disegnatore e pittore dilettante.

Bibl.: Mazzuchelli, II, p. 142 sgg.; C. Guasti, I disegni delle R. Galleria, in Monitore Toscano, 12 nov. 1854; J. Schlos-ser-Magnino, La letteratura artistica, trad. Rossi, Firenze 1932, pp. 405-408, 411-14, 242; L. Grassi, Storia del disegno. Svalginento del pensiero critico e Catalogo, Roma 1947, pp. 42-44. Elsa Gerlini

## NOTIZIE DE' PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABVE IN QVA

PER I.E QVALISI DIMOSTRA COME, E PER CHI le bell'A.m di Potters, Scalioni, e Architettura (dolara la rozzeraa delle maniere Greca, e Gottica, 6 fiano in quegli secoli ridotte all'antica loro perfezione.


begin{aligned}
& O P E R A \\
& text { DI FILIPPO BALDINVCCI FIORENTINO } \\
& text { didinta in Secoli, e Decennali, }
end{aligned}


![img-18.jpeg](img-18.jpeg)

[⁰]
[⁰]:    (Jut. Enc. Catt.)
    Baldinucci, Filippo - Frontespizio delle Notizie de' professori del disegno ecc., Firenze 1681.

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![img-19.jpeg](img-19.jpeg)
(1st. Alinari)
LA VERGINE CON GESÙ BAMBINO
Parigi, museo nazionale del Louvre.

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![img-20.jpeg](img-20.jpeg)
(par cortesia del dalt. R. Degenhart)
LA NASCITA DI GESƯ CRISTO (1539)
Karlsruhe, galleria.

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BALDO degli Ubaldi. - Uno dei maggiori giureconsulti italiani del medioevo, n. a Perugia da nobile famiglia (è dubbio se nel 1319 o nel 1327), si addottorava nella sua città ancor giovanissimo (secondo la tradizione, a soli 17 anni) essendo presentato dal più illustre dei suoi maestri Bartolo da Sassoferrato, ma dopo aver anche seguito i corsi di Giovanni dei Pagliaresi, di Francesco Tigrini e del canonista Federico Petricci.

Nel 1344 pare fosse già in cattedra a Bologna, donde iniziava la sua lunga e movimentata carriera accademica, desiderato e insistentemente chiamato dai maggiori Studi dell'epoca: legge a Perugia forse nel 1348 e certo nel 1358; per passare poi a Firenze, dove resta per ca. sette anni, suscitando generale ammirazione tanto da ottenere la cittadinanza onoraria della città; dagli ultimi mesi del 1364 fino al 1376 è di nuovo alla lettura ordinaria civile nello Studio perugino; dal 1376 al 1379 insegna a Padova; nel genn. 1380 lo troviamo di nuovo a Perugia, dove rimane almeno fino al febbr. 1390; a Pavia, ultima sua residenza, muore il 28 apr. 1400.

Se Bartolo è giustamente ritenuto il massimo giurista del Trecento, il discepolo B. ebbe a superarlo per ricchezza di erudizione, acume giuridico, modernità di atteggiamento. La più vasta conoscenza della letteratura giuridica, che gli consentiva di scrivere anche un trattato De commemoratione famniteimorum doctorum, la buona preparazione canonistica e una discreta cultura filosofica, davano a B. dovizia maggiore di argomenti a sostegno delle sue tesi, mentre il suo intelletto di natura speculativa lo induceva a far uso più accentuato di quel che non avesse fatto Bartolo della dialettica e delle sottigliezze scolastiche, fino a farlo cadere per altro in alcuni dei difetti che furono poi giustamente rimproverati ai bartolisti; ma è pur vero ch'egli riesce a superare non poche delle difficoltà di fronte alle quali Bartolo si era arrestato, e a far compiere al diritto un ulteriore notevole adeguamento con la nuova realtà dei tempi. In questo intento di superamento della dottrina bartoliana e nel suo stesso temperamento di polemista è da vedere il motivo ispiratore delle critiche, a volte anche aspre, che B. muove spesso al suo grande maestro, e non già per una invidiosa acredine ch'egli nutrisse contro di lui, come qualcuno credette. Meglio che l'antagonista, egli è infatti l'integratore dell'opera scientifica di Bartolo.

