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opera della grazia, per far emergere l'opera fattiva e costruttrice della libera volontà. Anche perché da B. è elegiata, forse troppo insistentemente, la dottrina di Cassiano, la sua spiritualità fu accusata di semipelagianesimo, anzi di pelagianesimo. La dottrina è sostanzialmente ortodossa e pura, ma le si possono rimproverare alcune espressioni non troppo felici e divenne sospetta al S. Ufficio per l'abuso che ne fece l'angelica Paola Antonietta Negri (v.).

Gli scritti del padre B. furono posti all'indice da Paolo IV Carafa nel 1559, condanna confermata dal Concilio di Trento, però con la più mite delle clausole. Riedite in compendio da Serafino da Fermo canonico lateranense, precedente da una Apologia, a sua volta condannata, ritrovata ed edita dal p. Orazio Premoli, le opere del B. furono tolte dall'Indice nel 1900.
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(fot. Occameloit)
Battistero - B. con rivestimento di musaico (sec. vi).
Tunisia, Sbeitia.
il Giovane con il significato di una vasca da bagno ( E p., II, 17, 11) e ancora nello stesso senso viene impiegata da Sidonio Apollinare quale sinonimo di piscina ( E p., II, 2; PL 58, 473). Il diacono Filippo battezzò il ministro della regina Candace nell'acqua che trovò lungo il tragitto fatto insieme (Act. 16, 13-45); s. Giustino scrive che il Battesimo viene dato in un luogo dove c'è dell'acqua (Apol. I, 61: PG 6,420 ); così pure Tertulliano (De corona, 3: PL 2, 79) il quale afferma che «nulla distinctio est, mari quia an stagno flumine an fonte, lacu an alveo - e come Giovanni battezzò nel Giordano così s. Pietro « in Tiberi tinxit" (De Baptismo, 4: PL 1, 1311). Dal sec. Iv in poi con la parola b. si intende sia in Oriente che in Occidente uno speciale edificio annesso alla basilica destinato al conferimento del S. Battesimo. Suoi sinonimi furono le parole tinctorium, lavacrum, fons.
L'impiego essenziale dell'acqua nell'amministrazione del Sacramento fece ispirare le forme architettoniche degli edifici termali pubblici o privati, senza alcuna uniformità, anzi con la più grande varietà; si hanno perciò b. a pianta centrale, circolare, pentagonale, esagonale, ottagonale, a croce greca, con copertura a vòlta e a cupola, ma tutti indistintamente contenenti nel centro del vano una piscina profonda tra 70 e 75 cm . nella quale si discendeva per mezzo di gradini e dove l'acqua affluiva dall'alto, da agnelli, da cervi, dalle fauci d'un leone, ecc.; nel fondo della vasca era il foro per il deflusso delle acque.

Talvolta adiacenti al b. erano annessi un balneum con piscine per il bagno dei catecumeni, prima dell'immersione rituale, come mostrano gli esempi rinvenuti a Fréjus e a Marsiglia in Francia, o a G̛emilah e a Timgad nell'Africa romana, o quelli attestati da documenti per Roma e Ravenna (v. bagni).

Il più antico b. conosciuto è attualmente quello in Mesopotamia di Dura Europos (v.) anteriore al 256 d. C. In alcuni casi sporadici il b. era nell'interno stesso della basilica, come, p. es., in S. Pietro in Vaticano e in S. Crisogono.

Per Roma si hanno oltre il b. monumentale del Laterano (G. B. Giovenale, Il battistero lateranense nelle recenti indagini della Pont. commissione di archeologia sacra,

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Battistero - B. con deambulatorio (sec. vi) - Gemilah.
Roma 1929), giunto a noi nella sua configurazione architettonica ancora in gran parte del tempo di Sisto III, con 8 colonne nell'interno, precedute da un portico, un gruppo di b. minori come quelli di S. Marcello, di S. Crisogono, e di S. Stefano sulla via Latina.

Nelle cronache dei vescovi di Napoli si parla di un baptisterium fontis maioris e d'un altro fontis minoris, il primo S. Giovanni in Fonte presso S. Restituta (G. Stuhlfauth, Das Baptisterium S. Giovanni in Fante zu Neapel und seine Musaihen, in Reinhold Seebergs Festschrift, II, Berlino 1930, pp. 181-212), il secondo presso la Stephania (eretta dal vescovo Stefano).

A Nocera dei Pagani le grande rotonda a colonne contiene una piscina ottagona; in Calabria a S. Severina, la rotonda è pure con colonnato anulare (P. Lojacona, Il b. di S. Severina, in Boll. d'Arte [1934-35], pp. 174-85).

A Milano è del tempo di s. Ambrogio la basilica Baptisterii, a sud della basilica nuova presso S. Tecla, detta sanctus Johannis ad fontes o fons S. Theclae; da Ennodio si conosce il b. di S. Stefano; nel medioevo quello di S. Giovanni era impiegato per gli uomini, l'altro di S. Stefano per le donne. Un gruppo notevole di b. del tipo di Riva S. Vitale in Canton Ticino è quello che si ripete in molti luoghi della Lombardia (F. Reggioni, Dieci b. lombardi minori dal sec. V al sec. XII. I monumenti italiani. Rilievi raccolti a cura della R. Accademia d'Italia, I, Roma 1935). Ad Albenga e a Ventimiglia si ha la forma ottagonale (G. De Angelis d'Ossat, I b. di Albenga e di Ventimiglia, in Boll. delle R. Deputazioni di Storia patria per la Liguria, 1936).

A Ravenna si conservano due b.: quello eretto presso la Cattedrale dal vescovo Nenne (ca. 458) e quello di S. Maria in Cosmedin, costruito dagli Ariani sotto Teodorico. A Cividale il b. era del tempo del patriarca Callisto (737), ad Aquileia con 5 gradini nella piscina. A Parenzo il b. ottagonale con piscina esagonale è opera come il Duomo del vescovo Eufrasio (ca. 530); anche a Salona il b. era ottagono con piscina quadrata.

La Francia meridionale offre una serie di antichi b. di grande importanza architettonica, con pile di colonne che sostenevano le vòtte o la cupola, come ad Aix in Provenza, ad Angers, a Baptiste, a Fréjus, a Le-Puy, a Marsiglia, a Riez, a Saint-Rémy. Esagonale è la piscina a Lemenc
(Chambéry); quadrata ad Aire sur l'Adour; a croce latina's Grenoble in S. Lorenzo; cruciforme a Montcaret (Dordogne).

In Spagna il b. di Calahorra fu cretto, a testimonianza di Prudenzio (Perystephanon, 8) sul luogo del martirio dei ss. Emetero e Celidonio. Gregorio di Tours ricorda come in una città del Portogallo c'era un ricco b. a forma di croce riccamente rivestito di marmi (De gloria martyr., I, 24: PL 71, 725).

