volume-02

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 XX, 1, 1; Bell. Jud., J, 9, 3; trattasi di personaggi siri) forse per assonanza con Il'os λ ε μ α i ̃ o s. I testi siriaci trascrivono Bar Tálmaj.

Benché la tradizione patristica sia muta al riguardo, B. si identifica molto probabilmente con Nathanael (v.) di cui parla solo il IV Vangelo ponendolo tra gli Apostoli (Io. 1, 45-51: vocazione dopo Andrea, Simone, Filippo; 21, 2 : elencato dopo Pietro e Tommaso, prima dei "figli di Zebedeo "). Primi a proporre questa identità, ma in forma dubitativa, furono, tra i siri Išo dád di Merw (sec. Ix), tra i latini Ruperto di Deutz (m. nel 1129; PL 169, 273); più tardi l'ipotesi fu appoggiata da C. Giansonio di Gand, A. Salmeron, Corn. a Lapide, A. Calmer, sostenuta di proposito da due gesuiti: J. Roberti (1620) e il bollandista Joh. Stilting (Acta SS. Augusti, V, Anversa 1741, pp. 1-34), e oggi è comunemente ammessa (J. Knabenbauer, J. Beiser, E. Le Camus, M.-J. Lagrange, F.-M. Braun, U. Holemeister, Th. Zahn, F. Prat, Th. Innitzer, ecc.).

Nathanael ("diede Dio", senso identico a Mattaj e Mattijdù) doveva essere il nome personale, mentre B. era il cognome (come per Simone Barjónā'). Era galileo di Cana (Io. 21, 2; cf. 2, 1), ove oggi una chiesa è dedicata a s. B. Dal racconto giovanneo della sua vocazione all'apostolato, appare d'indole riservata e pensosa. Condotto da Filippo, è lodato da Gesù ( 2,47^{°} ecco veramente un Israelita in cui non è dolo") che gli rivela i suoi segreti; onde esce entusiasta in una professione di fede che prelude a quella di Pietro (Mt. 16, 16): "Tu sei il figlio di Dio, tu sei il re d'Israele" (Io. 2, 49). E poi presente all'apparizione del Risorto sul lago (Io. 21, 2). Con il collegio apostolico B. riceve lo Spirito alla Pentecoste (Act. 1, 13).

L'apostolato successivo di B. dev'essere stato attivissimo, poiché la tradizione posteriore gli attribuisce lunghi viaggi missionari ; ma nulla di preciso si può stabilire.

Eusebio (Hist. Eccl., V, 10, 3: PG 20,456) narra che Panteno (verso l'anno 200) trovò in India il Vangelo di Matteo in ebraico (aramaico) e si sentì dire che vi era stato portato da B.; ciò ripete s. Girolamo (De vir.ill., 36: PL 23,651); ma non si sa se l'«India» designi le regioni prossime

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(fol. Anderson)
Bartolomeo, apostolo, santo "Particolare del musaico della chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio, detta la Martorana
diretta sec. xit) - Palermo.
all'Etiopia (così Rufino, Hist. Eccl., I, 9; PL 21,478, e Socrate, Hist. Eccl. 1,19: PG 67,125) o l'Arabia felice (così lo Ps. Girolamo: PL 23, 722, L. S. Tillemont e M. Meinertz, Einleitung in das N. T., 4ª ed., Paderborn 1933, p. 190). Secondo una leggenda della fine del sec. iv (Constitutions Apost., VIII, 19-20: ed. F.X. Funk, I, Paderborn 1905, p. 525), B. istitui il rito per l'ordinazione delle diaconesse; lo Ps. Areopagita cita una parola di B. (PG 3, 1000). Lo Ps. Crisostomo (PG 59,495) narra che B. converti i Licanni, ed altri parlano di una sua missione in Asia Minore (a Gerapoli avrebbe sofferto con s. Filippo), donde poi avrebbe percorso la Mesopotamia e la Partia. Giunto in Armenia, ad Albanopoli (o Urbanopoli), per ordine del re Astiage, di cui aveva convertito il fratello Polimnio, esorcizzandone
la figlia, fu martirizzato : crocifisso, secondo la tradizione diffusa in Oriente; decapitato secondo i Martirologi di Rabano Mauro, Adone, Usuardo (PL 110, 1164; 123, 183; 124, 394); la decorizzione di s. B. è affermata da s. Isidoro di Siviglia e dal Martirologio di Beda (PL 83, 1291; 94, 1016) ed è comunemente ammessa presso i Latini dalla fine del medioevo (ma J. de Ribera [1388-1692] dipinge 12 volte [K. Künstle, p. 117] la crocifissione di s. B.). Le sue spoglie furono trasportate a Martyropolis o Majàfānjin dal vescovo Mārūtā (ca. 410), poi a Darue in Mesopotamia (a Anastasiopoli in Frigia?) dall'imperatore Anastasio I (ca. 507; Teodoro Lettore, 2, 57 : PG 86, 211); Vittore di Capua nel cod. Fuldense le dice in Frigia (ca. 546), poi appaiono a Lipari (ca. 580), a Benevento (ca. 838); oggi sono venerate a Roma, a S. Bartolomeo all'Isola, ove sarebbero state portate da Ottone III (983). S. Gregorio di Tours narra la traslazione miracolosa del corpo di s. B. a Lipari (De gloria mart., 33 : PL 71, 734); Teodoro Studita (PG 99, 800 sg.) e Niceta Paflagone (PG 105, 213-17) dall'Armenia a Lipari e a Benevento; Niceta è riprodotto nell' Enconio di s. B. del monaco Giuseppe (Cod. vat. gr. 984: palinsesto del sec. IX-x, ff. 90-95, 265-71). La festa di s. B. è celebrata dai Bizantini l'ir giugno, dai Latini (almeno dal sec. viri) il 24 ag., dagli Armeni l'8 dic. e 25 febbr., dai Copti e Etiopi il 18 giugno e 20 nov.
I. Lévy (contraddetto da J. Halévy) e B. Heller fanno dipendere dalla tradizione cristiana su B. la leggenda talmudica (Mē̄'lō̄h, 17b) del demonio Ben-Temalion, e ricollegano entrambe a fonti indiane.

BibL.: J. Rabetti, Nathanael-Bartholomaeus, seu demonstratio qua probatur Nathanaelem esse Bartholomaeum apostolum, LiegiDouai 1620 ; W. Cave, The lives of the apostles, ed. H. Cary, Oxford 1840, pp. 387-92: G. Massinger, Vita et martyrium s. B. ap., Salisburgo 1877; R. A. Lipsius, Die apohryphen Apostelgeschichten und Apostellegenden, II, II, Braunschweig 1884, pp. 101-105, e suppl. (1890), p. 180 sgg.; E. Le Camus, s.v.in DB. I, coll. 1470-72; I. Lévy, La légende chrétienne de Barthélemy dans le Talmud, in Revue des études juives, 8 (1884, 5), pp. 200-202: id., Encore un mot sur la légende de Bartolmion, ibid., 10 (1885, 1), pp. 66-73; J. Halévy, Ben-Thymelism et Bartholomée, ibid., pp. 60-75; Th. Scharmann, Prephaten und Apostellegenden (Texte und Untertuoh., 31, III), Lipsia 1907, p. 270 sg.; B. Zimmerman, s. v. in DACL. II, col. 499 sg.; P. Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche. VI (Studi e Testi, 33), Roma 1920, pp. 107, 143; M.-J. Lagrange, Ev. selon s. Jean, Parigi 1925, p. 50; id., Ev. selon s. Marc., 4ª ed., ivi 1920, p. 66; F. Haase, Apostel und Evangelisten in deu orientalischen Uberliefenugen (Neutert. Abhandl., IX, 1-3), Münster 1922, pp. 23063; R. Heller, Bar Temalion (Ben Temalion), in Encycl. Judaica, III, col. 1038 sg.; T. Philips, Charakterbild des bl. Apostels B., in Sanctifexte nostro, 2 (1934), pp. 391-96; U. Halsmeister, Nathanael fuitus idem ac s. B. ap.F, in Biblica, 21 (1940), pp. 28-39; id., Crucificio Christi et martyrium s. Bartholomovi, in Parbum Domini, 22 (1942), pp. 82-84; F. Post, Fetus-Christ, I, 16a ed., Parigi 1947, p. 244 sg; Th. Innitzer, Kommentar zur Leidens- und Verklärungsgeschichte Jesu Christi, 4^{2} ed., Vienna 1948, p. 395; Martyr. Romanum, pp. 356-57.

