52 (1940), pp. 140161; 53 (1941), pp. 119-51; 54 (1942), pp. 124-44; 56 (1945), pp. 126-73. La prima edizione completa fu pubblicata a Basilea nel 1532: la migliore è quella dei maurini Garnier e Maran, con traduzione latina del Garnier e empi prolegomeni, Parigi 1721-30; ri-
prodotta più volte, figura pure, con l'aggiunta di nuovi testi, in PG 29-32. Delle poche ed. parziali si hanno: C. F. Johnston, De Spiritu Sancto, Oxford 1892; R. Defertari e Mc Guire, B. B. Letters, 4 voll., Londra 1926; l'omelia ai giovani (Hom., 22) a cura di E. Sommer, Parigi 1903, e di A. Nardi, Torino 1931; il commento al profeta Isaia in Corona Patrone Salesiana, con traduzione di P. Trevisan, 2 voll., Torino 1939. Una versione dell'Euancrone fu pubblicata da G. Morgan, Piacenza 1894. Una versione francese, con ampia introduzione e note, fu curata da B. Pruche (Sources chrétiennes, Parigi [1946]). Le Regole furono tradotte o ordinate per materie da E. Leggio, Torino 1934. D. Amand ha in preparazione l'edizione critica dell'Euancrone (Revue Bénédictine, 52 [1940], p. 141).
Roud: Biografia: F. Baert, in Acta SS. Tunii, II, Anversa 1698, pp. 807-958; Tillemont, IX, Parigi 1714, pp. 1-304, 628691; P. Maran, nella prefazione all'edizione maurina, PG 29, pp. vclxxviI; P. Allard, S. B., trad. ital., Roma 1904; I. Schäfer, B. des Grossen Beziehungen zum Abendlande, Münster in Vestf. 1909; J. Wittig, Leben, Lebensverloteit und Lebenskunde des hl. Metropolitan B., Friburgo in Br. 1920; M. M. Fox, The Life and times of st. B. the Great as revealed in his works (Patristic Studies, 27), Washington 1939. - Opere letterarie: E. Fialon, Etude littéraire et historique sur st B., 27 ed., Parigi 1869; J. Wittig, Das hl. B. geistliche Übungen (Breslauer Studien zur hist. Theol., 1), Breslavia 1922 (Commento a Isaia); cf. la critica di Altaner, in Byzantin.-Neugrisch. Jahrbücher, 5 (1922), p. 426 sg.; J. M. Campbell, The influence of the second sophistic on the sermons of st. B. (Patristic Studies, 2), Washington 1922; L. W. Jack, B. and the great Literature (Patristic studies, 1), inl 1922; M. Bessières, La tradition manuscrite de la correspondance de s. B., Oxford 1923; A. C. Way, The language and style of the Letters of st. B. (Patristic Studies, 23), Washington 1927. Monachismo: H. Morison, St. B. and his rule, Oxford 1912; W. C. Clarke, B. the Great. A study in Monasticism, Cambridge 1913; M. M. G. Murphy, St. B. and monasticism (Patristic Studies, 25), Washington 1930. - Pensiero: K. Hall, Amphilochius von Ibonium in seinem Verhältnis zu den grossen Kappadociern, Tubinga e Lipsia 1904, pp. 122-58; F. Nager, Die Trinitätslehre des hl. B., Paderborn 1912; J. Maier, Die Eucharistielehre der drei grossen Kappadocier, Friburgo in Br. 1915; P. Humbertclaude, La doctrine ascétique de st B. de Césarée, Parigi 1932; P. Batiffol, L'ecclésiologie de B., in Echos d'Orient, 21 (1922), p. 9 sgg.; M. J. Lubatschwsky, Das hl. B. Kampf gegen den Arianiomus. Ein Beitrag zur Tretgeschichte der B. liturgie, in Zeitschrift für Kathol. Theologie, 46 (1942), p. 20 sgg; Y. Courtonne, St B. et l'hollénisme, Parigi 1934. - Opere generali: O. Bardenhewer, Geschichte der altkirchlichen Literatur, III, Friburgo in Br. 1923, pp. 130-62, 670 sg.; O. Stählin, Die altchristliche griechische Literatur, Monaco 1924, pp. 1407-15 (estratto da W. v. Christ, Geschichte der griechischen Literatur, 6* ed., parte 2*, 2); A. Puech, Histoire de la littérature grecque chrétienne, III, Parigi 1930, pp. 234-317; P. Allard e M. Bessea, s. v. in DThC, II, coll. 441-59; G. Bardy, s. v. in DHG, VI, coll. 1111-26; id., s. v. in DSp, I, coll. 1275-83; M. Viller e K. Rahner, Alcasse und Mystik in der Väterzeit, Friburgo in Br. 1939, pp. 122-33.
Michele Pellegrino
IV. Pedagogia. - Nel cap. 6 della sua Regola monastica s. B. dà alcune norme relative alla educazione dei giovani che intendono dedicarsi alla vita monacale. Innanzi tutto s. B. vuole che i giovani vivano separati dagli anziani, non solo perché non prendano troppa familiarità con chi deve essere sempre trattato con rispetto, ma anche perché non prendano cattive esempio dai vecchi e da quelle azioni, che, sopportabili nel vecchio, non sono da permettersi nel giovane. Giovani e vecchi svolgeranno in comune soltanto gli esercizi di pietà. I giovani avranno un orario diverso da quello degli anziani, e anche i cibi saranno somministrati diversamente secondo le età e i bisogni. S. B. vuole che il maestro venga scelto con massima cura : questo deve avanzare gli altri per esperienza e deve essere noto per la sua dolcezza, affinché, con cuore di padre, egli possa correggere gli errori dei giovani, dando, ove occorra, gli opportuni rimedi in modo che "col castigar la colpa eserciti l'anima a vincere le passioni" (Regulae fusius tractatus, 33). Il fanciullo deve essere addestrato all'abito della virtù in modo che quando sopraggiungerà in lui l'uso della ragione egli si troverà già bene avviato alla virtù, e ciò perché l'abitudine formata reca facilità e prontezza al vivere virtuoso.