In Albania a Butrinto il b. è rotondo; in Grecia a Navarino è ottagono con portici, a Gerusalemme il pellegrino di Bordeaux vedeva già nel sec. iv il balneum dietro la basilica dell'Anástasis dove infantes lavantur (P. Geyer, Itinera Hierosolymitana, Vienna 1898, p. 23). Recentemente ad 'Ajn el-Ma'mbâlijch presso Hebron si è trovato un b. rotondo (A. M. Steve, Le désert de Saint-Jean près d' Hebron, in Revue Biblique, 53 [1946], pp. 547-75). Nella Siria una serie di b. è ora studiata da J. Lassus, Sanctuaires chretiens de Syria, Parigi 1947, passim.

Eusebio accenna le costruzioni supplementari della basilica di Tiro in Fenicia per coloro che devono essere purificati nell'acqua e nello Spirito Santo (Hist. Eccl., 4: PG 20, 808).

In Egitto nella basilica bizantina di Abū Minā il b. è all'esterno quadrilatero, e ottagono all'interno; a Luqsor è absidato con vasca tronco-conica; a Medamüd è con vasca rotonda. Assai numerosi sono gli esempi di b. nell'Africa romana da Cartagine a Uppanna, da Scefetula, da Ḥammām el-Lif a Tebessa, da Ċemilah a Tigzirt, da Tipasa a Castiglione, da Timgad ad Annonna, ecc. Sono nelle forme più avariate, con tegurium sostenuto da quattro colonne, con ricca decorazione musiva.

Bibl.: W. Schultze, s. v. in Realencycl. für protest. Theologie und Kirche, II, Lipsia 1807, pp. 339-75; H. Leclercq, s. v. in DACL, II, II, coll. 382-470; G. P. Kirsch, Gli edifici cristiani nell'antichità. I battisteri, in A. Fliche e V. Martin, Storia della Chiesa, trad. it. A. P. Frutaz. III, Torino 1930, pp. 560-63.

Enrico Jasi
Decorazione dei b. paleocristiani. - I riti dell'iniziazione cristiana antica ebbero un influsso non
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(da J. P'vig e Cudalotirh cec., L'arguinetura románica a catalrenos, Barcelona 1929, p. 256) Battistero - B. di Tarrassa (sec. IX). Prospettiva assonometrica.

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solo sulla creazione di un tipo di edificio di culto distinto dalla basilica, ma anche sulla scelta dei temi iconografici che lo dovevano decorare.

Basta un semplice raffronto fra l'iconografia del b. di Dura Europos e quello di S. Giovanni a Napoli, per rilevare come, a più di un secolo e mezzo di distanza l'uno dell'altro, i due monumenti si ispirano di un quasi identico repertorio iconografico: il cielo stellato, il Buon Pastore, ed una scelta di scene bibliche di cui le une alludono al grande avvenimento pasquale : la Resurrezione, e le altre alle acque del Battesimo. A Napoli si notano inoltre: le scene con significato eucaristico e la Traditio legis, mentre le croce monogrammatica ne illumina il cielo, richiamando in mente tanto l'illuminatio quantola consignatio nel nome di Cristo. Degno di nota è che mentre le basiliche e i martyria preferiscono come centro del cielo stellato la croce, i b. invece vi iscrivono spesso il monogramma di Cristo. Ultime figure che fanno parte di questo repertorio primitivo sono gli Apostoli e gli Evangelisti, come continuatori dell'opera di Cristo.

I temi forniti dall'ulteriore sviluppo dell'iconografia battesimale stanno anch'essi nella stessa linea ideologica : i cervi alla sorgente, l'acanto, le croci, l'agnello divino, le colombe, l'albero della vita, i quattro altari con i libri dei Vangeli, il Battesimo del Signore, le corone e i seggi che aspettano in paradiso, tutto allude ad uno dei concetti fondamentali già presenti fin dall'origine. L'aspetto negativo del Battesimo, cioè la remissione dei peccati, tante volte ricordato nelle iscrizioni, è raramente ricordato. L'attenzione si è diretta molto di più ai tratti positivi dell'illuminazione di sigillo e di rigenerazione che rivaleggiano con i concetti di pace e di rinfresco. Con l'andar del tempo, come è il caso a Ravenna, i temi più notevoli verranno combinati tra loro in un insieme solidamente costruito, in cui gli intenti ieratici e liturgici raggiungono il loro pieno effetto.

Biel.: J. Wilpert, Die römischen Mosaiken und Malereien, Friburgo in Br. 1917, tavv. 1-5; 29-41; 78-82; 86-88, 1; P. V.
C. Baur, The paintings in the Christian Chapel, in The Excavations at Dura Europos, New Haven 1454, pp. 254-88; L. De Bruyne, La décoration des baptistères paléochrétiens, in Miscellanea L. C. Moülberg, I, Roma 1948, pp. 189-220. Luciano De Bruyne

I b. dal vir sec. - Le forme architettoniche degli edifici a sistema centrale adoperate in prevalenza per i b. e che dal periodo paleocristiano al sec. vir s'erano evolute secondo un processo che era di semplificazione rispetto ai modelli dell'architettura classica e di accoglimento di alcuni dei valori essenziali - soprattutto i valori illuministici - dell'arte orientale, appunto tra il sec. viII e il ix assumono in alcune regioni italiane inflessioni nuove. Ciò avviene soprattutto nell'Italia settentrionale, in quei territori cioè ove da un lato erano meno incombenti i modelli antichi e meno diretti gli influssi orientali e dall'altro più vivi i contatti con il centro Europa già allora in pieno fervore di vita culturale e spirituale. Così mentre in Calabria il b. di S. Severina, presso Catanzaro (sec. viII), ha una cupola a spicchi impostata su otto colonne e controbilanciata dalla vòlta del deambulatorio, ripete uno schema architettonico bizantino, che non ebbe ulteriori sviluppi fra noi, nell'Italia settentrionale si vanno lentamente elaborando quelle forme che nel sec. ix nel b. di Agliate, e quindi più tardi in quelli di Biella della Pieve di Galliano presso Cantù, che è dell' xi, realmente proludono le forme dell'età romanica. Costruzioni, le ultime citate, sempre a sistema centrale con una cupola impostata su masse plastiche all'esterno nettamente scandite mentre negli interni si ha il senso di uno spazio ritmicamente conchiuso entro complesse eppure logiche forme di pietra. Anzi qui in Italia nel periodo romanico, specie nel settentrione, i numerosi b. riprendono e svolgono i medesimi temi architettonici, precedentemente apparsi negli edifici cui si è accennato, con quella maggiore libertà e compiaciuta bravura nel porre e risolvere anche difficili problemi di tecnica struttura che sono propri dell'età.

