volume-02

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mana, I, Roma 1880, pp. 27-29, sono elencate del B. 21 opere edite e 6 inedite.

Francesco Tinello
BALDUCCIO da Pisa: v. giovanni di BALDuccio albONETTI.

BALDUINO, BALDUINO. - Professore di medicina all'Università di Bologna, n. verso il 1500 a Barga (Garfagnana), m. nel 1582 ad Aversa. Fu protetto dal card. Del Monte e lo accompagnò al Concilio di Trento. Il cardinale quando fu eletto Papa con il nome di Giulio III, lo chiamò a sé come archiatra e lo incaricò di importanti missioni politiche in Europa; si attribuì all'opera di B. la tregua fra Enrico II e Filippo II.

Fu nominato vescovo di Mariana in Corsica ( 17 dic. 1550) e poi di Aversa ( 30 maggio 1554) dove introdusse importanti riforme. Accusato sotto Pio IV ed imprigionato a Roma fu liberato dopo quattro anni e poté ritornare al governo della diocesi.

BISL.: Ughelli, I, col. 494; F. Bonnard, s. v. in DHG. VI, col. 343.

Benedetto Gioia
BALDUNG, Hans, detto Grien. - Pittore, silografo e disegnatore, n. a Schwäbisch-Gmünd nel 1484 ( 1485 ?), m. a Strasburgo nel 1545 . Si formò sulla pittura della Svezia, della Alsazia e specialmente di Norimberga, dove, nella sua gioventù, collaborò col Dürer. Passato poi a Strasburgo, e diventatone cittadino nel 1505, vi rimaneva fino alla morte, salvo brevi interruzioni; la più lunga lo condusse a Friburgo dove,

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dal 1512 al 1516, eseguiva il suo capolavoro, l'altare del Duomo. A quest'epoca cominciano, nello stile del B., e specialmente per ciò che riguarda il colore, influssi del Grünewald (v.). Nell'arte tedesca della prima metà del ' 500 il B. come è uno dei più espressivi e raffinati coloristi, cosi è da annoverarsi tra i più forti silografi e disegnatori. I suoi ritratti sono improntati a una certa grandiosità rinascimentale, mentre una fantasia quasi macabra e medievale anima i suoi trianfi della morte, le sue streghe, ecc.; nelle rappresentazioni religiose esprime tanto la più dolce intimità quanto la monumentalità adatta ai grandi altari. Quadri suoi nelle principali gallerie d'Europa, specialmente della Gcrmania. - Vedi Tav. XLVIII.

Bibl.: G. Térev, B., Strasburgo 1894: M. Escherich, B. Bibliographie, ivi ruit: H. Schmitz, B., Lipsta 1922: H. Curyel, B., Monaco 1923: O. Beneach, Catalogo dell'esposizione B., Verona 1935: H. Mohk, Catalogo dell'esposizione B., Berlino 1937: R. Pallacchini, Un pussilele B. alla R. Galleria Estense, in Le Arti, 2 (1939-40), p. 106 : C. Koch, Die Zeichnungen II. B. G., Berhino 1941: H. Persche, B. in Fresburg, Friburgo in Br. 1941.

Bernardo Degenhart
BALE, John. - Scrittore inglese, n. a Cove (Suffolk) il 21 nov. 1495, m. a Canterbury (nella cui cattedrale fu sepolto) nel nov. 1563. A 12 anni entrò nel monastero carmelitano di Norwich, e nel 1529 si laureò in teologia nel Jesus College di Cambridge. Qui subl l'influenza del Crammer e di Thomas Wentworth e divenne ardente partigiano dei riformatòri. Ebbe la potente protezione di Tommaso Cromwell, di cui si dice che egli richiamasse l'attenzione con le sue sacre rappresentazioni.

In codeste composizioni drammatiche (di cui rimangono solo cinque), il B. si dimostra senza scrupoli e senza decoro nella violenza polemica. Di esse, Three Lases of Nature, Moses and Christ corrupted by the Sadomytes, Pharisses and Papystes most wicked è probabilmente del 1538: A Tragedye, or enterlude manyfesting the chiefe Promyses of God unto Mine; The Temptacyns of our Lorde; A brefe Comedy or Enterlude of Johan Baprystes preachynge in the Wylderneste sono tutte del 1538. Minimo ne è il valore artistico. Di maggiore importanza storica è l'altra opera drammatica Kyng Johan (verso il 1548) che segna il passaggio dall'antica moralità drammatica al dramma storico inglese.

Alla caduta del Cromwell, il B. riparò con la moglie c i figli in Germania, tornandone con l'avvento al trono di Edoardo VI e nel 1552 fu promosso vescovo di Ossory (Irlanda), dove rifiutò di essere consacrato con il rito romano, nonostante una pubblica protesta del decano di Dublino. In Irlanda egli promosse la propaganda protestante con tutti i mezzi, e, all'avvento della regina Maria, a mala pena potè mettersi in salvo. Passò in Olanda, di li a Francoforte, indi a Basilea. Salita al trono Elisabetta, tornò in Inghilterra ed ebbe ( 1560 ) un seggio prebendario a Canterbury.

La sua opera più importante, di cui si cita la seconda edizione quasi interamente rifatta rispetto a una prima ( 1548 1549), che conteneva cinque centurie di nomi, è Scriptorum illustrium maioris Britanniae... Catalogus (Basilea 1557-59), composto di quattordici centurie. Il materiale dell'opera, con frequenti indicazioni delle fonti e senza gli interventi personali che nuociono al testo pubblicato dal B., è stato stampato nel 1902 a cura di R. Lane Poole e M. Bateson con il titolo Index Britanniae Scriptorum quos... collegii Joannes Boleus (Auecdota Oxonieusia, parte 9^{2} ).

Sull'opera del B. si basò John Pits (1569-1616), cattolico asule, per compilare il suo Relaitionum historicorum de rebus Anglicis tomus primus (Parigi 1619) in cui omette tutti i teologi protestanti registrati dal B., ma aggiunge le vite dei cattolici esuli residenti a Douai e altre città francesi.

Bibl.: H. Christmas, Notizua biografica premessa alle opere scelte pubblicate dalla Parker Society 1849. Salvatore Rosati

BALENA, baia della: v. aprica.
BALESTRA, Antonio. - Pittore e incisore, n. a Verona nel 1666 , m. ivi nel 1740 . Compì la sua prima formazione a Venezia, presso Antonio Bellucci; dal 1690 al 1694 fu a Roma, dove studiò le opere di Raffacllo e dei Carracci, e dove seguì la scuola del Maratta. Dopo un nuovo soggiorno a Verona e a Venezia, andò a Modena e a Parma per studiare il Correggio; quindi tornò definitivamente a Verona.

La vasta produzione del B. riflette il gusto eclettico derivatogli dalla superficiale assimilazione dello stile delle opere e degli artisti con cui fu a contatto. Tuttavia il carattere saliente della sua pittura, e cioè una larga facilità decorativa, ebbe una notevole influenza sulla pittura settecentesca di Verona dove il B. lavorò molto attivamente.
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Balestra, Antonio - La Nutività - Venezia, chiesa di S. Zaccaria.