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Per l'istruzione dei giovani che si dedicano alla vita monastica s. B. vuole che essi si accostino alla S. Scrittura. I maestri debbono raccontar loro le storie e i fatti meravigliosi in essa narrati. Fate apprendere, dice ai maestri, le sentenze dei proverbi, proponente premi di memoria, così per le parole come per le cose, in modo che i fanciulli possano giungere alla meta senza annoiarsi, senza disgustarsi, anzi con diletto, quasi ricreandosi. Tra le omelie di s. B. che ci sono note, va qui ricordare per il suo valore pedagogico la 22^{2} rivolta "ai giovani sui frutti che si possono ricavare dagli scrittori greci». Come è noto, una questione che nel mondo cristiano antico fu agitata con soluzioni diverse ed opposte fu quella del rapporto tra la nuova cultura cristiana e la vecchia cultura profana. Questione che non mancherà di affacciarsi qua e là nel corso dei secoli; la si vede difatti risorgere in Italia durante l'Umanesimo e in Francia nell'Ottocento. S. B., come in generale i Padri della Chiesa cristiana orientale, mentre postula l'esigenza della sapienza cristiana, come quella che è depositaria della verità, non dispregia l'antico sapere. S. B. pensa che gli scritti profani possano avviare il cristiano alla conoscenza del vero e alla pratica della virtù. E attraverso lo studio degli antichi classici che si conquista quella ricchezza di ornamento e di forma tanto atta ad arricchire la sostanza della cristiana sapienza. L'albero si ammira e piace non solo per le sue frutta ma anche per la pompa del suo ornamento di foglie. Mosè si esercitò nelle discipline degli Egizi e Daniele in quelle dei Caldei. Lo studio dei classici è utile a chi vuole avviarsi e dedicarsi agli studi religiosi, perché è possibile da essi, che ci narrano fatti virtuosi e dànno insegnamenti di sana morale, trarre, come fanno le api dai fiori, i concetti morali che in sé racchiudono. S. B., mentre vuole che si studino i classici antichi, avverte che non tutti sono da porsi in mano ai giovani. Sono così da escludersi dal contatto dei giovani quelle opere o quei passi ove vengono descritte scene viziose o si insegnano false dottrine. Molti sono gli esempi virtuosi che s. B. trova nel mondo antico e che i cristiani possono imitare. Socrate, Pericle, Alessandro compirono atti virtuosi; lo stesso Diogene, col suo disprezzo per le cose terrene, insegna come ci si debba comportare verso di queste. Non solo, ma anche nei posti antichi si può trovare materia di buona educazione, come in Omero, in Teognide, in Prodico, quest'ultimo per l'episodio di Ercole al Bivio. S. B. conclude affermando che se gli scrittori antichi avevano di mira la vita del mondo noi possiamo far tesoro delle loro opere e delle loro sentenze per la vita del cielo. Nino Sammarano
BASILIO di Ancira. - Visse nel iv sec. Dapprima medico, fu eletto nel 336 metropolita di Ancira in Galazia. Il Concilio di Sardica nel 344 ritenne anticanonica la sua elezione. B. si ritirò a Filippopoli cedendo il posto a Marcello ora riabilitato. Nel 350 B. prendeva la sua rivincita scacciando Marcello. Fu capo degli omeousiani e prese parte a tutte le mene dei semiariani. Fu l'avversario principale di Fotino e diresse poi la lotta contro Acacio di Cesarea ed i suoi seguaci omeani. Gli acaciani però usarono della loro influenza sull'imperatore per deporre B. e inviarlo in esilio; morì verso il 365 . B. sostenne soltanto la somiglianza di essenza e non ammise o non comprese "l'identità " di sostanza tra il Padre ed il Figlio.
BibL.: Meyáka dáayonh éyuenkanauhêe, VI, p. 766; HefeleLeclercq, I, it, pp. 764-969; R. Le Bachelet, s. v. in DThC, II, 1, col. 461.
Romualdo Souarn
BASILIO di Corfù. - Vescovo dissidente di Corfù vissuto tra il XII e il XIII sec., m. verso il 1220 . Versatissimo nelle scienze teologiche e profane, è considerato dai dissidenti Greci come una delle personalità più distinte di quell'età. Scrisse una lettera a papa Innocenzo III sostenendo la tesi dissidente sulla processione dello Spirito Santo e affermando le prerogative del patriarcato bizantino. Pretese che il IV Concilio lateranense non fosse ecumenico. Da ricordare due discorsi ai patriarchi, rimasti inediti.
BibL.: Meyáka dáayonh éyuenkanauhêe, VI, p. 769.
Romualdo Souarn
BASILIO I, imperatore di Costantinopoli, detto il Macedone. - N. ad Adrianopoli verso l'827 da modesta famiglia conquistò il potere con un doppio assassinio; quello del cesare Barda (21 apr. 866) e quello dello stesso imperatore Michele III ( 24 sett. 867). Nella storia ecclesiastica, è ricordato per il suo intervento nella questione di Fozio, patriarca di Costantinopoli. Appena arrivato al potere (867), B. fece internare in un monastero Fozio, amico di Barda, e richiamò il patriarca, ingiustamente deposto, s. Ignazio. Quando questi morì ( 23 ott. 877), Fozio, che nel frattempo si era riconciliato con l'imperatore, occupò di nuovo il trono patriarcalc. Ma B. ebbe riguardo al potere supremo della Chiesa di Roma, la quale si pronunciò sugli affari del patriarcato costantinopolitano nei Concili tenutisi a Bisanzio nell'869 e nell'879, sotto la presidenza dei legati romani. L'intervento di B. il quale, al dire di suo figlio Leone VI, non vide nella lotta tra Fozio e s. Ignazio altro che una discordia clericale "che metteva alcuni vescovi e sacerdoti contro altri sacerdoti e vescovi", si ispira ad un vivo desiderio di pace religiosa nell'impero.
Notevole fu pure l'attività giuridica e legislativa di B., della quale interessa anche la materia ecclesiastica soprattutto il manuale ufficiale pubblicato nell'879 col titolo di Prochiron, e poi, tra l'879 e l'886, in nuova edizione emendata e ampliata, col titolo di Epanagoge. Morì nell'886.
BibL.: A. Vogt, B. empercur de Byzance, Parigi 1908; F. Dvornik, Les Slaves, Byzance et Rome au IXc siécle, ivl 1926; A. Vogt-I. Hausherr, Oration Junière de B. par son fils Léon VI le Sage, in Orient. Christ., 16 (1932), pp. 1-79; M. Jugie, Le Schisme Byzantin, Parigi 1941, passim. Mauricio Gordillo
BASILIO da Genova: v. sBollo, basilo.
BASILIO di San Francesco. - Carmelitano scalzo (al secolo Francesco de Quintal), missionario ; n. nel 1595 a Santarem (Portogallo) e professò a Montecompatri (Roma) nel 1618. Fondò (1623) il convento di Bassora, avamposto della missione carmelitana nell'Oriente. Fu il primo ad occuparsi seriamente dei Mandei (i cosiddetti Cristiani di s. Giovanni Batt.), procurando a moltissimi il trasferimento nelle colonie portoghesi per sottrarli allo sterminio da parte del governo turco. Inviato come vicario al Monte Carmelo (1654), vi morì il 19 dic. dello stesso anno. Oltre numerose lettere si ha di lui una relazione sul principio della missione di Bassora (1623-36), pubblicata nel periodico Etudes Carm., voll. 12-14.
BibL.: d Chronicle of Carmelites in Persia, II, Londra 1939. 814-17, 1124-36; Ambrosius a S. Teresis, Nomenclator Mission. Carm. Disc., pp. 64-65. Ambrogio di Santa Teresa
BASILIO da Soissons. - Entrato fra i Cappuccini della provincia di Parigi il 20 apr. 1635, m. il 3 marzo 1698. Fu membro attivo della missione cappuccina in Inghilterra presso la regina Enrichetta di Francia; di ritorno in patria mise a profitto la sua scienza teologica e la sua esperienza controversistica antiprote-
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stantica con varie opere, sia in difesa dell'Eucaristia e della vera religione, sia di esposizione dei capisaldi della dottrina cristiana, sulla base principalmente della S. Scrittura. Tali scritti, spesso rimaneggiati, ebbero numerose edizioni tanto complete come parziali.
