uto già immediatamente o mediatamente. Del resto, non è esatto dire che si è obbligati a tenere fede solo a quei vincoli che noi stessi abbiamo liberamente accettato. Il pupillo è vincolato dalle disposizioni dei tutori; il bambino dalle leggi della patria e dalle leggi naturali (C. Pesch, n. 450).
La Chiesa tuttavia non battezza i bambini dei non cristiani se i loro genitori non vi acconsentono. Il B. sarebbe valido, anche se dato contro la volontà dei genitori, ma, poiché la legge naturale mette i bambini sotto la tutela dei genitori, la Chiesa rispetta il loro diritto e quando non consentano, non battezza i loro bambini. I bambini dei non cristiani la Chiesa li battezza, anche non consentienti i genitori, quando siano in pericolo di vita. Allora il diritto del bambino alla vita eterna prevale sulla volontà contraria dei genitori (C. Pesch, nn. 456-61).
V. Necessità. - Gesù Cristo ha detto: "Chi non rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio" (Io. 3, 5). Il B. è la via alla rinascita spirituale ed è necessario quanto la rinascita stessa. Gesù adopera una proposizione universale negativa, ès» p/5 vi4 perché nessun caso resti escluso. Mandando gli Apostoli nel mondo Gesù dice: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà condannato" (Mc. 16, 16).
Il B. è il termine normale della predicazione apostolica (Act. 8, 38). Il giorno di Pentecoste, al popolo che domanda a s. Pietro: "che cosa dunque dobbiamo fare per essere salvi ?", s. Pietro risponde: "Fate penitenza e battezzatevi" (Act. 2, 38). Quando per errore i convertiti ricevono solo il B. di Giovanni, vengono ribattezzati con il B. di Gesù Cristo (Act. 18, 25; 19, 5; cf. 10, 48; 16, 12-15; 22, 11-16). Nella mente dei primi cristiani la necessità del B. era tanto radicata, che il Pastor Hermae la estese anche ai giusti nel Vecchio Testamento, i quali sarebbero stati battezzati nel limbo per potere essere ammessi nel regno dei cieli (Simil. 9, 16: F. X. Funk, Patres apostolici, I, 2ª ed., Tubinga 1901, p. 608).
Lungo i secoli, la dottrina della necessità del B. va unita con la dottrina sul peccato originale. I due periodi di maggiore tensione furono nel sec. v con l'eresia pelagiana, e nel sec. xvi con la dottrina dei riformatori. In questi due periodi si hanno pure gli interventi più espliciti e solenni della Chiesa (Concilio di Cartagine del 418 e Concilio di Trento: Denz-U, 102, 861).
I teologi osservano che il Concilio di Trento pone la necessità del B. "dopo la promulgazione del Vangelo" (Sess. VI, cap. 4: Denz-U, 796). La legge del B., prima di andare in vigore, dovette essere legittimamente intimata, come ogni altra legge. La promulgazione solenne e ufficiale fu certo completa con la Pentecoste, ma nessun documento ci impone di ammettere che la proclamazione di Gesù nel mandare gli Apostoli nel mondo, e i fatti della Pentecoste, abbiano notificato la legge del B. a tutti gli uomini quanto è necessario perché diventasse subito vigente
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per i singoli di tutto il mondo, e perché i mezzi di salute, che i popoli sparsi nel mondo potevano avere, perdessero automaticamente ogni efficacia. In quale tempo la promulgazione sia diventata sufficiente per tutti, non è facile determinare. La Chiesa, esplicitamente, non ha fissato alcuna data. Comunemente si ammette che la promulgazione sufficente per tutti sia già compiuta da vari secoli. Qualche teologo è più benigno e la ritarda (cf. G. Von Noort, loc. cit., n. 207; L. Lercher, Institutiones Theologiae Dogmaticae, IV, 3ª ed., Innsbruck 1934, n. 279; A. Michel, Sacrements priclovisiens, in DThC, XIV, coll. 652-53).
VI. Bambini e adulti morti senza B. - Qualche teologo tentò di addolcire la legge del B. a favore

(da C. Hicci, Massici di Ravenna, tav. 6)
Battisimo - B. di Gesù Cristo. Massico della vùlta del battistero della Cattedrale (metà sec. v) - Ravenna.
dei bambini che non possono essere battezzati. Si ricorse al desiderio dei genitori, che potrebbe sostituire il B. nei casi di impossibilità, almeno qualche volta; si propose di considerare la morte dei bambini come una specie di martirio di sangue; si suppose che al momento della morte, essi acquistino la cognizione, conoscano il loro stato, e possano, se vogliano, fare un atto di amore perfetto e salvarsi. Sono supposizioni pie, alle quali mancano le-prove che le giustifichino. La Rivelazione non le accenna mai. Meglio, la Rivelazione non sembra ad esse favorevole. Se queste eccezioni esistessero, dovrebbero essere conosciute in qualche modo dalla Chiesa, e dovrebbe essere meno forte il tono della Rivelazione e della Chiesa nell'affermare la necessità del B. Che poi la morte sia un martirio è affermazione contraria al significato ovvio delle parole; che Dio intervenga, dando miracolosamente la cognizione a chi naturalmente non l'avrebbe, non abbiamo alcun fondamento per asserirlo.
Sui bambini morti senza B. v. Limbo.
E invece certo che il B. di acqua (Baptismus fluminis) può essere supplico con il B. di sangue (Baptimus sanguinis) e con quello di desiderio (Baptismus flaminis).
B. di sangue è il martirio. Martirio è il patimento di una violenza mortale inferta per odio a Dio o alla virtù cristiana, e sopportata pazientemente. Il martirio supplisce il B. che non si possa ricevere perché Gesù Cristo ha pro-
messo la salvezza dell'anima a chi perde la vita per lui (Le. 9,24; Mt. 10,39; Jo. 12, 25). E necessario il pentimento dei peccati, perché senza il pentimento nessun peccato può essere perdonato.
B. di desiderio è l'atto di carità perfetta o amore di Dio per se stesso sopra ogni cosa, e del prossimo per amore di Dio. Questo atto di carità implica il desiderio del B. Chi ama veramente Dio sopra ogni cosa, vuole fare tutto quello che Dio domanda e vuole ricevere il B. che Dio esige da tutti. Nel caso che si ignori la legge o l'esistenza del B., per ciò stesso che si vuole tutto quello che Dio vuole, implicitamente si vuole anche il B:
L'atto di carità perfetta supplisce il B., perché Gesù Cristo ha detto: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amcrò e verrò a lui e mi manifesterò a lui» (Jo.14, 21 sgg.). Chi è amato da Dio in tal modo è certamente tra i suoi amici e non può andare perduto. La carità perfetta non può essere separata dalla grazia di Dio (cf.: Conc. di Trento, sess. VI, cap. 4 [Denz-U, 796], e prop. 31. 32.33 di M. Bais [Denz-U, nn. 1031-33]).
