volume-02

Back to Volumes
ondo l'armonia si ritrova. Tutte le opposizioni di interesse che sembrano esistere tra produttore e consumatore, tra capitale e lavoro non sono delle opposizioni profonde, ma secondarie, che vengono a confondersi nell'armonia generale che regola la società. Entrando nell'analisi B. studia i fenomeni economici sotto il triplice punto di vista dell'interesse particolare, dell'interesse generale e della giustizia. Egli non ha difficoltà a provare che al di là di contrasti passeggeri vi è un accordo formale e definitivo. L'armonia domina da per tutto. Più si marcia con questa visuale, più l'orizzonte s'allarga, più si scoprono delle conseguenze impreviste. Non si tratta più di economia ma di scienza dell'umanità. Con queste idee il B. impersonò meglio di ogni altro la tendenza ottimista nella vita economica già inaugurata dal Say. Il suo errore fondamentale sta nell'avere ritenuto che le attività umane realizzatrici dell'ordine economico soggiacciono alla stessa necessità delle forze della natura; mentre esse sono essenzialmente libere.

Bibl.: Opere: Oeuvres complètes de F. B., a cura di P. Palllond e R. de Fontenoy, 6 voll., Parigi 1860-79; C. F. R., Armonie économique, Torino 1947. - Studi: G. Capodaglio, Storia delle dottrine economiche, Milano 1941. Carlo Ramacciotti

BASTIDA, Fernando de la. - Teologo spagnolo, n. a Valladolid nel 1539, m. ivi nel 1637. Entrato tra i Gesuiti nel 1588 , insegnò teologia nella sua città natale; indi, chiamato a Roma, fu il principale campione dell'Ordine (dopo Gregorio de Valencia e Pedro Arrubal) nella quarta fase della controversia de auxillis, dove disputò contro il p. Tomas de Lemos O. P., nel 1604 dinanzi a Clemente VIII sulla scienza media, nel 1605-1606 davanti a Paolo V sulla predeterminazione fisica.

I suoi discorsi si trovano nella Historia controversiarum de divinae gratiae auxiliis del p. Livino de Meyer (Anversa 1705). Il B. intervenne pure in difesa di Paolo V nella controversia sull'interdetto di Venezia: Antidoto a las venenosas consideraciones de fra Paulo de Venedia sobre las censuras de N. S. Paulo V (Venezia e Lione 1607; in it., Roma 1607).

Nel 1619 il B. uscì dalla Compagnia di Gesù (si disse che s'era scoperta la sua discendenza ebraica, il che costituiva allora impedimento all'ingresso nell'Ordine), e fu fatto canonico e professore all'Università di Valladolid. Avrebbe lasciato manoscritti due volumi sulla storia della Congregazione de auxiliis, usati poi dal p. Gabriele Henao nella sua Scientia media historice propugnata (Salamanca 1655).

Bibl.: Sommervogel, I, col. 1006; VIII, col. 1775; J. Coipner, s. v. in DHG, VI, coll. 1291-92; A. Astruir, Historia de la Comp. de Jesús en la utriencia de España, IV. Madrid 1913, pp. 254-56,348-66. Inoltre si parla del B. in tutte le opere sulla Congregazione de auxiliis. Edmonde Lamallé

BASTON, Guillaume-André-René. - Teologo e polemista francese, n. a Rouen il 29 nov. 1741, m. a St-Laurent il 26 sett. 1825 . Studiò teologia a Parigi e ad Angers, dove fu ordinato sacerdote il 1766. Professore di teologia a Rouen, nel 1792 fu deportato per essersi rifiutato di prestare il giuramento della Costituzione. Tornato nel 1803 fu nominato dall'arcivescovo di Rouen, Cambacérès, vicario generale e poi decano del capitolo. Gallicano entusiasta, ebbe da Napoleone, nel 1813, la nomina a vescovo di Séez; ma essendosi Pio VII rifiutato di confermare tale nomina, si ritirò a St-Laurent, ove passò gli ultimi anni della sua vita.

Scrisse varie opere di teologia, oltre a molti opuscoli polemici contro la costituzione civile del clero. Meritano particolare menzione: Réponse au mémoire et à la consultation de M. Linguet, touchant l'indissolubité du mariage (Parigi 1772); Les entretiens du pape Ganganelli (Anversa 1777); Voltairimeros, ou première journée de M. de Voltaire dans l'autre monde (Bruxelles 1779); Lectiones theologicae (io voll., Rouen 1818) pubblicate in collaborazione col Tuvache; Concordance des lois civiles et des lois ecclésiastiques touchant le mariage (Parigi 1824).

Bibl.: Opere: Mémoires de l'abbé B., pubblicate da J. Loth e Ch. Verger, Parigi 1897. - Studi: L. Bsunard, De l'épiscopat français depuis le concordat jusqu'à la séparation, Parigi 1907, p. 580 ; J. Bellamy, s. v. in DThC, II, coll. 476-78. Francesco Carpina

BASUTOLAND. - Piccolo ( 30.344 kmq .) territorio interno dell'Africa australe, compreso fra l'Orange, il Natal e la Colonia del Capo. Corrisponde al bacino sorgentifero del fiume Orange; è quindi paese montuoso (Champagne Castle 3650 m .), ma con fondi valle atti alle colture (cereali) e buoni pascoli ( \mathrm{I}_{1} 1 / 2 milioni di capi ovini; mezzo milione di caprini e altrettanti bovini). I Basuto, ramo dei negri-bantù, che sostituirono i Boscimani, si sono moltiplicati dopo la seconda metà del secolo scorso; oggi sono ca. 600.000 (contro appena 1450 bianchi), organizzati in un Protettorato britannico, che un commissario residente amministra (dal 1884) sotto il controllo dell'alto commissario britannico per l'Unione sudafricana.

Bibl.: E. Obst, Reisen und Forschungen im B. 1913-1926, in Trauhfurt. Geograph. Helte, 11 (1927), pp. 99-108; B. Mimelli, Il B., in Le Vie del Mondo, 6 (1938), pp. 141-58.

Giuseppe Caraci
Vicariato apostolico del B. - Il territorio è affidato, come missione, agli Oblati di Maria Immacolata che iniziarono la loro opera verso la metà del secolo passato, quando il paese dipendeva ancora dal vicariato di Natal. Fu eretta in prefettura l' 8 maggio 1894 e in vicariato apostolico il 18 febbr. 1909.

## Page 588

La missione ebbe a lottare con grandissime difficoltà provenienti anche da parte della missione francese protestante. Oggi, però, essa è in pieno sviluppo.

Tra una popolazione quasi esclusivamente indigena di 559.273 anime, conta 177.086 cattolici e 15.404 catecumeni, 75 quasi parrocchie e 258 stazioni secondarie, 107 sacerdoti, dei quali 3 indigeni, 67 fratelli cooperatori e 408 suore, delle quali molte sono indigene. Vi è un seminario per il clero indigeno nella sede del vicario apostolico a Roma di B. Il re del paese è cattolico. Vi si pubblicano tre periodici, e nel 1945 fu eretto il collegio universitario "Pio XII" per gli indigeni.

Bibl.: T. Ortolan, Les Oblats de Marie Immaculée, II, Parigi 1912, pp. 447-72; G. Rommerskirchen, Bilder aus dem B., Hünfeld 1927; G.B. Lingueglia, Tra i Cafri del B., Milano 1931; Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionis, 14 nov. 1948, Posix. n. prot. 4811-48.