L'aderenza con la realtà del secolo è sempre viva e operante in B., convinto come egli era che le leggi "in scholis deglutiuntur sed in palatio digeruntur». Il diritto pubblico del tempo gli è reso noto nella sua intima essenza attraverso la sua stessa esperienza di ambasciatore, di negoziatore, di uomo di governo più ancora che attraverso le elucubrazioni scientifiche; il diritto privato, prima che dallo studio dei testi, gli è presentato dalla pratica curiale e dalle sue funzioni di avvocato delle due grandi arti della mercanzia e della lana in Perugia, come un misto di elementi vari romani, canonici, statutari e feudali, e anche nelle nuove branche penale, commerciale e internazionale.

Dai molti corsi scolastici tenuti nei vari anni del lungo insegnamento, e per talune materie più volte ripetuti, nascono i Commentaria, l'opera sua più importante, commentari che toccano tutto il Corpus Iuris, compresi i libri dei feudi e la pace di Costanza e altresì le Decretali, ampi riguardo ad alcuni testi, troppo succinti per altri, non sempre chiari a dir vero e non privi talvolta anche di con--traduzioni. Dall'attività forense traggono origine migliaia di consilia in cui trova largo accoglimento il diritto nuovo. Completa la sua vasta produzione scientifica il genere
![img-21.jpeg](img-21.jpeg)
(1ot. Alinari)
Baldo degli Ubaldi - Copia cinquecentesca da un ritratto contemporaneo - Firenze, galleria degli Uffizi.
letterario dei trattati, numerosi e concernenti gli argomenti più vari: i patti, i testimoni, i tabellioni, il sindacato, il costituto, l'inventario, la subasta, le questioni, le carceri, le eccezioni, il diritto di protimesi.

Bibl.: L'opera di B., per cura dell'Università di Perugia nel V centenario della morte del grande giureconsulte. Perugia 1901.

Giuseppe Ermini
BALDOVINETTI, Alessio (Alessio). - Pittore, n. a Firenze il 14 ott. 1425, m. ivi il 31 ag. 1499. Nel 1458 riceve l'incarico di un'Annunciazione per la loggia dell'Ospedale degli Innocenti; nel '6o, quello di una Naticità per il chiostro piccolo della S.ma Annunziata; nel '6i è invitato a ultimare un'opera di Domenico Veneziano nella chiesa di S. Egidio, dove avevano lavorato, senza che ne resti quasi traccia, Andrea del Castagno e Piero della Francesca; nel '66 inizia la decorazione della cappella del cardinale di Portogallo a S. Miniato al Monte: gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa prima, quindi i Profeti e infine l'Annunciazione; nel '71 affresca nella chiesa di S. Trinità la cappella Gianfigliazzi, dei quali dipinti, oltre la pala con la Trinità oggi nella galleria fiorentina dell'Accademia, poco rimane; negli anni tardi restaura i musaici della facciata di S. Miniato al Monte e del battistero di Firenze.

Già nella più antica opera pervenuta, tre storiette per l'armadiolo delle argenterie nella chiesa della S.ma Annunziata, oggi nel museo di S. Marco a Firenze, eseguito, nelle altre parti, dall'Angelico e collaboratori, il B. dimostra di essersi formato nell'ambiente dell'Angelico, di Domenico Veneziano e di Andrea del Castagno. Una funzione sua propria, rispetto a quei maestri, affida però alla linea, nette e vibrante, ma non costruttiva; funzione che si manterrà attivissima in tutta la sua opera. L'Annunciazione degli Uffizi rivela infatti suggestioni dell'Angelico e di Domenico Vene-