Antonino Romeo
II. Iconografia. - Reca originariamente un libro od un rotulo, simbolo del suo apostolato; dal sec. xir in poi un coltello, strumento della sua tortura, e la propria pelle. Le più antiche raffigurazioni del santo si trovano in alcuni medaglioni di musaico a Ravenna (secc. v e vi) ed in un affresco in S. Maria Antiqua a Roma (ca. 705); i documenti iconografici posteriori sono costituiti da un rilievo nella chiesa omonima a Roma (sec. xir), da una statua a Magonza (ca. 1250), da un'altra di Michelozzo a Montepulciano e da quella veristica di Marco d'Agrate ( 1562 ) nel duomo di Milano, nonché dalla famosa figura nel Giudizio Universale di Michelangelo alla Sistina, con l'autoritratto del pittore nella pelle pendente dalla mano sinistra del santo. Astrazion fatta da singoli episodi, rintracciabili già nel sec. IX, in una vetrata trecentesca in S. Francesco d'Assisi sono rappresentate «storie» della leggenda di B. La suggestione della crudeltà del martirio fece sì che la maggior parte degli artisti che ne illustrarono la scena appartenga al tardo go-

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tico tedesco (lo Strigel, Holbein il vecchio); il tema fu anche caro agli artisti dell'epoca barocca (Mattia Preti, Salvator Rosa, ed il Ribera che lo trattò ben dodici volte), sia per effetti di ricercata dolorosa espressione, sia per le occasioni che il soggetto offriva di sfoggiare la conoscenza dell'anatomia.

Bibl.: K. Künstle, Jhonographie der Christlichen Kunst, II, Friburgo in Br. 1926, pp. 116-20; I. Errera, Rilpertoire abrégé d'iconographie, Wetteren 1929, pp. 366-70; J. Braun, Tracht und Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1941, coll. 118-21.
III. S. B. nel folklore. - Sul santo fu composto un poemetto popolare. Infatti una Historia et Oratione di S. B. ed una Devatione che incomincia Donami gratia onnipotente Iddio, è registrata nell'appendice di Clemente XI all'Indice dei libri proibiti. La vita di s. B. ha offerto motivo per un "maggio", rappresentazione popolare dell'Appennino toscano, di cui si conoscono alcune edizioni della metà dell'Ottocento. Si può ricordare anche una Vita e morte di s. B., commedia in tre atti all'uso dei teatrini (Novara 1859). Nell'Isère il santo viene invocato dal popolo contro la paura, specialmente per toglierla dall'animo dei fanciulli. A questo scopo vengono fatti pellegrinaggi alla sua cappella a Favarges il dì della festa che cade il 24 ag . Vi si compie anche la benedizione del sale per il bestiame.

Paolo Toschi
IV. Passione (martirio) di B. - Scritto (sec. v o vi) che narra la missione e il martirio (verghe, poi decapitazione) dell'apostolo s. B. in India, talora detto Atti di B. Ne restano due diverse recensioni, una greca ( \left.\operatorname{Map} τ \dot{η} ρ ι o v \operatorname{Map} δ λ ω μ α i σ 0\right), l'altra latina (Passio Bartholomaei); forse l'originale era siríaco. R. A. Lipsius vi ha rilevato tracce di nestorianismo. Contro Lipsius, M. Bonnet dimostra che il testo latino (in molti manoscritti dei secc. viII-xv) è originario rispetto al greco (un solo manoscritto del sec. xili).

Bibl.: Testi: M. Bonnet, Acta Apostolorum apocrypha, II, I, Lipsia 1893, pp. 128-50; testo armeno in pp. Mechitaristi, Ankanon girkh Nor Ketahar anato, II, Venezia 1904, pp. 333 368. - Studi: R. A. Lipsius, Die Apohryphen Apostelgeschichten und Apostellagenden, II, II, Braunschweig 1887, pp. 54-108; M. Bonnet, La passion de s. Barthélemy en quelle langue a-t-elle été écrite?, in Analecta Boll., 14 (1895), pp. 353-66; E. Amann, s. v. in DBr, I, col. 509 sg.

Antonino Romeo
V. Vangelo di B. - Apocrifo, composto nell'ambiente gnostico egiziano (sec. III), appartenente al gruppo di quei pseudepigrafi esoterici a sfondo apocalittico, nei quali Gesù risorto rivela a un apostolo un punto misterioso della dottrina gnostica. E segnalato da s. Girolamo (Comm. in Matth., prof.: PL 26, 17), dal Decreto Gelasiano (E. v. Dobschütz [Texte u. Untersuch., 38, iv], Lipsia 1912, pp. II e 51) e da s. Beda (Comm. in Lucam, 1, 1: PL 92, 307); in Oriente, dallo Ps. Areopagita (Myst. Theol., I, 3: PG 3, 1000) e dal monaco Epifanio (sec. xII) che invoca la testimonianza di B. per il testamento di Maria (De vita SS. Deiparae, 25: PG 120, 213). Ma se ne era perduta ogni traccia, e si soleva identificare il Vangelo di B. con Matteo «ebraico» portato in India da B. e ivi trovato da Panteno, secondo Eusebio (Hist. Eccl., V, io). Il Vangelo di B. fu sostanzialmente ricostruito tra il 1863 e il 1913; se ne conosce una redazione normale (importanti frammenti in greco, slavo, latino), e una recensione divergente in copto. L'apostolo B. interroga Gesù risorto su vari misteri, specialmente sulla discesa agli inferi (diffusamente narrata), o chiede a Maria i particolari sull'Incarnazione. Infine sono predette le lotte finali tra Cristo e il suo avversario. Secondo J. Kroll, nelle «Interrogazioni di B. "si hanno le prime menzioni della discesa-lotta di Gesù agli inferi. L'opera originaria sembra essere stata
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(fel. Jilmari)
Bartolomeo, apostolo, santo - Particolare del Giudizio Universale. Da notare il volto di Michelangelo nella pelle del Santo - Città del Vaticano, cappella Sistina.
composta in greco nel sec. III (secondo J. Kroll nel sec. II), presso una sètta cristiana distaccata dalla Chiesa d'Alessandria.
A. Wilmart e E. Tisserant pubblicarono (1913) il testo greco (frammentario) dal ms. 13 di S. Sabba (ora a Gerusalemme), del 1000 ca . Il testo slavo ("Interrogazioni del santo apostolo B. v) fu edito da Tichonravov (1863), e Vassiliev pubblicò un testo greco parallelo (1893); N. Bonwetsch utilizzò (1897) un testo analogo in dialetto slavo-serbo. Il testo greco primitivo può in gran parte essere restituito con l'aiuto dei due testi slavi.

