rrativo si dedicò alla trattazione di argomenti storici, apologetici, pedagogici, nei quali ultimi portò un equilibrio, una competenza e una visione cosi chiara da renderlo, in questo ultimo quarto di secolo, uno degli studiosi più apprezzati ed autorevoli in questioni scolastiche. E del problema della scuola pubblica e della libertà d'insegnamento disse una parola che non ha mancato di avere una efficace influenza sulla chiarificazione delle idee relative a questi argomenti.
Opere principali di pedagogia: I convitti nazionali in Italia (Roma 1918); Libertà di insegnamento, principi e proposte (ivi 1919); Intorno all'ordine degli studi del ginnasio e liceo dei seminari (ivi 1921); Gesì adolescente nella educazione giovanile (ivi 1923); Lo studio della lingua nella scuola classica (ivi 1924); Il buono e il cattivo della riforina Gentile (ivi 1925); Catholic Foundations in secular Universities (Woodstock 1927); Educating the Child at Home (St. Paul 1931); La-Razio studiorum - (Padova 1942); S. Giovanni Bosco educatore (Torino 1942); Ortogenesi e Biotipologia, ivi 1943; Educazione e salvezza sociale (Roma 1945); L'educazione nuova e il metodo Montessori (Milano 1946).
Bibl.: D. Mondrone, Il p. M. B., in La Civiltà Cattolica, 1947, IV, pp. 343-40.
Nino Sammartano
BARBERI, Bartolomeo (Bartolomeo da Castelvetro). - Il più illustre interprete del pensiero bonaventuriano tra i Cappuccini del suo tempo, n. a Castelvetro (Modena) il I genn. 1615, m. a Modena
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il 24 ag. 1679. Sedicenne abbraccio la vita religiosa nella provincia religiosa di Bologna; nel 1679 fu aggregato alla nuova provincia di Lombardia (Parma). Fu per molti anni lettore di filosofia e di teologia, zelante predicatore e direttore di spirito apprezzatissimo.
La sua attività di studioso fu tutta dedicata alla dottrina di s. Bonaventura, dalle opere del quale ricavò manuali scolastici di filosofia (Flores et fructus philosophici seu Cursus philosophici ad mentem s. Bonaventurae, 3 voll., Lione 1677) e di teologia (Cursus theologicus ad menteen seraphici doctoris s. Bonaventurae, 2 voll., ivi 1787), che contribuirono assai alla divulgazione del pensiero bonaventuriano. Una Tabula seu Index generalis in Opera omnia s. Bonaventurae (ivi 1681) ha giovato molto ai moderni editori di Quaracchi. B. studiò anche la Scrittura alla luce delle opere del Dottore Serafico: Chiesa seu summa ex omnibus s. Bonaventurae expositionibus in S. Scripturam exacte collecta et in facilem usum studiosis Cancionatoribus secundum ordinem biblicam conclusata (4 voll., ivi 1681-85). Un suo trattato di teologia spirituale: Teologia mistica del Serafico Dottore s. Bonaventura o pratico della presencia di Gesù Cristo Dio ed uomo rimase manoscritto ed è ora perduto.
Bibl.: G. Tiraboschi, Biblioteca Modenese, I. Modena 1781, p. 157 sg.; Bernardo da Bologna, Biblioteca Ordinis Minorum S. Frascivi Capuccinorum, Venezia 1747, p. 36 ; A. Toetaert, v. v. in DHG, VI, coll. 639-40; P. Felice da Mareto, Tavole dei Capitoli dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Parma 1940, p. 173 sgg.
Teodorico da Castel S. Pietro
## BARBERI, Domenico: v. domenico della MaDRE DI DIO.
BARBERINI, famiqlia. - Celebre casato d'origine toscana. Arricchitasi col commercio, mutò il primitivo nome di Tafani in quello di B. dal castello omonimo della Val d'Elsa, donde si trasferì a Firenze fin dal sec. xiv. Sotto il pontificato di Paolo III Antonio B. fissò la sua residenza a Roma, facendo venire presso di sé i due nipoti Francesco e Raffaele. Il primo entrò nella Curia e divenne protonotario apostolico e referendario di ambedue le Segnature, mentre il secondo si dedicò all'attività diplomatica, compiendo all'estero importanti missioni. Francesco lasciò, morendo, tutte le sue sostanze al nipote Maffeo, di cui aveva in modo particolare curato l'educazione. Dotato di vivo ingegno e di buona preparazione, questi seppe assolvere delicati incarichi sotto i pontificati di Clemente VIII e di Leone XI; fu creato cardinale nel 1606 e finalmente fu eletto Papa nel 1623 col nome di Urbano VIII (v.).
Questa elezione fece crescere in pochi anni oltre misura la potenza e la ricchezza della famiglia B. Prodigo di onori e benefici verso i propri congiunti, Urbano VIII nominò governatore di Borgo e generale della Chiesa il fratello Carlo e cardinale l'altro fratello Antonio, cappuccino.
Altri feudi, tra cui Anticoli e Valmontone, si aggiunsero in seguito al patrimonio della famiglia B. che divenne la più ricca e la più potente di Roma. Il palazzo B. fatto costruire dal card. Francesco sulle pendici del Quirinale alle Quattro Fontane ed alla cui costruzione cooperarono il Maderno, il Borromini ed il Bernini, riuscì veramente regale. Una schiera di celebri pittori, tra cui primeggia Pietro da Cortona, lo decorò splendidamente. Questa dimora, fu dotata di una galleria di quadri e di arazzi e di una biblioteca di opere pregiate e di manoscritti; vi si ammirava un teatro che molto contribuì alla vita musicale per i memorabili spettacoli che vi furono dati, tra cui celebri quelli in onore della regina Cristina di Svezia (1656).
Profittando della circostanza che il ducato di Ca-
stro, ancora posseduto dai Farnesi, era diventato covo di disordini e per di più era gravato di enormi debiti, i B. avanzarono proposte per acquistarlo, ma il duca Odoardo rifiutò in modo arrogante. Ne nacque un conflitto che degenerò ben presto in una lunga guerra. Taddeo B. occupò Castro il 31 ott. 1641. In aiuto del Farnese si coalizzarono Venezia, Firenze, e Modena e, dopo alterne vicende, si poté arrivare alla pace. Col trattato di Venezia del 31 marzo 1644 Odoardo, grazie anche all'appoggio della Francia, poté ricuperare il ducato di Castro e riconciliarsi con la S. Sede. Il prestigio dei B. ne subì un duro colpo e inoltre, pochi mesi dopo (29 luglio 1644) Urbano VIII moriva. Il nuovo pontefice Innocenzo X, di cui i B. avevano favorito l'elezione, non era loro ostile, ma, di fronte alle accuse di aver tratto profitto dall'amministrazione della Camera apostolica, i nipoti di Urbano VIII furono costretti ad allontanarsi dall'Italia e si rifugiarono in Francia. Il card. Mazzarino sostenne la loro causa fino al punto di far minacciare lo Stato pontificio con una flotta. Di fronte al pericolo palese di una guerra e a quello latente di uno scisma, Innocenzo X accondiscese alla restituzione dei beni confiscati ai B. ed a permettere il loro ritorno a Roma. Il matrimonio tra Maffeo B., figlio di Taddeo, e Olimpia Giustiniani, nipote di Innocenzo X fu il suggello dell'accordo. Da allora i B. cessarono di interferire nella politica italiana. Nel 1728 rimase erede della casa Conselia, che andò sposa giovanissima a Giulio Cesare Colonna; è in questo ramo dei R.-Colonna che continua la nobile famiglia.
