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32 voti, ma non poté raccoglierne qualche altro che mancava per la rigida opposizione del partito spagnolo e l'esclusiva messa dalla Spagna, in seguito alla pubblicazione della "Monarchia sicula ". Morto dopo pochi giorni il neo-eletto, Leone XI, nel Conclave seguente aperto il giorno 8 maggio, stava per essere eletto pontefice il card. Tosco. Costui era uomo dottissimo specialmente in diritto, ma non pari alla grande dignità soprattutto per la sua grande libertà di linguaggio. Il B., restato solo contrario, si fece incontro al corteo dei cardinali che si avviava alla proclamazione del candidato e seppe tanto dire che si ruppe l'accordo a stento ottenuto prima.

Su proposta del card. di Montalto, che a malincuore aveva aderito al 'Tosco, fu fatto di nuovo il nome del B. Un grande numero di cardinali cercò allora di trascinarlo verso la cappella Paolina per l'adorazione come si usava nelle elezioni, ma il B. resistette, "attaccandosi con i piedi et con le mani alle colonne et alle porte, gridando: Io non voglio esser papa: fate un altro papa degno della Santa Sedia" (lettera del card. di Joyeuse ad Enrico IV di Francia).

Pur malato e vecchio, il B. seguitò a lavorare intensamente non solo agli Annali, ma ad ogni cosa che fosse di utilità alla Chiesa. Comprese subito l'importanza scientifica dell'archeologia sacra, cha nasceva proprio in quei giorni, con la scoperta del cemeterio

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di vigna Sanchez sulla Salaria, visitò i sacri luoghi, prese parte alle riunioni scientifiche. Il Pontefice anzi lo delegò al riconoscimento delle spoglie di s. Cecilia nell'ott. del 1596.

Si interessò inoltre alla riforma del Rituale romano, per incarico di Paolo V; fece togliere in Firenze dalla pubblica esposizione l'immagine della favolosa papessa Giovanna, agi energicamente e scrisse nella questione dell'interdetto di Venezia e s'occupò della riforma dei Premostratensi.

Morì il 30 giugno 1607 e fu sepolto nella Chiesa Nuova, accanto all'altare maggiore. Enrico IV, che aveva fatto ricorso al B. anche per altre questioni, dispose un funerale alla morte del cardinale e vi intervenne personalmente, in riconoscimento soprattutto della gran parte avuta nella sua riconciliazione con la Chiesa.

Se con l'opera sua rese alla Chiesa un grande servizio, maggiore è quello che rese ad essa con la santità della sua vita austera e penitente, tutta carità verso i poveri e gli infelici, alieno da ambizioni e dal nepatismo. Benedetto XIV lo dichiarò «venerabile» (18 genn. 1745 ).

L'alta personalità scientifica del B. determinò nella Congregazione dell'Oratorio un ampio movimento storico e creò una bella tradizione di cultura storica. Oltre i tardi continuatori degli Annali già nominati, ricordiamo qui Gallonio, Severano, Bozzio, Marciano, che lasciarono scritti rilevanti di carattere storico.

Bibl.: G. Calenzio, La Vita e gli Scritti del card. C. B., Roma 1907; Autori vari, Per C. B. nel terzo Centenario della sua morte, ivi 1911; Pastor, IX-XII, passim: P. Paschini, La Riforma Gregoriana del Martirologio romano, in Scuola cattolica, 31 (1923), pp. 198-210; 274-84; L. Ponnelle e L. Bordet, S. Filippo Neri e la società romana del suo tempo, vers. ital., Firenze 1931: G. De Libero, C. B., Roma 1939: A. Walz, Studi storiografici, ivi 1940; E. Fucter, Storia della storiografia moderna, vers. it. di A. Spinelli, I, Napoli 1944, pp. 316-18; II, ivi 1944, pp. 359-60.

Giuseppe De Libero
BARONIUS, Justus. - Protestante convertito, n. a Xanten (Slesia) ca. il 1570 ; ignoto rimane l'anno e il luogo della sua morte. Educato in un rigido calvinismo, ma scosso dai dissensi tra le varie sètte e dall'astinista adoperata nella lotta contro la Chiesa romana, si diede alla lettura della Bibbia cattolica e dei commenti dei Padri, specialmente di s. Agostino e s. Cipriano, e si persuase che la Chiesa di Roma in nulla s'era allontanata nella dottrina della Chiesa primitiva: l'obiezione speciosa più in voga nel sec. xvir, rivolta dai protestanti ai cattolici. Venuto a Roma per approfondire le questioni fu bene accolto da Clemente VIII e soprattutto dal card. C. Baronio, le cui opere finirono con il confermarlo nella verità. Così, tornato in patria, scrisse della sua imminente conversione allo stesso Papa, che gli rispose ( 17 genn. 1601) animandolo al gran passo. La conversione ebbe luogo nel 1601; e da allora prese a chiamarsi anche Giusto Baronio, in riconoscenza al cardinale. Della sua vita ulteriore non si sa quasi nulla; solo vien ricordato che si laureò in teologia all'Università di Siena, in giurisprudenza a quella di Perugia, poi tornò in Germania per studiare all'Università di Heidelberg. Ritiratosi in seguito a Magonza, attese alla conversione dei suoi antichi correligionari.

Scrisse: Justi Calvini Veterocastrensis pro sacrosanta catholica Romana Ecclesia, proque sua ad eam transmigrazione Apologia (Magonza 1601; 2ª ed. Heidelberg 1756); De latitudine Ecclesiae Dei et moderata cöercitione haereticorum (ivi 1601); Epistolarum Catholicarum liber unus (ivi 1601; 2ª ed. Magonza 1756); Praescriptionum adversus haereticos perpetuarum ex st. orthodoxis, potissimum Patribus Tract. IV (ivi 1602; 2ª ed. ivi 1756 ).
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Baronzio, Gtovanni - Ancona con scene della vita di Gesù e alcuni santi - Urbino, palazzo Ducale.

Bibl.: A. Räss, Die Konvertiten seit der Reformation, Friburgo in Br. 1866-71, III, pp. 537-620; A. Kobler, Calvinus Justus, in Kirchenlexikon, II, coll. 1744-45. Celestino Teutore

BARONTUS (BARON DU BERRY). - Monaco del sec. VII; appartenente a nobile famiglia, si ritirò in convento dopo tempestose esperienze di vita. In un racconto anonimo, probabilmente di un suo contemporaneo, Visio Baronti monachi Langoretensis, si narra come, caduto in letargo, avesse la visione del pellegrinaggio che la sua anima, separata dal corpo, avrebbe compiuto in cielo e nell'inferno e della sua assoluzione mediante la penitenza. La narrazione appartiene a quel genere di letteratura escatologica, rozza di lingua, se non incolta, che si diffuse poi in tutta Europa.

Bibl.: Opere: Visio Baronti monachi Langoretensis, in MGH, Script. rer. mer., V, pp. 368-94. Studi: L. Duchesne, Fastes episcopaux de l'ancienne Gaule, III, Parigi 1901, pp. 25. 39. 77. 84.