Il martirio e il B. di desiderio non imprimono il carattere. Rivelandoci che nel caso di impossibilità di ricevere il B., l'adulto può essere salvo con l'atto di carità perfetta, Dio ci fa comprendere che la salvezza o la dannazione di ogni adulto è sempre connessa con la sua buona o cattiva volontà. La grazia per amare Dio e, nel caso di necessità, per fare un atto di carità perfetta, Dio la concede a tutti. Chi non l'ascolta e si danna, deve rimproverare unicamente a se stesso la sua rovina.
VII. B. CRISTIANO E B. NON CRISTIANO. - La dottrina precedentemente esposta è di fondamentale importanza nella ricerca dell'origine del B. cristiano.
Tutti i popoli hanno sentito il bisogno di "purificarsi" interiormente. Per rappresentare la "purificazione" con un rito religioso sensibile. l'immagine più ovvia, suggerita dalla stessa psicologia umana, è quella di un lavacro. Che il B. cristiano, considerato nella materialità del suo rito, possa avere analogie con cerimonie in uso presso gli Ebrei o anche fra i pagani, non ha quindi nulla di strano. Ma la similitudine, in un simbolo tanto ovvio, non prova da sé la dipendenza. Una avvertenza è necessario avere nel rilevare le somiglianze esterne: si deve, cioè, vigilare per non proiettare la propria mentalità sui riti e deformarli interpretandoli sotto una luce falsa.
La purificazione interna può essere concepita in modi svariati, diversi, opposti. Nel ricercare se il B. cristiano possa provenire da simili riti d'altre religioni, è necessario indagare quale "tipo" di purificazione simboleggi, e quali notizie storiche noi abbiamo sulla sua origine. Il B. cristiano è un rito sensibile, un'abluzione che rimette i peccati, mette in comunicazione con Cristo, fa arrivare al battezzato la vita divina di cui Gesù possiede la pienezza.
Il peccato che è supposto e distrutto da questo rito è il peccato quale si concepisce da chi ammette un Dio personale, offeso dall'azione peccaminosa. Chi non ammette un Dio personale, che viene personalmente offeso dal peccato, non può avere un'idea di ciò che è il B. cristiano e non può inventarlo.
Il B. istituito da Gesù Cristo è efficace perché Dio opera in esso, non perché l'acqua abbia la virtù di mondare dai peccati. Ciò è escluso esplicitamente. Le dottrine a sfondo gnostico o manicheo, che reputano la materia cattiva, e l'allontanano da Dio quanto più è possibile, non possono avere dato origine ad un B. come quello cristiano, dove Dio opera per mezzo di un elemento materiale. E se è magia l'arte di dominare le forze occulte della natura e della vita, il B. cristiano, dove Dio è l'agente principale in un rito istituito da lui, nulla ha di magico (cf. E. Hocedez, Sacrements et magie, in Nouvelle Revue Théologique, 58 [1951], pp. 481-506; N. Turchi, Magia, in Enc. Ital., XXI [1934], p. 893).
Nel B. cristiano avviene una vera rinascita. Non nel senso che esso svincolì la scintilla di vita divina
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che stava nascosta e imprigionata nell'uomo, e neppure nel senso di un rinnovamento solo morale. Il principio interiore di vita divina concesso nel B. viene dato a chi non l'aveva in alcun modo, non aveva alcun diritto ad esso e ne era affatto indegno. Non è lo sprigionamento di ciò che giace incatenato nell'uomo, è il dono di ciò che l'uomo non ha e non avrebbe mai senza la infinita liberalità di Dio.
Nella dottrina, a cui il B. appartiene, è ammesso esplicitamente che l'uomo è naturalmente immagine di Dio. Il B. non è il potenziamento di questa somiglianza naturale : il B. eleva ad un ordine di somiglianza e di figliolanza che non ha termine di paragone se non nella figliolanza della seconda Persona della S.ma Trinità. Chi pensa solo ad una scintilla di vita divina imprigionata nell'uomo, chi non ha il concetto del soprannaturale nel senso indicato, e non ha idea del mistero della S.ma Trinità, non può pensare al B. cristiano e non può capirlo. Il B. cristiano si riferisce alla morte di Cristo. Le medesime fonti che ci parlano del B. dicono che Gesù Cristo è Dio. Le dottrine che rigettano come ripugnante l'idea di un Dio che muore, e non sanno concepire un Dio che soffre e muore per gli uomini, non hanno neppure saputo pensare al B. cristiano. Il quale non è predicato come l'applicazione e il contatto con un fatto mitico, sperduto nel buio dei secoli, ma ha un riferimento preciso e recentissimo: la vita di un essere che è scomparso dalla terra meno di 20 anni prima. Molti dei viventi lo hanno conosciuto, i suoi nemici sono pieni di forza e di vigore. Questo personaggio recentissimo ha predicato una dottrina e una morale nuova: il B. le suppone e le sintetizza. Sta o cade con esse. Come fossero apprezzate le dottrine cristiane dal mondo pagano circostante e dal giudaismo, appare da due versetti di s. Paolo: predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani. (I Cor. 1,23). Questo scandalo e questa stoltezza i cristiani fanno rivivere in se stessi. Non è senza significato che tutto il paganesimo abbia fatto fronte comune contro la religione del Cristo crocifisso. Sentivano che il cristianesimo non era «uno» di loro. E pure sintomatico che le ricerche moderne si avviino ad ammettere che nel Nuovo Testamento il vocabolario profano è greco, il religioso invece non ha nulla a che fare con l'ellenismo (cf. St. Lyonner, Hellenisme et christianisme, in Biblica, 26 [1945], p. 116 [recensendo il Theologisches Wörterbuch di G. Kittel]). Gli Apostoli furono uomini del loro tempo, in tutto, eccetto nella religione (cf. J. Lebreton, Histoire du dogme de la Trinité, I, 7^{\text {a }} ed., Parigi 1927, pp. 540-47; V. Iacono, Il Battesimo; J. Coppens, in DBs, I, coll. 887906; K. Prünten, Christentum; M.-J. Lagrange, Les Mystères: L'Orphisme, Parigi 1937; A. J. Festugière, La Révélations d'Hermès Trismégiste, I, Parigi 1944; nei quali si ha abbondantissima bibliografia).