Dei personaggi più illustri, oltre Carlo, fratello di Urbano VIII, del quale si è fatto cenno sopra, è da menzionare prima di tutti l'altro fratello Antonio (detto il seniore, n. nel 1569). Era semplice frate cappuccino al momento dell'elezione di Urbano che a mala pena riuscì a distaccarlo dal suo convento di S. Geminiabo a Firenze creandolo cardinale di S. Onofrio il 7 ott. 1624 e vescovo di Sinigallia; Antonio lasciò questa diocesi quando il fratello lo volle nel 1629 a Roma. Fu penitenziere maggiore e bibliotecario, vivendo sempre con grande austerità, provvedendo a chiese e monasteri e particolarmente alla chiesa ed al Collegio di Propaganda Fide. M. nel 1646.
Dei tre figli di Carlo, Taddeo fu quello che continuò la stirpe dei B. Per lui fu comprato nel 1630 da Francesco Colonna il principato di Palestrina e con questo acquisto i B. assunsero nella nobiltà romana una posizione elevatissima. Sposò Anna Colonna e, alla morte del padre, divenne governatore di Borgo, castellano di Castel S. Angelo, generale della Chiesa. Ed infine, il 12 maggio 1631, prefetto di Roma, ufficio che assunse con straordinaria solennità. Fu grande di Spagna, insignito dell'Ordine del Toson d'oro e iscritto con tutta la famiglia nel libro d'oro della nobiltà veneziana. Prese parte alla guerra di Castro e, dopo la morte di Urbano VIII, fuggì in Francia dove morì nel 1647. Le sue spoglie furono trasportate nel 1704 a Palestrina nella cappella di famiglia.
Francesco, seniore, secondo figlio di Carlo, n. a Firenze il 23 sett. 1597. Creato cardinale a 26 anni il 2 ott. 1623, fu successivamente vescovo di Sabina, Porto e Ostia. Ebbe le ricche abbazie di Grottaferrata e Farfa, fu governatore di Tivoli e Fermo, protettore dei regni di Aragona, Portogallo, Scozia, Inghilterra e vice-cancelliere della Chiesa. Esegui alcune importanti missioni diplomatiche e nel 1626 si recò, accolto con grandi onori, in Spagna per comporre le
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controversie sorte tra quel regno e la Francia. Il suo interesse maggiore fu però rivolto agli studi; sua è un'accurata traduzione dei 12 libri di Marco Aurelio che fu pubblicata nel 1667 . Amico degli artisti e dei dotti e appassionato collezionista di libri e manoscritti, contribui fortemente allo sviluppo della ricca biblioteca B. che appartenne alla famiglia fino al 1902, anno in cui fu acquistata da Leone XIII e immessa nella Vaticana. Dopo la morte di Urbano VIII, fuggì coi fratelli Antonio e Taddeo in Francia; ritornò a Roma alcuni anni dopo e vi morì il ro dic. 1679.
Antonio, iuniore, terzo figlio di Carlo, n. a Firenze nel 1607. Cavaliere gerosolimitano ed aiutante del padre, generale della Chiesa, abbracciò la vita ecclesiastica, fu creato cardinale, appena ventenne, il 26 ag . 1627 e nominato poco dopo abate delle Tre Fontane e di Nonantola ed arciprete di S. Maria Maggiore.
Nella guerra di Castro fu uno dei più ardenti fautori della lotta ed ebbe il comando dell'esercito pontificio. Generoso verso letterati ed artisti, tentò egli stesso la poesia. Dal 1638 fu camerlengo della Chiesa e dal 1661 vescovo di Palestrina. Nella guerra del Monferrato fu investito di una delicata missione presso il duca di Savoia ottenendo una favorevole soluzione. Ebbe le legazioni di Avignone, Bologna, Ferrara e del ducato d'Urbino, di cui prese possesso in nome del Papa. Rifugiatosi in Francia dopo l'elezione di Innocenzo X, Luigi XIV gli conferì l'Ordine dello Spirito Santo, ricche abbazie, lo nominò grande elemosiniere, vescovo di Poitiers (1652) e infine arcivescovo di Reims (1657). Morì a Nemi il 3 ag. 1671 e fu sepolto a Palestrina nella cappella di famiglia.
Ultimo di questo gruppo di cardinali fu Francesco iunior, pronipote di Urbano VIII, n. a Roma il 27 maggio 1662 . Avviato alla carriera ecclesiastica, dopo essere stato, sotto Innocenzo XI, chierico e uditore della Camera apostolica, fu da Alessandro VIII creato cardinale il 13 nov. 1690 . Inviato legato a Ravenna, restaurò il palazzo della legazione e vi aprì il seminario. Al suo ritorno a Roma fu per qualche tempo prefetto della Congregazione dei vescovi e regolari; il 1^{°} \mathrm{lu} glio 1726 vescovo di Ostia e Velletri, e decano del S. Collegio. Morì a Roma il 17 ag. 1738 e fu sepolto a Palestrina fra i suoi. - Vedi Tav. LV.
BibL.: A. Nicoletti, Della vita di papa Urbano VIII, manoscritto nella Bibl. Vat., Barb. int. 747 v; L. Grottanelli, Il ducato di Castro : i Farnesi e i B., Firenze 1891; T. Amarden, La storia delle famiglie romane, Roma 1910, pp. 113-16; L. Frati, Una fuga storica : documenti inediti sulla famiglia B., Roma 1911; Pastor, XIII, p. 247 sgg.; XIV, pp. 40-47; M. Th. Diedler, s. v. in DHG, VI, col. 640 sgg .
Giuseppe Graglia
BARBERIS, Alberto. - Filosofo neoscolastico, della Congregazione della Missione, n. a Monferrato il 14 genn. 1847, m. a Piacenza nel collegio Alberoni il 2 luglio 1896. Studiò matematiche e scienze naturali; conobbe, oltre le lingue classiche e moderne, l'ebraico e il sanscrito, ma si dedicò principalmente alla filosofia tomistica che insegnò per molti anni. Moderatore degli studi al collegio Alberoni fino alla morte, nel 1880 fondò il Divus Thamas, autorevole rivista di studi sacri e filosofici a indirizzo tomistico, che vive tuttora.
Scrisse: Positivismus ac nova methodus psychologica professoris P. Siciliani, Piacenza 1887; Quaestiones de esse formali : Esse formale estne creaturis intrinsecum annon?, ivi 1887; oltre a numerosi e vari articoli pubblicati sul Divus Thomas nei tomi I-V.
Bibl.: A. G. Tononi, Biografia di A. B., professore di filosofia nel Collegio Alberoni, Piacenza 1896; Albertus Barberis (Necrologio), in Divus Thomas, 6 (Piacenza 1896), pp. 63-72.