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Le sue opere principali sono: a Venezia, Madonna e Santi (chiesa dei Gesuiti), Adorazione dei Pastori (chiesa di S. Zaccaria), Riposo in Egitto (presso le monache della Madonna del Carmine), S. Giovanni Battista nel deserto (chiesa di S. Niccolò), Martirio di s. Giovanni Evangelista (chiesa di S. Siae). A Verona, dopo il periodo parmense, dipinse il S. Tommaso da Villanova del capitolo degli Agostiniani a S. Eufemia. Suoi dipinti sono anche nelle chiese di Vicenza, Brescia, Bergamo.

BibL.: Per la biografia del B., v. una lettera del pittore, in L. Frati, Lettere autobiografiche di pittori al p. Pellegrino Antonio Orlandi, in Riv. d'Arte, 5 (1907), pp. 66-68, e le Guide e le l'ite citate da L. Ozzola, s. v. in Thieme-Becker, II, p. 408; U. Ojetti, L. Dami, N. Trechiani, La pittura italiana del '600 e del '700 ecc., Milano 1924 (v. indice).

Elsa Gerlini
BALESTRA, Serafino. - Sacerdote, educatore, n. nel Canton Ticino, m. il 26 ott. 1886. Consacrato prete, lasciati da parte gli studi intrapresi di archeologia, si dedicò interamente - per vocazione e missione profondamente sentite - alla educazione dei sordo-muti. Dai viaggi effettuati all'estero dopo il 1867, e specialmente in Svizzera, Belgio, Olanda e Francia, per conoscervi i metodi che si applicavano, trasse la persuasione che la parola potesse essere insegnata - come regola generale - a tutti i sordo-muti. Dai suoi incoraggiamenti, avvalorati dalle favorevoli relazioni di altri che si erano recati in Germania per assicurarsi dei progressi che da tale procedimento si vantavano, si venne dai più nell'opinione che si dovesse tentare in Italia ciò che si faceva fuori: fu allora principalmente che il B. indusse gli educatori ad abbandonare la mimica e a dare - nell'istruzione dei sordo-muti - il primo posto alla parola orale e letta dal labbro.

La superiorità del metodo di educazione "orale pura" da lui adottato, e gli straordinari risultati da lui ottenuti, furono riconosciuti in un congresso - riunitosi per sua iniziativa a Milano - di 200 maestri d'ogni paese. Dal suo infaticabile spirito di apostolato fu spinto fino nella lontana Argentina per fondarvi un primo istituto di sordo-muti.

BibL.: G. Ferrari, Disegno storico dell'educazione dei sordomuti, Roma 1917-20; G. Perini, A. Martinazzoli e L. Credaro, s. v. in Diz. illustrato di pedagogia, I, pp. 129-30.

Rosario Guido Tentori
BALESTRI, Giuseppe. - Coptologo e biblista agostiniano, n. il 2 dic. 1866 a Vernio (Firenze), m. il 29 apr. 1939. Ebbe maestro il p. Agostino Ciasca (v.) del quale subì l'influsso definitivo. Sacerdote nel 1889, insegnò per oltre 20 anni lingue orientali, teologia, filosofia e Sacra Scrittura ai suoi giovani confratelli. Fu annoverato fra i primi consultori della Commissione biblica nel 1902. Nel suo Ordine coprì la carica di primo assistente generale.

Più che ai numerosi articoli nella rivista Bessarione, il B. deve la sua fama di coptologo all'opera Sacrorum Bibliorum fragmentis copto-sahidico Musavi Borgiani, III, Roma 1904, che completa i due volumi antecedenti del Ciasca, e all'edizione, in collaborazione con Hyvernat, degli Scriptores Coptici, I-II, Parigi 1907-1908, nel Corpus Script. Christ. Orient. Quale biblista si acquistò fama per Biblicae Introductionis Generalis Elementa, Roma 1932.

Bibl.: Bollettino Storico Agostiniano, 15 (1939), pp. 49-52; L'Osservatore Romano, 29-30 apr. 1940, p. 43.

Ansfido Hulsbosch
BALFOUR, Arthur James. - Celebre statista inglese di parte conservatrice, n. a Wittingham (Scozia) il 25 luglio 1848, m. a Woking (Surrey) il 19 marzo 1930. Studiò a Eton e a Cambridge. Nel 1874 fu eletto deputato dal partito conservatore. Nel 1902 successe a suo zio Lord Salisbury come primo ministro e durante il periodo bellico (1914-18) fece parte
dei due governi di coalizione in qualità di primo Lord dell'Ammiragliato (1915) e come ministro degli esteri (1916). Rivestiva appunto quest'ultima carica quando il 2 nov. 1917 fece, ai capi del Sionismo mondiale, la storica dichiarazione che da lui prese nome e con la quale si impegnava a creare, dopo la guerra, una sede nazionale ebesica in Palestina.

Successivamente divenne Lord Presidente del consiglio nei gabinetti conservatori del dopo guerra e nel 1922 fu nominato Pari. Anche nel campo della filosofia il B. seppe conquistarsi un posto di prim'ordine.

Notevole l'opera: The foundations of belief (Londra 1895), tradotta in francese (Parigi 1897) e in italiano (Le basi della fede, Bari 1906). In essa il B. propugna un fideismo a base kantiana: per lui non è possibile che la vita morale e sociale oltre che la religione, vadano disgiunte dalla fede, cui conferisce valore di verità soltanto la fecondità pratica, le capacità di soddisfare alle esigenze dell'azione.

Altre opere: Reflections suggested by the new theory of matter (Londra 1904); Decadence (Cambridge 1908); Essays and Addresses (Edimburgo 1913); Theism and humanism (Londra 1915); A defense of philosophic doubt (ivi 1917); Questionings on criticism and branty (Oxford 1919); Theism and thought (Londra 1925).

BibL.: O. Rey, La philosophie de M. B., Parigi 1897; F. Ueberweg, Grundriss der Geschichte der Philoophie, V. 5 e ed., Berlino 1928, p. 89 sgg.

Enomselo Chietuni
BALGUY, John. - Teologo protestante inglese, n. a Sheffield nel 1686 e m. il 1748. Studiò nell'Università di Cambridge. Il vescovo di Bangor, Beniamino Hoadly, avendo notato l'acuto ingegno di lui, lo volle con sé e gli procurò una prebenda. Durante questo tempo sorse la famosa controversia di Bangor (v.) cagionata dal sermone predicato dal detto vescovo il 31 marzo 1717 nel quale affermò che la sincerità individuale era l'unico requisito per un cristiano, e propugnò che Gesù Cristo non aveva delegato il suo potere a nessuna autorità ecclesiastica. La controversia non finì con la soppressione delle « Convocazioni " (v.) ma proseguì extra-ufficialmente per alcuni anni tra Whigs e Tories, tra non-giurati e giurati, tra Chiesa alta e bassa, e si estese alla legalità o illegalità dell'intervento dello Stato negli affari ecclesiastici, alla visibilità o invisibilità della Chiesa. In tutta la controversia il B. si mostrò valente polemista e fedele al suo vescovo.