BibL.: B. da Bologna, Bibliotheca scriptorum Ord. Min. Capuccinorum, Venezia 1747, p. 38; E. d'Alencon, s. v. in DThC, II, coll. 464-65; A. Testaert, s. v. in DHG, VI, coll. 1157-58; Hurter, IV, coll. 435-36; A. Rébelliau, Bousuet hisvorien du protestantisme, Parigi 1909, p. 63; M. a Pabladura, Hist. generalis Ord. Fratrum Min.Capuccinorum, parte 2^{2}, II, Roma 1948, p. 236. Ilarino da Milano
BASILIO e EMMELIA, santi.-Genitori di s. Basilio e di s. Gregorio Nisseno; B., figlio d'una ricca e cristiana famiglia del Ponto, era avvocato e viveva a Cesarea di Cappadocia dove pare tenesse anche una cattedra di retorica. S. Gregorio di Nazianzo ne parla come di un cristiano fervente, cultore appassionato delle lettere e lo chiama "il maestro della virtù nel Ponto" (Oratio XLIII, 9,11). S., sua moglie, era una donna di grande virtù e bellezza. Ambedue erano larghi di aiuti ai poveri. Ebbero it figli, fra i quali, oltre i due già ricordati, meritano particolare menzione: Pietro, vescovo di Sebaste e Macrina, che abbracciò poi con la madre lo stato religioso. Non si conosce l'anno della loro morte. Il loro nome fu introdotto, nel Martirologio romano dal Baronio, al 30 maggio. Sembra che il nome di E. si debba leggere nel Martirologio geronimiano al 23 maggio.
I monaci italo-greci celebrano la festa di tutti i parenti di s. Basilio il 30 maggio.
Bibl.: S. Gregorio Nazianzeno, Oratio XLIII, In laudem Basilii Magni: PG 36, 503 sgg.; S. Gregorio Nisseno, Vita s. Macrinae Virginis: PG 46, 962 sgg.; Martyr. Hieronymianum, pp. 268-69; Martyr. Romanum, p. 216; Acta SS. Maii, VII, Anversa 1688, pp. 242-46.; N. Nilles, Kalendarium Mamale utrinque eccl. Orient. et Occid., I, 2^{2} ed., Innsbruck 1896, pp. 48, 167-68. Agostino Amore
BASILISCO, usurpatore. - Cognato dell'imperatore d'Oriente, Leone I, console nel 465 , fu a capo di alcune spedizioni militari tra le quali quella contro i Vandali (468), che fini con la distruzione della flotta imperiale. Intrighi di palazzo, favoriti dalla sorella Verina vedova di Leone I, lo portarono al trono imperiale il 9 genn. del 475 ; l'imperatore Zenone fuggi nella sua Isauria. B. divenne odioso al popolo sia per il suo modo di governare come per la sua politica religiosa nettamente favorevole al partito monofisita. E nota a tal riguardo la sua Enciclica, redatta assai abilmente da Paolo il Sofista, con cui condannava il Concilio di Calcedonia (451) e il Tomo di Leone; questo documento doveva essere accettato sotto gravissime pene tanto dagli ecclesiastici che dai laici. Il patriarca costantinopolitano Acacio (v.) vi si oppose energicamente coadiuvato dal prestigio dello stilita Daniele e sostenuto dal favore popolare. B., sentendo vacillare il suo trono, cercò di rinnegare la sua politica religiosa con un'Antienciclica, ma inutilmente; l'imp. Zenone col favore di segreti maneggi rientrava a Costantinopoli nel sett. del 476. B. e la sua famiglia furono catturati e imprigionati in una fortezza della Cappadocia ove morirono di fame.
Bibl.: Evagrio, Hist. eccl., III, 3-7 (testo dell'Enciclica e dell'Antienciclica); L. Ducheane, Hist. ancienne de l'Eglise, III, Parigi 1910, p. 487 sgg.; L. Bréhier, s. v. in DHG, VI, coll. 12371239; G. Burdy, in V. Fliche e A. Martin, Storia della Chiesa, vers. ital., IV, Torino [1941], p. 280 sgg. A. Pietro Frutae
BASILISSA, santa: v. GIULIANO e BASILISSA, santi, martiri.
BASIN, Thomas. - Cronista francese, vescovo di Lisieux, n. a Caudebec (Seine-Inférieure) sembra nel
1412, m. ad Utrecht nel 1490 o 1491. Studiò legge a Parigi, a Lovanio e a Padova. A Roma fu apprezzato da Eugenio IV. Divenuto prete, assistette a vari concili, ebbe cariche e benefici, fu inviato in Ungheria, gli fu offerta la cattedra di diritto all'Università inglese di Caen, e, nel 1447, fu nominato vescovo di Lisieux. Da allora la sua vita diventa tutt'una con quella della sua diocesi. Negoziò la resa di Caen a Carlo VII, di cui divenne influente consigliere. Fu uno dei vescovi incaricati di rivedere il processo di Giovanna d'Arco. Perseguitato da Luigi XI come la maggior parte dei fedeli al padre suo, dovette fuggire in esilio.
Opere principali sono una Storia dei regni di Carlo VII e di Luigi XI, e una memoria per la riabilitazione di Giovanna d'Arco.
Bibl.: J. Quicherat, Th. B., sa vie, ses écrits, in Biblioth. de l'Ecole des Chartes, 3 (1842), pp. 313-76; P. Calendini, s. v. in DHG, VI, coll. 1245-47; L. F. Benedetto, s. v. in Enc. Ital., VI, pp. 333-34. Luigi Michelini Tocci
BASSA CALIFORNIA: v. CALIFORNIA INFERIORE, vicariato apostolico di.
BASSANO (Da Ponte). - Famiglia di pittori comunemente denominata dalla città omonima, invece che col cognome Da Ponte, attiva dalla fine del 1400 ai primi decenni del 1600 .
Francesco il Vecchio (n. a Bassano nel 1470, m. nel 1540 o ' 41 ), iniziò la scuola bassanese, il cui caratteristico prodotto fu una pittura di carattere popolaresco che riduceva le sacre storie quasi a scene di genere, o comunque le immetteva nella vita comune del proprio tempo. Subì gli influssi della scuola veronese e del Montagna. Si hanno di lui a Bassano la Madonna in trono tra i ss. Bartolomeo e Giovanni Battista e la Vergine tra i ss. Pietro e Paolo.
Iacopo, suo figlio (n. a Bassano nel 1515 o ' 16 , m. a Venezia il 13 febbr. 1592), è il più celebre della famiglia. Nulla sappiamo della sua prima educazione artistica; dall'osservazione delle opere desumiamo un ammaestramento paterno e possiamo presumere con sufficente fondatezza una sua formazione veneziana. Non è sempre facile distinguere le sue opere autografe da quelle di collaborazione per la continua presenza di aiuti, che conferisce carattere di bottega a molto parte della sua produzione. Ma questo prevalere della bottega non deve indurre a svalutare l'arte sua, quasi qualificandola arte commerciale; né lacopo va apprezzato soltanto come il convenzionale pittore di fiere, di pastori, di greggi e di calderai, che molti amano rappresentarci. E lecito, piuttosto, affermare che egli, nella pittura veneziana del Cinquecento, occupa un posto a parte per peculiari caratteristiche di spiritualità e semplicità popolaresca felicemente unite.