Scoperti dal card. A. Mai (1854), frammenti latini (nel Cod. Vat. Reginen. 1050) furono pubblicati da A. Wilmart e E. Tisserant. U. Moricca pubblicò un nuovo testo latino (ms. 1880, sec. xI, della biblioteca Casanatense): Interrogatio beati B. apostoli, nel allorum apostolorum cum Domino Teta Christo.

Di altro contenuto sono i frammenti copti (sahidici) che pare costituiscano cinque o più derivazioni da un testo comune del sec. v o vi, composto su fonti in greco. Talora sono detti Apocoliose di B. Furono pubblicati da E. Du. laurier (1835), da A. Harnack e Schmidt (1891), da P. Lacau (1904), da E. Révillout (PO 2, 2, 123-98, e Revue Biblique, nuova serie, I [1904], pp. 167-87, 321-55), da R. de Rustafjaell (1909), e da E. A. Wallis Budge (1913).

Bibl.: A. Wilmart e E. Tisserant. Fragments grecs et latins de l'Evangile de B., in Rev. Biblique, 22 (1913), pp. 161-90, 321-68; E. A. W. Budge, Coptic Apocrypha in the dialect of Upper Egypt, Londra 1913, p. I xeg. (Book of the Resurrection of Christ by B. the Apostle v); F. Haase, Zur Rekonstruktion des Bartholomäusexangeliums, in Zeitschr. f. d. neutest. Wiss., 16 (1913), pp. 93-112; U. Moricca, Un nuovo testo dell'Evangelo di B., ibid., 30 (1921), pp. 481-516, e 31 (1922), pp. 20-30; F. S. Marsh, A new fragment of the Gospel (D. of B. (in 2 mss. sirisci del Libro di Hierotheos), in The Journal of theol. Studies, 22 (1921-22), p. 400 sg.; A. Vitti, Descensus Christi ad inferos iuxta apocrypha, in Verbum Domini, 7 (1927), pp. 176-81; L. Pirot, B. (Evangile de), in DBr., I, coll. 924-27; A. M. Kropp, Ausgewählte haptische Zaubertexte, I, Bruxelles 1931, pp. 79-81 e II, pp. 249-51 ("Apocalisse «di B. in 3 recensioni copte del ms. or. fol. 1608 III di Berlino); J. Kroll, Gott und Hölle. Der Mythos vom Descensushampfe, Berlino-Lipsia 1932, pp. 71-82. Antonino Romeo

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BARTOLOMEO da Bologna, beato. - Domenicano, probabilmente italiano, detto comunemente, ma falsamente, B. da Bologna, mentre i documenti più antichi lo chiamano B. de Podio (di o da Poggio?). Missionario in Oriente, fu promosso suffraganeo dell'arcivescovo di Sultaniel in Persia ( 1^{°} maggio 1318) senza che gu' si assegnasse alcuna diocesi. Si stabilì presso la missione domenicana di Maragah nell'Azerbaigian. Converti nel 1328 il vaittapet (dottore) Giovanni, superiore di un monastero armeno in Qínay (Cherna) presso Nachicevan e fondò con lui la congregazione armeno-domenicana dei festi Unitori e la cristianità armeno-cattolica di Nachicevan. M., secondo la tradizione, il 15 ag. 1333, c, sepolto in Qínay, fu oggetto di culto pubblico attestato da documenti che vanno dal 1404 al 1750 ca . Si ha di lui una raccolta di prediche tradotte dal persiano in armeno. Fu detto da alcuni B. parvo o B. il piccolo per un'indebita identificazione con un teologo domenicano di nome Bartolomeo Parvo, mentre altri lo confusero con Bartolomeo Abigliati, missionario domenicano senese, vescovo di Tabriz.

Bibl.: M. A. van den Oudenrijn, Aduntat, bibliogr. armeno. dominicanze, Roma 1921, pp. 6-9, 19-21; R. Loenertz, La Socièté des Frères Pórtirinnats, I, Roma 1937, (cf. indice); A. Kern, Der «Libellus de Notitia orbis» Johannes' III. O. P. Erzbischof von Sablanayel, in Arch. FF. Praedicatorum, 8 (1938), pp. 114 116; R. Loenertz, Evénnes dominicains des deux Arndnies, ibid., in (1940), pp. 280-81. Raimondo Loenertz

BARTOLOMEO da Brescia (Bartholomaeus Brixienis). - Decretolista, n. nel 1258. Studiò a Bologna diritto romano sotto il legista Ugolino dei Presbiteri e diritto canonico sotto il decretalista Tancredi. La sua produzione non è nella maggior parte originale, ma lavoro di adattamento. La sua originalità invece risulterebbe nella importante raccolta delle Quaestiones dominicales et veneriales (1234), opera di scuola indicata dai giorni dedicati alla proposizione e alla discussione della Quaestio.

E noto soprattutto per la sua rielaborazione della glossa ordinaria al Decreto di Graziano, dovuta particolarmente a Johannes Teutonicus. Nel richiamare in questo suo lavoro (compiuto forse tra il 1240 e il 1246 , probabilmente dopo il 1245 ) le decretali anteriori, non si servì delle Compilationes antiquae, ma del Liber extra di Gregorio IX. Aggiunse nel suo commento i luoghi paralleli, le questioni proprie e utilizzi scritti altrui. Richiborò altresì i Casus decretorum, cioè le fattispecie regolate nei testi giuridici del Decreto; rifece inoltre la raccolta dei Brocharda di Damaso, con notevoli aggiunte.

E pure autore di un Ordo iudiciarius scritto verso l'anno 1236, che è un puro adattamento della raccolta del suo maestro Tancredi.

Bibl.: J. F. Schulte, Die Geschichte d. Quellen und Lit. des han. Rechts, II, Stoccarda 1875, pp. 83-88; A. van Hove, Prolegomena, Malines-Roma 1928, pp. 225, 230, 234, 257. Antonio Rota

BARTOLOMEO di Bruges. - Filosofo e medico, n. a Bruges ca. il 1285 , m. probabilmente nel 1356. Dal 1307 al 1309 magister artium a Parigi, dal 1329 al 1342 medico di Guido di Châtillon, conte di Blots : altro non si sa della sua vita. Opere filosofiche (tutte manoscritte): Commentarii in Aristotelem, De anima, Physica, Meteorologica, Oeconomica (spesso citati dai contemporanei); Quaestiones disputatae; Sophismata. Come filosofo, specialmente come interprete di Aristotele, si tiene nelle vie tradizionali, senza apportare delle idee nuove. E stato più medico che filosofo.

P Bibl.: A. Pelzer, Barthelemy de Bruges, philosophe et medicin du XIV { }^{e} rdele (m. 1336), in Revue Néancol. de phil., 36 (1934), pp. 459-74; Ch. V. Langlois, Barthelemy de Bruges, maitre is orts et en médecine, in Hist. litt. de la France, XXXVII, Parigi 1938, pp. 238-50. Anneliese Maier

BARTOLOMEO da Capua. - Giureconsulto napoletano (1248-1328). Professore di diritto a Napoli. Logoteta e protonotario nella corte della stessa città. Lasciò una Glossa aurea alle costituzioni del regno, alla cui redazione aveva largamente cooperato. Ebbe parte attiva nella canonizzazione di s. Tommaso d'Aquino; di alto valore è la sua testimonianza sulla vita e gli scritti del santo.

