d istituti di credito deve essere fatta in base ad altro criterio, e praticamente quello della effettiva attività svolta da ogni organismo bancario con particolare riguardo al tipo di operazioni a cui ciascuno si dedica. Delle b. di emissione, di cui già si è parlato, resta da dire che a queste nell'economia moderna è affidato il compito di regolare l'intero meccanismo monetario e creditizio di un paese e per tale ragione sono anche chiamate b. centrali. Le b. di deposito e sconto dopo aver proceduto per mezzo delle tipiche operazioni di deposito
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a raccogliere dei capitali, procedono alla loro distribuzione soprattutto cedendoli a coloro che presentano cambiali per lo sconto. In relazione al fatto che, dato il succedersi di versamenti e di prelevamenti, solo una certa percentuale dei depositi deve essere tenuta a disposizione per il rimborso, ad es., il 20 \%, deriva la possibilità di concedere crediti per somme anche molto superiori al totale dei depositi; secondo l'esempio, si potranno scontare cambiali o autorizzare aperture di conti correnti per somme equivalenti a cinque volte la massa dei depositi. Per mezzo delle b. di deposito e sconto viene praticata esclusivamente la concessione di credito a breve scadenza. Qualora le stesse b. concedano credito a lunga scadenza, esse prendono il nome di b. miste, dato che effettuano tale operazione attiva, che è tipica degli istituti di credito mobiliare, mentre per la raccolta dei fondi ricorrono al deposito, che è la classica operazione passiva delle b. di deposito e sconto. Istituti di credito specializzati sono quelli di credito agrario, che forniscono i capitali d'esercizio necessari alle aziende agricole, di credito fondiario, per prestiti di miglioramento del patrimonio rurale, di credito navale, di credito edilizio, ecc. In Italia i finanziamenti a lungo termine avvengono oggi nella massima parte attraverso istituti speciali : IRI, IMI, ecc.
4) Per le sue caratteristiche, per la sua estensione, per le insostituibili funzioni che è chiamata a svolgere, l'organizzazione bancaria di ogni moderno paese è il meccanismo più complesso e più delicato dell'intero sistema economico. Mentre in ogni altro settore inceppamenti parziali anche estesi portano a squilibri che possono essere in una più o meno lunga successione di tempo sanati, ogni attrito, per non parlare di eventuali franamenti, nella struttura bancaria tende sempre a paralizzare o, quanto meno, a compromettere lo svolgersi di tutta la restante vita economica nazionale. E questa la ragione per cui in ogni paese le autorità centrali hanno gradatamente avvolto l'intero edificio dell'organizzazione bancaria di un più o meno fitto sistema di controllo che, pur con modalità diverse, ha lo scopo di imbrigliare il rifornimento e la distribuzione del risparmio e di moralizzare l'attività bancaria.
BibL.: M. Fanno. Le banche e il mercato monetario. Roma 1912; G. L'. Papi, Lezioni di wienza bancaria. Messina 1930;
J. M. Keynes. Trattato della moneta, trad. ital., Milano 1932 1934; A. De Viti De Marco, La funzione della b., Torino 1934; P. Vito, La moneta, il credito e i sistemi monetari attuali, 7^{°} ed., Milano 1948.
Ercale Calcaterra
II. La b. di fronte alla morale cristiana. La morale cristiana non ha nulla a ridire in generale contro le varie attività bancarie; riconosce anzi ed apprezza i servizi che esse prestano distribuendo il credito, facendo fruttificare il denaro anche dei più piccoli risparmiatori, dando al capitale una circolazione più ampia e regolare, facilitando le operazioni di pagamento e di ricupero, rendendo possibili grandi imprese, che altrimenti non potrebbero tentarsi.
Esige però che nell'attuazione delle singole attività si osservino le leggi della giustizia; percio : gli interessi per i prestiti e le commissioni per i servizi prestati non devono uscire dai limiti di un giusto prezzo; essendo la b. custode del denaro altrui, deve evitare di profonderlo in imprese malsicure o rovinose, perchè il danno ricadrebbe sul risparmiatore; deve evitare ogni manovra fraudolenta o dolosa nel gioco dei titoli, nelle proposte di acquisti o vendite, negli accaparramenti monopolizzatori; deve vigilare contro gli abusi da parte dei clienti, dei funzionari, della stessa direzione, che possono aver luogo quando si tratta di provvigioni, di trasferte, di segreti; o con truffe, operarazioni dannose, falsificazione di bilanci, assegni a vuoto, ecc. L'esatta valutazione della moralità in questo campo, oltre che dal complesso e dal groviglio delle varie attività, è resa molto difficile anche dal conflitto fra moralità e utilità, dalla facile arrendevolezza della volontà di fronte al guadagno; dalla deprecata deformazione morale della coscienza di tanti uomini di affari, e dalla spiccata tendenza ad accomodarsi da sè, a giustificare molte azioni con lo specioso pretesto che gli affari sono affari e che non si può affatto, chi voglia riuscire a qualcosa, applicare ad essi i rigidi criteri della morale cattolica.
Donde la necessità per il banchiere di una coscienza ben illuminata e rettamente coltivata, e nella dottrina civile e in quella religiosa, affinché sappia dominare e dominarsi per corrispondere alla fiducia di chi alla b. si affida e per evitare conseguenze spesso disastrose alle famiglie, che verrebbero gettate sul lastrico, e alle stesse nazioni (v. borsa, Fallimento), il cui danno o disastro finirebbe con il riversarsi sul risparmiatore.
BibL.: C. Antuinc, s. v. in DThC, II, coll. 124-27; G. Riechierai, Il mondo degli affari e la morale, Brescia 1932, pp. 243 279; J. Aspiazu, La moral del hombre de negocios, Madrid 1944, pp. 377-407.
Celestino Testore

(da W'üpert, Pitture, Iur. (I, 2)
Banchetto - Commensali con pesci e pani. - Affresco nel cimitero di S. Callisto (fine it-inizio in sec.).
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BANCALARI, Michele Alberto. - Fisico scolopio, n. a Chiavari il 20 febbr. 1805, m. a Genova il 10 ag. 1864. Insegnò fisica e matematica in vari collegi della Liguria, ma soprattutto a Chiavari, donde nel 1846 passò a Genova, nominato alla cattedra di fisica sperimentale. Si fece conoscere fra gli scienziati italiani e stranieri soprattutto per la sua scoperta del diamagnetismo dei gas, comunicata da lui personalmente al congresso degli scienziati a Venezia nel 1847. La rivista inglese Philosophical Magazine, 31 (1847), pubblicava per prima, e in maniera definitiva, la scoperta del B., e di nuovo gli veniva riconosciuto tale primato tre anni dopo dall'illustre fisico Faraday in una memoria apparsa nelle Philosophical Transactions. Il B. pubblicò inoltre tre importanti memorie sulle forze molecolari dei corpi.
