volume-02

Back to Volumes
e essenzialmente consisteva in un'istruzione. Quando per il prevalere del B. ai bambini, l'istruzione venne demandata alla scuola, ne rimase solo qualche reliquia nell'ordo, che invece s'arricchì di orazioni, segnazioni, esorcismi che, da tre divenuti sette, e compiuti in altrettanti giorni, vennero in seguito adunati in un sol rito accoppiato al B. Il rituale che ne risultò, sta come appendice nei Sacramentari dal sec. IX in poi e si deve considerare come il frutto delle risposte che Carlomagno ottenne dai diversi vescovi dell'impero intorno alle cerimonie del B. Oggi è conservato per il B. degli adulti, essendo stato redatto, per quello dei bambini, un rituale semplificato, di età molto più recente.

Tre elementi del rito battesimale meritano particolare rilievo: a) Il nome dell'eletto inizia la formula battesimale. Il rituale odierno due volte prescrive di domandare il nome del battezzando: all'inizio, ricordo dell'antica iscrizione fra i catecumeni, e prima dell'ultima rinuncia a Satana. Quest'ultima volta è richiesta dal Sacramentario gregoriano probabilmente per l'uso ormai prevalente d'imporre un nuovo nome a chi sta per rinascere a novella vita. Nei primi tempi non vi era prescrizione alcuna in merito, perché il nome pagano non importava corrispondente professione religiosa (Tertulliano): ne è prova la lista dei vescovi presenti al Concilio di Nicea (325). Tuttavia nel sec. III si nota la tendenza a rilevare il carattere cristiano d'alcuni nomi (s. Cipriano nell'Epist. 67) e nel secolo seguente più spesso accade di veder assumere nomi tratti principalmente dal Vecchio Testamento. I Padri anzi (s. Ambrogio, s. Giovanni Crisostomo) combattono l'indifferentiamo d'alcuni cristiani nel dare ai figli nomi che non significano nulla. Sino allora, infatti, le persecuzioni avevano consigliato a non imporre nomi che manifestassero apertamente la condizione cristiana; ma, con la pace, si consiglia ripetutamente d'assumere i nomi dei martiri, perché, se anche questi nomi erano in origine pagani, erano divenuti, per martirio, cristiani. Altri nomi derivarono dalle feste in cui si riceveva il B. (Epifanio, Pasquale, Natale), dalle virtù maggiormente amate (Fidenzio, Speranzio, Pio), dagli animali che rappresentano virtù (Leone, Orsola, Colomba), dagli angeli e dai santi del Vecchio Testamento. Il nome di Gesù si trova imposto solo presso i Siri, in forma però composta (Ebediesus); invece i relativi appellativi sono di più largo uso (Salvatore, Emanuele, Renato, Teodoro). Nel sec. xiv era entrata la convinzione che il nuovo nome portasse la nuova vita, e questa convinzione era così radicata da ribattezzare chi non l'avesse assunto: errore gravissimo condannato dal Concilio benevolanno (1374). Oggi la Chiesa esorta i fedeli a dare ai figli un nome cristiano, preferibile quello di un santo, eletto così a protettore della nuova creatura. b) Molti Padri (Cipriano, Ambrogio, Agostino, Basilio, Gregorio Nazianzono) reputano necessaria la benedizione dell'acqua battesimale. Sebbene la Didaché parli di acqua corrente, ordinariamente deve essere benedetta perché, secondo la dottrina patristica, con essa si unisce così in modo permanente la virtù divina. Oggi tale benedizione con esorcismi, infusione del sale e del crisma, si compie nei due giorni soli, che un tempo erano riservati al B. solenne : il sabato santo e la vigilia di Pentecoste. c) Anticamente il modo normale di battezzare era l'immersione dell'intero corpo nell'acqua, per tre volte pronunciando il nome di una delle Persone divine. Tale modo già attestato da Tertulliano è detto da s. Basilio d'origine apostolica, e la molteplicità dei documenti lo comprova. Molto praticato era pure l'uso di entrare nella vasca e ricevere per tre volte l'effusione dell'acqua sulla testa, come si trova rappresentato negli antichi monumenti. L'aspersione era praticata per i moribondi. L'immersione esigeva la denudazione. Questo può sorprendere i moderni ma non sorprendeva gli antichi, soprattutto i mediterranei, usi ai soventi bagni presi in pubblico. Gli stessi documenti cristiani esortavano ad una distinzione di sessi ma non vietavano la promiscuità allorquando non vi era che un solo pubblico bagno. Ancor presto, tuttavia, si avvertì l'inconveniente principalmente per il B. delle donne e si provvide in alcuni luoghi (ad es.

## Page 611

Arles, Milano) con due battisteri e con l'istituzione delle diaconesse che però nessun documento dice sostituissero il vescovo o i preti nell'atto del battezzare. Vari motivi concorsero ad abolire la nudità e per conseguenza l'uso dell'immersione: le invasioni barbariche e la conseguente rozzezza di costumi, il prevalere quasi assoluto del B. ai bambini da poco nati ed infine l'amore cristiano intensissimo per la purezza, che sviluppò fortemente il pudore. Oggi la Chiesa latina pratica l'infusione senza escludere l'immersione, conservatasi, in forma limitata alla sola testa, nel rito ambrosiano per il B. dei bambini.
2. Rito ambrosiano. - Nonostante alcuni diligenti studi non si possiede ancora una storia dell'Ordo battesimale milanese. Preziose fonti sono due scritti di s. Ambrogio: De mysteriis e De Sacramentis. I manoscritti (che iniziano con il sec. xI) non sono sempre concordanti. Il rituale odierno, nella sua sostanza, fu redatto alla fine del sec. xVI e, pur concordando molto con la tradizione manoscritta, non ci dà la fusione dei riti primitivi in modo chiaro come la liturgia romana. Presentato l'espirante, questi compie subito la rinuncia a Satana seguita dall'effeta («apriti»), dall'insufflazione e dall'unzione con l'olio dei catecumeni. Un esorcismo prepara l'imposizione della croce sulla fronte cui segue quella del sale. Dopo l'invito ad entrare nella chiesa ed il Ps. 41, il catecumeno recita il Credo ed il Pater, fa una professione di fede trinitaria e viene battezzato. Subito dopo si cantano le litanie dei Santi seguite dalla crismazione, dall'imposizione della veste candida e della lampada ardente. Un'orazione chiude il rito.

Tenendo conto delle testimonianze ambrosiane, meritano rilievo particolare alcuni punti dell'Ordo antico: a) La rinuncia al demonio è sotto forma di due risposte a due domande, mentre a Roma le domande sono tre, ed in Gallia una sola. b) Ogni immersione è preceduta da una professione di fede in ciascuna delle tre Persone divine. c) Dopo la crismazione «si lavano i piedi del battezzato perché gli siano tolte le sozzure ereditarie, mentre i peccati suoi gli sono cancellati dal B.» (De mysteriis, 6). S. Ambrogio stesso nota come questa cerimonia non fosse praticata nella chiesa romana (De Sacramentis, III, cap. 1) mentre sappiamo che lo era nella Gallia.