Tuttavia alcuni b. dell'età romanica sviluppano anche temi abbastanza semplici quale quello di una aula poligonale, talvolta con nicchie od absidi sporgenti, coperta di una cupola. Così a Lenno (Como), a Novara presso la Cattedrale, a Ventimiglia e soprattutto a Cremona. Qui però la vasta cupola a sesto acuto dà un senso di largo respiro e le archegglature del primo ordine, e le finestrelle dei due superiori accennano ad un tema che certo deriva da più complessi modelli. Cioè da quegli edifici - nel nostro caso sempre b. - nei quali le strutture erano distinte in due vani concentrici da colonne e pilastri talvolta sormontati da loggiati; allora la cupola era impostata sulle mura del vano centrale che a Cremona sono come respite verso la parete perimetrale. B. costruiti tra il sec. xi e il xir con colonnati, matronci o loggette si trovano ad Arzago, ad Agrate Conturbia, ad Asti ove il b. è ottagono con un vano centrale coperto da una cupola che s'imposta su di un alto tamburo sorretto da gravi colonne con caratteristici capitelli cubici.

Nel b. di Concordia Sagittaria (Verona) che è una costruzione a sistema centrale con piccole absidi, elementi bizantini si accostano a quelli più tipicamente lombardi.

Di particolare interesse per la storia delle forme architettoniche sono anche: il b. che è presso la cattedrale di Ascoli Piceno, costituito da un elemento cubico inferiore e da un ottagono che nasconde la cupola, e, il più famoso di tutti, il b. di Firenze. La quale costruzione ottagona (con una «scarsella» o vano rettangolare che s'apre nella parete di fronte alla porta

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del Ghiberti detta del Paradiso e che nel 1202 sostitul un'abside) è indubbiamente un edificio molto antico sorto su costruzioni romane. Tuttavia, a parte i resti delle costruzioni romane, quanto in esso oggi si vede non appare anteriore all'età romanica, né gli scavi condotti anche in epoca recente hanno del tutto chiarito il precedente aspetto della costruzione. Qui è mirabile il rivestimento sia esterno che interno a marmi intarsiati e nell'interno la decorazione a musaici della volta della «scarsella» e della cupola, opera del sec. xim, nonché il fonte battesimale del 1371 che sostitui quello dantesco. E ciò rammentando appena di sfuggita il pavimento a tarsie marmoree, il monumento all'antipapa Giovanni XXIII di Donatello e Michelozzo e le tre porte famose, quella di Andrea da Pontedera e le altre due del Ghiberti. Il b. di Pisa, iniziato nel 1153 da un architetto Diotisalvi, ha due cupole incastrate una dentro l'altra. La decorazione esterna, cui contribui anche Giovanni Pisano, fu proseguita nel corso del sec. xiv; nell'interno il fonte è opera di Guido Bigarelli (1245) mentre il pulpito venne firmato dal grande Nicola Pisano l'anno 1260. Ha carattere ancora romanico (la cupola è cinquecentesca) anche il b. ottagono di Volterra cominciato a costruire nel 1283 da un Giroldo da Como o da Lugano, e sono ottagoni ma in forme gotiche anche il b. di Pistoia cominciato nel 1337 da Cellino di Nese su disegno di Andrea Pisano - e quello di Parma che, cominciato a costruire nel corso del sec. xir, venne ricoperto durante il Duecento da una cupola molto slanciata a sesto acuto con costoloni pronunciatissimi. Caratteristica a Parma la decorazione esterna a loggiati sovrapposti e bellissima, nell'interno, la decorazione pittorica duecentesca, con rappresentazioni del Vecchio e Nuovo Testamento. Il b. del duomo di Siena invece è in un edificio che forma come la cripta del Duomo, servendo di base al suo prolungamento dalla parte dell'abside. Sorse nel corso del sec. xiv. All'interno è un'aula rettangolare, divisa in tre navate da due pilastri, con vòte ogivali e un abside poligonale. Il fonte esagonale è una creazione di Iacopo della Quercia, ma vi hanno collaborato in piena armonia vari scultori, tra cui Donatello e il Ghiberti. Esso è uno dei capolavori della scultura toscana agli inizi del sec. xv.

Con il Quattrocento svanisce del tutto l'uso di costruire edifici particolari per accogliere il fonte battesimale (v.). Ora che s'è perduto anche il ricordo del Battesimo per immersione, il fonte, divenuto una vasca sormontata da una riserva d'acqua, viene collocato in una cappella quasi sempre presso l'ingresso della chiesa o soltanto in una delle navate laterali talvolta a ridosso del muro o di un pilastro, tal'altra un poco sopraelevata nel mezzo della navata stessa o sotto uno degli archi che la separano dalla navata mediana. Così, ad es., nel duomo di Orvieto ove il fonte battesimale è costituito da una vasca di marmo rosso sostenuta da otto leoni accosciati, opera cominciata nel 1390 da Luca di Giovanni Senese, continuata da Pietro di Giovanni da Friburgo e da un Cristoforo Teutonico e quindi ultimata da Iacopo di Pietro Guidi nel 1403, mentre la piramide ottagonale, sormontata da una statuetta del Battista, è firmata e datata da Sano di Matteo.

Da quando il fonte battesimale venne posto nell'interno delle chiese gli ambienti che lo accolgono non differiscono, architettonicamente parlando, dalle altre cappelle tanto più che, molte volte, nello stesso b. v'è un altare e il fonte è posto non nel mezzo del vano, così che il carattere dell'ambiente è essenzialmente determinato da quello delle fonti (v.).

Famoso tra i b. dell'età barocca quello della basilica di S. Pietro a Roma architettato da Carlo Fontana, con il fonte formato da una vasca di porfido che fu già il coperchio del sarcofago di Ottone II nella antica basilica Vaticana. La copertura in bronzo dorato è opera dello stesso Fontana ( 1698 ).

Interessante per il carattere unitario la cappella adibita a b. nella basilica di S. Maria in Trastevere, opera di Filippo Raguzzini poi rinnovata al tempo di Benedetto XIV. Talvolta il b. è in un ambiente contiguo sebbene distinto dalla chiesa, cosi nella basilica di S. Maria Maggiore in un'aula rettangolare presso l'antisagrestia architettata da Flaminio Ponzio (1605) che fu già coro dei canonici. Il fonte formato da una vasca di porfido adorna di metalli dorati e di una statuetta del Battista fu eseguito su disegno di Luigi Valadier al tempo di Leone XII. Le pitture della vòlta sono del Passignano, l'Assunta sull'altare è opera di Pietro Bernini (1606-11).

Il tema architettonico del b. per il motivo della vasca posta al centro di un ambiente relativamente piccolo offre agli architetti moderni possibilità notevolissime dieleganti soluzioni.-Vedi Tavv. LXVI-LXVII.

BibL.: P. Toesca, Storia dell' Arte, Torino 1927, passim; C. Cocchelli, a. v. in Enc. Ital., VI, p. 397 sgg.; E. Lavagnino, Storia dell'arte medioevale, Torino 1936, passim.