Tra le varie opere del B. sono da notare: Una lettera a un deista circa la bellezza e l'eccellenza delle virtù morali, e la Seconda parte del fondamento della bontà naturale, nella quale risponde ai critici della lettera. Si conservano pure due volumi di sermoni ( 3ª ed., Londra 1890), molti di argomenti morali. Gli si rimprovera di dare troppa importanza alla ragione e quasi di escludere dalla perfezione ogni elemento soprannaturale.

BibL.: J. Darling, s. v. in Cyclopaedia Bibliographica, V. Londra 1854, p. 162; Enciclopedia Univ. Ilustr. Europ.-Americana, s. v., VII, p. 362; A. W. Bowden, The Primates of the Four Georges, Londra 1916, p. 129 sgg. Camilla Crivelli

BALI, ISOLA: v. indIE OLANDESI.
BALINGHEM, Antoine de. - Autore ascetico, n. a Saint-Omer il 25 giugno 1571, m. a Lilla il 28 genn. 1630. Gesuita dal 1588 , dopo i primi studi, fatti in Italia, fu nel Belgio e nel nord della Francia. Tradusse in francese opere dei pp. Cepari, La Puente, Ribadeneira; compose molti trattati di carattere prevalentemente pratico, spesso in forma dialogata, e lasciò pure un repertorio biblico per i predicatori, più volte ristampato o imitato.

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Bun.: Sommervogel, 1, coll. 831-41; A. Poncelet, Hist. de la Comp. de Téres dans les anciens Pays-Bas, II, Bruxelles 1927. pp. 311-14: E. Lamalle, s. v. in DHG, VI, coll. 387-88.

Edmundo Lamalle
BALL, Hugo. - Scrittore tedesco, n. il 22 febbr. 1866 a Pirmasens, m. il 14 sett. 1927 a S. Abbondio presso Lugano. Fu uno dei fondatori del dadaismo, ma l'esperienza della prima guerra mondiale lo ricondusse in seno alla Chiesa cattolica. Nel 1919 pubblicò a Berna lo scritto Zur Kritik der deutschen Intelligenz, di intonazione antiprotestante. Nel 1923 il volume Byzantinisches Cliristentum testimonia della sua definitiva conversione. Fu collaboratore della rivista Hochland.

BibL.: P. Larson, Du dadaisme à l'atećtisme. H. B., in Etudes, 1933, 7, pp. 611-22.

Silvio Ferlani

## BALLAGHADEREEN: v. ACHONBY.

BALLAINI, Giovanni. - Teologo conventuale, n. in Andria (Puglie) nella prima metà del sec. xvI, m. verso la fine dello stesso secolo. Fu un accurato editore dei grandi scolastici francescani.

Maestro di S. Teologia e reggente di studio a Venezia, attese alla revisione dei Commentari di s. Bonaventura in 4 libros Sententiarum (Venczia 1573) e della Summa Theologise di Alessandro di Hales (ivi 1576). Aveva già edito scritti biblici di Giovanni Wild (ivi 1568) e scritti filosofici di Pietro Tataret (ivi 1571). Nel 1574-78 tornò a s. Bonaventura pubblicandone l'Expositio in librum Sapientiae e il Compendium Theologise, falsamente attribuitogli. Alcune sue edizioni furono tenute in gran pregio. L'edizione dei Commentari bonaventuriani fu ristampata dal Rocca nel 1580 e nell'edizione vaticana di papa Sisto V nel 1588 sgg.

BibL.: G. Franchini, Bibliomifia di scritt. fransest. Cons., Modena 1693, pp. 321-22; J. H. Sbaralea, Suppl. ad Script. Ord. Abs., II, Roma 1921, p. 33: E. d'Alencon, s. v. in DThC, II, coll. 129-30; L. Di Fonso, La studio del Datt. Serafico nel Collecio di S. Bonaventura in Roma, in Misc. Franc., 40 (1940), p p. 169 -70.

Giovanni Odoardi

BALLARAT, diocesi di. - In Australia, distaccata dall'areiditocesi di Melbourne ed eretta il 30 marzo 1847, come suffraganea di quella.

La supertice del territorio, compreso nella parte occidentale dello Stato di Vittoria, è di kmq. 30.000. La popolazione totale supera i 321.319 ab., di cui ca. 277.000 protestanti, 46.891 cattolici e ca. 200 ebrei. Nelle 40 parrocchie lavorano 94 sacerdoti diocesani, 24 sac. religiosi, 19 fratelli, 365 suore. Scuole 75 ( 6635 alunni); due ospedali, due orfanotrofi e un ospizio di vecchi.

La vastità delle parrocchie, con una popolazione rurale a densità minima, rallenta la cura pastorale; altro ostacolo proviene dello sviluppo dell'urbanesimo e dalla frequenza dei matrimoni misti; motivo di speranza è invece l'accresciuta istruzione della gioventù, dovuta specialmente all'attività degli istituti religiosi.

Bin.: R. De Martinis, Ius Pont. de Prop. Fide, 6 (1926), pp. 228-30; MC, p. 28; Australasian Catholic Directory, Sydney 1948, pp. 246-55.

Giuseppe Monticone
BALLERINI, Antonio. - Storico e moralista gesuita, n. a Medicina (Bologna) il 10 ott. 1805, m. a Roma il 27 nov. 1881. Passò quasi tutta la sua vita nell'insegnamento alla Università Gregoriana, prima come professore di storia ecclesiastica (1844-55), poi dal 1856 fin quasi alla morte, di teologia morale.

Fu di un'attività letteraria profonda e non comune, la quale cominciò con Principi della Scuola roominiana esposti in lettere famigliari da un Forte bolognese ( 2 voll., Milano 1850 ); il vol. III, già in corso di stampa, fu sospeso, perché nel frattempo la S. Congregazione dell'Indice aveva avocata la causa a sé: Sylloge Monumentorum ad mysterium conceptionis Immaculatae Virginis Deiparae illustrandum (2 voll., Roma 1854-56). Nel campo della teologia morale cominciò con la nota dissertazione: De morali cystenente s. Alphonsi M. de Ligorio (Roma 1863); e con-
tinuò con la pubblicazione del noto Compendium Theologias Moralis del Gury (Roma 1866), arricchito di note preziose, che ne assicurarono e ampliarono sempre di più il successo. Ma le critiche ad alcune dottrine di s. Alfonso, ivi contenute, provocarono una reazione nel campo contrario, donde da parte dei pp. Redentoristi le Vindiciae Alphonsianae (Roma 1873; 2 voll., Parigi 1874), alle quali rispose il p. V. de Buck con le Vindiciae Ballerinianae (Bruxelles 1878). Controversia non inutile ai fini della scienza.

L'opzra, parò, che doveva esercitare un influsso più potente ed efficace (è chiamata il lavoro più considerevole di teologia morale del sec. xix) fu il suo Opus theologicum morale in Busembaum medull 3 m, lasciato incompiuto, ma ripreso, completato e annotato dal p. D. Palmieri ( 7 voll., Prato 18891893). Testo vasto e profondo, che contribuì assai al progresso della morale e al consolidamento del probabilismo, anche se l'autore indulga a soverchie sottigliezze nella casuistica.