Bibl.: F. Pelster, s. v. in LThK, II, col. 3; G. Ermini, s. v. in Enc. Ital., VI, p. 223. Agatangelo da Langasco

BARTOLOMEO (Cordoni) da Castello. - Scrittore ascetico francescano, n. a Città di Castello, dalla famiglia Cordoni, nel 1471; fu allievo del Poliziano a Firenze; dopo la morte della sposa, entrò tra i Minori osservanti a S. Maria degli Angeli (Assisi) nel 1504, e qui come poi a Perugia formò una piccola scuola di spiritualità, scrivendo per i suoi discepoli il famoso trattato De unione animae cum supereminenti lumine. Andato missionario in Africa, vi esplicò vasto apostolato tra i Mori ed ebbe molto a soffrire per la fede (1534); m. in Manitania il 9 apr. 1535. Proclamato «beato» a voce di popolo.

La dottrina esposta nel suo trattato De unione animae, a forma di dialogo tra Dio (l'amore divino), l'anima e la ragione, è ispirata particolarmente a s. Bonaventura, a Ubertino da Casale e Iscopone da Todi; ma è pure fortemente personale, in taluni punti alquanto spinta. In tre parti, B. parla dell'amore divino, dei vari modi (vie) ed esercisi per acquistarlo. L'opera, mezzo italiana e mezzo latina, fu pubblicata a Perugia nel 1538 da un discepolo di B.; dopo la 2ª ed. di Milano del 1539 (a cura del p. Girol. da Molfetta, passato dagli Osservanti ai Cappuccini e poi al calvinismo) fu messa all'Indice ( 1584 e 1600 ).

Bibl.: A. Muzi, Memorie eccles. di Città di Castello, V, Firenze 1843, pp. 160-63; I. H. Sbarsica, Suppl. ad Script. Ord. Min., I, Roma 1908, p. 118; N. Santinelli, Il b. B. C. e le fonti della sua mistica, Città di Castello 1930; G. Oddi, La Franconchina, II, Firenze 1932, pp. 436-73; Martorel. Frene., Roma 1939, pp. 133-34; Emidio d'Ascoli, s. v. in D8p. I. coll. 1266-67. Lorenzo Di Fiente

BARTOLOMEO della Gatta: v. della gatta, BARTOLOMEO.

BARTOLOMEO il Giovane, santo. - Fiori tra il x e l'xi sec. e fu il più illustre discepolo di s. Nilo con cui ebbe in comune la Calabria, come patria. La sua festa nel Martirologio romano è registrata all'ri nov.

Fattosi monaco ancor giovanetto a Serperi presso Gaeta, segui il venerato maestro nel Tusculano, dove doveva sorgere il cenobio di Grottaferrata (v.). Dopo Paolo e Cirillo immediati successori di s. Nilo, ne fu designato egúmeno per le rare doti di mente e le sue virtù nelle quali emula il fondatore.

Con resti di antiche ville romane fece edificare la chiesa che dedicò alla Madonna e che nel 1024 venne consacrata dallo stesso pontefice Giovanni XIX. Le relazioni del santo con la potente famiglia dei conti di Tuscolo furono tali che il nipote e successore di Giovanni, Benedetto IX, indirizzò una lettera Bartholomaeo spirituali ac venerando patri. Perciò si è creduto che il giovane ed incoperto Papa abbia ceduto alle istanze di s. B. nell'abdicare al trono pontificio e portarsi a far penitenza a Grottaferrata, dove fu sepolto. Nell'aprile 1044 B. intervenne al Concilio lateranense e vi sottoscrisse secondo tra gli abati; qualche anno prima era accorso a Gaeta pastore tra il duca Adenolfo e il principe di Salerno. Morì nei primi anni della seconda metà del sec. xi, lasciando numerose composizioni d'innografia sacra, conservatesi attraverso i preziosi manoscritti greci della biblioteca di Grottaferrata. Ma le sue due opere principali sarebbero il racconto della vita di s. Nilo e la redazione

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di un Typihón, od ordinario liturgico, che gli vengono attribuiti dalla tradizione, sostenuta da ragioni critiche non disprezzabili.

Bial.: Martyr. Romanum, p. 512; A. Mai, Nova Patrum biblicalaea, VI, in Roma 1833, pp. 313-30: PG 127, 476-97 (vita attribuita all'abate Luca; vers. it.: S. B. Abate di Grottaferrata, Grottaferrata 1942): G. Sciammari, Note ed osservazioni istoriche spettanti all'vulque badia di Grottaferrata ed alla vita che si propone di s. B. 1 V abate, Roma 1728; A. De Rocchi, De consobio crepitiferraturai commentarii, Frascati 1893; L. Bröhier, s. v. in DHG, VI, col. 1006; F. Halkin, S. Bartholemy de Grottaferrata, in Anal. Boll., 61 (1943), pp. 202-10 (studio critico sulle fonti).

BARTOLOMEO di Giovanni. - Pittore, la cui personalità è stata ricostruita dal Berenson che lo chiamò "alunno di Domenico" per la sua collaborazione con Domenico Ghirlandaio a Firenze. Il nome dell'artista, peraltro, era stato già reso noto da documenti pubblicati dal Bruscoli. Una più completa definizione di B. è stata compiuta dal de Francovich. Il B. collaborò con il Ghirlandaio nell'Adorazione dei Magi dell'ospedale degli Innocenti (esegui sette storie della predella, datate 1488), e, sembra, a S. Maria Novella (1488-90). Si attribuiscono a B. anche la Nativitò e l'Adorazione dei Magi (1493) nella sala dei Misteri dell'appartamento Borgia al Vaticano. Sentì l'influsso anche del Botticelli e di Filippino Lippi.

Bial.: G. Bruscoli, L'Adorazione dei Magi. Tavola di Domenico Ghirlandaio nella chiesa dello Spedale degli Innocenti. Con documenti inediti, Firenze 1902; B. Berenson, Alunno di Domenico, in The Burlington Magazine, 1 (1903), p. 6 sgg.; G. de Francovich, Nuovi aspetti della personalitò di B. di G., in Bollettino d'arte, 2^{°} serie, 6 (1926-27), pp. 63-92; id., Aspunti su alcuni minori pittori fiorentini della seconda metà del sec. XV, ibid., pp. 340-43. G. Gronau, The last predella of an altarpiece by Domenico Ghirlandaio, in Art in America, 16 (1928), p. 16 sgg.; B. Berenson, Pitture italiane dal Rinascimento, Milano 1936, p. 5 sgg.; Anon., s. v. in Thieme-Becker, II, p. 572. Elsa Gerlini

BARTOLOMEO da LUCCA. - Al secolo Tolomeo Fiadoni, storico e teologo domenicano, n. a Lucca ca. il 1236 da una famiglia di mercanti e m. a Torcello nel 1327. Nel 1272 lo troviamo a Napoli con s. Tommaso d'Aquino con il quale ebbe intimi rapporti. Tra il 1285 e il 1302 fu per cinque volte priore del convento di S. Romano nella sua patria. Partecipò alle elezioni dei maestri generali fra' Alberto da Chiavari (1300) e fra' Bernardo de Jusix (1301). Nel 1303 fu ambasciatore presso Benedetto XI per ottenere l'abolizione dell'interdetto, che aveva colpito tutto il clero di Lucca. I suoi concittadini lo vollero spesso arbitro nelle loro liti. Fu consigliere della contessa Copoana, seconda moglie del conte Ugolino della Gherardesca. Dal 1309 al 1318 fu ad Avignone. Il 5 marzo 1318, a 82 anni, gli venne affidata la diocesi di Torcello. Per una questione di diritto che si agitava in un monastero di Benedettino ebbe contrasti con il patriarca di Grado, il quale giunse a scomunicarlo (1321). Ma, in seguito al suo ricorso, Giovanni XXII ne riconobbe l'innocenza e lo reintegrò nei suoi diritti (1323). Quanto alla politica ecclesiastica, B. è uno dei più antichi difensori della potestas directa.

