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l suo sviluppo, la sua organizzazione e legislazione attuale ai vescovi (specialmente ai primi due) ed ai Concili di B. Il primo Sinodo diocesano ebbe luogo nel 1791. Nel 1829 si inaugurò la serie dei concili provinciali che si succedettero quasi ogni tre anni fino al 1869 . Ve ne furono 10, ma solo i 7 primi sono considerati come plenari (1829-49), poiché il primo Concilio plenario tenuto nel 1852 li riconobbe come tali. Nel 1866 si tenne il secondo Concilio plenario e nel 1884 il terzo ed ultimo, sotto la presidenza del celebre arcivescovo Gibbons. - Vedi Tav. XLIX.

Tum.: AAS, 31 (1939), pp. 668-70; Archivio S. C. di Propaganda: Acta S. C. Prop., voll. 133-72 (1783-1808); Istruzioni e Lettere della S. C., voll. 242-89 (1783-1805); Scritture riferite nei Congressi, America Centrale, II (1776-90); Juris pontificii de Propaganda Fide... pars prima (ed. De Martinis), 7 voll., Roma 1888-97; D. C. Shearer, Pontificia americana, a documentary history of the catholic Church in the United States, 1784-
1884. Washington 1933, pp. 10-102; M. P. Andrews, Separation of Church and State in Maryland, in Catholic historical review, 21 (1933-36), pp. 164-76; W. T. Russell, s. v. in Cath. Enc., II, pp. 228-33; E. I. Devitt, Washington, ibid. XV, pp. 358-60; P. Guilday, s. v. in DHG, VI, vol. 431; J. Gillard, America's first colored parish, in The Colored Harvest, 1933 e 1934, n. 1; P. Guilday, Life and time of John Carroll, archbishop of B. (1733-1815), Nuova York 1922; T. Hughes, History of the Society of Jesus in North America, 4 voll., Cleveland 1907-17; J. G. Shea, History of the Catholic Church in the United States, 4 voll., Nuova York 1886-92; Stanton, History of the Church in the Western Maryland, Baltimore 1900. - Concili e vescovi: Acta et decreta SS. Conciliorum recentiorum, collectio incentis, III, Friburgo in Br. 1873; Concilii Baltimorensis II... editio altera meudis expurgata, Baltimora 1894; Concilii Baltimorensis III, ivi 1886; J. H. O'Donnel, The catholic hierarchy of the United States, Washington 1922; J. Batanée, France and the establishment of the American hierarchy, in Catholic historical review, 24 (1938-39), pp. 175-89; P. Guilday, History of the Councils of B., Nuova York 1932; W. H. W. Fanning, s. v. in Cath. Enc., II, pp. 233-41; Official Catholic Directory, Nuova York 1947, pp. 12-29.

Corrado Morin
BALTIMORE, George Calvert. - Uomo politico inglese e primo lord del suo titolo, n. a Kipling nel Yorkshire verso il 1580 , m. il 15 apr. 1632 a Londra. Entrò nel parlamento nel 1609 ; fu segretario privato di lord Cecil; morto questo nel 1613 , entrò nel consiglio privato e fu poi inviato in Irlanda per indurre quel popolo ad accettare il conformismo con la Chiesa anglicana, sollevando un grande scontento, per cui fu necessario istituire commissioni di esami su tali lamenti. Divenne grande favorito di Giacomo I, ebbe l'ordine della giarrettiera e nel 1619 fu nominato primo segretario di Stato. Il B. era fautore di una politica di riavvicinamento con la Spagna, ma ebbe contraria la maggioranza del parlamento. Nel 1621 il re gli concesse in premio 2300 acri in Irlanda con la

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condizione che i coloni fossero conformisti in fatto di religione; ma il B. fattosi cattolico nel 1624 , cedette il suo castello originario perché fosse annullata tale clausola. Egli inoltre rinunciò al segretariato, ma il re volle che rimanesse nel Consiglio privato e gli concesse dignità di pari per l'Irlanda come barone di Baltimore. Morto Giacomo, Carlo I lo dispensò dal giuramento di supremazia religiosa perché rimanesse nel Consiglio, ma il B. rifiutò.

Nel 1620 il B. aveva avuto in America un possesso che chiamò Avalon, il quale nel 1623 fu eretto a provincia con autorità quasi regia. Egli nel 1627 vi si recò per studiarne le condizioni e stabilirvi una colonia dove tutti potessero godere libertà nel servire Iddio; vi condusse infatti la moglie, coloni e tre preti; un ministro protestante lo accusò a Londra di avere fatto celebrare la Messa nella provincia e di aver favoriti i cattolici, ma non fu ascoltato. Nel 1629 il B. ebbe da re Carlo una grande concessione a nord e sud-est del Potomac ed intendeva instaurarvi un regime di larga tolleranza religiosa; ma essendo egli morto prima di darvi completa organizzazione, fu suo figlio Cecilio, secondo lord B., «assoluto signore di Maryland ed Avalon", che fondò veramente la colonia del Maryland.

Bibl.: C. H. Firth, s. v. in Dict. of National Biography, III, pp. 721-24; J. E. Hageriy, s. v. in The Cath. Encicl., III, pp. 122-24.

Pio Paschini
BALTZER, Johann Baptist. - Teologo, n. a An-dernach-sur-le-Rhin il 16 luglio 1803 e m. a Bonn il 1^{°} ott. 1871. Discepolo di Hermes, ne insegnò le dottrine dalla cattedra di Breslavia (1830). Dopo la condanna di Hermes (1835), si diede a sostenere A. Günther, che tentò invano di difendere a Roma nel 1835 , e le cui dottrine continuò a professare anche dopo la sua condanna. Per questo il vescovo di Breslavia lo privò della facoltà d'insegnare, ma egli si ribellò. Negando di piegersi alla definizione del Concilio vaticano sulla infallibilità pontificia, organizzò nella Slesia la resistenza dei «vecchi cattolici». Morì impenitente. Uomo di capacità, ma orgoglioso, sensibile alle novità e poco ancorato ai princìpi tradizionali, sarebbe stato anche benemerito della Chiesa, se tutto non avesse rovinato con la sua insubordinazione. S'oppose vigorosamente ai protestanti, deprecando uno scisma nella Slesia. Nelle sue pubblicazioni, contro il materialismo imperante, difese le verità della Rivelazione. Ebbe però anche qualche opera condannata per la difesa dei suoi errori.

Pubblicò: Hinweisungen auf den Grundcharakter des hermetischen Systems (Bonn 1832); Über die Entstehung religiöser Gegensätze in Katholizismus und Protestantismus (s. I. 1833); Beiträge zur Vermittlung eines richtigen Urtheils über Katholizismus und Protestantismus (Breslavia 1839);Neue theologische Briefe an A. Günther (ivi 1853 : all'Indice, 12 dic. 1859); Biblische Schöpfungsgeschichte, insbesondere die darin enthaltenene Kosmo-und Geogonie, I, Lipsia 1867, II, (vi 1873, a cura di J. P. Baltzer); Über die Anfänge der Organismen und die Urgeschichte der Menschen (Paderborn 1869).