BinL.: Necrologio, in La Civ. Catt., 11^{°} serie, 1882, it. pp. 336-42; C. Sommervogel, s. v. in DThC., II, coll. 130-31; Hursey, V, coll. 1793-95; R. Brouillard, s. v. in DHG, VI, coll. 398-99; id., s. v. in Catholicisme, I, coll. 1189-90. Celestino Testore

BALLERINI, Giuseppe. - Vescovo e apologista italiano, n. a Gualdrasco (Pavia) il 15 sett. 1857, m. a Pavia il 12 giugno 1933. Avviatosi alla carriera ecclesiastica, studiò dapprima nel seminario della sua diocesi, poi all'Università Gregoriana in Roma. Ordinato sacerdote il 23 sett. 1882, fece ritorno in patria per assumere l'insegnamento della teologia nel seminario della sua diocesi. Nel 1910 fu nominato vicario diocesano e il 24 luglio 1924 vescovo di Pavia.

Il B. deve la sua fama alla pubblicazione di numerose opere scientifiche o di volgarizzazione scientifica, tra cui : Le pretese evoluzioni del dogma, della morale e della Chiesa cattolica (Monza 1898); L'originaria distinzione dei gradi gerarchici della Chiesa cattolica (ivi 1901); Crisi religiosa o crisi intellettuale? (Pavia 1907); L'esistenza di Dio di fronte alla scienza e al pensiero moderno ( 3^{°} ed., Firenze 1918); Gesù Cristo e i suoi moderni critici (2 ed., Pavia 1921); Breve apologia pei giovani studenti contro gl'increduli dei nostri giorni: I, Divi l'anima-l'uomo; II, La religione; III, Il Cristianesimo; IV, La Chiesa ( 6^{°} ed., ivi 1920-21).

BinL.: Necrologio, in La Scuola Cattolica, 61 (1933), p. 338: V. Bianchi-Cagliosi, Monr. G. B., in Acta Pont. Academiae Romanae i. Thomei Aq., nuova serie, i (1934), pp. 206-207. Emanuele Chietrini

BALLERINI, Paolo. - Arcivescovo di Milano, n. a Milano il 13 genn. 1814, m. a Seregno nel 1897. Studiò a Vienna, ove si laureò in teologia. Tornato nella città natale, insegnò teologia nel Seminario Maggiore, e divenne canonico della Metropolitana e vicario generale dell'arcivescovo Romilli, il quale lo ebbe collaboratore fedele e scrupoloso negli ultimi anni della sua vita. Dopo la morte del Romilli, Francesco Giuseppe propose il B. a titolare della sede arcivescovile di Milano, ma il B. presentò, tenendo conto delle particolari circostanze politiche, all'imperatore la propria rinuncia. Tuttavia Pio IX, nel Concistoro del 20 giugno 1859, preconizzò il B. arcivescovo di Milano. Nel 1860 gli fu conferita con breve speciale la giurisdizione della diocesi, e nella notte dell'8 dic. il B. venne consacrato nella certosa di Pavia, da mons. Caccia, vicario capitolare.

Tenace oppositore delle nuove autorità civili che pretendevano intervenire nella nomina degli uffici ecclesiastici, il B. non poté prendere formale possesso della diocesi mentre l'attività, svolta dal vicario a difesa dei diritti della Chiesa, veniva dagli anticlericali attribuita a lui, perché' - conseguenza delle mene del partito reazionario capita-

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nato dal B. pseudo-arcivescovo \times. Nel Concistoro segreto del 27 marzo 1867 Pio IX promosse il B. alla chiesa patriarcale titolare di Alessandria d'Egitto, mentre veniva nominato arcivescovo di Milano mons. Luigi Nasari di Calabiana. Il B. visse ritirato intento agli studi; pubblicò una nuova edizione delle opere di s. Ambrogio (Milano 1875-83) in 6 voll.

BibL.: P. Balan, Continuazione allo storia universale della Chiesa cattolica dell'Ab. Rohrbaeher, II, Torino 1886, p. 371; C. Bonacina, Mons. Carlo Coccia e i suoi tempi, Milano 1906. Silvia Furlani

BALLERINI, Pietro e Gerolamo. - Sacerdoti veronesi, fratelli, educati prima nel collegio dei Gesuiti, poi nel patrio seminario. Vissero e lavorarono insieme, attendendo alla pubblicazione di molte opere, delle quali non è sempre possibile distinguere la parte che compete a ciascuno; si può dire che Pietro si mostra più teologo e canonista, Gerolamo più dedito alla critica e alla storia. Le loro pubblicazioni eccellono, infatti, per una vasta e controllata erudizione, una cura minuziosa e una critica eccellente.

Pietro n. a Verona il 7 sett. 1698 ed ivi m. il 28 marzo 1769. Si devono a lui: un Saggio della storia del probabilismo nella descrizione del cangianento di sei insigni probabilisti in probabilioristi (Verona 1736) dove si difende contro accuse di probabilismo sorte in occasione di un'altra sua opera anteriore : Il metodo di s. Agostino negli studi (ivi 1724). Contro l'usura, dopo la edizione della Summa di s. Antonino di Firenze (4 voll., ivi 1740-41) e della Summa di s. Raimondo da Peffefort (ivi 1744), pubblicò: De inve divino et naturali circa nsuıam (2 voll., Firenze 1774 1777); contro Febronio: De potestate ecclesiastica SS. pontificum et conciliorum generalium (Verona 1765); De vi ac ratione primatus romanorum pontificum (ivi 1766). Attese anche alla edizione dei S. Zenonis, episc. veronensis sermones (ivi 1739), e, per ordine di Benedetto XIV, ad una nuova edizione delle opere di S. Leone Magno per sostituire quella del giansenista Quesnell: S. Leonis M. pontificis opera ( 3 voll., Venezia 1753-56-57, ripresa dal Migne, PL 54-56). In seguito all'uscita del vol. I fu solennemente decretato a s. Leone Magno il titolo di Dottore della Chiesa.

Gerolamo n. a Verona il 22 genn. 1702, ed ivi m. il 23 febbr. 1781. Collaborò a quasi tutte le opere del fratello, v, aiutato da lui, pubblicò gli scritti del suo conterraneo, il card. E. Noris : Henrici Noris veronensis, augustiniani S. R. E. Presbyteri Cardinalis opera omnia nunc primum collecta et ordinata (3 voll., Verona 1729-33) con l'aggiunta di parecchi studi interessanti; quello specialmente sul patriarcato di Aquileia. Anche: 1. Matthaei Giberti, ep. veronensis opera (ivi 1732); Ratherii, ep. veronensis opera (ivi 1765; ripresa dal Migne, PL 136).

Di manoscritti i due fratelli lasciarono ancora 36 volumi.