Binc.: H. J. Denzinger, Ritus Orientalium Coptorum, Sy. riorum. Armenorum in administrandis Sacramentis, 2 voll., Würzburg 1863-64; L. Corblet, Histoire dogmatique, liturgique et archéologique du sacrement du Baptême, Parigi 1881-82; M. Magistretti, Monumenta veteris liturgiae ambrosianae, II, Milano 1897, pp. 143-47; III, iv) 1905, pp. 466-71; F. Wiegand, Etobischef Galibert von Mailand über die Taufe, Lipsia 1899; G. Morin, La disputation du rite baptismal de l'église de Milan au IVe siècle
d'après un passage corrige du De Mysteriis de s. Ambroise, in Revue bénédictine, 16 (1899), pp. 414-18; L. E. Lebourgeois, Le Baptême romain au IVe siècle, Aix 1902; F. J. Dölger, Der Exorzismus im altchristlichen Taufritual, Paderborn 1909; P. de Puniet, Aperitio aurium. Aubes baptismales. Baptême. Bénédiction de l'eau (baptismale), in DALL, rispettivamente I, coll. 2323-37; ibid., coll. 3118 3140; II, coll. 231-346; ibid., coll. 685-713; H. Leclercq, Immersions. Noms propres. Nudité baptismale. OPTION, ibid., rispettivamente VII, coll. 305-11; XII, coll. 1481-1523; ibid., coll. 18011805; ibid., coll. 2116-30; L. Duchesne, Les origines du culte chrétien, Parigi 1925, pp. 309-60; F. Cabral, Le livre de la prière antique, Tours 1929, pp. 376-87; I. Schuster, Liber Sacramentorum, I, Torino 1929, pp. 10-25; G. Fuller, Das Teufelsesapelen im Maillouler Taufritual, in Jahrbuch für Liturgienissenschaft, 1929, pp. 128-32; B. Neunheuser, De benedictione aquae baptismalis, in Ephemerides liturgicus, 44 (1930), pp. 194-207, 238-81, 269-312. 455-92; A. Villien, Les Sacrements, histoire et liturgie, Parigi 1931, pp. 9-81; P. Borella, Sabato in albis depositis, in Ambrosius, 2 (1933), pp. 78-80; id., Il Crismon, la cenere ed il cilicio negli antichi scrutini battesimali ambrosiani, ibid. pp. 59-77; A. Paredi, Formulari battesimali ambrosiani, in La scuola cattolica, 1 (1935), pp. 4-14; P. Galtier, Imposition des mains et bénédictions au Baptême, in Recherches de science religieuse, 6 (1937), pp. 464-66; D. Van Den Eynden, Notes sur les rites baptismaux dans les églises d'accident, in Antonianum, 3 (1939), pp. 257 276; C. Callewaert, Sacris erudiri, Bruges 1940 (comprende, fra gli altri, stace su varie questioni battesimali); A. Paredi, La liturgia di s. Ambrogio, Milano 1940; Ph. Oppenheim, Ius liturgiae baptismalis. De fontibus et histo-
ria ritus baptismalis. Commentationes ad ritum Baptismi, Torino 1943; B. Marchetta, La materia e la forma del B. nella Chiesa di s. Ambrogio, Roma 1945; I. M. Hanssens, La cancellération du catéchumène dans l'acte de son Baptême, in Gregorianum, 27 (1946), pp. 417-43; A. Raes, Introductio in liturgiam orientalem, Roma 1947.

Enrico Cattaneo
III. Il B. nelle missioni. - Il rito battesimale nella ripresa dell'attività missionaria del sec. xv fu subito oggetto di dispute dal punto di vista dell'adattamento a certi usi e costumi dei nuovi popoli da evangelizzare.

Al riguardo bisogna subito ricordare che i riti battesimali sono nati nell'occidente europeo a furono stabiliti in determinate epoche storiche in armonia con le abitudini e la mentalità dei popoli europei. Quando essi vengono praticati in mezzo ad altri popoli di civiltà assai diversa e di abitudini molto lontane dalle nostre, è facile che provochino ammirazione e qualche volta schermi e scandalo.

Contro questa situazione lo zelo dei missionari può reagire con qualche effetto soltanto là dove i cattolici esercitano per numero e per posizione sociale una certa influenza sul resto della popolazione. Ma nelle missioni tra i pagani, là dove il cristianesimo fa le sue prime conquiste, l'azione del missionario sulla mentalità della gran massa pagana è nulla o quasi.

Come esempio si ricordino alcuni pregiudizi, che ancora ai nostri giorni si riscontrano in talune regioni dell'India. La ripugnanza che gli Indiani hanno per l'uso della saliva non è dovuta soltanto a ragioni di igiene e di

## Page 612

decenza, ma alla più che millenaria usanza di quei popoli, che la considerano come una contaminazione legale. Riguardo alla cerimonia del sale, si fa notare che l'inghiottire qualsiasi cibo o bevanda toccati da persona di altra casta è parimenti severamente proibito dalle leggi di casta. Inoltre il mettere cibo in bocca ad una donna è considerato gesto confidenziale e amoroso, che può permettersi solo il marito e in segreto. Tra alcune tribù aborigene, ad es. quelle dei Santali, la cerimonia essenziale del matrimonio consiste in questo: lo sposo intinge il pollice in un po' di polvere rossa e segna con essa la fronte della ragazza, che diventa così sua moglie legale. Si può immaginare l'imbarazzo del missionario che amministra il B. all'aperto e spesso in presenza dei pagani, quando deve fare l'unzione sulla fronte delle donne.

Si deve notare, che generalmente i neofiti a poco a poco si adattano ai riti della Chiesa. Le stesse cerimonie, che suscitano obbiezioni quando sono usate nel B., sono poi accettate pacificamente dalle medesime persone quando ricevono altri Sacramenti e Sacramentali. Cosi chi ha accettato, arrossendo, dalle mani del sacerdote il sale battesimale, accorre più tardi a prendere dalle stesse mani la S. Comunione; chi ha ricevuto con evidente imbarazzo le sacre unzioni nel B., le riceve con franchezza nella Cresima e cosi per altre cerimonie. Tutte queste ragioni ed altre suggerite da abitudini dei popoli da evangelizzare spinsero i missionari a chiedere dalla S. Sede modifiche al rito battesimale.

Al riguardo uno dei primi documenti è dato dalla costituzione di Paolo III Altinudo divini consilii, in data 1 giugno 1537 per le Indie orientali, in cui oltre a prescrizioni ordinate ad abbreviare il rito, si stabiliva che l'unzione del criama e dell'olio dei catecumeni fosse compiuta per le donne sulla parte "quam ratio pudicitiae demonstrabit" (Collectanea S. C. de Prop. Fide, I, Roma 1907, n. 114, pp. 30-31).