Giovanni Pietsch
BATANEA. - Distretto (toparchia) del nord transgiordanico all'epoca greco-romana, uno dei tre (con la Traconitide e l'Auranitide) in cui si era frazionato l'antico Basan (v.), donde deriva il nome, che oggi è trasferito ad una pianura ad est del Hawrān (Arḍ elBeşenijjeh). Nell'ebraico rabbinico Bā̌ān assume la forma Bŭthnān e Mathnān, in aramaico Bŭtnajj e Batnajjā; onde B.

L'ubicazione precisa fu accertata da J. G. Wetzstein. La B., spesso nominata da Flavio Giuseppe (Batravala; mai nella Bibbia), era tra la Gaulanitide a ovest, la Traconitide e l'Auranitide ad est, l'Ulatha-Paniade ( = "Iturea" di L c .3,1 ) a nord, l'Arabia Nabatea e la Decapoli a sud. Aveva per limiti : a ovest il Nèhr el-'Allān, a sud il Wādi ed-Deheb, a est la linea dei monti di el-Leğā e di Hawrān; a nord includeva Mabag̃geh, Tell el-Harrah ( 1107 m .) e Sanamén. Corrispondeva quindi alla fertile pianura detta oggi en-Nüqrah. Flavio Giuseppe, che identifica per l'evo antico la B. con il Basan (Antiq. Jud., IX, 8, 1), include talora nella B. la Gaulanitide (Antiq. Jud., XVII, 11,4; Bell. Jud., II, 6, 3) o la Traconitide (Vita, 11). Così l'Onomasticon di Eusebio menziona solo Batanaea e Basanitis. Tolomeo, \mathrm{V}, \mathrm{I} 4,20, e l'Onomasticon pongono la B. in Arabia.

Augusto diede la B. a Erode, con la Traconitide e l'Auranitide, la Gaulanitide e l'Ulatha-Paniade, per sottrarla alle razzie degli Iturei di Zenodoro (m. 20 a. C.). Questi 5 distretti formarono poi la tetrarchia di Filippo (4 a. C.-34 d. C.), incorporata nel 34 alla provincia romana di Siria, poi affidata a Agrippa I (37-44) e Agrippa II (53-ca. 90) : di quest'ultimo parlano iscrizioni a Sanamén e 'Aqrabeh. Centro ne era Astaroth (v.) e Qarnaim; altre città : Thersila o Tharse, Alima (I Mach. 5,26), Casbon (II Mach. 12, 13 sgg.), Delmundum, Newe, Pentacamiss, Rafana o Raphon (I Mach. 5, 37). Erode fondò Bathyra (oggi Basir), stanziandovi una colonia giudaica oriunda di Babilonia, contro le irruzioni degli Arabi Traconiti (Fl. Giuseppe, Ant. Jud., XVII, 2,1-3).

Lc. 3, I include implicitamente la B. nella Traconitide. Nel sec. iv vi è la sede vescovile di Salton di B. ( Σ \dot{α} λ τ ω ν \quad \mathrm{B} α τ α ν ε ω ς ), in "Arabia", suffraganea di Bosra; si identifica, pare, con Dār es-Salt, a nordovest di Der'ā (Adras). In B. fiorirono i nazarei e gli ebioniti.

Bibl.: J. Buxtorf, Lexicon chaldaicum, talmudicum et rabbinicum, ed. B. Fischer, I, Lipsia 1875, p. 192; J. G. Wetzstein, Reisebericht über Haurem und die Trachonen, Berlino 1860 ; id., Die batanäischen Giebelgebirge, ivi 1884; G. Schumacher, Das radliche Basan, in Zeits, des deutschen Palästina-Vereins, 20 (1897), pp. 69227; R. E. Brünnow e A. von Domaszewski, Die Provincia Arabia, III, Strasburgo 1909, pp. 1-215; G. Schumacher, Unsere Arbeiten im Ostjordanland, in Zeitschr. des deutschen Palästina-Vereins, 36(1913), pp. 123-29; 37 (1914), pp. 45-54; 123-34; 260-66; 38 (1915), pp. 136140; 40 (1917), pp. 145-70; L. Secrepatiski, Geographia historica Palaestinae antiquae, Roma 1928, pp. 245-47; F.-M. Abel, Musaga en Bathanie, in Revue biblique, 43 (1934), p. 264 sg.; id., Geogr. de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 155, 158 sg. Antonino Romeo

BATAVIA, vicariato apostolicO di. - Questa missione delle Indie Orientali Olandesi, retta oggi dai Gesuiti olandesi, fu creata come circoscrizione a parte
nel 1841 (per l'epoca anteriore v. indIE ORIENTALI Olandesi). Da allora al 1859 l'opera missionaria dei pochi sacerdoti secolari addetti alla estesissima missione, fu necessariamente limitata all'assistenza dei cattolici europei di Giava.

Nel 1859, chiamativi dal vicario apostolico mons. Vrancken, vi sbarcarono i primi due gesuiti olandesi. Questi, con i confratelli, che seguirono ben presto, riuscirono, in secondo tempo, ad estendere la loro attività oltre Giava, alle altre parti dell'Arcipelago (Floret, Timor, Celebes, Sumatra, Borneo, ecc.) prima ancora di poter creare un centro a Giava stessa, dove il governo proteggeva troppo sfacciatamente il dominante islamismo. Il compito però era troppo difficile, non solo per l'estensione del vicariato, ma per la molteplicità di razze, con relativa diversità di lingua e costumi. Perciò con il 1902 la missione cominciò a sdoppiarsi e continuò a suddividere il suo territorio con altri istituti missionari, quello del S. Cuore di Issoudun, dei Cappuccini, dei pp. del Verbo Divino, ecc. Per tal modo i Gesuiti, limitati all'estremità occidentale di Giava, poterono dare incremento, soprattutto mediante le scuole primarie e secondarie, ad una attività missionaria feconda, nonostante le difficoltà del terreno, la sensibilità nazionale del giavanese, restio ad abbracciare una religione "occidentale", il tenace maonettanismo, specialmente ostile da parte dei bağğ̄, fanatici per aver fatto il pellegrinaggio alla Mecca, il comunismo invadente, ecc.

Secondo le statistiche del 1948 il vicariato ha una superficie di kmq. 6.777 e una popolazione di 2.648 .422 ab., di cui la maggior parte è musulmana. La diminuzione degli abitanti è stata determinata da una forte corrente di emigrazione. I cattolici indigeni sono 888 e gli esteri 24.096. I missionari sono 65 , i fratelli 43 , le suore 247 . Vi si pubblicano cinque periodici. Nella ultima insurrezione indonesiana per l'indipendenza ( 1945-46 ) dopo il crollo del Giappone, trovarono la morte parecchi padri Gesuiti.

Bibl.: v. bibl. di "Indie orientali olandesi"; Il vicariato ap. di B., in Supplementi alla rivista illustrata della espansione missionaria vaticana, Roma 1926, pp. 269-73; Guide delle missioni cattoliche, Roma 1935, p. 335; L. M. S., Le missioni di Giava, 1938, fasc. 7-8; Anon.; De Katholiche Missili in Nederlands-Indie Jaarboech 1940, Batavia 1940, pp. 17-24; Arch. di Prop. Fide, Prospectus Status missionis, pos. n. prot. 4205-48; MC, pp. 38-40.