Bibl.: Mazzucchelli, II, 1, pp. 178-85 (con l'elenco di tutte le opere); L. Federici, Elogi istorici de' più illustri ecclesiastici veroneni, III, Verona 1819, pp. 69-120 (con l'analisi delle opere); R. v. Scherer, s. v. in Kirchenlex, I, coll. 195-98; A. de Meyer, s. v. in DHG, VI, coll. 399-401. Celestino Testore

BALLERINI, Raffaele. - Gesuita, scrittore, n. a Medicina (Bologna) il 17 maggio 1830, m. a Roma il 14 genn. 1907. Compiuti gli studi nel seminario arcivescovile di Bologna e nel collegio Borromeo di Roma, entrò nel 1847 nella Compagnia di Gesù. Ordinato sacerdote a Lione nel 1856 dal card. de Bonald, iniziò nello stesso anno la collaborazione a La Civiltà Cattolica alla quale fu incorporato definitivamente come scrittore nel 1860 .

Pio IX diede al B. l'incarico di redigere le memorie dei primi anni del suo pontificato, permettendogli la consultazione di documenti segretissimi : gli scritti apparsi su La Civiltà Cattolica sotto i titoli Pio IX e Carlo Alberto e Pio IX, Vittorio Emanuele II e Napoleone III sono stati appunto redatti sulla scorta di questo prezioso materiale e formavano alcuni capitoli di un ampio volume, stampato poi, ma non divulgato per i torbidi dei tempi e perduto nella confisca de La Civiltà Cattolica nel 1870. Fu riveduto in seguito e pubblicato nel 1909: R. B., Le prime pagine del pontifcato di papa Pio IX, Roma 1909. Esso ha un valore particolare per il fatto che Pio IX medesimo ne aveva letto le bozze e introdotte varie correzioni. Dal 1870 al 1887 il B. fu a Firenze, ove era stata trasferita la direzione del periodico. Nel 1877 pubblicò l'articolo Le vittime occulte della rivoluzione itatiana che diede origine alla pia opera dell's Obolo per le monache povere d'Italia (cf. La Civiltà Cattolica, 1901, iv, pp. 574-81), col fine di ovviare agli effetti della legge di soppressione degli Ordini religiosi. Ritornato a Roma, si interessò vivamente alla fondazione ed allo sviluppo del Circolo di S. Pietro, sorto per la difesa dei diritti della S. Sede. Di animo più e di grande dottrina, scrisse di vari argomenti, con particolare cura per le vicende del Papato nel sec. xix.

Bibl.: E. Ross, in La Civiltà Cattolica, 1907, I, p. 342-47; E. Lamalle, s. v. in DIG, VI, coll. 401-402. Silvio Furlani

BALLEYDIER, Alphonse. - Storico francese, n. a Lione nel 1820 , m. nel 1859. Conservatore in fondo all'animo, ma desideroso di riforme, salutò con gioia l'avvento di Pio IX alla tiara: "Sotto la guida di Pio IX, non v'è scoglio da temere; la via che conduce alla felicità, e più larga ancora.... alla libertà, è facile, è sicura, perché Dio cammina con lui" (Roma e Pio IX, trad. it., Torino 1847).

Dopo il 1849, ritornò sull'argomento e pubblicò una Storia della Risoluzione di Roma (trad. it., Firenze 1851), rimproverando aspramente Mazzini di aver voluto risolvere il problema politico italiano con la distruzione del principio della sovranità pontificia e monarchica. Scrisse anche una Histoire des révolutions de l'empire d'Autriche e una Histoire de la guerre de Hongrie en 1848-49, opere che gli valsero il titolo di storiografo della imperial corte di Vienna.

Silioio Furlani
BALLI (Ballo), Giuseppe. - Teologo siciliano, n. a Palermo nel 1567, m. a Padova nel 1640: era canonico di Bari.

Pubblicò un importante lavoro sull'Eucaristia, frutto di 30 anni di studio, dal titolo : Resolutio de modo evidenter possibili transubstantiationis panis et vini in sacrosanctum Domini Iesu corpus et sanguinem (Padova 1640). In questo suo libro sostiene che gli accidenti eucaristici sono accidenti del corpo di nostro Signore, modificati in modo da rappresentare le specie del pane. Tale opinione suscitò aspre polemiche ed opposizioni, cui il B. rispose : Responsio ad obiectiones qua Doctor Iosephus Ballus suum de Sacrosancta Eucharistia aentgma dissolutum adstruit (Padova 1640).

Si hanno inoltre di lui: De fecunditate Dei circa productiones ad extra, Padova 1635; Demonstratio de mota corporum naturali, ivi 1635; Assertiones Apologeticae cum suis dilucidationibus pro Scholasticorum reverentia exaratae, ivi 1641, ed altre opere manoscritte, che trattano di teologia, matematica ed astronomia.

BibL.: Mazzucchelli, II, pp. 187-88; K. Werner, Der heilige Thomas von Aquino, III, Ratisbona 1828, pp. 238-61; Hurter, III, coll. 633-34; I. Bellamy, s. v. in DThC, II, col. 132; F. Iansen, Eucharistianes (Accidents), in DThC, V, coll. 1444-47.

Settimio Cipriani
BALLINA: v. KILLALA.
BALLO: v. danza.
BALLY (Bally), Philbert-Albert. - Teologo, n. a Grésy-sur-Aire (Savoia) nel 1605, m. ad Aosta nel 1691, segretario del duca di Savoia Vittorio Amedeo I, lasciò la corte per entrare fra i Barnabiti a Tho-

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non nel 1632. Predicò cun buon successo, contro i calvinisti nel Béarn e fu poi superiore della casa dei Barnabiti a Parigi (1647), dove predicò davanti a Luigi XIV. Divenuto nel 1659 vescovo d'Aosta, fu pastore zelante e avversario deciso dei giansenisti.

Lascio panccirici, lettere pastorali ( 3 voll., più alcune sciolte) e brevi trattati ascetici d'intonazione salesiana: Traité sur l'ornison (Chambéry 1680); Traité de la véritable divation (Aosta 1684); Traité sur la Messe (ivi 1685).

Basi..: J.-M. Albini. Mémoire historique sur Ph.-A.B., Torino 1865: G. Boffito. Biblioteca degli scrittori Barnabiti, I. Firenze 1933, pp. 71-75; P. Frutaz, s. v. in DHG, VI, coll. 264-62. Edmondo Lamalle

BALMES, Jaime. - Filosofo, apologista, sociologo e politico, n. a Vich, in Catalogna, il 28 ag. 18ro, e ivi m . il 9 luglio 1848 . Compiuti gli studi di lettere (1817-22), di filosofia (1822-25) e un corso di teologia (1825-26) nel seminario della città natale, si trasferì all'Università di Cervera, unica allora in tutta la Catalogna. Dopo altri otto anni di studi, durante i quali attese quasi esclusivamente all'approfondimento del pensiero di s. Tommaso, consegui nel 1833 la laurea in teologia. Ordinato sacerdote a Vich il 20 sett. 1834, vi insegno le matematiche, dedicandosi in pari tempo alla letteratura e alla poesia.

La sua vita di pubblicista cattolico può dividersi in due periodi. Nel primo, incominciato a Vich e finito a Barcellona dove dimorò ordinariamente dal 1841 al 1844 , scrisse le sue più note opere apologetiche: Memoria o Reflexiones sobre el celibato (Madrid 1839), Observanciones sobre los bienes del clero (Vich 1840, Barcellona 1840) e soprattutto El protestantismo comparado con el catolicismo en sus relaciones con la civilización europea (4 voll., Barcellona 1842-44), contemporaneamente tradotto in francese, tedesco e italiano. Nello stesso tempo andava pubblicando saggi apologetici e sociali nelle riviste barcellonesi La religión, La civilización (1841-43), in collaborazione con Roca y Cornet e Ferrer y Subirana, e La sociedad (1843-44), fondata e scritta da lui solo.