Con decreto del 12 sett. 1645 il S. Ufficio rispose negativamente alla domanda rivolta da alcuni missionari della Cina di astenersi nel sacramento del B. "ab imponendo mulieribus oleum sanerum catechumenorum, sputum in auribus et sal in ore" (op. cit., n. 114, pp. 31-32). Lo stesso S. Ufficio, però, con documento del 23 marzo 1656, dopo aver riesaminato la questione, diede una risposta del tutto contraria, permettendo che "ex gravi necessitate propor. tionata " in Cina si potessero omettere alcuni Sacramentali nel B. delle donne e si potesse omettere anche l'Estrema Unzione (op. cit., n. 126, p. 58). I due decreti sopra riferiti dovettero suscitare grandi discussioni tra i missionari, perché con altro decreto del 13 nov. 1669 il S. Ufficio, senza abolire il decreto del 1656 , richiamò all'osservanza quello del 1645 (op. cit., n. 189, p. 64). Anche il Sinedo di Tonchino celebrato il 14 febbr. 1670 si occupò della questione seguendo la corrente intesa a difendere l'uso dei Sacramenti nel B. (R. De Martinis, Jus Pontificium de Prop. Fide, I, Roma 1888, p. 431).

Alcuni missionari avevano chiesto di seguire l'uso della Chiesa primitiva nel compiere le varie cerimonie del rito battesimale sui catecumeni in quattro tempi successivi. La risposta fu negativa (Collectanea, loc. cit., n. 301, p. 97). Lamentavano, infatti, i missionari, che spesso non riuscivano a tranquillizzare gli animi dei catecumeni, specialmente fra i popoli primitivi e le persone incolte delle nazioni pagane, perché questi durante il notevole periodo di tempo che trascorreva dalla loro rinunzia al pagsnesimo fino a quando ricevevano il B., si sentivano privi della protezione di Dio contro le presunte vendette dello spirito maligno, a cui avevano rinunciato.

Purtroppo la questione circa l'omissione di alcune cerimonie battesimali fu trattata come un corollario di quella intorno ai riti cinesi e malabarici (v.) e ne segul la sorte. Conseguentemente, alle ripetute istanze dei missionari in materia si rispose quasi sempre con le parole: "scrvetur ab omnibus Rituale Romanum" (Arch. di Prop. Fide, Acta C. P. Indiarum or. et Sinarum, a. 1723-28, t. IV, f. 270 e 272).

La costituzione di Benedetto XIV Ex quo singulari dell'1 I luglio 1742 (Collectanea, loc. cit., n. 339, pp. 130-41)
non parla dei riti battesimali; invece ne tratta ampiamente la costituzione Omnim sollicitudinum del 2 sett. 1744 in cui viene riportato il decreto che il de Tournon promulgò in senso riguriata (Collectanea, loc. cit., p. 155) e che con ingenuità storica dice che i riti battesimali "ex Apostolica traditione Catholica Ecclesia receptt". I decrevi di Clemente XVI emanati il 24 ag. 1734 e il 13 maggio 1739 confermano quello del de Tournon ma nel medesimo tempo concedono ai missionari "Regnorum Madurensis, Merssurensis et Carnatensis" le facoltà "ad decennium" di omettere nel B. la saliva e di usare occultamente delle insufflazioni in casi particolari e per necessità grave e proporzionata (Collectanea, loc. cit., p. 166). Trascorso il decennio, i missionari domandarono la proroga della facoltà ricevuta da Clemente XII. Era allora sommo pontefice Benedetto XIV, che concesse la rinnovazione dell'indulto a condizioni assai restrittive e dichiarò che non l'avrebbe rinnovato per un terzo decennio. Intanto tutti i missionari dovevano adoperarsi per togliere dalla mente dei popoli ogni falso concetto intorno ai riti battesimali (Collectanea, loc. cit., pp. 169-70; cf. ibid., n. 345, p. 151; Arch. di Prop. Fide, Lettere della S. C., a. 1774, vol. 224, f. 54 v; Esame del Sinodo Sutcluente celebrato nel 1803 e approvato nel 1825, ff. 13-16 vi. Nell'esame del Sinodo Sutcluense la questione fu molto discussa tra i consultori, che non erano tutti dello stesso parere e vi si legge una lunga annotazione di mons. Lambertini, poi papa Benedetto XIV, riportata da uno dei consultori. Le parole "seclusa gravis necessitatis casu" che si leggono nel cap. 2, che parla del B., furono introdotte proprio per questo motivo.

Anche l'uso del rituale dei bambini nel B. degli adulti fu permesso con molte restrizioni. Infatti le prime concessioni furono temporanee e con la clausola che bisognava lentamente introdurre l'esatta osservanza del Rituale romano. Una tale facoltà veniva chiesta sia per abbreviare il rito, sia per evitare imbarazzi ai convertiti adulti (cf. Arch. di Prop. Fide, Acta S. C. de Prop. Fide, a. 1830, vol. 193, f. 388-388 v; ff. 396-98; Collectio Lacensis, III, Friburgo in Br. 1875, coll. 34-35 e 151-52; Arch. di Prop. Fide, Acta S. C. de Prop. Fide, a. 1852 , vol. 214 , ff. 226-74; Collectanea S. C. de Prop. Fide, loc. cit., n. 1057, p. 372 e n. 1054, p. 569 ; Arch. di Prop. Fide, Acta S. C. de Prop. Fide, a. 1853 , vol. 215 , parte 1^{6}, ff. 5v, 13 \mathrm{v}, 43 \mathrm{v}, 46,261-78; Collectio Lacensis, III, coll. 929, 807, 461-462, 384; Archivio di Prop., Acta S. C. de Prop. Fide, a. 1855 , vol. 219 , ff. 341,343-48,375 ).

Le numerose concessioni date al riguardo indussero il Santo Padre ad ordinare che la facoltà in parola fosse aggiunta tra le facoltà straordinarie dell'antica "Formula P" (modulo di concessioni designato con questa lettera), solite a darsi all'episcopato inglese "ad biennium ". Nel numero 12 che la espono, non si parla della clausola di uniformarsi pian piano al Rituale. La medesima facoltà fu estesa "ad quinquennium" anche ai vescovi di Olanda e agli ordinari della Cina e regni adiacenti con la Formola 6. Dopo la disposizione del can. 775, § 2 una tale facoltà riguarda tutti i territori della Chiesa. In nota il CIC indica alcuni altri documenti.

Si domandò pure di far uso della lingua volgare nelle interrogazioni, e recentemente la S. Sede ha concesso che nelle missioni della Indonesia, Cina, Giappone, Indocina, India e Africa ai usi il Rituale tradotto in lingua volgare, come già è stato permesso alla Germania (v. RITUALE ROMANO MELLE MISSIONI).