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ziano; ma la vita delle figure è fissata con particolare immediatezza, che trae ragione dal contorno, sottile e scattante; nella Noticita della S.ma Annunziata, che il B. completò a tempera, cosi che oggi l'affresco è quasi cancellato, risalta ancora l'incisivo contorno delle figure e degli oggetti; nella tarda Trinitá dell'Accademia angeli, cherubini e santi sembrano rinchiusi entro - ... contorni con vigore e fermezza, come da filo di ferro" (A. Venturi, Predella di A. B. in Casa Buonarroti a Firenze, in L'Arte, 30 [1927], p. 54). Ma nella Noticitá risalta anche il paesaggio, amplissimo e basso rispetto alla composizione, impostato entro un ambiente cubico, come nei dipinti di Paolo Uccello e di Piero della Francesca. L'arte di quest'ultimo esercita un'evidente suggestione sul B., specie negli anni 1462-66: oltre che nell'affresco suddetto, nei Santi della cappella del cardinale di Portogallo e nella Madonna del Louvre. Con effetti, peraltro, opposti a quelli di Piero della Francesca: ché, mentre Piero sente l'immagine astrattamente nello spazio, su cui l'scoperto si spande il colore, il B., analitico e sensitivo, tende soprattutto alla psicologia delle figure e, attraverso il vibrare della linea, precisa in loro un senso acuto di spiritualità che ne costituisce la caratteristica più evidente. Questo, anche quando il pittore porta l'attenzione, specificamente, su problemi di rilievo e di prospettiva, come nei Profeti di S. Miniero al Monte, punto d'arrivo delle capacità plastico-spaziali baldovinettiane; ma, anche in essi, l'interesse psicologico appare predominante. E tale esso è in quello che si considera il capolavoro dell'artista, l'Annunciazione della cappella del cardinale di Portogallo, nella quale i volti di Maria e di Gabriele rivelano una delicatezza figurativo-sentimentale che precorre Leonardo. Il Vasari ha messo in risalto, nella vita del B., l'intensa preoccupazione di ricerche tecniche. Il desiderio di migliorare la fattura dei dipinti, specie quella dell'affresco, ha indotto infatti il pittore a molte esperienze e innovazioni: qualcuna, anzi, ha probabilmente concorso alla rovina delle opere. Anche se non ha conseguito risultati assoluti, il B. è uno degli esponenti più significativi del complesso gusto del suo tempo. Ha lasciato un "Libro di ricordi", - Vedi Tav. XLVII.

Bias.: W. Weisbach, s. v. in Thieme-Becker, II, pp. 398400 (con bibl.); R. W. Kennedy, A. B., Nuova Haven 1031; M. Pittaluga, Note sul B., in Emporium. 41 (1932, II), pp. 70-80.

BALDOVINO di Canterbury (o di Ford). - Vescovo e teologo inglese n. nel Devonshire e m. a Tiro in Siria nell'ott. i igo. Trovò il suo mecenate in Bartolomeo vescovo di Exeter, da cui fu eletto arci-
diacono. Entrato tra i Cistercensi di Ford, ne divenne abate; eletto nel 1180 vescovo di Worcester, promosso nel 1184 arcivescovo di Canterbury, scelto da Lucio III quale suo legato in Inghilterra, m. in Oriente, durante la terza Crociata.

Uomo di azione e di pensiero ha legato il suo nome a numerose opere (il Pits ne enumera 18) solamente in parte stampate da B. Tissier, in Bibliotheca Patrum Cistercianium, V, Bonnefontaine 1662, p. 1 sgg. (De Sacramento altaria, de commendatione f_{1} dei, Tractatus diversi) e riprodotte in PL 204, 403-773. Tra tutte emergono il Tractatus de S.mo Sacramento Eucharistiae e il Liber de Sacramento altaris, redatti in elegante latino, ricchi di prospettive dottrinali e pervasi di alta spiritualita. I codici delle opere medite sono indicati dal Canivez.