Giovanna Fusco
BARONZIO, GIOVANni. - Pittore da Rimini, m. già nel 1362. Nel 1345 firmava un polittico oggi nella galleria di Urbino; gli viene anche attribuito un crocifisso firmato nello stesso anno: Joannes de Arimino, a Mercatello (v. giovanni da rimini). La personalità artistica del B., rivelata da L. Venturi che vide in lui il maggior rappresentante della scuola rimanese, l'artista che fuse, derivandone un proprio stile, il cromatismo bizantino con il plasticismo formale fiorentino, è stata criticamente riesaminata dagli studi recenti (M. Salmi) che ne hanno definito la valutazione nei confronti degli altri artisti della stessa scuola. Alla luce di questi il B. deve ritenersi il divulgatore del gusto dei principali riminesi (Pietro da Rimini e il Maestro di S. Agostino); divulgatore abile ma non

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sorretto da un chiaro equilibrio. Infatti mentre nel bel Crocifisso di Mercatello lo schema giottesco è fuso con coerenza stilistica ai tradizionali moduli riminesi (tipico l'allungamento delle forme) e la delicata trattazione del chiaroscuro mantenuto in una tonalità verdastra accentua, senza esteriori effetti drammatici, il plasticismo, nella pala di Urbino non è altrettanto rispondente l'equilibrio delle parti. Al fluido plasticismo del gruppo centrale con la Madonna in trono si contrappongono figure legnose (Cenacolo) e popolaresche (Adorazione dei Magi), composizioni faticose e confuse (Bacio di Giuda). Si attribuisce al B. anche il polittico di Mercatello, e si crede che l'artista abbia collaborato alla decorazione del cappellone di S. Nicola in Tolentino ( 1348 ca.).

BibL.: E. Catilini, s.v. in Thieme-Becker, II, pp. 520-24 (con bibl.); L. Venturi, Attraverso le Marche, in L'arte, 18 (1913), pp. 4-8; R. van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting, IV, L'Aia 1924, pp. 314-28. L. Sertz, L'arte nelle Marche, Pesaro 1929, pp. 267-72. Fondamentali sono gli studi di M. Salmi, La scuola di Rimini, in Rivista del r. Istituto d'archeologia e storia dell'arte, 1931-32, fasc. III, pp. 226267; 1932-33, fascc. II-III, pp. 145-201; 1935, fascc. I-II, pp. 98 127, di cui parte del it è dedicata (p. 179 sgg .) al B. Per il più recente catalogo delle opere cf. Mostra della Pittura riminese del Trecento: Catalogo, a cura di C. Brandi, Rimini 1935. Cf., nei riguardi del B., anche la recensione di M. Salmi al catalogo suddetto, in Rivista d'arte, 1 (1935), pp. 323-30, la replica di C. Brandi, Conclusioni su alcuni discussi problemi della pittura riminese del Trecento, in Critica d'arte, 1 (1932-36), pp. 229-37, e la risposta di M. Salmi, in Rivista d'arte, 18 (1936), pp. 409-13. Per varie attribuzioni al B. cf. anche B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, Milano 1936, pp. 37-38, e A. Venturi, Gruppo di cose inedite, in L'arte, 41 (1938), pp. 44-53.

## BAROZZI, GIACOMO: v. VIGNOLA.

BAROZZI, PIETRO. - Vescovo umanista, n. a Venezia nel 1441, m. a Padova il 10 genn. 1507. Appena trentenne fu nominato vescovo di Belluno (1470), poi fu trasferito a Padova (1487), sede in cui rimase fino alla morte. Pastore esemplare, di alta spiritualità, fu anche rinomato letterato e fine poeta latino, come dimostrano gli esametri della Vita Christi, ancora inediti. Di profonda dottrina ascetica sono vari suoi opuscoli postumi : De modo bene moriendi edito in italiano a Portogruaro (1858), Consolatorii libri tres, Officium ad deprecandam pestilentiam, ad impetrandam pluviam, ad aëris serenitatem poscendam. L'elenco dei suoi scritti si trova in Mazzuchelli, II, pp. 418-21.

BibL.: Anon., Memorie storiche sulla vita e sulle opere di P. B., vescovo di Padova, Venezia 1801; Dondi dall'Orologio, Diavet, nona sopra la storia ecclesiastica di Padova, Padova 1817; Ball. Diocesano di Padova, 12 (1927), pp. 442-62 (inventaria dei suoi libri).

Umile Bonzi da Genova
BAR QAPPARA. - Rabbino palestinese (principio del sec. III d.C.), dei più antichi discepoli di R. Jêhûdhâb han-Nâsî, che coadiuvò nella redazione della Mišnâh. Fu della 5^{\text {a }} generazione dei Tannaiti.

Compose anche una propria Mišnâh, della quale rimangono tracce notevoli. Ha esercitato grande influenza, e si ricordano molti suoi aforismi. Era anche poeta, con tendenza alla satira. Fu capo dell'accademia di Cesareo e sembra che R. Jehôs̀ua' ben Lèwî sia stato suo scolaro.

BibL.: H.-L. Strack, Einleitung in Talmud und Midras, Monaco 1921, p. 134.

Alfredo Ravenna
BARQUISIMETO, Diocesi di. - Nella repubblica del Venezuela, Stato di Lara, suffraganea di Santiago del Venezuela, con residenza a B. Eretta il 4 maggio 1847 , fu inaugurata solo nel 1867 , con residenza a Coro e sotto il nome di Coro. Nel 1870 la sede venne trasferita a B., sotto la prima denominazione che poi ha conservato, nonostante un decreto della S. Congregazione concistoriale del 12 febbr.

1907, che ne mutava il nome in quello di Carabobo. Fino al 1922 comprendeva, oltre lo Stato di Lara, anche quelli di Carabobo e Falcón, ma in tale anno, con la creazione delle diocesi di Coro e Valencia, rispettivamente negli Stati di Falcón e Carabobo, la diocesi venne diminuita di questi due ultimi Stati.

Risulta divisa in 60 parrocchie, con 26 sacerdoti diocesani e 18 regolari. Ha una popolazione di 500.000 ab., quasi tutti cattolici, sopra una superfice di 40.000 kmq .

BibL.: Enc. universal ilustrado europeo-americano, VII, p. 883; N. Navarro, Anales eclesiásticas venezolanos, Caracas 1929.

Pietro Gomez
BARRADAS, MANOEL. - Missionario gesuita portoghese, n. a Monforte (Alemtejo) nel 1572, m. a Cochín nell'India il 31 luglio 1646. Entrato nel 1587 nel noviziato di Evora, parti nel 1591 per l'India dove fece gli studi ed ebbe varie mansioni nelle missioni di Goa e del Malabar. Dal 1621 al 1623 lavorò in Etiopia con il p. Manoel d'Almeida principalmente nella provincia del Tigré, con residenza a Fremona. Tornando a Goa, cadde ad Aden nelle mani dei Turchi, che lo trattennero per sei mesi prigioniero. Fu poi provinciale di Goa ( 1640-43 ) e del Malabar (dal 1643 alla morte).