VIII. Conclusione. - Negli anni nei quali gli Apostoli predicavano la teologia del B. che abbiamo esposto, imperversava nelle province dell'Oriente e si estendeva in Occidente il culto all'imperatore acclamato come xópos (A. Deissmann, Licht vom Osten, 4^{\text {a }} ed., Tubinga 1933, pp. 299-304).
Il titolo xópos in se stesso esprimeva soltanto il dominio del re sui sudditi, ma nell'Oriente, dove il potere regale era riguardato come un potere divino, aveva condotto alle apoteosi e indicava spesso, anche là dove l'apoteosi era più che altro di forma, un'estensione di dominio che i cristiani non potevano accettare (cf. L. Cerfaux, Le titre di Kyrius et la dignité royale de fésus, in Revue des sciences philosophiques et théologiques, 25 [1923], pp. 146-47). Con il B. un cristiano non rinnegava l'autorità dello Stato (Rom. 13, 1-5), ma faceva proprie le parole di s. Paolo: «ci sono molti che ricevono il titolo di dio, sia in cielo che in terra; per noi c'è un solo Dio, il Padre, e un solo Signore [xópos] Gesù Cristo, che ha la totalità del potere regale, in cielo, in terra e negli abissi" (I
Cor. 8, 6; Phil. 2, 11). Egli è il re dei re, il signore dei signori (Apoc. 19, 16). Con il B. si diventa suoi (I Cor. 1, 12-13).
Diventando di Gesù Cristo si rinuncia al demonio, e a tutto quello che è del demonio e entra nella sfera della sua azione. La liturgia sintetizzava la rinuncia nella frase: rinuncia "alla pompa del demonio». La pompa del demonio era il corteo trionfale di Satana con tutto ciò che lo orna (cf. H. Rahner, Pompa diaboli, p. 246 sgg.). Il cristiano rinunciava ad entrare a far parte di questo corteo e a tutto quello che gli è di ornamento. E una rinuncia piena di lotta perché il demonio, principe di questo mondo, contende a Dio il dominio della vita privata e delle manifestazioni pubbliche della società. Il B. segnava il passaggio dallo schieramento di Satana a quello di Dio. Il demonio è il principe della morte (Hebr. 2, 14; Rom. 6, 23). Gesù Cristo è il principe e l'autore della vita (Act. 3, 15; Hebr. 2, 10). Passando a Gesù Cristo l'uomo «rinasce». Una vita nuova sorge e si sviluppa e lo fa santo. Il cristiano è \dot{α} γ_{102} [= santo] perché unito a Gesù Cristo. La sua è una vita di intimità con Dio e straniera al mondo in una misura e con determinanti fino allora completamente ignorati (cf. A. J. Festugière, La Sainteté, Parigi 1942; H. Delehaye, Sanctus, in Analecta boll., 28 [1909], pp. 145-200).
Il cristiano è figlio di Dio. La sua vita deve essere conforme al suo stato. La legge cristiana, nuova e diversa dai costumi correnti, sgorga da questo fatto. Il Nuovo Testamento non porta mai ai cristiani, come

ida Repertorio delle cose d'arte del Piemonte, J. N. Gabrielli, Pittura Romaniche, Torino 1933, loc. (6) Battesimo - S. Siro battezza la vedova veronese (seconda metà sec. xit) - Novara, Duomo, oratorio di S. Siro.
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A sinistra: AMMINISTRAZIONE DEL BATTESIMO. Bessorilievo del campanile del Duomo (see. xiv) - Firenze.
A destra: S. GIOVANNI BATTISTA CHE BATTEZZA. Formella della porta in bronzo del battistero di Firenze. Opera di Andrea Pisano (1330-36).
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(1) A sinistre: INTERNO DEL BATTISTERO DELLA CATTEDRALE DEL FRÉJUS (sec.v). A destra: INTERNO DEL BATTISTERQ DI PARMA. Opera di B. Amelami, iniziata nel 1996.
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(ftot. Alinari)
Battisimo - B. di Gesù. Affresco di Giotto (1303-1305) - Padova, cappella degli Scrovegni.
motivi che li spronino alla virtù e alla fuga del vizio, la nobiltà e la dignità della vita intemerata o la indegnità del vizio, ma solo l'esempio del Padre celeste e l'esempio e l'insegnamento di Gesù Cristo.
E nell'ordine delle cose che sia cosi. Chi non è più soltanto uomo, ma è anche figlio di Dio, fratello di Gesù Cristo, ha la sua norma di condotta nel suo stato di figlio di Dio. La legge cristiana con i suoi precetti e i suoi consigli è precisamente l'espressione di questa norma superiore. Non è un codice imposto dal di fuori. E il codice che risponde all'intima essenza del proprio essere. Codice vivificato dalla coscienza della unione con Cristo e della paternità di Dio che ama, assiste e aiuta. Questo codice il cristiano lo osserva condotto soavemente dallo Spirito di Cristo (Rom. 8, 9-17).
Brat.: Sam. Theol., 3*, op. 66-71; s. Bonaventura, In IV libr. Sententiarum, dd. 3-6; F. J. Doelger, 1706c. Eine altchristliche Taufbezeichnung. Paderborn 1911; C. Pesch, Praelectiones Theologicae Dogmaticae, VI, Friburgoin Br. 1914; A. De Smet, Tractatus dogmatico-moralis de Sacramentis in genere, Baptismo et Cunffrmatione, 2^{*} ed., Bruges 1923; Autori vari, Baptôme, in DThC, II, coll. 167-322; P. De Punier, Baptöme, in DACL, II, coll. 251346; A. D'Alès-J. Coppens, Baptôme, in DBs, I, coll.852-924; Oepke, Skæva, ßuxitî̄a, Sôxtsqua, ßuxtsquôc, in G. Kittel, Theologisches Wörterbuch, I, pp. 527-43; J. Coppens, L'imposition des mains et les rites connexes dans le Nouveau Testament et dans l'Eglise ancienne, Parigi 1923; B. Duret, De characteribus sacramentolibus, in Xenia Thomistica, II, Roma 1925, pp. 541-81; H. Rahner, Pompa diaboli, in Zeitschrift f. bachol. Theologie, 53 (1931), pp. 239-73; M. De Jonghe, La Baptôme au nom de Jésus d'après les Actes des Apôtres, in Ephemerides Theologique Lovanienses, 10 (1933), pp. 647-53; V. Iacono, La Ilakryyvezia in s.