Bibl.: E. Friedberg, 7. B. B., ein Beitrag zur neuesten Geschichte des Verhältnisses zwischen Staat u. Kirche in Preussen. Lipsia 1873 (tendenzioso); E. Melzer, B.'s Leben, Wirken u. wissenschaftliche Bedeutung, Bonn 1877; Hurter, V, coll. 1249-50; J. Grisar, s. v. in DHG, VI, coll. 434-35.

Vito Zollini
BALUE, Giovanni. - Cardinale andegavense. N. ad Angle-Luçon nel Biton nel 1421, m. a Ripatransone nelle Marche il 5 dic. 1491. Di poverissima origine si addottorò in legge ad Angers nel 1457; ed entrato nella corte ebbe da Luigi XI importanti incarichi. Nominato vescovo di Evreux il 20 maggio 1465, fu
trasferito ad Angers il 5 giugno 1467 ed ebbe il cappello cardinalizio da Paolo II il 18 sett. 1467 con il titolo di S. Susanna per la parte da lui presa nell'abolizione della Prammatica di Bourges. Sebbene si fosse dimostrato aperto difensore di Luigi XI nella "guerra del bene pubblico" (1465-69), fu accusato dopo il convegno di Peronne di essere in segreta intelligenza con Carlo il Temerario, duca di Borgogna, e fu imprigionato (cf. Mélanges d'archéol. et d'histoire, 29 [1899], p. 259 sgg.); ottenne la liberazione solo sul principio del 1481 per l'intervento del card. Giuliano della Rovere e con lui entrò a Roma il 3 febbr. 1482; divenne vescovo di Albano il 31 genn. 1483. Fece in quegli anni vita di Curia, meno un breve periodo dall'ott. 1483 al febbr. 1485 , in cui fu legato in Francia per la coronazione di Carlo VIII; partecipò attivamente ai maneggi ed agli affari di quegli anni e si fece potente si da intimorire lo stesso Innocenzo VIII. Non avendo accettata la legazione di Germania, andò legato nelle Marche nel 1490, dove riuscì a sedare discordie continuamente rinascenti.

Bibl.: H. Forgest, 7.-B. card. d'Angers, Parigi 1895. Il suo nome ricorre di frequente nel carteggio del card. Marco Barbo, di cui fu amico: cf. P. Paschini, Il carteggio fra il card. Marco Barbo e Giovanni Larenzi, Città del Vaticano 1948; G. B. Piatti, Giovanni de' Medici nel Conclave del 1471, in Archiv. Soc. romana di Storia Patria, 44 (1921), p. 95; id., La zinvinezza di Leone X, Milano 1927.

Pio Paschini
BALUFFI, Gaetano. - Cardinale, vescovo di Imola, p. ad Ancona il 28 marzo 1788, m. a Imola l'1 i nov. 1866. Sacerdote nel 1813 , vicario generale nel 1824, vescovo di Bagnorea dal 1833 al 1836, nel quale anno fu inviato come nunzio apostolico alla Nuova Granada.

Ivi restò sei anni e raccolse il materiale pel suo libro L'America un tempo spagnuola riguardata sotto l'aspetto religioso dall'epoca del suo discuaprimento sino al 1843, Ancona 1844, in 2 voll. L'opera sua è importantissima per lo studio delle missioni americane; nel 1848 uscì la versione tedesca. Nel 1866 divenne vescovo d'Imola, e nel dic. fu creato cardinale. Merì a Imola l'1 i nov. dello stesso anno.

Bibl.: Stroh, Bibl., III, 1927, pp. 558 e 564.
Giovanni B. Tragella
BALUZE, Etienne. - Erudito francese, n. a Tulle il 24 nov. 1630, m. a Parigi il 28 giugno 1718. Studiò dapprima diritto civile senza passione e senza successo per compiacere a suo padre; ma poi trovò la sua vocazione di canonista e di storico ecclesiastico, quando divenne, nel 1656, segretario e collaboratore dell'arcivescovo di Parigi, Pietro di Marca (m. nel 1662). Nel 1667 Colbert gli affidò la direzione della sua biblioteca, e nel 1689 Luigi XIV lo nominò professore di diritto canonico al Collegio di Francia. Nel 1710, per avere pubblicato una Histoire généalogique de la Maison d'Auvergne (Parigi 1708) che offendeva l'amor proprio del sovrano, dovette abbandonare Parigi e fu autorizzato a rientrarvi solo nel 1713. Fin da giovane ricevette la tonsura : il che gli permise di avere parecchi benefici ecclesiastici. Il B. fu un lavoratore accanto, erudito incomparabile, appassionato per il vero al punto da compromettere i suoi interessi personali per difenderlo, un buontempone di carattere umoristico, amico fedele e delicato. Il contatto con Pietro di Marca l'aveva imbevuto di pregiudizi gallicani, che trasparivano troppo spesso nei suoi scritti e gli attirarono più d'una volta le censure romane. Egli avrebbe voluto ricondurre la corte romana all'osservanza degli antichi canoni senza tener conto dell'evoluzione storica e dell'esercizio del primato.

Oltre alle opere di s. Cipriano, di Mario Mercatore, di Salviano di Marsiglia, di Servato Lupo, dei vescovi lio-

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(da Cortizondanes de II. de Bnacm: I. Parigi Ians Balzac, Honoré de - Ritratto inciso da G. Lévey con firma autografa.
nesi Agobardo, Leidrado e Amulone, di 14 onielie di s. Cesario d'Arles, del De ecclesiasticis disciplinis di Reginone, abate di Prüm, il nostro erudito ha pubblicato : l'opera di Pietro di Marca intitolata: Concordia sacerdotii et imperii ( 1^{\text {a }} ed., Parigi 1663), messa all'Indice ( 2ª \mathrm{ed}. nel 1669, senza tener conto della condanna); Nova collectio conciliorum, I (ivi 1707), supplemento alla Collectio conciliorum dei padri Labbe e Cossart; Vitor Paparum Aversionenstum, 2 voll. (ivi 1693), messe all'Indice nel 1698; nuova edizione rivista e migliorata da G. Mollat, 4 voll. (ivi 1914-28); Histoire généalogique de la maison d'Auxergue, 2 voll. (ivi 1708); Historine Tntelensis libri tres (ivi 1717); Les conciles de la Gaule Narbonnaise (ivi 1668 ).

BibL.: E. Page, E. B., su vie, ses ouvrages, son exil, sa défense, Tulle 1899, estratto dal Bulletin de la Société des lettres, sciences et arts de la Corrèze, 20 (1898); G. Mollat, 2. v. in DHG, VI, coll. 439-52, dove si troverà la lista completa delle opere del B. con un'ampia bibliografia. Martino Jugie

BALZAC, Honoré de. - Scrittore francese n. a Tours il 20 maggio 1799, e m. a Parigi il 18 ag. 1850. Studiò legge e tentò l'avvocatura, ma, dominato dalla passione per le lettere, abbandonò ben presto la provincia e nel 1819 si stabili a Parigi, dedicandosi al romanzo. Per accrescere gli scarsi guadagni, avviò più di una speculazione commerciale, ma tutte gli fallirono: fu costretto, cosi, a lottare sempre coi debiti, anche quando la gloria letteraria gli doveva permettere vita agiata e tranquilla.