Riguardo alla cerimonia della saliva, la recente disposizione che permette di ometterla "quotiescumque rationabilis adest causa munditiei tuendae aut periculum marbi contrahendi vel propagandi ", trova la migliore accoglienza nei territori di missione (AAS, 36 [1944], pp. 27-29).
A. Maus (Selon quel cérémonial convient-il de baptiser un groupe d'adultes en pays de missions?, in Nouvelle Revue Théolog., 66 [1935], pp. 693-700), tenuta presenti tutte le rubriche del Rituale, ha cercato di semplificare il rito battesimale degli adulti. Il rito semplificato, che già è in uso in alcune missioni del Congo, abbrevia le lunghe cerimonie e riesce molto comodo nelle regioni calde.

Esso è stato così ottenuto: 1) omissione dei salmi

## Page 613

e preghiere dei numeri da 1 a 4 , perché la rubrica dice: "si temporis ratio ferat»; omissione di due o anche delle tre interrogazioni circa il nome: nn. 5 e 37 e di tutte le apostrofi: nn. 5, 6, 9, 10, 15, 29, 33, 38 e 50 ; a) tutte le preghiere "singulariter singulis" e a fortiori le altre, sono dette al plurale e ciascuna è recitata una sola volta per tutti i catecumeni prima del gesto che le accompagna; 3) tutti i gesti : segni della croce sulla fronte, il petto, il corpo, ecc., insufflazioni, inalazioni, imposizione di mano sulla testa, unzioni, riti del sale, della saliva, della veste candida, della candela, sono ripetuti su ciascuno, in silenzio, dopo la preghiera corrispondente, detta al plurale per tutti; 4) l'infusione dell'acqua e le parole sacramentali, precedute dal nome e dall'interrogazione del nome, sono ripetute per ciascuno.

Il metodo è molto semplice e per facilitare l'uso è consigliabile preparare il testo del cerimoniale cosi sem-
![img-6.jpeg](img-6.jpeg)

Battesimo - B. d'un indigeno - Missione di Punia. Congo, Vicariato apostolico di Stanley Falls.
plificato con le preghiere in plurale. Può liberamente usarsi ogni volta che il numero dei catecumeni supera la diecina.

Un'altra questione interessa le missioni ed è quella del B. dei fanciulli nati da genitori infedeli. Moltissimi sono i decreti e le istruzioni emanati in materia dai Sommi Pontefici, da Propaganda e dal S. Ufficio e che il can. 750 § i quasi riassume. Tra i diversi documenti relativi alla questione ha una particolare importanza la istruzione di Propaganda in data 17 apr. 1777 (P. Gasparri, Codicis Iuris Canonici Fontes, VII, Roma 1935, n. 4575, pp. 107-15; Collectanea, loc. cit., n. 522, pp. 519-23). In essa si stabilisce: «non licere nisi in articulo seu moraliter certo imminentis mortis periculo infantes infidelium filios, invitis seu insciis parentibus, baptizare». Con questa risposta veniva chiarita la prassi seguita dal ven. Giovanni Martino Moyé, del seminario delle Missioni estere di Parigi, missionario in Cina. Durante la carestia, che nel biennio 1777-79 micté numerosissime vittime nel vicariato apostolico di Su-tchuen, il ven. Moyē, con l'aiuto di pie donne, battezzò un gran numero di bambini di genitori pagani e dopo la fine della carestia segui la sua prassi, ispirata a criteri molto larghi in materia e che era oggetto di discussioni da parte di altri missionari.

Sull'argomento, nel 1779 mons. F. Pottier, vicario apostolico, e nel 1780 lo stesso Moyé scrissero a Roma per avere una decisione definitiva in materia. Nel frattempo la Propaganda aveva emanata il 17 apr. 1777 la «Instructio super dubiis nonnullis propositis quoad baptismum pro diversis cum personarum tum periculi circumstantiis", che risolveva la questione in senso contrario alla prassi seguita dal ven. Moyè e
che giunse nelle mani di mons. Pottier nei primi mesi del 1782. Il ven. Moyē vi si sottomise pienamente.

Bibl.: G. Goyau, Un devancier de l'Oeuvre de la Sainte-Enfance: Jean-Martin Moyé, missionnaire en Chine (1711-83), Parigi 1937; G. Oesterle, De Regnismo infantis ex infidelibus parentibus geniti, in Commentarium pro religiosis et missionariis, 20 (1939), pp. 22-37; Disquisitis... circa fontes historicas causam registrates et circa quasdam peculiares animadversiones super virtutibus ven. Servi Dei Joannis Martini Moyè (S. R. Congr., Sectio Historico, 62), Città del Vaticano 1944, pp. 34-45. Saverio Paventi
IV. Ascetica del B.

Le inesauribili ricchezze delle verità contenute nella dottrina del B. e nei simboli, di cui sono dense le cerimonie del rito, hanno indotto fin da principio i Padri e gli scrittori ascetici a studiare profondamente l'apporto che esse possono dare alla formazione spirituale delle anime, e la pietà cristiana a istituire pratiche, che le mantengano vive nella memoria.
I. Vivere il proprio B. - Significa anzitutto diventarne coscienti. Il bambino, quando riceve il Sacramento, non sa quello che riceve; ma crescendo negli anni deve procurare di capire sempre più intimamente il dono largitogli. Il B. depone nell'anima la vita divina; ma questa è soltanto come un garme; tocca al cristiano farlo crescere fino a raggiungere, secondo l'espressione di s. Paolo, "la statura dell'uomo perfetto, la pienezza dell'età del Cristo" (Eph. 4, 13). Vivere il proprio B. vuol quindi significare sviluppare la ricchezza che è contenuta nel seme, far crescere in se stessi Gesù Cristo. Questa, che in fondo è la vocazione alla santità, non è che lo sviluppo della grazia battesimale.

Gli imperativi che ne derivano e costituiscono l'applicazione del principio : «vivere il proprio B.» si possono ridurre a quattro : 1) evitare la colpa. "Ricevi questa veste candida e riportala senza macchia al tribunale di N. S. Gesù Cristo" dice il sacerdote nel rito battesimale, deponendo un candido lino sul battezzato. E s. Paolo : "Non sapete che siamo stati battezzati in Gesù Cristo... affinché comminiamo in novità di vita?" (Rom. 6, 4). 2) acquistare verso Dio uno spirito filiale. "Avete ricevuto lo Spirito Santo, uno spirito di adozione, nel quale gridiamo: Padre, Padre" (Rom. 8, 15). 3) acquistare lo spirito di sacrificio. Pure ricevendo la vita divina, il cristiano conserva in sé la possibilità di ribellarsi alla retta ragione; porta sulle labbra, con la possibilità di darlo un giorno, il fascio di Giuda; occorre quindi essere forti, lottare e vincere, e questo importa sacrifici. 4) acquistare lo spirito di apostolato. Posta l'incorporazione in Cristo, tutti i battezzati sono uniti per aiutarsi scambievolmente e ciascuno deve cooperare al bene spirituale altrui.
II. La devozione al B. - Varie pratiche furono introdotte dalla Chiesa e dalla pietà cristiana per mantenere vivo il ricordo e quindi richiamarci lo spirito e le promesse fatte nell'atto di ricevere il Sacramento: 1) solennizzare la data, non solo di nascita, ma del B. La prima ricorda la comparsa nella famiglia umana; la seconda la comparsa, molto più importante, nella famiglia divina. 2) Rinnovare i voti battesimali. Il che può farsi privatamente e anche partecipando alla cerimonia indetta al principio di ogni anno, o in occasione delle comunioni solenni, o dell'amministrazione della Cresima. Rinunciare a Saxena e cioè reagire alla seduzione delle idee perverse, sparse a profusione, è necessità di ogni giorno. Quindi il ratificare il patto pronunciato in nostro nome dal padrino o dalla madrina è un'azione che si impone al cristiano che comprende quello che è e quello che fa.