Umberto Degl'Innocenti
BARBERO, Domentco. - Missionario, dell'Istituto missioni estere di Milano, e primo vicario apostolico italiano di Hyderabad (Deccan, India). N. a Foglizzo il 14 nov. 1820 , sacerdote nel 1846 , entrò nell'Istituto di Milano nel 1853. Destinato al vicariato apostolico di Hyderabad, fu prima vicario generale, poi incaricato dell'amministrazione della missione (1864), essendosi ritirato il vicario apostolico Murphy. Nel 1869 venne eletto vicario apostolico e consacrato vescovo nel 1870, a Roma, dove partecipò pure al Concilio vaticano. Organizzò la missione, sviluppando i distretti, incrementando gl'istituti di beneficenza e le scuole, stabilendo le suore nelle opere di carità e di educazione femminili, costruendo chiese, aumentando i missionari e gli ausiliari indigeni. L'esposizione missionaria, Il Museo delle missioni cattoliche, Le missioni cattoliche, pubblicarono notevole parte della sua frequentissima e interessante corrispondenza. Morì improvvisamente il 18 sett. 1881, nella sua missione.
Bibl.: Le missioni cattoliche, Milano 1881, pp. 490-91; F. Favero, Elogio jumbre di mont. D. B., Iersa 1881.
Raffaele Troita
BARBEY d'AUREVILLY, Jules. - Scrittore francese, n. a Saint-Sauveur-le-Vicomte nel 1808, m. a Parigi nel 1889. Romanziere personale ed efficace, prese posizione contro il naturalismo, proclamando i suoi sentimenti cattolici e legittimisti; produsse opere di valore diseguale ma interessanti. Non rifuggi dal narrare talvolta audacie e perversioni che gli alienarono l'animo dei lettori, come nel romanzo Une vieille maîtresse (1851), e che costituiscono l'aspetto forse più singolare, ma anche meno simpatico della sua opera di vigoroso e bizzarro scrittore. Il B. d'A. tentò difendersi dalle critiche sostenendo che le descrizioni del vizio miravano soltanto a suscitarne l'aborrimento.
Capolavoro del B. d'A. è considerato il romanzo L'Ensorcclée (1854), ma notevoli sono anche Le chevalier Des Touches (1864), Un prêtre marié (1865), Les Diaboliques (1874), Une histoire sans nom (1883), Du Dondysme et de G. Brummel (1845). Tra i saggi: Goethe et Diderot (1880), Les Ridicules du temps (1885), Sensations d'art (1886), Mémoires historiques et littéraires (1893), Romanciers d'hier et d'avant-hier (1904), Poésie et poètes (1906), Littérature étrangère (1891), ecc.
Bibl.: A. Duselier, 7.-B. d'A., Parigi 1862 ; P. Bourget, Souvenir sur 7.-B. d'A., sa vie et son oeuvre, ivi 1902-1904; E. Seillière, B. d'A., ivi 1910; id., Quelques témoignages (à la mémoire de B. d'A.), ivi 1928; J. Canu, B. d'A., ivi 1945; H. Quéru, Le dernier grand seigneur: 7.-B. d'A., ivi 1946.
Maria Sabucchi
BARBI, Michele. - Filologo e letterato, n. a Sambuca pistoiese nel 1867 , m. a Firenze nel 1941. Già bibliotecario a Firenze passò nel 1906 docente di letteratura italiana all'Università di Messina, quindi a Firenze alla facoltà di magistero.
Illustre dantista fu direttore del Bullettino della Società dantesca e degli Studi danteschi; editore critico della Vita nuova e del Canzoniere. E autore di una compendiosa e precisa monografia su Dante e di una raccolta di due volumi di Problemi di critica dantesca. Documentano inoltre il suo alto valore come filologo gli scritti: la Poesia popolare italiana, Studi e proposte, e La Nuova filologia e l'edizione dei nostri scrittori da Dante al Monconci. Ha curato con F. Ghisalberti l'edizione nazionale delle Opere del Manzoni. Con testamento lasciò alla Scuola normale superiore di Pisa tutti i suoi libri «possibilmente per istituire una scuola di filologia italiana con esercitazioni pratiche».
Bibl.: Commemorazione di M. B., Firenze 1943: contiene il Discreto commemorativo di Luigi Russo e la Bibliografia degli scritti compilata da Silvio Adrasto Barbi.
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BARBIER DE MONTAULT, XAVIER-MarieJoseph. - Erudito francese, n. a Loudun il 6 febbr. 1830, m. a Blaslay il 29 marzo 1901. Recatosi a Roma all'età di 23 anni, vi soggiornò a lungo, percorse quasi per intero l'Italia, la Francia, la Germania visitando musei, studiando monumenti, indagando archivi.
Gli scritti da lui pubblicati ascendono a più di 4000 . Molti, riuniti in 16 voll., videro la luce a Poitiers fra il 1889 ed il 1902 sotto il titolo Oeuvres complètes de Mgr X.-M.-J. B. de M. Prélat de la Maison de Sa Suinteé. Essi contengono inventari di chiese di Roma, del Palazzo Vaticano, dei Musei pontifici; inoltre argomenti come diritto papale, devozioni popolari, agiografia, cerimonie riguardanti il conclave, etichetta pontificia.
Fra quelli di carattere archeologico, oltre al Tableau raisonné des pierres et marbres antiques employés à la construction des monuments de Rome (s. d.) ed al volume Les Musées et Galeries de Rome - Catalogue général de tous les objets d'art qui y sont exposés (1870), si segnalano Les églises de Rome étudiées au point de vue archéologique, la Description de la Basilique de S. Paul hors-les-murs à Rome (1866), Les souterrains et les trésors de S. Pierre à Rome ou description des objets d'art et d'archéologie qu'ils renferment (1866) e le Antiquités chrétiennes photographiées par M. Ch. Simelli cataloguées et décrites (1870). Nel primo volume della Revue de l'art chrétien (1857) apparvero alcuni articoli sopra l'Epigraphie des Catacombes. Degni ancora di nota il Traité pratique de la construction, de l'ameublement et de la decoration des églises edito a Parigi in due tomi nel 1872 ed il Traité d'iconographie chrétienne edito pure a Parigi in due tomi nel 1890 . Infine si ricordano lo studio Le Martyrium de Poitiers. Compterendu des fouilles et de l'ouvrage du r. p. De La Croix (1855) e l'ampia memoria nella Revue d'art chrétien, 40 (1896), sopra Les monilques des églises de Rovenne (del v-vii sec.), di cui egli mise in risalto l'importanza storica, archeologica ed artistica.
Bibs.: E. Gimo, Monseigneur X.-Marie-Joseph B. de M. Bio-Bibliographie, Angers 1910. Giuseppe Bovini
BARBIERI, Clelia. - Fondatrice, con Clara Donati, delle Minime dell'Addolorata (v.), n. a Bologna il 13 febbr. 1847, ivi m. il 13 luglio 1870 . La sua vita fu breve, ma tutta dedita al bene del prossimo. Di carattere dolce, seppe cattivarsi la stima e benevolenza di ogni ceto di cittadini. La sua causa di beatificazione fu introdotta il 15 marzo 1939. Silverio Mattei
BARBIERI (De Barberiis), Filippo. - 'Teologo domenicano, n. a Siracusa ca. il 1426, m. a Palermo nel 1487. Insegnò teologia a Catania. Dal 1476 al 1486 fu inquisitore generale in Sicilia, Sardegna e Malta. Molto stimato presso la Curia romana e la corte aragonese. Il re di Ungheria, Mattia Corvino, lo onorò della sua amicizia e gli assegnò una pensione annua vitalizia.