Nel 1829 conseguì il primo successo con Les Chouans, cui tenne dietro una serie di romanzi pubblicata entro un ventennio e che culmina con capolavori quali Le père Goriot, Eugène Grandet, La Cousine Bette, ecc. Partito dell'imitazione di W. Scott, B. abbandona però subito il ro-
manzo storico, restringendo il suo campo d'osservazione al mondo contemporaneo che lo circonda, ma questo sa guardare e riprodurre nella sua molteplice varietà di luoghi, tipi e condizioni sociali, cogliendone l'essenza, pur senza rinunciare alla cura minuziosa e vigile del particolare realistico, che egli sente come elemento indispensabile per dare carattere ad ogni individuo e creare in lui quella natura sociale, che è ai suoi occhi una natura nella natura. Nascono cosi le Scènes de la vie privée, vie de province, vie parisienne, vie militaire, che nel 1842 l'autore riunisce sotto il titolo di Comédie humaine. In quest'opera gigantesca, trova posto tutto il mondo balzachiano; un mondo dove, accanto all'amore, entrano largamente la politica, gli affari, le speculazioni d'agni genere, mossi sempre dal gioco di quelle passioni dominanti che nei principali personaggi trovano incarnazione viva e potente. La Comédie humaine ritras fedelmente la società francese della monarchia di luglio, ma B., che ne è il pittore, non ama quel mondo borghese. Legittimista in politica, egli difende ed esalta la monarchia forte ed accentratrice, il cui ideale vede incarnato in Caterina de' Medici, la regina che seppe sostenere il potere centrale e difenderlo contro ogni attacco, senza rifuggire dai mezzi estremi quando lo richiedeva l'integrità dello Stato.

Al legittimismo di B. corrisponde il suo atteggiamento in fatto di religione; non era credente ortodosso, però sentiva tutto il valore dell'unità religiosa dei popoli e la forza del cattolicesimo come massimo fattore di ordine sociale. "Io scrivo, dice nella Préface alla Comédie, alla luce di due verità eterne: la religione e la monarchia ".

L'asserzione, quanto alla religione, vale, però, ben poco; le sue opere, infatti, furono tutte poste all'Indice con la formula: Ounes fabulae amatoriae (decr. 16 sett. 1841; 28 genn. 1842; 5 apr. 1842; 20 giugno 1864). E le ragioni sono molto gravi : "Fu detto anatomico del cuore umano, spesso d'una freddezza esasperante nel "sezionare " il vizio, la durezza dei cuori; considera l'uomo solo dal lato peggiore, in una morale deformità che accascia; nessuna virtù esiste; il vizio mira con calcolo al suo soddisfacimento. Esagerazione del realismo nel descrivere le passioni che abbrutiscono l'uomo; nessun intendimento educativo nell'arte... Dai fatti trae spesso conclusioni che generalizzano il vizio". (G. Casati, L'Indice dei libri proibiti, III, Milano 1939, pp. 29-30).

BibL.: Edizioni: Una prima ed. di tutte le opere di B. apparve a Parigi nel 1833 , in 20 voll.; l'ed. definitiva, ivi 1869-76, è in 24 voll.; e quella del 1885-88, in 32 voll.; l'ed. critica, in corso, a cura di M. Bouteron e H. Longnon, ivi 1912 sgg., 40 voll. - Letterature: E. Biré, H. de B., Parigi 1897; A. Le Bréton, B.: l'homme et l'wnure, ivi 1905; F. Bruneticre, H. de B., ivi 1906; G. Gigli, B. in Italia, Milano 1920; R. Beniamin, La vie prodigieuse de H. de B., Parigi 1923; A. Bellostort, B. et son avrure, ivi 1923; M. Pisani, L'Italia nella Commedia Umana, Napoli 1927; P. Barrière, B. et la tradition littéraire classique, Parigi 1928; P. Bourget, Quelques témoignages (L'art du roman chez B.), ivi 1928; P. Abraham, Recherches sur la création intellectuelle. Créatures chez B., ivi 1931; B. Croce, B., in Poesia e non poesia, Bari 1935, pp. 75-94; P. Arcari, B., Brescia 1935; G. Casati, L'Indice dei libri proibiti, II, Milano 1937, pp. 215-28, Maria Teresa Sposato

BALZAC, Jean-Louis Guez de. - Scrittore francese n. nel 1597 e m. nel 1654, ed uno degli scrittori più brillanti del mondo letterario francese della prima metà del sec. xvi. Discepolo dei Gesuiti, in seguito agente del card. de la Vallette a Roma, al suo ritorno a Parigi fu dal card. Richelieu nominato consigliere di Stato, accademico e storiografo di Francia. La sua fama è legata alle Lettres (di cui nel 1624 apparve la prima raccolta) scambiate con i maggiori personaggi del tempo, e per la cui forma oratoria e sonora lo si è considerato il riformatore della prosa francese : ma troppo spesso enfatico e prezioso, presto è stato

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dimenticato. Tuttavia, all'immaginazione scarsa supplisce un gusto assai fine, che gli ha consentito lucide intuizioni: non ha rivelato cose nuove o profonde, ma, riprendendo la tradizione del Rinascimento, nello sforzo di volgarizzare la cultura, si è sforzato di «civiliser la doctrine en la dépaysant des collèges et la délivrant des mains des pédants».
B. ha saggiamente discorso di politica e di morale nelle 67 dissertazioni degli Entretiens; Le Prince (1631) è un panegirico di Luigi XIII ed una confutazione del Ma-chiavelli; in Aristippe ou la Cour (1638) parla dei cosiumi della corte e della politica, mentre nel Sacrate Chretien esalta, da fervido credente, la religione e la liturgia cattolica esartando alla lettura dei Vangeli. Scrisse anche versi latini raccolti in Tres libri carminum.

Le sue opere complete furono stampate per la prima volta a Parigi nel 1665. Una edizione recente (Parigi 1933-36) delle Premières lettres (1618-27) è stata curata da H. Bibas e K. T. Butler.

Bibs.: G. Guillaume, 7.-L. G. de B. et la prose française, Parig. 1927: A. Thibaudet, Aiv diav B., in Nouv. Rev. Franc., 41 (1933), pp. 894-902. Iole Scudieri Ruggieri

BALZOLA, Giovann. - Missionario ed esploratore salesiano. N. il 1^{°} febbr. 1864 a Villa Miroglio (Cuneo), m. a Bercellos il 17 ag. 1927. A venti anni veniva accolto da d. Bosco nell'opera "Maria Ausiliatrice" per le vocazioni tardive. Sacerdote nel 1892 , il 2 apr. dell'anno seguente parti per il Brasile, come segretario di mons. Lasagna; l'8 genn. 1895 venne nominato direttore della colonia governativa "Teresa Cristina" (Matto Grosso) per civilizzare i selvaggi Bororos, che egli con pazienza e tenacia piegò al lavoro, interessandosi alla loro vita e curandoli nelle malattie. Nel 1900 preie parte a una spedizione tra gl' Indi Caiabis; il viaggio, durato alcune settimane e insidiato dai selvaggi e dalle febbri, si concluse nella regione dell'alto Paranatinga, nel luogo che egli chiamò «Redenzione» (denominazione ora ufficiale). Altre molte residenze fondò negli anni seguenti, continuando le sue escursioni fino ai confini del Venezuela e della Colombia. Spossato dal clima e dalle privazioni, nel 1925 dovette rimpatriare: ma, appena rimesso, ritornò al suo lavoro. Scosso però nella salute, morì dopo aver visto coronata la sua opera: la fede e la civiltà erano penetrate nelle foreste del Rio S. Lorenzo e del Rio Negro.