Bibl.: C. Marmion. Cristo, vita dell'anima, vers. ital., 4^{2} ed., Milano 1932, pp. 217-40; P. Donconur, Retours en Chrétienté. La naissance, le mariage, la mort, Parigi 1933, pp. 1-68; V. Poucel, Mon Baptême, ivi 1937; F. Jürgensmeier, Il Corpo

## Page 614

mistico di Cristo, vers. it., Brescia 1937, pp. 191-95; R. Plus, B. e Cresimo, vers. ital., 3^{2} ed., Torino 1943; R. Daceshler, Bapidme, in DSp. I, coll. 1230-40. Celestino Testore
V. Iconografia e folklore del B.
I. Iconografia. - La scena comunemente chiamata del B. fu tra le primissime scene neotestamentarie che penetrarono nell'arte paleocristiana, sia nella scultura che negli affreschi cimiteriali. Più tardi passerà in modo del tutto naturale nella decorazione dei battisteri e della suppellettile liturgica. Concepita secondo uno schema alquanto semplice, fu soggetta però a varianti ed evoluzioni. Una descrizione che tenga conto di queste, deve comprendere tra gli elementi sostanziali della composizione, comuni a tutti i monumenti : il battezzato, di solito nudo; il battezzante, il cui vestiario varia tra la tunica esomide ovvero la pelle di animale e la tunica con il pallio; una indicazione del bagno battesimale per mezzo della stessa nudità del battezzato e dell'acqua rappresentata come massa orizzontale, come spruzzi sparsi intorno al neofita ovvero, in scultura, come cascata verticale, che dal v sec. diventa lo storico Giordano; e infine un'ul lusione all'intervento dello Spirito Santo, figurato nella colomba che, dal iv sec., può mandare dal becco un raggio di luce, ed anche nell'imposizione della mano che si trova dovunque meno che in quei monumenti in cui il Battista aiuta il Cristo a risalire dalle acque del Giordano. Le coppe per l'infusione che si trovano in pochi monumenti antichi sono dovute a restauri recenti. I criteri ammessi una volta per distinguere il B. di Cristo da quello del semplice neofita non sostengono il confronto con tutti i monumenti; si può dire soltanto che in determinati casi il primo serve di prototipo del secondo. Le figurazioni antiche servono poco o nulla per illustrare i diversi riti dell'immersione, infusione o aspersione, perché lo scopo dell'arte non fu di rappresentare realisticamente una cerimonia liturgica, ma di comporre insieme gli elementi più adatti a richiamare nella mente dei fedeli il rito dell'iniziazione cristiana, il B. cioè «nell'acqua e nello Spirito Santo».
Bial.: J. Strzegowski, Ikonographie der Taufe Christi, Monaco 1885; L. De Bruyne, L'imposition des mains dans l'art chrétien ancien, in Réc. de archoal. cristiana, 20 (1943), pp. 212-47 (ivi, ulteriori dati bibliografici). Luciano De Bruyne
Iconografia del B. di G. - Il tema del B. di Gesù continuò per tutto il medioevo, e non subí essenziali varianti in Occidente, mentre in Oriente assunse un carattere più aneddotico e narrativo: gli affreschi del sec. 2 di Toqale Kilissé in Cappadocia influenzeranno, attraverso miniature, specialmente le miniature romaniche (p. es., la forma conica dei flutti del Giordano).

Nel periodo romanico il tema subì alcune modificazioni anche perché venne adoperato in modi e occasioni diverse dalle precedenti, come, p. es., per le decorazioni di capitelli, di timpani, ecc. I miniaturisti, invece, furono fedeli alla tradizione iconografica (Sacramentari d'Autun e di Drogone, Hortus deliciarum) pur tramandandoci spesso un Cristo barbato e benedicente. Il numero degli angeli astanti diviene variabile: in Francia uno o due, in Italia anche tre (battistero di Parma) o quattro (S. Maria d'Arezzo). Talora il Battista, vestito di pelli e cinto di corde, battezza il Cristo con un'ampolla.

In seguito il soggetto ebbe varianti iconografiche dipendenti soprattutto dalla crescente prevalenza dell'individualità dell'artista e dal gusto pittoresco che cercava indistinte occasioni per manifestarsi : così mentre Giotto (Padova, cappella degli Scrovegni) espresse nel B. di Cristo la sua umana religiosità, Masolino si attenne piuttosto alla tradizione (Castiglione d'Olona) pur dimostrandosi cu-
rioso di novità iconografiche; il Verrocchio compose la scena di fronte a un luminoso paesaggio fra squarci di luci, mentre Piero della Francesca vi impresse il suo assoluto rigore geometrico e spaziale.

L'ambiente della scena, poi, si complicò di piante, di fiori, di scenette come dimostrano, p. es., il Perugino, i Bellini e specialmente il Tiepolo.

Bial.: I. Strzegowski, Ikonographie der Taufe Christi. Ein Beitrag zur Entwicklung der christlichen Kunst, Monaco 1885; G. de Jerphunion, Le Bapidme de Saint dans la Liturgie et dans l'art chrétien, in Etudes, 182 (1925), pp. 3-25; K. Künste, Ikonographie der christlichen Kunst, I, Friburgo in Br. 1928, pp. 375-80; L. Brchier, L'art chrétien, son développement iconographique des origines à nos jours, 2^{°} ed., Parigi 1928 (cf. ind. iconogr., s.v. p. 456 ). Fabia Borroni -*
II. Folklore. - La tradizione popolare conserva, intorno alla cerimonia del B., una serie di originali costumanze che, quasi a integrazione del rito, concorrono ad accentuare e colorire il carattere festoso e solenne dell'avvenimento e a dar rilievo all'entrata di un nuovo nato nella comunità cristiana.

Fin che il bimbo non è battezzato, in molte regioni, specialmente dell'Italia centro-meridionale e insulare, è chiamato "turco", o "turchetto", ovvero anche "pagano", e quando, dopo il sacro rito, la comare rende il figlio alla puerpera, pronuncia la frase sacramentale: "Tu mi hai dato un pagano, ed io te lo rendo cristiano". Nello stesso senso usano i Greci chiamarlo Spáxos, serpente, e se è femmina Spaxos\%. serpentina, nel concetto che il bimbo non battezzato è non solo un uomo in balia del diavolo, ma anzi lui stesso un diavolo.