Scrisse varie opere di teologia in un latino elegante; nelle più importanti (De animarum immortalitate, divina providentia, mundi gubernatione et hominum praedestinatione atque reproductione, { }^{2} \mathrm{ed}., Roma 1475) sostiene la dottrina tomista della predestinazione ante praevisa merita.
Bibs.: J. Quétif-J. Echard, Scriptores O. P., I, Parigi 1719, p. 873; Cesamthatalog der Wiegendrüche, III, Lipsia 1928, nn. 3384-88; M. A. Coniglione, La Provincia Dom. di Sicilia, Catania 1937, pp. 50, 70-72, 173-75; G. Meersseman-D. Planzer, Magistratum ac Precuratorum generalium G. P. Registra Litterarum minora (1469-1323) (Mon. O. P. hist., 21), Roma 1947, p. 51 .
Alfonso D'Amato
## BARBIERI, Francesco : v. GUERCINO.
BARBIERI, Giuseppe. - Predicatore, n. a Bassano veneto nel 1774 e m. a Padova nel 1852. Fu mosaico benedettino e professore nell'Università di Padova, dove successe al Cesarotti nella cattedra di eloquenza latina e greca.
Oratore di larga fama, portò sul pulpito una nota pro-
fana nelle descrizioni pittorico-naturalistiche, attingendo soprattutto alla Storia naturale del Buffon. Nella sua parola calda si colgono sicuri influssi degli scrittori e predicatori francesi, quali il Pascal, il Bossuet, il Fénelon, il Massillon, che gli fu assai familiare. Nelle Orazioni quarestmali (Milano 1836) si sente l'eco delle sue composizioni poetiche, soprattutto delle Stagioni, nelle quali induise alla moda che faceva capo al Thompson e al St-Lambert. Il suo amore per la patria e per il popolo, gli procurò censure e persecuzioni. Ottenne applausi entusiastici e critiche severe nelle città dove si recò a predicare, in particolare a Firenze.
Bibs.: G. Roberti, G. B. educatore poeta ed oratore, Bassano 1875; A. Pilut, Un episodio inedito su G. B., in Risi. sta d'Italia, 20 (1917), p. 17 sgg.; E. Santini, Storia dell'Eloquenza Italiana. I: Oratori sacri, Palermo 1913, pp. 230-31; O. Ronchi, L'oratore sacro G. B. e due opere delle sculture Pompeo Marchesi, Padova 1939.
Emilio Santini
BARBO, Ludovico. - Riformatore della vita monastica benedettina ed insigne scrittore ascetico, n. a Venezia nel 1381 o 1382, m. ivi nel sett. 1443, nel monastero di S. Giorgio Maggiore. Di illustre famiglia patrizia, in giovane età vesti l'abito ecclesiastico e da Bonifacio IX fu nominato abate commendatario del monastero di S. Giorgio in Alga, presso Venezia. Il monastero, ove si praticava la regola di s. Agostino, fu per opera sua accresciuto di numerose vocazioni, tra cui s. Lorenzo Giustiniani che ne fu in seguito abate generale. Il zo dic. 1408 ebbe per nomina pontificia l'abbazia benedettina di S. Giustina di Padova; il B. si consacrò con mirabile zelo alla riforma spirituale del monastero, dopo aver professato la regola di s. Benedetto in Rimini nella cappella di S. Prisca, nella Cattedrale (3 febbr. 1409). L'abbazia di S. Giustina, come osserva Benedetto XV (AAS, 11 [1919], p. 369), per opera del B. "divenne culla della grande riforma benedettina in Italia, dalla quale trasse origine la Congregazione di s. Giustina... chiamata poi Cassinense \%. Quando il B. ne prese possesso, era quasi spopolata di monaci e in tratissime condizioni materiali, così da sembrare "piuttosto una stalla che abitazione fatta per uomini" (De initiis Congregationis S. Justinae de Padua, in Pez, Thesaurus anecdotorum, II, parte 3ª, p. 269, [ed. G. Campeix, pp. 13, 53]). In questo opuscolo in forma epistolare, il B. narra gli inizi della novella congregazione, approvata da Martino V nel 1419. Alla Congregazione di S. Giustina aderirono numerosi altri monasteri, inserendosi nella riforma. Il B. volle l'organizzazione gerac. chica per la sua congregazione: era retta da quattro visitatori eletti annualmente i quali eseguivano le decisioni del capitolo generale. Gli abati locali venivano eletti per un periodo limitato dal capitolo generale, ed erano soggetti ai visitatori. Forse determinarono tale concezione le idee del tempo intorno alla pretesa supremazia del Concilio sul Papa. Il B. che prese parte al Concilio di Basilea (XVII sessione) come uno dei 4 legati pontifici (cf. lettera di Eugenio IV, 16 dic. 1433) privatamente riconobbe con giuramento tale supremazia. Il B. ebbe anche l'incarico della restaurazione materiale e morale dell'abbazia di S. Paolo in Roma.
Papa Eugenio IV con bolla datata da Bologna, 19 giugno 1437, lo elesse vescovo di Treviso; in questa sede il B. molto lavorò per la riforma dei costumi e del clero.
Asceta di azione e di governo più che di studio, il B. non lasciò molti scritti: oltre il ricordato De initiis..., le Declarationes nonnullae in regulam B. P. Benedicti pro Congregationae Vallisoletanae in Hispania ad instar Cassin. instituta, edito nel 1595, e il breve, ma efficace e notevole
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Modus meditandi et orandi, che è piuttosto "una raccolta di meditazioni che un metodo d'orazione propriamente detto * (P. Pourrat, La Spiritualité chrétienne, III, Parigi 1927, p. 26). In questo trattato il B. cita tre specie di preghiera: vocale, meditazione, contemplazione alla quale si giunge mediante la meditazione ben fatta. Per facilitare l'uso di meditare, i soggetti vengono ripartiti settimanalmente. Il Modus meditandi fu composto a Treviso tra il 1437 e il 1443 essendo il B. già vescovo, e quantunque indirizzato ai monaci della Congregazione di S. Giustina, ebbe grande influsso sulla Congregazione di Valladolid e sul monastero di Monserrato cinquanta anni prima di Garcia de Cisneros. Prima ed. dell'opera in Venezia 1523; Roma 1605; Colonia 1644; riedita dal gesuita H. Watrigum in Quelques promoteurs de la Méditation méthodique (Bibliothèque des Exercices, 59), Parigi 1919. Fu edita anche in calce all'Exercitatorium di Garcia de Cisneros, Ratisbona 1856. Ed. italiana-latina nella collana Scritti monastici editi dai monaci di Praglia, n. 3: Metodo di pregare e meditare.
BibL.: G. Cavacio, Historiarum Coenobii B. Inetinae Patavinae, Padova 1696. - G. F. Tomasini, Annales Canonicorum suec. S. Georgii in Alga, Udine 1642; Mazzuchelli, II, 1, pp. 316317; A. Antoniolli, L. B., fondatore della Congregazione di S. Giustina di Padova, Modena 1910; A. Marchesano, introduzione alla edizione del Metodo di pregare e meditare di L. B. (Scritti monastici, 3), Padova 1924, pp. 15-52; P. Paschini, s. v. in DHG. VI, coll. 657-60; M. Mähler, s. v. in DSp, I, coll. 1244-45.