Bibs.: Ballettino Salesiano. 1927, pp. 325-28: A. Colazzi, Don B. fra gli Indi del Brasile, Torino 1932.

Raffaele Trotta
BĀMĀH (ebr. "altura»; plurale bāmôth). - Nel linguaggio biblico, sono luoghi di culto - idolatrici e jahwistici - spesso eretti su alture naturali o artificiali.

I Settanta traducono σ τ \dot{η} λ η nel Pentateuco, τ \dot{α} \dot{η} \dot{η} \dot{α} η τ \dot{α} \dot{η} \dot{η} η nei libri storici, \dot{\text { S }} sáós nei libri profetici; la Volgata: Excelsum, fauum. Per estensione, le are erette nella valle di Ben-Hinnôm (Tâpheth), nelle vie e porte di Gerusalemme, sono dette bämôth (Jer. 7, 31; II Reg. 23, 8).

Le primitive b., di origine cananea, del periodo neolitico, consistevano in incavi a forma di catino nella roccia, forse per ricevere le libazioni e il sangue delle vittime. Quelle scoperte a Megiddo, Ta'annak, Tell es-Sâfi, 'Ajn-Šems, Bejsân, 'Abdeh, sul Garizim, e specialmente quelle di Gezer, hanno i seguenti elementi comuni: area spaziosa (ca. 30 m .), scelta forse perché più vicina al cielo, su di un'altura con ampi panorami, destinata al pubblico; caverna semplice o doppia (l'adylum alla divinità), riservata ai sacerdoti; gigantesche stele (v. maṣṣ̣̣̣̣̣̣̣̣̣̣) di pietra (le 8 di Gezer sono alte da m. 1,65 a 3,28: ma non è certo che avessero significato religioso) talvolta fal-
liche, simboli quindi della vita, con incavi alla sommità e segni convenzionali alle pareti, erette intorno ad una stele più piccola che forse rappresentava l'oggetto dell'antico culto, il betilo; blocco di pietra (l'altare?) accanto ai maṣṣ̣̣̣bhôth; ramo verde o palo infisso in terra, appena sgrossato, stilizzazione del boschetto sacrosimboleggiante l' 'Âtêrâh (principio femminile); fossa per ricevere i resti delle vittime; serbatoi per l'acqua, in mancanza di sorgenti; muro di cinta del luogo sacro considerato hêrem. Una b. sembra riprodotta nel bronzo di Susa, detto il Sit Samši «la levata del sole», dedicato da Ṡibah-in-Sušinaš (re elamita, fine de sec. xit a. C.).

La Bibbia menziona l' 'Âtêrâh, pl. 'Âtêrim (Deut. 12, 4; 7, 5, ecc.), i bammânim (Lev. 26, 30; II Par. 14, 4) (v. Baal), tende (Ex. 16, 16. 18), altari eretti su colli elevati e vette di monti, sotto alberi frondeggianti, dove agli idoli si bruciavano profumi e si offrivano cibarie (Os. 4, 13; Ez. 6, 13) e banchetti (Ez. 22, 9). Nelle b. si è, fra l'altro, trovato daghe di bronzo, coppe da libazioni, vasi bruciati, profumi, oggetti votivi di ogni specie, figurine di terracotta riproducenti personaggi, animali, serpenti di bronzo (connessi con i riti della fecondazione) ecc.; nelle caverne, giarre contenenti corpi di neonati (da 7 giorni), e ossa di animali, tra cui il porco e qualcuno con tracce di fuoco.

I profeti chiamano tali b. luoghi d'empietà (Os. 4,13 sg.; 10,8; Mi. 1,5). I sacrifici umani sono ricordati, p. es., in Ier. 7,31; 19,5; Ez. 6,4,13; 16,20 sgg. Le b. idolarriche sono bensì inesorabilmente condannate alla distruzione dalla legislazione mosaica (Deut. 12,2-5; 7,5; Ex. 23,24; Num. 33,52); ma gli Israeliti non di rado le venerarono, anzi le promossero nel regno settentrionale (Os. 10,8.9; Am. 8,14; I Reg. 12,31; 13,32; Il Reg. 17, 29,32; 23,7.19; Ez. 6,3-6).

Le b. jahwistiche, il cui culto fosse intonato al monoteismo, ed erette in luoghi consacrati da teofanio o dalla presenza del tabernacolo mosaico (quella di Gabaon: "la grande b.-; cf. I Reg., 3, 2-5; I Par., 16, 39; 21, 29; II Par., 1, 3. 13) o dell'Arca, o perché designati dai profeti o dalla tradizione (Silo, Rama, Galgala, Bethel, Gabaa, Hebron, il Carmelo: cf. I Sam., 9, 12-14, 19, 25; 10, 5, 13; ecc.), non vennero condannate, almeno da principio (cf. I Reg., 3, 2, 5; 19, 10), anche a causa del minore accentramento del culto (cf. I Reg., 8, 16; II Sam., 7, 6, 7); ma, in progresso di tempo, accentuandosi la centralizzazione del culto, si trovano passi come quelli dei libri dei Re e dei Paralipamenti che lodano i tentativi fatti da Ezechia e Josia per estirparli, e rimproverano Asa, Josafat, Joas, Amasia, Azaria e Joatham che li tollerarono. Forse i tentativi fatti da Asa e Josafat rimasero senza risultato. Josia richiamò a Gerusalemme i sacerdoti levitici passati al servizio delle b., vietando tuttavia che ascendessero l'altare del Signore (II Reg. 23, 5-9; II Par. 37, 3.7. 32 sg.). Dopo l'esilio non si parla più delle b.

Bibs.: F. Prat, s. v. in DB. III, coll. 449-57: F. von Andrian, Der Höhenhaltes asiatischer und europäischer Välber, Vienna 1891: A. von Gall, Altisraelitiche Kultstätten, Giessen 1898 : H. Vincent, Cassaan d'après l'exploration récente, Parigi 1907; id., La nation biblique du Haut-lien, in Revue Biblique, 55 (1948), pp. 245-78, dove si difende il carattere di b. di quella di Gezer: A. G. Barrois, Précis d'archéologie biblique, Parigi 1935: W. F. Albright, Archaeology and the Religion of Israel, Baltimora 1946. Bonaventura Mariani

BAMAKO, vicariato apostolicO di. - Il vicariato nell'Africa occidentale francese, Sudan, fu creato nel 1921 per divisione del preesistente vicariato del Sahara, diretto dai Padri Bianchi. Con la regione occidentale nel 1947 fu eretta la prefettura apostolica di

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Kayes. La popolazione è di ca. 976.904 ab., appartenenti alla razza sudanica, in maggioranza Bambara; invece in città (dal 1908 B. è capitale del Sudan) è cosmopolita. Religione dominante l'islamismo, tenace, attivo, e protetto dalle autorità governative.