Paolo e uell'ambiente pagano, in Biblica, 13 (1934), pp. 369-98; id., Il B. uello dottrina di s. Paolo, Roma 1935; K. Prümm, Der christliche Glaube und die altbildnische Welt, 2 voll., Lipsia 1935; id., Christentum als Neuheitserlebnis, Friburgo in Br. 1939; J. Cools, La présence mystique du Christ dans le Baptôme, in Mémorial Lagrange, 1, Parigi 1940; F. Prat, La théologie de s. Paul, 2 voll., 28* ed., ivi 1941-42; Ch. Journet, L'Eglise du Verbe Incarnal, I, ivi 1941; H. Rahner, Griechische Mythen in christlicher Deutung, Zurigo 1945; J. Daniélou, Traversée de la Mer Rouge et Baptôme aux premiers siècles, in Recherches de science religieuse, 33 (1946), pp. 402-30; C. Spicu, Les épîtres pastorales, Parigi 1947.
Giuseppe Rambaldi
II. Disciplina sull'amministrazione del B.
Sommario: I. Materia del B. - II. Necessità. - III. Effetti. - IV. Ministro. - V. Soggetto. - VI. Cerimonie. - VII. Nome. VIII. Padrini. - IX. Tempo e luogo.
I. Materia del B. - Come si è visto, la materia del B. è l'acqua e soltanto l'acqua, sia essa di fonte, di mare o di pioggia, liquefatta da neve o grandine, calda o fredda.
Se l'acqua è mescolata con qualche altra materia, essa è valida solo se il composto vien comunemente considerato come acqua ed ha propriamente questo nome. Non sono materia valida per il B. l'olio, la saliva, il latte, il sangue, il grasso, e cosi neanche la birra, il succo di frutti e qualunque miscuglio, che pur contenendo dell'acqua non sia comunemente chiamato tale. Se il B. deve essere amministrato d'urgenza, e non sia possibile procurarsi dell'acqua vera e propria, si può far uso anche di acqua di natura dubbia. In questo caso però se il battezzato rimane in vita, il Sacramento deve essere condizionatamente amministrato con acqua vera.
Per essere materia prossima valida l'acqua deve
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toccare direttamente il corpo del battezzando e scorrere sopra di esso : il che può farsi o immergendo il candidato nell'acqua (forma prevalsa fino al sec. xit), o per infusione o per aspersione.
Secondo la norma prescritta dal Rituale romano l'abluzione deve essere fatta sul capo del battezzando: lavato il capo, si ritiene lavato anche tutto il corpo. Secondo l'opinione comune dei teologi, il B. va ritenuto valido se l'acqua è stata versata su una delle parti principali del corpo, come il petto, il collo, le scapole, per modo che, se l'acqua non poté esser versata sul capo del catecumeno o di fatto non lo fu, il B., ove la cosa sia facile a farsi, dovrebbe essere ripetuto sub conditione. Tuttavia F. Hürth-P.-M. Abellán (De Sacramentis, Roma 1947, n. 44), dicono: «il B. è più o meno dubbio e va condizionatamente ripetuto se l'acqua ha lavato altra parte diversa dal capo \%. Tutti i moralisti per altro ammettono che, se l'acqua è stata versata su una parte meno principale del corpo, come la mano, il piede, il braccio, il B. va considerato come probabilmente non valido.
La Chiesa prescrive che l'acqua battesimale venga benedetta con la formola stabilita dal Rituale. La benedizione vuole mettere in rilievo che, se l'acqua toglie i peccati, non lo fa se non perché in essa e per mezzo di essa è operante la potenza di Dio. L'uso di benedire l'acqua battesimale è antichissimo. Il B. però sarebbe valido anche se venisse amministrato con acqua non benedetta.
E qui da osservare che il B. per essere valido, richiede che l'abluzione venga fatta dalla medesima persona che pronuncia la formola, diversa da quella che lo riceve, e che tra l'effusione dell'acqua e la recitazione della formola vi sia unità morale, almeno nel senso che non si sia ancora finito di versare l'acqua quando si è incominciato a pronunciare la formola.
Perciò, se uno cade o è gettato in acqua e pronuncia la formola al momento in cui si bagna, il B. non è valido, mentre lo è se la formola viene pronunciata da colui che lo ha gettato o immerso nell'acqua. Non valido ancora è il B. se uno pronuncia la formola e tiene il battezzando, e un altro fa l'abluzione, oppure se uno pronunciando la formola si mette sotto l'acqua che sgorga da una fonte.
II. Necessità. - Se il B. è necessario per potere entrare nel regno dei cieli, l'obbligo di riceverlo è grave per ogniuomo. Soddisfare a questo obbligo è particolarmente urgente ogni volta che si è in pericolo di morte o la dilazione di esso mette in pericolo la salvezza eterna. Il B. infatti non solo è mezzo alla vita eterna ma anche il Sacramento con il quale l'uomo vien fatto membro della Chiesa e diventa capace dei mezzi di grazia che Cristo ha istituiti affidandone la distribuzione alla sua Chiesa e dei quali l'uomo ha assoluto bisogno per potere vivere senza peccato. Quali debbano essere i termini della dilazione, in quanto tale, in un uomo adulto perché essa non venga considerata come peccato grave, non può essere stabilito, giacché ai catecumeni, con il consenso della Chiesa stessa, anzi anche per suo espresso ordine, il B. veniva spesso differito per molto tempo, il che accade ancora oggi nelle missioni. Gl'infanti devono essere battezzati al più presto.
III. Effetti. - Riguardo agli effetti è da notare che, se il B. viene amministrato e ricevuto nella piena osservanza di tutte le condizioni relative alla forma, alla materia e all'intenzione sia del battezzante che del battezzando, questi riceve sempre l'impressione del carattere e il B. è valido. Se però, pur nell'osservanza di tutte queste condizioni, un adulto riceve il B. senza la debita disposizione, e cioè senza fede, speranza e attrizione dei peccati gravi personali commessi, il B. imprime sì il carattere ma, a causa dell'ostacolo, esso non è produttivo di Grazia. Questa
Grazia tuttavia sarà da esso prodotta, quando, rimosso l'ostacolo (ad es. con un atto di attrizione), il Sacramento riprenderà il suo vigore.
IV. Ministro. - Amministra validamente il B. qualunque persona che usi la materia e la forma prescritte ed abbia la debita intenzione.