Nei suoi molteplici viaggi in Italia e all'estero raccolse molto materiale archivistico. La sua prima opera di carattere giuridico (Determinatio compendiosa de iurisdictione imperii, ed. di G. Mathes, Torino 1924) contiene idee in seguito sviluppate nella seconda parte del De regimine principum di s. Tommaso, certamente dovuta a lui. Scrisse pure : Tractatus de iurisdictione Ecclesiae super regnum Apuliae et Siciliae (ms.); Exaemeron (Siena 1888). Ma le sue opere principali sono quelle di carattere storico: Historia Eccli nova (in Rev. Ital. Script., XI, Milano 1727, pp. 740-1242) e gli Annales (in MGH, Scriptores rerum germanicarum, nuova serie, VIII, Berlino 1930).

Bial.: D. König, Tolom. v. L., Augusta 1878; B. Schmeidler, Studien zu Tolom. v. L., in Archiv. f. ältere deutsche Geschichts-
kunde, XXXIII-XXXIV; I. Taurisano, Discepoli e biografi di s. Tommaso d'Aquino, in Miscellanea storico-artistica di s. Tom. d'Aquino, Roma 1924, pp. 163-70; T. Käppeli, dicta Cap. Prov. Prestecione Romanus (Mun. G. P. hist., 20), ivi 1941, pp. 80, 90, 106, 127, 135, 142, 214.

Alfonso D'Amato
BARTOLOMEO de Martyribus, venerabile. Riformatore domenicano, n. a Lisbona nel maggio 1514, ove fu battezzato nella chiesa di S. Maria dei Martiri, da cui prese il cognome De Martyribus. Entrato fra i Domenicani nel 1527 e terminati gli studi, si dedicò all'insegnamento per una ventina di anni. Maestro in teologia nel 1551 a Salamanca e precettore alla corte reale per un biennio, nel 1558 divenne arcivescovo di Braga. Partecipò, come primate di Spagna, alle ultime nove sessioni del Concilio di Trento, distinguendosi come franco ed energico assertore della residenzialità dei vescovi e della riforma disciplinare del clero. Gli è attribuita la celebre frase : "Gli eminentissimi cardinali hanno bisogno di una eminentissima riforma ". Ritiratosi nel 1582 a vita privata, m . nel convento di Viene il 16 luglio 1590. La sua Causa di beatificazione fu introdotta l'11 sett. 1754.

Scritti : Compendium spiritualis doctrina ex variis s. Patrum sententiis (Lisbona 1582; trad. it. di A. Alessi, Genova 1616); Stimuha pastorum (Roma 1564 ; a cura di s. Carlo Borromeo); Catechismo da doctrina christá (Lisbona 1562). Ne curò le Opera omnia M. Inguinbert (Roma 1734-35).

Bial.: Biografia scritta da Luigi di Granata (ed. J. Cuervo, Madrid 1906); P. Mandacneri, s. v. in DTSG, II, col. 436; A. Mortier, Histoire des maitres généraux de l'Ontre des FF. Prècheurs, V, Parigi, 1903-20, p. 326 sg. Innocenzo Casati

BARTOLOMEO da Modena. - Teologo e predicatore domenicano; n. probabilmente a Modena, fu inquisitore in Ferrara, onde viene anche chiamato da Ferrara, seppure si tratta della stessa persona. Si hanno di lui solo informazioni vaghe. Risiedeva nel 1378 a Ferrara, dove fu discepolo di Raimondo da Capua. Nel 1411 depose sulle virtù di Caterina da Siena nel processo Castellano; dal 141 al 1414 fu priore del convento dei SS. Giovanni e Paolo di Venezia. Morì a Ferrara nel 1448 e vi fu sepolto con un degno epitafio nel convento domenicano.

Vari trattati e prediche, fra cui un discorso sulle stimmate di s. Caterina da Siena, rimasti manoscritti, gli sono attribuiti da Echard, dal Tiraboschi e dal De Wilde; il Tractatus de Christo Jesu abscondite in solemnitate corporis Christi libris VI distinctus fu pubblicato a Venezia dal francescano ferrarese Francesco Vicedominio.

Bial.: J. Quétif-J. Echard, Scriptores Ord. Praed., I, Parigi 1719, p. 806 sg., V. De Wilde, Bartholemy de Modène, in DHG, VI, coll. 1016-17, con bibliografia; M. H. Laurent, Il Processo Castellano, in Fontes vitae s. Catharinae Sen., Milano 1942, pp. XVI sgg., 6-26, 271.

Angelo Walz
BARTOLOMEO, NOTTE DI SAN. - E uno degli episodi, forse il più crudele, che insanguinarono la Francia durante le guerre di religione. Oltre al fanatismo feroce della propaganda ugonotta, contribuì a generare il macello soprattutto l'antagonismo fra i due partiti, in cui era scissa l'alta nobiltà francese per conquistarsi il predominio nel regno. L'uno di essi, quello dei Guisa, posava come campione del cattolicesimo, l'altro, rappresentato dai Condé e dai Borboni, favoriva gli ugonotti, assai più per intenti politici che per convinzione religiosa. Il re Carlo IX e la madre Caterina de' Medici, pur brumando la vittoria del cattolicesimo, miravano in modo particolare a non rimanere sopraffatti da nessuno dei partiti in lotta. Chiusa la terza guerra di religione con la pace di St-Germain-en-Laye nell'ag. 1570, con la quale gli ugonotti ottenevano piena tolleranza in tutto il regno e come pegno quattro fortezze di sicurezza, cominciarono le lusinghe di Gaspero di Coligny, capo

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(ftot. Alinaris
Bartolomeo della Porta - La Vergine in trono con vari santi. Firenze, galleria Pitti.
degli ugonotti, per guadagnarsi l'animo di Carlo IX e spingerio contro la Spagna con la mira della conquista dei Paesi Bassi spagnoli. Caterina allora si affidò di più ai Guisa. Il matrimonio di Enrico di Borbone, re di Navarra, con Margherita di Valois, sorella del re, celebrato il 18 ag. 1572 a Parigi, che avrebbe dovuto rassodare la pace interna, richiamò a Parigi molti nobili ugonotti che vi giunsero armati; e fu allora che Caterina, intimorita della loro arroganza, decise di disfarsi del Coligny; ma l'attentato contro di lui ( 22 ag.) non riuscì e non fece che accrescere gli odi di parte.