Saponasa arte rusticana e schietto profumo agreste si riscontrano nelle sue prime opere, quali la Fuga in Egitto (Bassano, museo), la Cena in Emmaus (Cittadella, chiesa parrocchiale), Cristo e l'adultera (Bassano, museo), Nabucco e i tre giovani (ivi).
Condotta con ingenua schiettezza popolare è pure la Madonna in trono con Matteo Daronco (Bassano, museo); nella quale l'ultima figura a sinistra è un efficace ritratto; e un bellissimo "pezzo di pittura" si può vedere nella fanciullina seduta ai piedi della scala in atto di giuscare con un cane, viva e vera nella sua vesticciola a righe verdi su rosso scolorito. L'Ultima Cena della Galleria Borghese fa pensare al Velasquez giovane. Il Paradiso terrestre della Galleria Doria è stato giustamente considerato un'anticipazione di Paolo Brill o del Bruegel de' Velluti, ma in esso vi è in più un maggior senso vitale negli animali e una maggior espressione anche nelle cose inanimate. Nel S. Rocco della Galleria di Brera, Iacopo usa già la pittura di tocco, che continua poi nel S. Girolamo della Galleria di Venezia. Nel S. Valentino che battezza Lucilla nel museo
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Bassano (Iacopo) - Riposo nella fuga in Egitto - Milano, pinacoteca Ambrosiana.
di Bassano la luce, che accende bagliori dovunque batte, dà magnifico risalto alla veste rilucente della santa inginocchiata, alla croce d'oro del santo e ai paramenti del chierico disegnati da fili luminosi. Il tocco è sempre rapido, efficacissimo e plastico. Dice infatti il Boschini, parlando del disegno dei veneziani, che il maggior autore delle pitture a rilievo fu Iacopo B. con la S. Lucilla. E questa la plasticità veneziana del Tintoretto o del Veronese, ottenuta col colore e con la luce, plasticità interna al quadro e non scultorea a guisa di rilievo su fondo inerte.
Francesco il Giovane (n. a Bassano, nel genn. 1549, m. a Venezia il 3 luglio 1592), allievo e imitatore del padre Iacopo, ebbe come sue caratteristiche la rapidità del tocco e lo sfavillare dei colori e delle luci.
Ricordiamo di lui Il buon Samaritano (Vienna, Hofmuseum); Dio indica la via della terra promessa (ivi); l'Ultima Cena (Madrid, Prado); il Viaggio degli Ebrei verso la terra promessa (Vienna, Hofmuseum); il Viaggio di Tobia con l'Angelo (Dresda, galleria di Stato), l'Adorazione dei Magi (Roma, galleria Borghese). Negli ultimi anni F. si mise sulle orme del Tintoretto a ricercare la plasticità e il movimento, ed ecco il Martirio di s. Caterina (Firenze, galleria Pitti), il Ratto delle Sabine (Torino, pinacoteca) e le pitture del soffitto nella sala del Maggior Consiglio (Venezia, palazzo ducale).
Giovanni Battista (n. a Bassano nel marzo 1553, m. il 9 marzo 1613), secondo figlio di Iacopo, collaborò alla bottega paterna e dipinse nel 1598 la pala di Gallio ora nel museo di Bassano.
Leandro (n. a Bassano nel giugno 1557, m. a Venezia il 15 apr. 1622), come il fratello Francesco, derivò la sua pittura da quella paterna. Non troviamo
però in lui le doti coloristiche e luministiche di Francesco, ma durezza di tocco e pesantezza di forme.
Opere sue sono la Circoncisione (Rosà, chiesa parrocchiale), il Martirio di s. Lucia (Venezia, chiesa di S. Giorgio), L'epulone e Lazzaro (Vienna, Hofmuseum), l'Adorazione dei Magi (Borgo S. Sepolcro, galleria), la Resurrezione di Lazzaro (Venezia, accademia). Anch'egli, come il fratello, dipinse nel palazzo ducale di Venezia.
Girolamo (n. a Bassano nel giugno 1566, m. a Venezia l'8 nov. 1621), come il fratello Giovanni Battista, imitò grossolanamente le forme di Iacopo. E sua la Madonna e Santi nel museo di Bassano, opera pesante e artificiosa.
Bibl.: A. Venturi, Storia dell'arte italiana, IX, Milano 1929, pp. 1113-1331; W. Arslan, I B., Bologna 1931; S. Bettini, L'Arte di I. B., ivi 1953; A. Ghidiglia Quintavalle, Un I. B. inedito nella R. Galleria di Parma, in Crisopali, 2 (1934), pp. 58 59; W. Arslan, Di alcuni dipinti di Fr. e L. Da Ponte, in Riv. del R. Ist. d'Arch. e Storia dell'arte, 5 (1935), pp. 78-89; id., Bassanesca, in Studi trentini, 2 (1936), pp. 100-15; B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, trad. ital. di E. Cecchi (Falori plastici), Milano 1936, pp. 47-54; V. Golzio, La pittura veneziana del Cinquecento, in Saggi e lezioni sull'arte sacra (Ist. Beato Angelico di Studi per l'Arte Sacra), Roma 1939, pp. 144-47; R. Longhi, Visitico per cinque secoli di pittura veneziana, Firenze 1946, pp. 26-29, 34, 65-66.
Vincenzo Golzio
## BASSARA: v. DIONISO.
BASSA VOLTA: v. vòlta inferiore.
BASSET, RENÉ. - Orientalista francese, n. a Lunéville il 24 luglio 1855, m. ad Algeri il 14 genn. 1924. La sua fama di studioso è legata ai molti lavori sui dialetti berberi, che ne fanno il promotore della berberistica.
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Si occupò inoltre di storia (Les documents arabes sur l'expédition de Charlemagne en Espagne, Parigi 1904), tradusse dall'etiopico gli apocrifi del Vecchio e Nuovo Testamento (Parigi 1893 e sgg.) e pubblicò, dandone in parte anche una versione, il Sinossario arabe giacobita nella Patrologia Orientalis (voll. 1, 3, 16, 17) del Graffin. Silvio Furlani
BASSE TAILLE: v. SMalto.
BASSI, Agostino. - Avvocato di professione e naturalista di vocazione, n. a Mairago (Lodi) nel 1773, m. a Lodi nel 1856. Studiando il calcino o «mal del segno» dei filugelli, lo attribuì ad un fungo (chiamato in suo onore Botrytis bassiana), iniziando così, nel 1835, l'èra delle scoperte batteriologiche e aprendo la via alla dottrina dei microrganismi patogeni (l'agente dei contagi è un essere vivo). Va considerato come uno dei grandi naturalisti dell' '800 e forse come il più originale. Piissimo, il B. frequentemente nei suoi scritti attribuisce alla Provvidenza il merito delle sue scoperte.
Tra i suoi scritti si segnala: Mal del segno, Calcinaccio o moscardino, malattia che affligge i bachi da seta (Lodi 1835-36).
Bini.: Opere di A. B., con commentario di G. B. Grassi, Pavia 1929.
Luigi Scremin
BASSI, Domenico. - N. a Piancastagnaio (Siena) nel 1875 e m. a Firenze nel 1942. A 22 anni entrò nella Congregazione dei religiosi barnabiti. Nel 1898 andò a Firenze per insegnare latino e greco nel liceoginnasio del collegio alla Querce di cui, nel 1919, divenne rettore. Conservò questa carica fino al 1928. Nel 1931 fu nominato visitatore generale per la provincia romana della sua Congregazione. Nel 1934 insegnò latino e greco nel liceo dell'istituto di S. Paolo del seminario barnabita di Firenze.