L'attribuzione al B. di trattati sulla mitologia, le sèrte e gli usi degli Indu è stata contrastata (cf. H. Hosten, The authorship of the Portuguese Manuscript on Indian Mythology, in Anthropos, 2 [1907], pp. 272-74; Streit, Bibl., V, p. 214, è pieno di confusioni). Il manoscritto che inviò in Europa sembra non essere altro che un estratto o un compendio del Livro da seita das Indias orientais del gesuita Giacomo Fenicio (n. nel 1558 e m. nel 1632) di Capua (cf. l'introduzione premessa da J. Charpentier all'edizione del Fenicio, Uppsala 1932, pp. LxxviII-LxxxiI). Più importanti i tre trattati del B. sull'Etiopia: Do estado da S. Fe romana em Ethiopia; Do regno de Tygre e seus mandos; Da cidade e fortaleza de Adem. La loro edizione costituisce il tomo IV (Roma 1906) del Rerum Antibiopicarum scriptores occidentale inediti del p. C. Beccari. Lo stesso Beccari ne ristampò i tratti principali in traduzione italiana: Il Tigre descritto da un missionario gesuita del sec. XVII (2a ed., Roma 1912).

BibL.: Sommervogel, I, col. 911; VIII, col. 1763; prefazione del Beccari alle edizioni citate. Edinondo Lamalle

BARRADAS, SEbASTIÃo. - Gesuita portoghese, n. a Lisbona nel 1542, entrato in nel noviziato ( 1558 ), m. a Coimbra il 14 apr. 1615. Professore di S. Scrittura nelle Università di Coimbra e di Evora, si dedicò poi alla predicazione, che esercitò in tutto il regno con zelo e successo non comuni.

Pubblicò due commenti biblici, destinati principalmente ai predicatori: Commentaria in concordiam et historiam evangelicam (I, Coimbra 1599; ed. completa in 4 voll., Magonza 1601-12; 13 ristampe); Itinerarium filiorum Israel ex degytio in terram repromissionis (Lione 1620; 5 ristampe); questa seconda opera sull'Esodo, è aggiunta come vol. V alle edizioni di Magonza 1627 e Augusta 1643 del Commentario sul Vangelo.

BibL.: Sommervogel, I, coll. 911-14; VIII, col. 1764. Edinondo Lamalle

BARRA DO PIRAÍ, Diocesi di. - Nel Brasile, Stato di Rio de Janeiro ; eretta il 4 dic. 1922 con parrocchie della diocesi di Nictheroy, suffraganea di S. Sebastiano di Rio de Janeiro. Nella bolla di erezione invece dei canonici si concede siano nominati temporaneamente consultori diocesani. La cattedrale è dedicata a s. Anna. Il 27 marzo 1925 venivano separate 13 parrocchie per formare la diocesi di Valença; attualmente comprende 22 parrocchie.

La diocesi ha 320.000 ab. dei quali 300.000 cattolici, su una superfice di 10.000 kmq .; conta 22 sacerdoti diocesani e 17 regolari.

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BibL.: AAS. 15 (1923), pp. 485-87; 16 (1924), p. 132; 17 (1925), pp. 516-19, 648; 27 (1935), p. 504: O Brasil Católico, Guis de Fora 1947, pp. 30-34. Giovanni Meseguer

BARRA DO RIO GRANDE, Diocesi di. - Nel Brasile, Stato di Bahia, cretta in diocesi il 20 ott. 1913 con 19 parrocchie dell'arcidiocesi di S. Salvatore di Bahia, di cui fu fatta suffraganea. La cattedrale è dedicata a s. Francesco d'Assisi, patrono della diocesi. I cattolici sono ca. 300.000 , divisi in 20 parrocchie.

BibL. AAS. 5 (1913), p. 548; 7 (1915), p. 358; 27 (1935), p. 273; J. B. Lehmann, O Brasil Católico, Guis de Fora 1947, pp. 27-29.

BARRAL, Louis-Mathias de. - Prelato francese, n. a Grenoble il 20 apr. 1746, m. il 6 giugno 1816. Diventato vescovo di Troyes nel 1790 , rifiutò di prestare il giuramento civile previsto dalla costituzione. Prese perciò la via dell'esilio, recandosi dapprima a Costanza, ed in seguito in Inghilterra. Dopo il concordato del 1801, fu nominato vescovo di Meaux e nel febbr. 1805 arcivescovo di Tours. Sorta la contesa per l'istituzione dei vescovi, cui Napoleone voleva provvedere da sé calpestando i diritti del Papa, il B. fu capo della deputazione episcopale che nel maggio 1811 si recò a Savona per indurre Pio VII a cedere alla volontà dell'imperatore. Nel genn. 1813, insieme con un altro gruppo di vescovi del suo sentire, fece pressioni sul Papa per la redazione di un nuovo concordato. Nell'ag. del 1815 fu costretto a lasciare la sua sede di Tours per aver fatto parte della Camera dei pari durante i Cento giorni.

BibL.: F. X. Feller, s. v. in Biographie universelle, I, p. 341; A. Jean, Les évêques de France, Parigi 1891, pp. 377-78; G. Constant, L'Eglise de France sous le consulat et l'empire, Parigi 1928. Sull'azione svolta a Savona presso Pio VII cf. I. Rinieri, Napoleone e Pio VII, Torino 1906, passim. Silvio Furlani

BARRANQUILLA, diocesi di. - Nella parte occidentale della Repubblica di Colombia, dipartimento dell'Atlantico, suffraganea di Cartagena. La sede vescovile è in B. capoluogo del dipartimento, situata sull'estuario navigabile del fiume Maddalena. E la città più popolata della Colombia, dopo la capitale. Creata da Pio XI il 7 luglio 1932, la diocesi ha un'estensione territoriale di 3470 kmq ., e una popolazione di 330.100 ab., di cui 327.428 cattolici. Il numero delle parrocchie è di 17 con 14 sacerdoti del clero secolare e 36 regolari (1949).

BibL.: Anuario de la Iglesia católica en Colombia, Bogotá 1938. Pietro Gomez

BARRE, Nicolas. - Educatore popolare e scrittore ascetico, n. ad Amiens il 21 ott. 1621, m. in odore di santità a Parigi il 31 maggio 1686. Entrò ventenne tra i frati Minimi della sua città. A Parigi, nel convento di Place Royale, conseguì vasta cultura in matematica e teologia. Ebbe la cattedra di teologia prima del sacerdozio e la tenne per molti anni. Predicatore, apostolo e direttore di anime, fu noto per pietà e austerità. Opera sua precipua è la fondazione delle «Scuole di carità del Bambino Gesù», in cui si manifesta padagogista sommo e precursore. Mancava la scuola aperta ai figli del popolo, mancavano i maestri idonei; il B. crea le «scuole normali» per la formazione di maestri e maestre che si consacrino totalmente alla scuola gratuita; non devono essere sacerdoti o religiose perché il ministero sacro o la clausura non intralcino l'insegnamento. Abolito il metodo individuale, prescrive quello simultaneo, distribuendo gradualmente gli alunni in tre classi con separazione dei due sessi. L'insegnamento deve impartirsi in volgare e non in latino. Le materie sono : leggere, scrivere, far di conto, disegno, calligrafia, storia e geo-
grafia, dottrina cristiana, e, alle fanciulle, lavori femminili. Ben precisati l'orario e i giorni di scuola. Le lezioni vengono interrotte la mattina per la Messa e canti spirituali e per una refezione scolastica. L'ordinamento gerarchico è costituito da un direttore generale, direttori locali, consiglieri. Crea inoltre le scuole operaie dell'artigianato per gli adulti, volte ad integrare l'istruzione elementare. Concezione organica e completa, che ha poco da invidiare ai metodi moderni.