Questa è di fare ciò che Cristo ha istituito o ciò che fa la Chiesa; si deve avere, cioè, la volontà di porre un rito non meramente esterno (abluzione e recitazione della formula), ma di porre questo rito in modo tale che colui che lo pone voglia positivamente quello che vuole la Chiesa o almeno voglia questo rito in quanto dai cattolici è ritenuto sacro. Se un pastore protestante, nell'amministrare il B., si serve della materia e della forma che di esso sono proprie, con l'intenzione di fare ciò che la vera Chiesa di Cristo fa, il B. è valido. Ma poiché le diverse sètte seguono diverse forme di B. ed hanno concetto diverso del suo valore e del suo significato, un eretico che si converta, non può essere ammesso nella Chiesa Cattolica senza previo esame del B. che ha ricevuto. Se, fatto questo esame secondo le norme di rito, il B. risulta valido, il convertito non deve essere ribattezzato. Se al contrario il valore del suo B. rimane dubbio, o perché non è stato fatto con la materia e la forma richieste o per sospetto che l'intezione del ministro non sia stata retta, il B. va rinnovato sotto condizione, a meno che non si sia sicuri che il convertito o non è stato affatto battezzato o è stato battezzato in modo positivamente non valido, nel qual caso egli va ribattezzato in senso assoluto.
Ministro che amministra lecitamente, oltre che validamente, il B. è colui che secondo le leggi canoniche tiene le funzioni di ministro. Ministro ordinario del B. solenne (solenne è il B. nel quale il rito essenziale vien compiuto con tutte le cerimonie che l'accompagnano) è qualunque sacerdote; ma il suo conferimento è riservato al parroco o ad altro sacerdote munito della licenza del parroco o dell'ordinario del luogo. In caso di necessità la licenza è legittimamente presunta (can. 738). Se il battezzando è un adulto, il B. deve essere celebrato, se è possibile, dall'ordinario o da altro sacerdote da esso delegato (can. 744). Il parroco ministro ordinario del B. solenne, è il parroco proprio e che risiede nel proprio territorio. Ministro straordinario del B. solenne è un diacono munito di speciale licenza dell'ordinario e del parroco del luogo, licenza che viene concessa per giusta (non precisamente grave) causa e che, in caso di necessità, è legittimamente presunta (can. 741). Ministro di B. privato in caso di necessità, e cioè quando la vita del battezzando è in pericolo, è qualunque persona, purché nell'amministrare il B. egli osservi tutte le condizioni richieste dalla materia, dalla forma e dall'intenzione. Stando alle norme del Rituale romano, l'ordine di preferenza tra le persone presenti è il seguente: il parroco innanzi tutto, il sacerdote è preferenza del diacono, il diacono a preferenza del laico, l'uomo a preferenza della donna, a meno che o per ragioni di pudore o per maggiore competenza in materia e conseguente capacità, la donna sia da preferire all'uomo, chiunque altro a preferenza del padre e della madre del battezzando (cf. anche CIC, can. 742). L'amministrazione del B. privato in caso di necessità deve essere fatta, se è possibile, alla presenza di due o almeno un testimone. Ministro di B. privato, ove non ci sia pericolo di morte, è di per sé il parroco. Se il battezzando è un eretico convertito il quale vien battezzato privatamente sotto condizione su permesso dell'ordinario del luogo, o un cattolico, che già a suo tempo ha ricevuto il B. solenne, ma questo risultando dubbio, deve essere condizionatamente e di nascosto ribattezzato, il B. deve essere conferito dal parroco proprio; tuttavia, nel secondo caso, se, per rispetto alla sua buona fama o alla sua verecondia, si ritiene opportuno di far conferire il B. da un altro, questo può essere lecitamente amministrato da qual si voglia sacerdote. E da tener presente per quanto riguarda il ministro, che egli contrae con il battezzando una parentela spirituale, la quale è causa di impedimento dirimente in caso di matrimonio (v. cognazione spirituale).
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Battesimo - B. del re Sevio. Affresco di Altichiere e Iacopo Avanzi (sec. xiv) - Padova, oratorio di S. Giorgio.
V. Soggetto. - E ogni uomo e soltanto l'uomo "viatore", l'uomo cioè che è ancora in via e non ha raggiunto la beatitudine eterna, non ancora battezzato e, nel caso in cui egli sia già adulto, dotato della debita intenzione. Il B. oggidì è amministrato ai bambini prima dell'uso della ragione o a persone adulte.
1. B. dei bambini. - I bambini, devono essere battezzati il più presto possibile (can. 770), non solo per il pericolo di morte che per gli infanti è maggiore che per gli adulti, ma anche per la consuetudine universalmente seguita nella Chiesa e che ha ormai da lungo tempo vigore di legge, e per la quale i genitori che ritardano troppo il B. dei propri figli incorrono in peccato grave. Molti moralisti considerano peccato mortale quello dei genitori che, senza causa grave, differiscono il B. oltre due settimane. In molti luoghi i limiti di tempo per conferire il B. agli infanti senza incorrere in peccato, sono stabiliti per legge. Naturalmente vien fatta eccezione dei casi in cui la dilazione è dovuta a giusta causa.
Norme particolari regolano il B. degli infanti non maturi e dei feti.
Il Rituale romano prescrive di non battezzare l'infante che ancora è nell'utero materno, e ciò nel presupposto che esso non pud materialmente ricevere l'abluzione. Se tuttavia o direttamente o per mezzo di qualche strumento l'acqua può essere fatta arrivare fino all'infante, questo può e, se non vi è nessuna probabilità o speranza di battezzarlo una volta nato, deve essere battezzato. Se questa speranza vi è, ed è fondata, il B. non deve essere amministrato. Nel caso in cui l'infante sia stato lecitamente
o illecitamente battezzato nell'utero materno, il B. deve essere ripetuto sotto condizione, dopo la sua nascita (can. 746, I e 5). Se la madre muore prima che il figlio nasca, l'infante o il feto, estratto dall'alvo da coloro a cui spetta di farlo (non dal sacerdote), deve essere battezzato in assoluto se è palesemente vivo, condizionatamente se la sua vita è dubbia. La madre viva che non può partorire per vie naturali, è obbligata a sottoporsi all'operazione cesarea, affinché l'infante possa essere battezzato, sempre però che la cosa possa essere fatta nelle seguenti condizioni: a) se nelle circostanze di fatto l'operazione può avvenire senza uccisione della madre; b) se l'infante è certamente vivo; c) se l'infante non può essere battezzato in altro modo. Alla madre tuttavia questo obbligo va ricordato con le massime cautele, e in ogni caso si ricorrerà alla sola persuasione. Se l'infante imperfettamente nato ed esposto a pericolo di morte, ha messo fuori il capo, sarà battezzato in assoluto, e se sopravviverà non dovrà essere battezzato una seconda volta sotto condizione. Se invece del capo ha messo fuori un altro membro, sia battezzato condizionatamente in questo membro, e, se vivrà, sia di nuovo battezzato nel modo debito sotto condizione. Tutti i feti abortivi, se sono vivi, siano battezzati in assoluto; se la loro vita è dubbia, il B. sarà condizionato (can. 747). Affinché l'acqua possa toccare il feto, si deve rompere la placenta in ral esso è involto. I pargoli deformi (mostri ecc.), devuca essere battezzati solo condizionatamente. "Nel dubbio che si tratti di uno o più uomini, uno sarà battezzato in assoluto, gli altri sotto condizione" (can. 748). " Gli infanti trovatelli od esposti, ove, dopo diligenti indagini, non si sia potuto accertare se abbiano o no ricevuto il B., devono essere battezzati sotto condizione (can. 749). Il certificato di B. non è prova sufficiente.