La missione conta ca. 20.000 kmq . La prima stazione fu quella di Kati, centro militare a 15 km . da B., dove non c'era che una cappella dal 1908, che però non fu residenza fissa se non nel 1923. I cattolici, che erano 3793 nel 1934, sono ora (ultima statistica nel 1948) 6.741 , diretti da 24 Padri esteri e i indigeno, 3 fratelli, 33 suore; i catecumeni sono 1.571 . I musulmani sono circa 370.000 e i pagani (animisti) 600.000. Le scuole elementari 7 con 917 alunni, professionali 4 con 56 alunni, per catechisti 3 con 36 alunni.

Bial.: Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1935, pp. 238-40; P. Lesourd. Les Pères Blancs du card. Lavigerie, Parigi 1935, pp. 87-88; MC. p. 29; Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionis, 16 setr. 1948, Pavia. n. prot.3787/48. Giovanni B. Tragella

BAMBAGARI, Cesare Nicola. - Valente predicatore e scrittore ascetico, n. a Lucca il 13 giugno 1647, m. ivi il 16 marzo 1725. A 17 anni entrò tra i Canonici regolari lateranensi e dopo la professione religiosa continuò i suoi studi a S. Pietro in Ciel d'oro di Pavia. Nel 1672 ottenne il diploma di predicatore, equivalente allora presso i Lateranensi all'odierna laurea di teologia. Preferì all'insegnamento la sacra predicazione che per molti anni esercitò sui più rinomati pulpiti d'Italia «con massimo frutto delle anime e onore della Congregazione». Con tale motivazione fu eletto ( 1687 ) abate privilegiato perpetuo. Nel 1708 divenne priore della canonica di S. Frediano di Lucca e ordinario di Carrara; nel 1711 fu confermato in carica per un altro triennio, ma l'anno seguente si dimise.

Compose vari trattati ascetici tra cui: Modo d'avere con vica fede (dedicato a s. Teresa), Via compendiosa per un'anima che desidera unirsi a Dio, e Della frequenza della S.ma Comunione. Combatte il quietismo e spiega i veri principi sulla unione dell'anima con Dio; ammette la contemplazione infusa. Il trattato sulla Comunione frequente (Lucca 1700) è uno dei più completi allora pubblicati. I citati scritti sono riuniti in due grossi volumi, Opere spirituali, Lucca 1733-34. Li precede una breve biografia dell'autore.

Bial.: Per i dati biografici : Archivio di S. Pietro in Vincoli in Roma, Acta Congregationis Lateranensis, mss., anni citati. Nicola Widloecher

BAMBERGA (BAMBERG), ARCIDIOCESI di. - Nella Baviera; comprende l'Alta Franconia, il nord della Franconia Centrale, parte della Bassa Franconia e dell'Alto Palatinato e l'antico ducato di Koburg. Conta 1.910.000 ab. di cui 717.000 cattolici, e si divide in 2 decanati urbani (B. e Norimberga-Fürth) e 20 decanati rurali; ha un capitolo metropolitano, e un vescovo ausiliare, 285 parrocchie, 561 sacerdoti secolari e 124 regolari. Patroni : s. Giorgio e s. Enrico imperatore. La città di B., in prevalenza cattolica, costruita sulle rive della Regnitz, è ricordata la prima volta nel 902 e dipendeva dai signori di Bahenberg. Nel 906 passò alle dirette dipendenze della Corona. Nel 973 Ottone II la cedette ad Enrico I, duca di Baviera. Passò poi al figlio di questi, Enrico II imperatore il quale, intendendo farne un centro di evangelizzazione verso gli Slavi, ottenne da Giovanni XVIII, il 1^{°} nov. 1007, di erigerla a sede vescovile. Benedetto VIII vi consacrò la chiesa di S. Stefano in occasione del suo viaggio in Germania del 1020 ed Enrico volle che la nuova diocesi fosse posta sotto l'immediata dipendenza e signoria della S. Sede; tale legame fu però sciolto da s. Leone IX nel 1052. Essa ebbe a subire l'opposizione del vescovo di Würzburg dal ter-
ritorio del quale era stata smembrata, e tale opposizione fu vinta soltanto con la concessione a quel vescovo di alcuni territori nella Marca di Meiningen e il diritto di giurisdizione su alcune parrocchie (cf. Hefele-Leclercq, IV, pp. 909 e 915). La diocesi acquistò in breve tempo una notevole importanza, grazie alle ricche donazioni del fondatore che ne assicurò lo stato economico: già il primo suo vescovo godette il privilegio di battere moneta e di esigere pedaggi; divenne principe del regno di Germania nel 1230 per volere di Federico II e nel sec. xvi ebbe la direzione del circolo di Franconia. Per il loro carattere mite e pacifico i vescovi Giorgio III Schenk von Limburg (1505-22) e Weigand von Redtwitz (1522-56) non seppero opporre resistenza abba-
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(let. Ens. Ges.)
Bamberga - Personificazione della Sinagoga (sec. xili). Portale della Cattedrale.

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In alto: SEMINARIO MODERNO DI S. SULPIZIO. In basso: CATTEDRALE DI BALTIMORA. Disegno di P. S. Dolice (1904).

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(1ot. B. HeuI)
CATTEDRALE DI BAMBERGA
costruita nel sec. xili su pianta del sec. xi.

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Bamberga - Giudizio universale. Lunetta del portale della Cattedrale (sec. xili).
stanza decisa alla Riforma. Nel 1528 Norimberga e la Marca di Ansbach-Bayreuth si staccarono da B. accettando la nuova fede. Delle igo parrocchie indipendenti, ros con le loro chiese suffragance passarono al protestantesimo durante il xvi sec. La diocesi ebbe poi molto a soffrire per le guerre dei Trent'anni e dei Sette anni e per le campagne napoleoniche. Nel 1802 il principato ecclesiastico di B. venne secolarizzato ed incorporato nel regno di Baviera. Nel 1808 la diocesi si ingrandì di 42 parrocchie già appartenenti al vescovato di Würzburg e in seguito al Concordato tra la S. Sede e la Baviera del 5 giugno 1817 , venne elevato ad arcivescovato avente come suffraganee le diocesi di Eichstätt, Spira e Würzburg.