Il B. è seguito e imitato da tutte le istituzioni similari posteriori. S. Giovanni Battista de La Salle fu consigliato e spronato da lui a dedicarsi alle scuole cristiane per i maschi non discostandosi dal sistema del B. Il principale suo trattato pedagogico è Statuts et réglements des Ecoles charitables du st. Enfant Jésus (Parigi 1685); le innovazioni e creazioni del B. sono esposte da G. Blain, il primo biografo di s. G. B. de La Salle, nel Discours pour l'institution des maitres et des maitresses d'écoles chrétiennes et gratuites, premesso alla Vie de M. de La Salle (Rouen 1733).

Dopo la morte del B. furono pubblicate alcune sue opere ascetiche tra cui le Maximes spirituelles du r. p. B. Minime, dall'abate de Servien de Montigny (Parigi 1694), e le Lettres spirituelles (Rouen 1697, 2ª ed. Tolosa 1876). In esse insegne totale abnegazione, confidente abbandono, zelo ardente per la gloria di Dio.

E in corso la sua causa di beatificazione, introdotta nel 1931 presso la S. Congregazione dei Riti.

BibL.: H. De Grezès, Vie du r. p. B., Bar-le-Duc 1892; G. Roberti, Disegno storico dell'Ordine dei Minimi, II, Roma 1908, pp. 350-565; G. Morotti, Un pedagogista santo, RomaTorino 1929; J. Harang, La vie spirituelle à l'école du r. p. N. B., Parigi 1938; Ch. Cordonnier, Le r. p. N. B. ecc., ivi 1938; J. de Guibert, s. v. in DSp, I, col. 1252; Ch. Farcy, Le r. p. B., Parigi 1942.

Gennaro Moretti
BARRÈS, Maurice. - N. a Charmes-sur-Moselle (Vosges) il 22 sett. 1862, m. a Parigi il 4 dic. 1923. Dal 1883 cominciò a farsi conoscere scrivendo su giornali e riviste.

Fu tra i primi a denunciare le dottrine positivistiche di Renan e di Taine (Huit jours chez M. Renan, 1888). Dello stesso anno è il romanzo Sous l'oeil des Barbares che rivelò la sua natura di ideologo e di artista e al quale seguirono Un homme libre (1889) e Le jardin de Bérénice (1891) uno dei suoi libri più caratteristici dove è messo in luce il contrasto tra il sentimento e la brutalità degli interessi materiali e politici. A questi tre romanzi, che formano una specie di trilogia dal titolo Le culte du moi dove è esaminata l'unità intima dell'uomo, seguono quelli dell'Energie nationale e precisamente Les déracinés (1907) in cui il B. deplora la disgregazione della Francia e combatte l'eccessivo accentramento della vita spirituale a Parigi, dandoci per contrasto un'appassionata evocazione della Lorena; Au service de l'Allemagne (1903) e Calette Bandoche (1909) dove la fedeltà alla tradizione s'incarna in una modesta fanciulla di Metz. Scrisse ancora, con altri romanzi, memorie e impressioni di viaggio (Venezia, Spagna); studi d'arte (Greco ou le secret de Tolède, 1912) e un vigoroso racconto di vita religiosa in Lorena ( L a colline inspirée, 1913). Simpatizzante per la Chiesa, ne fu il difensore contro i pericoli del regime di separazione, pur non essendo un cattolico praticante. Fu deputato di Nancy fino al 1895, tradizionalista e patriota, ma non aderì al movimento monarchico di Maurras. Accademico dal 1906.

BibL.: H. Bremond, M. B., Parigi 1925; J. Dietz, M. B., ivi 1927; E. Jaloux, De Pascal il B., ivi 1927; J. et J. Tharsud, Mes boules chez B., ivi 1928; V. Giraud, Les maitres de l'heure: M. B., ivi 1932; M. B. Lasonde, Les origines, la formation et les années de jeunesse de M. B., Friburgo 1936. M. T. Sposato

BARRET, John. - Carmelitano inglese, oriundo da King's Lynn (Norfolk), m. il 12 luglio 1563 a Norwich. Si laureò, nel 1533, all'Università di Cambridge. Soppressi gli Ordini religiosi sotto Enrico VIII (1538), fu espulso dal suo convento e fatto parroco

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a Hetherset (1541), poi professore di teologia al collegio di Norwich (1542). Fu fatto quindi (1558) canonico della cattedrale di Norwich, e conservò fermamente la fede cattolica, nonostante le insidie e calunnie degli avversari e gli allettamenti di certi amici.

Dei suoi scritti alcuni, come Commentaria in epistolos s. Pauli, Commentaria in I. epist. s. Johannis, Collectanea in communes locos digesta ex eruditioribus... germanorum protestantium scriptoribus, si conservano inediti nella biblioteca del «Corpus Christi College» a Cambridge, mentre la sua Epistola apologetica all'eretico Roberto Watson fu pubblicata da quest'ultimo nella sua Aetiologia (1536). Un altro lavoro suo: Magistri Parisienses, catalogo dei Carmelitani che si addottorarono nell'Università di Parigi (1360-63), ci è conservato nei Monumenta historica Carmelitana del p. Zimmerman (Lerino 1907), pp. 394-419.

Bibl.: Jo. Bale, Scriptorum illusts. Mai. Britanniae catalogue, II, Basilea 1557-59, p. 112; J. Gillow, A listerary and biogr. history... of the English catholics, I, Londra 1885, p. 141; Dict. of national biography, I, p. 1198; Anastasio di S. Paolo, s. v. in DHG, VI, coll. 910-11. Ambrogio di Santa Teresa

BARRETO, Francisco. - Missionario portoghese, gesuita, n. a Montemór-o-novo nel 1599. Partito per le Indie, vi fu professore di filosofia e teologia, rettore a Coulam e a Cochin, poi provinciale del Malabar (1656-59), e morì visitatore delle Indie il 24 ott. 1664. Venuto a Roma come procuratore della missione (1644-53), vi pubblicò una Relatione delle Missioni che appartengono alla Provincia di Malabar della Compagnia di Gesù (Roma 1645, più volte ristampata e tradotta).

Bibl.: Sommervogel, I, col. 923; E. Rivière, Corrections et additions à la bibl. de la Comp. de fétus, coll. 358-59 e 944; Streit, Bibl., V, p. 135; F. Rodrigues, A Companhia de Jesus em Portugal e nas Missões, 2^{2} ed., Oporto 1935, p. 31. Edmondo Lamalle

BARRETT, Jean Arnold. - Vescovo, n. a Looz il 22 febbr. 1770, m. a Namur nel 1835. Compiuti a Roma i suoi studi e ordinato sacerdote, tornò in patria, iniziando la carriera ecclesiastica come curato della parrocchia di Wellen. Dal 1797 al 1802, non avendo prestato giuramento alla costituzione, visse ritirato a Liegi dove, dopo il concordato, gli fu assegnata l'amministrazione dei beni della cattedrale. Ancora una volta, nel 1811 , a causa del suo atteggiamento apertamente ostile alla politica napoleonica, dovette allontanarsi, in esilio, a Besançon. Ivi portò la sua opera di assistenza ai prigionieri e ai malati, dando nuova prova della sua profonda fede cattolica e della sua coscienza di sacerdote. Rientrato a Liegi nel 1813, divenne vicario capitolare della vasta diocesi e finalmente vescovo di Namur dal 1833 al 1835.