Il secondo periodo, durante il quale il B. risiedette generalmente a Madrid, va dal 1844 al ' 48 e comprende gli scritti d'ordine prevalentemente filosofico e politico: El criterio (Barcellono 1845); Cartas a un escéptico (1846), di carattere apologetico e filosofico insieme; Filosofia fundamental, in 4 voll., dove espone i punti fondamentali del suo pensiero filosofico, subito tradotta in francese e in italiano, e ristampato nel 1848; Filosofia elemental, in 3 voll. (1847) di cui curò personalmente la traduzione latina per l'insegnamento nei seminari. A Madrid fondò il periodico politico El pensamiento de la nación che mirava ad una pacificazione e unione della Spagna, mediante il matrimonio della giovane regina Isabella II con don Carlos de Borbón, capo dei carlisti, ciò che avrebbe contribuito al consolidamento del trono, e resa possibile un'evoluzione politica senza i pericoli della rivoluzione. Il B. s'interessava pure di politica estera e principalmente degli avvenimenti di Roma, e scriveva l'opuscolo Pío IX (Madrid 1847) in difesa delle riforme del nuovo Papa. L'opposizione incontrata in questo campo da parte dei cattolici e lo scacco del progetto matrimonio reale, lo decisero a lasciare Madrid. Tornò a Barcellona e poco dopo moriva a soli 38 anni.

Come apologista, il B. fa capo ad una scuola catalana, cui appartengono, insieme con lui, i citati due compagni de La civilización, Joaquim Rubió y Ors, i maivechini Tomás Aguiló e J. M. Quadrado. Tutti dipendono quanto alle idee dagli apologisti francesi, con molti dei quali, ad es., Ozanam, Lacordaire, Dupanloup, il B. ebbe personali rapporti nei tre viaggi che fece a Parigi.

Benché l'apologetica del B. si trovi dispersa in due opere principali, le Lettere ad uno scettico e Il Protestantesimo, e in molti opuscoli ed articoli a parte, essa costi-
tuisce tuttavia un corpo organico di dottrina. Tre punti egli sviluppa con maggior ampiezza: lo scetticismo religioso, il valore umano della Chiesa cattolica, e quello del clero. Tre questioni ch'erano allora di viva attualità. Prima ancora che nelle Lettere, piuttosto filosofiche, il B. aveva combattuto in singoli articoli l'ateismo razionalistico del Settecento e i due principi fondamentali del liberalismo religioso dell'Ottocento. Le Cartas a un escéptico, piuttosto che un'opera sistematica, sono una raccolta di amichevoli conversazioni intorno ai temi più vivi a metà del sec. xix: la causa della molteplicità delle religioni positive, l'inferno, la filosofia dell'avvenire, i martiri come argomento della divinità della Chiesa, la tolleranza, lo spiritualismo filosofico francese e l'idealismo tedesco, il Vangelo, la necessità del Battesimo per salvarsi, il culto dei santi, gli Ordini religiosi...

Invece Il Protestantesimo è un libro sistematico, nel quale, di fronte alla sterilità del protestantesimo, prova la divinità della Chiesa cattolica appunto dai suoi valori umani neilo sviluppo della civiltà europea. Finalmente alle solite accuse contro il clero cattolico, tanto diffuse nell'Europa dell'Ottocento, il B. rispose ampiamente nei suoi scritti sul celibato, sui beni della Chiesa, sull'istruzione moderna del clero, e sugli Ordini religiosi. Come esempi poi di apologetica popolare bisogna ricordare il diffusiesimo opuscolo La religión demostrada al alcance de los niños (Barcellona 1841) e la Conversa d'un pagès de la montanya sobre la papa (Barcellona 1842), uno dei pochi suoi scritti nella materna lingua catalana, allora rinascente.

Come filosofo, benché abbia alcuni punti di contatto con la scuola filosofica catalana del suo tempo, rappresentata soprattutto da Martí d'Eixalá e assai vicina alla tendenza scozzese del common sense, il B. si connette piuttosto allo scolasticismo eclettico dell'Università di Cervera, formatosi ivi prima dell'espulsione dei Gesuiti, e trapiantato in Italia soprattutto dai due fratelli Baldassarre e Giuseppe Antonio Masdeu, maestri di V. B. Buzzetti.

Alla base di tutta la filosofia del B., c'è, senza dubbio, s. Tommaso, anche se spesso è accettata l'interpretazione di Suárez come, p. es., nella questione della distinzione fra essenza ed esistenza. Avversario deciso dei sensisti e degli idealisti, egli mostra una certa predilezione per Descartes e per Leibniz, e conserva verso gli scolastici una costante deferenza, anche quando se ne allontana come nella teoria ilemorfica, e nella dottrina dell'atto e potenza. Il suo pensiero filosofico si deve ricercare soprattutto nella Filosofia fundamental, opera insieme critica e costruttiva, tutta fondata sullo spirito ampiamente umano di El criterio, che, se forse gli impedisce di essere un pensatore ardito, lo fa però una guida solida e sicura.

Il primo problema fondamentale della filosofia è quello della certezza, che il B. intende risolvere con il ricorso alla coscienza, alla evidenza e al senso comune, inteso come «istinto intellettuale» e non sentimentale o sensibile, come in Reid o in Hamilton. Allontanandosi dalla terminologia scolastica il B. sostenne che «il principio dell'evidenza non è evidente». Quest'affermazione suscitò un certo scalpore, ma a torto, poiché se il senso comune è un istinto intellettuale, rientra nell'ampio concetto di evidenza proprio della scolastica. Comunque, la tesi suddetta, insieme con alcune idee di tendenza cartesiana riguardo l'anima dei bruti, provocarono contro il B. una petizione, che però non ebbe seguito, di condanna della Filosofia fundamental. Nel problema dell'origine delle idee, il B., pur riconoscendo un influsso «misterioso» da parte delle sensazioni, abbondona la teoria aristotolico-tomista dell'intelletto agente. In metafisica non ammette un unico principio filosofico, ma tre ugualmente necessari, percepiti come tali dal senso comune: quello dell'esistenza, quello dell'evidenza e quello di contraddizione.

Insieme con la parte costruttiva, degna di rilievo nell'opera filosofica del B. è la discussione critica, condotta sempre con chiara acutezza, particolarmente

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delle dottrine kantiane e idealistiche. v. barcellona, biblioteca balmes.