BibL.: G. B. Brignardello, M. A. B. delle Scuole Pie, professore di fisica nella Universita di Genova, Genova 1874: L. Picanyal. Gli Scolopn nella Universita di Genova, Roma 1940. Leodegario Picanyal
## BANCAROTTA: v. FALLIMENTO.
BANCHETTO, scene di. - Non si può dire ancora che le scene conviviali nell'arte paleocristiana abbiano trovato una interpretazione definitiva. Iconograficamente, è vero, i singoli gruppi già si delineano con alquanta chiarezza. Malgrado certe varianti secondarie e fatta astrazione dalle rappresentazioni del b. puramente e certamente funerario, negli altfreschi cimiteriali si possono distinguere oramai : a) il convito dei sette, eccezionalmente dodici, quasi sempre tutti uomini che mangiano pesce (e pane) in immediata vicinanza di una serie di canestri ripieni di pane, il cui numero varia tra 7 e 12 ; b) il b. dei tre, eccezionalmente cinque, uomini, donne e fanciulli, in cui figurano, insieme col pesce sul tripode, le figure allegoriche di Agape ed Irene e qualche coppiere; nella scultura poi : c) il b. del pane e del vino servito per lo più a cinque uomini, tra cui si delinea il gruppo centrale di tre; d) il b. col pesce tra pani servito generalmente a quattro uomini e spesso completato da sei, otto o dieci canestri. Una posizione speciale occupano la cosiddetta Fractio panis nella Cappella greca a Priscilla e il b.-miracolo di Cana nel cimitero "ad duas lauros" (v). malgrado il loro numero settenario di convitati che li ricollega col gruppo a. Tali varietà di figurazioni diedero luogo a gran numero di interpretazioni contrastanti che a vicenda vellero ritrovarvi la riproduzione di scene reali della vita terrestre, dei b. funebri, del b. celeste (refrigerium), dell'Agape (v.), ovvero della celebrazione eucaristica. Sembra ormai da escludersi che si tratti di rappresentazioni realistiche dell'Agape o dell'Eucaristia (qui come altrove l'arte cristiana procede per allusioni evocatrici) e si affaccia la necessità di distinguere tra i periodi e i contesti figurati. Come soluzione più consona con lo spirito di quest'arte si può ritenere che si tratta in genere del ristoro delle anime nella vita beata con particolari richiami più o meno espliciti del cibo dell'immortalità, anche prefigurato nella miracolosa refezione delle turbe nel deserto.
BibL.: L. Lefort. Etudes sur les monuments primitifs de la peinture chrétienne en Italie, Parigi 1885, pp. 143-58; J. Wilpert, Fractio panis. La plus ancienne représentation du sacrifice eucharistique à la "Cappella greca", (vi 1896; H. F. J. Liell, "Fractio panis - oder - conno coelestis", Treviri 1903; F. J. Dölger, LXWIC, V. Münster in Vestf. 1940, pp. 485-540; F. Gerke, Die christlichen Storhophage der vorhanstantinischen Zeit, Berlino 1940, p. 110 sgg.
Luciano De Bruyno
BANCHI, Serafino. - Scrittore domenicano, n. a Firenze nella seconda metà del 1500, m. a Parigi

(fol. Alinari)
Banco - B. in legno intagliato del Collegio del Cambio. Opera dei fratelli del Tasso - Perugia.
nel 1622. Entrato nell'Ordine a S. Domenico di Fiesole, compì gli studi a Parigi, protetto da Caterina de' Medici, alla cui morte tornò in patria (1589). Inviato in Francia da Ferdinando I, granduca di Toscana, sventò un attentato (1593) contro Enrico IV, che, riconoscente, gli offrì il vescovato di Angoulême (1604), rifiutato per umiltà. Rimasto a Parigi visse sempre nel convento di S. Giacomo. Scrisse, in francese, un opuscolo contro gli attentatori del re (1586), e un'opera sul Rosario della B. Vergine (1610).
BibL.: J. Quénf - J. Echard, Script. Ord. Proed., II, Parigi 1721, p. 429 sg.; Mazzuchelli, II, 1, p. 198. Angelo Wale
BANCO (ted. med. panch, lat. med. banchum, franc. banc). - Mobile usato fin dall'antichità, che si compone di una tavola, appoggiata su due o quattro piedi, con appoggi laterali e talvolta con schienale; può essere isolato o addossato a una parete. Nella forma primitiva appare ricavato nello spessore del muro, o è di materiale murario (ad es. nelle catacombe romane.)
Nei secc. xv-xvi spesso si trasforma in cassapanca (v.).
Alcune miniature documentano la forma del tutto elementare dei b. dell'alto medioevo, non altrimenti conosciuti; uno dei più antichi originali rimasti (secc. xit-xiti), proveniente dalla chiesa di Alpirsbach e conservato nel museo di Stoccarda, è ancora di forma semplicissima.
Nelle case private si ponevano b. vicino al letto o al camino, e si ornavano con cuscini o con panni appositi (bancali, pancali). I muri cui talvolta i b. erano appoggiati furono decorati con tessuti o ricami, e ciò specialmente quando i b. giravano lungo tutte le pareti delle sale, delle sacrestie o dei presbiteri;
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molti inventari ricordano questi dossalia (vela), di cui rimangono alcuni originali. Nelle case nordiche, e specialmente nel periodo gotico, i b. sono fissi alle pareti, quando, come spesso avviene, anche queste sono di legno.
Nel Rinascimento, specialmente in Italia, si decora riccamente con rilievi o tarsie il dossale dei b. (ad es., la sala del Cambio a Perugia, ecc.). Dal sec. xvir ib. quasi spariscono dagli ambienti più ricchi e se ne essendo l'uso nelle case popolari. Si trovano di regola, talvolta in forme pregevoli, nelle chiese, specialmente dei paesi nordici; al b. propriamente detto, in questo caso, è unito l'inginocchiatoio.
Bial.: E. E. Viollet-le-Duc, Dict. du mobilier, I, Parigi 1872. p. 32; G. Ferrari, Il legno e la mobilia nell'Arte italiana, Milano s. d.: A. Feulner, Kunstgeschichte des Möbels, Berlino 1920; Fr. Schottmueller, I mobili e l'abitazione del Rinascimento in Italia, Torino 1921.
G. Federico Volbach
BANCO IN CHIESA. - Sembra che nei primi tempi del cristianesimo i fedeli, almeno nell'Occidente, ascoltassero la predica in piedi, uso che poi scomparve nell'alto medioevo quando, durante la predica e le sacre funzioni, incominciò a sentirsi la necessità di stare seduti (A. Linsenmayer, Geschichte der Predigt in Deutschland während des Mittelalters, Friburgo in Br. 1912, pp. 33-130). Non ci è nota la forma delle sedie adoperate. Per le autorità e dignità civili esistevano sedie lavorate artisticamente, come quella di Carlomagno nel duomo di Aquingrana, quella di Enrico II imperatore in S. Emmerano a Ratisbona, ecc. Verso la fine del medioevo si conoscevano b. per le corporazioni e diverse associazioni. Soltanto nel periodo del barocco si introdussero più spesso posti a sedere o sedili con genuflessori, o b.