BATE, HENRI: v. ENRICO di malines.
BÁTHORY, SIGismondo, principe di Transilvania. - N. a Praga nel 1572, m. ivi nel 1613. Assunto giovanissimo al principato ( 158 I ), ne prese a sedici anni il governo da solo. Contrariamente alla politica tradizionale del suo paese si levò contro i Turchi, schierandosi, per consiglio del gesuita Alfonso Carrillo, a fianco dell'imperatore Rodolfo II. Vittorioso nella Valacchia (1595) e sovvenuto finanziariamente da Clemente VIII, subì l'anno seguente una dura sconfitta a Mezókeresztes, in seguito a cui abdicò (ro apr. 1598) a favore dell'imperatore, chiedendo in cambio 100 mila fiorini e il ducato di Oppeln. Pentitosi, tornò in Transilvania nell'ag. successivo per riprendere il governo. Abdicò una seconda volta nel 1599; ma rieletto nel 1601, cedette poco dopo di nuovo e definitivamente il potere all'imperatore.

Bibl.: J. Lénart, Vita, carattere e politico di S. B., principe di Transilvania, in Erdélyi maceum, 1880, p. 217 sgg.; Anon., in Révai Nagy Lexihona, 13 (1915), p. 404, dove è citata la monografia di L. Szadeczky su Maria Cristina, moglie di Sigismondo, con dati importanti.

Niccolò Del Re
BÁTHORY, Stefano, re di Polonia. - N. nel 1533, m. a Grodno il 12 dic. 1586. Eletto nel 1575 dalla piccola nobiltà polacca (Schlachta), dopo la rinuncia di Enrico di Valois, fu universalmente riconosciuto come re di Polonia specie in seguito al suo matrimonio con Anna Jagellona. Per il suo ottimo governo, durante il quale molto si adoperò tra l'altro in favore

## Page 589

della restaurazione cattolica in Polonia, è considerato uno dei più illustri sovrani di quella nazione. Combatté con fortuna contro Ivan IV il Terribile, occupando Polotsk (1579) che ritenne anche dopo la pace negoziata dal gesuita Antonio Possevino, inviato di Gregorio XIII, cui a tal fine erasi rivolto lo stesso Czar. Fautore dei Gesuiti, elevò al rango di accademia il loro collegio di Wilna, contribuendo anche alla fondazione di nuovi collegi dell'Ordine nel regno.

BibL.: P. Pierling, Grégoire XIII et B., in Revue des questions historiques, 31 (1882), pp. 224-33; id., B. et Potemina, Parigi 1887; L. Szádeczky, B. Istvan Lengyel hyrdlylyd valdezetáza, Budapest 1887; W. Zahrzewski, St. B., Cracovia 1887; L. Boratyński, Stefon B. I plon Lizi przeciw Tuchom 1576-84 in Rozprzacy Abudemii Umicjetności, Wydzial Historyczono-Filozoficzny, 2^{2} actic, 19 (1903), pp. 197-347. Niccolò Del Re

BATH QOL. - Voce soprannaturale manifestante all'uomo un avvertimento divino, secondo la credenza diffusasi nel giudaismo verso il sec. II a. C.

L'espressione ebraica (letteralm. «figlia di una voce») significa un'«eco», come spiegano i toscfati in Sawhodhrin, 110 : "Non si ode la voce che esce dal cielo, ma un'altra voce derivante da quella ". Nei Targumim, negli scritti talmudici e midhràbici indica il quarto (dopo la profezia, lo spirito santo, l'oracolo di 'ârim e tuxomîm) e infimo grado della rivelazione divina (Täsephtä" Sätäh, XIII, 2; Sätäh, 48b). Oracolo privato, la b. q., fattasi udire agli uomini pii e savi tra il 450 ca. a. C. e il 220 d. C., era considerata un debole surrogato della profezia, venuta meno. Con questa "voce", Dio parlava solo mediatamente, a mezzo di angeli o d'Elia. Perciò le era negata autorità per dirimere le controversie giuridiche : non poteva essere opposta all'autorità dei dottori della Legge (Bérähhâth, 522; Hullin, 442); onde R. Eliczer Hyrkanos «il Grande» fu scomunicato, nonostante i suoi "miracoli» e una b. q. (Baba mesia, 59).

La b. q. viene dai luoghi in cui Dio dimora: dal cielo (come a R. Hillel in Gerico, 20 a. C.; III Enoch ebraico [ed. H. Odeberg, Cambridge 1928] 18,2), dal "santissimo" nel Tempio (Giov. Ircano, pontefice, 135-105 a. C., si sentì assicurare una vittoria: Sätäh, 330, e Fl. Giuseppe, Antig. Ind., XIII, 10, 3.7), dal Hereb a Sinai (Abhāth, VI, 2; Bérähhâth, 17b). Nel sec. I si riteneva corrente tale fenomeno carismatico. Il lungo conflitto tra le scuole di Sommaj e di Hillel fu deciso da una b. q. a favore della seconda ('Érābhīn, 13b).

Compito della b. q. è di recare un messaggio divino. Di solito quindi è frase breve; la più lunga b. q. conosciuta è forse quella di Apoc. Baruch, 13,1 sgg. Questo messaggio consola, ammonisce, minaccia, decide o predice; serve di presagio prima di iniziare un'azione (Mäghilläh, 32a). La "voce" più ambita è quella che predice a uno la partecipazione alla felicità celeste e al secolo futuro (come nel martirio di R. 'Aqlbā' : Bérähhâth, 61b).

La Peliṭtä del Nuovo Testamento (ca. 400) traduce con b. q. la "voce" (di Dio) in Act. 12, 22 (bênät qôlé), I Tim. 6,20; Hebr. 3,15 (bat qôlé). J. Buxtorf, G. Dalman, B. W. Bacon, P. Billerberck riallacciano (senza fondamento) alla b. q. la "voce dal cielo" a Gesù di Mt. 3,17 (Mc. 1, 11; Lc. 3, 22) e Mt. 17,5 (Mc. 9, 7; Lc. 9, 35) e Jo. 12, 28, la "voce" a Paolo e a Pietro (Act. 9,4 [22,7; 26,14]; 10,13.15), e Apoc. 10, 4-8; 18,4.

Musè Malmonide (Mâreh vabhâhhîm, II, 42; ed. S. Munk, II, Parigi 1861, p. 90) spiega la b.q. razionalisticamente: "Quando un uomo ha una forte impressione crede udire una voce fuori di sé n. Si può accostare la b. q. alla "voce" (pavŕ́ тıc) che Socrate asseriva di udire, in ogni caso perplesso, nella sua coscienza, definendola δ ε i imatĥ α тı 2018 δ α ι μ imatĥ v ι o v (Platone, Apol., 31d; Enryphr., 2 b).

BibL.: C. Vittinga, Observationum sacrarum, VI, cc. 9-11, II, 2* ed. Franeker 1717, pp. 382-416; H. Reland, Antiquitales sacrar, c. 9, in B. Ugolini, Thesaurus antiquitatum sacrarum, II. Venezia 1744, coll. 735 sg.; 748 sg.; J. Buxtorf, Lexicon chaldaicum talmudicum et rabbinicum, ed. B. Fischer, I, Lipsia 1874, p. 188 sg.; G. Dalman, Bath Kid, in Reulewiyhl. f. prat. Th. u. Kirche, II, p. 443 sg.; B. W. Bacon, Jesus' Voice from

Heaven, in The American Journal of Theology. 9 (1905), pp. 451 473; H. L. Strack e P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Test. aus Talmud und Midrasch, I, Monaco 1922, pp. 125-34; A. Cohen, Il Talmud, trad. it., Bari 1935, p. 75 sg.; E. Dąbrowski, La Transfiguration de Jèrns, Roma 1939, pp. 181-84.