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I figli degli acattolici (e cioè di due infedeli o eretici o scismatici, anche nel caso che la fede da essi abbandonata fosse originariamente la cattolica), se si trovano in pericolo di morte o presente o futuro prima che ancora giungano all'età della ragione, possono essere battezzati lecitamente, anche contro la volontà dei genitori. Se il pericolo è prossimo e sicuro, devono essere battezzati per precetto di carità, se ciò può esser fatto senza provocar l'odio degli infedeli o degli eretici contro la religione cattolica. Se il pericolo è soltanto probabile, possono essere lecitamente battezzati, anche se la morte è ancora lontana, sempre che si preveda che essa possa avvenire prima che il bambino sia giunto all'uso della ragione.
Quando non ci sia pericolo di morte, e si abbia cura che il nato abbia un'educazione cattolica, esso vien lecitamente battezzato: i) nel caso in cui ambo i genitori o solo uno di essi, sia il padre che la madre, o anche il nonno o la nonna o, ove questi manchino, il tutore vi acconsenta; 2) nel caso in cui nessuno dei predetti sia in vita, o i genitori siano stati giuridicamente privati di ogni diritto sulla prole, o ancora nel caso in cui essi non siano in condizioni di esercitarlo. Negli altri casi, ove non sovrasti pericolo di morte, non è lecito battezzare i figli degli acattolici (can. 750 ).
2. B. degli adulti. - E adulto rispetto al B. colui che ha raggiunto l'uso della ragione e che può di propria volontà richiederlo ed esservi ammesso. Perché un adulto possa ricevere validamente il B., è sempre necessario che egli abbia l'intenzione almeno abituale esplicita di riceverlo, e cioè è necessario che egli almeno una volta abbia esplicitamente voluto il B. e non abbia in seguito ritrattata la sua decisione. Perché il B. sia lecito occorrono inoltre la fede, la speranza, e l'attrizione dei peccati gravi personali. Se l'adulto che ha chiesto il B. è in pericolo di morte e non può essere completamente istruito sui principali misteri della fede, il B. gli può essere amministrato lecitamente, a condizione che egli in qualche modo dia segno di assentire alle verità della fede cristiana (can. 752, 2).
Se l'adulto non sia in condizione di chiedere il B., questo gli verrà conferito in forma condizionata, purché al momento manifesti con segni e cennì l'intenzione di riceverlo, o già prima, quando era in possesso di tutte le sue facoltà, l'abbia manifestata in maniera probabile. Se egli guarisce e rimane qualche dubbio che il B. ricevuto non sia valido per difetto d'intenzione, esso sarà condizionatamente ripetuto (can. 752, 3). Quando non c'è pericolo di morte, l'adulto nisi sciens et volens probeque instructus ne begeizetur, oltreché egli deve essere ancora ammonito di dolersi dei suoi peccati (can. 752, 1).
Quanti non sono padroni della propria ragione vanno, in rapporto al B., equiparati ora agli infanti, ora agli adulti (can. 754).
Gli amenti e pazzi furiosi, che non hanno mai avuto l'uso della ragione, devono essere battezzati come gli infanti (can. 754, r). Gli amenti che hanno avuto per un breve tempo l'uso della ragione o lo hanno, sono da equiparare agli adulti. Di conseguenza: 1) se non c'è pericolo di morte, siano battezzati, sempre che essi lo vogliano, in un intervallo di lucidità; 2) se c'è pericolo di morte, siano battezzati se prima di perder l'uso della ragione hanno manifestato il desiderio di ricevere il B.. I letargici o i frenetici, e cioè coloro che transitoriamente e non abitualmente sono privi della ragione, ove non ci sia pericolo di morte, siano battezzati allo stato di veglia e se ne hanno la volontà; in pericolo di morte vanno trattati come gli amenti (can. 754, 2, 3, 4).
VI. Cerimonie. - Le cerimonie del B. solenne degli infanti sono, in breve, le seguenti :
L'infante viene portato alla porta della Chiesa dai padrini e quivi gli viene incontro il ministro. Quando i padrini, in nome dell'infante, hanno chiesto la fede dalla Chiesa, il sacerdote soffia sul volto dell'infante e lo esorcizza dallo spirito maligno, quindi gli segna tre volte il petto e la fronte con il segno della croce, impone le mani su di lui e gli mette il sole nella bocca. Dopo di ciò il sacerdote pone la sua stola violacea sull'infante e lo introduce nella chiesa, e qui con la saliva tocca gli orcechi e le narici del catecumeno. I padrini, a nome dell'infante, rinunziano tre volte a Satana con le sue pompe e le sue opere; e l'infante viene unto sul petto e fra le scapole con l'olio dei catecumeni. Quindi a mezzo dei padrini, egli professa la sua fede e chiede il B. Il sacerdote, mutata allora la stola violacea con una bianca, infonde tre volte l'acqua battesimale sul capo (meglio su la fronte) dell'infante e nel medesimo tempo dice la formola sacramentale. Dopo di che unge con il crisma il capo del battezzato, gli appone un velo bianco, gli consegna una candela accesa e lo congeda in pace. Il B. degli adulti si svolge con cerimonie che sono sostanzialmente le medesime, ma contengono qualcosa di più.
Il B. deve essere normalmente conferito in forma solenne, secondo il rito dei genitori, se questo è identico per ambedue: in caso contrario, secondo il rito del padre (cann. 755, 756). L'ordinario del luogo può per causa grave indulgere a che le cerimonie prescritte per il B. degli infanti siano seguite nel B. degli adulti.
L'obbligo di osservare le cerimonie descritte nel B. solenne è sotto peccato grave in cosa grave. Sono considerate cerimonie principali e gravi : l'uso dell'acqua battesimale, della saliva e del sale, l'insuflazione, l'unzione, e l'assistenza dei padrini. Per quanto riguarda l'uso della saliva, è stato recentemente stabilito (decr. S. C. R., i4 genn. 1944) che questa cerimonia può essere omessa tutte le volte che vi sia una causa ragionevole di tutela igienica o quando vi sia pericolo di contrarre o comunicare una malattia. L'acqua da usare nel B. solenne, è l'acqua destinata a questo speciale scopo e benedetta il Sabato Santo o la vigilia della Pentecoste, o in altra occasione con rito proprio e più breve. Le cerimonie non possono essere per sé separate dal rito essenziale, e cioè dall'applicazione della materia e della forma, ma devono essere fatte insieme con esso e fatte tutte e in maniera completa.