Da ciola tendenza, nei luoghi ovela tradizione popolare è più viva, ad affrettare il più possibile la data del B. Il vestito del B. per il neonato è, in genere, costituito da un abitino lungo e da una cuffietta bianca. S'intende che, anche a questo riguardo, molteplici sono le varietà dovute al clima, all'ambiente, alla condizione sociale, al gusto individuale, ecc. Domina, comunque, il concetto dell'innocenza (bianco) e della necessità di indicare la distinzione del sesso, sì che a prima vista anche un estraneo possa subito riconoscere se si tratti di maschio o di femmina.

Straordinaria importanza aveva, nella tradizione popolare, l'istituto del padrino e della madrina, o del compare e della comare di B. Ora l'uso va, un po' dovunque, perdendo vigore, ma, fino a non molti anni fa, in moltissimi paesi il padrino era veramente un "compare" assumendo nella famiglia, in cui teneva a B. il neonato, un posto di parentela spirituale strettissima, e quasi superiore ad una parentela di sangue. Il numero dei padrini viene in talune regioni raddoppiato con altra coppia scelta tra i ragazzi di famiglie amiche : in Francia questi padrini minori vengono chiamati "parcsins babillauds". Ai due padrini è dovuta per consuetudine la prima notizia delle doglie del parto e dell'avvenuta nascita. In molti luoghi spetta al padrino mettere il nome al neonato. Anche nell'imposizione del nome il popolo suol seguire le norme di un'antica tradizione; si «rifanno» prima i nonni paterni, poi quelli materni, poi gli zii, cioè i fratelli del padre e della madre, sempreché vicende interne della famiglia, morti premature, ecc. non inducano ad imporre il nome di altri congiunti od amici. E questa una delle espressioni tipiche del senso della tradizione e della coesione familiare tra il popolo.

In chiesa il neonato è tenuto sulle braccia dal padrino (o dalla madrina): nell'atto in cui il B. si conferisce, il padre si allontana e si colloca qualche gradino più sotto del compare (la madre non partecipa mai al B. e si fa trovare a letto, anche se la cerimonia è rinviata a molto tempo dopo la nascita). L'uscita

## Page 615

dalla chiesa dà luogo a manifestazioni di allegria, sparo di fucili e lancio, da parte dei padrini, di confetti o anche di nocciole, fave o frumento e perfino denaro, tutto come segno e buon augurio di prosperità e di abbondanza. Il lancio, con gesto di aspersione, dà luogo a contese fra i ragazzi. Al ritorno il corteo segue lo stesso ordine che all'andata, salvo che si dà al prete il posto d'onore, ove esso partecipi al festino in casa del neonato.

A casa poi è il momento degli auguri e delle espressioni festive, talune secondo formole rituali. Della riconscgna del figlio battezzato alla madre, da parte della comare, si è detto innanzi. La famiglia offre un rinfresco più o meno ricco a seconda delle proprie condizioni. Caratteristica l'offerta di confetti, mandorle, noci, zuccherini, uova sode, nonché di vino o rosolio e caffè.

Tutto questo complesso di usanze o credenze serve a dare alla cerimonia del B., nella semplice anima del popolo, un tono di commovente poesia e di intima festività. - Vedi Tav. LXV.

Bim.: A. De Gubernatis, Storia comparata degli usi natalizi in Italia e presso gli altri popoli indo-europei, Milano 1878; G. Pitre, Usi e costumi, credenze e pregiudizi, II, Palermo 1889; A. Van Gemmje, La distinction des sexes dans les cbebmantes du baptême en Savoie, in Studi e Mater. di Stor. delle Rel., 5 (1929), pp. 69-82; A. L. Vcit, Volksfremmes Btaushtum und Kirche im deutschen Mittelalter, Friburgo in Br. 1936, pp. 61. 139-62; M. Acata, Tradizioni popolari della Gallura: dalla culla alla tomba, Roma 1923.

Paolo Toschi

BATTESIMO del DISSIDENTI. - Per dissidenti s'intendono, qui, coloro che appartengono o alle Chiese orientali separate o a comunioni o sétte, derivate dalla cosiddetta «riforma» del sec. xvı. Per le une e per le altre giova sapere quale valore abbia per la Chiesa cattolica il B. da esse amministrato.
I. Chiese cRIENTALI SEPARATE. - Quanto alla sostanza, alla materia, cioè, alla forma trinitaria e all'intenzione del ministro esiste l'accordo tra la Chiesa cattolica e le varie chiese separate; e perciò il B. da queste amministrato ai propri fedeli, non si ripete mai. Si possono trovare e ci sono di fatto altre differenze, per es., sulla questione del carattere, su alcune cerimonie liturgiche; ma la sostanza rimane la stessa.
II. Comunioni derivate dalla «Riforma». Come norma generale la Chiesa cattolica, fedele alla sua dottrina, ha sempre riconosciuto valido ogni B. conferito dagli eretici, quando era stato amministrato conforme alla istituzione di Gesù Cristo, adoperando cioè l'acqua naturale, la formola trinitaria, con l'intenzione di fare quello stesso che essa fa. Quindi ha sempre riprovato l'uso di ribattezzare indiscriminatamente le persone battezzate da eretici. Si possono citare le parole di s. Pio V: «I calvinisti non errano nella forma del B., ma negli effetti; perciò i battezzati dai calvinisti non debbono essere ribattezzati" (R. Stephen, p. 10); e parecchi altri decreti del S. Ufficio e della S. Congregazione di Propaganda Fide (R. Stephen, p. 40 sgg.; E. Mangenot, in DThC, II, I, col. 338 sg.).

La disciplina attuale, posta l'evoluzione profonda subita nella teoria e nella pratica dai protestanti, a partire soprattutto dal sec. xvil, è fondata sul decreto del S. Ufficio del 20 nov. 1878, e contiene le seguenti norme:

1. Qualunque sia la sétta e il luogo da cui provengono coloro che intendono passare alla Chiesa cattolica, si deve esaminare caso per caso la validità del B. ricevuto nell'eresia. Non basta perciò considerare il rituale di quella setta determinata, per vedere se contenga qualcosa contraria alla validità del B., ma si deve investigare nei singoli casi la posizione dottrinale e la pratica liturgica del ministro, che l'ha conferito; la materia e la forma adoperate nel primo B. Quanto all'intenzione, la si deve
presumere, se non c'è ragione prudente di dubbio (Istruz. della Congreg. di Propaganda Fide, 23 giugno 1830 [Collect. S. C. de Prop. Fide, I, Roma 1893, n. 814]). 2. Se, dopo oculata investigazione, consta con certezza la validità del B. conferito, non si deve reiterare il Sacramento, ma solo ricevere l'abiura o la professione di fede. 3. Se consta invece che il primo B. è nullo, lo si deve amministrare in senso assoluto. 4. Se invece non si fanno ragioni per conchiudere sulla validità o invalidità, o rimane qualche dubbio sulla validità, si deve amministrare il B. sotto condizione.