Bias.: Ch. De Visch, Bibliotheca script. Ord. cisterc., Colosse 1636, p. 30; R. Celliut, Hist. des auteurs servis, XIX. Parigi 1863, p. 801: J.-M. Canivez, Auctarium ad dictam bibliothecam, Bregenz 1927, p. 12; id., Baudouin, in DHG, VI, coll. 1413-16; id., in DSp. I, coll. 1383-86; M. de la Taille, Mysterium Fidei, 3^{e} ed., Parigi 1931, pp. 61, 62, 291, 432, 440, 510, 540, 648 (utilizza in teressanti brani eucaristici di B.); M. C. Honour, La décision au S. Sacrement chez les premiers Cistercens, in Studia Eucharistica; DCC anni a condito festo SS. Carporta Christi, curati dal domestica. no S. Axters, Anversa 1946, pp. 137-39.

Antonio Piolanti

## BALDOVINO

I, imperatore di Costantinopoli. - Sesto conte di Hainaut e nono conte di Fiandra, n. a Valentiennes nel 1171, m., forse ad Adrianopoli, verso il 1205. Nel 1185 sposò Maria, figlia di Enrico di Champagne. Alla morte della madre, Margherita di Alsazia, nel 1194, ereditò buona parte della Fiandra e, alla morte del padre, Baldovino VIII, nel 1195, divenne conte di Hainaut. Si unì all'Inghilterra nella lotta contro Filippo Augusto e riusci a conquistare Tournai, Aire e Saint-Omer. Aderi alla quarta Crociata: il 26 giugno 1202, affidati i suoi beni al fratello conte di Namur e allo zio Guglielmo di Fiandra, partì per Venezia e partecipò alla presa di Zara. Combatté valorosamente tanto alla prima quanto alla seconda occupazione di Costantinopoli, e il 16 maggio 1204 fu solennemente consacrato in S. Sofia imperatore latino d'Oriente. Venne in tal modo a trovarsi dominatore di un vastissimo territorio di cui però doveva essere ancora compiuta la conquista effettiva. Ben presto i baroni latini si disinteressarono dell'impero e, considerandosi indipendenti, iniziarono

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guerriglie tra di loro. Di questa situazione seppero approfittare i Greci e gli Slavi che, sotto il comando del re di Bulgaria, provocarono una violenta rivolta nella Tracia. I crociati assediarono Adrianopoli, ma il 14 apr. 1205 subirono una terribile sconfitta. B. combatté con estremo valore, ma fu ferito e fatto prigioniero. Di lui non si seppe più nulla, nonostante le insistenti richieste fatte da Innocenzo III al re di Bulgaria.

Bibs.: M. Thil-Lorrain, Baudouin de Constantinople, fondateur de l'empire latin, Bruxelles 1882; E. Gerland, Geschichte des lateinischen Kaiserreichs von Konstantinopel, Amburgo 1902, passim (v. indice); A. Luchaire, Innocent III et la Contriou d'Orient, Parigi 1907, pp. 130 sec., 170 sgg. e passim; W. Norden, Der IV. Kreuzzug, Berlino 1908; R. de Clari, La conquête de Constantinople, Parigi 1924; E. Bréhier, Les croisades, 5^{°} ed., Parig 1928, pp. 167-81.