Il B., che fu studioso serio e apprezzato, si interessò attivamente al problemi pedagogici, alla soluzione dei quali portò il contributo di una rara chiarezza di idee che a lui proveniva soprattutto dallo studio e dall'approfondimento dei testi cristiani e classici di cui curò diverse edizioni. Il p. B. ha anche al suo attivo varie opere di carattere religioso, tra le quali sono da ricordare : La saggezza cristiana con s. Agostino (Firenze 1910); Il Vangelo per i giovani (ivi 1911); Il pensiero religioso di s. Agostino (Roma 1928); Il vangelo e la vita di Gesù (Firenze 1933); S. Agostino, Il Vangelo e la vita di Maria (ivi 1934); La barricata. Difesa sintetica della Chiesa (Roma 1936); Le ultime parole al martire. Attorno alla culla di Gesù (Firenze 1937). Della sua produzione pedagogica sono da ricordare: La saggezza nell'educazione (Venezia 1928); Le famiglie, saggi di educazione (Roma 1929); Quintiliano maestro (Firenze 1930); Il pensiero morale e pedagogico di Plutarco (ivi 1937).
Nino Sammartano
BASSI, Martino. - Architetto, n. a Seregno nel 1542, m. nel 1591. A Milano, dove quasi sempre operò, venne incaricato nel 1567 di continuare la chiesa di S. Vittore, iniziata da Galcazzo Alessi. In un suo libro (Diaporeri in materia d'architettura e perspettiva con pareri di eccellenti e famosi architetti), composto nel 1570 , contrastò i progetti dell'architetto del Duomo, Pellegrino Tibaldi (v.), del quale nel 1587 occupò la carica, che mantenne sino alla morte. Lavorò per la chiesa di S. Lorenzo; terminò la facciata di S. Maria presso S. Celso e completò la chiesa di S. Fedele. Fuori di Milano lavorò nel coro della certosa di Pavia.
Bini.: F. Baldinucci, Notizie ecc., con giunte di G. Piacenza. VI, Torino 1817, p. 415; G. Mongeri, La facciata del duomo di Milano, in Arch. stor. lomb., 13 (1886), pp. 298-362; L. Bodebrucci, L'architettura italiana del Cinquecento, Firenze 1936, p. 47; C. Baroni, Documenti per la storia dell'architettura a Milano nel Rinascimento e nel Barocco, I : Edifici sacri, ivi 1940, passim.
Vincenzo Gobzio
BASSI, Matteo de: v. matteo de bassi.
BASSI, Uco. - Barnabita, n. a Cento il 12 ag. 1801, m. a Bologna l' 8 ag. 1849. Compiuti i primi studi a Bologna, entrò fra i Barnabiti nel 1819. Ordinato sacerdote a Roma, fu inviato ad insegnare a Napoli, ma l'animo fervido e appassionato e la naturale eloquenza lo fecero assegnare alla predicazione (1828). Caldo di sincero sentimento religioso, colto, di bella presenza, s'impose subito sugli ascoltatori. Nel 1835, mutato il nome di Giuseppe in Ugo, tenne il quaresimale a Bologna, suscitando entusiasmo di pubblico, ma anche i primi allarmi delle autorità ecclesiastiche per il manifesto liberalismo del suo pensiero. Ardente e generoso, durante il colera del 1837, l'oratore sacro si mutò a Palermo in mirabile assistente di malati e di moribondi. Di nuovo a Bologna, fu sospeso dalla predicazione ( 1840 ) e costretto a temporaneo confino. Visse poi in ombra per qualche anno a Napoli, componendovi opere religiose e poetiche di scarso valore. All'avvento di Pio IX fu fautore entusiasta dell'opera del Pontefice e, scoppiata la guerra contro l'Austria, si unì alle milizie papali come cappellano. Deluso dall'allocuzione del 29 apr. 1848, ma fedele sempre al suo ideale di religione e di patria (il B. non rinnegò mai, come altri, la propria fede ed il proprio ministero sacerdotale, né mai fu iscritto, come si volle asserire, alla massoneria), contribuì con la sua parola a calmare i Bolognesi. Ferito il 12 maggio a Treviso, appena guarito si prodigò, tra ospedali e ambulanze, a Venezia e partecipò alla sortita di Mestre. A sua insaputa, veniva, intanto, secolarizzato ( 29 luglio). Qualche mese più tardi a Roma, come cappellano e aiutante di Garibaldi, ebbe parte nella difesa contro i Francesi (dei quali fu temporaneo prigioniero il 30 apr.) e pronunciò l'orazione funebre per il Manara. Caduta la repubblica, seguì Garibaldi, ma a Comacchio il 4 ag. 1849 fu preso dagli Austriaci con il capitano Livraghi. Quattro giorni dopo, a Bologna, ritrattato quanto potesse aver detto o fatto contro la religione, venne, ad insaputa delle superiori autorità ecclesiastiche e di quelle stesse civili pontifice, fucilato.
Bini.: I suoi scritti furono pubblicati a Genova nel 1864 con il titolo: Opere sacre e religiose. Fondamentale: U. Beseghi, U. B., 2 voll., Parma 1939-40. Essuriente ed aggiornato, G. F. De Ruggiero, Il p. U. B., Roma 1936. Alberto M. Ghisalberti
BASSIANO (Bassano), santo. - E il primo vescovo, storicamente documentato, di Lodi (374 ca.409 ca.). Come tale intervenne nel 38 I al Concilio di Aquileia e nel 389 al concilio provinciale milanese, che condannò l'eretico Gioviniano. Combatté l'eresia ariana. Da una lettera di s. Ambrogio a s. Felice, vescovo di Como, si deduce che ambedue si recarono a Lodi nel 380 a consacrare la chiesa che B. aveva eretta in onore degli apostoli (cf. PL 16, 889). Nel 397, assistette in Milano al trapasso del suo amico s. Ambrogio. B. m. il 19 genn., probabilmente del 409, e fu sepolto nella chiesa dei SS. Apostoli. Distrutta la città di Lodi dai Milanesi e ricostruita dal Barbarossa (Lodi nuova), la sua salma fu trasferita con solennità, il 4 nov. 1163, dalla vecchia alla nuova cattedrale dall'antipapa Vittore IV. E venerato come patrono della diocesi.
Bini.: Acta SS. Tannarii, II, Parigi 1863, pp. 221-26; Lanzoni, pp. 933-94; F. Sorio, Gli antichi vescovi d'Italia, La Lombardia, II, Bergamo 1932, pp. 136-61; G. Baroni, S. B. nella storia religiosa e civile, nell'arte, nelle lettere e nella legislazione, Lodi 1938.