Bibl.: E. Coemans, s. v. in Biographie Nationale de Belgique, I, coll. 729-31; F. Baix, s. v. in DHG, VI, coll. 918-19.

Gabriella de Stefano
BARRIO Y FERNÁNDEZ, Mariano. - Cardinale, n. a Jaca il 21 nov. 1805, m. a Valenza il 26 nov. 1876. Professore di diritto canonico all'Università di Huesca, fu nominato nel 1847 vescovo di CartagenaMureia e nel 1861 arcivescovo di Valenza. Si rivelò attivo difensore degli interessi del suo paese e fervente difensore dei diritti dei cattolici e del papato. Protestò contro il giuramento imposto al clero dalla costituzione del 1869 finché Roma stessa non l'accettò, sia pure ufficiosamente. E nota inoltre la sua lettera su La unidad católica, in seguito alla costituzione del 1876, che approvava la libertà di culto. Pio IX lo creò cardinale il 22 dic. 1874.

Bibl.: J. Coignet, s. v. in DHG, VI, col. 928.
Gabriella de Stefano
BARRON, Edward. - Primo vicario apostolico delle due Guinee. N. in Irlanda, a Waterford, nel

1801, m. a Savannah il 12 sett. 1854. Studiò al collegio Urbano, poi esercitò il ministero a Filadelfia, negli Stati Uniti. In seguito alle premure dei vescovi americani perché si provvedesse all'evangelizzazione della costa occidentale dell'Africa, dove già intensa era la propaganda protestante, il B., allora vicario generale di Filadelfia, vi fece un viaggio di ricognizione (1839) e informò Roma della situazione. Eretto, nel 1841, il vicariato delle due Guinee, il B. ne fu eletto primo titolare, e si imbarcò nel sett. 1843 con parecchi giovani sacerdoti missionari del S. Cuore del p. Libermann, che però tutti perirono vittime di quel clima micidiale, salvo il Bessieux. Allora diede le dimissioni e, tornato in America, si dedicò all'apostolato dei negri immigrati e mori semplice missionario, colpito dalla febbre gialla.

Bibl.: J. B. Pitra, Vie du r. p. Fr. M. P. Libermann, 2^{2} ed., Parigi 1872, p. 479 sgg.; M. Spitz, s. v. in DHG, VI, coll. 931-32. Giovanni B. Tragella

BARRÓN, Vicente. - Domenicano spagnolo, confessore di s. Teresa, n. verso il 1505. Studiò nel collegio teologico dei Domenicani di Salamanca. Verso il 1534 è ad Avila, ove per la prima volta è confessore della giovane Teresa de Ahumada e del padre suo. Verso il 1544 è professore di teologia in Avila e di nuovo confessore di s. Teresa di Gesù, la quale dice di lui (Vita, cap. VII) che era "uomo di grande virtù e molto timorato di Dio ", e che era a lei "di grande giovamento", perché "egli si prese a cuore il bene dell'anima mia e mi fece subito conoscere lo stato pericoloso in cui mi trovavo ". Insegnò teologia nelle Università di Salamanca (1548), Valladolid (1551-54), Alcalá (1554-57). Raggiunto (1565) il grado di maestro di teologia, insegnò teologia nell'Università di Toledo e nel tempo stesso fu consultore dell'Inquisizione. S. Teresa, volendo fondare a Toledo uno dei suoi monasteri, lo prese di nuovo come direttore della sua coscienza e consigliere, ed egli, con la sua grande influenza, appianò ogni difficoltà. S'ignora la data della sua morte.

Si conosce di lui un'opera inedita, i Commentari alla 10.200 della Somma di s. Tommaso (bibl. Vatic., cod. Ottob., 1041).

Bibl.: F. Martin. S. Teresa de Jesús y la orden de predicadores, Ávila 1909, pp. 658-60; Beltrán de Heredia, La enseñanza de santo Tomás en la Universidad de Alcalá, in Ciencia Tomista, 12 (1916), pp. 263-64.

Ambrogio di Santa Teresa
BARROS, João de. - Scrittore e storiografo portoghese, n. a Viseu nel 1496, m. presso Pombal nel 1571.

Nel 1520 pubblicava la Crónica do Imperador Clarimundo, che, concepita come un romanzo cavalleresco d'avventure e alternata di prosa e versi, ricca di personaggi e di episodi, già rivelava quell'intento di glorificazione della patria che forma lo scopo dell'opera massima del B., cioè le Décadas da Asia, utilissime per conoscere la storia dell'impero portoghese in Oriente. Il B. procede scegliendo sui documenti migliori, ma il desiderio di esaltare il suo paese gli fa raccogliere solo gli elementi atti allo scopo, perciò la storia della conquista è condotta da un punto di vista decisamente tendensioso e manca di proporzione ed obiet. tività, ed è l'ammisszione per le storie di Livio che gli suggerisce gli appassionati discorsi dei suoi eroi. L'opera, che sarà una delle fonti di Camões, doveva constare di quattro sezioni, ciascuna dedicata ad una delle parti del mondo che erano state teatro dell'attività portoghese, ma tale vasto disegno non poté trovare attuazione. Del B. ci restano soltanto quattro decadi della Asia, l'ultima delle quali pubblicata postuma; altre otto furono redatte da Diego do Couto ed una tredicesima da Antonio Bocarro. Il B. è anche autore di scritti moralistici e didattici (i Rapica poefma, un Dialogo da siccusa sorgonha in cui le morale cristiana si combina con l'esaltazione eroica e l'amore alla gloria, ecc.), una

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![img-24.jpeg](img-24.jpeg)

A sinistra: PACCIATA DELLA CHIESA DELLA MADDALENA. Opera di G. Sardi (1735) - Roma. A destra: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. SUSANNA. Opera di C. Moderno (1603) - Roma.

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![img-25.jpeg](img-25.jpeg)

In alto: INTERNO DELLA CHIESA DELL'ABBAZIA DI MONTECASSINO. Opera di C. Fonsago (ca. 1650), ora distrutta. In basso: INTERNO DELLA CHIESA DI S. ANDREA DELLA VALLE. Opera di C. Maderno (1608) - Roma.

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![img-26.jpeg](img-26.jpeg)

A sinistra: S. LONGINO. Opera di G. L. Bernini (1640) - Città del Vaticano, basilica di S. Pietro. A destra: RITRATTO DI DONNA OLIMPIA PAMPHILI. Opera di A. Algardi - Roma, palazzo Doria, gilleris.

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(10. Alinari)
la GLORIA DELLA fAMIGLIA BARBERINI Affresco di Pietro da Cortona (1637) - Roma, Palazzo omonimo.

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grammatica portoghese ad uso degli indigeni con orazioni e precetti di dottrina cristiana, e dialoghi e discorsi vari.

Recentemente (Lisbona 1921) è stata pubblicata una scelta della prima decade nella collezione Antologia portuguesa di A. de Campos, e R. Lapa ha curato un'edizione dei Panegiricos.

BIBL.: A. Pereira de Figueiredo, Espirito da lingua portuguesa extrahido das Décadas do insigne escritor 7. de B., in Mem. de lit. port. publ. pela B. A. das Sciencias, 3 (1792), pp. 111 122) id., Exemplos de mais sólida elocuencia portuguesa, ibid., 4 (1793), pp. 2-25; T. Braga, Historia de Camdes, Lisbona 1875, pp. 341-53; A. Bailo, Documentos inéditos sobre 7. de B., Coimbra 1917.