Nella disciplina vigente nessuno dei fedeli può avere in chiesa un posto speciale, senza consenso esplicito dell'Ordinario. Questo privilegio è riservato, fuori del presbiterio e senza baldacchino, solamente a coloro che hanno il legittimo diritto di patronato (CIC, can. 1455, 3). Il vescovo può di suo arbitrio disporre i posti a sedere o b. in chiesa (S. Congr. Riti, decrr. 174 ad 3). A norma delle leggi liturgiche un posto distinto fuori del presbiterio può essere assegnato alle autorità secondo il loro grado o anche a privati; però l'Ordinario, per una giusta ragione, può sempre revocare il suo consenso o sospendere o modificare il diritto (CIC, can. 1263, 2, 3; S. Congr. Riti, decrr. 816, 2007, 2141). E però un uso antico che i sacerdoti abbiano b. di legno o di pietra nel presbiterio, originariamente disposti in forma di semicerchio a destra e a sinistra della cattedra vescovile. Per i canonici, durante il sinodo, possono essere elevati di uno o due gradini (S. Congr. Riti, decrr. 2047 ad 4; 2082; 2420 ad 5). Quando i canonici in habitu canonicali e come capitolo accedono ad una chiesa di Regolari, i b. devono essere ornati di un panno. Così pure il celebrante con i suoi ministri può sedersi su b. drappeggiati durante il canto del Gloria, del Credo e della Sequenza.
In materia di diritto del b. in chiesa, la giurisprudenza italiana suole applicare i principi del diritto canonico, e quindi riconosce il potere discrezionale e insindacabile dell'autorità ecclesiastica di revocare o sospendere le concessione, anche se questa sia fondata su una convenzione a titolo oneroso (salvo, in questo caso, l'eventuale diritto al rimborso); mentre riconosce la competenza dei tribunali civili a giudicare le controversie tra l'autorità ecclesiastica e il privato circa l'esistenza e la titolarità del diritto di b., e quelle tra privati relativamente alla titolarità o al possesso.
Bial.: L. Eisenhofer, Handbuch der katholischen Liturgie, I, Friburgo in Br. 1932, p. 379; S. Fino, Piccola Enc. del Beneficiato, Torino 1933, pp. 61-63.
Filippo Oppenheim - Pio Ciprotti
BANDELLO, Matteo. - Novelliere, n. a Castelnuovo sulla Scrivia attorno al 1485 . Entrò giovanissimo, forse a Roma, nell'Ordine domenicano, di cui proprio allora (1501-1506) era generale suo zio, Vincenzo Bandello. Passò nel milanese convento delle Grazie, dove non si fermò a lungo, continuamente in viaggio per Genova, Firenze, Napoli e la Calabria. Allargò poi ancora la cerchia dei viaggi e delle conoscenze, entrato nel 1506 nelle grazie dei Bentivoglio, esuli a Milano dalla loro Bologna; più volte il giovane domenicano passò allora le Alpi, per negozi diplomatici. Dopo la battaglia di Marignano (1515) si trasferì a Mantova, alla corte di Isabella Gonzaga; assunto sei anni dopo Francesco II Sforza al ducato di Milano, vi ritornò per brevi anni, ché la congiura del Morone (1526) lo pose in sospetto ed egli dovette mutar aria, ritornando ai suoi Gonzaga, come segretario questa volta di Luigi, capitano della Lega Santa. Lasciato il Gonzaga, nel 1528 ritroviamo il B. con Cesare Fregoso, capitano per Venezia prima e poi per la Francia, e quindi con la vedova di lui, Costanza Rangoni, ospite di Francesco I di Francia, quando il Fregoso cadde per mano dei sicari di Carlo V (1541). Nel calmo ritiro di Barens il frate avventuroso attese ai dotti conversari del circolo che conveniva attorno alla Rangoni e a stendere le sue novelle e le sue rime. Il 1^{°} sett. 1550 fu nominato vescovo di Agen dal re di Francia, riservando la metà dei redditi della mensa a Ettore Fregoso chierico veronese; ma era una nomina puramente provvisoria, perché il B. rinunciò sul principio del 1555 , quando fu nominato a quella sede Giano Fregoso; fu allora a lui concesso il castello di Bazen situato nella diocesi. Morì in Francia nel 1561.

(du Novelle di M. Bandello, Firenze 1559)
Bandello, Matteo - Ritratto. Disegno di C. Falcini.
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Poeta petrarchesco di qualche efficacia nelle Rime, in cui spicca il gruppo ispirato dalla giovanissima Lucrezia Gonzaga, il Bandello deve la sua importanza nella storia letteraria alle Novelle. Pubblicate, vivente l'autore, a Lucca nel 1554 e divise sin dall'origine in quattro tomi o parti, sono una delle opere più caratteristiche del Cinquecento. Talune delle sue novelle - come già alcune del Boccaccio hanno avuto straordinaria fortuna: basti pensare ai casi di Giulietta e Romeo o a quelli di Ugo e Parisina, per cui Shakespeare e il D'Annunzio hanno preso le mosse da lui.
Sull'artista prevale, nel B., il descrittore e, per conseguenza, sul racconto in sé acquista maggior interesse il documento storico. Personaggi storici ed avvenimenti remoti rivivono nelle sue fitte pagine; ma, più, uomini e fatti della vita reale che l'occhio esercitato del contemporaneo scruta e mostra senza veli.
Allontanandosi dallo schema del Decamerone, pur così diffuso nel ' 500 , il B. lascia le sue duecento quattordici novelle indipendenti l'una dall'altra, premettendovi però delle lettere dedicatorie nelle quali, tra l'altro, esponc come e dove sia stata narrata altra volta la novella, ricreando cosi attorno all'opera il colore del tempo. Dal punto di vista religioso, l'opera sua tenta scalzare le basi stesse della morale: la licenciosità, in questo ecclesiastico, passa dai discorsi al nessun rispetto delle cose sacre: dal riso boccaccesco all'immoralità più spinta.
Opere: Tutte le opere di M. B., a cura di F. Flora, Milano 1934-35.
Bim.: E. Masi, M. B. a Vita ital. in un novelliere del Cinquecento, Bologna 1900; Y. Picco, I singgi e la dimora del B. in Francia, in Misc. Renier, Torino 1912, pp. 1193-53; T. Parodi, Le novelle del B., in Poesia e lett., Bari 1916; L. di Francis, Alla scoperta del vero B., in Giorn. Stor. Lett. Ital., 78 (1921), p. 290 sge.: So (1922), p. I sgr.: S1 (1923), p. I sgg.: id., Il B. e la critica. Otto anni dopo, ibid., 93 (1929), pp. 196-17; G. Petrocchi, M. B., Firenze 1940.