Emma Santovito
BALDOVINO I, re di Gerusalemme. - Fratello di Goffredo di Buglione. Destinato allo stato ecclesiastico, fu, nella sua gioventù, convenientemente istruito nelle discipline letterarie. Nel rog6, probabilmente in seguito all'appello di papa Urbano II ai Fiamminghi, B. prese la croce insieme con due suoi fratelli. Nell'esercito di suo fratello Goffredo, composito di Valloni, Fiamminghi e Tedeschi, raggiunse dopo un lungo e pericoloso viaggio l'Asia Minore, dove si batté vittoriosamente in varie battaglie con i Turchi e i signori locali. Nel rog8 fu riconosciuto come principe di Edessa. Dopo aver appreso l'occupazione di Gerusalemme per opera dei Crociati ( 15 luglio 1099), andò a visitare i luoghi santi e arrivò a Gerusalemme verso la fine dell'anno rog9. Goffredo di Buglione (v.), m. il 18 luglio 1100 , aveva designato suo fratello B. per succedergli come principe dei Franchi e custode del S. Sepolcro. Tornato a Gerusalemme nel nov. 1100, accettò il titolo: "Balduinus Dei gratia rex Hierusalem Latinorum primus» e fu coronato dal patriarca Daimberto nella chiesa di Betlemme il 25 dic. 1100. B. fu uomo di coraggio, perseveranza e prudenza e riusci durante il suo regno ( 1100 -18) ad allargare all'esterno ed a consolidare interiormente lo Stato latino in Palestina. Con l'aiuto di nuove forze dall'Occidente, specialmente della flotta di Venezia, Genova e Pisa, conquistò a poco a poco le città marittime appartenenti alla Palestina. Nel rior Arsüf e Cesarea, nel rıo4 l'importante fortezza di Accon o'Tolemaide, nel 1109 Tripoli, nel irio Beirut e Sidone. Nell'interno del paese furono costruiti dei castelli e delle torri per assicurare le strade. Finalmente fu riconosciuta la sovranità del regno di Gerusalemme sopra gli altri principati degli occidentali nel vicino Oriente. In una spedizione contro l'Egitto nel rir8 B. contrasse una malattia mortale e nel ritorno morì a el'Ari8 il 2 apr. 1118. Poiché non aveva discendenti raccomandò come suoi più capaci successori il fratello Eustachio e il conte Baldovino di Edessa. I grandi si decisero per quest'ultimo, perché era già nell'Oriente e proprio allora a Gerusalemme.

Bibs.: L. Bréhier, Baudouin I^{\text {er }}, in DHG, VI, coll. 1272-79 e la letteratura (fonti e studi) ivi indicata: Recueil des historiens des croisades: Occidentaux, 5 voll., Parigi 1844-95; Orientaux, 3 voll., ivi 1872-1908, passim (v. indice); A. Wolff, König B. I von Jerusalem, Königsberg 1884; R. Röhricht, Regesta regni Hierasolymitani (1107-91), Innsbruck 1893; Additamentum, ivi 1904, passim (v. indice); L. Bréhier, L'église et l'orient au moyen âge, les croisades, 5^{°} ed., Parigi 1928; G. Schnürer, Balduin, in LThK, I, coll. 929-30.

Lucchesio Spalding
BALDOVINO II, re di Gerusalemme. - Figlio di Ugo, conte di Rethel, prese la croce e partì nell'esercito di Goffredo di Buglione nel rog6. Da suo zio B. fu nominato successore nel principato di Edessa
nel r100, che egli dovette difendere contro vari attacchi dei Saraceni. Dal 1104 fino al 1109 fu prigioniero dei Persiani. Nel momento della morte di Baldovino I (il 2 apr. i 118), B. II si trovò a Gerusalemme. Grazie all'intervento del patriarca Arnolfo, B. fu eletto re di Gerusalemme e coronato il 14 apr. 1118 (domenica di Pasqua) nella chiesa di Betlemme insieme con la consorte, figlia di un principe armeno di Melitene. Malgrado la sua età avanzata, B. difese il suo regno con grande energia nelle vicissitudini delle continue battaglie. Vinse al-Gāzī di Maridin e 'Tugtikin di Damasco presso Danith (14 ag. 1119); favorì la fondazione dell'Ordine dei Templari (nel i i 19), prese nel 1124, con l'aiuto della flotta veneziana, l'importante città di Tiro (Tyrus) e vinse nel 1125 i Saraceni presso Ezaz e nel 1126 presso Damasco. Sotto il suo dominio il regno di Gerusalemme ebbe la sua maggiore estensione. Dopo una lunga carriera agitata da guerre quasi continue B. morì religiosamente il 21 ag. 1131 a Gerusalemme.

Bibs.: L. Bréhier, Baudouin, IIr in DHG, VI, coll. 1379-83. Per questo e i seguenti B. di Gerusalemme, v. pure la bibl. citata sotto Baldovino I.