Antonino Romeo
BATHUEL (ebr. Bēthâ'ēl). - Figlio di Nachor e padre di Rebecca (Gen. 22, 23; 24, 24). Quando Eliczer, servo di Abramo, chiese Rebecca per sposa ad Isacco, B. comparisce appena per dare il consenso (Gen. 24, 50). Gli esegeti spiegano con ipotesi varie la parte secondaria che B. occupa nel matrimonio della figlia. La più probabile è che B. fosse in età avanzata o per altra causa incapace d'agire, per cui la direzione degli affari domestici era passata a Labano, suo figlio e fratello di Rebecca. Forse anche Gen. si sofferma di preferenza su Labano, per la parte che questi avrà nella storia di Giacobbe (Gen. 29-31).

Angelo Penna
BATHURST, DIOCESI di. - Nella provincia del New Brunswick, nel Canadà, suffraganea di Moncton. Eretta l'8 maggio 1860 a Chatham quale suffraganea di Halifax, questa diocesi perdette il 22 febbr. 1936 la contea di Kent che le venne tolta per costituire la nuova sede metropolitana di Moncton. Il 13 marzo 1938 un decreto della S. Congregazione concistotiale cambiò la residenza di Chatham in quella di B.

La diocesi attuale comprende il nord del New Brunswick, cioè le contee di Gloucester, Madawaska, Northumberland, Ristigouche e Victoria. Conta, su una superfice di 7.350 \mathrm{kmq} ., 121.473 \mathrm{ab}., dei quali 82.776 cattolici; 85 parrocchie, con 103 sacerdoti diocesani e 18 regolari (1948).

BibL.: I. C. Mac Millan, A history of the Church in Prince Edward Island, Quebec 1905; L. O. Leavy, Chatham, Diocese of. in The Cath. Enc., III, p. 642; AAS, 28 (1936), pp. 283-89 e 30 (1938), p. 227 sg.; Le Canada ecclésiastique, Montréal 1930, pp. 453-61; The Official catholic directory, parte 3*, Nuova York 1947, pp. 75-76 sg.

Corrado Morin
BATHURST, diocesi di. - Eretta per distacco da Sydney (Australia) e dichiaratane suffraganea con bolla pontificia del 20 giugno 1865 ; i confini furono rettificati con altra bolla del 10 maggio 1887.

La superfice del territorio, situato nello Stato di Nuova Galles del Sud, è di kmq. 64.360.

Secondo l'Australasian catholic directory del 1948, pp. 170-77, i cattolici sono 32.260 e il resto (ca. 132.000) protestante. Vi sono 21 parrocchie, 124 chiese, 57 sacerdoti diocesani, 12 sacerdoti religiosi, 18 fratelli, 336 suore. Le numerose scuole cattoliche sono frequentate da 6187 alunni e da esse dipende in gran parte il futuro sviluppo della diocesi.

BibL.: R. De Martinis, Jus Pontificium de Prop. Fide, VI, 1. Roma 1894, pp. 431-32; Leonis XIII Acta, 7 (1887), pp. 92-95; MC, p. 40 .

Giuseppe Monticone
BATHYBIUS HAECKELII. - Fanghiglia gelatinosa pescata nel fondo dell'Atlantico, che T.H. Huxley denominò così, identificando in essa la materia viva primordiale delle profondità ("organismi senza organi» nel senso di Haeckel). Nel 1879 lo stesso Huxley accettò la natura inorganica del b. H. Lo Haeckel (v.) continuò per qualche tempo a ritenerlo una massa protoplasmatica indifferenziata secondo la preconcetta teoria della generazione spontanea.

BibL.: E. Ràdi, Geschichte der biologischen Theorien, II, Lipsia 1909, p. 291 sg.; O. Hertwig, Allgemeine Biologie, Jena 1923, p. 270.

BATIFFOL, Pierre. - Prelato francese, n. 2 Tolosa il 27 genn. 1861, m. a Parigi il 13 genn. 1929; allievo di S. Sulpizio, sacerdote nel 1884. Frequento l'Istituto cattolico di Parigi e l'«Ecole pratique des

## Page 590

Hautes-Etudes», dove fu discepolo di L. Duchesne dal 1882 al 1884 . Nel 1885 fu inviato in missione ufficiale in Albania per studiarvi il celebre Codex purpureus di Berat. Dal 1887 al 1889 soggiornò a Roma in qualità di cappellano a S. Luigi dei Francesi, e vi lavorò sotto la direzione di G. B. De Rossi. Già dal 1887 prese a collaborare a varie riviste scientifiche. Ma fu tra gli anni 1889-98, allorché occupava a Parigi il posto di cappellano della scuola Sainte-Barbe, che cominciò a pubblicare studi e opere concernenti la patristica, la scienza biblica e la storia della liturgia. Le più importanti di questo periodo sono, oltre gli Studia patristica (Parigi 1889-1900), le sue tesi di dottorato L'abbaye de Rossano e Quaestiones Philostorgianae (tutte e due ivi 1891); L'Histoire du bréviaire romain (ivi 1893); La Littérature grecque chrétienne (ivi 1897); e Six leçons sur les Evangiles (ivi 1897). Nel 1895 fondò la Bibliothèque de l'enseignement de l'histoire ecclésiastique, che continua tuttora.

Dal 1898 al 1908 fu rettore dell'Istituto cattolico di Tolosa. Sotto il suo impulso, gli studi di teologia positiva vi ebbero un rigoglio notevole. Senza trascurare completamente i suoi studi anteriori, - nel 1900 pubblicò ancora a Parigi i Tractatus Origenis, restituiti più tardi a Gregorio di Elvira, - egli consacrò in seguito le sue migliori opere alla storia dei dogmi. Nel 1899 fondò il Bulletin de littérature ecclésiastique, e nel 1905 iniziò la collezione Etudes d'histoire des dogmes et d'ancienne littérature ecclésiastique ( 5 voll., dal 1905 al 1914). Come frutto del suo insegnamento, pubblicò un'opera di metodo Questions d'enseignement supérieur ecclésiastique (Parigi 1905) e due volumi di Etudes d'histoire et de théologie positive, consacrati il primo soprattutto alla Penitenza (ivi 1902), il secondo interamente all'Eucaristia (ivi 1905). Uscite in piena crisi modernista, queste pubblicazioni furono oggetto di vivaci critiche: la seconda fu messa all'Indice con il decreto del 26 luglio 1907. Benché il B. fosse stato uno dei primi a denunciare gli errori di A. Loisy e l'avesse combattuto in numerosi articoli e specialmente nel suo libro L'Enseignement de Jésus (ivi 1905), egli dovette nondimeno rassegnare il suo ufficio di rettore nel 1908. Ritiratosi quindi a Parigi, vi riprese il suo posto di cappellano alla scuola Sainte-Barbe, che occupò fino alla morte.