Bim.: Oltre ai trattati di teologia morale, cf. R. Stephen, Wiedertaufe in Theorie u. Praxis der römischbatholischen Kirche seit dem tridentin. Konsil, Marburgo 1908; H. Freerickes, Die Taufe im heutigen Protestantismus, Münster 1923; G. Morel-E. Mangenot, s. v. in DThC, II, coll. 328-41. Celestino Testore

BATTESIMO degli ERETICI: v. cIPRIANO, santi; DONATISTI.

BATTESIMO di GESÙ. - La scena narrata dai sinottici (Mt. 3, 13-17; Mc. 1, 9-13; Lc. 3, 21-22) e accennata da Giovanni (Io. 1, 32-34) si può ricostruire facilmente così : sui trent'anni (Lc. 3, 23), Gesù perte da Nazareth, si presenta al Giordano in mezzo alla folla azzotta alla parola del Battista, e domanda di essere anch'egli battezzato (Mt. 3, 15). Quando esce dall'acqua ed è immerso nella preghiera ( L c .3, 22), i cieli si aprono, ne discende lo Spirito Santo in forma di colomba, che si posa sopra di lui e una voce proclama: «Questo è il mio Figlio diletto, in cui mi sono compiaciuto». Nella colomba il Batti ta scorge il segno sensibile, "corporale" (Lc. 3, 22) della discesa dello Spirito Santo e comprende che colui, che ha or ore battezzato, è il Figlio di Dio (Io. 1, 33-34).

Il b. di Gesù è pertanto: 1) La consacrazione della missione messianica di Gesù. Quella discesa, infatti, dello Spirito Santo inverava due testi, considerati messianici, della S. Scrittura (Ps. 2, 7; Is. 61 I; cf. anche Is. 42, 1); e il Precursore stesso aveva dichiarato: «Dopo di me, viene uno che è maggiore di me... e appunto sono venuto a battezzare nell'acqua, affinché egli fosse manifestato in Israele» (Io. 1, 30). 2) Una nuova proclamazione della filiazione naturale del Verbo Incarnato. Che le parole "Questi è il mio Figlio diletto" si debbano intendere nel senso di filiazione naturale e non semplicemente adottiva, lo esigono sia il testo (Gesù e il figlio [ò vīde μ ° ν ] e il figlio diletto [ò é χ α σ η τ \dot{α} ς ], non solo cioè carissimo, ma unicamente caro, l'unico [cf. J. Lebreton, Les origines du dogme de la Trinité, Parigi 1919, pp. 3 08-309]) e sia il contesto, quando le consideriamo alla luce delle espressioni uguali ricorrenti in altri episodi della vita di Gesù (ad. es., nella concezione verginale del Verbo [Lc. 1, 34-37], nella trasfigurazione [Mt. 17, 5], nel ritrovamento di Gesù nel tempio [Lc. 2, 493], e in quello che intorno a se stesso e alle sue relazioni col Padre predicò il Messia, sempre più apertamente man mano che si avvicinava alla Passione [cf. J. Lebreton, ibid., p. 286 sgg.]).

Molti critici moderni della scuola protestantica liberale hanno voluto conchiudere dall'episodio del b. di Gesù, che egli ricevette allora per la prima volta la dignità di Messia, o ne ebbe per la prima volta coscienza, o ricevette la filiazione divina. Ma queste interpretazioni vanno apertamente contro quello che s. Giovanni e s. Paolo dicono della preesistenza del Verbo. D'altra parte la discesa dello Spirito Santo sopra una persona eletta da Dio ad una particolare missione, non importa di per sè nessuna divinizzazione; serve soltanto a dimostrare uno speciale impulso da parte di Dio, come avvenne ad Otoniel (Iud. 3, 10), Gedeone (Iud. 6, 34), Jelte (Iud. 11, 29), Sansone (Iud. 13, 25), Balaam (Num. 24, 2), Saul (I Sam. 10, 6) ecc.

## Page 616

Bibl: K. Weiss, Die Taufe fesu, in Theol.-prohtische Monatscbrift, 25 (1914), pp. 633-55: J. Coppens, Baptême, in DBs, I; 832 sgg.: J.-M. Vosté, De Baptismo, Teutotione et Transfiguratione Jesu, Roma 1934, pp. 3-49; J. Kosnetter, Die Taufe fesu, Vienna 1936.

Celestino Testore
BATTESIMO di GIOVANNI. - E il b. che il precursore (donde l'epiteto di «battista» = «battezzatore»), amministrava sulle rive del Giordano, invitando il popolo a mutare vita e a prepararsi all'avvento del Regno di Dio (Mt. 3, 5). Apparentemente esso nulla apportava di nuovo ai Giudei, che già trovavano preteritte nella legge (Lev. 14, I sgg., 15,5 sgg.) parecchie abluzioni, quali riti di purificazione da impurità legali, e conoscevano il b. degli Esseni, e forse anche quello dei proseliti, amministrato, dopo la circoncisione, ai gentili, che venivano incorporati al giudaismo. In realtà, tuttavia, il b. di Giovanni quanto al rito e soprattutto al significato morale aveva alcune note di assoluta novità, che lo distinguevano da ogni altro.

1. Giovanni invoca per l'opera sua un mandato divino. Ai giudei, infatti, che gli domandavano: "Perché battezai, se non sei il Cristo né un profeta ?n risponde : «Colui che mi ha mandato a battezzare nell'acqua», ecc. (Is. 1, 33) e Gesù conferma pubblicamente questa origine divina (Mc. 11, 30). 2. Il b. del precursore ha lo scopo tutto particolare di preparazione messianica: «Dopo di me verrà uno che è maggiore di me ed io non lo conoscevo; ma appunto sono venuto a battezzare nell'acqua, affinché egli fosse manifestato in Israele" (Io., 1, 31; cf. anche Act. 19, 4). Si tratta dunque di un rito transitorio, annunciatore di un ordine nuovo, tutto in funzione dell'aspettazione messianica giudaica, cosi viva a quei tempi, che non mancavano di falsi Messia. 3. Da quanto s'è detto appare facilmente la differenza tra il b. del precursore e gli altri. Esso si distingue : a) dalle abluzioni imposte dalla legge, perché queste e ciascuno se le compiva da sé e conferivano soltanto una purità legale, esteriore; b) dal b. dei proseliti, perché questo era solo amministrato ai gentili e non importava se non una purificazione rituale, mentre il b. di Giovanni si dava anche agli stessi Israeliti e aveva riferimento alla remissione dei peccati; c) dal b. degli Esseni, perché questo si ripeteva molte volte, non aveva riferimento alcuno con la restaurazione del Regno di Dio e non importava, nè significava un pieno rinnovamento interiore.