Tra i vescovi di B. sono da ricordare: Everardo I (1007-40) che fu cancelliere di Enrico II (1005), fondo il Capitolo collegiale di S. Stefano (ro09) e converti i Vendi pagani; Suidger (1041-47), che divenne papa col nome di Clemente II (1046), ma conservo il governo della sua diocesi; s. Ottone I (1102-39) che fu un vero rinnovatore della diocesi, fondando e restaurando circa 30 monasteri; il suo nome divenne famoso per la conversione dei Pomerani (1124-27); Giovanni Goffredo von Aschhausen (16091622) sotto il quale la Riforma cattolica fece buoni progressi; egli chiamò nella diocesi i Gesuiti (1611), che presero la direzione delle scuole superiori e del seminario; fece fare visite pastorali, introdusse missioni populari e sodalizi mariani, e fu insieme anche vescovo di Würzburg (1619); Federico Carlo von Schönborn (1729-40), vice-cancelliere dell'impero, che fu pure vescovo di Würzburg; è celebre per le magnifiche costruzioni che fece eseguire (palazzo del Capitolo, ospedale civico, seminario, restauro del Municipio, palazzo residenziale a Würzburg, castello di Werneck) e per la sua generosità per tutte le opere culturali; sotto il suo governo la diocesi ebbe un periodo di vera prosperità religiosa; Francesco Luigi von Erthal (1779-95), uno dei più grandi principi del suo tempo, riunì egli pure nelle sue mani i due vescovati di B. e di Würzburg. Visito tutte le parrocchie e fondò diversi istituti di carattere culturale e sociale, dimostrandosi un precursore delle assistenze moderne.

I Sinodi di B. - L'espressione più efficace del governo ecclesiastico furono i convegni ed i sinodi tenutisi fino al 1200. Due papi vi assistettero: Benedetto VII (ro20) e Leone IX (1052). Nel 1135 l'im-
peratore Lotario si riconciliò durante il Sinodo con gli Hohenstaufen e con ciò assicurò l'unità dell'impero. Durante il Sinodo del 1147 il corpo di s. Enrico II fu trasportato alla Cattedrale e nel 1200 si celebri la canonizzazione di s. Cunegonda. Nel 1451 il card. Niccolò di Cusa (v.) assistette al Sinodo per comporre le lotte tra il clero secolare e gli Ordini mendicanti a proposito delle confessioni pasquali.

Abbazie e Monasteri. - Sono da rilevare: Michaelsberg, abbazia benedettina fondata da Everardo I (ror 5), che fu celebre nel sec. XI per la sua scuola di pittura. Secolarizzato nel 1803 serve ora da ospedale civico. Benz, abbazia benedettina fondata dalla margravia Alberada (ro69), distrutta nella guerra dei Trent'anni, fu ricostruita sotto l'abate Ottone de La Bourde (1664-67). Dopo la secolarizzazione fu venduta ai duchi di Baviera (1814). Dal 1920-26 i Trappisti tedeschi, cacciati dall'Alsazia, vi trovarono rifugio. Michaelfeld, abbazia benedettina fondata da s. Ottone I (i i 19), divenuto oggi un istituto per sordomuti. Vierzehnheiligen, uno dei luoghi di pellegrinaggio più famosi della Germania (120.000-150.000 pellegrini all'anno), fondato nel 1448 . La chiesa odierna fu costruita (1743-72) su disegno di Balthasar Neumann.

Istituto di cultura e monasteri. - Come centro di cultura B. ebbe un'università fondata dal vescovo Melchiorre Ottone Voit von Salzburg (1648). Il vescovo Federico Carlo von Schönborn vi aggiunse la facoltà di Giurisprudenza e Francesco Luigi von Erthal quella di Medicina. Fu soppressa nel 1803. Il monumento principale è il Duomo che, posto in cima ad una collina, domina tutta la città e i dintorni con i suoi quattro campanili alti 8 i metri. Insieme con il vecchio e il nuovo palazzo vescovile (rinascimento del Cinquecento e barocco del 1704) e le vecchie case dei canonici forma un armonico insieme. Fondato da Enrico II, fu consacrato nel 1019. Dopo gli incendi del 1031 e del 1185 fu ricostruito nella forma odierna, nello stile di transizione tra il romanico e il gotico, e di nuovo consacrato nel 1237. Nel 1924, nono centenario della morte di s. Enrico, fu elevato a basilica minore. Ha due cori ed è ricchissimo di sculture. Notevole il cosiddetto Cavaliere di B., una statua equestre nel coro di S. Giorgio, di cui non si conoscono né l'autore né il nome del rappresentato. Il monumento per il fondatore del Duomo e la sua consorte s. Cunegonda è opera di Tilman Riemenschneider. Fra i molti monumenti sepolcrali si notano la tomba dell'imperatore Corrado II e quella di Clemente II, unico Papa sepolto in Germania. - Vedi Tav. L.

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BibL.: Fonti: J. P. Ludwig, Scriptores rerum Episcopatus B., St. Blasien 1718; A. Chroust, Chrouiben der Stadt B., 2 voll., Bamberga 1907-10. - Studi: A. Ossermann, Episcopatus Bambergensis, St. Blasien 1801 ; J. Looshoren, Geschichte des Distiums B., 7 voll., Bamberga 1886-1907; P. Schneider e W. Ament, B., die fröbhische Kaiser- und Bischofstadt, Bamberga 1916; E. von Guttenberg, Das Bistum B., parte 1*, in Germania sacra, Berlino-Lipsia 1927 .

Erminia Kühn-Steinhausen
BAMBINO GESÜ, CUlTO del. - Il culto del B. G., non del tutto sconosciuto nell'alto medioevo, ebbe origine nei secc. xir e xiri, quando, nella spiritualità cristiana, cominciò uno studio appassionato della vita umana di Gesù, specialmente considerata nelle sue due fasi estreme: dell'infanzia e della Passione, e ciò grazie all'influsso della liturgia, delle Crociate, dei numerosi pellegrinaggi, delle pie meditazioni e devote pratiche di grandi santi, come s. Bernardo e s. Francesco (il Natale di Greccio, 1223), del culto crescente della Eucarestia (moltissimi credevano il B. G. nascosto sotto le specie eucaristiche) e della Madonna (quasi sempre rappresentata col B. G. tra le braccia).

Molti scrittori propagarono la devozione del B. G., come s. Aelredo di Rievaulx, nel Tractatus de Iesu duodeuni: PL 195, 361-500; s. Bernardo, nelle Omelie: PL 183, 360-536 e s. Bonaventura, in De 5 Festivitatibus pueri Iesu; Lignum Vitae (Opera onnia, VIII, Quarocchi 1882-1902, pp. 68-86). Devoti trattati insegnarono alle anime pie ad assistere la Madonna nel fasciare, cullare e lavare il B. G., e a giuocare con il Bimbo divino: cosi, ad es., Ubertino da Casale, in Arbor Vitae crucifixae D.N.I.X., Venezia 1483, e G. Gerson. Numerose diventarono anche le visioni nelle quali apparve il piccolo Gesù : a s. Elisabetta di Schönau, a s. Chiara, alla beata Angela da Foligno, e soprattutto alla venerabile Margherita Ebner che godeva di un'amicizia particolare col santo Bambino. Figurazioni plastiche mostravono agli occhi dei devoti come questi gioco nel letto della Madonna dopo il parto (dall'anno 1300 ca .) o nel presepio (dal sec. xv) o nella culla (che viene lentamente mossa dai devoti) o anche come un angioletto gli insegni a camminare. Statue del B. G. furono portate anche da Betlemme, dove erano state poste sul luogo della natività del Signore. Fu costume, almeno in alcune regioni del Belgio e della Germania, di mettere delle piccole statue del B. G. di terracotta o di argilla, nei fondamenti delle case; il B. G. fu anche il soggetto più in voga delle numerosissime immagini dipinte o sllografate e spesso fu il tema delle immagini augurali del Capodanno. Antichissime statue del B. G. di questo periodo sono venerate tuttora nella cattedrale di Apt (Provenza, sec. xiv), a Pilzmoos (Austria, prima del 1500 ) e in quella di Cebù, nelle Isole Filippine (proveniente dalla Spagna, prima metà del sec. xvi).