Jole Soudieri Ruggieri
BARROW, Isaac. - Matematico e teologo protestante inglese, n. a Londra nel 1630 , ivi m. il 4 maggio 1677. Visse molti anni all'estero e studiò in Francia, in Italia, in Turchia, in Germania e in Olanda. Nel 1660 fu nominato professore di greco; nel 1662 professore di matematica a Londra, nel 1663 a Cambridge, ove ebbe per disccpolo Newton di cui seppe umilmente riconoscere il genio superiore, cedendogli nel 1669 la cattedra. Le sue opere matematiche e geometriche, continuazione degli studi di Keplero e preannuncianti quelli di Newton, consistono in una edizione di Euclide, di Apollonio e di Teodosio, nelle Lectiones opticae geometricae. Dallo zio, vescovo di St. Asaph, ebbe una piccola cura nel Galles, e dal vescovo di Sarum una prebenda nella cattedrale di Salisbury. Nel 1670 fu nominato dottore in teologia e nel 1672 rettore del Trinity College. Deluso dalla sfavorevole accoglienza avuta dalle sue opere scientifiche, il B., dopo il 1670 , si dedicò allo studio della sola teologia.

La sua massima opera di controversista fu il trattato On the Pope's Supremacy (1680), redatto in uno stile lucido e nervoso, intessuto di argomenti logici più che di motivi polemici, in cui il suo temperamento pacato e il suo spirito di larga carità cristiana lo tennero lontano dalle consuete invettive antipapali, che caratterizzano le dispute del tempo. Un'altra opera dello stesso genere, a favore delle posizioni dogmatiche della Chiesa anglicana, fu la Exposition of the Creed, Decalogue and Sacraments. Assai rinomato, più tra i posteri che tra i contemporanei, fu il B. come predicatore; "alcale predicatore", come lo definì Carlo II che lo ebbe cappellano, "perché esauriva qualunque argomento e non lasciava a chi veniva dopo di lui nulla di nuovo da dire».

I suoi Sermons, editi postumi dal suo esecutore letterario, il Tillotson ( 4 voll. in-folio), testimoniano una prodigiosa fecondità inventiva. "Capolavori del loro genere" li chiamò il Locke. L'abitudine degli studi matematici rafforzò nel B. quella chiarezza concettuale e quella consequenzialità mentale che fanno d'ogni suo sermone la dimostrazione di un teorema. L'apparente fluidità dello stile e facilità d'espressione sono il frutto di una fatica diuturna e prolungata. Certo il B. si rivolge più al raziocinio che non al sentimento; le sue prediche, sempre eloquenti e spesso elevate, sono però viziate da prolissità, pur essendo sostenute da un'estrema virilità di tono e scevre affatto da qualsiasi affettazione.

BibL.: Or. Whewell, Notice of B.'s life and academical times, premessa al vol. IX delle opere teologiche edite da A. Napier, Cambridge 1859 .

Vittorio Gabrieli
BARRUEL, Augustin de. - Gesuita pubblicista, n. a Villeneuve-de-Berg (Ardèche) il 2 ott. 1741, m. a Parigi il 5 ott. 1820. Accolto nella Compagnia il 15 ott. 1756; fu costretto ad esulare in Boemia e in Austria per la soppressione dell'Ordine in Francia (1762), dove poi tornò nel 1774. Dal 1792 al 1802 visse rifugiato in Inghilterra; rinocerito a Parigi nel 1802 e restaurata la Compagnia, s'affrettò ad aggregarvisi di nuovo (1815).

Cominciò la sua attività letteraria con Les Helviennes ou Lettres provinciales philosophiques ( 3 voll., AmsterdamParigi 1781; vers. it., Venezia 1801) contro le aberrazioni degli Enciclopedisti; dal 1788 al 1792 diresse il Journal ecclésiastique ou Bibliothèque raisonnée des sciences ecclésiastiques, mutandone l'indirizzo e orientandolo alla critica degli avvenimenti pubblici rivoluzionari e antireligiosi; il che, urtando i giacobini al potere, costrinse il giornale a cessare la pubblicazione. Nello stesso tempo egli divulgò numerosi opuscoli, nei quali attaccava la costituzione civile del clero, il giuramento civile, i preti giurati e che raccolse poi nella Collection ecclésiastique ou recueil complet des ouvrages faits depuis l'ouverture des Etats généraux, relativement au clergé, à la constitution civile, decretée par l'Assemblée nationale, sanctionnée par le roi (14 voll., Parigi 1791-93; vers. it. 16 voll., Venezia 1791-95), importante miniera di documentazione degli avvenimenti. A Londra attese alla pubblicazione di due altre opere storiche molto importanti: Histoire du clergé pendant la révolution française (Londra 1793; vers. it. 3 voll., Roma 1794-95) e Mémoires pour servir à l'histoire du jacobinisme (4 voll., Londra 1797-98; vers. it. 13 voll., Venezia 1799-1800; a voll., Roma 1887), nelle quali si studia di provare come la Rivoluzione sia la conseguenza della cospirazione congiunta degli increduli, dei massoni, dei repubblicani e degli illuministi. Tesi ricca di documentazione; esatta, se si prende nel suo insieme, ma bisognosa di revisione e correzione nei particolari. Tornato a Parigi, difese con l'opera De pape et de ses droits religieux (Parigi 1802) il nuovo concordato contro gli attacchi dei gallicani. Sull'estremo della vita stava preparando una confutazione della filosofia kantiana e il disegno di una storia delle società segrete nel medioevo.

BibL.: Sommervogel, I, coll. 930-45; VIII, col. 1767; id., s. v. in DThC, II, col. 428; R. Dueschler, s. v. in DHG, VI, col. 937; J. Gagarin, Souvenirs du P. Grivel sur les pp. Barruel et Feller, in Le contemporain, 30 (1878), pp. 40-70; A. Dechêne, Lettres inédites de Barruel à son retour en France (1820-1806), in Revue historique de Vivarais, 29 (1922), pp. 242-50, 261-70; id., Un préexateur de princes au XVIIIe siècle: B. chez le prince électeur François Xavier de Saxe, in Etudes, 201 (1923), pp. 292-319.

Celestino Testore
BARRY, Paul du. - Scrittore spirituale francese n. a Leucate nel 1587, gesuita dal 1605, predicatore, rettore, provinciale, m. nel 1661 ad Avignone. Appartiene al piccolo gruppo di scrittori gesuiti che seguono le orme di s. Francesco di Sales.

Alcuni dei suoi scritti, come Le Paradis ouvert à Philogie par cent dévotions à la Mère de Dieu (Lione 1636), e L'année sainte ou l'instruction de Philogie (ivi 1641), sono stati attaccati, ad es., dai giansenisti, per le loro pratiche minute di devozione matiana. Invero non vi mancano tracce di esagerazione o di affettazione, ma il fondo è ortodosso, con austere esigenze di virtù.

Il Pensez-y bien ou moyen court, facile et assuré pour se sauver (Lione 1645), imperniato sul pensiero della morte, è stato più volte ristampato e tradotto.

Biat.: Sommervogel, I, coll. 945-47, e VIII, col. 1768; M. Olphe-Galliard, s. v. in DSp, I, coll. 1252-55.