Emilio Lavagnino
BATTISTI. - Alcuni autori fanno rimontare l'origine della loro sètta alle origini del cristianesimo, asserzione respinta da tutte le altre sète. Non manca chi li suole allacciare agli anabattisti del sec. xvi, opinione però rigettata dalla maggior parte dei b. Prescindendo da queste due opinioni, comunemente si è d'accordo circa le origini dei b. inglesi e dei b. americani.
I. b. inglesi. - E certo che al tempo di Enrico VIII (1509-47) e di Edoardo VI (1547-53) si trovavano degli anabattisti in Inghilterra; di questi parecchi furono condannati a morte per la loro dottrina ( 1535 , 1539, 1550) e altri lo furono sotto la regina Elisabetta (1558-1603). Molti b. inglesi non riconoscono la loro origine da questi primi anabattisti inglesi, ma la cercano altrove. Verso la fine del regno di Elisabetta e al principio di quello di Giacomo I (1603-25) la persecuzione della Chiesa ufficiale d'Inghilterra costrinse molti non conformisti ad esulare, e alcuni si ritirarono in Olanda. Tra costoro si trovavano J. Smyth e T. Helwys i quali, trattando con i mentoniti, si persuasero che il Battesimo ricevuto nella loro infanzia era invalido; si fecero perciò ribattezzare e fondarono, insieme con alcuni altri inglesi che li imitarono, la prima Chiesa battista inglese in Amsterdam ca. il 1608. L'Helwys ritornò con alcuni compagni in Inghilterra nel 1611 e vi stabili la cosiddetta prima Chiesa battista in territorio inglese. Durante il regno di Giacomo I e di suo figlio Carlo I (1625-49) e le turbolenze che li accompagnarono, i b. si svilupparono benché perseguitati da puritani, indipendenti e anglicani. Cromwell ( 1649-58 ) non li molestò. Dopo la restaurazione della monarchia furono perseguitati come tutti gli altri non-conformisti ed in questo tempo si rese celebre lo scrittore John Bunyan. L'atto di tolleranza del 1689 concesse loro maggiore libertà. Ma già serpeggiava tra essi la scissione tra i b. generali, detti anche arminiani o aperti, che professavano la dottrina arminiana della redenzione generale e ammettevano alla Cena tutti quelli che si presentavano, ed i b. particolari, detti anche calvinisti o chiusi, che tenevano la dottrina calvinista della

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A sinistra: ESTERNO DEL BATTISTERO DI PARMA. Opera di B. Antelomi, iniziata nel 1196.
A destra: ESTERNO DEL BATTISTERO DI PISA incominciato da Dintisalvi nel 1153, proseguito nella seconda metà del sec. xili e compiuto nel 1399.

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(let. Gallerie di Stato - Baviera)
LA NATIVITÀ DI GESƯ CRISTO
Pittore del ' 400 , detto Meister der Pollinger Tafeln - Monaco, pinacoteca.

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redenzione limitata ai soli elctti e solo ammettevano alla Cena i seguaci della propria sêtta.

Delle altre divisioni dei b. inglesi solo si cita la sêtta dei b. del 7^{°} giorno che professava doversi consacrare al Signore il sabato e non la domenica e la setta dei b. di libera volontà (Free Will Baptist) che praticavano la lavanda dei piedi ed ungevano gli ammalati.
II. B. AMERICANI. - La prima Chiesa battista americana non ha nessuna relazione con i b. inglesi. W. Rogers (1599-1683), ministro anglicano, aderì ai non-conformisti. Perseguitato dall'arcivescovo Laud emigrò nel 1631 nel Massachussetts e per alcuni anni fu ministro puritano. Insofferente del sistema ecclesiastico e civile stabilito in quella colonia, lo criticò apertamente così che fu scomunicato e si rifugiò fuori della colonia, nel Rhode Island dove fondò la città di Providence. Nel 1638 si persuas che il Battesimo ricevuto nell'infanzia era invalido e si fece battezzare da un compagno suo, Ezechiele Hollyman, al quale egli subito dopo amministrò pure il Battesimo. Alcuni imitarono quest'esempio e così fu fondata la prima Chiesa battista in America, di dottrina calvinista, la quale dopo poco tempo venne in contatto con alcuni b. generali o arminiani che emigrarono in America, continuandosi nelle colonie inglesi la divisione che serpeggiava nella madre patria.

Presto lo spirito indipendente dei coloni fu causa di altre scissioni. Nel 1653 dalla Chiesa del Rogers fondata in Providence, si separarono i «b. dei sei principi " cioè di coloro che oltre le dottrine comuni accettarono come dottrine fondamentali i sei punti indicati da s. Paolo nell'epistola agli Ebrei (6, 1-2): pentimento, fede, Battesimo, imposizione delle mani, risurrezione dei morti e giudizio eterno. Nel sec. xviri alcuni b. vollero stabilire associazioni d'insegnamento religioso, di missioni, ecc., alle quali si opposero altri b., ritenendole contrarie alla S. Scrittura. I primi si chiamarono «b. separati o nuove luci» e gli altri «b. regolari o vecchie luci». Nel 1806 un ministro battista, D. Parker, diede origine ai «b. di due semi nello spirito" a quelli cioè che professavano esservi nell'uomo due semi spirituali, uno infuso da Dio, l'altro dal demonio, risuscitando in parte le dottrine del manicheismo.

Ma la grande divisione dei b. americani avvenne sul problema occasionato dalla schiavitù. Quelli del nord erano contrari ad essa, favorevoli invece quelli del sud; questa differenza di opinioni causò la scissione del 1844-45, ancora non ricomposta, tra b. del nord (Northern Baptist Convention) e b. del sud (Southern Baptist Convention). Negli Stati del sud l'intensa propaganda dei b. converti moltissimi negri (nel 1936 erano più di 3.000 .000 ) i quali, per evitare attriti con i bianchi, nel 1895 formarono tra di loro la Convenzione nazionale battista degli Stati Uniti d'America (National Baptist Convention of U.S. A.) che coltiva molte missioni fra i negri delle Antille, della Liberia e di altre parti dell'Africa. Nel censimento ufficiale degli Stati Uniti essi sono tutti raggruppati separatamente con il nome di «negro baptists».
III. Divisioni. - I b., inglesi e americani, sono divisi in più di 20 sette. Il protestante italiano Di Silvestri Falconieri nel suo opuscolo Questioni Battesimali ne enumera alcune da noi citate nelle pagine anteriori: b. calvinisti, b. congregazionalisti, vecchi b., b. primitivi, b. del libero arbitrio, b. dei sei principi, i tunkers, i campbelliti o b. riformati, i se-b., b.
aperti, b. chiusi, b. del settimo giorno, b. scozzesi, b. unitari, b. particolari, b. generali, b. della nuova connessione, credenti b., e non si sa quante altre denominazioni di b. esistano o sorgano tutti i giorni... Non ci si trova, in sostanza, "di frente ad una Chiesa, anzi l'idea di Chiesa è realmente sparita, ma si tratta di associazioni volontarie, di Confraternite, di Congregazioni di credenti a modo loro, tutti adulti, s'intende, pronti a dividersi sopra una lieve discrepanza qualsiasi, i quali non hanno di comune che l'errata idea di non conferire il Battesimo ai bambini e ribattezzare coloro che da bambini lo ebbero" (Di SilvestriFalconieri).
IV. Dottrina. - I b. riducono l'autorità delle loro confessioni di fede a semplici dichiarazioni alle quali nessuno è obbligato ad assentire se non sono conformi alle proprie convinzioni. In cambio dànno molta importanza ai convegni che si fanno nelle singole Congregazioni, nei quali i membri delle singole Chiese volontariamente si obbligano a determinati schemi di dottrina e di disciplina. Nonostante tale ampia libertà, quasi tutti i b., sia per tradizione sia per solidarietà, convengono in alcune dottrine. Tali sono: l'invalidità del Battesimo dei bambini e la necessità di ribattezzare coloro che da bambini lo ricevettero; il Battesimo dev'essere d'immersione; ogni singola Chiesa o Congregazione dev'essere indipendente e fare da sé, e deve esservi assoluta separazione tra Chiesa e Stato.
V. Mission: del b. - I b. inglesi, dopo secoli di sopore, iniziarono le loro missioni nell'India alla fine del sec. xviri con Guglielmo Carey, e gli Americani al principio del sec. xix nella Birmania con Adoniram Judson, e al presente formano una delle sète che sostiene più missioni e missionari. Basti indicare che non solo lavorano in quasi tutti i popoli pagani, ma hanno estese le loro missioni a nazioni protestanti (Germania, Paesi scandinavi, ecc.) e cattoliche (Italia, Francia, ecc.); anzi in alcune nazioni hanno formato centri che alla loro volta hanno intrapreso nuove missioni. Tra le 45 sète o società missionarie battiste, il maggior numero procede dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra e dai domini britannici, ma anche dalla Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Brasile, Cina e Giappone.
VI. Mission: battiste in Italia. - In Italia i b. inglesi penetrarono nel 1866 e dopo avere fondato varie stazioni le cedettero nel 1923 ai b. americani del sud, con 12 pastori nazionali, 16 Congregazioni e 8 chiese. Ma E. Clarke, che dirigeva la stazione della Spezia, non si conformò a tale decisione e continuò la sua opera col nome di «Missione indipendente della Spezia ".