Bibl.: Obras completas, ed. critica di I. Casanovas, Barcellona 1923-27, ristampata a Madrid, in Bibl. de autores cristianos, 1948; esistono parecchie versioni italiane del Protestantesimo, Criterio e Fil. fondamentale. Una biografia esauriente è quella di I. Casanovas, B.: la seva vida, el seu temps, les seves obres. 2 voll., Barcellona 1932, riassunta in spagnolo da M. Fiori, 2 voll., ivi 1942, ristampata pure nella Bibl. ant. crist., 1948. Si veda la ricchissima bibl. sul B. in queste due biografie e nel volume commemorativo dedicatogli dalla rivista Pensamiento, 5 (1947). Sull'analogetica del B. vedi il volume con questo titolo pubblicato da I. Casanovas (Barcellona 1910). Per i suoi rapporti con la preneoscolastica di Cervera e con la neoscolastica ital. cf. M. Batllori, S. en la historia de la filosofia cristiana, in Rovio y fe, 134 (1946), pp. 281-95, e Fil. balmesiana y fil. cervariense, nel num. cit. di Pensamiento, pp. 281-93; H. Hocedza, Centenaire de la mort de B., in Gregorianum, 29 (1948), pp. 179-203.

Michele Batllori
BALSAMO. - Unguento molto usato dai pagani e perciò riprovato dai cristiani. Tuttavia dal sec. Iv si hanno testimonianze dell'uso di mescolare il b. col crisma durante la consacrazione di questo il Giovedi Santo, rito che si compiva anticamente, come ancora a Milano, prima della Messa. Oggi nel rito romano si compie durante il Santo Sacrificio. Benché sin dall'inizio la mescolanza del b. con l'olio sembra sia stata imposta sotto grave precetto e ritenuta necessaria per avere il crisma, difficile è precisarne la ragione, che può tuttavia essere indicata dalle orazioni liturgiche relative. Il b. viene dapprima benedetto, poi il vescovo accompagna la mescolanza con questo invitatorio: «Preghiamo Dio che benedica e benedicendo santiñchi nella virtù della Trinità Santa questi succhi ricavati da diverse specie di creature e ci conceda che, mescolati insieme, diventino una cosa sola e che chiunque ne venga da noi cosparso all'esterno anche internamente ne riceva... ". Ciò che fa pensare alle parole di s. Paolo: "Siamo il buon odore di Cristo" (Eph. 5, 2). I liturgisti medievali videro altri equivalenti significati. Durando commentava: "All'olio che luccica si aggiunge il b. perché noi dobbiamo risplendere per la fede operante e dare profumo ad onore di Dio e a giovamento del prossimo" (Rationale divinorum officiorum, LXXIV, 10). v. CRISMA.

Bibl.: J. Catalano, Pontificale romanum prolegomenis et commentariis illustratum, III. Roma 1740, p. 69 sgg.

Enrico Cattaneo
BALSAMO, Ferdinando. - Sacerdote, n. a Roziano Gravina il 7 sett. 1826, m. a Cosenza il 7 nov. 1869. Sotto la dominazione borbonica, uni allo zelo pastorale un vivo amor di patria ed educò la gioventù ad ideali patriottici. In filosofia era seguace del Gioberti ed era convinto che tra la dottrina cattolica e le sane conquiste della ragione non si frapponesse alcun ostacolo.

Nell'Accertenza a Il Cristiano Cittadino (1861), dichiarava che "essi (i discorsi) erano una indiretta apologia del cristianesimo, non mirando ad altro che a far toccare con mani l'armonia del pensiero cristiano con quanto di vero e di bene si racchiude nella scienza civile: Religione e Patria si mostrano congiunte da un vincolo divino e la cattedra del Vangelo era insieme la tribuna dei popoli».

Bibl.: V. Julia, Intorno alla vita e alle opere di P. B., Trieste 1871; O. Dito, s. v. in Diz. Risorg. Naz., II, p. 161.

Silvio Furlani
BALSAMO, Paolo. - Sacerdote ed economista, n. a Termini Imerese il 4 marzo 1764, m. il 4 sett. 1816. Entrato nel seminario arcivescovile di Palermo, fu ordinato sacerdote e s'interessò vivamente dei problemi agrari del suo tempo e di quello della Sicilia in
modo particolare. Dopo avere soggiornato in vari paesi d'Europa, tornò in patria con un vasto bagaglio di nozioni teoriche e pratiche che gli valsero nel 1791 l'assegnazione della cattedra di agricoltura nella R. Accademia di Palermo. Seguace dei principi liberistici di A. Smith, il B. sottopose nelle sue lezioni ad una profonda critica la legislazione siciliana vigente in materia agraria, sostenendo la necessità di abolire ogni vincolismo. Queste idee poi espose nelle sue Memorie economiche e agrarie riguardanti il regno di Sicilia (Palermo 1803). Nel 1806 fu chiamata alla cattedra di Economia rurale e Commercio dell'Università di Palermo.

Bibl.: Necrologio di N. Palmeri, in Biblioteca italiana, 29 (1818). - Sul B. e la questione agraria siciliana cf. G. Rizza Salerno, P. B. e la questione agraria in Sicilia, in Nuova Antologia, 12 febbr. 1893, p. 694 sgg., e A. Petino, La questione del commercio dei grumi in Sicilia nel Settecento, Catania 1946, passim. Silvio Furlani

BALSAMON, Teodoro. - Uno dei più noti canonisti della Chiesa greca dissidente, n. verso la metà del xir sec. a Costantinopoli e ivi m. dopo il 1195. Entrato giovane nel clero della grande Chiesa, ottenne le cariche di monofilace e cartofilace. Verso il 1193 fu eletto vescovo di Antiochia della quale, però, non prese mai possesso.

Sollecitato dall'imperatore Manuele Comneno e dal patriarca di Costantinopoli, Michele Anchialo, scrisse ca. il 1170 in quattordici titoli un voluminoso Commentario sopra il Syntagma o Collezione.

Tale opera comprende due parti : la collezione dei Sacri Canoni e la loro spiegazione (PG 137 e 138) e l'interpretazione del Nomocanone (ibid. 104, 975-1218).

Non si riesce a comprendere perché gli editori abbiano pubblicato separatamente le due parti, che costituiscono una sola e medesima opera. Sotto il titolo dei canoni figurano i Canoni apostolici, i decreti dei concili generali e particolari ed alcune lettere dei Padri della Chiesa. Alle Novelle di Giustiniano ed ai Basilici, aggiunge diverse leggi degli imperatori e decreti dei patriarchi pubblicati in seguito.

Tra le altre sue opere meritano di essere segnalate: Otto meditazioni o Risposte (PG 119); Risposta a 74 questioni canoniche poste da Marco, patriarca di Alessandria (ibid. 112 e 138); Commentario sulle questioni di alcuni monaci (ibid. 138).

Bibl.: Cf. la prefazione di Beveridge in PG 137: K. Krumbacher, Geschichte der byzantinischen Literatur, Monaco 1897, pp. 607-609; A. B. Meehan, s. v. in The Cath. Enc., II, p. 226. Romualdo Souarn

BALTASSAR (versione greca e Volgata; ebr. Bèlfa'sjar, dall'assiro Bèl-far-squr: "Bèl protegge il re»). - Re della dinastia neo-caldea, a noi noto dal profeta Daniele e dalla quasi parafrasi danielica di Fl. Giuseppe (Antiq. Ind., X. 231-48).