Pier Fausto Palumbo
BANDIERA, Uso LITURGICO della. - Dal sec. x le b. sono ammesse come ornamento nelle sacre processioni, ove precedono il corteo, o vengono portate prima di singoli gruppi. Le più antiche rappresentazioni del genere sono offerte da un Tropario di Prüm (biblioteca Nazionale di Parigi) e da un affresco nella chiesa sotterranea di S. Clemente a Roma (sec. xi). Nello stesso tempo vengono ricordate nel testamento di Leofric d'Exeter (in. nel 1072) e nei decreti di

(da V Leroquais, Les Pontifcaux... Paris! 1617, rev. 81) Bandiera - Misiatura raffigurante la processione del Corpus Domini (fine sec. xiv) - Parigi, Bibl. Naz. ms. lat. 8886, fol. 325v.
Lanfranco (1089; cf. PL 150, 450). Col crescere del numero e della grandezza si aumentava pure l'ornamento di pitture o di ricami, talvolta fatto anche da grandi artisti (Raffaello, Signorelli, ecc.). Secondo la prassi vigente non possono essere ammesse in luoghi sacri b. che siano di società contrarie alla Chiesa, o che abbiano insegne od emblemi proibiti o riprovati (S. Congr. dei Riti, Decreta, 4390). Sul colore e sulla materia delle b. nulla è stabilito. La preghiera del Rituale romano per la benedizione della b., per la quale si deve richiedere un permesso speciale dell'Ordinario, allude alle file ordinate dei cristiani, che si gloriano di trovarsi sotto il vessillo di Cristo, e che chiedono di poter superare tutti i nemici visibili ed invisibili, e, dopo ottenuta la vittoria, trionfare nei cieli. Le b. sono invero un simbolo del trionfo e perciò si trovano come distintivo nella mano di Cristo risorgente o discendente nell'inferno, e nella mano della Chiesa personificata.
Bim.: J. Braun, Die liturgischen Paramente in Gegenvart und Vergangenheit, 2^{2} ed., Friburgo 1924, pp. 236-39; id., Fahne, in LThK. III, col. 939.
Filippo Oppenheim
BANDINELLI, Baccio. - Scultore, n. a Firenze nel 1488, m. ivi il 6 o 10 febbr. 1560. Artista di valore assai disuguale, fu educato alle finezze pittoriche del Rustici, subì gli influssi del Sansovino, di Michelangelo e del classicismo cinquecentesco, e continuamente oscillò fra tendenze opposte, che talvolta gli permisero affermazioni originali, ma più spesso inaridirono ogni suo spunto creativo. Un ricordo della sua educazione alla maniera pittorica è nel S. Pietro per S. Maria del Fiore a Firenze (1515); l'influsso di Michelangelo, evidente nell'Ercole e Coco di Piazza della Signoria (1534), determina nelle sue opere una massività di forme e una composizione teatrale che a volta a volta ritorna nella sua produzione, come, ad es., nel Leone X di Palazzo Vecchio o nell'Eterno Padre del chiostro di S. Croce. L'incarico di compiere il rilievo della Natività di Maria nella S. Casa di Loreto (1531), iniziato da A. Sansovino, lo accosta a quest'ultimo da cui trae i migliori spunti per le due tombe di Leone X e di Clemente VII in S. Maria sopra Minerva in Roma (1536). Il classicismo con il quale era venuto a contatto copiando il Laocoonte (1525) determina in lui talune astrazioni di puro stilismo, che si ritrovano nelle sculture del coro in S. Maria del Fiore (1540); in alcune di queste i volumi sono sottoposti ad una semplificazione geometrica e a una disposizione ricercata di piani che raggelano in astratta idealità i ricordi della giovanile maniera pittorica. Frutto dello stesso stilismo è la semplificazione iconografica delle due Pietà in S. Croce e nella chiesa dell'Annunziata in Firenze, che rivelano una rigida composizione entro un triangolo scaleno. - Vedi Tav. LI.
Bim.: G. Vasari, Le Vite, ed. Milanesi, VI, Firenze 1881, pp. 133-200; A. Venturi, Storia dell' Arte ital., X, II, Milano 1936, pp. 187-240 (con bibl. particolareggiata). Guglielmo Matthiae
BANDINELLI, Rolando: v. Alessandro III, PAPA.
BANDINI, Giovanni. - Scultore, n. a Castello (Firenze) forse nel 1540, m. a Firenze il 16 apr. 1599, detto Giovanni dell'Opera per aver lavorato nell'Opera del Duomo fiorentino. Fu allievo di Baccio Bandinelli, ma seppe reagire all'imitazione michelangiolesca e al manierismo del suo tempo; tra le sue opere sono particolarmente lodati i ritratti. Delle sculture di soggetto sacro ricordiamo le statue degli apostoli e i bassorilievi nel coro di S. Maria del Fiore; la Presentazione di Maria e lo Sposalizio della Vergine in S. Maria Novella. Scolpi la statua di Ferdinando I
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nel monumento di Livorno e quella dell'Architettura nella tomba di Michelangelo in S. Croce.
BibL.: Anon., s. v. in Thieme-Becker, II, p. 442; U. Middeldorf, Drawing by Giovanni dell'Opera, in The Art Quarterly, 2 (1939), pp. 386-93; P. Rotondi, Contributi all'attivita urbinate di G. B. dette dell'Opera, Urbino s. d.: Géza de Francovich, s. v. in Eur. Ital., XVII, p. 230.
Vincenzo Golzio
BANDINI (Bandulovich), Marco. - Arcivescovo francescano, di origine forse italiana, n. a Skoplje, nella Serbia, in anno ignoto e m. a Bacău nel 1650. La sua fama è strettamente legata ai rapporti fra la Chiesa cattolica e quella dissidente nel sec. xvil. Il B. nel Codex Bandinus ha lasciato una preziosa testimonianza della sua visita apostolica alle diocesi della Moldavia, svoltasi tra il 19 ott. 1647 e il 2 marzo 1648.
BibL.: V. A. Urechia. Codex B., in Analele Academiei Române, 16 (1803-94), pp. 1-335; A. Veres, Scrisorile Misionorului B. din Moldova, Bucarest 1926; Gh. Calinescu, in Diplomatarium italicum, II, Roma 1930, p. 428 sgg.; Eubel, IV, p. 231.
Luigi Grillo
BANDINI, Ottavio. - Cardinale, n. a Firenze, m. a Roma il 1^{°} ag. 1629. Si laureò a Pisa in diritto. Recatosi a Roma, fu nominato da Gregorio XIII protonotario apostolico. Nel 1586 gli venne affidato da Sisto V il governo della citta di Fermo e nel 1590 la presidenza di tutte le Marche. Il 29 luglio 1595 fu nominato da Clemente VIII arcivescovo di Fermo e il 5 giugno dell'anno seguente cardinale del titolo di S. Sabina. Nel 1606 rinunciò all'arcivescovato di Fermo; nel 1626 sotto Urbano VIII, divenne vescovo di Ostia e decano del S. Collegio.
BibL.: Mazzuchelli, II, p. 227; R. Quazza, L'elezione di Urbano VIII, in Arch. d. Soc. rom. di Stor. patr., 46 (1923). n. 6 e passim.