Carlo Castiglioni
BASSILLA. - I. La martire. - Nel calendario della Chiesa Romana della prima metà del sec. Iv (Depositio Martyrum) essa è detta martire, sepolta nel cimitero
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Bassilla - Pianta della basilica di S. Ermete - Roma, via Salaria Vetere.
di S. Ermete sulla Salaria vecchia, e vi si aggiunge la data dell'anno 304, anno in cui realmente infieriva la persecuzione di Diocleziano. La sua festa è segnata al 22 sett., ma poi nel Martirologio geronimiano si aggiungono altre commemorazioni il 23 genn., l'i i giugno e il 20 maggio (questa data è quella adottata dal Martirologio romano, per la festa della santa). Da essa fu pure denominata la catacomba in cui era sepolta, detta spesso coemeterium Bassillae. Il nome della santa è volgarmente scritto Basilla con un solo s, secondo una tradizione manoscritta molto antica che la trasformò pure in Basilissa, ma non vi è dubbio che la forma esatta è Bassilla, secondo le fonti più vetuste e l'indubbia derivazione da Bassus.
Secondo gli Atti di s. Eugenia, B. sarebbe stata nipote dell'imperatore Gallieno e martirizzata nella persecuzione del medesimo imperatore (253-68). Sebbene questi atti siano di indole romanzesca, tuttavia il De Rossi e altri dotti dopo di lui trovarono più conveniente all'ambiente storico generale di accettare che B. fosse una nobilissima dama romana, padrona del fondo in cui fu poi scavata la catacomba da lei denominata, e martirizzata al tempo di Gallieno. In questo caso, la data 304 della Depositio Martyrum e l'i i giugno del Geronimiano segnerebbero solo il ricordo di una traslazione. L'anno 304 devesi però considerare come l'anno in cui è avvenuto il martirio di B.
Bibl.: I testi più antichi in Martyr. Hieronymianum, pp. 58, 264, 314, 522; gli atti in PL 21, 1105; G. B. De Rossi, La Roma sotterranea, II, Roma, p. 21 I 2g.; F. Savio, Basilla o Bassilla?, in Nuovo bull. di arch. crist., 18 (1912), p. 11 2gg.; P. Franchi de' Cavalieri, S. B., in Note agiografiche, V (Studi e Testi, 27), Roma 1912, p. 121 sgg.; H. Delehaye, Etude sur le légendier romain, Bruxelles 1936, p. 174 sgg. Antonio Ferrua
II. Il cimitero sulla via Salaria Vetere. Constava di un'area sopra terra e di due piani di gallerie sotterranee che si estendono sotto le attuali vie
Bartoloni, Siacci, Giordano e Denza; ma le costruzioni hanno seriamente danneggiato gran parte di questo cimitero, detto anche di S. Ermete.
Dal cimitero all'aperto provengono alcune iscrizioni cristiane, come il cippo che reca scolpito il Buon Pastore, con la pecora sulle spalle e due pecore ai lati e sotto l'iscrizione TOAAIA ACKAHIIIAKH.
Il nome del cimitero è ricordato nella Depositio Martyrum per indicare i sepolcri di s. Ermete (v.) e dei ss. Proto e Giacinto (v.), mentre per B. è indicata la via Salaria Vetere. In altri documenti posteriori, come il Martirologio geronimiano, gli "Olii di Monza", gli "Itinerari", ricorrono i nomi di altri martiri deposti in B., cioè Massimiliano, Ercolano, Crispo, Vittore e Leopardo. Quanto alla denominazione, alcuni ritengono che le martire B. accompagnata dalla data del 304 nella Depositio Martyrum sia la fondatrice del cimitero, per altri invece avrebbe avuto la sua denominazione da una omonima anteriore, denatrice dell'area.
In una galleria del primo piano il p. G. Marchi (v.) rinvenne il 21 marzo 1845 il sepolcro intatto e l'epitafio del martire Giacinto.
Nel secondo piano sorge la basilica eretta sul sepolcro di s. Ermete, identificata da A. Bosio, fin dal 1608, mediante un frammento architettonico da lui veduto con la scritta Herme (Roma sotterranea, Roma 1634, p. 560).
La grande aula rettangolare absidata ad una sola navata, misura m. 17 di lunghezza, 7 di larghezza e m. 16 di altezza. Venne restaurata più volte, a cominciare dal papa Pelagio II (578-90), ma specialmente nei secc. xvI-xviII-xix. L'accesso antico era nella parete sinistra mediante una larga scala; l'attuale scala a chiocciola è del sec. xviri.
Nel 1940 a ca. 13 m . dal piano dell'aula lo scrivente riconobbe in una piccola abside sotto una mano di scialbatura le seguenti pitture: nella calotta il Salvatore con il volume aperto in cui si legge Ego sum pastor bonus et cognosco oves meas, tra due angeli; al di sotto Maria regina su trono gemmato sorreggente il Bambino Gesù; alla destra l'arcangelo Raffaele, s. Ermete e s. Giovanni evangelista; a sinistra l'arcangelo Gabriele e s. Benedetto. Le pitture non sono anteriori alla fine del sec. viII.
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Davanti all'absidiola si erge un altare isolato a blocco di tufo lionato (alto m. o,9o) con pozzetto per reliquie.
Pitture più antiche furono segnalate già dal Bosio in cubicoli e arcosoli del cimitero. Particolarmente importanti quelle con la scena del Giudizio, del Signore e i dodici apostoli in cattedra; in un arcosolio rimangono anche tracce d'una decorazione musiva con Daniele tra i leoni, resurrezione di Lazzaro, ritratto d'un defunto.
Lungo gli ambulacri sono state di recente sistemate numerose iscrizioni cristiane greche e latine; tra queste sedici frammenti dell'esastico del prete Teodoro relativo ai lavori eseguiti presso il sepolcro dei martiri Proto e Giacinto e due frammenti del carme damasiano in onore del martire Ermete. Iscrizioni provenienti da questo cimitero si conservano anche nel museo Capitolino e nel museo Cristiano Lateranense; tra queste, due contenenti una invocazione alla martirc B.
Bibl.: A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1634, p. 560 : C. Marchi, Monumenti delle arti cristiane primitive nella metropoli del cristianorimo, I. Architcrtura, ivi 1844, pp. 237-72; G. B. De Rossi, La cripta dei sr. Proto e Ginninto nel cimitero di S. Ermete presso la Salaria Vetere, in Bull. di arch. crist., 5^{°} ser., 4 (1804), pp. 5-35; M. S. De Rossi, Il Cimitero di S. Ermete, in N. bull. di arch. crist., 2 (1896), pp. 99; G. Bonavenia, Cimitero di B. Osservazioni intorno alla cripta e alle iscrizioni storiche dei sr. Proto e Giacinto, ibid., 4 (1898), p. 77; Wilpert, Pitture, pp. 518-19; E. Josi, Sepulcrum Hyacinthi Martyris Leopardus protheter arnaeit, in Rómische Quartalschrift, 11 (1924), pp. 1036; id., Scoperta di due frammenti del carme damasiano in onore di s. Ermete, in Rieusta di arch. crist., 9 (1932), pp. 147-50; P. Steger, Die römischen Notabamber, Berlino 1933, pp. 243-57; id., Die römischen Martyrcogriatte, ivi 1935, p. 147 sg.; M. Van Cuisen, Une lettre inédite du p. Gazet sur la catacombe de S. Hermet, in Analeria boll., 52 (1934), pp. 334-52; R. Kirsuthcimer, S. Ermete, in Corpus Batilicturum Christianarum Romae, Città del Vaticano 1938, pp. 200-208; E. Josi, Scoperta di un altare e di pitture nella basilica di S. Ermete, in Rivista di archail. crist., 17 (1940), pp. 195-208; A. Ferrus, Epigrammata Damasiana, Citta del Vaticano 1942. pp. 192. 193. 195. Sandro Carletti
BASSO. - Proconsole, non altrimenti identificabile, autore di un epitafio di tre distici in tumulo

(fei. Pont. Commlos. di Arch. Sacra)
Bassilla - Interno della basilica di S. Ermete visto dall'entrata. Roma, via Salaria Vetere.