Umile Bonzi da Genova
BARBO, Marco. - Cardinale, n. a Venezia verso il 1420 , m. a Roma il 2 marzo 1491. Imparentato con Paolo II, di cui portava il cognome, tenne presso di lui, cardinale, l'ufficio di maestro di casa e per suo mezzo fu provveduto di benefici ecclesiastici, fra cui nel 1453 di quello dell'abbazia di Rosazzo, nel Friuli. Nel sett. del 1455 gli venne conferito, da Callisto III, il vescovato di Treviso, da cui il 17 sett. 1464, venne trasferito, da Paolo II, a quello di Vicenza. Il 18 sett. fu creato cardinale del titolo di S. Marco e il 18 marzo 1471 divenne patriarca di Aquileia, ma trattenuto in Curia, non vi poté mai risiedere. Nel 1472 gli fu affidata da Sisto IV una legazione per la Germania, Ungheria e Polonia a poi anche per la Danimarca, Svezia e Norvegia. Tornato a Roma nell'ott. 1474, fu nominato, il 24 luglio 1476, abate commendatario di S. Croce di Sassovivo presso Foligno. Riusciti vani tutti i suoi tentativi di far tornare all'osservanza della regola i Benedettini di questa abbazia, li sostituì con

(da Rivista dell'Ist. di Archcol. e Storia dell'Arte, Roma 1924) BARBO, MARCO - Stemma nella vòlta dell'androne del palazzo Venezia - Roma.
gli Olivetani. Il 6 nov. 1478 divenne vescovo di Palestrina, città che egli abbellì di costruzioni e restauri. Alla morte di Sisto IV fu candidato alla tiara, e poi riusci di valido aiuto ad Innocenzo VIII. Nel febbr. 1485 il B. ebbe in commenda il priorato di Pontida in quel di Bergamo e poi, il 3 dic., quello di S. Balbina a Roma, alla conservazione ed incremento della quale provvide con importanti restauri. Fu stimato per la sua integrità di vita e nobiltà del sentire, e, come mecenate, protesse letterati e particolarmente l'arte della stampa, allora introdotta a Roma. Ivi continuò i lavori del palazzo di S. Marco, ora palazzo Venezia, iniziati da Paolo II, ed eresse la cappella del Sacramento nella chiesa di S. Marco, dove poi fu seppellito.
Lettere da lui scambiate con Matteo Valleresco, arcivescovo di Zara, sono conservate nel Cod. Barb. lat. 1809. Cf. P. Paschini, Il carteggio fra M.B. e Giovanni Lorenzi, Città del Vaticano 1948.
BibL.: A. Cisecanias, Vitae et res gestae Pontificum Romanorum et cardinalium, II, Roma 1677, coll. 1105-1107; Ughelli, V, coll. 127-30; G. Zippel, La morte di M. B., cardinale di S. Marco, in Scritti storici in memoria di G. Monticola, Padova 1915, pp. 189-203; P. Paschini, s. v. in DHG. VI, coll. 660662.
Emma Santorio
BARBO, Paolo. - Filosofo e teologo, n. a Soncino (Crema) e detto perciò anche Soncinas. Entrato ancor giovane tra i Domenicani, insegnò filosofia e teologia a Milano, Ferrara e Bologna. Morì priore del convento di Cremona il 4 ag. 1494.
Di lui ci restano tre l'altro: Quaestiones super divina sapientia Aristotelis, ed. principe Lione 1579; Divinarum Epitoma quaestionum in IV libros Sententiarum a Principe Thomistorum Ioanne Capreolo Tolonano disputatorum, ed. principe Favia 1522, spesso ristampato; In libros praedicabilium et praedicamentorum expositio, d'incerta data.
BibL.: J. Quéif-J. Echard, Script. Ord. Praed., I, Parigi 1719, p. 879; Mazzucchelli, II, 1, pp. 321-22.
Umberto Degl'Innocenti
BARBOSA, Agostinho. - Canonista, n. a Guimarães (Portogallo) il 17 sett. 1590. Si laureò in utroque iure a Coimbra, e poco dopo si recò a Roma dove trascorse alcuni anni negli studi. Fu nominato consultore della S. Congregazione dell'Indice e Protonotario Apostolico. Nel 1632 si recò a Madrid, ed entrò presto nelle grazie di Filippo IV. Nominato vescovo di Ugento, nel maggio 1649 , ivi moriva il 19 nov. dello stesso anno.
Le opere principali del B. sono le seguenti : Remissiones doctorum super varia loca Concilii Tridentini (Lisbona 1618), messe all'Indice con decreto del 6 giugno 1621 , ripubblicate nel 1642 con il titolo Collectanea eorum Doctorum qui in suis operibus Concilii Tridentini loca referentes illorum materiam incidenter tractorumt e da Leone XIII non più inserite nell'Indice; Collectanea Doctorum tam veterum quam recentiorum in ius pontificium universum (Roma 1626); Iuris canonici interpretationes selectae sive praetermissa et additamenta ad Collectanea doctorum tam veterum quam recentiorum in pontificium ius universum (Roma 1626) costituisce il sesto volume dell'edizione lienese del 1688 dei Collectanea; Iuris ecclesiastici universi libri III in quibus de personis, de locis, de rebus ecclesiasticis plenissime agitur (Lione 1633-34); Repertorium iuris civilis et canonici (ivi 1675).
BibL.: A. Van Hove, Prolegomena, 2^{2} ed., Malines-Roma 1945, pp. 388, 536, 555, 556, e bibliografia ivi citata.
Guglielmo Leone
BARBOSA MACHADO, Diego. - Scrittore e bibliografo del Portogallo, n. a Lisbona nel 1682, m. nella badia di S. Adriano di Sever nel 1772. Con i suoi quattro tomi della. Bibliotheca lesitana his-torico-critica et chronologica (Lisbona 1741-59), repertorio bio-bibliografico degli scrittori portoghesi, compi opera analoga a quella del Mazzuchelli per i letterati
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(1) A sinistra: FACCIATA DEL PALAZZO BARBERINI su disegno di G. L. Bernini - Roma. A destra: RITRATTO DEL CARDINALE FRANCESCO BARBERINI. Ignoto scultore berniniano del sec. xvil - Roma, palazzo Barberini.
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SEDIA EPISCOPALE DEL VESCOVO ELIA (ca. 1098)
Bari, basilica di S. Nicola.
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italiani. E pure autore delle Memorias para a historia de Portugal (ivi 1736-47). Raccolse una ricchissima biblioteca ed un immenso numero di ritratti. Pubblicò contro i Gesuiti Carta exhortatoria aos Padres da Companhia de fesus ecc., edita anonima nzl 1754 ad Amsterdam.
Bib.: F. De Almeida, s. v. in DHG., VI, coll. 666-67.
Luigi Serra
BARBOUR, John. - Poeta scozzese, arcidioceno di Aberdeen, n. ca. il 1316, m. nel 1395. Studio forse a Oxford e a Parigi.