Caterina allora si appigliò al partito disperato di fiaccare gli ugonotti con il sopprimere il maggior numero possibile di loro a Parigi e nel resto del regno. Messasi d'accordo con il prevosto dei mercanti e vinta la titubanza del re, decise che ad un dato segnale la notte sul 24 ag . venissero uccisi di sorpresa gli ugonotti. Il colpo riusci e la strage si estese nei giorni seguenti a Meaux, Orléans, Troyes, Saumur, Blois, Tours, Angers, Rouen, La Charité, Lione. Altrove non si vollero eseguire gli ordini regi ed i vescovi stessi ne impedirono o attenuarono l'esecuzione. Quanto alle vittime riusci impossibile stabilirne il numero, che salì a qualche migliaio; fra esse furono anche cattolici vittime della confusione o di vendette private; molte infatti ne furono eseguite in questo trambusto. Certo è ormai che la strage non fu preparata da lunga mano, ma decisa repentinamente, e fu dovuta a preoccupazioni politiche cagionate soprattutto dal colpo contro il Colingy che, non riuscito, aveva compromesso la regina madre. Il Papa non vi ebbe parte alcuna e non ne fu avvertito che a strage compiuta e questa gli venne presentata come una vittoria del re contro la congiura ordinata dagli ugonotti contro di lui.

Si ebbe la convinzione a Roma che il colpo avesse salvato la dinastia e il cattolicesimo in Francia e furono perciò ordinate pubbliche preghiere di ringraziamento, fu coniata una medaglia e nella sala regia del Palazzo vaticano fu fatta eseguire a fresco una pittura commemorativa, con il desiderio che ormai avesse ad essere purgata la Francia dal veleno dell'eresia.

Bibl.: H. De la Ferrière, La Saint-Barthélemy. Parigi 1892; E. Vacandard, Etudes de critique etc. Les papes et la Saint-Barthélémy, 1905. pp. 217-92. Cf. Revue d'hist., eccl. 7 (1908), p. 354 sgg.

Pio Paschini
Bartolomeo da Palazzolo. - Penitente agostiniano, n. nel 1430, m. a Brescia il 3 ott. 1502. Fu esempio di alte virtù tra gli Eremitani di S. Agostino. Si dice che dopo la morte siano stati operati, per sua intercessione, non pochi fatti straordinari. Il suo nome è legato a un copioso Martyrologium, che si stampò in Pavia nel 1487.

Bibl.: J. Lanteri, Illustriores viri Ord. E. S. Augustini, II. Tolentino 1859. pp. 49-52; D. A. Perini, Bibliographia aug.na, III, Firenze 1935, p. 25.

Dante Falcioni
Bartolomeo della Porta, fra'. - Pittore, n. a Firenze nel 1475, m. a Bagni S. Filippo il 31 ott. 1517. Scarsa è la conoscenza del suo primo periodo d'attività, avendo egli stesso, mosso dalle parole del Savonarola, distrutto i suoi dipinti di soggetti profani; appare comunque legato a schemi quattrocenteschi appresi nella bottega di Cosimo Rosselli (v.) dai quali tuttavia è già libero nel Giudizio Universale del 1499 (Firenze, museo di S. Marco) la cui composizione a larghi piani avrà ampia ripercussione. Con questa opera interrompe la sua attività, in seguito agli avvenimenti politici e alla morte del Savonarola, per entrare come novizio ( 1500 ) nell'Ordine dei Domenicani. Ricomincia a dipingere nel 1504 con l' A p -
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Bartolomeo della Porta - Disegno per una Madonna con Bambino e putti - Londra, collezione H. Oppenheimer.

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parizione della Vergine a s. Bernardo; viene in questo tempo a contatto con l'arte di Leonardo e di Michelangiolo, e si accosta alle forme dell'uno e dell'altro, non rimanendo estraneo neppure ai modi del Perugino e di Raffaello. Vide tuttavia queste diverse maniere (come pure il colore, per il quale si vuole abbia molta importanza il viaggio a Venezia nel 1508) in funzione di quel plasticismo proprio della tradizione fiorentina a cui il suo temperamento lo tenne legato. Sia nel primo che nel secondo periodo della sua attività fino al 1511 , lavorò spesso in collaborazione con Mariotto Albertinelli.

Il suo equilibrio di compositore fu, solo per breve tempo, sotto l'influenza romana (1512), alterato da ricerca di monumentalità (si vedano S. Pietro e S. Paolo, pinacoteca Vaticana; S. Marco nella galleria Pitti; Vergine della Misericordia a Lucca); ritorna negli ultimi anni ai vecchi suoi schemi. Meritano ancora di esser ricordati : La Pietà nella galleria Pitti; La presentazione al tempio nella galleria di Vienna; Lo sposalizio di s. Caterina agli Uffizi, oltre ai numerosi mirabili disegni in varie collezioni pubbliche e private.

Bibl.: P. Knapp, s. v. in Thieme-Becker, II, p. 261 ; H. Gabelentz, Fra' B. und die Florentiner Renaissance, Lipsia 1922; A. Venturi, Storia dell'arte ital., IX, 1, Milano 1926, pp. 223 247; P. Knapp, Eine Heilige Familie von fra' B., in Ponthiem, 2 (1930), pp. 27-39; B. Degenhart, Eine Gruppe von Grundendstudien des jungen fra' B., in Münchner Jahrb. der bildenden Kunst, 11 (1934-36), pp. 222-31.
Maria Donati
BARTOLOMEO do Quental, venerabile. - Religioso portoghese n. a Fenaes nel 1626 e m. a Lisbona nel 1698. Fondò in Portogallo, ad imitazione di quella di s. Filippo Neri, la Congregazione dell'Oratorio, che grande influsso esercitò sulla società contemporanea, e di essa accrebbe il prestigio con la sua vita attiva ed esemplare e il fervido spirito di carità che animava la sua opera e la sua parola. Uditori e lettori non gli mancarono, ché, confessore e predicatore di Giovanni IV, fu eloquente oratore e scrittore semplice e commosso. Meritatamente apprezzati, per purezza di linguaggio e sincero spirito di devozione, sono i sermoni di cui curò egli stesso la stampa, e le numerose meditazioni.

Fra le sue opere vanno ricordate in particolare le Meditações da infancia de Cristo Senhor nosso (Lisbona 1666), le Meditações da sacratisima Paixão de Cristo Senh. nosso (ivi 1675), le Meditações dos domingos do anno, in tre parti (ivi 1695, 1696, 1697). I Sermões, in due parti, furono pubblicati per la prima volta nel 1692 e 1694. La sua Causa di beatificazione fu introdotta l'8 aprile 1744.

Bibl.: Fr. J. Freire, Vida do vener. B. do Q., Lisbona 1741, Ruggero M. Ruggieri
BARTOLOMEO di Rinonico (o di Pisa). - Frate minore, n. a Pisa, ivi m. ca. l'anno 1401. Fu confuso da Mariano da Firenze, Marco da Lisbona, Wadding, ecc. con il francescano Bartolomeo Albisi; da altri con il domenicano Bartolomeo da S. Concordio o con Bartolomeo medico pisano. B., già frate nel 1352, fu maestro in teologia e predicatore insigne, ed è celebre tra i suoi scritti il De conformitate vitae b. Francisci ad vitam Domini Jesu che compose tra il 1385 e il 1590.

L'idea informativa del libro, che B. desunse forse dal Lignum vitae di s. Bonaventura o da un libro che Salimbene asserisce (Cronica, ed. O. Holder-Egger, p. 195) aver composto sullo stesso argomento, è di mostrare come Cristo rese Francesco simile a sé. E quindi una glorificazione della grazia più che, come vorrebbero alcuni, un'esaltazione del poverello d'Assisi. La trattazione divisa in 40 Conformità, ricca di erudizione, è assai utile per la storia francescana anche se talora infiorata da leggende fantastiche.