I b. americani del rud vennero in Italia nel 1869 , pochi anni dopo gli Inglesi, e vi durano ancora con più di 50 chiese o cappelle e una trentina di paesi regolarmente visitati.

Bibl.: A. Taylor, History of the English General Baprists, Londra 1818; Ph. Schaff, The Creeds of Christendom, 3 voll., Nuova York 1877; S. B. Titterington, A Century of Baptist Foreign Missions, Filadelfia 1891; Seventh Day Baptists Handbook, Plainfield N. J. 1896; C. A. Ramecret, Histoire des Baprists, Neuchâtel 1897; J. C. Carlile, The Story of the English Baprists, Londra 1903; D. G. Whittinghill, E. Y. Mullins, G. B. Taylor, I B., Roma 1913; J. A. Rushbrooke, The Baptist Movement in the Continent of Europe, Londra 1914; P. Chimiselli, The Baprists in Italy, Nashville 1923; Fr. Di SilvestriFalconieri, Questioni Battesimali, Roma 1931; J. I. Parker, Directory of World Missions, Nuova York 1938; U.S. Department of Commerce. Bureau of the Census. Census of Religious Bodies 1936. Bulletin N. 28 Baptist Bodies, Washington 1959; H. H. Pullen, The Spezia Mission for Italy, Seattle Washington. Camillo Crivelli

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BATTISTINI. - Nome di una società missionaria di sacerdoti secolari (Congregatio sacerdotum saecularium missionariorum de Sancto Ioanne Baptista) ora disciolta, approvata con breve 23 sett. 1755 di Benedetto XIV, istituita a Genova nel sec. xviri, dal sacerdote Domenico Francesco Olivieri per suggerimento ed impulso della ven. Maria Antonietta Solimani. La Società, posta sotto l'autorità della S. Congregazione di Propaganda, ebbe missioni specialmente in Bulgaria e in Cina. Essa era diretta da un superiore con un vicario che assumevano la carica il giorno di s. Giovanni Battista e duravano tre anni. Facevano vita comune ed emettevano il voto di perseverare nella Società e di recarsi nelle missioni designate dalla S. Congregazione di Propaganda. Appartennero a questa società il papa Pio VI e i duc cardd. Spinelli e Imperiali.

BnL.: F. Lasardo, Vita dell'illustre servo di Dio Domenico Francesco Olivieri, fondatore della Congregazione dei missionari suburbani in Genova e della Congreg. dei B. in Roma, Genova 1871; J. Hergenröther e F. Ph. Kaulen, s. v. in Kirchenlexikon, 1. Friburgo in Br. 1886, col. 1979.

Giovanni B. Tragella

## BATTUTI : v. flagellanti.

BAUCKE (PaUcke), Florian. - Missionario e scrittore gesuita, n. a Witzingen (Slesia), il 24 dic. 1719, m. a Hradec Jindřichův (o Neuhaus, in Boemia) il 13 apr. 1780. Entrato nel 1736 nel noviziato della provincia di Boemia, si imbarcò nel 1748 per il Paraguay, dove si rese specialmente benemerito, fra gli Indiani Mocobies, per la grande abilità nella musica ed in molte arti e mestieri. Nel 1768, condivise la sorte dei suoi confratelli, cacciati dalle missioni spagnole d'ordine di Carlo III, e si ritirò in Boemia, occupandosi a redigere le sue memorie di missione.

Un grosso manoscritto di più di mille pagine, che lasciò al priore dei Cistercensi di Zwett, forni prima la materia a parecchie pubblicazioni ed adattamenti frammentari, del cistercense G. Frast (Vienna 1829), e dei gesuiti A. Kobler (P. Fl. B., ein Jesuit in Paraguay, Ratisbona 1870), J. Svoboda (Praga 1874), A. Brinckmann (Friburgo in Br. 1908), J. Auweiler (Buenos Aires 1900), ecc. Ma l'interesse che presenta, non solo per la storia, ma anche per l'ernografia, la zoologia e la botanica dell'America, per i numerosi e curiosi disegni di cui è corredato, rimise l'opera in auge presso gli studiosi dell'Argentina, che ne hanno dato recentemente lussuose edizioni : G. Furlong, P. Fl. B., Iconografia colonial rioplatense 1749-67. Costumbre y trajes de Españoles, Criollas e Indios (ivi 1935); P. Fl. B., Hasta allá y para acd. Una estada entre los Indios Mocobies 1747 1767 (3 voll., trad. spagnola di E. Wernicke, TucumanBuenos Aires 1942-44).

BnL.: Streit, Bibl., III, pp. 527-28; E. Lamalle, s. v. in DGH, VI, coll. 1345-46; G. Furlong, Las regiones rioplatenses a mediados del siglo XVIII, según noticias de Fl. B., in Coen. IV, Buenos Aires 1935, pp. 209-29; E. Wernicke, Hacia allá y para acd. Una obra escrita en la epoca colonial por el p. Fl. B. S. I. misionero entre los Indios Mocobies, in Sociedad de Historia argentina, Amuarte 1939, ivi 1940, pp. 262-93; G. Furlong, Músicos argentinos durante la dominación hispánica, ivi 1942, pp. 134-40; id., Naturalistas argentinos durante la dominación hispánica, ivi 1948, pp. 209-51.