Quando, in caso di necessità, il B. viene conferito in forma privata o da un laico o da un chiavico che non sia discono, esso vien celebrato soltanto per la parte relativa al rito essenziale, omettendo le cerimonie che l'accompagnano. Se invece esso è amministrato da un chiavico che sia almeno discono, le cerimonie vanno osservate. Nell'uno e nell'altro caso, se l'infante sopravvive, le cerimonie omesse devono venir completate. Quando il B. è ripetuto sotto condizione, oppure nel caso in cui debba essere ripetuto in assoluto, perché quello precedentemente conferito risulta certamente non valido, le cerimonie omesse nel B. precedente devono essere compiute nel secondo; quelle che sono state già fatte, possono ma non debbono essere ripetute. Nel B. privato di un adulto eretico, convertito e che vien ripetuto sotto condizione, tutte le cerimonie possono essere omesse.
VII. Nosei. - Prescrizione della Chiesa è che al battezzando si imponga un nome che sia cristiano. Qualora i genitori non lo vogliano e pretendano imporre un nome strano o pagano, il parroco deve aggiungere il nome di qualche santo e trascriverlo insieme con il nome profano nel registro dei battezzati.
VIII. Padrini. - E uso che il battezzando sia assistito dai padrini. I padrini, o "sponsores" o "offerenti» o "suscettori» o "fideiussori» sono le persone che assistono l'infante nel B. solenne per fare a suo nome la professione di fede. E proprio di essi «avere (il battezzando) come figlio spirituale affidato ad essi in perpetuo e curare diligentemente che in tutte le cose relative all'istituzione della vita cristiana egli si
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mostri per tutta la vita quale con cerimonia solenne promise di essere" (can. 769). L'obbligo che essi in questo si assumono è grave per quanto la prima cura spetti ai genitori e a coloro che ne fanno le veci; ciò vale anche per il B. che vien ripetuto sotto condizione, se il padrino è il medesimo che ossisté il battezzando nel precedente B. Egli interviene anche nel completamento delle sole cerimonie. Nel B. privato si farà uso del padrino, sempre che ciò possa essere facile. Quanto al numero, il padrino deve essere "uno soltanto, anche se è di sesso diverso dal battezzando, o tutt'al più sarà permesso un padrino e una madrina" (can. 764). Il padrino che è certamente tale (sia che egli abbia assistito il battezzato nell'unico B. conferito in forma assoluta e valida, o in più B. ripetuti sotto condizione), contrae con il battezzato un vincolo di parentela spirituale (v. cognazione spirituale) che costituisce impedimento dirimente in caso di matrimonio tra il battezzato e il padrino.
Perché si abbia un legittimo padrino devono aversi, tra l'altro, queste condizioni: 1) esser battezzato e aver raggiunti l'uso della ragione; 2) avere la volontà di sottoporsi a questo compito; 3) non appartenere a setta non cattolica; 4) non essere né padre né madre né coniuge del battezzando; 5) essere designato o dal battezzando o dai suoi genitori o, in mancanza di questi, dal ministro; 6) tenere fisicamente o toccare o sollevare immediatamente o accogliere dal fonte battesimale o dalle mani del battezzante il battezzando, o personalmente o per mezzo di un procuratore. Inoltre per poter far da padrino, è necessario: 1) aver compiuto il 14 anno di età, a meno che il ministro per giusta causa non disponga altrimenti; 2) non essere, per delitto notorio, scomunicato o privato del diritto legale; 3) conoscere almeno i rudimenti della fede; 4) non essere novizio o professo, anche se non è un religioso, in nessuna religione, non aver preso gli ordini sacri, tranne il caso in cui vi sia necessità urgente e previa espressa licenza del superiore locale per i religiosi, e dell'ordinario proprio per gli ordinati (can. 766).
IX. Tempo e luogo. - Il B. di necessità può essere conferito, ove la necessità sia urgente, in qualunque tempo. Il B. solenne degli infanti deve essere conferito al più presto e in qualunque giorno. Quello degli adulti sarà conferito convenientemente alla vigilia di Pasqua o della Pentecoste e di preferenza nelle chiese cattedrali (cann. 770-72).
Luogo proprio per il B. privato di necessità è qualunque luogo; per il B. solenne la chiesa o un oratorio pubblico.
Le chiese parrocchiali debbono avere un battistero o fonte battesimale, il quale, o per diritto richiesto o su permesso e ordine dell'ordinario del luogo, può anche trovarsi in qualunque altra chiesa. Chiesa propria per il B. è la chiesa parrocchiale propria, o un'altra che entro la propria parrocchia possegga un fonte battesimale o ancora una chiesa o un oratorio pubblico della propria parrocchia. Che il B. si amministri nella casa viene concesso in casi particolari, ma sempre in luogo decente e con l'acqua battesimale. Tale concessione si fa ordinariamente in favore: 1) dei figli o nipoti dei sovrani e dei supremi capi dello Stato e di quelli che hanno diritto alla loro successione, sempre che la si richieda; 2) di tutti coloro ai quali l'ordinario del luogo secondo il suo meditato giudizio e in giusta coscienza e per ragionevole causa, ritenga di concederlo. Dopo il B., il parroco ha obbligo di trascrivere senza indugio e con ogni cura sul libro parrocchiale «i nomi del battezzato, facendovi menzione del ministro, dei genitori, dei padrini, del luogo e del giorno del conferimento" (can. 777, 1).
Bim.: F. M. Cappello, Tractatus canonico-moralis de Sucramentis, 4^{2} ed., I, Torino 1945, pp. 93-163. Michele Fábregas
## III. Liturgia del B.
Sino al sec. II l'iniziazione cristiana avveniva mediante tre riti essenziali: B., Cresima, prima Comunione. L'usanza sempre più prevalente di dare il B. ai bambini, scisse i tre riti, non tuttavia ugualmente ed in forma completa dappertutto. Il B., essendo una rinascita, implicava tre rici fondamentali: rinuncia a Satana, professione di fede, triplice abluzione. Intorno ad essi, per circostanze di tempo e di luogo, nacquero cerimonie secondarie la cui comprensione risulta più chiara se studiate nel loro tronco liturgico, d'Oriente e d'Occidente. Anche l'esame storico di esse, per le varianti nell'àmbito d'uno stesso rito, è così vasto, da imporre una restrizione alle principali, conservate nelle liturgie viventi.