Il De conformitate trovò un aspro avversario nell'Alcora. num Franciscanorum di Erasmo Alber con prefazione di Lutero, ma ebbe apologisti tra cui E. Sedulin. Stampato a Milano nel 1510 e a Bologna nel 1590, ebbe un'edizione critica a Quaracchi. B. ebbe molti imitatori tra i quali G. Oddi, Mariano da Firenze, Pelbarto da Temesvar, P. Alva y Asboga, V. Marce.

Molte altre opere furono attribuite a B., tra cui sono criticamente autentiche: De vita et laudibus B. Mariae Virginis libri sec (Venezia 1596), che ha molti punti di contatto con l'opera sua maggiore, Quadragesimale de contemptu mundi (Milano 1498); Sermones lucidissimi et insignes dubiarum et casuum conscientialium contemptivi et elucidativi super evangelis quadragesimalibus (Lione 1519).

Bibl.: Il De conformitate, in Analecta Franciscana, IV, Quaracchi 1906; V. ivi 1912; V. Follini, Discorso sull'opera delle conformità di s. Francesco con Gesù Cristo di fra' B. da Pisa, Firenze 1820; G. Golubovich, Biblioteca biobibliografica della Terra Sacra e dell Oriente Francescano, I, Quaracchi 1906, pp. 71-76. Sulla storia del Libro della Conformità, G. Goyau, Les étrauges destinées du Livre des Conformités, in S. François d'Assise, son oeuvre et son influence, 1226-1228, Parigi 1927, pp. 68-98.

Fclicissimo Tinivella
BARTOLOMEO da Roma. - Canonico regolare, famoso predicatore, n. nella seconda metà del sec. xiv a Roma, nel rione di Campo de' Fiori, m. nel 1430 nel monastero dei Benedettini di S. Benedetto Po, presso Mantova. A torto vari storici lo ritennero membro della famiglia principessa Colonna. Fu il principale promotore della riforma, iniziata tra i Canonici regolari nel 1401 a S. Maria di Fregionzia, presso Lucca : tale riforma diede poi origine alla Congregazione dei canonici regolari lateranensi. Egli stesso si uni ai primi riformati, i quali nel 1403 lo elessero priore della citata canonica; ebbe la stessa carica dall'ag. 1407 al 1408. Forse in seguito non ebbe più uffici permanenti, ma continuò a dedicarsi alla predicazione. Fu venerato quale santo in vita e dopo morte.

Bibl.: T. Tonnesetti, B. Colonna, in Panfulla della Domenica, 9 ag. 1903; N. Wialloechar, La Congregazione dei Canonici regolari lateranensi, Gubbio 1920, pp. 29-32. Nicola Wialloechar

BARTOLOMEO da Rossano: v. bartolomeo il giovane.

BARTOLOMEO di Saliceto. - Celebre giureconsulto, n. a Bologna verso il 1330 , insegnò prima in patria poi nelle Università di Padova (1373), di Ferrara (1380), quindi di nuovo a Bologna. M. in patria il 28 dic. 1412 e fu sepolto a S. Domenico.

Oltre ad alcune opere minori, lasciò diffusi commentari al Codex e al Digestum, stampati in Italia e all'estero.

Bibl.: G. Fantuzzi, Notizie degli scrittori bolognosi, VII, Bologna 1789, p. 272 sg.

Agatongolo da Langasco
BARTOLOMEO da Salutio, venerabile. - Oratore, mistico, poeta francescano, al secolo B. Cambi, n. a Socana nel Casentino il 3 apr. 1558, detto «da Salutio * dal luogo di origine o di residenza del padre al suo entrare in religione. Frate minore a 18 anni, studiò nelle migliori scuole dell'Ordine, e passò, giovanissimo, a predicare e insegnare con successo. Dopo un breve periodo di traviamento fuori del convento, che espiò con aspre penitenze, andò predicando con ardore apostolico, spesso in tono apocalittico, talvolta con prodigi, per tutta l'Italia, suscitando tali entusiasmi da preoccupare le autorità che gl'interdissero la predicazione. Passò gli ultimi 15 anni di sua vita dedito alla contemplazione, e mori a Roma in concetto di santità il 15 nov. 1617.

Delle sue prediche, che costituivano veri avvenimenti pubblici con sospensione dei lavori, chiusura dei negozi ecc., restano gli echi negli archivi e nelle cronache del tempo nonché il riflesso nelle sue opere spirituali, nelle quali si rivela anche uno dei più grandi mistici italiani del sec. xviI. La sua spiritualità è quella francescana ma con l'impronta della Controriforma e del proprio carattere

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A sinistra: INTERNO DEL DUIOMO DI TORCELLO costruito nel sec. viI, restaurato nel 1008 - Venezia. A destra: INTERNO DELLA BASILICA DI PARENZO (prima metà del sec. vi) - Iarria.

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In alto: INTERNO DELLA BASILICA DI S. SABINA (sec. v) dopo i restauri del 1936 - Roma. In basso: ESTERNO DELLA BASILICA DI S. APOLLINARE IN CLASSE consacrata dall' arciv. Massimiano (549) - Ravenna.

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ardente ed impetuoso. Come prosatore e poeta mistico (qui ricorda Jacopone) ha un indiscutibile valore. Non assolutamente scerco dai difetti del tempo, li supera con la forte personalità e con l'abbondanza e sincerità di sentimento.

BibL.: Per le opere (alcune edite una ventina di volte e tradotte in varie lingue) v. Opere spirituali del r. p. f. B. du S., 2 voll., Venezia 1639; il I comprende: Ortiotilo d'aratione, Testamento dell'anima, Paradiso dei contemplativi, Invencioni d'amore, Scuola del Divino Amore, L'amoroso discepolo, Lo scrupoloso, Lettere spirituali, L'olfabeto del divino amore; il II: Sette trombe, Porta della salute, Conforta del peccatore, Vita dell'anima, Cuore cioè testamento dell'anima, Praticello del Divino Amore, Campagni d'amore, Musa spirituale. - Studi: F. Sarti, Il ten. B. Cambi da S., Firenze 1925; U. D'Alencon, La spiritualité franciscaine, in Etudes franciscaines, 39 (1927), pp. 600-601; A. Gemelli, Il Francescanesimo, Milano 1936, pp. 194-96.

Epidio Caggiano
BARTOLOMEO da San Concordio. - Domenicano, n. nel contado di Pisa il 1262. Accolto giovinetto nell'Ordine domenicano compì gli studi a Bologna e a Parigi; fu poi lettore a Firenze. Morì nel convento pisano di S. Caterina il 1347 .

Oltre Gli ammaestramenti degli antichi, ampia raccolta di sentenze di autori classici, di scrittori ecclesiastici, ed anche sue, prima compilata in latino, poi volgarizzata da lui stesso, e la Summa casuum conscientiae che, nella versione italiana attribuita a Giovanni delle Celle, è chiamata Pionnella o Maestruzza, vengono attribuite a lui le Crianoche dette di S. Caterina (fino al 1314), un trattato di ortografia ed uno sull'arte della memoria. Ad istanza del fiorentino Nero Cambi voltò in volgare la Catilinaria e la Giugarina di Sallustio.