Nel ' 500 cominciò quella devozione per il B. G. che più direttamente perdurò fino ai nostri giorni. Nella Spagna, s. Teresa insegnò alle sue suore di fare delle statuette del B. G.; e in Italia la venerabile Orsola Benincasa ne venerò alcune. A Lucca si ebbe in questo tempo una industria di tali statuette. Della stessa età sembra anche il B. G. dell'Aracoeli e quello di Altenhohenau in Baviera. Nella prima metà del ' 600 cominciò la grande fioritura del culto del B. G., culto promosso dalla scuola francese (sotto influsso del card. de Bérulle a cui piacque specialmente la considerazione del Verbo Divino umiliato nella figura di bimbo), e anzitutto da Margherita del S.mo Sacramento (di Beaune), che fondò la Famiglia del B. G. e introdusse la Corona di Gesù (12 Ave Maria e 3 Pater Noster) e la festa il 25 di ogni mese. Il B. G. di Praga venne dalla Spagna verso il 1628. S. Alfonso fu un apostolo della divozione al B. G. e della Via betlemitica (v.). Numerose sono le Congregazioni religiose che prendono il nome dal B. G.

BibL.: J. Van der Linden. Sur quelques statuettes en terre cuite trouvées à Bruxelles, in Annales de la Société d'Archéologie
de Bruxelles, 14 (1900), pp. 191-98; G. Cantini, L'infanzia divina nella pietd-francescana, in Studi francescani, 9 (1923), pp. 283313; F. Vernet, La spiritualité médiévale (Bibliothique Catholique des sricnces religieuses, 21), Parigi 1929, pp. 77-82, 96-99; H. Bremond, La conquête mystique (Histoire litter., III), Parigi 1929, pp. 511-82; P. Dudon, La dération d l'Enfant-féme d'après le P. Parisot de l'Oratoire (1637), in Revue d' Ascétique et de Mystique, 11 (1930), pp. 132-33; M. Meertens, De godverscht in de Nederlanden voor handschriften der XV seunc, I, BruxellesNimega 1930, pp. 96-102; A. Spener, Das kleine Andschtsbild vom XIV. bis zum XX. Jahrhundert, Mieracis 1930; B. van den Eerenbeemt, Het Kind in onze Middeleemssche literatuur, Amsterdam 1935, pp. 301-42; C. van Hulst, La storia della devozione a G. B. nelle immagini plastiche isolate, in Antoniamum, 19 (1944), pp. 35-54.

Cesario van Hulst
BAMBOZZI, Benvenuto, venerabile. - Minore conventuale, n. a Cerignano (Osimo) il 23 marzo 1809, religioso professo il 9 dic. 1833, sacerdote il 14 sett. 1834, maestro dei novizi a Osimo (1844-61), m. a Osimo il 24 marzo 1875. Fu insigne direttore di coscienze e apostolo popolare, dotato di celesti carismi.

Scrisse trattati di ascetica e di mistica (manoscritti); particolarmente importanti un Metodo di vita religiosa e la sua Autobiografia. La sua causa di beatificazione fu introdotta con decreto del 6 sett. 1911.

Bial.: N. Treggiani, Vita del a. B. B., 2^{°} ed., Osimo 1876 e 1877 (con vari scritti) ; A. Renzi, La perfezione crist. secondo gli ammontromenti del Servo di Dio, p. B.B., Semicollia 1877; D. Sparacio, Frammenti di Scritt. Min. Conc., Assisi 1871, pp. 14-16; Martyrnl. Franc., Roma 1939, pp. 108-109, n. 2; F. Perrone, Il Ven. p. B. B., Padova 1942; Comment. OFM Conc., 38 (1941), 258, n. 7.

Lorenzo Di Fonzo
BANAIA (ebr. Bēnājdh[ii]). - Figlio del sacerdote Ioiada, il più illustre dei trenta prodi che costituivano la guardia del corpo di Davide (II Sam. 23, 20 sgg.; I Par. 11, 22-24). Fra i suoi atti di valore si raccontava l'uccisione di un leone e quella di un guerriero egiziano gigante. Davide gli affidò il comando dei Kerethei e dei Pelethei (II Sam. 8, 18). Alla morte di Davide cooperò all'esaltazione di Salomone (I Reg. 1, 38), che l'elesse capo dell'esercito in luogo di Ioab (I Reg. 2, 34-35). Fu lo strumento di diverse esecuzioni capitali al principio del regno di Salomone (I Reg. 2, 25, 34, 46).

Nel corpo dei trenta valorosi v'era un altro B. (II Sam. 23, 30). Si ricordano ancora un sacerdote (I Par., 16, 6) ed un levita (I Par. 15, 18. 20) di tal nome.

Angelo Penna
BANCA. - Per b., genericamente, si intendono quegli organismi che, pur senza produrre direttamente beni materiali o servizi atti al soddisfacimento di bisogni umani (agricoltura ed industria in senso lato), senza trasferire fisicamente i beni stessi a distanza (trasporti), né scambiandoli e distribuendoli tra i consumatori (commercio), concorrono tuttavia all'intera attività economica della società da una parte fornendo i mezzi di pagamento indispensabili alle transazioni e dall'altra erogando quel bene immateriale sui generis che è il credito.
i) Le due funzioni principali esplicate appunto dalle b. sono la funzione monetaria e quella creditizia. La funzione monetaria consiste nel mettere a disposizione del pubblico degli strumenti di pagamento che siano più comodi, più maneggevoli e meno onerosamente trasferibili della moneta metallica; tali strumenti sono rappresentati dai biglietti di b. e dagli assegni. Storicamente le b. hanno cominciato con l'esercitare questa funzione: come corrispettivo al versamento da parte dei privati di monete metalliche del più vario tipo e dal più difforme contenuto di metallo fino, i primi banchi pubblici presero l'usanza di rilasciare certificati di valore corrispondente ed

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espressi in una moneta di conto stabilita. Successivamente tali certificati assunsero la tipica forma dei biglietti di b., la cui emissione fini per essere concentrata in una o poche b. (b. d'emissione). Attualmente la pluralità delle b. d'emissione si ha solo negli Stati Uniti d'America, dove però un apposito ente, il Federal Reserve Board, provvede al coordinamento ed al controllo dell'attività di tutte.