E durante questo periodo di ritiro forzato ( 1908 -29) che si svolge la serie dei suoi più importanti e più durevoli lavori, consacrati soprattutto alla storia delle origini della Chiesa. Nel 1909, egli dà alla luce L'Eglise naissante et le Catholicisme (Parigi), che resta il suo capolavoro e che, con La paix constantinienne (ivi 1914), Le catholicisme de s. Augustin (ivi 1920) e Le Siège apostolique (ivi 1924), forma la sua opera capitale: Le Catholicisme des origines à s. Léon le Grand. Frattanto, egli pubblicò la sue conferenze su Orpheus et l'Evangile (ivi 1910) e il suo commentario sulle Odes de Salomon (ivi 1911), fondò, in collaborazione con p. de Labriolle, il Bulletin d'ancienne littérature et d'archéologie chrétiennes (1911-14), rifuse completamente la sua storia del breviario romano (ivi 1911) come pure la sua opera condannata nel 1907, sull'Eucaristia ( 5 e ed., ivi 1913). Dopo la prima guerra mondiale, egli pubblicò le Legons sur la Messe (ivi 1919) e Etudes de liturgie et d'archéologie chrétiennes (ivi 1919), seguiti ben presto dalle Survivances du culte impérial (ivi 1920). La sua partecipazione alle conferenze di Malines gli offrì l'occasione di pubblicare uno studio apologetico: Catholicisme et papauté, difficulté anglicanes et russes (ivi 1925). La bella biografia di S. Grégoire (ivi 1928) chiude la serie delle sue grandi opere. In un volume postumo intitolato: Cathedra Petri, Etudes d'histoire ancienne de l'Eglise (Onam Sanctam, 4 [ivi 1938], sono stati raccolti alcuni articoli (editi e inediti)
del B. che integrano i 4 volumi sul cattolicesimo dalle origini a s. Leone Magno.

Scrittore molto fecondo, B. ha collaborato a molteplici riviste e partecipato a lavori di storia patria, a congressi di liturgia e d'emologia religiosa. Sono tuttavia i suoi studi sulle origini della Chiesa e la storia della S. Sede che gli assicurano un posto eminente nella scienza cattolica del sec. xx.

Bibl.: J. Rivière, Mgr. B., Parigi 1929 (bibliografia molto abbondante); id., Le modernisme dans l'Eglise, étude d'bistoire religieuse contemporaine, ivi 1929; id., s. v. in DHG. VI, coll. 1327-30; W. Koch, s. v. in LThK. II, coll. 36-37. Tra le notizie necrologiche: G. Bardy, in Recherches de science religieuse, 19 (1929), pp. 122-44; M.-J. Lagrange, in Vie intellectuelle, 2 (1929), pp. 398-423; G. Morin, in Hochland, 26 (1928-29), pp. 660-62; L. Salter, in Bulletin de littérature ecclésiastique, 1929, pp. 7-18, 49-62, 126-41.

Damiano Van den Eynde
BATILDE, santa. - Regina di Francia, sposa di Clodoveo II, fu madre di Clotario, Childerico e Teodorico (Thierry). Di razza anglosassone, rapita sulle coste britanniche e venduta schiava in Francia da pirati, la sorte la fece entrare alla corte, dove Clodoveo la vide e la sposò. Mortole precocemente il marito, B. assunse il governo, associandosi il primogenito, Clotario. Durante il suo governo ebbero grande influenza il vescovo di Parigi, Crodoberto, Audoen (Ouen), vescovo di Rouen, l'abate Genesio e Leodegario, arcidiacono di Poitiers e poi vescovo d'Autun. Alla morte di Sigeberto II, l'Austrasia fu recuperata
![img-22.jpeg](img-22.jpeg)
(ist. Anderson)
BATONI, Pompeo - Caduta di Simon Mago. Roma, basilica di S. Maria degli Angeli.

## Page 591

al regno. In numerose fondazioni religiose, B. lasciò traccia della sua pietà e della sua munificenza. Lottò con ogni sua forza contro la simonia, che inquinava la vita religiosa. Divenuto maestro di palazzo Ebroino, desideroso di assumersi la tutela del re fanciullo, B. fu costretta a ritirarsi nel convento di Chelles, verso il 673 . E vi fu esempio di umiltà e di fede, fino alla morte, avvenuta forse il 30 genn., del 680.

Il suo nome si trova aggiunto in vari codici antichi del Martyr. Hieronymianum al 30 genn., mentre il Martyr. Romanum la ricorda al 26 dello stesso mese.

Bibl.: Vita Bathildis, ed. B. Krusch, in MGH, Script. Rerum Mergulante., VII, p. 472 sgg.; cf. E. Vacandard, Vie de s. Ouen, évêque de Rouen, Parigi 1902, pp. 254-63; Martyr. Romanum, p. 36 .

Pier Fausto Palumbo
BATONI, Pompeo Girolamo. - Pittore, n. a Lucca il 25 genn. 1708, m. a Roma il 4 febbr. 1787. A Roma, dove si recò nel 1728, studiò le sculture del Vaticano e le pitture di Raffaello; ca. il 1739 dipinse la sua prima opera importante, la tela con la Madonna e quattro santi per la chiesa di S. Gregorio al Celio. Intorno al 1740 fece la Maddalena (a Dresda, fino al 1945); nel 1769 la Caduta di Simon Mago per la basilica Vaticana, ma ora in s. Maria degli Angeli. Al 1773 ca. si data il Figliol prodigo della pinacoteca di Torino. A Roma il B. lavorò a decorare il palazzo del Quirinale e il palazzo Colonna. Ricercatissimo come ritrattista, il B. ritrasse quasi tutti i principi che venivano a Roma. Celebri sono anche i suoi ritratti di Benedetto XIV, Clemente XIII e Pio VI. Nella Roma del Settecento, il B. fu, insieme con il Mengs, il più celebrato pittore. Egli si distingue dal rivale per la grazia, la morbidezza delle forme, la preziosità del disegno e del colore, la sentimentalità dell'espressione, qualità che, assenti o quasi nel Mengs, apparentano il B. al rococò ben più che al neoclassicismo.

Bibl.: F. Noack, s. v. in Thieme-Becker, III, pp. 35-37; E. Enmerling, P. B., sein Leben und Werb, Darmstadt 1935 (con bibl.).

Vincenzo Golzio
BATRUN dei. Maboniti. - Diocesi patriarcale d'Antiochia dei Maroniti. B. è la traduzione araba di Botri. Si tratta dell'antica diocesi di Gebajl (Biblos) e Botri. I suoi vescovi risiedevano fuori di essa, nel Kizravān; ma il Sinodo di Luaize (1818) e il decreto di conferma, emanato dalla S. Congregazione di Propaganda Fide il 4 apr. 1819, stabiliscono la loro residenza nel monastero di S. Giovanni Marone in Kfarhai. Il 6 maggio 1837 per ordine della S. Sede il patriarca lasciò la diocesi di Tiro e Sidone e assunse quella di Botri e Gebajl, entro i cui limiti è situata la sede patriarcale di Qannūbīn.

Bibl.: S. Congr. Orientale, Statistica della gerarchia e dei fedeli di rito orientale, Città del Vaticano 1932, p. 60; Annuario pontificio, 1948.