Nella cena opulenta, imbandita da B. a mille ottimati, si profanarono i vasi sacri del distrutto tempio di Gerusalemme, e il re atterrito vide le dita di una mano misteriosa scrivere sulla parete di fronte le parole Mane Thecel Phares (v.), con cui Dio prediceva l'imminente fine del re e del regno, ad opera dei Medo-Persiani. Ciò si verificò in quella notte medesima (Dan. 5). Nel 1^{°} \mathrm{e} 3^{°} anno del regno di B. (Dan. 7,1 ; 8,1 ), Daniele ebbe le visioni intorno ai quattro grandi imperi del mondo, al regno messianico ed alle vicende del dominio dei Diadochi ed Epigoni.

Daniele non contraddice alla storia, ponendo come ultimo re babilonese B. La Cronaca babilonese detta «di Nabonide» e il Cilindro di Ciro nominano solo Nabonide (Nabunaid, 536-39) (v.); però un'iscrizione ouneiforme di Ur. reca una supplica di Nabonide al dio Sin, per ottenerne la protezione su di sé e sul figlio primogenito Bèl-

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(fot. Alinori)
Baltassar - Il Cancito di B. di Mattia Preti (sec. xvit) - Napoli, musco Nazionale.
far-uzur; quest'ultimo è identificato con il "figlio del re", di cui parla la Cronaca di Nabonide.

Se i documenti extrabiblici tacciono sulla dignità regia di B., tutto induce a ritenere che il padre l'avesse associato al regno fin dal 542 . Da iscrizioni cuneiformi, si sa che Nabonide era inetto al governo, badava unicamente a collezionare divinità caldee nella capitale (Babel), e verso l'anno 7^{°}, o per strana inclinazione religiosa o perché costrettovi, si ritirò a Temà, località isolata dell'Arabia settentrionale. E Daniele ( 5,7 .16 ), riferendo che B. aveva promesso il terzo posto nel regno a chi fosse riuscito a interpretare l'iscrizione della parete, insinua che il primo e secondo posto fossero occupati dal padre e dal figlio.

Secondo la Cronaca di Nabonide, il 14 del mese di Tiiàt, Sippar sull'Eufrate fu occupata da Ciro. Nabonide, che vi era rinchiuso, fuggi verso Babel, che Gubaru ( = Dario Medo di Daniele), governatore dei Gutium e capo di un'armata di Ciro, conquistava due giorni dopo. Nabonide è catturato e relegato in Carmania; mentre B., secondo Dan. 5,30 , rimane ucciso. Con ogni verosimiglianza B. a Babel non solo sostituiva il genitore nel governo dell'impero, ma presiedeva alla stessa difesa della capitale. Alla sua cena fatale alludono forse anche Senofonte, Cyropaedia, VII, 5, § 15, ed Erodoto, I, 191.

Che in Dan. 5, 2.11.13.22, B. venga chiamato figlio di Nabuchodonosor, si può spiegare dal fatto che nelle lingue semitiche manca il termine speciale per indicare "discendente", mentre la parola "figlio" è di uso e significato molto ampio (anche nipote o discendente, successore qualsiasi). Sembra che Daniele a quello del padre, noto per la sua incapacità, abbia preferito il nome dell'antecessore ch'era statista e guerriero celebre. Potrebbe pure darsi che B. fosse vero nipote di Nabuchodonosor (m. nel 562). Siccome non è facile provare l'esistenza di un legame di sangue tra Nabonide e Nabuchodonosor, alcuni ritengono che il primo abbia sposato una figlia del secondo; ciò rimane tuttavia una pura ipotesi.

Bibl.: Oltre ai commenti su Daniele, H. Gressmann, Altorientalische Texte zum Alten Testament, 2^{2} ed., Berlino-Lipsia 1926, pp. 366-68 (Cronaca di Nabonide); B. Alfrink, Der letzte König von Babylon, in Biblica. 9 (1928), pp. 187-205; J. Linder, Der König Belsassar wach dem Buch Daniel und den babylon. heilinschriftlichen Berichten, in Zeitschrift für katholische Theologie, 1929, pp. 173-202; G. Rieciotti. Storia d'Israele, II, Torino 1934, pp. 12-21. Ermenegildo Florit

BALTIMORA, ARCIDIOCESI di. - Sede metropolitana degli Stati Uniti d'America, fu per il paese quasi culla del cattolicesimo e centro dell'organizzazione ecclesiastica. Per questo motivo la S. Sede le conferì nel 1858 la preminenza su tutte le altre arcidiocesi della repubblica nordamericana. Il suo territorio si estende al presente su 480 kmq., con popolazione cattolica di 265.394 ab., sopra un totale di 1.409 .694 . Ha 116 parrocchie, 254 sacerdoti diocesani e 327 regolari.

Sotto il regime coloniale (1634-1776) i cattolici dei possedimenti inglesi d'America dapprima dipesero da arcipreti inglesi, poi passarono il 6 nov. 1665 sotto la giurisdizione del vicario apostolico di Londra, rappresentato da un vicario generale. Dopo la costituzione delle colonie americane in repubblica federale indipendente dall'Inghilterra (4 luglio 1776), la S. Congregazione di Propaganda trattò per stabilire la gerarchia ecclesiastica negli Stati Uniti, finché il 6 nov. 1789, accogliendo i voti del clero del paese, Pio VI eresse B. in diocesi immediatamente soggetta, nominando come primo vescovo il missionario Giovanni Carrol, amico personale di Franklin.

La diocesi comprendeva allora non solo il Maryland ed il distretto di Columbia, ma tutti gli Stati federali della repubblica americana ed anche i territori che ancora non si erano costituiti in Stati. Cosi in seguito all'annessione della Luisiana agli Stati Uniti ( 30 apr. 1805), la diocesi di Luisiana e delle due Floride passò sotto la giurisdizione del vescovo di B.

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Baltimora - Darsena del legname nel porto mercantile.

L'8 apr. 1808 Pio VII col breve Pontificii muneris elevò B. a sede metropolitana assegnandole per suffraganee le quattro nuove diocesi di Nuova York, Filadelfia, Boston e Bardstown (oggi Louisville, Kentucky). Seguirono altri smembramenti, ma il più importante ebbe luogo con il distacco da B. della citrà di Washington e del distretto di Columbia che formarono l'arcidiocesi immediatamente soggetta di Washington (costituzione Supreme, 22 luglio 1939), dapprima unita a quella di B., poi separata il 15 nov. 1947 con la costituzione apostolica Universi Dominici gregis (AAS, 40 [1948], p. 100).

Sola sede metropolitana della repubblica americana fino all'erezione di S. Luigi in arcivescovato ( 20 luglio 1847), B. vide nascere in seguito ben 19 altre province ecclesiastiche ed ha presentemente per suffraganee le diocesi di Charleston, Releigh, Richmond, S. Agostino, SavannahAtlanta, Wheeling e Wilmington.

La Chiesa statunitense deve la maggior parte del suo sviluppo, la sua organizzazione e legislazione attuale ai vescovi (specialmente ai primi due) ed ai Concili di B. Il primo Sinodo diocesano ebbe luogo nel 1791. Nel 1829 si inaugurò la serie dei concili provinciali che si succedettero quasi ogni tre anni fino al 1869 . Ve ne furono 10, ma sol