Emma Santovito
BANDJERMASIN, vicariato apostolico di. La prima stazione missionaria (Labam), fondata nel 1907 dai Cappuccini del vicariato apostolico del Borneo Olandese, divenne nel 1926 il centro irradiatore dell'apostolato dei Missionari della Sacra Famiglia di Grave, ai quali fu poi affidata la prefettura apostolica di B., distaccata dal predetto vicariato ed eretta il 21 maggio 1938. Nel 1949 è stata elevata a vicariato apostolico.
Superfice del territorio: kmq. 387.627. Popolazione totale: ca. 1.670 .000 ab. indigeni (Malesi immigrati da altre parti dell'antipelago e tribù borneane dei Dajaki), in massima parte musulmani; inoltre ca. 3400 Europei, per due quinti protestanti, con nuclei notevoli di Cinesi e di Arabi. Nel 1948 i cattolici ammontavano a 5120 indigeni e 2180 stranieri, 660 catecumeni. Con 31 sacerdoti e 10 fratelli collaborano 14 suore francescane di Veghel. Le scuole elementari sono 18 con 1266 alunni; professionali: 1 con 35 alunne. Il graduale sviluppo della missione si fonda specialmente sui Dajaki.
BibL.: AAS, 30 (1938), pp. 402-403; De Katholieke Missiê in Nederlands-Indië, Saarbeek 1939, pp. 273-81; MC, pp. 29-30; Archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionis, 30 giugno 1938 e 12 telt. 1948, posiz. n. prot. 4229/48.
Giuseppe Monticone
BANDOENG, vicariato apostolico di. - Dal febbr. 1927 l'Ordine della S. Croce (Crocigeri) ha dato impulso all'evangelizzazione metodica degli indigeni di quella parte del vicariato di Batavia, che, staccata da questo ed eretta in prefettura (1932), fu elevata a vicariato il 16 ott. 1941.
Superfice del territorio, compreso nella parte occidentale di Giava: kmq. 24.449,25; popolazione: 6.532 .457 ab., quasi tutti Sundanesi. Cattolici (1948): 19.335 (18.250 europei; gli altri in maggioranza giavanesi, il resto cinesi); catecumeni 130. L'attività missionaria viene esercitata in 7 stazioni primarie e 4 secondarie da 20 sacerdoti della S. Croce e da 1 sacerdote indigeno, otto Fratelli di S. Luigi Gonzaga di Oudenbosch, 127 suore.
Vi sono ir scuole elementari con 3731 alunni; 2 scuole medie con 206 alunni e una scuola superiore con 38 alunne. Ospedali 2 con 295 letti e 4 orfanotrof con 272 bambini.
Difficile il contatto con i Sundanesi, musulmani fanatici, dati i pessimi esempi e i maltrattamenti da essi subiti da parte dei colonizzatori; più aperto all'influsso cattolico l'elemento giavanese e cinesc. Dai convitti escono insegnanti riconosciuti, che formano anche le cellule di future famiglie cristiane.
BibL.: AAS, 24 (1932), pp. 388-89; 34 (1942), pp. 183186; De Katholieke Missiê in Nederlands-Indiè, Saarbeek 1939, pp. 142-65; Arch. Prop. Fide, Prospectus status missionis, posiz. n. prot. 4188:39, 1514:41, 4541:48; MC, pp. 30-31.
Giuseppe Monticone
BANDURI, Anselmo. - Benedettino e dotto bizantinista n. a Ragusa in Dalmazia nel 1671, m. a Parigi nel 1743. Fece i suoi studi in Italia ove a Firenze conobbe il Montfaucon, per i cui buoni uffici fu dal Granduca Cosimo III inviato a Parigi a studiare metodologia storica alla scuola dei Maurini. Arrivatovi nel 1702, fu ospite a St-Germain des Prés e si diede ad esplorare avidamente l'epoca bizantina, specialmente fra le ricche collezioni manoscritte delle biblioteche parigine.
Nel 1711 pubblicò a Parigi i 2 voll. dell' Imperium orientale dice Antiquitates Constantinopolitanae, importante illustrazione delle antichità bizantine che gli valse il posto di bibliotecario del Reggente duca d'Orléans e l'ingresso nell'Accademia d'iscrizione e belle lettere (1715). Nel 1718 pubblicò a Parigi anche i due volumi Numinum inparatorum romanorum a Traiana Decio usque ad Palurologos Augustos, opera poco stimata dall'Eckhel, il quale però lodò molto la Bibliotheca nummaria, sive auctorum qui de re nummaria scripserunt.
BibL.: Fréret. Eloge du p. B., in Mémoires de l'Académie des Belles Lettres. VI; Hurter, IV, col. 1594.
Noomi Crostarosa Scipioni
BAÑEZ, Domingo. - Teologo domenicano, celebre cultore e interprete di s. Tommaso, n. il 29 febbr. 1528 a Valladolid e m. il 21 ott. 1604 a Medina del Campo. La forma originaria del suo nome era Beñes, poi castiglianizzata in "Bañea". Fatti i primi studi a Medina del Campo, li proseguì, verso i 15 anni, a Salamanca, dove, tre anni dopo, entrò nell'Ordine dei Domenicani, facendo la sua professione nel convento di S. Stefano (1547). Qui condusse a termine i suoi studi, sotto insigni maestri, quali Melchior Cano e Domenico Soto. Nel 1552 iniziò la sua lunga carriera didattica: per tre anni insegnò arti nel convento di S. Stefano, poi per cinque anni commentò la Summa di s. Tommaso. Successivamente. (1559-60) insegnò, nello stesso convento, S. Scrittura. Nel 1561 fu inviato ad Avila, quale professore di teologia nel restaurato studio generale dell'Ordine; negli anni 1567-69 fu ad Alcalá, di nuovo professore di teologia nel convento di S. Tommaso. Ritornò nel 1570 a Salamanca, dove continuò l'insegnamento teologico fino al 1573 ; si recò quindi a Valladolid dove insegnò fino al 1577 nel collegio di S. Gregorio. Resasi vacante, nel 1577 all'Università di Salamanca la cattedra teologica cosiddetta "di Durando", B. prese parte al concorso e lo vinse brillantemente. Tre anni dopo ( 1581 ), rimasta libera, alla morte di Bartolomeo di Medina, la cattedra "prima" della stessa università, B. gli successe, di nuovo per concorso, e la tenne per 20 anni, cioè fino al 1600 , quando, 4 anni prima della morte, aggravato dalla tarda età, chiese di ritirarsi.