Lucchesio Spalding
BALDOVINO III, re di Gerusalemme. - Figlio di Folco d'Angiò, n. ca. il 1130, m. il 10 febbr. 1162. Stava sotto la tutela della regina madre Melisende, la quale lo fece ungere e coronare re di Gerusalemme a 13 anni nella basilica del S. Sepolcro, il 25 dic. 1143. Appena un anno dopo (1144) il sultano di Mossul e Aleppo, 'Imād ad-dīn Zenkl, s'impadronì di Edessa, il cardine orientale della dominazione dei Crociati. L'annuncio di quella perdita tremenda provocò nell'Occidente la seconda Crociata ( 1147-48 ), pienamente fallita. B. intraprese una spedizione con l'imperatore Corrado III di Germania e il re Ludovico VII di Francia nel 1148 contro i Saraceni che tenevano Damasco, ma non riuscì a riconquistare la città. Più fatale che gli insuccessi militari fu la discordia fra i Crociati e i singoli Stati latini in Palestina; anche con la regina madre Melisende, B. nel 1152 ebbe un conflitto di dominio. L'anno seguente B. riportò un importante successo militare conquistando la fortezza di Ascalona, occupata dai Saraceni. Dopo pochi anni di tranquillità dovette riprendere la lotta contro Nūr ed-dīn che da Damasco minacciava tutti gli Stati latini dell'Oriente, i quali s'erano messi sotto l'inefficace protezione dell'impero bizantino. B. non vide la fine di quella lotta, perché morì il ro febbr. 1162 a Beirut in età di 32 anni, senza un figlio che gli succedesse.

Lucchesio Spalding
BALDOVINO IV, re di Gerusaleinme. - Figlio di Amalrico re di Gerusalemme (1162-73), nipote di Baldovino III, n. nel 1160 . Alla morte di suo padre (11 luglio 1163) aveva 13 anni ed era affetto di lebbra dalla infanzia, perciò il suo soprannome «il lebbroso». Aveva come precettore il cronista Guglielmo, prima arcidiacono di Tiro, poi suo cancelliere e più tardi arcivescovo di Tiro, nominato da B. il 15 luglio 1173. B. IV fu coronato dal patriarca nella basilica del S. Sepolcro, ma rimaneva sotto la tutela di Milon di Plancy, che fu presto assassinato, e di Raimondo II conte di Tripoli. B. non poté impedire l'accrescersi della sempre più minacciosa potenza di Saladino specialmente a causa della sua malattia che si aggravò sempre più e causò la sua morte prematura avvenuta il 16 marzo 1185 in età di 25 anni. Veduta imminente la perdita degli Stati latini in Oriente inviò in Occidente Eraclio, patriarca di Gerusalemme e i gran maestri dei Templari e degli Ospitalieri i quali però

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non trovarono più molto interesse per soccorrere con efficacia la Terra Santa.

Lucchesio Spätline
BALDOVINO V, re di Gerusalemme. - Figlio della sorella di Baldovino IV, Sibilla, e di Guglielmo di Monferrato, n. nel 1177, m. nel 1186. Suo ein, Baldovino IV, lo fece coronare il 20 nov. 1183, e B. gli successe nel marzo 1185. Per lui continuarono a governare il regno Josselino di Edessa e Raimondo di Tripoli, il quale concluse una tregua di 4 anni con Saladino. La prematura morte del giovane re B., avvenuta nel 1186 in età di 10 anni, lasciò libero il campo alle discordie tra i pretendenti al trono di Gerusalemme, che ne prepararono la caduta.

BISL.: L. Bréhier, Baudouin V', in DHG. VI, coll. 1383-92 e la bibl. citata sotto Baldovino I. Lucchesio Spätline

BALDRICO (Baudri) di Bourgueil. - Monaco, n. nel ro46, m. nel 1130. Abate del monastero di S. Pietro di Bourgucil dal ro89, arcivescovo di Dol dal 1107 alla morte, fu uomo di vita pura e semplice e scrittore elegante, facile e vario. In versi lasciò un discreto numero di elogi funebri, alcuni inni, qualche epigramma, numerose lettere, di notevole interesse per la loro disinvolta scioltezza e per il contenuto morale. Il suo maggior lavoro, pure in versi, è l'epistola alla contessa Adele di Blois, specie di enciclopedia poetica, che getta viva luce sulle fonti ed i modi della cultura a lui contemporanea. In prosa fu autore di una Historia Hierosolymitana, in quattro libri, ch'è tra le più antiche cronache della prima crociata.