BibL.: A. Stefanacci Ala, Sulla vita e sulle opere di frate B. da S. C., Roma 1838; B. Puoti, Elogi, Lucca 1846 (v. indice); G. Manacorda, Fra B. da S. C. grammatica e la fortuna di Gianfredo di Vinesauf in Italia, in Raccolta di studi di storia e critica letteraria dedicata a F. Flamini dai suoi discepoli, Pisa 1918, pp. 139-52; A. Teetaert, B. de Pise ou de S. Conc., in DDC, II, 213-19.

Silvio Pasquasi
BARTOLOMEO di San Filippo Nesi. - Scrittore ascetico carmelitano scalzo, di nobile prosapia (al secolo Giacomo Antonio Origoni), n. presso Varese nel 1591, m., essendo priore a Modena, il 26 dic. 1638.

Prese l'abito carmelitano a Roma il 25 apr. 1613 ; compiuti gli studi di teologia venne rimandato nella provincia di Lombardia, nella quale fu lettore di teologia, priore (Milano 1623, Bologna 1628) e provinciale (1634-37). Come tale pubblicò 4 lettere pastorali ai religiosi della sua provincia, di alto valore ascetico: 1) De bono observantiae regularis; 2) De interna et externa solitudine; 3) De oratione et interna cum Deo conversatione; 4) De damnis a diobalo intenis (editi in Collectio Mediolanensis, Milano 1671-73).

BibL.: Enrico del S.mo Sacramento, Collectio Script. G.C.D., I. Savona 1884, p. 86; Marcellinus a S. Teresia, Series Profon., III, Roma 1956, p. 160.

Ambrogio di Santa Teresa
BARTOLOMEO da Simèri, santo. - Organizzatore della vita monastica basiliana nell'Italia meridionale dopo la conquista normanna. Da una vita di B., della seconda metà del sec. xit, si deduce ch'egli n. a Simèri (Catanzaro), verso la metà del sec. xI, da nobile famiglia e che gli fu dato il nome di Basilio. Ancor giovanissimo, si fece discepolo dell'erenito Cirilio. Ritiratosi poi sulle montagne prossime a Rossano, vi costrui il monastero di S. Maria Odigitria, detto del Patire, o Patirion, grazie ai sussidi del protonobilissimo Cristòdulo e di Adelaide, vedova del conte Ruggero. B. fu ordinato sacerdote dal vescovo di Belcastro, Policronio;ma tosto insorse contro di lui il vescovo di Rossano. B. ottenne allora da Pasquale II (r105) la conferma della immunità per il suo monastero. B. si recò a Costantinopoli, ove l'imperatrice Irene, insieme con l'imperatore Alessio Comneno, lo ricevette con onori e lo colmò di doni consistenti in denaro, libri e vasi sacri; fu inoltre incaricato da Basilio Kalimèris di riformare un monastero del Monte Athos.
B., tornato a Rossano, vi chiuse i suoi giorni il 19 ag. 1130 . Il suo culto si diffuse presto nei monasteri basiliani dell'Italia meridionale, come ne fanno fede diversi Tipici.

BibL.: Acta SS. Septembris, VIII, Bruxelles 1762, append. pp. 810-26; Lancia di Brolo, Storia della Chiesa in Sicilia, II, Palermo 1884, pp. 493-99; P. Batiffol, L'archico de Saint-Sauveur de Messine, in Revue des Questions Historiques, 42 (1887), pp. 525-67; id., L'abbaye de Rossano, Parigi 1891; A. Mancini, Per la critica del «Bias» di B. di Rossano, in Roodic. dell'acc. di archad., lett. e belle arti, nuova serie, 21 (1907), pp. 421-304; P. Orsi, Chiese uilane, II : Il Patirion di Rossano, in Boll. d'arte, nuova serie, 2 (1922-23), pp. 529-62; M. Scaduto, Il Manachismo basiliano nella Sicilia medievale, Roma 1947, pp. 163-80.

Alberto Galieti
BARTOLOMEO dello Spirito Santo. - Carmelitano scalzo (al secolo Giacinto Torricelli), oriundo di Modena (1640), professò a Milano (1656); fu nel 1676 nel seminario delle missioni di Roma, e con altri contratelli fu mandato nel Malabar per provvedere all'elezione di un successore al vecchio vicario apostolico Alessandro de Campo. Nonostante minacce ed intrighi riusci ad assolvere la sua missione, e lavorò fino alla morte a riunire le chiese scismatiche con Roma. M. nel 1680 s. Mattinceri, avvelenato dagli scismatici.

BibL.: Paulinus a s. Bartholomeco, India Or. Christ., Roma 1794, pp. 184-85; Ambrosius a S. Teresia, Nomenclater missio. Carm. Disc., Roma 1944, p. 63.

Ambrogio di Santa Teresa
BARTOLOMEO di Trento. - Domenicano, agiografo del sec. xitI, n. a Trento, m. ca. il 1251. Nel 1233 assistette alla prima traslazione del corpo di s. Domenico a Bologna. Viaggiava molto e, come egli attesta, si tratteneva anche nelle corti del papa e dell'imperatore.

Negli intervalli stava nel convento di S. Lorenzo a Trento, dove scrisse, tra il 1245 e il 1251, l'Epilogus in gestis sanctorum. Quest'opera inizia un nuovo genere di letteratura agiografica, cioè le raccolte delle vite dei santi abbreviate, destinate non più alla lettura nell'ufficio liturgico, ma, come dice lo stesso autore nel prologo, all'uso privato e ai predicatori come sillogi d'esempi. La raccolta, secondo il codice più antico (forse incompleto) Vatic. Barber. 2300, abbraccia ca. 200 notizie più o meno estese di cui solo una dozzina finora sono state pubblicate in varie opere, indicate negli Analecta Bollandiana, 29 (1910), p. 16. L'autore mostra una certa preferenza per i santi del Trentino e in generale per i santi d'Italia e di Germania.

BibL.: J. Quétif - J. Echard, Scriptores O. P., I, Parigi 1719, p. 110; A. Lütolf, B. Tridentinus, in Theologische Quartalschrift, 63 (1881), pp. 465-72; J. L. Setto, Fra B. da T., in Tridentom, 8 (1905), pp. 22-39 (con indice dei santi); A. Poncelet, Le legendre de P. Cadi, in Analecta Bollandiana, 29 (1910), pp. 14-19; B. Altaner, Der M. Dominibus, Breslavia 1922, pp. 84-98 e 229-39 (testo della vita di s. Domenico). Livario Oliger

BARTOLOMEO d'UrbinO (Cabust). - Teologo agostiniano, discepolo di Agostino Trionfo del quale portò a termine il D. P. Augustini Milleloquium veritatis (Lione 1555), che dedicò a Clemente VI. Il Papa lo volle ricompensare nominandolo vescovo di Urbino (1547), dove, di li a poco, santamente morì (1350). Fu grande amico del Petrarca. Insegnò teologia a Parigi e a Bologna.

Conosceva a memoria quasi tutto s. Agostino, dalle opere del quale ricavò un volume di Commentarii tam in Vetus quam in Novum Testamentum d. Augustini ex omnibus lucubrationibus collecti. Tali commentari però furono pubblicati, con il proprio nome, dal plagiario Giovanni Gast di Basilea (Basilea 1542). Partecipò alla lotta contro Marsilio da Padova e Guglielmo d'Occam, che impugnavano l'autorità pontificia, con 2 trattati inediti : De Romani Pontificis, Christi Vicarii, auctoritate tractatus contra errores quorundam, qui tempore Ludovici Bavarioe ducis, contra Ecclesiam Christique Vicarium insurrexerunt e