B. occupa un posto importante nella storia della teologia, particolarmente nella storia del tomismo. Meditatore serio di s. Tommaso, che amava sinceramente e che protestava voler in tutto seguire, nei molti anni di studio e di insegnamento ebbe modo di appropriarsene a fondo la
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dottrina, pur rivestendola di una certa rigidezza, cui era portato dal suo temperamento. Ciò si rivelò particolarmente quando nel 1588 Ludovico Molina pubblicò la sua Concordia liberi arbitrii cum gratiae dosis, sull'arduo problema della Grazia e della predestinazione. Richiesto ufficialmente del suo giudizio sul libro di Molina, B. credette trovarvi riprodotte alcune proposizioni proscritte pochi anni innanzi dall'Inquisizione spagnola, in séguito alle discussioni suscitate all'Università di Salamanca dalla tesi sulla libertà di Cristo, difesa da Prudenzio di Monte Mayor e appoggiata da Luigi di León. La controversia col Molina ebbe séguito e proporzioni ben note, con l'intervento dell'Inquisizione prima, il deferimento poi di tutta la questione al tribunale del Sommo Pontelice, e le conseguente creazione della Congregatio de oscillis (v.). Fu durante questa controversia che B. pubblicò, in collaborazione con alcuni altri domenicani, l'Apologia Fratrum Proedicatorum in provincia Hispantiae s. Theologiae professorum adversus quaedam assertiones cuiusdam doctoris Ludovici Molinae
muncupati (Madrid 1595). La dottrina sul concorso divino, sulla Grazia e predestinazione che in quest'opera, come nei commenti alla Summa, B. difende, e per cui principalmente è rimasto celebre nella storia della teologia, tende ad accentuare la sovranità ed il dominio assoluto di Dio sulle azioni della creatura libera. Pur riconoscendo le sincere intenzioni di B., che mirava a uno sviluppo fedele dei principi del tomismo, sembra doversi ammettere, a giudizio di molti, che su questo particolare argomento, egli abbia forzato il pensiero di s. Tommaso (v. bannesianesimo).
B., professore brillante, oratore eloquente, controversista sincero, scrittore dallo stile un po' duro, ma saldo per vigore dialettico e profondità di pensiero, fu anche religioso di vita esemplare e guida sicura nelle vie della santità. Per sei anni fu confessore di s. Teresa, da lui conosciuta in Avila nel 1562 , e per tutta la vita suo apprezzato consigliere. Fu anche in relazioni di intimità con il re Filippo II, da cui ebbe più volte incarichi di fiducia, ed infine fu qualificatore dell'Inquisizione.
Opere di B., oltre alla già citata Apologia: Scholastica Commentaria in I { }^{\text {ten }} partem Angelici Doctoris (2 voll. editi la prima volta a Salamanca, nel 1584 e 1588); Scholastica Commentaria in 2^{\text {ten. }}-2^{\text {ten }} (2 voll.,ivi 1584 e 1594); In 1^{\text {ten. }}-2^{\text {en }} (2 voll., ediz. di inediti, di V. Beltrán de Heredia, ivi 1942, 1944); In Aristot. de gener. et corr. (ivi 1585); Institutiones minoris dialecticae (Colonia 1599), e qualche altro scritto minore.
Biel.: J. Quétif-J. Echard. Scriptores Ordinis Proedicatorum. II. Parigi 1721, p. 322; Scholastica Commentaria in Iun partem: Introducción general y edición preparada en cuatro tomos por el m. r. p. Luis Urbano, Madrid-Velencia 1934. - La figura di B. è delineata in vari articoli di V. Beltrán de Heredia, Actuación de maestro D. B. en la universidad de Salamanca, in La Ciencia Teatista, 14 (1922, 1), pp. 84-98, 208-49; 13 (1923, 1), pp. 361-74; (1923, 11), pp. 36-47, 199-223; id., El maestro fray D. B. y la Inquisición espadola, ibid., 20 (1928, 1), pp. 289-309; (1928, 11), pp. 33-78, 171-86; id., Valor doctrinal de las lecturas del padre B., ibid., 21 (1929, 1), pp. 60-81; id., Vindicando la memoria del maestro fray D. B., ibid., 21 (1929, 11), pp. 312322; id., El maestro D. B., ibid., 25 (1933, 1), pp. 26-39, 162-79; M. Lépée, B. et Ste Thérèse, Parigi 1947.
BANGALORE, diocesi di. - Suffraganea di Pondichéry, affidata al clero secolare indigeno, ed eretta nel 1940 con territorio distaccato dalla diocesi di Mysore, con kmq. 37.520 di superfice e ca. 4.242 .000 ab., 12.000 Europei ed Anglo-Indiani. I nove decimi della popolazione seguono l'induismo, 314.819 sono maor mettanti e 26.000 protestanti. I cattolici sono 67.100 , con 86 sacerdoti, dei quali 35 Europei, 390 suore, appartenenti a 13 diversi istituti religiosi, 8 fratelli, 61 catechisti. Tre quinti dei cattolici della diocesi vivono a Bangalore, città di 300.000 ab . Vi sono 45 scuole elementari con 9907 alunni, 18 scuole medie con 3440 alunni, i 1 scuole superiori con 1431, I normale con 23 alunni : molti sono pagani. Vi sono ancora 3 ospedali con 224 letti e 7 orfanotrofi con 665 bambini e una tipografia. Si stampa in tamilil Messenger of the Little Flower in 1000 copie. Dal 1918 è stata sede anche della delegazione apostolica delle Indie Orientali, che dal 1948, trasformata in internunziatura apostolica, è stata trasferita a Nuova Delhi.
Biel.: AAS, 32 (1940), p. 345; MC, 1942, pp. 31-32.
Valentino Belgeri
BANGHA, Adalberto (Béla). - Gesuita ungherese, n. a Nyitra nel 1880, entrato nella Compagnia nel 1895, m. a Budapest il 28 apr. 1940. Si acquistò grande fama come oratore sacro e scrittore fecondo in materie religiose, scientifiche e sociali.
Fra le sue benemerenze, vanno ricordate l'organizzazione dell'azione cattolica in Ungheria, l'istituzione d'un ufficio della stampa cattolica, con la fondazione di un quocidiano e della rivista Magyar Kultura, l'edizione di un'enciclopedia Katolikus Lexikon (4 voll., Budapest 1931-33). Dal 1924 al 1926 stette a Roma come segretario generale delle Congregazioni mariane. Delle sue opere maggiori, fu tradotta in italiano: Naturale e soprannaturale nell'epoca presente (Torino 1939).
Biel.: Z. Nyixstor. B. Béla élete és müxe, Budapest 1942. Edmondo Lamalle
BANGKOK, vicariato apostolico di. - La missione fu eretta in unità indipendente nel 1662 e quindi estesa al territorio di Singapore (1827) e in parte a Malacca (1840). Nel 1841 fu divisa nei due vicariati apostolici Occidentale e Orientale, assegnando al primo la detta penisola con diversi territori e isole adiacenti, eccettuati i possedimenti olandesi, e al secondo il regno del Siamconu, i territori e le isole adiacenti. Dopo successivi distacchi di territori e retifiche di confini col Laos e la Birmania, fu ristretto al solo regno del Siam. Nel 1930, con parte del suo territorio si fondò il vicariato apostolico di Rajaburi (v.), nel 1946 si creò la prima missione affidata al clero indigeno, Chantaburi (v.). Per l'evangelizzazione anteriore v. siam.
Il vicariato fu sempre diretto dai pp. delle Missioni Estere di Parigi. Ha una superfice di ca. 240.000 kmq .