Edmondo Lamalle
BAUDELAIRE, Charles-Pierre. - Uno dei maggiori poeti dell'Ottocento francese, n. a Parigi il 9 apr. 1821, m. ivi il 31 ag. 1867. Del padre si disse che portasse la veste talare prima della Rivoluzione; la madre, di trentacinque anni minore del marito, rimasta vedova nel 1827 si risposò con un alto ufficiale. A questo matrimonio il poeta attribuì tutte le proprie disgrazie. Insofferente della presenza del padrigno, il dissidio domestico inasprì la sua natura dispotica, altera e ribelle, né valsero a domarlo la disciplina del collegio, un viaggio di correzione in mare,
un provvedimento di tutela a cui dovette sottostare per tutta la vita, dopo che, maggiorenne, cominciò a sperperare i propri uveri. Il suo proposito di darsi alla poesia portò alla rottura completa con la famiglia. Visse da allora fino alla morte studiando e scrivendo, fra un processo e una candidatura all'Accademia, amicizie illustri e convivenze degradanti, cenacoli di poeti e brigate di libertini, esaltato e vilipeso, in mezzo a continue difficoltà pecuniarie ed espedienti, sempre malandato nella salute, che il disordine, il bisogno, gli eccessi, le brevete, le strevaganze peggiorarono di anno in anno fino all'attacco di paralisi da cui fu colto in una chiesa di Namur. Portato a Parigi in una clinica, vi morì munito dei Sacramenti.

L'opera maggiore del B. è la raccolta poetica Les Fleurs du mal, scritta "con furore e pazienza" in più di quindici anni e pubblicata nel 1857. Essa venne definita una discesa all'inferno dei tempi moderni. Fu una voce nuova e inaudita nella letteratura del secolo. La poesia del Gautier e del Sainte-Beuve, l'estremo orrifico romanticismo di cui era l'esponente Petrus Borel, la letteratura nera del Settecento inglese, il dandromo, il satanismo byroniano, l'opera del Poe che egli rivelò alla Francia e tradusse, gli scritti del De Quincey, influirono certamente sulla poesia del B., che ne trasse elementi, modi e toni per la sua arra; ma il livre abominable (come lo chiamò) rivelò un genio, che si alza nell'Ottocento, fra romantici, parnassiani, realisti prima, simbolisti e decadenti poi, come un rinnovatore.

Il libro, diceva lo stesso poeta, "parte da un'idea cattolica ". L'intimo senso cristiano di esso, il suo valore di testimonianza a rebours, fu riconosciuto non soltanto dagli scrittori cattolici del tempo e da quelli che vennero poi, ma anche da scrittori lontani dalla fede o ad essa ostili come un Flaubert, un France, un Gourmont, un Gide, un Smolay. Quella tragica poesia riaffermò la realtà del mistero e del soprannaturale nel secolo che spense le stelle, la responsabilità dei nostri atti contro la dettleazione dell'umano e la conseguente gratuità; esaltò la vita come dovere, sforzo, dolore, conto da rendere. Il poeta fu un ascelato di ideale e di spiritualità, che cercò nella morta gara dei vizi e nei paradisi artificiali il cammino perduto verso l'alto, senza purtroppo giungere alla conclusione liberatrice. Passò per l'inferno del mondo moderno; attore insieme e giudice ebbe sempre vivo, anche nel pervertimento, il senso del male e della colpa, la coscienza d'una corruzione che partecipa della natura umana decaduta. Fra le opposte, simultanee postulazioni verso Dio e il suo contrario; partecipa del male e insieme andante al bene; immerso nella noia e attirato dall'ideale; legato alla catena degli amori deprevanti e assetato d'infinito, cercò di evadere dalla realtà limitatrice fingendosi arcane felicità in paesi lontani. Fascinato dall'abisso, invocò l'amore e il dolore purificante e il dono della preghiera. Nella donna vide uno strumento di dannazione di cui a volta a volta si compiacque e inorridì senza riuscire a spezzarne il vincolo servile e peccaminoso. Ebbe, anche nell'oscenità, lucidissima coscienza dell'insania e della vanità della carne promessa alla putredine; il senso sempre incombente della morte, il concetto preciso dell'azione diabolica, del peccato originale, del rimorso, della giustizia idtraterrena, della necessaria riparazione, Studioso e ammiratore del De Maistre, a lui dovette alcune grandi idee direttive e l'orientamento intellettuale che lo alearono di tanto, come pensatore, sulle turpitudini di talune sue poesie e gli smarrimenti della sua vita.

Le altre opere di B. vengono dai critici cosi elencate : Du vùn et du haschisch (1851); Les paradis artificiels (1860); Le spleen de Paris. Petits poèmes en prose (1869); Curiosités esthétiques (scritti d'arte); L'art romantique (scritti di varia letteratura); Journaux intimes (Fusées, Mon coeur mis à oil); due novelle, le lettere, le traduzioni dal Poe, frammenti diversi.

BnL.: E copiosissima; tra i cattolici scrissero del B. : Venillot, Barbey d'Aurevilly, Huysmana, Bloy, Brunetière, Bourget, Claudel, Rivière, Du Bos, Daniel-Rops, Fumet, Maritain, de Rey-

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nold, Maurice, Thérive, Martineau, Guillain de Bénouville. Tra i contributi italiani cf.: L. Foscolo-Benedetto, L'architecture des Fleurs du mal, in Zeitschrift für französische Sprache und Literatur, 1912; B. Crace, B., in Poesia e non poesia, Bari 1923, pp. 252-63; E. Sonnert, Saggi bandclairiani, Milano 1923; C. Muoni, C. R., Roma 1927; M. Bonfantini, Vita, opere e pensieri di C. B., Novara 1927; P. Casnati, B., Brescia 1936 e 1944; A. Pellegrini, B., Milano 1938; G. R. Ceriello, Saggi di varia letteratura, Milano 1942; ed inoltre, traduzioni e introduzioni alle opere principali, articoli e note critiche di G. di Bobito, G. Raimondi, R. Bachelli, G. Alberti ed altri. Le più recenti opere critiche sul B. sono le seguenti: Fr. Demp, B. und das Christentum, Marburg 1939; G. Polverini, L'estetica di C. B., Bari 1943; J. Massin, B. entre Dieu et Satan, Parigi 1945; J. Pommier, Dans les chemins de B., ivi 1945; P. Léon-Daudet, C. B. et l'esprit classique, ivi 1946; P. Arnold, Le Dieu de B., ivi 1947; B. Fondane, B. et l'expérience du gouffre, ivi 1947; J.-P. Sartre, B., ivi 1947; G. Macchia, B. critica, Roma 1947; id., B. e la poetica della malinconia, Napoli 1948; M. Rocca, L'idealismo di B., Padova 1948; G. Blin, Le sadisme de B., Parigi 1948.