BISL.: L'edizione delle prose è data in PL. 166, 1037 seg.: dei versi, da W. Abrahams, in Les oeuvres poétiques de Baudri de B., Parigi 1926. Cf. inoltre: A. Thurot, Etudes critiques sur les bistoriens de la première crotsude. Baudri de B., in Revue historique, pp. 372-86; H. Pasquier, Un pocte latin du X I^{e} sticte, Baudri abbé de B., archevêque de Dol, d'aprìs des documents inédits, Parigi 1879.

Pier Fausto Palumbo
BALDUCCI, Nicola. - Scrittore ascetico, n. a Roma sull'inizio del sec. xvil, m. nel 1684. Accolito apostolico, poi oratoriano, fu stimato per pietà e dottrina. Come deputato della Congregazione di Propaganda Fide presentò ad Urbano VIII le lettere reverenziali del re del Congo neo-convertito. Amico del card. Petrucci, ebbe relazioni col quietista Malaval (v.). Scrisse molto, ma non si ha una bibliografia completa delle sue opere (originali e traduzioni), perché molte di queste furono pubblicate anonime o con pseudonimo.

Tra le sue opere originali sono da ricordarsi : Il Battesimo spirituale, cioè considerazioni delle cerimonie, ecc., Roma 1668, sotto lo pseudonimo Balda Nicolucci, cui più tardi aggiunse: Riflessioni sopra il Battesimo spirituale, Vita di due venerabili servi di Dio, Angelo Fiorucci e Bartolomeo Tonari (Roma 1671, sotto lo pseudonimo Lucio Labacci); Vita di s. Nilo (Roma 1628); Cento considerazioni sopra la dignità sacerdotale (s.l.s.d.); Compendio della vita di s. Filippo Neri (sotto lo pseudonimo Giovanni Forti; s.l.s.d.); Soliloqui devoti sopra la Passione (s.l.s.d.). Pubblicò anche Ignitum cum Deo soliloquium... di P. Gerlach (v.). Tradusse inoltre le Lettere del B. Giovanni d'Asilo (parte 3^{2} ) premettendo un compedio della vita del medesimo (s.l.s.d.).

Gli si attribuiscono inoltre oratori, poesie spirituali, novene, meditazioni. Delle opere inedite si trovano i manoscritti presso la biblioteca Vallicelliana di Roma.

Divulgò in Italia, sebbene in buona fede, le idee quietiste con le sue traduzioni, poste all'Indice nel 1688, delle opere di F. Malaval (Pratica facile in forma di dialogo per elevare l'anima alla contemplazione, Roma 1672, sotto lo pseudonimo Don Lucio Labacci) e di G. Falconi (Alfabeto per saper leggere in Cristo libro di vita eterna, Roma 1665, anonimo).

BISL.: P. Mandosio, Bibliotheca romana, Roma 1682-92; I, cent. IV. 65, p. 253, e II, cent. viII, 17, pp. 129-61. Dal Mandosio dipendono, quasi testualmente: Mazzuchelli, II, I,
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(per cortesia del dott. R. Beynabert)
Baldung, Hans - S. Paolo - silografo.
pp. 162-63: Marchese di Villaresa, Memorie degli scrittori Filippini, I, Napoli 1837, pp. 23-27. In Bibliocrafia Romana, I, Roma 1880, pp. 27-29, sono elencate del B. 21 opere edite e 6 inedite.

Francesco Tinello
BALDUCCIO da Pisa: v. giovanni di BALDuccio albONETTI.

BALDUINO, BALDUINO. - Professore di medicina all'Università di Bologna, n. verso il 1500 a Barga (Garfagnana), m. nel 1582 ad Aversa. Fu protetto dal c