I depositi di biglietti di b., od anche di moneta metallica, permettono a coloro che li hanno effettuati di trarre assegni per l'ammontare relativo ai depositi stessi. La massa degli assegni in circolazione suole definirsi come moneta bancaria.

I biglietti di b. possono essere emessi, oltre che in corrispondenza dei depositi di moneta metallica, anche a seguito di altre operazioni, per cui ad una parte dei biglietti può non corrispondere più la copertura metallica. Analogamente la facoltà di trarre assegni può essere data ai depositanti per un ammontare superiore ai loro depositi, come pure a soggetti economici che non abbiano fatto alcun precedente versamento. In tutti questi casi la b. adempie alla funzione creditizia, ossia fornisce credito a soggetti che intendono utilizzarlo per scopi produttivi o per scopi consuntivi. A rigore la funzione creditizia può esercitarsi in due modi: da una parte concedendo a chi lo richiede l'uso del risparmio affluito e raccolto dalle b. attraverso i depositi, dall'altra creando nuovi mezzi di pagamento sotto forma di emissione di biglietti di b. e di facoltà di trarre assegni al di là di quello che sarebbe permesso dalla copertura metallica e dal volume dei depositi. Precedentemente si è definito il credito come un bene immateriale sui generis, in quanto nella classica tripartizione dei fattori produttivi (fattori naturali, lavoro, capitali) è ad esso che si attinge per l'approvvigionamento dei capitali necessari alla produzione, allo scopo di integrare quelli ottenuti in maniera insufficiente a mezzo dell'autofinanziamento aziendale.

Una terza funzione delle b. correlata a quella creditizia è la funzione d'investimento dei capitali, che consiste nel dirigere verso gli impieghi più convenienti il risparmio di nuova formazione in cerca di utilizzazione.
2) L'attività bancaria si svolge per mezzo di operazioni attive e passive. Con queste ultime le b. si procurano capitali che cedono poi a chi ne abbisogni per mezzo delle operazioni attive.

Le principali operazioni attive sono costituite dallo sconto di titoli, rappresentati solitamente da cambiali, dalle anticipazioni su pegno di titoli o di merci, dalle aperture di conto corrente, etc. Con l'operazione di sconto, che rappresenta la forma di concessione di credito più diffusa ed importante, la b. accetta di corrispondere dietro consegna di un titolo, la cambiale, una somma equivalente alla cifra segnata sul titolo, dedotto un certo importo. Tale importo, che costituisce l'interesse decorrente fino al momento in cui la somma mutuata sarà restituita alla b., è ciò che si suole chiamare lo sconto in senso stretto; l'aumento e la diminuzione del saggio di sconto, che viene regolato dalla b. centrale, rendendo più o meno oneroso il ricorso al credito, serve appunto a restringerlo o ad allargarlo. Quando ai proprietari di titoli o di merci viene anticipato il prezzo che essi otterranno in seguito dai titoli o dalle merci stesse, allora i prestiti effettuati dalla b. prendono il nome di anticipazioni. Ai proprietari di beni immobili i prestiti vengono accordati sotto forma di prestiti ipotecari. Quando non si ricorra a nessuna di queste operazioni, il credito può essere concesso per semplice apertura di conto corrente, col quale si dà il diritto al beneficiario di trarre assegni sulla b. per un determinato ammontare; anche
per le altre operazioni la forma tecnica di utilizzazione del credito avviene attraverso aperture di conti correnti.

Le principali operazioni passive sono costituite dalla emissione dei biglietti e dall'assunzione dei depositi, nonché dal cosiddetto risconto. Con l'emissione dei biglietti la b. ottiene dei capitali sotto la veste di moneta metallica o di metallo fino e cede in cambio ciò che giuridicamente è un vero e proprio titolo di credito, cioè una promessa tassativa di pagare a vista ed al portatore, per l'ammontare indicato, il valore precedentemente ricevuto. Tuttavia, non solo tale operazione oggi è ormai effettuata unicamente dalle b. di emissione, ma con l'instaurazione del corso forzoso, che costringe il pubblico ad accettare biglietti senza alcun diritto a convertirli in moneta metallica o metallo fino, l'intera operazione viene ad assumere aspetto e caratteristiche integralmente diverse da quelle tipiche. Poiché attualmente in nessun paese del mondo esiste la convertibilità dei biglietti, né è prevedibile in futuro un ritorno a tale sistema, ed inoltre, per l'esclusività d'emissione limitata ad una o, al massimo, a pochissime b., possiamo annettere all'emissione dei biglietti, quale operazione passiva, un significato meramente concettuale e storico.

Tipica operazione passiva resta invece quella inerente ai depositi, mediante i quali la b. raccoglie i capitali da utilizzarsi per la concessione del credito o per procedere ad investimenti o, più in generale, per effettuare le operazioni attive. Le somme depositate dal pubblico, pur recitando a disposizione della b., saranno restituite in base a prefissate modalità e scadenza nel loro esatto ammontare. Ai depositanti però è corrisposto un compenso (interesse), che rappresenta il prezzo per l'uso da parte della b. dei fondi ad essa versati; l'interesse può essere corrisposto in quanto la b. a sua volta, con l'impiego dei fondi depositati, consegue degli utili.

Altra tipica operazione passiva è quella che si suole chiamare del risconto. La b. interessata cede delle cambiali da essa già precedentemente scontate ad un'altra b., di solito l'istituto di emissione, onde realizzarne l'imporre attraverso un nuovo sconto. In tal modo l'istituto di emissione compie nei riguardi della b. che ha presentato le cambiali un'operazione attiva di finanziamento.
3) Il termine b. è estremamente generico, essendo applicato sia alle b. propriamente dette che agli istituti di credito. A stretto rigore le b. propriamente dette sarebbero quegli organismi che esercitano la sola funzione monetaria, mentre gli istituti di credito sarebbero specializzati nell'adempiere alla funzione creditizia. In base a tale distinzione dunque apparterrebbero alle prime le b. d'emissione e le b. di deposito e sconto, mentre i secondi comprenderebbero gli istituti di credito mobiliare e le cosiddette b. miste. Tale distinzione funzionale in pratica è poco chiara ed è, anzi, assai dubbio che possa essere applicata. Infatti, se è vero che gli istituti di credito svolgono la funzione esclusivamente creditizia, le b. propriamente dette finiscono pure con l'esercitare la medesima funzione, sebbene in forma e con modalità differenti. Ciò avviene in quanto la b. d'emissione emette biglietti in eccedenza alle riserve metalliche ed in relazione alla concessione di trarre assegni per importi superiori ai fondi depositati da parte delle b. di deposito e sconto.

Ne deriva che la classificazione di b. ed istituti di credito deve essere fatta in base ad altro criterio, e praticamente quello della effettiva attività svolta da ogni organismo bancario con particolare riguardo al tipo di operazioni a cui ciascuno si dedica. Delle b. di emissione, di cui già si è parlato, resta da dire che a queste nell'economia moderna è affidato il compito di regolare l'intero meccanismo monetario e c