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con una popolazione di ca. 9.150 .000 ab., nella grandissima maggioranza buddhisti. L'apostolato vi è lento, per la scarsezza di personale, le difficoltà inerenti all'ambiente, la concorrenza dei protestanti americani, soprattutto sul terreno scolastico. A tutto questo si aggiunse, sulla fine del 1940 una fiera persecuzione, con chiusura di tutte le scuole cattoliche e condanna di alcuni sacerdoti indigeni a vari anni di carcere. La situazione è ora migliorata. Nel 1948 i cattolici del vicariato erano 28.7^{8} 3 con 23 missionari e 34 sacerdoti indigeni. I Fratelli di S. Gabriele erano 27 e le suore, appartenenti a quattro diverse Congregazioni, 250. Vi è pure un seminario minore con quattro alunni e si sta riprendendo la pubblicazione della rivista mensile Sarasat.
Bibl.: Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1935, p. 164 ; Archivio di Prop. Fide, Prospectus Status Missionis, posiz. n. prot. 4200/48; MC, pp. 32-34; Société des Missions Etrangérer. Compte rendu des travaux de 1938, Parigi 1939, pp. 171-78.
Giovanni B. Tragella
BANGOR, controversia di. - Dopo la Rivoluzione Inglese del 1688, che scacciò gli Stuart, e dopo la scissione dei cosiddetti non giurati (Nun-furors), che, avendo rifiutato di prestar giuramento di fedeltà alla nuova dinastia, furono privati della loro dignità, la Chiesa d'Inghilterra fu travagliata da varie difficoltà interne. Una di esse surse dalla politica ecclesiastica del governo che eleggeva i vescovi tra i Whigs, suoi partigiani, essendo il clero inferiore in gran maggioranza del partito contrario, chiamato Tory. Ne derivarono dispute incresciose nelle "convocazioni», cioè nelle riunioni ecclesiastiche della Camera alta (vescovi) e della Camera bassa (chierici). Il dott. Hickes, un non-giurato, nel 1715 pubblicò un libro, nel quale diceva che si doveta ubbidienza ai vescovi deposti nongiurati, e accusava la Chiesa d'Inghilterra di essere scismatica. Il vescovo di B., Beniamino Hoadly (16761761), rispose che non esisteva tale scisma, perché non era essenziale per un cristiano essere unito a una Chiesa visibile. Nel 1717, questo stesso vescovo tenne un sermone sul testo: "Il mio regno non è di questo mondo", nel quale disse che il miglior modo di confutare i cattolici era di dimostrare che Gesù Cristo non aveva delegato il suo potere a nessuna autorità ecclesiastica. La disputa si accese violenta, con ardenti partigiani da una parte e dall'altra. Quando si riunì la "convocazione" del 1717, il vescovo di B. fu accusato dalla Camera bassa di negare ogni autorità alla Chiesa, e di volerla, con il pretesto di esaltare il regno di Cristo, spogliare di qualsiasi autorità di giudicare, censurare o castigare i tresgressori nelle cose di coscienza. La controversia divenne pericolosa ed il governo, per evitare ulteriori inconvenienti, rinviò la "convocazione" e non la convocò che più di un secolo dopo, cioè nel 1852. La lotta tuttavia si protrasse ancora per molti anni, ma, non riunendosi più le "convocazioni", si ridusse a una polemica rovente, senza risultato pratico. Gli anglicani sono grati a questa controversia, poiché se avesse prevalso la dottrina del Hoadly, sarebbe stata scardinata tutta la compagine della Chiesa d'Inghilterra.
Per l'abazia di B. : v. Comgall, santo.
Bibl.: W. Benham, s. v. in The Dictionary of Religion, Londra 1887, p. 96; Schaff-Herzog, s. v. in Encyclopaedia of Religious Knowledge, Nuova York 1891, p. 998; S. L. Ollard e G. Crosse, s. v. in Dictionary of English Church History, Londra 1912, p. 278; Aldred W. Rowden, The Primates of the Four Georges, Londra 1916, p. 129 sgg. Camillo Crivelli
BANGUEOLO, vicariato apostolico di. - Questo vicariato, affidato ai Padri Bianchi, fu eretto il 28 genn. 1913, staccatone il territorio da quello di Nyassa (Rhodesia sett.). La sua superfice è di 135.000 kmq . Il vicariato cominciava con poco più di 700 cattolici e 16.446 catecumeni su un totale di 600-700.000 anime.
La maggiore difficoltà era ed è tuttora data dalla piaga del divorzio, talvolta sancito dalle superstizioni tradizionali. Altra difficoltà, prospettatasi dopo la guerra 1914-18 e aggravatasi tra il 1927 e il 1931, è stata l'emigrazione di molta gioventù verso le miniere del Katanga, del Sud-Africa e, più vicino, a Ndola, nella Rhodesia stessa : il fenomeno si ripercuote sulla missione, preoccupata della morale famigliare, messa a dura prova per la prolungata assenza dell'elemento maschile. Un'altra grossa questione - peraltro risulta in buon attivo - è quella dell'adeguamento dell'attrezzatura scolastica alle nuove disposizioni governative: il governo rispetta una perfetta imparzialità tra cattolici e protestanti. Nel 1923, ossia dieci anni dopo la sua creazione, il vicariato contava già 31.561 cattolici e più di 20.000 catecumeni, con 33 missionari, 8 suore e 316 catechisti. Nel 1931-32, causa la crisi economica che provocò la chiusura di parecchie miniere, la missione poté veder tornare al focolare domestico molti emigrati. Nel 1937 parte del suo territorio passò ad arrotondare il vicariato apostolico di Levangwa (v.). Il vicariato, secondo le statistiche del 1947 ha una popolazione di ca. 400.000 ab. di cui 126.358 sono cattolici indigeni e 16 esteri. I catecumeni sono 8.520 . I protestanti 17.000 , i musulmani 130 e i pagani 240.000 . I sacerdoti sono 39, i fratelli 13 , le suore 36 e numerosi catechisti. Vi sono 142 scuole elementari con 13.582 alunni; 19 scuole medie con 862 alunni; 2 scuole normali con 81 alunni.
Bibl.: Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1935, p. 230; P. Lesourd, Les Pères Blancs du Cardinal Lavigerie, Parigi 1935, pp. 132-37; Archivio di Prop. Fide, Prospectus Status Missionis, posiz. n. prot. 4328/47; MC, p. 34. Giovanni B. Tragella
BANGUI, vicariato apostolico di. - Nuovo nome dato nel 1940 al vicariato apostolico di Uban-gui-Chari, nell'Africa Equatoriale Francese, in seguito al distacco di parte del suo originario territorio per formare la nuova prefettura di Berberati. La missione era stata creata, col grado di prefettura apostolica, nel 1909 dal Congo Francese (ora Brazzaville) con due sole stazioni. Nel 1910 cominciò la penetrazione evangelica fra le tribù dell'interno, numerosissime e con lingue diverse, sì che nell'anno 1929 si spersero stazioni in tre centri abitati dalle migliori tribù, tra i Saras a Maundu, tra i Bayas e i Karrès a Bozoum, tra i Nzakards a Bangui. Le difficoltà principali dell'apostolato sono la molteplicità delle lingue e la mentalità indigena, gelosa della libertà e diffidente del bianco. Centro delle opere, con scuola dei catechisti, scuole professionali, opere delle fidanzate, piantagioni, ecc., è la stazione di S. Paolo presso B.