Pietro Sfsir
BATTAGIO (Battacchio), Giovanni. - Architetto; nel 1465-66 lavorava a restaurare l'ospedale di Lodi, sua città natale; nel 1481 era ai servizi del duca di Milano; nel 1484 assumeva con Agostino de' Fonduti l'incarico della facciata del palazzo Landi a Piacenza; nel 1488 faceva il contratto per la costruzione della Incoronata di Lodi, nel 1490 prendeva parte al concorso per il tiburio del duomo di Milano, aggiudicato all'Amadeo; nel 1490 disegnava S. Maria della Croce a Crema, alla quale lavorò sino al 1493.

L'Incoronata di Lodi a pianta ottagonale deriva dalla sagrestia bramantesca di S. Satiro a Milano: in essa il B., al posto delle nicchie semicircolari, impiega nicchie trapezoidali con la cimasa in prospettiva per aumentare illusoriamente lo spazio. Sebbene il B. abbia cessato di so-
![img-23.jpeg](img-23.jpeg)
(fot. Alinari)
Battagio. Giovanvi - Esterno e campanile della chiesa
vraintendere ai lavori già dal 1489 e la costruzione sia stata compiuta solo all'inizio del Cinquecento, il suo progetto non fu modificato, come mostra l'organicità dell'insieme mantenuta all'interno e all'esterno, di forma caratteristicamente lombarda nella cupola a otto spicchi ricoperta dal tiburio.
S. Maria della Croce a Crema presenta una pianta centrale variamente mossa da quattro nicchie che si aprono nel suo perimetro con cappelle sporgenti coperte di cupola, disposte in modo da formare una croce greca nella quale si iscrive la rotonda centrale. Internamente l'uso, invece, che di pilastri, di colonne aggettanti dalle pareti, dà movimento all'edificio.

L'esterno (nel quale la loggia terminale è di Giovanni Antonio Montanaro, che compì la chiesa nel 1500), appare come un torrione cilindrico, circondato da un rivestimento tutto a trafori, avvivato dal vivace cromatismo della decorazione in cotto.

Con il B. le forme bramantesche, conformemente alle tendenze della Lombardia, piegano a una visione prevalentemente cromatica.

Il B. fu anche modellatore di terrecotte; gli si possono attribuire i busti entro tondi nell'interno dell'Incoronata e altri due sulle porte di S. Maria della Croce.

Bibl.: F. Malaguzzi-Valeri, s. v. in Thieme-Becker, III, pp. 38-40; id., L'arte alla corte di Ludovico il Moro, II, Milano 1915, p. 232 sg.; A. Venturi, Storia dell'arte italiana, VIII, in Milano 1927, pp. 638-49 (con bibl.). Per le opere particolari cf. E. Gussalli, L'opera di B. nella chiesa di S. Maria di Crema, in Rassegna d'arte, 3 (1905), pp. 17-21; A. Foretti, L'Incoronata di Lodi ed il suo problema costruttivo, in L'arte, 20 (1917), pp. 219-39.

Vincenzo Golzio
BATTANDIER, Albert. - Sacerdote, n. I'1 apr. 1830, a St-Félicien (Ardèche), m. ivi il 23 maggio 1921. Entrato nel grande seminario di Viviers nel 1871, fu ordinato sacerdote nel 1875. Passato a Roma al seminario francese, si laureò nel 1879 in teologia ed in diritto canonico. Divenne poi segretario e vicario generale del card. Pitra, di cui ereditò alla morte la biblioteca. Nel 1897 redasse e pubblicò per la prima volta l'opera che lo rese celebre in tutto il mondo, l'Annuaire pontifical catholique, "vera enciclopedia ro-

## Page 592

mana ed ecclesiastica, miniera di documenti diversi e di informazioni istruttive e pratiche».

BibL.: Necrologio in Annuaire pontifical catholique. Parigi 1922. Silvio Furlani

## BATTERIO e BATTERIOLOGIA: v. MICROBIOLOGIA.

BATTERIOFAGO. - La scoperta del b. è dovuta al batteriologo francese d'Hérelle, il quale nel 1917 descrisse nel filtrato fecale di convalescenti di dissenteria bacillare, un quid capace di dissolvere le culture dei germi dissenterici.

Qualora si filtri una cultura cosi lisata attraverso ad un filtro di porcellana capace di trattenere i batteri, il principio lisante passa nel filtrato, e se si aggiunge una piccola quantità di quest'ultimo ad una nuova cultura del medesimo germe, si riproduce in questa la lisi. Alternando cosi le filtrazioni ed i passaggi, è possibile trasmettere l'azione litica da cultura a cultura, indefinitamente.

Successivamente principi litici di questa natura, attivi di fronte a numerose specie batteriche, furono scoperti, oltre che nelle feci dell'uomo e di molti animali, nell'acqua e nel terreno.

Sulla natura di questo principio, detto «b.», i pareri degli studiosi furono a lungo discordi. Il d'Hérelle sostenne strenuamente che si trattasse di un vero essere vivente, capace di riprodursi e di parassitare i batteri, dotato dei caratteri dei virus filtrabili. Altri studiosi, specialmente il Bordet e la sua scuola, considerarono invece il b. come un enzima, e quindi sprovvisto delle caratteristiche della materia vivente. Questa opinione che fino a pochi anni or sono era quella che godeva di maggior credito, è stata di recente demolita quando Ruska rivolse il microscopio elettronico allo studio del b. Con l'ausilio di questo potente strumento d'indagine egli poté constatare che l'ipotesi di d'Hérelle è quella esatta e che il b. è veramente un essere organizzato, vivente, dotato delle proprietà dei virus filtrabili. Esso si presenta per lo più sotto forma di minutissimi granuli isolati, del diametro di 8-75 \mathrm{~m} / \mathrm{s}, più raramente come bastoncini o brevi cilindretti, oppure come due granuli appaiati provvisti di una o due minuscole ciglia. Questi minuti corpuscoli s'affollano intorno al batterio attaccato, che va rapidamente incontro a fenomeni di lisi e di disfacimento. Le modalità di riproduzione del b. sono ancora sconosciute.

Il b., come del resto la massima parte dei virus filtrabili, non è coltivabile su terreni artificiali, ma si sviluppa soltanto in presenza di batteri viventi. Mentre alcuni b. sono scarsamente specifici e riescono a lisare germi di più specie, la maggior parte di essi è invece strettamente specifica, e alle volte si dimostra capace di lisare soltanto una specie o anche una sola varietà batterica. Su questa proprietà si basano alcuni recenti metodi che si propongono di classificare germi molto simili tra di loro (ad es., le salmonelle) distinguendoli appunto in base alla loro diversa sensibilità di fronte ai diversi b.

I b. sono stati impiegati anche in terapia, ma in genere con risultati non del tutto soddisfacenti, sia per la loro frequente eccessiva specificità, sia per il fatto che raramente riescono a lisare tutti gli individui batterici, e che quelli che sopravvivono dànno origine ad una discendenza batteriofago-resistente. Il significato che i b. hanno nella guarigione spontanea delle malattie infettive e nell'eliminazione dei germi patogeni dalle acque e dal terreno, è diversamente valutata dai diversi studiosi.