Scrisse nel 1375 il poema patriottico The Brns, in conpless, sulla guerra di indipendenza scozzese e le gesta di re Roberto e Douglas.
Somiglianze di metro e di stile con The Brus, oltre all'indusione di due santi scozzesi, s. Machar e s. Ninian, sembrano confermare al B. l'attribuzione dell'altro poema The Legend of the Sessets tratto dalla - Leggenda Aurea -, che narra le vite di 50 santi della Chiesa occidentale; e di un'opera ancora ignota che espone i fatti del Vangelo e la vita seguente della Vergine Maria. Controversa pure la sua paternità di un libro The Legend of Troy, di cui restano due frammenti, tradotto dall' H i storia Destructionis Troiae di Guido delle Colonne.
Il B. è scrittore semplice, naturale, spesso minuto, ma animato da sincero sentimento religioso e spirito di libertà. Ha il merito di aver fissato il dialetto dell'Inghilterra del Nord.
BibL.: Opere: The Brus, ed. di W. W. Skeat, 5 voll., Oxford 1870-89; C. Horstmann, Barbours... Legendensammluog nebst den Fragmenten seines Traianerhrieges, Heilbronn 1881-82, Studi: J.T.T. Drown, The Wallace and The Bruce restudied, Bonn 1900; G. Neilson, 7. B. Poet and Translator, Cambridge 1900.
Francesco Mei
BARCELLONA, diocesi di. - Della città celtibera o cartaginese di B., la Barcino dell'epoca romana, i documenti tacciono anche nel sec. in. Lamentando questa mancanza alcuni scrittori nazionali degli inizi dell'epoca moderna tentarono di supplirvi con ipotesi e notizie leggendarie, principalmente sulle origini delle diocesi, fornendo una lista di vescovi del tutto arbitraria. Sembra che un vescovo barcellonese non si possa indicare prima della metà del sec. iv, epoca in cui documenti degni di fede ricordano un Pretestato, compagno del famoso Osio di Cordova nel Concilio di Sardica. Infatti non è del tutto sicuro che fosse vescovo di B. un precedente compagno di Osio chiamato Olimpio e meno ancora un s. Severo, presunto martire del sec. inl, confuso con un prelato omonimo di Ravenna. Gloria della stessa sede nel sec. iv sono il dotto s. Paciano e il suo successore Lampio, che ordinò sacerdote s. Paolino di Nola; Ugnus, nel sec. vi, ariano convertito con re Recaredo e con tutta la nazione, il quale celebrò un concilio nel 599; Idalio, decano dei vescovi nel 688; Frodoino, che trovò il corpo di s. Eulalia nell'877; Ezio, morto nella battaglia di Cordova (iorio) contro i Mori, e nello stesso secolo Ghisalberto, che nel ro58 dedicò solennemente la cattedrale; s. Oldegario e Bernardo di Berga nel sec. xir, il quale ultimo partecipò al Concilio lateranense III. La diocesi di B. è suffraganea di Tarragona. Il vescovo di B. ha ottenuto di recente il privilegio del pallio.
Molta difficoltà offre la determinazione dei limiti antichi di questa diocesi, una parte della quale rimase staccata dal 450 al 712 sotto lo scomparso vescovato di Egara (Tarrasa). Al presente la diocesi di B. ha una estensione di 3548 \mathrm{kmq}. e 2.000 .000 di ab., quasi tutti cattolici, con 718 sacerdoti diocesani, che lavorano in 322 parrocchie. Vi sono inoltre 682 sacerdoti regolari (1948).
Bibs.: M. Aymerich, Nomina et acta episcoporum Barcino. nemium, Barcellona 1760; E. Flórez, España Sagrada, XXIX.

(per curtura del grvf. E. Zou)
Barcellona - Cattedrale costruita nei secc. xili-8v. Le parti moderne sono: la facciata ( 1887-89 ) e la guglia principale (1913).
Madrid 1859; S. Puig y Puig, Episcopologio de la Sede Barcinoaente, Barcellona 1929; I. Mas, Notes historigues del bisbat de Barcélona, 12 voll., Barcellona 1906-13; C. Barraques, Las religiasas en Cataluña, 4 voll., Barcellona 1906-17; Hefele-Leclercq, II, II, p. 1163; III, I, p. 237; IV, II, pp. 722, 914, 1113, 1268.
Giuseppe Pou y Marti
Santi, chiese e monasteri. - Oltre i santi vescovi sopra ricordati hanno una grande venerazione in B.: s. Eulalia, festeggiata il 12 febbr., mentre l'omonima di Merida è celebrata al io dic. Per il Delehaye si tratta di due feste per un'unica martire (Martyr. Hieronymianum, p. 90, n. 35). S. Cugat, ricordato da Prudenzio: Barcino claro Cucufate freta surget (Peristeph., IV, 33), dal Martirologio geronimiano al 16 febbr. e dalla liturgia mozarabica al 25 luglio. Inoltre s. Raimondo de Peñafort (1275) che fu canonico di B. e s. Giuseppe Oriol (1702; v.)
L'antica cattedrale di B., S. Croce, venne trasformata in moschea dagli Arabi; dopo la riconquista dei Franchi nell'801, il vescovo Frodoino nell'anno 877 ne iniziò la ricostruzione, trasportandovi l'anno seguente le reliquie di s. Eulalia. Rovinò nell'invasione del 985 e fu ricostruita tra il 1048-58 dal vescovo Ghisalberto e dal conte RamónBerengario I. L'altare di s. Andrea data del 1173, quello di S. Marco del 1203 e quello delle Tre Vergini del 1271. Il 1^{°} maggio 1299 Giacomo II pose la prima pietra della nuova cattedrale che fu compiuta solo nel 1430; essa è a tre navi in stile gotico-catalano, con due torri ottagonali all'esterno. Sotto l'altare maggiore nella cripta è il ricco sarcofago con i resti di s. Eulalia, la quale è la seconda titolare della cattedrale. Contiene anche la tomba di s. Oldegario (1115). Il chiostro annesso è del sec. xv. Nel 1948
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si sono ritrovati gli avanzi della cattedrale primitiva la quale occupava l'area stessa dell'attuale, meno l'abside.
Assai antica è la chiesa di S. Paolo del Campo, fondata insieme con il monastero verso la fine del sec. xI, ricordata in un privilegio concesso il 1^{°} dic. 1098 all'abate Berengario di S. Cugat; è a croce greca, a tre absidi con cupola ottagonale nel centro; in facciata contiene ancora ornamenti originari e il chiostro è abbellito da artistici capitelli.
Le sette parrocchie più antiche di B. sono: 1) S. Maria del Mar o de las Arenas, eretta sul luogo dell'invenzione delle reliquie di s. Eulalia (878); si presenta come una chiesa gotica a tre navi databile tra il 1329 e il 1377 ; 2) S. Saturnino, già esistente nel 945 , quando il presso si fondò l'abbazia di Sant Pere de les Puelles di monache benedettine. La chiesa e il monastero furono distrutti nel 985 , restaurati nel 991. La chiesa venne riconsacrata nel 1147; danneggiata nel 1909; 3) S. Michele, nota in documenti del sec. xI, trasferita dal 1835 nella chiesa della Mercede; 4) S. Giacomo, ricordata nel sec. xir; 5) S. Cugat del Horno, fondata da Ghisalberto prima d'essere vescovo. La chiesa riedificata nel 1827 bruciò nel 1909; 6) S. Maria del Pi o del Pino, costruzione del sec. xv, officiata da G. Oriol poi canonizzato; 7) Santi Justo y Pastor presso la cattedrale: l'odierna chiesa è del 1345 .