(fei. Pont. Commlos. di Arch. Sacra)
Bassilla - Cippo di Tollia Asclepia (ca. sec. iti). Roma, via Salaria Vetere.
Monicae, la madre di s. Agostino, del cui originale si è ultimamente ritrovato in Ostia un frammento.
Bibl.: Anthologia latina, ed. A. Riese, Lipsia 1916, n. 670. Antonio Ferrua
BASSOLIS, Giovanni de. - Teologo minorita, n. probabilmente a Bassoles in Francia negli ultimi decenni del sec. xili, m. il 4 luglio 1333. Studiò a Parigi e fu uno dei discepoli preferiti di Scoto. Filosofo e teologo scotista di gran valore, insegnò a Reims (1313), Rouen e Malines (1322) meritando il titolo di "doctor ornatissimus" o "ordinatissimus".
Fra i suoi scritti ricordiamo: In IV librum Sent., redatto a Reims nel 1313 e edito per la prima volta ca. il 1480 a Parigi o Angers; In IV libros Sent., commenti sentenziari completi, editi a Parigi nel 1516-17 dietro revisione di Oronzio Fine. Suoi manoscritti: una Miscellanea e dei Loci philosophici.
Bibl.: A. Bertoni, Le b. Jean Duns Scot, sa vie, sa doctrine, ses disciples, Levanto 1917, pp. 449-50; J. H. Sbarales, Supplens. ad script. Ord. Min., II, Roma 1921, p. 39; C. V. Langlois, Jean de B., Ord. Min., in Hist. littér. de la France, XXXVI, Parigi 1927, pp. 349-55; E. d'Alençon, s. v. in DThC, II, col. 475 .
Giovanni Odoardi
BÀSSORA - 'ASS̀AR, vicariato patriarcale di. - B. era un'antica diocesi nestoriana, chiamata Prath d'Miss, ossia Mesena. G. S. Assemàni (Bibl. Orient., IV, Roma 1728, pp. 728-29) enumera i vescovi che la governarono dal 650 al 1222. Nel 1860 i Caldei cattolici vi istituirono un vicariato patriarcale. Nel 1937 essi erano 2.150; 2 preti e i chiesa.
{ }^{1} A. sorge sulla riva orientale del Tigri, di fronte a B., da cui non è distinta. Ciò nonostante nel 1907 vi fu istituito un vicariato patriarcale. Nel 1937 i cattolici erano 4.400 , i preti 2 ; i chiesa.
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Bibl.: S. Congr. Orientale, Statistica della gerarchia e dei fedeli di rito orientale, Città del Vaticano 1922. p. 245; Or. Christ. Periodica, 4 (1938), p. 272.
Pietro Sfair
## BASSORILIEVO: v. BILIEVO.
BASSVILLE (BASSEVILLE), Nicolas-Jean-Hugon de. - Diplomatico e pubblicista francese, n. ad Abbeville in Piccardia il 7 febbr. 1753, m. a Roma il 13 genn. 1793. Abbandonati gli studi ecclesiastici, allo scoppio della Rivoluzione Francese, si diede al giornalismo politico per passare poi, nel 1792, in diplomazia. Segretario d'ambasciata a Napoli, giunse in Roma il 13 nov. dello stesso anno con l'incarico di piegare la S. Sede ai voleri del governo di Parigi, che aveva da poco emanato la costituzione civile del clero. Non seppe peraltro dimostrarsi all'altezza della missione affidatagli, anche perché l'animo del popolo romano, restio ad ogni tentativo di propaganda rivoluzionaria, era in quei giorni quanto mai trepidante per le sorti di Luigi XVI e della Chiesa in Francia, fedele al Pontefice, e nettamente antigiacobino. L'ordine pervenuto da Napoli di sostituire gli stemmi borbonici dell'ambasciata con quelli repubblicani, e peggio ancora l'essersi il B. mostrato con altri in carrozza pel Corso, affollatissimo del passaggio domenicale, con coccarde tricolori, provocò presso S. Lorenzo in Lucina un tumulto. Rifugiatosi malconcio in un caseggiato di Via dell'Impresa, per irruzione della folla inferocita rimaneva gravemente ferito di coltello al ventre, e moriva il giorno dopo in un vicino posto di polizia riconciliato con la Chiesa. Pio VI ebbe amorevole cura della vedova e degli orfani. Ma il luttuoso incidente fu largamente sfruttato da Parigi a danno degli interessi spirituali e temporali del Pontefice. Vincenzo Monti ne trasse ispirazione per la cantica In morte di U. B., o Bassvilliana.
Bibl.: Oltre al Pastor, XVI, 3, cf. V. G. Sforza, L'assassinio del B., in Arch. stor. ital., 2^{4} serie, 4 (1889), pp. 260-69; G. O. Corazzini, La morte di U. B. narrata da un contemporaneo, ibid., 3^{4} serie, 22 (1898), pp. 337-40; S. Nicaatro, Sulla morte di U. B., in Studi storici, 20 (1911); G. Bourgin, L'assassinat de B. et l'opinion romaine en 1793, in Mélanges d'archéol. et d'hist. de l'Ecole frang. de Rome, 33 (1913), pp. 363-478.
Paolo Dalla Torre
BASTARD D'ESTANG, Jean-François-Auguste. - Paleografo ed archeologo francese, n. a Nogaro l'i i dic. 1792, m. nel castello di Bachac (presso Bouglan, dip. Lot-et-Garonne) il 16 apr. 1883. Ufficiale di cavalleria al seguito di Napoleone, si segnalò più volte in combattimento, ma il suo nome è legato soprattutto all'attività scientifica, di cui sono documento vari studi di archeologia (notevoli soprattutto i suoi Etudes de symbolique chrétienne, Parigi 1861), e tre raccolte di carattere paleografico, rimaste purtroppo tutte incompiute: Librairie de Jean de France, premier duc de Berry (grosso volume in-folio, sospeso nel 1835 dopo la tav. 32^{°} ); Costumes de la cour de Bourgogne sous le règne de Philippe III dit le Bon (interrotto dopo il 5^{°} fascicolo, di complessive 25 tavole, nel 1844); Peintures et ornements des manuscrits, classés dans un ordre chronologique, pour servir à l'histoire des arts du dessin, depuis le IVe siècle de l'ère chrétienne jusqu'à la fin du XVI { }^{e} siècle.