Edmundo Lamalle
BARSABA (gr. B α ρ σ α β β \tilde{α} ς "figlio di Saba o Sêbhā { }^{′} ). - Cognome patronimico di due discepoli degli Apostoli, che alcuni (ad es., C. a Lapide, E. Jacquier), suppongono fratelli per l'identità del nome paterno, che è l'aramaico e palmiretto S̄ebā, reso nelle iscrizioni Σ α β \tilde{α} ς e Σ α β α ° ς (in Fl. Giuseppe Σ α β α ς, Σ α β- β α i ° ς ). Giuda e Giuseppe (due figli di Giacobbe) sono nomi di due fratelli ('I α \dot{θ} δ α ς xal 'I ω σ \tilde{η} ς ) in un'iscrizione giudaica di Roma (J-B. Frey, n. 347).

1) Giuseppe B. fu proposto, con Mattia, per sostituire Giuda Iscariote nel collegio dei "Dodici" (Act. 1,23 : il cod. D, con pochi altri "occidentali", ha "B. "), perché era vissuto con gli Apostoli durante tutta la vita pubblica di Gesù (Act. 1,21 sg.).

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Il suo soprannome romano Justus (' \operatorname{I} ω \tilde{ω} σ τ o ς ) fu proprio di altri due discepoli : Tizio (Act. 18, 7) e Gesù (Col. 4, 11). 'Ioũoтos (Justus), adattamento greco (latino) di Saddiq o Ṣ \bar{a} d \bar{a} q, ricorre spesso come nome nelle iscrizioni giudaiche. Secondo L. Cerfaux, B. " " osservatore del sabbato " ed equivarrebbe al "supernomen " 'I oũoтos. Non si sa altro di Giuseppe B. E verosimile che abbia appartenuto ai 70 ( 72 ) discepoli, come afferma Eusebio (Hist. eccl., I, 12), il quale narra, su testimonianza di Papia, informato dalle figlie di Filippo, che Giuseppe B., avendo bevuto un veleno mortifero, rimase illeso per grazia divina (op. cit., III, 79, 9); ciò è ripetuto (inizio sec. v) da Filippo Sidete (ed. C. de Boor, Texte u. Untersuchungen, 5, II, Lipsia 1888, p. 170).
2) Gtuba B. era uno dei "capi ( \dot{η} γ o \dot{α} μ ε v o \mathrm{l} ) tra i fratelli" della comunità di Gerusalemme; forse era "presbitero». Dopo il concilio apostolico, fu, insieme a Sila, inviato ad Antiochia con Paolo e Barnaba, per portarvi la lettera degli apostoli e presbiteri. Act. 15,22-34 (il cod. D ha "Barabba ").

La sua importanza nella prima comunità cristiana forse si deve al fatto che era stato discepolo di Gesù. Come Sila, godeva del carisma della profezia (Act. 15, 32; D aggiunge: "pieni di Spirito santo"), che manifestò esortando e confermando i fedeli antiocheni, conforme alla missione ricevuta (Act. 15, 27). Svolta l'opera affidatagli, ritornò a Gerusalemme solo: cosi il vers. 34 (cod. D e altri), che però è rigettato dai migliori critici (A. Merè, Neocen Testamentum graece et latine, 4^{\text {b }} ed., Roma 1942, p. 454), perché sembra interpolazione del testo "occidentale ".

Bibl.: E. Jacquier, Les Actes des Apôtres, Parigi, 1926, p. 460; J. B. Frey, Corpus inscriptionum iudaicarum. Roma 1936, p. LVII e nn. 3, 13, 125, 327-39, 502, 551 ('Ioũoтoç), nn. 224, 243, 252, 533, 629, 670 (Justus); L. Cerfaux, Le "supernomen * dans le livre des Actes, in Ephemerides theologicae iovanientes, 13 (1938), pp. (74-80), 75-76. Antonino Romeo

BAR SALIBI: v. sIONISIO BAR SALIbI.
BARSANIANI. - Setta monofisitica (v. MONOFISISMO) degli acefali, i quali elessero Barsanufio (donde il loro nome) come loro capo pretendendo consacrarlo vescovo mediante l'imposizione delle mani di un vescovo morto di recente.

I b., come gli altri acefali, prendevano per la comunione le specie consacrate dal patriarca Dioscoro, ma di più le cospargevano di fior di farina, e di questa prendendo un poco con l'estremità del dito, le portavano alla bocca. Questa comunione facevano solo a Pasqua. Da questo fiore di farina σ ε μ i δ α λ ı ς ebbern pure il nome di semidaliti. Non facevano l'oblazione e trascuravano ogni altro rito. Nell'815 si confusero con i giacobiti.

Bibl.: Timotheus Const., De recept. haeret.: PG 86. 45; I. Damascenus, De haeres. : PG 94, 756 e nota 63.

Ignazio Ortiz de Urbina
BARSANTI, Eugenio. - Fisico e matematico scolopio, n. a Pietrasanta il 12 ott. 1821, m. a Seraing (Belgio) il 18 apr. 1864. Insegnò la fisica e le matematiche a Volterra fin dall'anno 1843. Ripetendo davanti ai suoi alunni l'esperimento della pistola di Volta, pensò che la forza sviluppata dall'esplosione del miacuglio di gas idrogeno e d'aria potesse essere applicata come forza motrice in un meccanismo somigliante alle macchine a vapore. Nel 1849 fu chiamato a Firenze a insegnare matematiche e poco dopo fu nominato lettore di meccanica e d'idraulica nell'Osservatorio Ximeniano. Il B., venuto a Firenze, non tardò molto a esporre la sue idee concepite a Volterra, al p. Antonelli, divenuto ora suo collega nell'insegnamento, e fu questi che invitò Felice Matteucci, profondo conoscitore della meccanica, a collaborare con il B. per costruire il primo motore a gas. I due studiosi intrapresero insieme, verso la fine del 1851,
una lunga e minuziosa serie di esperienze, ed essendo ormai a buon punto gli studi preparatori, credettero opportuno scrivere una Memoria e consegnarla sigillata ad una accademia scientifica per rivendicare la priorità della loro scoperta qualora altri avesse studiato lo stesso argomento. L'accademia scelta fu quella dei Georgofili di Firenze, alla quale consegnarono la Memoria nel giugno del 1853. Per istanza dei due soci, il plico dieci anni dopo e precisamente il 20 sett. 1863 fu aperto e la Memoria letta e poi stampata negli atti della accademia stessa. Il nome del B. è legato quindi all'invenzione del motore a scoppio Barsanti-Matteucci, che finora corre nell'industria con l'usurpato nome di Otto-Langen. In una conferenza tenuta a Firenze nel 1931, p. Guido Alfani ha rivendicato al B. l'invenzione.

Bibl.: G. Alfani, Una grande invenzione ital. Il motore a scoppio B.-Matteucci, Firenze 1931. Leodegario Picanvol

BARSANUFIO e GIOVANNI, asceti. - B. detto anche Barsanupio o Barsanorio, ma da non confondersi con l'omonimo capo dei barsaniani (v.), fu un santo monaco vissuto tra il v e il vi sec., che mori intorno l'anno 540 . Oriundo dall'Egitto, venne a stabilirsi presso Gaza di Palestina, ove condusse vita penitente con altri celebri monaci, tra cui Giovanni "il profeta", che più da vicino ne seguì le orme. Le sue opere, unitamente a quelle del nominato discepolo Giovanni, furono edite da Nicodemo l'Agio rita, e stampate a Venezia nel 1816. Non meno di 369 sono le lettere conservate di B. e 446 quelle di Giovanni.
B. è venerato l'ir apr. in Oria (Brindisi) ove furono trasportate le sue reliquie verso l'850; il 6 febbr. tra gli Orientali.