BibL.: F. D'Hérelle, Sur un microbe invisible antagoniste des bacilles dysentériques, in Comptes rend. ac. sciences, 165 (1917), p. 373: J. Bordet-M. Ciuca, Le bactériophage de D'Hérelle, in production et son interprétation, in Comptes rend. soc. biologie, 83 (1920), p. 1296; F. D'Hérelle, Le bactériophage. Son rôle dans l'immunité, Parigi 1921; H. Ruska, Die Sichtbarmachung der bakte-
riophagen Lyse im Übermihroshap, in Die Naturwissensch., 28 (1940), p. 45 ; K. Lilleengen, Typing of Salmonella typhi murium by means of Bacteriophage, Stoccolma 1948.

Brenno Babudieri
BATTESIMO. - Uno dei sette Sacramenti istituiti da Gesù Cristo, il primo che si possa ricevere e che permetta di ricevere tutti gli altri: Sacramentorum ianua et fundamentum (CIC, can. 737).
I. Dottrina del B.

Sommario: I. Nome e definizione. - II. Istituzione. III. Significato ed effetti. - IV. Costitutivi e condizioni. V. Necessità. - VI. Bambini e adulti morti senza B. - VII. B. cristiano e b. non cristiano. - VIII. Conclusione.
I. Nome e definizione. - B. (dal greco δ ε π τ i ζ ω, frequentativo di β \dot{α} σ π ω= immergo) significa abluzione, immersione. Il termine «B.» nella S. Scrittura non è riservato esclusivamente al Sacramento istituito da Gesù Cristo (cf. Mt. 3, 7; Mc. 7, 4.8; Lc. 3, 3) e neppure è l'unica parola scelta a designarlo (Eph. 5, 26; Tit. 3, 5; F. Prat, I, p. 551 ; Oepke, pp. 527-28, 543).

Nei ss. Padri il B. di Cristo è indicato e descritto con nomi e circonlocuzioni varie. S. Gregorio Nazianzeno riassume la varia terminologia dicendo: «Lo chiamiamo dono, grazia, Battesimo, unzione, illuminazione, veste di incomunibilità, levacro di rigenerazione, sigillo e con ogni altro eccellentissimo nome. Si dice dono, perché è dato a coloro che nulla prima hanno dato, grazia perché concesso a chi anzi è debitore, Battesimo perché il peccato viene seppellito nell'acqua, unzione perché sacro e regale... illuminazione perché è splendore, veste perché ricopre la nostra ignominia, levacro perché purifica, sigillo perché conserva ed è segno di dominazione» (In S. Baptizom, eratio 40, 4: PG 36, 362-63; cf. s. Cirillo di Gerusalemme, Protocatechens, 16: PG 33, 360-61; Pseudo-Basilio, Hom. 13, 5: PG 31, 434; s. Giovanni Crisostomo, Catech. I ad illuminandos, 2: PG 49, 225-26). Tra questi appellativi sono particolarmente notevoli per il pensiero teologico che implicano e gli sviluppi ai quali daranno occasione, quelli di illuminazione, sigillo, carattere, che già si trovano nei primi Padri (ad es., Giustino, I Apol., 61 [testimonio della diffusione del termine: F. Prat, I, p. 307, nota 1]; Pastor Hermos, Simil. 8, 2.4; 9, 16.17 [F. X. Funk, Patres Apostolici, I, Tubinga 1901, pp. 559, 561, 609, 611]; Abercio, Epitafio, v. 9; s. Efrem, Ifyomi de alex et oliva, 4 (ed. T. J. Lamy, 4 voll., Malines 1882-902, II, p. 805 sgg .] ecc. Cf. J. Ceppens, pp. 313-14).

Con il passare dei secoli, il significato dei termini andò a mano a mano cristallizzandosi, e pur restando in uso una grande varietà di espressioni, termine classico e tecnico per indicare il Sacramento istituito da Gesù Cristo divenne quello di B. In seguito, la teologia scolastica anziché cercare nuovi nomi e perifrasi, preferì applicarsi allo studio sistematico e profondo del Sacramento nei suoi vari aspetti. Prutto di questo studio furono definizioni esatte e precise. Esse si riducono, secondo i canoni del tempo, a due tipi: quelle che rivelano specialmente le "componenti visibili» del rito battesimale (definitio physica), e quelle che rivelano «l'elemento specifico» che lo differenzia dagli altri Sacramenti (definitio metaphysica). Fuori degli schemi strettamente scolastici, l'autentico magistero della Chiesa propone ai fedeli questa definizione: «Il B. è il Sacramento che ci fa cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa» (Catechismo dello dottrina cristiana pubblicato per ordine di Pio X). Il card. P. Gasparri con definizione meno concisa dice: «Il B. è il Sacramento istituito da Gesù Cristo, per mezzo del quale il battezzato: 1) diviene membro del corpo mistico di Gesù Cristo, che è la vera Chiesa; 2) ottiene la remissione del peccato originale e di tutti i peccati attuali che avesse sull'anima e di tutta la pena loro dovuta; 3) diviene capace di ricevere gli altri Sacramenti». (P. Gasparri, Catechismo per gli adulti, 2^{\text {a }} ed., Brescia 1934, p. 130 ).

Le definizioni citate convengono con la terminologia dei ss. Padri su di un punto essenziale: il B. è un rito di grande ricchezza di contenuto. Ricchezza espressa dai

## Page 593

Padri della Chiesa con la molteplicità e varietà dei loro termini, dai teologi con la determinazione e coordinazione dei concetti.
II. Istituzione. - E verita di fede che il Sacramento del B. è stato istituito nella sua Chiesa da Gesù Cristo. Quantunque la S. Scrittura non lo dica in termini propri, tuttavia i termini equivalenti, che essa adopera, non lasciano ombra di dubbio.

Gesù, infatti, dice a Nicodemo: "Chi non rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio" (Io. 3, 5). Qui l'acqua è il rito esteriore e sensibile; l'intervento dello Spirito Santo ne indica l'effetto santificatore; la loro azione congiunta apre il regno dei cieli e produce nell'anima una vita nuova di ordine superiore alla vita naturale (cf. più oltre, III, n. 4). Il testo insegna anche in termini universali la necessità di questo rito battesimale; ugualmente universali sono i termini con cui si promulga l'ordine di battezzare: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate, dunque, e istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello SpiritoSanto" (Mt. 28, 19); "Andate in tutto il mondo e predicate l'Evangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi non crederà, sarà condannato" (Mc. 16, 15-16). Secondo questi testi, Gesù ha dunque stabilito teoricamente la necessità del B. e ne ha ordinato l'uso nella sua Chiesa.

Perciò gli Apostoli hanno amministrato il B. fin dal giorno stesso delle Pentecoste (Act. 2, 41). Il diacono Filippo lo amministra ai convertiti di Samaria, e, lungo la strada di Gaza, ad un alto funzionario dell'Etiopia (Act. 36-38). Pietro, alla domanda dei suoi ascoltatori: "Che dobbiamo fare?", risponde: "Fate penitenza e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati" (Act. 2, 38). Si dà il B. anche a persone inviate da Dio in modo miracoloso, p. es., al centurione Cornelio (Act. 10, 47) e a Paolo (Act. 9, 13). Ora gli Apostoli non avrebbero potuto amministrare il B. in maniera cosi universale determinata e formale, "nel nome di Gesù ", se non ne avessero ricevuto da lui e l'ordine e la dottrina. Questa dottrina s. Paolo la sviluppa inoltre nei suoi più reconditi e mistici significati : uno solo è il B., come uno solo è il Cristo (Eph. 4, 5); il B. arreca l'impronta dello Spirito Santo (II Cor. 1, 21-22); ci riveste del Cristo (Gal. 3, 27); ci fa rivivere misticamente la morte e la risurrezione di Gesù (Rom. 6, 3-4); ecc. (cf. più oltre, III). Il B. compare dunque immediatamente nell'insegnamento e nella prassi degli Apostoli come un rito accompagnato dalla dottrina sulla sua efficacia.