I. Liturgieorientali.-1. Rito bizantino. - E vivente presso i popoli un tempo soggetti all'influenza di Costantinopoli: Russi, Bulgari, Romeni, Georgiani, Melchiti, Greci propriamente detti, compresi quelli uniti a Roma. Le fonti principali per lo studio dei riti sono quelle delle liturgie di s. Giovanni Crisostomo e s. Basilio, alle quali vanno aggiunti gli scritti dei Padri e di s. Gregorio Nazianzeno. Il rituale, nelle grandi linee, rimonta al sec. IV; suddiviso all'inizio in quattro gruppi di cerimonie, distinti da tempi intercalari; forse già prima del sec. viII formava un tutto compatto nel quale, tuttavia, si possono distinguere diverse parti : 1) Il catecumeno veniva ricevuto con triplice insufflazione sul volto; gli veniva segnata la fronte, la bocca, il petto; una preghiera con imposizione delle mani chiudeva la cerimonia intesa ad allontanare dall'individuo lo spirito maligno. 2) Un triplice esorcismo (semplice tuttavia, se seguito immediatamente dal B.) con triplice insufflazione e segno di croce. 3) Rinuncia al demonio, adesione al Cristo ed alla S.ma Trinità, recita del simbolo. 4) Esorcismo e benedizione dell'acqua e dell'olio santo usato per ungere il catecumeno sulla fronte, il petto, il dorso, le orecchie, le mani, i piedi, affinché come atleta resista agli attacchi del nemico al quale va incontro. Avveniva poi la triplice immersione nell'acqua, accompagnata dalla formola trinitaria. Oggi i Russi immergono ancora tutto il corpo del bambino, coprendogli, con la mano, la bocca, il naso, gli occhi; poi gli mettono al collo una croce, che non dev'essere più tolta, e lo rivestono d'una tunica bianca. Come in antico, segue la Cresima, e, se il B. è stato conferito, com'è raccomandato, prima della Messa, il prete gli dà pure la Comunione con qualche goccia del S.mo Sangue.
2. Il rito siro antico non differiva sostanzialmente dal bizantino, avendo, tuttavia, formole proprie. Oggi presenta alcune varianti : all'acqua, terminato il rito, vien tolta la benedizione; al battezzando vien unta tre volte la fronte e, seduto nella vasca, gli viene infusa tre volte l'acqua sulla testa.
3. Il rito armeno si riallaccia pure al bizantino. La rinuncia al demonio e la professione di fede seguono immediatamente l'esorcismo del catecumeno. I più antichi manoscritti, come il rituale moderno, indicano ua doppia abluzione: l'acqua è versata tre volte sulla testa del neofito e tre volte l'intero corpo è immerso nella piscina. E probabile, tuttavia, che le immersioni siano soltanto cerimoniali perché solo la triplice abluzione è accompagnata dalla formola sacramentale.
4. Rito olesandrino. - I canoni d'Ippolito e i canoni apostolici egiziani sono le fonti più antiche per l'ordo battesimale dei riti copto ed etiopico, il quale, nelle grandi linee, doveva essere già completo nei
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secc. III-IV. Secondo le fonti antiche, le cerimonie s'iniziavano il sabato santo di sera. Il vescovo convocava i catecumeni per l'esorcismo solenne con l'imposizione delle mani, seguita dall'insufflizione e dalla unzione della membra: petto, fronte, orecchie, naso.
Dopo l'intera veglia notturna completa, al canto del gallo, gli eletti erano ammessi al B. dopo essersi spogliati degli abiti. Essi pronunciavano da principio la rinuncia a Satana e ricevevano un'unzione d'olio esorcizzato, benedetto dal vescovo insieme con l'olio eucaristico (crisma). Discendendo poi nell'acqua, ciascuno rispondeva ad una triplice interrogazione intorno alla fede ed era immerso tre volte nell'acqua, sino a quando colui che lo battezzava gli imponeva da mano sulla testa. Prima di riprendere gli abiti, i neofiti venivano unti con l'olio eucaristico. Dopo la preghiera, breve intermezzo fra i riti, la Cresima era seguita dalla Messa. Il rituale odierno è alquanto allungato ed inizia con una preghiera di purificazione della madre. La benedizione dell'acqua mediante triplice infusione d'olio, l'alitazione e la divisione in forma di croce, le preghiere ed ancora l'alitazione e l'infusione del crisma, avvengono immediatamente prima dell'immersione. Non si compie più la triplice dichiarazione di fede e la formula: «Io ti battezzo nel nome del Padre. Amen. Io ti battezzo nel nome del Figlio. Amen. Io ti battezzo nel nome dello Spirito Santo. Amen», benché curiosa, non implica alcuna dichiarazione di triteismo.
II. Liturgic occidentall. - La Chiesa occidentale ha due riti soli: romano ed ambrosiano che differiscono pure nell'amministrazione del B. La Chiesa di Toledo, pur conservando il rito mozarabico, nel rituale e nel pontificale segue il rito romano; perciò il B. è conferito come nel resto dell'occidente.
1. Rito romano. - Abbiamo ben pochi documenti che ci possono dare ragguagli sul cerimoniale seguito nei primi secoli a Roma. Giustino (sec. II) infatti, non offre molti dati; tuttavia la tesi recente che ascrive ad Ippolito romano i canoni apostolici egiziani offre chiare notizie, già riferite come proprie della Chiesa alessandrina. Su questo punto ed in quest'età l'accordo fra Roma e l'Egitto sarebbe stato completo. Abbiamo inoltre s. Leone Magno e papa Gelasio (fine sec. v), al quale si attribuisce la redazione del formulario che porta il suo nome, ma che piuttosto deve ritenersi abbia contribuito alla fissazione di quel testo che ci testimonia l'uso liturgico romano del sec. vi. Ancora più preziosa è la lettera di Giovanni diacono a Senario (PL 59, 401 sgg .). A questi documenti della prima età venno unite le abbondanti e preziose informazioni degli africani Tertulliano e s. Cipriano, in generale concordanti e che si completano a vicenda. Anche a Roma i riti erano costituiti da una preparazione remota e prossima e dal B. stesso. Le prime due parti davano origine al catecumenato (v.) il quale essenzialmente consisteva in un'istruzione. Quando per il prevalere del B. ai bambini, l'istruzione venne demandata alla scuola, ne rimase solo qualche reliquia nell'ordo, che invece s'arricchì di orazioni, segnazioni, esorcismi che, da tre divenuti sette, e compiuti in altrettanti giorni, vennero in seguito adunati in un sol rito accoppiato al B. Il rituale che ne risultò, sta come appendice nei Sacramentari dal sec. IX in poi e si deve considerare com