Nel 1937 la prefettura divenne vicariato, e nel 1940 assunse il nuovo nome. Nel 1931 i cattolici erano 2367; ora, secondo le statistiche del 1948, sono 32.669 e i catecumeni 22.022 su di una popolazione di ca. 663.000 ab. I dissidenti sono 20 , i protestanti 20.000 , i musulmani 30.000 , i pagani 560.000 . Le stazioni primarie sono 13 , le secondarie 520 , le scuole elementari 34 con 3507 alunni, le medie 5 con 81 alunni, le professionali 3 con 160 alunni, le normali I con II alunni. I padri (della Congregazione dello Spirito Santo) sono 33, i fratelli 8, le suore 23.
Bibl.: Chronique des Missions confiéa à la Congregation du Saint-Esprit, Aperçu historique et exercice 1930-31, Parigi 1932, pp. 219-20; Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1934, pp. 252253; Écho aus den Missionen, 1939, p. 104; MC, pp. 34-35; Archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionis, 13 ag. 1948, posiz. n. prot. 4161/48. Giovanni B. Tragella
BANJALUKA, diocesi di. - Città della Bosnia (22.177 ab.), capoluogo del banato di Urbas (superfice 20.436 \mathrm{kmq}., popolazione 1.008 .000 ab. ca.) e sede della diocesi cattolica. Situata proprio nel centro delle regioni croate, la diocesi ha una superfice di 16.520 \mathrm{kmq}. dove vivono 134.335 cattolici per una maggioranza formata da dissidenti e musulmani. Conta 6 decanati e 48 parrocchie, 36 chiese e 120 cappelle, 72 sacerdoti iugoslavi e 22 esteri. Le reli-
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giose (Suore Pie della Carità di S. Vincenzo de' Paoli di Zagabria e Adoratrici del Preziosissimo Sangue con sede principale a Nazareth presso B.) avevano, nel 1939, 16 conventi e 206 suore (scuole e ospedali).
Ai tempi della dominazione romana, le regioni a sud di B. dipendevano dalla provincia di Dalmazia e dalla metropoli di Salona (le diocesi di Baloe presso Varcar-Vakuf, di Sarnada presso Kljuc, ecc.), e quelle settentrionali dalle diocesi della provincia di Pannonia (Siscia, Cibale, ecc.).
Nell'antico Stato croato dal ix al xir sec. al quale apparteneva l'intero territorio della diocesi di B. si trovava dapprima la diocesi di Nona (Nin) fino alla sua abolizione nel 928 e più tardi anche altre diocesi specialmente quelle di Zagabria e di Knin il cui vescovo aveva originariamente il titolo di Episcopus Croatorum oppure quello di Episcopus croatensis, e infine l'arcidiocesi di Spalato. Nelle sanguinose lotte contro i Turchi dal xv sec. in poi e soprattutto dopo la caduta delle città croate di Jajce ( 1528 ) e di Bihsć (1592), la popolazione, una volta esclusivamente croata e cattolica, fu in parte sterminata, essendo stata deportata o costretta ad emigrare o abbracciare lo scisma e l'islamismo. Inoltre irruppero da sud-est, condotte dai Turchi, nuove masse di altra fede per prestarvi servizio di colonizzatori e guerriglieri al confine croato. Su più di cento conventi e chiese, neppure uno sopravvisse all'invasione turca. Durante l'èra turca i Francescani bosniaci ebbero cura della rimasta popolazione cattolica, che allora apparteneva al vicariato apostolico della Bosnia Ottomana.
La diocesi odierna fu fondata con la bolla Ex hac angusta di Leone XIII il 5 ag. 1881, come diocesi suffraganea dell'arcidiocesi di Vrhbosna in Bosnia. Il primo presule ne fu Josip Garić, nominato appena nel 1912 mentre prima l'amministrarono il metropolita di Vrhbosna Josip Stadler e il vescovo titolare di Danape Marijan Marković, che fece costruire la cattedrale di S. Bonaventura e il vescovado. Durante la guerra 1939-45, in seguito alle lotte dei partigiani, la diocesi ha subito gravissimi danni : chiese furono distrutte e una parte della popolazione e di sacerdoti fu dispersa.
Nella diocesi di B. si trovano le famose abbazie di Marija Zviezda (Maria Stella) dei Trappisti ( 5 km . da B.) e i conventi francescani di Lajce e Livno.
Biss.: S. Draganovic, Opć sematicam hat. crhve u Jugoslaviji, Serajevo 1939, pp. 156-66; Croazia Sacra, Roma 1943. pp. 225-26.
Stefano Draganovic
BANKA e BILLITON, PREFETTURA APOSTOLICA di. - L'evangelizzazione metodica s'iniziò nel 1912, allorché le isole B. e B. (Indie Orientali olandesi), con quasi tutto l'arcipelago di Riouw, furono incorporate nella prefettura apostolica di Sumatra, da cui fu poi distaccata quella di B. e B. il 27 dic. 1923. Nel 1824 vi arrivarono i missionari Picpusiani.
La superfice del territorio, comprendente le isole e l'arcipelago suddetto con le adiacenze, è di kmq. 26.933; la popolazione totale è di ca. 456.500 sb ., di cui 1959 cattolici e 95 catecumeni; ca. 1500 protestanti, ca. 275.000 musulmani (Malesi), ca. 180.000 pagani. Nelle sei stazioni primarie e cinque secondarie, si contano 17 sacerdoti con 11 fratelli e 14 suore. Le scuole elementari sono 4 con 1124 alunni. La nuova situazione politica crea non poche difficoltà all'apostolato specialmente nel campo scolastico.
Biss.: AAS, 16 (1924), pp.83-84; Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1925, p. 335; De Katholieke Missiè in NederlandsIndië, Jaarboek 1939, pp. 243-51; Arch. di Prop. Fide, Prospectus Status Missionis, pos. n. prot. 4356/48, pp. 36-37
Giuseppe Monticone
BANNESIANESIMO. - E l'indirizzo di pensiero teologico che fa capo al Bañez (v.), caratterizzato in genere da una rigorosa aderenza ai principi del tomismo e in particolare dalle loro estreme interpretazioni nelle questioni che concernono la prescienza, il concorso e la predestinazione divina. Storicamente la presa di posizione del Bañez e il rigido definirsi del suo pensiero furono determinati dalle idee nuove che sul tema della libertà umana in connessione col concorso, con la Grazia e con la prescienza di Dio, erano proposte nel Concordia di Ludovico Molina (v.). Tali dottrine, alla cui nascita e formulazione aveva certamente influito la lotta antiprotestantica, miravano a una decisa rivendicazione del libero arbitrio, ed escludevano a questo fine dalla volontà umana ogni mozione di Dio previa e determinante, difendendo in suo luogo u