Più scarse ancora sono le notizie biografiche relative a G. τ ω \tilde{ω} Σ ε ρ i δ o u dal nome del monastero in cui viveva, ma detto pure δ \tilde{α} λ λ 0 ς γ \dot{ε} ρ ω ν per distinguerlo dal maestro B., appellato δ μ ε \dot{ε} γ α ς γ ε \dot{ε} ρ ω v. G., assieme ad altri, ebbe come discepolo Doroteo e sembra che sia morto ca. l'anno 530 .

Però né B. né G., sebbene asceti e illustri guide di vita spirituale, furono sacerdoti.

Bibl.: Acta SS. Aprilis, II, Pariei 1863, pp. 22-27 e 957; R. Janin, A. v. in DIIG, VI, coll. 945-46; S. Vailhé, Les lettres spirituelles de T. et de B., in Echos d'Orient, 7 (1904), pp. 263276; id., St. B., ibid., 8 (1905), pp. 14-25; id., T. le prophète et Sêridos, ibid., pp. 134-60; G. Bardouhovez, Geschichte der althischl. Lit., V. Friburgo in Br. 1932, pp. 67-69.

Alberto Galieti
BARṢAWMĀ. - Archimandrita eutichiano, n. nei pressi di Samosata, m. nel 458.

Diventato fanatico seguace di Eutiche, Teodosio II lo incaricò di rappresentare nel conciliabolo di Efeso (449) tutti gli archimandriti, e a Dioscoro di Alessandria e Giovenale di Gerusalemme di accoglierlo nel medesimo (Mansi, VI, 549). B. vi intervenne (ibid., 727) e mise in scompiglio tutta l'adunanza facendo irrompere nel conciliabolo militi armati, turbe di popolo e mille monaci per strappare la condanna di Flaviano di Costantinopoli che, malmenato, morì tre giorni dopo. Il Concilio di Calcedonia (451) diede a lui ed ai suoi seguaci un termine. perentorio di 30 giorni per sottoscrivere la condanna di Eutiche. Condannato mórì in esilio nel 458 . La sua vita scritta in siríaco dal discepolo Samuele è inedita. Dai monofisiti B. è considerato santo e festeggiato il 1^{°} 0 il 3 febbr.

Bibl.: G. S. Assemani, Bibl. Orient., II, Roma 1721, pp. 110, ove per esteso si citano i documenti; F. Nau, Barsumas, in DThC, II, 1, col. 434.

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BARSAWMÄ di Nisibi. - Vescovo nestoriano, m. tra il 492 e il 495 . Fu discepolo di Hibás nella scuola di Edessa. Espulso con gli altri condiscepoli persiani, che come lui avevano aderito alla dottrina nestoriana, divenne vescovo di Nisibi e riusci a cattivarsi la fiducia del re Peroz (457-84). Quindi convocò il Sinodo di Bēt Lāfat (484) che propugnò il nestorianismo, decretò il matrimonio dei preti e soprattutto dichiarò decaduta l'autorità del katholikós sui vescovi. Il katholikós Bābaj riunì i vescovi a lui fedeli e scomunicò B. Intercettata una lettera di Bābaj, lo stesso B. lo accusò a Peroz che lo mise a morte. Gli successe Acacio, al quale B. si ravvicinò. Anzi nel Sinodo di Bét 'Adraj (485) B. gli si sottomise, ma non gli fu fedele fino all'ultimo. Valendosi della fiducia di \mathrm{Pe}- roz perseguitò crudelmente i monofisiti. Secondo Bar Ebreo ne fece uccidere 7.700 e molti preti, ma secondo i moderni questo numero è esagerato. 'Abdišó' (Ebediesu) in G. S. Assemani (Bibl. Orient., III, Roma 1725, p. 66) gli attribuisce inni, sermoni, omelie e lettere. Cinque di queste ultime sono in Synodicon orient., ed. J. B. Chabot (Parigi 1902), pp. 531-39, e negli Actes Xè Cong. Orientalistes, parte 2^{2}, pp. 83101.

Bibl.: Barhebraeus, Chron. eccl., ed. J. B. Abbeloos et Th. J. Lamy, Lorenzo 1872, pp. 63-78; J. Labourt, Le christianisme dans l'empire perse, Parigi 1904, pp. 131-52. Pietro Stair

BARSECH, Basilio. - Sacerdote armeno costantinopolitano, m. in Roma nel 1693 e seppellito in S. Maria Egiziaca, allora ospizio degli Armeni. Ebbe l'incarico della revisione di una nuova Bibbia armena stampata in Amsterdam dall'armeno Oskan e sequestrata dall'Inquisizione a Livorno.

Il B. corresse il Messale, l'Iunario e il Breviario, ma con risultato poco felice, a causa della sua incompetenza, e specialmente della sua mentalità latinizzante. La S. Congregazione di Propaganda abolì nel 1897 le correzioni e le innovazioni da lui introdotte.

L'opera di B. fu oggetto di vivissima critica anche da parte di dotti ecclesiastici armeni.

BibL.: Codex Borgianus latinus, 144, ff. 25, 112, 113, 166 sgg.; C. Korolevsky, s. v. in DHG, VI, coll. 951-54.

Serafino Abelian
BARSOTTINI, Gebemia. - N. nella Versilia a Levigliani, comune di Stazzema, l' 8 maggio 1812. A 18 anni entrò nella Congregazione degli Scolopi ed ebbe come maestri negli studi il p. Zucconi, il p. Gatteschi, il p. Inghirami. Iniziò giovanissimo il suo insegnamento di retorica, prima nel collegio di Urbino, poi nel collegio di Modigliana; ordinato sacerdote nel 1836, passò all'insegnamento di umanità superiore a Firenze succedendo nel ' 48 nelle classi di retorica al p. Gatteschi.

Il B., pur coltivando gli studi di teologia, di S. Scrittura, di patrologia dedicò la sua vita all'attività letteraria. Ci rimangono tra le opere scolastiche: la Raccolta di prose e poesie, il Collegamento di brani scelti dell'Iliade, le Lezioni di retorica. Notevoli le prediche, i discorsi morali e patriottici, gli elogi funebri, le epigrafi, le poesie tra le quali citiamo: quindici canti alla Vergine, componimenti poetici per sacerdoti, pastori novelli, e alcuni drammi sacri: Debora e Giaele, Ester, L'ultimo giorno di Gerusalemme. Verso la fine del ' 56 lasciò Firenze, essendo stato eletto rettore delle scuole pie di Pietrasanta. Vi rimase per quasi venti anni; tornato a Firenze morì il 1 giugno 1884; per la sua tomba il p. Mauro Ricci, suo scolaro, dettò l'epigrafe. Ebbe tra gli allievi il Carducci che lo ricordò in uno scherzo (Opere, I, pp. 308-10) e in una prosa sul Peggente di Rossetti (Opere, XVIII, pp. 241-42). Persona di molto buon gusto, il B. rappresentò degnamente a Firenze quella