Francesco Casnati
BAUDISSIN, Wolf Wilhelm von. - Teologo protestante, esegeta della "religionageschichtliche Schule ", n. a Sophienhof, presso Kiel, il 26 ott. 1847, m. a Berlino il 6 febbr. 1926. Nel 1874 libero docente di Vecchio Testamento a Lipsia, nel 1876 professore straordinario e nel 1880 ordinario a Strasburgo, si trasferì nel 1881 a Marburg e nel 1900 a Berlino, dove insegnò fino al 1921. Si occupò specialmente delle religioni semitiche in relazione con la religione israelitica.

Sue opere principali sono: Studien zur semitischen Religionsgeschichte (2 voll., Lipsia 1876-78); Geschichte des alttestamentlichen Priestertums (ivi 1889); Einleitung in die Bücher des Alten Testaments (ivi 1901); Exmum-Ashlepios (ivi 1906); Adonis und Exmum (ivi 1911); e soprattutto Kyrios als Gottesmume im Judentum und seine Stellung in der Religionsgeschichte (4 voll., ivi 1926-29), edito da Otto Eissfeldt.

BNL.: L'elenco completo delle pubblicazioni del B. si trova in Festschrift Baudissin zum 70. Geburtstage (Beihefte zur Zeitschrift f. die alttest. Wissensch., 33), Giessen 1918, pp. 116 a 419 -20.

Arduino Kleinhans
BAUDOINVILLE, vicariato apostolico di. - Fu eretto, col nome di Congo superiore, nel genn. del 1887 con territorio tolto dal vicariato apostolico del Tanganyika. Da questo vicariato alcuni padri Bianchi, su domanda di Leopoldo II, erano stati inviati dal Lavigerie nel territorio del nuovo Stato indipendente del Congo Belga, fissandosi a Mpala. I suoi confini furono successivamente variati con le missioni finitime per farli collimare con le frontiere politiche delle colonie inglesi e tedesche. Gli inizi della missione debbono buona parte del loro successo alla valentia e allo zelo dell'ex capitano degli suavi pontifici, Joubert, che protesse le nascenti cristianità contro gli assalti degli schiavisti arabi. Data l'insicurezza del paese, la missione dovette molto soffrire per le devastazioni arrecate dalla malattia del sonno, poi per la "spagnola" nel 1918 (ro.000 morti), e data la vicinanza dell'Africa orientale tedesca, per le ripercussioni della guerra 1914-18; in questi ultimi decenni il protestantesimo e l'industrializzazione intensiva del paese preoccuparono non poco i missionari. Nonostante le grandi difficoltà (le società segrete fra i pagani, l'islamismo e il protestantesimo), la rispondenza è consolante. Da un migliaio circa di cattolici nel 1890 , si è giunti a 58.580 (con ben 37.215 catecumeni) nel 1945, sopra una popolazione totale di ca. 450.000 anime, distribuite su di una superfice di 95.000 kmq .

Il vicariato del Congo superiore mutò il nome in quello attuale di B. nel 1939. La missione è prevista di scuole primarie, secondarie, professionali, ed una normale, e di opere di carità o di elevazione sociale
(società di mutuo soccorso, casse di risparmio, corporazione di battellieri). L'ultima statistica (1945) dà 37 padri Bianchi, in fratelli della medesima Società, 44 suore Bianche; i sacerdoti indigeni sono 19, le suore indigene di S. Giuseppe 14, e i catechisti 709; maestri e maestre 650.

BNL.: Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1932, p. 263; P. Lessund, Les Pères Blancs du cardinal Lavigerie, Parigi 1935. pp. 141-45; A. Corman, Annuaire des missions catholiques au Congo Belge, 27 ed., Bruxelles 1935, p. 17-30; P. Lessund, Histoire des missions catholiques, Parigi 1937, p. 332 sge. (con bibl.); Vicariat op. de B., 1938-39, in Grands Lacs, dic. 1939. pp. 21-23; MC. Roma 1946.

BAUDOT, Jules. - Benedettino, n. a Notre-Dame-de-l'Isle (Eure) il 4 ag. 1857, m. all'abbazia di S. Michel de Farnborough il 24 dic. 1929.

Piuttosto compilatore e volgarizzatore che non ricercatore e critico severo, oltre ad una assidua cooperazione a diversi periodici di liturgia e a parecchi articoli per il Dictionnaire de Théologie catholique e di Archéologie chrét. et de Liturgie, pubblicò dal 1908 al 1914 una ventina di fascicoli su argomenti liturgici nella collezione Science et Religion (Parigi): Le missel, Le bréviaire (trad. it., Roma 1909), Le pontifical, Le martyrologe, ecc. Diede alla Bibliotheque catholique des sciences religieuses un nuovo trattato: Le bréviaire (Parigi 1929); però le due sue opere principali sono: il Dictionnaire d'herpographic (ivi 1923) e Vies des Saints et des Bienheureux selon l'ordre du calendrier ( 12 voll., ivi 1935 e sge.). La morte lo colse quando era giunto, nella composizione, ai santi dal 15 maggio. La pubblicazione del manoscritto e la continuazione del lavoro passarono ai Benedettini di Parigi, che han dato finora 6 voll.

BNL.: L. Gougaud, Chronique, in Revue d'hist. eccl., 26 (1930), p. 471; Necrologio, in Les questions liturgiques et paroissiales, 15 (1930), p. 104.

Celestino Testore
BAUDOT, Prosper. - Gesuita francese, n. a Saint-Dié (Vosges) nel 1846, entrato nel noviziato il 1872, esercitò il ministero a Nancy e a Parigi; m. a Vevey (Svizzera) il 31 marzo 1918. Larghissima diffusione hanno avuto le sue meditazioni: Les évangéliques, Vie de Jésus-Christ méditée (Lilla 1909; 1943, 144* migliaio; tr. it. Milano 1924).

Si prestò principalmente all'assistenza dei sacerdoti : Au clergé, Solitudes: Recueil de retraites mensuelles sacerdotales (Parigi 1901); Documents de ministère pastoral; Manuel à l'usage du clergé (2* ed., 2 voll., ivi 1909); Les évangéliques du prédicateur; Manuel homilétique d'évangile (ivi 1909); Carnet d'évangile à l'usage des confesseurs (ivi 1913).

BAUDOUIN, Louis-Marie, venerabile. - Sacerdote, n. a Montaigu il 2 ag. 1765, m. a Chavagnes il 12 febbr. 1835. Vicario a Luçon, fu incarcerato dai rivoluzionari, ma riuscì a rifugiarsi nella Spagna. Tornato in Francia, venne nominato curato a Jonchère nel 1800, dove fondò la Congregazione dei Figli di Maria Immacolata (v.). Dopo il suo trasferimento a Chavagnes, si incontrò con suor S. Benedetto e diede inizio nel 1801 all'istituto delle Otooline di Gesù (v.). Nel 1812 fu nominato rettore del seminario maggiore e vicario generale alla Rochelle, poi a Luçon. Nel 1825 si ritirò a Chavagnes, dove scrisse alcune opere di carattere ascetico. La sua causa di beatificazione fu introdotta il 7 rett. 1871.