Quest'ultima opera, concepita secondo un disegno veramente grandioso, fu iniziata nel 1832 con l'intento di raccogliere in fac-simile un gran numero di miniature di codici, importanti sia per la paleografia sia per l'arte della decorazione del manoscritto. Era divisa in tre sezioni: la prima paleografica, la seconda della miniatura francese, la terza della miniatura straniera. Se ne iniziarono due edizioni, una destinata al governo francese (1835) e un'altra agli stati esteri (1832) : entrambe avevano in comune la prima sezione (delle 120 tavole previste ne furono pub-
blicate 75), mentre la seconda e la terza ebbero sviluppo diverso. Dell'edizione per il governo francese si hanno più esemplari, alcuni con 104, altri con 112 tavole della seconda sezione: di quella per l'estero si pubblicarono 128 tavole della stessa sezione. Della terza, appena iniziata, non esiste praticamente che un solo esemplare alla biblioteca nazionale di Parigi, cui la famiglia del B. cedette il copioso materiale raccolto dallo studioso. Le complicate vicende editoriali hanno inciso profondamente sulla sorte di quest'opera, cui il governo francese contribuì con la somma di oltre un milione: rarissimi sono gli esemplari con notevole numero di tavole; le copie reperibili nelle nostre biblioteche comprendono di norma 16 fascicoli, di 8 tavole ciascuno, compresi tra gli anni 1832 e 1869 (v. esemplare nella bibl. noz. Vittorio Emanuele di Roma).
Bibl.: G. Ollendorff, s. v. in La grande Encyclopédie, V. p. 639; H. Leclercq, s. v. in DACL. II, coll. 114-15. - Importanti, ai fini della valutazione dell'opera del B. e per comprensione il disegno, sono due lavori di L. Delisle, L'cuvre paléographique de M. le comte de B., in Bibl. de l'Ecole des Chartes, 43 (1882), pp. 498-523, e Les collections du comte de B. d'E. à la Bibliathéque nationale, Nogent-le-Rotrou 1885.
Alessandro Pratesi
BASTI. - Diocesi della Spagna romana, visigotica e mozarabica, oggi Baza, provincia civile di Granata. Il primo vescovo conosciuto, Eutichiano, assistette al Concilio di Illiberis (Elviro, 300-303). L'ultimo, Giovanni, viveva nell' 862 . Riconquistata la città ( 1489 ), Innocenzo VIII concesse di restaurare la diocesi, ma il card. P. González de Mendoza, che l'amministrò fino al 21 maggio 1492, vi cresse solo una collegiata, sottoponendola a Granata. Ebbe in seguito un lungo processo con Quadix (v.) alla quale fu unita. Oggi è un'arcipretura.
Bibl.: E. Flórez, España Sagrada, VII. Madrid 1751, pp. 80-96; Anon., s. v. in Enc. suiv. ilustr. Europeo-Americana, VII, pp. 1321-23; A. Lambert, s. v. in DHG, VI, coll. 1288-91. Giovanni Meseguer
BASTIAN, Adolf. - Etnologo, n. a Brema il 26 giugno 1826, m. a Trinidad il 2 febbr. 1905. Fondò con Virchow la Berliner Anthropologische Gesellschaft nel 1869; nel 1886 fu nominato direttore del museo etnologico di Berlino. Compì molti viaggi. E noto tra gli etnologi come il sostenitore dell'Elementargedanke, ossia dell'uniformità delle concezioni fondamentali presso tutti i primitivi, uniformità basata sull'unità dello spirito umano e delle sue manifestazioni, prescindendo quindi dai rapporti culturali che possono aver avuto luogo dall'incontro e dall'intreccio di zone culturali diverse.
Questa teoria, se è vera per le fondamentali esigenze psicologiche dello spirito umano, ha trovato una ragionevole opposizione presso i seguaci della scuola storico-culturale i quali sostengono che certe somiglianze o uguaglianze di differenti culture sia nel campo mentale, sia nel campo materiale o ergologico (uguaglianze che si manifestano spesso in numero rilevante e nei diversi campi dell'attività intellettuale o pratica) si spiegano solo con l'incontro e il conseguente scambio di idee e di esperienze.
Le opere nelle quali il B. ha esposto la sua teoria sono: Der Völhergedanke im Aufbau einer Wissenschaft vom Menschen (Berlino 1881); Ethnische Elementargedanken in der Lehre vom Menschen (ivi 1895).
Bibl.: R. Schwarz, A. B.'s, Lehre vom Elementar- und Völhergedanken, Bonn-Lipsia 1909; H. Pinard de la Boulleye, L'étude comparée des religions, I, Parigi 1922, pp. 322-53. Nicola Turchi
BASTIANI, Lazzaro. - Pittore veneziano (n. ca. il 1430, m. a Venezia nel 1512), è ricordato per la prima volta nel 1449: dovette formarsi nell'orbita padovana equarconesca (gli è attribuito il Polinico di Mazera, 1460-70), accostandosi ad Antonio e Bartolomeo Vivarini oltre che a Jacopo Bellini (Adora-
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zione dei Magi, collezione P. Morgan; la Natività dell'Accademia di Venezia, del 1480, è la prima opera datata). La sua maniera secca e dura nei contorni (cf. due tavole con scene della vita di Cristo, Accademia di Venezia) fa pensare ad una attività di incisore e di miniatore, di cui non si ha notizia. Dopo il 1475 risenti dei modelli di Antonello da Messina, spesso attraverso la mediazione di Alvise Vivarini (pala di s. Veneranda, Accademia di Venezia), ma finì poi per ripetere in modo faticoso e monotono un proprio schema di rigida compostezza compositiva e di rigore formale; negli ultimi anni del secolo all'influsso di Gentile Bellini (Funerali di s. Girolamo, Accademia di Venezia; Donazione della reliquia della Croce, ivi) si unisce quello del Carpaccio, del quale si vuole che il B. sia stato maestro.
Bibl.: L. Venturi, s. v. in Thieme-Becker, III, pp. 20-22; E. Sandberg-Vavall, L. B. Mandonnas, in The Burlington Magazine, 30 (1931), pp. 124-40; L. Collobi, L. B., in La Critica d'arte, 4 (1939), pp. 33-53. Maria Vittoria Brugnoli
BASTIAT, Claude-Frédéric. - Economista e uomo politico francese, n. a Mugron il 19 giugno 1801, m. a Roma il 24 dic. 1850 . Membro dell'Assemblea costituente e della Assemblea legislativa, fu nemico acerrimo del socialismo e del sistema protezionistico; propugnò il libero scambio. Il 23 febbr. 1846 costituì l'Associazione per la libertà degli scambi.
Fondò il Giornale Le libre échange (1846). Le sue opere principali sono: Cobden et la Ligue o L'agitation anglaise pour la liberte des échanges (1845), scritta allo scopo di far conoscere le principali idee di Cobden sulla libertà commerciale; Sophismes économiques (1847-48), contro il socialismo e il protezionismo; Capital et rente, opuscolo contro il prestito gratuito; Paix et liberté, dimostrazione della necessità di diminuire le attribuzioni e le spese governative, oltre un gran numero di articoli pubblicati specialmente nel fournal des Economistes. L'opera più importante è, però, Les harmonies économiques di cui fu solo scritta la prima parte. In quest'opera il B. parte dal principio che nei fenomeni economici il disaccordo non è che apparente e che al fondo l'armonia si ritrova. Tutte le opposizioni di interesse che sembrano esistere tra produttore e consumatore, tra capitale e lavoro non sono delle opposizioni profonde, ma secondarie, che vengono a confondersi nell'armonia generale che regola la società. Entrando nell'analis