Il b. di Giovanni, poi, differisce specificamente dal B. cristiano: a) per l'origine, perché non è stato istituito da Gesù Cristo; b) per l'atto esteriore che lo costituisce, perché consiste solo nella applicazione della materia, senza che vi sia aggiunta nessuna forma; per la sua virtù significativa, perché significa non la grazia presente, ma la futura, che Gesù ci avrebbe meritata con la sua passione e morte; per la sua virtù causale. Il b. di Giovanni nonagiva ex opere operato, come il Sacramento, cioè producendo quello che significa, ossia la remissione della colpa e il conferimento della grazia; ma solo ex opere operantis, disponendo mediante le opere di penitenza; e finalmente, il rito cristiano rigenera chi lo riceve, gli imprime nell'anima un carattere indelebile, lo introduce nella società fondata dal Cristo, lo rende capace di ricevere gli altri Sacramenti; tutti effetti che il b. del precursore era incapace di produrre (cf. H. Houbant, Jean B. [baptême de], in DThC, VIII, col. 655).

Giovanni, del resto, è esplicito su questo punto: "Io vi ho battezzati in acqua; ma egli vi battezzerà in Spirito Santo" (Mc. 1, 8), "in Spirito Santo e fuoco" (Mt. 3, 11; Lc. 3, 16), dove l'aggiunta "fuoco" sta ad indicare che la grazia, data dal B., consumerà come fuoco i peccati, purificherà e illuminerà. L'agente divino, che è lo Spirito Santo, è a servizio soltanto del Messia. Da parte loro gli Apostoli, fin dal primo mo-
mento della loro predicazione, considerarono il b. di Giovanni come inesistente e battezzarono "nel nome di Gesù" tutti che si presentavano, anche quelli che già prima erano stati battezzati dal precursore (Act. 2, 38; 19, 1-7); perché a tutti senza eccezione mirava l'ordine perentorio di Gesù (Mt. 18, 19). Perciò la Chiesa, sorti gli errori della cosiddetta riforma, definì nel Concilio di Trento: "Se uno asserisce che il b. di Giovanni ha avuto la medesima efficacia che quello di Gesù, sia anatema" (Sess. VII, de Bopt., can. I: Denz-U, n. 857).

Bibl.: D. Buey, S. fean-Baptiste, Parisi 1922. pp. 119-264; J. Kosnetter, Die Taufe fesu, Vienna 1936; L. Cerlino, Le Baptême des Esséniens, in Recherches de science religieuse, 19 (1929), pp. 348-6s; H. Simon, J. Prado, G. Dorado, Naymo Testoso., I, Torino 1944, pp. 383-87.

Celestino Testore
BATTHYANY, JÓzser. - Cardinale ungherese, n. a Vienna nel 1727, m. a Presburgo nel 1799. Nominato vescovo di Transilvania nel 1759; nel 1776 passò arcivescovo a Kalocsa, poi a Strigonia e nel 1778 fu creato cardinale. Incoronò Leopoldo II e Francesco II. Fu una delle più alte menti ed uno dei più affascinanti oratori della sua età. Fido consigliere di Maria Teresa, combatté poi apertamente le innovazioni di Giuseppe II, difendendo con risolutezza i diritti della Chiesa e del suo paese. Quando Pio VI si recò a Vienna, il B. fece da intermediario fra lui e l'imperatore, con soddisfazione di ambedue le parti. In questa occasione il Papa gli impose il cappello cardinalizio il 19 apr. 1778. Lasciò una ricca biblioteca ed una importante raccolta di monoscritti. Donò alla città di Budapest l'attuale "giardino di città".

Bibl.: Révai Nagy Lexikona, Budapest 1912; Pastor, XVI, III, Roma 1943, p. 355.

Alessandro Alessandrin
BATTICALOA: v. TRINCOMALIE.
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)

BatTISTERO - Esterno del b. degli Ariani a Ravenna, eretto da Teodorico (principio del sec. vi).

## Page 617

BATTISTA da Crema. - Scrittore e direttore ascetico domenicano, al secolo Carioni, n. a Crema probabilmente verso il 1460 . Pare sia stato discepolo del beato Sebastiano Maggi (v.). L'austero domenicano cominciò a diventare noto nel 1519 quando s. Gaetano Thiene, reduce dall'aver cooperato in Roma alla fondazione della Confraternita del Divino Amore, lo scelse, e Vicenza, ove soggiornava, per suo direttore spirituale. Inviò per obbedienza il Thiene prima a Venezia, e nel 1523 a Roma, ove pare lo spingesse alla fondazione dei Teatini. Scelto per confessore da Ludovica Torelli, contessa di Guastalla, convertitasi a vita spirituale, fra' B. andò, con indulto di Clemente VII, ad abitare a Guastalla pressola Contessa assumendone la direzione spirituale ( 5529 ). Dietro suo consiglio la contessa scelse per suo cappellano s. Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti (maggio 1530 ?), che il B. aveva conosciuto a Cremona e dirigeva dal 1528. Nel 1529 la contessa Torelli e fra' B. si trasferirono a Milano, e vi gettarono le fondamenta di due pie associazioni, una di donne e l'altra di sacerdoti, che seguivano un rigoroso metodo ascerico secondo gli insegnamenti spirituali di fra' B. Da tali pie associazioni, per successive evoluzioni ebbero origine le Angeliche e i Barnabiti. La permanenza di fra' B. presso la contessa di Guastalla fu aspramente criticata dai suoi confratelli domenicani e da altri tra i quali Gian Pietro Carafa (poi Paolo IV), ma nel processo intennerosi nel 1530 risultò la sua innocenza. Morì nella notte tra il 2 e il 3 genti, 1537 assistito da s. Antonio Zaccaria.

Fra' B. è noto, oltreché come direttore di anime, anche come insigne scrittore di opere spirituali molto lette ai suoi tempi: La Via di aperta veritd, edita la prima volta a Venezia 1523 , a insaputa dell'autore, da un suo ammiratore, Gerolamo Regino eremita, zeppa di errori e di deformazioni del pensiero dell'autore, e riedita, in forma corretta, dal B. stesso, probabilmente alla fine del 1524 (ristampa nel 1544-47); Della cognitione et vittoria di se stesso, Milano 1531, Philosophia Divina, ivi 1531, Lo specchio interiore, ivi 1540 . Pare gli si debbano anche attribuire i Detti notabili editi a Venezia nel 1583 , e che furono già attribuiti a s. Antonio Zaccaria.

L'ascetica di B. è austera, animata da forte spirito combattivo verso se stesso e le proprie passioni, priva di compromessi con la fragilità umana, eminentemente antiquistica. Sembra però lasciare un poco troppo nell'ombra l'opera della grazia, per far emergere l'opera fattiva e costruttrice della libera volontà. Anche perché da B. è elegiata, forse troppo insistentemente, la dottrina di Cassiano, la sua spiritualità fu accusata di semipelagianesimo, anzi di pelagianesimo. La dottrina è sostanzialmente ortodossa e pura, ma le si possono rimproverare alcune espressioni non troppo felici e