BNL.: H. Hölvot, Dict. des Ordres religieux, IV, Parigi 1839, coll. 760-65; 1238-44; A. Aillaume, Le doctrine du vèn. B., in Vie spirituelle, 6 (1924) e 7 (1925); J. Rabin, n. v. in D8p., L. coll. 1286-87.

Silverio Mattei
BAUDRAND, Barthélent. - Scrittore ascetico, n. a Névache (Hautes-Alpes) nel 1701, gesuita nel 1721, successivamente professore, predicatore e rettore, m. a Vienne nel Rodano nel 1787.

Dopo la soppressione dei Gesuiti, si dedicò alla composizione di opere ascetiche. Il primo libro, che

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pubblicò a 64 anni, L'dme élevée à Dieu par des réflexions et des sentiments (Lione 1765), lo pose fra gli autori ascetici più apprezzati e più letti. I suoi numerosi trattati ebbero 20, 30 e più ristampe fino alla metà dell'Ottocento. B. non ha tuttavia originalità per la sostanza come il suo confratello e contemporaneo N . Grou, ma sintetizza mirabilmente l'insegnamento tradizionale dei Gesuiti francesi (fra l'altro la devozione a Dio inabitante in noi per la grazia), quello più affettivo della scuola salesiana e l'apporto dei teorici recenti, Gesuiti ed Eudisti, della devozione al Sacro Cuore.

Fra le sue migliori opere, oltre la suddetta, citiamo: L'dme contemplant les grandeurs de Dieu (1775), L'dme religieuse élevée à la perfection (1767), e specialmente L'dme intérieure ou conduite spirituelle dans les voies de Dieu(1776) e L'dme pénitente ou le nouveau Pensez-y bien (1778), che fu il primo tradotto. Furono tutte riunite dall'editore Migne in due volumi di Oeuvres complètes (Parigi 1855).

Bipl.: Sommervogel, I, coll. 1020-48; H. Monier-Vinard, s. v. in Dibp. I, coll. 1287-90.

Edmondo Lamalle
BAUERILLART, Henri-Marie-Alfred. - Cardinale, n. a Parigi il 6 genn. 1859 , ivi m. il 19 maggio 1942. Laureato in storia e diritto, entrò nella Congregazione dell'Oratorio nel 1890; tre anni dopo divenne sacerdote e professore all'«Institut catholique» di Parigi, al quale doveva dare un notevole impulso come rettore dal 1907 al 1942. Fondò nel 1915 il « Comité catholique de propagande française à l'étranger». Membro dell'Accademia francese (2 maggio 1918), fu eletto vescovo titolare di Himeria, 29 luglio 1921, promosso alla sede titolare arcivesc. di Melitene nel 1928 ed elevato al cardinalato da Pio XI nel Concistoro segreto del 16 dic. 1935.

Fu segretario di redazione (1891-97) poi direttore (18981908) del Bulletin critique; uno dei fondatori della Revue pratique d'apologétique (1905); primo direttore del DHG (voll. I-III, Parigi 1912-24). Scrisse parecchie opere tra cui meritano di essere segnalate: Philippe V et la cour de France ( 5 voll., Parigi 1890-1901; opera principale); L'Eglise catholique. La Renaissance. Le Protestantssme (ivi 1904); Quatre cent ans de Concordat (ivi 1905); Lettres de direction de mgr. d'Hulst (ivi 1905); Vie de mgr. d'Hulst (2 voll., ivi 1912-14).

Bibl.: U. Rouziès, Le cardinal B., 1839-1942. Témoignages et souvenirs, Parigi 1942 (con saggio bibliografico).
A. Pietro Frutaz

BAUDRY (BAULDRY) Michel. - Liturgista, n. ad Evron verso il 1585 , m. nel 1660 . Lavorò per completare il Rituale, pubblicato da mons. De Montchal, arcivescovo di Tolosa, sobbarcandosi a lunghi e faticosi viaggi per conoscere gli usi liturgici delle varie Chiese.

Frutto delle sue ricerche è il Manuale sacrarum caerimoniarum iuxta ritum sanctae romanae ecclesiae (Parigi 1637). L'opera ebbe sei edizioni ed è servita di guida a quanti hanno trattato delle cerimonie romane.

Bibl.: E. Gigas, Lettres des Bénédictins de la Congrégation de Saint-Maur, Capenaghen 1892. p. 1 sgg.; H. Martène, Histoire de la Congrégation de Saint-Maur, Ligugé 1928, p. 269 sg.; P. Séloumé, s. v. in DHG, VI, coll. 1446-47.

BAUMANN, Emile. - Scrittore francese, n. a Lione il 24 sett. 1868, m. nel 1941. Pensatore e filosofo, ha pubblicato notevoli saggi mistici (Trois villes saintes, 1912; L'anneau d'or des grands mystiques, 1924; Saint Paul, 1925); estetico della musica, ha scritto Les grandes formes de la musique (1905), ma ha lavorato soprattutto nel campo del romanzo. Discepolo di Bourget, non è avversario del naturalismo, a cui rimprovera, tuttavia, di non saper giungere allo spirito delle cose; romanziere ardito dipinge in tono audace la passione, scruta le tare umane e vorrebbe
farne sentire tutta l'amarczza: il suo realismo scaturisce dalla preoccupazione spirituale.

Nei suoi romansi (La fosse aux lious, 1911; Le fer sur l'Enclume, 1920; Baptême de Pauline Ardel, 1914; Job le prédestiné, 1923, ecc.), di forte intonazione pessimista, egli tende lo spirito verso quel supranaturale di cui la natura è, ai suoi occhi, penetrata : soprattutto nell' Immale (1908), esalta la presenza di Cristo nell'uomo e nel mondo. Rigido, sincero ma aspro, in più recenti romanzi (Mon frère le Dominicnix, 1927; Les Chartreux, 1928, ecc.) ha fatto sentire una nota di maggiore calma e dolcezza. La forma è spesso confusa, impropria, dura e scabra, non manca di dissonanze, ma è capace di scuotere.

Bibl.: D. Giuliotti, Tivai e fiamme, Firenze 1925. pp. 133143; L. Leveaux, Romanciers, Parigi 1930; I. Calvet, Le renouvau catholique dans la littérature contemporaine, ivi 1931. pp. 107-27; R. Holthoff, E. B. und seine Bedeutung für die heutige Zeit, Jena 1932.

BAUMER, Siutbert. - Monaco benedettino dell'abbazia di Beuron e dotto liturgista, n. a Leuchtenberg (Renania) il 28 marzo 1845, m. a Friburgo in Br. il 12 ag. 1894, sacerdote nel 1869. Il «Kulturkampf» lo costrinse a ritirarsi all'abbazia di Maresbous, ove rimase sino al 1890 . Preparò diverse edizioni di libri liturgici per l'editore Desclée e lasciò vari studi di grande valore sull'autore del Micrologo (1889), sul messale di Stowe (1892), sul Sacramentario gelasiano (1893), ecc. Ma la sua opera principale è la monumentale Ges