Santuario nazionale della Catalogna è la chiesa della Mercede, in cui sta l'effigie della Madonna apparsa a s. Pietro Nolasco e a s. Raimondo e al re Giacomo per la fondazione dell'ordine della Mercede. La Madonna della Mercede è la patrona della città e della diocesi di B.; la sua festa è al 24 sett.
Altre chiese notevoli sono: S. Anna, iniziata nel II 51 , terminata nel 1507 ad una sola nave a croce latina; la chiesa e il monastero di S. Caterina con chiostro del sec. xv; la cappella di S. Giorgio (sec. xv) nel Palazzo della Deputazione provinciale. Tra le chiese barocche si ricordano quelle di S. Severo e di Betlemme. Sul Tibidabo che sovrasta la città sta sorgendo una chiesa votiva suggerita da s. Giovanni Bosco; un'altra espiatoria è quella tuttora in costruzione dedicata alla S. Famiglia, iniziata dal Villar e continuata da Antonio Gaudi. Antichi monasteri furono quelli: di s. Eulalia del Campo, di S. Maria del Pedralbes, di S. Vicente di Garrag o de Petra bona (oggi Silges) fondato da Alfonso II nel 1165; S. Cugat del Valles, S. Lorenzo del Munt, S. Miguel del Fay, ecc.
A Tarrasa resta ancora un gruppo di tre chiese le quali nella forma attuale risalgono in parte al in parte al XII sec., ma con alcuni elementi più antichi: la chiesa di S. Maria, antica cattedrale, con abside semicircolare all'interno e recinzione rettangolare all'esterno (ivi si rinvennero avanzi di un pavimento a musaico del sec. vi); vicino ad essa la chiesa di S. Michele che fungeva da battistero, costruzione quadrilatera con abside poligonale; terza la chiesa di S. Pietro. Durante i restauri nel palazzo vescovile di B. eseguiti nel 1933 si ritrovarono nel cortile sculture decorative appartenenti, come l'annesso chiostro, al sec. xit. Oltre l'archivio vescovile e quello della città, B. possiede l'interessantissimo archivio della corona d'Aragona di prima importanza per la storia del medioevo.
Nel museo d'art de Catalunya sono raccolti una serie d'affreschi provenienti da antiche chiese come S. Maria di Tahull (inizio sec. xit), S. Clemente di Tahull (1123), Pedret (prima metà sec. xit), Sorpe (sec. xit), S. Michele de la Seo, S. Martino di Fenellot.
Il museo archeologico comunale è disposto nell'antica chiesa di S. Agata. Ivi due sarcofagi cristiani (Wilpert, Sarcofagi, I, tavv. 89, 7 e 90, 3, 5).
BibL.: J. Gudiol y Cunil, Arqueologia sagrada catalana, Vich 1902; A. Rubió y Lluch, Documents per l'Historia de la cultura Catalana Mipreal, II. Barcellona 1908-21; J. Puig y Cadafalch, L'arquitectura románica a Catalunya, ivi 1909. 1911: I. Fulch y Torres, Arte romanzia: catalogo Junio de musese de Barcelona, ivi 1926; A. Lambert, s. v. in DHG, VI, coll. 671-715; G. Sanabre, El archivo diocesano de B., ivi 1947: id. El archivo de la Catedral de B., ivi 1949.
Enrico Joai
Concili. - Abbiamo notizia di due concili barcellonesi celebrati durante la dominazione visigotica in Spagna: l'uno ca. il 540 , l'altro nel 599. Al primo assistettero sette vescovi della provincia Tarraconense,

Barcellona - Lato sinistro del coro della Cattedrale. Stalli e pulpito in legno (sec. iv).
i quali promulgarono dieci decreti interessanti la liturgia, il clero, la penitenza pubblica e i monaci.
Al secondo, tenuto sotto la presidenza del metropolita Asiatico di Tarragona, presero parte dodici vescovi (tra i quali due di Tortosa, cioè il cattolico Giuliano e Froisclo, convertito da poco con altri ariani, e il famoso Giovanni Biclarense di Gerona), i quali firmarono quattro canoni sopra la simonia, gli interstizi del clero e il voto di castità delle vergini.
Altri concili di minor importanza furono celebrati a B. dopo la sua liberazione dal giogo saraceno, cioè nel 906 (presente il conte sovrano Guifredo e l'arcivescovo di Narbona, contro il quale insorse il vescovo di Vich), nel 1009, nel 1054 e nel 1068, nel quale si decretò la soppressione della liturgia visigotica, soppressione andata in vigore solo nel 1071.
Bibl.: E. Flórez, España Sagrada, XXIX. Madrid 1859. pp. 280-86; Hefclo-Leclercq, II, II, p. 1185 ; III, i, p. 137; IV, II, pp. 722, 914, 1113, 1268. Giuseppe Pou y Marti
Biblioteca Balmes. - Centro di alta cultura religiosa creato dal p. Ignasi Casanovas (v.) gesuita nel 1923 come una sezione del Foment de Pietat (ente promotore della letteratura religiosa catalana, fondato nel 1913 dal sac. Mossèn Eudald Serra y Buixó).
La sua attività si estende oltre alla moderna biblioteca, a delle conferenze periodiche, ai corsi di cultura religiosa superiore per i laici, e alle pubblicazioni. Fra queste sono da segnalarsi le Obras completas del Balmes a cura del p. Casanovas ( 33 voll., 1925-26), le Obres completes del vescovo di Vich dott. Josep Torras y Bages patriarca della moderna Catalogna cattolica ( 30 voll., 1935, in corso di stampa), e la Biblioteca histórica de la Bibl. Balmes, dove apparirono, fra altri, gli studi basilari di p. Casanovas su
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Balmes (3 voll., 1932) e su José Finestres e la cultura catalana del '700, interessante per i suoi rapporti con l'Italia, principalmente dopo l'espulsione dei Gesuiti nel 1767 (3 voll., 1933-35); l'opera del p. Art. Cadina gesuita sugli Origenes de los Ejercicios espirituales de san Ignacio de Loyola (1925), quella del sac. Sang Capdevila su La Seu de Tarragona (1935), l'Episcopologia de la sede barcinense del can. Seb. Puig (1929) con molti documenti sul papa Luna, la fortuna dello Shakespeare en la lit. española di Alfonso Par (2 voll., 1933), Francisco de Vitoria y la doctrina de la gracia en la escuela salmantina (1934) di F. Stegmüller ecc.