Il dogma della istituzione del B. fu definito dal Concilio di Trento là dove dichiara, sotto pena di anatema, che tutti i Sacramenti della nuova legge furono istituiti da Gesù Cristo (Seor. VII, can. I; Denz-U, n. 844). Contro la teoria della teologia liberale e del modernismo, la quale vorrebbe far derivare il B. cristiano dai riti di purificazione in uso presso i vari popoli, e anche presso gli Ebrei, la chiesa condannò nel decreto Lamentabili questa proposizione: "Fu la comunità cristiana a introdurre la necessità del B., adottandolo come rito necessario e annettendovi gli obblighi della professione cristiana" (Denz-U, n. 2042; cf. n. 2088).

Il momento della istituzione del B. non ci è indicato dalla Scrittura; e i Padri e i teologi si attengono a diverse opinioni. Alcuni pensano che Gesù lo istitul nel momento, in cui egli stesso fu battezzato al Giordano (Mt. 3, 13); l'acqua, allora, avrebbe ricevuta una virtù purificatrice (s. Ambrogio, In Le., II, 83: PL 15, 1665; s. Giov. Crisostomo, In Mith. hom. 12, 3; PG 57, 206; s. Tommaso, Sum. theol., 3a, q. 66, a. 2; Catechismus Romanus, parte 2ª, cap. 20, n. 19). Altri, invece, scelgono
il momento del colloquio di Gesù con Nicodemo (Io. 3, 1-21); altri ancora il momento, in cui Gesù, prima di ascendere al cielo, diede agli Apostoli l'ordine di battezzare (Mt. 28, 19). Riunendo i tre punti di vista si può dire con s. Alberto Magno (In IV ^{\text {m }} Sent., dist. III, a. 3) che il B. al Giordano determinò la materia del Sacramento, l'ordine dato agli Apostoli di battezzare ne espresse la forma, il discorso con Nicodemo ne indirò il fine; il sangue e l'acqua sgorgati dal costato di Gesù in croce conferirono la virtù e l'efficacia (cf. anche s. Bonaventura, In IV ^{\text {m }} Sent., dist. III, parte 2^{2}, p. 1, a. 1).
III. Significato ed effetti. - Il B. presuppone e non può prescindere dalla dottrina cattolica sulla condizione dell'uomo in stato di peccato, sulla redenzione e sul modo con cui la redenzione viene applicata ai singoli.

Secondo la dottrina cattolica Adamo fu creato in uno stato di giustizia e santità, libero dalle inclinazioni cattive, immortale. Egli peccò e travolse nella rovina tutta la sua discendenza. Ora gli uomini nascone peccatori (peccato originale), soggetti alla violenza delle passioni alle quali non sanno resistere (Rom. 7, 14-25). Cadono e ribadiscono sempre più le loro catene. Il peccato li tiene sotto di sé come schiavi (Rom. 6, 17, 20; Io. 8, 34; II Pt. 2, 19); al demonio sono soggetti come sudditi al loro capo (Io. 12, 31; 14, 30). Il demonio è il dio ( \partial 2 \dot{δ} \mathrm{c} ) "di questo secolo" (II Cor. 4, 4; I Cor. 2, 6; Col. 2, 13).

Il potere di Satana fu infranto da Gesù Cristo redentore. Ma il demonio vinto non ha abbandonato il mondo. Egli continua a lottare ( I Pt. 5, 8). Il suo tentativo non arrà fine se non con la fine del mondo. Gesù Cristo ha i suoi apostoli, egli gli "anticriati", "che sono molti" (I Io. 2, 18) e sono zelanti nel sostenere lo sforzo del loro capo che tenta di soppiantare Dio, mettersi al suo posto, e farsi adorare (I Io. 2, 18-22; II Thess. 2, 3-12. Cf. A. Charue, in L. Pirot, La Sainte Bible, XII, Parigi 1946, pp. 179-83, 530-32; P. De Ambroggi, Le Epistole cattoliche, in S. Garofalo, La Sacra Bibbia, XIV, i, Torino 1947, pp. 217-19; H. Rahner, pp. 239-73).

Questa è la situazione nella quale si trova ogni uomo: peccatore perché discendente da Adamo, e, se adulto, peccatore di peccati personali; la salvezza, la purificazione dalle sue colpe e la liberazione dal dominio di Satana la può trovare in Gesù Cristo e solo in Gesù Cristo (Act. 4, 12). Egli deve scegliere fra Gesù Cristo e Satana. Neutrale non può restare: o è con Cristo o contro Cristo (Le. 11, 23). Con il B. si segna il passaggio da Satana a Dio.
I. Avvicinamento alla croce di Cristo. - Il momento centrale della vita di Gesù Cristo è il momento della sua morte. Allora si compì la redenzione. Gesù Cristo salvò il mondo morendo per esso. Ma s. Paolo ci avverte che Gesù Cristo non mori solo. Ai Corinti egli scrive: "Ci sprona l'amore di Cristo, pensando che uno è morto per tutti [ómżp návtuv] e dunque tutti sono morti" (II Cor. 5, 14) idealmente e misticamente in lui e con lui. Tutti sono morti, cioè sono diventati peccatori «in Adamo» con l'atto stesso della sua disubbidienza e diventano peccatori «di fatto" al momento della loro generazione naturale, perché allora diventano membri di fatto della famiglia umana peccatrice. In modo analogo, tutti sono giustificati "idealmente e di diritto" sul Calvario, con la morte di Gesù Cristo, "di fatto e realmente" al momento in cui vengono a contatto con la morte di Gesù Cristo (J. Cools, p. 305; F. Prat, pp. 243-44).

Il contatto con la morte di Cristo avviene nel B. Esso è l'applicazione del potere santificatore della Passione ad ogni cristiano (C. Spicq, p. 284). Ecco due testi fondamentali di s. Paolo: «Ignorate forse che quanti fummo battezzati in Cristo Gesù (elç. Σ ρ ι α τ δ v 「 η σ η imatĥ v ) fummo battezzati nella sua morte? Fummo dunque sepolti con lui nella morte

## Page 594

( σ v v ε τ α \dot{α} σ η ι ε v ) mediante il B. affinché, come il Cristo è risorto da morte per la gloriosa potenza del Padre, anche noi camminiamo in una vita nuova" (Rom. 6, 3-4). "In lui [Cristo Gesù] siete stati circoncisi con circoncisione spirituale (non fatta con mano) che spoglia completamente del corpo carnale, cioè con la circoncisione di Cristo. Sepolti con lui ( σ v v τ α \varphi \dot{ε} v τ ε ς ) nel B. con lui siete pure risuscitati per la fede nella potenza del Dio che ha risuscitato lui da morte. E mentre voi eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, Dio vi ha reso la vita con lui ( σ v v ε ζ ω σ σ σ i η σ ε v ) perdonandovi tutti i peccati" (Col. 2, 11-13).

Il contenuto di questi densi versetti, si può ordinare in tre concetti: 1) con il B. il cristiano viene incorporato a Cristo; 2) purific