La pubblicazione periodica della biblioteca Balmes è Analecta Sacra Tarroconensia, uscita dal 1925 al 1931 in forma di grandi annuari, e continuata poi come rivista; dal 1928 il bibliotecario J. Vives viene pubblicando la Bibliografia hispánica de ciências histórico-eclesiástiques, repertorio imprescindibile per quanti s'interessano alla storia della Chiesa in Spagna. Fra i collaboratori più assiduisono P. Batlle, J. M. Bover, J. Carreras y Artau, P. Ginebra, E. Junyent, J. M. Madurell, F. Mateu, F. Miquel, B. Pascual, J. Rius y Serra, J. Sanchis y Sivera, F. Segarra, J. Serra y Villaró, F. Valls, M. B., oltre agli stranieri G. M. Bertini, A. Ferrua, J. Wilpert, H. Finke, J. Vincke, G. Schreiber, K. Bihlmeyer, J. Lebrotan, A. Mallon, J. Vielliard, B. de Gaiffier, G. de Tervarent.
Nel 1939 l'istituzione prese il nome di Balmesiana dietro la quale la biblioteca Balmes è una sezione; ne sono stati direttori generali i pp. F. M. Palmés e C. de Delmases gesuita, successivamente. Gli Analecta ripresero subito la stessa vita di prima, come anche la Biblioteca histórica e quella Filosófica, oltre alla nuova Biblioteca teológica ed alle Obras del p. Casanovas, in spagnolo ( 18 voll., 1942... in corso di stampa). Fra le pubblicazioni più recenti interessano specialinente l'Italia quelle di J. Serra y Vilaró, San Próspero de Tarragona y sus discípulos refugiados en Italia el año 711 (1943), e di M. B., Francisco Gustá: Barcellona 1744-Palermo 1816 (1942).
Fino al 1936 vi funzionò anche un' Officina románica con il suo Amuari e la sua Biblioteca, sotto la direzione del p. José Calveras gesuita.
Biel.: M. B., Ensayo biográfico del p. I. Casanovas, in Obras del p. Casanovas, I. Barcellona 1942, pp. 1-227; Anon., Una institución sacerdotal, ivi 1948.
Michele Batllot
BARCELlONA, ANTONINO. - Teologo oratoriano, n. a Palermo il 22 nov. 1726, ivi m. il 28 giugno ( 5 maggio, secondo A. Narbone) 1805. Entrato giovane tra i Filippini di Palermo, vi trascorse tutta la vita nello studio e nel ministero, dirigendo la biblioteca, aperta al pubblico, che striechi molto. Per 50 anni insegnò ai laici, ogni mercoledì, la storia ecclesiastica, secondo il metodo filippino, chiudendo la lezione con riflessioni morali. Fu apprezzato consigliere degli arcivescovi di Palermo.
Pubblicò l'opera teologico-ascetica, in 9 libri, La felicità dei santi, 3 voll., Palermo 1800-1801. Lasciò molte opere manoscritte, di cui furono edite postume: Parafrasi delle profecie di Gerencia e Baruch, 2 voll., Venezia 1827 (Parafrasi dei profeti, 5 voll., ivi 1810 e 1827 , secondo Sciná, Villarosa, Narbone, con la storia dei tempi profetici e del popolo ebraico dall'esilio babilonese al 70 d. C.); Parafrasi de' quattro Evangelí posti in armonia, 2 voll., Palermo 1839, in 6 libri e 13 dissertazioni sui temi più difficili dell'esegesi evangelica. La vasta erudizione del B. è quella di un autodidatta, spesso impreciso.
Biel.: D. Sciná, Prospetto della storia letteraria della Sicilia nel sec. XV (II, III, Palermo 1827, p. 392; C. A. di Villaresa, Memorie degli scrittori filippini, Napoli 1837. pp. 30-32; A. Narbone, Bibliografia sicula sistematica, III. Palermo 1854. pp. 239. 266. 349; IV, ivi 1855, p. 392; G. M. Mira, Bibliografic siciliana, I, ivi 1875, p. 82; Diz. dei siciliani illustri, ivi 1939. p. 27 .
Antonino Romeo
BARCLAY, AleXander. - Poeta scozzese, n. nel 1475, m. a Croydon (Surrey) nel 1352.
E discusso se abbia fatto i suoi studi a Oxford o a Cambridge; probabilmente in ambedue i luoghi. Ebbe una conoscenza profonda degli autori latini (trad.
del Bellum Iugurthinum di Sallustio). Fu prima sacerdote secolare, poi benedettino, indi francescano e finalmente di nuovo prete secolare e parroco in Londra.
Il B. è famoso per The Shyp of Folys of the Worlde (1509), versione libera del Narrenschiff (1494) dell'alsaziano Sebastian Brant, tratta però, con ogni probabilità, dal testo latino in cui era stato tradotto l'originale. Esempio tipico delle opere allegoriche medievali, il poema, adattato dal B. alla abitadini di vita inglese, scritto in un linguaggio facile e scorrevole e ricco di spunti e figure satiriche, servil ad esaurire per sempre tale genere, e a indirizzare l'ingegno letterario inglese verso il dramma, il romanzo e il saggio.
Vanno inoltre ricordate le cinque Eclogues (1515-21), tratta da Battista Mantovano e da Enea Silvio Piccolomini poi Pio II, e primo esempio di poesia pastorale inglese.
Cattolico dalle vedute e dai sentimenti rigidamente ortodossi, il B. ebbe sempre uno scopo morale, satirico o didattico, e lamentò sempre, nei suoi scritti, la decadenza della fede cattolica, gli eretici boemi, i Turchi e gli Ebrei.
Biel: Opere: The Shyp of Folys of the Worlde, ediz. H. Jamieson, 2 voll., Edimburgo 1874. - Studi: T. Warton, History of English Poetry, III, Londra 1871, pp. 189-203.
Amata Martorelli
BARCLAY, William. - Giureconsulto e teologo scozzese, n. ad Aberdeen verso il 1543 e m. ad Angers il 3 luglio 1608. Dopo esser stato da giovane alla corte scozzese, già attempato, si dedicò agli studi, dapprima ad Aberdeen, poi a Bourges, dove fu allievo di Cuiscio e Donello. Nel 1578 ottenne la cattedra di diritto a Pont-à-Mousson e dal duca di Lorena venne eletto consigliere di Stato. Nel 1603, salito al trono Giacomo I, tornò in Inghilterra, ma, rifiutando di abiurare, fu costretto a tornare in Francia, dove ad Angers fu incaricato della cattedra di diritto.
La sua scienza e la sua fermezza di carattere gli assicurarono ai suoi tempi una meritata larga rinomanza. Cattolico, ma a fortissime tinte gallicane, si fece paladino e difensore del potere regio contro le invadenti teorie democratiche e contro la suprema autorità papale, circa il cui potere ebbe delle vedute, e contro cui lanciò delle accuse, assolutamente ingiuste, pur ritenendosi fedele cattolico. S. Roberto Bellarmino e il Lessio egregiamente lo confutarono, rispettivamente nel Tractatus de potestats Summi Pontificis in rebus temporalibus adversus Guil. Barclaium (Roma 1610), e nella Defensio potestatis Summi Pontificis adversus librum regis Magnae Britanniae, Guil. Barclay Scoti et M. Georgii Blucsoli (Saragozza 1611). Sue opere: De regna et regali potestate adversus Buchananum, Brutum et Boncherium et reliquos monarchomachos II. 6 (Parigi 1600, 1612); In titulas pandectorum de rebus creditis et de jurejurando commentarii (ivi 1605); De potestate papae, un et quatenus in principes saeculares jus et imperium habeat (Londra 1609; Pont-à-Mousson 1